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Sicilia, presente e futuro della viticoltura Italiana

Sicilia, presente e futuro della viticoltura Italiana

Back to the roots. La Sicilia che vive il futuro“. Il tema scelto per l’edizione 2022 di Sicilia en Primeur, l’evento di Assovini Sicilia svoltosi presso il Centro di cultura scientifica Ettore Majorana di Erice, focalizza subito l’attenzione sul futuro della viticultura dell’isola. Un futuro fatto di biodiversità, resilienza ai cambiamenti climatici, tradizione ed innovazione.

La Sicilia è un continente in miniatura – dice Laurent de la Gatinais, presidente di Assovini Sicilia -. La sua diversità sarà la chiave del nostro futuro. Quindi bisogna mettere al centro la vite, il suo studio, la sua evoluzione. Si è sempre detto che il fattore umano è fondamentale nel ciclo di produzione”.

“Oggi penso sia sempre più attuale ed inteso come scienza, conoscenza, know-how. Solo così possiamo affrontare importanti temi, come il cambiamento climatico. Assovini Sicilia vuole essere portavoce e pioniera nel guidare, con nuovi modelli, il futuro della vitivinicoltura siciliana”.

BIODIVERSITÀ E SOSTENIBLITÀ

Sono la biodiversità e l’approccio sostenibile le prime chiavi di lettura del futuro della viticoltura siciliana. Oltre 42 mila ettari di vigneti sostenibili, più di qualunque altra regione. Oltre il 30% della superficie vitata certificata bio in Italia risiede in Sicilia.

L’isola, grazie alla sua posizione geografica, presenta un clima naturalmente adatto ad una produzione sostenibile. La grande diversità dei suoli che compongono la regione, inoltre, crea le condizioni per ospitare un ampio patrimonio ampelografico. Oltre 70 vitigni autoctoni che, sommati agli internazionali, generano un periodo di raccolta di oltre 100 giorni.

«La Sicilia è oggi la più grande area vinicola biologica in Italia – commenta Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia -. È un territorio che, per sua stessa natura, identifica nella sostenibilità la chiave di volta del sistema vitivinicolo siciliano. È in questa direzione che si muove l’industria dell’isola. Verso vini di qualità, autentici e riconoscibili nella loro identità e sostenibili lungo tutto il processo di produzione».

LA SICILIA È ANCORA STABILE AI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Nonostante le temperature mondiali siano in costante crescita sin dal 1980, la Sicilia sembra essere una delle zone che meno risente dei cambiamenti climatici. Il clima siciliano beneficia, infatti, delle condizioni climatiche favorevoli del Mediterraneo.

«La Sicilia vitivinicola è meno esposta ai cambiamenti climatici grazie ai suoi suoli, terroir, alla biodiversità e ai suoi microclimi», dice Marco Moriondo dell’Istituto di Bioeconomia del Cnr di Firenze.

La biodiversità siciliana sembra di fatto essere uno “scudo” che limita l’impatto dei cambiamenti climatici. Cambiamenti comunque meno rilevanti rispetto ad altri territori, con le anomalie climatiche che hanno un impatto minore rispetto al resto d’Europa.

Non solo. La pratiche messe in opera dalle aziende siciliane, mix di tradizione, innovazione, comprensione della biodiversità e gestione della disponibilità idrica, creano condizioni favorevoli affinché si sviluppi un sistema resiliente ai cambiamenti. Un approccio che Mattia Filippi, enologo e fondatore di Uva Sapiens, definisce “vitecologia“.

Oggi la Sicilia si trova in una condizione di privilegio – dice Filippi -. La regione presenta un assetto viticolo talmente legato alla tradizione che, una serie di variabili produttive, risultano essere estremamente attuali nei confronti dei cambiamenti climatici».

IL MERCATO DEL VINO SICILIANO

Con un incremento di produzione dell’8,3% nella vendemmia 2021 rispetto al 2020 la Sicilia si conferma essere una fra le regioni italiane più produttive, oltre che quella con la produzione più stabile. Produzione del vigneto più grande vigneto d’Italia, pari a circa 97 mila ettari di cui ben 24.683 rivendicati a Doc.

Una Doc che coi suoi 7.902 viticoltori e le 96.255.770 bottiglie certificate nel 2021 (+6% rispetto al 2020) si prepara ad affrontare le nuove sfide del mercato. Prospettive di mercato che si presentano rosee secondo lo studio condotto e presentato da Gpf Imprinting Research. Secondo lo studio, infatti, il vino siciliano viene percepito dai consumatori italiani come “genuino” e “autentico”.

In particolare il campione intervistato lo definisce come “un prodotto di eccellenza” (91%). Un vino “distinguibile, subito riconoscibile” (86,1%) e “di carattere” (90,9%). Fra i giovani la percezione è quella di un vino “moderno” (13,4%), “orientato al futuro” (10,3%) e “vicino a me” (10,3%).

