La città di Palermo è meta mondiale 2025 di Airbnb. Il turismo esperienziale continua a crescere e a dimostrarlo sono proprio i dati del noto motore di ricerca di alloggi e destinazioni Airbnb. Palermo brilla come unica meta italiana presente tra le destinazioni più trendy per il 2025, insieme a luoghi mozzafiato come Puerto Escondido, Les Deux Alpes e Tokyo. Il capoluogo siciliano, grazie alla sua ricca storia, architettura, arte e cultura, è una delle principali destinazioni per i viaggi di coppia nell’anno nuovo. Con l’introduzione di nuove rotte aeree verso Palermo nel 2025, sempre più turisti potranno esplorare i principali punti di riferimento della città. Naturalmente, senza perdere l’occasione di gustare la prelibata cucina palermitana, in abbinamento ai vini locali. Magari soggiornando in uno dei loft del centro storico disponibili: davvero economico, al momento, quello suggerito da Airbnb.
6 VINI DA NON PERDERE A PALERMO, META 2025 MONDIALE PER AIRBNB
Nella città e nella provincia di Palermo ricadono ufficialmente, secondo i disciplinari produttivi, otto denominazioni di origine dei vini. Oltre alla Doc Sicilia e all’Igt Terre Siciliane, si tratta di Alcamo Doc, Contea di Sclafani Doc, Contessa Entellina Doc e Monreale Doc. Non risultano rivendicate – e dunque disponibili a livello commerciale – altre due denominazioni del vino della provincia di Palermo come Valle Belice Igt e Fontanarossa di Cerda Igt. Ecco 6 vini da non perdere a Palermo, meta 2025 mondiale per Airbnb.
Alcamo DOC: Questa denominazione interessa sia la provincia di Trapani che quella di Palermo. Nella provincia di Palermo, comprende i comuni di Balestrate, Camporeale, Monreale, Partinico, San Cipirello e San Giuseppe Jato. Il vino della Doc Alcamo da assaggiare a Palermo? Alcamo Classico Doc Bio “Vigna Casalj” di Tenuta Rapitalà.
Contea di Sclafani DOC: Coinvolge le province di Palermo, Caltanissetta e Agrigento. Nella provincia di Palermo, include i comuni di Valledolmo, Caltavuturo, Alia, Sclafani Bagni e parte di Petralia Sottana, tra gli altri. Il vino della Doc Contea di Sclafani da assaggiare a Palermo? Rosso del Conte Sicilia Contea di Sclafani Doc di Tasca d’Almerita.
Contessa Entellina DOC: Questa denominazione è circoscritta al comune di Contessa Entellina, situato nella provincia di Palermo. Il vino della Doc Contessa Entellina da assaggiare a Palermo? Contessa Entellina Doc Mille e Una Notte, Donnafugata.
Monreale DOC: Riguarda l’area intorno alla città di Monreale e altri comuni limitrofi nella provincia di Palermo. Il vino della Doc Monreale da assaggiare a Palermo? Il Cataratto “Vigna di Mandranova” di Alessandro di Camporeale.
Sicilia DOC: Questa denominazione copre l’intero territorio della regione Sicilia, includendo quindi anche la città e la provincia di Palermo. Il vino della Doc Sicilia da assaggiare a Palermo? Il “Viafrancia” di Baglio di Pianetto.
Terre Siciliane IGT: Anche questa indicazione geografica tipica abbraccia tutta la regione Sicilia, comprendendo la provincia di Palermo. Il vino della Igt Terre Siciliane da assaggiare a Palermo? “Angimbé” Tenuta Ficuzza di Cusumano.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
FOTONOTIZIA – È Dante Bonacina, 55 anni, di cui oltre 25 trascorsi nel settore vinicolo, il nuovo amministratore delegato di Baglio di Pianetto, la cantina siciliana della famiglia Marzotto fondata nel 1997 a Santa Cristina Gela. Da oltre 25 anni alla guida di Ca’ del Bosco e dopo averla resa una delle aziende più virtuose della Franciacorta, Dante Bonacina approda al timone di Baglio di Pianetto succedendo a Francesco Tiralongo, improvvisamente scomparso lo scorso marzo.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Dopo Monreale (Tenuta Pianetto) e la Val di Noto (Tenuta Baroni), Baglio di Pianetto sbarca sull’Etna con due nuovi vini. Un bianco e un rosso dal nome inequivocabile: Fermata 125. Prende così avvio un altro sfidante progetto per l’azienda della famiglia Marzotto. La nuova linea è un omaggio alla storica ferrovia Circumetnea.
Entrata in funzione a fine Ottocento, la linea collega con il suo tracciato Catania e Riposto, compiendo il periplo del vulcano. La fermata 125 di Passopisciaro, di fronte alla quale sorge la cantina con la quale Baglio di Pianetto ha avviato questo progetto, ha dato il nome all’Etna Bianco Doc e all’Etna Rosso Doc firmati Baglio di Pianetto.
BAGLIO DI PIANETTO, OMAGGIO ALLA FERROVIA CIRCUMETNEA
«L’Etna – spiega Francesco Tiralongo, amministratore delegato dell’azienda. rappresenta uno dei più affascinanti e unici terroir del vino, rappresentativo non solo per la Sicilia, ma sempre più conosciuto per l’Italia nel mondo. Ampliare il nostro assortimento con due nuovi vini in purezza che interpretassero secondo il nostro stile il Carricante e il Nerello Mascalese, le due principali uve autoctone allevate sul vulcano, era un desiderio che avevamo da tempo e che ora siamo riusciti a realizzare».
