A quasi un anno esatto dalle prime avvisaglie, scoppia la guerra tra Comune di Rovato e Consorzio Franciacorta. L’ente che tutela la denominazione spumantistica è impegnato a difendere il nome Franciacorta dal presunto utilizzo abusivo da parte del Comune alle porte di Brescia, parte integrante del territorio della Docg e vera e propria “capitale” del territorio. Oggetto del contendere non è solo la parola in sé, ma anche la grafica utilizzata dall’ente comunale per pubblicizzare una rassegna culturale locale. La contesa è legale e si gioca ora nelle aule dell’Ufficio italiano brevetti e marchi (Uibm). A definire i contorni esatti della curiosa vicenda è il quotidiano di informazione online Prima Brescia.
COMUNE DI ROVATO E CONSORZIO FRANCIACORTA AI FERRI CORTI
Tutto ha inizio il 29 gennaio 2024, quando il Comune di Rovato presenta domanda all’Uibm per registrare il marchio legato alla rassegna culturale “Franciacorta la magnifica città, incontri e passeggiate nella cultura“. L’obiettivo, inizialmente, era proteggere il marchio del “Chilometro del manzo all’olio”, ma l’opportunità ha portato a includere anche la rassegna culturale. Una scelta che il Consorzio Franciacorta non ha tardato a contestare.
Si arriva così al 2 settembre 2024, data in cui Rovato riceve una diffida legale. Secondo il Consorzio, il Comune avrebbe fatto «un utilizzo illecito» del termine Franciacorta, configurando un caso di concorrenza sleale e sfruttamento indebito della Docg. La richiesta? Ritirare la domanda di registrazione e cessare ogni utilizzo del marchio. Il sindaco di Rovato, Tiziano Belotti, ha però respinto le accuse. Sottolineando che «Franciacorta è un toponimo che identifica un’area geografica storica e amministrativa». Nelle memorie difensive, il Comune di Rovato ha negato «ogni confusione possibile con il marchio del Consorzio».
LE POSIZIONI DEL CONSORZIO FRANCIACORTA E DEL COMUNE DI ROVATO
Il Consorzio, nato nel 1990 per tutelare la Docg Franciacorta, evidenzia il valore commerciale e culturale del nome. Nel documento di opposizione, si sostiene che il marchio del Comune configurerebbe uno «sfruttamento del segno notorio» e potrebbe ingannare il pubblico. Inoltre, vengono evidenziate similitudini tra i due marchi, come la comune presenza della parola Franciacorta e una stilizzazione della lettera F.
Il Comune, dal canto suo, ribadisce che Franciacorta è patrimonio di tutti i cittadini del territorio. Sottolinea come Rovato, da sempre identificato come capitale storica della Franciacorta, abbia il diritto di usare il nome per promuovere il proprio patrimonio culturale. Nelle memorie presentate, si contestano le accuse di confusione o sfruttamento, evidenziando che gli eventi culturali organizzati non sono a scopo di lucro.
LA GUERRA DEL FRANCIACORTA SI ALLARGA?
Gli amministratori di Rovato accusano inoltre il Consorzio di un « atteggiamento monopolistico», denunciando diffide inviate ad altre realtà locali per limitare l’uso del termine Franciacorta. «Il Consorzio – sostiene il Comune – riduce la Franciacorta a un negozio di vini, ignorando la storia, la cultura e le altre attività agricole che caratterizzano il territorio». La questione pone interrogativi importanti. Può un ente pubblico utilizzare un nome fortemente legato (anche) a un prodotto commerciale, o meglio a una Docg? Secondo il Comune, la risposta è sì. «Non esiste alcuna legge che possa impedire l’uso del toponimo da parte di un ente pubblico», si legge nelle memorie difensive. L’ultima parola sarà dell’Ufficio italiano brevetti e marchi. [Qui l’articolo integrale di Prima Brescia]
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
La vendemmia 2024 in Franciacorta è già nella storia. L’inizio della raccolta delle uve è coinciso con l’avvio delle attività del nuovo Laboratorio di microvinificazione del Consorzio Franciacorta, in via dell’Industria 46/F, ad Erbusco (Brescia). Questa struttura innovativa, realizzata in collaborazione con Accademia Symposium in una parte degli spazi dell’Istituto Oeno Italia, supporterà d’ora in avanti le attività del team di Ricerca e Sviluppo guidato da Flavio Serina. Il Laboratorio di microvinificazione, investimento da circa 300 milaeuro, è il supporto essenziale per trasformare le diverse “tesi sperimentali” in vino spumantizzato secondo il metodo classico, valutando sul prodotto finito la bontà delle scelte agronomiche ed enologiche. La supervisione delle fasi di vinificazione è affidata, in loco, all’enologo Mario Falcetti (ex Quadra Franciacorta) e a un gruppo di tecnici. Un passo decisivo rispetto al passato, quando tali operazioni venivano svolte presso strutture esterne. Più attrezzate, ma lontane da Brescia.
FRANCIACORTA, VISITA AL NUOVO LABORATORIO DI MICROVINIFICAZIONE
Uno degli aspetti più significativi delle attività di ricerca e sviluppo condotte dal nuovo Laboratorio di microvinificazione del Consorzio Franciacorta riguarda la selezione genetica. Il gruppo di ricerca genetica dell’Istituto di San Michele all’Adige ha avviato degli incroci che potrebbero portare a ottenere, nel lungo periodo, nuove varietà di vite con caratteristiche adattive e qualitative superiori. Questi incroci, nati da genitori come l’Erbamat e lo Chardonnay, mirano a combinare resistenza alla siccità e qualità del raccolto, rispondendo così alle sfide poste dal cambiamento climatico in Franciacorta.
Nel vigneto sperimentale di Erbusco sono state messe a dimora circa 50 piante per incrocio, frutto delle selezioni iniziali. Lo screening continuerà negli anni, eliminando gli incroci meno promettenti e studiando quelli con maggiore potenziale e resistenza alle avversità. È il futuro che bussa alla porta del Consorzio Franciacorta, con la possibile introduzione di nuovi incroci capaci di sintetizzare (ed elevare) le caratteristiche positive di Chardonnay ed Erbamat. Un percorso che si svilupperà nell’arco dei prossimi decenni, con Mario Falcetti pronto a mettere a disposizione del territorio le competenze acquisite in anni di sperimentazione sull’Erbamat, con risultati sorprendenti a Quadra.