Ottimo anche il posizionamento in ambito internazionale. L’indagine di Gpf Imprinting Research condotta negli Stati Uniti mostra come la consapevolezza del vino siciliano per il consumatore americano sia stabile negli ultimi anni. Una 9° posizione che vede la Sicilia prima fra le zone vinicole d’Italia, davanti a nomi come Chianti, Piemonte o Prosecco.

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Sicilia: grandi aspettative dalla vendemmia 2021

Positivo il primo bilancio di Assovini Sicilia a chiusura dei 100 giorni della vendemmia. Vendemmia iniziata i primi di agosto nella parte occidentale dell’Isola, con un anticipo di circa dieci giorni, per concludersi a novembre nei vigneti dell’Etna.

«La Sicilia sembra avere una buona elasticità anche rispetto ai sempre più evidenti cambiamenti climatici», commenta il presidente di Assovini Sicilia, Laurent de la Gatinais.

«Nelle ultime due vendemmie, la vitivinicoltura siciliana conferma la sua vocazione alla sostenibilità e alla qualità media delle uve sempre alta. Gli obiettivi futuri – continua il presidente – vanno quindi nella direzione di sviluppare le coltivazioni bio e sostenibili».

LA VENDEMMIA 2021

Una vendemmia caratterizzata da alcuni picchi di caldo in luglio e agosto, dalle piogge di settembre, fino alla cenere vulcanica in alcune aree dell’Etna. Andamento climatico che ha permesso di limitare al minimo i trattamenti fitosanitari.

Per questo si parla di una vendemmia 2021 caratterizzata da uve estremamente sane. Negli areali con escursioni termiche rilevanti, in assenza di stress idrico per le piante, c’è stato un maggiore arricchimento di composti fenolici, importanti soprattutto per la maturazione delle uve rosse e un incremento dell’espressione aromatica delle uve a bacca bianca.

Anche la vendemmia riflette la diversità e la varietà della viticoltura siciliana e dei suoi vignerons. Le uve bianche internazionali hanno avuto una forte accelerazione nella maturazione, a differenza di quelle autoctone, più resistenti.

LE PREVISONI ENOLOGICHE

Interessanti le previsioni enologiche. Dalla vendemmia 2021, bisogna aspettarsi vini bianchi aromatici, con acidità alte e freschezza, e rossi strutturati dai colori intensi. I vini dolci avranno bouquet aromatici caratterizzati da grande intensità e persistenza gustativa.

Si registrano variazioni produttive molto diverse non solo tra zona e zona ma anche all’interno di una stessa zona e una leggera flessione nella resa uva-vino. Rispetto alle medie degli ultimi anni, la vendemmia 2021 in Sicilia si assesta a circa un –20%. In leggero rialzo rispetto all’annata 2020, ricordata come una delle meno produttive degli ultimi 160 anni.

LA SOSTENIBILITÀ

«Per questo – aggiunge de la Gatinais – è importante la sinergia e la collaborazione con la Fondazione SOStain Sicilia, promossa dal Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e da Assovini Sicilia”.

Ad oggi, sono venticinque le cantine siciliane che hanno scelto di associarsi alla Fondazione SOStain Sicilia. Circa 5000 ettari di superficie vitata con oltre 20 milioni di bottiglie prodotte. Sei aziende sono già certificate e tre in corso di certificazione, mentre tutte le altre sono attivamente impegnate in un percorso di miglioramento continuo.

«Sono molto entusiasta dei risultati finora raggiunti – dice Alberto Tasca, presidente della Fondazione SOStain Sicilia -. SOStain nasce per promuovere nel territorio siciliano una visione pratica e contemporaneamente olistica della sostenibilità, che conduca verso un modello di sviluppo generativo e non solo accumulativo».

«La Sicilia ha caratteristiche climatiche e geopedologiche uniche, come confermato dall’andamento della vendemmia 2021, ed è essenziale che le buone pratiche di sostenibilità vengano contestualizzate al territorio. Solo così è possibile determinare un cambiamento in direzione della sostenibilità», conclude Tasca.

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Consorzio Tutela Vini Doc Sicilia: -5% di bottiglie prodotte nel 2020

Il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia di chiudere il 2020 con 90.594.310 bottiglie prodotte contro le 95.640.634 dell’anno precedente. Un risultato soddisfacente trainato soprattutto dalla buona performance del Nero d’Avola e del Grillo. Il recupero della quantità di imbottigliato dell’ultimo semestre ha consentito ai vini della Doc Sicilia di subire un calo limitato al 5% della produzione rispetto a quella del 2019, in un panorama mondiale di difficoltà.

