Duecentonove case spumantistiche, 439 vinificatori e 3300 famiglie di viticoltori del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg stanno per dare inizio alla vendemmia 2024. Il clima è da anni la grande sfidadei viticoltori che ormai però denotano abilità e preparazione tecnica nell’affrontare eventi anche estremi. Da un punto di vista metereologico, il 2024 è stato caratterizzato da una primavera molto piovosa (oltre i 50 mm, il triplo rispetto alla media), in particolare i mesi di aprile e maggio (dal 1959 ad è successo nel 2013, 2019, 2021 e quest’anno).
UN PIANO PER IL RECUPERO DELLE RIVE DEL CONEGLIANO VALDOBBIADENE
La pioggia, associata alle basse temperature, ha però frenato l’eccesso vegetativo della pianta, causando tuttavia micro frane, in particolare sulle Rive. Contro questo fenomeno franoso, il Consorzio sta mettendo in cantiere un progetto per sistemare i versanti più interessati a questo fenomeno, con sistemi di ingegneria naturalistica e così per rendere al più presto sicure e produttive le preziose Rive.
LE NOTTI TROPICALI SMORZANO L’ACIDITÀ
Un altro fenomeno metereologico recente e che impatta sulle uve sono le “notti tropicali”: quelle in cui la temperatura supera i 20°C, in un contesto climatico di 30°C durante il giorno, con addirittura 15 giorni (sino ad oggi) oltre ai 35° C. Queste temperature, in particolare le notti troppo calde, hanno portato a registrare nel mese di luglio e nei primi giorni di agosto un’acidità inferiore alle attese.
VENDEMMIA 2024 PROSECCO CONEGLIANO VALDOBBIADENE: QUANTITÀ E QUALITÀ
Ad oggi, dalle analisi sulle uve, emerge una situazione tornata nei parametri utili alla raccolta, che comunque sarà anticipata proprio per assicurarsi di portare in cantina uve che presentino un corretto equilibrio tra acidità e quindi freschezza e grado zuccherino. In termini di produzione, il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg si aspetta «una raccolta ovviamente non superiore ai limiti posti dal disciplinare, con grappoli spargoli e acini di dimensioni inferiori per via delle condizioni metereologiche».
CONEGLIANO VALDOBBIANESE: FINO A MILLE ORE DI LAVORO PER ETTARO ALL’ANNO
Le caratteristiche del territorio, contraddistinto da pendii molto ripidi e da saliscendi difficilmente accessibili ai macchinari, fanno sì che nel Conegliano Valdobbiadene vengano richieste fino a 1000 ore per ettaro l’anno di lavoro manuale. «Anche per questo – sottolinea il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg – la vendemmia eroica rappresenta il momento di massimo impegno dei viticoltori del territorio che si affronta con passione e dedizione».
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Una «visione comune della nostra identità», ovvero «chi siamo e i punti di condivisione con il resto del mondo Prosecco». Franco Adami, eletto nuovo presidente del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, ha le idee chiare sui primi passi da muovere insieme al nuovo Cda. Le esprime, scegliendo accuratamente le parole, a poche ore dalla sua elezione, che anticipa quella dei vicepresidenti. «Il lavoro che ci aspetta – commenta il neo presidente Franco Adami – sarà impegnativo ma sono convinto che partendo dalla definizione di questi punti saremo capaci di promuovere al meglio i nostri valori immateriali e farli così emergere in modo deciso. I nostri primi passi concreti saranno intervenire sul disciplinare di produzione, perché la resa unica, un territorio una sola denominazione, è possibile e utile per promuoverla in modo compatto».
FRANCO ADAMI AL MONDO PROSECCO: «FRANCHEZZA, TRASPARENZA E COERENZA»
«Naturalmente – aggiunge il neo presidente del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg – occorre anche continuare il percorso intrapreso sino ad ora per una denominazione sempre più sostenibile, nonostante i grandi passi compiuti negli ultimi anni, il nostro impatto sull’ambiente, deve, per quanto possibile, progressivamente diminuire. Infine, dovremo concentrarci sulla conservazione delle Rive, luogo identitario e distintivo».
Durante il primo Consiglio di amministrazione, Franco Adami ha pronunciato un appello chiaro, «affinché il dialogo in seno alla Denominazione sia condotto con franchezza, trasparenza e coerenza, che saranno le linee guida di condotta che il consiglio si darà nello svolgimento del proprio lavoro. Trasparenza – sottolinea ancora Franco Adami – significa anche riconoscere che in alcune occasioni è importante accettare il limite di un interesse singolo in favore dell’interesse dell’intera comunità. Nel medio periodo questo comportamento collettivo premierà l’intera comunità».
CONEGLIANO VALDOBBIADENE DOCG VERSO LA CONSERVAZIONE DELLE RIVE
Secondo le prime anticipazioni, il Consorzio a guida Adami si impegnerà da subito a favore della conservazione delle Rive. «Le “Rive-Rive”», le definisce Adami. «Su ciò – precisa il nuovo presidente del Consorzio di Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg – sarà importante intraprendere un duplice percorso che consenta da un lato il lavoro sulla valorizzazione del prodotto, ad esempio creare cuvée che possano riportare in etichetta i diversi luoghi di provenienza, dall’altro lato lavorare sull’assetto paesaggistico soprattutto sul versante della conservazione».
Le Rive, sempre secondo Adami, si reggono su un «equilibrio delicato». «La loro bellezza e produzione – commenta – va preservata in particolare dagli smottamenti che le minacciano ormai costantemente, viste le piogge più tropicali che mediterranee. I viticoltori sono sentinelle e operatori attivi delle nostre colline, ma vanno messi nella condizione di poter agire con maggior facilità pur nel rispetto delle norme vigenti. Su questo punto – conclude Franco Adami – si lavorerà con le amministrazioni locali per trovare un punto di incontro che consentirà alle Rive di continuare a essere luoghi di produzione e di bellezza».
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Nonostante la flessione nelle vendite, calate del 10%, il 2023 del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg si chiuderà con un +4,7% in valore. Soddisfatto il Consorzio di Tutela che, nel presentare il Rapporto economico 2023, definisce la denominazione «stabile e in salute». Le anticipazioni sull’andamento dei mercati, curate dal Cirve dell’Università di Padova, sono state presentate oggi pomeriggio a Villa Brandolini d’Adda, a Solighetto di Pieve di Soligo (Treviso). «L’anno che stiamo per chiudere – commenta Elvira Bortolomiol, presidente del Consorzio di Tutela – è stato molto complesso, ma alla complessità e all’evolversi repentino degli eventi ormai siamo abituati. Il 2023 si chiuderà con circa il 10% in meno delle bottiglie vendute rispetto al 2022».
VENDITE GDO IN CALO, TIENE LA RISTORAZIONE
«Dopo un inizio anno molto lento – continua la numero uno del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg – abbiamo recuperato negli ultimi mesi. Oggi registriamo una flessione rispetto al 2022, assestandoci nuovamente sui valori pre-pandemici. Lo scorso anno infatti ha rappresentato un’eccezionalità. E i dati di oggi sono più fedeli alle reali potenzialità della denominazione. Rileviamo una riduzione delle vendite in volume all’estero (circa -6%), cui corrisponde comunque un aumento del valore del 4,5%. Quest’ultimo dato ci rassicura e ci conferma che il lavoro sul posizionamento del prodotto continua a essere vincente».
La riduzione dei volumi venduti nel 2023 è il risultato di comportamenti diversi osservati nei vari canali di distribuzione. Sul mercato italiano la ristorazione, sostenuta soprattutto dalla crescita del flusso di turisti stranieri, sta mantenendo i volumi. Dal Rapporto economico 2023 si evince invece il calo nella grande distribuzione. Il volume di vendite in Gdo tra l’ottobre 2022 e l’ottobre 2023, risulta inferiore del 6,5% rispetto a quelle dello stesso periodo dell’anno precedente. Ma l’aumento in valore è pari al 2,3%. Con il passare dei mesi, tuttavia, la domanda nel 2023 si sta riallineando con quella dell’anno precedente. Nel trimestre luglio, agosto, settembre 2023, le vendite in grande distribuzione sono cresciute rispetto al 2022 del 3,4% in volume e del 6,8% in valore.
IL 2022 DEL CONEGLIANO VALDOBBIADENE PROSECCO DOCG
In giornata sono stati sottolineati anche i risultati del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg nell’anno solare 2022. Lo scorso anno sono state vendute 100.081.088 bottiglie, per un valore di quasi 607 milioni di euro. Il mercato italiano, che rappresenta il 60,2% delle vendite, nel 2022 ha assorbito 57 milioni di bottiglie, per un valore pari a 365,5 milioni di euro. Rispetto alla suddivisione per aree geografiche, il Nord est assorbe ancora la quota maggiore di prodotto con il 37,3% dei volumi.
Segue il Nord ovest con il 30,7%, il Centro con il 22,1% e chiude il Sud e le isole con il 9,9%. Per quanto riguarda il mercato estero, ancora saldamente in testa il Regno Unito con una quota del 23,1% (quota del mercato a valore) del mercato estero si conferma il Paese che importa più prodotto (10.300.000 di bottiglie) e che rende il maggior valore (€ 56mln). Segue la Germania con 8,1 mln di bottiglie per 50,7 mln di euro in valore e la Svizzera con poco più di 6.300.000 di bottiglie per più di 33,4 milioni di euro.
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Tremila ettari di colline situate nei 15 Comuni della denominazione Conegliano Valdobbiadene Docg hanno bisogno di acqua per consentire alla viticoltura di sopravvivere. Un fabbisogno complessivo annuo della vite pari a 1,5 milioni m3 di acqua, sempre meno garantiti dalle precipitazioni. A questo scopo è stato firmato oggi un protocollo d’intesa per la realizzazione di uno studio di fattibilità di invasi di recupero delle acque piovane, canalizzando le risorse idriche presenti e «riconsiderando in chiave attuale le progettualità non ancora realizzate ed ogni ulteriore intervento utile a ridurre le perdite ed aumentare l’efficienza idrica, per una migliore gestione dell’acqua in agricoltura».
Il Protocollo, ideato da Coldiretti Treviso e firmato oggi presso il comune di Valdobbiadene, sarà condiviso con gli enti locali interessati dalla Denominazione di origine controllata e garantita del Prosecco Superiore, «al fine di stimolare una fattiva partecipazione e adesione propedeutica al raggiungimento degli obiettivi del protocollo stesso».
POLEGATO (COLDIRETTI): «SOLUZIONI A FRONTE DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI»
Firmatari del protocollo sono il Comune di Valdobbiadene, l’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, le associazioni Coldiretti, Confagricoltura, Cia Agricoltori Italiani e il Consorzio di Bonifica Piave.
«Siamo stati gli ideatori ed i promotori di questo protocollo d’intesa – dichiara Giorgio Polegato, presidente Coldiretti Treviso – perché riteniamo fondamentale dar vita ad uno studio di fattibilità sugli interventi di tutela finalizzati al recupero, alla conservazione e al corretto utilizzo della risorsa idrica a beneficio del mondo della viticoltura. Temi e soluzioni determinanti alla luce dei cambiamenti climatici in atto – continua – che devono tutelare l’equilibrio di un’area che esprime grandissima qualità e attrattiva in tutto il mondo, non solo per la propria viticoltura. Per questo siamo certi che un simile tavolo di lavoro possa dare delle risposte concrete per il territorio e per le imprese agricole».
