Dopo l’esordio dello scorso anno, Vinitaly.Usa 2024 si candida a diventare la prima fiera del vino italiano negli Stati Uniti, con la firma di una «cooperazione compatta» tra Veronafiere, Ice-Agenzia e Camera di Commercio Italiana Americana con sede a Chicago. Tra gli obiettivi della manifestazione, in programma il 20 e 21 ottobre, c’è infatti quello di raggiungere gli 11 mila mq di superficie espositiva. Non solo. Si punta anche a «raddoppiare sia il contingente di aziende italiane che quello dei buyer americani rispetto all’edizione 2023» e ad «accrescere il programma di promozione bidirezionale». È quanto anticipa oggi Veronafiere, in una nota che conferma il «piano di sviluppo di Vinitaly».
GLI OBIETTIVI DI VERONAFIERE NEGLI USA CON VINITALY.USA
Da un lato, l’obiettivo di Vinitaly.Usa 2024 a Chicago è la «scalata delle aziende italiane in un’area con ampi margini di crescita». Dall’altro «la profilazione e la selezione di buyer e distributori in vista di Vinitaly 2025 a Verona», in programma dal 6 al 9 aprile (57ª edizione). Un’attività di incoming che all’ultimo Vinitaly, in aprile di quest’anno, ha confermato la pole position degli Stati Uniti nella classifica delle presenze di operatori esteri con 3.700 buyer americani in fiera (+8% sul 2023).
VINITALY.USA 2024 È IN PROGRAMMA A CHICAGO IL 20 E 21 OTTOBRE
In programma, nella due giorni di Chicago, anche masterclass, walk around tasting, seminari e focus di mercato e tre sessioni della Vinitaly international Academy. «Vinitaly.Usa 2024 a Chicago – commenta il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo – costituisce un posizionamento chiave e individua in questa metropoli un ponte strategico tra l’Italia e la prima destinazione per il Made in Italy enologico che, nel 2023, ha totalizzato complessivamente circa 2 miliardi di dollari di import. Tutto questo, senza dimenticare che la piazza di Chicago si presta a intercettare buyer anche dal vicino Canada, con ulteriori possibilità di crescita per le nostre aziende».
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Entrano a Vinitaly mischiandosi tra la folla, acquistando il ticket “operatori”, oppure con i pass di altre aziende. Non hanno uno stand in cui esporre. In compenso introducono a Veronafiere valigie piene dei loro vini. Poi, nelle zone comuni o tra gli stessi padiglioni, trascorrono le giornate a proporre assaggi dei loro vini a buyer e visitatori. Suona più o meno così il Vinitaly dei produttori furbetti: costi ridotti all’osso e obiettivo comunque centrato, approfittando della più importante fiera del settore in Italia, in programma nel 2023 a Verona, dal 2 al 5 aprile.
Una pratica tanto comune da passare ormai quasi inosservata, in alcuni padiglioni. La segnalazione arriva a winemag.it da alcuni produttori, stanchi di pagare la retta di Veronafiere per vedere poi colleghi portare a casa lo stesso risultato. Nell’ombra. Sempre secondo le fonti di winemag.it, i produttori furbetti del Vinitaly agirebbero con la complicità di altri espositori paganti. La notizia non viene confermata da Veronafiere, che si dice all’oscuro del fenomeno.
VERONAFIERE AVVISA: «SALE RISERVATE AGLI ESPOSITORI ISCRITTI»
Alla richiesta di un commento, l’ufficio stampa dell’ente veronese risponde piuttosto piccato: «Apprendiamo con sorpresa della pratica che sarebbe ormai piuttosto comune a Vinitaly, in base alla quale diversi produttori senza stand hanno preso l’abitudine di intrufolarsi tra i padiglioni e nelle aree comuni per far assaggiare i loro vini, portati all’interno della Fiera con valigie e trolley».
«Atteso che non abbiamo avuto mai alcuna evidenza né segnalazione in tal senso, chiediamo alle vostre fonti di rivolgersi direttamente a noi, così da consentirci di conoscere i presunti fatti e porre in essere le dovute verifiche. Per il resto – conclude Veronafiere – non possiamo che ribadire come durante Vinitaly le sale per incontri, degustazioni e/o convegni sono riservate agli espositori regolarmente iscritti, a tutela dei quali sempre agiamo con il massimo impegno».
Da ulteriori approfondimenti di winemag.it, risulta che qualcuno abbia già preso da anni provvedimenti per evitare che i vini di produttori non paganti finiscano per essere degustati tra i padiglioni di Veronafiere. Si tratta di Fivi che, sin dalle edizioni precedenti la pandemia, ha chiesto ai propri associati di non favorire il proliferare di etichette di vignaioli non presenti agli stand. Pena per l’ospitante, la perdita del diritto al banchetto. Furbetto avvisato, furbetto salvato.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Bilancio 2022 negativo per il vino italiano nel circuito retail e Grande distribuzione di Usa, UK e Germania, che da soli valgono circa il 50% delle esportazioni italiane. Nell’ultimo anno si registrano forti erosioni dei volumi venduti negli Stati Uniti d’America per Chianti (-9%), Lambrusco (-13%), Montepulciano d’Abruzzo (-12%) e Rossi piemontesi (escluso Barolo, -10%). Prosegue in scia positiva la corsa del Prosecco, a +4% (+41% sul 2019). Sul versante “vini rossi” cresce del 5% il Brunello di Montalcino.
In Germania situazione complicata per il Primitivo (-8%) e contrazioni volumiche in doppia cifra per Pinot Grigio e Nero d’Avola, oltre a Lambrusco e Prosecco (-14,5%) anche nella sua versione frizzante (-26%). Prosecco giù anche nella storica piazza britannica (-15%), sempre più concentrata su produzioni locali (in particolare sul Metodo classico, gli English Sparkling, oggetto del recente approfondimento di winemag.it con la visita in Inghilterra di 12 cantine). In Uk calano anche gran parte dei vini fermi (-10%), con l’eccezione dei Rosati, che aumentano le vendite del 40%.
GDO E RETAIL, CALI PER IL VINO ITALIANO IN USA, UK E GERMANIA
Nei tre top buyer, sempre secondo i dati elaborati dall’Osservatorio del Vino UIV-Vinitaly su base Nielsen-IQ, lo scorso anno sono stati venduti 4,9 milioni di ettolitri di vino, equivalenti a un calo del 9% rispetto al 2021, per valori in riduzione del 5%, a 4,7 miliardi di euro. Rispetto alle vendite del 2021, manca all’appello l’equivalente di 63 milioni di bottiglie e un controvalore di 253 milioni di euro.
Fra i tre mercati, le performance generali peggiori si registrano in UK (-11% volume e -8% valore), mentre gli Usa smorzano a -2% l’erosione in valore (2,1 miliardi di euro), limitando il minus a volume a -5%. La Germania affianca al -7% valoriale una perdita del 10% volume (1,7 milioni di ettolitri).
Eppure, secondo l’Osservatorio, «il bicchiere è mezzo pieno, se si considera che alla dinamica discendente sul canale della grande distribuzione corrisponde la riapertura del fuori casa, con un mercato della ristorazione dato in crescita consistente». In sintesi, «un ritorno alle normalità del pre-Covid, crisi economica permettendo». In tutti e tre i mercati, per diverse denominazioni si riscontra infatti un ritorno più o meno “soft” ai livelli del 2019, con il Prosecco che gioca una partita a parte, con incrementi in doppia cifra sul periodo.
FRESCOBALDI (UIV): «RITORNO A LIVELLI PRE-COVID SE TIENE IL “FUORI CASA”»
«Queste contrazioni – evidenzia il presidente di Unione italiana vini (Uiv), Lamberto Frescobaldi – ci riportano ai numeri pre-Covid del comparto retail. In un certo senso stiamo tornando a una condizione di normalità, a patto che la domanda del “fuori casa”, ovvero di ristoranti e locali, regga di fronte a una congiuntura difficile».
«Ciò che non è normale – continua Frescobaldi – è invece il surplus di costi, a partire da energia e materie prime secche, che il settore sta scontando e che pesa ancora di più in un contesto di riduzione della domanda in un canale importante come quello della grande distribuzione. Quest’anno sarà fondamentale riuscire a non deprimere l’offerta sul fronte del valore e aprire alle piazze emergenti contando sull’appoggio delle istituzioni, oltre a presidiare i mercati di sbocco».
LITRI (mln)
Spumanti
22’ vs ‘21
Vini fermi
22’ vs ‘21
Totale litri (mln)
22’ vs ‘21
2021
2022
Var. %
2021
2022
Var. %
2021
2022
Var. %
Usa
49,1
48,8
-1%
106,5
98,5
-7%
155,6
147,3
-5%
UK
83,6
73,0
-13%
109,6
99,0
-10%
193,1
172,0
-11%
Germania
14,4
12,3
-15%
169,2
153,5
-9%
183,5
165,8
-10%
Totale
147,0
134,1
-9%
385,3
351,0
-9%
532,3
485,1
-9%
Elaborazioni Osservatorio Uiv-Vinitaly su base Nielsen – Vendite Gdo e retail 2022 vs 2021
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Cosa frulla nella testa di un buyer vinoGdo, in questi mesi di grande agitazione dei mercati, che ha riflessi diretti anche sul vino in vendita al supermercato? Di tutto. Il category manager intervistato da winemag.it per la rubrica Vinialsuper – Vini al Supermercato preferisce rimanere anonimo, senza tuttavia sottrarsi da un’analisi ad ampio spettro della particolare fase storica dello scaffale.
«Come ben sappiamo – spiega – la situazione del mercato del vino nel 2022 è stata piuttosto turbolenta. Un insieme di congiunture negative a livello mondiale ha fatto esplodere tutti i costi, legati in particolare alle componenti secche (tappi , capsule, vetro, trasporti) che servono per imbottigliare il vino e che ha costretto le aziende a chiedere aumenti di listini mai visti prima. Solo una parte di questa inflazione è stata scaricata sul consumatore finale. La rimanente parte è rimasta in pancia agli operatori della Gdo, per cercare di tutelare al meglio il potere di acquisto dei nostri clienti».
Qual è stata, dunque, la risposta dei consumatori? «Abbiamo osservato – risponde il buyer – che l’elasticità della domanda al prezzo è molto più sensibile sui vini di fascia basic. Questo ha portato, allentando leggermente la pressione promozionale, a perdere volumi piuttosto consistenti. Man mano che si sale di prezzo, su vini di posizionamento premium e super premium, fino ad arrivare ai “vini icon”, si assiste al fenomeno contrario. E l’elasticità della domanda al prezzo tende ad azzerarsi».
DALLA “PREMIUMIZZAZIONE” ALLA CRISI
In altre parole, l’aumento dei costi di produzione e, dunque, del prezzo di alcuni vini, ha avuto riflessi più negativi sui vini di fascia prezzo bassa, rispetto a quelli posizionati su fasce intermedie, alte e premium. Categorie, queste ultime, che avevano già beneficiato delle misure anti-pandemia, con il “pubblico” di hotel, ristoranti, enoteche e wine bar (Horeca) che si è riversato in massa tra le corsie dei supermercati, alzando lo scontrino medio di tutte le insegne.
Non dimentichiamoci – sottolinea il category manager Gdo – che durante i due anni di pandemia abbiamo assistito ad un ricerca di gratificazione personale che ha portato ad alzare l’asticella sulla qualità di quello che si degusta nel bicchiere, andando a consolidare il claim del “Drink Less, Drink Better”».
La decantata “premiumizzazione” dello scaffale Gdo sembra dunque aver subito una battuta d’arresto che non va imputata alla scarsa motivazione dei buyer delle insegne. Bensì, ancora una volta, al particolare momento storico e al ridotto potere d’acquisto degli italiani (ma il discorso vale anche in altri Paesi).
«SPUMANTI AL SUPERMERCATO: UN FENOMENO A PARTE»
Fenomeno a parte la categoria spumanti. E a confermarlo, oltre ai maggiori istituti di ricerca del settore, è anche il buyer intervistato da winemag.it per la rubrica Vinialsuper – Vini al Supermercato. «La categoria – sottolinea il manager – è in ottima forma e non conosce crisi tra gli scaffali della Gdo. In particolare il mondo Prosecco, ma anche i Metodo Italiano / Charmat generici, sembrano uscire scalfiti dal periodo, nonostante i riposizionamenti di tante Denominazioni». Tra queste proprio il Prosecco Superiore Conegliano-Valdobbiadene Docg, che ha perso quota in Gdo nell’ultimo anno, guadagnando però terreno sul fronte dell’export.
Come si “muove” e muoverà, allora, lo scaffale dei vini dei supermercati italiani nei prossimi mesi? «A livello di scelte di assortimento – evidenzia il category manager – sarà prioritario presidiare sempre di più le categorie di fascia prezzo medio, medio/alta, introdurre nuove denominazioni a scaffale, anche poco conosciute, data la forte curiosità e la sempre più alta preparazione dei consumatori. E, last but not least, segmentare ulteriormente la categoria Spumanti Metodo Charmat / Metodo classico, che sono il vero traino della categoria VINO negli ultimi anni, grazie soprattutto al consumo sempre più destagionalizzato e non solamente relegato alle ricorrenze».
Non sorprendono, allora, le scelte al solito lungimiranti di cantine come Terre di Sava che, dalla sua Puglia – o, meglio, dal suo Salento – ha lanciato sul mercato una nuova linea di spumanti, sotto al cappello del brand Notte Rossa, da sempre connotato da un incontestabile rapporto qualità-prezzo. Ma non sorprendono neppure gli investimenti di Mario Piccini nella spumantistica dell’Etna, un territorio che – assieme all’Alta Langa – potrebbe diventare una delle nuove frontiere per i buyer Gdo. Proprio nell’ottica descritta dal category manager, tra segmentazione dello scaffale e necessità di intercettare la curiosità di consumatori sempre più attenti alla qualità.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
La Liguria del vino non riesce più ad accontentare tutte le richieste dei buyer: cantine vuote già a settembre e uffici commerciali costretti a ricorrere alle assegnazioni per soddisfare più acquirenti possibili, anche all’estero, razionando ordine e consegne. La crescita dell’autoctono Pigato, accanto al Vermentino, al Rossese, all’Ormeasco (Dolcetto) e alla Granaccia (la stessa uva del Cannonau della Sardegna), guida l’exploit della regione, sugli scaffali di mezzo mondo. Ma i sorrisi sono a mezza bocca nel Ponente Ligure, dove le 25 cantine della rete di imprese Vite in Riviera sono costrette a fare i conti con limitazioni congenite del giro d’affari.
Il quadro a luci ed ombre è dipinto da Massimo Enrico, presidente del mini “Consorzio” viti-olivicolo che si occupa, dal 2015, di tutelare e promuovere vino, olio e prodotti tipici del territorio delimitato ad est da Quiliano e Roccavignale e ad ovest da Dolceacqua e Camporosso, attraversando il triangolo Pornassio – Pieve di Teco – Ranzo, a cavallo tra le province di Imperia e Savona.
Si passa dai bianchi e rossi Riviera Ligure di Ponente Doc (Pigato, Vermentino, Moscato, Rossese, Granaccia) al Rossese di DolceacquaDoc; dall’Ormeasco di Pornassio Doc ai vini Igt Colline Savonesi e Terrazze dell’Imperiese.
Senza dimenticare l’olio extravergine Dop da cultivar Taggiasca e Pignola, altri veri patrimoni di una terra ruvida ma generosa, patria del basilico, del pesto e di specialità imperdibili come il Caviale del Centa e l’aglio di Vessalico della Valle Arroscia, nell’entroterra di Albenga.
Una Rete di aziende d’eccellenza, che punta ora ad avere sempre più voce in capitolo ai tavoli decisionali. Non fanno eccezione quelli della politica regionale. Lo dimostra la prossima riunione convocata dall’assessorato all’Agricoltura di Via Fieschi 15, in cui Massimo Enrico porterà la testimonianza in chiaroscuro di tutte le aziende di Vite in Riviera.
VITE IN RIVIERA AL TAVOLO CON REGIONE LIGURIA
«In Liguria – anticipa il rappresentante di Viticoltori Ingauni – bisognerebbe innanzitutto riprendere in mano il catasto vinicolo e stabilire quanta discrepanza ci sia tra la produzione annuale a denominazione e gli ettari di vigneti rivendicati. Purtroppo, i terreni in stato di abbandono sono d’ostacolo all’autorizzazione di nuovi impianti, che per molti viticoltori sarebbero vitali. Andrebbero poi rivisti, su scala nazionale, i criteri di assegnazione dei diritti di reimpianto».
Una situazione complicata anche dall’impatto dei cambiamenti climatici sulla viticoltura. La Liguria, già penultima regione per quantità di vino prodotto in Italia – pesa più della sola, piccola Valle d’Aosta – ha visto ridursi del 10% gli ettolitri trasformati nel 2021 rispetto al 2020 (fonte Assoenologi su dati Agea), passando da 40 a 36 mila. Vale a dire circa 4,8 milioni di bottiglie.
La vendemmia 2022, condizionata dalla cappa di calore e siccità che sta attanagliando il Bel paese, non sarà più generosa. Al contrario, il vino ligure piace sempre di più anche all’estero, come dimostra il +26,7% dell’export vinicolo regionale del 2021, rispetto al 2020.
I problemi di mercato maggiori – evidenzia Massimo Enrico – riguardano i nostri vini bianchi. A settembre, a distanza di pochi mesi dall’immissione in commercio, sono ormai quasi sempre finiti.
Una scarsa disponibilità che rischia di scoraggiare i buyer, che non amano dover rivedere i loro assortimenti o rinunciare a prodotti in gamma, sentendosi dire dai loro fornitori che il prodotto è finito».
TANTE ECCELLENZE TRA I VINI DEL PONENTE LIGURE
D’altro canto, le quantità risicate di cui possono disporre le cantine di Vite in Riviera sono inversamente proporzionali alla qualità di gran parte delle etichette di vino prodotte. A confermarlo sono gli assaggi alla sede di Ortovero dell’Enoteca regionale della Liguria, luogo da non perdere per tutti gli appassionati di vino e professionisti che intendano approfondire, calice alla mano, il Ponente Ligure (nonché sede operativa del “mini Consorzio”).
Fra le aziende, brillano per la gamma due piccole realtà come Tenuta Maffone (Acquetico di Pieve di Teco, IM) e La Vecchia Cantina – Famiglia Calleri (Salea, SV) entrambe seguite da Marco Biglino. L’enologo piemontese, oggi 85enne, è capace di valorizzare come pochi il Pigato e le altre uve della zona.
Ci riesce con i vini di Eliana Maffone e del marito Bruno Pollero, così come con quelli degli eredi di Umberto Calleri, dove può contare sull’ausilio del giovane Filippo Bertolotto, ormai al timone di quella che è una vera e propria boutique winery.
Molto convincenti anche i vini di Bio Vio di Bastia d’Albenga (SV), vero e proprio regno del biologico (prima azienda agricola ligure certificata) fondato da Aimone Giobatta nel 1989, insieme alla moglie Chiara. La coppia oggi può contare sulle tre figlie Caterina, Camilla e Carolina (la famiglia nella foto sopra), che si dividono i compiti tra la parte enologica, della ristorazione e dell’ospitalità.
