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Associazione Viticoltori Greve in Chianti: Classico e… attuale

Associazione Viticoltori Greve in Chianti: Classico e... attuale. Una degustazione per raccontare le differenti sottozone e la capacità di invecchiamento del Gallo Nero: un comune, quattro uga e otto sottozone

Un comune: Greve in Chianti. Quattro Uga (Unità Geografica Aggiuntiva): Greve, Montefioralle, Panzano, Lamole. Ben otto sottozone: Strada, San Polo, Chiocchio, Greti, Montefioralle, Destragreve, Dudda e Lucolena, Panzano. Lo scorso 29 agosto l’Associazione Viticoltori di Greve in Chianti ha voluto raccontare il mosaico del “terroir” grevigiano attraverso il proprio Chianti Classico, vino che ha più volte dimostrato la sua abilità nel reggere il tempo. Una degustazione al contempo orizzontale e verticale; annate storiche affiancate a vini giovani per enfatizzare al contempo le diverse sfaccettature del territorio e la capacità di invecchiamento del Sangiovese di Greve. A guidare gli assaggi Cristina Mercuri, DipWset e unica donna italiana candidata al titolo di Master of Wine.

IL CHIANTI CLASSICO DI GREVE IN CHIANTI

Greve è, di fatto, il comune più esteso nell’areale del Chianti Classico. Circa 17 mila ettari che racchiudono ben 8 sotto zone diverse. Zone diverse sia per tipologie di terreno, più marnoso ad ovest e più calcareo verso est, che per altitudine, più pianeggiante e a nord e con altitudini più sensibili man mano che si procede verso sud. Si passa così dalle colline dolci e dai suoli fertili della sottozona “Strada”, ai 600m s.l.m. e terreni poveri di “Destragreve”. Dal calcare di “San Polo” alle argille di “Chiocchio” alla roccia grigia di “Dudda e Lucolena”. Caratteristiche che fanno dei vini di Greve un incontro di robustezza e finezza.

I VINI DELL’ASSOCIAZIONE VITICOLTORI GREVE IN CHIANTI

Sei vini “d’annata”, da sei sottozone, e dieci annate storiche a rappresentare in modo trasversale il territorio, le sue sfumature ed il modo in cui queste si comportano nella sfida col tempo. Ecco i vini dell’Associazione Viticoltori Greve in Chianti, alla prova del calice.

I CHIANTI CLASSICO D’ANNATA: GREVE IN CHIANTI IN GIOVENTÚ

Chianti Classico “Il Tarocco” 2021, Torraccia di Presura (Strada). Colore tenue e naso ricco di note di frutto rosso. Prugna e mora in prevalenza. Seguono note verdi e speziate di finocchietto, pepe e liquirizia. Voluminoso e largo alla beva con un’acidità non troppo spiccata.

Chianti Classico “Casa di Colombo” 2019, Tenuta la Novella (San Polo). Molto “terroso” al naso. Emergono da prime le note terziarie di tabacco e pepe solo successivamente una viva freschezza floreale accompagnata da un piacevole sentore di fieno. Al sorso è più austero del precedente. Molto fresco e verticale regala una sensazione di pienezza a centro bocca

Chianti Classico 2022, Viticcio (Montefioralle). Grande succosità di frutto rosso, prugna e ciliegia, forse dovuta alla presenza di un 5% di Merlot. Finocchietto, erbe secche ed una nota leggermente. Tannini molto ben integrati, morbido ma con un certo grip. Più “muscoloso” dei precedenti.

Chianti Classico 2021, Terreno (Destragreve). Naso timido, silente, ma quando si apre nel calice regala un esplosione floreale accompagnata da note minerali di sasso bagnato e pietra focaia. Grande verticalità. Tannino molto vivo finale, ancora giovane ma non invasivo.

Chianti Classico 2022, Antico Borgo di Sugame (Dudda e Lucolena). Naso che gioca prevalentemente su note speziate di anice stellato, pepe e noce moscata. Tannino molto vivo. Molto caldo al sorso.

Chianti Classico 2021, Ca di Pesa (Panzano). Naso sottile per questo vino, ultima espressione “giovanile” del Chianti Classico prodotto dalle cantine aderenti all’Associazione Viticoltori Greve in Chianti. Si concentra sulle note di piccoli frutti rossi: un frutto molto ben definito. Acidità vibrante, succoso e croccante, con tannini gentili al palato.