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Più luci che ombre dal Rapporto economico 2022 del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Dopo anni positivi, le vendite hanno subito una battuta d’arresto nel segmento Gdo. Il Consorzio di Tutela guidato da Elvira Bortolomiol confida comunque di poter raggiungere quota «104 milioni di bottiglie nel 2022», come nel 2021. E sottolinea piuttosto come la Docg, raggiunto ormai il limite fisiologico dei quantitativi giudicati “sostenibili” per la Denominazione, stia «crescendo in valore». Spinta soprattutto dall’export.
Il 2022 del Prosecco Superiore Docg di Conegliano Valdobbiadene è stato caratterizzato da una «performance particolarmente positiva delle vendite nella ristorazione» e da una «contrazione di quelle in grande distribuzione». Il Rapporto economico 2022 evidenzia come «dopo anni di crescita costante, le vendite del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg registrino un calo a valore pari al -10,4% e delle unità pari al -16,3% in Gdo».
Nel progressivo gennaio-ottobre 2022, il fatturato negli Ipermercati, Supermercati e Libero Servizio Piccolo supera i 379 milioni di euro, ma cala del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2021. Le bottiglie vendute ammontano nello stesso periodo a 72 milioni. Il prezzo medio a volume al litro è aumentato complessivamente del 3,4%. Ma è a partire da maggio 2022 che si è cominciato ad osservare in distribuzione moderna un aumento di prezzo più consistente per la categoria.
CALO DEGLI SPUMANTI, NE RISENTE ANCHE IL PROSECCO
L’andamento generale degli spumanti in Italia è condizionato dalla flessione dei principali protagonisti quali Prosecco, il classico italiano e lo Charmat dolce. Solo lo Charmat secco (escluso il Prosecco), resta in terreno positivo, sia a valore sia a unità. Un aspetto che giustifica gli investimenti nelle bollicine di numerose cantine italiane, anche in zone vinicole poco legate alla tradizione spumantistica (vedi il recentissimo caso Notte Rossa, in Salento). Tra i vitigni con trend positivi ci sono piuttosto la Ribolla, il Müller Thurgau e, appunto, il segmento “altro secco”.
Il prezzo medio a unità del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg per il formato da 75 cl, nei primi dieci mesi del 2022, si attesta a 6,27 euro, in aumento del 7,5%. Il segmento Doc raggiunge quasi i 5 euro (4,84 è il valore medio dei primi dieci mesi del 2022) con un aumento del prezzo medio pari al 10,4%. Osservando l’andamento mese per mese, il differenziale di prezzo tra Prosecco Doc e Docg si mantiene intorno a 1,50 euro.
In questo contesto, il Discount conferma il «ruolo di sostegno della domanda a volume» della Docg, catalizzando «la maggior parte dello sviluppo degli acquisti». Il canale di convenienza continua però a trasferire un’inflazione di molto superiore rispetto a quella che si registra nelle forme distributive classiche. Ciononostante, il divario di prezzo del basket nei Discount permane ampio rispetto a Ipermercati e Supermercati (circa il -30%).
Sempre secondo il report annuale curato dal prof Eugenio Pomarici del Cirve – Centro Interdipartimentale per la Ricerca in Viticoltura ed Enologia, «le variazioni non ridimensionano il ruolo della grande distribuzione, che continua ad essere un canale di sbocco di grande importanza per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg». Sarebbero dettate «verosimilmente da un rimbalzo tecnico rispetto al 2021 e della situazione economica».
I dati già disponibili sulle esportazioni indicherebbero poi «una crescita dell’export della Denominazione nei primi 7 mesi del 2022 di poco inferiore al 10% in volume e di circa il 25% in valore». Cifre che, avverte il Rapporto economico 2022, «fanno presumere un’inversione di tendenza nei mesi successivi, osservandosi a luglio una variazione negativa in volume».
Quel che pare evidente dalla lettura del Rapporto economico 2022 è che il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg sia una denominazione in una fase delicatissima, specie sul fronte del riassetto dei mercati. L’evoluzione dei prezzi dell’uva (incremento medio del 35% rispetto al 2021, da un minimo di 1,80 euro a un massimo di 5,50 per il Catizze), insieme alla stabilità dei prezzi del vino base e ad un aumento dei prezzi sul mercato finale (sotto il 10%), contribuirà a determinare «importanti fenomeni di riallocazione del valore distribuito tra i diversi segmenti della filiera».
La Denominazione appare dunque robusta nel collegamento con il mercato, ma nell’immediato futuro l’impegno dovrà essere concentrato nell’accelerare i processi di creazione di valore lavorando da un lato per contenere i costi e, dall’altro, per migliorare il posizionamento del prodotto sul mercato».
VALORE E SOSTENIBILITÀ: LE CARTE DEL CONSORZIO
Del resto, come avvertiva il prof Pomarici lo scorso anno, in occasione della presentazione del Rapporto economico 2021 della Docg, «non si potrà andare molto oltre ai 106 milioni di bottiglie, perché questo è il limite fisico della produzione del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene Docg. Un vincolo con il quale si deve fare i conti. La crescita della denominazione, dunque, dovrà essere essenzialmente in valore».
«L’analisi del 2022 – afferma la presidente del Consorzio Elvira Bortolomiol testimonia come una comunità di produttori, da sessant’anni impegnata a valorizzare un prodotto di grande finezza e capace di esprimere una varietà di espressioni sensoriali, abbia saputo riorganizzare le proprie attività adeguandole alla “nuova normalità” che si è affermata proprio nel 2021. Crescita del “valore” e “sostenibilità”, sono le due parole chiave per affrontare il futuro».
«Il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg – aggiunge Diego Tomasi, direttore del Consorzio – è un prodotto maturo che può vantare ed esprimere sul mercato il suo valore grazie all’unicità del suo terroir. Oltre all’autenticità del vitigno, il nostro territorio inizia a esprimere fortemente il proprio potenziale di attrattività turistica. Infatti, nei primi sette mesi del 2022 gli arrivi e le presenze di visitatori nel Conegliano Valdobbiadene si sono attestati in crescita rispettivamente del +61,8% e del +31% in confronto allo stesso periodo del 2021».
IL RUOLO DELLA DIGITALIZZAZIONE
Il 2022 del Conegliano Valdobbiadene appare dunque come «una stagione certamente complicata, che forse vedrà modesti arretramenti rispetto al 2021», come recita lo stesso report annuale. Eppure, nel corso dell’anno, la Denominazione «ha mantenuto una posizione di mercato che, a fine anno, risulterà di maggiore entità rispetto al 2019». Nei primi 10 mesi dell’anno, il livello delle certificazioni risulta essere superiore del 14% rispetto al 2019, anno precedente la pandemia.
«Questo risultato – commenta il prof Eugenio Pomarici – è certamente il frutto di un grande sforzo che la Denominazione ha continuato a fare anche nel 2021 per mantenere e rinnovare le relazioni con il mercato. Ciò è avvenuto attraverso attività di ricerca di nuovi canali di vendita e innovazioni nelle attività di comunicazione e promozione. Le esperienze maturate nel 2021 hanno peraltro indotto molte delle aziende della Denominazione a incrementare nel 2022 la digitalizzazione, lungo i percorsi avviati o accelerati durante la pandemia, con effetti positivi nel campo della comunicazione e dell’organizzazione aziendale.
«Quanto è avvenuto nel 2021 – conclude Pomarici nel Rapporto economico 2022 del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg – ha fatto però anche emergere in molte situazioni i limiti delle risorse digitali aziendali. Questo ha portato più di un terzo delle imprese a programmare per il 2022 il potenziamento generale delle dotazioni hardware e software. E anche un maggiore ricorso alla digitalizzazione per la gestione della gestione della cantina, delle relazioni con i clienti (CRM) e la gestione dei flussi fattori/ prodotti».
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FOTONOTIZIA – Green Academy e Wine Tourism Lab sono i due nuovi progetti con cui il Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg festeggia i 60 dalla fondazione. Presentati in mattinata a Villa Brandolini, entrambi guardano al futuro della denominazione. Green Academy è «un incubatore di ricerche, studi, contenuti e nuove idee per lavorare in modo sempre più strutturato, aggregato e concreto sul versante della sostenibilità del territorio».
Ulteriore obiettivo del Consorzio è «coinvolgere le nuove generazioni». Da qui nasce l’idea di Wine Tourism Lab, il cui duplice scopo è quello di «fungere da collante tra le diverse figure professionali del territorio e di creare nel contempo una maggior consapevolezza nei giovani delle più ampie opportunità che questo territorio offrirà nei prossimi anni».
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I presidenti dei tre Consorzi di Tutela dell’Universo Prosecco hanno ufficializzato oggi l’apertura di un «tavolo di confronto che ha come immediato obiettivo la stesura di una carta di valori comuni». Una sorta di protocollo che definisca «percorsi e azioni condivise». E che dia seguito «al rapporto di cooperazione già felicemente avviato con l’esperienza di Sistema Prosecco».
Nove le parole chiave che definiscono gli intenti dell’accordo: Territori, Comunità, Identità, Rispetto, Etica, Integrazione, Futuro, Ricerca e Italianità. «Una base di partenza importante per un progetto importante – hanno spiegato i tre presidenti – che ribadisce la precisa volontà delle nostre tre realtà di portare avanti un discorso comune che abbia, come obiettivo finale, sempre quello di promuovere e divulgare la cultura del Prosecco in Italia e nel mondo».
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Il Consorzio di tutela del Prosecco Doc ed il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg tornano in fiera a Wine Paris & Vinexpo Paris a due anni esatti dall’ultima edizione. L’evento complessivamente ospiterà 32 paesi produttori da tutto il mondo e gli organizzatori si aspettano di accogliere oltre 20 mila visitatori.
«Portare il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg in Francia e avere l’occasione di raccontarlo a un pubblico abituato a misurarsi con la statura enologica d’oltralpe, per la nostra denominazione è molto significativo», afferma la Presidente Elvira Bortolomiol.
«A Parigi saremo in ottima compagnia – aggiunge il presidente della Doc Prosecco Stefano Zanette – accanto ad altre prestigiose Denominazioni francesi e italiane, e a realtà, piccole o grandi, rappresentative delle migliori produzioni internazionali».
IL PROSECCO IN FRANCIA
Nell’ultimo biennio la quota export del Prosecco Doc in Francia è passata dai neanche 17 milioni di bottiglie del 2019 ai quasi 20 milioni del 2020. Ulteriore crescita del +25,9% nel 2021 assestandosi sulle 25 milioni di bottiglie. Dato che conferma i francesi al quarto posto nella classifica mondiale subito dopo Usa, Uk e Germania.
Il mercato d’oltralpe vale il 5,7% dell’intera quota export. Export che oggi corrisponde a circa l’80% dell’intera produzione Doc (627 milioni di bottiglie nel 2021, di cui 71,5 milioni Prosecco Doc Rosè).
Ottimi anche i dati del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg. Nonostante la forte concorrenza del prodotto locale, le esportazioni verso la Francia sono aumentate in maniera consistente. Secondo l’ultimo rapporto economico i volumi venduti nel 2020 sono pari a 586.260 bottiglie (+104,1% rispetto al 2019). Dato di circa 3,1 milioni di euro a valore (+110,3% rispetto al 2019).
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Tenuta dei volumi e dei valori della Denominazione, con ampliamento della quota di vendite nel mercato italiano, e incremento del valore delle esportazioni (+2,2%). Sono gli indicatori più recenti dello stato di salute del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, presentati oggi in occasione dell’annuale Rapporto economico 2020 della denominazione del Veneto.
Il Consorzio di Tutela registra inoltre lo spostamento dei volumi su nuovi canali (online + 326%). Oltre all’espansione nella Gdo (+16,8%), ovvero il mondo dei supermercati, in Italia.
L’analisi curata dal curata dal Centro Interdipartimentale per la ricerca in viticoltura ed enologia (Cirve) dell’Università degli Studi di Padova rivela come la Denominazione abbia reagito alla pandemia.
