Categorie
news news ed eventi

Oiv: «Viticoltura eroica patrimonio eccezionale». Raccomandazioni agli stati membri

Oiv Viticoltura eroica patrimonio eccezionale raccomandazioni agli stati membri cervim aosta gaudio capoteLa viticoltura eroica è un «patrimonio eccezionale». Così l’Oiv – Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino, nella risoluzione OIV – VITI 716-2024. Una definizione che nobilita e ufficializza a livello internazionale la viticoltura di montagna e in forte pendenza, difesa e promossa in Italia da organismi come il Cervim di Aosta. Sempre per l’Oiv, per “viticoltura eroica” si intende «un sistema di impianto di vigneti in aree montuose, intesi come terreni situati ad alta quota, su pendici ripide o su zone topograficamente accidentate». La risoluzione è stata adottata dall’OIV alla 22esima assemblea generale a Digione, che ha visto il Cervim – nel suo ruolo di osservatore Oiv – rappresentato dal vicepresidente Manuel Capote e dal membro del cda Roberto Gaudio.

VITICOLTURA EROICA, LE RACCOMANDAZIONI DELL’OIV

Questi vigneti rappresentano un patrimonio eccezionale che deve essere fortemente tutelato, ribadisce OIV nel documento. E così, fra le raccomandazioni agli Stati membri in cui è presente questa viticoltura, rientrano ad esempio quella di promuovere lo studio e la conservazione della viticoltura di montagna e in forte pendenza quale importante patrimonio e fonte di reddito per il settore vitivinicolo, nonché fonte di servizi per gli ecosistemi e le comunità locali. Obiettivi messi nero su bianco nella risoluzione. «Un lavoro impegnativo durato oltre due anni – spiega Gaudio – al quale ho preso parte in modo attivo, portando l’esperienza del Cervim e le conoscenze acquisite in molti anni di studio, ricerca, tutela e promozione della viticoltura eroica».

Fra punti salienti del documento, l’Oiv raccomanda agli Stati membri di sviluppare la ricerca per supportare questa forma di viticoltura, che necessita di pratiche colturali specifiche (ad esempio terrazze, terrazze di pietra, ecc.) e attrezzature adeguate (trattori a scartamento ridotto, trazione a cingoli). Occorre inoltre favorire l’attuazione di politiche pubbliche mirate a garantire la sopravvivenza di questo tipo di viticoltura e di servizi pubblici che possono essere offerti alle comunità e all’ambiente. Quindi promuovere misure per una maggior differenziazione dei prodotti di questi vigneti, come la creazione di indicazioni geografiche. Tra le raccomandazioni, anche l’analisi di prospettive di produttori e consumatori per mantenere o raggiungere la sostenibilità economica.

Il documento stilato dall’Oiv invita poi gli Stati membri ad avere ben presente quelle che sono le criticità specifiche di sostenibilità, quali il controllo dell’erosione dei suoli, la prevenzione delle frane, tutela della biodiversità. E ancora: l’esposizione e l’orientamento del vigneto, la disponibilità di manodopera e il livello di competenza, le questioni transgenerazionali, la gestione e la trasmissione di aziende agricole e imprese a conduzione familiare. Altro punto importante è quello di identificare iniziative e soluzioni per preservare le strutture sociali delle aree montane e a svilupparle maggiormente per tutelare l’integrità socioeconomica e naturale di queste regioni.

I RIFLESSI SOCIALI, ECONOMICI ED AMBIENTALI DELLA VITICOLTURA EROICA

Fondamentale inoltre approfondire le diverse pratiche viticole che si ripercuotono sugli aspetti sociali, economici e ambientali della vitivinicoltura di montagna e in forte pendenza, e come possono contribuire alla resilienza rispetto al cambiamento climatico. Nella risoluzione OIV – VITI 716-2024, l’Organizzazione Internazionale della Vigna e del Vino esorta gli Stati anche a definire per le diverse aree le linee guida viticole ed enologiche e le strategie di marketing idonee a posizionare i prodotti vitivinicoli in fasce di prezzo coerenti con i costi di produzione più elevati che comportano.

Implementare degli studi sulla ricerca di fattibilità sulla possibilità che i produttori possano essere compensati delle maggiori spese che comporta la vitivinicoltura in forte pendenza, attraverso i contributi provenienti dal turismo e da altri settori, creando sinergie e strategie commerciali congiunte. E, ricorda infine, l’Oiv, promuovere lo studio della percezione dei consumatori e delle aspettative sociali rispetto ai prodotti vitivinicoli provenienti dalle aree montane e in forte pendenza, come chiave per lo sviluppo di un’adeguata strategia di accrescimento del valore commerciale.