«Le iniziative prese dal Consorzio per contrastare la crisi economica provocata dalla pandemia – dice il presidente Antonio Rallo – sono state efficaci. Anche se resta la sofferenza per le drammatiche conseguenze che l’intera umanità sta patendo a causa del Covid-19, il bilancio di quest’anno che si è appena concluso non può che spingere la Doc Sicilia a continuare lungo il percorso intrapreso finora».

«Le scelte strategiche che ci hanno permesso di arrivare agli straordinari risultati confermano che il cda è riuscito a tutelare gli interessi della filiera della denominazione. La Doc Sicilia – prosegue Rallo – ha potenziato le proprie attività di promozione privilegiando in primo luogo quei Paesi dove i consumi sono rimasti stabili come gli Usa, il Canada, la Germania, e dove sono previsti margini di crescita. Poi ha puntato ad altri mercati, come quello della Cina, dove i segnali sono incoraggianti».

In collaborazione con Ice Pechino, nel 2020 si sono tenute sei masterclass di approfondimento dei vini Doc Sicilia nelle città di Shenyang, Chongqing e Pechino: professionisti cinesi hanno coinvolto più di 300 operatori del settore tra media, import, sommelier e ristoratori. È in calendario una quarta tappa con altre due masterclass che si svolgeranno a Tianjin entro il mese di marzo.

Con Ice Pechino sono state anche sviluppate la strategia e le attività di comunicazione digital, con la creazione di un profilo istituzionale sul canale social più importante in Cina, WeChat, volta a far conoscere i vini di qualità Doc Sicilia interagendo con la nuova generazione dei consumatori cinesi.

«A fronte delle chiusure in momenti differenziati di tanti mercati internazionali, che hanno provocato un crollo notevole dell’export di diverse realtà produttive – commenta Filippo Paladino, vicepresidente del Consorzio – i vini della Doc Sicilia sono andati quasi in controtendenza aumentando in alcuni casi le quantità di prodotto esportato».

«Questi dati – conclude Paladino – evidenziano la solidità del settore vinicolo siciliano, una filiera chiave per l’economia dell’isola. A seguito di un’azione di monitoraggio e di ascolto dei canali digitali nel mondo, abbiamo avuto la conferma che il vino siciliano desta molta attenzione all’estero».

«I dati produttivi dei vini Doc Sicilia, in un contesto di crisi determinato dalla pandemia, confermano il trend positivo della denominazione – aggiunge Giuseppe Bursi, vicepresidente del Consorzio – È il segno tangibile del grande impegno e del lavoro portato avanti dalla Doc Sicilia in termini di comunicazione e promozione, che ci fanno ben sperare per il futuro».

«Il coinvolgimento di un numero sempre maggiore di aziende nel progetto – termina il vicepresidente – costituirà lo step successivo per veicolare maggiormente nel mondo il brand Sicilia e per garantire un ritorno economico tangibile a tutti i viticoltori siciliani».

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Conferma del Consiglio di Stato: Grillo e Nero d’Avola saranno esclusivamente Doc

Il Consiglio di Stato ha ritenuto legittime le modifiche al disciplinare della Igt Terre Siciliane che vietano l’uso in etichetta dei nomi delle uve Nero d’Avola e Grillo nell’Igt Terre Siciliane, consentendole in via esclusiva solo con la denominazione di origine controllata di una delle Doc della regione siciliana.

Il giudizio del Consiglio di Stato (Sezione Terza) è stato emesso il 2 novembre 2020 e conferma la legittimità della scelta del 2017.

La modifica richiesta al disciplinare di produzione dei vini Igp “Terre Siciliane”, riguardante il divieto di utilizzare in etichetta i soli nomi dei vitigni, Grillo, Calabrese e sinonimi (Nero d’Avola), è quindi pienamente legittima in quanto consentita dalla norma interna più restrittiva di cui all’art. 31, comma 13, L. 238/2016 richiamata.

Il Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia prende atto della sentenza del Consiglio di Stato – che riforma la precedente pronuncia del Tar Lazio del 6/11/2019 a seguito di un ricorso presentato nel 2017 – e ribadisce il proprio impegno per la valorizzazione dei vini ottenuti dai vitigni Nero d’Avola e Grillo.

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Sicilia: ottima qualità per le uve Grillo e Nero d’Avola nella vendemmia 2020

Si confermano le previsioni di inizio vendemmia con un calo della quantità che si attesta su una media del 15% rispetto al 2019 con un’ottima qualità di tutti i vitigni del “continente Sicilia“, che hanno beneficiato di condizioni climatiche generalmente favorevoli, ed uve di Grillo e Nero d’Avola eccellenti.

Secondo i coltivatori del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia, l’esito della vendemmia 2020 è positivo e registra nel complesso una buona qualità delle uve a fronte del dato sulla diminuzione del raccolto.

