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Paura dell’alcoltest al ristorante? Tranquillo. Ti porta a casa il ristoratore

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Hai bevuto vino al ristorante e hai paura dell’alcoltest? Nessun problema. Il ristoratore ti porta a casa e la patente è sana e salva. Ad una condizione: devi abitare a Venturina Terme, in provincia di Livorno. L’idea è di Stefano Sinibaldi, titolare del Bistrot Mezzo Km nella frazione di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno. Una risposta, anzi una provocazione bella e buona, al nuovo codice della strada (già criticatissimo nel settore). Dal 14 dicembre 2024, pene e sanzioni per chi si mette al volante sopra al limite di 0,5 grammi per litro (tasso alcolemico rimasto comunque invariato rispetto al passato) sono state infatti inasprite. E gli effetti dell’entrata in vigore della stretta (economica) sull’alcol alla guida sono già clamorosi. Ben 38.200 patenti ritirate in seguito a oltre 760 mila alcoltest eseguiti dalla Polizia stradale, sul territorio nazionale.

NUOVO CODICE DELLA STRADA: TI PORTA A CASA IL RISTORATORE

Numeri che fanno un baffo al ristoratore livornese intervenuto ieri sera su Rete 4, durante la trasmissione Dritto e Rovescio condotta da Paolo Del Debbio. «Ho un bistrot a Venturina Terme, in provincia di Livorno – ha spiegato Stefano Sinibaldi di “Mezzo Km” – e con il nuovo decreto ci è calata moltissimo la vendita di vino. Non sono contro il decreto, ci mancherebbe. Anzi, sono contro quelli che bevono troppo. Ma, con il mio servizio di cortesia, permetto ai clienti che prenotano di essere riportati a casa, a fine cena. Lo posso fare solo nel Comune. Visto che la cosa funziona, la prossima settimana avrò una riunione con i ristoratori del mio Comune per estendere il servizio e meglio organizzarlo, inserendo ncc o taxi». A quel punto, «i ristoranti che aderiscono all’iniziativa potranno portare a casa la gente».

CONSUMI DI VINO E ALCOL CALATI AL RISTORANTE: TROPPA PAURA PER LA PATENTE

L’intervento del ristoratore Stefano Sinibaldi è stato anticipato dal servizio di Lorenzo Caroselli. Protagonisti alcuni ristoratori di Milano, che hanno confermato il calo drastico dei consumi di vino e alcolici da parte dei clienti, dall’entrata in vigore delle nuove norme del codice della strada. Le multe da 573 euro per un tasso alcolemico da 0,5 a 0,8, si spingono fino a 6 mila euro. E la sospensione della patente arriva fino a due anni. Abbastanza per fungere da ulteriore deterrente. Una vera e propria mazzata per gli operatori Horeca.

«I consumi sono più che dimezzati – riferisce al giornalista di Dritto e Rovescio un ristoratore – non beve più nessuno. Si beve meno della metà rispetto a prima». «Andiamo ad acqua perché è entrato in vigore il nuovo codice della strada», confermano due clienti di un’altra attività. «La gente di zona che va a casa piedi, beve. Però – sottolinea il secondo ristoratore milanese intervistato – lavoro anche con gente fuori zona, che ha il terrore addosso di bere un bicchiere di vino e poi andare a casa in macchina». In studio, opinionisti divisi tra detrattori e sostenitori delle nuove norme caldeggiate dal ministro Matteo Salvini. Finale melanconico per il giornalista Lorenzo Caroselli, costretto a tornare a casa in taxi dopo aver consumato, tra un’intervista e l’altra, uno Spritz, un bicchiere di vino bianco e un Gin Tonic.

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Giampaolo Tabarrini, il vignaiolo alieno. Nuova cantina “spaziale” a Montefalco

Barba incolta, fisico asciutto. Un’allergia manifesta per camicie e cravatte: meglio una felpa e dei comodi jeans. Dettagli fuorvianti quelli che, a prima vista, fanno somigliare Giampaolo Tabarrini più a un vignaiolo del Kakheti – tutto qvevri, Rkatsiteli e Saperavi – che all’alieno che dimostra d’essere, mentre racconta come stia trasformando la sua cantina in un concentrato di avvenirismo e tecnologia. Montefalco come Cape Canaveral, o giù di lì. Per l’esattezza è la frazione Turrita a ospitare “l’Area 51” del vino italiano.

Piaccia o no a Steven Spielberg, E.T. pare un pivello al cospetto di G.T.: Giampaolo Tabarrini, per l’appunto. “L’incoscienza consapevole è la madre di tutte le grandi opere – commenta il vignaiolo alieno durante la visita di WineMag.it alla nuova struttura – e la tecnologia offre un sostegno indispensabile al processo super customizzato, che ha come obiettivo l’esaltazione dell’artigianalità del vino”.