Categorie
news news ed eventi

L’ira del Cervim, escluso dai mercatini di Natale di Aosta


«Non posso nascondere il mio disappunto per non essere stati coinvolti o informati direttamente di un’iniziativa tanto affine alla nostra missione». Così il presidente del Cervim, Nicola Abbrescia, in una lettera inviata al sindaco di Aosta, Gianni Nuti (lista indipendente dell’area centro sinistra). Al centro delle polemiche ci sono alcune iniziative del programma dei Mercatini di Natale di Aosta (Marché Vert Noël 2024, 23 novembre 2024 – 6 gennaio 2025), dedicati proprio alla viticoltura eroica, tema centrale per il Cervim. Tra gli organizzatori e promotori, tuttavia, non c’è solo il Comune, ma anche Merano WineFestival e la società trentina Liber Experience.

I Mercatini di Natale di Aosta assumono quest’anno una rilevanza ancora più centrale per la città, con il ritorno in piazza Chanoux, a distanza di 19 anni. Abbrescia ritiene «encomiabile che un evento di tale rilevanza per la Valle d’Aosta abbia scelto di dare spazio a un tema così significativo per il territorio e per il settore vitivinicolo locale». Ma evidenzia come «si sarebbe potuto dare ulteriore risalto ai risultati (quelli ottenuti dal Cervim, ndr) che da decenni qualificano il nostro territorio. Mi auguro che in futuro si possa instaurare una fattiva collaborazione – aggiunge il numero uno del Cervim – e un miglior coordinamento tra tutte le realtà coinvolte, almeno a livello regionale».

VITICOLTURA EROICA: TRENTINO E ALTO ADIGE IN TRASFERTA AD AOSTA

Gli eventi che hanno scatenato la reazione del Cervim sono (almeno) tre. Il primo è già andato in scena lo scorso weekend e ha visto protagonista ad Aosta Cantina Valle Isarco (Alto Adige) e Corvèe (Trentino), che hanno approfondito il tema della viticoltura eroica in un talk nell’area Megalitica di Saint-Martin-de-Corléans. Nella giornata di oggi, 30 novembre 2024, è in corso il secondo dialogo tra produttori di vini eroici.

Intervengono la Cantina Ottin di Neyves (Valle d’Aosta) e, nuovamente, Cantina Valle Isarco (Alto Adige). Moderatore Andrea Farinetti, amministratore delegato del gruppo Fontanafredda che parlerà della propria esperienza a Borgogno (Barolo). Sabato 14 dicembre, Cave Mont Blanc (Valle d’Aosta) e ancora una volta Corvée (Trentino), saranno protagonisti dell’ultimo dibattito sulla viticoltura eroica. Partner il Merano WineFestival, con la regia dalla società trentina Liber Experience, a dimostrazione che “l’intrigo” con il Cervim è ben più di una bega cittadina.

SCONTRO CERVIM-COMUNE DI AOSTA SUI MERCATINI DI NATALE

Il numero uno del Cervim, succeduto nei mesi scorsi al produttore Stefano Celi della cantina La Source, ricorda che «il Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura di Montagna Cervim, è stato istituito con legge regionale, ha sede proprio in Valle d’Aosta e gode di un riconoscimento internazionale per il suo lavoro nella valorizzazione della viticoltura eroica».

Una vera e propria “istituzione”, che opera da oltre trent’anni «per promuovere questa forma unica di viticoltura e i vini straordinari che ne derivano». «Il termine “Viticoltura Eroica” inoltre, riconosciuto in un testo normativo a livello nazionale – conclude Abbona – è un marchio registrato a livello comunitario da oltre quindici anni dal Cervim. La Valle d’Aosta, ha avuto un ruolo di centralità, in quanto sede del Cervim e promotrice, in collaborazione con l’assessorato all’Agricoltura, dei valori propri di questo tipo di viticoltura.

Categorie
news news ed eventi

I migliori vini da viticoltura eroica: al via domani il Mondial des Vins Extrêmes del Cervim


Mondial des Vins Extrêmes 2022
ai nastri di partenza. Il Cervim – Centro Viticoltura Eroica è pronto a stappare 832 bottiglie provenienti da 24 Paesi di tutto il mondo, per la 30esima edizione del concorso. La giuria internazionale è chiamata a identificare i migliori vini da viticoltura eroica domani, 29 settembre, e il 30 settembre a Sarre (Aosta).

Tra le novità, per la prima volta la partecipazione del Brasile, con 10 etichette da quattro cantine, oltre ad Ucraina e Moldova. In totale 23 Paesi esteri partecipanti con 129 aziende e 388 vini in concorso dall’estero.

Consueta massiccia partecipazione della Spagna con 141 etichette. Della Svizzera 53 vini. Della Germania 45. Presente anche la Francia, con 26 vini in concorso. Quindi Georgia, Grecia, Cipro, Slovenia e Portogallo, Argentina, Stati Uniti, Malta, Slovacchia, Kazakhistan, Macedonia del Nord, Libano, Armenia, Andorra, Cile e Palestina.

Saranno 18 invece le regioni italiane dedite alla viticoltura eroica, con 444 etichette da 173 aziende per la trentesima edizione del concorso del Cervim. Guida la Valle d’Aosta con 81 vini, il Veneto con 46, seguono Trentino con 43, Toscana 42 e Sicilia 36, Lombardia e Liguria con 35 vini.