ANNATE STORICHE: IL CHIANTI CLASSICO DI GREVE ALLA PROVA DEL TEMPO

Chinati Classico Riserva 1979, Castello di Verrazzano (Montefioralle). Evoluto con importanti note terziarie di tabacco, china, potpourri, scora di arancia amara, fichi secchi e liquirizia. Note fruttate ancora presenti in sottofondo. Acidità ancora ben presente, un vino “ancora in piedi”. Tannino lineare, quasi risolto, e di grandissima grazia.

Chianti Classico Riserva “La Forra” 1981, Tenuta di Nozzole (Chiocchio). Al naso, molto differente dal precedente, il frutto rosso è ancora vivo e croccante con leggero tocco floreale. Solo in un secondo momento emergono note affumicate e speziate. Un quadro olfattivo che maschera la vera età del vino. Tannino ancora vivace.

Chianti Classico Riserva “Il Picchio” 1988, Castello di Querceto (Dudda e Lucolena). Naso intenso, quasi aromatico. Frutto molto ben definito sia nelle note di frutta rossa che in quelle agrumate. Tocco mentolato e speziato. Beva ancora un pochino ritirata, cupa, compatta. Tannino “giovane”. Largo al palato. Un vino dalla spina dorsale salda.

Chinati Classico Riserva “La Prima” 1993, Castello di Vicchiomaggio (Greti). Fresco, spiccatamente mentolato con note di menta, mentuccia ed eucalipto. Arancia rossa netta. Acidità lineare e viva. Tannino polveroso che “frena” il sorso a centro bocca e dona ciccia al vino.

Chianti Classico 1994, Querciabella (Destragreve). Naso delicato e austero, timido. Quando si apre mostra i primi segni di evoluzione. Accanto al frutto rosso e all’agrume ecco note di prugna sunsweet, fichi secchi e spezie morbide. In bocca il tannino si espande su palato e gengive accompagnando un cetro bocca succoso. Anch’egli un Chianti Classico che nasconde molto bene i suoi anni.

Chianti Classico Riserva 1995, Carpineto (Dudda e Lucolena). Naso vivace dove prevalgono note affumicate e di frutta matura. Tannino vivo, quasi aggressivo. Molto caldo ma con un’acidità che tiene testa all’alcool.

Chianti Classico Riserva 1998, Vignamaggio. (Destragreve). Naso definito ed espressivo, intenso, frutta scura mista a frutto rosso, spezia gentile. Al palato regala più soddifazione che al naso. Vivi i sentori primari nel retro olfattivo con solo un leggero accenno di evoluzione. Tannino piacevolmente gastronomico.

GLI ANNI 2000 DEL CHIANTI CLASSICO DI GREVE IN CHIANTI

Chianti Classico 2000, Fattoria Santo Stefano (Greti). Naso evoluto nonostante la giovane età, rispetto ad altri campioni selezionati per la verticale-orizzontale dell’Associazione Viticoltori Greve in Chianti. Fiori secchi, frutta matura ed un tocco affumicato. Sorso elegante con tannino polveroso a centro bocca che non frena la bevuta lasciando una piacevole sensazione.

Chianti Classico Riserva 2004, Villa Calcinaia (Montefioralle). Il 5% di Montepulciano presente nel blend si fa sentire, regalando un naso più opulento rispetto ai compagni di cordata. Susina, mora, fava di cacao, salvia, alloro, pepe ed un tocco resinoso. In bocca il tannino è granuloso ed accompagna un sorso ricco e potente. Un vino decisamente pronto.

Chianti Classico 2008, Pieve di San Cresci (Montefioralle). Nonostante sia il più giovane della batteria è anche il più stanco. Naso troppo evoluto con frutta rossa e nera surmatura ed una spezia che fatica ad emergere. Anche il sorso è poco accattivante. L’acidità, seppur presente, stenta a dare slancio gustativo ed il tannino risulta un po’ troppo “seduto”.

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Chianti Classico Collection 2020: i migliori assaggi

FIRENZE – Successo di numeri e pubblico per la 27° edizione dell’anteprima del Chianti Classico 2020, che il Consorzio di Tutela chiama “Collection“, presso la stazione Leopolda a Firenze. Oltre 2500 professionisti del settore presenti e circa 400 giornalisti accreditati.

Numeri che suggellano i buoni risultati del 2019, fin dalla vigna: si è registrato un aumento del 10% della quotazione delle uve. Inoltre, gli ultimi tre mesi del 2019, hanno visto le vendite delle bottiglie crescere di un ulteriore 10%.