PIWI FRANCIACORTA: UN CAMPO SPERIMENTALI SUI VITIGNI RESISTENTI
In parallelo, il Laboratorio di Microvinificazione del Consorzio Franciacorta ha in carico lo studio dei comportamenti di una serie di vitigni Piwi resistenti alle malattie fungine, come Johanniter e Solaris, che potrebbero accelerare i tempi di risposta alle sfide climatiche. Alcuni di questi sono ancora in fase di omologazione. Altri sono già stati testati con successo in ambienti montani, come presso la Fondazione Mach di San Michele all’Adige. L’adattamento dei vitigni Piwi alle condizioni specifiche della Franciacorta è uno dei principali focus di questa fase di valutazione. Una sorta di risposta della più nota denominazione spumantistica italiana del Metodo classico alle sperimentazioni condotte in Champagne dall’Institut National de l’Origine et de la Qualité (Inao), sul vitigno Piwi Voltis.
In questo senso, il nuovo Laboratorio di microvinificazione del Consorzio – che sarà ufficialmente inaugurato il 5 ottobre, alle ore 11 – si presenta come un vero e proprio incubatore di idee e innovazioni. Oltre a fornire risultati nel breve termine, come la possibilità di vinificare in micro-lotti, in condizioni controllate, rappresenta un punto di svolta strategico per il futuro della viticoltura della Franciacorta. Il Consorzio, in collaborazione con l’Università di Milano e l’Accademia Symposium, sta infatti esplorando nuove tecniche di potatura, ombreggiamento e gestione del “microclima” delle vigne franciacortine. Tutte iniziative rivolte a migliorare la qualità dei vini della denominazione, con un occhio alla sostenibilità della produzione.
LABORATORIO DI MICROVINIFICAZIONE: IL FUTURO DELLA FRANCIACORTA È OGGI
La ricerca sui portainnesti resistenti alla siccità e il miglioramento genetico delle varietà tradizionali rappresentano infatti solo una parte di un piano molto più ampio e ambizioso. L’iniziativa, di fatto, ha anche un forte valore formativo, coinvolgendo studenti e tirocinanti che potranno apprendere “sul campo”, partecipando in prima persona alle attività del Laboratorio di Microvinificazione. Un apporto significativo della Franciacorta alle competenze delle generazioni future di tecnici del settore che, proprio in via dell’Industria 51 ad Erbusco, potranno “sporcarsi le mani” e fare vera esperienza.
La struttura non solo permette di vinificare sul territorio bresciano le uve cresciute nella zona, evitando i problemi legati al trasporto delle uve in altri laboratori – come in passato avveniva appunto con l’Istituto di San Michele all’Adige, nei pressi di Trento – ma offre anche la possibilità di migliorare le tecniche di vinificazione e di sperimentare con una varietà di tecnologie innovative. Tra queste l’uso di kegs in acciaio (gli stessi contenitori utilizzati per la birra) per lo stoccaggio e il controllo delle fasi della fermentazione di piccole partite di mosto.
MARIO FALCETTI: «FRANCIACORTA PRONTA ALLE SFIDE INTERNAZIONALI»
«Il nuovo Laboratorio di microvinificazione del Consorzio Franciacorta – commenta Mario Falcetti – getta le basi per una nuova era di ricerca e sviluppo della denominazione, in grado di confrontarsi non solo con le sfide poste dai cambiamenti climatici, ma anche con il panorama competitivo internazionale, valorizzando ancor più le specificità e le eccellenze del territorio. La sfida, dunque, non è tanto competere con altre zone vitivinicole, come la Champagne, quanto valorizzare e potenziare le risorse locali attraverso l’innovazione scientifica e tecnologica».
Laboratorio di microvinificazione del Consorzio Franciacorta
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Mario Falcetti lascia Quadra Franciacorta e la notizia è di quelle che fanno rumore. Grazie a un lavoro scrupoloso avviato sin dal suo ingresso in azienda, nel 2008, il direttore generale ed enologo della cantina di Cologne (Brescia) è riuscito a diventare in pochi anni il simbolo, anzi il sinonimo stesso, di Quadra Franciacorta. In un’intervista esclusiva rilasciata a winemag.it, Mario Falcetti chiarisce di aver rassegnato le proprie dimissioni dal consiglio di amministrazione all’inizio del mese di aprile. I primi dissidi con la dirigenza della cantina, fondata nel 2003 dall’imprenditore del settore dell’energia rinnovabile Ugo Ghezzi, risalirebbero tuttavia a oltre un anno fa. Nulla, sino ad oggi, lasciava presagire un tale epilogo.
«Ci sono cose a cui mi sono riavvicinato molto nell’ultimo periodo, come la ricerca e la sperimentazione nel territorio franciacortino – commenta Mario Falcetti a winemag.it – che rimarranno primari nel mio futuro. La mia strada si divide definitivamente da quella di Quadra per differenti vedute sul futuro, ma non voglio e non posso perdere di vista il fatto che sono un agronomo ed un enologo ed è questo che continuerò a fare in futuro, molto probabilmente nel ruolo di consulente».
MARIO FALCETTI: «CHIUDO CON QUADRA, NON CON LA FRANCIACORTA»
La rottura di Falcetti con Quadra non significa infatti una rottura con la Franciacorta. «Tutt’altro – continua Mario Falcetti – anche perché sono in una fase della mia vita professionale in cui la qualità di quello che faccio sarà privilegiata rispetto alla quantità. Per esempio continua ad affascinarmi il lavoro avviato con il Consorzio Franciacorta sull’Erbamat, nel ruolo di coordinatore del Gruppo Sperimentazione e Ricerca». Ma non è escluso un ruolo di Falcetti anche all’estero, per esempio in Champagne o in Provenza, territori con i quali è sempre rimasto in contatto, nell’arco di tutta la carriera. «In ogni caso voglio tenere la Franciacorta baricentrica», annuncia l’ormai ex direttore generale di Quadra, sempre in esclusiva a winemag.it.
La decisione di troncare dopo 15 anni con l’azienda della famiglia Ghezzi, per divergenze di vedute sul futuro “piano industriale” della cantina, è stata annunciata da Mario Falcetti attraverso una «nota» diramata da un ufficio stampa specializzato nel settore del vino, poco prima delle ore 16 odierne. Tra le righe del comunicato, l’ex dirigente si dichiara «pronto a un nuovo capitolo della vita professionale, dopo aver contribuito al consolidamento dei primi dieci anni di Contadi Castaldi e dopo altri quindici di direzione aziendale e tecnica in Quadra: un lungo tempo, questo, che ha dato all’azienda un’identità riconosciuta sul panorama nazionale».
