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Villa Calicantus e quel Chiaretto (Chiar’Otto) che spariglia le carte a Bardolino

EDITORIALE – «Tale il vino, tale il vignaiolo», verrebbe da dire parafrasando il latino Talis pater, talis filius. Quattro chiacchiere al telefono con Daniele Delaini, il «vignaiolo non enologo» di Villa Calicantus, e capisci perché certi vini, pur degustati alla cieca, riescano a trasmettere un’energia particolare, quasi a parlarti e a sussurrarti all’orecchio, con fierezza, i perché della propria autentica “diversità”. Il vino in questione è “Chiar’otto“, il Chiaretto di Bardolino Classico 2019 della piccola cantina di Calmasino, che oggi conta 8 ettari di vigne in agricoltura biologica, ormai prossimi alla certificazione biodinamica Demeter.

Solo uno dei 50 campioni spediti alla stampa enogastronomica italiana e internazionale dal Consorzio di Tutela del “Vino Rosa del Garda“, nell’ambito di un’Anteprima 2021 sui generis. La prima della storia “a distanza”, in accordo con le normative anti pandemia Covid-19. Un vino diverso da tutti gli altri, ma non per questo incapace di imporsi con una delle valutazioni più alte del panel, tra i 14 con punteggio compreso tra i 90 e i 93/100 di WineMag.it. Una “diversità autentica”, per l’appunto, che apre a scenari e considerazioni necessarie e particolari.

CHIARETTO E BARDOLINO SECONDO VILLA CALICANTUS

«Sin dall’inizio, nel 2011 – commenta Daniele Delaini – la nostra idea era molto chiara e rimane la stessa, pur essendo cresciuti da 1 a 8 ettari: la nostra produzione, di appena 30-40 mila bottiglie, è incentrata al 100% sulla qualità. L’obiettivo è dimostrare che quello di Bardolino può tornare ad essere il gran vino che è stato sino agli anni Ottanta, di cui purtroppo in pochi oggi si ricordano». Come? «Valorizzando le uve dei vigneti più vocati, nelle migliori zone – risponde il vignaiolo di Villa Calicantus – e, in cantina, rispettando la naturalità dell’uva lasciando esprimere le caratteristiche dell’annata. Noi non modifichiamo in alcun modo parametri quali tenore alcolico o colore e, tra gli altri accorgimenti, usiamo solo lieviti autoctoni».

Perché? Semplice. Vogliamo che i nostri vini esprimano la vigna da cui provengono. Una dei concetti fondamentali per noi è che ogni vigna abbia il suo vino e ogni vino la sua vigna, in modo tale da dare voce a quel luogo, quella vigna e, infine, a quell’annata».

Un approccio che porta il Chiaretto di Bardolino Classico 2019 ad avere un colore più carico della media degli altri Chiaretto presentati nell’ambito dell’Anteprima 2021, ma anche profumi e sapori più complessi.

Chiaretto di Bardolino 2020: i migliori assaggi dell’Anteprima 2021

CHIAR’OTTO: UN CHIARETTO CHE SA DI RIVOLUZIONE

Il tutto nel pieno rispetto delle caratteristiche delle uve Corvina, Rondinella, Molinara e Sangiovese e della vigna a pergola esposta a Sud, su suoli morenici, a 165 metri sul livello del mare, scelta per il rosato. «Non facciamo nulla di nuovo – chiosa Daniele Delaini – ma farlo a Bardolino è un po’ più complesso rispetto ad altre zone. Il mercato si aspetta vini commerciali, noi vogliamo dimostrare altro, ma all’interno del Consorzio. Sono convinto che il sistema si cambia da dentro. Quando sento colleghi che si lamentano, ricordo loro che sbattere la porta e uscire dalla stanza non serve a niente. Tanto è vero che quest’anno e il nostro ‘Chiar’Otto’ è stato bocciato in prima istanza dalla Commissione di degustazione».