CRESCE L’ONLINE
Il vero cambiamento a livello di mercato si registra nei canali di vendita con una crescita a tre cifre dell’e-commerce (+325,8%) che «dimostra la dinamicità delle aziende e la capacità di reagire ai cambiamenti improvvisi dei mercati».
Sempre secondo il Rapporto economico 2020, le aziende del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene hanno reagito alle circostanze imposte dalla pandemia «spostando una parte importante dei volumi sul mercato interno, che ha assorbito il 58% del totale».
L’EXPORT SI APRE A MERCATI INEDITI
A fronte di situazione difficili e di chiusura totale di alcuni mercati rilevanti, le aziende del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene si sono agilmente rivolte ad altri interlocutori aprendo così mercati inediti. In Europa crescita a doppia cifra per Benelux; 25,9% a volume e 27,6% a valore.
E ancora: Austria: 34,3% a volume e 24,5% a valore; infine, Scandinavia: +54,4% a volume e 61,7% a valore; oltre alla conferma della Germania +2,3% a vol. e + 8,5% a valore e della Svizzera +8,6% a volume e +14,3% a valore.
Oltreoceano corre il Canada con +11,7% a volume e +14,8% a valore; mentre il Giappone con il + 224,1% e +243,9% a valore lancia il trend delle bollicine anche in estremo oriente.
Le vendite complessive della Denominazione, come rivela ancora il Rapporto economico 2020, hanno quindi registrato a volume una sostanziale parità con lo scorso anno (+0,02%) e un lieve aumento a valore (+0,4%), raggiungendo un nuovo massimo dal suo riconoscimento.
IL COMMENTO DEL CONSORZIO
«Il 2020 – dichiara Innocente Nardi, presidente del Consorzio di Tutela del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene – è stato un anno complesso per l’economia italiana, come per quella mondiale. Dalla nostra prospettiva, siamo orgogliosi della capacità che la nostra Denominazione ha dimostrato nel saper reagire e adeguarsi ai cambiamenti repentini del 2020 mantenendo i livelli di produzione e vendite raggiunti nel 2019, l’anno dei record».
«In generale – continua Nardi – i volumi sono stati redistribuiti tra canali di vendita, con l’esplosione dell’online. Inoltre, alcuni mercati tradizionali come Germania e Svizzera hanno continuato a premiarci e i cali di alcuni mercati, dovuti alle chiusure forzate dell’Horeca, sono stati compensati dallo sviluppo dei mercati più giovani. La dinamicità che ci contraddistingue ci ha premiati in un anno così sfidante».
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Il Report sull’analisi dell’andamento del mercato delle uve da vino nel 2020 promosso da Unioncamere e Bmti realizzata a partire dai prezzi rilevati dalle Camere di Commercio evidenzia l’andamento particolare per il settore vitivinicolo nel 2020.
Durante la vendemmia del 2020, in Italia, sono stati raccolti oltre 70 milioni di quintali di uve da vino (elaborazione Bmti su dati Istat), corrispondenti ad un aumento del 3% rispetto al 2019 e del 2% rispetto alla media del quinquennio 2015-2019. Questo incremento è il risultato di un andamento climatico che, nel complesso, ha favorito la maturazione dell’uva e la sua buona qualità.
Come altri comparti dell’agroalimentare, però, anche il mercato vinicolo ha risentito dell’impatto della pandemia. A fronte del buon andamento nelle quantità, con l’Italia che mantiene la leadership mondiale nella produzione di vino, meno positivo è stato il riscontro nei listini all’ingrosso a causa della chiusura totale dell’Horeca durante il lockdown di marzo e aprile e le successive chiusure parziali nell’ultima parte dell’anno.
A subirne maggiormente le conseguenze sono stati proprio i vini di qualità che sono i più consumati nella ristorazione. Secondo i dati di Unioncamere e Bmti, i prezzi del vino hanno subito un calo medio dell’1,4% rispetto al 2019. Più accentuata però la flessione in chiusura d’anno, con un calo a dicembre del 5% su base annua.
Pur con importanti eccezioni, il 2020 ha segnato ribassi anche per i prezzi delle uve da vino di diverse aree produttive del nostro paese. In particolare, tra le uve venete, si è registrato un ribasso del 6% annuo per le uve Glera atte alla Docg Conegliano Valdobbiadene, sebbene si tratti di un calo meno accentuato rispetto al biennio 2018-2019.
In leggero recupero, invece, le uve con cui viene prodotto l’Amarone (+5%). Spostandosi sul Lago di Garda si è osservata una ripresa anche per le uve del Lugana, rilevate sia dalla Camera di Commercio di Verona che di Brescia. In Lombardia, prezzi in calo per le uve atte a produrre Franciacorta e per le uve destinate ai vini dell’Oltrepò Pavese.
In Piemonte, è proseguita nel 2020 la crescita per le uve del Barbera d’Asti mentre si sono rilevati ribassi nel Cuneese per le uve di Barolo, Barbera d’Alba, Dolcetto d’Alba. Tra le uve destinate ai grandi rossi toscani, si confermano stabili sui livelli del 2018 e 2019 quelle del Chianti Classico mentre sono risultate in calo quelle del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano.
Al Sud, tra i vitigni irpini, si è registrata stabilità per le uve Aglianico per il Taurasi e un calo quelle per il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, i cui valori rimangono però superiori alla media del quinquennio 2015-2019. Forte aumento rispetto all’annata 2019, invece, per le uve pugliesi.
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Ben 92 milioni di bottiglie certificate, lo stesso numero raggiunto nel 2019, l’anno dei record. Si sono rivelate fondate le previsioni di novembre del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg. Secondo gli ultimi conteggi, il numero record è stato eguagliato nel 2020.
La flessione, di fatto, è minima rispetto alla chiusura 2019: un – 0,001% che, nonostante qualche timore manifestato nel corso dell’autunno per il peggioramento della situazione epidemiologica, evidenzia quanto il recupero sia stato superiore alle aspettative.
“Chiudiamo questo 2020 con un ottimo risultato – afferma Innocente Nardi, presidente del Consorzio di Tutela veneto – particolarmente significativo pensando all’anno che ci stiamo lasciando alle spalle. Anche se non è stato semplice, abbiamo raggiunto veramente un risultato storico”.
Le aziende della denominazione hanno dimostrato capacità di adattamento alla situazione e serietà nell’affrontare, anche con misure severe che siamo stati costretti ad adottare, la realtà di mercato che ci minacciava soprattutto in primavera.
Il risultato finale è dovuto a un forte recupero di dicembre che ha registrato un aumento delle certificazioni superiore agli anni precedenti, compensando così i risultati dei mesi più duri del 2020″.
Come era già emerso dal Rapporto economico presentato l’11 dicembre scorso (vedi l’articolo sotto), questo risultato evidenzia, secondo il Consorzio, “lo stretto rapporto tra le aziende e il loro mercato”.
“Le imprese, nel loro insieme, sono riuscite ad adattarsi ai canali di vendita in modo efficace rispetto alle necessità, in un contesto di forte limitazione delle vendite nella ristorazione, canale che in Italia e all’estero assorbe circa un terzo dei consumi in volume e più della metà in valore”.
La tenuta complessiva, sempre secondo il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, è motivata dalla ricollocazione del prodotto su canali meno utilizzati negli anni precedenti, oltre che sull’e-commerce“. Il riferimento è alla Grande distribuzione organizzata, ovvero il mondo dei supermercati.
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Sono state oltre 135 le azioni legali portate avanti dai Consorzi di Tutela del Sistema Prosecco nel 2020. Decine i Paesi coinvolti nei vari continenti, nel nome della protezione del nome Prosecco in Italia e all’estero.
Nato nel 2014 grazie alla volontà dei tre Consorzi che rappresentano il “Mondo Prosecco” (Consorzio di Tutela della Doc Prosecco, Consorzio di Tutela della Docg Conegliano Valdobbiadene Prosecco e Consorzio di Tutela della Docg Asolo Prosecco), Sistema Prosecco ha implementato nel corso degli anni il numero di attività legali e le strategie volte alla difesa della notorietà del Prosecco, delle realtà che lo rappresentano e dei consumatori di tutto il mondo.
In poco più di un lustro la società è riuscita a creare una fitta rete di collaborazioni con le autorità nazionali ed estere, siglando anche importanti protocolli ad hoc, soprattutto in quei Paesi dove si è verificato il maggior numero dei problemi concernenti la protezione.
Se è vero che il successo di un prodotto si misura anche dal numero delle imitazioni che lo riguardano – spiega Stefano Zanette, Presidente di Sistema Prosecco – non possiamo non sottolineare come il Prosecco sia una delle denominazioni più imitate al mondo. Per questo prendiamo molto sul serio la nostra mission e lavoriamo, giorno dopo giorno, per intensificare i nostri strumenti di difesa”.
Ed è un vero e proprio fuoco di sbarramento quello che Sistema Prosecco utilizza per disinnescare le centinaia di frodi rilevate, grazie anche alle segnalazioni dei produttori e dei consumatori, necessario supporto a tutta una serie di capillari attività di controllo. Ogni anno, per esempio, viene delegata una società specializzata nei controlli presso punti vendita, bar e ristoranti di diversi Paesi europei ed extraeuropei.
È stato attivato un servizio di sorveglianza sui marchi che agisce a livello globale e che segnala, quasi in tempo reale, depositi di marchi che possano creare fraintendimenti con la parola “Prosecco”. E, mai come in questo momento, Sistema Prosecco vigila anche su tutto quello che concerne l’e-commerce con un quotidiano controllo sulle maggiori piattaforme di vendita on line.
Ma rispetto ai primi anni di attività, Sistema Prosecco in questo 2020, anno per molti versi anomalo, ha riscontrato nuovi pericoli che si vanno ad aggiungere a quelli già esistenti. Se la contraffazione pura e semplice segna una battuta d’arresto, in buona parte dovuta anche al buon lavoro svolto, prende sempre più piede il fenomeno dell’evocazione, con dei progetti ben studiati, spesso border line con quanto le leggi concedono.
Ma anche su questo fronte rispondiamo colpo su colpo – prosegue Zanette – e negli ultimi mesi abbiamo ottenuto degli importanti pronunciamenti legali a nostro favore che determinano fondamentali precedenti giurisprudenziali che certamente ci saranno utili nell’affrontare situazioni analoghe in futuro.
Questo nell’ottica di consolidare la protezione del nome Prosecco anche per contrapporre lo sfruttamento della reputazione delle nostre Denominazioni nelle etichette di svariati prodotti, dai saponi, ai cioccolatini, dai cosmetici fino addirittura a prodotti che appartengono alla sfera sessuale”.
Imperativo per il 2021 è quindi quello di non abbassare la guardia per far fronte ai continui attacchi cui è sottoposto quello che ormai tutti considerano uno dei simboli del Made in Italy.
“Il nome Prosecco è ormai da tempo un patrimonio del nostro Paese – conclude il Presidente Zanette – e noi sentiamo forte la responsabilità di difenderlo e tutelarlo in tutti i modi e con tutti gli strumenti che la legge ci mette a disposizione”.
“Quindi – annuncia – continueremo a batterci su tutti i fronti e approfittiamo di questo momento di consuntivo per lanciare un appello ai consumatori di tutto il mondo. Aiutateci nella nostra missione verificando che il prodotto che vi viene venduto sia autentico Prosecco e, soprattutto, segnalateci tutti i casi che possano apparire dubbi”.
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Tempo di vendemmia per la denominazione Conegliano Valdobbiadene, dove le indagini svolte in campo dai tecnici incaricati dal Consorzio fanno intendere che nonostante le difficoltà di questo 2020 la natura ha seguito il suo corso e la qualità nel calice sarà assicurata.
