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Alberto Massucco o Encry – Enrico Baldin: chi è il primo italiano in Champagne?

Alberto Massucco o Encry - Enrico Baldin chi è il primo italiano in Champagne editoriale davide bortone winemag.itEDITORIALE – Il primo italiano in Champagne è Alberto Massucco oppure EncryEnrico Baldin? La domanda riverbera ogniqualvolta si parli (o si scriva) di uno o dell’altro, rivangando acredini tra tifoserie e supporter dei due imprenditori italiani. Vittime (consapevoli) di una querelle che non può rimanere senza risposte.

Ho dunque approfittato dell’invito alla presentazione del Catalogo 2022 di Proposta Vini, arrivato dall’ufficio stampa Mediawine guidato da Federica Schir, per intervistare Enrico Baldin, “Mr Champagne Encry”. Nei mesi scorsi è stata invece Laura Gobbi, pr che cura Comunicazione ed Eventi di Alberto Massucco Champagne, a fornirmi le risposte che cercavo.

La verità è che la vicenda continua a presentare lati oscuri. Ciò che accomuna i due imprenditori è il desiderio di riservatezza sull’assetto societario delle aziende che consentono, a ciascuno, di affermare: “Sono io il primo italiano in Champagne”.

Da un punto di vista temporale non ci sono dubbi: il primato assoluto spetta a Encry. «Sono da 22 anni in Champagne – spiega a winemag.it – per eseguire un intervento di ingegneria naturalistica e di ripristino ambientale, esattamente a Le Mesnil-sur-Oger».

ENCRY – ENRICO BALDIN È IL PRIMO ITALIANO A PRODURRE CHAMPAGNE?

La mia prima vendemmia – continua Baldin – risale al 2004. Ho in gestione tre ettari e mezzo, grazie a un vigneron che non finirò mai di ringraziare per avermi indicato le mosse giuste per non scontrarmi con il Cvc, il Comité interprofessionnel du vin de Champagne».

«Quindici anni fa – spiega ancora – ho visto dei californiani comprare 4 ettari nella Montagne de Reims. E vendere tutto dopo due anni, dalla disperazione. A chi? A francesi, ovviamente».

Il vigneron menzionato da Enrico Baldin è Michel Turgy (Jean e Catherine Turgy) récoltant-manipulant che, in precedenza, «e da cinque generazioni – spiega Mr Encry – conferiva le uve a grandi maison». Una collaborazione iniziata «grazie a un’operazione finanziaria che ha previsto, tra l’altro, la costruzione della cantina».

Dunque il primo italiano a produrre Champagne sono io. Poi arrivano altri, come Luca Serena (con De Vilmont, brand della costellazione Serena Wines 1881, cantina produttrice di Prosecco Doc e Docg a Conegliano, Treviso, ndr), i Campari (con Lallier, ndr) e Massucco».

ALBERTO MASSUCCO È IL PRIMO ITALIANO A PRODURRE CHAMPAGNE?

Diversa la storia di Alberto Massucco. «L’incredibile opportunità – spiega a winemag.it – mi è capitata nel 2019. A febbraio ho completato l’acquisto della mia prima vigna in Champagne. Nel 2021 è arrivata la seconda. La terza è opzionata. E nel 2022 sarà pronto il mio primo Champagne, prodotto con le mie uve».

Pur parlando – a differenza di Encry – di vigneti di proprietà, l’imprenditore piemontese glissa sui passaggi burocratici affrontati per arrivare al risultato: «Ho affidato alla persona che cura i miei affari in Champagne, il mio legale in Francia, la gestione della parte burocratica». Dovizia di particolari, invece, sull’amore per i pregiati spumanti francesi.

Era il 1964 – racconta – quando, quindicenne, dopo aver assistito con la mia prima fidanzatina ad un concerto di Mina a Villa Romana, ad Alassio, ordinai al Caffè Roma la mia prima bottiglia di Champagne. Quella bottiglia di Laurent Perrier, consumata sul famoso “Muretto” di Alassio, fu fatale. Non abbandonai più lo Champagne».

Nel 2015, Alberto Massucco incontra Alberto Lupetti. «È considerato il maggior esperto di Champagne in Italia – evidenzia l’imprenditore – e fra i primi cinque al mondo. Proprio con lui ho ripreso a frequentare la regione, dopo parecchi anni. Mi è venuta così l’idea di visitare piccoli produttori per individuarne uno, ambizioso e votato al miglioramento continuo ed interessato ad essere importato e distribuirlo in Italia».

Il 31 marzo 2017 il colpo di fulmine. «In Jean Philippe Trousset ho trovato quanto cercavo ed è partita la collaborazione che sta alla base della nascita dell’Alberto Massucco Champagne. Proseguendo negli anni l’attività di scouting ho avuto l’opportunità di aggiungere altre tre ottime piccole maisons, molto diverse fra loro. Con Jean Philippe Trousset, Rochet-Bocart, Gallois-Bouché, Les Fa’ Bulleuses, la scuderia pareva al completo».

Nel 2018, tuttavia, il noto produttore Erick De Sousa sorprende Massucco, durante un pranzo: «”Ti vedo così interessato e appassionato che per me sarebbe un onore fare uno Champagne esclusivamente per te, che porti il tuo nome”, mi disse. A me non parve vero! Non esitai neppure un secondo. Mi dichiarai felice e partì immediatamente l’iter».

MASSUCCO O ENCRY: CHI È IL PRIMO ITALIANO IN CHAMPAGNE?

Dall’intervista ad Enrico Baldin emergono ulteriori dettagli sull’assetto societario del brand, nato dalla passione per la Francia che l’imprenditore padovano condivide con la moglie Nadia Nicoli.

«Siamo ufficialmente iscritti al Cvc con Maison Vue Blanche Estelle – spiega Mr Encry – come “NM“, ovvero Négociant manipulant. È vero che in Champagne non ti fanno lavorare se sei un italiano, specie se non hai muri di proprietà: cosa che non abbiamo tuttora, ma che a breve avremo».

Da quel momento in poi saremo ufficializzati come RMRécoltant-manipulant. Un aspetto, se vogliamo, già presente nelle nostre retro etichette, in cui cui specifichiamo che le uve sono nostre e i vigneti sono nostri. Per ora ci fanno scrivere MAMarque d’acheteur (più nota come Marque Auxiliaire, ndr)».

Le tempistiche? «Due o tre anni al massimo», risponde Enrico Baldin. Che anticipa a winemag.it alcune importanti novità riguardanti Encry: «Sta per andare in porto un progetto molto importante e ambizioso, i cui dettagli sono ancora riservatissimi».

Lo vedrete presto, l’inaugurazione durerà due anni. È una roba talmente grande che un giorno e un anno non bastano. Ci vorranno due anni, perché il mondo vorrà venire. Daremo una sorta di festa tutti i giorni, per due anni consecutivi».

ITALIANI IN CHAMPAGNE: L’ACCOGLIENZA DEI FRANCESI

Ma tra primati e progetti, com’è stata l’accoglienza dei francesi nei confronti dei due imprenditori italiani in Champagne? Anche in questo caso, le risposte sono divergenti. «Siamo lì da 22 e ormai – chiosa Enrico Baldin – non è stato semplice! Da italiano “intruso” sono riuscito comunque a costruire un rapporto stupendo con il mio vigneron e i miei cantinieri».

«Il rapporto con i vigneron è splendido – risponde invece Alberto Massucco – perché fra persone “del fare”, con la passione in comune, l’intesa è facile. Mi guardano con curiosità e simpatia. Recentemente è capitato un fatto curioso e sorprendente».

«A cena nel miglior ristorante di Reims – racconta – lo chef sommelier, servendo l’aperitivo, mi domanda: “Quando sarà pronto il tuo Champagne? Lo attendo, mi interessa averlo”. Ecco, un fatto così ti gratifica e ti fa capire che sei sulla buona strada». Insomma, è proprio il caso di dirlo (scriverlo) in francese, per non scontentare nessuno: l’avenir nous le dira.

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Dom Ruinart Rosé 2004 magnum è “Supreme World Champion” al mondiale degli Champagne


Dom Ruinart Rosé 2004 in formato magnum è stato incoronato “Supreme World Champion” agli Champagne & Sparkling Wine World Championships, i “Mondiali dello Champagne”. Un riconoscimento che premia il concetto di rosé di Maison Ruinart, la cui creazione risale a circa 260 anni fa.

Nel 1764, Ruinart era la prima Maison di Champagne a mettere in commercio uno champagne rosé, all’epoca detto «oeil de perdrix». Nato nel 1959, Dom Ruinart Rosé è stato prodotto soltanto in ventisei annate.

Dal 1996 ne sono state messe in commercio venti. Affinato per quasi 10 anni nelle condizioni ideali offerte dalle Crayères di Ruinart, viene assemblato e sboccato nel segno della tradizione del metodo.

LA MAGNUM PREMIA IL DOM RUINART ROSÉ

Comprende una base di Dom Ruinart Blanc de Blancs (80%) miscelata al Pinot Noir vinificato in rosso, entrambi della medesima annata. Dom Ruinart Rosé 2004 è frutto, per l’appunto, di un’annata eccezionale sia per lo Chardonnay sia per il Pinot Noir.

L’annata del 2004 ha un profilo aromatico complesso e delicato, che accosta la freschezza dei frutti rossi a note affumicate e speziate. Uno Champagne corposo ed elegante, di ottima persistenza.

Il tempo trascorso non ha smorzato la tensione acida dello Chardonnay. Il formato magnum si conferma così il migliore per tutelare la freschezza e la qualità di vini e Champagne.

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Italiani pazzi per le aste di vino e Champagne. E si guadagna fino a 60 mila euro l’anno

La bottiglia di whisky Macallan del 1949 battuta per 71 mila euro è seconda solo una rara collana colombiana, con smeraldo e diamanti, finita nelle mani di nuovi proprietari per 100 mila euro. Il podio degli oggetti più esclusivi venduti su Catawiki nel 2021 racconta bene, del resto, la passione degli italiani per le aste di vino e Champagne. Categorie cresciute del 45% e del 60% rispetto al 2020.

Il secondo anno di pandemia fa segnare tre nuovi record per l’industria delle aste online. Nel 2021 sono stati spesi più di 500 milioni di euro. Oltre un milione di persone ha fatto un’offerta per gli oltre 3,5 milioni di oggetti andati all’asta su Catawiki.

Sono questi alcuni dati che emergono dal Catawiki Report 2021, analisi realizzata dalla piattaforma di aste online leader in Europa. Un successo testimoniato anche dall’apprezzamento dei consumatori appartenenti alla “Generazione Z”. Giovani che, da nativi digitali e appassionati di tecnologia, si sono avvicinati al mondo delle aste online. Con un tasso di crescita del 21% rispetto allo scorso anno.

GLI ITALIANI E LE ASTE: BOOM DELLO CHAMPAGNE

Il volume degli acquisti dei consumatori italiani nel 2021 ha superato i 100 milioni di euro, con una spesa media di circa 1.000 euro, facendo dell’Italia il mercato principale di Catawiki.

Con oltre 50mila bottiglie vendute e una crescita del settore di quasi il 45% rispetto all’anno precedente, il vino si posiziona in pole position tra le categorie più amate dagli italiani.

Basti pensare che proprio in Italia è stata venduta la bottiglia più costosa messa all’asta a livello globale. Si tratta di una Domaine de la Romanée-Conti Romanée Conti Grand Cru del 2006 battuta per 15.500 euro. Ma è la categoria dello Champagne quella che ha fatto registrare una vera e propria impennata, in termini di oggetti venduti: il 60% rispetto all’anno precedente.

QUANTO SI GUADAGNA VENDENDO ALL’ASTA?

I venditori italiani nel 2021 hanno messo all’asta oltre 600 mila oggetti, per un valore complessivo di quasi 102 milioni di euro. Sono stati acquistati in gran parte da acquirenti italiani (34%) seguiti da francesi (oltre 14%) e olandesi (quasi 12%).

La platea dei venditori tricolore è composta essenzialmente da “amatori”, che rappresentano la grande maggioranza del totale e riescono a guadagnare oltre 3 mila euro l’anno con oggetti da collezione o preziose rarità trovate in cantina o in soffitta.

La rimanente minoranza è composta da professionisti che vendono circa un terzo degli oggetti totali (oltre 223 mila). E, grazie alla possibilità di approcciare in sicurezza un numero sempre più ampio di compratori internazionali, riescono a guadagnare una media di circa 60 mila euro l’anno.

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Champagne: +32% delle vendite nel 2021

Le spedizioni totali di Champagne nel 2021 ammontano a 322 milioni di bottiglie, in aumento del 32% rispetto al 2020. Il mercato francese è in crescita del 25% con quasi 142 milioni di bottiglie, tornando al livello del 2019. Le esportazioni continuano a crescere con un nuovo record a 180 milioni di bottiglie.

«Questo rimbalzo è una bella sorpresa per gli champenois dopo un 2020 al -18% dato dalla chiusura dei principali luoghi di consumo e dall’assenza di eventi in tutto il mondo», commenta Maxime Toubart, presidente del Syndicat Général des Vignerons, co-presidente del Comité Champagne. Toubart si dichiara inoltre soddisfatto del «buon andamento del mercato nazionale».

BUON ANDAMENTO NEL 2021

Con i settori del turismo e degli eventi ancora limitati dalle restrizioni è lecito ipotizzare che il consumo domestico abbia preso il sopravvento. I consumatori hanno deciso di premiarsi a casa, compensando le preoccupazioni del clima generale con nuovi momenti di convivialità e di condivisione.

Nel 2020 i professionisti del vino avevano ridotto le scorte di fronte all’incertezza sulla durata della crisi sanitaria. Nel 2021 hanno invece invertito la tendenza, sorpresi dall’accelerazione della domanda a partire dal mese di aprile. Inoltre, si sono manifestate alcune difficoltà legate alla logistica e ai disagi nei trasporti.

CAUTO OTTIMISMO PER IL 2022

Colpita dalla crisi sanitaria nel 2020 e dalle difficili condizioni climatiche nel 2021, la regione dello Champagne spera che il 2022 apra la strada a un nuovo ciclo di crescita.

«Grazie alle esportazioni e alla fedeltà dei consumatori per le grandi cuvée, lo Champagne raggiungerà un fatturato record di oltre 5,5 miliardi di euro», dichiara Jean-Marie Barillère, presidente dell’Union des Maisons de Champagne, co-presidente del Comité Champagne.