Il comune di Castiglione di Sicilia e in particolare la frazione di Passopisciaro, rappresentano uno dei più storici territori etnei, particolarmente vocati alla viticoltura – continua Francesco Tiralongo –. Qui abbiamo trovato il partner che cercavamo, con il quale condividiamo in primis l’approccio sostenibile in campagna. Ci siamo da subito trovati in grande sintonia: i vigneti e la cantina saranno condotti in stretta collaborazione con il nostro team aziendale, che sarà presente e supervisionerà tutte le fasi produttive».
ETNA BIANCO E ROSSO FERMATA 125
L’Etna Bianco Doc “Fermata 125” 2020 proviene da uve certificate biologiche di Carricante in purezza, allevate a cordone speronato e guyot, raccolte manualmente alla fine di ottobre. Dopo una macerazione a freddo sulle bucce per favorire l’estrazione aromatica e la fermentazione in vasche d’acciaio, il vino riposa sui suoi lieviti per circa 4 mesi. Segue un affinamento in bottiglia di altri 4 mesi prima di essere commercializzato.
L’Etna Rosso Doc Fermata 125 2019 si ottiene da uve di Nerello Mascalese in purezza, allevate con il tradizionale sistema dell’alberello e raccolte manualmente alla fine di ottobre. Dopo una macerazione di circa 10 giorni in vasche d’acciaio a contatto dei propri lieviti indigeni, il vino svolge la fermentazione malolattica in barrique, dove poi prosegue la sosta e maturazione per circa 8-9 mesi. Dopo l’imbottigliamento, si affina ancora per un anno prima della commercializzazione.
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Cinque vini dall’ottimo rapporto qualità prezzo, inferiore ai 15 euro, per le Feste di Natale e Capodanno dalla Top 100 Migliori vini italiani 2021 di WineMag.it. Si tratta di etichette inserite nella sezione “Vino quotidiano” della Guida Vini edita dalla nostra testata indipendente, grazie a una rigorosa degustazione alla cieca.
Pavia Igt Chardonnay 2019 “Il Fermo”, Finigeto
Giallo paglierino, leggeri riflessi verdolini. Naso tipicissimo, con un po’ di agrume e frutto pieno. In bocca si allarga sulla frutta esotica ma in chiusura di sipario sorprende per la matrice calcarea e per quanto risulti asciutto ed equilibrato. Un’ottima espressione dello Chardonnay in Oltrepò pavese.
Capriano del Colle Doc 2019 “Fausto”, Lazzari
Giallo paglierino, acceso. Naso con tocco di mandorla, frutta esotica, ananas. Gran bella “spinta” calcarea. Bella verticalità, sembra quasi un bianco di montagna. Asciutta la chiusura, elegantissima.
Lazio Igp Moscato 2019, Casa della Divina Provvidenza
Giallo paglierino, naso pieno, aromatico. Banana, ananas, tocco tropicale e di lime che raddrizza il sorso. Ben equilibrato e bel retro olfattivo. Un ottimo “vino quotidiano”, a un passo dall’ingresso nella “Top 100” WineMag.it 2021.
Lacryma Christi del Vesuvio Rosato 2019 “Munazei”, Casa Setaro
Rosso carico, corallo. Naso con richiami esotici, ma anche di fragoline, lamponi, ribes e banana. Bel sorso pieno con un allungo fresco e salino su note agrumate.
Sicilia Monreale Doc Bianco 2019 “Murriali”, Baglio di Pianetto
Giallo paglierino, naso non esplosivo, delicato, floreale fresco e fruttato. Vino che riempie bene la bocca, in un gioco prezioso tra morbidezze e durezze. Bella macchia mediterranea sul frutto esotico maturo.
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È Francesco Tiralongo, 53 anni, di cui oltre una ventina trascorsi nel settore vinicolo, il nuovo Amministratore Delegato di Baglio di Pianetto, la cantina siciliana della famiglia Marzotto proprietaria di 160 ettari, di cui 110 già in produzione, tra Santa Cristina Gela e Noto, per una produzione annuale di circa 750 mila bottiglie ed un fatturato di oltre 3 milioni di euro.
Dopo aver ricoperto ruoli apicali in importanti realtà vinicole, tra cui Marchesi de’Frescobaldi, Mionetto, Donnafugata e recentemente Cantine Settesoli, Tiralongo approda al timone di Baglio di Pianetto succedendo a Renato De Bartoli.
“Ciò che mi ha spinto ad accettare questa nuova sfida – spiega Francesco Tiralongo – è la filosofia aziendale che da sempre è alla base di Baglio di Pianetto: un’idea di qualità e valorizzazione del territorio ispiratrice di questo progetto sin dall’inizio. Mi affascinano le sue potenzialità, ancor più in una fase in cui è possibile fare cose nuove e dove esiste la concreta prospettiva di accompagnare la proprietà a proseguire sul percorso avviato dal Conte Marzotto oltre venti anni fa”.