“Il lavoro in vigneto – commenta Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg – si è svolto in questi mesi in modo regolare, compatibilmente con le restrizioni e con le nuove norme emanate per la gestione dell’emergenza Covid 19. In un anno come questo l’impegno dei viticoltori è stato ancora più intenso per garantire la consueta cura dei vigneti e poi la qualità finale del prodotto”.
Nei primi otto mesi del 2020 le vendite del nostro prodotto registrano un -3,8% che nel panorama generale si può definire un buon risultato, basti pensare al -40% del comparto della ristorazione. Le scelte del Consorzio per difendere il valore e il posizionamento del Conegliano Valdobbiadene hanno portato finora i risultati sperati, il valore dell’uva e quello del vino sono rimasti gli stessi dello scorso anno nonostante la speculazione dei mesi primaverili. La viticoltura eroica si difende costruendo valore e non con la quantità”.
Il 2020 da un punto di vista climatico si è distinto per un inverno che ha registrato temperature in linea con il periodo, seguito da una primavera soleggiata e asciutta e poi da un’estate mite e dalla piovosità diffusa. Le fasi fenologiche della vite hanno quindi seguito un andamento regolare. Proprio grazie a una primavera poco piovosa e soleggiata e a un’estate mite con precipitazioni distribuite lungo il periodo, le vigne oggi vantano grappoli sani, che non hanno subito scottature o momenti di disidratazione.
L’escursione termica che ha caratterizzato le settimane estive ha portato a un buon livello di acidità, fondamentale per ottenere spumanti con le giuste note di freschezza. La caratteristica di questo 2020 probabilmente sarà un’accentuazione delle peculiarità gustative tra i due estremi, nord ovest e sud est della denominazione, situazione che si verifica tipicamente nelle annate meno calde.
Le operazioni di raccolta inizieranno dalla zona di sud est, sui versanti maggiormente esposti al sole, spostandosi poi nel corso del mese di settembre man mano verso nord ovest. L’augurio è che le temperature si mantengano miti così da consentire ai viticoltori di portare in cantina uve più fresche.
Date le caratteristiche del territorio, contraddistinto da pendii molto ripidi e da saliscendi difficilmente accessibili ai macchinari, nel Conegliano Valdobbiadene sono richieste 6/700 ore per ettaro l’anno di lavoro manuale, rispetto alle medie di 150/200 ore lavoro per ettaro delle zone pianeggianti, dove la meccanizzazione è avanzata. Per questo, la vendemmia eroica rappresenta il momento di massima ingegnosità dei viticoltori del territorio.
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Riduzione della resa, stoccaggio, misure sui vini da taglio, blocco della rivendicazione dei nuovi vigneti e immissione al consumo dal 1° gennaio 2022 dell’annata 2021. Queste le decisioni varate dall’assemblea dei soci del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, riunitasi ieri a Pieve di Soligo. All’ordine del giorno le tematiche relative alla vendemmia 2020.
In particolare, è stata ridotta a 120 quintali ettaro la resa in vigneto per tutte le tipologie Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, oltre al supero di campagna del 20% (totale resa ettaro massimo 144 q.li). Lo stoccaggio previsto è di 20 q.li/ha per le tipologie base di Glera e Pinot – Chardonnay atti al taglio e di 10 q.li/ha per la tipologia Rive, per le superfici iscritte all’albo regionale delle vigne e per i prodotti della Denominazione certificati biologico.
Quanto ai vini 2020 atti al taglio (Pinot, Chardonnay) potranno essere utilizzati “per le sole operazioni di taglio con Glera o glera con complementari (verdiso, bianchetta, perera) dell’annata 2020 o successive”, riferisce il Consorzio.
Capitolo centrale il blocco delle rivendicazioni per la campagna vitivinicola 2020/2021 e per le due campagne successive, ovvero fino al 2022/2023, per la Denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg “per tutti i produttori che nella campagna vitivinicola 2019/2020 hanno rivendicato tale Denominazione”.
“Per coloro invece che si sono avvalsi di rivendicazioni diverse nella campagna vitivinicola 2019-2020 – spiega il Consorzio di Tutela – qualora venisse confermata per la vendemmia 2020 una rivendicazione diversa dal Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg, scatterà il divieto della rivendicazione della Denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg per le due campagne successive dalla attuale (2020/2021)”.
Le decisioni dell’assemblea riguardano anche l’immissione al consumo dell’annata 2021 dal 1° gennaio 2022, “fermo restando quanto previsto dal disciplinare per le tipologie Rive e Rifermentato sui lieviti”. Misura che dovrà tradursi in una modifica del disciplinare di produzione del Conegliano Valdobbiadene Prosecco.
“Le misure che abbiamo presentato ieri agli associati – spiega il presidente del Consorzio, Innocente Nardi – sono frutto di un’attenta analisi dell’attuale andamento della Denominazione e dei possibili scenari dei prossimi anni nel mondo del vino, soprattutto con riferimento alla Denominazione”.
Sono misure volte a consolidare il valore della Denominazione ed il suo posizionamento sul mercato, a beneficio dei produttori e di tutto il territorio. Queste scelte vanno valutate con una visione d’insieme della Denominazione e non con riguardo al singolo particolare”.
All’incontro hanno preso parte, oltre al presidente del Consorzio, anche il professor Eugenio Pomarici ed il professor Vasco Boatto del Cirve di Conegliano, che hanno esposto i risultati dello studio sull’andamento del mercato vinicolo nazionale ed internazionale ed evidenziato l’importanza strategica del mantenimento del posizionamento della Denominazione sul mercato stesso.
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EDITORIALE – C’è una nuova, preoccupante deriva che interessa lo spumante del Veneto per eccellenza, ovvero il Prosecco. La recente approvazione della modifica del disciplinare che dovrebbe autorizzare, dal mese di ottobre 2020, la commercializzazione del Prosecco Rosé, sta già avendo risvolti devastanti per l’immagine della nuova tipologia “in rosa” della Doc Prosecco.
Il web, infatti, è inondato di decine di proposte di “Prosecco Rosé”. Si tratta in realtà di spumanti rosati comuni, che non possono fregiarsi della Denominazione di origine controllata in questione, riservata solo ai Martinotti (Metodo italiano o Charmat) prodotti in Veneto e in Friuli Venezia Giulia.
In alcuni casi, la dicitura “Prosecco Rosé” viene addirittura accostata al Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, Docg che non ha nulla a che fare col via libera alla tipologia “Prosecco Rosé” da parte del Comitato Nazionale Vini del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, che riguarda appunto solo la Doc.
Per dirla tutta, più che a una nuova deriva siamo di fronte a una vera e propria involuzione del marketing legato al noto spumante italiano. Se fino a ieri non si poteva usare la formula “Prosecco Rosé“, perché ancora non ufficialmente approvato il matrimonio tra Glera e Pinot Nero, le nozze tra i due vitigni hanno aperto le porte ai farabutti del web, pronti a sfruttare la leva della notorietà del brand “Prosecco” per spingere le vendite di qualsiasi altro spumante rosato.Caso eclatante quello che appare sull’e-commerce “Negozio del vino“, dove il Vsq Rosé Brut “Faìve” della nota cantina Nino Franco di Valdobbiadene viene “spacciato” per Prosecco Doc Rosé (nel link, nel titolo e nella scheda descrittiva) pur essendo prodotto con uve Merlot e Cabernet Franc vinificate in rosa.
Più ingegnoso un altro e-commerce, “Wine Point“. Qui, il Vsq Rosé Brut “Roseo” della cantina Le Manzane di San Pietro di Feletto (TV) viene descritto come “Prosecco Superiore Metodo Charmat”. Non solo: viene utilizzato il vecchio nome della Glera, ovvero Prosecco, per trarre in inganno l’ignaro consumatore.
“La qualità del prodotto – si legge – è certificata dall’uso in prevalenza di uvaggio Prosecco, nella sua qualità autoctona Glera, che compone il 95% dell’etichetta. Il restante 5% deriva invece da uve Merlot, che vanno a conferire il classico colore rosato all’etichetta”. Lo stesso avviene per il Brut di Pinot della cantina Ruggeri.
Segue a ruota l’e-shop di vino online “BierreStore“, che nel pubblicizzare il Brut Rosato “Il Fresco” di Villa Sandi, parla di “Prosecco Rose”. Manca l’accento, ma il senso è quello e gioca sulla scarsa esperienza del consumatore che si imbatte nella scheda, per l’acquisto.
Vale la pena di citare anche il caso, sottile, del presunto “Prosecco Valdobbiadene Brut Rosé Doc” della cantina Col Sandago, tra i veri e propri fake che interessano la nuova tipologia del Prosecco Doc. Tutto, sin dal link, riconduce al taroccamento da parte dell’e-commerce “Di-vinità – di cibo, vino e altre storie“. Ecco, sono le “altre storie” che preoccupano chi ha a cuore il Made in Italy.
Concludo con un appello: la redazione di WineMag.it invita i lettori a segnalare ai Consorzi di Tutela tutti i link alle recensioni di “non Prosecco”, nonché di “Prosecco Rosé” tarocco scovate sul web. Questi gli indirizzi email a cui rivolgersi: info@consorzioprosecco.it e info@prosecco.it. Cin, cin.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
È stato presentato nella mattinata di sabato 11 gennaio, all’ex Convento di San Francesco a Conegliano, il Comitato della 14ªtappa a cronometro del Giro d’Italia, Conegliano Valdobbiadene, in programma il prossimo 23 maggio 2020.
Sarà una frazione, quella delle colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, da poco riconosciute Patrimonio dell’Umanità Unesco, che con molta probabilità potrebbe decidere la corsa rosa.
Una sfida contro il cronometro in un territorio di produzione del Prosecco Superiore Docg, un’occasione unica per mostrare a tutto il mondo, grazie alle riprese televisive, le bellezze delle colline, da Conegliano fino a Valdobbiadene.
“Siamo orgogliosi di ospitare una tappa a cronometro del Giro d’Italia 2020 – dichiara il Presidente del Consorzio di Tutela Innocente Nardi – l’unica ad avere come palcoscenico un territorio viticolo, la quale permette di consolidare l’identità ed il valore del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore”.
“Il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg . continua Nardi – sarà sede e capofila del Comitato della 14^ tappa del Giro d’Italia. Con la Regione Veneto e con i sindaci Fabio Chies di Conegliano e Luciano Fregonese di Valdobbiadene abbiamo ritenuto necessario dare compattezza ed unitarietà al Comitato per ottimizzare il lavoro ed ottenere la massima visibilità dell’intero territorio”.
Ad Andrea Vidotti il compito di coordinare il lavoro del Comitato, “per la sua grande esperienza nel settore degli eventi sportivi e per la sua riconosciuta professionalità”. “Sono allo studio varie attività di marketing e di comunicazione che permetteranno al nostro territorio di sfruttare le grandi potenzialità che il Giro d’Italia è in grado di offrire”, precisa Innocente Nardi.
“Siamo felici della scelta di optare per un Comitato di Tappa unito, compatto e coeso – dichiarano i sindaci Fabio Chies e Luciano Fregonese – era necessario un lavoro di squadra, evitando i particolarismi, per un evento così importante come una tappa del Giro d’Italia. Siamo convinti che con l’aiuto di tutti saremo in grado di far vedere al mondo intero la bellezza del nostro territorio”.
“Ringrazio la Regione Veneto, il Consorzio di Tutela del Vino Conegliano Valdobbiadene Prosecco, i sindaci di Conegliano e di Valdobbiadene per avermi affidato questo prestigioso incarico – dichiara Andrea Vidotti – sono orgoglioso e fiducioso di poter fare un buon lavoro”.