“Il bilancio di questa vendemmia lo consideriamo abbastanza positivo per diverse ragioni. La prima di tutte è che puntiamo da tempo a privilegiare la qualità dei nostri vini”, commenta Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia.

Il calo di uve raccolte, registrato mediamente in tutta l’isola durante la campagna che è ormai al termine, ci conferma che anche nel 2020 non avremo una grande produzione. Il vino che verrà confezionato sarà di qualità eccellente”.

Segnali importanti arrivano infatti anche dai dati delle giacenze del vino siciliano, sia Igt sia Doc. Alla data dell’11 settembre 2020, tra imbottigliato e sfuso, in Sicilia risulta in giacenza il 18% di vino in meno rispetto allo stesso periodo del 2019: da 2.522.780 ettolitri si è passati ai 2.073.240 ettolitri attuali.

Inoltre, dal primo luglio al 15 di settembre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, si registra un incremento del 15 % di bottiglie prodotte dalla denominazione Doc Sicilia.

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Doc Sicilia: il Consiglio di Stato sospende la sentenza del Tar Lazio del 6 novembre 2019

Il Consiglio di Stato ha deciso di sospendere l’efficacia della sentenza di primo grado del Tar del Lazio del 6 novembre 2019 che aveva parzialmente annullato le modifiche ai disciplinari della Igt Terre Siciliane.

La decisione del Tar del Lazio era riferita quanto al divieto di uso in etichetta dei nomi delle uve Nero d’Avola e Grillo nell’Igt Terre Siciliane, e della DOP quanto alle rese per ettaro delle due varietà, chiedendo il ripristino di tali modifiche ai disciplinari. Decisione commentata positivamente anche da alcuni produttori come Paolo Calì.

Avverso tale sentenza hanno proposto ricorso in appello, al Consiglio di Stato, il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, l’Associazione vitivinicoltori IGT Terre Siciliane, la Regione Siciliana ed il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, richiedendo la riforma della sentenza del Tar Lazio e nelle more la sospensione dell’efficacia di tale sentenza.

L’udienza per decidere sulla richiesta di sospensione è stata fissata il 27 febbraio, ed in tale occasione il Consiglio di Stato ha sospeso l’efficacia della sentenza di primo grado. L’istanza era volta, oltre ad ottenere l’annullamento nel merito, a garantire ai vitivinicoltori siciliani, nelle more del giudizio, il mantenimento della disciplina di valorizzazione dei vitigni Nero d’Avola e Grillo introdotta nel 2017.

Disciplina che opera ormai dal 2017 e che ha favorito la crescente valorizzazione di tali vitigni e vini, con il consenso della grande maggioranza dei produttori. Il Consorzio Tutela Vini Doc Sicilia conferma il proprio impegno per la valorizzazione dei vini ottenuti dai vitigni Nero d’Avola e Grillo.

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La Vigna del Gallo dell’Orto Botanico di Palermo entra nella Urban Vineyards Association

La Vigna del Gallo dell’Orto Botanico di Palermo e della Doc Sicilia vini aderisce alla Urban Vineyards Association, rete internazionale che riunisce le vigne urbane d’Europa ad alto valore storico e culturale.

L’ingresso nell’Urban Vineyards Association del vigneto urbano di Palermo, che ospita 95 viti di vitigni autoctoni e reliquia, è avvenuto in occasione del primo convegno dell’associazione, a Torino.

La Vigna del Gallo dell’Orto Botanico è frutto del progetto del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia e del Sistema museale dell’Università di Palermo, con la collaborazione del Dipartimento di Agraria dell’Università di Palermo.

Sono soci fondatori dell’Urban Vineyards Association: Vigna di Villa della Regina di Torino, il Clos Montmartre di Parigi, i Vigneti della Laguna di Venezia, i Vigneti Senarum Vinea di Siena.

“La scelta di aderire all’Urban Vineyards Association – spiega il Presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, Antonio Rallo – è un passo naturale nel percorso della Doc Sicilia che punta alla salvaguardia del grande patrimonio viticolo dell’isola anche attraverso la valorizzazione e la protezione dei vitigni autoctoni e reliquia.”

“Il progetto della Vigna del Gallo dell’Orto botanico è una delle testimonianze concrete dell’impegno della Doc Sicilia per la tutela della biodiversità della nostra terra e per la ricerca costante della massima sostenibilità per ogni attività della filiera del vino” conclude di Presidente.

Dice Luca Balbiano, Presidente di UVA: “Avere Vigna del Gallo nella U.V.A. è un traguardo davvero importante per tutta l’Associazione. L’opera di recupero di vitigni autoctoni quasi estinti portata avanti all’interno del’Università ha un valore inestimabile. Per il futuro, l’aiuto di Palermo e della Doc Sicilia sarà fondamentale per i progetti in cantiere.”

