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“Salvate il soldato erga omnes”: Consorzio Oltrepò in mano alle aziende di filiera?

Salvate il soldato erga omnes Consorzio Oltrepò in mano alle aziende di filiera intervista mattia grazioli azienda agricola
Per nove fuori, nove (o più) dentro. Per far quadrare i conti. E proseguire la promessa “conversione” dell’Oltrepò, da terra di grandi volumi, a terra di grandi vini. Si muove sottotraccia l’ennesima storia di rinascita della terra del vino più martoriata d’Italia. C’è voluta l’uscita dal Consorzio di nove cantine della categoria “imbottigliatori” e “vinificatori” per rendere pubblica la “controffensiva” delle piccole-medie cantine; le cosiddette “aziende di filiera“. Una decina sarebbero infatti intenzionate a rientrare nell’ente, portando quote utili a dare ossigeno al Cda guidato da Francesca Seralvo.

La battaglia si gioca sul terreno minato delle percentuali necessarie per esercitare l’erga omnes sulle denominazioni, senza il quale il Consorzio perderebbe una delle sue funzioni principali, pur potendo ancora “governare” legittimamente. «I calcoli ufficiali si faranno a giugno 2025», si è affrettato a precisare il consiglio di amministrazione dell’ente, nella sua (piccata) replica alle cantine uscite. L’ennesima dimostrazione che disegni, congetture, trattative e tentativi di persuasione siano già in corso, in un territorio che si appresta a vivere i primi mesi del 2025 come in una sala poker.

MATTIA GRAZIOLI A WINEMAG: ECCO PERCHÉ RIENTRO IN CONSORZIO

Secondo indiscrezioni, le aziende intenzionate a rientrare sarebbero Cantine Bertelegni, Vini Buscaglia, Corte Fabbri, Cantina Scuropasso / Roccapietra, Andrea Picchioni, Bisi, Vigne Olcru (l’azienda di Berlucchi Franciacorta in Oltrepò), Percivalle Vini Biologici e Bisio Devis. Non ancora ufficializzata, ma già dichiarata, anche l’intenzione dell’Azienda agricola Grazioli di frazione Poggiolo, a Montù Beccaria (Pavia). Raggiunto da Winemag, Mattia Grazioli spiega così la sua decisione: «Quello che succede da troppi anni in una terra baciata dal Signore per fare vino è quantomeno peculiare. Siamo figli di scelte di comodo, di scorciatoie, di occasioni. Siamo quelli che hanno una storia enorme da raccontare, ma non abbiamo la voglia di farlo. Siamo quelli dei controsensi, anche enologici. Oggi – continua il produttore – fare impresa agricola in Oltrepò non è sostenibile. Lo diventa solo se si vinifica e la competenza umana nobilita frutti prodotti con uno scopo sensato.

Non voglio giudicare il passato, anche perché vivendo di un altro lavoro (Mattia Grazioli è titolare di un’agenzia immobiliare, ndr) sono in una situazione di enorme privilegio. Quello che sta accadendo nel nostro territorio assomiglia un po’ a quello che accade nel settore automotive. È necessario un cambiamento ed una maggiore interazione tra modi di lavorare. Non ho nulla contro le aziende che hanno fatto la scelta di uscire da un Consorzio dal quale non faccio ancora ufficialmente parte. E capisco le motivazioni e le paure di colleghi che producono centinaia di migliaia di bottiglie: programmazione, investimenti, paure, calo dei consumi, marginalità, aumento dei costi, annate difficili».

«PER SALVARE L’OLTREPÒ SERVE PROGRAMMAZIONE»

Tutto questo, secondo Mattia Grazioli, «rende ancora più doloroso il cambiamento». «Ragionando sulle attività che possono portare benessere alla filiera – continua il produttore, che nel 2019 ha dato nuova linfa all’azienda famigliare – mi vengono in mente solo cose che possono essere messe in pratica da produttori medio piccoli, disposti a sacrificare tempo e lavoro nelle proprie aziende per lo sviluppo comune. Quello che serve oggi non sono le grandi vendite o i proclami di rinascita, ma pochi concetti, ben chiari ed una programmazione a medio termine che è quello di cui si sta discutendo ora in Consorzio. Ed è quello che assomiglia molto ai concetti originari di altre associazioni di cui faccio parte. Sarà dura, onerosa, piena di intoppi e potenziali errori – conclude Grazioli – ma non vedo altra strada da intraprendere».