Traino economico di questa crescita sono le due tipologie premium, il Chianti Classico Riserva e il Chianti Classico Gran Selezione, che rappresentano complessivamente il 42% dei volumi di mercato e il 55% del fatturato complessivo del 2019. La sola Gran Selezione guadagna 15 punti percentuali sul valore del venduto.

Si conferma quindi il trend già visto nelle edizioni precedenti della Collection. Un successo tanto sul mercato nazionale, che copre il 22% delle vendite, quanto sul piano internazionale. Il Gallo Nero è infatti distribuito in oltre 130 Paesi. I principali player sono USA (34%, in attesa dell’effetto “dazi”), Canada (10%) e UK (7%, in crescita per via dell’effetto Brexit).

“Soddisfazione è la parola chiave per il nostro 2019, con cui inauguriamo anche questo 2020 –  ha dichiarato Giovanni Manetti, Presidente del Consorzio –. La famiglia di noi produttori si allarga sempre più (515) e siamo sempre più uniti”.

“Ci presentiamo uniti in manifestazioni come questa, condividendo non solo un marchio ma una progettualità comune, legata a un territorio e a un percorso di qualità – continua il Presidente –. Segnale evidente di questo è l’adesione sempre maggiore al progetto della Gran Selezione: in un solo anno le aziende che la producono sono salite da 95 a 144”.

“La vera essenza di questo territorio e di questa denominazione è l’impegno di noi tutti viticoltori per produrre qualità: vini sempre più autentici e territoriali, che sanno riflettere nelle sue varie sfaccettature così come le varie sfaccettature di una pietra preziosa riflettono la luce” conclude Manetti.

TUTTI I COLORI DEL GALLO NERO – I MIGLIORI ASSAGGI (ALLA CIECA) DI WINEMAG

Sono 481 i campioni presentati alla degustazione tecnica. Etichette che salgono a 740 se si contano anche quelle in degustazione ai banchetti dei produttori. Un tavolo lungo quanto l’intera Leopolda per farceli stare tutti ed una infaticabile squadra di sommelier pronti ad esaudire, con professionalità e toscana simpatia, le richieste dei degustatori.

Azzeccato quindi lo slogan della manifestazione “Tutti i colori del Gallo Nero“. Un Gallo rielaborato nei toni del verde, marrone, rosso ed azzurro, a sottolineare le sfumature del territorio e le varie sfaccettature che i vini del “Classico” possono assumere.

Non facile districarsi fra i 481 campioni. Di seguito gli assaggi, rigorosamente alla cieca, più convincenti. Calici che coniugano con armonia l’inevitabile parte “acerba” della giovinezza con la pienezza del frutto e del corpo. Equilibrio fra l’attualità di un’anteprima e le prospettive di invecchiamento che un “Classico” deve avere.

VENDEMMIA 2018

  • Chianti Classico Docg 2018 – Castellare di Castellina
  • Chianti Classico Docg 2018 – Castello di Volpaia
  • Chianti Classico Docg 2018 “Guado Alto” – Castello di Vicchiomaggio
  • Chianti Classico Docg 2018 – Famiglia Nunzi Conti
  • Chianti Classico Docg 2018 “Montaperto” – Fattoria Carpineta Fontalpino
  • Chianti Classico Docg 2018 – Fattoria Cigliano di Sopra
  • Chianti Classico Docg 2018 “Rubiolo”– Gigliole
  • Chianti Classico Docg 2018 – Isole di Olena
  • Chianti Classico Docg 2018 – Poggio Regini
  • Chianti Classico Docg 2018 – Villa S. Andrea

VENDEMMIA 2017

  • Chianti Classico Docg 2017 – Castello La Leccia
  • Chianti Classico Docg 2017 – Fattoria di Valiano
  • Chianti Classico Docg 2017 – Fattoria Poggiopiano
  • Chianti Classico Docg 2017 – Fontodi
  • Chianti Classico Docg 2017 – Le Masse
  • Chianti Classico Docg 2017 – Erta di Radda
  • Chianti Classico Docg 2017 – Nardi Viticoltori
  • Chianti Classico Docg 2017 – Quercia al Poggio
  • Chianti Classico Docg 2017 – Rignana
  • Chianti Classico Docg 2017 – Tenuta di Compomaggio
  • Chianti Classico Docg Riserva 2017 – Borratella
  • Chianti Classico Docg Riserva 2017 – Buondonno/Casavechia alla Piazza
  • Chianti Classico Docg Riserva 2017 – Castellare di Castellina
  • Chianti Classico Docg Riserva 2017 – CorteDomina
  • Chianti Classico Docg Riserva 2017 “Le Baròncole”– Fattoria San Giusto a Rentennano
  • Chianti Classico Docg Riserva 2017 “Rancia” – Fèlsina
  • Chianti Classico Docg Riserva 2017 “Maria Vittoria” – Le Filigare
  • Chianti Classico Docg Riserva 2017 – Le Miccine
  • Chianti Classico Docg Riserva 2017 – Tenuta di Arceno
  • Chianti Classico Docg Gran Selezione 2017 “San Lorenzo” – Castello di Ama
  • Chianti Classico Docg Gran Selezione 2017 – Castello di Fonteruoli
  • Chianti Classico Docg Gran Selezione 2017 “Casasilia” – Poggio al Sole

