Si è tenuta durante la prima giornata di Cibus la premiazione di Birra dell’Anno 2022, concorso organizzato da Unionbirrai giunto alla XVII edizione. Presentata dallo speaker radiofonico Lorenzo Dardano, la cerimonia ha svelato tutte le birre artigianali vincitrici nelle 45 categorie del concorso.
«Per noi è l’edizione della ripresa – dichiara Simone Monetti, segretario generale Unionbirrai – e i numeri ne sono la prova. Inoltre, siamo orgogliosi ancora una volta di aver dato importante dimostrazione di come l’identità brassicola italiana sia sempre più matura e definita, inserendo in concorso le categorie Italian Pils e le diverse categorie dedicate alle Iga».
«Siamo molto soddisfatti – aggiunge Monetti -. Innanzitutto perché i birrifici continuano a dimostrare la loro fiducia nel concorso. In secondo luogo perché per noi è motivo di orgoglio che un numero così significativo di giudici internazionali affermati abbia voluto essere presente. Infine perché proprio questi giudici hanno dichiarato all’unanimità che quest’anno il livello medio delle birre in concorso è stato molto alto».
IL PREMIO BIRRIFICIO DELL’ANNO
Il premio Birrificio dell’Anno, che è andato a Ritual Lab. Il birrificio del Lazio ha infatti conquistato con le sue birre vari premi e menzioni, tra cui ben 4 primi posti. Kush nella categoria 14 – Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, medio grado alcolico, luppolate, di ispirazione americana (American IPA).
Self Examination nella categoria 35 – Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, affinate in legno. Gose nella categoria 41 – Birre chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico salate e/o lattiche, di ispirazione tedesca (Berliner, Gose).
Italian Uncommon Ale nella categoria 45 – Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, di ispirazione libera e non rientranti in nessuna delle precedenti categorie (Extraordinary Ale/Extraordinary Lager).
LE REGIONI PIÙ PREMIATE
Tanti, però, sono stati i riconoscimenti assegnati. La regione con il maggior numero di produttori premiati è stata la Lombardia. Ben 26 i birrifici lombardi che hanno conquistato con le loro birre podi e menzioni, seguita dal Piemonte con 14 e da Emilia Romagna e Veneto con 10.
A definire i premiati sono stati i 60 giudici internazionali provenienti da 14 differenti Paesi impegnati nelle degustazioni dal 23 al 25 aprile. La giuria ha selezionato le 3 birre vincitrici e le 2 menzioni per tutte le categorie fra le 1962 iscritte al concorso da 244 produttori.
Anche nel 2022 il concorso di Unionbirrai ha registrato quindi grandi numeri e dato dimostrazione della grande qualità delle birre italiane.
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Annunciati i vincitori del premio “Birra dell’Anno” di Unionbirrai, l’associazione dei piccoli birrifici indipendenti italiani. La XVI edizione del concorso si è svolta quest’anno presso Cibus Salone Internazionale dell’Alimentazione di Parma con un ottimo riscontro in termini di partecipazione.
Sono infatti ben 1.599 le etichette iscritte, prodotte dai 207 birrifici partecipanti e raggruppate in 45 categorie (furono 42 nella scorsa edizione) a sottolineare la grande varietà e qualità della produzione brassicola italiana.
Il Premio Birrificio dell’Anno 2021 è stato assegnato al birrificio MC77 di Serrapetrona (Macerata) che ha ottenuto due primi posti ed un secondo posto in tre differenti categorie. Regione più premiata al Lombardia con 25 birre. Seguono il Veneto con 14 birre premiate, Emilia Romagna e Piemonte con 13, Toscana e Marche con 12.
