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Che Shiraz, Syrah: i motivi del successo del vino rosso australiano per antonomasia

Che Shiraz, Syrah: i motivi del successo del vino rosso australiano per antonomasia. Top 20 assaggi alla Royal Horticultural Hall di Londra

C’è il Syrah. E poi c’è il Shiraz australiano. Un vino che, col suo stile, ha fatto strage di cuori nel mondo. Merito del suo frutto generoso e della speziatura caratteristica. Un vero e proprio tesoro per l’Australia, Paese in cui può ormai essere considerato un vitigno autoctono.

È stato infatti uno dei primi ad essere portato sull’isola, all’inizio dell’Ottocento. Oggi resiste, con impianti che risalgono al 1843. Vecchie viti ad alberello, o meglio monumenti, che contano – seppur in minima parte – nei 39.893 ettari di Shiraz presenti in Australia. Una cifra non da poco, pari al 27% del totale del vigneto australiano (146,244 ettari).

IL SYRAH / SHIRAZ IN AUSTRALIA

Lo si trova un po’ in tutte le regioni vinicole. Ma è in Barossa Valley (11.609 ettari), McLaren Vale (7.438) e Yarra Valley (2.837) che si concentra la maggiore porzione di Shiraz. A seguire Hunter (2.605 ettari), Great Southern (2.545), Eden Valley (2.169) e Strathbogie Ranges (1.980), che staccano di molto Grampians, nello stato di Vittoria (appena 651 ettari).

Una varietà che ha dimostrato di adattarsi molto bene alla grande variabilità di queste regioni. Una diversità che riguarda non solo il suolo, ma soprattutto le altitudini degli impianti, che possono variare da un minimo di 10 (McLaren Vale e Great Southern) a un massimo di 540 metri sul livello del mare (Eden Valley).

Un elemento da non sottovalutare. Non solo per i cambiamenti climatici, ma soprattutto per quel processo di “personalizzazione” del vino a cui si sta assistendo su scala mondiale, che va al di là della singola interpretazione del terroir. Qualcosa che porta ad affermare che, oggi, non esiste più un unico stile di Shiraz australiano. Ma che tutti, pur nella diversità, stiano cercando una maggiore freschezza.

VINI AUSTRALIANI: IL GRAN TASTING DI LONDRA 2022

La conferma è arrivata il 7 aprile scorso a Londra, unica tappa “europea” di Wine Australia nel 2022. Ben 37 cantine australiane hanno dato appuntamento a buyer e stampa alle Royal Horticultural Halls, portando in degustazione oltre 500 vini, tra bianchi e rossi.

Tutto quello che stiamo facendo è mostrare, sempre più, quanto fantastico sia il “frutto” di questa varietà», la fa semplice Tim Duval di John Duval Wines. Un lavoro sugli aromi primari che si concretizza in cantina, ma inizia in vigna.

In molti hanno iniziato a raccogliere l’uva prima del solito – aggiunge – con l’obiettivo di centrare una maggiore freschezza, a partire dal vigneto».

In cantina sempre più spazio all’acciaio, al posto del legno. Senza rinunciare a cemento o contenitori alternativi, in particolare agli innovativi “eggs” e alle anfore. Un aspetto che risulta evidentissimo negli assaggi, in particolar modo tra quelli delle cantine della Barossa Valley.

Già, perché anche i Shiraz della famosa regione vinicola australiana, notoriamente concentrati e strutturati (non ultimo per l’apporto del legno) stanno virando verso una maggiore freschezza e attenzione all’agilità di beva. In Australia, insomma, sta accadendo quello che in Valpolicella abbiamo rinominato Amarone Revolution.

COME CAMBIA LO STILE DEL SYRAH / SHIRAZ AUSTRALIANO

Oltre all’impronta stilistica, balza all’occhio (pardon, al portafoglio) l’ottimo rapporto qualità prezzo di diverse etichette, entro 15 £. Alzando un po’ l’asticella, ancora meglio la fascia 20-30£: un segmento di pricing in cui il vino australiano ha davvero molto da dire, a livello internazionale.

