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Il Castello Reale di Moncalieri ospita la Notte dei Vini Rosati

Il Castello Reale di Moncalieri ospita la Notte dei Vini Rosati
Al via la terza edizione della “Notte dei Vini Rosati”, la più grande manifestazione dedicata al patrimonio dei vini rosati in  Piemonte, sabato 20 luglio dalle ore 19 alle 24, al Giardino delle Rose nel Castello Reale di Moncalieri. “La Notte dei Vini Rosati” sarà l’occasione per conoscere questo grande patrimonio, da nord a sud, attraverso oltre 50 cantine. Il Piemonte sarà al centro, con le sue declinazioni, dalle Langhe al Monferrato, dall’astigiano all’alessandrino. Protagonista della “Notte dei Vini Rosati” sarà il Chiaretto di Bardolino, il rosato più venduto d’Italia e autentica espressione del territorio del Lago di Garda, grazie alla collaborazione con il Consorzio Vini Bardolino che ci racconterà i vini di più di 25 cantine. Durante la Notte dei Vini Rosati è previsto un dj set e sarà possibile visitare il Castello Reale di Moncalieri, gli appartamenti reali e degustare le eccellenze culinarie del catering.

INFO NOTTE DEI VINI ROSATI – MONCALIERI

https://bit.ly/NotteRosati_ACCREDITI
Accesso / Piazza Baden Baden 4, Moncalieri
Ingresso 19:00 → 23:30
Accesso alla visita guidata del Castello : +5 €

MENÙ DEGUSTAZIONE

Ingresso fino alle 20: 5 calici a 20€
Ingresso + 3 Calici: 20€
Ingresso + 5 Calici: 25€
Ingresso + 10 calici: 40€
Ingresso + 15 calici : 50€

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Taste Alto Piemonte 2023: ecco le date per degustare i Nebbioli dell’Alto Piemonte


Sono ufficiali le date di Taste Alto Piemonte 2023, la più grande manifestazione dedicata ai vini dell’Alto Piemonte organizzata dal Consorzio Tutela Nebbioli Alto Piemonte. L’evento si terrà sabato 15, domenica 16 e lunedì 17 aprile 2023 al Castello di Novara, con un programma stilato per far conoscere a tutti i partecipanti le 10 denominazioni dell’areale piemontese compreso tra le province di Biella, Vercelli, Novara e Verbano-Cusio-Ossola.

Oltre 50 le cantine che proporranno le ultime annate ai banchi d’assaggio. Previste anche cinque masterclass (i dettagli saranno forniti prossimamente dal Consorzio), oltre a una mostra fotografica intitolata “I Volti dell’Alto Piemonte”, un’enoteca in cui acquistare i vini preferiti. Spazio anche per alcuni food trucks, per “spezzare” tra un assaggio e l’altro.

I BIGLIETTI DI TASTE ALTO PIEMONTE 2023

Taste Alto Piemonte 2023 aprirà i battenti alle ore 11 di sabato 15 aprile per la stampa e gli operatori di settore. Dalle 15.00 alle 19.00 è prevista l’apertura de banchi di assaggio anche al pubblico. Domenica 16, dalle 10.00 alle 19.00, l’evento sarà aperto a pubblico, stampa e operatori di settore. Lunedì 17 aprile porte aperte sin dalle 9.30, fino alle 17 (ancora una volta per pubblico, stampa e operatori di settore).

Il biglietto di ingresso a Taste Alto Piemonte 2023 è fissato a 20,00 euro per il pubblico, con riduzione a 15 euro per soci Ais, Fisar, Fis, Onav, Aspi e Slow Food. Ingresso gratuito ai banchi d’assaggio per stampa ed operatori di settore, a cui sarà richiesto di esibire il biglietto da visita. Il costo delle masterclass è fissato a 20,00 euro. Ingresso gratuito all’evento per chi decide di acquistare almeno due masterclass. I biglietti saranno acquistabili sul sito web ufficiale di Taste Alto Piemonte, nella sezione shop.

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Gróf Degenfeld, 25 anni a Tokaji: un quarto di secolo in cui è cambiato tutto

I voli da Stoccarda a Budapest, di venerdì pomeriggio, con i figli piccoli. Le auto prese a noleggio all’aeroporto. I viaggi verso Tokaj che duravano 4 ore, su strade gruviera, piene di buche. Gli slalom, al volante, tra le nuvole di gasolio dei tir targati Ucraina. Come scordare, poi, quel bagno della pensione, in centro al villaggio. Ci si doveva inchinare per fare la doccia, perché il tetto era troppo basso. Thomas Lindner e consorte, la contessa Marie Degenfeld, ricordano ogni singolo dettaglio dei loro primi passi nella regione vinicola di Tokaji, dove oggi la tenuta Gróf Degenfeld compie 25 anni (1996-2021).

Era il 1994 quando il conte Sándor Degenfeld decise di tornare là dove gli era stato sottratto tutto, durante la Seconda Guerra mondiale. Una scelta condivisa con la figlia e il genero, desiderosi di tenere viva la memoria di uno dei padri fondatori della della viticoltura a Tokaj: il Conte Imre Degenfeld, le cui tracce affondano nell’800.

I viaggi dalla Germania – paese in cui la famiglia era emigrata – in un’Ungheria che stava riprendendo in mano le proprie sorti dopo la fine dell’epoca comunista, servivano a questo. «Dopo un discreto girovagare – ricorda Thomas Lindner – ci fu proposta una tenuta a Tarcal. Erano le 11 di un mattino ventoso, umido e freddo. Ma per noi fu amore a prima vista».

PAROLA D’ORDINE ENOTURISMO

Il castello che oggi ospita l’Hotel 4 stelle con ristorante gourmet targato Gróf Degenfeld, operativo dal 2003, è solo uno dei grandi rinnovamenti apportati all’area dall’architetto Ferenc Salamin, ingaggiato dai conti. La struttura, risalente al 1873, ospitava un istituto voluto dal Re, per supportare l’industria del vino ungherese dopo l’epidemia di fillossera. Divenuta proprietà statale, fu lasciata in stato di abbandono.