LE BIRRE PREMIATE
Cat. 1 – Birre chiare, bassa fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione tedesca e ceca (German e Bohemian Pilsner)
Menzioni
4. BIRRIFICIO ELVO – Pils
5. BIRRIFICIO MAD ONE – Genesis
Cat. 2 – Birre chiare, bassa fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione tedesca, caratterizzata dall’evidente presenza di luppolo d’aroma e d’amaro di ispirazione tedesca (Italian Pilsner)
1. BIRRIFICIO LARIANO – La Grigna
2. CR/AK – Dopo Sauna After Sauna
3. BIRRIFICIO RATTABREW – Frau Blucher
Menzioni
4. BIRRIFICIO ITALIANO – Tipopils
5. BIRRIFICIO LA BUTTIGA – Pils in Love
Cat. 3 – Birre chiare, bassa fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione europea (European Lager, Helles, Zwickl, Keller, Dortmunder Export)
1. BIRRIFICIO BABYLON – Panzer Keller
2. BIRRIFICIO THE WALL – Rebhell
3. BIRRIFICIO CLATERNA – Nonno Gualtiero
Cat. 4 – Birre chiare ed ambrate, bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, caratterizzate dall’evidente presenza di luppolo d’aroma e d’amaro di ispirazione americana (Hoppy Lager, Imperial Hoppy Lager)
1. BIRRIFICIO LA PIAZZA – American Jasper
2. 50&50 CRAFT BREWERY – Mr Crocodile
3. BIRRIFICIO LARIANO – Bassa Marea
Cat 5 – Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, basso grado alcolico di ispirazione anglosassone (English Golden Ale, English Pale Ale)
1. BIRRA PERUGIA – Golden Jazz
2. BIRRIFICIO ALVERIA – Blonde Ale
3. CHIANTI BREW FIGHTERS – La Bestemmia On The Beach
Cat. 6 – Birre chiare e ambrate, fermentazione ibrida, basso grado alcolico di ispirazione tedesca o americana (Kolsch, Alt, California Common, Cream Ale)
Cat. 9 – Birre ambrate, alta fermentazione, basso e medio grado alcolico, di ispirazione britannica (Mild, British Bitter, Extra Special Bitter, Irish Red Ale, British Brown Ale)
1. BIRRIFICIO DELL’ACCADEMIA – La Prima Cotta – Brown Ale
2. IL BIRRIFICIO DI CAGLIARI – Cumbia C/C
3. BIRRIFICIO CALIBRO 22 – Dark Kiss
Cat. 10 – Chiare, bassa fermentazione, basso/medio grado alcolico, luppolate (India Pale Lager)
1. RAILROAD BREWING COMPANY – Aristoteles
2. BIRRIFICIO THE LURE – Hop Revolution
3. BIRRIFICIO KARMA – Karisma
Menzioni
4. BIRRIFICIO WAR – Miami 82
5. BIRRIFICIO ITALIANO – Huxley
Cat. 11– Chiare e ambrate, alta fermentazione, basso/medio grado alcolico, luppolate, di ispirazione anglosassone (English IPA)
1. BIRRIFICIO OFELIA – Amitabh
2. RAILROAD BREWING COMPANY – Fozza India
3. BIRRA PERUGIA – Suburbia
Cat. 12 – Chiare, ambrate e scure, alta fermentazione, basso grado alcolico, luppolate, di ispirazione angloamericana (Session APA, Session AIPA, Session IPA)
1. BIRRIFICIO BIRRANOVA – Spinning Wheel
2. JUNGLE JUICE – Jungle on the hill
3. BIRRIFICIO RENTON – Jimmy Pale
Cat. 13 – Chiare e ambrate, alta fermentazione, basso grado alcolico, luppolate, di ispirazione americana (American Pale Ale)
Menzioni
4. BIRRA DELL’EREMO – Kyra
5. BIRRIFICIO RITUAL LAB – Too nerdy
6. CR/AK – New Word
Cat. 16 – Birre chiare, alta fermentazione, basso e medio grado alcolico, con uso di frumento e altri cereali, luppolate di ispirazione angloamericana (White IPA, American Wheat)
1. BIRRIFICIO THE WALL – Mrs White
2. BIRRIFICIO LARIANO – Vergott
3. BIRRA BELLAZZI – Beach Voyeur
Cat. 17 – Birre ambrate e scure, alta fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, luppolate, di ispirazione angloamericana (Red IPA, Brown IPA, Black IPA)
Cat. 18 – Birre chiare, ambrate e scure, alta fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, luppolate, di ispirazione angloamericana (Speciality IPA, Rye IPA, Belgian IPA, AIPA e APA fermentate a bassa)
1. PICOBREW – Primavera