Nulla di meglio per sintetizzare un progetto di 5 mila metri quadrati su tre piani, pensati e realizzati a braccetto con gli architetti Andrea Balletti e Andrea Sabbatini (studio Balletti+Sabbatini di Massa Martana – PG).

Spazi ampi, che consentirebbero al grande interprete del Sagrantino di produrre 1,5 milioni di bottiglie, a fronte delle 60 mila attuali, con 16 ettari di vigneto. “Numero che non è destinato a crescere, se non di altre 20 mila bottiglie, con l’entrata in produzione dei nuovi impianti”, assicura l’enologo Alessandro Meniconi. La struttura, così spaziosa (2.200 metri quadrati di pavimento lucidato) serve a ben altro.

Ad accogliere gli ospiti, appena al di là dell’ingresso, sarà la cucina del bistrot, con bancone americano da 25 sedute, intervallate da piante di limoni. Lo gestirà Federica, moglie di Giancarlo Tabarrini, che servirà i prodotti dell’azienda agricola, dagli ortaggi ai salumi. Piatti semplici ma deliziosi, per chi prenota la visita con degustazione.

Grande attenzione al servizio e, in particolare, ai calici. Saranno tutti custoditi in una “rastrelliera” realizzata su misura, con sistema di asciugatura e aerazione “anti straccio”. Accanto al bistrot, una serie di tavoli e sedute per testare i vini in vendita nel wine shop, circondato da luminose vetrate.

Atmosfera calda e rilassata, grazie al camino con ventole per l’aspirazione dei fumi, per godersi l’effetto “relais” senza scherzi per l’olfatto, durante il tasting. Giampaolo Tabarrini un po’ alieno e un po’ Steve Jobs: in quest’area sarà come entrare in un Apple Store. Ma al posto dei cellulari ci sarà il vino.

Ogni singola postazione sarà infatti connettibile a smartphone e tablet dai clienti, mediante sistema Nfc, lo stesso scelto da Walter Massa per i tappi “intelligenti” del suo Derthona. Fondamentale anche il ruolo della luce.

Un sistema di faretti integrati nel soffitto (500 metri di cavi) renderà regolabili i toni del bianco, in base alle condizioni dell’esterno. L’obiettivo? Far sentire chi degusta un tutt’uno con la natura circostante, seguendo i cicli delle stagioni.

Un lungo corridoio collegherà l’area ristoro e il wine shop alla sala per eventi e cerimonie, con vista sulla stanza destinata all’appassimento delle uve di Sagrantino. Ci sarà spazio per 500 sedute al coperto. Un record per una cantina del centro Italia.

L’enologo Alessandro Meniconi mostra alcune funzionalità del tablet in cantina

Il cuore della struttura resterà la vecchia torre, dalla quale si potrà accedere grazie a un badge alla parte superiore. Qui saranno ospitati gli uffici e alcune suite, con vista (e accesso) a un tetto sui generis, che ospiterà il giardino pensile e diversi appezzamenti di terreno adibiti ad orto, funzionali al bistrot.

La coibentazione e impermeabilizzazione dell’intero edificio ha richiesto, per questo, 3 mila metri quadrati di guaina di poliurea. Nei sotterranei sorge invece la cantina, unica area ormai ultimata, nel 2015. Si cambia spazio, ma non la musica. Anche qui, nella zona più cara al vignaiolo alieno, è tutto un luccicare della “Giampaolo Tabarrini philosophy“.

Luci intercambiabili, domotica, tablet, smartphone e app per controllare tutto, o quasi: dal colore emesso dai faretti ai sistemi di lavaggio delle vasche e dei legni, passando per l’archivio e l’area destinata a “I vini degli Amici” produttori. Senza tralasciare la gestione dell’areazione e lo stock a pallet, collegato ai singoli ordini e fatture.

Un progetto che sta assorbendo ormai da anni energie e ingenti risorse finanziarie del vignaiolo di Montefalco, che non per questo dimentica la vigna. Anzi. “La tecnologia ci aiuta a perfezionare tutto quello che abbiamo in testa e che non siamo in grado di seguire e monitorare con la stessa attenzione e velocità del pensiero”, sottolinea Tabarrini.

Ingegnerizzare la cantina non significa perdere qualcosa in termini di artigianalità. Come puoi pensare di essere naturale e tradizionale e non avere un sostegno tecnologico? È una puttanata! Perché prima o poi, da qualche parte scappellerai e giustificherai l’errore con la naturalità. Una puttanata, ripeto”.