Tra i vini delle cantine di Vite in Riviera spiccano anche quelli dell’Azienda Agricola Bruna di Ranzo (IM), con i suoi vigneti di Pigato e Vermentino di alta collina, nella selvaggia Valle Arroscia che ricomincia a popolarsi di lupi.
NON SOLO VINO: IL CASO PEQ AGRI
Di ampio respiro il progetto di PEQ, holding attiva in Irlanda, Regno Unito e nel Ponente Ligure fondata da Giorgio Guastalla che attraverso PEQ Agri, società savonese amministrata da Marco Luzzati, ha rivoluzionato l’assetto di alcuni brand storici della Liguria del vino.
Le acquisizioni di Lupi (Pieve di Teco, IM) e Guglierame (Pornassio, IM) in seguito a quella della “casa madre” Cascina Praiè (Andora, SV), consentono oggi a Vite in Riviera di poter contare su una delle più giovani e dinamiche realtà del panorama vitivinicolo italiano. A completare la “carta vini” di Peq Agri è il ristorante Vignamare, guidato dallo chef Giorgio Servetto (una stella Michelin al Nove di Alassio).
Un tempio della cucina gourmet che si trova proprio sotto alla spettacolare Terrazza Praié, meta informale in cui poter degustare un calice di vino accompagnato a piatti realizzati con le materie prime degli orti aziendali. Entro la fine del mese è prevista l’inaugurazione dell’ultimo (per ora) tassello: l’Agriturismo Resort di Tovo, a Tovo San Giacomo (SV).
VITE IN RIVIERA, I VINI DA NON PERDERE
SPUMANTI E FRIZZANTI – VITE IN RIVIERA
Vino spumante di qualità Metodo classico Dosaggio Zero millesimato 2018 “U Bertu” (Pigato, sbocc. 2021), La Vecchia Cantina – Famiglia Calleri
Vino spumante di qualità Metodo classico Non dosato 2015 (Ormeasco, sbocc. 2022), Tenuta Maffone
Colline Savonesi Igt Granaccia 2020 “Gublòt”, Società Agricola RoccaVinealis
Ormeasco di Pornassio Doc 2021, aMaccia
Riviera Ligure di Ponente Doc Rossese 2021, Anfossi
Vino Rosso Belkerus, Viticoltori Ingauni
VINI DOLCI – VITE IN RIVIERA
Ormeasco di Pornassio Doc 2017 Passito, Tenuta Maffone
Rosso Chinato, Tenuta Maffone
FOOD: LE SPECIALITÀ DEL PONENTE LIGURE, NELLO SHOP-MUSEO DI ALBENGA
C’è un perché se il progetto territoriale di Vite in Riviera abbraccia anche un’azienda che non produce vino. Si tratta di Sommariva Tradizione Agricola di Albenga, realtà ormai vicina a spegnere le 110 candeline che può contare su uno shop e su un Museo della Civiltà dell’Olivo , nel cuore della nota località turistica della Liguria.
All’interno del negozio è possibile degustare (e acquistare) le specialità locali del food. Dall’olio al pesto, senza dimenticare il Caviale del Centa e la crema di acciughe. Prodotti lavorati con metodo artigianale, senza aggiunta di additivi e conservanti. Il tutto sotto la guida di Agostino Sommariva e della quinta generazione dell’azienda di famiglia, rappresentata dalla figlia Alice.
La vecchia sede del frantoio di famiglia è uno scrigno che si apre agli occhi dei visitatori, in via Mameli 7, ad Albenga. Al piano terra – o, meglio, qualche gradino più in basso – lo shop e i laboratori. Al piano di sopra il Museo che ospita numerosi cimeli legati alla cultura dell’olio e dell’olivo. Uno spazio reso possibile grazie ai nonni Bugi e Nino, che negli anni hanno raccolto gli attrezzi e gli utensili che oggi animano il Museo.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
È già – e lo rimarrà fino alla fine, ovvero sino al 31 dicembre – un anno più che mai sfidante per il vino in vendita al supermercato. Nel 2022, le insegne della distribuzione moderna e le cantine fornitrici si ritrovano al cospetto di nuove sfide – su tutte l’aumento dei costi di produzione, a pandemia non ancora digerita – e la difficoltà di replicare i numeri da capogiro del 2021, dovuti in gran parte a lockdown e chiusure dell’Horeca.
Strenua tenuta o abile limitazione dei danni sembrano le due ipotesi più plausibili, guardando ai numeri snocciolati ieri da Viriglio Romano, Business Insight Director di Iri, in occasione del webinar “Vino e bollicine nella distribuzione moderna: consuntivo 2021 e prospettive per il 2022”, organizzato da Vinitaly Veronafiere.
Il tutto, con una certezza assoluta: la crescita senza fine del mondo spumanti, trainata dal fenomeno Prosecco (che ora spaventa pure i produttori di rosé francesi). Una categoria che cresce in tutte le insegne. E trascina persino il Metodo classico. A confermalo, oltre ai numeri, sono i buyer Simone Pambianco (Conad), Francesco Scarcelli (Coop) e Gianmaria Polti (Carrefour).
SULL’ONDA DEL PROSECCO CRESCE ANCHE IL METODO CLASSICO
La controcifra del 2020 ha messo in difficoltà il vino fermo, protagonista nel 2021 di un «atterraggio morbido», con un +2,1% a valore e un +2,2% a volume. Ostacolo banale, invece, per il mondo delle bollicine, che lo scorso anno hanno «volato alto», per citare ancora Virgilio Romano: +20,5% a valore e +18,1% a volume.
Numeri che portano a un giro d’affari complessivo di 3 miliardi di euro. E a un saldo, rispetto al periodo pre-pandemia, ancora una volta positivo per entrambe le tipologie. Ma se il vino fermo in grande distribuzione si assesta su un +4% a volume e un +11% a valore, il mondo spumanti cresce di ben 28 punti in volume e 32 in valore.
«La progressione delle bollicine – ha sottolineato Romano – è evidente nel susseguirsi degli anni. L’indice di crescita dei volumi rispetto al 2018 può essere considerato tale fino al 2020: quello del 2021 è stato un vero e proprio salto rispetto al trend di incremento. Quello dello scorso anno è un dato storico, che ha portato gli spumanti a crescere del 40% rispetto al 2018».
BOLLICINE BEN OLTRE LA PANDEMIA
Qui non c’è pandemia che tenga. Il dato – ha precisato l’esponente di Iri – è certamente influenzato da quanto successo negli ultimi due anni. Ma è all’interno di un fenomeno già importante di suo ed è questo che sbalordisce: la spinta ulteriore all’interno di un contesto di crescita».
La partenza molto positiva dei primi mesi 2021 in confronto al 2020, «ma l’inerzia con cui si entra nel 2022 è certamente poco favorevole», avverte Romano. I dati più aggiornati parlano infatti di un -9% del vino e un -1% degli spumanti, in termini di milioni di litri venduti.
La dinamica dei prezzi e delle promozioni su vini e spumanti al supermercato non mostra segnali di tensioni inflazionistiche. I prezzi sono in progressivo raffreddamento, sempre secondo le analisi targate Iri.
E le promozioni stabili o in calo, come dimostrano anche le puntuali rassegne sul vino presente sui volantini delle maggiori insegne di supermercati, realizzate dalla rubrica Vini al Supermercato di WineMag.it.
GLI INSIGHT DEI BUYER VINI GDO: LA SITUAZIONE IN CONAD
Interessanti anche gli insight dei buyer Gdo. Per Simone Pambianco (nella foto, sopra), lo scaffale vini di Conad è cresciuto del 16% rispetto 2021, sia a volume che in valore. In controtendenza con le analisi Iri, l’insegna è riuscita a tenere anche a volume nel mondo vino: «La flessione del 6% del vino comune è stata compensata dal +7% dei vini Docg, Doc e Igt».
Quanto alle bollicine – ha sottolineato Pambianco – già in pre-pandemia avevano confermato la loro fase di accrescimento strutturale nel gradimento del consumatore. L’ulteriore balzo si è concretizzato grazie alle nuove occasioni di consumo, accentuate dal Covid-19. Le bollicine ben si prestano oggi al concetto di aperitivo, in grande crescita. E sono diventate una tipologia consumata a tutto pasto».
L’altro fenomeno che non è sfuggito a Conad è l’esplosione della spumantizzazione nei diversi territori italiani, certamente a fronte del fenomeno Prosecco. «Sappiamo tutti che si tratta di una caratteristica prevalente in Area 1 e 2 – ha aggiunto il buyer – ma oggi anche Area 3 e 4 offrono spumanti da vitigni autoctoni. Nuove etichette che aumentano la penetrazione nazionale e garantiscono un futuro molto favorevole alla tipologia».
Pambianco si riferisce alle nuove bollicine di Toscana, Umbria, Marche, Lazio e Sardegna (Area 3). E a quelle dell’Area 4 Nielsen, composta da Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia.
VINI E SPUMANTI COOP ITALIA: IL PUNTO
Si allineano ai dati di Iri cifre e controcifre di Coop Italia. «Continua forte la crescita del mondo spumanti – ha dichiarato Francesco Scarcelli, Responsabile Beverage dell’insegna -. Molto bene le tipologie più secche del Prosecco e il Metodo classico, che cresce a doppia cifra.
Vini tipici bene in valore e in quantità, mentre calano i vini da tavola, specie in grandi formati. In questo momento la private label cresce più della media della category. L’intensità promozionale è mediamente tornata sulle cifre classiche del 2020 e il prezzo medio d’acquisto è cresciuto sulla scia della premiumizzazione del consumatore, disponibile a provare referenze più costose.
«Lo spostamento verso lo spumante è stato netto anche sullo scaffale di Coop Italia – ha concluso Scarcelli – sulla scorta delle nuove modalità di bevuta: oggi il mondo delle bollicine porta via occasioni d’acquisto dei vini tipici fermi».
CARREFOUR ITALIA CONFERMA IL TREND DI VINI E BOLLICINE
Lo stato di salute degli scaffali di Carrefour Italia non differisce da quello di Conad e Coop. I battiti sono scanditi dall’indubbia crescita delle bollicine e dalle conferme arrivare dal mondo dei vini fermi.
In questi ultimi due, tre anni – ha sottolineato il Responsabile Beverage Gianmaria Polti – pandemia e maggiore expertise negli acquisti hanno consentito di sdoganare il concetto che in Gdo si venda solo vino a prezzi bassi e non di qualità. Gli assortimenti sono stati valorizzati da alcune cantine, che si sono avvicinate a un segmento sino a ieri snobbato».
«Ma è anche vero – ha concluso Polti – che i clienti hanno consumato di più a casa. In Carrefour crescono le bollicine e non solo il Prosecco. Registriamo ottime performance del Metodo classico, con incrementi molto forti anche rispetto alla media delle bollicine generiche. In caduta libera i vini comuni e i grandi formati, che avevano vissuto un periodo di successo di due o tre mesi, ad inizio pandemia».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Cosa succederà ai vini in vendita al supermercato nel 2022? Aumenteranno i prezzi a scaffale, in risposta all’incremento dei costi di produzione? Calerà la pressione promozionale? Sono solo alcune delle domande a cui hanno risposto i buyer di Conad, Coop e Carrefour, intervenuti in mattinata al webinar “Vino e bollicine nella distribuzione moderna: consuntivo 2021 e prospettive per il 2022”, organizzato da Vinitaly Veronafiere.
«Il mondo del vino italiano – ha spiegato Simone Pambianco, National Category Manager di Conad – sta vivendo una fase di sostanziale attesa inflattiva, a differenza di altre categorie Food, che si concretizzerà nel mese di marzo 2022».
Vini e spumanti, oltre a fattori legati al costo maggiore dell’energia e della logistica, saranno presto interessati dalla congiuntura della nuova vendemmia, che andrà ad aggiungersi e graverà sullo scenario generale dei prezzi. Conad cercherà di fare il suo meglio per difendere il potere di acquisto dei consumatori e consolidare gli acquisti nei nostri canali».
Secondo Pambianco, «la vera sfida interesserà il vino comune e i grandi formati, da litro e da litro e mezzo, tanto quanto la fascia alta. Il rischio di recessione è concreto e dovremo fare il nostro meglio per preservare la crescita registrata tra 2020 e 2021».
La categoria vini e spumanti, trainata da uno scenario di premiumizzazione della domanda, è stata netta nei supermercati Conad. Il segmento “superpremium”, dai 9 euro in su, è cresciuto di 3.5 punti nell’ultimo anno. Segnando un +30%, rispetto al +16% della category.
IL PUNTO VISTA DI COOP
Conferma tutto Coop Italia con Francesco Scarcelli, Responsabile Beverage nazionale. «Il vino a scaffale – ha sottolineato – non ha ancora registrato aumenti, ma solo perché non sono ancora entrati in vigore i nuovi listini. Prevedo quindi, a quel punto, una contrazione dei volumi di vendita.
A soffrire maggiormente sarà la fascia bassa. Dovremo essere bravi a capire il “punto prezzo” di determinate referenze e Denominazioni, che usciranno dalle loro fasce consuete. E attendere che il consumatore recepisca il nuovo posizionamento. Andrà cambiata anche la politica delle promozioni. In Coop riteniamo più giusto contenere al massimo l’inflazione sul continuativo, per tutelare l’acquisto quotidiano, al posto di aumentare la pressione promozionale».
La posizione di Scarcelli si riflette chiaramente sulle analisi settimanali della rubrica sui vini in promozione in Gdo targata Vini al Supermercato, sezione di winemag.it relativa al vino in vendita nella Grande distribuzione, presente sui volantini delle offerte delle maggiori insegne nazionali.
Da inizio anno, la maggior parte delle insegne ha ridotto il numero di referenze a volantino, posizionando vini di fascia bassa come “specchietto”. Un abbassamento del livello qualitativo medio dei vini in promozione che fa il paio con la premiumizzazione degli acquisti, sull’onda lunga delle chiusure Horeca che hanno riversato migliaia di consumatori tra le corsie del vino dei supermercati, altrimenti snobbate.
LA CONFERMA DELLE ANALISI DI VINIALSUPER
Un trend evidentissimo in Esselunga, come sottolineato dall’ultimo report di Vinialsuper, da cui sembrano discostarsi sostanzialmente solo insegne come Il Gigante e, in maniera ancor più netta, Carrefour Italia.
Gianmaria Polti, responsabile Beverage del colosso francese, ha di fatto confermato le analisi di Vini al Supermercato. «Il primo trimestre del 2022 – ha dichiarato – sarà molto difficile a livello di vendite, soprattutto a fronte dell’importante controcifra del 2021».
I prezzi a scaffale dei vini fermi mostrano un timido accenno di rimodulazione, ma non vedo una diminuzione della pressione promozionale in Carrefour. Tutte le attività in cui il vino è protagonista, ovvero volantini e cataloghi che vedono protagonista la corsia, sono confermate anche per il 2022».
L’insegna lavorerà piuttosto per far scoprire le nuove proposte, nel contesto di uno scaffale che è stato rimodulato negli ultimi mesi attraverso tagli e, ancor più, inserimenti di nuove referenze. Anche in esclusiva.
«C’è tanto affollamento a scaffale – ha evidenziato Gianmaria Polti – e in più si sommano gli elementi di discontinuità, come l’incremento dei costi delle materie prime. Ma a preoccupare noi operatori Gdo è soprattutto la domanda estera, a cui molte aziende stanno ricorrendo».
Un chiaro riferimento alla necessità, da parte delle cantine, di garantire alle insegne della grande distribuzione organizzata quantità costanti, nell’ottica di «salvaguardia degli accordi di servizio». Pena, il “de-listing” dall’assortimento.
VINO IN GDO, LE SFIDE DEL 2022: IL PUNTO DI VISTA DEI PRODUTTORI
Sono intervenuti al webinar anche Mirko Baggio, membro di Federvini e Responsabile Vendite Gdo Italia di Villa Sandi Spa (nella foto, sopra) e Robert Ebner, Unione Italiana Vini e Chief Sales Officer Management Board Executive di Mionetto Spa. Due player chiave nel mondo del Prosecco, che nel 2021 ha registrato crescite da capogiro, persino in Francia.
«Non dobbiamo dimenticare – ha sottolineato Baggio – che siamo ancora in pandemia e questo influenza i consumi. Combattiamo anche con il caro energia, che ha effetti sul potere d’acquisto dei consumatori. Tutti aspetti che ci portano a una conclusione: è necessario un riposizionamento di tutto il mondo vino».
Gli aumenti dei costi di produzione e dei trasporti sono talmente alti che molte aziende, tra cui Villa Sandi, si trovano a non poterli assorbire, perché superiori addirittura al margine medio per bottiglia di fine anno. Gli aumenti nostri rispecchiano queste voci. Le trattative (con la Gdo, ndr) sono in corso e forse dureranno in più, ma alla fine si troverà un compromesso».
Con gli aumenti che, sempre secondo Mirko Baggio, «saranno visibili a scaffale dopo Pasqua». «Probabilmente – aggiunge il manager – ne risentiranno di più i prodotti di fascia più bassa, come sottolineato dagli stessi category di Conad e Coop. Assisteremo dunque a una flessione dei volumi totali, ma una tenuta del valore finale di tutto il comparto».
MIONETTO: «BRAND AWARENESS A VANTAGGIO DELLE ROTAZIONI»
Si definisce «cautamente ottimista» anche Robert Ebner. «Tutte le cose buone – ha dichiarato durante il webinar – si costruiscono nel solco della continuità. Un elemento che in questo periodo manca.
Noi di Mionetto lavoriamo costantemente alla profilazione del nostro cliente e conosciamo il profilo del nostro consumatore. Credo che continueremo a camminare insieme, in un anno in cui vogliamo consolidare, consapevoli che non si possa far sempre festa e incrementare».
Poi, un occhiolino agli operatori della Gdo. «I partner della distribuzione – ha sottolineato Robert Ebner – devono poter contare sul lavoro dei produttori in termini di brand awareness e nei nostri investimenti in comunicazione, che aiutano a superare l’aumento. Devono poter contare sulla benzina che garantisca la rotazione a scaffale. Tutto sommato credo che potremo lavorare bene anche in questo 2022».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Tanto Prosecco tra i vini in promozione al supermercato a inizio luglio 2021. La voglia di “bollicine” degli italiani viene letta dai buyer Gdo con puntualità, anche per via delle occasioni di consumo domestico offerte dagli Europei di calcio, con l’Italia in finale domenica 11 luglio, alle ore 21, contro l’Inghilterra.
Nessuna insegna brilla particolarmente, ma si assiste a un livellamento verso l’alto della qualità media delle offerte. Non mancano i vini rosati. Scarseggiano i rossi, proprio per via della stagione calda. Buona spesa!