L‘Urban Vineyards Association è nata il 30 maggio 2019 ed è presieduta da Luca Balbiano. Ha lo scopo di valorizzare sotto il profilo culturale e turistico gli antichissimi filari delle vigne che ancora oggi sopravvivono all’interno dei centri cittadini.

Tra i fondatori figurano anche l’Associazione Nazionale Città del Vino, l’Associazione Amici di Villa della Regina, Coldiretti Piemonte. Tra i nuovi soci dell’Urban Vineyards Association, oltre alla Vigna del Gallo dell’Orto Botanico di Palermo, le vigne urbane di Milano e Venezia (San Francesco della Vigna).

La Vigna del Gallo è un progetto che la Doc Sicilia porta avanti dall’ottobre 2018 in uno spazio dell’Orto Botanico di Palermo di circa 200 metri quadri che costituisce un patrimonio inestimabile della vitivinicoltura siciliana.

“Il nuovo vigneto dell’Orto Botanico ha preso finalmente forma – aggiunge Paolo Inglese, direttore del Centro Servizi Sistema Museale dell’Università di Palermo – Una meraviglia per gli studiosi, per gli studenti, per i visitatori. Celebriamo la Sicilia viticola nella sua biodiversità. Foglie, grappoli di ogni forma e colore, piante di diverso portamento in un luogo dove è possibile toccare per mano la storia di uno dei più importanti sistemi agrari del Mediterraneo.”

“La Vigna del Gallo è un autentico microcosmo che accoglie una parte significativa della biodiversità ampelografica della Sicilia – spiega Rosario Schicchi, direttore dell’Orto Botanico – Si tratta di una superficie di circa 200 metri quadri, di notevole valenza storica, scientifica e divulgativa, in grado di fornire una visione simbolica del cosiddetto Vigneto Sicilia”.

La partecipazione all’Urban Vineyards Association consente alla Vigna del Gallo di entrare a far parte di una rete internazionale che promuove progetti di recupero storico e azioni di valorizzazione culturale, paesaggistica e turistica.

La Urban Vineyards Association è nata per tutelare il patrimonio rurale, storico e paesaggistico rappresentato dalle vigne urbane e per valorizzarlo sotto il profilo culturale e turistico, rendendolo produttivo per la collettività e per il futuro nel rispetto dell’ambiente, attraverso politiche vitivinicole e sociali di integrazione e sostenibilità.

Tra gli obiettivi dell’associazione c’è l’organizzazione di un Circuito Turistico delle Vigne Urbane attraverso la sensibilizzazione dei Tour Operator, della stampa turistica e delle strutture ricettive.

L’idea è di realizzare un itinerario internazionale per collegare le Vigne Urbane Europee, fornendo le informazioni e i dettagli necessari per intraprendere il viaggio che dai filari del Nord Europa arrivi fino a quelli siciliani e mediterranei.

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Il Consorzio di tutela Vini Doc Sicilia potenzia la struttura

Il Consorzio di tutela vini Doc Sicilia potenzia la struttura con nuove collaborazioni professionali per dare attuazione al Piano strategico.

A partire dal mese di settembre 2019 l’organismo presieduto da Antonio Rallo si avvarrà della consulenza di Giovanni Battista Ficani, professionista di riconosciuta esperienza con specializzazioni in Economia e Politica Agraria, che avrà il compito di Coordinatore generale del Piano strategico.

Dopo alcuni anni in cui ho lavorato in altri ambiti professionali rientro con entusiasmo nella filiera vitivinicola apportando le conoscenze e le competenze che ho maturato nelle mie diverse esperienze. Con questo nuovo incarico suggello anche il mio forte e intenso legame con la mia terra, la Sicilia.” – spiega Ficani

“Diverse sono state le proposte lavorative che ho ricevuto in questi anni e che mi avrebbero allontanato definitivamente dalla Sicilia, ma sono sempre più convinto che sia questo il luogo dove posso offrire il mio miglior contributo in termini professionali e umani. Accolgo con grande onore ed entusiasmo il mio nuovo ruolo di coordinatore delle attività del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia e sono certo che ci sono tutte le premesse per svolgere un buon lavoro al servizio dei soci e del territorio”.

Giovanni Battista Ficani, anche grazie alla sua esperienza di Imprenditore agricolo e agronomo, ha il mandato di potenziare conoscenza ed efficacia della Doc Sicilia presso tutti i portatori d’interesse.

“La crescita della Doc Sicilia, il prossimo traguardo di 100 milioni di bottiglie confezionate, il trend di aumento della produzione, ha spinto il CdA a potenziare tutti i settori chiave della struttura della Doc Sicilia” – dice Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia – “La scelta di una figura professionale come quella di Ficani si inserisce nel piano di riorganizzazione del Consorzio avviato già da mesi”.

