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Apre a Bari il primo museo della birra

Sarà a Bari il primo museo della birra. Una struttura pensata per fare formazione, essere birrificio, ma anche museo. L’idea è di mondobirra, presieduta da Piero Conversano che ha immaginato un luogo dove si potrà degustare la birra, diventare mastri birrai o beer sommelier. Il tutto in un contesto istituzionale che avrà anche il patrocinio della Regione, del Comune di Bari e della Camera di Commercio. La sede sarà all’interno del padiglione della fiera del Levante a partire da Settembre 2016.

”Verrà dato maggiore spazio alle birre pugliesi, oltre ad altre italiane comprese quelle commercializzate all’estero”  ha spiegato Paola Sorrentino, biologa, napoletana di nascita e barese di adozione del birrificio Bari.

Il museo della birra sarà anche un occasione per creare occupazione in una regione come la Puglia che vive da sempre un grande disagio. Il primo museo pubblico della birra italiano sarà sempre aperto per tutti coloro i quali sono incuriositi da uno dei processi produttivi più affascinanti e magici di sempre, acqua, malto, lievito e luppolo gli ingredienti della bevanda fermentata più antica del mondo.

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L’ 8 ed il 9 Aprile Bolzano ospita la Beer Craft

Castel Mareccio, nel cuore di Bolzano, ospita oggi e domani la seconda edizione della Beer Craft che raccoglierà 30 birrifici di provenienza internazionale allo scopo di far incontrare produttori, amanti della birra, ma anche operatori del mondo della ristorazione e del settore alberghiero. ”La nostra ambizione è che la Beer Craft diventi una manifestazione di riferimento per amanti, produttori e sommelier della birra”, spiega Robert “Bobo” Widmann, membro del comitato organizzatore.

La moda della birra artigianale arriva dall’America ed oggi, in Europa ed in Italia, ha cambiato profondamente il modo di fare birra. ”In Alto Adige abbiamo un approccio al tema della birra artigianale a tutto tondo. Anche i contadini altoatesini sono coinvolti in questo nuovo movimento. Su più di cinque ettari di terreno si coltiva già la materia prima che i piccoli birrifici altoatesini usano per produrre le loro birre, tutte quante targate “qualità Alto Adige”, ha spiegato Widmann, anch’egli produttore.

”Questo è un progetto molto apprezzato, in quanto favorisce i circuiti corti e avvicina i consumatori alla birra locale”. Due giornate dense di appuntamenti. Degustazioni, live brewing, ospiti tra cui Simonmattia Riva, il sommelier campione del mondo in carica, e Dr. Markus Sailer, campione nazionale sommelier di birra della Germania nel 2014 che spiegherà quali sono i bicchieri da birra adatti.

Riva invece presenterà per la prima volta la birra prodotta insieme al mastro birrario del Batzen Christian “Pitsch” Pichler.  In programma anche seminari e workshop, anche di foodpairing, in cui ogni visitatore potrà avvicinarsi al tema della varietà della birra, indipendentemente dal suo grado di esperienza.

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Dopo le 50 sfumature di Passerina, arriva la prima birra vaginale

Nasce la prima birra vaginale siglata ”The Order of  Yoni”. Non si tratta di una lavanda intima, né di un lubrificante stile ”Strawberry Prosecco”, ma di una birra scura fermentata grazie ai lieviti selezionati dall’organo genitale femminile, prelevati con un tampone vaginale.

Per il primo lotto di produzione, i lieviti sono stati gentilmente offerti da una ”farfallina” d’eccezione, la modella ceca Alexandra Brendlova che non solo ha prestato i suoi batteri, ma anche la sua immagine per la campagna pubblicitaria.

”Bottled Instinct” il nome di questa insolita birra che sarà in commercio dal 2016 con l’obiettivo di raccogliere 150mila euro per realizzare una produzione di 6 lotti da 16.600 birre l’uno.

Ma non è la prima birra dai lieviti particolari. ”Ci sono iniziative simili che altri birrifici hanno fatto, più per provocazione che per produrre birra di qualità, anche se poi è stata commercializzata, trainata dalla curiosità” hanno spiegato gli operatori di Fermento Birra , network specializzato sulla birra di qualità.

In Italia ad esempio è già possibile bere una ”Beard beer” prodotta dal birrificio americano Rogue con i lieviti prelevati della barba del birraio. Batteri di pizza surgelata e banconote invece sono utilizzati da due birrifici, l’americano Evil Twin e il norvegese Lervig per la ”Big Ass Money Stout”.

La birra vaginale sembra l’ennesima trovata marketing di produttori che non sanno più cosa inventarsi nella giungla delle birre artigianali. D’altronde i batteri  crescono dappertutto e diciamolo, poteva capitare anche di peggio.

Tra l’altro, per dovere di cronaca, i lieviti saranno selezionati da ”donatrici” sottoposte ad un rigido protocollo per evitare alterazioni ”aromatiche” della ”bernarda”, anche se la birra non avrà il gusto ”passerina”, del quale peraltro non è necessario bere una birra per saggiarne il sapore.

La birra, secondo i produttori, ha solo lo scopo di ”catturare” l’essenza della femminilità. ”She is into the bottle, literally” il claim di una delle pubblicità, tradotto ”lei è nella bottiglia, letteralmente”.

Non ci convince, ma tant’è. Siamo davvero curiosi di sapere come la definiranno i beer sommelier nelle loro degustazioni. Prezzo wholesale (all’ingrosso) circa 5 euro, non molto economica considerati poi i ricarichi medi. ”Ogni donna ha la sua fortuna e ce l’ha tra le gambe” come diceva in tempi non sospetti Honorè de Balzac.

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