«Tuttavia – conclude Barillère – la media delle spedizioni per il 2020-2021, 280 milioni di bottiglie per 4,9 miliardi di euro, rimane al di sotto del livello pre-pandemico». Nel 2019 infatti i dati si assestarono a 300 milioni di bottiglie per 5 miliardi di euro.

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degustati da noi vini#02

Champagne Blanc de Meunier Extra Brut “Des Grillons Aux Clos”, Éric Taillet

Lo Champagne Blanc de Meunier Extra BrutDes Grillons Aux Clos” di Éric Taillet è speciale almeno per due motivi. In primis è un 100% Pinot Meunier che non fa rimpiangere la propria “solitudine”, rispetto alle cuvée in cui va a braccetto con Pinot Noir e Chardonnay. In secondo luogo è stato creato in esclusiva per Alberto Massucco Champagne da Éric Taillet. Il “re del Meunier“.

LA DEGUSTAZIONE

Des Grillons Aux Clos si presenta nel calice di un paglierino acceso, luminoso, vivace. Finissimo e di gran persistenza il perlage che lo anima, invitando all’assaggio. Prima, un doveroso passaggio al naso.

La sorpresa? Si va ben oltre le note di frutta esotica matura e di agrume tipiche degli Champagne ottenuti da Meunier. L’arancia stessa spazia dal candito alla buccia, dalla polpa alla sua “dura” scorza. Davvero un bel gioco, questo, sugli sbuffi di lieviti e pasticceria appena accennati.

Un quadro che si arricchisce di una parte erbacea elegantissima, anch’essa multiforme. C’è la macchia mediterranea, col suo tocco di rosmarino. Tanto quanto il sottobosco, la resina, la mentuccia e un ricordo vago, balsamico, di resina di pino.

EQUILIBRIO E RAFFINATEZZA

Un naso allegro ma fresco. Gioioso, eppure serioso. Concentrato, ma leggiadro. Quel che serve ad anticipare un palato teso, freschissimo, in perfetta corrispondenza con i profumi. L’ingresso dello Champagne Des Grillons Aux Clos di Éric Taillet – elettrico, piuttosto verticale e affilato – fa da spalla a un centro bocca dominato da ritorni di frutta a polpa gialla (ananas e pesca nettarina, su tutti).

La beva è generosa, giocata sul perfetto equilibrio tra morbidezze e durezze. Merito, anche, di una “bollicina” cremosa ed elegante, stuzzicata da una vivace sapidità. La scia minerale accompagna in un finale gustoso, godurioso. Ma sempre teso, agrumato, fresco.

Va da sé, visto il quadro appena descritto: un Blanc de Meunier che ha tutte le carte in regola per essere considerato non solo un fuoriclasse della tipologia, ma anche della tavola, per via dell’alto gradiente di gastronomicità. Il tutto tenendo conto di una malolattica non svolta e di un dosage di 1,3 g/l grammi litro, con liqueur del millesimo 2004 per la sboccatura 02/2020.

L’INCONTRO

Esattamente quello che Alberto Massucco ha chiesto a Éric Taillet, interprete esperto di quest’uva. Certo, le premesse per il successo c’erano tutte. Sin dal principio. «A mio avviso – commenta il noto selezionatore di chicche transalpine – i suoi sono indubbiamente i migliori Meunier sul mercato».

Da quando lo conosco, pian piano si è fatta strada l’esigenza di aver qualcosa di più, qualcosa che mi appartenesse, che fosse esclusivo per me e soprattutto per i miei amici e clienti.

Desideravo qualcosa di speciale, di unico. Éric, ça va sans dire, è stato geniale nel riuscire a creare uno Champagne che incontrasse con tanta sensibilità il gusto italiano».

Nasce così, per l’appunto, “Des Grillons aux Clos”. Un nome che indica le vigne di Taillet, situate tra Montigny e Baslieux sous Châtillon. Tutte piante di età superiore ai 40 anni, in “culture raisonnée”, senza erbicidi. Per soddisfare Alberto Massucco, il vigneron ha dovuto trovare il giusto bilanciamento, anche in fase di vendemmia.

Mi è piaciuto molto lavorare a questo progetto – commenta – è stato impegnativo e al contempo divertente. Non è solo mettere insieme elementi naturali che da anni mi appartengono: ho dovuto entrare nella testa, e soprattutto nel “sentire”, di Alberto».

«Ho intuito di aver imboccato la strada giusta quando ho incrociato il suo sguardo – ammette Taillet -. In quel silenzio, più di mille parole. La soddisfazione. Sua e mia». Nel mondo straordinario della Champagne, insomma, una certezza in più. Evviva.

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Jamin, lo Champagne negli abissi di Portofino che fa infuriare Bisson e la Lega

Si chiama Champagne Jamin -52 Underwater Cloe Marie Kottakis Menocinquantadue ed è la risposta italo-francese ad Abissi di Bisson. Un progetto molto simile a quello della cantina ligure guidata da Pierluigi PieroLugano. In questo caso sono le “bollicine” francesi – Pinot Noir in purezza dell’Aube – ad affinare nei fondali di Portofino, al posto delle autoctone Bianchetta Genovese, Vermentino, Cimixià che compongono la cuvée del notissimo spumante Metodo classico Pas Dosé Portofino Doc.

Un progetto che Pierluigi Lugano ha contestato sin dagli esordi, senza successo. Oggi il caso è finito addirittura alla Camera, attraverso un’interrogazione presentata dal deputato spezzino della Lega Nord Lorenzo Viviani, sottoscritta anche da altri 8 deputati del Carroccio, tra cui il commissario regionale Lega Liguria, Edoardo Rixi.

Nell’occhio del ciclone le 3 mila bottiglie di Champagne immerse nei fondali liguri dalla società Jamin Portofino Srl, amministrata sin dalla fondazione (4 dicembre 2015) da Emanuele Kottakhs, residente a Camogli ed ex titolare di un’officina per la sostituzione di vetri di auto a Cogorno, sempre in provincia di Genova.

Tra i soci, oltre all’ex nazionale di nuoto sincronizzato Chiara Reviglio, figura anche Massimiliano Gorrino, ex dipendente della Drafinsub Srl, la ditta incaricata del recupero di Abissi di Bisson dai fondali.

L’INTERVENTO DELLA LEGA NORD
«La vicenda – spiega il leghista Viviani a Rpl Radio Padania Libera – ci è stata segnalata da Coldiretti. La domanda potrebbe essere la seguente: “Un imprenditore può prendere una ‘bottiglia X’ di vino e immergerla nel mare, dove gli pare, secondo il diritto d’impresa?”. La risposta è “Ni”. Su quelle bottiglie di Champagne c’è il simbolo dell’Area marina protetta di Portofino, con tanto di scritta “Portofino”: un richiamo geografico molto esplicito a un territorio tutelato dall’omonima Doc».

Una presa di posizione, quella della Lega Nord, che non nasconde rilievi nazionalistici. «È giusto promuovere in un’area marina protetta italiana dei prodotti che vengono da un’altra parte, dai cugini francesi – chiede Viviani – quando abbiamo il nostro vino che viene fatto con costi altissimi? Parliamo di terrazzamenti, di fatica immane. Parliamo di persone che meriterebbero uno stipendio dallo Stato oltre alla tutela da parte delle istituzioni».

Puoi valorizzare lo Champagne immergendolo a Montecarlo o a Marsiglia: richiamare Portofino per vendere Champagne mi sembra inopportuno. Proviamo a fare l’inverso? “Ciaone”».

Sulla vicenda interviene anche Marco Rezzano, presidente dell’Enoteca regionale della Liguria: «Si tratta di un imprenditore ligure che, avendo trovato un accordo abbastanza singolare con l’Area protetta, riesce a proporre questo Champagne sul mercato con varie tempistiche di affinamento. Se il Mipaaf verificherà che esiste infrazione di quanto prevede il disciplinare dei vini nel comprensorio di Portofino, bisognerà quantomeno togliere la dicitura dalla bottiglia».

LA REPLICA
Dal canto suo, la società Jamin difende la propria “italianità” e precisa la natura del progetto attraverso un comunicato stampa: «Siamo un’azienda 100% italiana, iscritta al registro delle imprese italiane nella sezione speciale delle Start up innovative a carattere scientifico».

La società ha per oggetto lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico nel settore alimentare e più specificamente lo studio e lo sviluppo di tecniche di cantinamento subacqueo per prodotti vinosi e alimentari in genere».

Quanto alla scritta “Portofino” sulle etichette dello Champagne Jamin -52 Underwater Cloe Marie Kottakis Menocinquantadue, «rispetta i termini di legge nella retro-etichetta, come da accordo di promozione in essere, in cui viene riportato il Disegno/Logo della Area Marina Protetta per la collaborazione allo studio».

SEI ANNI DI BATTAGLIE
La querelle, in realtà, affonda le radici nel 2016, anno in cui Jamin ha presentato la richiesta di immersione delle proprie gabbie contenenti lo Champagne nel mare di Portofino. L’anno precedente, Pierluigi Lugano aveva depositato il brevetto di Abissi, con la tecnica di immersione e affinamento dello spumante nei fondali liguri.

Una procedura perfezionata nel lontano 2008, consacrata dal pagamento del canone di occupazione del fondale di Portofino. Un business cresciuto a dismisura, così come il prezzo medio di Abissi, passato dai 30 euro delle prime 6.500 bottiglie agli attuali 50 euro per il millesimo 2016.

Le bottiglie prodotte da Bisson sono oggi circa 30 mila, ma la nuova cantina inaugurata da Lugano a Sestri Levante il 30 marzo 2019 è in grado di ospitarne almeno il triplo, assieme al resto della produzione.

Dal canto suo, Jamin Srl ha proceduto a luci spente sino all’ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie per l’inabissamento delle gabbie nella Baia del Silenzio, prima di avviare una campagna di promozione dei propri prodotti su social, testate e blog di settore, tuttora in corso. L’ultima parola sulla bontà del progetto spetta al Mipaaf.

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Dazi Digital Tax, Champagne salvo in “zona Cesarini”. Confagricoltura: «Italia a rischio»

Tra gli ultimi atti dell’amministrazione Trump sarà ricordata la cancellazione dello Champagne dalla lista dei prodotti sottoposti a dazi aggiuntivi, in risposta all’applicazione della Francia della cosiddetta “Digital Tax” che colpisce colossi americani del web come Google, Facebook, Amazon e Apple.

Oltre ai pregiati spumanti, salvi anche altri beni di lusso Made in France. Quello ufficializzato martedì dall’Ustr è in realtà un rinvio delle tariffs che sarebbero dovute entrare in vigore mercoledì 6 gennaio 2021. E l’Italia? Anche Roma è interessata dalla temporanea tregua diplomatica.

Eppure Confagricoltura avverte: «L’indagine avviata dall’Amministrazione Usa nel giugno 2020 sulle disposizioni contenute all’articolo 1, paragrafo 678 della legge italiana n. 160 del 27 dicembre 2019 (Legge di Bilancio 2020) stabilisce che la tassa sui servizi digitali varata dall’Italia è contraria ai principi prevalenti nella tassazione a carattere internazionale e discrimina le imprese degli Stati Uniti d’America».

In attesa di una decisione condivisa in ambito Ocse, è stata disposta una tassa con un’aliquota del 3% sui ricavi dell’anno precedente sulle grandi imprese digitali con un fatturato globale di almeno 750 milioni e incassi on line in Italia di 5,5 milioni di euro.

Digital Tax e nuovo pericolo dazi Usa sul vino italiano, Fivi: “Il Governo deve vigilare”

Per il momento – sottolinea il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti – non è previsto il varo di misure di ritorsione, ma nel comunicato dell’Ufficio del Rappresentante Usa per i negoziati commerciali (Ustr) diffuso il 6 gennaio scorso si precisa che tutte le possibili opzioni restano aperte. Compresa l’imposizione di dazi aggiuntivi sulle esportazioni agroalimentari del nostro Paese».

Sempre secondo Giansanti «vanno assunte tutte le iniziative per evitare un contenzioso diretto tra Italia e Stati Uniti, che andrebbe ad aggiungersi a quelli già in atto a livello europeo. Gli Stati Uniti sono il primo mercato di sbocco fuori dalla Ue per il Made in Italy agroalimentare, con un fatturato annuale che sfiora i 5 miliardi di euro. In particolare, siamo i primi fornitori di vini sul mercato statunitense».

Nel complesso, le esportazioni italiane si attestano attorno a 45,5 miliardi. Da ottobre 2019, nel quadro del contenzioso sugli aiuti pubblici ai gruppi Airbus e Boeing, sono in vigore dazi aggiuntivi Usa su alcuni prodotti agroalimentari esportati dalla Ue.

Per l’Italia i dazi aggiuntivi, pari al 25% del valore, colpiscono formaggi, tra cui Parmigiano Reggiano e Grana Padano, agrumi, salumi e liquori per un controvalore di circa 500 milioni di euro.

«Ci auguriamo che con l’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca possa ripartire la collaborazione tra Stati Uniti e Unione europea per mettere fine ai contenziosi bilaterali e per rilanciare il sistema multilaterale di gestione del commercio internazionale, grazie anche a una profonda riforma del WTO. Le intese commerciali – conclude Giansanti – sono sempre la soluzione migliore rispetto ai dazi e alle misure di ritorsione».

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Duemila chef e ristoratori scrivono a Biden per rimuovere i dazi sul vino europeo

Bruxelles non è sola nella battaglia alle tariffs aggiuntive imposte dagli Stati Uniti, in risposta alla controversia Airbus-Boeing. E gli alleati sono proprio all’ombra della Casa Bianca. Attraverso una lettera inviata al neo presidente Joe Biden, duemila chef e ristoratori di tutti gli Stati americani chiedono al Governo Usa di «eliminare i dazi sul vino europeo».

Si tratta della prima delle azioni della neonata Coalition to Stop Restaurant Tariffs, che si batte non solo per il vino ma tutti i prodotti agroalimentari sottoposti a dazi doganali dall’ormai ex presidente Donald Trump.

A capo della “coalizione” ci sono nomi noti della ristorazione americana come Daniel Boulud, Chris Bianco, Nina Compton, Mark Firth, Andrew Fortgang, Thomas Keller, Cheetie Kumar, Mike Lata, Neal mccarthy, Danny Meyer, Kwame Onwuachi, Steven Satterfield, Chris Shepherd, Alice Waters, nonché Mashama Bailey & Johno Morisano. Una battaglia sostenuta dall’Us Wine Trade Alliance (Uswta).