30ESIMA EDIZIONE NEL 2022 PER IL MONDIAL DES VINS EXTRÊMES

«Una 30esima edizione del Mondial des vins Extrêmes – sottolinea il presidente Cervim, Stefano Celi – che rappresenta un grande traguardo per il Cervim e per la viticoltura eroica, italiana ed internazionale. Se ci guardiamo indietro, possiamo soffiare sulle trenta candeline del Mondial con grande soddisfazione.

Il concorso continua a crescere in visibilità, e i numeri di questa edizione confermano una ampia partecipazione da tutto il mondo, nonostante le difficoltà per le aziende legate alla situazione internazionale, alla crisi energetica e inflazione, al post Covid e alla vendemmia 2021 che in alcune zone di viticoltura eroica non è stata positiva in termini di quantità».

«Simbolica e significativa è la partecipazione di un’azienda vitivinicola dell’Ucraina. E la prima volta del Brasile, paese dalle potenzialità enormi. È un concorso che valorizza ed esalta autentiche isole della biodiversità viticola, oltre a salvaguardare dei paesaggi unici», conclude Stefano Celi.

NON SOLO VINO: TORNA L’EXTRÊMES SPIRITS INTERNATIONAL CONTEST

Oltre al Mondial des Vins Extrêmes 2022 torna Extrêmes Spirits International Contest. La seconda edizione del concorso riservato ai distillati è chiamata a puntare un faro sulle produzioni tradizionali nelle zone della viticoltura eroica, come le montagne.

Un settore molto legato alla viticoltura. Il concorso riservato ai distillati eroici è unico nel suo genere e le produzioni presentate saranno giudicate da un’apposita commissione. Quest’anno, oltre all’Italia, in cui il numero di distillerie e micro distillerie è cresciuto a dismisura negli ultimi anni, partecipazioni da Svizzera e Cile.

Sono ammessi al Mondial des Vins Extrêmes 2022 soltanto i vini prodotti da uve di vigneti che presentano almeno una “difficoltà strutturale permanent” tra altitudine superiore ai 500 m s.l.m., ad esclusione dei sistemi viticoli in altopiano; pendenze del terreno superiori al 30%; sistemi viticoli su terrazze o gradoni; viticoltura delle piccole isole.

La particolarità del Mondial des Vins Extrêmes è dovuta principalmente alla varietà dei vini in degustazione, prodotti per lo più da vitigni autoctoni, caratterizzati da terroir unici che segnano indelebilmente i profumi e i sapori e che rendono questo Concorso unico nel panorama dei concorsi enologici mondiali.

Categorie
a tutto volume news news ed eventi

Genepì fuorilegge in un B&B della Valle d’Aosta: 89 bottiglie contenevano Cannabis

AOSTA – Livelli troppo alti di tujone, pericolosi per la salute, e utilizzo di infiorescenze di “Cannabis light“, vietato dalla legge. Per queste ragioni, il titolare di un B&B dell’alta Valle d’Aosta è stato denunciato a piede libero. Sotto sequestro, nell’operazione condotta dai funzionari dell’Agenzia Dogane e Monopoli di Aosta, coadiuvati dai militari del Comando Carabinieri per la Tutela Agroalimentare di Torino, sono finite 240 bottiglie complessive di Genepì del Piemonte, 89 delle quali prodotte con Canapa fuorilegge.

Il sequestro è scattato in seguito alle analisi effettuate dal Laboratorio Chimico delle Dogane di Torino sui prodotti commercializzati dal titolare del B&B, stipati in un magazzino di proprietà dell’imprenditore valdostano.

In particolare, la concentrazione di tujone – terpene presente in diverse piante utilizzate per infusi e liquori come il Genepì – è risultato superiore al limite di 35 mg/Kg consentito dalle vigenti disposizioni dell’Unione Europea, raggiungendo soglie di 44 e 57 mg/Kg in 151 bottiglie. Con potenziali conseguenze neurotossiche per l’organismo.

In altre 89 bottiglie, le analisi di laboratorio dell’Ufficio delle Dogane hanno dimostrato la presenza di cannabinoidi estratti dalle infiorescenze della pianta, al posto che dai semi o dall’olio della Cannabis Sativa. L’uso a fini alimentari è vietato dall’attuale disciplina nazionale.

Categorie
Approfondimenti

Viticoltura eroica, aperte le iscrizioni al 27° Mondial des vins Extremes


AOSTA –
Sono aperte le iscrizioni per la 27esima edizione del “Mondial des vins Extremes”, il Concorso enologico internazionale organizzato dal Cervim – Centro di Ricerca, Studi, Salvaguardia, Coordinamento e Valorizzazione per la Viticoltura Montana. Si tratta dell’unica manifestazione enologica mondiale interamente dedicata ai vini prodotti in zone caratterizzate da viticolture eroiche.

