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Consorzio Vino Chianti: +4% nel primo trimestre 2021

Il Consorzio Vino Chianti chiude il primo trimestre dell’anno con oltre 186 mila ettolitri di Chianti immessi sul mercato. Un +4% rispetto ai 179 mila dello scorso anno pari a circa un milione di bottiglie di vino in più. Un risultato migliore anche del 2019, anno pre Covid, quando nel il primo trimestre si fermò a 182 mila ettolitri.

«I dati del primo trimestre sono un ottimo segnale – dichiara Marco Alessandro Bani, direttore del Consorzio – che ci fa ben sperare anche per il resto dell’anno in corso. Nonostante la produzione sia ferma, vediamo che l’interesse dei consumatori verso i vini Chianti resta altissimo. In questi mesi di stallo come Consorzio non ci siamo mai fermati, abbiamo messo in campo molte attività, sia in Italia che all’estero, per tenere alta l’attenzione sul comparto e mantenere le nostre quote di mercato».

«Ci auspichiamo – aggiunge Bani – che si possa ripartire al più presto. Le riaperture delle attività, che si intravedono all’orizzonte nelle ultime dichiarazioni del Governo, potrebbero dare una spinta decisiva alle vendite nel canale Horeca e permetterci di chiudere il 2021 in crescita rispetto al 2020, anno in cui, nonostante la pandemia, abbiamo registrato un aumento delle vendite pari all’1,2%».

Il Consorzio Vino Chianti conta 3.000 produttori per 15.500 ettari di vigneto e una produzione annua di circa 800 mila ettolitri. Secondo il bilancio del primo trimestre del 2021 il vino Chianti rappresenta il 32% del totale dell’offerta vitivinicola toscana.

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Busi (Chianti): «Aziende in sofferenza, necessario accesso al credito più facile»

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti, intervenendo come relatore al “RestartAgrifood! – Stati Generali dell’Agroalimentare italiano“, evento digitale organizzato da ESG89 Group trasmesso in diretta streaming, ha sottolineato come sia indispensabile agevolare l’accesso al credito alle aziende vitivinicole per far fronte alla crisi.

«La grande distribuzione ci ha salvato – dice Busi – perché ci ha permesso di chiudere l’anno con l’1,2% in più di vendite per quanto riguarda il vino Chianti, ma il problema è che sono poche le aziende che vendono nella grande distribuzione, la maggior parte delle nostre imprese vende nel canale Horeca e sono veramente in grande sofferenza».

«Il momento è molto drammatico e da questa crisi se ne può uscire soltanto andando a ristrutturare le nostre aziende – prosegue il presidente – che significa fare investimenti, ma per farlo è necessario avere accesso al credito che in questo momento non è così facile».

Per Busi «oggi abbiamo una grande opportunità, oltre 200 miliardi di euro che arrivano in Italia dall’Europa, e secondo me molti di questi devono essere spesi per lo sviluppo delle imprese perché se si crea sviluppo, allora si crea anche reddito». Il presidente del Consorzio Vino Chianti ha poi ribadito la richiesta di «abbattere i dazi per facilitare le esportazioni. Come consorzio esportiamo circa il 70% della nostra produzione: sul totale di 100 milioni di bottiglie prodotte in un anno circa 70 milioni vanno all’estero».

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Bani (Chianti): «Mancano 14 milioni per ristrutturare i vigneti»

Nonostante il periodo di forte crisi causato dal Covid, le aziende vitivinicole toscane hanno deciso di continuare a investire, ma secondo il Consorzio Vino Chianti i fondi resi disponibili da parte della Regione Toscana non sono sufficienti.

«Mancano all’appello 14 milioni – commenta Marco Alessandro Bani, direttore del Consorzio – le aziende stanno scommettendo sulla ristrutturazione dei vigneti per migliorare la qualità del prodotto finale, ma la Regione deve garantire la liquidità necessaria per coprire tutti gli investimenti».

Le aziende, infatti, hanno chiesto 24 milioni circa di contributi per la ristrutturazione dei vigneti per le domande fatte nel 2020, ma le risorse stanziate per rimborsare il 50% delle spese si fermano a 10 milioni. Quello relativo alla ristrutturazione dei vigneti, inoltre, non è l’unico bando a cui le aziende hanno risposto con entusiasmo.

«Per finanziare la misura investimenti nelle cantine e nelle attrezzature sono state presentate 500 domande – aggiunge Marco Alessandro Bani – per una richiesta di circa 20 milioni di euro a fronte di una dotazione della Regione Toscana pari a 6 milioni. Anche in questo caso la forte voglia di investire delle aziende si è scontrata con la cruda realtà, ovvero la limitatezza di risorse».

«Apprezziamo le buone intenzioni della Regione – prosegue il direttore – ma a queste devono seguire i fatti concreti: liquidità per tutti e maggior sostegno agli investimenti delle aziende vitivinicole che rappresentano un settore trainante per la Toscana e per l’intero Paese».

Secondo Bani «sarebbe opportuno che le risorse non spese dalle altre regioni venissero ridistribuite da parte del Ministero a favore delle regioni più virtuose e rapide nella spesa. In questa fase delicata ci attendiamo che il ministro ad interim Giuseppe Conte possa intervenire risolutivamente aiutando chi oggi getta basi concrete per il rilancio dell’economia del nostro Paese».

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Busi (Chianti): «Sospendere gli accordi di Basilea per dare liquidità alle aziende»

Nonostante la crisi economica generata dal Covid, le aziende non riescono ancora ad accedere con facilità a fondi e prestiti per accelerare la ripresa. ”Senza soldi, senza liquidità, le imprese non vanno da nessuna parte, galleggiano fino a quando poi muoiono – spiega Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti – In questa situazione le banche non stanno assolvendo al loro compito di dare fiato all’economia nazionale e il governo deve fare in modo che alle imprese arrivi liquidità”.

Chiediamo di far sospendere momentaneamente le regole di Basilea per permettere alle aziende di avere liquidità e di investire – prosegue il presidente del Consorzio -. Siamo nel mezzo di una crisi eccezionale e servono regole eccezionali, altrimenti sarà impossibile uscirne».

Secondo Busi è infatti necessario interrompere in questa fase gli accordi di Basilea, che regolano i requisiti patrimoniali delle banche e hanno ripercussioni sull’erogazione del credito, poiché il sistema dei prestiti non è stato semplificato, come dichiarato a più riprese dal Governo e numerosi aspetti complicano ancora l’accesso ai fondi.

«Dall’inizio della pandemia sono state dette bellissime cose, il governo ha parlato di prestiti per il settore agricolo fino al 75% del fatturato dell’anno precedente, poi si è parlato di altri fondi, ma fino ad oggi si è visto ben poco». Ci sono clausole e procedimenti che rallentano, e spesso impediscono, la possibilità di ricevere finanziamenti «come la necessità per le imprese di essere in bonis al 31 dicembre del 2019  un elemento che rende tutto più complicato», aggiunge Busi.

Tra gli altri problemi anche la delibera bancaria: «La garanzia dello Stato serve a poco – prosegue il presidente – se poi è necessaria la delibera bancaria. È come andare a chiedere un prestito normale. E non possiamo essere colpevolizzati dalle banche se non riusciamo, in questa crisi epocale, a non portare avanti l’azienda come vorremmo».

Secondo Busi le scelte degli istituti di credito stanno frenando la ripresa economica in un momento storico di estrema difficoltà: «Utilizzano la garanzia bancaria non per concedere un prestito agli investimenti, ma per coprire i debiti esistenti. Le condizioni attuali rendono impossibile pianificare le risorse per fronteggiare la crisi. Se avessimo un altro sistema bancario, probabilmente la storia sarebbe diversa».

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Il Chianti brinda alle vendite 2020: “Salvati dalla grande distribuzione, ma non basta”

Uno dei Consorzi che ha alzato maggiormente la voce – specie nei confronti del Governo – sin dagli esordi dell’emergenza Covid-19, oggi tira “un sospiro di sollievo” e ringrazia la grande distribuzione, ovvero il mondo dei supermercati. A brindare (senza esagerazioni) alle “primissime stime di fine anno” è il Consorzio Vino Chianti.

Secondo l’ente di Viale Belfiore, “le vendite confermano il dato del 2019, anzi lo superano leggermente: da 670 a 690 mila ettolitri“. “Viste le restrizioni all’attività dei ristoranti e delle strutture ricettive e il crollo del canale Horeca – dichiara Marco Bani, direttore del Consorzio – sono state soprattutto le vendite nella grande distribuzione a salvare la situazione”.