MARIO FALCETTI “L’ERETIQ”: «IO, DA SEMPRE CONTROCORRENTE»
«Da sempre una visione controcorrente – si legge ancora nella nota diramata alla stampa – immaginando prima e creando poi, vini del tutto innovativi, il Satèn, l’Eretiq e il Vegan, solo per citarne alcuni, diventati un paradigma stilistico autorevole e un riferimento per il comparto». Mario Falcetti ha alle spalle una più che trentennale esperienza agronomica ed enologica in aree vinicole italiane e straniere, partendo dal Trentino-Alto Adige (il suo primo incarico presso l’istituto Tecnico di San Michele all’Adige), passando per Toscana, Sicilia e Puglia per approdare, infine, in provincia di Brescia. Da un biennio nel CdA del Consorzio Franciacorta, ha assunto la delega alla Ricerca & Sviluppo, coordinando quindi l’operatività del comparto tecnico.
Falcetti definisce il suo approccio «scientifico di matrice “francese”», tanto da averlo portato «a stimolare la nascita del Rapporto di Attività (sempre con il supporto dell’Ufficio R&D e del Comitato Tecnico stesso), l’annuario che raccoglie e sintetizza i lavori di monitoraggio e di ricerca svolti in ambito consortile, con il contributo di diversi atenei». Altre importanti innovazioni alle quali l’ex direttore generale ed enologo di Quadra ha prestato il suo contributo, sempre in seno al Consorzio Franciacorta, «vedranno presso la luce».
«ESSERE PRODUTTORI SOLO IN CHIAVE BUSINESS NON BASTA PIÙ»
Negli ultimi anni, Mario Falcetti ha intensificato le relazioni con diverse realtà transalpine, in primis la Champagne, apportando a più riprese il proprio contributo come relatore. In questo contesto, ha contribuito a portare in Franciacorta, o meglio a Brescia, la seconda edizione dello Sparkling Wine Forum, un partecipato e dinamico incontro di carattere tecnico-scientifico per il settore spumantistico.
«Il nostro settore sta cambiando rapidamente – conclude Mario Falcetti – e sta ridefinendo i propri paradigmi valoriali. Essere produttori solo in chiave business non credo possa più bastare. Occorre una visione strategica di lungo periodo, implementare ricerca, innovazione, valori di sostenibilità etica ed ambientale. La mia mente, per come si muove, non può certo accontentarsi di “gestire” una navigazione di conserva. Meglio sempre il mare aperto, le onde alte, inseguendo un nuovo, bellissimo approdo».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Due squadre, anzi due “parrocchie”: sostenitori e detrattori. Ad oltre vent’anni dall’inizio delle prime sperimentazioni, l’Erbamat continua a dividere la Franciacorta tra produttori che investono in nuovi impianti (ancora pochissimi) e generale scettiscismo (il sentimento imperante). A dirlo sono i dati del vigneto dell’Erbamat, ancora inchiodati nel 2024 tra i 10 e i 12 ettari. Una cifra irrisoria, se si considera che il vitigno è stato riscoperto negli anni Ottanta, quando si pensava di poterne ottenere dei vini bianchi fermi, più che degli spumanti. Risale invece agli anni Novanta la consacrazione dell’Erbamat come varietà «capace di apportare acidità e finezza alle cuvée»: parola del Centro Vitivinicolo Provinciale di Brescia che, in collaborazione con il professor Attilio Scienza, era arrivato a una conclusione che molti sembrano ancora ignorare. Soprattutto quando si accosta il termine «finezza» all’Erbamat, noto per lo più per l’alto contenuto di acido malico.
Del 2023 l’identificazione dei primi due cloni certificati, che potrebbero dare ulteriore spinta alla sperimentazione. «Il progetto Erbamat è stato avviato un po’ “a porte chiuse”, con il coinvolgimento di un numero limitato di aziende che ne hanno fatto quasi un vessillo, mentre molte altre cantine si sono sentite un po’ tagliate fuori almeno in quella fase, iniziando così, per certi versi, a “remare contro” e portando avanti ancora oggi dello scetticismo», ammette a winemag.it Mario Falcetti, dal 2022 coordinatore del Gruppo di lavoro Ricerca e Sviluppo del Consorzio Tutela del Franciacorta, nonché direttore ed enologo di Quadra Franciacorta. «Io stesso ero tra i grandi scettici – continua – perché sostanzialmente si assaggiavano vini diversi, di aziende diverse, prodotti in annate diverse, con composizioni varietali, assemblaggi e tipi di affinamento differenti. Quindi era difficile trarre un filo conduttore».
L’ERBAMAT TRA CURIOSITÀ E SCETTICISMO IN FRANCIACORTA
Alla fine, però, ha vinto la curiosità a casa di una delle cantine più meticolose e all’avanguardia della denominazione, non a caso dirette da uno degli enologi più preparati e controcorrente d’Italia. L’occasione per il primo impianto di Erbamat di Quadra arriva nel 2021, quando emerge la necessità di reimpostare il vigneto sul tetto della moderna cantina di Via Sant’Eusebio, 1 a Cologne (Bs). Un piccolo appezzamento con terreno di riporto, che Falcetti decide di dedicare all’antica varietà autoctona bresciana.
«Nel 2022 – spiega – i primi grappolini ci hanno consentito di realizzare una micro vinificazione: abbiamo ottenuto 150 bottiglie, che assaggiamo in test interni o confronti con esperti del settore, senza nessuna velleità commerciale. Oggi, a maggio 2024, hanno circa un anno di permanenza sui lieviti. Con lavendemmia 2023 dell’Erbamat, più generosa, abbiamo applicato il protocollo di vinificazione “Franciacorta”: vendemmia manuale, pressatura soffice e fermentazione nelle medesime vasche della gamma Quadra. Nei prossimi giorni ne faremo una tiratura un po’ più importante: circa un migliaio di bottiglie, che intendiamo mettere in commercio a un prezzo capace di convincere i curiosi all’assaggio, per amplificare il messaggio dell’Erbamat tra i tanti visitatori che già ce lo chiedono».
L’ERBAMAT DI QUADRA FRANCIACORTA: LA DEGUSTAZIONE
Degustate in anteprima, i due millesimi di Erbamat di Quadra (entrambi in purezza e non dosati) appaiono diversi tra loro pur registrando tenore alcolico e acidità simle (10,50/10,80% vol. e 8 g/l). La 2022 inizia oggi a distendersi nel calice, presentando un deciso profilo “semi-aromatico” mai avvertito in altri campioni del vitigno, prodotti da altre cantine. Molto lontano dall’idea del Franciacorta, si lascia apprezzare a partire dal secondo sorso, per il sostanziale equilibrio tra la componente “aromatica”, davvero non sottovalutabile e fine, e la verve fresca e masticabile – più che tagliente – dell’acidità. Uno spumante, in definitiva, di assoluta dignità.