Ficani, classe 1972, è nato a Sciacca e da anni è residente a Palermo. Due lauree – in Scienze Agrarie ed Economia, entrambe conseguite presso l’Università degli Studi di Palermo; è dottore di ricerca in Economia e Politica Agraria con specializzazioni universitarie in marketing, modelli di system dynamics, europrogettazione e sistemi ISO di gestione aziendale.

Per un quinquennio è stato direttore generale di un’importante cantina e negli ultimi dieci anni docente universitario a contratto e consulente strategico, nella qualità di dottore commercialista e revisore legale, presso enti pubblici e privati.

Ha svolto la funzione di Valutatore indipendente dei programmi di sviluppo rurale della Regione Siciliana e si è occupato di politiche di sviluppo territoriale, come senior manager per conto di primarie società internazionali di consulenza direzionale.

Nell’ambito dei fondi di investimento europei ha, inoltre, ricoperto ruoli di responsabilità presso le Autorità di gestione, di certificazione e di audit dei programmi operativi cofinanziati dall’UE.

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Doc Sicilia: ridotte le rese per ettaro del Grillo

MENFI – Il Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia ha deciso di abbassare a 110 quintali per ettaro la resa delle uve della varietà di Grillo che saranno vendemmiate quest’anno.

La scelta, deliberata dall’assemblea dei soci riunitisi il 24 luglio, è motivata dalle previsioni di una vendemmia che darà buoni risultati in linea con l’obiettivo che la Doc persegue fin dalla sua nascita: puntare sulla qualità delle uve.

Una linea che viene premiata da un crescente apprezzamento da parte dei consumatori di Grillo Doc, un vino che continua ad aumentare i volumi delle vendite anche grazie alla campagna pubblicitaria in tv e sul web lanciata ad inizio di luglio.

“Il grande riconoscimento che sta ottenendo il Grillo da parte dei consumatori – dice il Presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, Antonio Rallo “ci ha spinti a realizzare una promozionale estiva in tv e sul web con uno spot che mette in risalto la grande versatilità di un vino capace di racchiudere in sé un mosaico di sapori e colori che sa esprimere il meglio della viticoltura siciliana”.

“Nei primi 6 mesi di quest’anno il trend dell’imbottigliato del Grillo ha già raggiunto il +26% rispetto allo stesso periodo del 2018, anno in cui sono state prodotte 15 milioni di bottiglie” ha detto Filippo Paladino, Vicepresidente del Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia.

LO SPOT DEL GRILLO
Girato tra i faraglioni di Scopello e i grattacieli di Milano, lo spot “Il Grillo della Doc Sicilia è un vino che ti sorprende ogni volta” è in onda sulle reti tv Rai, Mediaset e Sky, ed è visibile anche sui principali siti internet di informazione, food & wine, lifestyle.

Lo spot sul Grillo è una delle azioni di promozione che il Consorzio di Tutela vini Doc Sicilia ha organizzato in Italia e che si aggiunge alle attività di marketing ed informazione in Usa, Cina e Germania dedicate ai principali stakeholder e alla promozione B2C mirata ai consumatori.

La Doc Sicilia nel 2018 ha prodotto 80 milioni di bottiglie.

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Consorzio Doc Sicilia: il Catarratto diventa Lucido

I produttori siciliani avranno la possibilità di etichettare con il sinonimo “Lucido” i vini ottenuti dalle varietà Catarratto Bianco Comune e Catarratto Bianco Lucido coltivate nel territorio della Regione Sicilia.

La decisione arriva dopo due anni di trattative portate avanti a livello regionale e nazionale dal Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. Interpretando le esigenze dei produttori vinicoli siciliani, il Consorzio si è fatto carico della necessità di trovare un’alternativa al nome “Catarratto”, che risultava, specie nei mercati internazionali, di scarso appeal o difficilmente pronunciabile. Da qui la scelta di fare ricorso a “Lucido”, termine usato anticamente in Sicilia per indicare entrambe le varietà di Catarratto.

“Siamo orgogliosi dell’ufficialità arrivata dal Ministero – commenta Antonio Rallo, Presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia – Come Consorzio abbiamo cercato di dare voce ad una necessità manifestata non solo dai produttori della nostra denominazione, ma da tutta la regione e per questo siamo felici di sapere che la misura sarà messa a disposizione di tutte le altre Doc e Igp della Regione Siciliana che producono Catarratto. Il via libera del Ministero è un segnale che siamo sulla buona strada, il nostro dialogo con il Ministero continuerà ad essere proficuo. È infatti in discussione in questo periodo la modifica del nostro Disciplinare di Produzione che speriamo arrivi nel più breve tempo possibile”.