L’associazione guidata da Benjamin Aneff (nella foto sotto) raccoglie importatori, grossisti, agenti di vendita, ristoranti e produttori di vino americani e ha già ottenuto l’appoggio del Washington Post, che attraverso due editoriali ha esortato il presidente eletto Biden a «rimuovere i dazi sul vino europeo nell’ambito di uno sforzo complessivo volto a portare un rapido sollievo all’industria della ristorazione».

Al contempo, l’Us Wine Trade Alliance lavora già ai “commenti” da sottoporre all’attenzione dell’Ustr all’apertura della discussione delle tariffs di febbraio 2021. Un altro appuntamento fondamentale per migliaia di produttori di vino europei, in cui i dazi potrebbero essere rivisti – al rialzo o al ribasso – eliminati, o confermati senza modifiche.

L’obiettivo dell’Alleanza è fare in modo che il team di Joe Biden faccia il suo ingresso all’agenzia del Commercio degli Stati Uniti (Ustr) accompagnato da un largo movimento di protesta contro le tariffs, sostenuto da più fronti.

Una battaglia contro il tempo, dal momento che l’ufficializzazione della candidatura dell’esponente favorito da Biden e dai Democratici per i vertici dell’Ustr, Katherine Tai, non avverrà in tempo per supervisionare il carosello dei dazi di metà febbraio 2021. Attendere agosto 2021, data successiva per la discussione delle tariffs, sarebbe un azzardo.

Dobbiamo convincere il presidente eletto Biden che lo sgravio tariffario dovrebbe essere una delle principali priorità delle sue prime settimane in carica, e questo non è un compito da poco», ammette Benjamin Aneff per conto dell’United State Wine Trade Alliance».

Dazi Usa sul vino, Coldiretti: “Italia graziata, ora Ue dialoghi con Biden”

Nel frattempo, il 31 dicembre, l’Ustr ha annunciato la revisione dei dazi a carico di Francia e Germania. Nelle modifiche, che vedono ancora una volta graziato il vino italiano, sono incluse le nuove categorie di vini fermi e distillati come il Cognac, provenienti dai due Paesi.

In precedenza venivano calcolate tariffs del 25% sui vini fermi non oltre i 14% di alcol in volume e con formati non superiori ai 2 litri, provenienti da Francia, Germania, Spagna e Regno Unito.

Nell’elenco sono stati inclusi anche i vini fermi di Francia e Germania con una percentuale di alcol superiore ai 14% in volume, oltre a quelli di imbottigliati in contenitori superiori ai 2 litri.

Tra i codici doganali inseriti anche quello che riguarda il “vino frizzante” – dunque non lo spumante – non particolarmente in voga nelle importazioni Usa dall’Ue. I vini provenienti dalla Spagna o dal Regno Unito con una percentuale di alcol superiore al 14% o di dimensioni superiori a 2 litri rimangono esenti da dazi. Lo stesso vale per gli sparkling, compreso lo Champagne.

«Questa non è la notizia che volevamo sentire – commenta Benjamin Aneff – ma sottolinea la necessità per l’amministrazione di Joe Biden di apportare modifiche alle politiche tariffarie ricevute in eredità dal suo predecessore, in particolare quelle che arrecano danni sproporzionati alle imprese statunitensi, in questo momento di crisi».

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Champagne Non Dosé 2017 “La Source”, Domaine de Bichery

Domaine de Bichery è una giovane maison di Champagne di Neuville-sur-Seine, nell’Aube. “Le Source“, come suggerisce il nome, è l’etichetta con la quale ha preso avvio la cantina nel 2015, su iniziativa di Raphaël Piconnet e Hannah Paar, amanti del “Non Dosé“.

Grande cura in vigna e minimi interventi in cantina avvicinano questa realtà al mondo degli Champagne naturali. Sin dall’esordio, con le prime prove di vinificazione nel 2013, Raphaël, francese, e Hannah, tedesca, si sono dati l’obiettivo di rappresentare non solo il terroir, ma soprattutto l’annata.

CHAMPAGNE “LA SOURCE”, DOMAINE DE BICHERY
La cuvèe di questo Champagne si compone per l’80% Pinor Noir e per il 20%  di Chardonnay della vendemmia 2017. La sboccatura è avvenuta nell’aprile 2020. Naso e bocca risultano di gran eleganza e pienezza.

Quasi in punta di piedi, le note di frutta matura (pesca gialla, ma anche ribes, lamponi) si fanno largo per prendersi uno spazio sul palco di questo Non Dosé, stretti in una mineralità viva, gessosa, unita a ricordi di mela verde, ginger e stecco di liquirizia.

Il sorso dello Champagne “La Source” di Domaine de Bichery è perfettamente corrispondente: si conferma verticale, alimentato tuttavia da un perlage cremosissimo. L’ingresso è salato e asciutto, l’allungo sul frutto e su vaghi ricordi di lievito. Persistenza lunga, connotata dal bel gioco tra sale, verde ed esotico.

Dopo la pigiatura, le uve biologiche di Pinot Noir e Chardonnay hanno effettuato la fermentazione in autoclave (60%) e in botti di legno di Bordeaux (40%). L’imbottigliamento è avvenuto senza filtrazione né chiarifica. Per la vendemmia 2017 sono state prodotte 3400 bottiglie di “La Source”.

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Falso Champagne Moet & Chandon Imperial a Napoli (VIDEO)

Quasi 1400 litri tra Champagne Moet & Chandon Brut Impérial falso, oltre ad olio ed alcool etilico privi delle indicazioni obbligatorie in materia di tracciabilità alimentare e contraffatti. È quanto hanno scoperto in una fabbrica clandestina di a San Giuseppe Vesuviano (Napoli) gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, assieme agli ispettori dell’Icqrf (Repressione Frodi Agroalimentari) Italia Meridionale sede di Napoli.

Denunciati i proprietari del seminterrato, un 48enne e una 55enne originari di Sarno, in provincia di Salerno. L’accusa a loro carico è di contraffazione e ricettazione. Se immessi sul mercato, i prodotti avrebbero consentito un guadagno di oltre 120 mila euro.

Quello smantellato dagli specialisti del Gruppo Tutela Mercato Beni e Servizi del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Napoli era un vero e proprio opificio clandestino, ben nascosto alla base di un edificio residenziale.

All’interno, tutto era perfettamente allestito per l’etichettatura di bottiglie contenenti falso champagne a marchio Moet & Chandon. In particolare, sono state sequestrate 774 bottiglie di champagne, 804 di olio “Sapio” e di alcool etilico delle distillerie “La sorgente” e “Fiume”.

Presenti anche 129.400 accessori per il confezionamento, fra tappi, etichette, contenitori in cartone, capsule in alluminio con loghi e falsi marchi Moet & Chandon, Olio Sapio, Olio San Colombano e falsi bollini “Made in Italy”.

Nella fabbrica clandestina della provincia di Napoli sono stati rinvenuti inoltre 1.100 contrassegni di Stato per bevande alcoliche con il logo contraffatto della Repubblica Italiana.

L’operazione si inquadra nell’ambito della collaborazione, recentemente formalizzata con un protocollo d’intesa tra il Comando Generale della Guardia di Finanza e l’Icqrf del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestrali, volta a rafforzare le relazioni operative già in essere tra le due Istituzioni e contrastare le frodi, anche di tipo economico-finanziario, nello specifico settore.

Un blitz che arriva a poche ore da quello che, in varie regione d’Italia, ha consentito di assicurare alla giustizia una banda dedicata alla falsificazione di marchi italiani noti come Gaja, Antinori, Ornellaia e Masseto.

“Una minaccia, quella della contraffazione alimentare – commenta la ministra Teresa Bellanova – che in questo momento così difficile per la nostra filiera agroalimentare diventa ancora più pericolosa e che nel Mezzogiorno è un vero e proprio attentato alle straordinarie eccellenze che con ostinazione fanno dell’agroalimentare uno snodo produttivo rilevantissimo”.

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Isos, lo Champagne delle vigneronnes Fa’Bulleuses: 7 donne in “bolla”

Isos qui signifie égal en greque, représente la belle aventure des Fa’Bulleuses de Champagne“. È quello che si legge nella controetichetta della bottiglia di Isos, lo Champagne des Fa’Bulleuses, prodotto da 7 vigneronnes francesi.

L’etichetta, importata in Italia da Alberto Massucco Champagne unisce in un’unica cuvèe sette etichette di 7 donne: Laureen Baillette (Champagne Baillette-Prudhomme), Trois Puits 2016, Pinot Noir; Hélène Beaugrand (Champagne Beaugrand), Montguex 2017, Chardonnay; Claire Blin (Champagne Mary-Sessille), Treslon 2016, Meunier; Charlotte De Sousa (Champagne De Sousa), Avize 2017, Chardonnay.

E ancora: Mathilde Devarenne (Champagne Rochet-Bocart), Vaudemange 2017, Chardonnay; Sophie Moussie (Champagne Guy Méa) e Louvois, 2016, Pinot Noir; Delphine Brulez (Champagne Louise Brison) assemblaggio di vini del 2017 di Pinot Noir e Chardonnay.

Una vera e propria “chicca”, come testimoniano i numeri dell’etichetta: 644 bottiglie e 200 magnum, con il 43% dei vini del 2016 e il 57% vini del 2017. Nei prossimi anni sono previsti almeno sette tiraggi, come il numero delle produttrici.

“Dalla fusione di sette differenti luoghi della Champagne – spiega Alberto Massucco – prende vita un un solo territorio. Sette terroirs singolari e particolari che convergono in un solo punto. Un’unica identità che farà viaggiare dentro ad una sola comunità”.

LA STORIA DE LE FA’BULLEUSES

“Isos”, che in greco significa “uguale”, è il nome scelto per simboleggiare l’uglianza delle 7 produttrici: tutte hanno contribuito in egual misura alla creazione di uno Champagne rivoluzionario per la filosofia che lo accompagna.

“Le Fa’Bulleuses sono travolgenti, brillanti e audaci – continua Massucco – sette eroine depositarie di un codice segreto, che interpretano con determinazione un universo in continuo movimento. Isos è l‘emblema della trasformazione, del cambiamento e di una evoluzione culturale. E come dicono loro, è una magnifica avventura“.

Le Fa’Bulleuses diventano associazione sin dal loro esordio, nel 2015. Con l’intento di far conoscere le loro maison e i loro Champagne, le jeunes filles hanno avviato una serie di incontri per far comprendere cosa significhi oggi essere donna e produttrice, senza dimenticare che lo Champagne è una questione femminile a tutti gli effetti. La storia, da sempre, ne è testimone.

Il numero sette ricorre spesso in questo progetto tutto femminile. Considerato fin dall’antichità simbolo magico e religioso della perfezione, è protagonista assoluto anche in Isos, risultato di sette champagne nonché, per dirla con le parole delle vigneronnes, “di tutto ciò che rappresenta la globalità, l’universalità, l’equilibrio perfetto in un unico centro”.

“Isos, il ‘tutto’, un ciclo compiuto e dinamico, spirito e anima di ogni cosa, di un terroir e delle Fa’Bulleuses. Il sette, per le sue virtù celate, mantiene nell’essere tutte le cose. Esso – concludono le 7 produttrici, citando Ippocrate – è dispensatore di vita, di movimento ed è determinante nell’influenzare gli esseri celesti”.

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Champagne, Ruinart reinventa il packaging delle sue cuvée con “Second Skin”

Dopo due anni di lavoro in ricerca e sviluppo, la maison di Champagne Ruinart presenta un nuovo packaging rivoluzionario ed ecologico. Zero plastica, 100% riciclabile, 9 volte più leggero e dal nome che dice tutto: “Second Skin“. Un progetto a lungo termine, che reinventa la “pelle” delle cuvée Ruinart: R, R vintage, Rosé e Blanc de Blancs.

Il progetto, presentato nei mesi scorsi dalla casa francese di Champagne e frutto del percorso avviato nel 2012 nel mondo dell’eco-design, è ora pienamente operativo anche in Italia. “Con questo packaging simile a una seconda pelle, da cui il nome ‘Second Skin’ – spiega il presidente Frédéric Dufour – Maison Ruinart conferma il suo ruolo di precursore nel mondo dello champagne e il suo impegno in termini di responsabilità sociale e ambientale”.

Questa idea rivoluzionario incarna il fermo impegno della Maison per uno sviluppo più sostenibile del packaging in tutte le fasi della realizzazione e della commercializzazione dei prodotti, dalla cura dei vigneti all’esperienza del consumatore”.

Come una seconda pelle di carta, l’involucro segue perfettamente le linee delle curve caratteristiche della bottiglia. La trama naturale ed elegante è un richiamo alle Crayères, le storiche cave di gesso usate come cantine della Maison a Reims, dichiarate dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.

Una texture che ricorda quella del gesso, arricchita dalla finezza dei dettagli in rilievo. Sono stati necessari sette prototipi prima di arrivare al risultato finale, ottenuto sperimentando diverse innovazioni tecnologiche nell’arte della fabbricazione della carta.

L’assenza di spigoli, grazie al preciso taglio ottenuto con un getto d’acqua ad alta pressione (processo sviluppato appositamente per Ruinart), è un altro elemento voluto per comunicare un’eleganza unica. Ed è unico anche il sistema di chiusura del cofanetto Ruinart, dotato di pulsante a scatto sagomato direttamente sull’involucro.

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Il Paraguay riconosce e protegge la denominazione Champagne

Direzione Nazionale della Proprietà Intellettuale del Paraguay ha ufficialmente registrato, con la decisione del 29 ottobre 2020, la denominazione Champagne che da ora in poi sarà riconosciuta e protetta in tutto il territorio paraguaiano contro qualsiasi uso improprio del nome Champagne o di qualsiasi termine da esso derivato.

Il Paraguay si aggiunge così alla lista dei 122 stati, tra cui la maggior parte dei Paesi dell’America Latina, la Cina e l’India che già tutelano la denominazione Champagne, una delle più riconosciute al mondo.

Questa decisione è particolarmente importante – sottolinea Vincent Perrin, Direttore generale del Comité Champagne – perché rappresenta il culmine di una procedura iniziata nel 2012 ma che era stata sospesa tra il 2015 e il 2019, in attesa della pubblicazione di un decreto che consentisse l’applicazione della legge paraguaiana sulle indicazioni geografiche”.

Questo riconoscimento è un altro passo in avanti per il Comité Champagne, che si impegna quotidianamente per salvaguardare la denominazione. “Oltre a questo successo – aggiunge Perrin – la nostra priorità resta la completa protezione della nostra denominazione in Argentina, così come negli Stati Uniti e in Russia, dove persistono molte usurpazioni legali”.