VENDEMMIA 2016

  • Chianti Classico Docg Riserva 2016 – Brancaia
  • Chianti Classico Docg Riserva 2016 – Castello della Paneretta
  • Chianti Classico Docg Riserva 2016 – Castello di Monsanto
  • Chianti Classico Docg Riserva 2016 – Lamole di Lamole
  • Chianti Classico Docg Riserva 2016 “Borromeo” – Poggio Borgoni
  • Chianti Classico Docg Riserva 2016 – Tenuta di Campomaggio
  • Chianti Classico Docg Riserva 2016 – Tenuta Perano/Frescobaldi
  • Chianti Classico Docg Riserva 2016 – Villa a esta

VENDEMMIA 2015

  • Chianti Classico Docg Riserva 2015 “Lucarello” – Borgo Salcetino
  • Chianti Classico Docg Riserva 2015 – Castello di Cacchiano
  • Chianti Classico Docg Riserva 2015 “Riserva Aluigi”– Le Cinciole
  • Chianti Classico Docg Riserva 2015 “Bandecca”– San Giorgio a Lapi
  • Chianti Classico Docg Riserva 2015 “Paolina” – Savignola Paolina
  • Chianti Classico Docg Gran Selezione 2015 “Castellinuzza” – Castellinuzza/Cinuzzi Claudia
  • Chianti Classico Docg Gran Selezione 2015 “Vigna al Poggio” – Castello di Monsanto
  • Chianti Classico Docg Gran Selezione 2015 “Giovanni Folonari” – Tenuta di Nozzole

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Chianti Classico Docg Riserva 2015 Belvedere Campóli, Conte Guicciardini


“Quando i contadini della zona volevano il vino buono, è qui che venivano a cercarlo”. Affonda le radici in questa semplice constatazione la scelta del conte Ferdinando Guicciardini per i vigneti della prima Riserva della sua tenuta, a San Casciano in Val di Pesa.

Nasce così il Chianti Classico Docg Riserva 2015 “Belvedere Campóli”, che prende il nome dall’omonima località a sud di Firenze (cambia solo la “ò”).

Un progetto giunto a compimento nell’autunno scorso, a tre anni dall’acquisto di una proprietà di 8,5 ettari. Solo il primo tassello per la valorizzazione delle vocate colline fra Mercatale e Montefiridolfi.

LA DEGUSTAZIONE
Colore rosso rubino di grande limpidezza, poco trasparente. E’ così che si presenta alla vista la Riserva “Belvedere Campóli” 2015. Naso intenso e mutevole, grazie alla positiva azione dell’ossigeno nel calice. Alla classica vena vinosa iniziale del Sangiovese fa eco un frutto di bosco preciso, elegante, suadente.

Evidente il lampone, unito a richiami di viola e folate di muschio e terra bagnata. Un “naso” per nulla condizionato dai 14,5 gradi d’alcol in volume, molto ben integrati nel corredo olfattivo. Il Chianti Classico Riserva 2015 “Belvedere Campóli” si conferma garbato ed elegante anche al palato.

Ingresso e allungo sulla frutta precisa già avvertita al naso, in un gioco di perfetta corrispondenza. Centro bocca di gran freschezza, che conduce verso una chiusura minerale salina e di liquirizia.

Il tannino, ben integrato ma in evoluzione, si rivela su note di radice e contribuisce a un sorso di ottima pulizia. Caratteristiche che consentono di abbinare questo Chianti Classico a primi e secondi a base di carne rossa e selvaggina (stufati, arrosti e grigliate). Ottimo il rapporto qualità prezzo, attorno ai 25 euro.