Quanto al bilancio dei migliori assaggi al gran tasting di Londra, in testa figura la Barossa Valley con 5 vini. In questa zona del South Australia, il Shiraz occupa il 62% della superficie vitata, re incontrastato delle varietà a bacca rossa e bianca. Bene anche la McLaren Vale, sempre in South Australia, con tre vini.

A seguire la Eden Valley, zona ancora tutto sommato di nicchia per la varietà (26% del totale degli impianti) ma che è da tenere in grandissima considerazione per il futuro, per via delle altitudini raggiungibili: le più elevate non solo del South Australia, ma del panorama nazionale del vitigno.

Più a Est colleziona 5 vini anche Victoria, sparsi (uno a testa), tra la piccola Geelong (città dove, da domani, 2 luglio, si terrà la 7a edizione del Winter Shiraz Festival), Grampians, Heathcote, Victoria e Yarra Valley. Un solo rappresentante anche per Clare Valley (ancora una volta nella regione del Sud) e Hunter Valley, unica etichetta rappresentante del New South Wales, la regione in cui si trova Sidney.

Vini – va detto – quasi introvabili in Italia, considerando che il maggiore importatore (Casella Family Brands) opera quasi esclusivamente nella grande distribuzione (con la linea Yellow Tail in vendita da Esselunga).

Gli altri – Mcpherson Wines, Two Eights Wines Australia Pty Ltd e Hochkirch Wines – secondo quanto riferito da fonti australiane, potrebbero utilizzare l’Italia solo come base di arrivo dei container, con il carico (di vino australiano) destinato a distributori di altri Paesi del continente.

TOP 20 SHIRAZ AUSTRALIANI (TASTING ROYAL HORTICULTURAL HALL – LONDON)
  1. Brokenwood “Graveyard Vineyard” Hunter Valley Shiraz 2017 (13,5%, £94,95)
    BEST IN SHOW
  2. Thistledown Wines “Bachelors Back” Barossa Valley Ebenezer Shiraz 2020 (14,5%, £44,99)
  3. Henschke “Mt Edelstone” Eden Valley Shiraz 2016 (14,5%, £137)
  4. Oliver’s Taranga “HJ” McLaren Vale Shiraz 2018 (14,5%, £35)
  5. Sami-Odi “Little Wine No 11” Barossa Valley Syrah NV (14,4%, £75)
  6. Sami Odi “H-D” Barossa Valley Syrah 2020 (14,1%, £120)
  7. St Hallett “Higher Earth” Eden Valley Syrah 2019 (14,5%, £28,99)
  8. John Duval “Eligo” Barossa Valley Shiraz 2017 (14,5%, £69,99)
  9. Jim Barry “Watervale Single Vineyards” Clare Valley Shiraz 2017 (13,5%, £22,99)
  10. Thorn-Clarke “Ron Thorn” Barossa Shiraz 2017 (14,5%, £44,99)
  11. Head Wines “Old Vine” Barossa Valley Shiraz 2018 (14,5%, £28,50)
  12. David Traeger “Three Centuries” Heathcote Shiraz 2016 (13%, £22,99)
  13. Lethbridge Geelong Shiraz 2019 (14,5%, £35)
  14. Tournon “Lady’s Lane Vineyard” Victoria Shiraz 2017 (14,5%, £31)
  15. Thistledown Wines “Where Eagles Dare”, Eden Valley Shiraz 2020 (14,5%, £44,99)
  16. Ben Haines “Colour Black” Grampians Syrah 2021 (£25)
  17. Yalumba “Samuel’s Collection” Barossa Shiraz 2018 (14%, £17.99)
  18. Woodstock McLaren Vale Shiraz 2017 (14,5%, £15)
    BEST IN SHOW, QUALITÀ-PREZZO ‹ £20
  19. Distant Noises Yarra Valley Syrah 2019 (13,5%, £16,50)
  20. Milton Park South Australia Shiraz 2019 (14,5%, £9,99)
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In Australia è piena estate: tempo di lanciare una nuova linea di Prosecco. No?