“Chi sta portando avanti questo progetto – prosegue Tiralongo – lo sta facendo con la medesima determinazione e con la stessa attenzione che si presta a quelle imprese cariche di passione e di amore familiare: mi riferisco in particolare alla figlia Dominique, che ha saputo raccogliere il testimone del padre in modo energico e deciso, operando in piena continuità con l’indimenticata caparbia del fondatore. Gli stimoli che trovo in questo incarico sono forti e autentici. Non a caso, in Baglio di Pianetto riconosco gli ideali e i valori di attaccamento a un territorio, nonché l’obiettivo di continuare a fare qualità nel segno della sostenibilità”.
Riferendosi poi alle sue prime iniziative da neo Amministratore Delegato, Tiralongo precisa come 0rganizzazione e marketing sono i due ambiti su cui ha sempre focalizzato il proprio il mio percorso professionale. “Inizierò a conoscere una ad una le persone che fanno, tutti i giorni, l’azienda, con lo scopo di metterle nelle condizioni migliori per dare il meglio di sé grazie a un’ottimizzazione dei processi”, sottolinea il neo Ad.
“Gli ultimi cinque anni con Renato De Bartoli – aggiunge Dominique Marzotto, presidente di Baglio di Pianetto – ci hanno permesso di raggiungere risultati importanti. A nome dell’intero consiglio d’amministrazione esprimiamo quindi soddisfazione e gratitudine per il grande lavoro svolto. Allo stesso tempo, siamo pienamente fiduciosi nel passaggio di testimone: l’auspicio è di proseguire nel percorso di crescita di una solida realtà come è Baglio di Pianetto, certi di poter confermare le ottime performance produttive e di cogliere a breve ulteriori soddisfazioni”.
“Con Francesco Tiralongo – conclude la presidente – di cui apprezziamo da tempo personalità e competenza, abbiamo subito trovato una perfetta sintonia. In lui abbiamo individuato le qualità umane e professionali giuste per poter proseguire nella continuità dell’eccellente percorso svolto in passato e per affrontare le sfide di un settore complesso come quello del vino, che sta vivendo una fase di profonda trasformazione, così come tutto il resto del mondo in cui viviamo”.
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Torniamo in Sicilia per il sesto appuntamento con i territori del vino: dopo Oltrepò Pavese, Lazio, Campania, Emilia Romagna, Abruzzo e il focus sull’Etna, ci immergiamo nell’isola del sole per raccontare le cantine che offrono ospitalità in provincia di Palermo, Agrigento, Caltanissetta, Ragusa e Trapani.
Sicilia, isola ricca di storia, cultura e bellezze naturali, dove negli ultimi anni l’enoturismoè cresciuto sempre di più grazie anche all’impegno di piccole e grandi aziende del territorio.
Tuttavia, nelle diverse province siciliane – Catania a parte, con l’Etna – si riescono a contare le cantine che offrono ospitalità per dormire e che non accolgono ospiti e viaggiatori soltanto durante gli orari diurni.
La stagione turistica 2020, segnata da Coronavirus, vedrà probabilmente una prevalenza di italiani tra le vigne siciliane. Nelle difficoltà generali, alcune aziende hanno preferito non aprire le porte ad ospiti e viaggiatori.
PROVINCIA DI PALERMO
AGRITURISMO TENUTE POLLARA
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In Sicilia il nostro viaggio inizia da Corleone, in provincia di Palermo. L’Agriturismo Tenute Pollara, dell’azienda vinicola Principe di Corleone, si trova nel cuore dell’isola a due passi dal bosco della Ficuzza.
Situato al centro di un’importante area di interesse storico, culturale e naturalistico, dispone di sei camere arredate con uno stile delicato e con gli affacci sulla rigogliosa campagna siciliana.
Oltre la bella piscina, per gli ospiti anche la possibilità di gustare i piatti tipici grazie al ristorante della famiglia Pollara in abbinamento ai vini di Principe di Corleone.
ABBAZIA SANTA ANASTASIA – RELAIS SANTA ANASTASIA
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A Castelbuono troviamo il Relais Santa Anastasia, all’interno del Parco delle Madonie. I vigneti che circondano l’abbazia danno i nomi alle 29 camere immerse tra i profumi e i colori dell’incontaminata natura siciliana.
Per gli ospiti oltre la possibilità di degustare e gustare i vini dell’azienda vi è anche il ristorante dove è possibile assaporare la cucina tradizionale siciliana, reinterpretata dallo chef Alessandro Battaglia. Abbazia Santa Anastasia dopo tanti anni in regime biologico oggi ha convertito i suoi vigneti in biodinamico.
Abbazia Santa Anastasia – Relais Santa Anastasia
Contrada Santa Anastasia, snc
90013 Castelbuono (PA)
Tel: +39 0921 67 22 33
Mob: +39 331 32 48 148 relais@abbaziasantanastasia.com
AGRIRELAIS BAGLIO DI PIANETTO
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Tra le colline di Piana degli Albanesi troviamo l’Agrirelais Baglio di Pianetto. Un elegante dimora di campagna dove ognuna delle 13 camera portano il nome di uno dei vini dell’azienda. La cantina, che è possibile visitare, si trova nel cuore dell’azienda e il ristorante propone piatti della tradizione culinaria siciliana.
Per i più curiosi è possibile partecipare a dei corsi di cucina e alle degustazioni in cantina, con una proposta di quattro pacchetti diversi. Baglio di Pianetto sviluppa la sua attività aziendale anche nella Tenuta Baroni, in Val di Noto.