Le selezioni dei vini, da parte di commissioni composte da enologi e tecnici internazionali, avranno luogo in Valle d’Aosta dall’11 al 13 luglio. Le iscrizioni online dei vini sono già aperte, fino al 30 giugno 2019, tramite il sito www.mondialvinsextremes.com. Qui i nostri tre migliori assaggi all’edizione 2018.

“Il Mondial des Vins Extrêmes – sottolinea il presidente Cervim, Roberto Gaudio – alla 27esima edizione è un evento di riferimento nel panorama vitivinicolo internazionale. Un concorso che valorizza ed esalta autentiche isole della biodiversità viticola, oltre a salvaguardare dei paesaggi unici”.

“La crescita costante dei partecipanti e dei vini iscritti al Concorso, anno dopo anno, va in parallelo con la grande e crescere qualità dei vini eroici sempre più apprezzati dai winelovers e consumatori in Italia ed a livello internazionale”, conclude Gaudio.

I VINI IN CONCORSO
Sono ammessi al Mondial des Vins Extrêmes 2019 soltanto i vini prodotti da uve di vigneti che presentano almeno una delle seguenti difficoltà strutturali permanenti: altitudine superiore ai 500 m s.l.m., ad esclusione dei sistemi viticoli in altopiano; – pendenze del terreno superiori al 30%; – sistemi viticoli su terrazze o gradoni; – viticolture delle piccole isole.

La particolarità del Mondial des Vins Extrêmes è dovuta principalmente alla varietà dei vini in degustazione, prodotti per lo più da vitigni autoctoni, caratterizzati da terroir unici che segnano indelebilmente i profumi e i sapori e che rendono questo Concorso unico nel panorama dei concorsi enologici mondiali.

Questa particolarità richiama l’interesse degli esperti che numerosi ogni anno si candidano per partecipare alle selezioni, che come ogni anno si tengono in Valle d’Aosta nel mese di luglio.

LE PREMIAZIONI
Al termine delle degustazioni viene stilata la classifica finale, in base al punteggio acquisito, i premi vengono suddivisi in Gran Medaglia d’Oro, Medaglia d’Oro e Medaglia d’Argento, oltre a ulteriori premi speciali.

Il “Premio Speciale CERVIM 2019” che verrà assegnato all’azienda di ogni Paese (rappresentato da almeno 5 cantine) che ottiene il miglior risultato; il “Gran Premio CERVIM” sarà assegnato al vino che ha ottenuto il miglior punteggio assoluto; il Premio “CERVIM Eccellenza 2019” verrà attribuito al miglior vino di ogni Paese partecipante con almeno 8 cantine iscritti; il Premio “CERVIM Futuro” verrà attribuito all’azienda under 35 anni.

Quindi il Premio “CERVIM Bio”; “Piccole Isole”; Donna Cervim” ed il Premio “Mondial des Vins Extrêmes 2019” che verrà attribuito alla zona viticola o regione che presenti al Concorso il maggior numero di campioni. Infine è previsto il Premio “Originale” che verrà assegnato al miglior vino prodotto con uve provenienti da vigneti a piede franco.

Il Mondial des Vins Extrêmes è un concorso organizzato dal Cervim in collaborazione con l’Assessorato al Turismo, Sport, Commercio, Agricoltura e Beni Culturali della Regione Autonoma Valle d’Aosta, l’Associazione Viticoltori Valle d’Aosta (Vival VdA) e l’Associazione Italiana Sommelier – Sezione Valle d’Aosta, con il patrocinio dell’O.I.V. (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin).

Il “Mondial” è autorizzato dal Ministero delle Politiche Agricole e fa parte di Vinofed, la Federazione dei Grandi Concorsi enologici, che raggruppa 17 tra i più importanti concorsi internazionali.

Categorie
Approfondimenti

Mondial des vins Extremes: al via le selezioni a cura dei sommelier Ais Valle d’Aosta

SARRE – Altitudine superiore ai 500 metri, pendenze del terreno superiori al 30%, allevamento della vite su terrazze o gradoni, oppure in piccole isole. Devono presentare almeno una di queste caratteristiche i vini ammessi alla 26a edizione del Mondial des vins Extremes.

Le selezioni dei vini, a cura di un gruppo di sommelier dell’Associazione italiana sommelier (Ais), avranno luogo a Sarre, in Valle d’Aosta, dal 12 al 14 luglio 2018. In degustazione 720 vini provenienti da 277 aziende di 19 Paesi vitivinicoli eroici di tutto il mondo.

Il Concorso enologico internazionale dedicato alla viticoltura eroica è organizzato dal Cervim, il Centro di Ricerca e Valorizzazione per la Viticoltura Montana, in collaborazione con l’Assessorato Agricoltura della Regione Autonoma Valle d’Aosta, la Vival (Associazione Viticoltori Valle d’Aosta) e la sezione Ais Valle d’Aosta, con il patrocinio dell’OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) di VINOFED (Federazione Internazionale dei Grandi Concorsi enologici), e la relativa autorizzazione del Ministero alle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

LE NOVITA’
Tra i Paesi novità di questa edizione 2018 Cile, Capo verde, Israele, Macedonia, Slovacchia e Polonia ma anche alcuni graditi ritorni come Libano e Kazakistan. 
Il Mondial des Vins Extremes è l’unica manifestazione enologica dedicata ai vini prodotti in zone caratterizzate da viticolture eroiche.