Puzzette, volatili e altri difetti non sono sinonimi di naturalità, bensì di errori umani: qualcosa che non doveva succedere è successo. Più vogliamo essere estremi nel modo di fare vino, più dobbiamo essere sicuri, anzi certi, di eliminare le possibilità di errore”.

Anche su questo fronte, Giampaolo Tabarrini ha trovato conforto nella tecnologia, in cantina. “Abbiamo impostato un sistema di supervisione di fermentazione dinamica – annuncia a WineMag.it – che ci consente di gestire lo stato fermentativo del vino in base a una serie di parametri registrati in annate analoghe”.

In parole semplici, il vignaiolo di Montefalco è in grado di gestire in maniera scientifica l’avvio, la tumultuosa e la coda della fermentazione sulla base dei dati raccolti nelle precedenti vendemmie, ritenute similari. Un sistema di “alert” permette di intervenire per tempo, in caso di difformità rispetto alla curva di fermentazione impostata.

“Poter fare meglio di ieri è il motivo per cui mi sveglio la mattina”, commenta senza mezzi termini Tabarrini, che si toglie qualche sassolino dalla scarpa: “Io spesso mi incazzo e litigo con chi parla di ‘vini veri‘ e ‘vini naturali‘, per due motivi: gli altri sono falsi? Sono di gomma? Il vino non nasce in natura. E può anche succedere che se ci mettiamo a sedere col calice, questa gente piglia boccatoni!”.

Il vino è un prodotto frutto della cultura dell’uomo e la cultura è conoscenza. Avete mai visto una mucca, un cane, una lepre o una volpe bere vino, sotto a una pianta? Se dai il vino a un cane, non lo beve. Nessun animale berrebbe vino.

Significa che non è un prodotto della natura! L’unica bestia che lo consuma è l’uomo. Quindi il vino è un prodotto dell’uomo, non della natura. Dire che un vino è naturale è una presa per il culo allucinante”.

Continua Tabarrini: “Più è alta la cultura dell’uomo che fa vino, più alto sarà il livello qualitativo del vino che quell’uomo ti presenterà. Non c’è altro modo di descrivere un processo di trasformazione: l’uva, in natura, non diventa vino. E pure per l’aceto ci vuole l’intervento umano, per non fare una ciofeca. La tradizione è la somma delle conoscenze e l’artigianalità è tradizione e conoscenza”.

Da qui l’idea di mettere a disposizione della natura, ovvero dei 16 ettari di vigneti di proprietà, una cantina iper tecnologica, in grado di valorizzare la materia prima della vigna: “Oggi mi definisco ‘vignaiolo produttore di vino, rubato temporaneamente all’agricoltura’ da questo importante progetto della nuova cantina”.

“Il mio lavoro di sempre – aggiunge Tabarrini a WineMag.it – e quello che a me piace fare è in vigna. Perché sono pignolo, non ho voglia di non seguire la nascita, la crescita e la maturazione di un ambiente per me fondamentale”. E sbaglia chi pensa che, a cantina ultimata – entro il 2021-2022 – Tabarrini si godrà i frutti, magari accanto al figlio Filippo, 17enne che inizia a muovere i primi passi tra vigna e tini (e tablet).

“Il nonno mio diceva sempre: ‘Finita la gabbia, morto l’uccello’. Sta cosa mi romperebbe un po’ li coglioni, quindi… Niente inaugurazione o tagli del nastro! Credo che tutte le opere belle siano incompiute: si finiscono step, non progetti. È bello anche ricominciare e mettere tutto in discussione”. Punto e capo, per ricominciare. Sempre.

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Milan, il Bistrot dello Sport è di Casa al Portello

MILANO – Diciassette monitor per gustarsi le partite del club rossonero e i principali appuntamenti calcistici e sportivi. Cento sedute per il ristorante, 80 per il bar, una sala privé, un dehors che si affaccia su Piazza Gino Valle e 2 impasti biologici per le pizze. Sette giorni su sette di apertura. Sono i numeri di Casa Milan – Bistrot dello Sport, nuovo punto di riferimento della ristorazione meneghina, dedicato agli sportivi ma non solo.

Il bar ristorante e pizzeria è nato dalla partnership tra Casa Milan e Gruppo Ethos, nel quartiere Portello. La nuova gestione, affidata all’azienda di ristorazione lombarda, si è insediata lo scorso 9 novembre nel building rossonero.

Con il “Bistrot dello Sport” il Gruppo Ethos, marchio consolidato nella ristorazione milanese e attivo sul territorio lombardo da trent’anni, apre il suo terzo ristorante in città, dopo Grani&Braci e Karné.