Il riferimento è “a quei produttori del Consorzio che si rapportano con questo importante segmento di mercato, ma che purtroppo non rappresentano la totalità della Denominazione”. “Questi dati ci regalano un pizzico di ottimismo, per affrontare con rinnovata energia il 2021”, aggiunge Marco Bani.

L’anno che sta per iniziare richiede anche la soluzione a problemi che non hanno trovato risposta nei mesi scorsi: “Il Governo – torna alla carica il presidente del Consorzio, Giovanni Busi – aveva detto che entro dicembre sarebbero arrivati i contributi per la ‘vendemmia verde’ che invece forse arriveranno a gennaio, ma non è detto”.

Consorzio Vino Chianti: “Caro Governo, così moriamo tutti”

Le aziende al 31 dicembre hanno tutte le scadenze che non potranno rispettare, anche perché molte banche non hanno accettato la proroga delle scadenze. Serve dunque un efficace sostegno per dare liquidità alle aziende, per il loro accesso al credito e per le attività di promozione sui mercati esteri”.

“Rileviamo, inoltre, inaspettate carenze di risorse – fa eco Bani – nell’Ocm ristrutturazioni vigneti e nell’Ocm investimenti, sui bandi attivati dalla Regione Toscana, cosa di cui ci auguriamo il sistema se ne faccia pieno carico andando a recuperare nuove risorse o quelle risorse, attualmente non spese, da parte delle regioni con meno o più lenta capacità di spesa, a favore di quelle regioni più virtuose e veloci nella spesa”.

In un momento come questo, dove, nonostante le gravi difficoltà generali, rileviamo una enorme volontà di investire e crescere, nell’attesa di una pronta ripresa dei mercati nell’anno che sta per iniziare, la politica regionale e nazionale devono farsi carico di trovare le risorse necessarie e le vie brevi e concrete per immettere liquidità in questo settore trainante dell’economia toscana”.

“Siamo stanchi di misure che non risolvono i problemi alle aziende – conclude il direttore del Consorzio Vino Chianti – come quelle della riduzione volontaria delle rese vendemmia 2020, la distillazione di crisi, lo stoccaggio, il pegno rotativo, che servono solo a fare notizia. Urgono ulteriori interventi con adeguate disponibilità finanziarie per dare ossigeno ed un futuro alle imprese”.

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Busi (Chianti): “Le Anteprime diventino la festa della Toscana del vino”

Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti, commenta positivamente l’annuncio dello slittamento delle Anteprime di Toscana, che si terranno dal 14 al 21 maggio 2021, con le presentazioni dei vini e dei Consorzi delle principali denominazioni di origine della regione.

Condividiamo la scelta della Regione di rinviare a maggio 2021 la settimana delle Anteprime di Toscana, nella speranza che per allora la situazione sia più chiara. Dobbiamo prepararci bene per maggio – sostiene Busi – e quindi siamo pronti a trovare soluzioni, insieme alla Regione e ai Consorzi, per poter trasformare questa edizione delle Anteprime in una vera e propria festa della Toscana del vino, coinvolgendo i territori”.

L’auspicio è quello di un momento di rilancio dopo le difficoltà che si stanno ripresentando con la seconda ondata della pandemia. “Le nuove misure restrittive adottate in Italia e in Europa – osserva il presidente del Consorzio – colpiscono ancora una volta il settore dell’Horeca, che rappresenta uno sbocco molto importante per i nostri prodotti: il contraccolpo è drammatico soprattutto per le circa 600 aziende del Consorzio che hanno l’Horeca come unico sbocco commerciale.

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Consorzio Vino Chianti: “Si metta in campo fondi e misure ad hoc per la viticoltura”

Attivare Artea per erogare risorse alle imprese, semplificare le procedure amministrative, mettere risorse proprie per avviare misure più specifiche per il territorio, aumentare il livello contributivo sugli interventi Psr e Ocm promozione e/o ristrutturazione vigneti: sono alcune delle richieste che il Consorzio Vino Chianti ha sottoposto ai candidati alla presidenza della Regione Toscana Eugenio Giani (centrosinistra), Susanna Ceccardi (centrodestra) e Irene Galletti (M5s).

“È necessario un forte intervento collegiale – ha affermato Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti – a partire proprio dalla Regione Toscana, affinché spinga sul Governo per ottenere misure concrete che vadano nella direzione di permettere alle imprese di superare questa fase, di cui al momento non vediamo né la fine né la sua portata complessiva”.

Nel quadro attuale condizionato dall’emergenza Covid, il Consorzio chiede il rinvio di scadenze previste dalle misure del Psr e dall’Ocm ristrutturazione vigneti e altri adempimenti connessi alle scadenze dei diritti di reimpianto, l’aumento del plafond misura Ocm investimenti, una revisione dei parametri di priorità dei finanziamenti del Psr. “In questa tornata – si legge nel documento – pochissimi dei fondi del Psr sono stati spesi nella zona della Toscana centrale, dove abbiamo le colture con il maggior fabbisogno di manodopera, a fronte di criteri di valutazione che hanno privilegiato interventi, verso le aree costiere regionali”.

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Consorzio Vino Chianti: “Caro Governo, così moriamo tutti”

“Così moriamo tutti”. Durissimo attacco del presidente del Consorzio Vino Chianti al Governo. Giovanni Busi si fa “portavoce di una situazione ormai non più sostenibile della filiera del vino toscano e nazionale a causa delle conseguenze sull’economia dell’emergenza Covid-19“.

“È abissale – spiega Busi – la distanza che separa gli innumerevoli annunci fatti dal Governo attraverso conferenze stampa quasi quotidiane e la realtà con cui puntualmente le nostre aziende fanno i conti il giorno dopo, quando le banche sbattono loro la porta in faccia negando ogni forma di aiuto“.

“Le nostre aziende ormai non sanno più cosa fare. Per ovvi motivi siamo costretti a continuare l’attività perché l’agricoltura non può fermarsi e uno stop significherebbe per noi abbandonare i nostri vigneti con il rischio concreto di non avere poi la forza di ripartire”.

“Come Consorzio – spiega Busi – abbiamo preso decisioni drastiche come la riduzione della produzione del 20% con gravi danni economici per le aziende. Una scelta indispensabile per mantenere in equilibrio la produzione con il mercato”.

“Dall’altra parte non possiamo che notare con sgomento e profonda preoccupazione che il Governo, al di là degli annunci televisivi e dirette Facebook, non ha ancora previsto alcun sostegno concreto per permetterci di sopravvivere”.

“Noi siamo anche disposti ad indebitarci nell’interesse del Paese per salvaguardare la nostra attività, ma per poterlo fare non possiamo prescindere dalla garanzia che lo Stato deve darci, prevedendo, fra le altre misure, l’annullamento momentaneo degli accordi di Basilea”.

“Perché, e qui ci rivolgiamo al presidente del Consiglio Giuseppe Conte – continua Busi – è inutile illuderci tenendoci incollati davanti al televisore aspettandoci un aiuto che puntualmente si infrange contro le porte scorrevoli delle banche, dove, in alcuni casi addirittura ci vengono ridotti gli affidamenti”.

Il presidente del Consorzio Vino Chianti prosegue: “L’agricoltura e gli agricoltori sono al collasso. Continuiamo a pagare i nostri dipendenti che lavorano regolarmente e i nostri fornitori per mandare avanti l’attività nei campi. Dall’altra parte invece non si incassa il vino che abbiamo già venduto prima dell’emergenza in attesa di capire quando e se riaprirà chi deve pagarci”.

“Le aziende che oggi continuano a vendere – conclude Giovanni Busi – lo fanno nella grande distribuzione ma sono un numero assai ridotto rispetto alla mole di piccole e medie imprese della filiera vitivinicola che sono alla disperazione. Il Governo agisca rapidamente con interventi seri e concreti e una volta approvati, allora sì che potrà annunciarli”.

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Chianti Lovers 2020: i migliori assaggi di Chianti e Morellino di Scansano

FIRENZE – Dopo il successo dell’edizione 2019 anche quest’anno Chianti Lovers, l’anteprima del Consorzio Vino Chianti, realizzata in collaborazione del Consorzio Tutela Morellino di Scansano, ha confermato i risultati con oltre 4 mila presenze alla Fortezza da Basso di Firenze.

In degustazione 488 etichette a rappresentare 122 aziende, 206 le anteprime delle nuove annate: Chianti Docg 2019 e Riserva 2017, Morellino di Scansano Docg 2019 e Riserva 2017.