“Il mio compito – sottolinea – sarà di coordinare il lavoro del Comitato per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissi. Vogliamo dare massima visibilità ad un territorio fantastico per far vedere a tutto il mondo le bellezze delle Colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco, Patrimonio dell’Unesco”.
“Sono allo studio varie attività di marketing e la prima azione sarà il lancio di un concorso nelle scuole della zona per l’ideazione del logo grafico del Comitato di Tappa”, conclude Vidotti. Il Comitato insediato da pochi giorni ha già incontrato i sindaci della zona interessate dall’attraversamento della tappa, “per coinvolgerli in tutte le attività previste dal Piano di Marketing del Comitato”.
COMITATO TAPPA Presidente: Innocente Nardi
Coordinatore Generale: Andrea Vidotti
Sindaci di Partenza e Arrivo: Fabio Chies e Luciano Fregonese
Sede: Villa Brandolini Piazza Libertà, 7 – 31053 Pieve di Soligo (TV)
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VALDOBBIADENE – Ha mantenuto le promesse la vendemmia 2019 del Prosecco Superiore Docg di Conegliano Valdobbiadene. Si tratta della prima raccolta dal riconoscimento a Patrimonio dell’Umanità Unesco per le colline eroiche trevigiane. In cantina, secondo quanto riferiscono i tecnici del Consorzio di Tutela della Docg, sono arrivati “grappoli dall’acidità e dal pH ideale per ottenere un ottimo risultato in bottiglia”. Tanto da far parlare di “una vendemmia davvero eccezionale sul fronte della qualità” per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.
L’eccellenza qualitativa della vendemmia 2019 – conferma Innocente Nardi, presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco – premia per la fatica di un anno intero ed è il coronamento di un percorso fatto di impegno ma anche di successi che hanno avuto eco internazionale: a partire dal riconoscimento Unesco, passando per i Cinquant’anni della Denominazione, fino al no al glifosato, che ci ha reso la zona più estesa di Europa a rinunciare al noto fitofarmaco”.
“È stato un mese di lavoro intenso, questo appena trascorso sulle Rive e tra i filari – conclude Nardi – ma per noi viticoltori si tratta del momento più importante dell’anno”.
L’ANDAMENTO DELLA VENDEMMIA 2019
Del resto, la vendemmia 2019 “è cominciata sotto il segno della qualità, già evidente dai rilievi pre-raccolta effettuati dai tecnici del Consorzio di Tutela”. Le uve sono maturate con dieci giorni di ritardo rispetto agli ultimi anni, in linea con la media storica.
La raccolta è avvenuta in condizioni climatiche ideali come ideale è stato il clima primaverile ed estivo che ha permesso la perfetta maturazione dei grappoli, evidenzia il Consorzio. Le condizioni climatiche dell’anno hanno condizionato sia i tempi della raccolta, sia le caratteristiche organolettiche degli acini.
Si registra un pH medio al 3,30 (nel 2018: 3,26) e acidità al 6,55 (nel 2018: 5,92) caratteristiche particolarmente vantaggiose per la produzione di spumanti come il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg.
Per quanto riguarda la quantità raccolta, si evidenzia una diminuzione del 3-5% rispetto all’anno scorso, dovuta alla grandine, che riporta la raccolta nella media degli anni precedenti al 2018.
Dopo un inverno piuttosto fresco, che ha registrato temperature in linea con il periodo, il territorio ha subìto una primavera più fresca e piovosa della media che ha causato un ritardo nel germogliamento e a seguire in tutte le fasi fenologiche.
È seguita un’estate giustamente calda, precisano ancora i tecnici del Consorzio, con un andamento termico tipico della stagione, che ha in parte consentito il recupero fenologico che si era perso nel mese di maggio. Inoltre, anche durante il periodo di raccolto il meteo è stato clemente e ha permesso di portare in cantina grappoli particolarmente sani.
LE ORE DI LAVORO DELLA VENDEMMIA EROICA
Date le caratteristiche del territorio, contraddistinto da pendii molto ripidi e da saliscendi difficilmente accessibili ai macchinari, nel Conegliano Valdobbiadene sono richieste 6/700 ore per ettaro l’anno di lavoro manuale, rispetto alle medie di 150/200 ore lavoro per ettaro delle zone pianeggianti – come quelle del Prosecco Doc – dove la meccanizzazione è avanzata.
Per questo – sottolinea il Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Docg – la vendemmia eroica rappresenta il momento di massima ingegnosità dei viticoltori del territorio”.
La raccolta, come previsto e come di consueto, ha coinvolto prima la zona più orientale, sui versanti maggiormente esposti al sole, come a San Pietro di Feletto, successivamente la zona più centrale della denominazione: come a Refrontolo, Pieve di Soligo, Col San Martino e anche la pregiata zona del Cartizze e infine quella di Valdobbiadene.
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Il Consorzio Tutela Vini Valpolicella rinnova per il secondo anno consecutivo la sua collaborazione con il Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Il 14 ottobre, presso il Papiersaal di Zurigo, in Svizzera, andrà in scena un Walk Around Tasting B2B e B2C dedicato ad operatori della stampa, trade e pubblico selezionato.
Nel corso dell’evento verranno anche organizzati dei seminari guidati dal giornalista Christian Eder, destinati ai vini di entrambi i Consorzi.
“La Svizzera – spiega Olga Bussinello, direttore del Consorzio Vini Valpolicella – è un mercato storico per il vino italiano, aumentato del 14% dal 2013 ad oggi e per i vini della Valpolicella. L’agroalimentare del Bel Paese è in costante crescita, registrando a fine 2018 oltre 1.6 miliardi di euro, secondo soltanto ai tedeschi, a conferma di un grande apprezzamento verso la qualità dei prodotti a marchio Made in Italy”.
Inizio dei lavori con la masterclass “Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore – uno spumante con 50 anni di storia dal territorio Patrimonio dell’Umanità UNESCO” e a continuare “Le molteplici espressioni della Valpolicella, patria di grandi vini rossi”, dove i protagonisti assoluti saranno Valpolicella DOC, Valpolicella Superiore DOC, Ripasso DOC e Amarone della Valpolicella DOCG.
Le aziende che parteciperanno a Zurigo Cà dei Maghi, Cantina di Soave, Clementi, Corte Cavedini, Costa Arènte, Federica Rigoni Stern, I Campi di Flavio Prà, Cantine Riondo, Sartori di Verona, Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani.
Le aziende che parteciperanno al Banco Mescita istituzionale
Cà dei Frati, Cantina Valpantena Verona, Clementi, Franchini Agricola, Lavarini, Massimago, Novaia, Pasqua Vigneti e Cantine
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
(4 / 5) Prezzi su, prezzi giù, Brexit, confusione sulle denominazioni nella battaglia tra Doc e Docg, Patrimonio Unesco. Sul Prosecco si sentono spesso notizie in contraddizione fra loro. Fatto sta che per il consumatore “Prosecco” è sinonimo di “Spumante”. Sotto la lente di ingrandimento di Vinialsuper il Prosecco Conegliano Valdobbiadene Docg “Le Fade“, Extra Dry dell’Azienda Agricola Luca Ricci.
LA DEGUSTAZIONE Giallo paglierino con una bella spuma fine che svanisce rapidamente, lasciando posto a un perlage piuttosto fine e persistente. Gentile al naso, dove dominano i sentori floreali e una nota di frutta, pera, piuttosto marcata. Un vena agrumata chiude il quadro, dando una certa spinta olfattiva.
Fresco e morbido in bocca, il Prosecco Conegliano Valdobbiadene Docg “Le Fade”. La buona freschezza dona spinta al sorso, dove ritroviamo ciò che avevamo sentito al naso. In chiusura si avverte l’abboccatura data dal residuo zuccherino, che viene bilanciata dalle leggera ruvidezza della bollicina. Un sorso equilibrato.
Semplice, ben fatto e non scontato nel calice (spesso invece scontato a scaffale, nei supermercati Esselunga). Non molto persistente, al limite di quello che si definirebbe tecnicamente un vino “corto” di persistenza, è un ottimo calice da aperitivo o da abbinare a piatti leggeri di pesce.
LA VINIFICAZIONE
Composto al 95% da Glera e per il 5% da Verdiso e Bianchetta coltivati sui terreni argillosi di Collalto di susegana (tv), vinificato in acciaio e spumantizzato in metodo Martinotti-Charmat.
L’Azienda Agricola Luca Ricci si trova a Conegliano (TV). Nasce ufficialmente nel 1999, dal terreno fertile di una “lunga tradizione familiare fatta di esperienza e passione”. Una storia che inizia dal nonno enologo, continua con il padre coltivatore e adesso si arricchisce di nuove pagine.
Tra le novità proprio “Le Fade“, ovvero “Le Fate” in dialetto veneto: una tenuta agricola a Collalto di Susegana, nel cuore del Veneto. Circondata dai vigneti, la tenuta dispone anche di una Country House, dove è possibile soggiornare.
Prezzo pieno: 7,99 euro Acquistabile presso: Esselunga
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VALDOBBIADENE – Sono iniziati questa settimana i confronti della Confraternita di Valdobbiadene con il Consorzio di Tutela e le istituzioni territoriali “per condividere un graduale e comune percorso strategico” che riguarda il locale Prosecco Superiore Docg.
“Riteniamo che questa possa essere considerata l’espressione più democratica”, affermano i membri della confraternita, che nell’estate ha diramato unainterpellanza rivolta a tutti i 2640 soggetti appartenenti alla filiera produttiva della denominazione Conegliano Valdobbiadene.
Scopo del questionario era “comprendere la percezione identitaria e intraprendere un eventuale percorso autonomo per l’affermazione della nostra unicità. Fin’ora la risposta è stata numerosa e positiva”.
L’istanza “per la tutela della denominazione Conegliano Valdobbiadene” è scaricabile e sottoscrivibile sul sito ufficiale della Confraternita di Valdobbiadene. La riportiamo integralmente, di seguito:
La Confraternita di Valdobbiadene si è resa protagonista di un’istanza che coinvolge 2640 viticoltori eroici della Denominazione Conegliano Valdobbiadene, per conoscere in maniera democratica la loro opinione.
Nel suo delicato ruolo di osservatore vigile e di guida morale, infatti, la nostra realtà ha preso l’iniziativa per comprendere se la preoccupazione per la perdita di percezione da parte del consumatore sull’identità del vino delle colline sia condivisa dal territorio.
Cercare di creare una consapevolezza culturale, non condizionata e libera da interessi esterni al territorio, rientra infatti tra gli scopi nobili e originali per cui la Confraternita è nata nel 1946.
Un’indagine che si rivela necessaria, ancor più alla luce di quanto avviene oggi, quando l’immagine e la percezione della Denominazione sembra alienata dalla presenza di 500 milioni di bottiglie di “prosecco generico” privo di storia e di vocazione territoriale.
Dati alla mano, risulta una evidente situazione inflattiva, e a tale riguardo nell’istanza, firmata dal Gran Maestro enologo Loris Dall’Acqua, viene manifestata la preoccupazione per il rischio di abbandono dei vigneti di alta collina (di gestione più onerosa) a favore dei vigneti più pianeggianti (meno vocati).
Allarmanti anche i dati sociali, afferma infatti nell’istanza il Gran Maestro: «Se il 55% non distingue la nostra denominazione e se il 75% beve indifferentemente qualsiasi Prosecco senza discriminazione, non è sicuramente molto confortante.
Ci troviamo in un momento di grande confusione dove la massa critica del “prosecco generico”, nei confronti del Conegliano Valdobbiadene, è diventata soverchiante e sta portando ad una sempre minore distinzione e conseguente perdita di percezione della nostra denominazione».