A gennaio è piena estate in Australia, con le temperature che variano generalmente tra i 22 e i 27 gradi. Il momento perfetto per lanciare una linea di Prosecco. Australiano, s’intende. È quanto deve aver pensato Grant Burge Wines, cantina della Barossa Valley che da qualche ora ha annunciato di aver ampliato la propria gamma. Le spumeggianti novità sono un Prosecco e un Prosecco Rosé.

«La goccia perfetta per aggiungere un po’ di brillantezza a un barbecue pomeridiano, da condividere con gli amici in una soirée estiva o da regalare a un amante del Prosecco», commenta la cantina. Il prezzo del nuovo spumante firmato dal brand controllato da Accolade Wines? Attorno ai 15 euro.

«Siamo entusiasti di ampliare la nostra gamma di spumanti di qualità introducendo il Prosecco NV e il Prosecco Rosé», continua l’enologo Craig Stansborough. «A Grant Burge – conclude – siamo da sempre impegnati a creare vini contemporanei, con una bella bevibilità. Da godere da soli o con il cibo. Il nostro nuovo duo di Prosecco non deluderà». Pros-it.

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Vecchie vigne, i progetti di Australia e Sudafrica per valorizzarle

Cos’hanno in comune Australia e Sudafrica? All’apparenza ben poco, se non la condivisione dell’emisfero sud. A guardar bene, entrambi i Paesi condividono progetti scrupolosi per la valorizzazione delle vigne vecchie ancora produttive.

Chiedere per credere alla vignaiola australiana Prue Henschke e al poliedrico entrepreneur André Morgenthal, che in un webinar organizzato ieri dal Circle of Wine Writers hanno illustrato il nesso tra la Old Vine Charter della Barossa Valley australiana e l’Old Vine Project che interessa ben 3.303 ettari di vecchie vigne sudafricane.

La Valle di Barossa, nel Sud dell’Australia, ospita alcuni dei vigneti più antichi del mondo, tuttora in produzione. Proprio per questo, nel 2009 è stata istituita la Barossa Old Vine Charter.

Un documento che racchiude la “carta d’identità” di tutti i vecchi vigneti della zona non solo in ottica di conservazione, ma soprattutto di valorizzazione del loro materiale genetico. Un vero e proprio caposaldo per la Barossa Grape & Wine Association (BGWA), nata un anno prima della “Charter”, nel 2008.

Tre le macroaree. Le “Barossa Old Vine” racchiudono le vigne con età uguale o superiore ai 35 anni. A seguire le “Barossa Survivor Vine“, con età uguale o superiore a 70 anni. Ecco poi le “Barossa Centenarian Vine“, le vigne vecchie almeno 100 anni. Infine, le “Barossa Ancestor Vine“, monumenti naturali di almeno 125 anni.

La verità è infatti che l’Australia possiede alcune tra le vigne vecchie ancora produttive più antiche del mondo, le cui radici – è il caso di dirlo, senza eufemismi – affondano nel tempo e nella storia oltre che nel terreno, indietro fino al 1840. Si tratta principalmente di Shiraz (Syrah), Cabernet Sauvignon, Grenache, Mataro (Mourvèdre), Riesling e Semillon.

Non a caso, Prue Henschke produce “Mount Edelstone” e “Hill of grace“, due vini icona base Shiraz, da vigne impiantate nel 1912 da Ronald Angas, uno dei discendenti di George Fife Angas, padre fondatore dello Stato del South Australia.

Etichette uniche al mondo, al pari di quelle di cantine come Cirillo Estate, Hewitson, Langmeil, Penfolds, Poonawatta Estate, Chateau Tanunda, Elderton, Turkey Flat e Yalumba, ottenute da vigne di età superiore ai 125 anni.

Per trovare un simile progetto di valorizzazione organica delle vecchie vigne e dei vini da esse prodotti, occorre appunto spostarsi in Sudafrica. Qui, nel 2016, dopo aver lasciato il suo ruolo di responsabile comunicazione di Wines of South Africa (WOSA), André Morgenthal ha dato vita con Rosa Kruger all’Old Vine Project.