La stessa sorte toccò ai vigneti circostanti, recuperati e reimpiantati tra il 1999 e il 2010, grazie al prezioso contributo dell’agronomo István Varkoly. Nel 1996 il momento più atteso: l’inaugurazione della moderna cantina, scopo primario del ritorno di fiamma in Ungheria, situata alle spalle del castello-hotel.

A finanziare il progetto, oltre all’eredità nobiliare, anche l’attività imprenditoriale di Thomas Lindner, presidente del consiglio di sorveglianza di Groz-Beckert, azienda tedesca del settore manifatturiero. Oggi la tenuta Gróf Degenfeld, diretta da Máté Tóth, può contare su 35 ettari vitati, situati tra Tarcal e Mád, pregiate sottozone della regione vinicola di Tokaji.

LE NOVITÀ TRA VINI BIOLOGICI, HOTEL E BENESSERE

Dal 2009 la scelta di dare un’impronta biologica all’azienda, con la certificazione ufficiale arrivata da Biokontroll Hungária nel 2017. Altro anno importante è il 2015, quando viene rinnovata la cappella Terézia, che domina la collina sopra la tenuta. Un luogo divenuto iconico per le foto di matrimoni, cresime, fidanzamenti e anniversari.

Venticinque anni, dunque, in cui la famiglia Degenfeld ha cambiato la propria vita e influenzato vini ed enoturismo a Tokaj. All’orizzonte, altri progetti all’insegna soprattutto della viticoltura green. La linea di vini biologici, che conta anche uno spumante Metodo classico Tokaji Extra Brut, sarà allaragat con altri vini secchi curati dall’enologo Balázs Sulyok.

In cantina riposano anche i primi, pregiati Aszú e Szamorodni bio. Ma la punta di diamante sarà l’Essencia 2017, il secondo prodotto da Gróf Degenfeld dopo l’annata 1999. Tra le novità in programma, anche l’espansione dell’area benessere e Spa del castello-Hotel di Tarcal, con l’allestimento di un’area jacuzzi per il periodo invernale.

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Prima dell’Alta Langa 2019: migliori assaggi di una Docg che sa dove andare


GRINZANE CAVOUR –
 Una Denominazione relativamente giovane, che sa perfettamente dove andare. Questa l’impressione che regala l’Alta Langa, Doc dal 2002 e Docg dal 2011, alla Prima dell’Alta Langa 2019 in corso al Castello di Grinzane Cavour (CN) fino alle ore 19.

Al banco di assaggio 23 produttori (5 in più dello scorso anno) con 50 etichette di spumante Metodo Classico base Pinot Nero e Chardonnay, nelle tipologie bianco, rosato, riserva e grandi formati. Qualità media più che buona, ma a colpire è un altro aspetto.

I “big” dell’Alta Langa, tra cui figurano aziende orientate al mercato di massa come Gancia e Tosti (rispettivamente 28 e 32 milioni di bottiglie complessive) risultano orientate alla qualità assoluta, al pari dei “piccoli produttori”.

E tra questi ultimi sono diverse le aziende che si sono affacciate per la prima volta sull’Alta Langa, con risultati stupefacenti. Grandi e piccoli, dunque, nella stessa direzione: un elemento raro da riscontrare nell’Italia del vino.

Ad oggi il Consorzio riunisce 105 produttori, per 280 ettari complessivi di vigneto, cresciuti in maniera regolare negli anni, a partire dai 40 ettari originari (Banfi, Giulio Cocchi, Enrico Serafino, Fontanafredda, Gancia e Tosti i fondatori).

Chiara la strada, da queste parti. Ma chiaro anche l’obiettivo da centrare nel futuro. Fra tre anni gli ettari complessivi saranno 350 e le bottiglie potenziali 3 milioni. “Venderle tutte è l’obiettivo che ci siamo prefissi”, commenta con un pizzico di orgoglio il presidente del Consorzio, Giulio Bava, al secondo mandato consecutivo.

Numeri che chiariscono bene il ruolo dell’Alta Langa nel panorama delle Denominazioni spumantistiche italiane. Ovvero quello di “nicchia”, con l’1,5 milioni di bottiglie attuali, a fronte degli oltre 17 milioni della Franciacorta e dei 10 milioni del Trento Doc.

Più vicino, geograficamente e numericamente, l’Oltrepò pavese (circa 1,5 milioni di bottiglie), territorio che però soffre dell’annoso “M.S.S.”: il “Morbo di Se Stesso”, malattia rara e, forse, davvero incurabile.

L’Alta Langa è un gioiellino – evidenzia il presidente del Consorzio Giulio Bava – oltre a costituire un pezzo di storia del Piemonte. I grandi utilizzano questa Denominazione come tale. E le piccole aziende costituiscono il vero fiore all’occhiello della Denominazione”.

“Non sta a me dirlo – continua il presidente – ma in Alta Langa è tutto buono e tutto di qualità. Un aspetto che è nel Dna stesso della Denominazione. Alta Langa è un Metodo Classico solo millesimato, con un minimo di 30 mesi di affinamento in bottiglia”.

“Se non avesse qualità e non fosse buono, questo vino, dopo 3 anni, non avrebbe spazio sul mercato. La chiarezza su quello che vogliamo essere è una delle chiavi del nostro successo: il nostro è uno spumante riconoscibile per rigore e per classe”, conclude il presidente del Consorzio.

I MIGLIORI ASSAGGI ALLA PRIMA DELL’ALTA LANGA 2019

Alta Langa Docg Brut 2014, Azienda Agricola Matteo Giribaldi: 91/100
Prima volta con l’Alta Langa per l’azienda. E il ciak dice chiaramente: “Buonissima la prima”. Strepitoso, tra l’altro, il rapporto qualità prezzo.