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Consorzio Vini Valpolicella, ecco il nuovo Consiglio d’Amministrazione

Dopo aver digerito l’ottima notizia della tregua con le Famiglie Storiche, l’assemblea dei soci del Consorzio vini Valpolicella ha eletto ieri sera il nuovo Consiglio di amministrazione dell’ente no profit di emanazione ministeriale per la tutela, valorizzazione e cura generale degli interessi relativi alla denominazione, che per il prossimo triennio sarà così composto: Daniele Accordini, Cantina Valpolicella Negrar, Sergio Andreoli, Collis Veneto Wine Group, Carlo Boscaini, Az. Agr. Boscaini Carlo; Mauro Bustaggi, Corte Figaretto; Diego Cottini, Cottini S.p.A.; Luca Degani, Cantine di Verona.

E ancora: Paolo Fiorini, Cantina di Soave; Lucio Furia, Soc. Agr. Le Ruine; Andrea Lonardi, Angelini Wines and Estates; Christian Marchesini, Monte Gradella; Umberto Pasqua Di Bisceglie, Pasqua Vigneti e Cantine; Cristian Ridolfi, Gruppo Italiano Vini; Marco Sartori, Roccolo Grassi; Marco Speri, Secondo Marco; Vittorio Zardini, Cantina Soc. Valpolicella Classico di San Pietro in Cariano.

I revisori dei conti sono Alessia Filippini, Ernesto Maraia e Franco Puntin. Nel corso della seduta, l’assemblea dei soci ha inoltre approvato il bilancio 2022 del Consorzio vini Valpolicella che ha registrato oltre 3,1 milioni di euro di attività svolte e un utile pari a 16.475 euro. «Archiviamo un esercizio positivo all’insegna della ripresa totale delle attività promozionali su tutti i mercati obiettivo per la denominazione – ha commentato il presidente uscente Christian Marchesini -. Tra le priorità raggiunte dal mandato anche la chiusura del dossier Unesco per la candidatura della tecnica autoctona della messa a riposo delle uve. Il nuovo Cda, a cui auguro un buon lavoro, dovrà guardare al futuro della denominazione e in particolare alla rapida evoluzione della geografia dei consumi di vino che interessano anche la Valpolicella».

CONSORZIO VINI VALPOLICELLA: I NUMERI DELLA GESTIONE MARCHESINI

Entrando nel merito della disamina del bilancio, i ricavi realizzati sono stati destinati per il 94% a coprire i costi dell’attività strettamente istituzionale: promozione e valorizzazione, tutela della denominazione e vigilanza. In particolare, si segnala il balzo delle attività promozionali che l’anno scorso hanno visto il Consorzio impegnato in 10 paesi dalla Danimarca agli Usa, dalla Gran Bretagna al Giappone fino al Vietnam, alla Svezia e alla Svizzera per 16 tappe tra eventi diretti, partecipazioni fieristiche, masterclass e il secondo livello del Vep – Valpolicella education program, il corso di formazione ideato dal Consorzio interamente dedicato alla prima Dop di vino rosso del Veneto e che oggi include 48 esperti internazionali. Mentre gli eventi realizzati in Italia sono stati 25.

Il Consorzio vini Valpolicella conta più di 2400 aziende tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori (oltre l’80% di rappresentatività), su un territorio di produzione che si estende in 19 comuni della provincia di Verona, dalla Valpolicella fino alla città scaligera che detiene il primato del vigneto urbano più grande dello Stivale. La Valpolicella ha una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) ad ettaro tra le più alte in Italia, 23.000 €/Ha nel 2022. Cresce il vigneto e con esso il potenziale produttivo. Negli ultimi 20 anni è raddoppiato il terreno rivendicato a Valpolicella, che ha raggiunto gli 8.586 ettari di estensione nel 2022. Sono poco più di 67 milioni le bottiglie delle denominazioni (Valpolicella, Amarone, Recioto e Valpolicella Ripasso) prodotte l’anno scorso, per un giro d’affari complessivo di 600 mln di euro annui, di cui più della metà riferito alle performance dell’Amarone.