Faremo ricorso? Al 90% sì, perché so che se non lo facessi me ne pentirei. È troppo importante che ci sia una voce alterativa all’interno dei Consorzi del vino italiano. ‘Consorzio’ significa ‘gruppo di persone che lavorano assieme’, ma non tutti devono portare avanti necessariamente avanti le stesse posizioni. Anzi, è giusto che i piccoli facciano sentire la voce e le loro esigenze in questo contesto».

Per la cronaca, Delaini sottolinea come il Chiaretto 2020 appena bocciato sia «molto simile al 2019», invece approvato e per l’appunto presente tra i campioni dell’Anteprima 2021: «Annate diverse – aggiunge – ma la vigna si è comportata sostanzialmente allo stesso modo, dando alcol e acidità simili, con un pelo in più di mineralità nel 2020».

LA BOCCIATURA DEL CHIARETTO CHIAR’OTTO NON FA MALE

Una bocciatura che riapre l’infinito e controverso capitolo delle Commissioni di degustazione delle Doc, che rischiano spesso, con i loro giudizi, di bocciare vini autentici, rispettosi di vitigni e terroir, depauperando le Denominazioni di sfaccettature preziose e originali. Ovvero delle principali virtù del Made in Italy enologico e della loro principale chiave di sopravvivenza e asso nella manica nel mercato internazionale, sempre più attento a cru e parcellizzazione.

Del resto, l’idea di Chiaretto di Bardolino di Villa Calicantus non si discosta molto da quella di alti produttori della provincia di Verona. «Dev’essere un vino che riesca a coniugare, come il Bardolino, complessità e bevibilità. Volendo semplificare, lo pensiamo come un “rosso leggero” o un “bianco pesante”, gestibile a tavola attraverso la temperatura di servizio».

«Il nostro Chiar’Otto – conclude Daniele Delaini – è buono fresco, come aperitivo. Un po’ più caldo mette in mostra un ventaglio infinito di possibilità di abbinamento. Personalmente non sono uno di quelli che con la carne rossa beve Amarone: ho bisogno di freschezza e leggiadria, il che non significa banalità». Con buona pace delle Commissioni di degustazione. Cin, cin.

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Approfondimenti

Come funzionano le commissioni di degustazione vini Doc e Docg

In Italia, tutti i vini a Denominazione (Doc e Docg) devono essere sottoposti ad analisi chimico-fisica presso i Laboratori autorizzati e al successivo esame organolettico da parte di una Commissione di degustazione. Il vino può essere messo in commercio nei supermercati, così come negli altri canali di vendita, solo dopo aver superato questi due step.

Un processo gestito dalle Camere di Commercio di riferimento, in base alla zona della Doc e della Docg. oppure da organismi accreditati come Valoritalia. Nella maggior parte dei casi, l’analisi chimico-fisica ed organolettica del vino viene richiesta dal produttore attraverso un modulo come questo.

Come si evince dalla Camera di commercio di Torino, che prendiamo in esame, a occuparsi del prelievo dei campioni del vino attraverso è del “personale appositamente incaricato”. I campioni prelevati vengono sottoposti ad analisi chimico-fisica tramite un Laboratorio chimico autorizzato.

“L’esito positivo dell’analisi chimico-fisica consente il successivo esame organolettico della partita di vino da parte della Commissione di degustazione nominata dalla Camera di commercio, la quale potrà esprimere un giudizio di idoneità, di rivedibilità o di non idoneità”.