A due passi dalla splendida riserva di Torre Salsa troviamo Baglio Caruana. 21 ettari di terreni vitati e sette camere. All’interno del baglio anche un centro benessere con vasca idromassaggio e una piscina all’aperto. Baglio Caruana coltiva varietà autoctone come Nero d’avola, Grillo, Insolia , Fiano e gli internazionali Chardonnay, Cabernet Sauvignon e Merlot.
FEUDI DEL PISCIOTTO WINE RELAIS
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Un boutique hotel nello splendido scenario della Val di Noto: eccolo il Wine Relais Feudi del Pisciotto. Situato in una zona rurale autentica della Sicilia sudorientale, ai margini della Riserva Naturale Sughereta di Niscemi, accoglie gli ospiti in dieci camere con soffitti in legno e caratterizzate da un piacevole connubio tra antico e moderno.
Oltre al ristorante gourmet “Il Palmento di Feudi”, la struttura dispone anche di una postazione di ricarica per le auto elettriche. L’azienda coltiva 44 ettari di vigne nel cuore della Docg Cerasuolo di Vittoria.
Feudi del Pisciotto Wine Relais Contrada del Pisciotto, 93015 Niscemi (CL) Mobile +39 331 216 9241 / 0933 1935186 info@winerelaisfeudidelpisciotto.com
PROVINCIA DI RAGUSA
RIOFAVARA RELAIS
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In provincia di Ragusa si trova il Riofavara Relais con le sue tre suite, all’insegna del vino, della vita e dell’uva. Le camere si differenziano principalmente per la vista su cui si affacciano: una sul vigneto, le altre due hanno vista panoramica sul convento di Gèsu, sul promontorio del Carmine e sul canyon d’ingresso della Cava d’Ispica.
L’azienda con i suoi 16 ettari a conduzione familiare nella Val di Noto e i settei vini prodotti, è una delle realtà più interessanti del panorama vinicolo della Sicilia orientale.
AGRITURISMO BAGLIO DONNA FRANCA – AZ. AGR. ANSALDI
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Baglio Donna Franca è il cuore dell’ Azienda Agricola Ansaldi, simbolo del progetto di riscoperta aziendale. Originariamente appartenuto alla famiglia Florio, il Baglio è oggi sede di un Wine Resort dotato di otto camere, un ristorante e di una bella piscina tra i vigneti, oltre che di una suggestiva cantina.
Affacciato a balcone sulle Isole Egadi gode di una vista panoramica di eccezionale bellezza per i propri ospiti. L’azienda guidata da Giacomo Ansaldi oggi produce 5 vini biologici ed organizza visite didattiche per bambini, sviluppando progetti di avvicinamento ai processi agricoli per scuole e studenti.
Un baglio seicentesco a due passi da Trapani con un’architettura eco-sostenibile per godere di una piacevole wine exeperience: ecco Baglio Sorìa. 11 camere immerse nella campagna, elegante e confortevole per raccontare l’idea di ospitalità di Firriato.
Il tramonto dallo Sky lounge regala uno spettacolo tutto siciliano con una vista privilegiata sull’isola di Mozia e sulle splendide isole Egadi. Lo chef Andrea Macca nel ristorante Baglio Soria propone ricette della tradizione trapanese. Firriato è anche proprietaria di altri due resort: Calamoni a Favignana e Cavanera sull’Etna.
Baglio Sorìa Resort & Wine Experience Contrada, Via Soria, 91100 Trapani (TP) Tel. 0923 861679 info@firriato.it
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A ovest, Marsala. A est, l’Etna. Giù, ancora più a sud, Avola col suo famoso “Nero”. Se avessero una maglia da indossare, le Terre Sicane avrebbero quella del gregario. Lontane dalle rotte più battute dagli enoturisti in Sicilia, si estendono a ragnatela nella provincia di Agrigento. E poi su, fino a lambire Contessa Entellina: unico Comune palermitano di quello che, in realtà, è considerato un triangolo d’oro della viticoltura siciliana.
Per scoprirlo basta leggere l’etichetta dei vini che giungono nei ristoranti di mezza Italia. Non si parla di “Terre Sicane” ma di “Sicilia”, brand più spendibile sui mercati (anche internazionali). La provenienza delle uve, però, è proprio questa. Un’area di circa 20 mila ettari, in cui le varietà autoctone giocano un ruolo fondamentale.
A Grillo, Inzolia (noto anche come Insolia o Ansonica), Grecanico, Catarratto e Nero d’Avola sono state affiancate nel corso dei decenni varietà internazionali come Chardonnay, Viognier, Cabernet Sauvignon, Syrah e Merlot. Perfetto il loro acclimatamento nel particolare microclima delle Terre Sicane.
E come in un gioco di prestigio dai risvolti mistici, esoterici, chiunque passi di qui avrebbe voglia di mettere le radici. Già, perché oltre agli orizzonti sterminati e selvaggi, rotti solo da vigneti, agrumeti, uliveti e strisce di asfalto che paiono disegnate con la matita dall’uomo, ci sono le spiagge del “Menfishire“.
Così sono state ribattezzate le coste del Golfo di Menfi, che sembrano fare a gara l’una con altra per la corona di “più bella”, a suon di granelli dorati o ciottoli bianchi come il latte. Angoli di paradiso protetti dalle forme dolci delle colline. Non è un caso che l’Unesco abbia voluto dichiarare l’Itinerario Arabo Normanno – poco lontano da queste meraviglie – “Patrimonio Mondiale dell’Umanità”.