La base 2023 dell’Ebamat di Quadra, incredibilmente (o forse no), appare più vicina all’idea di Franciacorta di quanto si possa immaginare. Il profilo semi-aromatico è più attenuato e la percezione della sapidità – presente anche nel 2022 – fa il paio con la freschezza, sul fronte delle “durezze”. Ancora una volta c’è equilibrio, sapore, carattere deciso. E non manca, per l’appunto, una certa “identità territoriale”, specie se si pensa all’approccio di Quadra al Franciacorta e all’assoluta riconoscibilità dello stile della cantina situata all’ombra del Monte Orfano. Il tutto al netto della differenza tra il vitigno ancestrale e le varietà Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco. Per tirare le somme, un altro spumante più che mai promettente e da provare.
«Ovviamente – precisa Mario Falcetti – trattandosi di spumanti 100% Erbamat non possono aderire alla denominazione Franciacorta e la 2023 sarà necessariamente messa in commercio come VSQ. Il senso di queste bottiglie è capire il potenziale dell’Erbamat. Al di là che incuriosito, nel mio ruolo di direttore aziendale, mi sento particolarmente investito del ruolo di investigazione e di valorizzazione dell’Erbamat, in qualità di coordinatore del Gruppo di lavoro Ricerca e Sviluppo del Consorzio Tutela. Voglio essere un ponte tra questo team e il Consiglio di amministrazione e mi piacerebbe che questo tipo di esperienza non avesse padroni, promotori unici o ricettori del concetto che sta alla base dell’Erbamat. Vorrei che questo tema fosse visto come un campo neutro di confronto, sul quale affidarsi semplicemente al bicchiere».
FRANCIACORTA, SENTI FALCETTI: «DUE MOTIVI PER CREDERE NELL’ERBAMAT»
Perché altre aziende dovrebbero investire nell’Erbamat? «Abbiamo un’acidità che mantiene una gran persistenza anche in un periodo di raccolta così ritardato – risponde Falcetti – che quindi, con i cambiamenti climatici, diventerà sempre più un patrimonio. L’altro aspetto che io giudico interessante in un’ottica futura di vini più aderenti alle esigenze del consumatore, o al cambiamento del gusto, è che l’Erbamat non è una macchina da accumulo zuccherino come il Pinot Noir o lo Chardonnay: fatica a raggiungere gli 11 gradi in volume naturali, perfetti per le nostre basi Franciacorta».
«Lo osservo con la neutralità del ricercatore – aggiunge Falcetti – cercando di avere risposte dalla pianta e dal bicchiere. Mi auguro possa fare proseliti, non tanto perché auspico o immagino uno stravolgimento del panorama ampelografico della Franciacorta, ma in quanto la percentuale del 10% massimo nella cuvée stabilita nel 2017 dal disciplinare potrebbe essere aumentata. E mi riferisco, in particolare, alle cuvée della tipologia Brut, alle quali potrebbe dare un contributo senza andare a spostare gli equilibri ai quali siamo abituati».
BRESCIANINI SULL’ERBAMAT: «ANCORA PRESTO, MA ALL’ESTERO È GIÀ UNA CHANCE»
Silvano Brescianini, presidente del Consorzio Franciacorta e ceo di Barone Pizzini – foto credits Vinitaly International
Sull’argomento interviene anche Silvano Brescianini, in duplice veste: quella di presidente del Consorzio Tutela del Franciacorta e di direttore generale di Barone Pizzini, che dal 2008 ha impiantato il vitigno autoctono bresciano ed è tra le aziende che stanno sperimentando di più sulla varietà: «Ho sempre sostenuto che l’Erbamat è un regalo che ci fa la storia: non capita a tutti di trovare un vitigno già presente nel bresciano sin dalla metà del Cinquecento».
«Inoltre – continua – è anche una varietà che ha caratteristiche “tecniche” interessanti per fare Franciacorta. Oggi si parla solo della sua acidità, ma un altro aspetto molto interessante è il suo basso contenuto di polifenoli: in parole povere, non ha sostanze che “invecchiano”. Ossida molto poco. Dunque, più si aumenta la percentuale di Erbamat, più cresce la necessità di far perdurare l’affinamento sui lieviti, perché ha una sorta di “effetto antiage”. Lo stiamo studiando e abbiamo solo una possibilità all’anno, ovvero la vendemmia, per fare progressi in termini analitici. Oggi, come presidente della Franciacorta, mi sento di dire che ci stiamo mettendo il nostro impegno per capire se il vitigno possa dare maggiore personalità alle nostre cuvée».
«Come produttore, per conto di Barone Pizzini – aggiunge Silvano Brescianini – mi sento invece di dire che la varietà è molto interessante e che, a mio avviso, in un’epoca in cui lo storytelling ha un certo valore, soprattutto all’estero, parlare di una varietà presente nel Bresciano sin dal Cinquecento e sottolineare che i nostri Franciacorta possono essere ottenuti da un vitigno che abbiamo solo noi, è un aspetto da non sottovalutare. Posso assicurare che a New York, parlare di Erbamat, fa un certo effetto e gli Stati Uniti sono un nostro mercato che non si può sottovalutare». Una storia, insomma, ancora tutta da scrivere.
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Silvano Brescianini è stato rieletto presidente del Consorzio Franciacorta. L’esponente di Barone Pizzini vede così rinnovato il mandato, dopo i tre anni precedenti. «Desidero ringraziare il nuovo consiglio per la fiducia, dimostrando grande coerenza e responsabilità,», le prime parole di Brescianini.
«Uno stimolo – ha aggiunto – a proseguire con determinazione e impegno il nostro incarico nel rappresentare tutte le molteplici realtà che costituiscono la Franciacorta vitivinicola, tutelando e promuovendo con forza anche il nostro prezioso territorio. Ringrazio, infine, i consiglieri uscenti per il contributo che hanno dato in questi anni di lavoro a tutta la Franciacorta».
La rielezione di Silvano Brescianini a presidente del Consorzio Franciacorta, tutt’altro che scontata, è arrivata pochi minuti fa, durante la riunione del nuovo Consiglio di Amministrazione dell’ente bresciano.
Eletto l’Amministratore Delegato. Dopo 12 anni di lavoro, Giuseppe Salvioni lascia il posto a Simona Luraghi, manager con una carriera consolidata da oltre 23 anni di esperienza in importanti aziende multinazionali nel mass market e nel lusso, nel settore finanziario, commerciale e strategico.