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Silvano Brescianini rieletto Presidente del Consorzio Franciacorta

Silvano Brescianini è stato rieletto presidente del Consorzio Franciacorta. L’esponente di Barone Pizzini vede così rinnovato il mandato, dopo i tre anni precedenti. «Desidero ringraziare il nuovo consiglio per la fiducia, dimostrando grande coerenza e responsabilità,», le prime parole di Brescianini.

«Uno stimolo – ha aggiunto – a proseguire con determinazione e impegno il nostro incarico nel rappresentare tutte le molteplici realtà che costituiscono la Franciacorta vitivinicola, tutelando e promuovendo con forza anche il nostro prezioso territorio. Ringrazio, infine, i consiglieri uscenti per il contributo che hanno dato in questi anni di lavoro a tutta la Franciacorta».

La rielezione di Silvano Brescianini a presidente del Consorzio Franciacorta, tutt’altro che scontata, è arrivata pochi minuti fa, durante la riunione del nuovo Consiglio di Amministrazione dell’ente bresciano.

Eletto l’Amministratore Delegato. Dopo 12 anni di lavoro, Giuseppe Salvioni lascia il posto a Simona Luraghi, manager con una carriera consolidata da oltre 23 anni di esperienza in importanti aziende multinazionali nel mass market e nel lusso, nel settore finanziario, commerciale e strategico.

«Simona Luraghi – commenta il presidente Silvano Brescianini – dovrà ulteriormente qualificare l’immagine, non solo della Franciacorta ma di tutte le cantine associate e del territorio, riconosciuto come sistema a livello nazionale e internazionale».

«La dottoressa Luraghi – continua – dovrà collaborare con gli enti, gli stakeholder del mercato con un’attenzione mirata ad una sempre più sinergica integrazione fra team interno, la realtà esterna, il territorio, le aziende socie e il contesto politico locale e nazionale».

«Con l’insediamento di Simona Luraghi continua il ruolo di Giuseppe Salvioni che prevedeva il diretto e continuo coinvolgimento del Consiglio di Amministrazione con una visione sempre più globale e verticale, che segue le linee programmatiche e strategiche dettate dall’assemblea dei soci».

«Ancora molto c’è da fare – conclude Silvano Brescianini – ma la sfida per i prossimi anni ci esorta sempre di più a seguire linee guida condivise all’insegna dell’unione di passioni».

Franciacorta, i soci hanno eletto il nuovo Cda del Consorzio

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Sfiduciato il Cda di Terre d’Oltrepò. I soci: «Mancanza di trasparenza»

Sfiduciato il Cda di Terre d’Oltrepò, in occasione di una riunione fiume tenutasi dalle 14 alle 20 odierne, venerdì 21 gennaio 2022. Ben 310 i voti favorevoli dei soci. Alcuni testimoni riferiscono di un’esultanza da stadio per il risultato del voto dell’assemblea. Solo 153 i contrari alla proposta che costituisce l’ennesimo uragano interno alla cooperativa dell’Oltrepò pavese.

Si tratta dell’epilogo della richiesta di sfiducia del Consiglio di amministrazione guidato da Andrea Giorgi, avanzata formalmente da una vasta rappresentanza della base sociale, il 3 dicembre 2021.

La proposta di revoca dei componenti del Cda di Terre d’Oltrepò è stata richiesta «per giusta causa». Secondo i proponenti, tutti i componenti del Consiglio di amministrazione in carica sarebbero «venuti meno a doveri di diligenza, correttezza e trasparenza nell’esercizio del mandato amministrativo loro conferito».

LE MOTIVAZIONI DELLA SFIDUCIA

Le motivazioni di tale presa di posizione sarebbero da ricercare nell’indagine giudiziaria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia, tuttora in corso. Ma ancor più alle decisioni manageriali compiute dal Cda negli ultimi anni, che avrebbero fatto venir meno la fiducia di una larga parte dei soci.

