
Non si contano più i casi di tentata contraffazione di marchi italiani del vino nel mondo. Ciclicamente qualche furbetto prova a cavalcare il successo dei nostri prodotti, giocando al paroliere con marchi “assonanti” che rimandano all’originale. Né sa qualcosa il Prosecco che lo scorso anno è finito a “sponsorizzare”, a sua insaputa, un sexy gel. Ma resta alta l’attenzione di Camere di commercio e Consorzi di Tutela che cercano con tutti i mezzi di salvaguardare le denominazioni d’origine all’estero grazie ad attività di controllo costanti. La Camera di Commercio di Verona insieme al Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha destinato quasi 470 milioni di euro negli ultimi dieci anni a questo scopo. Un gravoso impegno economico, che ha portato, negli ultimi giorni, a bloccare negli States, la registrazione del marchio “Calpolicella” da parte dell’azienda Pocorn Design LLC. Da alcuni anni, a seguito della registrazione dei marchi collettivi “Amarone”, “Amarone della Valpolicella”, “Recioto”, “Recioto della Valpolicella”, “Recioto di Soave” e “Valpolicella Ripasso” è stato creato un sistema di sorveglianza mondiale per intercettare questi fenomeni al di fuori dell’Unione Europea dove non sono applicabili le norme di tutela delle denominazione. Scampato dunque il “Calpolicella”, il “Valpolicella” è salvo, per ora.
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