“La varietà dei vini in degustazione – commenta il presidente Cervim, Roberto Gaudio – sono principalmente prodotti da vitigni autoctoni e caratterizzati da terroir unici segnano indelebilmente i profumi e i sapori e che rendono questo Concorso unico nel panorama dei concorsi enologici mondiali”.

Al termine delle degustazioni viene stilata la classifica finale. In base al punteggio acquisito, i premi vengono suddivisi in Gran Medaglia d’Oro, Medaglia d’Oro e Medaglia d’Argento, oltre a ulteriori premi speciali destinati al miglior vino e alla miglior cantina per Paese partecipante.

E ancora: il miglior vino in assoluto, il miglior vino biologico e biodinamico, il miglior Giovane produttore (al di sotto dei 35 anni), la miglior Donna produttrice e infine uno destinato alla Regione viticola partecipante con il maggior numero di vini.

Categorie
Approfondimenti

Enovitis Extrême, tecnologie per la viticoltura eroica: prima edizione in Valle d’Aosta

Si svolgerà il 19 luglio a Quart, in Valle d’Aosta, la prima edizione di Enovitis Extrême, incentrata sulle tecnologie per la viticoltura di montagna. L’evento è organizzato dall’Unione Italiana Vini in collaborazione con il Centro di ricerca per la viticoltura di montagna (Cervim), il supporto dell’Associazione dei viticoltori della Valle d’Aosta (Vival) e il patrocinio dalla Regione autonoma Valle d’Aosta.

A ospitare l’evento sarà la storica Società Agricola Grosjean all’interno nel vigneto “Rovettaz”. La manifestazione Enovitis in Campo, già collaudata a livello nazionale, andrà così incontro alle esigenze della frangia “eroica” della viticoltura. Presentando in una regione “simbolo” come la Valle d’Aosta le tecnologie più avanzate in ambito vitivinicolo e le diverse soluzioni per facilitare la coltivazione in condizioni estreme.

Alle prove sul campo e alle dimostrazioni con attrezzature e macchinari specifici sarà affianca una tavola rotonda sul tema della tutela, valorizzazione e commercializzazione del settore vitivinicolo.

L’INIZIATIVA
“Con Enovitis Extrême – spiega Ernesto Abbona, presidente di Unione Italina Vini – la viticoltura di montagna trova la sua vetrina con un appuntamento dedicato alla scoperta dei macchinari, delle innovazioni e delle soluzioni migliori per lavorare in quei territori”.

La manifestazione vuole essere anche un luogo dove confrontarsi sui problemi e sulle prospettive di questa nicchia produttiva di grande valore. “Ma anche un’occasione per lanciare un messaggio culturale alla politica, alle istituzioni e ai mercati – aggiunge Abbona – sulla necessità di salvaguardare e sostenere questo settore della viticoltura”.

Esprimono soddisfazione anche Roberto Gaudio, presidente Cervim e Stefano Celi, presidente di Vival, “per un evento capace di unire gli aspetti di ricerca, innovazione e divulgazione, con un’attenzione particolare alle aziende”.

“Abbiamo accolto con piacere la richiesta di collaborazione di Unione Italiana Vini all’iniziativa Enovitis Extrême – dichiara l’assessore all’Agricoltura e ambiente della Valle d’Aosta, Elso Gerandin – che si pone l’obiettivo di valorizzare la pratica della viticoltura eroica, che sul nostro territorio ha un valore culturale e sociale, oltre che economico”.

Grande soddisfazione anche per il Comune di Quart, che accoglie sul proprio territorio l’evento. “Un territorio – ha ricordato Massimiliano Lale Demoz, vicesindaco del paese di 4 mila anime – che ha saputo mantenere, nonostante la vicinanza alla città di Aosta, una vocazione prettamente agricola, come testimoniano i numerosi vigneti e le numerose e importanti realtà imprenditoriali presenti in loco”.

Categorie
Approfondimenti

Viticoltura eroica: Cervim al Simei di Monaco

Si è parlato di viticoltura eroica alla 27esima edizione di Simei che si è conclusa oggi a Monaco di Baviera, con la partecipazione del presidente Cervim Roberto Gaudio.

Innovazione e sostenibilità sono stati i temi centrali del ricco calendario di eventi della fiera biennale leader mondiale delle tecnologie per enologia e imbottigliamento, organizzata da Unione Italiana Vini dal 1963, per la prima volta nella cittadina bavarese.

Roberto Gaudio è stato relatore all’incontro dedicato al “Ruolo socio-economico e ambientale delle viticulture eroiche per la valorizzazione de territori Cervim”.