Volantino Aldi, dal 5 Luglio al 11 Luglio – “Spendi Meno!” Rosso Veneti Igt Appassimento: 8,99 euro (3,5 / 5)
Bonarda d’Oltrepò Pavese: 1,79 euro (2,5 / 5)
Lugana Doc: 4,69 euro (3,5 / 5)
Franciacorta Brut: 7,99 euro (3 / 5)
Franciacorta Satén: 9,99 euro (3,5 / 5)
Volantino Bennet fino al 21 Luglio – “Sconto 50% 40% 30%” Garganega Muller Thurgau La Cacciatora: 1,99 euro (2,5 / 5)
Sauvignon Feudi di Romans: 5,58 euro (5 / 5)
Bianco di Custoza Doc Sartori: 2,98 euro (4 / 5)
Rosso o Rosato Maremma Doc Elume Tenuta Sant’Ilario: 3,42 euro (3,5 / 5)
Vermentino di Toscana Poggio ai Sassi: 2,98 euro (3,5 / 5)
Prosecco Doc o Rosé Filippetti: 2,50 euro (3,5 / 5)
Spumante Ribolla Gialla Principe di Porcia: 3,95 euro (3,5 / 5)
Volantino Carrefour Iper fino al 14 Luglio, “+ Spendi – Spendi” Prosecco Doc Signoria dei Dogi: 3,49 euro (3,5 / 5)
Prosecco Valdobbiadene Superiore Docg La Gioiosa: 4,79 euro (3,5 / 5)
Prosecco Treviso Doc MO Mionetto: 7,99 euro (3,5 / 5)
Prosecco Docg Coste Alte: 4,99 euro (3,5 / 5)
Prosecco Docg Spago La Gioiosa: 4,90 euro (3,5 / 5)
Prosecco Superiore Docg Dry o Extra Dry Bellussi: 6,99 euro (4,5 / 5)
Prosecco Superiore Docg Brut o Extra Dry Bortomiol: 6,99 euro (3,5 / 5)
Prosecco Doc Brut Maschio: 3,99 euro (3,5 / 5)
Asolo Prosecco Superiore Docg Terre d’Italia: 5,49 euro (3,5 / 5)
Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg Terre d’Italia: 11,09 euro (3,5 / 5)
Prosecco Doc Pisani: 4,99 euro (3,5 / 5)
Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg Oro Puro Valdo: 9,90 euro (4 / 5)
Spumante White Edition Mionetto Sergio: 7,99 euro (3,5 / 5)
Valdobbiadene Superiore Docg Terre d’Italia: 7,19 euro (3,5 / 5)
Prosecco Rosé Doc Millesimato Extra Dry Maschio: 4,59 euro (3,5 / 5)
Prosecco Rosé Doc Extra Dry Bolla: 4,49 euro (3 / 5)
Prosecco Rosé Doc Millesimato Brut Oro Puro Valdo: 4,99 euro (3,5 / 5)
Volantino Carrefour Market fino al 14 Luglio, “Scorta Vacanze” Gewurztraminer Albenza: 2,90 euro (3 / 5)
Pecorino o Passerina Igt o Montepulciano d’Abruzzo Doc Spinelli: 2,79 euro (4 / 5)
Chianti Docg Villa Montorsoli: 3,19 euro (3,5 / 5)
Prosecco Doc Extra Dry Zonin: 3,59 euro (3,5 / 5)
Corvo Bianco o Rosso Duca di Salaparuta: 3,99 euro (3,5 / 5)
Negroamaro Bio Antico Tralcio: 3,89 euro (3,5 / 5)
Prosecco Doc Bio Porta dei Dogi: 4,99 euro (3,5 / 5)
Volantino Carrefour Express fino al 13 Luglio, “I Fantastici 13” Montepulciano d’Abruzzo Doc o Pecorino Igt Spinelli: 2,99 euro (4 / 5)
Volantino Conad fino al 15 Luglio Prosecco Doc Extra Dru o Rosé Brut Borgo dei Morars: 3,99 euro (3,5 / 5)
Vernaccia di San Gimignano Docg Buffera: 3,49 euro (3,5 / 5)
Trentino Doc Pinot Grigio Costalta: 3,99 euro (3,5 / 5)
Sicilia Doc Chardonnay o Nero d’Avola Settesoli: 2,99 euro (4,5 / 5)
Terre Siciliane Igt Inzolia o Nero d’Avola Liraci: 2,99 euro (3 / 5)
Volantino Coop fino al 14 Luglio, “Bonus Back” Vini Frizzanti Chardonnay, Pinot Rosa o Verduzzo Maschio: 2,49 euro (3 / 5)
Spumante Pinot Nero o Muller Thurgau Traminer Extra Dry Le Bollè: 2,69 euro (2,5 / 5)
Chianti Docg Loggia del Sole: 4,19 euro (3,5 / 5)
Volantino Coop fino al 21 Luglio, “Sconti 30% 40%”
Prosecco Conegliano Superiore Docg Maschio: 4,99 euro (3,5 / 5)
Garzellino Igt Frizzante Secco, Amabile o Rosé: 1,49 euro (3 / 5)
Bonarda Oltrepò Pavese Doc Le Cascine: 1,99 euro (1 / 5)
New Volantino Esselunga fino al 14 Luglio, “Raddoppia la Convenienza 1+1” Prosecco Terre del Faedo: 2 pezzi 7,39 euro (3,5 / 5)
Chardonnay Terresomme: 2 pezzi 5,40 euro (3,5 / 5)
Ribolla Gialla Forchir: 4,18 euro (3,5 / 5)
Falanghina Feudi di San Gregorio: 6,39 euro (5 / 5)
Muller Thurgau o Pinot Rosé Predom Cantina di Soave: 2 pezzi 3,39 euro (3,5 / 5)
Pinot Grigio o Cabernet Pigro: 3,54 euro (3,5 / 5)
Lambrusco Grasparossa di Castelvetro secco o amabile Cavicchioli: 2 pezzi 3,90 euro (4 / 5)
Grillo o Nero d’Avola Nadarìa: 2 pezzi 3,85 euro (5 / 5)
Barbera d’Asti Docg Villa Rustica: 2 pezzi 5,49 euro (3,5 / 5)
Cannonau di Sardegna Cantine Dorgali: 2 pezzi 7,10 euro (3,5 / 5)
Volantino Il Gigante fino al 14 Luglio, “Grandi Marche” Bonarda o Riesling Oltrepò Pavese Doc Electum Est: 1,99 euro (1 / 5)
Neropasso, Oropasso o Rosapasso Biscardo: 4,99 euro (3,5 / 5)
Nero d’Avola o Grecanico Doc I Paladini: 1,89 euro (3 / 5)
Chianti Docg Vecchia Cantina di Montepulciano: 2,29 euro (4,5 / 5)
Grignolino Piemonte Doc, Dolcetto d’Alba Doc o Barbera d’Asti Docg Az. Ag. Eredi Angelo Icardi: 3,99 euro (5 / 5)
Gutturnio o Ortrugo Frizzante Colli Piacentini Doc Poggio al Tidone: 2,39 euro (3,5 / 5)
Refosco dal Peduncolo Rosso Doc Borgo dei Vassalli: 4,99 euro (5 / 5)
Maremma Toscana Doc o Ciliegiolo Igt La Pieve: 4,19 euro (3,5 / 5)
Corvo Bianco o Rosso Terre Siciliane Igt Duca di Salaparuta: 3,98 euro (3,5 / 5)
Pinot Nero Vinificato in Bianco, Sauvignon Blanc o Barbera Oltrepò Pavese Doc Le Cascine: 1,99 euro (1 / 5)
Asolo Prosecco Superiore Docg Montelvini: 4,49 euro (4,5 / 5)
Prosecco Treviso Doc Coste Petrai: 3,69 euro (3,5 / 5)
Spumante Le Bollè: 2,49 euro (2,5 / 5)
Volantino Iper, La grande i fino all’11 Luglio, “A tutto risparmio” Vino Nobile di Montepulciano Docg Sigillo Rosso Piccini: 5,49 euro (5 / 5)
Dolcetto d’Alba o Langhe Favorita Doc San Silvestro: 3,99 euro (4 / 5)
Friuli Colli Orientali Doc Zorzettig: 5,90 euro (4 / 5)
Bardolino, Bardolino Chiaretto, Soave, Custoza Doc La Sorte: 2,45 euro (3,5 / 5)
Lugana Doc Campo Tosini Fraccaroli: 4,89 euro (5 / 5)
Cabernet Franc, Merlot, Chardonnay, Sauvignon Venezia Doc Falcaia: 2,99 euro (3,5 / 5)
Primitivo o Vermentino Igt Salento Vecchia Torre: 3,99 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg I Gelsi: 2,99 euro (3,5 / 5)
Montepulciano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo Dop, Pecorino, Passerina terre di Chieri Igt Sistina Citra: 2,94 euro (3,5 / 5)
Bianco o Rosso Terre Sciliane Dop Corvo: 3,99 euro (3,5 / 5)
Nero d’Avola Sicilia Doc Terre dei Vigneti: 1,99 euro (3 / 5)
Gutturnio, Ortrugo, Bonarda, Malvasia Colli Piacentini Doc Le Ghiaie del Tidone Cantina Valtidone: 2,19 euro (3,5 / 5)
Spumante Ribolla Gialla Extra Dry Gasparetto: 2,79 euro (3,5 / 5)
Spumante Blanc de Blancs Cuvèe Millesimato Terre Nardin: 2,99 euro (3 / 5)
Prosecco Superiore Docg Brut o Extra Dry Jeio: 6,99 euro (3,5 / 5)
Prosecco Asolo Docg Millesimato Rive della Chiesa: 4,99 euro (5 / 5)
Prosecco Doc Extra Dry Villa degli Olmi: 3,29 euro (3,5 / 5)
Chardonnay o Rosato Frizzante Andreas Keller: 1,79 euro (3 / 5)
Volantino Iperal fino al 20 Luglio, “Affari a 1 Euro” Vini Civ&Civ Assortiti: 2,00 euro (3 / 5)
Vini Maschio Assortiti: 2,00 euro (3 / 5)
Vini Villa Mura Assortiti: 2,00 euro (3 / 5)
Montepulciano o Cerasuolo Terramare: 2,00 euro (3 / 5)
Vermentino Toscano Igt Gilgio del Duca: 3,00 euro (3,5 / 5)
Pignoletto del Reno Doc Righi: 3,00 euro (4 / 5)
Chianti Docg Melini: 3,00 euro (3,5 / 5)
Vernaccia di San Gimignano Docg Giglio del Duca: 3,00 euro (3,5 / 5)
Spumanti Mionetto Assortiti: 6,39 euro (3,5 / 5)
Prosecco di Valdobbiadene Superiore di Cartizze Docg La Gioiosa: 10,50 euro (4 / 5)
Spumante Brut Perlage Valtidone: 7,04 euro (5 / 5)
Ciliegiolo Maremma Toscana Doc Vignaioli del Morellino di Scansano: 3,99 euro (5 / 5)
Lugana Doc Sartori: 5,49 euro (4,5 / 5)
Marzemino Doc o Teroldego Doc Mezzacorona: 3,69 euro (4 / 5)
Chiaretto Doc o Groppello Doc Scolari: 3,79 euro (3,5 / 5)
Nero d’Avola Doc o Chardonnay Zibibbo Igt Fatascià: 3,99 euro (3,5 / 5)
Vini Notte Rossa Assortiti: 3,10 euro (5 / 5)
Volantino Iperal fino al 20 Luglio, “Ancora più offerte”
Teroldego Mezzacorona: 5,90 euro (4 / 5)
Lambrusco di Modena Chiarli: 2,99 euro (3,5 / 5)
Vini Terre Fredde Assortiti: 2,49 euro (3 / 5)
Vini Baroni della Trinacria Assortiti: 3,29 euro (3 / 5)
Volantino IperCoop fino al 14 Luglio “Sottocosto Freschissimi” Bonarda Oltrepò Pavese Doc Torrevilla: 2,69 euro (3,5 / 5)
Vini Frizzanti Maschio: 2,49 euro (3 / 5)
Chianti Docg Loggia del Sole: 4,19 euro (3,5 / 5)
Spumanti Le Bollè: 2,69 euro (2,5 / 5)
Cirò Doc Rosso, Bianco o Rosé Ippolito: 3,99 euro (5 / 5)
Aglianico o Falanghina del Sannio Doc La Guardiense: 3,35 euro (4 / 5)
Basilicata Igt Rosato o Aglianico del Vulture Doc Cantine del Notaio: 6,99 euro (5 / 5)
Salento Igt Rosato Five Roses Leone de Castris: 8,90 euro (5 / 5)
Salento Rosato Igt Negroamaro Susumaniello Marmorelle: 5,59 euro (4 / 5)
Vini Notte Rossa: 3,89 euro (5 / 5)
Sicilia Igt Corvo Bianco o Rosso: 4,29 euro (3,5 / 5)
Etna Doc o Cerasuolo di Vittoria Docg Illustrata: 4,89 euro (3,5 / 5)
Vermentino o Monica di Sardegna Doc Calarens: 2,99 euro (3 / 5)
Terre Siciliane Igt Leone Bianco Tenuta Regaleali Tasca d’Almerita: 9,90 euro (5 / 5)
Cotè Du Rhone Aoc Rosé Les Combes Saint-Sauveur (4 / 5)
Chablis Aoc Moilard: 11,90 euro (4,5 / 5)
Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico Moncaro: 2,69 euro (3,5 / 5)
Montepulciano o Cerasuolo d’Abruzzo Doc Rocca Ventosa: 1,99 euro (3 / 5)
Grechetto dei Colli Martani Doc Terre della Custodia: 4,49 euro (5 / 5)
Greco di Tufo o Fiano di Avellino Doc Mastrobernardino: 7,95 euro (5 / 5)
Falanghina del Sannio Doc Feudi di San Gregorio: 6,90 euro (5 / 5)
Falanghina Frizzante Igt Borgo San Michele (3,5 / 5)
Lambrusco Otello Etichetta Nera Ceci: 4,79 euro (5 / 5)
Est! Est!! Est!!! Montefiascone Doc Idillium: 2,99 euro (3,5 / 5)
Gutturnio o Ortrugo Frizzante Doc Cantagallo: 3,29 euro (3,5 / 5)
Toscana Rosato Igt Tua Rosa Sensi: 4,79 euro (3 / 5)
Vino Nobile di Montepulciano Docg Fattoria del Cerro: 6,99 euro (5 / 5)
Collio Doc Marco Felluga: 11,90 euro (4,5 / 5)
Ribolla Gialla, Schippettino, Sauvignon o Pinot Girgio Ramato Doc Furlan Faris: 4,89 euro (3,5 / 5)
Bardolino o Soave Classico Doc Sartori: 3,29 (4 / 5)
Raboso Tre Venezie Igp Cescon: 2,99 euro (3 / 5)
Custoza o Bardolino Corte al Lago: 2,99 euro (3 / 5)
Tre Venezie Igt Scaia: 8,90 euro (3,5 / 5)
Chianti Superiore Docg Agricoltori del Geografico: 3,59 euro (5 / 5)
Chardonnay Trentino Doc Mezzacorona: 3,49 euro (3,5 / 5)
Asolo Prosecco Docg La Gioiosa: 4,49 euro (3,5 / 5)
Trento Doc Le Premier Cesarini Sfroza: 8,49 euro (5 / 5)
Gewurztraminer Alto Adige Doc Wilhelm Walch: 9,69 euro (4,5 / 5)
Sauvignon Alto Adige Doc Erste&Neue: 6,49 euro (5 / 5)
Pinot Bianco o Muller Thurgau Alto Adige Doc Bolzano: 6,89 euro (5 / 5)
Riviere Ligure di Ponente Doc Pigato Donne della Torre: 5,85 euro (4 / 5)
Lugana Doc Le Fornaci Tommasi: 8,19 euro (5 / 5)
Traminer Aromatico Igt Villa Folini: 4,99 euro (3,5 / 5)
Pinot Grigio o Marzemino Trentino Doc Cavit: 3,49 euro (3,5 / 5)
Franciacorta Brut Millesimato Millè Tenuta Villa Crespia: 16,36 euro (5 / 5)
Franciacorta Satèn Castel Faglia: 10,90 euro (5 / 5)
Grignolino d’Asti Doc Duchessa Lia: 4,49 euro (3 / 5)
Langhe Doc Favorita Le Calende Terre del Barolo: 3,49 euro (4 / 5)
Langhe Rosato Doc Azalè Malgrà: 7,90 euro (4 / 5)
Piemonte Rosato o Dolcetto Doc Clavesana: 2,99 euro (5 / 5)
Barbera d’Alba Doc Fontanafredda: 4,69 euro (5 / 5)
Roero Arneis o Roero Rosso Doc Ligabue Teo Costa: 5,69 euro (5 / 5)
Prosecco Doc Brut Dal Bello: 3,49 euro (3,5 / 5)
Bianco o Rosato Frizzante Solegro: 0,99 euro (1 / 5)
Volantino Lidl fino all’11 Luglio, “XXL” Lugana Doc: 4,49 euro (3,5 / 5)
Aglianico del Vulture Dop: 2,79 euro (3 / 5)
Merlot del Veneto Igp: 1,19 euro (2 / 5)
Orvieto Classico Dop: 1,49 euro (3 / 5)
Volantino Pam fino al 14 Luglio, “Pesca i prezzi più succosi”
Chardonnay o Rosè Frizzanate Villa degli Olmi: 1,79 euro (1,5 / 5)
Grillo o Nero d’Avola Sicilia Doc Trinacria: 1,89 euro (3 / 5)
Chianti Docg Riserva Rifugio del Vescovo: 3,99 euro (3,5 / 5)
Spumante Extra Dry Millesimato Gran Cuvee Maschio: 2,99 euro (3 / 5)
Valdobbiadene Prosecco Superiore Extra Dry Docg Amurabi: 4,49 euro (3,5 / 5)
Garzellino Frizzante Civ&Civ: 1,79 euro (3 / 5)
Montepulciano Doc Citra: 2,29 euro (3,5 / 5)
Soave Doc, Merlot delle Venezie o Chardonnay Pasqua: 2,49 euro (3,5 / 5)
Garganega Veronese igt Cantine di Negrar: 2,99 euro (4 / 5)
Grillo Viognier Igt Terre Siciliane Fazio Wines: 3,99 euro (3,5 / 5)
Igt Terre Siciliane Vivace Cantina Sociale Birgi: 1,39 euro (3 / 5)
Volantino Pam fino al 14 Luglio, “Occasioni Extra Risparmio” Pecorino Igp o Syrah Igp Feudi del Sole: 1,29 euro (3 / 5)
Vini Doc Castelli Romani: 1,79 euro (3 / 5)
Vini Igt Porta Vinaria: 2,99 euro (3 / 5)
Spumante Blanc de blancs Villa Cialdini: 3,99 euro (2,5 / 5)
Fiori d’Arancio Cantina Colli Euganei: 3,99 euro (5 / 5)
Pinot Nero Trentino Doc Cavit: 4,49 euro (3,5 / 5)
Friuli Doc Friulano Margherita Bidoli: 4,99 euro (3,5 / 5)
Prosecco Superiore Valdobbiadene Pirani: 5,49 euro (3,5 / 5)
Volantino Tigros fino al 13 Luglio, “Cosa c’è di Buono Oggi?” Linea Vini Il Gaggio: 2 pezzi 3,40 euro (1 / 5)
Lambrusco Igt Donelli: 2 pezzi 3,00 euro (2,5 / 5)
Vini Frizzanti Maschio: 2,39 euro (3 / 5)
Vini Vivaci Cantina Valtidone: 2 pezzi 5,00 euro (3,5 / 5)
Pignoletto Doc Castelli Modenesi: 2,90 euro (3,5 / 5)
Vini Bacchichetto: 3,49 euro (4 / 5)
Vini Li Nibarj: 4,79 euro (3,5 / 5)
Vini Bio Natum: 3,69 euro (3,5 / 5) Vini Doc Feudo Arancio: 3,99 euro (3,5 / 5)
Pinot Chardonnay Rosè F.lli Pasqua: 2,19 euro (3 / 5)
Lugana Doc Pasqua: 4,49 euro (4 / 5)
Prosecco e Spumanti Ca’ Val: 4,99 euro (3,5 / 5)
Chianti Docg Antica Sala Sensi: 1,99 euro (3 / 5)
Volantino Unes fino al 13 Luglio, “Il Mercato del Fresco” Champagne Moet Chandon Rosé 36,90 euro (4,5 / 5)
Est! Est!! Est!!! Di Montefiascone Doc Bigi: 3,19 euro (3,5 / 5)
Pinot Rosé, Chardonnay o Verduzzo Maschio: 2,59 euro (3 / 5)
Turà Lamberti: 2,09 euro (3 / 5)
Lambrusco Cavicchioli: 2,39 euro (3,5 / 5)
Spumante Blanc de Blancs Keller: 1,79 euro (3 / 5)
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Chiamiamolo pure “test“. Anche se, forse, sarebbe meglio parlare dell’inizio di una vera e propria rivoluzione, che potrebbe dare il “la” a molti produttori italiani di vino di qualità. Mario Piccini rompe il muro tra Horeca e Gdo con la decisione di destinare otto vini di quattro delle sue Tenute alla vendita al supermercato. Prima di oggi, le etichettepremium in questione erano destinate solo a ristoranti, hotellerie, wine bar ed enoteche.