È per questa serie di motivi, in primis, che la Confraternita di Valdobbiadene ha pensato di produrre un documento da condividere con tutti i soggetti interessati appartenenti al territorio Conegliano Valdobbiadene, alla luce della considerazione che una istanza sottoposta a sottoscrizione rappresenti la più alta espressione democratica, perché ogni singolo individuo ha la possibilità di esprimere il proprio reale pensiero, non condizionato dai molteplici interessi delle varie categorie di appartenenza, che spesso sono molto lontane dal territorio.
Con questo documento, la Confraternita di Valdobbiadene vuole capire qual è la vera visione dei produttori del territorio Conegliano Valdobbiadene, per poter valutare se i principi d’identità e di unicità territoriale sono ancora forti e realmente voluti e se vengono da tutti considerati fondamentali per poter uscire dalla confusione e per riappropriarci dell’immagine di un territorio ricco di storia, unico e irripetibile, che non vogliamo svilire».
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Le sedi aziendali distano appena 30 chilometri, percorribili in una quarantina di minuti tra le colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, patrimonio Unesco. Eppure sono diametralmente opposte le politiche di marketing e comunicazione delle cantine venete Col Vetoraz e Carpené Malvolti.
La prima ha ribadito oggi la propria convinzione di “rinunciare definitivamente al termine Prosecco, prediligendo invece ‘Valdobbiadene DOCG’, per applicarlo a tutti gli strumenti commerciali, come packaging o etichette, e a tutte le azioni di comunicazione sia tradizionale che digitale”. Una scelta intrapresa dalla vendemmia 2017.
L’azione intrapresa da Col Vetoraz – evidenzia la cantina di Francesco Miotto, Loris Dall’Acqua e Paolo De Bortoli (nella foto) – è a difesa di un’identità territoriale unica e non confondibile, costruita in anni di lavoro scrupoloso e appassionato, di ascolto e adattamento ai cicli naturali puntando all’eccellenza che oggi è il fiore all’occhiello di questa realtà di Santo Stefano di Valdobbiadene”.
Di tutt’altro avviso Carpenè Malvolti. A metà settembre partirà infatti il tour internazionale per la presentazione del “1924 Prosecco“, l’ultima declinazione del Prosecco Superiore Docg firmato dalla storica casa spumantistica di Conegliano.
Una “bollicina” voluta per celebrare il 95° Anniversario dalla prima iscrizione in etichetta del termine “Prosecco”, avvenuta proprio nel 1924 per mano della seconda Generazione dei Carpenè, Etile.
Nell’attuale selezione, unica e prima ottenuta per il 90% da uve Glera e per il restante 10% da altri storici vitigni a bacca bianca del Territorio Trevigiano – spiegano i referenti della cantina – la Carpenè Malvolti ha scelto di riproporre i canoni qualitativi e sensoriali in linea con le caratteristiche del vino originario”.
LA POSIZIONE DI COL VETORAZ
Sarà il mercato a dire chi avrà compiuto la scelta migliore. Dal canto suo, Col Vetoraz parla di “una scelta coraggiosa, pienamente consapevole pur se non facile, con un obiettivo chiaro e significativo: rimarcare il valore della propria identità territoriale e diffondere un messaggio chiave che, ora più che mai, diventa necessario far arrivare al pubblico di consumatori italiano ma anche estero”.
Noi produciamo ciò che siamo – affermano in casa Col Vetoraz – e in ogni calice di spumante si trovano tutte le nostre radici, di una terra che ci ha visto nascere ed evolvere fino ad arrivare a produrre 1.200.000 di bottiglie”.
“Quella delle colline del Conegliano Valdobbiadene – continua la casa spumantistica di Valdobbiadene – è una storia secolare che improvvisamente, nel 2009, ha ricevuto un violento scossone. Per una scelta esclusivamente di natura politico-economica, Prosecco da quel momento non è più la vite che ottocento anni fa ha trovato qui dimora ideale, ma è diventata una denominazione estesa su nove province tra Veneto e Friuli”.
Territori privi di storia – continua Col Vetoraz – dove la coltivazione della vite non è tramandata di generazione in generazione dalla sapienza dei vecchi, ma ha assunto una visione prettamente industriale”.
Tutto ciò, sempre secondo quanto afferma la cantina attraverso un comunicato stampa diffuso in mattinata, “ha generato una situazione caotica, dove la semplice distinzione tra ‘Prosecco’ (vino prodotto nei territori creati nel recente 2009) e ‘Prosecco superiore’ (vino prodotto sulle colline storiche di Valdobbiadene e Conegliano) non è sufficiente per trasmettere in modo chiaro una precisa identità“.
Col Vetoraz rincara poi la dose. “Oggi la parola ‘Prosecco’ è diventata generalizzante, col rischio reale di banalizzare e cancellare la secolare storia e vocazione delle colline di Valdobbiadene e Conegliano”.
“Le colline che si estendono tra Valdobbiadene e Conegliano – ricorda Col Vetoraz – da più di ottocento anni ospitano la coltivazione della vite. La storia di un vino, soprattutto se di origine antica, è intimamente legata non solo alla terra che lo produce, ma anche agli uomini e alle donne che con esso sono cresciuti”.
“Terra, clima, vino, costumi, tradizioni: in tutto questo sta il vero significato di terroir. Solo rispettando l’integrità originaria infatti si possono mantenere gli equilibri naturali, l’armonia e l’eleganza”.
IL TOUR DI CARPENÈ MALVOLTI
Proprio alle origini dello spumante delle colline trevigiane vuole tornare anche Carpenè Malvolti, con “1924Prosecco“. Su tale premessa si è quindi costruito il tour internazionale per la presentazione della selezione, che prenderà avvio il prossimo 13 settembre da Londra, con un evento per il debutto ufficiale nel Regno Unito.
I successivi appuntamenti si terranno nei principali mercati della casa di Conegliano. Il primo è previsto in Canada, dal 17 al 19 settembre, dove saranno toccate le città di Ottawa, St. Cathrines e Toronto. A fine Ottobre sono quindi previste le tappe in Florida, New York City, California ed Illinois.
Si proseguirà in diversi Paesi Europei tra cui naturalmente l’Italia, il Belgio e la Francia. Il tour di Carpenè Malvolti continuerà ancora nel mese di novembre, con tre appuntamenti in altrettanti Paesi dell’Asia e dell’Oceania. Approderà infatti a Seoul in Korea, a Tokyo in Giappone per poi concludersi a Sidney, in Australia.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE –Declassare uve e terreni è ormai diventata una “moda” in Italia, se non una tentazione incalzante tra i produttori. Un fenomeno che dimostra la crisi delle Denominazioni del vinoitaliano, che paiono contare sempre meno. Forse perché sono ormai tutto tranne che una garanzia?
In Italia, più che Doc o Docg, sono molti i produttori che virano su vini Igt o persino sul “Vino da tavola”. E non serve poi tanto chiamarlo poeticamente e religiosamente “Terregiunte“, come il “Vino d’Italia” di Vespa-Boscaini & Co, che altro non è che un Tavernello, solo col nome (e gli interpreti) più “fighi”: tanto arditi da usare il nome di una Doc e di una Docg per avvalorare un’operazione biecamente commerciale, più che enologica.
Se da un lato ci sono vignaioli che fanno di tutto per “esaltare il terroir”, e Consorzi come quello del Soave che tentano, attraverso le Unità geografiche aggiuntive, di valorizzare la tipicità dei singoli cru della Denominazione, a girar per vigne e cantine del Bel paese capita spesso di rimaner più colpiti dagli Igt che dai vini Doc o Docg.
Caso eclatante, capitato di recente durante il tour di WineMag.it in Calabria, quello di CantinaEnotria, a Cirò Marina. Igt di altissimo livello: veri, col vitigno nudo e “crudo” al naso e al palato, belli da morire. E i Doc ad uso e consumo del mercato internazionale, abituato a un gusto ormai standardizzato, che tende allo zuccherino.
Non è un caso la crescita esponenziale delle vendite dei vini a Denominazione in un settore come la Grande distribuzione organizzata. Notoriamente, chi è abituato ad acquistare vino al supermercato guarda innanzitutto il prezzo, prediligendo i vini con la “fascetta di Stato” più perché rassicurato sul fronte della contraffazione, che a garanzia di bere un vino di qualità, intesa come “rispetto” del vitigno e della Denominazione (che spesso neppure conosce).
Invece, nel mondo del vino di nicchia, spesso vale l’opposto. Il vignaiolo rinuncia alla Doc (o alla Docg) perché non ha bisogno che un disciplinare gli dica quanta uva raccogliere in quel vigneto: diraderà a priori, fottendosene della scartoffia ministeriale e consortile.
Il vignaiolo bypassa le regole dei Disciplinari perché sa che, nel 90% dei casi, il suo Igt o “Vino da tavola” vale – nel calice – più di quanto qualsiasi sgangherata e politicizzata commissione di degustazione possa sancire, durante gli assaggi dei campioni.
Lo stesso vignaiolo a cui, spesso, non viene riconosciuto il merito della valorizzazione del terroir in cui opera, costringendolo a “rivedere” ciò che è invece il semplice frutto della propria terra: magari non rispettoso dei canoni commerciali imposti dalle Denominazioni, ma veritiero del vitigno e del microclima, senza troppe correzioni enologiche, che spesso hanno tragico “effetto standardizzante“.
Succede poi che Consorzi come quello del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, diviso secondo indiscrezioni tra il fare “massa critica” con la Doc – unendosi persino sotto l’egida di un solo organismo, che decida della Glera veneta e friulana in maniera collegiale – o “contrastarla” eliminando addirittura la parola “Prosecco” dall’etichetta, ricerchi paradossalmente le ragioni della flessione dei prezzi delle uve (e delle vendite delle bottiglie) nel fenomeno dei vini base Glera non rivendicati.
Una presa di posizione assurda agli occhi di chiunque abbia mai provato un Igt Treviso prodotto sulle colline Unesco (dunque a Valdobbiadene, mica a San Polo di Piave) da gente come Eros Zanon, per citare solo uno che da anni non scende più a “compromessi” con nessuno, tantomeno con la politica. Nes-su-no, chiaro? E non è solo, Zanon.
In un quadro di forte incertezza per il futuro del vino italiano – stretto tra Brexit, Stati Uniti che sono più l’Eldorado di una volta e la concorrenza sempre più pressante del Nuovo Mondo – ci mancava solo il placet politico del governatore del Veneto Luca Zaia e dell’omologo pugliese Michele Emiliano al “Vino d’Italia” di Bruno Vespa e Sandro Boscaini (Masi). Un blend che, se non altro, ha il merito di diagnosticare il momento di panico.
COSA MANCA? UNA PROGRAMMAZIONE SERIA
La Doc Siciliariduce le rese del Grillo, dopo aver scontentato molte aziende isolane col divieto di produrre vini Igt Terre Siciliane col noto vitigno isolano a bacca bianca e col Nero d’Avola (a ribellarsi sono anche “big” come Duca di Salaparuta, che di fatto continua a produrre Igt, forte di una sentenza europea a proprio favore).
Non va meglio al nord. La Doc Venezie del “fenomeno” Pinot Grigio, il Barolo, il Consorzio Asolo Montello e il Consorzio Tutela Vini Valpolicella guidato Andrea Sartori bloccano gli impianti dei nuovi vigneti per i prossimi tre anni.
Di lì a poche settimane, una delle cantine che meglio rappresenta la storia del vino veneto (Masi Agricola) annuncia di aver sostanzialmente declassato le uve Corvina, Rondinella e Molinara del proprio vino simbolo.