LA LOCATION
Il nuovo Bistrot dello Sport, ospitato all’interno del building Casa Milan, si affaccia sulla Piazza Gino Valle, una delle più grandi della città e parte della rinascita del quartiere Portello. Intende proporre una versione inedita del binomio cibo/sport: un luogo per gustare a tutto tondo un ambiente moderno e di design e una cucina curata e di qualità.

I 17 monitor presenti all’interno del ristorante celebreranno il Club calcistico di casa, ma daranno spazio anche ai più importanti match calcistici del campionato italiano e delle coppe internazionali.

Quello del calcio non sarà un monopolio. il Bistrot dello Sport proporrà i più importanti appuntamenti sportivi: ciclismo, rugby, pallavolo, pallacanestro, sport outdoor e specialità invernali.

IL MENU

Il menu propone un percorso tra piatti di terra e mare, il cui filo conduttore è quello di una cucina contemporanea, che attinge alle eccellenze italiane e propone ricette classiche, come il risotto alla zucca e porcini o la cotoletta alla milanese, insieme a piatti con accostamenti intriganti, per esempio la tartare di manzo Fassone Garronese con maionese alla nocciola, polvere d’olio di oliva e crostini di pane al timo.

Il Bistrot popone anche le pizze con due diversi impasti: lievito madre e farina di canapa. Concludono il menu i dessert, elevati alla dignità di una portata principale. Ci sono i grandi classici, come il tiramisù, ma anche proposte più estrose come la Bavarese al the verde matcha con crumble ai semi di canapa.

È disponibile anche un menu con piatti senza glutine e un menu per bambini. Il Bar apre alle 8 con le colazioni, con caffè biologico a marchio Torrefazione Libera, tostato artigianalmente dal mastro torrefattore del Gruppo Ethos, da accompagnare con croissant, dessert monoporzione, centrifugati di frutta e verdura.

Durante l’orario del pranzo, integra l’offerta del ristorante con panini, piadine e bowls a base di riso basmati e verdure. All’ora dell’aperitivo, il Bar propone un cocktail con un tagliere di stuzzicherie abbinato (10 euro).

I COMMENTI
“Siamo felici di iniziare questa attività con un partner importante come Ac Milan – commenta Beppe Scotti, amministratore delegato del Gruppo – la nostra azienda ha come punti di forza la duttilità e l’efficienza, e siamo stati scelti dal Club Rossonero proprio per la competenza che abbiamo costruito in trent’anni di attività nella ristorazione. Non sono tante le aziende ristorative che vantano questa longevità”.

Il Gruppo, con un fatturato di 18,5 milioni di euro per il 2018, costituisce un caso sui generis nell’ambito della ristorazione commerciale: ha dei tratti in comune con la ristorazione di catena – della quale ha assimilato l’organizzazione aziendale – distanziandosene allo stesso tempo, visto che ogni ristorante è un format caratterizzato da brand, arredi e menu distinti dagli altri.

“Sono particolarmente orgoglioso della partnership che abbiamo instaurato con il Gruppo Ethos – sottolinea Casper Stylsvig, Chief Revenue Officer di AC Milan – un punto di riferimento della ristorazione milanese”.

“Grazie a questo accordo, nato dalla comune passione per lo sport e per la buona cucina – continua Stylsvig – la nostra sede si propone sempre di più come un vivace polo di attrazione per i tifosi rossoneri e per tutti i cittadini di Milano. Sono sicuro che questo legame con il Gruppo Ethos darà ottimi risultati e sarà apprezzato dai nostri futuri ospiti”.

Anche in questa nuova apertura, il Gruppo Ethos propone i punti di forza della propria offerta: una ristorazione di qualità basata sulla ricerca di materie prime biologiche, un’offerta ampia in grado di incontrare i gusti di una clientela eterogenea, attenzione verso le esigenze alimentari dei clienti.

Molteplice anche l’offerta dei servizi, dedicati ai pranzi di lavoro durante la settimana, alle famiglie, alle persone con intolleranze alimentari e, questa volta, in particolar modo, agli appassionati dello sport.


Casa Milan Bistrot dello Sport
Via Aldo Rossi, 8 Milano
Tel. 02.62285616
https://www.bistrotdellosport.it/
Aperto 7 giorni su 7
Da lunedì a giovedì: Bar 8-20 | Ristorante 12-15
Venerdì: Bar 8-20 | Ristorante 12-15 e 19-23
Sabato, domenica e giorni di partite: Bar 9-20 | Ristorante 12-15 e 19-23

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