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“Verdicchiogate”, Fazi Battaglia sul caso Moncaro: «Un danno per tutto il territorio»

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Dal caso Moncaro al Verdicchiogate, in un batter di ciglia. La crisi profonda del colosso marchigiano ha fatto rumore in Italia e all’estero, aprendo più di un interrogativo sullo stato di salute delle cooperative vitivinicole del Bel Paese. Ancor più, i riflettori si sono accesi su uno straordinario vitigno, che stenta ad essere valorizzato a dovere: il Verdicchio dei Castelli di Jesi. A distanza di un mese dal via libera al concordato preventivo da parte del nuovo Cda di Terre Cortesi Moncaro e in seguito alla misura dello stoccaggio della Doc varata dall’Istituto Marchigiano Tutela Vini (Imt), ad alzare la voce sulla crisi del vino simbolo delle Marche è Alberto Lusini, amministratore delegato di Angelini Wines and Estates. Si tratta del gruppo farmaceutico che controlla la storica azienda Fazi Battaglia di Ancona, fondata nel 1949. L’intervista esclusiva rilasciata a winemag.it.

Inquadriamo innanzitutto la portata della crisi di Moncaro, sulla base dei numeri dell’azienda marchigiana del Gruppo Angelini

Fazi Battaglia controlla 120 ettari vitati nella denominazione dei Castelli di Jesi. Altri 800 ettari nelle Marche sono dedicati a seminativo. Fatturiamo attualmente 3,5 milioni di euro nel business del vino. Angelini Wines and Estates è un’unica azienda agricola Iap – Imprenditore agricolo professionale. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi rappresenta oltre l’85% della produzione.

La crisi di Moncaro vi ha colto di sorpresa?

Purtroppo, la crisi di Moncaro non è una sorpresa per chi lavora nella denominazione. Ma è comunque un danno per tutto il territorio. Con Moncaro abbiamo sempre avuto relazioni commerciali, soprattutto come nostro cliente dello sfuso che non dedichiamo al marchio Fazi Battaglia o Tenute San Sisto.

Quali sono le ripercussioni della crisi sullo storico marchio Fazi Battaglia?

La nostra produzione con 120 ettari è praticamente tutta in estate. Pertanto, le ripercussioni maggiori si sentiranno sul prezzo degli sfusi, qualora si innestasse una speculazione. Speriamo non avvenga, dato che la mancanza di acqua nel Verdicchio ha generato un’annata 2024 estremamente scarsa. Il Verdicchio ha bisogno di riposizionamento a scaffale nel segmento Gdo e di certo non di iniziative opportunistiche.

Il danno è già ben evidente o andrà ad acuirsi ulteriormente nel lungo termine? Come state correndo al riparo?

Il Verdicchio ha ottime potenzialità qualitative, buona base produttiva e una storia consolidata. Fazi Battaglia ha appena preso il miglior punteggio a Mundus Vini 2024 – Summer Tasting, con il Titulus Verdicchio. Siamo stati nominati “Cantina dell’anno” delle Marche. Noi ci crediamo, così come ci credono altre cantine famose (tra queste Umani Ronchi e Garofoli) e una serie di piccoli produttori di qualità.

Una buona notizia è sicuramente l’investimento di Veronesi/Signorvino in Villa Bucci. Speriamo in una forte strategia ed investimento del Consorzio e della Regione Marche nella denominazione, come driver turistico internazionale. Da alcuni anni, e con pareri non sempre allineati, il Consorzio sta percorrendo un percorso virtuoso di valorizzazione e semplificazione del disciplinare per trasmettere al consumatore i giusti messaggi.

Ovviamente il suo riferimento è all’Imt, l’Istituto Marchigiano Tutela Vini. Siete concordi con la misura dello stoccaggio del Verdicchio dei Castelli di Jesi?

È una misura a tutela del riallineamento della domanda/offerta e di natura provvisoria, tra l’altro adottata da altri Consorzi quest’anno. Ma riteniamo che l’annata 2024 sia stata naturalmente scarsa e quindi questa misura dovrebbe essere pleonastica.

Così come concepito attualmente, il “sistema Verdicchio” è un sistema “sostenibile” per le aziende?