“Ancora una volta la scelta di voler aprire al grande pubblico ha premiato. È un’occasione concreta per mettere in contatto le nostre aziende con le persone, che hanno così la possibilità di conoscere e apprezzare cosa c’è dietro ogni etichetta” ha commentato Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti.

“La vendemmia – prosegue Busi parlando dell’annata 2019 – è in linea con le aspettative, abbiamo raggiunto l’obiettivo della riduzione del 10% delle quantità che ci eravamo dati per mantenere i magazzini in linea con l’andamento commerciale. La qualità è ottima. Il merito di tutto ciò è delle aziende che negli anni scorsi hanno fatto importanti investimenti e oggi oltre il 75% dei vigneti è stato rinnovato”.

A fronte di un mercato interno in crescita del 6,3% e di un +1% sul fronte export giunge gradita la notizia della scelta del governo americano di escludere l’Italia dai dazi.

“Abbiamo tirato un sospiro di sollievo che ci permette di guardare con più serenità ai prossimi mesi – commenta il presidente – E’ certo che serve maggiore flessibilità nella gestione dei fondi messi a disposizione per la promozione del vino in modo da rispondere tempestivamente a scenari che possono cambiare all’improvviso. Non possiamo permetterci di restare indietro: poter riadeguare i nostri investimenti in tempi rapidi può significare davvero molto per l’export e i bilanci”.

I MIGLIORI ASSAGGI (ALLA CIECA) DI WINEMAG

Frutto di un andamento climatico più clemente ed uniforme rispetto allo scorso anno i vini dell’anteprima si rivelano più simili fra loro, tanto negli assaggi “da botte” quanto un quelli “da bottiglia”.

CHIANTI VENDEMMIA 2019

  • Chianti Colli Senesi Docg 2019 – Agricoltori del Chianti Geografico
  • Chianti Colli Senesi Docg 2019 – Poggio Salvi
  • Chianti Colli Senesi Docg 2019 – Tenuta Casabianca
  • Chianti Montalbano Docg 2019 – Villa Bibbiani

CHIANTI VENDEMMIA 2018

  • Chianti Colli Fiorentini Docg 2018 – Fattoria le Sorgenti
  • Chianti Colli Fiorentini Docg 2018 – Fattoria Giannozzi
  • Chianti Colli Fiorentini Docg 2018 – Lanciola
  • Chianti Montespertoli Docg 2018 – Castello Sonnino
  • Chianti Montespertoli Docg 2018 – Tenuta Barbadoro
  • Chianti Superiore Docg 2018 – Fattoria Piccaratico
  • Chianti Superiore Docg 2018 – Migliarina e Montozzi
  • Chianti Superiore Docg 2018 – Usiglian del Vescovo

CHIANTI VENDEMMIA 2017

  • Chianti Colli Fiorentini Docg Riserva 2017 – Fattoria di Fiano
  • Chianti Colli Fiorentini Docg Riserva 2017 – Torre a Cona
  • Chianti Colli Senesi Docg Riserva 2017 – Mormoraia

MORELLINO DI SCANSANO

  • Morellino di Scansano Docg 2019 “Mentone” – Mantellassi
  • Morellino di Scansano Docg 2019 – Podere Casina
  • Morellino di Scansano Docg 2019 – Poggio Brigante
  • Morellino di Scansano Docg 2019 – San Felo
  • Morellino di Scansano Docg 2019 “Brumaio” – Tenuta Pietramora
  • Morellino di Scansano Docg Riserva 2017 – Alberto Motta
  • Morellino di Scansano Docg Riserva 2017 – Cantina La Selva

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Consorzio del Chianti: “Bene il 2019. Per il 2020 si punta sulla Cina”

FIRENZE – Un 2019 positivo e un 2020 che guarda all’Oriente, per l’esattezza alla Cina. Ha “il segno più”, per dirla con le parole del Consorzio Vino Chianti, l’anno che volge al termine. Tra gli aspetti più positivi, il consolidamento della Denominazione nel Paese del Dragone. Un punto da cui ripartire, nel 2020.

Secondo quanto riferito dal Consorzio, a metà dicembre le vendite hanno segnato un incremento dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le stime indicano che il trend commerciale, spinto anche dagli acquisti per le festività, permetterà agli operatori di “chiudere l’anno in territorio positivo”.

“Un segno più – commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – che riveste un’importanza particolare in questo momento di mercato complessivamente non felice, soprattutto a livello europeo dove il nostro principale acquirente, la Germania, è di fatto in crisi”.

“La vendemmia 2019 è andata bene – continua Busi – abbiamo raggiunto l’obiettivo della riduzione del 10% delle quantità che ci eravamo dati per mantenere i magazzini in linea con l’andamento commerciale. Abbiamo magazzini capienti per affrontare il mercato e la qualità 2019 è ottima”.

Il merito di questo risultati, secondo il presidente del Consorzio, “è delle aziende che negli anni scorsi hanno fatto importanti investimenti, come dimostra il fatto che ad oggi il 75% dei vigneti è stato rinnovato”.

Nel 2019 il mercato di riferimento si è confermato quello statunitense, ma segnali molto importanti sono arrivati dalla Cina, con volumi in aumento rispetto al 2018. Poche soddisfazioni invece dai tradizionali bacini europei, Germania e Regno Unito. Il segno positivo complessivo, indica comunque che il posizionamento strategico su mercati nuovi riesce a compensare il calo degli importatori storici.

“Le nostre aspettative per il 2020 – anticipa Busi – partono da questo quadro. Sicuramente aumenteranno le esportazioni verso la Cina dove si consolideranno i rapporti con nuovi clienti avviati nel 2019. Il mercato cinese è profondamente cambiato: siamo passati da grandi ordinativi spot all’acquisto di quantità più piccole ma con cadenza costante”.

“Questo significa che il mercato sta maturando – aggiunge il presidente del Consorzio Vino Chianti – e che si sta entrando in un’ottica di fidelizzazione verso le nostre etichette: è un buon segnale”.

L’altra partita alla quale in Toscana si guarda con grande attenzione è quella per l’accordo Mercosur. “Attualmente – sottolinea Giovanni Busi – paghiamo dazi altissimi per vendere i nostri prodotti nei paesi dell’America Latina e il raggiungimento di un accordo con l’Europa per la liberalizzazione dei commerci spalancherebbe per noi degli scenari incredibili, dai quali trarre enormi vantaggi”.

Resta sullo sfondo la questione degli Stati Uniti, primo mercato di riferimento per i vini del Chianti: “Qui bisogna capire se la minaccia di dazi resterà tale o se c’è davvero una volontà di applicarli. Al momento – conclude Busi – regna l’incertezza e noi possiamo solo augurarci che le trattative politiche riescano a scongiurare l’innalzamento di barriere commerciali che fanno soltanto danni per tutti”.

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Gran Selezione, (S)Chianti a Montalcino: botta risposta tra produttori e Consorzi

MONTALCINO – Ha preso una piega più che mai attendibile la consegna dei diplomi della guida Vinibuoni d’Italia 2020, ieri in Toscana. Il Chianti Gran Selezione continua infatti a dividere i produttori della zona Classica da quelli della zona allargata. È bastata una scintilla, al Teatro degli Astrusi di Montalcino – location concessa dal Comune al team di degustatori guidati da Mario Busso – per accendere la polemica.

Ad innescare la miccia è stato Vittorio Fiore di Podere Poggio Scalette, salito sul palco per ricevere uno dei premi di Vinibuoni. Ad Alessandra Casini Bindi Sergardi, membro del Cda del Gallo Nero (a sua volta presente per ritirare un premio della guida) il compito di fare da “estintore”, senza risparmiare eleganti stoccate ai cugini.

Non si è fatta attendere la replica di Marco Alessandro Bani, che ha chiesto la parola dal pubblico per difendere la posizione del Consorzio Vino Chianti, in qualità di direttore. Ecco la cronaca.

“Vorrei dire due parole su un’iniziativa che sto portando avanti da un po’ di tempo – ha esordito Fiore – una proposta un po’ dirompente. Mi propongo di riuscire a fare quello che gli ungheresi hanno fatto col Tokaj, cioè interdire l’uso della parola ‘Chianti’ al di fuori della zona Classica, che tutti conosciamo”.

“È un mio pensiero – ha aggiunto il titolare di Podere Poggio Scalette – che si è evidentemente esaltato con la storia della Gran Selezione del Chianti. Non essendo un’esclusiva, ed essendo anzi e a disposizione di tutti i vini a Denominazioni di origine controllata e garantita in Italia, era immaginabile che questo avvenisse prima o poi”.