LA VINIFICAZIONE
La Riserva è ottenuta da vigne di oltre trent’anni di età, situate fra i 300 e i 450 metri sul livello del mare. Sangiovese che viene raccolto a mano e condotto per la vinificazione al Castello di Poppiano di Montespertoli, proprietà della famiglia dal 1199. Prima della commercializzazione il vino matura in botti di rovere per almeno 24 mesi.

“Belvedere Campóli” è dunque il sigillo su un progetto di riqualificazione dell’omonima area che è destinato a crescere. La proprietà è stata di recente ampliata di altri 3 ettari e presto se ne aggiungeranno altri 2,5. “Il nuovo gioiello”, così come definito dalla famiglia toscana, è pronto a brillare.

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Nittardi: dove vino ed arte si incontrano

Vino e arte. Questo è il binomio che Nittardi porta avanti fin da quando Stefania Canali e Peter Femfert hanno acquisisto la proprietà nel 1981. Siamo a Castellina in Chianti, nel cuore della zona di produzione del Chianti Classico, cui si aggiungono nuovi terreni in Maremma alla fine degli anni ’90.

Dal 2013 l’azienda è sotto la guida di Léon Femfert, che dopo alcune esperienze in varie zone vinicole ha deciso di dedicarsi alla proprietà di famiglia. Quindici gli ettari vitati in Chianti più altri quindici in Maremma, 130.000 bottiglie prodotte, conversione a regime Bio iniziato nel 2014 e completato con la vendemmia 2017.

LA DEGUTAZIONE
Chianti Classico DOCG 2016, Casanuova di Nittardi, Vigna Doghessa. Sangiovese in purezza da singola vigna che affina 14 mesi in tonneaux di rovere francese ed altri 4 in cemento. Fruttato al naso con chiari sentori di ciliegia e mora seguiti da erbe aromatiche e leggere nota speziata. In bocca il sorso è pieno ma scorrevole per la viva acidità ed il tannino morbido.

Chianti Classico DOCG 2015, Belcanto. 90% Sangiovese e saldo da vitigni locali come Colorino, Canaiolo e Malvasia Nera. Affinamento di 12 mesi in botti da 500 litri e 30 ettolitri. Elegante al naso, ove frutta rossa e spezie delicate si alternano. Leggero sentore “verde” che si avverte anche in bocca. Di buon corpo e con tannino vivo chiude con finale fresco e mediamente persistente.

Maremma Toscana DOC 2015, Ad Astra. Sangiovese 40%, Cabernet Sauvignon 25%, Merlot 20%, Sirah 5%, Cabernet Franc 5% ed un 5% di “vitigni segreti”. Quattordici mesi di affinamento in barrique nuove ed usate. Colore profondo e naso intenso. Più nette le note terziarie rispetto ai vini precedenti. Pepe, radici aromatiche come liquirizia e rabarbaro, leggera nota di vaniglia. Tannino leggermente ruvido e buona freschezza fanno pensare ad un prodotto “da aspettare”.

Chianti Classico Riserva DOCG 2015, Riserva Nittardi. Sangiovese in prevalenza con 5% di Merlot a saldo. Due anni di affinamento in tonneaux. Naso ricco. Macchia mediterranea, ciliegia, prugna. Buon terziario di spezie ed una leggera nota ematica. In bocca non delude, morbido ed avvolgente, di buona freschezza e con tannino ancora ben presente. Elegante e lungo il finale.

Toscana IGT 2008, Nectar Dei. Cabernet Sauvignon 55%, Petit Verdot 20%, Merlot 20%, Sirah 5%. Due anni di barrique e tonneaux sia nuovi che usati. Mora, lampone e ribes. Poi pepe, tabacco, liquirizia, cuoio ed la dolcezza della vaniglia. Pieno, di corpo e grande morbidezza. Tannino vellutato e grande persistenza. Come dire “dieci anni e non sentirli”.

VINO E ARTE
È la storia stessa della tenuta Nittardi ad aver ispirato Stefania e Peter a questo binomio. Risale al 1183 il primo documento in cui si parla di “Villa Nectar Dei“, casa di Monaci Benedettini dediti, fra l’altro, alla viticoltura. Risale invece al 1549 l’acquisto di Nittardi da parte di Michelangelo Buonarroti. Ecco quindi che alla produzione vinicola si affianca l’idea di far realizzare ogni anno un’etichetta ed una carta d’imballo da un artista internazionale.

Sono ormai 73 le opere esposte in azienda. Una sorta di piccolo museo che si affianca alle annate storiche presenti in cantina.

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