Trentasei mesi sui lieviti, 60% Pinot Nero, 40% Chardonnay, sboccatura 2019 e dosaggio attorno ai 6-7 grammi litro.

Colore giallo paglierino carico, dal quale si libera un naso balsamico, di mentuccia e macchia mediterranea. Non manca il frutto, a polpa gialla. Lo squillo dello Chardonnay, prima che il muscolo del Noir torni a fare il prepotente, pur sempre in cravatta. Lunga persistenza, calcarea e salina.

Alta Langa Docg Pas Dosé 2015 “Psea”, Pecchenino: 90/100
Sboccatura recentissima (03/2019) eppure questo spumante è già in grado di mostrarsi per quello che sarà: basta guardare oltre alla gioventù, immaginandolo adulto, formato, fatto e finito. Bellissima espressione di Chardonnay (70%) e Pinot Nero (30%) per questa azienda alla seconda “prova” con l’Alta Langa.

Note di agrumi, pietra bagnata e fumè impreziositi da un legno (9 mesi di barrique usate) utilizzato magistralmente. Ottima anche la Magnum, millesimata 2014 (sboccatura ottobre 2018) dai toni freschi e sapidi, quasi “alpini”.

Alta Langa Docg Rosé 2014 “Tenuta il Cascinone”, Araldica: 90/100
Pinot Nero in purezza, così come tutti gli Alta Langa di Araldica. Sboccatura avvenuta a fine 2018. Un rosé croccante e consistente, che gioca col palato a stringere e ad allargare le papille gustative, tra richiami di buccia d’arancia e di miele. Divertente e serio allo stesso tempo. Certamente gastronomico.

Alta Langa Docg Pas Dosé 2012, Giulio Cocchi: 89/100
Settantadue mesi sui lieviti per questo Metodo classico 100% Pinot Nero (biotipo Champagne) che è l’emblema dell’equilibrio tra verticalità salina e polpa del frutto rara da trovare in un non dosato. Un fifty-fifty garantito anche da una “bollicina” che in bocca si fa sentire in termini di grana, ma senza disturbare: contribuisce, anzi, a fare da bilancia tra il nerbo delle durezze e il “grasso” del frutto.

Alta Langa Docg Extra Brut 2015, Roberto Garbarino: 88/100
Seconda volta con l’Alta Langa per l’azienda. Trenta mesi sui lieviti e sboccatura effettuata il 2 novembre 2018 per questa cuvée composta al 60% da Chardonnay e per il 40% da Pinot Noir. Strepitoso rapporto qualità prezzo.

I vigneti a 480 metri d’altitudine sono vocatissimi e il calice parla chiaro. Un Alta Langa di gran personalità, capace come pochi (li abbiamo assaggiati tutti) di condensare bevibilità, verticalità, sale e frutto. Accenni di macchia mediterranea al naso, che in bocca si fanno balsamici, ricordando la mentuccia. Chiusura su un salino leggero.

Alta Langa Docg Riserva 2012 “Zero”, Enrico Serafino: 88/100
Ottimo il “base” di Serafino, noto per il suo ottimo rapporto qualità prezzo. Ma il prodotto icona, da quel punto di vista, è il Pas Dosè. Buona verticalità con lo Chardonnay (15% della cuvée) nel ruolo del comprimario audace.

Agrumi e fiori di campo al naso. In bocca scheletro e muscoli, ma anche una certa capacità di riempire il palato, sfoderando un ottimo equilibrio col frutto rosso, tendente al croccante.

Alta Langa Docg Blanc de Blancs Pas Dosé 2014 “For England”, Contratto: 88/100
Chardonnay in purezza, dunque, di cui il 30% affina in legno. Naso di grande intensità e pienezza, con impronta dei terziari che contribuisce a generare complessità, al posto di appesantire. Lo stesso avviene al palato, dominato dal frutto impreziosito da una nota di pietra bagnata e fumè.

Chiusura salina, quasi salmastra, lunga e scalare, in cui fa capolino, oltre alle note di tostatura già avvertite al naso, anche uno zafferano preciso. Vino complesso, gastronomico, che non stanca mai la beva.

Alta Langa Docg Extra Brut 2015, Ettore Germano: 87/100
I vini di Ettore Germano hanno uno stile preciso, un’eleganza giocata su un filo sottile. Una consistenza e un corpo mai gridato, mai ostentato, mai aggressivo. Eppure mai taciturno, timido o sommesso. Vini a metà tra l’essere grandi e urlarlo al mondo intero. E l’essere grandi senza saperlo.

Vini come questo Alta Langa (80% Pinot Nero, 20% Chardonnay), 30 mesi sui lieviti, sboccatura novembre 2018. Eleganza e verticalità che con un po’ più di struttura a sostegno sarebbero da sballo vero.

Alta Langa Docg Extra Brut Riserva 2011, Coppo: 86/100
Vino che si ama o si odia, per la netta intromissione del legno, in cui il vino base fermenta. Oggettivamente, però, un Alta Langa riconoscibile tra tutti quelli della Denominazione per lo stile improntato sull’assoluta gastronomicità.

La cuvée è composta per l’80% da Chardonnay e per il 20% da Pinot Nero, 60 mesi sui lieviti e dosaggio a 3 grammi litro. Lo Chardonnay, assieme al legno, ammorbidisce il muscolo del Pinot Nero, comunque ben in evidenza.

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Il Nebbiolo dell’Alto Piemonte conquista i mercati. Grande banco d’assaggio a Novara


NOVARA –
E’ (quasi) tutto pronto al Castello di Novara per Taste Alto Piemonte 2019. Tre giorni di degustazione – da sabato 30 marzo a lunedì 1 aprile – che avranno come protagonista assoluto il Nebbiolo prodotto nelle province di Novara (Ghemme, Colline Novaresi, Boca, Fara, Sizzano), Verbano Cusio Ossola (Valli Ossolane), Vercelli e Biella (Gattinara, Coste della Sesia, Bramaterra, Lessona).