“Sono situazioni che vanno affrontate in maniera molto pragmatica – ha proseguito Fiore – come hanno fatto altri colleghi: il mio carissimo amico Conte Ugo Contini Bonacossi, nel 1975, riuscì a estrapolare il Carmignano dal Chianti Montalbano. Non sono situazioni utopiche, bensì faccende che possiamo affrontare risolvere”.

“Probabilmente – ha concluso Vittorio Fiore – dovremo ricorrere ad azioni legali. Dal canto loro, i produttori di Chianti, al di fuori della zona del Chianti Classico, devono avviarsi su una strada che li identifichi diversamente, anche nell’ottica di svincolarsi dalle dinamiche dei commercianti, che li prendono un po’ per il collo”.

A seguire, l’intervento di Alessandra Casini Bindi Sergardi: “La diversità e l’identità sono ricchezze del nostro territorio – ha esordito l’esponente del Cda del Consorzio del Chianti Classico – basta con le guerre“.

Spinoza diceva che non esiste il bene e il male, ma che esistono azioni di bene e azioni di male. Il bene è conoscenza. Il male è tutto ciò che blocca la conoscenza. Noi dobbiamo assolutamente sottolineare ciò che siamo e in cosa siamo diversi. In un certo senso anche contro l’integrazione: dobbiamo essere integralmente noi stessi”.

“Saranno la curiosità e l’intelligenza – ha aggiunto Casini Bindi Sergardi – a guidare il cliente alla scoperta della diversità di un luogo, rispetto ad un altro. Non trasformiamo le nostre differenze in debolezze”. La replica del direttore del Consorzio Vino Chianti è arrivata di lì a pochi minuti.

“Questa è una giornata di festa – ha esordito Marco Alessandro Bani – quindi mi dispiace attivare una polemica con i cugini del Chianti Classico. Onestamente credo che le discussioni debbano essere costruttive: se si fa della fantapolitica o si torna indietro di più di cento anni rispetto alla situazione attuale, non si va da nessuna parte”.

“Credo sia fantapolitica interdire l’utilizzo della parola ‘Chianti’ al di fuori della zona Classica – ha proseguito Bani – dal momento che la Denominazione Chianti, con la parte Classica e la parte non Classica, è stata istituita ormai nel 1932, non ieri. Ognuno fa la sua strada e la sua politica, però il resto non può che essere fantasia”.

Bani ha poi difeso a tutto tondo le scelte del Consorzio, sul fronte delle modifiche al disciplinare: “Per cercare di intercettare quei mercati che si trovano spesso ad avere difficoltà a capire il Sangiovese, pur nella sua importanza e nella sua qualità e validità, come vino e come vitigno, abbiamo consentito di alzare il residuo zuccherino”.

Chi vuole, per certi mercati, può rendere i vini più morbidi, graditi, apprezzati e comprati – ha aggiunto il direttore del Consorzio del Chianti – ma è stata la proposta della Gran Selezione a creare un gran vespaio. Alle polemiche legate a questo tema non abbiamo risposto”.

“Riteniamo che la legge ci consenta di poterlo utilizzare come termine, per cui non capiamo su cosa si fondino queste levate di scudi. Alla fine dovremmo farcene tutti una ragione. Non voglio aggiungere altro e ricordo che questo, con Vinibuoni, è un giorno di festa”, ha concluso Marco Alessandro Bani. Mai le corone furono così scoppiettanti.

“Siamo aperti a qualsiasi dibattito – hanno commentato i due coordinatori regionali Daniele Bartolozzi e Riccardo Margheri  -. Rimboccatevi le maniche, perché mettere le cose sotto al tappeto è inutile: molto meglio affrontare i problemi in partenza”.

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Chianti Gran Selezione e sottozona Terre di Vinci: via libera del Consorzio

FIRENZE – Una nuova tipologia, il Chianti Gran Selezione, al top della qualità dei vini Chianti, rivolta principalmente al mercato cinese e americano (vietato il fiasco). E una nuova sottozona: Chianti Terre di Vinci. Queste, assieme all’aumento della gradazione alcolica minima delle uve destinate a produrre vino Chianti docg, le modifiche al disciplinare a cui ha dato il via libera il Consorzio fiorentino.

“Qualità” e “semplificazione” le due parole d’ordine che hanno guidato gli amministratori, nella revisione delle regole alle quali devono attenersi i produttori e gli organismi di controllo. La revisione messa a punto dal Cda potrà iniziare l’iter di approvazione da parte di Regione Toscana, Ministero dell’Agricoltura e Commissione Europea.

Un percorso che richiederà circa due anni. Le proposta di modifica agli 8 articoli del disciplinare di produzione del vino Chianti è stata approvata con percentuali favorevoli tra l’89% e il 99%. Il totale dei voti espressi in assemblea rappresentava il 70% dell’intero corpo sociale.

Novità anche per il Chianti sfuso, che dovrà ottenere la certificazione di idoneità, prima di uscire dalle cantine: è un modo per alzare l’asticella della qualità, fare chiarezza sul mercato e  aggredire eventuali zone grigie”.

IL CHIANTI GRAN SELEZIONE
“Colore rosso rubino intenso, tendente al granata con l’invecchiamento, odore speziato e persistente”. Queste le caratteristiche che dovrà avere, “da manuale”, il Chianti Gran Selezione.

La nuova tipologia avrà una gradazione alcolica minima più elevata (13 gradi) e dovrà passare da un invecchiamento di almeno 30 mesi, prima di essere immessa sul mercato. Il vino Chianti Gran Selezione potrà essere prodotto in tutto il territorio di produzione della Denominazione vino Chianti Docg.

“L’iter di approvazione del nuovo disciplinare durerà circa due anni – spiega il direttore del Consorzio Marco Alessandro Bani – ma si chiederà che il provvedimento abbia efficacia retroattiva: per questo motivo, chi vorrà potrà iniziare già adesso a produrre Chianti con i criteri dettati per la Gran Selezione e immettere le prime bottiglie sul mercato nell’arco di tre anni. La Gran Selezione offrirà il massimo della qualità e sarà un prodotto di nicchia”.

Con il nuovo disciplinare nasce anche la menzione geografica aggiuntiva o più comunemente chiamata “sottozona” Chianti Terre di Vinci, relativa ai territori dove già si produce vino Chianti Docg, compresi nel Comune di Vinci e Capraia e Limite – al di fuori della sottozona già ricompresa nel Chianti Montalbano – e nei Comuni di Cerreto Guidi e Fucecchio.

“Inoltre – prosegue Bani – con le nuove regole, sale la gradazione alcolica minima delle uve destinate a produrre vino Chianti Docg, nonché del prodotto finito, destinato all’immissione al consumo, come vino Chianti Docg, innalzata a 12 gradi. Il Chianti sfuso dovrà ottenere la certificazione di idoneità, prima di uscire dalle cantine: è un modo per alzare l’asticella della qualità, fare chiarezza sul mercato e  aggredire eventuali zone grigie”.

“Il lavoro che il Consiglio ha fatto sul disciplinare è stato lungo e accurato, volto ad una revisione complessiva che ha avuto come obiettivi lo svecchiamento delle regole, la semplificazione a vantaggio di produttori e organismi di controllo, l’innalzamento della qualità”, commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi.

IL COMMENTO

“Abbiamo innalzato la gradazione e introdotto una grande novità come la Gran Selezione per aumentare la competitività dei nostri prodotti su mercati strategici come quello cinese e americano. Adesso attendiamo il prima possibile l’avvio l’iter delle autorizzazioni ministeriali e comunitarie. Siamo certi che questa revisione darà una ulteriore spinta al successo commerciale dei nostri vini, anche a livello internazionale”.

Risale a settembre l’annuncio di altre modifiche decisive al disciplinare di produzione del Chianti Docg. Il Consorzio, nei mesi scorsi, ha inviato una circolare a tutte le aziende con i dettagli delle modifiche e i riferimenti legislativi completi.

Da un punto di vista tecnico, l’allineamento del valore del residuo massimo zuccherino ai parametri comunitari previsti per i vini secchi consentirà di avere un parametro massimo pari a 4 g/l, oppure entro 9 g/l purché il tenore di acidità totale, espresso in grammi di acido tartarico per litro, non sia inferiore di oltre 2 grammi al tenore di zucchero residuo.

Al momento la modifica è introdotta solo a livello nazionale, a partire dalla campagna vendemmiale 2019/2020 e per i vini atti a diventare Dop “Chianti” provenienti dalle campagne 2018/2019 e precedenti, a patto che siano in possesso dei requisiti stabiliti nel disciplinare consolidato. Prima di essere applicabile nel territorio dell’Unione europea e nei Paesi terzi, la modifica al disciplinare dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea.