La denominazione di origine è un diritto di proprietà intellettuale specifico, che designa un prodotto di una determinata regione le cui caratteristiche particolari derivano sia dalle condizioni naturali di ogni regione sia dalle competenze dei produttori locali. Lo Champagne è tra le denominazioni più antiche, protette e prestigiose al mondo.

Il Comité Champagne ha sede a Epernay e riunisce tutti i viticoltori e tutte le Maison di Champagne. L’organizzazione interprofessionale rappresenta uno strumento di sviluppo economico, tecnico e ambientale, mettendo le professioni in relazione tra loro e conducendo una politica di qualità costante e di valorizzazione del patrimonio comune della denominazione.

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Gli Editoriali

Vino, ricette anti Virus? “Bevitori Champagne si convertano a Lambrusco e Raboso”

EDITORIALE – Qualcuno lo definisce “filosofo”. Qualcun altro un esperto di vino, di cucina, d’arte. Di tutto, un po’. Eppure, quando s’addentra nei temi enologici, Camillo Langone incarna il più delle volte l’essenza e l’emblema di chi la spara grossa non per convinzione, ma per il puro gusto di vedere l’effetto che fa e sentirsi vivo. Presente.

L’ultima sparata – lui la chiama “Preghiera” – è su Il Foglio di ieri, 19 novembre 2020. Il critico se la prende con i “bevitori di Champagne“, sostenendo che debbano convertirsi al Lambrusco o al Raboso frizzante: “Si assomigliano tutti. Sono saccenti e classisti, senza sapere altro che i nomi di qualche marca famosa e senza avere classe”.

“Sono più spocchiosi di un liberal americano – continua – sono convinti di essere superiori ai bevitori di Franciacorta, che a loro volta sono convinti di essere superiori ai bevitori di Prosecco, persone di gusti semplici che almeno non si sentono superiori a nessuno”.

I bevitori di Champagne non sono spumeggianti, sono gonfi. Le loro bottiglie non mettono allegria ma falsa eccitazione. Le loro etichette non annunciano Dioniso ma Invidia. I loro bicchieri non sanno di frutti o di fiori bensì di lieviti, ossia di funghi, e i funghi vivono di morte”.

“I bevitori di Champagne – scrive ancora Langone – sono tanti, sono troppi, per il vigneto italiano sono peggio delle tignolette e continuano a proliferare nonostante il virus. Su internet, ecco la notizia, anche nel 2020 nella ricerca per denominazione al primo posto c’è Champagne”.

Sul finale, l’apoteosi: “Si ravvedano i bevitori di Champagne, si pentano della loro vuota superbia, dissolvano la loro boria passando al Lambrusco (o al Raboso frizzante)“. Ministro dell’economia vitivinicola, subito.

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Amazon Prime Day, vino protagonista: da Amarone a Champagne piovono sconti

Vino protagonista di Amazon Prime Day. Anche nel 2020, la due giorni di super offerte del colosso americano – programmata per il 13 e 14 ottobre – ha visto interessate alcune etichette di vino italiano e internazionale. Si va dall’Amarone (Santa Sofia, per citarne uno) allo Champagne (Laurier e Taittinger), passando per cantinette frigo, stopper, calici, decanter e libri di enologia.

Tanti i brand del Made in Italy vinoso interessati dalle offerte Amazon Prime. In promozione si può trovare vini come il Cannonau della sarda Argiolas, il Nobile di Montepulciano e il Toscana Igt di Rocca delle Macìe e Jacopo Biondi Santi.

C’è anche il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro di Giacobazzi, il Pinot Nero di St. Michael-Eppan, il Collio Doc Sauvignon di Ronco del Frassino e il Traminer-Sauvignon Blanc di Cantine Fina. Super scontati anche Hofstatter, Santero, Tommasi, Notte Rossa.

Tra i “vini più venduti”, risulta già la Vernaccia di San Gimignano Docg 2019 “Villa Cusona” di Guicciardini Strozzi, cantina guidata dalla presidente del Consorzio di Tutela del bianco toscano, Irina Guicciardini Strozzi: 38,70 euro al posto di 77,40 euro, per un cartone da 6 bottiglie. Dall’estero, oltre a Champagne e Crémant, anche Sherry, Porto, Whisky, Rum, amari e birre. Ancora poche ore per approfittare delle offerte Amazon Prime Day.

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Monsupello Blanc de Blancs: sfida allo Champagne e dedica a mamma Carla

Saggezza, tenacia, tecnica, emozione. In una parola Monsupello Blanc de Blancs, il nuovo Metodo classico Extra Brut della storica maison di Torricella Verzate (PV). Un’etichetta che condensa la storia centenaria degli eredi di Carlo Boatti e Carla Dallera. E accende la luce sull’Oltrepò pavese del presente e del futuro, sempre più casa dello spumante italiano di gran qualità. Che non teme confronti. Neppure con i francesi della Champagne.

La presentazione del Monsupello Blanc de Blancs – in vendita da questa mattina a 30 euro più Iva – è avvenuta ieri al Castello di San Gaudenzio di Cervesina (PV). Un elegante Albergo Ristorante che dal giorno dell’inaugurazione – avvenuta il 16 dicembre 1977 – brinda con le bollicine oltrepadane della cantina fondata dal compianto Boatti.

La location perfetta per un Metodo classico base Chardonnay di classe assoluta, che ha già fatto incetta di premi dalle maggiori guide enologiche italiane. Inserito nella Top 100 Migliori Vini italiani di WineMag.it, è stato premiato anche da Gambero Rosso e Slow Wine e inserito nella “Top 25” vini italiani del Merano Wine Festival 2020, notizia data ieri dal patron della kermesse altoatesina, Helmuth Köcher.

“Dedico questo spumante a mia madre Carla”, ha commentato un commosso Pierangelo Boatti, insieme alla sorella Laura Boatti: “Questo Metodo classico – ha aggiunto – è la risposta alla sfida lanciataci da alcuni amici e colleghi italiani e francesi, che hanno voluto metterci alla prova con lo Chardonnay, uvaggio tipico in Champagne adottato per la prima volta in purezza da Monsupello, da sempre fedele al Pinot Nero dell’Oltrepò pavese”.

Non a caso l’etichetta, a livello grafico, strizza l’occhio al noto brand di Champagne Salon, produttore di Mesnil sur Oger, Grand Cru della Côte des Blancs. Tinte verde scuro e scritte oro, a richiamare una sfida accettata a tutto tondo. Dal concept al calice.

“Lo Chardonnay non è una novità assoluta per Monsupello – ha precisato l’enologo Marco Bertelegni – dal momento che le stesse uve, provenienti dalla vigna Montagnera, sono da sempre impiegate per completare la cuvée composta al 90% dal Pinot Noir, nel Brut e nel Nature”.

In particolare, la vigna con esposizione a Est, situata di fronte alla sede aziendale, presenta piante con età media compresa fra i 25 e i 30 anni. Il 60% del vino base è d’annata e vinificato in acciaio, mentre il restante 40% affina in barrique usate, scelte per completare e arricchire la verve dello Chardonnay più giovane.

La prima sboccatura del Metodo Classico Blanc de Blancs di Monsupello (novembre 2019) ha riposato sui lieviti 50 mesi. Ne seguiranno altre, sino a un massimo di 70, 80 mesi, come nel caso della Cuvée Ca’ del Tava.

“L’Oltrepò pavese – ha ricordato nel suo intervento Carlo Veronese, direttore del Consorzio Tutela Vini locale – è uno dei pochi territori dove vengono bene praticamente tutte le uve”.

“Quello che manca – ha aggiunto – è riuscire a essere come Monsupello, unica azienda oltrepadana veramente conosciuta in tutta Italia e non solo. È arrivato il momento che anche altri colleghi facciano lo stesso, girando il mondo per rendere ancora più famoso l’Oltrepò”. Chi accetta la sfida?

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Champagne: grande qualità per la vendemmia più precoce della storia

La vendemmia più precoce della storia della Champagne, iniziata il 17 agosto, sta giungendo al termine. Una vendemmia di altissima qualità, la prima delle condizioni per elaborare grandi vini, che con il 2028 ed il 2019 completa una trilogia eccezionale.

L’inizio dell’anno è stato particolarmente piovoso, con il febbraio più umido mai registrato. Il caldo e la siccità sono iniziati da metà marzo e la vite ha iniziato a germogliare 16 giorni prima della media decennale. Un vantaggio che non andrà perso, registrando anche una dinamica di maturazione eccezionalmente veloce nella settimana prima della vendemmia.

Mentre l’anno scorso è stato battuto il record di temperatura (42,9°C), quest’anno è stato il mese di luglio a essere il più secco della storia. A causa della siccità, i grappoli sono al di sotto della media per il peso, ma in ottimo stato sanitario. I mosti sono ben equilibrati, fruttati, hanno una bella freschezza e una grande espressione aromatica. Il grado alcolico è compreso tra i 10% e i 10,5%.

Data la resa massima limitata a 8.000 kg/ha, la vendemmia è stata effettuata, su base individuale, un po’ più velocemente del solito, ma è stata ripartita su un periodo normale di circa tre settimane, data l’eterogeneità di maturazione tra le annate e tra i vitigni. La degustazione degli acini e dei vinaccioli e l’analisi del contenuto zuccherino dell’uva hanno permesso a ogni viticoltore di adattare l’inizio della vendemmia e di ottimizzare il suo ciclo di raccolta dell’uva, appezzamento per appezzamento, a maturazione ottimale.

Con la superba trilogia 2018, 2019, 2020, la regione dello Champagne dovrebbe disporre tra qualche anno di assemblaggi e, probabilmente, di millesimi eccezionali, all’altezza delle celebrazioni dell’evento che tutto il mondo sta aspettando. la fine della pandemia di Covid-19.

L’anno 2020 resta infatti unico per le misure di sicurezza sanitaria legate all’epidemia di Covid-19 che hanno dovuto essere messe in atto per i circa 120.000 lavoratori stagionali reclutati nei vigneti e nei centri di pressatura.

Il Comité Champagne ha sede a Epernay e riunisce tutti i viticoltori e tutte le Maison di Champagne. L’organizzazione interprofessionale rappresenta uno strumento di sviluppo economico, tecnico e ambientale. Il Comité Champagne mette le due professioni in relazione tra loro e conduce una politica di qualità costante e di valorizzazione del patrimonio comune della denominazione.

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Approfondimenti

Vendite spumanti italiani salde all’epoca Coronavirus: l’indagine Ovse-Ceves

Bene gli spumanti italiani nel primo semestre 2020, senza variazioni sostantive su base annua, in particolare per il Prosecco Doc e Docg e gli Charmat. Subiscono i maggiori cali (anche del 40-45%) i vini italiani riservati al settore Horeca, come vini rossi importanti, bollicine esclusive metodo tradizionale e lo Champagne (calo del 75% in Italia).

Crescono gli acquisti in Gdo (+16%), mentre l’e-commerce raddoppia i volumi ma non il fatturato. La miglior performance è quella dei vini a costo medio-basso. È quanto emerge dall’analisi Ovse-Ceves.

“Il calo di vendite-consumi di vini spumanti italiani sul mercato interno ed estero – spiega il fondatore Giampietro Comolli (nella foto) – è molto più contenuta e più differenziata rispetto alle dichiarazioni altisonanti lette tempo fa”.

Discorso totalmente diverso per vini tranquilli, seppur fortemente diversi tipologia per tipologia. Gli stessi dati della Gdp (canale nazionale che copre l’acquisto di 6 bottiglie su 10) confermano un incremento di acquisti e di atti di acquisto a livello nazionale in confronto con lo stesso periodo 2019, seppur con cali evidenti per certe tipologie, etichette, denominazioni”.

Sempre secondo i dati Ovse-Ceves, “fino al 10 marzo tutte le spedizioni programmate dalle cantine sono arrivate a destinazione, in pieno lockdown è scattata la corsa all’acquisto online e con il delivery conseguente, poi si sono riaperte le cantini per gli acquisti diretti diventando una fuga o scusa di riscatto dalle chiusure domestiche”.

Un altro dato interessante valutato da Ovse sono i metodi produttivi e i rispettivi volumi delle bollicine italiane pronte per il consumo durante i 100 giorni delle limitazioni degli spostamenti e della gestione d’impresa.

“Nei primi mesi dell’anno i vini spumanti ottenuti con il metodo italiano (Prosecco, Valdobbiadene, Lambrusco, Durello, Malvasia, Ortrugo, Muller, Pinot) sono già in spedizione – evidenzia Comolli – e per questo non hanno risentito del calo dei consumi, anzi”.

Viceversa i vini ottenuti con il metodo tradizionale classico (Franciacorta, Alta Langa, Trento, Monti Lessini, ecc..), fatto eccezione per i millesimi riserva e selezioni disponibili in cantina oppure già presso i distributori o clienti, solitamente vengono imbottigliati a primavera e le massicce spedizioni iniziano da maggio-giugno (bolle e dogana)”.

Un segnale positivo arriva dai primi Paesi importatori di vini spumanti: Usa, Uk e Giappone segnano una crescita in volumi (+2,5% sul 2019), a valori stabili. Un segnale reale e allarmante arriva dalla Francia per lo Champagne, che registra, sempre nei primi 100 giorni di emergenza Coronavirus, un calo dei consumi sul mercato interno pari a circa l’55% rispetto allo stesso semestre del 2019 e un calo del 45% per le spedizioni all’estero.

Su base annua le Case di Champagne stimano una perdita del 27-28% dei volumi e un danno economico di circa 1,7 mld/euro

In sintesi la ricerca di Ovse-Ceves (luglio 2020) sul comportamento degli italiani in generale rispetto all’acquisto e consumo di vino in periodo Covid (100 giorni, dal 9 marzo al 30 giugno) evidenzia:

  • Meno consumo di vini sostenibili e quelli più cari in senso generale
  • Più consumo di vini locali facili da trovare, più pubblicizzati e anche autoctoni
  • Più bottiglie a prezzo contenuto (limite sono i 10-11 euro a bottiglia su scaffale o in cantina)
  • Più vini di cantine grandi, note, diffuse che danno garanzie
  • Più acquisti online e eno-commerce
  • Meno acquisti diretti in cantina soprattutto nei territori e grandi DO dove avvenivano eventi, fiere, degustazioni, primeur
  • Più delivery
  • Meno acquisto di Champagne
  • Più acquisto di Prosecco Superiore Docg e Prosecco Doc (molti in abbinamento con Aperol o Campari)
  • Più vini bianchi tranquilli noti e di annata recente
  • Meno vini rossi tranquilli top selezionati riserve e più noti dell’alta gamma
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Sav 1785 birch sap: il betulla ‘sparkling wine’ che fa tremare Champagne e Franciacorta?