Si tratta di quello che la stessa cantina di Sant’Ambrogio di Valpolicella definiva fino a ieri “gigante gentile che assieme a Barolo e Brunello rappresenta l’aristocrazia dei rossi italiani”, ovvero “Costasera“. La priorità, ora, sembra essere il matrimonio “Nord-Sud” col Primitivo “Raccontami” del giornalista e conduttore tv più “plastico” della storia della Repubblica, Bruno Vespa.
Che il mondo del vino italiano stia andando verso la direzione di una “Doc Italia” è ormai chiaro a tutti. Del resto, il nostro tricolore e quella scritta “Made in Italy” sulle bottiglie (come sui sui capi d’abbigliamento) è una delle poche cose che ancora funziona del nostro Paese.
Una formula, “Made in Italy”, utile come strumento di promozione di un terroir, non di una minestra che rischia di creare ancora più confusione in un mercato già di per sé confuso e fortemente frammentato come quello del vino italiano nel mondo.
E non a caso Vespa promette (alla stampa compiacente) di vendere alla grande “Terregiunte” in Cina, Paese dove potrebbe andare a spiegare, magari assieme al signor Boscaini, le differenze tra Manduria e la Valpolicella, al posto di rovesciare semplicisticamente nello stesso calice una Docg e una Doc distanti tra loro mille chilometri.
LE RESPONSABILITÀ DELLE COMMISSIONI DI DEGUSTAZIONE
Dunque, per favore, abbiate almeno la decenza di non spacciare questa operazione come innovativa e salvifica per l’Italia del vino. Non parlate di “matrimonio” mentre sputtanate l’Amarone.
Non usate il nome di una Docg (col beneplacito delle istituzioni che costituisce l’aggravante, non il salvacondotto) per promuovere un vino che farete pagare come 30 bottiglie di una Glera Treviso Igt molto più rispettosa delle colline di Valdobbiadene (e dell’Unesco) di tanti Docg “fascettati” di zucchero.
E un altro favore, mica a me, ma al mondo del vino italiano: date un taglio alle commissioni tecniche di degustazione delle Denominazioni. Mica un taglio, inteso come “taglio”, “zac”, “tutti a casa”.
Intendo un taglio “commerciale”: fate andare a degustare i buyer (che so? Quelli della Gdo internazionale), assieme agli agronomi ed enologi nostrani, in imbarazzo a bocciare i vini dei colleghi al soldo degli imbottigliatori (etichette che poi finiscono al Lidl, con tanto di fascetta di Stato e sputtanamento della Denominazione, a 1,60 euro).
Ditelo chiaro e tondo che, in quel contesto, passano l’esame i vini destinati a un mercato di massa, o tutt’al più all’estero. Solo così si tornerò a dare centralità ai vitigni. A chi li rispetta per davvero. E a chi avrebbe voglia di vedere la Denominazione sulla propria bottiglia, al posto di rifugiarsi nell’Igt, perché nel proprio territorio crede davvero. Al di là del Dio Denaro.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
PORDENONE – Il futuro del Prosecco è strettamente legato alla sua immagine, che deve essere “forte, coerente e unitaria”. E’ quanto ha dichiarato Antonio Motteran, senior manager di aziende del calibro di Bauli, Illy, Carpenè Malvolti, consulente di strategia aziendale, docente presso Its di Mktg&Sales management.
L’occasione è quella del convegno Enotrend intitolato “Nuove sfide del Prosecco tra sostenibilità e mercato”, svoltosi in mattinata a Rive, in corso alla Fiera di Pordenone. Al centro dell’attenzione la sostenibilità, declinata negli aspetti economici, sociale e ambientale contrapposta al boom commerciale del Prosecco.
“Il Prosecco – ha spiegato Motteran – ha raggiunto dimensioni internazionali che gli conferiscono una posizione di leadership a livello di volumi, mettendolo in diretta competizione con lo Champagne, su cui può vantare dei primati in termini di caratteristiche qualitative. Per diventare il prodotto sparkling primo per volumi al mondo, è necessario che i tre consorzi del Prosecco siano uniti, per promuovere e salvaguardare l’immagine che lo lega al territorio ed evitare che diventi un prodotto indifferenziato con una ricaduta negativa sui produttori locali che ne costituiscono le radici storiche e culturali”.
“CONSORZI UNITI PER IL FUTURO DEL PROSECCO” Oltre ad Antonio Motteran sono intervenuti due esperti sui diversi aspetti del tema: Diego Tomasi, che come direttore del Crea – Vit di Conegliano ha costantemente sotto controllo la situazione del fenomeno del Prosecco e Vasco Boatto, ricercatore di economia e politica agraria e fine analista degli scenari futuri del mercato vinicolo.
“Partiamo dal presupposto – ha dichiarato Boatto – che il mercato internazionale premia gli spumanti, e in questo contesto il Prosecco, nelle tre versioni, Docg Conegliano Valdobbiadene, Docg Asolo e Prosecco Doc, conquista ulteriori quote su tutti i mercati, sia in volume sia in valore. Questa buona performance del prodotto va attribuita ai suoi caratteri di distintività, che lo rendono unico e diverso rispetto agli altri spumanti”.
“Il Prosecco in questo momento si trova in diverse posizioni del suo ciclo di vita – ha proseguito Boatto – a seconda dei mercati: nella fase di sviluppo nei mercati Sud-Est asiatico e nel Nord Europa, in una fase di avvio della maturità nel Regno Unito, negli Usa, in Svizzera e in Belgio e nella piena maturità nei mercati di Germania, Francia e Australia. Vanno quindi intensificate le attività volte a supportare l’immagine del prodotto in termini di differenze, qualificazione e delle basi che lo rendono unico e coerente con le aspettative, tenendo sempre a mente il tema della sostenibilità ambientale”.
Di sostenibilità ambientale ha parlato Diego Tomasi, che ha affrontato il tema in termini concreti, portando esempi di sostenibilità che riguardano la terra, l’aria e l’acqua. “Grazie alla ricerca – commenta Tomasi – stiamo capendo che il suolo ha una ricchezza di microorganismi impensabile, e la viticoltura sostenibile deve cercare in primis di preservarla in quanto responsabile del benessere del vigneto. Con l’uso di impianti efficienti, ad oggi possiamo risparmiare il 40% di acqua rispetto al passato e utilizzando le macchine a recupero possiamo ridurre notevolmente l’inquinamento dell’aria in seguito ai trattamenti”.
Ma Prosecco è anche sinonimo di paesaggio. “Il paesaggio – ha commentato Tomasi – non è sostenibile dove la natura è abbandonata a se stessa, bensì dove è ben governata”. Alla successiva tavola rotonda hanno partecipato i presidenti dei tre Consorzi interessati: Stefano Zanette (Consorzio Prosecco Doc), Innocente Nardi (Consorzio Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg) e Armando Serena (Consorzio Vini del Montello e Colli Asolani).
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Quante volte vi è capitato di ordinare al bar “un Prosecco”? Ma vi siete mai chiesti se in quel calice c’era davvero del “Prosecco”?
Con il termine “Prosecco”, infatti, non si definisce un qualsiasi “spumante” o vino “con le bollicine”. Bensì quel determinato spumante – Doc o Docg – prodotto in Veneto e in Friuli Venezia Giulia.
Vi sognereste mai di chiamare “Chianti” qualsiasi vino rosso? Crediamo (speriamo) di no. Ecco perché occorre fare un po’ d’ordine: mentale, innanzitutto. E poi culturale.
Vinialsuper lancia quindi la campagna “Prosecco non è sinonimo di spumante” e l’hashtag #nonsoloprosecco, che vi invitiamo a utilizzare. Lo facciamo per voi. Perché vogliamo esser certi che, quando ordinate un “Prosecco”, intendiate proprio quel vino. Condividete l’articolo, ditelo agli amici, fatevi un selfie con la scritta “Prosecco non è sinonimo di spumante”! Insomma: inventatevi qualcosa per diffondere la cultura del vino.
I TRE PROSECCO: DOC E DUE DOCG
Sono tre le “versioni” di Prosecco, prodotte in base a disciplinari ben precisi: una a Denominazione di origine controllata (Doc) e due a Denominazione di origine controllata e garantita (Docg). Per tutti vale il metodo di spumantizzazione delle uve denominato Martinotti o Charmat, che prevede la rifermentazione del mosto in autoclave.
E’ questa la differenza principale con il Metodo Classico, che prevede una seconda fermentazione in bottiglia. Con il Metodo Classico (altrimenti noto come Champenoise) viene infatti prodotto lo Champagne, così come gli spumanti italiani più pregiati: Trento Doc, Franciacorta Docg, Alta Langa Docg e Oltrepò Pavese Docg, per citarne alcuni.
IL PROSECCO “MILLESIMATO”
Anche la definizione “Millesimato” è oggetto di grande confusione: di fatto, tutti i “prosecchi” sono “millesimati”. Questo termine, che non ha nessuna valenza relativa alla qualità della bottiglia, serve a evidenziare che tutte le uve con il quale è stato prodotto lo spumante sono state raccolte nella medesima annata. Frutto, dunque, dello stesso anno di vendemmia.
Ovvio, dunque, che un Prosecco sia “Millesimato”. Non sarebbe invece così scontato di fronte a un Metodo Classico italiano o a uno Champagne, che possono essere prodotti con assemblaggi di più annate.
La scritta “Millesimato” su un Prosecco è dunque un escamotage di marketing (pur consentito dalla legge italiana) con il quale il produttore – giocando sull’ignoranza del consumatore – tenta di dare inutile lustro alla propria etichetta, scimmiottando il Metodo Classico e gli Champagne. Anche se è vero che qualche casa vinicola usa miscelare annate differenti di Glera, per uniformare anno di anno in anno il gusto “di cantina”. Vediamo dunque le varie tipologie dello spumante Prosecco.
Prosecco Doc
Citando il disciplinare: “Il vino a denominazione di origine controllata ‘Prosecco’ deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti costituiti dal vitigno Glera; possono concorrere, in ambito aziendale, da soli o congiuntamente fino ad un massimo del 15%, i seguenti vitigni: Verdiso, Bianchetta trevigiana, Perera, Glera lunga, Chardonnay, Pinot bianco, Pinot grigio e Pinot nero (vinificato in bianco), idonei alla coltivazione per la zona di produzione delle uve (province di Belluno, Gorizia, Padova, Pordenone, Treviso, Trieste, Udine, Venezia e Vicenza”.
Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg Sempre citando il disciplinare: “La denominazione d’origine controllata e garantita ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco’, o ‘Conegliano – Prosecco’ o ‘Valdobbiadene – Prosecco’, è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti per le seguenti tipologie: ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco’, ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco” frizzante’, ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco’ spumante, accompagnato dalla menzione ‘Superiore di Cartizze’ se ottenuto nella tradizionale sottozona, nei limiti e alle condizioni stabilite”.
La zona di produzione delle uve atte ad ottenere i vini ‘Conegliano Valdobbiadene – Prosecco’ comprende il territorio collinare dei Comuni di Conegliano, San Vendemiano, Colle Umberto, Vittorio Veneto, Tarzo, Cison di Valmarino, San Pietro di Feletto, Refrontolo – Susegana, Pieve di Soligo, Farra di Soligo, Follina, Miane, Vidor e Valdobbiadene.
Il vino spumante denominato “Cartizze”, ottenuto da uve raccolte nel territorio della frazione di San Pietro di Barbozza del Comune di Valdobbiadene (dove deve avvenire l’intero processo di vinificazione), ha diritto alla sottospecificazione “Superiore di Cartizze” (107 ettari totali di vigneto, il “Cru” del Prosecco).