2. BIRRIFICIO LAMBRATE – Robb de Matt
3. LA BIRROFILA – Hell Hey
3. BIRRIFICIO REBEL’S – A little more please
Cat. 19 – Chiare e ambrate, alta fermentazione, massicciamente luppolate in aroma, di ispirazione statunitense (New England IPA)
Menzioni
4. EASTSIDE BREWING COMPANY – Black Mamba
5. RITUAL LAB – Papanero
Cat. 24 – Alta fermentazione, alto grado alcolico di ispirazione angloamericana (Barley Wine, Old Ale, American Barley Wine)
1. PICCOLO BIRRIFICIO CLANDESTINO – Fortezza Nuova
2. IL BIRRIFICIO DI CAGLIARI – Emily
3. BIRRIFICIO UN TERZO – Big Amanda
3. BIRRIFICIO DELLA GRANDA – Barley Wine
Cat. 25 – Birre chiare, ambrate e scure, alta fermentazione con lievito Weizen, uso di frumento maltato, da basso ad alto grado alcolico di ispirazione tedesca (Weizen, Dunkelweizen, Weizenbock)
1. BEER IN – Tarwè
2. BIRRIFICIO ITALIANO – VùDù
3. MANERBA BREWERY – Weizen
Cat. 26 – Birre chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico, con uso di frumento non maltato, di ispirazione belga (Blanche, Witbier)
1. BIRRIFICIO MC 77 – San Lorenzo
2. BIRRIFICIO DEI CASTELLI – Suave
3. BIRRA DEL GARGANO – Bianca del Gargano
Cat. 27 – Birre chiare, alta fermentazione, bassa gradazione alcolica, di ispirazione belga (Belgian Blond, Belgian Pale Ale)
1. BIRRIFICIO ALVERIA – Eclipse
2. BIRRIFICIO MUKKELLER – Zona Mugnetti
3. BEHA BREWING COMPANY – Giubilo
Menzioni
4. METZGER – Thunder Ale
Cat. 28– Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, di ispirazione belga (Saison, Biere de Garde, Farmhouse Ale)
1. BIRRIFICIO DICIOTTOZEROUNO – Ocra
2. PODERE LA BERTA – Vècc
3. BIRRIFICIO OFELIA – Piazza delle Erbe
Menzioni
4. BIRRIFICIO AMERINO – Northup
5. LA SPEZIA BREWING COMPANY – Contadina
Cat. 29 – Birre chiare, alta fermentazione, alto grado alcolico di ispirazione belga (Belgian Golden Strong Ale, Tripel)
1. BIRRIFICIO RENTON – New Order
2. BIRRIFICIO FILODILANA – Dolly
3. BIRRIFICIO CANTALOOP – Tre Croci
Cat. 30 – Birre scure, alta fermentazione, alto grado alcolico di ispirazione belga (Belgian Dark Strong Ale, Dubbel, Quadrupel)
1. BIRRIFICIO DEL FORTE – Regina del Mare
2. THE BRAVE – Dottor Balanzone
3. BIBIBIR – Vedo doppio
3. BIRRIFICIO BIRRANOVA – Primatia
Menzioni
4. BIRRIFICIO ARTIGIANALE DELLA PRESILA – Symphony
Cat. 31 – Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di spezie
Menzioni
4. BIRRIFICIO KARMA – Lemon Ale
5. BIRRIFICIO FOGLIE D’ERBA – Hot Night at the village breakfast edition
Cat. 32 – Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di caffè e/o cacao
1. HAMMER – Molid
2. THE LURE – Queen
3. BIRRIFICIO REBEL’S – Mix & Match
Cat. 33 – Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di cereali speciali (compresi grani antichi)
Cat. 37 – Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di castagne
Questa categoria, visto l’esiguo numero di birre iscritte è confluita nelle birre alla frutta
Cat. 38 – Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di miele
1. BIRRA ELVO – Bock di Natale
2. LA COLLINA – War Is Over
3. LA BUTTIGA – Vakka
Cat. 39 – Birre chiare, ambrate e scure, fermentazione alta, mista, spontanea, Brettanomyces, da basso ad alto grado alcolico, caratterizzate dalle note acide con aggiunte di frutta (Sour Fruit Ale)
1. CR/AK – Cantina Pesche 2017
2.MONPIËR DE GHERDËINA – Spontaneum Kriek
3. BIRRIFICIO AMERINO – Sour lamponi e mirtilli
Cat. 40 – Birre chiare, ambrate e scure, fermentazione alta, mista, spontanea, Brettanomyces, da basso ad alto grado alcolico, caratterizzate dalle note acide senza aggiunte di frutta (Sour Farmhouse/Sour Ale)
1. BIRRA SIEMÀN – Istà
2. BIRRIFICIO OPPERBACCO – Abruxensis Fiori
3. MONPIËR DE GHERDËINA – Spontanea Single barrel 2018