«Ho imparato che le vigne vecchie vanno trattate un po’ alla stregua delle bisnonne, ogni volta che ci entriamo in contatto, dalla potatura alla vendemmia», scherza il managing director della venture che ha come obiettivo il salvataggio e la propagazione del materiale genetico dei 3303 ettari di vigne del Sudafrica con età superiore ai 35 anni.

Un progetto che abbraccia tutto il territorio vitato del paese africano, con i suoi diversi terroir: dalle sabbie rosse di Skurfberg allo scisto di Kasteelberg, passando per la sabbia marina di Dwarskersbos e il granito di Paardeberg. Ma in Sudafrica l’Old Vine Project consente di fare un passo in più, rispetto ad altre parti del mondo.

Grazie a “The Certified Heritage Vineyards Trading Platform”, Morgenthal e il suo team si pongono l’obiettivo di connettere i vignaioli che possiedono vigne vecchie ad altri professionisti del settore, come enologi e agronomi, offrendo corsi di formazione ad hoc per la potatura di questi monumenti naturali.

«Garantendo approcci di valore lungo tutta la catena – sottolinea il managing director dell’Old Vine Project – possiamo creare un modello di business sostenibile per tutti gli stakeholder». Che futuro sarebbe, del resto, senza consapevolezza del passato?

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Prowein 2017: dieci vini internazionali da non perdere

In una mano lo smartphone. Nell’altra un Mc Cafè d’asporto: tanto lungo d’arrivarti fin sotto le narici, scialbo e sciacquato. L’identikit del tedesco “medio” sembra ormai una fotocopia sbiadita dell’americano “tipo”. Con qualche chilo in meno, of course.

Per strada, in aeroporto. Oppure sui mezzi pubblici. Dove il teutonico gentil sesso sfodera, in un affollato tête-à-tête, anacronistici Eau de Toilette alla cipria. Evidentemente di moda nel regno della Merkel. Il tutto, fuori dal Prowein.

Già, perché a Dusseldorf la Germania si infila frac e cilindro delle grandi occasioni. E mostra, in 9 padiglioni luccicanti, tutta la sua grandezza: 6.250 espositori provenienti da 60 Paesi, capaci di attirare dal 19 al 21 marzo ben 58.500 visitatori specializzati da 130 Paesi del mondo. Un record assoluto quello segnato dall’edizione 2017. Che, senza senza e senza ma, conferma Prowein ai vertici mondiali delle fiere del vino globale.

Grandi gruppi capaci di muovere equilibri sottilissimi nei territori in cui operano. Ma anche realtà di dimensioni più modeste, vogliose di imporsi sullo scenario internazionale. Questa la sintesi di una Wine and Spirits Trade Fair alla quale non siamo voluti mancare. Dimenticandoci per un attimo dell’Italia, che tratteremo ampiamente in occasione del prossimo Vinitaly, ecco i nostri migliori assaggi.

TOP WINES – QUALITA’ PREZZO
In un’ottica di rapporto qualità-prezzo, è un nome noto a farla da padrone. Voliamo in America per parlarvi appunto della Francis Ford Coppola Winery di Geyserville, California. La casa vinicola del regista statunitense sbalordisce (letteralmente) non per il top di gamma, in linea con il “gusto Usa.” per i vini un po’ ruffiani. Piuttosto per le basi. Lo Chardonnay Votre Santé 2014 (California Appelation Controlée), ottenuto affinandone il 40% in barrique francesi nuove, è sul mercato per 12 dollari. Semplice da bere, ma per nulla banale.

Capace di coniugare la freschezza delle note di frutta a polpa bianca con note evolute (dal legno) di grande carattere, in un sottofondo minerale. Rosso & Bianco 2014 (versione rossa ottenuta dal blend tra Cabernet Sauvignon, Zinfandel e una manciata di Syrah) costa invece 11 dollari. Provate a pensare a un vino concepito come quotidiano, ma in grado di evolversi nel calice di minuto in minuto, sfoderando una complessità da leone: eccolo.