Tutto tranne che la serie B del grande vitigno piemontese. Le 10 Denominazioni, assieme, raggiungono 500 ettari vitati complessivi rivendicati. Anche in quest’area, così come nelle Langhe, è massima l’attenzione al contenimento delle rese. I dati più aggiornati parlano di circa 50 quintali per ettaro nel 2016, scesi a 45 nel 2017.

Un territorio che sta vivendo un momento magico per l’export. “Abbiamo molte realtà che esportano per più del 50% – commenta Lorella Zoppis, presidente del Consorzio di Tutela Nebbioli Alto Piemonte (nella foto) – per arrivare anche al 70-80%.  Oltre a operare in mercati storici quali Usa, Nord Europa, Canada, Germania, Svizzera e Inghilterra, molte aziende sono presenti in Belgio, Olanda, Francia, Russia e Asia”.

Buone anche le performance in Italia, dove i Nebbioli dell’Alto Piemonte stanno cercando di imporsi assieme a quelli delle Langhe e della Valtellina. “Credo di poter affermare che il futuro sia roseo su tutti i fronti – continua Zoppis – anche perché la qualità delle produzioni cresce in modo costante. Quasi tutte le aziende hanno un incremento annuale delle richieste, provenienti da mercati diversi, compreso quello locale”.

“Molti giovani si stano riavvicinando alla viticoltura ed avviano nuove produzioni – aggiunge la presidente del Consorzio di Tutela Nebbioli Alto Piemonte – e sta crescendo in modo esponenziale anche la richiesta enoturistica. Certo non siamo ancora minimamente paragonabili al movimento enoturistico presente in altre aree, ma raffrontando la situazione attuale con quella di pochi anni fa, direi che abbiamo fatto passi da gigante”.

FOCUS SULLA PRODUZIONE

La Denominazione di maggior peso dell’Alto Piemonte sono le Colline Novaresi (201,61 ettari) che nel 2017 hanno registrato una produzione di 819026,40 Kg di uva (670021 litri imbottigliati). Segue Gattinara con 89,86 ettari, (390176,90 Kg di uva per 378954 litri imbottigliati).

Terzo posto per le Coste della Sesia: 50,29 ettari, 109444,30 Kg di uva prodotti e 155016 litri imbottigliati. Ghemme ha una superficie rivendicata a Doc di 49,79 ettari: sempre nel 2017 sono stati prodotti 175058,00 Kg di uva e imbottigliati 128620 litri.

Al quinto posto, sempre in ordine di dimensioni, si piazza Bramaterra con 24,81 ettari, 46370,00 Kg di uva, 32160 litri imbottigliati. Sesto e settimo posto per Lessona e Boca: 16,74 ettari, 41760,00 Kg di uva, 19443 litri imbottigliati nella prima; 16,07 ettari, 50331,00 Kg di uva e 20213 litri imbottigliati nella seconda.

A seguire i tre areali più di nicchia per l’Alto Piemonte. Le Valli Ossolane (8,31 ettari, 33897,90 Kg di uva, 20000 litri imbottigliati), Fara (7,37 ettari, 36701,70 Kg di uva, 16822 litri imbottigliati) e Sizzano (6,47 ettari, 9427,50 Kg di uva, 4317 litri imbottigliati).

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Approfondimenti

Roero Days 2018 al Castello di Guarene

GUARENE – Per l’edizione 2018, Roero Days punta su una location d’eccezione: il Castello di Guarene, in provincia di Cuneo. Ma non solo.

Per l’occasione, il Castello ospiterà infatti ben 75 produttori della Denominazione di origine controllata e garantita Roero.

Laboratori di degustazione, banchi d’assaggio e momenti di approfondimento e dibattito completano il programma. Appuntamento per domenica 8 e lunedì 9 aprile, dalle 10 alle 19.

IL PROGRAMMA
La manifestazione del 2018 mette al centro il rapporto tra vini e territorio e si arricchisce quindi di una ricca serie di eventi collegati: il Roero Tour sarà effettuato gratuitamente nella giornata di domenica 8 a bordo dell’Autobus Roero Docg, che collegherà Montà, Canale e Monteu Roero con la sede del Castello di Guarene.

Inoltre, a Montà, a partire da sabato 7 mattina alle ore 10, si terrà una grande mostra di libri, in parte anche acquistabili, sui diversi aspetti turistici, storici e culturali del Roero.

Consigliata anche la visita al Castello di Monteu Roero, che ospita l’avvincente mostra fotografica frutto di 35 anni di scatti di Carlo Avataneo. Da non perdere, tra le proposte culturali, la presentazione del volume “Davide Palluda”, chef stellato del Ristorante All’Enoteca di Canale, realizzato da Luciano Bertello per Sorì Edizioni.

È possibile accreditarsi sul sito: http://www.consorziodelroero.it/acquista-roero-days-2018/. L’ingresso è gratuito per i professionisti del settore (10 euro per i privati). E’ consigliato l’accredito sul sito per evitare code all’ingresso.

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Radici del Sud 2018: i vini del Meridione sugli scudi a giugno

BARI – Torna dal 5 all’11 giugno Radici del Sud, il multi evento dedicato ai prodotti da vitigno autoctono e agli oli extravergini del mezzogiorno d’Italia.

Sette giorni in cui i produttori di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia presenteranno i loro vini agli importatori, provenienti da Cina, Olanda, Regno Unito, USA, Canada, Danimarca, Polonia, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Austria e Belgio. Alla stampa italiana ed internazionale e al consumatore finale in una serie di appuntamenti: inconti BtoB, wine tour, concorsi e degustazioni.

Un evento che vinialsuper racconterà ai suoi lettori in presa diretta, sul posto. Come già fatto lo scorso anno, in occasione dell’edizione 2017 del premio.

IL PROGRAMMA
Radici Del Sud si sviluppa nell’arco di più giornate: il 6 e 7 giugno saranno i giorni dedicati alle sessioni del concorso fra tutti i vini del Sud suddivisi per vitigno.

