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degustati da noi vini#02

Pighin “affina” i bianchi del Collio, in attesa della Docg

Tre bottiglie e una certezza: “Il Collio merita una Docg”. Si è presentato così a Milano, Roberto Pighin. Con Ribolla Gialla, Friulano e Malvasia sotto al braccio, che manco un francese con la baguette.

Poche cose, ma tutte meditate, nella valigia preparata a Spessa di Capriva (GO), smontata ieri al ristorante Ceresio 7. Un pranzo con la stampa per mostrare i tre pezzi (pregiati) di un puzzle su cui soffia solo il vento (gelido) della burocrazia.

Già perché la Docg, eventuale frutto dell’assemblaggio delle tre varietà più rappresentative del Collio Goriziano (la tanto discussa Gran Selezione) sarebbe solo una questione di buonsenso. In un Paese “normale”. In attesa di Vinitaly 2020, quando presenterà il suo Collio Bianco Doc, Roberto Pighin coccola le sue certezze.

Ed elogia il lavoro del suo enologo: “Paolo Valdesolo, ormai in pensione, ha formato in 20 anni di preziosa collaborazione con la nostra cantina il suo successore, il giovane Cristian Peres. A lui si devono alcune innovazioni tecnologiche, oltre alla scelta di lavorare con legni mai invasivi, che conferiscono ulteriore carattere alle etichette”.

LA DEGUSTAZIONE

Questo l’unico dictat di Pighin al suo winemaker, che ha risposto con convinzione: parlano chiaro i vini nella valigia pensata per la trasferta milanese del patron. Il Collio Doc Ribolla Gialla 2018 (89/100) sfodera un naso ampio e intenso per la varietà.

Merito delle flottazioni del mosto con l’azoto, utili all’estrazione dei primari delle uve. Ancor prima, un gran lavoro in vigna, innanzitutto sulle rese: non si superano gli 80 quintali per ettaro. Il tonneau sul 10% della mass arrotonda la beva quanto basta, senza snaturare il varietale.

Dando anzi quel tocco di vaniglia, appena percettibile, che incomplessisce il vino, sia al naso che al palato. Tanto fiore fresco e tanto agrume, poi, su una mineralità che sfocia nella mandorla. Allungo finale piacevole, sul frutto, ma anche sul sale.

Ancor più interessante il Collio Doc Friulano 2018 (91/100). Al naso una nota minerale netta, di pietra bagnata. Fumo di sigaretta, frutto esotico e – ancora una volta – un fiore fresco, intenso. Accenno appena percettibile di idrocarburo.

In bocca è apprezzabilissimo il gioco tra una verticalità gessosa e la polpa: tra il sale e la sua essenzialità, e un frutto maturo che regala una misurata grassezza al sorso. Più che mai sufficiente la persistenza di un calice che fa della complessa bevibilità (non è un ossimoro, provare per credere) il suo fondamento filosofico.

Si chiude – alla grande – con il Collio Doc Malvasia 2018 (93/100). Leggermente velato il giallo paglierino di cui si tinge il calice. Naso nuovamente molto profumato, ben bilanciato tra l’aromatico e il secco.

Note di frutta secca come arachidi e nocciola contribuiscono alle venature più austere dell’etichetta, pur sempre bagnate dal succo di pesche e albicocche di generosa maturità. Un naso che continua a cambiare, mutevole come la temperatura nel bicchiere.

L’ossigenazione e quel mezzo grado in più si traducono in sbuffi verdi, di buccia di pompelmo e cedro. Non mancano ricordi di timo, anice e pepe bianco. In bocca la vena alcolica tiene a bada l’acidità (e dunque la freschezza) tanto da far risultare il sorso equilibrato e terribilmente “pericoloso”.

Samo di fronte a una di quelle bottiglie che si perdono tra le chiacchiere dei buoni amici, o tra le righe di un buon libro, davanti a un camino. La gran gastronomicità suggerisce di osare negli abbinamenti.

LA CANTINA

Le tre etichette presentate a Milano da Roberto Pighin sono il frutto di un capolavoro della natura. Un anfiteatro di vigneti situati nel cuore del Collio, nella zona vocata di Spessa di Capriva. Trenta ettari, tra i “cru” di altri nomi storici.

L’azienda agricola, in realtà, comprende anche un’altra tenuta a Risano, nelle Grave. Qui la produzione è più vasta (900 mila bottiglie) ed è assicurata da 160 ettari di vigneti.

“In queste zone, a partire dal 1963 – spiega Roberto Pighin – la mia famiglia coltiva l’amore per la terra e la passione per il buon vino. Una passione fondata su un preciso valore: difendere sempre la più alta qualità del vino, dalle vigne alla tavola”.

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vini#1

Collio Friulano Doc 2013, Ferruccio Sgubin

Qualità, autenticità, creatività e passione: questi i quattro valori della regione vinicola del Collio. Valori che ritroviamo tutti nel Collio Friulano Doc, annata 2013, prodotto da Ferruccio Sgubin, oggi sotto la nostra lente di ingrandimento. Un vino intrigante già dall’esame olfattivo che si presenta con un profumo multi sfaccettato che spazia dalla pesca bianca all’ananas maturo, alla frutta secca con la mandorla amara protagonista.

La complessità è accentuata da accenni floreali, note vegetali, ma anche minerali conferite dai terreni tipici della zona. Al palato il Collio Friulano Doc di Ferruccio Sgubin, mantiene quello che anticipa al naso e regala una beva morbida sostenuta però da una fresca acidità. Elegante ed equilibrato dalla lunga e pulita persistenza aromatica con retrogusto amarognolo. Conquista per la sua particolarità e tipicità. La temperatura di servizio è di 8/10 gradi e gli abbinamenti estremamente versatili. Si accosta facilmente a pesci o carni bianche, ottimo come aperitivo e in abbinamento “territoriale” col prosciutto San Daniele.

LA VINIFICAZIONE
Prodotto con uve Friuliano allevate a 90 m s.l.m. I vitigni, impiantati nel 1970 sono esposti a sud, sud est. Il sistema di allevamento adottato è in parte guyot, in parte cappuccina. Il terreno è quello tipico collinare della zona con marne ed arenarie stratificate di origine eocenica. La vendemmia viene effettuata sulla base dell’analisi sensoriale degli acini nel periodo pre-vendemmiale. Si ricerca buona acidità e complessità aromatica. La vinificazione avviene con macerazione pellicolare, pressatura soffice, fermentazione a temperatura controllata di 16°C.La maturazione avviene in acciaio con permanenza sui lieviti fino a primavera per esaltare le caratteristiche di tipicità. Il Tocai Friulano è un vitigno autoctono del Friuli Venezia Giulia. Fino al 2008 in Italia, i vini prodotti con tale vitigno erano conosciuti come Tocai. A causa dell’assonanza col Tokaji ungherese, la Corte di Giustizia Europea, ha stabilito che la denominazione da adottare in Italia fosse Friulano o Tai (in Veneto). L’azienda agricola Ferruccio Sgubin è stata fondata nel 1960 a Dolegna del Collio, località Mernico. Obiettivo costante sostenuto da Ferruccio Sguibin è sempre stato assicurare la crescita qualitativa dei prodotti.

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