“Il workshop del Simei – ha sottolineato Gaudio – ha rappresentato un altro momento importante per la presentazione del Cervim e delle sue attività, per illustrare in un contesto specialistico di addetti ai lavori quali sono le caratteristiche della viticoltura eroica”.

Incontro che ha visto anche l’intervenuto di Mathias Scheidweiler, ricercatore della Hochschule Geisenheim University, ente di ricerca associato al Cervim. Il ricercatore ha illustrato una serie di lavori sulla viticoltura in elevata pendenza che sono stati realizzati in Germania, in particolare nelle zone della Mosella e del Reno.

E nell’area degustazione del Simei erano presenti anche vini di aziende premiati al Concorso Mondial des Vins Extrêmes, organizzato dal Cervim, che si è svolto ad Aosta nel mese di luglio.

Categorie
Food Lifestyle & Travel

Le Grenier, Saint Vincent: molto più di un ristorante Michelin

E’ un po’ come pensare di gestire una cristalleria in mezzo alla savana. O un orto, al centro del deserto. Ci vuole coraggio. E un pizzico di sana follia. Ingredienti che non mancano a Le Grenier, il ristorante di piazza Monte Zerbion 1 a Saint Vincent, borgo della provincia di Aosta noto per il Casino e per le terme. Una perla, nel mare di una ristorazione che – tutto attorno – pare stuzzicare la curiosità dei turisti (italiani o stranieri che siano) appiattendo la qualità, verso il basso.

Materie di prima scelta e creatività si fondono in piatti che sanno parlare, nello stesso boccone, tanto di tradizione quanto di avanguardia. E il merito è tutto della padrona di casa, Sara Berti. Una ristoratrice che è riuscita a coniugare, col medesimo equilibrio riscontrabile in ogni piatto, l’amore per la propria terra all’intelligente curiosità verso il mondo che la circonda. Già. Pranzare o cenare a Le Grenier è come affacciarsi a una terrazza sulla Valle D’Aosta. Ma con in mano un binocolo, capace di toccarne l’orizzonte.

Tradizione e avanguardia. Nei profumi, nei sapori, nei colori. Nel gusto. Un trionfo. Totale. La cui misura sta tutta nel paradosso di quel “Punto Snai” che gli hanno aperto accanto, ormai da qualche anno. La cristalleria e la savana. L’orto rigoglioso e il deserto. Magie della politica delle liberalizzazioni, che hanno aperto le porte al non-senso di un’Italia che sa farsi male da sola. Peggior nemica di se stessa. Un killer spietato. Delle proprie eccellenze.

Basta varcare la soglia per assaporare il gusto di questo antico granaio (“grenier“, per l’appunto), prima ancora di veder servito l’invitante entrée di cinque porzioni, pura arte culinaria in miniatura. Un camino colora e profuma l’aria nella sala principale, assieme alla luce calda e romantica dei candelabri. Macarons accostati a una crema di acciughe e cestini di pasta fillo con crema di zucca e bottarga preparano il palato al viaggio. I primi punti, di un’infinita schiera, segnati sul tabellone dello chef.

La scelta, nei gradini successivi, è resa ardua dalla presenza di piatti che sanno davvero incuriosire. Ognuno a suo modo. Anche perché presentati magistralmente, al tavolo, da Sara Berti. Una dovizia di particolari che trasuda amore. E racconta, al contempo, quanto sia meditato ogni pizzico d’ingrediente che compone l’intero menu. Che sia di terra o di mare, l’antipasto conferma le attese. Non sfugge neppure un dettaglio, tanto all’occhio quanto al palato.

IL MENU
“L’uovo nell’uovo”, con fonduta di Fontina (rigorosamente d’alpeggio) e, a piacere, del tartufo Bianco d’Alba, è un tripudio. Le lumache di Cherasco al Lard Pistà, battuta di Lardo, non è da meno e fa il paio con l’Astice profumato all’origano, impreziosito da “piccoli legumi e cappuccino di corallo”. Il tocco magico dello chef anche nei ravioli di patate con Toma fresca di capra, trota affumicata e asparagi: un piatto tanto delicato quanto esplosivo, per l’aromaticità che sa esprimere.

Tra i secondi, segnaliamo agnello e anatra. Per il primo il taglio corrisponde a un gustoso carré, impreziosito da hummus, datteri e zuccherini alla rosa, serviti a parte. La Purple  Duck, anatra Mulard spesso riscontrabile in arrosto, viene invece proposta – così come l’agnello – appena scottata, rosso sangue, per l’appunto. “Un tratto distintivo del nostro ristorante – spiega Sara Berti – è infatti quello di condurre al tavolo carni poco cotte”. Anche in questo caso, a parte, due creme: cipolla e cavolo rosso.

Per dessert, eccezionale i contrasti sensoriali dello zabaione all’assenzio con gelato. Il tutto – dall’antipasto ai secondi – corroborato da uno straordinario Cervaro della Sala 2009, blend di Chardonnay e Grechetto di casa Marchesi Antinori che si dimostra più che all’altezza di ogni portata.