Il 9 e 10 giugno ci saranno gli incontri BtoB fra i buyer ed esperti esteri con i produttori vitivinicoli e olivicoli, mentre lunedì 11 ci sarà il banco d’assaggio aperto al pubblico e la grande festa dove verranno celebrate e premiate le migliori eccellenze vitivinicole e gli oli del meridione.

NON SOLO VINO
Dalle ore 11.00 alle ore 21.00 di lunedì 11 giugno al Castello di Sannicandro di Bari resterà aperto il Salone dei vini e degli oli del Sud. I visitatori potranno conoscere le diverse produzioni delle Cantine e degli oleifici partecipanti.

Ai banchi d’assaggio avranno l’opportunità di parlare direttamente con i produttori, conoscere meglio le caratteristiche e le qualità delle etichette in degustazione e di acquistare direttamente i prodotti presentati.

Alle 19.00 ci sarà un convegno, seguito dall’annuncio dei vini vincitori della XIII edizione di Radici del Sud. Seguirà alle 21.00 la Cena di gala, nel cortile del Castello, realizzata da rinomati chef del Sud Italia.
Per info e iscrizioni aziende: http://bit.ly/2B3QVg4, info@radicidelsud.it


RADICI DEL SUD 2018
Salone dei vini e degli oli del Sud in breve – apertura al pubblico:
Dove: Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA)
Quando: 11 giugno 2018
Orario di apertura al pubblico: dalle 11.00 alle 21.00
Ingresso: kit di degustazione 15 euro (comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione)
Parcheggio: disponibile
I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni

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Vini al supermercato

Castel del Monte Rosso Riserva Docg “Il Falcone” 2011, Rivera

(4 / 5) Castel del Monte è un’icona del turismo meridionale. Federico II di Svevia andava a caccia con il falcone nei terreni circostanti il suo celebre maniero ottagonale. In queste stesse terre produce i propri vini la cantina Rivera, di proprietà della famiglia De Corato da tre generazioni.

LA DEGUSTAZIONE
Il Falcone, blend “antico” di uve rosse autoctone, è da più di 40 anni il vino simbolo dell’azienda di Andria. Nel calice si presenta rosso granato compatto. All’olfatto sprigiona tutta la sua signorilità, catturando il naso con profumi di frutti rossi maturi, cuoio, datteri, cioccolato fondente, giustificati dalla permanenza per 14 mesi del 50% del prodotto in rovere francese ed il restante 50% in botti da 30 ettolitri.

Per chi li sa ricercare regala anche lievi profumi mentolati. In bocca presenta un tannino elegante e vellutato perfettamente integrato. È un vino secco, con 6 anni di vita, ma che presenta tutte le caratteristiche per potersi ancora evolvere nel tempo. Si consiglia di accompagnarlo a carne di selvaggina, formaggi stagionati, grigliata di carne rossa.

LA VINIFICAZIONE
Il Castel del Monte Rosso Riserva Docg “Il Falcone” 2011 dell’Azienda vinicola Rivera è ottenuto dalla vinificazione di Nero di Troia (70%) e Montepulciano (30%). Le uve vengono vendemmiate tra la terza e la quarta
settimana di ottobre. La macerazione dura 15 giorni in vinificatori di acciaio con delestage e frequenti rimontaggi allo scopo di ottenere una migliore estrazione di sostanze aromatiche e coloranti e al tempo stesso
ammorbidire il tannino.

Il Falcone matura per 14 mesi in legno: metà in barrique di rovere francese di primo, secondo e terzo passaggio e metà in botti di rovere francese da 30 ettolitri. Un ulteriore affinamento di almeno un anno in bottiglia completa la sua maturazione, prima della commercializzazione.

Il Castel del Monte Docg di Rivera viene prodotto nel territorio del Comune di Andria, nella zona dell’omonima Denominazione di origine controllata e garantita. I vecchi vigneti affondano le radici in terreni tufacei profondi, a un’altitudine di 200 metri sul livello del mare.

Il metodo di allevamento è quello del cordone speronato con una densità di 4.800 viti per ettaro. Le rese sono
mantenute entro i 90-100 quintali di uva per ettaro.

LA CANTINA
Rivera è un marchio molto noto già negli anni Cinquanta e Sessanta. Il nonno di Sebastiano De Corato (erede in carica) iniziò l’avventura piantando uve tipiche della zona di Castel del Monte. Per primo il Bombino Nero, oggi Docg, con cui si producevano rosati meno “carichi” dei salentini.

Il successo commerciale arrivò abbastanza presto. Nel 1971, in omaggio a Federico II di Svevia, la cantina scelse il nome “Il Falcone” per il suo vino simbolo. È ancora oggi il portabandiera dell’azienda, che mantiene invariate le proporzioni del blend di Uva di Troia e Montepulciano.

Il Falcone è uno dei grandi vini del Sud Italia presenti sugli scaffali dei supermercati, grazie a un microclima particolare: la Murgia alle spalle e l’Adriatico immediatamente di fronte. I venti freddi dai Balcani e quelli caldi mediterranei che si alternano garantiscono un’ottimale maturazione delle uve, dando al vino eleganza e complessità.

Prezzo: 21,50 euro
Acquistato presso: Auchan

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Vini al supermercato

Pomino bianco Doc 2016 Castello Pomino, Frescobaldi

(5 / 5) Preziosa etichetta quella che la catena di supermercati Il Gigante ha “in carta” ormai da diversi anni. Parliamo del Pomino Bianco Doc Frescobaldi, da qualche mese reperibile anche nelle “enoteche” dei punti vendita Esselunga più “attrezzati”.

LA DEGUSTAZIONE
Di un giallo paglierino carico con vaghi (ma accesi) riflessi verdolini, Pomino è uno di quei vini che invogliano la beva, già dal colore. Al naso sentori di frutta esotica (banana e papaya su tutti), ma anche di mela cotogna e agrumi come il cedro.