«Simona Luraghi – commenta il presidente Silvano Brescianini – dovrà ulteriormente qualificare l’immagine, non solo della Franciacorta ma di tutte le cantine associate e del territorio, riconosciuto come sistema a livello nazionale e internazionale».
«La dottoressa Luraghi – continua – dovrà collaborare con gli enti, gli stakeholder del mercato con un’attenzione mirata ad una sempre più sinergica integrazione fra team interno, la realtà esterna, il territorio, le aziende socie e il contesto politico locale e nazionale».
«Con l’insediamento di Simona Luraghi continua il ruolo di Giuseppe Salvioni che prevedeva il diretto e continuo coinvolgimento del Consiglio di Amministrazione con una visione sempre più globale e verticale, che segue le linee programmatiche e strategiche dettate dall’assemblea dei soci».
«Ancora molto c’è da fare – conclude Silvano Brescianini – ma la sfida per i prossimi anni ci esorta sempre di più a seguire linee guida condivise all’insegna dell’unione di passioni».
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La Franciacorta ha concluso il 2021 in assoluta crescita, con un record di vendite che supera i 20 milioni di bottiglie. Nonostante l’incertezza dei primi mesi, con le restrizioni del canale Horeca, a partire dal mese di marzo 2021 si è aperto un quadrimestre positivo.
«Siamo riusciti a realizzare risultati molto positivi – commenta il presidente del Consorzio Franciacorta, Silvano Brescianini – soprattutto a partire dalla primavera. La capacità di contenere gli effetti negativi e sfruttare in maniera completa i periodi positivi ci rassicura sulla qualità e la forza della nostra denominazione, anche per il futuro».
I NUMERI DELLA DENOMINAZIONE
Se confrontato con il periodo corrispondente del 2020, il 2021 ha presentato tassi di crescita decisamente importanti, con un picco tra aprile e maggio di addirittura il 200%. Le vendite del secondo semestre sono risultate superiori rispetto a quelle dell’anno precedente. Portando ad una chiusura del 2021 con una crescita in volumi, nell’insieme, pari al 28,3%.
Considerando le peculiarità dell’anno trascorso, i tassi di crescita rilevati rispetto al solo 2020 forniscono una visione parziale dell’andamento di mercato. Ma le analisi sulle variazioni rispetto al 2019 raccontano di una sostanziale crescita. Con un tasso positivo del 15,5%.
Bene anche l’export del Franciacorta, che si assesta sullo 10,3%. A livello di singole nazioni, la Svizzera conferma il proprio primato, rappresentando il 22,2% dell’export totale (+22,1% sul 2020 e +28,5% sul 2019).
Seguono gli Stati Uniti che rappresentano il 12,4% (+71,7% sul 2020 e +8,4% sul 2019). Il Giappone (11,9% del totale export). La Germania (8,3% del totale export) e il Belgio (5,4% del totale export).
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Il Consorzio Franciacorta inaugura una partnership con WSET– Wine & Spirit Education Trust come Bronze Corporate Patron. Franciacorta entra così fra le organizzazioni di alto profilo che collaborano alla missione di fornire istruzione e qualifiche riconosciute in tutto il mondo per i professionisti e gli appassionati di vino e liquori.
«Poter contribuire alla cultura del vino è sempre stata per noi una missione prioritaria e quindi siamo molto soddisfatti di questa partnership». Afferma Silvano Brescianini, Presidente del Consorzio Franciacorta.
Entusiasmo condiviso da Ian Harris, CEO di WSET, che guarda con ottimismo al futuro di questa collaborazione. «Siamo onorati – afferma Harris – di accogliere il Consorzio Franciacorta come nuovo Corporate Patron di WSET. Non vediamo l’ora di lavorare con loro in futuro».
La collaborazione apre anche nuove opportunità per le aziende del Consorzio di espandere le conoscenze e consolidare la formazione del proprio personale.
L’accesso a corsi di formazione, oltre ad un’educazione di altissimo livello, garantirà la possibilità di beneficiare di un riconoscimento globale. Inoltre darà la possibilità di far parte di un network internazionale di professionisti del settore vino.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
A un anno di distanza dalla precedente edizione, torna la Monza Wine Experience. Dal 17 al 20 settembre, il capoluogo brianzolo accoglierà i cultori e gli appassionati di vino che potranno così degustare i prodotti di selezionatissime cantine Italiane.
Il settore enologico in questi ultimi anni è diventato un asset importante dell’economia lombarda- dichiarano il Sindaco di Monza Dario Allevi l’Assessore alla Cultura e Attività Produttive Massimiliano Longo – Oggi, dopo le difficoltà del lockdown, dobbiamo ripartire e, per farlo, è doveroso sperimentare e scoprire forme nuove e innovative di coinvolgimento per dialogare con un pubblico diverso e sempre più ampio”.
“La seconda edizione del Monza Wine Experience va proprio in questa direzione. Il vino è uno strumento potente ed evocativo per raccontare un territorio e la sua identità. L’obiettivo, attraverso le aziende che hanno aderito al progetto, è avvicinare gli appassionati – e non – a questo mondo con esperienze emozionali e rafforzare la nostra città come polo di attrazione regionale”.
Il fitto programma della manifestazione – supervisionata dalla sezione Monza e Brianza dell’Associazione Italiana Sommelier – prevede tante iniziative in diverse zone del centro, per vivere in modo nuovo la città, passeggiando fra palazzi storici, ristoranti e boutique trasformate per l’occasione in speciali cantine.
I visitatori avranno la possibilità di scegliere tra Masterclass guidate da esperti, brindisi sotto le stelle, street food d’eccellenza e menù speciali nei migliori ristoranti cittadini. Sono questi gli ingredienti che hanno già determinato il successo della prima edizione che promettono di replicarne gli ottimi risultati.
MENÙ CON VINI IN ABBINAMENTO
Alcune attività della Monza Wine Experience partiranno già all’inizio della settimana: da lunedì 14 a domenica 20 settembre, i vini di questa seconda edizione saranno gli ospiti d’onore in alcuni tra i migliori ristoranti di Monza. Durante tutta la settimana, gli chef proporranno speciali menù degustazione pensati appositamente per esaltare gusto e proprietà delle etichette e immaginare un viaggio sensoriale lungo l’antica tradizione enologica italiana.
DEGUSTAZIONI IN BOUTIQUE
Contemporaneamente all’inaugurazione, Giovedì 17 settembre le boutique del centro si trasformeranno in speciali cantine, per scoprire e assaggiare l’ottima selezione di etichette partner dell’evento.