I fatti si riferirebbero al quadriennio 2017-2021 e sarebbero sfociati negli ultimi due bilanci di Terre d’Oltrepò. In particolare, al Cda guidato da Andrea Giorgi viene imputata una valutazione sovrastimata delle rimanenze; la riduzione delle liquidità, da 6,5 a 3 milioni di euro.

Non solo. Nel mirino dei soci, anche il costante aumento della posizione debitoria nei confronti delle banche, che sarebbe passata da 6,6 a 14,7 milioni. Sempre sul fronte della «mancanza di trasparenza», viene citata la fusione per incorporazione di Valle della Versa Srl, i cui effetti non sarebbero ben descritti nel bilancio 30/06/2020.

IL CDA DI TERRE D’OLTREPÒ SOTTO ACCUSA

Il Cda di Terre d’Oltrepò avrebbe inoltre omesso di fornire chiarimenti sulla sanzione di 4,6 milioni accessoria alla confisca dell’autorità giudiziaria, nell’ambito del bilancio 2020 (15 rate da 300 mila euro l’anno).

Tra i punti caldi che hanno portato alla sfiducia del Consiglio di amministrazione della cooperativa dell’Oltrepò pavese, l’assenza dell’indicazione dei prezzi delle uve conferite dai soci in occasione dell’approvazione del bilancio 30/06/2021. «Appuntati in un foglio extra volume con riferimento a prezzi teorici», accusa la base sociale. Un uragano, insomma. L’ennesimo.

Eppure, solo due giorni fa, il presidente Andrea Giorgi sembrava rassicurare l’ambiente. «La cantina si metterà in ascolto degli stakeholder per farsi portavoce dei bisogni dell’Oltrepò». Presenti alla riunione il sottosegretario Gian Marco Centinaio, gli onorevoli Lucchini e Cattaneo, Regione Lombardia e i vertici del mondo agricolo regionale e provinciale.

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Nomisma, Piero Gnudi nella storia: presidente per il terzo mandato consecutivo

L’Assemblea annuale di Nomisma ha nominato il nuovo Consiglio d’Amministrazione per il triennio 2020-2022 e approvato il bilancio d’esercizio. Per il terzo mandato consecutivo – decisione senza precedenti nella storia della società fondata nel 1981 – è stato rieletto presidente Piero Gnudi. Confermato anche l’Amministratore delegato Luca Dondi dall’Orologio.

Il Consiglio d’Amministrazione vede l’ingresso di Gian Luca Galletti (indipendente), Remo Taricani (Unicredit), Walter Ottolenghi (Mediolanum) e Manuele Bonora (MPS).

Vengono confermati quali membri del CdA Antonio Calabrò (Pirelli), Gianpiero Calzolari (Granarolo), Stefano Cavazza (Crif), Carlo Gherardi (Crif), Maurizio Marchesini (Marchesini Group), Giovanni Pecci (BNL), Juan Enrique Perez Calot (BBVA), Stefano Rossetti (BPER), Giovanna Concezione Ruda (COVIVIO), Giulio Santagata (indipendente), Gian Luca Santi (Unipol) e Giordano Villa (Deutsche Bank).

Componenti del Collegio Sindacale sono Enrico Frasnedi, Erminio Chiappelli e Michele Colliva. Nomisma, società di consulenza che svolge attività di ricerca e advisory per realtà pubbliche e private nel campo dell’economia reale da oltre 35 anni, ha chiuso il 2019 con il sesto bilancio consecutivo in attivo (valore della produzione 7 milioni di euro) e vanta una posizione finanziaria netta di straordinaria solidità.

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Francesco Mazzei è il nuovo presidente di A.Vi.To

FIRENZE – Si è tenuta il 14 giugno l’Assemblea elettiva dell’A.VI.TO, Associazione Vini Toscani Dop e Igp, in cui è stato eletto il nuovo Presidente, Francesco Mazzei, alla guida del Consorzio Tutela Vini della Maremma Toscana dallo scorso agosto.