Segnatevi questo nome: Sav 1785. Lo “spumante” del secolo, o giù di lì, stando alla descrizione della “cantina” produttrice svedese, tale “Sav Winery AB” di Östersund. Non solo biologico, ma anche vegano e senza solfiti. Insomma (parolina magica) “naturale“: “Our production method makes the birch wine without sulfites, so we can confidently say that this is probably one of the purest wines you will ever experience“, si legge sul sito web ufficiale del produttore.

Viticoltura eroica ai confini del globo? L’ultimo successo della sperimentazione Piwi? L’investimento visionario di qualche imprenditore della Franciacorta o della Champagne, intimorito dai cambiamenti climatici? Nulla di tutto ciò. Semplicemente non si tratta né di “spumante” né di “vino“, definizioni legate ai soli prodotti ottenuti dalla fermentazione del mosto d’uva, non di altri frutti o piante.

Di fatto, Sav 1785 è un fermentato di linfa di betulla (in inglese birch sap) che viene abilmente spacciato per sparkling wine dai produttori svedesi, non a caso autoproclamatisi “Winery “. Una bevanda, si apprende, prodotta con il “Méthode Suédoise“, ovvero il “Metodo svedese”, anche questo auto brevettato: prima del termine della fermentazione in acciaio, il succo viene imbottigliato con lieviti e zucchero.

L’etichetta è in vendita come “mousserande vin“, ovvero “vino spumante”, anche sul sito web del monopolio svedese Systembolaget che, interrogato da WineMag.it, non si è ancora esposto sull’argomento. Il prezzo è di 119 corone, circa 11,60 euro.

Tecnicamente, Sav 1785 è un “Pétillant Naturel“, ovvero un frizzante, nato dall’incontro fra “enthusiastic entrepreneurs and seasoned international vinification experts“, accomunati da un obiettivo altisonante: “Our goal is to place the district of Sav on the world map of sparkling wines“. Mica noccioline.

Variegato e per certi versi misterioso il team di Sav Winery, azienda che somiglia più a una scommessa tra amici, che a una vera e propria “cantina”. Ai vertici, il managing director Christian Karlsson – nessuna notizia online sul suo conto – affiancato dal presidente del Cda Bengt Strenge, un passato da manager nel ramo delle telecomunicazioni (con Prodo Telecom Ab, società poi assorbita dalla francese Oberthur Technologies) nonché da titolare di un’agenzia di consulenza finanziaria.

Altra figura chiave della svedese Sav Winery, se non altro per la sua expertise in campo enologico, è il consulente internazionale Lars Torstensson, vignaiolo di lungo corso in Francia, per l’esattezza in Provenza, dove è stato addirittura premiato Vigneron de l’Année nel 1994 dalla rivista enogastronomica Gault Millau.

In quegli anni, Torstensson era alla guida enologica di Domaine Rabiega, azienda finita nelle mani di Vin & Sprit AB (oggi Pernod Ricard) tra i principali produttori di vodka in Svezia, col noto marchio Absolute Vodka.

Infine, nel ruolo di Sales Marketing manager di Sav, ecco Mikael Wrang: dirigente proveniente dal settore dell’informatica (è stato Business development manager di Xlent) nonché fondatore e Ceo di Bergman & Wrang AB, azienda del ramo dell’arredamento e dell’interior design – una piccola Ikea, per intenderci – nella quale ricoprire be tuttora incarichi dirigenziali.

Insomma, non proprio un gruppo di sprovveduti, capaci di ottenere ottimi risultati sui Social e – udite, udite – persino su riviste specializzate (del settore enologico, s’intende). Che non si tratti di dilettanti allo sbaraglio, bensì di una squadra che sa come “muoversi” nel marketing e nella comunicazione, lo dimostra anche l’ultima, imponente campagna pubblicitaria di Sav Winery, che propone la consegna gratuita di Sav 1785 in Uk, Francia, Olanda, Belgio, Germania, Danimarca, Ungheria, Italia e Spagna, a chiunque acquisti un minimo di 2 bottiglie.

Molto reattivo il servizio clienti, gestito in prima persona – a quanto pare – proprio da Mikael Wrang. Nel rispondere a una richiesta di chiarimenti sull’utilizzo dei termini “vino” e “spumante” connessi a una bevanda prodotta con linfa di betulla, l’azienda svedese mente (sapendo di mentire), scaricando eventuali responsabilità su una potenziale frode in commercio.

We always try to say ‘wine made from birch sap’, when we use the word ‘wine’. In most cases, we only say sparkling’. In advertisement we try never to say only ‘sparkling wine’“. Resta un mistero l’utilizzo stesso della parola “Winery“. Anzi, no.

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Gli Editoriali news news ed eventi

“Professionisti del vino italiano poco attenti alle diversity”: attacco e campagna social

Da diverse settimane ho un mal di pancia che merita (forse) un editoriale. Alla casella di posta elettronica di WineMag.it è arrivato l’appello di un’agenzia di stampa che, nel bacchettare “i protagonisti del settore enologico italiano”, colpevoli di “non aver dato vita a un movimento di contrapposizione alle diversity (discriminazioni di razza, genere, orientamento sessuale e disabilità) pari a quello di altri Paesi del mondo” dopo la brutale uccisione di George Floyd in Minnesota, invitava ad aderire alla campagna di una professionista italiana del settore del vino, che invece “ha deciso di dire basta a certi gesti di discriminazione sul lavoro”.

Come? Ovviamente con una campagna Instagram (sic!) in cui “affrontare il tema della diversità ed inclusione nel mondo del lavoro nel settore Wine & Spirits in quattro diversi ambiti: razza, genere, orientamento sessuale, disabilità, attraverso i racconti di altrettanti protagonisti”.

Due degli “episodi” sono stati già pubblicati. Il primo vede protagonista un maître, presumibilmente di origine sudamericana, offeso da un cliente che si è rifiutato di farsi servire un drink perché lo riteneva “troppo scuro di pelle“.

Il secondo vede in primo piano la stessa promotrice della campagna social, che “ad una fiera” (imprecisata) sarebbe stata “interrotta nella degustazione con un produttore da un uomo che, con arroganza, ha preso il mio posto e ha iniziato a parlare ‘tra maschi’, ritenendo che io fossi lì soltanto per flirtare“.

Nessun dubbio sulla veridicità dei fatti. Ma c’è una curiosità: in entrambi i post, i protagonisti reggono (e mostrano bene, of course) una bottiglia di Champagne A. Bergère Flower Selection.

Mica un vino qualunque: promozione? Adv? Marchetta? Sponsor della campagna? Un dettaglio che non è indicato da nessuna parte. Di certo, la casa di Epernay (e la filiale italiana) sono molto attente al mondo della “promozione” Social del brand, ricorrendo anche alle cosiddette “influencer” (tette al vento e bottiglia dall’etichetta sfuocata, avete presente?).

Ma quel che fa più pensare – alimentando il mio mal di pancia – è la mancanza di approfondimento dei j’accuse, giustificabile solo in parte dalla necessità di immediatezza della comunicazione social, capace di accontentare solo i bambocci.

Possono poche parole, belle immagini e una bella bottiglia chic sensibilizzare su temi come la discriminazioni di razza, di genere, d’orientamento sessuale e sulla disabilità, oppure qualcuno, all’epoca in cui tutto è possibile purché sia social e viral, pensa bene di cavalcare qualsiasi tematica per due cuoricini in più sui social?

Domande la cui risposta è riposta (scusate il giro di parole) nella coscienza dei promotori di simile iniziative. Gente che, nello specifico, continua la vita di sempre (meglio evitare che si deprimano i follower, battendo troppo il chiodo delle tematiche sociali).

Sullo stesso canale Instagram teatro della campagna, infatti, la paladina italiana del Black Lives Matter sciorina foto in costume e di altri champagne degustati sulla spiaggia, oltre alle immagini di tante altre etichette degustate e pubblicate (forse) non proprio a caso.

Rimangono allora tanti interrogativi. Quanto vale, nel 2020, l’oggettività? Una battaglia senza sponsor non vale la pena di essere combattuta? Quanto conta, nell’anno del virus che ha cambiato gli equilibri mondiali, la credibilità umana, prima di quella social(e)? Quanto conta l’informazione vera, per chi vuole fare vera informazione e scardinare i pregiudizi?

Infine, un suggerimento. Bei temi quelli della campagna social in questione e l’aggancio (in stile rugbista) al movimento Black Lives Matter, con il relativo appello all’adesione massiccia, puntando sulla sensibilità dei “protagonisti del settore enologico” del Bel paese.

Il punto è che faremmo meglio a guardare alla nostra Italia per dar voce a chi non ce l’ha. Iniziando tutti a parlare un po’ più di temi come la mafia, la ‘ndrangheta, il caporalato, la corruzione e il malaffare che serpeggiano anche nel mondo del vino italiano.

Una cosa è certa: avrebbe tutto un altro effetto rispetto a una bella foto Instagram modificata a dovere in studio, dove quella luce, un po’ radical e un po’ chic, pettina tutto: pure lo Champagne e i razzisti. E allora cin, cin. Ma solo a quelli innamorati del vento tra i capelli e delle cause perse. Per tutto il resto, c’è Instagram.

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Roma Champagne Experience 2020 rimandata al 2021

Anche Roma Champagne Experience 2020 si arrende alle incertezze generate dall’emergenza Covid-19 e dà appuntamento a professionisti e appassionati a domenica 16 e lunedì 17 maggio 2021, dalle 10 alle 18.30. Non cambia la location, Fiera Roma. Chi è in possesso del biglietto riceverà un rimborso attraverso un voucher (info sul sito web dell’evento).

A decidere lo slittamento al prossimo anno della kermesse dedicata allo Champagne, che quest’anno avrebbe dovuto tenersi per la prima volta a Roma, nel mese di ottobre, sono stati gli organizzatori di Club Excellence, società che riunisce diciotto tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini e distillati. Una promozione, quella della capitale, che dovrà attendere il 2021 per essere festeggiata, sulla scorta – solo parzialmente consolante – del successo delle precedenti edizioni a Modena.

“Abbiamo osservato con attenzione gli sviluppi della situazione per prendere la nostra decisione – spiega Lorenzo Righi – direttore di Club Excellence – con la speranza che Champagne Experience potesse svolgersi regolarmente nel 2020, in una veste analoga a quella che l’ha portata in questi anni a riscuotere un grande apprezzamento e a registrare un’ampia partecipazione di pubblico, operatori e produttori”.

Siamo infatti convinti che un appuntamento di questa portata abbia bisogno di una cornice che ne consenta uno svolgimento sereno, in sicurezza e allo stesso tempo al massimo delle sue possibilità”.

Tra i motivi che in questi anni hanno permesso alla manifestazione di crescere, fino a ottenere oltre 4500 visitatori, vi è l’opportunità di poter interloquire con i produttori di Champagne in prima persona, la possibilità di poter degustare un’ampissima selezione di etichette in un’atmosfera distesa e di poter condividere gli assaggi con amici, colleghi e conoscenti. “Perché il vino, e lo Champagne in particolare – rammenta Lorenzo Righi – proprio nella convivialità trovano uno dei complementi essenziali”.

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Francia: distillazione per 200 milioni di litri di vino, Champagne compreso

Via libera alla distillazione del vino in Francia, Champagne compreso: 200 milioni di litri invenduti diventeranno gel disinfettante o bioetanolo. Un’operazione che sta comunque generando polemiche, con i distillatori che chiedono pagamenti in tempi stretti da parte di FranceAgriMer, il Ministero dell’Agricoltura e dell’Alimentazione francese. Denaro da girare poi ai viticoltori. Ma gli aiuti del governo, secondo rumors, non arriveranno prima della metà di ottobre 2020.

Significative, in particolare, le conseguenze di Covid-19 per il mondo dello Champagne. Le prospettive economiche vengono definite “estremamente degradate per l’anno 2020”, con un calo dei volumi dell’export stimato in circa 100 milioni di bottiglie e una possibile perdita di oltre 1,7 miliardi di euro di fatturato per le aziende. Nel 2019 sono state esportate 297 milioni di bottiglie, per la cifra record di 5,05 miliardi di euro.

“È molto probabile che questa crisi avrà effetti sullo Champagne per diversi anni – denuncia il Bureau – e per questo la situazione richiede l’adozione di misure eccezionali per preservare il tessuto economico di un’industria d’eccellenza francese che non può essere esternalizzata, che rappresenta 30 mila posti di lavoro e fino a 120 mila posti di lavoro stagionali durante la vendemmia, eseguita esclusivamente a mano”.

Tra le misure eccezionali, proprio la distillazione. “Un intervento finanziato dall’Unione Europea – commenta Coldiretti – per fronteggiare da un lato la carenza di alcool e dall’altro la profonda crisi del vino che ha toccato anche la Francia, con vendite praticamente dimezzate durante il lockdown per il Coronavirus“.

Se i viticoltori francesi potranno destinare alla distillazione sia vini comuni che quelli per le denominazioni di origine come lo Champagne, in Italia il provvedimento riguarda solo i vini comuni e viene accompagnato da interventi previsti dal Dl rilancio, come la vendemmia verde.

“Interventi importanti – denuncia la Coldiretti – sui quali si registra un pesante ritardo nell’attuazione a quasi due mesi dall’inizio della vendemmia quando sarà necessario aver già liberato posto per il vino nuovo nelle cantine”.

Quasi 4 cantine italiane su 10 (39%) registrano un deciso calo dell’attività con un pericoloso allarme liquidità che mette a rischio il futuro del vino italiano dal quale nascono opportunità di occupazione per 1,3 milioni di persone, dalla vigna al bicchiere secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’.

“A pesare – sottolinea la Coldiretti – è stata la chiusura forzata della ristorazione avvenuta in Italia e all’estero con un forte calo delle esportazioni dopo il record di 6,4 miliardi di euro nel 2019, il massimo di sempre, pari al 58% del fatturato totale. Ad essere colpita è stata soprattutto la vendita di vini di alta qualità che trova un mercato privilegiato di sbocco in alberghi e ristoranti in tutto il mondo”.

In questo contesto, dopo le sollecitazioni della Coldiretti va rilevato il recente ’impegno assunto dal commissario Europeo all’Agricoltura Janusz Wojciechowski in una riunione dei coordinatori dei gruppi politici della Commissione agricoltura dell’Europarlamento per mettere a punto misure di emergenza supplementari per i produttori di vino.