Si parla di monumenti. Di cattedrali, di piazze. Di palazzi e di chiostri. Di ponti e di cappelle, visitabili tra Palermo, Cefalù e Monreale. Tutte realizzate nello stile nato dall’incontro della cultura arabo-musulmana con quella normanno-cattolica.
Luoghi che sembrano ispirati dalla natura incontaminata che regna tutt’oggi attorno alle costruzioni dell’uomo. In un gioco profondo a compiacere Dio, che passa dallo stretto legame con la terra. Ed è proprio in uno dei centri più attivi dell’Itinerario Arabo-Normanno, Monreale, che si concentra una delle nuove frontiere del vino siciliano.
Il gruppo di viticoltori che si riunisce attorno al Consorzio sta dando nuova linfa alla Denominazione. Al punto che, in occasione di Sicilia en Primeur 2019 (qui i migliori assaggi assoluti), otto cantine hanno presentato alla stampa le loro etichette e le prospettive future del territorio.
La Doc Monreale è piccola (appena 50 mila bottiglie potenziali) ma con le idee chiare. Solo Catarratto e Insolia per i bianchi, Perricone e Nero d’Avola per i rossi, con la possibilità di realizzare anche vini spumanti. Un giusto coronamento, quello enologico, all’arte che si respira in ogni angolo di Monreale.
LE CANTINE E I MIGLIORI ASSAGGI
ALESSANDRO DI CAMPOREALE – C.da Mandranova Camporeale (PA)
Una famiglia impegnata in viticoltura sin dai primi del 900, che vede nei fratelli Rosolino, Antonino e Natale, affiancati dai figli Anna, Benedetto (nella foto) e Benedetto, gli artefici di una rivoluzione produttiva centrata sul vigneto e sulle buone pratiche enologiche.
Una viticoltura di alta collina, attenta al rispetto del territorio, che dà vita a vini freschi, eleganti e piacevolmente equilibrati. Vini che nascono in vigna, tra i filari, e dalla passione delle persone che li conducono. Da Alessandro di Camporeale le nuove generazioni riscoprono l’orgoglio della propria identità, condividendo un progetto produttivo che ha solide radici storiche.
Metodo classico 2016 (anteprima)
Prima prova di spumantizzazione per Alessandro di Camporeale, con la varietà Catarratto (varietà extralucido): 24 mesi sui lieviti (l’obiettivo è di arrivare a 36), tiraggio 03/2017, dosaggio zero. Buccia di limone, accenni di pepe bianco e di zenzero, risvolti erbacei pregevoli al naso. Ingresso di bocca verticale, citrico. Centro palato salino e chiusura su ritorni agrumati. Una buona prova.
Bianco Doc Sicilia Catarratto “Vigna di Mandranova”
Bianco con grandi capacità di migliorare nel tempo, come dimostra l’assaggio di diverse annate. In questo caso il biotipo di Catarratto è il Lucido. Colpisce per la capacità di essere al contempo verticale e largo, nel gioco tra note fruttate e minerali saline.
Rosso Doc Sicilia Syrah “Kaid” Senza dubbio il rosso più rappresentativo della cantina. In generale, tra i migliori Syrah in commercio in Sicilia. Vino buono giovane, ma che mostra ottime capacità di affinamento, come dimostra la vendemmia 2012, in stato di grazia. Un Syrah potente, fresco, connotato da note fruttate di gran precisione e tannini eleganti.
CANTINA TENUTA RAPITALÀ – C.da Rapitalà Camporeale (PA)
Nel 1968 Hugues Bernard conte de la Gatinais, nato in Francia nel 1940, sposa Gigi Guarrasi, discendente di una grande famiglia palermitana. Con lei si impegna in una appassionante e coraggiosa avventura: la ricostruzione con criteri moderni della cantina distrutta dal terremoto della Valle del Belice.
La più grande attenzione del conte de la Gatinais viene dedicata alla riconversione varietale e colturale dei vigneti. Già trent’anni fa in Sicilia vengono affiancati ai vitigni autoctoni i grandi vitigni francesi. L’opera iniziata da Hugues de la Gatinais e dalla moglie viene portata avanti dal figlio Laurent (nella foto) con la stessa cura e la stessa passione.
La tenuta (parte del patrimonio del Gruppo italiano vini, Giv) oggi si estende per 225 ettari nel territorio che da Camporeale declina verso Alcamo, su dolci colline fra i 300 e i 600 metri. Una terra dove si alternano argille e sabbie.
La perfetta esposizione e la composizione del suolo la rendono ideale per la coltivazione dei vitigni più pregiati. Dopo la vendemmia, le più moderne tecniche di vinificazione consentono di realizzare vini eccellenti, dalle fasce destinate alla Gdo a quelle premium.
Terre Siciliane Igt Chardonnay 2016 “Grand Cru”
Dodici mesi circa di barrique per questo Chardonnay emblema della filosofia della famiglia fondatrice. Un vino che guarda alla Francia e alla Borgogna, con estrema eleganza. Vino di grande gastronomicità.
Vendemmia Tardiva Alcamo Doc 2016 “Cielo Dalcamo”
Tra i vini “dolci” dal miglior rapporto qualità prezzo in Sicilia. Note di frutta matura e residuo zuccherino importante (150 g/l) per questo blend di Catarratto e Sauvignon Blanc, ben compensate dalla freschezza. Pregevole chiusura, su ritorni di liquirizia e zafferano.