Così, come da Decreto del 21 novembre 2018 – “Modifiche ed integrazioni al registro nazionale delle varietà di vite” (18A07626) – pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Serie Generale n.279 del 30-11-2018) si stabilisce che le varietà Catarratto Bianco Comune e Catarratto Bianco Lucido, iscritti al registro nazionale delle varietà di vite rispettivamente ai numeri 058 e 059, possono essere etichettate con il sinonimo Lucido “ai soli fini della designazione dei vini provenienti dalle uve raccolte nella Regione Sicilia”.

Le due varietà di uva, Catarratto Bianco Comune e Catarratto Bianco Lucido, con rispettivamente 16.659 e 14.125 ettari rappresentano insieme circa il 30 per cento della superficie regionale vitata e, alla luce di questi numeri, la ratifica del Ministero non solo ripaga l’impegno del Consorzio ma lo conferma quale interlocutore chiave nelle richieste e trattative di interesse regionale con il Ministero.

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Vendemmia in Sicilia. Le stime della Doc Sicilia: ottima qualità, quantità media dei raccolti in calo

Palermo – La maturazione delle uve procede in modo ottimale, ma le condizioni atmosferiche di giugno e luglio porteranno sicuramente ad una riduzione del quantitativo di uva raccolta che ci porrà ben al di sotto della media degli ultimi anni. Sono queste le prime indicazioni sulla vendemmia appena iniziata da parte dei produttori dei vini Doc Sicilia.

“L’andamento climatico degli ultimi mesi lascia presagire un’ottima qualità delle uve” dice Maurizio Lunetta, direttore del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. “l Pinot grigio appena raccolto ha avviato una vendemmia che però fa prevedere quantitativi al di sotto della media degli ultimi anni, anche se probabilmente superiore alla vendemmia del 2017. Se analizziamo la campagna di raccolta nel suo complesso” continua Lunetta, “ci aspettiamo una riduzione dei quantitativi soprattutto a causa delle piogge estive che hanno interessato una vasta area viticola del Trapanese”.

LA PAROLA AI VITICULTORI
“Per quanto siamo ancora all’inizio della stagione vendemmiale” aggiunge Paolo Di Maria delle Cantine Ermes di Santa Ninfa, nella Valle del Belice, “i primi raccolti ci soddisfano molto dal punto di vista qualitativo, mentre indubbiamente non possiamo non considerare i diradamenti naturali dei vigneti delle nostre zone registrati nei mesi scorsi. Dal nostro osservatorio agronomico possiamo prevedere un calo di produzione di uve non trascurabile (stimiamo il 30% circa di una annata normale), ma l’obiettivo di riuscire a dare redditività ai viticoltori puntando sulla qualità dei vini è raggiungibile. Siamo impegnati da anni a rendere sostenibile il lavoro e i sacrifici fatti dai nostri soci conferitori per una produzione di qualità”

“Quest’anno abbiamo avuto finora un clima mite e piogge relativamente abbondanti rispetto alla media delle precedenti stagioni: ecco perché possiamo prevedere che il bilancio della vendemmia sarà positivo” commenta Filippo Paladino, vicepresidente delle Cantine Colomba Bianca, azienda che raccoglie uve in diverse zone della provincia di Trapani, specie tra Marsala, Mazara e la Valle del Belice. “Le condizioni climatiche hanno però esposto le piante ad attacchi di Peronospera. Il Nero d’Avola, che è molto suscettibile a questa malattia fungina, potrebbe registrare un calo di quantità del 40 per cento rispetto alla media, mentre il Grillo, il Catarratto e il Grecanico sono nell’ordine di quantità dell’anno scorso”.

“Nella zona del siracusano e in parte del ragusano dove la nostra azienda ha i vigneti ci aspettiamo una vendemmia abbondante” racconta Nino Di Marco, della Cantina Terre di Noto. “Prevediamo di registrare un miglioramento dal punto di vista della produzione che possiamo fissare in un più 5 per cento, e la conferma di uno standard qualitativo perfetto come già registrato nella passata campagna di raccolta. Non abbiamo subito attacchi di malattie alle viti e l’ondata di caldo che si è abbattuta la settimana scorsa sulla Sicilia non prevediamo possa portare a conseguenze negative per i vigneti. Certo, sappiamo che il fattore climatico è indecifrabile, ma al momento non ci sono segnali allarmanti”.

“Nel nisseno, dove la nostra azienda cooperativa ha i suoi viticoltori, la vendemmia dovrebbe far registrare un aumento delle quantità rispetto allo scorso anno” conclude Salvatore Vitale della Cantina La Vite di Riesi. “Non abbiamo avuto malattie che colpiscono le viti e le temperature sono state buone, senza i picchi di caldo dello scorso anno. Così, se nella passata vendemmia abbiamo raccolto 190 mila quintali di uve in seguito alla riduzione provocata dalle condizioni atmosferiche avverse, quest’anno possiamo prevedere un raccolto sopra i 210 mila quintali. In questa settimana iniziamo a raccogliere Sangiovese e Chardonnay, a settembre toccherà al Nero d’Avola. E anche per questo vitigno tutto procede nel migliore dei modi”.