L’Italia con 46 milioni di ettolitri si classifica davanti la Francia come il principale produttore mondiale con circa il 70% della produzione destinato a vini Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) e il restante 30% per i vini da tavola.

Sul territorio nazionale ci sono 567 varietà iscritte al registro viti contro le 278 dei cugini francesi a dimostrazione del ricco patrimonio di biodiversità su cui può contare l’Italia che vanta lungo tutta la Penisola la possibilità di offrire vini locali di altissima qualità grazie ad una tradizione millenaria.

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Campari tratta l’acquisto di Champagne Lallier con Francis Tribaut

Tempo di annunci per il Gruppo Campari, che da oggi tratta con Francis Tribaut l’acquisto di Champagne Lallier. La notizia è stata diramata dalla stessa azienda, che nei giorni scorsi ha comunicato il trasferimento della sede sociale in Olanda.

In particolare, il Gruppo Campari tratta con French Sarl Ficoma, holding di famiglia di Francis Tribaut, per acquisire una partecipazione dell’80%. E, a medio termine, l’intero capitale azionario di Sarl Champagne Lallier e di altre società del gruppo.

CAMPARI SU CHAMPAGNE LALLIER

La società possiede il marchio Champagne “Lallier”, creato nel 1906 ad Aÿ, uno dei villaggi “Grand Cru” della regione della Champagne, a testimonianza della qualità del prodotto. La società ha venduto circa 1 milione di bottiglie di Champagne nel 2019, tra cui quasi 700 mila bottiglie di Lallier.

L’ambito della transazione proposta comprende il marchio, le corrispondenti scorte liquide, i beni immobili, compresi i vigneti di proprietà e gestiti, oltre ai siti di produzione.

GRUPPO CAMPARI: MASSA CRITICA SUL MERCATO FRANCESE

Con questa acquisizione, Campari Group mira ad aggiungere il marchio storico e premium di Champagne Lallier al suo portafoglio premium, in un canale chiave per le attività di costruzione del marchio come l’Horeca.

Inoltre rafforzerebbe la sua massa critica sull’importante mercato francese, in cui il Gruppo Campari ora commercializza il proprio portafoglio attraverso la sussidiaria.

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degustati da noi Esteri - News & Wine vini#02

Champagne Brut Réserve, Boizel

Prodotto “base” della Maison Boizel il Brut Rèserve è uno Champagne ricco e cremoso che ben si sposa con la tavola. Brut Sans Année di cui degustiamo la sboccatura dell’Aprile 2018.

LA DEGUSTAZIONE
Dorato e luminoso, presenta un perlage fine, lento e persistente. Naso raffinato che apre subito su note agrumate e di pasticceria. Seguono sentori floreali e note di frutta bianca, in prevalenza pesca.

Rotondo in bocca seppur molto fresco. Mediamente persistente risulta equilibrato per tutto il sorso. Il dosaggio zuccherino (8 g/l dichiarati dalla Maison) si sente ma non disturba la bevuta donando quel tocco in più di morbidezza.

LA VINIFICAZIONE
Una cuvée pensata in modo preciso. 55% Pinot Noir ,30% Chardonnay, 15% Meunier. La struttura del Pinot Nero e la finezza dello Chardonnay unite al Meunier per donare contemporaneamente spinta e morbidezza.

Le uve provengono da trenta diversi cru dell’azienda. Champagne che matura sui lieviti per almeno tre anni. Il 30% di vini di riserva ed un minino di 3 anni sui lieviti completano la produzione di questo Champagne a cui giova anche il tempo trascorso dopo la sboccatura.

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Non dimentichiamolo: il “Coronavirus” della viticoltura sono i cambiamenti climatici

La problematica Coronavirus ha catalizzato l’attenzione dei mass media anche sul fronte della viticoltura e distolto lo sguardo dal tema dei cambiamenti climatici. Partendo dal presupposto che ogni vendemmia può essere nettamente diversa dall’altra, dati inconfutabili attestano l’anticipo progressivo nella raccolta delle uve.

Un fenomeno causato da stagioni sempre più compresse, che influenzano temperature e maturazioni. Grandini, gelate, forti temporali, sono sempre più frequenti, con inevitabili ripercussioni su vegetazione, terreni e vigneti.

Uno studio pubblicato sulla rivista statunitense Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) afferma che l’Italia è una delle nazioni più esposte all’aumento delle temperature. Un fenomeno che minaccia circa l’85% dei vigneti del globo.

Altre ricerche sono state pubblicate dall’Institut National de la Recherche Agronomique (Inra) il quale sostiene che il 56% circa delle coltivazioni vitivinicole potrebbe scomparire in presenza di costante aumento della temperatura globale (circa 2 gradi entro il 2050).

Una conseguenza negativa potrebbe risiedere nell’aumento del grado alcolico del vino, con appiattimento del gusto, pertanto molti zuccheri e bassa acidità che potrebbero influenzarne a loro volta negativamente l’eleganza. L’anticipo delle vendemmie al momento, evita in qualche modo l’ossidazione contenuto nel patrimonio aromatico delle uve.

In Italia per esempio, alcuni produttori, ove possibile, stanno “spostando” i vigneti (o impiantandone dei nuovi) su altitudini differenziate, più elevate; zone di collina o ancor più in alto di montagna, alla ricerca di una mitigazione della temperatura che ogni cento metri di quota vede l’abbassamento del termometro di un grado, fenomeno che si accentua tra giorno e notte e tra l’estate e l’inverno.

La migrazione dei vitigni influenzerebbe poi il mercato con logiche connessioni con quello che è l’immaginario collettivo su determinate diciture (esempio “Classico” che sta a rappresentare un vino ricavato da uve provenienti dalla zona di produzione più antica, vocata e tradizionale).

Eventuali spostamenti predispongono comunque ad alcuni rischi, anticipo delle fioriture, gelate ed incremento degli insetti infestanti. A livello globale, le aree più adatte alla coltura della vite potrebbero concentrarsi nell’Europa centro orientale, nella costa pacifica degli Usa ed in Nuova Zelanda, oltre al Regno Unito.

Le zone più a sud del pianeta subiranno innalzamenti della temperatura tali da non riuscire a mantenere equa la biodiversità. Alcuni studi affermano che il Pinot Nero sarà uno dei vitigni più colpiti in quanto difficilmente adattabile ad estati lunghe e calde.

Ed i cambiamenti climatici che non risparmiano la Champagne, dove la temperatura media è aumentata di 1,1 gradi in ca. 30 anni. In quelle zone, è nata la prima filiera viticola al mondo, atta alla misurazione dell’impronta carbonica, con un piano strategico di riduzione delle emissioni entro il 2050.

Un paio di concrete soluzioni potrebbero essere quelle indicate da Benjamin Cook (Inra), innanzitutto comprendere in modo puntuale la capacità adattiva delle uve rispetto ai cambiamenti, con particolare riferimento ai vitigni autoctoni.

Gli scenari prospettici relativi all’innalzamento delle temperature, vedrebbero difatti un incremento di 2 gradi al 2050 e di 4 gradi al 2100, con logiche ed inevitabili conseguenze. O ancora, la sensibilizzazione dei consumatori con stimolo ad un consumo diversificato e non solo “stratificato”, in modo da consumare differenti tipologie di vini e permettere ai produttori una maggiore diversificazione.

Sarà pertanto necessaria una valutazione dell’impatto regionale (e non solo) sugli studi di adattamento e mitigazione per i vigneti, con analisi delle conseguenze anche su diversi aspetti socioeconomici. Il tempo scorre e l’esigenza di preservare il patrimonio vitivinicolo non può di certo attendere.

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degustati da noi vini#02

Viva la Vite 2020: i sette grandi Champagne selezionati da Pascal Tinari

Sette grandi Champagne, ma soprattutto le storie di chi ogni giorno “respira” e vive il vino più famoso del mondo. Si è svolta domenica 16 febbraio a Pescara, alla ex Aurum, la masterclass sullo Champagne curata da Pascal Tinari, head sommelier e responsabile di sala del ristorante stellato Villa Maiella di Guardiagrele (CH). Uno degli appuntamenti clou di Viva la Vite, kermesse che sta riscuotendo un successo crescente, di anno in anno.

Partendo da alcuni cenni storici, Pascal ha coinvolto la platea con l’assaggio di otto etichette, selezionate per l’occasione (dopo i 7 Champagne, un gradito fuoriprogramma in “rosso”). Ogni bottiglia con una sua storia, una sua peculiarità, una sua sfaccettatura. Tutte caratteristiche che fanno innamorare delle “bollicine” francesi.

Una masterclass utile a porre l’accento sull’importanza dei vigneron e degli chef de cave, rispettivamente il “vignaiolo” e il “maestro di cantina”, degustatore dal palato finissimo che si occupa di valutare l’assemblaggio ideale della cuvée finale. Lo chef de cave è custode dei propri segreti e lavora per una sola azienda produttrice di Champagne.

LA DEGUSTAZIONE

Champagne Extra Brut “L’Originale”, Pierre Gerbais (100% Pinot Blanc)
Il primo Champagne in degustazione alla masterclass di Pascal Tinari a Viva la Vite 2020 ha un dosaggio di 3-4 g/l. Si presenta con un colore giallo paglierino e brillante. Al naso aromi intensi di frutta a polpa bianca, pesca bianca in primis e poi piccoli frutti rossi in progressione, con richiamo di fiori e frutta secca.

In bocca una entrata molto delicata e di grande freschezza, con una bella mineralità e buon corpo che “raddrizza” il sorso. Nel complesso uno Champagne elegante e vivace, che si chiude con eleganti note fruttate.

Champagne Brut Blanc de Blancs Grand Cru “Diapason”, Pascal Doquet (100% Chardonnay)
Una produzione che deriva da parcelle di Chardonnay piantate attorno al comune Grand Cru di Mesnil-sur-Oger, nella Côte des Blancs. Dosaggio di 3,5 g/l. La fermentazione avviene con i soli lieviti indigeni, con un assemblaggio finale di due annate differenti.

Alla vista si presenta di colore giallo paglierino e brillante con un perlage molto fine. Al naso, un elegante bouquet di frutta a polpa gialla e chiari richiami di frutta secca e tostata. In bocca emerge una bella freschezza, una buona mineralità ed una pulizia che sorprende per la perfezione.

Una proposta che si distingue per il suo equilibrio e la sua buona persistenza, il tutto arricchito dalle peculiarità proprie derivanti dall’affinamento nel legno, per una percentuale complessiva del 45%.

Champagne Extra Brut “‘M Pinot Meunier”, Bourgeois-Diaz (100% Pinot Meunier)
Matura per 27 mesi sui lieviti, per arrivare ad esprimere una complessità gusto-olfattiva non sempre riscontrabile in etichette dello stesso livello. Champagne come pochi altri, ottenuto da uve di Pinot Meunier vinificate in purezza.

Ottenuto grazie a viticoltura biodinamica, l’etichetta scelta da Pascal Tinari si fa forte dei procedimenti lenti e rigorosamente artigianali, allo scopo di far apprezzare il tempo che scorre in vigna. Dosaggio di 2 g/l.

Alla vista si presenta di colore giallo paglierino molto carico, con intensi riflessi dorati e perlage fine e duraturo. All’esame olfattivo si percepisce chiaramente una frutta fresca che vira sugli agrumi.

Sentori impreziositi da ottimi toni minerali. Profumi cremosi, che poi virano alla confettura. In bocca l’assaggio è vigoroso, potente, ricco e complesso, appagante e generoso con una lunghezza davvero notevole.

Champagne Marguet, Les Saints Rémys (100% Pinot Noir)
Un uvaggio che proviene dall’omonimo Lieu-Dit situato nel villaggio d’Ambonnay, classificato Grand Cru nella Montagne de Reims. Si tratta del primo Blanc de Noirs parcellare realizzato da Marguet vendemmia 2014.

Fermenta ed affina per 9 mesi in botti di diverse dimensioni con lieviti indigeni per poi affinare in bottiglia sui lieviti, con livelli molto bassi di zolfo e senza dosaggio finale. Sboccatura febbraio 2019. Dosaggio zero. Alla vista lo champagne si presenta giallo paglierino e spiccatamente brillante.

Al naso, nonostante la recente sboccatura, già si presenta signorile, elegante con buona intensità e complessità, in progressione con profumi agrumati e di frutta candita. In bocca si conferma l’eleganza e la rotondità e si percepiscono distintamente chiare note di amaretto che alimentano un finale ammandorlato.

Alexandre Filaine Cuvée Speciale (Chardonnay 30%, Pinot Meunier 25%, Pinot Noir 45%)
Alexandre Filaine rappresenta una piccola cantina condotta da Fabrice Gass. I vigneti di proprietà si estendono per circa un ettaro e mezzo, frazionati in sette parcelle, a Damery, nella Vallée de la Marne.

Fabrice Gass è uno Champenois fuoriclasse e ha lavorato per anni per la maison Bollinger. Per passione personale ha iniziato a produrre una quantità limitata di Champagne, circa 5 mila bottiglie all’anno. La Cuvèe Speciale è il suo Champagne più “classico”.

Frutto di una vendemmia, con la sola aggiunta di circa il 20% di vin de réserve della precedente: 36 mesi sui lieviti e dosaggio sui 5-6 g/l, produzione di 3 mila bottiglie. Vinificato in vecchie botti provenienti da Bollinger e risalenti al 1937, remuage a mano, sboccatura à la volée, minimo utilizzo della solforosa e nessuna filtrazione.

Dosaggio 7 g/l. In bocca uno Champagne piacevolmente fresco e minerale, si percepiscono sentori molto vicini alla grafite, oltre a spunti agrumati che riportano ad un frutto di piccola taglia per asprezza, mandarini e arance.

Sorso dinamico, tagliente, vibrante, che si mantiene elegante anche dopo molto tempo dall’apertura, nel calice. Una proposta di notevole caratura.

Cuvée DMY, Alexandre Filaine (45% Pinot Noir, 35% Chardonnay, 20% Pinot Meunier)
Altro fuoriclasse di Alexandre Filaine. Questa volta in bocca uno bollicina che si caratterizza per le sue note di frutta secca e di agrumi canditi, con una speziatura alla base che da un lato riporta elegantemente all’uso del legno, dall’altro gli dona quella giusta e davvero affascinante evoluzione.

In bocca rimane equilibrato e valorizzato da un suadente perlage fine. Davvero appagante il finale con una persistenza salina, sapida e gustosa. Come sapientemente descritto da Pascal Tinari, le due produzioni di Filaine si compensano abilmente tra loro.