BAGLIO DI PIANETTO – Via Francia Loc. Pianetto, Santa Cristina Gela (PA)
I primi vent’anni di Baglio di Pianetto raccontano la storia di una grande caccia al tesoro. A Santa Cristina Gela, nella tenuta di Pianetto, e nella Val di Noto, nella Tenuta Baroni, il Conte Paolo Marzotto è riuscito a realizzare vini capaci di esaltare due terroir siciliani diversi e unici, attraverso il savoir faire dei grandi chateaux francesi.
Nel 2016 Baglio di Pianetto ha completato la conversione in biologico di tutti i 160 ettari di vigneti delle tenute, con lo scopo di migliorare ulteriormente la qualità dei propri vini e di garantire una produzione in linea con le richieste dei consumatori di tutto il mondo, sempre più preparati ed esigenti.
Oggi Baglio di Pianetto è una realtà produttiva completa e attiva anche sul versante dell’ospitalità e dell’enoturismo. Con L’Agrirelais – a pochi chilometri da Palermo – l’eno appassionato può vivere un’esperienza a tutto tondo, dove vino, buona tavola e quiete concorrono a definire il profilo d’eccellenza voluto dalla famiglia Marzotto.
Monreale Doc Bianco 2018 “Murriali”
Esordio nella Doc Monreale per Baglio di Pianetto. Naso connotato da una impronta minerale netta, unita a una vena floreale. In bocca conferma sapidità e freschezza. Un vino che si presta a un affinamento medio lungo.
Riserva Bianco Sicilia 2016 “Via Francia”
Viognier in purezza, vendemmiato in due passaggi: uno per garantire la freschezza, l’altro per dare al vino rotondità e piacevolezza. Un risultato ottenuto nel calice in maniera ineccepibile.
FEUDO ARANCIO – C.da Portella-Misilbesi Sambuca di Sicilia (AG)
E’ sorta nel 2001, nel territorio di Sambuca di Sicilia (AG), la prima tenuta siciliana del gruppo trentino Mezzacorona. Assai ricca di storia e di fascino, l’azienda si estende per 280 ettari (240 dei quali vitati) attorno ad un meraviglioso baglio che ospita la cantina.
Nel 2003 si è aggiunta la tenuta di Acate (RG) che conta 690 ettari, di cui 450 vitati, e un caseggiato rurale del 1600 che tuttora riflette i fasti della nobiltà dell’epoca. Le uve, in particolare Nero d’Avola e Grillo, vengono coltivate e vinificate mediante tecniche e tecnologie ecosostenibili e all’avanguardia.
Uve che regalano vini di alta qualità a tutti i livelli (sia Gdo che Horeca) capaci di portare i colori e i profumi della Sicilia in 60 paesi del mondo. La sfida per il futuro? I vini senza solfiti aggiunti, con la prima etichetta di Nero d’Avola già in cantiere.
Sicilia Doc Riserva 2015 “Hedonis”
Vigneti a Sambuca per questa Riserva di Nero d’Avola di Feudo Arancio potente, corposa ma al contempo fine ed elegante, anche grazie a un sapiente utilizzo del legno. Alle note di confettura di prugna e frutti di bosco si accosta una vena sapida e fresca. Chiusura su un tannino che parla di futuro. Solo 8 mila bottiglie: una chicca.
Igt Terre Siciliane Bianco Passito 2015 “Hekate”
Zibibbo (Moscato d’Alessandria), Insolia e Grillo per questo vino dolce ottenuto tramite appassimento naturale in pianta. Convince al palato, dove sfodera una consistenza tattile che ben riequilibra l’abbondante residuo zuccherino (120 g/l). Perfetto per accompagnare i formaggi.
MANDRAROSSA (CANTINE SETTESOLI) – SS 115 Menfi (AG)
Cantine Settesoli è una comunità di viticoltori siciliani, un autentico distretto del vino nella provincia di Agrigento: tra Menfi, Montevago e Santa Margherita di Belice. Fondata nel 1958 a Menfi, oggi conta 2 mila soci, una superficie vitata di 6 mila ettari, 32 cultivar in produzione, tre stabilimenti enologici dedicati alla vinificazione.
Oggi Settesoli esporta quasi il 70% della sua produzione in oltre 40 paesi esteri. Mandrarossa ne è il fiore all’occhiello. O meglio “la figlia”, per dirlo con le parole del presidente Giuseppe Bursi. Interessa 500 dei 6 mila ettari complessivi di Settesoli.
Il brand top di gamma si distingue per il suo carattere innovativo e moderno, anche nelle etichette che strizzano l’occhio all’arte. I vigneti crescono lungo la costa sud occidentale della Sicilia, a Menfi. I vigneti crescono su colline caratterizzate da 5 tipologie di suoli e diverse esposizioni.
Grecanico Dorato 2018 “Costadune”
Naso di mandarino maturo, completato da una vena sapida e fresca, mentolata (timo). Perfetta corrispondenza al palato. Un vino che fa della facilità di beva il suo punto di forza, senza scadere nel banale.
Bianco Sicilia Doc 2017 “Bertolino Soprano” e Rosso Sicilia Doc 2016 “Terre del Sommacco” Suoli 100% calcarei per le ultime due etichette top di gamma di Mandrarossa: si tratta dei “Vini di Contrada”. Un Grillo e un Nero d’Avola in purezza, frutto di un particolare microterroir. “Bertolino soprano” è bianco fresco, diretto, senza fronzoli. Così anche “Terre del Sommacco”. Un rosso contraddistinto da una buona verticalità e da note fruttate croccanti.