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Il Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia tra i grandi del mondo ad Aspen

Il Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia tra i grandi vini del mondo ad Aspen, in Colorado (USA), ospite del Food&Wine Classic, uno dei più importanti eventi mondiali dedicato all’enogastronomia d’eccellenza, organizzato dalla prestigiosa rivista di food, wine e lifestyle.

Tra showcooking, seminari, feste e 80 chef in azione ai fornelli, nel weekend enogastronomico più esclusivo dell’anno targato USA, appassionati ed esperti hanno potuto assaggiare i vini della denominazione Doc Sicilia.

“Non potevamo mancare, anche quest’anno, al Food&Wine di Aspen – ha commentato Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini Doc Sicilia – Nei tre giorni dell’evento abbiamo avuto un numero notevole di curiosi e winelovers. I vini della Doc Sicilia sono particolarmente apprezzati negli Stati Uniti, primo mercato di vino al mondo in cui si registrano costanti aumenti delle vendite e in cui continuiamo a investire con progetti promozionali”.

Dopo gli ottimi risultati riportati nei primi mesi di quest’anno dalla Doc Sicilia, le stime di crescita si stanno concretizzando e al 31 maggio si registra un incremento del 146% di imbottigliato rispetto allo stesso periodo del 2017. Alla luce di questi traguardi, è sempre più fondamentale far viaggiare i vini siciliani nel mondo. Cogliere occasioni come il Food&Wine di Aspen serve infatti a raccontare la ricca viticoltura della nostra isola”.

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Sicilia en Primeur 2018: la Sicilia dei vini si presenta al mondo

Oltre 100 giornalisti per un totale di 22 nazioni rappresentate hanno preso parte all’edizione appena conclusa di Sicilia en Primeur, l’anteprima dei vini siciliani organizzata da Assovini Sicilia che, nell’anno di Palermo Capitale della Cultura, ha scelto le sale del Museo Regionale d’Arte Contemporanea come sfondo per degustazioni, masterclass e incontri con i produttori, confermando anche quest’anno un’attenzione crescente da tutto il mondo per la produzione enologica dell’isola.

53 sono le cantine che hanno aderito all’evento, 450 vini in degustazione nelle sale produttori, 50 in degustazione en primeur, 360 in sala degustazione e 144 etichette in carta dei vini, 103 Magnum e 5 masterclass sold out.

“Queste cifre sono la testimonianza dell’interesse sempre maggiore per il vino siciliano e per il patrimonio enogastonomico dell’intera regione” – ha commentato Alessio Planeta, Presidente di Assovini Sicilia – “Un interesse che quest’anno si fa ancora più forte grazie alla nomina della città di Palermo a Capitale della Cultura Italiana 2018. Oggi la Sicilia vanta una ricchezza culturale senza uguali, frutto della mescolanza di popoli e tradizioni che hanno attraversato il nostro territorio nel corso dei secoli. La nostra regione è sempre stata aperta all’influsso di culture differenti ed è esattamente questa la mentalità che si è respirata durante Sicilia en Primeur di quest’anno. Internazionalità e collaborazione sono valori fondanti della nostra Associazione”.

Nel corso della manifestazione l’importanza dell’unione è stata evidenziata anche da Antonio Rallo, presidente del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia, che ha raccontato la rivoluzione culturale che è in atto tra le aziende dell’isola: “In Sicilia sono ormai quasi 200 le aziende che lavorano insieme facendo sistema e qualità sotto le insegne del Consorzio di tutela vini Doc Sicilia. Abbiamo più di 7.300 viticoltori, e la previsione è di un traguardo di 60 milioni di imbottigliato nel 2018”.

All’insegna dell’internazionalità a Sicilia en Primeur anche quest’anno è stata riconfermata la presenza di cinque Master of Wine internazionali che hanno tenuto masterclass – tutte sold out – su differenti tematiche di settore offrendo prospettive differenti sulla percezione del vino siciliano nel mondo ed analizzando con i partecipanti le potenzialità di questo grande patrimonio.

Potenzialità sottolineate anche dal sindaco di Palermo, Leoluca Orlando: “Questa città, come il settore vinicolo, è riuscita a rinascere dalle sue difficoltà ed oggi, grazie all’impegno di tanti, è diventata la capitale della Cultura. A Palermo registriamo un cambio culturale, in atto anche nel mondo del vino: sappiamo stare insieme per dare valore al nostro essere mediterranei. Oggi possiamo dire, per mettere in parallelo le esperienze di Palermo e del vino siciliano, che siamo riusciti a conciliare le radici e le ali. Metafora del rispetto del passato con uno sguardo al futuro”.

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