LE DIFFERENZE CON IL CHIANTI CLASSICO GRAN SELEZIONE

Un Chianti “Gran Selezione” esiste già in Toscana, ma è legato al Chianti Classico. Quando fu introdotto, nel 2014, la tipologia fu rivoluzionaria. Si trattò della prima volta di una nuova tipologia di vino posta al vertice della piramide qualitativa di una denominazione, nell’ambito della legislazione vitivinicola italiana.

Un altro record del Chianti Classico Gran Selezione fu l’ampiezza della rivoluzione normativa, che coinvolse i circa 600 soci del Consorzio. Una decisione in controtendenza con quanto avviene nel resto del mondo, con l’obiettivo di stratificare verso l’alto l’offerta enologica del territorio.

In base alle proiezioni, la produzione di Gran Selezione raggiungerà nei prossimi anni il 10% sul volume totale del Chianti Classico per un valore complessivo che si aggira tra i 70 e i 100 milioni di euro.

La Gran Selezione del Chianti Classico è un vino prodotto da uve di esclusiva pertinenza aziendale, coltivate nei vigneti più vocati e con regole severe che lo rendono un vino di grande pregio, un nuovo punto di riferimento nel panorama enologico internazionale.

Oltre a prevedere caratteristiche chimiche e organolettiche idonee a vini di elevata qualità, la Gran Selezione potrà essere commercializzata solo dopo un invecchiamento minimo di 30 mesi e un periodo obbligatorio di affinamento in bottiglia.

A differenza del Chianti Gran Selezione, la Gran Selezione del Chianti Classico esaltata i diversi caratteri di un territorio ampio e poliforme, diviso in nove comuni e in zone climaticamente e pedologicamente differenti, ma unite dall’inconfondibile firma del Sangiovese.

Dal punto di vista organolettico, il Chianti Classico Gran Selezione è un vino di struttura importante, che grazie alla selezione delle uve e al lungo affinamento consegue equilibrio ed armonia superiori, profondità gustativa e complessità aromatica. Al palato abbina immediatezza di frutto unitamente alle affascinanti nuance tipiche dei vini capaci di una lunga evoluzione.

Leggi la reazione del Consorzio Chianti Classico:

https://www.winemag.it/chianti-gran-selezione-il-gallo-nero-e-infuriato

 

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Chianti in polvere e al mirtillo rosso, il Consorzio: “Aperta caccia alla frode sul web”


FIRENZE –
C’è il Chianti in polvere e c’è il Chianti al mirtillo rosso: la creatività dei truffatori sul web non conosce limiti, un frode colossale e continuativa ai danni del Consorzio Vino Chianti che si è affidato ad un’agenzia specializzata di “cacciatori” per scovare le minacce che arrivano dalla rete e neutralizzarle. Un’attività di monitoraggio continuativa a tutela delle aziende e della reputazione del marchio che in quasi due anni ha dato buoni frutti.

Nei primi nove mesi del 2019 (da gennaio a settembre) i cacciatori di Griffeshield, azienda specializzata in nuove tecnologie informatiche a supporto delle medie e grandi aziende internazionali, hanno individuato oltre 15.600 minacce e ne hanno rimosse 10.700: per la gran parte si tratta di violazioni del marchio Chianti, vendita di vini Chianti contraffatti e vendita di etichette Chianti contraffatte.

La forma principale di frode è rappresentata dai cosiddetti wine kit, ovvero preparati chimici in polvere per fare il vino in casa al costo di un euro a bottiglia: ne sono state individuate e rimosse ben 6.000. Seguono oltre 3.000 casi di concorrenza sleale, cioè di Chianti falso spacciato per vero, e poco meno di 2.000 violazioni del marchio commesse attraverso la commercializzazione di etichette contraffatte. La principale piazza di frode sono siti web dedicati, come Italian Chianti style, Original Chianti, Vintners Reserve Chianti e World Vineyard Italian Chianti, seguiti dai principali marketplaces, come e-Bay e Amazon.

Alla fine del terzo trimestre 2019 Griffeshield ha rilevato e rimosso 4.852 nuove violazioni, segno del fatto che l’attività di  monitoraggio non può essere mai interrotta, perché i truffatori si muovono velocemente spostandosi da una parte all’altra del web quando vengono scovati. I risultati dell’attività avviata all’inizio del 2018 sono però molto positivi:  con un totale di minacce potenziali rilevate nel primo semestre 2018 pari a 71.891, dopo quasi due anni di operatività la situazione di presenta nettamente migliorata, con un totale di violazioni rilevate online pari a 15.638.

“Nel 2019 le violazioni individuate sono state un terzo rispetto all’anno precedente. Un netto calo, segno che il lavoro funziona – commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi -. Ma è un dato che non ci permette di rilassarci: il lavoro di tutela del nostro brand e delle nostre aziende deve continuare in modo serrato e determinato perché i danni che queste truffe provocano sono milionari”.

La piazza peggiore sono gli Stati Uniti, perché da qui provengono i frodatori più difficili da disinnescare: il tasso di successo delle attività di “enforcement” (ovvero la pressione per rimuovere i prodotti sleali) è pari soltanto al 78% a causa della scarsa volontà di collaborare. Male anche nel Regno Unito, mercato principale dei wine kit, dove i truffatori tendono a scaricare la responsabilità sui fornitori e il tasso di successo delle richieste di rimozione si ferma al 91%. Paradossalmente il tasso di successo è pieno (100%) in Cina, dove tutte le operazioni di invito all’interruzione dei comportamenti scorretti vanno a buon fine.

“E’ uno sforzo enorme – conclude Giovanni Busi –  che ci permette di eliminare la stragrande maggioranza delle violazioni e frodi che danneggiano il marchio Chianti nel mondo.  Queste azioni hanno lo scopo di aumentare la pressione e quindi il rischio di incorrere in cause legali,  educando la rete di vendita online a rispettare il marchio Chianti e soprattutto i diritti dei produttori dell’autentico vino Chianti”.

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Il Chianti Docg cambia il disciplinare

FIRENZE – Un cambiamento importante, che permetterà alle aziende di adeguarsi alle normative europee e produrre vini di alta qualità e allo stesso tempo in grado di venire maggiormente incontro ai gusti dei mercati stranieri, soprattutto statunitensi, sudamericani e orientali. E’ l’obiettivo della modifica sulle caratteristiche al consumo del disciplinare del Vino Chianti Docg pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’8 agosto 2019 e diventata quindi realtà in ambito nazionale.

La modifica interessa il residuo zuccherino massimo e arriva dopo un lungo lavoro di istruttoria che ha visto in prima fila il Consorzio Vino Chianti come portavoce delle aziende toscane e della loro necessità di allinearsi alle normative europee. Un processo di riqualificazione e riposizionamento sui mercati internazionali che segue la tendenza manifestata già da altre denominazioni in Europa.

“Dopo lungo lavoro che ci ha visti impegnati per tanto tempo, il Ministero ha approvato la richiesta di modifica del disciplinare – ha dichiarato il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – Un processo di adeguamento alle normative europee che garantisce maggiore competitività e una maggiore capacità del vino Chianti docg di allinearsi ai gusti dei consumatori che inevitabilmente si modificano nel tempo.”

“Ciò permetterà alle aziende interessate – Prosegue Busi – di poter presentare dei vini secchi, sempre di altissima qualità ma più graditi al palato dai mercati prevalentemente orientali e americani. Un passaggio atteso da tante aziende che, se vorranno, potranno adeguarsi a questi nuovi standards. Ci aspettiamo dunque un aumento delle vendite su mercati esteri, che già presentano grandi potenzialità e su cui ci sono più ampi margini di sviluppo”

Il Consorzio ha già inviato una circolare a tutte le aziende con i dettagli delle modifiche e i riferimenti legislativi completi. Da un punto di vista tecnico, l’allineamento del valore del residuo massimo zuccherino ai parametri comunitari previsti per i vini secchi consentirà di avere un parametro massimo pari a 4 g/l, oppure entro 9 g/l purché il tenore di acidità totale, espresso in grammi di acido tartarico per litro, non sia inferiore di oltre 2 grammi al tenore di zucchero residuo.

Al momento la modifica è introdotta solo a livello nazionale, a partire dalla campagna vendemmiale 2019/2020 e per i vini atti a diventare DopChianti” provenienti dalle campagne 2018/2019 e precedenti, a patto che siano in possesso dei requisiti stabiliti nel disciplinare consolidato. Prima di essere applicabile nel territorio dell’Unione europea e nei Paesi terzi, la modifica al disciplinare dovrà essere pubblicata sulla Gazzetta dell’Unione Europea.

