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Festa del Torrone: dal 13 al 21 novembre a Cremona

Festa del Torrone: dal 13 al 21 novembre a Cremona

Confermata l’edizione 2021 della Festa del Torrone, appuntamento imperdibile tra le vie del centro di Cremona che torna nella sua versione integrale di 9 giorni dal 13 al 21 novembre con un ricco palinsesto di appuntamenti, showcooking, degustazioni e maxi costruzioni di torrone.

«Torna quest’anno nel format consueto la Festa del Torrone –  racconta Gianluca Galimberti, Sindaco di Cremona -. La manifestazione da oltre vent’anni anima il centro storico di Cremona con appuntamenti che invadono le vie di profumi e sapori grazie al coinvolgimento delle aziende produttrici del territorio».

IL FORMAT

Dulcis in fundo” è il tema che accomuna i vari momenti dell’edizione 2021. Tema che ha un triplice significato: la evidente dolcezza del torrone. Un segno di positività: alla fine arriva sempre qualcosa di buono. Infine un segno di speranza: qualcosa di bello e inaspettato. Un modo per esorcizzare la pandemia.

Non mancheranno le sfide tra chef. In uno show cooking “in rosa” quattro chef donna in rappresentanza delle province del circuito East Lombardy – Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova – si sfideranno nell’elaborazione di un menù completo in cui dovranno usare esclusivamente prodotti tipici del proprio territorio.

Un esperimento di quest’anno sarà il fuori torrone con un parterre di scrittori, artisti ed esponenti del mondo culturale. Non mancheranno maxi sculture di Torrone realizzata da Mirco Della Vecchia, premiazioni, disfide, showcooking e tanto altro, oltre al grande ritorno del treno a vapore che partirà da Milano con destinazione Cremona con un convoglio di carrozze degli anni Trenta con assaggi di torrone nel tragitto.

TORRONE & TURISMO

«Unire le eccellenze enogastronomiche della nostra Lombardia alla valorizzazione di luoghi e città d’arte significa compiere un’operazione di marketing territoriale straordinaria. – Spiega Lara Magoni, Assessore al Turismo, Marketing Territoriale e Moda Regione Lombardia -. Ecco perché eventi come la Festa del Torrone sono di fondamentale importanza per il rilancio del turismo».

«Mantenere vive tradizioni antiche e sapori tramandati di generazione in generazione permette di far apprezzare a milioni di visitatori le eccellenze del Made in Italy. Enogastronomia e cultura, grazie al Museo del Violino, sono un vanto a livello internazionale», conclude l’Assessore.

«L’evento rappresenta un grande segnale di ripresa economica anche per l’indotto. Accanto agli eventi ci sono le imprese dell’accoglienza, le strutture ricettive e i negozi. Guide turistiche e i progetti di promozione culturale che esaltano i nostri prodotti tipici». Sottolinea Barbara Manfredini, Assessore al Turismo, City Branding e Sicurezza al Comune di Cremona.

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Chianti, Provolone e Asti insieme per valorizzare le Denominazioni

A partire dal prossimo 17 Settembre, a Cremona, Asti Docg, Provolone Valpadana Dop e Chianti Docg saranno i protagonisti di un programma di valorizzazione destinato al grande pubblico: 10 appuntamenti che alterneranno degustazioni guidate, show cooking, tecniche di assaggio e formazione sul mondo delle Indicazioni Geografiche del FOOD and WINE.

Il progetto, promosso dai rispettivi Consorzi di Tutela con il contributo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, permetterà ai partecipanti di scoprire e acquisire nozioni specifiche, interagendo direttamente con relatori selezionati per l’occasione.

“Vino Chianti, Provolone Valpadana ed Asti, stringono un’amicizia che si cimenta a suon di degustazioni guidate, show cooking, tecniche di assaggio – dichiara il Presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – partecipiamo volentieri a questa iniziativa che valorizza tre eccellenze italiane e con loro un mondo di tradizione e innovazione legate alla nostra cultura enogastronomica. I visitatori sono condotti per mano da esperti sommelier e chef alla scoperta di percorsi di gusto che esaltano prodotti che fanno la differenza e che raccontano il nostro territorio in tutto il mondo”

“La collaborazione tra Consorzi per far crescere una maggior consapevolezza del consumatore rappresenta un obiettivo ricco di stimoli – ha dichiarato Libero Stradiotti, Presidente del Consorzio Tutela Provolone Valpadana – Il programma che viene proposto affronta, con serate a tema, gli aspetti più importanti delle II.GG. e consentirà ai presenti di partecipare attivamente, con degustazioni ed abbinamenti particolari”.