Sono interessate dal progetto Fattoria di Valiano, situata nel cuore del Chianti Classico e casa della famiglia Piccini, Tenuta Moraia in Maremma, Regio Cantina nel Vulture e la tenuta siciliana Torre Mora, sul versante nord dell’Etna. Resta esclusa, al momento, solo Villa al Cortile, la “boutique winery” di Montalcino.
Mosso dalle altrettanto rivoluzionarie dichiarazioni rilasciate a WineMag.it dal buyer Vini di Coop Francesco Scarcelli – pronto al dialogo con i vignaioli e a sedersi a un tavolo di lavoro ad hoc al Mipaaf – Mario Piccini ha trovato il coraggio di mettere nero su bianco quello che, forse, gli frullava nella testa già da un po’ di tempo.
Pensieri che l’emergenza Coronavirus e il conseguente lockdown dell’Horeca hanno solo accelerato. Nulla di ufficiale, ma l’interlocuzione tra il patron del colosso del vino toscano e il direttore vendite Gdo, Maurizio Rossi, deve aver sollevato Piccini da qualsiasi ulteriore perplessità. Nell’intervista esclusiva, tutti i dettagli.
Mario Piccini, quali sono le etichette interessate dal progetto?
Abbiamo selezionato due prodotti per ciascuna delle nostre tenute. Si tratta di referenze premium solitamente destinate al canale Horeca o, più in generale, referenze dedicate a tutti gli appassionati di vino che ricercano non solamente la qualità, ma desiderano anche scoprire la cantina che li produce e il territorio dove il vino nasce.
Qual è il numero di bottiglie prodotte per etichetta?
Se rapportate ai numeri della Grande distribuzione, si parla di produzioni davvero ristrette. Basti pensare che le bottiglie in questione non superano le 50 mila unità per tipologia, salvo una sola eccezione.
Può entrare ancor più nel dettaglio?
Le referenze in questione vengono prodotte dalle nostre Tenute, tutte realtà medio piccole, a conduzione biologica, dai 13 ai 75 ettari vitati. Tutte le etichette fanno già parte dell’attuale offerta del ‘mondo Piccini’. Per questo motivo la percentuale destinata alla Gdo verrà costantemente monitorata, in modo da poter garantire ai nostri clienti storici, nel momento della loro ripresa a regime, la qualità e quantità di sempre.
Quali sono le ragioni di questa scelta?
L’emergenza in corso ha accelerato il processo di evoluzione del mondo del commercio e della comunicazione, cambiando anche i paradigmi delle informazioni che vengono consumate.
Dal punto di vista commerciale non ha senso privare i clienti dei supermercati dei vini di qualità delle aziende agricole, anche se è bene precisare che la provenienza da un’azienda agricola non è per forza sinonimo di vino di qualità, come del resto non è vero l’esatto contrario.
La nostra filosofia aziendale e comunicativa si basa su questa trasparenza: sul diritto e la libertà che offriamo al consumatore di scegliere una referenza piuttosto che un’altra e di consumarle in assoluta tranquillità a casa.
La qualità deve essere fruibile dal maggior numero di persone possibile e più permettiamo alle persone di incontrarsi con la qualità, più questa può entrare nelle loro vite, determinando un vero e proprio cambiamento e miglioramento.
È l’inizio di una manovra di avvicinamento che interesserà tutta la linea Horeca?
Non interesserà tutta la linea Horeca, ma solo alcune selezioni. Prodotti che sono parte del core range delle nostre Tenute e che convivranno su entrambi i canali. Azione che a nostro avviso è assolutamente possibile se si lavora con trasparenza.
Il nodo cruciale nei rapporti delle aziende del vino col mondo della Gdo sono le politiche di prezzo e la scontistica adottata dalle varie insegne di supermercati. Qual è il vostro piano d’azione, su questo fronte?
Le politiche di prezzo si basano su di un posizionamento corretto del prodotto piuttosto che su logiche di scontistica. Siamo aperti a dialogare con tutte quelle insegne che vorranno mostrare il loro interesse ed apprezzamento verso determinati prodotti.
Il primo passo deve venire da noi produttori, che dobbiamo liberarci da questi timori e muoverci in sinergia, uniti. Dall’altra parte le insegne devono dare il giusto spazio alle etichette, incentivando anche l’inserimento di personale qualificato in grado di consigliare il consumatore e di raccontare vini e territori legati ad una selezione di referenze premium.
Il valore e la percezione della qualità di queste selezioni dovranno rimanere insomma intatte, rispettando le piccole aziende nei prezzi, in una sezione concepita come luogo di scoperta e non di affari a basso prezzo. Per far questo è necessario un grande senso di responsabilità da parte delle insegne pronte a compiere questo passo.
Non ha paura di “ferire” la sensibilità di qualche cliente Horeca?
Probabilmente una scelta di questo tipo potrà allontanare qualcuno, ma siamo sicuri che gran parte dei nostri partner ha sposato non un’etichetta, bensì un progetto. In tal senso questa scelta è perfettamente allineata con la nostra filosofia aziendale e per questo non mi aspetto grandi sconvolgimenti.
Gdo e Horeca, come auspicato nei nostri editoriali e articoli inerenti a un potenziale ‘Patto sul vino di qualità’, possono avvicinarsi per il bene dell’intero settore, a vantaggio delle produzioni di nicchia e di qualità premium. Siamo dei visionari, dei folli o c’è del concreto?
Sono convinto di questo. Il consumatore è sempre più interessato alle produzioni locali, al biologico, alla qualità. E le insegne stanno rispondendo con rapidità a questa rinnovata esigenza. Acquisti con assegnazioni regionali se non provinciali, come auspicato da Francesco Scarcelli di Coop Italia nell’intervista rilasciata a WineMag.it, vanno sicuramente nella direzione giusta.
Mario Piccini, l’ultima sfida al mondo del vino sembrava l’avventura sull’Etna: qualcosa che avvicina ancor più sua personalità al vulcano siciliano. Oggi questa novità, che potrebbe costituire l’esempio e l’avvio di una vera e propria rivoluzione. Come la vive? È solo un’operazione commerciale, o c’è anche della filosofia sotto (o, ancor meglio, sopra)?
Come spiegato in precedenza, alla base di questa sfida c’è e rimane la nostra filosofia aziendale di trasparenza e di voglia di far conoscere ad un numero sempre maggiore di consumatori le eccellenze dei vari territori dell’Italia del vino.
Grazie alle nostre tenute che sono dislocate sul territorio nazionale e a questa operazione, possiamo portare al consumatore un esempio del vino di territorio e questo è assolutamente in linea con la nostra mission.
Tanti suoi colleghi, pure tra i vicini di casa toscani, sembrano vergognarsi di comunicare alla stampa o ai propri clienti i dettagli del loro rapporto con la Grande distribuzione, pur traendone ampi vantaggi, sfruttando abbondantemente le strategie legate alla leva promozionale, in voga in Gdo: cosa nasconde davvero, secondo lei, una tale ipocrisia nel mondo del vino italiano?
A nostro avviso si tratta di timore e non di ipocrisia. Il mondo del vino è estremamente conservatore, sia tra le fila di noi produttori che nella distribuzione. Il problema della Gdo, così come lo era per l’online fino a pochi giorni fa, è legato al timore di un giudizio negativo da parte del cliente finale Horeca.
Lamentele legate al prezzo finale della bottiglia di vino ricadono giocoforza sull’immagine del ristoratore, piuttosto che sul produttore. Noi siamo convinti che oggi il consumatore sia in buona misura più pronto a comprendere ed accettare il costo maggiorato di un vino servito nell’Horeca.
Al giorno d’oggi c’è la consapevolezza che, in gran parte, questi costi sono legati alla distribuzione, allo stoccaggio e al mantenimento di personale qualificato: tutti aspetti che incidono notevolmente sul prezzo finale.
Vuole lanciare un ulteriore messaggio al mondo del vino italiano?
Alcuni consorzi stanno rivedendo le loro strategie e rivalutando la Grande distribuzione. Spero che saranno in molti ad abbracciare questo cambiamento. Azioni solitarie, o fatte in ordine sparso, difficilmente potrebbero far cambiare approccio e mentalità al mondo del vino.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
“Sì al dialogo coi vignaioli, iscritti o meno alla Fivi, nonché con le piccole realtà del vino italiano. Ma il rapporto deve essere continuativo: non possiamo essere usati solo in questo momento di difficoltà per Covid-19. I produttori devono metterci la faccia, affidandoci le stesse etichette dell’Horeca, dimostrando così di credere nel processo di qualificazione dello scaffale del vino della Grande distribuzioneorganizzata, ormai in corso da diversi anni”. Parole e musica di Francesco Scarcelli, buyer Wines, Beers and Spirits di Coop Italia.
Solo l’ultimo dei sì al “Patto sul vino di qualità” tra Gdo e Horeca, con la supervisione dal Mipaaf e della ministra Teresa Bellanova. Una proposta avanzata da WineMag.it per arginare le conseguenze devastanti di Coronavirus sulle produzioni dei vignaioli. E utile, più in generale, a riequilibrare i rapporti tra i due segmenti di vendita del vino, oltre a ridurre il contraccolpo dell’instabilità politica internazionale (vedi dazi Usa, Brexit e Russia).
Chiariamoci – commenta Scarcelli a WineMag.it – non è che fino ad oggi Coop Italia sia stata a guardare. Negli ultimi anni abbiamo referenziato sempre più vini di altissima qualità, come dimostra l’assortimento dei nostri 1.200 punti vendita dislocati in 88 province. Negli ipermercati arriviamo ad avere 800 referenze a scaffale”.
Possibile fare ulteriore spazio? “L’operazione non è semplice – risponde il buyer Scarcelli – ma da parte nostra c’è tutta la disponibilità di sedersi a un tavolo coi vignaioli, per capire come potrebbe essere gestita la ‘nuova enoteca‘ post Covid-19. Si dovrà razionalizzare e investire, ma deve esserci disponibilità anche dall’altra parte”.
“I clienti dei ristoranti – commenta Scarcelli – sono abituati a cercare le etichette scoperte per consumarle anche a casa, ma in Gdo numerose cantine offrono linee alternative. Crediamo sia arrivato il momento di fare un passo avanti, per i consumatori, fornendo alla Grande distribuzione le stesse etichette, senza timore di offendere l’Horeca”.
I numeri del vino di Coop sono quelli di una cantina gigante. Nel 2019 ha venuto 40 milioni di bottiglie a Denominazione e 15 milioni di bottiglie di spumanti. Sono 40 i milioni di litri di vino generico da tavola finiti nel carrello della spesa dei clienti della Cooperativa, principalmente nei formati bag in box, brik e dame.
Il 50% del vino venduto è sottoposto a promozione, a differenza dei vini di alta gamma che – a parte rarissimi casi – non viene neppure sfiorato dalla leva promozionale. Forte di questi numeri, Scarcelli va ben oltre al sì al “Patto sul vino di qualità”, avanzando una proposta che potrebbe risultare vincente.
“Una buona idea per venire incontro sia ai vignaioli sia alla Gdo, che necessita di dare continuità al proprio assortimento, potrebbe essere quella di operare con ordini in assegnazione dalla sede centrale ai punti vendita, sulla base delle stime di rotazione delle singole etichette di nicchia, regione per regione e provincia per provincia”.
La disponibilità di Scarcelli è massima, nell’ottica di coordinamento dell’operazione dalla sede centrale di Coop Italia. “Siamo convinti di essere già sulla strada giusta, anche grazie all’inserimento di personale qualificato nei giorni di maggiore affluenza – chiosa il buyer Coop – ma sappiamo che si può sempre migliorare, se ognuno fa la sua parte”.A fare la loro “parte”, dall’altro lato dello scontrino, sono vignaioli Fivi come Enrico Drei Donà e Giorgio Perego: tutto tranne che figli di un tappo minore. Si tratta infatti di due produttori che, ai tempi di Covid-19, festeggiano le Nozze di Porcellana – quelle dei vent’anni – col mondo dei supermercati. Donà opera con Conad, a livello locale. Perego con Esselunga, con contratto nazionale.
Una scelta che i due esponenti della Federazione italiana vignaioli indipendenti, iscritti rispettivamente alle delegazioni Emilia Romagna e Oltrepò pavese, esibiscono senza vergogna. Auspicando l’apertura di un dialogo articolato di Fivi con la Gdo, sul modello di successo dei Vignerons Indépendant francesi.
C’è di più: Perego fa addirittura parte di VinNatur, l’associazione che raggruppa diversi produttori di cosiddetto “vino naturale”. Nulla di più lontano dalle logiche della Gdo. La Croatina “Myrtò” di Perego (senza solfiti aggiunti e certificata vegan) e il Sangiovese “Notturno” di Drei Donà, sono un esempio di come la grande distribuzione non sia solo fatta di grandi numeri e vino venduto in sottocosto.
“Nei confronti della Gdo – commenta Enrico Drei Donà – c’è una vera e propria mistificazione. La grande distribuzione è un canale di vendita come un altro, che negli ultimi anni registra una sensibilità crescente nei confronti delle produzioni di nicchia”.
Quella di Drei Donà è una delle aziende più strutturate di Fivi, con una capacità produttiva che si assesta attorno alle 140 mila bottiglie annuali, di cui circa 12 mila finiscono in Gdo, spalmate su tre etichette.
“Ho sempre considerato tutti i clienti alla pari – sottolinea Drei Donà – compresa la Gdo. Purtroppo nell’ambiente c’è un po’ di snobismo. La stessa Fivi potrebbe trovare nella fascia prezzo che parte dai 9 euro, dove si colloca il Sangiovese ‘ Notturno’, ampi margini per un rapporto ottimale con la grande distribuzione, che al contempo non danneggi l’Horeca.
Più risicati i numeri di Giorgio Perego (nella foto, sopra). Quarantacinquemila bottiglie complessive per la sua cantina di Rovescala (PV), di cui 20 mila con la sola referenza realizzata in esclusiva per Esselunga. “Il rapporto con l’insegna – spiega Perego – è basato su un grande rispetto reciproco, su tutti i fronti. I pagamenti, a differenza di quanto avviene con alcuni ristoranti anche per cifre irrisorie, sono sempre puntuali, a 60 giorni dalla fattura“.
“In questo periodo di lockdown – continua il vignaiolo dell’Oltrepò pavese – la Gdo sta dando una grande mano a chi ha creduto in questo canale. Io produco vini senza solfiti aggiunti e vendo molto ai privati. Sono dunque un vignaiolo tendenzialmente lontano dalle logiche dei grandi volumi, eppure non capisco come si possa ancora, nel 2020, bistrattare la Grande distribuzione“.
Vorrei anche io un maggiore servizio nei punti vendita ma non solo per le mie etichette. Credo che la presenza di un esperto nella corsia vini dei supermercati sia una conquista culturale”.
“Un elemento che vada a sostegno della cultura del vino, in cui investono sempre più persone in Italia, sempre più capaci di distinguere tra le etichette di marketing e le etichette buone e basta, che non facciano venire il mal di testa il giorno dopo e rispettino l’ambiente e la filiera produttiva. Non smetterò mai di dire che la Gdo è un’opportunità. Anche per i vignaioli veri”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE – La speranza è quella di sbagliarsi alla grande e di ritrovarci qui a sorridere, a giugno 2020, di fronte a una vana profezia. Nel concreto, l’impressione è che i tedeschi si siano informati in merito all’intenzione dei buyer internazionali di partecipare (o meno) a Vinitaly a giugno al posto che ad aprile, prima di annullare definitivamente Prowein 2020. L’evento veronese potrà infatti essere a sua volta cancellato, una volta recepite le perplessità dei “portatori d’interesse” internazionali.
Messe Düsseldorf non lo ammetterà mai. Ma se l’edizione annuale della più importante fiera internazionale del vino è stata rimandata al 2021, è perché il trade ha voluto così, non solo per Prowein. Ma anche per le nuove date di Vinitaly.
L’altra opzione è che in Germania siano tutti più responsabili e “puri” di noi italiani, interessati più agli affari che al “bene comune”, nel panico generato da Coronavirus: alzi la mano chi è disposto a crederci, ai tempi dello spread. Erhard Wienkamp, amministratore delegato di Messe Düsseldorf GmbH, ammette che rimandare Prowein 2020 al prossimo anno è arrivata in seguito a “un intenso dialogo con le nostre associazioni partner e con gli attori chiave del settore”.
Monika Reule, amministratore delegato del Deutsches Weininstitut (Dwi), l’Istituto del vino tedesco, sponsor di ProWein, appoggia Wienkamp. Tanto da parlare del “coraggio di Messe Düsseldorf di fare questo passo, che è interamente nell’interesse del settore vinicolo”.
Non c’è passo (utile) se non funzionale a un cammino. Quello di Prowein, di fatto, può essere letto come un invito a Veronafiere per Vinitaly. Allo scopo di saltare il giro, assieme, nel 2020. “A nostro avviso, ProWein ha risposto con attenzione, prudenza e correttezza a tutti i vantaggi e agli svantaggi”, commenta ancora Reule. “Correttezza”, appunto. Chi sarebbe stato scorretto?