Conferiscono freschezza i richiami ai fiori di gelsomino e biancospino. Non manca una vena più “austera”, che ricorda la nocciola. Profumi che si rincorrono nel calice. Un’analisi olfattiva da promuovere a pieni voti per la finezza che è capace di esprimere.

Al palato, il Pomino Bianco Doc Frescobaldi conferma le attese e rincara la dose con la consueta eleganza. Sapidità e acidità molto ben bilanciate: una “salinità” che sboccia subito, in ingresso, per lasciare poi spazio a un sottofondo fruttato finissimo, esotico.

Il fin di bocca, leggermente amarognolo, completa una beva raffinatissima. Perfetto come aperitivo d’eccezione, questo vino bianco della cantina toscana Frescobaldi si abbina a piatti a base di verdure e pesce, non troppo elaborati.

LA VINIFICAZIONE
Il Pomino Bianco Doc Castello di Pomino Frescobaldi è prodotto in una delle zone della Toscane più vocate alla coltivazione delle varietà di uva a bacca bianca. Si ottiene dal blend di Chardonnay e Pinot Bianco, completato da altre varietà complementari.

I vigneti si trovano a un’altitudine di 700 metri sul livello del mare. La tecnica di vinificazione è particolare. La fermentazione di gran parte del mosto avviene in serbatoi di acciaio inox. Un’altra porzione fermenta invece in barrique, dove si svolge anche la malolattica, ovvero la trasformazione dell’acido malico in acido lattico, utile a conferire tinte più “morbide” al nettare.

Anche l’affinamento avviene in acciaio, per una durata complessiva di quattro mesi. Prima di essere messo in commercio, il vino affina in bottiglia per un altro mese.

Il Pomino Bianco Doc di Frescobaldi prende il nome dal Castello di Pomino. Una splendida tenuta della famiglia dei Marchesi de’ Frescobaldi, nel cuore della campagna fiorentina. Vigneti che si arrampicano fino a un’altitudine di 700 metri sul livello del mare, strappati a un bosco di sequoie, abeti e castagni.

Prezzo: 8,49 euro
Acquistato presso: Il Gigante / Esselunga

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Radici del Sud 2017: i migliori vini degustati

Riflettori accesi sul vino del Meridione d’Italia a Radici del Sud. Alla XII edizione del Salone dei vini e degli oli meridionali, in scena il 4 e 5 giugno al Castello di Sannicandro di Bari, in passerella la viticoltura delle regioni Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia.

Un livello medio alto quello riscontrato ai banchi di degustazione, allestiti dall’associazione ProPapilla, capitanata da Nicola Campanile, in tre sale dello splendido maniero Normanno-Svevo.

Novantaquattro aziende rappresentate, capaci presentare in concorso 350 vini, settanta dei quali approdati alle finalissime di fine mese. Questi, invece, i migliori vini degustati a Radici del Sud dalla redazione di vinialsuper

SPUMANTI
1)
Un assortimento completo, profondo, pregiato, fa di Colli della Murgia – realtà da 200 mila bottiglie l’anno certificata biologica con base a Gravina in Puglia (BA) – la cantina più interessante dell’intera costellazione di Radici del Sud 2017. Sbaraglia a mani basse la concorrenza nella sezione spumanti, con lo statuario Metodo Classico Brut 2012 “Amore Protetto”.

“Si tratta dell’evoluzione della scommessa della nostra azienda – spiega Saverio Pepe – dai risvolti ‘sociali’: produrre una bollicina che contrastasse il proliferare del Prosecco, ormai divenuto anche in Puglia sinonimo di ‘bollicina’. Siamo partiti così da uno Charmat, per poi evolverci nella direzione di questo Metodo Classico, a completamento del nostro percorso”.

Una manovra più che riuscita, con la marcia della qualità ingranata. “Amore Protetto” è una chicca da conservare per le migliori occasioni. Prodotto con uve Fiano Minutolo raccolte a mano e pressate direttamente, svela nel calice un perlage finissimo, in un tripudio giallo paglierino brillante, con riflessi verdolini.

Naso marcato di miele millefiori, con richiami a metà tra l’agrumato, l’esotico e la frutta candita, in un quadro di grande finezza che si ritrova anche al palato. Qui, a sorprendere, è la freschezza quasi balsamica della beva, unita a una buona sapidità. Ciliegina sulla torta? Una persistenza pressoché infinita.

VINI BIANCHI
1) Il Basilicata Bianco Igt 2016 “Accamilla” di Camerlengo è l’unico vino bianco dell’azienda agricola di Antonio Cascarano a Rapolla, in provincia di Potenza. Un mix di tre uve a bacca bianca trattate in vinificazione alla stregua dei rossi, alla maniera degli “Orange wine”.

L’apporto predominante (60%) è quello della Malvasia, raccolta in vigna una volta raggiunta una leggera surmaturazione. Completano il blend un antico clone di Fiano, il Santa Sofia, e il Cinguli, altro clone di Trebbiano Toscano. Tini di castagno per la macerazione, con le prime ore di follature che interessano anche i raspi delle tre uve.

Che dire? Il Castello di Sannicandro di Bari sembra sparire tra i profumi di questo calice che porta idealmente al Collio friulano e alla Slovenia. Un apporto, dunque, di tipo aromatico e tannico ben costruito, per un vino messo in bottiglia da circa cinque mesi. Non manca, anzi è ben marcata, la firma del terroir vulcanico in cui opera la cantina Camerlengo. Un sorso di eccezionale rarità.

2) Secondo gradino del podio per il Fiano di Avellino Docg 2014 “Numero Primo” di VentitréFilari, preziosa realtà di “artigiani del vino” di Montefredane, in provincia di Avellino. “Ventitré come l’anno 1923 – spiega Rosa Puorro – in cui nonno Alfonso nasceva. E ventitré come il numero di filari del nostro vigneto”. Un marketing efficace, che regge.