I vini “Conegliano Valdobbiadene – Prosecco” devono essere ottenuti dalle uve provenienti dai vigneti costituiti dal vitigno Glera. Possono concorrere, in ambito aziendale, fino ad un massimo del 15%, le uve delle seguenti varietà, utilizzate da sole o congiuntamente: Verdiso, Bianchetta trevigiana, Perera e Glera lunga.
Colli Asolani Prosecco (oggi Asolo Prosecco) Secondo il disciplinare, “la denominazione di origine controllata e garantita ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’ è riservata ai vini che rispondono alle condizioni e ai requisiti stabiliti dal presente disciplinare di produzione, per le seguenti tipologie: ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’, ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’ spumante, accompagnato dalla menzione superiore e ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’ frizzante”.
“La zona di produzione delle uve atte alla produzione dei vini a Docg ‘Colli Asolani – Prosecco’ o ‘Asolo – Prosecco’ comprende l’intero territorio dei comuni di Castelcucco, Cornuda e Monfumo e parte del territorio dei comuni di Asolo, Caerano San Marco, Cavaso del Tomba, Crocetta del Montello, Fonte, Giavera del Montello, Maser, Montebelluna, Nervesa della Battaglia, Paderno del Grappa, Pederobba, Possagno, San Zenone degli Ezzelini e Volpago del Montello”, con ulteriori delimitazioni geografiche specifiche.
IL PROSECCO ROSÉ? NON ESISTE Le norme che disciplinano la produzione del Prosecco sono chiare e non lasciano spazio a interpretazione. Ma la comune richiesta di “Prosecco” come sinonimo di “spumante” porta con sé un altro equivoco: quello del “Prosecco rosé”. Semplice smontarlo: non esiste.
La tecnica di vinificazione delle varie tipologie di Prosecco, infatti, vieta l’utilizzo di uve rosse vinificate in rosa, ovvero con breve contatto delle bucce a contatto con il mosto.
Le uve a bacca rossa come il Pinot Nero (per un massimo del 15%) adatte alla produzione del Prosecco, infatti, devono essere vinificate senza buccia, responsabile del rilascio del colore rosso (o rosato), in base alla durata del contatto con il mosto.
La vinificazione in bianco prevede dunque la fermentazione del solo succo d’uva, senza la parte solida costituita dalla buccia.
Se sulla carta dei vini di un ristorante doveste mai leggere “Prosecco Rosé”, come nel caso clamoroso denunciato da vinialsuper che vede come protagonista il Ricci di Milano (ristorante di Belen e Bastianich) sappiate che si tratta di un (patetico) escamotage per vendere qualcosa che non esiste, approfittandosi della riconoscibilità e notorietà, ormai internazionale del “Prosecco”.
In quel caso: rimbalzate la proposta e chiedete lumi al ristoratore. Oppure, meglio: alzatevi e cambiate ristorante. Magari consigliando di leggere questo articolo. #nonsoloprosecco
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Un tour in auto d’epoca sulle tracce della prima arteria enologica italiana, avvolti nello straordinario scenario delle colline di Conegliano Valdobbiadene, paesaggio candidato a Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Nella terra del Prosecco Superiore un reticolo di vigneti, borghi storici, castelli e specialità gastronomiche tutte da scoprire. Simbolo di un territorio che vanta una tradizione vitivinicola secolare.
È la Centomiglia sulla Strada del Prosecco Superiore, giunta quest’anno alla dodicesima edizione: un ricco calendario di eventi in programma dall’8 al 10 settembre. Tra le cantine che sarà possibile visitare, tutte aderenti alla Docg Prosecco Superiore, figurano Bernardi Pietro & Figli, Bortolin Angelo, Colli del Soligo, La Tordera, Le Bertole, Malibràn, Mionetto, Tenuta Torre Zecchei e Salatin. Gli equipaggi potranno guadagnare durante il viaggio alcune bottiglie come souvenir.
VINO E CULTURA In programma anche una sosta alla Casa della Fantasia di Sarmede dove, in collaborazione con il Comune di Sarmede e la Fondazione Mostra Internazionale d’Illustrazione per l’Infanzia Stepan Zavrel, i partecipanti potranno visitare il Museo dedicato alle opere del grande illustratore Zavrel e di altri artisti di fama internazionale.
Deliziose tipicità gastronomiche verranno proposte da Cà del Poggio Ristorante&Resort, a Castelbrando, assieme al tradizionale ‘spiedo’ dalla Pro Loco San Pietro di Barbozza. Conegliano ospiterà l’arrivo dei partecipanti, che potranno concedersi una passeggiata in centro storico per un aperitivo in Piazza Cima presso lo storico Caffè al Teatro e ammirare, in via XX Settembre, le opere degli artisti partecipanti all’evento ‘Pittori in Contrada’.
IL PROGRAMMA
Venerdì 8 settembre
Ore 15.30 / 19.00: Pieve di Soligo, centro storico. Raduno delle auto d’epoca. Aperitivo di accoglienza. Registrazione partecipanti. Ore 20.30: Cena di benvenuto presso il Cà del Poggio Ristorante&Resort
Sabato 9 settembre Ore 8.00: Valdobbiadene, raduno auto presso Piazza Marconi
Ore 9.00: Valdobbiadene, partenza primo concorrente
Ore 12.30: San Pietro di Barbozza, pranzo con prodotti tipici locali a cura della Pro Loco, presso la sede della Mostra del Vino
Ore 17.30: Conegliano, arrivo primo concorrente
Ore 20.30: Cison di Valmarino, Castelbrando, Cena Finale con premiazioni
Domenica 10 settembre In mattinata visita guidata con degustazione presso la storica cantina Mionetto di Valdobbiadene
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Sarà Luigi Gregoletto, vignaiolo in Conegliano-Valdobbiadene, a ricevere il premio Romano Levi per il Vignaiolo dell’anno conferito dalla FIVI durante il Mercato dei Vini. La sua famiglia da più di 400 anni lavora la terra e coltiva la vite. “Luigi Gregoletto rappresenta quella figura di vignaiolo che sa di essere custode, non padrone della sua terra. E la coltiva con la cura di chi sa che la terra rimarrà anche in futuro e darà buoni frutti solo se rispettata. Rappresenta una generazione che ha visto la povertà diventare ricchezza, ma ha mantenuto i piedi sempre saldi a terra, come le radici dei suoi storici vigneti. Rappresenta quelle figure che sono ambasciatori di un territorio, scrigni di sapere e di passione, esempio del passato e faro per i vignaioli del futuro”.
Gregoletto sarà uno dei protagonisti della sesta edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti che sabato 26 e domenica 27 novembre vedrà riuniti 421 vignaioli che racconteranno il territorio attraverso i loro prodotti. Un’occasione per conoscere i vini di vignaioli provenienti da tutta Italia, anche attraverso quattro degustazioni tematiche condotte dagli stessi produttori.
Saranno inoltre consegnate le targhe FIVI a sette nuovi punti di affezione. Sono enoteche e ristoranti che hanno in carta i vini dei Vignaioli Indipendenti e che possono esporre lo stemma dell’associazione nel loro locale. Per la prima volta saranno consegnate anche a due locali fuori Italia, uno a Tallin e uno a Berlino.
Ma il Mercato diventa anche mostra. All’ingresso del padiglione fieristico si potranno infatti ammirare quest’anno 15 opere dell’oste pittore Giordano Floreancig. Attraverso pennellate decise e impietose e una pittura ricca di significati e forza, l’artista friulano esprime la tragedia dell’esistenza umana. Nel salone della Fiera saranno invece esposte le 5 foto vincitrici del contest #chinonbeveincompagnia, lanciato sui social media da FIVI, che ha raccolto scatti in vigna o nella natura sul tema della festa. Gli autori saranno premiati con un soggiorno in agriturismo e con bottiglie di vino.
Gli orari di apertura del Mercato dei vini sono: sabato dalle 11.30 alle 19.30 e domenica dalle 11.00 alle 19.00. Ingresso € 15.00 (ridotto € 10 per i soci AIS – FIS – FISAR – ONAV e SLOW FOOD).
IL MERCATO DEI VINI FIVI IN BREVE
Quando: sabato 26 e domenica 27 novembre 2016
Dove: PiacenzaExpo
Orario di apertura al pubblico: Sabato dalle 11.30 alle 19.30 | Domenica dalle 11.00 alle 19.00
Ingresso: € 15.00 comprensivo di catalogo e bicchiere per degustazioni ingresso giornaliero, € 25.00 il biglietto per due giorni.
Ingresso ridotto: € 10.00 per soci AIS – FIS – FISAR – ONAV – AIES e SLOW FOOD – possessori del biglietto della manifestazione MareDivino 2016 (il socio deve mostrare tessera valida dell’anno in corso). I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni.
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Un programma ricco di iniziative per questo fine settimana del 10 e 11 settembre: tutto nel solco delle celebrazioni per i 50 anni della Strada del Prosecco Superiore. Si parte il sabato con la “Centomiglia“, manifestazione per auto d’epoca che ha conquistato anche il cuore degli stranieri. Gli equipaggi infatti provengono, oltre che dall’Italia, da Austria, Germania, Inghilterra e Svizzera.
Un tour emozionate tra le colline candidate a patrimonio Unesco, con visite a rinomate cantine e alla mostra d’arte dello scultore Valerio De Marchi. La domenica si terrà invece la “Rievocazione storica lungo la Strada del Prosecco Superiore”, con carrozze trainate da cavalli che percorreranno l’itinerario storico della strada del vino con partenza da via XX Settembre, nel centro storico di Conegliano, e soste presso l’Antica Pieve di San Pietro di Feletto, il Molinetto della Croda di Refrontolo, Villa Brandolini in Solighetto, Col San Martino.
Per terminare nel parco della Villa dei Cedri in Valdobbiadene, dove avverrà la pigiatura dell’uva, il saluto dei Sindaci del territorio e l’annullo filatelico della Cartolina Rievocativa appositamente realizzata, in collaborazione con Poste Italiane. Anche la regione tedesca del Palatinato partecipa ai festeggiamenti con la straordinaria presenza della Regina della Deutsche Weinstrasse Julia Kren. La festa sarà animata dai figuranti, tamburini e gli sbandieratori in costume d’epoca dalla Dama Castellana. Molte le cantine aperte per l’occasione lungo la Strada del Vino.
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Prosecco Docg sempre più sicuro e meno “chimico” nei 15 comuni dell’area Conegliano-Valdobbiadene. Il nuovo protocollo vinicolo 2016, presentato dal presidente del Consorzio, Innocente Nardi, toglie infatti dall’elenco delle circa 50 molecole – comunque autorizzate dalle normative nazionali ed europee – altre sette sigle, oltre alle sette rimosse lo scorso anno, e tutto questo al fine di rendere la coltivazione della vite la più sostenibile possibile in un’area peraltro caratterizzata da una fra le più alte antropizzazioni. L’obiettivo, è stato spiegato, è anche quello di far partecipe la comunità che abita sul territorio della consapevolezza ambientale degli addetti ai lavori e di come questi valori contribuiscano a rendere riconoscibile ed apprezzato nel mondo un prodotto diventato il simbolo della pedemontana trevigiana. A collaborare con il Consorzio al monitoraggio, da alcuni anni, c’è anche l’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpav), la quale, dal 2003, controlla la vendita delle sostanze normalmente usate nella fitosanitaria in ciascuna delle Usl del Veneto. Una molecola chiamata Macozeb, ad esempio, fra le più utilizzate in agricoltura, nelle aree di coltivazione del Prosecco, cioè nelle Usl n. 7 e n. 8, in cinque anni è risultata essere stata acquistata in quantità dimezzate, segnale della buona adesione dei coltivatori alle indicazioni fornite dai disciplinari. (foto: Ansa)
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
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