Va registrato che anche Italia serpeggia il malumore per la decisione dell’ente fieristico veronese di rimandare Vinitaly al 14-17 giugno. Chi addita il caldo, chi il rischio che si tratti di un rinvio utile solo a mostrare i muscoli.
Fatto sta che Veronafiere, fatta di uomini e non d’alieni (quelli, forse, esistono solo in Germania) ha una bella gatta da pelare. Se non altro per non far passare gli italiani per “Demoni“, al cospetto dei (presunti) “Angeli” tedeschi. Del resto, Vox populi, vox Dei: le avvisaglie su un 2020 sfortunato c’erano tutte, con largo anticipo. Anno bisesto…
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
EDITORIALE – In fondo, si tratta solo di guardare l’orizzonte e scegliere il versante della collina. Testa o croce. Oltrepò pavese o Colli Piacentini. Lo scandalo del vino contraffatto dalla Cantina sociale di Canneto Pavese e l’epic fail del “volantino del giorno dopo”, rischia di avere presto conseguenze evidenti sugli scaffali di Coop.
Secondo indiscrezioni di Vinialsuper, i buyer milanesi del colosso della Grande distribuzione sarebbero stati invitati a fare acquisti sui Colli Piacentini, piuttosto che in Oltrepò pavese. Anche lì, se non altro per questioni di prossimità (geografica e ampelografica) si producono Bonarda e altre tipologie di vini (come il Barbera) spesso in promozione nei supermercati Coop e vitali per il eno-giro d’affari dell’insegna.
Un segnale forte, dunque, quello che potrebbe arrivare dopo loscandalo di Canneto. La cantina sociale, di fatto, è una delle cooperative vitivinicole interessate dal progetto “Assieme” di Coop.
Se confermata, l’indiscrezione sulle scelte d’acquisto confermerebbe la scarsa propensione di varie insegne della Grande distribuzione ad investire realmente nei territori a maggiore vocazione vitivinicola italiana, come l’Oltrepò pavese. Un’occasione persa, dunque, dopo un’inchiesta utile a far piazza pulita da tante “mele marce”.
D’altro canto, il binocolo di Coop puntato sui Colli Piacentini è un elemento che conferma la grande crescita qualitativa della provincia emiliana. Lo dimostra la (coraggiosa, diciamo noi) scelta di Vinialsuper di premiare come “Miglior cantina Gdo” la cooperativa Valtidone, per la qualità media dei vini presenti in Gdo e per i rivoluzionari progetti destinati all’Horeca, come quello della linea “50 Vendemmie“, riservato alle vecchie viti.
Crescono, i Colli Piacentini, anche nell’Horeca. E proprio nei segmenti più concorrenziali con l’Oltrepò pavese. Il riferimento è agli spumanti Metodo Classico, base Pinot Nero: un vitigno che trova a casa dei vicini oltrepadani la vera patria, ma che i piacentini stanno interpretando sempre meglio, in vigna e in bottiglia.
Merito – anche – dell’expertise di enologi nati, cresciuti e formatisi in prestigiose realtà oltrepadane. È il caso di Francesco Fissore (nella foto, a destra) enologo di Cantina Valtidone, giunto nel piacentino dopo l’incarico in La Versa. Provare per credere le ultime “bollicine” di Valtidone, per comprendere come la cantina abbia svoltato, sul fronte dei Martinotti e – ancor più – del Metodo classico.
L’eventuale “voltafaccia” di Coop all’Oltrepò pavese va dunque ben contestualizzato, per essere compreso appieno. Da un lato, gli scandali oltrepadani non premiano un territorio che merita moltissimo ben oltre il vino, coi suoi paesaggi mozzafiato e le sue colline che non hanno nulla da invidiare alle Langhe e alla Toscana, col vantaggio di essere a mezzora da Milano (traffico e vie di comunicazione permettendo).
Dall’altro c’è una provincia, quella di Piacenza, che sta crescendo tanto e bene, soprattutto in termini di credibilità, sia nell’Horeca sia in Gdo. E, curiosità: la discriminante non è il Consorzio di Tutela Vini, pressoché inesistente da anni sui Colli Piacentini. Un’assenza colmata dall’iniziativa di privati e cooperative virtuose, come Valtidone. Chi vivrà, vedrà. Cin, cin.
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EDITORIALE – Se la fortuna è cieca, la promo si vede benissimo. Parte oggi, in pompa magna, il nuovo volantino Coop Lombardia. In prima pagina c’è la Bonarda di Cantina di Canneto. A 1,99 euro (sconto 50%). Relativamente nulla di strano. Se non fosse che ieri, nell’ambito dell’Operazione Dioniso, carabinieri e guardia di finanza non abbiano arrestato il presidente della cooperativa dell’Oltrepò pavese, Alberto Carini e la sua segretaria Carla Colombi.
Con loro, agli arresti, gli enologi Aldo Venco e Massimo Caprioli, nonché il mediatore Claudio Rampini. Per i viticoltori-conferitori della cantina Cesare Forlino e Davide Orlandi, l’obbligo di firma. L’accusa, a vario titolo, è di associazione a delinquere finalizzata alla frode e all’emissione di fatture fittizie.
Le indagini, coordinate dal Procuratore aggiunto Mario Venditti e dal Sostituto Procuratore Paolo Mazza, hanno dimostrato come Cantina di Canneto abbia messo in commercio “vino contraffatto per quantità, qualità e origine”, spacciandolo per Doc e Igt.
Ciò non significa che la Bonarda in promozione a 1,99 euro nei supermercati Coop Lombardia sia “taroccata“. Ma la triste coincidenza, per chi crede in Dio o negli astri – o quantomeno a Bacco-Dioniso – può insegnare qualcosa anche alla Grande distribuzione. E avere strascichi positivi su tutto il comparto.
Può insegnare, per esempio, che investimenti concreti delle catene Gdo nella cultura del vino possono alzare lo scontrino medio della corsia del vino, trainata sino ad oggi dalla sola leva promozionale.
Può insegnare che un sommelier, o comunque un professionista del settore che guidi i consumatori in corsia – o attraverso strumenti alternativi, perché no digitali? – può condurre il cliente del supermercato verso un acquisto consapevole e ragionato, senza perdere di vista il rapporto qualità prezzo ineluttabilmente richiesto al retail.
Può insegnare che una Bonarda in promo a 1,99 euro può essere considerata – a torto o a ragione – un insulto ad un territorioe ai vignaioli. E che, dunque, la leva promozionale e il prezzo devono smettere di essere l’unico argomento dei buyer, al momento di stringere accordi con questa o quella cantina.
Ma soprattutto, la figura barbina di una Bonarda marchiata dall’ennesimo scandalo, che fa mostra di sé sulla prima pagina del volantino Coop Lombardia il giorno dopo degli arresti, deve far ragionare sull’opportunità di investire in una ricerca più approfondita delle vere eccellenze dell’Oltrepò pavese.
Un territorio ricco di opportunità “qualità prezzo”. Purché si abbia voglia – e questo punto anche la decenza – di cercarle. La speranza, insomma, è che la sfortuna del volantino Coop del “day after“ si tramuti in modo nuovo di guardare all’Oltrepò (anche) da parte di tutta la Grande distribuzione organizzata. Iniziamo da qui. Cin, cin.
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“In questo scenario di estrema incertezza, oltre alle azioni istituzionali già intraprese da hashtag #unioneitalianavini a livello nazionale ed europeo, riteniamo indispensabile coinvolgere gli importatori americani, che verrebbero indirettamente danneggiati dalle misure del loro governo”. Così Paolo Castelletti, Segretario generale Unione italiana vini (Uiv).
Il 6 dicembre 2020, il Dipartimento del Commercio Americano (Uster, United States Trade Representative) ha avviato una consultazione, pubblicando una lista di prodotti che potrebbero essere colpiti da nuovi dazi, fino al 100% del valore della merce.
L’elenco contiene anche i vini italiani. La consultazione si concluderà il 13 gennaio 2020, mentre la revisione della lista dei prodotti interessati dalle tariffe è prevista per il 15 febbraio.
“La tutela del business e dei posti di lavoro in America dei soggetti che oggi importano i nostri vini e hanno investito sui nostri brand – aggiunge Castelletti – è uno degli argomenti che potrebbe convincere il governo di Trump a esonerare il nostro settore e il nostro Paese da eventuali misure”.
“Riteniamo fondamentale un’azione ‘forte’ di tutti gli importatori Usa contro l’imposizione di dazi sui vini italiani ed europei, mediante la loro partecipazione alla public consultation di Ustr”, conclude il Segretario Uiv.
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SANNICANDRO DI BARI – Sono stati ufficializzati i nomi dei vini vincitori di Radici del Sud2019, per la giuria dei buyer e della stampa nazionale e internazionale. Le degustazioni da parte delle commissioni si sono tenute mercoledì 5 e giovedì 6 giugno nelle sale del Castello di Sannicandro di Bari. Di seguito l’elenco completo dei vini premiati all’edizione numero 14 del Salone dei vini e degli oli del Mezzogiorno.
“Radici del Sud – commenta l’ideatore del format, Nicola Campanile – si conferma anche nel 2019 una grande finestra sull’immenso patrimonio ampelografico del Sud Italia. I giornalisti e buyer invitati, da domani, diffonderanno il verbo nei loro Paesi, contribuendo a far conoscere il nostro patrimonio enologico”.
“Anche questa edizione è stata segnata dal grande entusiasmo di tutti i partecipanti – conclude Campanile – che ci dà fiducia per le edizioni future. Il premio assegnato ai migliori vini va letto soprattutto in questo senso”.
L’evento ora si apre al pubblico. Per tutta la giornata di lunedì 10 giugno si potrà assaggiare i prodotti di oltre 125 realtà enologiche, olearie e gastronomiche meridionali, riunite al Castello di Sannicandro.
Dalle 21.00 alle 24.00 l’appuntamento sarà invece con il grande banco d’assaggio nel cortile del Castello di Sannicandro di Bari, dove ad accompagnare oltre 300 vini ci saranno le specialità preparate dagli chef Nazario Biscotti, Leonardo Vescera, Michele di Palma, Antonio Scalera e Donato Calvi del Ristorante Calvi.
I VINI VINCITORI DI RADICI DEL SUD 2019
Spumanti Bianchi Wine Writers
Primo Classificato I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi
Secondo Classificato Couvée Brut Millesimato 2017 Cantine Strapellum
Wine Buyers
Primo Classificato I Cinque Cerri 2015 Tenuta I Gelsi
Secondo Classificato Frenesia Rossovermiglio
Spumanti Rosé Wine Writers
Primo Classificato Dovi Rosè 2015 Ferrocinto
Secondo Classificato Centocamere Rose’ 2017 Tenute Barone G.R. Macrì
Wine Buyers
Primo Classificato La Stipula 2014 Cantine Del Notaio
Secondo Classificato Leggiadro 2015 Produttori Di Manduria
Greco Wine Writers
Primo Classificato Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum
Secondo Classificato Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta
Wine Buyers
Primo Classificato Greco Di Tufo Claudio Quarta D.O.C.G. 2018 Sanpaolo Di Claudio Quarta
Secondo Classificato Greco Basilicata 2018 Cantine Strapellum
Fiano Wine Writers
Primo Classificato Contrada Sant’aniello 2015 Vigne Guadagno
Secondo Classificato Zoe 2018 Terracalò
Wine Buyers
Primo Classificato Contrada Sant’aniello 2015 Vigne Guadagno
Secondo Classificato Biancofiore 2018 Cantine Kandea
Falanghina Wine Writers
Primo Classificato Falanghina Del Sannio 2017 Rossovermiglio
Secondo Classificato Costanza 2017 Cantine Kandea
Wine Buyers
Primo Classificato Civico 2 2018 Tenuta Fontana
Secondo Classificato Levata 2018 Monserrato 1973
Malvasia
Wine Writers
Primo Classificato Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi
Secondo Classificato 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921
Wine Buyers
Primo Classificato 12 E Mezzo 2018 Varvaglione 1921
Secondo Classificato Serralto 2018 Casa Vinicola Coppi
Gruppo Misto Vini Bianchi
Wine Writers
Primo Classificato Pollino Bianco 2018 Ferrocinto
Secondo Classificato Rocci 2017 Cantina Coppola 1489
Wine Buyers
Primo Classificato Grillo Magaddino 2018 Magaddino
Secondo Classificato Adènzia Bianco 2018 Baglio Del Cristo Di Campobello
Rosati Wine Writers
Primo Classificato Terra Cretosa Aleatico 2018 Borgo Turrito
Secondo Classificato Kreos 2018 Castello Monaci
Wine Buyers
Primo Classificato Ex Aequo Pescarosa 2018 Elda Cantine
Primo Classificato Ex Aequo Cirò Rosato Doc 2018 Librandi
Primo Classificato Ex Aequo Talenti Rosato 2017 Cantina Gentile
Secondo Classificato Rosati Ventifile 2018 Cantine Tre Pini
Taurasi
Wine Writers
Primo Classificato Taurasi Docg 2013 Antico Castello
Secondo Classificato Pentamerone 2012 Cantine Delite
Wine Buyers
Primo Classificato Pentamerone 2012 Cantine Delite
Secondo Classificato Taurasi Docg 2013 Antico Castello
Nero Di Troia Wine Writers
Primo Classificato Felice Ceci 2012 Giancarlo Ceci
Secondo Classificato Donna Clelia San Severo Nero Di Troia Dop 2013 Leonardo Pallotta
Wine Buyers
Primo Classificato Troqué 2017 Borgo Turrito
Secondo Classificato Exaequo Otre Nero Di Troia 2016 Teanum
Secondo Classificato Exaequo Cherrug 2013 Cantine Kandea
Negroamaro
Wine Writers
Primo Classificato Selvarossa 2015 Due Palme
Secondo Classificato Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna
Wine Buyers
Primo Classificato Salice 2016 Varvaglione 1921
Secondo Classificato Danze Della Contessa Rosso 2017 Cantine Bonsegna
Aglianico
Wine Writers
Primo Classificato Naima 2010 Viticoltori De Conciliis
Secondo Classificato Ex Aequo Irpinia Aglianico Doc 2015 2015 Tenuta Del Meriggio
Secondo Classificato Ex Aequo Nonna Seppa 2013 Cantine Delite
Wine Buyers
Primo Classificato Nonna Seppa 2013 Cantine Delite
Secondo Classificato Valentinia 2013 Viticoltori Lenza
Nero d’Avola Wine Writers
Primo Classificato Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello
Secondo Classificato Baglio Chitarra Nero D’avola 2018 Cantina Chitarra
Wine Buyers
Primo Classificato Lu Patri 2016 Baglio Del Cristo Di Campobello
Secondo Classificato Nero D’avola Magaddino 2017 Magaddino
Gruppo Misto Vini Rossi
Wine Writers
Primo Classificato Barbera Del Sannio 2018 Monserrato 1973
Secondo Classificato Gran Tiati Gold Vintage 2013 Teanum
Wine Buyers
Primo Classificato Piscriddi 2015 Tenuta Cobellis
Secondo Classificato Duca Sanfelice 2015 Librandi
Primitivo Wine Writers
Primo Classificato Papale Oro 2016 Varvaglione 1921
Secondo Classificato Tumà 2017 Masseria Cuturi
Wine Buyers
Primo Classificato Artas 2016 Castello Monaci
Secondo Classificato Tumà 2017 Masseria Cuturi
Aglianico Del Vulture
Wine Writers
Primo Classificato Likos 2015 Vigne Mastrodomenico
Secondo Classificato Forentum 2015 Vitis In Vulture
Wine Buyers
Primo Classificato Il Nibbio Grigio 2013 Cantine Strapellum
Secondo Classificato Exaequo Stupor Mundi 2014 Carbone Vini
Secondo Classificato Exaequo Calaturi 2014 Tenuta I Gelsi
Vini Biologici Wine Writers
Primo Classificato Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini
Secondo Classificato L’insolito 2018 Michele Biancardi Cantine E Vigne Daune
Terzo Classificato Clara Fiano 2017 Giancarlo Ceci
Wine Buyers
Primo Classificato Fiano Puglia 2018 Caiaffa Vini
Secondo Classificato Segreto Di Bianca 2017 Masseria Cuturi
Terzo Classificato Civico 2 2018 Tenuta Fontana
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Un grande imbottigliatore di vino, Provinco. E un analista sensoriale, Luca Maroni. Questo il binomio con cui Aldi mira a sfondare sul mercato italiano del vino al supermercato.
La multinazionale tedesca ALbrecht DIscount (abbreviato Aldi) ha costruito la propria “cantina” attorno al catalogo di quello che è uno dei maggiori player della Gdo internazionale.
Provinco Italia Spa, ex agglomerato di Cooperative sociali, oggi azienda privata con sede a Rovereto (TN). Un colosso in grado di mettere in bottiglia tutto il Made in Italy vinicolo italiano. Dal Trento Doc al Grillo di Sicilia.
Dal 2015 parte della prima società del Bel Paese quotata in borsa: Iwb (Italian Wine Brands), nata dalla business combination tra Provinco Italia Spa e Giordano Vini, mediante la Spac (Special Purpose Acquisition Company) Ipo Challenger.
“Si tratta di una selezione accurata di prodotti – assicura Aldi – e, proprio per dimostrare la particolare attenzione che riserviamo al vino, collaboriamo con l’analista sensoriale Luca Maroni per la degustazione dei nostri vini, l’assegnazione di un punteggio e la realizzazione della nostra brochure”.
Italian Wine Brands, da sola, vende oltre 48 milioni di bottiglie l’anno, con una quota di export che si assesta sul 75%. Numeri che ne fanno la terza pedina in Italia, escludendo le Cooperative (settimo con le coop).
Impianti di vinificazione, affinamento e imbottigliamento di Iwb si trovano nelle Langhe, in Piemonte. Una seconda cantina è “strategicamente localizzata in Puglia”, a Torricella, in provincia di Taranto.
Ulteriore particolarità: Iwb non possiede vigneti, ma solo le strutture e i macchinari utili per la vinificazione (nella vicina isola di Malta opera così Delicata Winery).
Un “pacchetto” pressoché completo quello che Iwb ha offerto ad Aldi per lo sbarco in Italia, che suona piuttosto rétro in un periodo in cui la Grande distribuzione sta investendo in private label, valorizzando piccoli e medi produttori e cantine sociali, al posto degli imbottigliatori (vedi Iper, la Grande i con “Grandi Vigne” o Coop con “Fior Fiore”).
Va tuttavia considerato che Aldi è un Discount. E quel che emerge dalla nostra degustazione di 20 vini prelevati dal nuovissimo punto vendita di Castellanza, in provincia di Varese, è la sostanziale ricerca di un “every day low price” ulteriormente stressato dal cluster di riferimento.