TOP WINES – VINI BIANCHI
Al vertice delle nostre degustazioni si piazza The 12th Man 2016, altro Chardonnay, prodotto in Australia da Wirra Wirra Vineyars. La cantina, che si definisce una “tribù” capace di “divertirsi seriamente”, opera in McLaren Vale e sulle colline di Adelaide con uno stile iconoclasta e sopra le righe del conformismo. “Ma con i piedi ben saldi sulla nostra terra – spiega il general manager Sam Temme – a partire dal nome ‘Wirra Wirra’, espressione aborigena che significa ‘Dentro l’albero della gomma’. Un modo per legarci inscindibilmente alle nostre origini nella costruzione di un futuro sostenibile”.

The 12th Man (35 dollari australiani, 24 euro) è un 100% Chardonnay ottenuto da vigne di 20 anni. Giallo carico con riflessi verdolini, va scaldato leggermente durante la degustazione al Prowein per mostrare al naso i propri aromi, ricchi e profondi: crema di limone, buccia d’arancia, mandorla, lievito. Pare una brioche ripiena. Ricorda per certi versi lo stile di certi bianchi dell’Occitania francese (Pays d’Oc). Premesse olfattive che poi trovano perfetto compimento in un palato cremoso, morbido ma serio, in pieno stile Wirra Wirra. Agrumi, di nuovo, e frutta fresca in un sottofondo minerale, in cui la barrique gioca in perfetto equilibrio con i varietali, spinti da una lunga macerazione sulle bucce. Una caramellina per palati esigenti.

Restiamo in Australia per il blend Duffe Punkt 2016 della Chaffey Bros Wine Company, base nella rinomata Barossa Valley. Un mix perfetto, in quanto ad aromaticità ed eleganza, di Gewurztraminer, Riesling e Kerner (Weißer Herold), di cui i Chaffey possiedono una delle due uniche vigne in Australia.

A condurre la degustazione un entusiasta Theo Engela. E se pensate che il mix possa risultare stucchevole per aromaticità, vi sbagliate.

Un “Gewurz” che al naso la fa da padrona, lascia spazio al palato a un Riesling dalla mineralità spaziale, perfettamente abbracciato dalle note morbide di litchi, agrumi e accarezzato da una brezza di spezia fine. Un vino gastronomico che merita le luci di una ribalta come quella del Prowein.

Ci spostiamo a Creta per una vera e propria “chicca”. Quella offerta da un “matto” di nome Nikos Douloufakis, che dopo gli studi in enologia ad Alba ha deciso di condurre l’azienda di famiglia all’insegna della continua sperimentazione. Douloufakis Cretan Winery, di fatto, è un vero e proprio laboratorio del vino cretese (clicca qui per leggere la cronaca del nostro wine tour a Creta).

L’ultima trovata di Nikos è il vino in anfora: il Vidiano Amphora 2016. “Si tratta – spiega l’intraprendente produttore – dell’esperimento di riprodurre una vinificazione come l’avrebbe compiuta mio nonno. Ovvero in terracotta, localmente chiamate pithari. Le anfore hanno una capacità di 250-300 litri. La macerazione delle uve Vidiano, autoctone di Creta, si protrae per 3 mesi dopo la fermentazione senza solforosa, senza aggiunta di lieviti e senza nessun intervento da parte mia. Poi separo vino dalle bucce e lo riverso nelle anfore, dove resta per altri 2 mesi. Dunque il vino finisce in barrique, per chiarificarsi in ‘autonomia’. Dopo due o tre mesi imbottiglio, senza filtrare”.

Un Vidiano che risulta così pieno, tosto, tannico. I sentori sono quelli di frutta passita, arance e bergamotto. Lungo. Infinito. E in continua evoluzione nel calice. Una gemma. “Lo dedico ai consumatori più avanzati – commenta Douloufakis (nella foto a sinistra) – che chiedono vini naturali e ‘diversi’. Credo in questo progetto tanto da aver avviato uno studio per ottenere anfore ancora più adeguate in termini di traspirazione”. Vidiano Amphora 2016 sarà in commercio a partire da settembre. Ma Douloufakis produrrà anche una versione con uve a bacca rossa Liatico, che sarà pronto tra un anno.