Cat. 41 – Birre chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico salate e/o lattiche di ispirazione tedesca (Berliner, Gose)
1. BATZEN – Gosexy
2. BIRRIFICIO BONDAI – LOST PARADISE
3. BIRRA FON – Agra
Cat. 42– Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di uva, mosto, vinacce, vino cotto di uve bianche (White Italian Grape Ale)
1. BIRRIFICIO UN TERZO – Sciatò Margot
2. BIRRA DELL’EREMO – Genesi
3. BRUTON – Limes
Cat. 43 – Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di uva, mosto, vinacce, vino cotto di uve rosse (Red Italian Grape Ale)
Cat. 44– Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di uva, mosto, vinacce, vino cotto di uve rosse o bianche, caratterizzate da note acide (Sour Italian Grape Ale)
1. BIRRIFICIO OPPERBACCO – Nature Terra 2020
2. BIRRIFICIO OPPERBACCO – Nature Terra 2019
3. BIRRA SIEMÀN – Incrocio Rosso
Cat. 45 – Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico di ispirazione libera e non rientranti in nessuna delle precedenti categoria (Extraordinary Ale / Extraordinary Lager)
1. BIRRIFICIO RETORTO – Acqua Passata
2. BIRRA DELL’EREMO – Onnetempo
3. CR/AK – Panna e Fragola
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Nasce la Caprese in versione gelato. La novità sarà presentata a Cibus Parma, in programma dal 31 agosto al 3 settembre 2021. Non a caso, l’edizione annuale del Salone Internazionale dell’Alimentazione è dedicata all’innovazione e al futuro dell’ecosistema agro-alimentare.
Il Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana Dop sarà presente con la “Mozza-Mobile” nel Padiglione 2, Stand G008. In programma dimostrazioni di filatura dal vivo e cooking show tutti da gustare, incentrati sul racconto della versatilità in cucina della mozzarella Dop.
In linea con il tema dell’innovazione scelto da Cibus, la Bufala Campana sarà rivisitata e diventerà un gelato con le creazioni dello chef fiorentino Simone Bonini, volto tv e pioniere dell’arte del gelato gastronomico in Italia.
Bonini proporrà la mozzarella Dop in stick, abbinandola a un sorbetto di pomodoro. Nasce così la Caprese in versione gelato. Infine la Bufala sarà degustata accanto ad altri grandi prodotti Dop della cucina italiana.
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Importante novità per il premio Birra dell’Anno. Cambio di location per la XVI edizione del concorso che lascia il Beer&Food Attraction di Rimini per approdare a Cibus Salone Internazionale dell’Alimentazione in programma a Parma dal 4 al 7 maggio 2021.
Cibus è l’evento che rappresenta l’eccellenza del made in Italy in ambito agroalimentare – ha dichiarato Vittorio Ferraris, direttore generale Unionbirrai – La partnership con Cibus è una grande novità, sia per il concorso Birra dell’Anno sia per i birrifici artigianali, che avranno così l’occasione di entrare in un network b2b e di far conoscere i propri prodotti al mercato nazionale e internazionale”.
Nasce così la partnership tra Cibus ed Unionbirrai, organizzatrice del concorso e promotrice della birra artigianale con iniziative rivolte ai piccoli produttori indipendenti e ai consumatori, che sarà presente con un proprio spazio nella XX° edizione della fiera del made in Italy alimentare.
“Il Salone Internazionale dell’Alimentazione – prosegue Ferraris – sarà inoltre il palcoscenico ideale per la premiazione del concorso Birra dell’Anno 2021, che valorizza le eccellenze della birra indipendente artigianale italiana. Con Cibus, infine, è stata condivisa l’opportunità di creare dei momenti di incontro fuori fiera, affinché oltre agli appuntamenti b2b, i birrifici possano incontrare i consumatori”.