Curiosa anche la posizione di Luca Maroni nello sbarco di Aldi in Italia. Provinco Italia Spa, di fatto, risulta “secondo miglior produttore italiano” nella Guida 2013 dell’analista sensoriale. Quasi scontato il suggerimento ai tedeschi, forti anche della fama di Provinco sul suo primo mercato di riferimento: la Germania.
LA DEGUSTAZIONE Tutta un’altra storia quella scritta dalla nostra degustazione. La media dei punteggi da noi assegnati ai vini di Aldi si aggira attorno ai 3/5. Tradotto: sufficienza risicatissima.
Solo tre i vini a cui assegniamo 4 “cestelli” su 5. Si tratta di due etichette della linea “Casteltorre” (proprietà di Schenk Italian Wineries, altra vecchia conoscenza di Maroni che la recensisce a pieni voti nell’assortimento Md Discount): il Verdicchio dei Castelli di Jesi Doc Classico 2017 (in etichetta Schenk appare come “Cantina del Bacco”) e il Chianti Classico Docg 2016.
Convince anche il Maremma Rosso Toscana Doc “Poggio al Sale”, imbottigliato a Castellina in Chianti da Tenute Piccini Spa: altri 4 “cestelli” della spesa su 5, nella nostra speciale scala di valutazione.
Per il resto è un valzer di 3 e 3,5: vini che, da Nord a Sud Italia, raggiungono una sufficienza supportata soprattutto da un prezzo pieno all’osso, alla portata di tutti i portafogli.
Tra i peggiori assaggi il Metodo Classico Trento Doc (1/5) e il Bonarda dell’Oltrepò pavese (1,5/5).
Deludenti – soprattutto in termini di tipicità – due dei vini più costosi dell’assortimento Aldi Italia: il Barolo Docg 2013 “Giacondi” e, ancor più, l’Amarone della Valpolicella Docg 2015 “San Zenone” (voto 3/5).
Per i più curiosi, ecco l’elenco completo e le valutazioni dei vini di Aldi
1) Prosecco Doc Extra Dry Millesimato 2017, Villa degli Olmi spa: 3,99 euro (2 / 5)
2) Prosecco Superiore Valdobbiadene Docg “Giotti”, Casa Vinicola Bosco Malera srl (C.V.B.M. Salgareda): 4,49 euro (3 / 5)
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
BARI – Torna dal 5 all’11 giugno Radici del Sud, il multi evento dedicato ai prodotti da vitigno autoctono e agli oli extravergini del mezzogiorno d’Italia.
Sette giorni in cui i produttori di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia presenteranno i loro vini agli importatori, provenienti da Cina, Olanda, Regno Unito, USA, Canada, Danimarca, Polonia, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Austria e Belgio. Alla stampa italiana ed internazionale e al consumatore finale in una serie di appuntamenti: inconti BtoB, wine tour, concorsi e degustazioni.
Un evento che vinialsuper racconterà ai suoi lettori in presa diretta, sul posto. Come già fatto lo scorso anno, in occasione dell’edizione 2017 del premio.
IL PROGRAMMA Radici Del Sud si sviluppa nell’arco di più giornate: il 6 e 7 giugno saranno i giorni dedicati alle sessioni del concorso fra tutti i vini del Sud suddivisi per vitigno.
Il 9 e 10 giugno ci saranno gli incontri BtoB fra i buyer ed esperti esteri con i produttori vitivinicoli e olivicoli, mentre lunedì 11 ci sarà il banco d’assaggio aperto al pubblico e la grande festa dove verranno celebrate e premiate le migliori eccellenze vitivinicole e gli oli del meridione.
NON SOLO VINO
Dalle ore 11.00 alle ore 21.00 di lunedì 11 giugno al Castello di Sannicandro di Bari resterà aperto il Salone dei vini e degli oli del Sud. I visitatori potranno conoscere le diverse produzioni delle Cantine e degli oleifici partecipanti.
Ai banchi d’assaggio avranno l’opportunità di parlare direttamente con i produttori, conoscere meglio le caratteristiche e le qualità delle etichette in degustazione e di acquistare direttamente i prodotti presentati.
Alle 19.00 ci sarà un convegno, seguito dall’annuncio dei vini vincitori della XIII edizione di Radici del Sud. Seguirà alle 21.00 la Cena di gala, nel cortile del Castello, realizzata da rinomati chef del Sud Italia.
Per info e iscrizioni aziende: http://bit.ly/2B3QVg4, info@radicidelsud.it
RADICI DEL SUD 2018
Salone dei vini e degli oli del Sud in breve – apertura al pubblico:
Dove: Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA)
Quando: 11 giugno 2018
Orario di apertura al pubblico: dalle 11.00 alle 21.00
Ingresso: kit di degustazione 15 euro (comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione)
Parcheggio: disponibile
I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Ogni produttore di vino italiano dovrebbe venire come minimo una volta all’anno qui negli States e cercare di frequentare il meno possibile i vari gruppi a tema sui social come Facebook – dove ho avuto recenti diverbi – oppure certe degustazioni o presentazioni fatte da sprovveduti per tirar su “due lire”, tanto per arrivare a fine mese.
Il mondo si muove ad un’altra velocità rispetto al nostro orticello che, spesso, retrocede per scarse competenze e preparazione sulla “materia vino” e la sua interazione con la società moderna. Va bene ciò che succede sui mercati della Francia, dell’Italia, o della Spagna, insomma dei principali produttori di vino a livello mondiale, ma è in altri ambiti che si sta giocando il futuro del vino italiano di qualità nel mondo.
Sicuramente gli americani, che noi spesso pensiamo distanti, sono quelli che più stanno influenzando il mondo del vino e non solo per essere il mercato numero 1 del pianeta.
E non importa se ieri, nella migliore pizzeria di Harlem, un bel vino rosso italiano lo si beveva in un tumbler, non importa se c’erano 8 vini rossi e 7 bianchi al bicchiere, e non importa se, quando ho chiesto il bicchiere tulipano, mi hanno guardato e detto “ah italiano” sorridendo.
Quel sorriso era un mix di venerazione per l’importanza che diamo al vino ma anche di consapevolezza di chi con il vino fa business, mentre noi siamo sempre troppo ancorati alla forma ed alle troppe parole. Non importa se spesso i buyer assaggiano il tuo vino nei bicchieri di plastica: “Cazzo me ne frega? Io voglio quel fottuto spazio in quello scaffale”, penso tra di me. E poi sono loro che acquistano e pagano il mio lavoro.
Non importa se spesso gli americani non fanno caso agli abbinamenti, non fanno caso se ha o meno il tappo a vite o se ha una bottiglia da 1,5 kg. Ciò che importa è che sia buono e che nei locali che frequentano sia disponibile e che ci sia al bicchiere. Chiuso.
Loro sono diversi da noi, molto più cordiali e aperti, soprattutto nei posti pubblici, ed intorno ad un bicchiere di vino, al bancone di un ristorante, puoi parlare e conoscere chiunque. Perché il vino è apertura mentale e fisica, predisposizione a qualcosa di bello. E poi sorridono e fanno domande quando gli dici che sei un italian wine producer.
IL FUTURO Una cosa interessante sarà il futuro del vino in USA, che per anni è rimasto ancorato a una classe sociale di bianchi con un buon indice di scolarizzazione mentre, ora, generazione dopo generazione, stanno entrando nuovi attori.
Gli afro americani e gli ispanici, soprattutto millennials, si stanno avvicinando al vino ed iniziano a consumarne ma, attenzione, spesso hanno gusti, palato e abitudini diverse, per cui chissà che evoluzioni porteranno al mercato amando soprattutto vini dolci o con un finale morbido quasi dolce.
In mezzo a tutte queste cose tu ti ritrovi a vendere Barbera d’Asti che, al di fuori di alcune isole felici come NYC, è difficile da proporre perché semplicemente non la conoscono.
E qui c’è il fulcro del discorso perché, mancando comunicazione e marketing, il vino si ritrova solo in balia delle onde e, quando trovi un’attività interessata a proporla, comunque la Barbera deve essere vicina a standard gustativi minimi prossimi di una certa omologazione del gusto internazionale.
Per quello che non si può più pensare di andare avanti così, ma bisogna affrontare il trade senza paura e cavalcare, con comunicazione, marketing e web, il mercato con le sue esigenze, debolezze, punti di forza ed opportunità. La grande differenza con la Francia sta tutta qui: con fatturati in crescita in USA e con una qualità percepita notevolmente più alta della nostra.
Con parole come Bordeaux e Bourgogne, veicolate da grandi e famosi vini, loro riescono ad ottenere ottimi posizionamenti anche con gli entry-level, spesso più scarsi dei nostri pari italiani. Qui la carta vini di un famoso locale di Miami, dove potrete vedere l’esiguità della presenza italiana.
LA COMUNICAZIONE
Sia alla degustazione di Omniwines che poi girando con gli agenti per enoteche e ristoranti, è ormai chiaro quale sarà la tendenza del vino su New York, in Texas o in California: sarà necessario arrivare a comunicare DIRETTAMENTE con il cliente finale, per accompagnarlo nella sua scelta finale che per il momento, causa leggi federali, sarà ancora fatta nei wineshop e non nelle ecommerce.
I ragazzi leggono sempre meno le testate storiche e sempre di più cercano tutto online, dove vige sempre il mio motto: se ci sei, ci sei. Ma se non ci sei, non ci sei. Negli States delle poche, mal fatte e rade iniziative di Consorzi o Associazioni di Produttori, arriva ben poco; esiste una comunicazione privata di alcuni grandi nomi fatta dai relativi importatori ma nulla di più.
Qualcosa di questa comunicazione traborda, come dal tavolo del ricco Epulone, ma non è sufficiente a generare interesse e massa critica come vorrei ci fosse su #Barbera o #Nizza ad esempio. Ce la faremo? Non lo so. Per ora no di sicuro e la Francia ci sta schiacciando in maniera prepotente. Cambieremo? Temo proprio di no.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Nove euro per un Barolo. Tigros batte tutti, nelle settimane in cui impazzano le promozioni sul vino al supermercato. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper il Barolo Docg 2011 Le Calende, imbottigliato (attenzione non “prodotto”) da quella che in etichetta si presenta come “Co. Tra. Pro Soc. Coop. Agr. Castiglione Falletto – Italia”.
Una sigla dietro la quale si cela la Cantina Terre del Barolo di via Alba 8, a Castiglione Falletto. Una Cooperativa agricola piemontese con un fatturato vicino ai 18 milioni di euro (dato 2015), spesso premiata dalle guide internazionali. Ma non per questo prodotto.
LA DEGUSTAZIONE (2 / 5) Nel calice, il Barolo Docg 2011 Le Calende si presenta di un rosso granato con unghia aranciata. A un’ora abbondante dall’apertura della bottiglia, il vino ha ancora bisogno di aprirsi per mostrare appieno i suoi aromi.
Al naso, la percezione monocorde è quella di legno e resina adesiva, unita alla “botta” dell’alcolicità. Timidissimi sentori fruttati e terziari di zafferano interrompono la monotonia, col passare dei minuti. Non demordiamo. E a due ore dall’apertura della bottiglia, il Barolo Le Calande mette sul piatto altri sentori: rosmarino, alloro. Una punta di ginepro. E’ ora di tirare le somme, per una parte olfattiva che non soddisfa affatto, in quanto a finezza.
In bocca operiamo alla stessa maniera, con assaggi ripetuti a distanza di tempo. Il primo e il secondo equivalgono a una bocciatura senza condizioni. Quel che è peggio è che il Barolo Le Calende finisce con lo scomporsi ancora di più, col passare dei minuti.
Un Barolo, in definitiva, sconsigliato a chi conosce le punte di qualità che può raggiungere sul medio-lungo periodo l’uva Nebbiolo: sinonimo di finezza, compostezza, eleganza ed equilibrio fra tutte le componenti.
Per la qualità espressa in degustazione, Le Calende risulta in perfetta armonia con il suo prezzo pieno (14,99 euro), largamente al di sotto della media dei Barolo presenti sugli scaffali della grande distribuzione.
Il taglio del 40% operato sul volantino promozionale dei supermercati Tigros, promosso dalla buyer Francesca Macchi, lo sottodimensiona ulteriormente.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
La cucina concreta, quella delle trattorie e dei panini, ha conquistato il pubblico di Milano Golosa che dal 14 al 16 ottobre ha raccolto al Palazzo del Ghiaccio di Milano oltre 13 mila persone.
Nei tre giorni si sono susseguiti incontri e dibattiti che hanno visto protagonisti, tra gli altri, i nove cuochi delle Premiate Trattorie Italiane e i piatti più significativi e identitari della loro regione.
Particolarmente apprezzata l’area PaniniAmo, un omaggio al pane imbottito in collaborazione con la Fondazione Accademia del Panino Italiano.
La sesta edizione della kermesse ideata da Davide Paolini ha visto una presenza record di buyer e operatori del settore, pari al 22% degli ingressi, interessati a conoscere le proposte dei 200 artigiani presenti al mercato con i loro prodotti spesso introvabili nei canali di vendita tradizionali. A Milano Golosa presenti anche buyer stranieri, provenienti da Germania, Gran Bretagna, Canada e paesi dell’Est Europa.
Il viaggio del Gastronauta ora prosegue e porta a Roma, dove dal 2 al 4 dicembre si terrà la prima edizione di Roma Golosa. La formula sarà quella già rodata all’ombra della Madonnina e anche nella capitale Davide Paolini si è mantenuto lontano dai quartieri fieristici preferendo una location post industriale in grado di qualificare il lavoro degli artigiani che presenteranno le loro produzioni frutto del migliore made in Italy.
Incontri, dibattiti, master class completeranno un programma ricco di contenuti e spunti per chi, finalmente anche a Roma, vorrà approfondire la conoscenza di una cucina che non vuole essere spettacolo ma espressione di un’identità culturale.
ROMA GOLOSA IN BREVE
2-3-4 DICEMBRE 2017
Guido Reni District | Via Guido Reni 7, Roma
0286462555/1919
info@romagolosa.it
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Facebook: @RomaGolosa
Twitter: @ilgastronauta
Instagram: @gastronauta_official
ORARI AL PUBBLICO
Sabato: 12:00 – 21:00
Domenica: 11:00 – 19:00
Lunedì: 11:00 – 17:00
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Si parla anche di vino nel rapporto Coop 2017. Una fotografia dell’economia e della società italiana, attraverso i dati che arrivano dal mondo della grande distribuzione organizzata. L’italiano disegnato da Coop sembra aver perso per strada molti desideri.
Tra questi, anche quello della buona tavola. Fuma di meno, beve di meno e ama di meno (-10% il calo del desiderio sessuale negli ultimi 15 anni e, conseguentemente, -6% la diminuzione registrata nell’ultimo anno nella spesa per profilattici).
In testa, piuttosto, l’italiano ha il gioco d’azzardo. A tentare la sorte in vario modo sono quasi in 30 milioni. Tradotto? L’Italia è tra i quattro popoli che perdono di più al mondo, dopo giganti come Stati Uniti, Cina e Giappone.
I CONSUMI
La trasformazione degli stili di consumo a tavola riguarda anche le bevande. Gli italiani si fidano sempre di più dell’acqua del rubinetto, ma aumentano anche le vendite di acqua in bottiglia, a scapito delle bevande gassate. Sul vino, gli italiani prediligono scelte di qualità. “Italianità” e “certificazione” del prodotto enologico sembrano essere le nuove chiavi.
Il vino resta sulla tavola degli italiani, anche se la crisi ha tagliato le gambe alle spese più voluttuarie, tra cui figurano gli alcolici. Segni incoraggianti quelli che arrivano dai primi indicatori del 2017. In Gdo, il giro d’affari messo a segno da vini, spumanti e Champagne è aumentato del 2% nella prima metà dell’anno.
“Una performance anche più lusinghiera – evidenzia il rapporto Coop – se si considera che è in atto un progressivo travaso dei volumi di vendita nella direzione di formati più specializzati e di nicchia (vendita diretta con il produttore, enoteche, cantine)”.
A crescere è la qualità del prodotto medio, “al punto da configurare un fenomeno di upgrading importante della spesa”. I dati Nielsen sui volumi di vendita citati nel rapporto Coop documentano nel primo semestre dell’anno un incremento in quantità pari al 5% rispetto allo stesso periodo di un anno fa per i vini con etichetta certificata, a fronte di un calo del 3% per i vini comuni.
EXPLOIT DEI VINI BIO
Si beve meno ma meglio, insomma. Nella scelta di acquisto, la qualità viene prima del prezzo (93%), insieme all’italianità del vino (91%) e alla certificazione d’origine (l’86% sceglie vini Dop e l’85% Igp). Anche in questo ambito cresce la sensibilità verso la variante biologica: si tratta del vino prodotto attraverso l’utilizzo di antiparassitari naturali e l’abbattimento delle sostanze chimiche e dei solfiti.
Il volume delle vendite del vino bio in Grande Distribuzione è cresciuto del 25% nell’ultimo anno, con 2 milioni e mezzo di litri venduti. Se la qualità dell’acquisto è aumentata, la quantità di vino consumata dagli italiani
ha ceduto terreno, in ragione di una predilezione per uno stile di vita più “sobrio”. Secondo il Censis, soltanto il 2,3% degli italiani consuma più di mezzo litro di vino al giorno (era il triplo trenta anni fa).
I MILLENNIALS
“Uno spaccato generazionale dei consumatori che evidenzia l’emergere di un elemento di discontinuità rispetto al passato, dal momento che la riscoperta delle eccellenze enologiche è partita dai più giovani”, recita ancora il rapporto Coop 2017. Secondo il Nomisma Wine Monitor, che ha messo a confronto i Millennials italiani con i coetanei statunitensi, nel nostro Paese si rileva “una profonda cultura del vino”.
Nella fase di orientamento all’acquisto nel nostro Paese si guarda all’origine del prodotto, oltre che alle caratteristiche organolettiche e all’affidabilità del produttore.
La passione degli italiani per il vino non si ferma all’acquisto, ma sulla scia di Expo è cresciuto anche l’interesse verso le manifestazioni enologiche. Nel 2016 sono stati 24 milioni gli italiani che hanno partecipato a eventi a tema sul vino, fra cui tantissimi giovani.
Gli stranieri non sono da meno, tanto che all’edizione 2017 di Vinitaly sono stati 48 mila i visitatori dall’esteo, di cui oltre la metà accreditati come top buyer (+8% rispetto al 2016), provenienti da 70 Paesi. Il vino rappresenta del resto uno dei principali ambasciatori del “Made in Italy”.
LE PREVISIONI
Secondo le analisi di Confcooperative, i volumi di vendita del vino nel mondo fra il 2015 e il 2020 cresceranno del 13,4%, e l’Italia, primo produttore in assoluto, vedrà ampliarsi le sue quote di mercato. Nel 2016, l’export del settore vinicolo italiano ha raggiunto quota 5,6 miliardi di euro, segnando un +4,3% sul 2015.
I mercati principali sono quello statunitense e quello tedesco, ma fra i Paesi più promettenti troviamo Cina e Russia, che nel 2016 hanno fatto segnare una crescita in volume dei vini importati dall’Italia rispettivamente pari all’11% e al 15%.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
(4 / 5) Non tutti gli studiosi sono d’accordo sull’origine della parola Arneis. C’è chi la fa risalire a Renexij, antico nome della località Renesio di Canale. Chi alla parola dialettale piemontese arneis (“indumento”, “veste”).