TOP WINES – SPARKLING
Per la categoria Sparkling, un solo nome: quello di Szigeti Sektkellerei Gols, cantina austriaca situata al confine con l’Ungheria specializzata nella spumantizzazione degli autoctoni con metodo tradizionale. A Clemens Wright brillano gli occhi nel presentare le etichette in degustazione al Prowein. E la passione di quest’uomo si tramuta in nettare dorato se nel calice versa il Gruner Veltliner Brut, ottenuto dall’omonimo vitigno parente di Traminer e St Georgen, il più coltivato d’Austria. A sorprendere, anche in questo caso, è il rapporto qualità prezzo: la bottiglia si porta a casa con 11 euro. I 6 grammi litro scarsi di dosaggio zuccherino non sporcano una beva di mela e pepe bianco, davvero preziosa. La chiusura è elegante nei suoi richiami al limone che invitano al sorso successivo.

Splendido, sempre di Szigeti, anche il Bio Welschriesling Brut. Non si tratta d’altro che di un Riesling italico capace di confondere il naso con note di mela matura, per voi virare al palato su tinte minerali seriose, prima di un finale di mineralità tagliente. Un Brut che si farebbe apprezzare anche dagli amanti del Pas Dosé, con soli 5g/l di residuo.

TOP WINES – ROSE’
In volo sull’Austria viriamo verso sud est e puntiamo nuovamente verso l’Australia, vera e propria nazione rivelazione di questo Prowein. Una terra che ormai ha addosso gli occhi del mondo, a buona ragione.

Basti pensare (anche) al Rosè di Pinot nero che è in grado di mettere sul mercato, al prezzo strepitoso di 7-8 euro, la cantina Jacob’s Creek (Orlando Wines) di Rowland Flat, rappresentata a Dusseldorf dall’ottimo Richard Doumani.

Le Petit Rosè 2016 è in realtà un blend di Pinot Noir, Grenache e Mourvèdre, in pieno stile provenzale. Lo dicono gli aromi. E lo dice un calice che si racconta come semplice ma non banale, sottile ma profondo. Elegante e sbarazzino.

Un rosè fine, divenuto non a caso il simbolo degli Australian Open di tennis, prodotto anche come Frozen “Frosé”: una sorta di sorbetto Rosè. Per una cantina che ora punta a farsi conoscere nel mondo della grande distribuzione organizzata europea.

TOP WINES – RED

Sul podio dei vini rossi salgono gli Stati Uniti d’America, con la vendemmia 2014 di Estate Perigee – Seven Hills Vineyard (Walla Walla Valley). Si tratta di uno dei prodotti di punta de L’ecole N° 41, cantina fondata nel 1983 a Lowden, Stato di Washington, oggi condotta con passione e professionalità da Martin Clubb, attivista della “sostenibilità in vigna”. Estate Perigee 2014 è un blend composto al 60% da Cabernet Sauvignon, 20% di Merlot, 12% di Cabernet Franc, 5% di Petit Verdot e 3% di Malbec.

Un mix ottimamente riuscito tra finezza e struttura. “E’ il vino che rappresenta al meglio le caratteristiche del vigneto Seven Hills”, spiega fiero Martin Clubb. Naso e bocca corrispondenti, in una rincorsa tra note intense di frutti a bacca rossa (amarena e ribes), una punta di tartufo (del Malbec) e sentori terziari di sigaro. Tannino robusto, ma fine. E chiusura minerale. Cosa manca a questo vino? Davvero nulla. E’ reperibile sul mercato americano a un prezzo che si aggira attorno ai 54 dollari (circa 50 euro).