Champagne Brut Millésimé 2012, Louis Roederer (Pinot Noir 70%, 30% Chardonnay)
Uno Champagne che si potrebbe definire “fuori concorso”. Dosaggio 9 g/l. Alla vista di color oro, brillante, con perlage fine e molto persistente. Al naso si apre subito con un ampio bouquet dove spiccano la frutta secca e la frutta bianca matura (pere e pesche, in primis) e poi piacevoli agrumi.

A seguire sentori terziari e minerali. In bocca persiste ancora la frutta matura alla quale si affiancano tratti floreali con la fioritura di agrumi e le spezie. Un calice dal finale lungo e pulito, dove emergono prepotentemente le note minerali e floreali.

Un aspetto importante quello determinato dal bâtonnage settimanale, che permette a questo Champagne di far risaltare al massimo la struttura, notevole ed intensa, energica ed elegante. Una proposta, quella di Pascal Tinari, volta a mostrare una complessità e un corpo da godere all’infinito.

Coteaux Champenois Urville Rouge, Drappier (100% Pinot Noir)
Un gradito fuori programma. Si tratta di un vino rosso che storicamente trovava la massima espressione qualitativa ad Aÿ, “brand” che raccoglieva un po’ tutta la produzione dei vigneti che affondavano le radici sui declivi del fiume Marne. Produzioni che furono poi oscurate dalla crescita dello Champagne.

Di conseguenza, per molti anni, queste tipologie sono state relegate al ruolo di meteore, anche per via dei prezzi elevati delle uve Champenois: 5-6 euro al chilogrammo, che li posizionavano in un ambito poco competitivo.

Da qualche anno ci sono segnali di rinascita di questo vino che si potrebbe definire un rosso tranquillo (tranquilles) con maison importanti del palcoscenico francese che gli hanno riservato spazi di produzione.

Nel calice ha una veste color rosso granato scarico. Al naso è piuttosto varietale, con note di piccola frutta rossa impreziosite da sentori terziari donati dall’affinamento, in progressione pertanto spezie, frutta e fiori.

In bocca è di corpo leggero, armonico e rotondo con un contorno di morbidezza che nel finale ne ricompone l’aromaticità per il tramite di chiari sentori di frutti di bosco, in particolare fragoline di bosco.

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Da Modena a Roma: Champagne Experience cambia sede per crescere

Champagne Experience cambia sede e date. Dopo aver consolidato la presenza a Modena – 4.500 ingressi nel 2019 (+15% sull’anno precedente) qui i migliori assaggiClub Excellence ha scelto Roma per la consacrazione definitiva. La più importante vetrina nazionale dedicata allo Champagne si terrà nel 2020 proprio nella Capitale, il 18 e 19 ottobre presso il Padiglione 9 di Fiera Roma.

Con questo cambiamento, Club Excellence – associazione che riunisce diciassette tra i maggiori importatori e distributori italiani di vini e distillati d’eccellenza, promotrice dell’evento – sceglie “un’ubicazione centrale che permetterà a tutti gli appassionati, da Sud a Nord, di prender parte alla manifestazione”.

Non solo wine lover e amanti dello champagne, ma anche tecnici ed operatori del settore, “con l’obiettivo di replicare e superare i numeri delle precedenti edizioni. “Champagne Experience  – commenta Lorenzo Righi, direttore di Club Excellence – è cresciuta negli anni, fino a raggiungere traguardi che ci hanno resi fieri e che ci hanno spinto a riflettere su come renderla ancora più grande“.

“Lo spostamento a Roma – aggiunge Righi – ci consentirà di coinvolgere in modo più capillare le piccole e grandi realtà imprenditoriali del settore, vivaci e consapevoli, sparse per tutto il territorio italiano, comprese le regioni più a Sud della penisola che tra l’altro ospitano moltissimi appassionati di bollicine”.

Anche per il 2020 lo spazio sarà suddiviso nelle varie zone di produzione dello Champagne, per guidare il visitatore passo dopo passo nel percorso di scoperta dello spumante più famoso del mondo. Roma Champagne Experience si pone infatti anche come momento didattico, con masterclass dedicate.

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degustati da noi news news ed eventi vini#02 visite in cantina

Da Reims a Epernay: viaggio nella storia della Champagne

Il vino più famoso al mondo non ha bisogno di presentazioni: è lo Champagne. Un mondo fatto di storia, strade, persone e, naturalmente, sogni. Posizionata a circa 150 chilometri da Parigi, l’area di produzione si estende per 35 mila ettari di filari e colline che disegnano la regione tra la Montagne de Reims, la Vallee della Marne, la Côte des Blancs e la Côte des Bar. Patrimonio dell’Unesco dal 2015 grazie al suo “paesaggio organicamente evoluto” questa regione ha due importanti e diversi punti di riferimento: Reims ed Epernay.

La prima è il cuore della regione. La seconda, che si trova a 30 km di distanza, è attraversata dalla celebre Avenue de Champagne.  A metà strada si incontra Hautviller, grazioso paesino dove il monaco Dom Pierre Pérignon scoprì e perfezionò lo Champagne e dove oggi riposa, all’interno dell’abbazia.

Reims, con la sua storia – oltre allo Champagne c’è la cattedrale di Notre Dame, in cui sono stati incoronati 33 re di Francia – e le sue “Crayeres” – le incredibili gallerie costruite dai Galli Romani nel V secolo, scavate per estrarre il gesso e utilizzate come rifugio durante la prima guerra mondiale – rappresenta da sola questo incredibile vino spumante prodotto con le sole uve di Pinot Meunier, Pinot Nero e Chardonnay. Ad Epernay i cancelli dorati delle grandi maison, sulla Avenue de Champagne, raccontano la storia – più moderna – di questo grande vino.

I MIGLIORI ASSAGGI


TAITTINGER

L’unica grande Maison la cui proprietà è rimasta in mano ad una sola famiglia, che dal 1° gennaio sarà guidata da Vitalie Taittinger, attuale direttore marketing e comunicazione. Nove etichette, 290 ettari di proprietà distribuiti su 37 cru di Champagne.

Una produzione di 6,5 milioni di bottiglie per una delle più importanti case di Champagne, con i suoi 10 km di gallerie che giungono anche a 18 metri sotto terra, dove gli spumanti vengono lasciati a riposare.

Taittinger Brut Réserve
Chardonnay 40%, Pinot noir 35%, Pinot Meunier 25% e 4 anni sui lieviti per lo spumante più venduto da Taittinger. Colore giallo dorato e bollicina fine con naso floreale, pesca, crosta di pane e minerali. 9 g/l di dosaggio per bilanciare l’acidità lo rendono al palato fresco e vivace.

Taittinger Prélude Grands Crus
Chardonnay 50%, Pinot noir 50% e 6 anni lieviti per questo straordinario champagne per il rapporto qualità e prezzo. Lo stile è classico, l’effervescenza persistente. Giallo paglierino carico alla vista, al naso regala profumi di frutta fresca e grande mineralità. In bocca la freschezza dello Chardonnay anticipa la vinosità del Pinot noir. Il finale è persistente e lungo

Comtes de Champagne Blanc de Blancs 2007
È la bottiglia più famosa della maison in omaggio a Thibaud IV, conte di Champagne dal 1222 al 1253 che dopo una crociata in Palestina portò un uva che poi, grazie ad alcuni incroci, divenne lo Chardonnay che conosciamo oggi.

Prodotta solo nelle migliori annate, questo blanc de blancs riposa per dodici anni sui lieviti e solo una piccola percentuale affina per pochi mesi in barrique di rovere.

Giallo oro con grande luminosità alla vista, si presenta con un bouquet di frutta matura, pasticceria e burro al naso. Al palato è cremoso e fresco con un’infinità mineralità e ricordi di liquirizia.


VEUVE CLICQUOT

Da quel negozio di vino costruito nel 1772 ad oggi la storia corre veloce e accompagna tutti i grandi avvenimenti storici che hanno caratterizzato tempi e luoghi. Veuve Clicquot lascia toccare con mano la storia del primo Champagne millesimato, quello del 1810, ma anche la tavola del remuage ed il perfezionamento di questa tecnica fino all’invenzione degli champagne rosè in cui viene aggiunta una percentuale di vino rosso. Lo stile è unico e sempre uguale, impossibile non riconoscerlo: freschezza, eleganza ed una straordinaria raffinatezza.

Extra Brut Extra Old – Veuve Clicquot
Uno champagne realizzato solamente con i vini di riserva. Potremmo fermarci qui nella descrizione di questo geniale prodotto frutto di un assemblaggio di sei annate diverse: 1988, 1996, 2006, 2008, 2009, 2010.

Sei anni sui lieviti per queste bollicine, tre a parcelle divise e tre unite che grazie a questo doppio invecchiamento regalano complessità ed energia per lo spumante dal dosaggio più basso della maison di solo 3 g/l.

La cremosità è data dalla riduzione delle consuete 6 atmosfere che arrivano a 4 in questo caso. La mineralità al naso è accompagnata da un ingresso alla bocca avvolgente e setoso. Mango e cocco anticipano i sentori tipici del caffè e delle brioches.

Vintage brut 2012
Tra le bottiglie più diffuse della maison si presenta alla vista con un colore giallo brillante e leggeri riflessi dorati. Al naso le mandorle e gli agrumi canditi caratterizzano uno champagne fresco e originale che rispecchia lo stile unico di Veuve Clicquot.

La Grande Dame, 2008
Una leggenda, fedele alla realtà e alla storia. Giallo oro e dotato di una sontuosa luminosità si presenta con un perlage finissimo e persistente (92% Pinot noir, 8 % Chardonnay). Al naso e al palato si apprezza particolarmente se servito ad una temperatura più da bianco che da vino spumante grazie anche ad una bassa acidità. Nocciole, note di pasticceria e mirtilli bianchi gli aromi. Al palato è setoso, elegante ed un finale da oscar.

Vintage Rosé 2012
Una vendemmia importante che esalta il Pinot nero della maison. Questo rosè gode del privilegio dell’aggiunta del 10 % di vino rosso fermo ed in particolare dal Pinot Nero di Bouzy.

Il colore è rosa intenso con sfumature ramate, gli aromi ricordano frutti rossi, fragole e l’immancabile ciliegia. La nobiltà dei tannini è la vera sorpresa di questo spumante targato Veuve Clicquot che regala note pepate e di zafferano.


BOIZEL

Sei generazioni dal 1834, una storia di famiglia. Eccola la maison Boizel: 500 mila bottiglie da uve coltivate su 70 ettari distribuiti su diversi Cru, un kilometro di gallerie dove è custodita la storia della famiglia con le prime bottiglie prodotte fino alle ultime annate, proprio sotto l’Avenue de Champagne.

Il coinvolgimento della famiglia in tutte le fasi della produzione, dalla vite al bicchiere, e le radici profonde della famiglia a Epernay, nel cuore dello Champagne, sono i maggiori punti di forza per questa bella maison.

Champagne Brut “Joyau de France” 2004
Articolato e complesso questo spumante brut composto dal 40 % di Chardonnay e 60 % di Pinot Noir. Tutta l’eleganza e la raffinatezza di questa piccola, si fa per dire, maison di Eperney, è racchiusa in questo champagne. Il colore è oro brillante, al naso è complesso con sentori di brioche, nocciola, noci e pistacchi. Cremoso al palato con una lunga persistenza. Chapeau!

Champagne Brut “Joyau de France Rosè” 2007
Dopo 10 anni di lento invecchiamento nelle cantine, il dosaggio di questo rosè da uve 40 % di Chardonnay e 60 % di Pinot Noir con un 10% di vinificazione in rosso è 4 gr / l.

Sorprende per equilibrio tra complessità e freschezza, l’abito è luminoso e le bolle fini. Al naso si presentano note di fragoline di bosco e mirtilli che lasciano spazio a ribes nero e cannella. I tannini morbidi e piacevoli anticipano note di mandorla e ciliegia al palato.


MERCIER

Questa casa di Champagne è il sogno che diventa realtà. La sfida di Eugène Mercier ha un obiettivo:  trasformare il vino delle élite dell’epoca accessibile a tutti senza mai sacrificare la qualità. In cantina i loro spumanti variano dai 20 ai 26 euro ma la storia va ben oltre.

I 18 km di gallerie posseggono al suo interno una ferrovia che trasportava il vino fino a Parigi e all’ingresso della cantina spunta la più grande botte di vino al mondo costruita per l’Esposizione universale del 1889 vincendo il secondo posto dietro alla Torre Eiffel.

Mercier Réserve Brut Champagne
Pinot Nero, Meunier e Chardonnay per questo Brut Mercier. Il colore è giallo brillante, al naso ricco di agrumi, ananas  e frutta secca. Al palato note fresche di timo contrastano i sapori di mele e pere. La freschezza è il suo forte, l’acidità ben bilanciata lascia spazio ad un finale piacevolmente amaro.


CASTELLANE

Un museo nel museo della Champagne. Una grande storia quella di Castellane iniziata nel 1815 e che oggi, insieme alle altre case Beaumet, Oudinot e Jeanmaire danno vita a circa 5 milioni di bottiglie.

Nel percorrere i 6 km di gallerie sarà possibile visitare un museo dove vengono ricostruiti i metodi di produzione delle bollicine più famose al mondo e al primo piano uno speciale museo con le macchine utilizzate per la creazione di etichette che Castellane produceva, per tanti altri produttori, fino al 1970.

Castellane Brut Millésimé Champagne 2009
Cinque anni sui lieviti per questo millesimato con 9 g /l di dosaggio che alla vista si presenta con un colore è giallo oro brillante e delle bollicine vivaci e persistenti. Naso abbastanza complesso che regala profumi di caramello, vaniglia e meringa. Al palato frutta candita, nespola e salvia. Finale intenso, di media persistenza.

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Vini al supermercato

Capodanno coi vini in promozione al supermercato: ecco gli affari per il Cenone

Ultima edizione del 2019 per la nostra rubrica sui vini in promozione al supermercato, presenti a volantino. Dopo un ricco Natale, proseguono gli affari nella maggior parte delle insegne. Il brindisi di mezzanotte, a colpi di Prosecco e Champagne, è assicurato.

Ma le offerte consentono di spendere (e bere) bene anche tra le altre tipologie di vino. Tanti i vini rossi, soprattutto piemontesi e toscani, per accompagnare il Cenone. C’è tempo fino al 31 per gli acquisti. Qualche catena concede addirittura ai clienti qualche giorno in più.