In seguito arneis ha assunto anche il significato di arnese, attrezzo, e da arneis derivano anche espressioni come mal an arneis, “male in arnese”, ovvero “mal vestito”, “mal equipaggiato”.
LA DEGUSTAZIONE L’Arneis di Enrico Serafino è di un bel giallo paglierino con riflessi verdolini, cristallino, vivo. Il naso è semplice, fruttato e floreale avvolto in una nota agrumata, delicato e fine. Se i profumi mancano di un po’ di intensità, la stessa cosa non si può dire del sapore. In bocca entra deciso, caldo, morbido, succoso e di buon corpo.
Si consiglia di berlo a una temperatura non superiore agli 8-10 gradi, per smorzare la nota alcolica leggermente sopra le righe. Nel complesso è un vino semplice ma assolutamente godibile, che potrebbe accompagnare molto bene dei ravioli di magro conditi con burro e salvia.
LA VINIFICAZIONE
Dopo la spremitura soffice delle uve (100% arneis), la fermentazione avviene in vasche d’acciaio inox a temperatura controllata. Anche l’affinamento avviene esclusivamente in vasche d’acciaio. I vini della cantina Enrico Serafino, nata nel lontano 1878, sono divisi tra “Cantina Maestra”, “Vini classici” e spumanti.
Caratteristica che accomuna tutti i vini classici, di cui fa parte questo Arneis, è la bottiglia dalla forma inusuale, via di mezzo tra la classica albesia delle Langhe, e l’anfora di Provenza. Un tocco in più di originalità sulla tavola.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
(3,5 / 5) Tre parole: colline fertili, lavoro e passione. Da qui nascono i vini di Umberto Cesari, una sfida iniziata negli anni Sessanta con venti ettari di vigneto nei terreni collinari al confine tra l’Emilia e la Romagna.
Sotto la lente di ingrandimento di vinialsuper finisce oggi il Sangiovese Doc di Cesari, vendemmia 2014, in vendita nei supermercati Interspar.
LA DEGUSTAZIONE Il vino si presenta limpido, color rubino vivace, consistente nel calice. Al naso si percepisce intenso e piuttosto complesso, bouquet fruttato e floreale con frutti maturi di ciliegia e frutti di bosco e fiori come la violetta, sentori di marmellata e marasca e spezie tostate come tabacco e caffè.
In bocca, il Sangiovese Iove di Umberto Cesari è caldo, morbido, pieno ed elegante, abbastanza fresco, leggermente tannico. Di corpo, risulta avvolgente e armonico nel complesso. Piuttosto duttile nell’abbinamento, è particolarmente consigliato con piatti saporiti di carne e selvaggina, ma anche con formaggi stagionati, salumi o primi piatti di pasta ripiena.
LA VINIFICAZIONE
Il vino è classificato come Romagna Doc Sangiovese, ottenuto da uve 100% Sangiovese, con titolo alcolometrico di 12,5%. L’affinamento avviene in vasche di acciaio per 3 mesi.
Le uve usate per produrre Iove Sangiovese Doc vengono raccolte interamente nel podere Parolino, che copre due versanti di una stessa collina, con un’esposizione ottimale tutto l’anno. Nel Podere Parolino si coltivano anche Merlot, Trebbiano e Sauvignon Blanc.
La grande ricchezza dell’azienda sono di fatto 6 poderi (Ca’ Grande, Liano, Laurento, Tauleto, Casetta e Parolino). La Umberto Cesari consta di 175 ettari di vigneti, una cantina di 18 mila metri quadrati, nonché una sede aziendale che accoglie il wine shop e la sala degustazione.
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AAA cercasi make up artist per la Doc Locorotondo: richiesta esperienza pregressa nel settore. Con la cantina sociale in (s)vendita a 4 milioni di euro, dopo uno sciagurato fallimento (pre)annunciato da anni di mancati pagamenti ai conferitori d’uva, in Puglia, c’è chi prova a voltare pagina.
Niente capitali in arrivo dall’estero. Niente joint venture dal sapore mediorientale. La riscossa del Locorotondo prende forma dal cuore della cittadina della provincia di Bari. Più esattamente, dall’altra parte dei binari delle Ferrovie del Sud Est, su cui si affaccia l’immobile – ormai spettrale – della cantina sociale.
A guidare i produttori della Dop verso il rilancio è Marianna Cardone, che con il fratello Vito conduce l’azienda di famiglia, fondata negli anni 70 dal nonno Giuseppe e dal padre Franco. Siamo in via Martiri della Libertà 32, alla Cardone Vini Classici Srl. Duecento metri, in linea d’aria, dal palazzo dello scandalo.
Che “Lady Cardone” abbia preso sul serio la sfida, lo capisci già dalla stretta di mano. Una donna del vino che, per certi versi – carattere, ma anche aspetto fisico – ricorda un’altra vignaiola guerriera: la siciliana Marilena Barbera. Territori e storie diverse, le loro. Ad accomunarle la bellezza lucente della determinazione, negli occhi.
“Come in tutte le migliori storie di vita vissuta – evidenzia Marianna Cardone – ci sono dei momenti di cambiamento. Per il Locorotondo, la chiave di volta è arrivata con la chiusura della cantina sociale di Locorotondo. Negli anni 70, questo vino ha rappresentato per la Puglia l’unico diamante tra i bianchi della regione. Non a caso, questa è la seconda Doc per storicità dopo il Primitivo di Manduria. Ma proprio nel momento in cui il Locorotondo avrebbe dovuto traghettare la Puglia del vino fuori dalle logiche dello sfuso e delle vendita delle masse ad altre regioni, in molti hanno cominciato a sposare la causa della quantità, a dispetto della qualità. All’epoca, chi produceva milioni di bottiglie poteva aspirare a tutto, tranne che al blend originario composto da 50% Verdeca, 45% di Bianco D’Alessano e 5% di uvaggi come il Fiano o Maruggio. In bottiglia si metteva altro, che veniva spacciato per Locorotondo”.
E così che il bianco della Valle d’Itria si guadagna la cattiva fama di “vino del mal di testa”. “La qualità cadde a picco – ricorda Marianna Cardone – e Locorotondo divenne sinonimo di scarsa qualità. Un boomerang negativo che ricadeva anche su produttori come noi, che hanno sempre prodotto nel rispetto del disciplinare e del consumatore. Il vino bandiera della nostra cantina aveva perso completamente appeal“.
Poi, la svolta. “Da circa due, tre anni – commenta Cardone – a ricordarsi della cattiva fama del Locorotondo sono in pochi. Le nuove generazioni, in Italia, neppure sanno che esiste questo vino. All’estero, al contrario, hanno iniziato ad apprezzarlo. Questo blend tra vitigni che sintetizzano alla perfezione la Puglia del vino bianco, del resto, è marcatamente internazionale. Una spinta locale per il rilancio del Locorotondo è invece quella del turismo in Valle d’Itria. Un turismo di altissimo livello, fatto di consumatori curiosi e preparati, si sta avvicinando a questo vino riconoscendogli il valore che merita”.
Per Marianna Cardone, “questi sono gli anni zero del Locorotondo. E’ tutto da ricostruire da capo”. E un campo importante in cui si gioca la partita è quello della Grande distribuzione. “E’ improrante che anche la ‘signora Maria’ possa apprezzare un buon Locorotondo al giusto prezzo – evidenzia Marianna Cardone – ed è per questo che abbiamo pensato a una linea Iside Fine Wine, destinata esclusivamente ai supermercati Coop”. A ottobre il possibile sbarco in Auchan.
Lievissima la differenza tra il Locorotondo Iside e il Locorotondo Castillo, destinato invece al canale Horeca. Ad oggi, delle 20 mila bottiglie di Cardone Vini che finiscono sugli scaffali del supermercato, la metà sono del vino simbolo della cantina.
“Il prezzo di 6,99 euro – precisa Lady C – è comunque medio-alto per i vini bianchi Coop. L’obiettivo della nostra cantina, di fatto, è quello di restituire dignità non solo alla Dop Locorotondo, ma anche a tutti i produttori traditi negli anni scorsi dalla cantina sociale. Come? Pagando le loro uve al giusto prezzo: gli attuali 35 euro a quintale sono una cifra troppo bassa. Questo favorirebbe a sua volta il ritorno alla viticoltura in Valle d’Itria, dove il 70% dei vigneti è andato perduto”.
GLI ALTRI PRODUTTORI Con le sue 300 mila bottiglie totali, la Cardone Vini Classici costituisce una realtà molto importante per il tessuto sociale locale. Ma a sostenere la battaglia per il rilancio del Locorotondo concorrono anche altre cantine. Una di queste è Albea, ad Alberobello.
La cantina di via Due Macelli 8 produce il Locorotondo più costoso sul mercato: il “Il Selva”, in vendita al pubblico a 10 euro. “Un progetto – spiega Tommaso Marangi di Albea – portato avanti dal 2001 e volto alla valorizzazione di una denominazione purtroppo maltrattata. Nel 2016 l’idea di produrre un Locorotondo leggermente più morbido rispetto alle altre annate, ma che conservi comunque le grandi peculiarità del blend”.
La Verdeca resta la componente predominante, con un 35% di Bianco d’Alessano e un 15% di Fiano. La componente aromatica del Minutolo si fa sentire nel calice, così come la scelta di raccogliere le uve in leggera surmaturazione. Il risultato è un Locorotondo tagliente, dalla spiccata acidità e mineralità, ben bilanciate dalla morbidezza delle note fruttate esotiche e da un’alcolicità calda. “Andare a proporre all’estero un Locorotondo a 10 euro – spiega ancora Marangi – non è facile. La media che si aspettano i buyer si aggira attorno ai 2,80 euro. Dubbi che vengono fugati dalla degustazione del nostro Selva: un Locorotondo davvero sui generis“.
Sempre in Valle d’Itria, più esattamente a Castellana Grotte, c’è poi chi punta su un Locorotondo Superiore. E’ la cantina Terre Carsiche 1939. A giustificare tale menzione in etichetta sono soprattutto rese più basse in vigna. “Il disciplinare – spiega il titolare Andrea Insalata – prevede per il Locorotondo Doc una resa per ettaro fino a 140 quintali. Per il Superiore scendiamo invece a 90. Ogni singola pianta, dunque, può produrre 3-4 chili di uva, al posto di 6: ne consegue una maggiore qualità, che poi si traduce nel calice in maggiore ricchezza organolettica”.
L’etichetta di Terre Carsiche è Padre Abate: altro calice che merita la riscoperta e la valorizzazione di questo blend pugliese. “La grande fortuna della Valle d’Itria – aggiunge Insalata – sono gli sbalzi termici tra il giorno e la notte, che consentono la produzione di grandi bianchi come il Locorotondo: un vino che per i suoi profumi e per la mineralità che esprime, merita di affermarsi sempre più, a dispetto di una storia che non sempre gli ha reso il giusto merito”. Insomma: il rilancio della Dop Locorotondo è in buone mani.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Ha fatto scalpore, tra i lettori di vinialsuper, la notizia di un millesimato 2005 in vendita a 5,93 euro nei supermercati Auchan. Un prezzo pazzo, che ha scatenato solo dubbi e perplessità agli occhi dei consumatori più critici (e prevenuti?). Ma la qualità del Franciacorta Docg Brut Millesimato 2005 La Scuderia non si discute.
Ve lo assicuriamo noi, che prima di recensirlo ne abbiamo degustati tre campioni, prelevati direttamente in uno dei punti vendita Auchan della provincia di Milano dove la “bollicina” era in svendita. Un “avanzo” di magazzino di Natale 2016, che la catena francese ha deciso di smaltire nell’unico modo possibile: un forte taglio prezzo (40%) che, evidentemente, anche grazie alla pubblicità indiretta di vinialsuper, ha dato i suoi frutti.
E a chi ha resistito all’edonistico piacere di “gettarlo nel lavandino”, perché “scaduto” o perché “costa troppo poco, cosa vuoi che ci sia dentro a quella bottiglia?” – in una sorta di reinterpretazione in chiave enologica di una memorabile pubblicità del 2011 di Dacia Duster – Gianluca Prandelli, titolare de La Scuderia di Franciacorta, manda a dire – attraverso le nostre “colonne” – che “in cantina a Erbusco, per chi volesse, ci sono ancora dei jéroboam (bottiglie da 3 litri, ndr) del millesimo 1997 da assaggiare, strepitosi”. Roba che il 2005, a confronto, è un pischello. A Prandelli, in questo caso, crediamo sulla fiducia (ma andremo a visitarla questa benedetta cantina e ne daremo conto, come sempre, ai lettori).
“Ci rendiamo conto anche noi – dichiara Prandelli – che 5 euro per un Franciacorta del 2005 è un prezzo folle. Auchan, nonostante le numerose rassicurazioni e promesse dei buyer in merito al prezzo da praticare a scaffale, ha deciso di liberarsi così delle rimanenze della copiosa consegna che abbiamo effettuato in occasione delle festività natalizie”.
Una decisione, dunque, presa in totale autonomia (e legittimamente, aggiungiamo noi, che invitiamo tutti a rileggere questo altro nostro servizio sul vino in offerta in Gdo) dalla catena di supermercati francese. Perché è così che funziona, in Gdo: la merce in magazzino ha un costo e va smaltita per tempo. Specie se si tratta di referenze “a spot”, ovvero non presenti nell’assortimento “continuativo” del supermercato. Una regola che vale per tutti, che l’insegna si chiami Auchan, Esselunga, Coop, Lidl o Carrefour.
E trasversalmente nella merceologia esposta a banco: dal vino ai succhi di frutta. Al Franciacorta La Scuderia 2005, per intenderci, è capitato quello che accade a panettone e pandoro, a gennaio: svendita totale, perché “fuori stagione”. Vi verrebbe mai da dire che quel panettone, visto il prezzo ribassato, va per forza gettato nel cestino? Crediamo di no.
MA IL PREZZO PIENO E’ CORRETTO? A destare scalpore, in questo caso, era tuttavia anche il “prezzo pieno” di questo Franciacorta 2005 in Auchan, pari a 9,89 euro (la vendemmia 2004 è a scaffale nei supermercati Iperal a 8,50 euro, come ci segnala un attento lettore con tanto di fotografia, che pubblichiamo a lato). A spiegare come tutto ciò sia possibile è ancora una volta il titolare della cantina la Scuderia.
“Nel 2013 – spiega Gianluca Prandelli – la mia famiglia ha rilevato, in seguito al fallimento, un’azienda della Franciacorta denominata Agricola Boschi, dalla quale abbiamo ‘ereditato’ diverse migliaia di bottiglie delle vendemmie passate, tra cui proprio la 2005 in questione. Non si trattava ovviamente del prodotto finito, ma delle basi, su cui siamo intervenuti con il nostro team di esperti, guidati dall’enologo Cesare Ferrari“.
Quelli che trova la famiglia Prandelli sono, in sostanza, “dei prodotti semilavorati dalla Agricola Boschi”. Su cui vengono poi effettuate analisi che anticipano remuage,dégorgement, dosagé e bouchage, curati dallo staff della Scuderia.
“La nostra prima vendemmia come cantina – precisa Prandelli – è stata infatti la 2013, con sboccatura gennaio 2017, che ci apprestiamo a presentare”. Sarà il primo Franciacorta “integralmente prodotto” dalla Scuderia. Gli stessi lavori di modernizzazione della cantina termineranno a breve: 15 mila metri su tre piani, a dominare 10 ettari di terreni nella zona di Erbusco.
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Tutto pronto al Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari per il Salone dei vini del Sud Italia. Domenica 4 e lunedì 5 giugno 2017 il banco d’assaggio concluderà la XII edizione di Radici del Sud, la settimana dedicata alla promozione dei vini da vitigni autoctoni e da quest’anno anche agli oli del meridione.
Saranno 350 i campioni di vino presentati in concorso dai 145 produttori (qui l’elenco completo delle cantine) di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia.
L’apertura al pubblico dei banchi d’assaggio con i produttori sarà domenica dalle 15 alle 20 e lunedì dalle 10 alle 20. Lunedì alle 19.00, nella sala consigliare del Comune di Sannicandro, al termine della conferenza stampa I vini del Sud Italia alla prova dei Mercati, sulle strategie per affrontare il mercato cinese, verranno svelati i 70 vini selezionati nei giorni precedenti dalle giurie di giornalisti e buyer che saranno poi premiati a novembre durante la grande festa di Radici Wines Experience.
La serata proseguirà, a partire dalle 20.30, nella corte del Castello con l’apertura del grande banco d’assaggio con i 31 oli extravergini d’oliva e tutti i 350 vini del concorso e la cena preparata da un gruppo di chef del Sud Italia. Ottavio Surico del ristorante Borgo Antico di Gioia del Colle (Ba) preparerà Sospiro di ricotta, barbabietola, cime di rapa e acciughe; Gianfranco Palmisano del ristorante Gaonas a Martina Franca (Ta) porterà il suo Arancino di seppiolina e asparagi, crema di patate e guacamole.
Danilo Vita del ristorante Creatività di Carovigno (Br) preparerà la Battuta di manzo con guanciale, fragole, asparagi e mandorle e Vito Netti del ristorante La Strega a Palagianello (Ta) gli Gnocchi di patate con ricciola e zenzero. Federico Valicenti de la Luna Rossa a Terranova del Pollino (Pz) proporrà il Porci burger con carchiola di mais e salsa di menta e Rocco Violante del Ristorante 900 di Bitetto (Ba) la sua Parmigiana di melanzane. Seguirà alle 23 l’After Party con La variazione della Cozza, a cura degli chef Giacomo e Gerardo Racanelli, esclusivamente su invito.
Radici del Sud 2017 – Salone dei vini e degli oli del Sud in breve
Dove: Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA)
Quando: 30 maggio – 5 giugno 2017
Orario di apertura al pubblico: Domenica 4 giugno dalle 15.00 alle 20.00; lunedì 5 giugno dalle 10.00 alle 20.00
Ingresso: kit di degustazione €15 (comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione) utilizzabile anche per la serata conclusiva. Coupon cena buffet € 20 (comprende la degustazione dei piatti realizzati dagli chef). Kit degustazione + coupon cena: € 35.
Parcheggio: disponibile
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“Drinktec sarà l’occasione per portare l’eccellenza storica di SIMEI, organizzata da Unione Italiana Vini dal 1963, all’interno di un contesto internazionale che consentirà alle nostre aziende di crescere ancora”.
Antonio Rallo, presidente di Unione Italiana Vini, fa il punto su SIMEI, la più importante fiera delle tecnologie per enologia e imbottigliamento che si svolgerà dall’11 al 15 settembre 2017 a Monaco di Baviera, in partnership strategica con Drinktec, fiera leader mondiale del liquid food e beverage. La macchina organizzativa della 27esima edizione è già a pieni giri per dare vita ad un’edizione che si preannuncia sempre più all’insegna dell’innovazione e della sostenibilità, con un respiro ancora più globale.