“A meno di un anno dall’inizio della mia avventura alla guida del Consorzio è un onore ricevere oggi quest’importante incarico. Ritengo sia necessario portare avanti la linea intrapresa dall’Associazione e continuare a lavorare in maniera sinergica, per dar voce con autorevolezza a quella pluralità di esperienze che è il vero patrimonio della viticoltura toscana”, ha dichiarato il neoeletto Presidente Mazzei che insiste sulla necessità di “fare sistema”.

E aggiunge: “L’Associazione rappresenta tutta la Toscana vitivinicola, dai Consorzi più grandi a quelli più piccoli, delineando un percorso comune tra organizzazioni che per decenni hanno curato interessi legati alle singole denominazioni e ai singoli territori. Amplieremo il confronto sui temi e sulle problematiche più importanti della nostra vitivinicoltura, proponendo soluzioni condivise e accelerando su progetti per diffondere la conoscenza della viticoltura toscana di qualità e per continuare a competere con successo sui mercati internazionali”.

Dopo il primo triennio di attività, l’Assemblea ha quindi eletto il nuovo Consiglio di Amministrazione che è composto da tutti i Presidenti dei Consorzi partecipanti all’Associazione e ha anche nominato, come Vice-Presidente, Donatella Cinelli Colombini, Presidente del Consorzio del Vino Orcia.

Costituita nel 2016, l’Associazione Vini Toscani DOP e IGP è il primo organismo unitario di rappresentanza della viticoltura toscana di qualità. L’Associazione si propone di collaborare con le Istituzioni – a tutti i loro livelli – le Associazioni di Categoria e le Organizzazioni Professionali per sviluppare programmi di lavoro che puntino al rafforzamento del settore, accrescendone la competitività e migliorandone il posizionamento sui mercati di tutto il mondo.

Al momento hanno aderito ad A.VI.TO. 22 Consorzi di Tutela in rappresentanza di circa 6.000 imprese, per una produzione annua di circa 200 milioni di bottiglie, un giro di affari stimato in oltre un miliardo di euro ed una quota export superiore al 70%.

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Isidoro Rebuli riconfermato Presidente della Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene

Isidoro Rebuli, noto ristoratore di Valdobbiadene, è stato riconfermato Presidente della Strada del Prosecco e Vini dei Colli Conegliano Valdobbiadene. Il nuovo Consiglio di Amministrazione, eletto da pochi giorni, lo ha nominato all’unanimità a rappresentare i numerosi soci della Strada del Vino più antica d’Italia, itinerario che si snoda in un territorio candidato a sito patrimonio dell’umanità Unesco e da poco entrato nel ”Registro nazionale del paesaggio rurale storico” istituito dal Ministero per le politiche agricole. Il neo Presidente intende proseguire il percorso già intrapreso 3 anni fa, che vede la stretta collaborazione con tutti gli attori che operano per la promozione turistica delle colline di Conegliano Valdobbiadene: dai 21 Comuni associati alla Strada del Vino, ai Consorzi di Tutela, agli altri importanti Enti che proteggono e promuovono prodotti tipici e identità territoriale. Già da subito il 2016 si prospetta ricco di impegni considerato che
ricorrono i 50 anni della Strada del Prosecco e che l’interra area proprio quest’anno, fatto straordinario, è stata proclamata Città Europea del Vino 2016. Il neopresidente Rebuli sarà affiancato dalla Vicepresidente Cinzia Sommariva (Consorzio Tutela Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg) e da 13 Consiglieri: Enrico Bortolomiol (Ciodet Spumanti), Gianfranco Bortolin (Le Bertole Az. Agr.), Fabio Cesco (Canevel Spumanti), Fabio Curto (Cantina Ponte Vecchio), Benedetto De Pizzol (Comune di San Pietro di Feletto), Francesco Drusian (Drusian Francesco Az. Agr.), Maurizio Favrel (Malibràn Az. Agr.), Michele Follador (Confraternita di Valdobbiadene), Luciano Fregonese (Sindaco di Valdobbiadene), Ivan Panizza (ProgettiDivini), Alvio Stramare (Gemin Spumanti), Pierina Vibbani (Agenzia Onda Verde Viaggi), Floriano Zambon (Sindaco di Conegliano). Il nuovo Collegio dei Sindaci Revisori è invece composto da Giuseppe Anselmi, Lucina Pradal e Attilia Schena.
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