Ottimo, tra i rossi degustati al Prowein, anche lo spagnolo Gran Luna 2013 della cantina Dehesa de Luna. Si tratta di un altro blend di Cabernet Sauvignon, Syrah, Tempranillo, Graciano e Petit Verdot, affinati tra i 15 e i 18 mesi in botti da 225 litri. Un vino potente, ma fine. Lunghissimo al palato e di grande prospettiva per l’evoluzione futura in bottiglia. Un altro blend giocato sull’equilibrio tra la frutta e i terziari. Il gioiello di Dehesa de Luna, cantina fondata da Alfredo Gómez-Torres Gómez-Trénor a La Roda, cittadina della comunità autonoma di Castiglia-La Mancia. E’ in vendita a 36 euro circa.

La “medaglia di bronzo” va a un vino dell’Armenia. E’ ArmAs Karmrahyut Reserve 2013 della cantina Golden Grape ArmAs LlC di Yerevan. Anche in questo caso si tratta di un blend tra le uve autoctone Karmrahyut (92%), Areni, Kakhet e Meghrabuyr (8%). Frutta rossa, spezie, tannini fini. E un finale stupefacente di miele e vaniglia, per nulla stucchevoli. Un capolavoro che pone i riflettori su una terra del vino di grande tradizione, che sta riuscendo a collocarsi sempre meglio sui mercati internazionali. “Grappolo d’Oro”, del resto, è una realtà emergente, fondata nel 2007 da Armenak Aslanian, capace con le figlie di conservare e valorizzare una tradizione famigliare che dura ormai da 80 anni.

TOP SWEET WINES
A rappresentare la cantina Weingut Landauer di Rust, Burgenland – Österreich, costa occidentale del lago di Neusiedl, in Austria, ci sono padre e figlio: Bruno e Stefan Landauer. Si dividono con destrezza tra i numerosi ospiti al banco allestito al Prowein, sfoderando i loro preziosi nettari. Su tutti, un passito. E’ il Ruster Ausbruch Essenz 1995 è una delizia. Ottenuto da uve Riesling Italico, Pinot Blanc e Neuburger (incrocio tra Roter Veltliner e Sylvaner) “attaccate” da Botrytis Cinerea, si presenta di un colore ambrato.

Profondo e minerale al naso, sfoggia sentori di idrocarburo ammalianti, capaci di distrarre dal fil rouge della frutta passita. In bocca i 195 g/litro di zucchero non risultano stucchevoli, anzi. Ventiquattro euro il prezzo del prodotto: li vale tutti. Risulta più “secca”, con i suoi 145 g/l, la versione 2013: miele e frutta sciroppata allo stato puro. Chapeau.

TOP WINERY
Serietà, passione, amore per la propria terra. E’ quello che sono capaci di trasmettere sin dal primo istante Paulo e Rita Tenreiro, padre e figlia che al Prowein 2017 portano sulle spalle l’orgoglio di un’intera nazione: il Portogallo. Heradade da Anta de Cima, per la capacità di tradurre in vino una filosofia, è la “Top Winery” di questa edizione della Fiera di Dusseldorf. I vini di questa cantina nascono nel circondario di Ponte de Sor, comune di 18 mila anime che, sulla cartina, sembra un puntino nel cuore pulsante del Portogallo, nel distretto di Portalegre, regione dell’Alentejo. Terre ricche d’argilla. Ed è proprio questo il nome dei vini di Herdade da Anta de Cima, affinati mediante l’utilizzo di anfore che, localmente, si definiscono “talhas”.

Che siano essi bianchi, oppure rossi, sono tutti “vini di terroir” dal rapporto qualità prezzo straordinario, tra i 5 e i 12,50 euro. Un regalo. Vini in cui la mano della famiglia Tenreiro è chiara ad ogni sorso, nella valorizzazione di vitigni come Alvarinho, Verdelho, Viosinho, Alicante Bouschet, Touriga Nacional, Petit Verdot e Alfrocheiro. Uno su tutti? Il rosso Talha de Argilla 2015, che riporta alla mente il calore del sole del Portogallo, ma anche la freschezza delle note vegetali conferite da una macerazione “spinta” sulle bucce delle uve Alicante Bouschet, Touriga e Petit Verdot. Ed è’ “verde” anche il tannino: in vinificazione, oltre alle bucce, vengono inseriti in anfora piccoli tralci di raspo. Un vino da provare di una cantina da visitare. Di persona.

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