La pubblicazione è prevista entro tre mesi dalla data di trasmissione della domanda da parte del Ministero alla Commissione Europea avvenuta lo scorso 25 luglio 2019. Quindi, solo dopo tale passaggio, i vini Chianti Docg con il nuovo limite del residuo zuccherino massimo potranno liberamente circolare anche al di fuori dell’Italia.

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Chianti, Provolone e Asti insieme per valorizzare le Denominazioni

A partire dal prossimo 17 Settembre, a Cremona, Asti Docg, Provolone Valpadana Dop e Chianti Docg saranno i protagonisti di un programma di valorizzazione destinato al grande pubblico: 10 appuntamenti che alterneranno degustazioni guidate, show cooking, tecniche di assaggio e formazione sul mondo delle Indicazioni Geografiche del FOOD and WINE.

Il progetto, promosso dai rispettivi Consorzi di Tutela con il contributo del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari Forestali e del Turismo, permetterà ai partecipanti di scoprire e acquisire nozioni specifiche, interagendo direttamente con relatori selezionati per l’occasione.

“Vino Chianti, Provolone Valpadana ed Asti, stringono un’amicizia che si cimenta a suon di degustazioni guidate, show cooking, tecniche di assaggio – dichiara il Presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – partecipiamo volentieri a questa iniziativa che valorizza tre eccellenze italiane e con loro un mondo di tradizione e innovazione legate alla nostra cultura enogastronomica. I visitatori sono condotti per mano da esperti sommelier e chef alla scoperta di percorsi di gusto che esaltano prodotti che fanno la differenza e che raccontano il nostro territorio in tutto il mondo”

“La collaborazione tra Consorzi per far crescere una maggior consapevolezza del consumatore rappresenta un obiettivo ricco di stimoli – ha dichiarato Libero Stradiotti, Presidente del Consorzio Tutela Provolone Valpadana – Il programma che viene proposto affronta, con serate a tema, gli aspetti più importanti delle II.GG. e consentirà ai presenti di partecipare attivamente, con degustazioni ed abbinamenti particolari”.

“E’ il primo anno in cui, grazie alla possibilità offerta dal MIPAFT con il finanziamento di un progetto di promozione delle DOP del territorio piemontese (Consorzio per la Tutela dell’Asti Docg), toscano (Consorzio Chianti Docg) e lombardo (Consorzio Tutela Provolone Valpadana), si avrà la possibilità di degustare e conoscere, nelle loro principali peculiarità, questi tre importanti prodotti del wine e food, conosciuti non solo a livello nazionale, ma che hanno conquistato il palato di consumatori internazionali – ha dichiarato Romano Dogliotti, Presidente del Consorzio per la Tutela dell’Asti DOCG – Saranno organizzati momenti di degustazione attraverso i quali alcuni professionisti del settore enogastronomico guideranno gli ospiti in un mondo di gusti e profumi tipici dei vari territori di produzione.”

Sarà il Ristorante Il Violino, in Via Sicardo, 3 a Cremona, ad ospitare l’intera rassegna ogni martedì sera a partire dalle 18.00. La partecipazione agli eventi è gratuita, ma la prenotazione è obbligatoria per ogni singolo evento attraverso il sito www.altiformaggi.com , fino ad esaurimento posti.

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Giovanni Busi riconfermato alla presidenza del Consorzio Vino Chianti

FIRENZE – Giovanni Busi è presidente del Consorzio Vino Chianti, per il quarto mandato consecutivo.

Una riconferma eccezionale, resa possibile dall’approvazione all’unanimità della deroga al limite  di tre mandati  previsto dallo statuto.

Il Consiglio d’Amministrazione ha così dato mandato a Busi e nominato i due vicepresidenti: Ritano Baragli e Alessandro Zanette. Nominate anche le commissioni tecniche e marketing e i comitati di gestione tecnica, fondamentali per il funzionamento del Consorzio.

Questi i consiglieri eletti nell’assemblea generale del 28 giugno scorso: Tommaso Albergotti, Davide Ancillotti, Ritano Baragli, Rolando Bettarini, Giovanni Busi, Fabio Vittorio Carone, Cino Cinughi De Pazzi, Angiolo Del Dottore, Gianmarco Diddi, Stefano Fantechi, Marco Ferretti, Leonardo Francalanci, Paolo Gamberi, Filippo Gaslini Alberti, Francesco Gera, Ferdinardo Guicciardini, Malcom Leanza, Maria Grazia Mammuccini, Maurizio Masi, Mario Mori, Massimo Peruzzi, Mario Piccini, Filippo Rocchi, Andrea Rossi, Massimo Sensi, Vasco Torrini, Giovanni Trambusti, Alessandro Zanette, Gianni Zipoli

“Accetto con orgoglio e soddisfazione questa riconferma – ha commentato Giovanni Busi – La fiducia che i soci ripongono in noi ci motiva a proseguire un percorso di crescita e di progettualità condivisa, necessario ad affrontare le continue sfide che il mercato ci lancia, sia dal lato della domanda che dell’offerta. Siamo chiamati nei prossimi tre anni a gestire situazioni in continua evoluzione, a prevedere e a programmare con strategico anticipo le nostre attività di promozione e valorizzazione sia a livello di mercato interno che internazionale. Abbiamo avviato una fase di cambiamento e continueremo su questa strada, guardando sempre al medio e lungo periodo”

GLI OBIETTIVI DEL PROSSIMO TRIENNIO
Tra le priorità di mandato c’è sicuramente la modifica del disciplinare. “Una modifica strutturale, non più solo interventi di adeguamento alle contingenze – ha precisato Busi – Sarà moderno, in linea con le nuove esigenze di mercato e flessibile, un punto di riferimento per i nostri soci”.

Altra sfida il completo rifacimento dei vigneti, sfruttando al massimo i fondi OCM ristrutturazioni. “Un passaggio fondamentale per il miglioramento dei livelli di qualità della Denominazione”, ha proseguito Busi. Ad oggi il 75% degli impianti è stato rinnovato, con un investimento complessivo di 600 milioni di euro”.

Urgente anche la risoluzione, in maniera seria e continuativa, del problema causato dalla massiccia presenza di ungulati nelle campagne. Non da meno la questione delle giacenze, problema in parte tamponato dalla proposta di gestione dell’offerta avanzata dal Consorzio e recepita dalla Giunta regionale toscana che con una  delibera ha ridotto le rese massime di uva a ettaro e a ceppo per la vendemmia del 10 per cento.

Sul fronte della promozione, si procederà con i piani promozionali avviati, al rilancio della Denominazione sul mercato nazionale  e all’implementazione di nuovi percorsi promozionali  verso mercati  strategici, anche attraverso la registrazione del marchio consortile nei paesi emergenti.

Sul piano della vigilanza sui mercati, il Consorzio proseguirà l’attività con l’intento di bloccare la diffusione ingannevole e impropria di falsi vini Chianti fatti con kit di polverine, false etichette o uso improprio della Denominazione.

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Chianti, l’export parla francese. E comunica coi giovani con il rebranding del logo


MILANO –
Il Chianti cresce nella terra dei grandi rossi: la Francia. E punta alla revisione del logo, utile a catturare l’attenzione delle fasce più giovani di consumatori internazionali, con la “C” che ricorda uno “Smile”. È quanto emerge dalla relazione sulle vendite dei vini rossi toscani in Europa, organizzata ieri dal Consorzio Vino Chianti a Palazzo Mezzanotte, a Milano.

La ricerca è stata affidata a Nomisma Wine Monitor. Ad esporla Manuela Savardi, esperta di mercati internazionali. Il quinquennio preso in considerazione è quello 2013-2018. Partendo da dati macroscopici del vino italiano si evidenzia una crescita del 16% a valore nell’import, che passa da 2.535,5 milioni di euro a 2.941,8 milioni di euro dello scorso anno.

La Germania si riconferma il primo Paese, anche se la sua crescita è quasi nulla rispetto al notevole registrato dalla Francia (+59%), che si stabilisce al quarto posto. Al secondo posto troviamo la Gran Bretagna, che cresce del 18%.

Ma è bene sottolineare che il 49% dell’import è costituito dagli spumanti. Sicuramente un dato interessante è quello relativo ai mercati minori, anche tenendo conto che i Paesi nei primi 5 posti (terzo posto per Svezia e quinto Paesi Bassi) costituiscono un market share del solo 33%, in cui la crescita della Polonia risulta esponenziale (+ 109%).