Anche (e soprattutto) in un calice che mostra un’evoluzione sostanziale rispetto al primo vino proposto: la stessa etichetta di Fiano, vendemmia 2015 (appena messa in commercio, ma con altrettante potenzialità d’affinamento). Il giallo dorato di cui si tinge il vetro è un inno al buon bere in Campania.

L’equilibrio tra acidità e sapidità fa il resto, in un contesto tutto sommato rotondo, morbido. Il segreto di questo Fiano? Nove mesi sulle fecce, che ne fanno un vero e proprio concentrato dell’essenza del grande vitigno irpino.

3) Sul bigliettino da visita di Mario Notaroberto c’è scritto in chiare lettere: “Contadino”. Un marchio di fabbrica genuino, che si ritrova anche nel Fiano Cilento Dop Valmezzana 2015 della sua cantina, Albamarina. Siamo in località Badia nel Comune di Centola, una sessantina di chilometri a Sud di Agropoli, in provincia di Salerno. Un progetto “contadino”, quello di Mario Notaroberto, che mira al rilancio del Cilento nel nome di un’enogastronomia fondata sul valore della “terra”.

E di “terra” ne troviamo tanta nel suo Fiano. Due le annate in degustazione, con la 2015 che – rispetto alla 2016 – evidenzia un’evoluzione già netta, tutt’altro che completa. Note floreali e fruttate si mescolano a richiami erbacei decisi, naturali. Sembra d’essere in piena campagna quando al naso giungono richiami d’idrocarburo, spiazzanti. In bocca gran calore e pienezza: l’acidità rinfrescante ben si calibra con una mineralità degna di nota. Un vino da aspettare, il Fiano Cilento Dop Valmezzana di Albamarina, come dimostrerebbe – secondo Notaroberto – il vendemmia 2012, “ancora in progressione in bottiglia”.

VINI ROSSI
1) E’ di Elda Cantine il miglior rosso di Radici del Sud 2017: si tratta del Nero di Troia Puglia Igp 2014 “Ettore”. Lo premiamo per la grande rappresentatività del vitigno che sa offrire nel calice e per l’utilizzo moderato di un legno che, in altri assaggi, ha distolto l’attenzione dalla vera potenzialità del Nero di Troia: il binomio tra frutta e spezia.

Giova a Elda Cantine la scommessa pressoché totale su questo uvaggio, con il claim aziendale “dalle radici al suo profumo” che, in realtà, è la sintesi della scoperta della “vocazione innata” di Marcello Salvatori. Un progetto del 2000 dedicato alla madre Elda.

Siamo sui Monti Dauni, più precisamente a Troia, in provincia di Foggia. Qui Elda Cantine ha recuperato ed alleva uno dei vigneti più alti dell’intera regione Puglia, situato a 400 metri sul livello del mare. Il Nero di Troia Puglia Igp 2014 “Ettore” è vinificato in acciaio, prima di passare in botti di rovere per 12 mesi.

2) Riscomodiamo Antonio Cascarano per il racconto dell’Aglianico del Vulture Doc 2012 Camerlengo, vino simbolo della sua cantina di Rapolla, in Basilicata. Una sintesi perfetta tra potenza ed eleganza: forse tra le più belle espressioni del vitigno attualmente in commercio in Italia. La corrispondenza gusto-olfattiva è pressoché perfetta: naso e bocca assistono a un rincorrersi tra note marasca, ribes, lamponi, prima di una chiusura delicata di vaniglia, che nel retrolfattivo vira su terziari di cacao e tabacco dolce.

Al palato l’impronta del terroir più evidente: una spiccata mineralità che allarga lo spettro dei sentori, chiamando il sorso successivo e accompagnando verso un finale lunghissimo, tra il fruttato e il sapido. Dodici mesi in barrique di primo, secondo e terzo passaggio, più un affinamento di 8 mesi in bottiglia. Nessuna chiarifica e nessuna filtrazione. Da provare.

3) Per la piacevolezza della beva ecco il Syrah Vino Rosso Doc Sicilia 2014 di Fondo Antico, azienda agricola di proprietà della famiglia Polizzotti Scuderi situata in frazione Rilievo, a Trapani. Un vino dall’interessantissimo rapporto qualità prezzo, che dimostra come il Sud del vino possa concedersi anche prodotti non troppo elaborati, “quotidiani”, ma di qualità. Gran bel naso di frutti rossi puliti, con richiami caratteristici di pepe e macchia mediterranea. In bocca una piacevole morbidezza giocata di nuovo sui frutti rossi, unita a una grande freschezza che chiama il sorso successivo.

VINI ROSATI
Altra menzione per Colli della Murgia, tra i vini rosati. E non solo per il coraggio di mettere in bottiglia, in Puglia, un rosè dallo stile provenzale. Profumi intensi, acidità, freschezza. Questi i tratti distintivi del Rosato Igp Puglia 2016 Sellaia, ottenuto al 100% da uve Primitivo. Colore cerasuolo didattico, colpisce al naso per la pulizia delle note di frutta rossa e floreali di rosa. Una finissima delicatezza che ritroviamo anche al palato, in perfetto equilibrio tra durezze e morbidezze. Buona la persistenza. Uno schiaffo alla Puglia dei rosati ruffiani, che stancano al secondo sorso.

IL FUTURO DI RADICI DEL SUD
Già si conoscono le date della prossima edizione di Radici del Sud, che dal 5 all’11 giugno 2018 tornerà ad occupare le sale del Castello Normanno Svevo della cittadina barese. Già confermato l’impianto, con i consueti incontri BtoB dedicati alle aziende, il concorso dei vini e la due giorni dedicata al pubblico.

La vera novità riguarderà il panel di degustazione, che si amplierà anche all’olio con tre diverse giurie: una composta da tecnici olivicoli, una da massaie e l’ultima da studenti delle scuole alberghiere. “Un modo nuovo di avere a disposizione punti di vista diversi su un mondo, quello dell’olio, con un potenziale ancora fortemente inespresso”, commentano gli organizzatori del Salone.