CENTOPASSI – Contrada Don Tomasi, San Cipirello (PA)
Centopassi è l’anima vitivinicola delle cooperative Libera Terra che coltivano terre confiscate alla mafia in Sicilia. Le vigne sono distribuite nell’Alto Belice corleonese e i suoi vini raccontano la diversità di ogni vigna, dei suoli che le contraddistinguono e dei vitigni che di volta in volta ne esaltano le caratteristiche.
Scenari aperti, incontaminati, con formazioni di origine calcarea che spuntano come megaliti sull’altopiano di Corleone, dall’altitudine media elevata, rendono questo angolo di Mediterraneo il luogo ideale per la crescita ottimale della vite.
Le escursioni termiche, i venti, la composizione del terreno, la simbiosi raggiunta con i vitigni selezionati, portano il terroir nel calice. L’obiettivo di Centopassi è l’eleganza, la freschezza, la massima bevibilità dei vini.
Grillo 2017 “Rocce di Pietra Longa”
Uve provenienti dal Comune di Monreale. Naso d’agrumi ingentiliti da una vena leggera di miele e verbena. Mineralità spiccata che in bocca diventa salina. Un Grillo a due marce, in perfetto equilibrio tra loro: quella dura, verticale e salina; e quella rotonda, fruttata.
Terre Siciliane Igt 2017 “Cimento di Perricone” Gran tipicità per questa etichetta manifesto del Perricone siciliano. Al naso le note tipiche di piccoli frutti di bosco, con accenni selvatici. In bocca la giusta ruvidezza e tannicità, prima di una chiusura leggermente amaricante. Un vino che disegna una Sicilia rustica, diversa da quella degli altri rossi più noti.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
VERONA – Sono 64 le Tenute Storiche con cantina che parteciperanno a Vinitaly 2018. L’Associazione Dimore Storiche Italiane (Adsi) vede così crescere il numero di adesioni alla più importante Fiera enologica italiana (lo scorso anno erano 55).
Tutte assieme, le cantine rappresentano una produzione annua di 35 milioni di bottiglie, provenienti da circa 30 mila ettari di proprietà.
I soci Adsi – alcuni dei quali operano anche nella Grande distribuzione organizzata – sono proprietari di beni culturali vincolati come “monumento nazionale” che, nel caso delle tenute viticole, comprendono giardini, vigneti, oliveti e boschi, oltre alle cantine. In un insieme di straordinaria bellezza al tempo stesso architettonica e paesaggistica.
“Una visita alle cantine storiche dei soci Adsi – sottolinea Gaddo della Gherardesca, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane – costituisce un vero e proprio Grand Tour. Un’opportunità unica di turismo esperienziale, in cui la scoperta di molti vitigni autoctoni nel loro ambiente naturale si combina all’offerta di eccellenze gastronomiche del territorio”.
Tutte le cantine storiche sono visitabili su prenotazione, e fra le partecipanti a Vinitaly 2018, oltre 50 sono anche agriturismi, con un’offerta complessiva di 800 camere. Paradisi dell’enogastronomia e dell’ospitalità che spaziano dal Trentino Alto Adige alla Sicilia.
“La partecipazione a Vinitaly – evidenzia Gaddo della Gherardesca – dimostra ancora una volta che i proprietari di dimore storiche dedicano un impegno costante non solo alla conservazione e tutela di una parte rilevante del nostro patrimonio culturale, ma anche, ove possibile, allo sviluppo e promozione di attività che hanno un impatto diretto sull’economia dei territori, in particolare all’interno delle comunità rurali”.
Il Grand Tour delle Cantine storiche diventa ancora più suggestivo se unito alla visita di affascinanti ville, castelli, palazzi, cascine e masserie aperti all’ospitalità e listati nel sito www.dimorestoricheitaliane.it. Sul sito, gli oltre 300 associati incontrano ogni mese 15-20 mila appassionati, italiani e stranieri.
LE AZIENDE ADSI PRESENTI A VINITALY 2018
Agricola Borgoluce, Agricola Colognole, Agricola Conti Bossi Fedrigotti, Agricola Foffani, Agricola Guerrieri Rizzardi (nella foto di copertina), Agricola La Collina, Agricola La Rocchetta, Agricola Marcello del Majno, Agricola Marcello del Mayno, Agricola Marina Danieli, Agricola Nesci, Agricola Perusini, Azienda Contucci, Azienda Leone de Castris.
Poi ancora: Azienda San Leonardo, Badia a Coltibuono, Badia di Morrona, Baglio di Pianetto, Banfi srl, Barone Ricasoli, Cantina Montevecchio Isolani, Castel di Salve, Castello di Cacchiano, Castello di Gabiano, Castello di Montegiove, Castello di Ripa d’Orcia, Castello di Roncade, Castello di Torre in Pietra, Castello di Verrazzano, Castello di Volpaia, Castello Sonnino, Castello Vicchiomaggio, Conte Emo Capodilista, Duca Carlo Guarini, Guicciardini Strozzi, Il Mosnel di E. Bardoglio.