Andando nello specifico dei rossi imbottigliati italiani, il valore nel medesimo lasso di tempo riporta una crescita contenuta in Ue, con un +6% a valore e sempre con la Germania che si trova saldamente in testa, ma con una crescita bassa (4%), a dispetto della Francia che fa registrare la migliore performance (+13%) ed è al quinto posto, preceduta da Svezia, Danimarca e Uk.

SORPRESA: I MERCATI MINORI

La Germania è comunque il primo Paese di export per i rossi italiani, ma ancora una volta i dati più impressionanti arrivano da mercati minori: Polonia +51%, Finlandia +35%, Repubblica Cieca +38%.

L’export di vini rossi è sempre guidato saldamente dalla Francia, che nei 5 anni incrementa del 14% in valore. L’Australia fa un balzo di +52% e segue Spagna e Italia. Nel dettaglio delle Dop, re indiscussi sono i rossi di Bordeaux, che generano un valore di 15,8 milioni di euro, con grande distacco sui vini toscani che seguono e segnano un 9,1 milioni di euro, seguiti in modo compatto da Rioja, Borgogna, Veneto e Piemonte.

Nel dettaglio dei vini rossi toscani Dop, l’export è aumentato del 3%, generando un valore che era 501,2 milioni di euro nel 2013 per giungere a 518,6 milioni nel 2018, anche se la percentuale sull’Europa è diminuita dell’8% (dal 39% al 31%) rispetto ai paesi extra EU.


Si registrano perdite nei principali mercati europei, con un -30% sulla Germania, -5% sugli Uk, -7% sui Paesi Bassi, -19% sul Belgio, e -30% sulla Danimarca. A rafforzare i trend precedenti, l’unica eccezione è sulla Francia, al terzo posto e con un valore di 13 milioni di euro, in cui c’è un incredibile +49%.

Guardando poi ai competitors interni, sempre nei primi 5 paesi Eu precedenti, i vini rossi toscani Dop restano i più esportati, con la sola eccezione dei Paesi Bassi. Insomma, tirando le somme dopo aver dato i numeri, puntare su alcuni mercati non canonici può essere una delle strategie per allargare il bacino dell’export anche per il Consorzio del Chianti.

IL REBRANDING DEL LOGO
Il Presidente Giovanni Busi evidenzia come un’altra via potrebbe essere “l’avvicinamento alla fascia più giovane della popolazione, a partire dal rebranding del logo che ha la ‘C’ di Chianti simile a uno smile“.

Altro obiettivo dei tour internazionali è insegnare la versatilità del Sangiovese, facile da abbinare ai piatti tradizionali di diversi Paesi, nel mondo. Un imponente lavoro di “riqualificazione dei vigneti” è stato operato tra il 2001 e il 2018, anche grazie ai finanziamenti pubblici sia italiani che europei.

In tutto circa 850 ettari, il 75% della superficie totale. Se le vendemmie saranno buone si prevede di arrivare a una produzione di un milione di ettolitri nel 2025. Lo stesso presidente Busi suggerisce infine “il Chianti come vino da Happy Hour. Magari non una Riserva…”.

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Chianti tra i banchi a Prato e Firenze: il Consorzio fa scuola


PRATO –
Dal Vinitaly fino in Cina, lezioni pratiche di promozione enogastronomica per gli studenti dell’Ipssar “F. Datini” di Prato e del “Saffi” di Firenze. Grazie a un protocollo di intesa siglato tra l’Istituto Datini e il Consorzio Vino Chianti i ragazzi potranno partecipare attivamente ai più prestigiosi eventi promozionali e vedere da vicino l’attività di promozione e di valorizzazione della denominazione.

L’Istituto pratese è capofila della rete “Progetto Made in Italy“, una associazione di Istituzioni scolastiche operanti nel settore dell’enogastronomia e ospitalità alberghiera che ha lo scopo di realizzare attività formative e di apprendimento tramite il contatto con realtà di eccellenza dell’economia ed il mondo del lavoro.

Vogliamo dare ai giovani uno strumento in più per migliorare la propria preparazione. La professionalità non si improvvisa – commenta Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti – soprattutto nel campo delle eccellenze enogastronomiche e del Made in Italy. Siamo contenti di poter contribuire a formare gli operatori e gli esperti di domani, dando loro l’opportunità di vedere da dietro le quinte quanto lavoro c’è nell’attività di promozione e valorizzazione di un prodotto di qualità come il Chianti”.

“Il potenziale motivante di queste nostre attività in varie nazioni del mondo è enorme sia sugli allievi che sui docenti” dichiara il Dirigente del “Datini” Daniele Santagati, orgoglioso di aver dato l’avvio, con la rete della quale è capofila, “ad un processo di internazionalizzazione dell’Offerta Formativa” che coinvolge numerose omologhe scuole d’eccellenza di tutto il territorio nazionale.

“Tutto il sistema del Made in Italy può trovare nelle migliori realtà scolastiche potenti alleati, caratterizzati da grande entusiasmo e inesauribili risorse umane”, prosegue Santagati.

Negli eventi previsti all’interno della collaborazione fra il Consorzio Vino Chianti e l’Istituto Datini di Prato, i ragazzi parteciperanno attivamente alle più importanti attività di promozione enologica con gli espositori con attività di allestimento sala, servizio agi intervenuti.

In alcune occasioni all’estero si procederà anche all’allestimento di corner e alla preparazione di piatti tipici della cucina toscana/italiana che saranno serviti agli intervenuti. L’enogastronomia utilizzata come biglietto da visita del Made in Italy. Il primo appuntamento è previsto a Verona, dal 7 al 9 aprile, per il Vinitaly; si prosegue poi, in Cina, a Guangzhou dal 3 al 5 giugno.

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La Toscana del vino unita a ProWein con Promovito

Barberino Tavarnelle (Firenze). È il momento d’oro del vino italiano, che sorpassa la Francia in volumi di vendite e che viene incoronato d’alloro dalla critica, è anche il momento dell’unione. In questi giorni a ProWein i produttori toscani si presentano uniti agli oltre 60.000 operatori di settore: sotto l’ombrello di Promovito, l’associazione che unisce i Consorzi di Tutela del comparto vitivinicolo regionale, si presentano 10 Consorzi, 29 vini a denominazione, oltre 200 produttori. L’iniziativa è stata realizzata con il sostegno della Regione Toscana e con il contributo dell’Unione Europea (Misura 3 “Regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari” Sottomisura 3.2 ”Attività di informazione e promozione”).

Il Presidente dell’associazione Promovito, Sergio Zingarelli, vice presidente del Consorzio Vino Chianti Classico, dichiara: “E’ una grande soddisfazione vedere l’italia fortemente presente a ProWein, soprattutto la Toscana, che si presenta unita nel padiglione 16, con un’immagine coesa di grande impatto: un segnale forte di unione che arriva dal mondo vitivinicolo toscano, eccellenza del Made in Italy”.

I CONSORZI ADERENTI
Consorzio Vino Chianti Classico, Consorzio del Vino Brunello di Montalcino, Consorzio Vino Chianti, Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri DOC, Consorzio del Vino Vernaccia di San Gimignano, Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Consorzio Tutela Valdarno di Sopra, Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana, Consorzio Tutela Vini Montecucco, Consorzio a Tutela del Vino Morellino di Scansano DOCG

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Nasce la Chianti Academy Latam

Firenze – Tappa a Cuba per un evento davvero speciale e poi un lungo tour in America Latina per annunciare la nuova Chianti Academy Latam, che come in Cina arriva anche oltreoceano.

Dopo il successo dell’anteprima “Chianti Lovers” a Firenze  –  con oltre 4mila partecipanti, 150 aziende coinvolte e 400 giornalisti accreditati,  il Consorzio Vino Chianti dà ufficialmente il via alla promozione internazionale per il 2019.

LE TAPPE DEL TOUR
Fino al 22 febbraio, il Consorzio e i vini delle aziende associate aderenti all’iniziativa saranno a L’Avana per il XXI Festival Habanos. Sono stati organizzato seminari e incontri con importatori invitati da Messico, Panama, Brasile, Argentina, Perù e Colombia.

Evento clou domani con la  “Chianti Magnum Celebration” nel rinnovato Hotel Packard. In occasione del Cinquecentesimo anniversario dalla fondazione della città, anche il Consorzio vuole dare il suo contributo a questa importante ricorrenza con una serata esclusiva per un ristretto gruppo di operatori internazionali.