“E’ il primo anno in cui, grazie alla possibilità offerta dal MIPAFT con il finanziamento di un progetto di promozione delle DOP del territorio piemontese (Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg), toscano (Consorzio Chianti Docg) e lombardo (Consorzio Tutela Provolone Valpadana), si avrà la possibilità di degustare e conoscere, nelle loro principali peculiarità, questi tre importanti prodotti del wine e food, conosciuti non solo a livello nazionale, ma che hanno conquistato il palato di consumatori internazionali – ha dichiarato Romano Dogliotti, Presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti DOCG – Saranno organizzati momenti di degustazione attraverso i quali alcuni professionisti del settore enogastronomico guideranno gli ospiti in un mondo di gusti e profumi tipici dei vari territori di produzione.”

Sarà il Ristorante Il Violino, in Via Sicardo, 3 a Cremona, ad ospitare l’intera rassegna ogni martedì sera a partire dalle 18.00. La partecipazione agli eventi è gratuita, ma la prenotazione è obbligatoria per ogni singolo evento attraverso il sito www.altiformaggi.com , fino ad esaurimento posti.

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I vini della supercazzola conquistano Milano. Tognazzi vignaiolo: “Siamo rock e irriverenti”

Sembra di viverle di persona, quelle scene. Da testimoni oculari. Seduti a quello stesso tavolo, negli anni Settanta. E’ l’ora di cena, in casa Tognazzi. Papà Ugo versa un dito di rosso nel bicchiere di un giovanissimo Gianmarco. Lo invita a bere. E gli insegna così, mentre lui strabuzza gli occhi per quel sapore nuovo, che quel nettare “arriva dalla terra”. Al pari dell’insalata. E dell’olio degli ulivi. “Tutto ciò che può darci la terra dobbiamo produrlo in famiglia”. Parole che lasciano il segno. Come una profezia.

Il vino de La Tognazza Amata, l’impresa vitivinicola dell’attore e regista Gianmarco Tognazzi, figlio del compianto “mostro” della commedia all’italiana, sbarca nei salotti della Milano “bene”. E lo fa con un coup de theatre. Già, perché il neo viticoltore romano ha le idee chiare: la supercazzola enologica di Tognazzi junior è indirizzata alla viticoltura italiana, “che ha stufato con le sue etichette tutte uguali”. Quella che a prima vista può sembrare una boutade radical chic, si trasforma presto, nel calice – e dove, altrimenti? – in qualcosa di concreto. I vini de La Tognazza Amata reggono il palco. Ammaliano. Vanno oltre l’apparenza. Insomma: convincono tutti. Chi più, chi meno. Anche perché spaziano dal bianco beverino e “piacione” al rosso importante, in grado di prestarsi all’invecchiamento.

Gianmarco Tognazzi, al decimo piano del Brian&Barry Building di via Durini 28, zona San Babila – due passi dal Duomo di Milano – schiva con sarcasmo i fotografi da baraccone, che lo vorrebbero in pose plastiche a mostrare un calice del suo vino: “Che me fate fare? Er bicchiere si tiene con una mano sola, non con due! Mica voglio farmi dire che faccio il vino e non so manco come berlo!”. A bocce ferme, capisci che il punto è proprio questo. Gianmarco Tognazzi si presta allo show, da uomo di cinema e di teatro qual è. Ma scrive lui, la trama. Un testo nel quale deve sembrare credibile – e lo sembra – come uomo e come viticoltore, prima ancora che come imprenditore che s’affaccia sull’impervio territorio del vino italiano. Il battesimo milanese di “69”, “Tapioco”, “Come se fosse” e “Antani”, i (primi) quattro vini prodotti dai 35 ettari che rispondono all’indirizzo di via Colle Ottone Basso 88 Velletri, Roma, deve far sorridere. Ma anche riflettere.