“Drinktec – aggiunge Rallo – sarà un evento che permetterà ai nostri espositori di esplorare mercati diversi e altri settori del beverage, grazie alla possibilità di raggiungere visitatori nuovi e buyer trasversali. Il pubblico abituale di Drinktec, invece, potrà conoscere i nostri operatori che da sempre si distinguono come nessun altro nell’ambito delle tecnologie dedicate alla filiera vitivinicola”.
“Sarà anche un’importante occasione formativa – evidenzia Rallo – grazie ai convegni e ai workshop in programma, che faranno dialogare rappresentanti dell’industria, del mondo accademico e delle istituzioni internazionali come il CEEV (Comité Européen des enterprises vins), l’OIV (Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino), il CERVIM (Centro di Ricerca, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura di Montagna), la Stazione Sperimentale del Vetro, l’associazione francese di produttori di superalcolici Spirits Valley, sulle tematiche più significative del comparto e su uno dei temi prioritari di questa edizione: la sostenibilità”.
L’ESPOSIZIONE, I PROTAGONISTI A SIMEI Drinktec l’eccellenza produttiva e l’innovazione in fatto di macchine e attrezzature del comparto si potranno toccare con mano esplorando gli oltre 20 mila metri quadrati dedicati all’esposizione.
Sarà possibile scoprire, come confermano cinque grandi produttori italiani che non mancheranno a questa edizione 2017, soluzioni tecnologiche estremamente innovative dedicate alla viticoltura, delle quali l’Italia è leader mondiale.
“A SIMEI trovi sempre ciò che cerchi in tema di innovazione e processi – racconta Ernesto Abbona, presidente di Marchesi di Barolo -. Soluzioni inaspettate, frutto della genialità dei nostri imprenditori e ricercatori, che nemmeno immaginavi esistessero. Essere a Monaco sarà un’ottima occasione sia per noi, che potremo ampliare il nostro territorio a livello di vendita, sia per le aziende espositrici, che si faranno conoscere in nuovi mercati. Un’occasione unica di cui potremo beneficiare tutti, perché il benessere di un’azienda del territorio favorisce il benessere del territorio stesso, con ricadute positive ad ogni livello”.
“Ho partecipato a tutte le edizioni sin da bambino e oggi ritorno con i miei dipendenti e i tecnici – aggiunge Quirico Decordi, presidente della Vinicola Decordi. SIMEI mostra un panorama completo del meglio della tecnologia esistente in campo vitivinicolo. La concomitanza con Drinktec rinnoverà il successo dell’evento e lo porterà all’attenzione di nuovi potenziali clienti e mercati, in attesa che torni in Italia nel 2019. SIMEI è, infatti, una fiera che sentiamo molto nostra e, non a caso, i produttori top sono italiani”.
“SIMEI è l’unica fiera dove le macchine sono fisicamente esposte, cosa che permette di verificarne e testarne il funzionamento e l’operatività – commenta Domenico Zonin, presidente di Zonin 1821.Certamente si tratta di un’operazione molto onerosa a carico degli espositori ripagata però, senza dubbio, dall’impatto e dalla ricaduta che un grande evento come questo può generare. Essere a Monaco permetterà agli espositori di confrontarsi con un pubblico ancora più internazionale e di implementare l’export”.
“SIMEI è un motivo di orgoglio italiano: se l’Italia, negli ultimi anni, ha perso terreno in diversi settori strategici, questo non è successo nel campo della tecnologia enologica, dove il nostro Paese primeggia – spiega Sergio Dagnino, direttore generale di Caviro. Noi saremo lì per aggiornarci, vedere quali sono i trend e capire se c’è qualche innovazione da implementare in tempi brevi. Essendo in concomitanza con Drinktec, i visitatori riusciranno ad ottimizzare il loro tempo e gli espositori potranno sfruttare una vetrina che consentirà loro di metter piede anche in territori diversi, andando a solleticare, magari, i concorrenti di beverage e birre”.
“E’ essenziale esserci per sviluppare contatti, ma soprattutto per conoscere il nuovo, perché non c’è niente di peggio del pensare di essere arrivati – sottolinea Lamberto Frescobaldi, presidente di Marchesi de’ Frescobaldi. Bisogna essere umili e andare con tutto l’interesse possibile per portare a casa nuove idee che spingano a un continuo miglioramento. SIMEI è da sempre una fiera di altissimo livello, quindi siamo certi che Monaco, col suo baricentro internazionale, possa stimolare ancora di più la fantasia e dare stimoli nuovi, essenziali per continuare e ripartire alla grande”.
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Poco più di due settimane all’inizio di Radici del Sud, la settimana dedicata ai vini da vitigni autoctoni e agli oli del meridione. Saranno circa 350 i campioni di vino di tutte le aziende partecipanti, provenienti da Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia, che verranno assaggiati alla cieca dalle giurie composte da giornalisti e buyer sabato 3 e domenica 4 giugno.
Le due giurie saranno suddivise in 4 gruppi guidati dai due presidenti Alfonso Cevola e Daniele Cernilli coadiuvati rispettivamente da Ole Udsen, giornalista danese e dal collega Bernardo Conticelli. Nei 4 gruppi parteciperanno anche quattro enologi dell’Associazione Assoenologi e alcuni membri del circuito Vinarius.
Questo assetto delle giurie, adottato dallo scorso anno, consentirà una lettura più immediata dei risultati del concorso. Da una parte avremo il giudizio di chi tiene conto delle tendenze di mercato e vede con occhio di riguardo l’appeal esercitato dal vino in funzione delle richieste dei consumatori. Dall’altra la valutazione dei giornalisti provenienti da tutto il mondo, che potranno confrontarsi nel merito ciascuno delle proprie sensazioni.
La novità di quest’anno è che lunedì 5 giugno, durante il Salone del Vino aperto al pubblico, verranno decretati i 70 vini finalisti della manifestazione. Questi verranno nuovamente assaggiati dal 20 al 30 giugno da esperti e giornalisti del territorio nazionale, che decreteranno il miglior vino spumante, bianco, rosso e rosato della XII edizione.
La premiazione dei 70 vini selezionati e dei tre migliori vini si terrà il 27 novembre sempre al Castello di Sannicandro di Bari, durante l’evento Radici Wines Experience, che prevede anche un wine-tour con buyer e giornalisti stranieri. Per assistere al concorso e allo svolgimento delle degustazioni i produttori possono prenotarsi scrivendo a info@radicidelsud.it
GIURIE – Radici del Sud 2017
WINE-WRITERS
Gruppo 1
1. Daniele Cernilli – Italia
2. Alberto Lupini – Italia
3. Asa K. Johansson – Svezia
4. Elaine Brown – USA
5. Francesca Ciancio – Italia
6. Giacomo Bertolli – Italia
7. Giampaolo Giacomelli – Italia
8. Cristoforo Pastore – Italia
9. Jung Yong Cho – Corea del Sud
10. Michael Pinkus – Canada
Gruppo 2
11. Bernardo Conticelli – Italia
12. Giampiero Nadali – Italia
13. József Kosárka – Ungheria
14. Katarina Andersson – Svezia
15. Lorenzo Colombo – Italia
16. Mirco Carraretto – Italia
17. Monica Coluccia – Italia
18. Simon Cassina – Regno Unito
19. Tibor Vittek – Austria
20. Massimiliano Apollonio – Italia
WINE-BUYERS
Gruppo 1
1. Alfonso Cevola – USA
2. Anthony D’Anna – Australia
3. Bo Mao – Guangzhou, Cina
4. Carl Camasta – USA
5. Chun Ching Shih – Taiwan
6. David E. Sparrow – USA
7. Fernando Zamboni – Brasile
8. Helen Wen Lampecht – Canada
9. Jon Asboe – Danimarca
10. Pasquale Pastore – Italia
Gruppo 2
11. Ole Udsen – Danimarca
12. Jung Yong Cho – Corea del Sud
13. Alessio Fortunato – Cina
14. Li Dan Cao – Beijing, Cina
15. Lin Bin Yang – Guangzhou, Cina
16. Nuray Ali – Canada
17. Qi Gang Chen – Beijing, CINA
18. Terri Burney – Texas, USA
19. Yi Zhong – GuiYang, CINA
20. Evelin Hanson – Estonia
Radici del Sud 2017 – Salone dei vini e degli oli del Sud in breve
Dove: Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA)
Quando: 30 maggio – 5 giugno 2017
Orario di apertura al pubblico: Domenica 4 giugno dalle 15.00 alle 20.00; lunedì 5 giugno dalle 10.00 alle 20.00
Ingresso: kit di degustazione €15 (comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione) utilizzabile anche per la serata conclusiva. Coupon cena buffet € 20 (comprende la degustazione dei piatti realizzati dagli chef). Kit degustazione + coupon cena: € 35.
Parcheggio: disponibile
I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
A poche settimane dall’inizio di Radici del Sud, l’evento dedicato al vino da vitigno autoctono e all’olio del mezzogiorno che si terrà a Sannicandro di Bari dal 30 maggio al 5 giugno 2017, sono stati definiti gli ospiti italiani e stranieri che parteciperanno agli incontri BtoB con i produttori, ai press tour e che faranno parte delle giurie. Quest’ultime saranno due, una composta da buyer e presieduta da Alfonso Cevola, wineblogger, profondo conoscitore del patrimonio enologico italiano negli Stati Uniti e l’altra composta da giornalisti e capitanata da Daniele Cernilli, il DoctorWine dell’enologia italiana. Le giurie testeranno gli oltre 350 campioni di vino in gara provenienti da Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia.
“Alla data odierna le aziende partecipanti sono già oltre 130, ma c’è tempo fino al 30 aprile per procedere all’iscrizione – dice Nicola Campanile, organizzatore della manifestazione -. Partecipare al Concorso e sottoporsi al giudizio delle giurie è sicuramente una sfida importante per le aziende perchè permette di valutare come si sta lavorando. Inoltre il confronto con i colleghi produttori può essere decisivo per individuare possibili azioni comuni di promozione di una produzione enologica così particolare che si distingue per la spiccata tipicità e i fortissimi legami col territorio”.
Tra gli importatori stranieri presenti quest’anno sicuramente da segnalare una delegazione cinese, guidata da Alessio Fortunato, l’enologo campano che dal 2013 vive e lavora in Cina come China Wine Market Consultant e come professore di Wine Business presso la NWAF University e che ha all’attivo una grande esperienza nel mercato cinese come advisor per importatori, distributori e camere di commercio del vino cinese. Questi buyer provenienti da diverse regioni della Cina, che importano già vino italiano con grande successo, sono convinti che i volumi aumenteranno molto nei prossimi anni e sono quindi interessati ad approfondire le loro conoscenze dei vini del Sud, per ampliare il loro portfolio.
Lunedì 5 giugno, durante i due giorni dedicati al Salone del vino e dell’olio, alle ore 19.00 Alessio Fortunato condurrà anche un seminario specifico sul Mercato del Vino italiano in Cina: L’evoluzione del settore, gli errori da non fare e le soluzioni più efficaci per questo mercato, dove illustrerà strategie e soluzioni che le aziende possono intraprendere per affrontare il mercato cinese. Un’occasione per tutti, produttori, operatori o semplici consumatori, per approfondire la conoscenza di una realtà ormai vicina ma spesso ancora poco nota.
Radici del Sud 2017 – Salone dei vini e degli oli del Sud in breve: Dove: Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA) Quando: 30 maggio – 5 giugno 2017 Orario di apertura al pubblico: Domenica 4 giugno dalle 15.00 alle 20.00; lunedì 5 giugno dalle 10.00 alle 20.00 Ingresso: kit di degustazione €15 (comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione) utilizzabile anche per la serata conclusiva. Coupon cena buffet € 20 (comprende la degustazione dei piatti realizzati dagli chef). Kit degustazione + coupon cena: € 35. Parcheggio: disponibile. I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni
LE AZIENDE PARTECIPANTI Armosa, A.A. Boccella, A.A. Bosco De’ Medici, A.A. Domenico Russo, A.A. Musto Carmelitano, Agnanum, Agricola Cianciulli, Albamarina, Angiuli Donato, Antica Enotria, Antica Hirpinia, Antica Masseria Caroli, Antica Masseria Jorche, Antico Castello, Antonio Pisante, Apollonio, Azienda Vitivinicola Marulli, Baglio Del Cristo Di Campobello, Battifarano, Beato Vini, Borgo Turrito, Botromagno Vigneti & Cantine, Camerlengo, Cantina Diomede, Cantina E Oleificio Sociale Di Lizzano, Cantina Fiorentino, Cantina Il Passo, Cantina Lama Di Rose, Cantina Petrelli, Cantina Sociale Di Barletta, Cantina Sociale Di Copertino, Cantine Bonsegna, Cantine Del Notaio, Cantine Ferri, Cantine Kandea, Cantine Lagala, Cantine Paradiso, Cantine San Marzano, Cantine Spelonga, Cantine Statti, Cantine Teanum, Carbone Vini, Cardone Vini, Casa Comerci, Casa Maschito, Casula Vinaria, Centopassi, Cerfeda Dell’Elba, Colli Della Murgia, Colli Di Castelfranci, Conti Zecca, Coppi Casa Vinicola, Cotinone Vigneti, D’alfonso Del Sordo, D’angelo Wine, D’araprì Spumante Classico, De Carlo – Mastri Oleari Dal 1600, Donna Vitina, Duca Carlo Guarini, Elda Cantine, Eleano.
Fatalone Organic Wines, Ferrocinto, Feudo Disisa, Fiore Azienda Agricola, Fontanavecchia, Garofano Vigneti E Cantine, Giai, Graco, Grifo, Hiso Telaray, I Pastini, I-Greco, Il Tuccanese, La Pizzuta Del Principe, La Pruina Vini, La Sibilla, Le Moire Winery, Le Radici Del Tempo, Leonardo Pallotta, Librandi, Mancino, Mastrangelo Francesco, Mustilli, Nicotera Severisio, Oleificio Mossa, Palmento Costanzo, Pietraventosa, Planeta, Portelli Wine, Produttori Vini Manduria, Ripanero, Rivera, Romaldo Greco, Rosso Vermiglio, Sanpaolo, Santi Dimitri, Sarno 1860, Schinosa Frantoio, Schola Sarmenti, Sertura, Spadafora Dei Principi Di Spadafora, Taverna, Tempa Di Zoe’, Tenuta Barone G.R. Macri’, Tenuta Coppadoro, Tenuta Fontana, Tenuta Giustini, Tenuta Rapitala’, Tenuta Viglione, Tenute Chiaromonte, Tenute D’auria, Tenute Emera Di Claudio Quarta Vignaiolo, Tenute Girolamo, Torre Quarto, Torrevento, Uliveti Barbera, Unione Agricola Di Melissano, Vaglio Massa, Valentina Passalaqua, Varvaglione 1921, Ventitréfilari, Vigne Mastrodomenico, Vigneti Calitro, Vigneti Del Salento, Vigneti Del Vulture, Villa Schinosa, Vini Giancarlo Ceci, Vinicola Palama’, Viticoltori De Conciliis.
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È sempre più forte l’interesse dei buyer stranieri per i vini della Lombardia. Il Padiglione lombardo a Vinitaly, il Salone internazionale dei vini e dei distillati in corso a Verona fino a domani, sta infatti registrando una presenza sempre più ampia e qualificata di operatori esteri interessati ad approfondire la conoscenza e ad acquistare le produzioni regionali, con il fenomeno Lugana in testa.
L’eccezionale incremento dell’export registrato dai vini di qualità della Lombardia, che negli ultimi quindici anni hanno visto crescere il valore sui mercati esteri del 66,8%, arrivando a quota 258 milioni di euro, con punte estreme in Cina (+8.686,5%), Hong Kong (+1.508,8%), Spagna (+722,6%) e Belgio (+709,4%), è quindi destinato a proseguire anche in futuro.
NUMERI RECORD
“Stiamo vedendo un pubblico molto qualificato e stiamo registrando parecchie presenze di operatori provenienti da Stati Uniti, Canada, Corea e Paesi del Nord Europa”, spiega il direttore del Consorzio Tutela Lugana, Carlo Veronese. Un fenomeno, quello del Lugana, citato come esempio dall’assessore regionale all’Agricoltura, Gianni Fava, durante la conferenza stampa di presentazione del padiglione Lombardia a Vinitaly.
Centocinquanta milioni di euro di fatturato, 14 milioni di bottiglie nella vendemmia 2015, 1.675 ettari coltivati, un lungo tour promozionale negli USA con 10 tappe e tanti progetti in cantiere, in Italia e all’estero, per festeggiare nel 2017 i 50 anni della DOC, la prima della Lombardia. Questi i numeri più che positivi di un Consorzio, quello del Lugana Doc, che ha chiuso un 2016 in forte crescita, confermando un trend che dura ormai dal 2006. Con una produzione raddoppiata in dieci anni.
GLI OUTSIDER IN CRESCITA
“Gli stranieri stanno dimostrando un grande interesse per un territorio che all’estero è poco conosciuto, ma che stanno scoprendo insieme ai nostri vini”, conferma Emanuele Medolago Albani, presidente del Consorzio Tutela Valcalepio. “In questi tre giorni abbiamo ricevuto diverse delegazioni straniere, soprattutto da Cina, Regno Unito e Paesi del Nord Europa”.
Ma l’interesse dei buyer esteri è forte anche verso i vini eroici della Valtellina, dove “le aziende stanno facendo incontri interessanti con operatori provenienti prevalentemente da Svizzera e Stati Uniti”, spiega Mamete Prevostini, presidente del Consorzio Tutela Vini di Valtellina, così come verso le produzioni di nicchia che contribuiscono a rendere la Lombardia la regione con la più ampia possibilità di scelta a livello nazionale.
È il caso, ad esempio, del Montenetto, piccola denominazione bresciana che a Vinitaly “sta attirando sempre più interesse da parte dei buyer stranieri, soprattutto cinesi”, spiega la presidente del Consorzio Montenetto, Maria Grazia Marinelli.
“Negli ultimi due anni la scelta di Vinitaly è stata quella di andare in maniera sempre più netta verso la vocazione di momento di business: la soddisfazione delle aziende per la presenza qualificata di delegazioni di buyer stranieri dimostra che la scelta sta pagando”, commenta il presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio.
“Oggi che la sfida si gioca più che mai sui mercati internazionali il nostro obiettivo è quello di sostenere i produttori lombardi a fare ‘fronte comune’: il Padiglione Lombardia a Vinitaly – ha concluso Auricchio – dove è riunito l’85% delle aziende lombarde presenti in fiera, è un esempio positivo di come si possa lavorare insieme per un obiettivo comune”.
“La sfida dell’internazionalizzazione è un percorso ineluttabile per i nostri vini, anche alla luce di consumi che sul mercato domestico non mostrano grandi segni di vitalità – dichiara l’assessore all’Agricoltura della Lombardia, Gianni Fava –. L’elevata qualità dei vini lombardi e la varietà così ampia ha attirato operatori qualificati e buyer esteri, a conferma di un interesse che sta crescendo”.
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