“Abbiamo scelto di cambiare location, da Beer Attraction di Rimini a Parma, dopo tanti anni per ottimizzare i vantaggi commerciali per i birrifici – ha concluso Giampaolo Sangiorgi, responsabile gruppo marketing ed eventi di Unionbirrai – La nostra scelta è ricaduta su Cibus per diverse motivazioni, non ultima il periodo dello svolgimento della fiera. Sarà una collaborazione nuova e proficua, che aprirà una serie di ottimi scenari per la birra artigianale italiana”.
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Più del 10 per cento dei 50 mila ettari di vigne dell’Emilia Romagna sono ormai coltivate con vini ottenuti da vitigni che hanno rischiato di sparire e che oggi rappresentano una percentuale di circa l’8 per cento dei sei milioni di ettolitri di vino prodotti in Emilia Romagna . È la stima di Coldiretti Emilia Romagna che ha realizzato a Cibus, salone internazionale dell’Alimentazione di Parma, una ”cantina dei vini salvati dall’oblio”. Si tratta di vitigni autoctoni, che a causa delle poca produttività o della difficoltà di coltivazione e vinificazione hanno rischiato di sparire dai vigneti dell’Emilia Romagna. Negli ultimi vent’anni, grazie alla passione dei viticoltori e all’attività di ricercatori, questi vitigni sono stati recuperati e salvati – afferma Coldiretti – anche grazie all’attenzione delle istituzioni verso la salvaguardia della biodiversità e alla ricerca da parte dei consumatori di prodotti del territorio, anche a sostegno all’economia locale, come dimostra il fatto che le bottiglie più richieste sono quelle prodotte a livello regionale. I nomi di questi vini – informa Coldiretti – vanno da quelli più famosi a quelli sconosciuti restati nella memoria di pochi. Sicuramente conosciuta è l’uva Fogarina, anche se digitando il suo nome su Google, tra le prime risposte otterrete ”canzone popolare italiana” o ”italian song”, in realtà si tratta di un vino che è stato molto importante per la bassa pianura reggiana dove negli anni Venti del secolo scorso venivano prodotti 50 mila quintali di uva. Ha rischiato di sparire nel dopoguerra, ma per fortuna è stato recuperato all’inizio degli anni Novanta, anche perché il grande esperto di vini,Luigi Veronelliaffermava che vinificato in maniera adeguata poteva dare risultati pari a quelli dei grandi vini Toscani. In Terra di Romagna l’emblema dei vini salvati è l’uva Longanesi, un vitigno forte e resistente – ricorda Coldiretti – che ha attraversato tutto il secolo scorso prima di uscire dall’anonimato ed essere iscritto al registro nazionale delle varietà di vite. Recuperato nel 1913 da una vite collocata in un appostamento di caccia in un’azienda di Bagnacavallo, ha preso il nome dalla famiglia che l’aveva scoperto: i Longanesi, detti Bursôn. Come il precedente, anche il Sauvignon Rosso (nessuna parentela con l’omonimo bianco) ha preso il nome di Centesimino dal soprannome diPietro Pianori, il primo che lo reimpiantò dopo la sua riscoperta nel cortile di un Palazzo a Faenza, le cui mura lo avevano protetto dalla Fillossera. Ampiamente conosciuti sono anche il romagnolo Pagadebit, giunto in Romagna ai tempi dei Bizantini, famoso perché ”aiutava a pagare i debiti”, e il bolognese Pignoletto, un tempo confuso con Pinot Bianco e Riesling italico, mentre l’analisi del Dna ha rivelato caratteri genetici sostanzialmente identici al Grechetto Gentile che sulle colline bolognesi ha trovato il suo habitat ideale, e il piacentino Ortrugo, vitigno che sembrava scomparso e poi ritrovato all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso. Meno conosciuto, nonostante il nome, è il romagnolo ”Famoso”, derivato da un’uva bianca che dopo anni di abbandono è stato riscoperto in Romagna e riportato in produzione, insieme all’uva del Tundé, un’uva a bacca rossa che, forse per sistemi di coltivazione errati che portava a basse rese, ha rischiato di sparire ed è stata oggi recuperata e valorizzata, grazie all’impegno di un gruppo di agricoltori. Alla storia di questi vini romagnoli si può paragonare la storia del vitigno dell’uva Termarina, uno dei più antichi vitigni censiti nella zona di Parma e