CHI SONO I DEGUSTATORI?
Le Camere di Commercio istituiscono gli elenchi dei “Tecnici Degustatori” e degli “Esperti Degustatori”. Si tratta di professionisti in attività da almeno due anni e in possesso di uno dei seguenti titoli di studio:

– diploma di perito agrario specializzato in viticoltura ed enologia od enotecnico;
– diploma di enologo
– diploma di laurea in scienze agrarie con specializzazione nel settore enologico
– diploma di laurea in scienze delle preparazioni alimentari con specializzazione nel settore enologico
– titoli equipollenti conseguiti all´estero

Per l´iscrizione all’elenco degli “Esperti degustatori” sono invece richiesti i seguenti requisiti:

– partecipazione a corsi organizzati da associazioni nazionali ufficialmente riconosciute operanti nel settore della degustazione dei vini e superamento di esami sostenuti a conclusione dei corsi stessi
– esercizio dell´attività di degustatore per almeno un biennio antecedentemente alla data di presentazione della domanda

I “VINI” POSSONO ESSERE BOCCIATI?
La risposta è sì. “In caso di ‘rivedibilità’ – spiega la Camera di Commercio di Torino – l’interessato può richiedere il ritiro di una nuova campionatura entro 60 giorni dalla notifica ricevuta. Trascorso tale termine, il prodotto per il quale non sia stata richiesta una nuova campionatura sarà considerato non idoneo”.

L’esito negativo dell’analisi chimico-fisica, invece, “preclude l’esame organolettico e comporta il declassamento dell’intera partita di vino”. È fatta salva la possibilità, entro 7 giorni dalla ricezione della comunicazione dell’esito negativo, di ripetere l’esame chimico-fisico “previo nuova richiesta di prelievo, a condizione che la partita possa essere ancora oggetto di pratiche e trattamenti enologici ammessi dalla normativa nazionale e comunitaria”.

Per ogni richiesta di prelievo è previsto il versamento alla Camera di commercio di una tariffa pari a circa 20 euro più Iva quale “quota fissa” per ogni campione di vino, più 0,15 euro più Iva quale “quota variabile” per ogni ettolitro o frazione della partita in esame. Sono inoltre a carico del detentore della partita il costo dell’analisi chimico-fisica svolta dal laboratorio chimico autorizzato pari a 31 euro più Iva.

I RICORSI
Sempre entro 7 giorni dal ricevimento della comunicazione riportante l’esito negativo dell’esame chimico-fisico, può essere presentato ricorso. Trascorso tale termine, in assenza di ricorso, si provvederà al declassamento della partita.

“In caso di presentazione del ricorso – precisa la Camera di Commercio – l’analisi di revisione sarà effettuata presso un laboratorio diverso da quello che ha effettuato la prima analisi. Qualora il campione venisse giudicato ‘non idoneo’ alla degustazione, l’interessato può presentare ricorso alla Commissione d’appello entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione”.

Le spese per gli esami d’appello sono a carico del richiedente e sono salate: si parla di circa 260 euro. Nel caso di mancato ricorso o di conferma del giudizio di “non idoneità” da parte della Commissione d’appello, la partita di vino si intende declassata.

I LABORATORI PRIVATI: L’ESEMPIO DI CAVIRO
Le aziende più strutturate possono contare su laboratori interni per compiere ulteriori analisi preliminari dei vini, prima di imbottigliarli. E’ il caso di Caviro, la cooperativa italiana che produce il Tavernello (qui la nostra visita). Nel laboratorio dello stabilimento di Forlì operano una decina di persone tra enologi, analisti di laboratorio e impiegati all’Assicurazione qualità, coordinati dall’enologo Pietro Cassani e Giacomo Mazzavillani.

“Tutte le singole partite – evidenzia Giordano Zinzani, responsabile Normative e Tecniche Enologiche di Caviro – sono valutate in funzione della qualità specifica di quel campione. Ogni ritiro viene catalogato e degustato da una commissione composta dagli enologi Caviro e da quelli delle stesse cantine associate. Le degustazioni avvengono alla cieca, sulla base delle schede di valutazione Assoenologi, con punteggio in centesimi. Il voto, assieme alla rispondenza dei caratteri analitici, contribuisce alla modifica del prezzo base garantito ai soci per il pagamento delle uve”.

 

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