E infine: Il Pollenza srl (nella foto a destra), La Barchessa di Villa Pisani, Le Corti Spa, Marchesi Alfieri, Marchesi Ginori Lisci, Marchesi Gondi, Marchesi Mazzei, Massimago S.S., Possessioni di Serego Alighieri, Principi di Porcia e Brugnera, Tasca d’Almerita, Tenuta Bellafonte, Tenuta di Bibbiano, Tenuta di Fiorano, Tenuta di Ghizzano, Tenuta di Montegiove, Tenuta di Pietraporzia, Tenuta il Corno, Tenuta la Marchesa, Terre dei Pallavicini, Vicara srl, Villa Angarano, Villa Calcinaia, Villa del Cigliano, Villa di Maser, Villa Vitas.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Non c’è pace per il Marsala. Prima l’addio di Renato De Bartoli, figlio di Marco De Bartoli, il profeta del marsala, che ha deciso di lasciare l’azienda di famiglia per passare a Baglio di Pianetto, l’azienda siciliana della famiglia del conte Marzotto. De Bartoli, produttore del Vecchio Samperi, ha preso il posto di Alberto Buratto, amministratore delegato da una dozzina di anni, deciso ad accettare una nuova scommessa professionale. Ora la notizia delle Cantine Florio che abbandonano il Consorzio di tutela del vino Marsala fondato nel 1963 da produttori locali per promuovere la Doc Marsala e proteggerne l’identità dopo gli anni di calo del gradimento sul mercato.
L’azienda Duca di Salaparuta Spa, con i suoi tre brand Florio, Duca di Salaparuta e Corvo, di proprietà dell’Illva di Saronno, ha deciso di lasciare il Consorzio a causa dei «numerosi impegni italiani». «Stare nel Consorzio – hanno riferito i responsabili della Duca di Salaparuta – è un’attività che richiede tempo e non riuscivamo più a seguire questo compito nel modo giusto. Continuiamo a pensare che il Marsala sia un prodotto moderno, versatile, che sia vivo e che abbia un futuro. Siamo azienda leader del Marsala e andremo avanti».
«Noi crediamo in questo prodotto – aggiunge la società -. La nostra cantina di Marsala ha lavorato moltissimo, in questi anni abbiamo allargato la gamma di prodotti liquorosi e passiti e stiamo puntando molto sull’enoturismo. Con 50 mila visitatori all’anno in cantina siamo una tra le più grandi mete enoturistiche della Sicilia». Oltre all’uscita dal Consorzio da parte della Florio, si registrano anche le conseguenti dimissioni di Giuseppe Ingargiola, dipendente della stessa Florio e presidente del Consorzio.
Una dipartita, quella delle Cantine Florio, che ha destato preoccupazione alle Cantine Pellegrino. L’amministratore delegato, Benedetto Renda, anche vice presidente del Consorzio, spera in un dietro front e ha manifestato la disponibilità a discutere con la famiglia Reina, proprietaria della Florio, per comprendere meglio le ragioni dell’uscita che forse non convincono del tutto. Una decisione che segna la fine di un’epoca fallimentare secondo l’ex assessore alle Politiche Agricole del Comune di Marsala, il produttore Nino Barraco: «Il Consorzio, a maggior ragione con l’addio delle cantine Florio, non rappresenta più il bene del territorio e del brand Marsala».
«La politica del Consorzio – ha aggiunto il vignaiolo marsalese – non è riuscita nell’intento di far decollare il Marsala ma ha portato alla condanna del lavoro svolto dalle aziende che ne facevano parte. Bisogna adesso ripartire da zero con un consorzio che sia rappresentativo del territorio e in cui facciano ingresso anche i produttori di uva, senza i quali la Comunità europea non riconosce il ruolo dei consorzi. E con la riproposizione di un disciplinare che punti tutto sulla qualità dell’uva».
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(4 / 5) Tra gli scaffali del supermercato, ecco una bottiglia che racchiude i profumi e gli aromi del più antico vitigno della Sicilia: l’Insolia, altrimenti conosciuto come Inzolia o Ansonica. In particolare, sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it c’è Insolia 2013 Sicilia Doc, cantina Baglio di Pianetto. Di colore giallo paglierino carico, profuma intensamente di frutta matura (pera) ed esotica, oltre a presentare un’elegante speziatura (noce moscata) e note floreali di ginestra e mandorlo. Al palato si presenta minerale, sapido, con sentori che richiamano nuovamente la frutta matura, questa volta agrumati (arancia). Buono il corpo e l’equilibrio, per un finale che si scopre tuttavia meno persistente di quanto ci si potesse aspettare. L’abbinamento consigliato è quello ai primi piatti a base di verdura, al pesce, ai crostacei e alla carne bianca. Insolia Y Baglio di Pianetto nasce da vitigni a cordone speronato coltivati a un’altezza di 650 metri sul livello del mare, nei vitigni situati nella provincia di Palermo, a Santa Cristina Gela. La vendemmia si protrae dall’inizio alla fine del mese di settembre, con raccolta manuale delle uve in vigna. La resa per ettaro viene ridotta durante la maturazione (vendemmia verde). Dopo la raccolta, le uve Insolia vengono diraspate e sottoposte a macerazione a freddo (criomacerazione), per assicurare la conservazione ottimale degli aromi. La pressatura avviene poi in maniera delicata e, nuovamente a temperatura controllata, avviene la fermentazione per aggiunta di lieviti selezionati. Segue poi una maturazione in acciaio per quattro mesi, prima dell’imbottigliamento, nel mese di febbraio.
Prezzo pieno: 8,58 euro
Acquistato presso: Il Gigante
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