MASTERCLASS
Punto centrale dell’intera manifestazione saranno le Masterclass, tenute nella suggestiva cornice dell’Arengario dal 18 al 20 settembre. Aldo Fiordelli, giornalista fiorentino adottato dalla città di Monza, esperto di vini ed enogastronomia, giudice ai Decanter World Wine Awards, guiderà i principali appuntamenti, con l’obiettivo di far scoprire i territori del vino in degustazione agli appassionati che si iscriveranno.
Tra i relatori, inoltre, saranno presenti anche personaggi di spicco delle case vinicole coinvolte, che racconteranno in prima persona i segreti della loro produzione e del loro impegno e lavoro. Punto di riferimento in queste masterclass, saranno gli esperti dell’Ais, che affiancheranno i partecipanti alle degustazioni.
PERCORSI DEGUSTATIVI CON PASTA RUMMO
Accanto alle masterclass tutte dedicate al vino, saranno introdotti anche dei Percorsi degustativi con Pasta Rummo, progettati per dare spunto su come scegliere la bottiglia giusta per un primo piatto di terra o di mare. Dal 18 al 20 settembre, a pranzo e a cena, il pubblico avrà l’opportunità di sperimentare dal vivo l’abbinamento fermentato-cibo e imparare trucchi e segreti per trasformare pranzi e cene in esperienze sensoriali indimenticabili.
CALICI SOTTO LE STELLE
Venerdì 18 settembre a partire dalle 18.30, l’animata Via Bergamo, nuovo punto di riferimento per gli amanti del divertimento e della buona cucina, ospiterà Calici sotto le stelle: una serata di degustazioni in cui i wine lovers potranno passeggiare e scoprire i vini proposti nelle dieci postazioni presidiate dai sommelier Ais.
WINE & STREET FOOD
Il vino si abbina benissimo anche al cibo di strada ed è per questo che sabato 19 e domenica 20 settembre l’area di Piazza Carrobiolo si trasformerà nello scenario originale di Wine & Street Food. Tanti Food Truck provenienti da tutta Italia proporranno le loro migliori specialità, abbinate ad alcune tra le più apprezzate etichette di vino italiane.
WINE TASTING & DRIVE-IN THEATRE
Domenica 20 settembre dalle 18.30, Wine Tasting & Drive-In Theatre sugellerà in modo emozionante la chiusura di Monza Wine Experience. Il cuore dell’antico Spalto Santa Maddalena, punto di riferimento per gli amanti del divertimento e della buona cucina, diverrà il teatro di una serata di degustazioni in cui gli amanti del vino potranno passeggiare lungo le rive del fiume Lambro e scegliere quali degustare tra le molte etichette proposte.
Inoltre, in collaborazione con la Compagnia teatrale Binario 7, lo Spalto diverrà un teatro a cielo aperto, con il palcoscenico più piccolo del mondo: un’Apecar. Per unire antichità a modernità, sarà creata un’area privè realizzata con autovetture Mini in cui sarà data l’opportunità di vivere un’esperienza di Drive-in Theatre.
SO WINE
In concomitanza con gli appuntamenti della Monza Wine Experience, Rinascente di Largo Mazzini a Monza ospiterà, dal 17 al 20 settembre, la settima edizione di So Wine, l’evento con cui le cantine presenti in Rinascente aprono le porte al pubblico, propongono l’assaggio delle loro migliori etichette e ne raccontano la storia: dalla coltivazione delle uve alla creazione di prodotti dallo stile unico. Un percorso guidato da enologi e sommelier tra vini bianchi, rossi e spumanti, per imparare il rituale della degustazione e scoprire gli abbinamenti ideali con la cucina.
CASE VINICOLE
Le Case Vinicole confermate alla data del presente comunicato sono: Abbona, Allegrini, Argiolas, Ayala, Cantina Gulfi, Castello Banfi, Cecchi, Consorzio Franciacorta, Marisa Cuomo, Masi Agricola, San Leonardo, San Marzano, Tenuta Alzatura, Tenuta Fertuna, Terre Di Leone, Val delle Rose.
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La Regione Lombardia distribuirà 3,4 milioni di euro per 16 progetti di internazionalizzazione del vino lombardo, nell’ambito dell’Ocm vino. Una pioggia di denaro che interesserà, in particolar modo, l’Oltrepò pavese e la Franciacorta. La prima presenza collettiva lombarda sarà alla fiera ProWein 2020, dal 15 al 17 marzo a Düsseldorf.
“Crediamo molto nella straordinaria qualità dei nostri vini – dichiara Fabio Rolfi, assessore regionale lombardo ad Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi – e vogliamo accompagnare i produttori nell’export, facendo da regia e promuovendo progetti che possano essere un valore aggiunto”.
“Si tratta non solo di scoprire nuovi mercati, ma anche di consolidare quelli già esplorati. Penso agli Stati Uniti o all’Oriente. Sul territorio lombardo si produce per il 90 per cento vino a Denominazione di qualità, grazie a 5 DOCG, 21 Doc e 15 Igt. Comunicare la nostra eccellenza è fondamentale”.
Nel biennio 2017/18 il vino lombardo ha fatto registrare il record storico di esportazioni. Attendiamo i dati definitivi del 2019. “Ma siamo fiduciosi – continua Rolfi – perché il lavoro che stiamo portando avanti con i consorzi e i produttori è eccellente”.
“Avremo uno spazio dedicato ai vini lombardi nella più grande fiera business del mondo enologico, ProWein 2020 – continua Rolfi – nella quale confidiamo di poter consolidare la nostra presenza collettiva nei prossimi anni, quando gli spazi lo consentiranno, per dare la più ampia possibilità di partecipazione ai produttori lombardi”.
“Con questo decreto promuoviamo anche 6 progetti interregionali. È necessario fare sistema per valorizzare in maniera adeguata il comparto, semplificando la comunicazione per arrivare con più forza sui mercati internazionali”, conclude l’assessore.
I PROGETTI AMMESSI A FINANZIAMENTO
Menmade 53.318,00 €
Lieti Calici Cina 234.115,00 €
Made In Lombardy Svizzera Canada E Brasile 304.386,00 €
Made In Lombardy Giappone Cina Federazione Russa 338.481,00 €
Lieti Calici Usa 280.890,00 €
It Wines 399.347,00 €
Made In Lombardy Usa 398.634,00 €
Ca’ Maiol 303.134,00 €
Losito E Guarini 184.000,00 €
Consorzio Franciacorta 774.114,53 €
Progetti Multiregionali (Quota Regione Lombardia)
Ca’ Del Bosco € 68.029,00
Consorzio Tutela Franciacorta – Area € 41.250,00
Azienda Opera Roses Di Calvagese – Bs € 375,00
Ati Wine Experience € 48.541,78
Balgera Vini € 9.315,00
Cantina Storica Montu’ Beccaria € 9.105,47
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Un patrimonio di biodiversità già al top in Italia e in ulteriore costante crescita grazie alla riscoperta e alla reintroduzione di preziose varietà autoctone. Un inarrestabile incremento delle superfici vitivinicole coltivate secondo i dettami dell’agricoltura biologica. E una serie di azioni nel segno della sostenibilità ambientale destinate a rappresentare una preziosa eredità per il futuro.