Il Verdicchio ha bisogno di essere valorizzato per permettere di remunerare tutta la filiera. Vediamo ancora dei prezzi a scaffale troppo bassi che non premiano la qualità del prodotto. Senza un forte riposizionamento, un prezzo svilente non permette al consumatore la giusta valutazione. Non vediamo correlazione attualmente tra prezzo e valore del Verdicchio dei Castelli di Jesi.

Qual è la vostra “ricetta” per il futuro del Verdicchio?

Stiamo cercando soluzioni distributive che ci aiutino a valorizzare il Verdicchio come il bianco dell’Adriatico e uno dei migliori bianchi italiani. Come per altre denominazioni, un’azienda non ha, da sola, la forza per modificare un posizionamento e servirà maggiore condivisione con i produttori e i viticoltori della zona. Il marchio Fazi Battaglia ci permette un prezzo a scaffale storicamente di circa un euro superiore alla concorrenza. Conosciamo i costi di produzione e penso che 75 anni di storia ci permettano di conoscere bene le potenzialità ancora inespresse della varietà.

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Caso Moncaro e Cantine Europa: l’estate calda delle cooperative del vino italiano


È un’estate calda per il vino italiano, e non solo a causa delle alte temperature che stanno caratterizzando la vendemmia 2024. La crisi di due grandi cooperative, Moncaro nelle Marche e Cantine Europa in Sicilia, sta scuotendo il settore con ripercussioni che vanno ben oltre le due regioni. È la punta dell’iceberg di un settore malato, a partire dai suoi giganti cooperativi. E non si tratta di un male di stagione, una banale influenza. Piuttosto di una crisi strutturale. La cura potrebbe richiedere scelte impopolari. A rischio c’è il futuro commerciale e la reputazione internazionale di due vini bianchi italiani noti e apprezzati: Verdicchio dei Castelli di Jesi e Grillo.

LA CRISI DI MONCARO SPIEGATA

La situazione più clamorosa è quella di Terre Cortesi-Moncaro, un colosso fondato nel 1964 a Montecarotto, nel cuore dell’area del Verdicchio dei Castelli di Jesi, di cui produce una bottiglia su quattro. È la più grande cantina delle Marche, con 612 soci conferenti, 1.300 ettari vitati e un totale di 10 milioni di bottiglie prodotte ogni anno, il 40% delle quali esportate all’estero. Un idolo dai piedi di argilla, che ha accumulato circa 25 milioni di euro di debiti con banche e fornitori, inclusi quelli di uve bianche e rosse. Non va meglio per i 58 dipendenti della cantina, rimasti a lungo senza stipendio prima dell’intervento dei sindacati.

Le cause della crisi sarebbero da ricercare nell’aumento dei costi di produzione, dettati dall’elevato costo dell’energia e del vetro, ma anche dalla peronospora, che ha drasticamente ridotto la produzione di uva per la vendemmia 2023, soprattutto nelle regioni del centro Italia come Marche e Abruzzo, dove opera Terre Cortesi-Moncaro (a dire il vero, il governo italiano è intervenuto a sostegno dei produttori con consistenti fondi pubblici). Sotto accusa sono anche alcuni recenti investimenti della cooperativa, come la contestata acquisizione della cantina Villa Medoro, in Abruzzo: un investimento di 8,75 milioni di euro per espandere la produzione al Montepulciano d’Abruzzo.

LE CAUSE DELLA CRISI MONCARO TERRE CORTESI

La situazione è precipitata lo scorso febbraio, con la sfiducia dell’intero consiglio di amministrazione della cooperativa, che ha portato alla rimozione dello storico presidente Doriano Marchetti (dopo 25 anni alla guida) e all’ingresso di Donatella Manetti, ora al comando. Dall’inizio di agosto, Moncaro opera sotto la supervisione del commissario giudiziale Marcello Pollio, nominato dal tribunale proprio per risolvere le controversie tra l’azienda e i suoi creditori che, assicura, “saranno pagati”.