Altra novità riguarda la due giorni dedicata al pubblico. Il Salone si trasformerà in un vero e proprio mercato del vino e dell’olio, durante il quale i visitatori, oltre ad assaggiare, potranno anche comprare i prodotti delle aziende.

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Scarpe, Champagne e Brunello: i francesi di Epi su Biondi Santi

Scarpe, immobili, champagne. E adesso pure il Brunello di Montalcino. La scalata della holding francese Epi al mondo del lusso sembra inarrestabile. Il gruppo familiare indipendente guidato da Christopher Descours (nella foto) sbarca ora in Italia. Più esattamente a Montalcino. Per aggiudicarsi una fetta di maggioranza del Brunello Biondi Santi.

“Un’alleanza strategica”, come la definisce il patron Jacopo Biondi Santi, che avrebbe l’obiettivo di rilanciare a livello internazionale la distribuzione del più noto tra i vini italiani. L’ammontare della transazione è “confidenziale”. “Questa non è un’operazione ostile come Vivendi con Mediaset – commenta ancora il figlio di Franco Biondi Santi, il Gentleman del Brunello scomparso nel 2013 -. Si tratta di un’alleanza per il futuro. Eravamo troppo piccoli e stavamo cercando un partner per investire nella distribuzione e vedere in grande”.

I DETTAGLI
Le voci di un possibile passaggio di mano della Biondi Santi si rincorrevano da tempo. La valutazione iniziale di 55 milioni di euro è lievitata, sino a toccare punte di 120 milioni. Il progetto, ora, prevede la creazione di tre società: una holding, una produttiva e una commerciale. L’operazione, come precisa Jacopo Biondi Santi, dovrebbe andare in porto a fine gennaio 2017. Nuovi scenari si aprono così sul fronte del castello di Montepò.

Il maniero che domina Scansano, attualmente in mano al tribunale di Grosseto, potrebbe clamorosamente tornare di proprietà di Jacopo Biondi Santi. Il 23 novembre è andata deserta l’asta che prevedeva l’acquisizione del maniero per la cifra di 17,2 milioni di euro. La prossima battuta è prevista per il 1° febbraio. Chissà che arrivi un’offerta dal duo Biondi Santi (debitore) – Descours, che così potrebbe riappropriarsi del castello, finito al Monte dei Paschi di Siena.

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Friuli, Cantine Aperte a San Martino: il programma

Degustazioni guidate dai produttori, abbinamenti cibo-vino, laboratori artigianali, pranzi e cene con il vignaiolo, piatti speciali. E’ ricco il programma del grande evento Cantine Aperte a San Martino, programmato per sabato 12 e domenica 13 novembre dal Movimento Turismo del Vino Friuli Venezia Giulia. Oltre alle visite e alle degustazioni, vi aspettano numerosi eventi collaterali organizzati nelle cantine tra cui la degustazione vino novello, su prenotazione, da Principi di Porcia (Porcia), la mostra fotografica “Bassano Chiaro Scuro” di Bassiano Zonta da Ferrin Paolo (Camino al Tagliamento), la degustazione di Ramandolo in abbinamento ai Ramandolini da Dario Coos (Nimis), la visita guidata al castello e alle gallerie Grande Guerra da Castello di Rubbia (San Michele del Carso), la visita al frantoio per vedere la molitura delle olive da Parovel (San Dorligo della Valle) e molto altro ancora per regalarvi una due giorni ricca di esperienze affascinanti.

I DETTAGLI
Nelle due giornate dell’evento le cantine apriranno le loro porte dalle 10 alle 18 (le visite del sabato sono su prenotazione, salvo diversamente indicato; quelle della domenica possono essere libere o su prenotazione). Molte aziende organizzano anche cene e pranzi A Tavola con il vignaiolo, in cui l’enogastronomia viene declinata in menù caratteristici da degustare direttamente nelle cantine, negli agriturismi e nei ristoranti della regione. Inoltre, grazie alla collaborazione con le Strade del Vino e Sapori FVG, potrete arricchire ulteriormente le vostre degustazioni con due interessanti proposte: assaporare il Piatto Cantine Aperte a San Martino, ovvero piatti speciali per gli enoturisti proposti nelle strutture aderenti, e conoscere artigiani di prodotti tipici locali che vi accoglieranno per vivere memorabili visite (Acetaia Midolini a Manzano) e imperdibili laboratori del gusto (La Gubana della Nonna ad Azzida).

Per vivere pienamente tutte le migliori esperienze legate al vino in Friuli Venezia Giulia, in occasione di Cantine Aperte a San Martino potrete entrare a far parte di questo magico mondo e beneficiare di vantaggi esclusivi, ricevere la rinnovata newsletter periodica del Movimento su argomenti relativi alla cultura del mondo del vino e del territorio, conoscere in anteprima le novità e gli eventi da non perdere e molto altro ancora! Vi basterà fornire alcuni dati alla cantina domenica 13 novembre e potrete godere subito un primo assaggio dei vantaggi riservati: uno sconto del 10% sull’acquisto dei vini in degustazione.

DOVE ALLOGGIARE
Cantine Aperte a San Martino segna, inoltre, l’inizio di un’importante collaborazione, rivolta ai turisti da fuori regione, con un partner d’eccezione: Gallerini Hotels. Durante gli eventi organizzati dal Movimento Turismo del Vino FVG, tutti coloro che contatteranno gli hotel del gruppo riceveranno un’interessante proposta a loro dedicata. Dal momento che le strutture ricettive si trovano in diversi territori regionali, sfruttando quest’opportunità, il turista potrà non solo visitare le nostre cantine ma anche conoscere le bellezze artistiche, cultuali e paesaggistiche della nostra regione. I menù “A Tavola con il Vignaiolo”, l’elenco dei Piatti Cantine Aperte a San Martino, le esperienze proposte e tante altre informazioni per vivere al meglio Cantine Aperte a San Martino sono disponibili su www.cantineaperte.info.

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