In attesa della classifica dei migliori vini al supermercato 2019 e dell’annuncio della “Miglior Cantina Gdo 2019” di Vinialsuper auguriamo a tutti i lettori buon anno, ricordando il link utile a sostenere le due testate indipendenti del nostro network. Prosit!


Auchan, dal 27 dicembre al 6 gennaio
Valpolicella Ripasso Doc Bolla: 4,49 euro (3,5 / 5)
Prosecco di Valdobbiadene Docg Bolla: 4,99 euro (3,5 / 5)
Champagne Cordon Rouge, Mumm: 21,99 euro (4 / 5)



A&O dal 16 al 31 dicembre
Champagne Cordon Rouge, Mumm: 19,90 euro (4 / 5)
Valpolicella Ripasso Sartori: 7,90 euro (4 / 5)

Lambrusco Sorbara, Cavicchioli: 2,49 euro (3,5 / 5)
Amarone Valpolicella, Sartori: 15,90 euro (3,5 / 5)
Passito di Pantelleria Doc, Pellegrino: 5,29 euro (3,5 / 5)


Bennet, dal 19 al 31 dicembre
Lambrusco Ariola: 5,90 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg Riserva Leonardo: 5,98 euro (3,5 / 5)
Champagne Cordon Rouge, Mumm: 21,40 euro (4 / 5)

Valpolicella Classico Doc Bolla: 3,90 euro (3,5 / 5)
Pignoletto Docg Tenuta Monteveglio: 3,20 euro (3,5 / 5)
Valpolicella Ripasso Doc Roselle Negrar: 5,40 euro (4 / 5)

Primitivo Notte Rossa: 3,90 euro (5 / 5)
Nobile di Montepulciano Docg Poggio ai Massi: 4,90 euro (3,5 / 5)
Barbera d’Alba Superiore Fontanafredda: 7,90 euro (5 / 5)



Carrefour Market, dal 27 dicembre al 5 gennaio
Prosecco di Valdobbiadene Docg Bolla: 4,20 euro (3,5 / 5)
Franciacorta Docg Brut Castelfaglia: 9,29 euro (4 / 5)
Lambrusco di Sorbara o Castelvetro Chiarli:  2,49 euro (3,5 / 5)

Pignoletto Colli Bolognesi Chiarli: 4,79 euro (3,5 / 5)
Nero d’Avola Settesoli: 3,19 euro (3,5 / 5)
Nero d’Avola Rapitalà: 3,89 euro (4,5 / 5)
Vernaccia di San Gimignano Docg, Piccini: 2,99 euro (4 / 5)


Carrefour, dal 9 dicembre al 1 gennaio (Volantino Lombardia)
Spumante “Perlage” Cantina Valtidone: 5,89 euro (5 / 5)
Colli Piacentini Malvasia Frizzante Valtidone: 2,99 euro (3,5 / 5)
Oltrepò Pavese Bonarda Giorgi: 4,99 euro (3,5 / 5)

Colli Piacentini Gutturnio Superiore Bonelli: 3,49 euro (3,5 / 5)
Valtellina Superiore Inferno Sertoli Salis: 11,89 euro (5 / 5)
Franciacorta Docg, Catturich Ducco: 9,89 euro (5 / 5)

Moscato Oltrepò Pavese Doc Quaquarini: 5,79 euro (5 / 5)
Oltrepò Pavese Spumante Sangue di Giuda Quaquarini: 4,79 euro (5 / 5)

Vini da evitare: Col Meslan Spumante, Linea Terre dei Passeri

Carrefour, dal 9 dicembre al 1 gennaio
Prosecco di Valdobbiadene Docg Carpenè Malvolti: 5,99 euro (5 / 5)
Prosecco di Valdobbiadene Docg Valdo: 4,99 euro (3,5 / 5)
Valpolicella Ripasso Bolla: 6,90 euro (4 / 5)

Spumante Brut Trento Doc, Rotari (astucciato): 7,59 euro (5 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Docg Mionetto : 7,49 euro (3,5 / 5)
Champagne Bollinger: 44,90 euro (5 / 5)

Champagne Pol Roger Reserve (astucciato): 39 euro (5 / 5)
Champagne Mumm Cordon Rouge (astucciato): 20,90 euro (4 / 5)
Champagne Brut Veuve Cliquot (astucciato) : 23,90 euro (4 / 5)

Falanghina del Sannio Doc Feudi di San Gregorio: 7,29 euro (5 / 5)
Aglianico del Vulture Doc Vignali Cantina di Venosa: 3,99 euro (4 / 5)
Sauternes Chateau Monteils: 5,90 euro (4 / 5)
Ferrari Brut Trento Doc: 12,80 euro (5 / 5)

Sagrantino di Montefalco Docg Vignabaldo: 9.89 euro (3,5 / 5)
Primitivo, Negroamaro, Negroamaro Rosato o Fiano Salento Notte Rossa: 3,99 euro (5 / 5)
Brunello di Montalcino Docg Frescobaldi: 18,69 euro (5 / 5)

Morellino di Scansano Docg Bruni: 7,99 euro (4,5 / 5)
Montepulciano d’Abruzzo Riparosso Illuminati: 4,99 euro (4 / 5)
Trentino Doc Gewurztraminer Cavit: 4,99 euro (3,5 / 5)
Chianti Riserva o Orvieto Classico Collezione Oro Piccini: 3,99 euro (4,5 / 5)

Carrefour, dal 21 dicembre al 1 gennaio
Franciacorta Docg Brut Imperiale Berlucchi: 9 euro (5 / 5)
Valdo Oro Puro Cartizze Docg: 9,90 euro (4 / 5)
Champagne Cordon Rouge: 19,90 euro (4 / 5)

Champagne Bollinger: 44,90 euro (5 / 5)
Champagne Pol Roger Reserve (astucciato): 39 euro (5 / 5)
Spumante Brut Trento Doc, Rotari (astucciato): 7,59 euro (5 / 5)

Prosecco Valdobbiadene Valdo: 4,99 euro (3,5 / 5)
Brunello di Montalcino Docg Piccini: 13,90 euro (4,5 / 5)
Chianti Riserva o Orvieto Classico Piccini: 3,99 euro (4,5 / 5)

Primitivo, Negroamaro o Fiano Notte Rossa: 3,99 euro (5 / 5)
Sagrantino di Montefalco Docg Vignabaldo: 9.89 euro (3,5 / 5)
Trentino Doc Gewurztraminer Cavit: 4,99 euro (3,5 / 5)
Morellino di Scansano Docg Mantellassi: 4,30 euro (4 / 5)



Conad, dal 18 al 31 dicembre
Franciacorta Docg Brut Imperiale Berlucchi: 8,29 euro (5 / 5)
Champagne Cordon Rouge, Mumm: 21,90 euro (4 / 5)
Barolo Docg Fontanafredda: 16,40 (4,5 / 5)

Valpolicella Doc Ripasso Tommasi: 11,90 (4 / 5)
Gutturnio Doc “Viti & Vini”, Cantina Valtidone: 3,95 euro (3,5 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Superiore Carpenè Malvolti: 4,99 euro (5 / 5)

Lambrusco Lini 910: 3,98 euro (5 / 5)
Lagrein Rosato Mezzacorona: 3,89 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg Leccioni Frescobaldi: 4,98 euro (4,5 / 5)
Amarone Valpolicella Sartori: 16,80 euro (3,5 / 5)


Coop, dal 20 al 31 dicembre
Franciacorta Docg Brut Imperiale Berlucchi: 9,90 euro (5 / 5)



Crai, dal 16 al 29 dicembre
Prosecco Valdobbiadene Superiore Carpenè Malvolti: 6,49 euro (5 / 5)
Alto Adige Gewurztraminer Santa Margherita: 5,99 euro [us 4]



Esselunga, dal 9 al 31 dicembre
Ferrari Brut Trento Doc: 9,19 euro (5 / 5)
Champagne Mumm Cordon Rouge: 21,90 euro (4 / 5)
Spumante Metodo Classico Cesarini Sforza: 7,68 euro (5 / 5)

Valpolicella Ripasso Bolla: 6,48 euro (3,5 / 5)
Vermentino di Gallura Docg Giogantinu: 3,69 euro (3,5 / 5)
Rosato di Provenza Mas Audibert: 7,49 euro (4 / 5)

Friulano o Cabernet Zorzettig: 4,67 euro (4 / 5)
Rubrato o Falanghina Feudi di San Gregorio: 6,49 euro (5 / 5)
Sicilia Doc Cubià Cusumano: 6,49 euro (5 / 5)

Alto Adige Doc Gewurztraminer Cantina Produttori di Bolzano: 6,77 euro (4 / 5)
Carignano del Sulcisa Calasetta: 3,49 euro (3,5 / 5)
Montepulciano d’Abruzzo Umani Ronchi: 5,49 euro (4 / 5)

Altavilla Firriato: 6,90 euro (5 / 5)
Brunello di Montalcino Alessandro III: 14,90 euro (4,5 / 5)
Barbaresco Docg Nervo: 7,45 euro (5 / 5)

Cabernet Sauvignon Syrah / Merlot Paul Mas: 4,49 euro (3,5 / 5)
Moscato Spumante La Versa: 3,43 euro (3,5 / 5)


Famila, dal 16 al 31 dicembre
Champagne Cordon Rouge, Mumm: 19,90 euro (4 / 5)
Valpolicella Ripasso Sartori: 7,90 euro (4 / 5)
Vermentino di Sardegna Sella&Mosca: 3,98 euro (3,5 / 5)

Amarone Valpolicella Sartori: 15,90 euro (3,5 / 5)
Passito di Pantelleria Doc Pellegrino: 5,29 euro (3,5 / 5)
Valpolicella Classico Cantina di Negrar: 3,99 euro (4 / 5)

Valpolicella Ripasso Guerrieri Rizzardi: 8,99 euro (3,5 / 5)
Ferrari Brut Trento Doc: 9,10 euro (5 / 5)



Il Gigante, dal 19 al 31 dicembre
Nebbiolo d’Alba San Silvestro: 4,99 euro (3,5 / 5)
Barbera o Dolcetto d’Alba Portacomaro: 3,99 euro (4,5 / 5)
Chianti Docg Risera La Pieve: 3,99 euro (3,5 / 5)

Rosso di Montalcino Docg Poggio Salvi: 8,39 euro (5 / 5)
Toscana Igt Cabernet o Merlot Petracchi: 3,99 euro (3,5 / 5)
Lugana Doc Pagus Bisano Cantina di Verona: 5,99 euro (3,5 / 5)

Primitivo, Negroamaro o Salice Salentino Carrisi: 3,59 euro (3,5 / 5)
Grillo Fazio: 2,99 euro (3,5 / 5)
Cortona Doc SoloSyrah Trevisan: 7,79 euro (3,5 / 5)

Amarone Valpolicella Nuve: 13,79 euro (3,5 / 5)
Cirò Doc Caparra e Siciliani: 2,99 euro (5 / 5)
Rosso Toscana Igt Piandaccoli: 6,29 euro (5 / 5)

Nebbiolo delle Langhe Doc Eredi Icardi: 7,69 euro (5 / 5)
Brunello di Montalcino Docg Poggio Salvi: 19,99 euro (5 / 5)
Ribolla Gialla Borgo dei Vassalli Feudi Romans: 4,99 euro (4 / 5)

Prosecco Valdobbiadene Costa Petrai: 7,49 euro (3,5 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Porta Leone: 4,99 euro (3,5 / 5)
Brachetto d’Acqui Bersano: 5,19 euro (3,5 / 5)

Cartizze Docg Coste Petrai: 11,90 euro (4 / 5)
Franciacorta Docg Catturich: 7,99 euro (4,5 / 5)
Franciacorta Docg Quadra: 12,59 euro (5 / 5)

Champagne Follet Ramignon: 19,99 euro (4 / 5)
Vin Santo del Chianti Doc, Tenuta La Pieve: 7,99 euro (3,5 / 5)
Moscato d’Asti Eredi Angelo Icardi: 4,89 euro (5 / 5)

Barolo Chinato San Silvestro: 13,49 euro (3,5 / 5)
Ciliegiolo Toscana Igt La Pieve: 4,19 euro (3,5 / 5)
Chianti Faunae Frescobaldi: 6,99 euro (4 / 5)

Gutturnio L’Intenso Piani Castellani: 4,89 euro (3,5 / 5)
Bardolino o Soave Pagus Bisano: 2,99 euro (3,5 / 5)
Barolo Docg Eredi Icardi: 18,69 euro (5 / 5)


Iperal, fino a giovedì 2 gennaio
Prosecco Doc Treviso, Mionetto: 6,99 euro (3,5 / 5)
Pinot Grigio, Ribolla Gialla, Malbec, Azienda agricola Baccichetto: 3,69 euro (4 / 5)
Verdicchio Superiore di Matelica Docg “Cambrugiano”, Belisario: 11,50 euro (5 / 5)
Remole Rosso o Bianco, Frescobaldi: 3,99 euro (4 / 5)



Ipercoop, dal 20 al 31 dicembre
Brunello di Montalcino Docg Geografico: 13,95 euro (4 / 5)
Spumante Cuvèe Prestige Bellussi: 7,49 euro (3,5 / 5)

Champagne Cordon Rouge, Mumm: 21,90 euro (4 / 5)
Barolo Docg Fontanafredda: 14,90 (5 / 5)



Pam, dal 16 al 31 dicembre
Lambrusco Vecchia Modena Chiarli: 2,99 euro (3,5 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Calici DiVini: 4,99 euro (3,5 / 5)

Pinot Grigio, Sauvignon o Chardonnay Collio Calici DiVini: 2,99 euro (3,5 / 5)
Toscana Igt Remole Frescobaldi: 3,79 euro (4 / 5)


Tigros, dal 27 dicembre al 7 gennaio
Champagne Cordon Rouge, Mumm: 20,90 euro (4 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Valdo: 4,99 euro (3,5 / 5)
Trento Doc Cesarini Sforza: 7,49 euro (5 / 5)


Unes, fino al 31 dicembre
Prosecco Valdobbiadene Docg Mionetto : 7,39 euro (3,5 / 5)
Muller Thurgau Mastri Vernacoli Cavit: 3,59 euro (3,5 / 5)

Terre Siciliane Colomba Platino Duca di Salaparuta: 5,79 euro (5 / 5)
Pinot Grigio Santa Margherita: 5,99 euro (4 / 5)

Primitivo di Manduria Musaikon: 3,49 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg Cecchi: 3,49 euro (3,5 / 5)
Marsala semisecco Pellegrino: 3,99 euro (3,5 / 5)

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