Sono previste degustazioni di Chianti formato magnum, in tutte le sue declinazioni, abbinato alla cucina locale e ai migliori sigari habanos.

Dal 26 febbraio, invece, prende il via a Medellin, in Colombia, il Latam Tour III, con incontri tra operatori e professionisti del settore che dureranno fino al 1 marzo. Successivamente, dal 1 al 6 marzo, il Consorzio Vino Chianti porterà la denominazione a Lima, in Perù, per appuntamenti  con declinazione decisamente più gastronomica.

Ci saranno seminari sui vini e incontri specifici sull’abbinamento con il cibo, come una masterclass con la scuola Cordon Bleu e presenze nei ristoranti più blasonati della città.

“Dopo il successo del “Chianti Lovers”,  l’anteprima aperta al pubblico, il Consorzio parte con il suo tour promozionale – commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi Forti delle esperienze maturate nei mesi precedenti, soprattutto in Cina, abbiamo deciso di lanciare dal prossimo autunno la Chianti Academy Latam, che coinvolgerà diversi paesi dell’America Latina, come Messico, Panama, Cuba, Perù, Colombia e Nicaragua. Stimiamo un bacino di almeno 50 studenti per paese che seguiranno l’iter tecnico e didattico già noto con l’esperienza cinese. Il nostro obiettivo è creare e consolidare la conoscenza sui nostri vini, in mercati delle altissime potenzialità che riteniamo strategico presidiare con progetti mirati e soprattutto a lungo termine

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Viti resistenti in Toscana: appello del Consorzio Vino Chianti

Firenze – “La Regione Toscana si faccia parte attiva assieme al mondo della ricerca ed al mondo Consortile regionale per dare vita, in tempi brevi, ad un progetto applicativo ed operativo sui vitigni resistenti a cui fare seguire una sperimentazione in campo della coltivazione e successiva vinificazione delle uve di cloni di Sangiovese ed altri vitigni tradizionali della toscana enologica“.

Questo l’appello che il
 Consorzio Vino Chianti, attraverso il suo Presidente Giovanni Busi, ha deciso di rivolgere alle istituzioni e alle imprese agricole della Toscana.

RAGIONI E OPPORTUNITA’
Il motivo dell’appello? “Che siamo ancora fermi – spiega Busi – mentre altre realtà, soprattutto del Nord-Est stanno andando avanti e che se anche qui in Toscana non ci iniziamo a muovere rischiamo di restare indietro in un aspetto fondamentale della coltivazione della vite e quindi della produzione vinicola dei prossimi decenni: cioè un prodotto di qualità che risponde a standard ecologici elevatissimi per garantire così sia il produttore che il cliente finale”.

Il Presidente del Consorzio Vino Chianti si riferisce alle viti resistenti “PIWI” , un acronimo che sta a indicare le varietà di vite resistenti alle crittogame e capaci di battere le malattie fungine, che, al contempo, mantengono però tutte le caratteristiche di aroma profumo e gusto dei propri “genitori” merlot, chardonnay, cabernet-sauvignon e anche sangiovese. Viti che non hanno bisogno di difese chimiche e che non hanno niente a che fare con gli OGM.

Basti pensare – puntualizza Busi – che la resistenza totale o parziale a malattie crittogamiche come peronospora e oidio, permette una coltivazione più sostenibile, sia dal punto di vista ambientale che da quello economico: con l’utilizzo dei vitigni resistenti si risparmia in prodotti fitosanitari: è stato calcolato che ne servono circa l’80% in meno per un risparmio di mille euro circa per anno/per ettaro. E ciò significa non solo non sprecare risorse ma anche tutelare il nostro ambiente.

“Anche se le viti resistenti sono ormai frutto di una ricerca datata, ed oggi il mondo della ricerca va verso il nuovo rappresentato dal cosiddetto “genome editing” o “cisgenesi”, è importante avviare fin da subito, con le autorizzazioni regionali del caso, un processo di prove tecniche in pieno campo approcciando l’argomento in modo laico e senza pregiudizi”.

Quello che chiediamo – prosegueBusi – è semplicemente che possano essere autorizzate, in via di sperimentazione, in Toscana. Questo processo è già avviato per la produzione di vini ad indicazione geografica nelle regioni del nord Italia con particolare riferimento a Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Province di Bolzano e Trento, dove la sperimentazione è avviata ormai da tempo e già esistono vigneti realizzati in pieno campo e già si sono fatte prove di vinificazione.

“Ovviamente trattandosi di regioni del nord Italia la ricerca si è concentrata su vitigni tipici di quei territori con  particolare riferimento a quelli per produzione di uve bianche. Ma riteniamo che anche da noi occorre partire”.

Da qui l’invito alla Regione Toscana a far partire la sperimentazione,  indistintamente per IGT, DOC e DOCG, piantando vigneti con questi nuovi cloni resistenti alle malattie con particolare riguardo alla peronospora ed oidio. Ovviamente dovranno essere fatte prove di vinificazione delle uve ottenute, sui cloni dei vitigni classici toscani, a partire dal sangiovese nelle sue varie declinazioni,  per verificare se il vino che si otterrà da queste uve sarà in linea con qualità e caratteristiche, tradizione e tipicità delle produzioni enologiche toscane”.

“Non possiamo più attendere, sostenendo posizioni di retroguardia o mettendo la testa sotto la sabbia, il mondo va avanti e non possiamo  rimanere inerti o indifferenti, costringendo le aziende a muoversi autonomamente in una palude amministrativa.” – conclude Busi

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Torna #chiantigustalofresco: la campagna estiva passa dalla gdo grazie a Coop e Conad

Il Consorzio del Vino Chianti ha presentato la sua nuova campagna #chiantigustalofresco per incrementare nel periodo estivo le vendite del Chianti nel 2016. Dopo il successo dell’iniziativa ”Chianti fresco: gustalo a 16 gradi” promossa nelle passate stagioni dal Consorzio Vino Chianti nella città di Roma, oggi il concept di#chiantigustalofresco si declina sul format della grande distribuzione e arriva dal 19 al 28 maggio 2016 in 3.000 punti vendita Conad e dal 14 al 28 luglio in 600 Punti Vendita Coop del Centro-Nord (Toscana, Piemonte, Lombardia, Liguria, Dorsale Adriatica). Nei negozi Conad le bottiglie di Chianti verranno evidenziate sugli scaffali attraverso l’apposito bollino identificativo e presso Coop con etichette specifiche. Presenti sul punto vendita hostess e gadget brandizzati Chianti. L’approdo del Chianti nella grande distribuzione rappresenta una svolta nel modo di comunicare il prodotto: come nell’iniziativa #chiantigustalofresco, non si parla di un nuovo modo di bere il Chianti, ma del giusto modo di farlo, rivolgendosi a un target più ampio e importante nei numeri. Il Sangiovese di Toscana è un vino giovane e fragrante, dallo stile contemporaneo, un prodotto dai tratti distintivi che ben si prestano alla freschezza dei 16 gradi. Il consumatore sarà edotto sulla corretta modalità di degustazione del Chianti e riceverà come gadget un vero e proprio strumento per misurare la temperatura del vino, il braccialetto che misura la temperatura di servizio. La temperatura ideale è quella della cantina, a 16 gradi, temperatura che consente di esaltare i profumi e gli aromi di un vino rosso durante la stagione estiva. Le vendite del Chianti, in estate, rappresentano circa il 40% sul totale annuo che è di 100 milioni di bottiglie. Il mercato nazionale ne assorbe circa 30 milioni di cui il 55% nella distribuzione organizzata ed il resto nel libero mercato. Le principali aree di vendita della gdo sono Lombardia, Lazio e Toscana. ”Abbiamo immaginato di dare un contributo di attrattiva attraverso un’iniziativa, che è sia creativa che costruttiva – spiega Lorenzo Tersi, wine advisor che oggi ha illustrato la campagna – nell’ottica di aumentare la cultura verso questo tema che coinvolge non solo il Chianti ma tutti i produttori di vino rosso italiano”. ”Con questa campagna, che sarà lanciata anche attraverso i social network – spiega Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti – vogliamo aumentare in modo significativo le vendite dei nostri vini in un periodo dell’anno erroneamente considerato sfavorevole alla degustazione e consumo dei rossi. L’obiettivo è quello di raddoppiare le vendite nei prossimi 3 anni favorendo un consumo consapevole. Come Consorzio abbiamo il dovere sociale di stimolare il mercato attraverso iniziative di questa portata sostenendo così i nostri soci e le imprese in un’ottica di maggior attenzione verso il giusto consumo”. (foto Repubblica Firenze)

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