DA “AMICI MIEI” AI GIORNI NOSTRI
“Da un lato – commenta Gianmarco Tognazzi – questi vini rappresentano un omaggio a mio padre e al personaggio più nazionalpopolare che ha rappresentato. Ma è importante sottolineare che il vino, in ‘Amici miei’, gioca un ruolo centrale: a Velletri era praticamente obbligatorio consumare i prodotti ottenuti dalle fatiche di ogni famiglia nell’orto e così valeva per il vino, che mio padre produceva a uso famigliare. I termini ‘Tarapia’, ‘Tapioco’, e la formula ‘Come se fosse antani’ sono stati inventati proprio mangiando e bevendo quei prodotti. In questi tre quattro anni di attività ci siamo mossi prima nella nostra zona, poi a Roma, poi verso Ferrara e Cremona, città natale di Ugo. E finalmente arriviamo anche a Milano, nel cuore della Lombardia. Perché, per quanto io sia romano, sono di padre lombardo che mi ha cresciuto con una concezione molto vicina a questo territorio. Non a caso sono tifoso di curva sud del Milan dall’età di 12 anni. Io a Milano mi sento a casa”.

Ma un conto è approdare a Milano. E un altro è affermarsi sotto l’ombra della Madonnina. Come un giovane centravanti venuto dal Brasile, Tognazzi è pronto a dribblare gli ‘avversari’. “Abbiamo un modo di comunicare diverso rispetto a quello ‘canonico’ – ammette Tognazzi -. Noi siamo molto auto ironici. Invece il mondo del vino, in molti casi, è austero. Noi cerchiamo di fare il vino seriamente, ma di comunicarlo in maniera molto ironica. Altri, forse, preferiscono fare un vino che fa ridere e caricarlo poi di contenuti di facciata. Sono scelte”.

IL SOCIO INTERISTA
Altro che “zingarata”, insomma. Il Tognazzi viticoltore fa sul serio. E così il suo staff. Chiedere per credere al socio “in affari” Alessandro Capria. Uno che, per la cronaca, è interista. Ma se, calcisticamente, il feeling con Giamarco non dev’essere da idillio, tanto non si può dire (e per fortuna) sul vino. “Il nostro obiettivo – spiega Capria – è stato quello di circondarci di un team di persone, oltre che capaci, che avessero anche voglia di osare. Di fare qualcosa di diverso, insomma, in un momento come questo dove fare impresa è difficile. E in un mondo del vino che è abbastanza pieno di competitor. L’idea è quella di scrivere una storia diversa, irriverente. Il vino de La Tognazza Amata è tale sotto tutti gli aspetti, sin dall’etichetta”. Il pubblico di riferimento? “E’ il pubblico che noi definiamo ‘rock’ – risponde senza battere ciglio Alessandro Capria -. Ovvero quel pubblico che non ha più voglia di sentirsi raccontare il vino secondo gli schemi canonici, con il viticoltore che mostra la foto di lui da bambino nella vigna… E’ il pubblico che ha voglia di venire a divertirsi in un locale e bere un bel bicchiere di vino”.

Una sfida al tradizionalismo. “La filosofia produttiva è quella di ottenere vini di facile beva – spiega ancora il socio di Tognazzi – ma non per questo superficiali. Per questo ricorriamo alla musica per descrivere i nostri prodotti. ‘Tapioco’ è un vino lounge: bicchiere di vino, spiaggia, per intenderci. ‘Come se fosse’ lo abbiamo voluto blues. ‘Antani’ è rock, mentre ’69’ è jazz. Abbiamo chiesto al nostro enologo di fare questo lavoro, progettandoci poi attorno le etichette e la comunicazione”. Vini popolari, insomma. Che rimarranno, però, fuori dalla distribuzione organizzata.

“Senza nessun rimpianto, no assoluto ai supermercati. Abbiamo la ferma intenzione di rimanere fedeli – precisa Capria – a chi ci ha premiato sin dall’inizio: la ristorazione. In questa fase storica di grande attrito tra gdo ed esercenti dei locali, sarebbe un po’ come tradire chi ha creduto in noi dal principio. Puntiamo tutto sulla parola buona che può uscire dalla bocca di chi già ci conosce e sa come lavoriamo”. Vino etico, insomma, ancora una volta. E non è una supercazzola.

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