È un biglietto da visita decisamente green quello con cui le aziende vitivinicole lombarde si presenteranno alla 52ª edizione di Vinitaly 2018, il Salone internazionale del vino e dei distillati che si terrà a Verona dal 15 al 18 aprile. La valorizzazione di un territorio unico per varietà di climi, ambienti e terroir rappresenta infatti un carattere distintivo della viticoltura regionale, la quale all’interno del Padiglione Lombardia sarà rappresentata da oltre 200 produttori.
UN PADIGLIONE DA RECORD La collettiva lombarda, tra le prime per numero di espositori, occuperà uno spazio di 8.500 metri quadrati complessivi, di cui circa 4.000 allestiti, nel “salotto buono” al primo piano del PalaExpo. Qui buyer, operatori e giornalisti specializzati troveranno circa 2 mila etichette in degustazione. E qui la varietà di un territorio caratterizzato da montagne, colline, pianura e grandi laghi sarà ben rappresentata anche in termini di biodiversità.
Dall’Erbamat in Franciacorta, alla Merera in Valcalepio, alla varietà Verdese sulle colline dell’IGT Terre Lariane, solo per fare qualche esempio, sono molte le varietà rilanciate negli ultimi anni. E anche grazie a loro la Lombardia, già ai primi posti a livello nazionale per varietà di vite per uve da vino coltivate, ha ulteriormente consolidato questa peculiarità, arrivando a 90 diverse tipologie presenti sul territorio regionale sulle 517 totali iscritte al Registro nazionale delle varietà di vite.
“Anche quest’anno l’appuntamento di Vinitaly testimonia l’importante patrimonio enogastronomico lombardo e italiano”, commenta il Presidente di Regione Lombardia. “Con oltre 3 mila imprese vitivinicole, 300 aziende giovani e gli importanti risultati raggiunti sui mercati esteri, il nostro si conferma un settore competitivo e in forte crescita”.
IL BOOM DELLE PRODUZIONI BIO Accanto alla valorizzazione della biodiversità, si è assistito negli ultimi anni anche a un vero e proprio boom della viticoltura biologica. Se nel 2010 gli ettari destinati a questo tipo di produzione o in conversione erano 908, nel 2017 hanno raggiunto in Lombardia quota 1.751 ettari, con un incremento del 93%. A far la parte del leone, la provincia di Brescia, prima a livello regionale con 522,5 ettari a biologico e 504 ettari in conversione. Seguono la provincia di Pavia, con 259 ettari a bio e 378 in conversione, quella di Mantova (rispettivamente 34,5 e 20,8 ettari), quella di Bergamo (rispettivamente 7,6 e 10,4 ettari), quella di Sondrio (rispettivamente 2 e 8,7 ettari). Chiudono Lecco, con 0,3 ettari a bio e 2,2 ettari in conversione, Milano con 0,6 ettari bio e Varese, con 0,1 ettari a bio.
“La Lombardia produce per il 90% vini a Denominazione di qualità, grazie a 5 Docg, 21 Doc e 15 Igt”, dichiara l’Assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia. “Un indice indubbiamente di qualità, ma evidentemente non sufficiente, se è vero che il modello della produzione vitivinicola lombarda sta rispondendo alle richieste di un consumatore sempre più attento al biologico e alla sostenibilità. Come Regione, dall’entrata in vigore della nuova programmazione comunitaria abbiamo sostenuto il comparto con oltre 67 milioni di euro nelle varie misure, tenuto conto che il sostegno all’internazionalizzazione sui Paesi Terzi è stato fortemente penalizzato dai ben noti ritardi del Mipaaf in materia di Ocm Vino. In tal senso, ritengo che la vetrina di Vinitaly possa in parte rilanciare il percorso di crescita all’estero, che deve recuperare quel valore aggiunto che la Francia ha ottenuto negli anni grazie alla comunicazione del terroir e delle proprie zone di produzione sui mercati mondiali”.
Un valore aggiunto che passa anche per la svolta avviata dalle aziende e dai Consorzi di tutela dei vini lombardi, pronti non solo a convertire la produzione, ma anche ad avviare sperimentazioni e intraprendere iniziative nel segno della sostenibilità ambientale. Dall’azienda dell’Oltrepò Pavese che utilizza le capre in vigna per la cura del vigneto, a quelle che in Franciacorta utilizzano ferormoni di insetti per generare confusione sessuale e tenere sotto controllo la diffusione delle specie nocive, passando per gli interventi con microcamere in vigna e per l’utilizzo di piante selezionate che favoriscono la presenza di insetti utili, il catalogo è davvero ampio.
LA RICERCA E LA PROMOZIONE DELL’ECCELLENZA “Le nostre imprese hanno dimostrato di sapere coniugare una produzione di qualità con la valorizzazione delle peculiarità del territorio e con una visione futura del comparto, utile anche per conquistare quei mercati esteri, soprattutto del Nord Europa, dove i prodotti biologici sono maggiormente ricercati”, commenta Daniele Riva, Vicepresidente di Unioncamere Lombardia e Presidente della Camera di Commercio di Lecco. “Non a caso i dati per i primi nove mesi del 2017 indicano per i vini lombardi un ulteriore incremento dell’export del 3,7% rispetto al periodo gennaio-settembre 2016. Come Sistema camerale l’obiettivo è continuare a garantire alle imprese quel supporto che in questi anni, anche grazie alla fruttuosa collaborazione con Regione Lombardia, ha contribuito a rafforzare la loro posizione sui mercati, dove l’aspirazione è quella di diventare un’eccellenza riconosciuta a livello mondiale al pari di moda e design”.
Un obiettivo per il quale i produttori, oltre che su Regione Lombardia e Unioncamere Lombardia, che realizzano e finanziano in Accordo di programma il Padiglione che ospita la collettiva lombarda a Vinitaly, possono contare sui Consorzi di tutela dei vini lombardi. Sono loro, infatti, a giocare insieme alle istituzioni il ruolo di custodi e promotori di una qualità sempre più apprezzata non solo in Italia, ma anche all’estero, che buyer, operatori e giornalisti potranno apprezzare durante Vinitaly grazie a un fitto calendario di eventi volti a valorizzare la variegata offerta dei vini regionali.