Reggio recuperato da antichi ceppi autoctoni e rilanciato nel 2007 con l’iscrizione al registro nazionale delle varietà di vite. Molto antichi sono, in provincia di Reggio Emilia, il vitigno dell’Uva Spergola che viene fatto risalire all’inizio degli anni Mille, ai tempi di Matilde di Canossa, e il vitigno del Lambrusco di Corbelli o di Rivalta, scoperto quando si è deciso di riportare alla luce il ”giardino segreto” della Reggia di Rivalta, dove sono stati ritrovati due antichi filari di questa vite. Santa Maria, Melara, Bervedino sono invece i nomi di vitigni dei colli piacentini che non si trovano vinificati in purezza, ma entrano a comporre l’uvaggio del Vin Santo di Vigoleno, la più piccola Doc d’Italia con meno di 3.000 bottiglie prodotte ogni anno sulle colline piacentine. Il recupero di questi vini – commenta Coldiretti Emilia Romagna – è importante sia per la salvaguardia della biodiversità, sia per mantenere viva l’agricoltura in zone dove rischia di sparire. Il loro rilancio si deve anche ai nuovi sbocchi commerciali dei mercati e delle fattorie di Campagna Amica che hanno offerto nuove opportunità agli agricoltori che proprio nel settore vitivinicolo sono all’avanguardia nelle vendite dirette. Una su tre delle 22 mila aziende con vigneto nella nostra regione – ricorda Coldiretti Emilia Romagna – vende direttamente al consumatore. Quello della vendita diretta del vino – commenta Coldiretti Emilia Romagna – è una tendenza in continuo aumento negli ultimi anni anche come risposta alle richieste dei consumatori di conoscere personalmente il produttore e scoprire le caratteristiche del prodotto che intendono acquistare, andando contemporaneamente alla scoperta del territorio di origine.
La Cantina dei vini salvati Bursôn– detta anche uva Longanesi, recuperato a Bagnacavallo, inizio Novecento in un appostamento di caccia.Centesimino– registrato anche come Sauvignon Rosso, recuperato nel cortile di un palazzo di Faenza le cui mura lo hanno preservato dalla Fillossera.Famoso– dopo anni di abbandono per la bassa produzione, è stato recuperato grazie all’impegno di un gruppo di viticoltori.Fogarina– attorno al 1920 era un dei vitigni forti del reggiano poi era rimasto solo nella canzone, oggi recuperato dopo i giudizi lusinghieri del grande Luigi Veronelli.Lambrusco Di Corbelli o Di Rivalta– riscoperto nel 2012 all’interno del ”giardino segreto” della Reggia di Rivalta a Reggio Emilia è oggetto di studio di esperti e di recupero da parte di produttori.Malbo Gentile– risale al vitigno ”Amabile di Genova” fatto portare nei territori estensi ai primi del 1400 da Gigliola da Carrara, consorte di Niccolò III d’Este. Tipico di Reggio Emilia e Modena.Malvasia di Candia aromatica– originario dell’Isola di Creta, importato in Italia attorno al 1250. Prodotto nelle vallate di Parma e Piacenza.Ortrugo– sembra scomparso, ma è stato riscoperto all’inizio degli anni Settanta, diventando una delle colonne della viticoltura dei Colli piacentini.Pagadebit– per la sua resistenza era il vitigno che garantiva sempre la produzione e ”pagava i debiti” del contadino. La vinificazione di alta qualità lo ha fatto diventare un vino importante dell’enologia romagnola.Pignoletto– confuso a lungo con Riesling Italico e Pinot Bianco, l’analisi del Dna ha consentito di scoprire che è imparentato con il Grechetto Gentile. È diventato l’emblema dell’enologia bolognese. Santa Maria, Melara, Bervedino – sulle colline piacentine sono rimasti pochi vigneti di questi vitigni, ma sono fondamentali per il Vin Santo di Vigoleno, la più piccola Doc d’Italia.Spergola– vitigno autoctono del reggiano salvato grazie alla riscoperta di un antico ceppo ultracentenario.Termarina– è uno dei più antichi vitigni censiti nella zona di Parma e Reggio recuperato da antichi ceppi autoctoni e rilanciato nel 2007 con l’iscrizione al registro nazionale delle varietà di vite.Tundè– era quasi scomparsa per la sua bassa produzione, ma un attento sistema di allevamento e grande attenzione nella vinificazione hanno riportato questo vitigno in auge nel 2009.
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