Completa l’esperienza un delizioso liquore di Pino Mugo, “bevanda spiritosa” prodotta e imbottigliata da Vertosan nella vicina Châtillon (AO). Soluzione idroalcolica (35% vol), zucchero, infuso di pigne verdi e aromi naturali il segreto di questa “pozione magica”, capace di catapultare olfatto e palato in un bosco, con i suoi intensi e persistenti sentori aromatici e balsamici. Una “chicca”, fortemente voluta sulla carta de Le Grenier da Sara Berti.

LA RISTORAZIONE IN VAL D’AOSTA
“Abbiamo passato tempi bui – ammette sincera l’imprenditrice – ma alla fine ne siamo usciti a testa alta, perché la nostra filosofia, basata sulla qualità assoluta nella ricerca non solo della materia prima, ma anche del suo perfetto calibro ed equilibrio nel piatto, assieme agli altri ingredienti, ha finito per pagare, alla lunga. Oggi contiamo soprattutto sulla presenza di turisti stranieri, provenienti in gran parte dalla Svizzera. Si tratta di una clientela molto preparata, che vive il territorio dove soggiorna a 360 gradi”.

“Non è difficile creare in questo modo un’economia allargata -continua – che parte proprio dal ristorante, costituita da interazioni tra le varie realtà del territorio. Spesso, infatti, i turisti stranieri ci chiedono dove poter acquistare direttamente i prodotti degustati a Le Grenier. E da quel che ci risulta tornano a casa con le auto stracolme di prodotti tipici valdostani”. Quello di Sara Berti, insomma, è molto più di un ristorante Guida Michelin. E’ la casa di una filosofia. Imprenditoriale. E di vita.

Categorie
news visite in cantina

Arnad, oltre al lardo c’è di più: lo Chardonnay della Cooperativa La Kiuva

Grasso che cola. E per una volta non è quello dell’unico lardo a Denominazione d’origine protetta d’Italia. Ad Arnad, villaggio di 1.300 anime della bassa Valle D’Aosta, protetta da una gincana di stradine strette che conducono sulla riva di un torrente, opera la società cooperativa La Kiuva. Frazione Pied de Ville, civico 42, per i pignoli. Trecentosessantuno metri sul livello del mare, per i curiosi. E uno Chardonnay da far invidia alle più prestigiose case vitivinicole italiane, per chi mastica pane e vino. Sabrina Salerno e Jo Squillo per la colonna sonora: qui, ad Arnad, canterebbero che “oltre al lardo c’è di più”. Lo sa bene Ivo Joly, 43 anni, il dinamico presidente de La Kiuva. Una cooperativa che, oltre a competere con le prestigiose realtà private del vino valdostano, si è ormai inserita nel business della ristorazione, servendo menu a base di prodotti tipici proprio sopra i locali adibiti a cantina. Per trovare l’eccellenza vera, basta spostarsi nell’ampio wine store dotato di un moderno bancone per la degustazione dei vini. E chiedere uno Chardonnay. Anzi, due. La Kiuva produce infatti uno Chardonnay “base”, che definire “base” non si può. E un secondo, affinato in barriques: altro calice con cui varrebbe la pena di fissare un tête-à-tête. Prima o poi, nella vita.

Di colore giallo paglierino mediamente carico, lo Chardonnay La Kiuva presenta al naso note di frutta fresca a polpa bianca e gialla. Il caratteristico richiamo esotico all’ananas fa spazio con l’ossigenazione a sentori grassi, tipici del burro di montagna spalmato sul pane croccante. Una sorta di contrasto dolce-salato che si fa solido nel suo materializzarsi concreto. Preannunciando una beva di grande mineralità, struttura e persistenza. Per una “base” che “base” non è, come annunciato. Ed è questo il punto di partenza (d’eccezione) dell’altro capolavoro della cooperativa: lo Chardonnay barrique La Kiuva. Con la sua beva sapida e minerale resa ancora più morbida e rotonda dal legno cui è affidato l’affinamento del prezioso nettare, in grado di conferirgli inoltre un’apprezzabilissima vena balsamica. Vini che, bevuti giovani o più maturi (il barrique è un vendemmia 2011 perfettamente in auge), offrono il meglio dell’accoppiata costituita da terroir ed escursione termica, in questo angolo di Valle d’Aosta reso grande da Madre Natura. Lo stesso si può dire del Muller Thurgau, che sfodera senza ritegno una spalla acida invidiabilissima e una mineralità accentuata, ben calibrata con la piacevolezza delle note fruttate fresche. Meno significativi Pinot Gris e Petite Arvine, proposti in apertura di degustazione. Nettari comunque in grado di comunicare, seppur in maniera più soffusa, le peculiarità del marchio La Kiuva.