Ed è così che l’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (Imt), per salvaguardare il mercato, ha avviato lo stoccaggio del Verdicchio Castelli di Jesi Doc (resa massima di 140 quintali per ettaro), partendo da 110 quintali, con un “blocco” fino a 30 quintali per ettaro. La misura, valida per ora fino al 30 giugno 2025, è legata a una vendemmia che si prevede con volumi superiori a quella precedente. È un modo per intervenire, in anticipo, sulla situazione di incertezza creata dal crollo di Moncaro, che potrebbe avere ripercussioni drammatiche sul Verdicchio dei Castelli di Jesi e sulle quantità immesse sul mercato.

VERDICCHIO, I TIMORI DELL’ISTITUTO MARCHIGIANO TUTELA VINI

«La crisi di Moncaro e, in secondo luogo, le difficoltà economiche – spiega il presidente dell’Imt, Michele Bernetti – ci hanno costretto a trovare misure di equilibrio per proteggere le nostre aziende da potenziali speculazioni. A rischio non è solo la sostenibilità delle imprese e dei produttori, ma anche il riconoscimento internazionale di un territorio vinicolo di qualità. La priorità del Consorzio resta la difesa del valore, oltre che della qualità, della denominazione. Per riequilibrare il mercato, oggi è più che mai necessario agire con strumenti di governo dell’offerta, strumenti adottati, tra gli altri, da diverse denominazioni a livello internazionale».

LA CRISI DI CANTINE EUROPA

Non va meglio in Sicilia, dove una cooperativa vinicola, Colomba Bianca, ha annunciato il suo intervento per salvare un potenziale concorrente, Cantine Europa di Petrosino (Trapani), un’altra importante cooperativa agricola nella produzione di uve Grillo, per la vendemmia 2024. Una cantina “in grande difficoltà economica” e bisognosa di un nuovo piano industriale, su cui il nuovo consiglio di amministrazione sta già lavorando. La vicenda è molto simile a quella di Moncaro, con la sfiducia del vecchio consiglio di amministrazione avvenuta a giugno e che ha portato all’elezione di un nuovo presidente, Vito Pipitone, dopo l’allontanamento di Nicolò Vinci.

Tra i primi provvedimenti c’è stata la partnership con Colomba Bianca. Gli obiettivi? Completare la vendemmia 2024, mantenendo aperti gli impianti produttivi e valorizzando le uve dei 1.500 soci conferenti, che coprono un’area vitata di 6.000 ettari tra Mazara del Vallo, Marsala e Salemi. Tutto questo in attesa di un accordo con i sindacati per garantire gli stipendi ai 25 dipendenti della storica cantina, fondata nel 1962.

COLOMBA BIANCA TENTA IL SALVATAGGIO DI CANTINE EUROPA

«Siamo stati contattati più volte dal consiglio di amministrazione di Cantine Europa – sottolinea Dino Taschetta, presidente di Colomba Bianca – per esaminare la possibilità di una collaborazione. Hanno visto in noi un potenziale interlocutore per affrontare in modo deciso le tensioni e le criticità che rischiano di far affondare una storica cantina, fortemente legata alle sue tradizioni. Abbiamo deciso di non tirarci indietro, rendendoci disponibili e non sottraendoci all’aiuto necessario». La priorità ora è garantire un anno di lavoro completo a Cantine Europa. Le uve saranno conferite anche allo stabilimento di Colomba Bianca. Il flusso di lavoro tra le due cooperative è lineare. E, assicura il presidente Taschetta, «condotto con la massima trasparenza, anche se per la vendemmia 2024 in Sicilia non si prevedono grandi quantità».

Questo perché, a differenza delle Marche, dove si prevede una vendemmia più abbondante rispetto alla scarsa del 2023, la Sicilia deve fare i conti con una siccità record che sta mettendo a dura prova i viticoltori. Lo confermano le prime stime rilasciate dalla presidente di Assovini Sicilia, Mariangela Cambria. «Apriremo le porte ai soci della cantina di Petrosino – continua Taschetta – siamo solidi e possiamo certamente garantire un buon anticipo liquidando i soci temporanei. Effettueremo anche la vinificazione in quelli di Cantine Europa, così da garantire la continuità lavorativa ai loro dipendenti». Di certo, il fattore determinante sarà la quantità di uva che si potrà ottenere e che permetterà ai due stabilimenti di rimanere operativi. Ancora una volta una pezza, piuttosto che la medicina definitiva per curare un settore vinicolo malato.

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