I Consorzi presenti a Vinitaly 2018 sono: Consorzio Franciacorta, Consorzio Lugana, Consorzio Moscato di Scanzo, Consorzio Oltrepò Pavese, Consorzio Provinciale Vini Mantovani, Consorzio San Colombano, Consorzio Terre Lariane, Consorzio Valcalepio, Consorzio Valtellina, Consorzio Valtènesi, ed Ente Vini Bresciani (in rappresentanza dei territori di Botticino, Cellatica, San Martino della Battaglia e Valcamonica).
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Durante il Consiglio Regionale della Lombardia dello scorso 18 luglio è stato approvato in via definitiva il Piano Territoriale Regionale d’Area (PTRA) della Franciacorta, risultato fortemente voluto dal Consorzio Franciacorta e dai comuni interessati al progetto, che da anni collaborano con il supporto della Regione e delle Università di Brescia e Bergamo per dotare il territorio di uno strumento capace di valorizzare al meglio le sue potenzialità ambientali e culturali.
La convinzione di fondo è che una corretta organizzazione delle risorse locali possa contribuire alla proiezione su scenari internazionali della Franciacorta, territorio nel complesso antropizzato e caratterizzato dalla presenza di attività produttive e commerciali ma anche sensibile ai beni naturalistici esistenti, al valore paesaggistico ed alla sostenibilità.
Il PTRA è il primo piano di governo territoriale dedicato ad una Denominazione di Origine Controllata e Garantita. Unico nel suo genere approccia diversi settori, dalla salvaguardia ambientale alle strategie di sviluppo economico e sociale.
Lo scopo è di consentire un’efficace sinergia e armonizzazione tra i programmi ed i progetti delle varie componenti territoriali, che talvolta faticano a dialogare tra loro, in merito alla qualità delle aree urbane, all’uso razionale del suolo e alla tutela del paesaggio, con l’obiettivo di migliorare la qualità di tutto il territorio, agendo sulla qualità dei suoi prodotti e del modo di vivere dei suoi abitanti.
Orientare lo sviluppo del territorio verso la riduzione del consumo di suolo e la rigenerazione urbana/territoriale, promuovere l’attrattività paesaggistica e la competitività territoriale, sostenere un sistema integrato di accessibilità e mobilità sostenibile; queste le linee guida del PTRA messe a disposizione degli enti per l’attuazione su scala locale.
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Non “la migliore delle annate”, ma certamente una “buona annata”. E’ già tempo di bilanci per la Franciacorta, in occasione dell’inizio della vendemmia 2016. A dare il via alle operazioni, il 12 agosto, sono state le aziende agricole del versante sud del Monte Orfano, che godono di un microclima favorevole alla maturazione delle uve. La raccolta di Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco è sempre anticipata rispetto alle zone più centrali. “La situazione in Franciacorta è molto disomogenea quest’anno – evidenzia dal quartier generale di Erbusco Silvano Brescianini, vicepresidente del Consorzio Franciacorta – per via delle numerose variabili che contraddistinguono le aree del nostro territorio. Ci sono delle zone, per esempio quelle più a nord, dove serviranno ancora almeno un paio di settimane prima di iniziare la raccolta”. Il 2016, infatti, ha visto un clima altalenante nel Bresciano. A consistenti precipitazioni si sono alternate giornate molto calde e umide. “Fin dal principio della stagione – continua Brescianini – apertasi con un regolare germogliamento nei primi giorni di aprile, l’annata è parsa piuttosto precoce, grazie a condizioni climatiche molto favorevoli. Durante le fasi della fioritura e dell’allegagione, però, le frequenti piogge e i bruschi abbassamenti della temperatura hanno rallentato il processo di maturazione e in alcuni casi favorito la peronospora. Questo patogeno fungino, che influisce fortunatamente solo sulla quantità prodotta, compromette infatti il passaggio da fiore a frutto, con il mancato sviluppo di alcuni acini all’interno dei singoli grappoli”.
I PRODUTTORI: “QUALITA’ ASSICURATA” Il maltempo del mese di maggio e inizio giugno, con frequenti rovesci e alcune grandinate, ha poi influenzato negativamente la formazione dei grappoli. In Franciacorta si registreranno dunque “perdite di produzione in termine di volumi, anche se non consistenti”. “Un’annata – continua Brescianini – con delle rese ridotte rispetto al 2015, con una previsione di calo del 10-15 % dei volumi sul totale degli ettari, ma sicuramente di grande qualità. Il clima è stato infatti nel complesso favorevole, poiché l’escursione termica ha permesso una buona maturazione delle uve e un buon bilanciamento tra zuccheri ed acidità”. A confermare questa previsione, anche Paolo Turra (nella foto),enologo della Cantina Solive: “Sì prospetta non una delle migliori annate che ci siano mai state ma complessivamente una buona annata per la Franciacorta tutta. Tra i quaranta e i cinquanta giorni fa, proprio in occasione della fioritura delle viti, nel Bresciano si riscontrava un temporale ogni sera. Precipitazioni cospicue, con gocce di grosse dimensioni”.
“Questo – continua Turra – ha reso faticosa la fecondazione di tutti gli acini. Inevitabile dunque le perdite in termini quantitativi, rispetto alla scorsa vendemmia. Inoltre, i continui temporali e la mancanza di un caldo asciutto hanno portato un mese e mezzo fa all’instaurarsi di malattie come la Peronospora, con qualche accenno di Oidio, fortunatamente entrambi circoscritti in tempo e fermati, evitando l’espandersi dei danni. Da metà luglio, fortunatamente, la situazione meteorologica si è stabilizzata portando l’annata sulla retta via e ad un’ottima allegagione. Siamo però in ritardo sulla tempistica media: esattamente il 13 agosto del 2015 a Solive iniziavamo la vendemmia. Quest’anno, complice gli ultimi 2 o 3 temporali dei giorni scorsi e la caduta delle temperature, registriamo la presenza di uve in stallo con un alcol probabile intorno ai 7-8%”. “Non ci rimane dunque che aspettare e monitorare la situazione – conclude l’enologo Paolo Turra -. Siamo fiduciosi di ottenere una buona annata. La sanità è buona, grazie soprattutto al tanto e minuzioso lavoro fatto con passione, caratteristica indispensabile per ottenere un ottimo prodotto”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
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