SPUMANTI E VINI ROSSI
Non mancano, per gli amanti delle bollicine, due metodo classico come il Seigneurs de Vallaise – 40% Chardonnay, 30% Pinot Noir e 30% Pinot Gris – dal perlage accattivante al palato e dal buon corpo (forse un po’ a discapito delle note fruttate) e l’ancora più interessante Traverse La Kiuva, spumante ottenuto al 100% da uve Nebbiolo. Quaranta mesi minimo di permanenza sui lieviti che conferiscono a questo “rosè” sentori di agrumi e crosta di pane, oltre agli accenni immancabili a piccoli frutti a bacca rossa. In bocca colpisce la gran sapidità, che gioca sottile su note eleganti di lime e pompelmo, nonché su una linea (rieccola) vagamente balsamica che richiama la mentuccia. Un corpo e una sostanza diversa da quella dei Nebbiolo rosé prodotti nel vicino Piemonte (per esempio nella zona di Ghemme, Novara), forse per quel calore nella beva espresso dai 13,5 gradi di percentuale d’alcol in volume. Capitolo rossi della Cooperativa La Kiuva di Arnad? A spiccare su tutti, ma agli antipodi tra loro, sono il Nebbiolo Picotendro e l’Arnad Montjovet Superior. Un Nebbiolo da assaporare giovane, il primo, che nel calice si mostra d’un rosso rubino intenso e che al naso evidenzia note di lamponi, fragoline di bosco e more mature. Corrispondente al palato, risulta morbido e avvolgente e dal tannino delicato, che ha comunque bisogno di qualche minuto per slegarsi completamente e conferire una dignitosissima eleganza alla beva. Ma se il Picotendro della Cooperativa La Kiuva è ottenuto mediante macerazione prefermentativa a freddo di 3-4 giorni e fermentazione a 30-32°, con macerazione delle bucce per 5/7 giorni e svinatura dolce, più complessa è l’elaborazione del Valle d’Aosta Doc Arnad Montjovet Superior. Vino rosso top di gamma de La Kiuva, è costituito da un 70% minimo di Nebbiolo, cui vengono aggiunti Gros Vien, Neyret, Cornalin e Fumin. La vinificazione è tradizionale, a cappello emerso, con lunga macerazione delle vinacce: sino a 15-20 giorni, a temperatura controllata, variabile tra i 28 e i 30 gradi. Fondamentale l’affinamento in legno per un periodo tra i 10 e i 12 mesi, cui vanno a sommarsi altri 6 mesi di maturazione in bottiglia, prima della commercializzazione. Un vino che nel calice si mostra d’un rosso rubino con riflessi granati, dal quale si sprigionano eleganti note fruttate (confettura), balsamiche e speziate. In bocca esprime tutta la potenza elegante del Nebbiolo: misurate ma intense le note balsamiche e speziate che ritornano anche al palato. E di nuovo un’accentuata sapidità, che chiama il sorso successivo. Solo cinquecento le bottiglie prodotte mediamente ogni annata, numero che sale a 5 mila per la “base” (che “base” non è).

“VIGNAIOLI PER PASSIONE”
Curioso scoprire dopo la degustazione che La Kiuva, nonostante il buon livello dei vini prodotti, costituisca l’attività “secondaria” dei quaranta soci della Cooperativa. “La maggior parte di noi – spiega il presidente Ivo Joly (nella foto) – non è dedita alla produzione di vino a tempo pieno. Si tratta di un’attività collaterale, affiancata a quella principale che può essere nel ramo dell’agricoltura o dell’artigianato. La sede principale è stata edificata nel 1975, una delle prime cantine concepite dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta. I primi conferimenti di uve e dunque la prima  vinificazione risalgono al 1979″. Dal 2008, anno nel quale La Kiuva ha deciso di produrre lo spumante metodo classico 100% Nebbiolo, la coop ha ridato vita ad alcune cantine storiche dislocate sul territorio di Arnad, oggi utilizzate principalmente come luogo per lo stoccaggio del vino in maturazione. “La sfida per il futuro – dichiara ancora il presidente Ivo Joly – è quella di offrire un prodotto che risulti concorrenziale sul mercato. Abbiamo prodotti di nicchia dei quali vantarci, capaci di conquistare anche mercati diversi da quello italiano. Esportiamo già negli Usa 20 mila bottiglie delle 100 mila prodotte complessivamente. L’interesse è crescente all’estero, sia sui vini da tavola sia sul nostro Picotendro. Sarebbe interessante, quindi, riuscire a consolidare ulteriormente la nostra presenza in Italia. Magari puntando tutto sul nostro Traverse. Superficie e potenzialità per incrementare ulteriormente la produzione ci sono – conclude Joly – ma dobbiamo innanzitutto tener conto della nostra realtà, tutto sommato giovane e costituita, appunto, da vignaioli per passione, più che per professione”. Basti pensare che, fino a 10 anni fa, i vigneti che conferivano alla Kiuva erano ancora a pergola. Oggi solamente filari. Splendidi. Pronti a perdersi, a vista d’occhio, con le montagne a fare da sfondo. O magari all’ombra del Forte di Bard. Tra i 13 ettari vitati che vanno da Hone a Montjovet.

Exit mobile version