Torna Derthona Due.Zero, appuntamento centrale per i vini ottenuti dal vitigno Timorasso, in provincia di Alessandria. Sabato 29 marzo, domenica 30 marzo e, con una giornata esclusivamente dedicata agli operatori del settore, lunedì 31 marzo 2025, il Museo Orsi di Tortona ospiterà la quinta edizione dell’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi. Un’occasione unica per conoscere e valorizzare il vitigno Timorasso, simbolo della rinascita vinicola di questo affascinante territorio. Oltre cinquanta produttori saranno presenti al banco d’assaggio, offrendo in degustazione l’annata 2023 in anteprima assoluta, insieme a una selezione di preziose Riserve che esprimono chiaramente il grande potenziale evolutivo del Derthona. https://www.collitortonesi.com/registrazione-operatori-del-settore
DERTHONA DUE.ZERO 2025: UN GIORNO IN PIÙ PER DEGUSTARE I TIMORASSO 2023 IN ANTEPRIMA
Quest’anno, per rispondere al crescente successo della manifestazione, il Consorzio ha scelto di estendere l’evento con una giornata aggiuntiva, il lunedì, dedicata esclusivamente ai professionisti. «Una decisione che rappresenta uno sforzo importante, ma essenziale, per rispondere con efficacia alle necessità di operatori, appassionati e stampa», commenta Gian Paolo Repetto, presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi. «Derthona – aggiunge – continua a riscuotere sempre più consensi, confermandosi portabandiera della qualità e dell’identità dei vini dei Colli Tortonesi». La manifestazione prevede anche quest’anno appuntamenti di approfondimento con due masterclass, programmate sabato e domenica alle ore 16:00. Registrazioni sul sito web del Consorzio.
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Produzione in crescita al pari della reputazione, anche a livello internazionale, per l’Albana di Romagna. Di seguito tutti i punteggi all’Anteprima Vini ad Arte 2023, andata in scena nella seconda metà di luglio, a Faenza (seguirà nei prossimi giorni il focus sul Sangiovese di Romagna delle Sottozone). Un modo per scoprire le migliori dell’annata 2022 e 2021, pur considerando la visione parziale rispetto al numero di etichette sul mercato. La varietà romagnola a bacca bianca si conferma una delle più versatili presenti in Italia.
Ormai “riadattata” alla perfezione nella versione secca – in passato era nota come passito – copre una superficie di 818 ettari, per una produzione annuale di poco inferiore al milione di bottiglie. L’imbottigliato ha subìto una frenata solo nel 2020, passando a 756.400 rispetto agli 872.533 “pezzi” del 2019. Nuovo exploit nel 2021, con 915.600 bottiglie, sino a giungere al record di 956.133, nel 2022. Ecco dunque le migliori Albana di Romagna, con i relativi punteggi in centesimi.
NOME
ANNO
DENOMINAZIONE
AZIENDA
ZONA
DESCRIZIONE
SCORE
Albena
2022
Romagna Albana Secco Docg
ASSIRELLI
IMOLA
Vena balsamica tra naso e bocca, sapidità e piacevole espressione del frutto.
87
Dutia
2022
Romagna Albana Secco Docg
BRANCHINI
IMOLA
Naso e bocca su frutta perfettamente matura, leggere note mielate, tanto fiore fresco, mandorlo. Beva agile, su una buona concentrazione aromatica.
88
Campo Mamante
2022
Romagna Albana Secco Docg
CANTINA BRASCHI
MERCATO SARACENO
Fresca, agrumata, verde di erbe della macchia mediterranea e dal frutto croccante. Beva agile, al momento afferita ai soli agrumi.
86
Alba Nuova
2022
Romagna Albana Secco Docg
CANTINA DI CESENA – TENUTA AMALIA
CESENA
Vino agile, beverino, corretto.
84
Volo d’Aquila
2022
Romagna Albana Secco Docg
CANTINA FORLÌ
PREDAPPIO
PREDAPPIO
Molto profumata. In bocca tanta mandorla, leggera percezione tannica. Distensione e persistenza sufficiente: vino spensierato.
85
Tratti d’Autore
2022
Romagna Albana Secco Docg
CANTINA FORLÌ
PREDAPPIO
PREDAPPIO
Convince nel finale, per la buona concentrazione aromatica che riequilibra la leggera percezione tannica.
86
I Croppi
2022
Romagna Albana Secco Docg
CELLI
BERTINORO
X
X
A
2022
Romagna Albana Secco Docg
FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO
IMOLA
Tra le più tipiche, dall’espressione del frutto, alla tensione acida, passando per la sapidità. Vino di buona personalità, frutto di un’azzeccata interpretazione stilistica.
89
Bianco di Ceparano
2022
Romagna Albana Secco Docg
FATTORIA ZERBINA
MARZENO
Vino di buona concentrazione sul frutto, con note aromatiche che regalano un sorso pieno, pur slanciato e verticale.
89
Cleonice
2022
Romagna Albana Secco Docg
FIORENTINI
CASTROCARO
La gran aromaticità al naso è confermata al palato, su tinte tropicaleggianti. Parola d’ordine “piacevolezza”.
88
Neblina
2022
Romagna Albana Secco Docg
GIOVANNA MADONIA
BERTINORO
X
X
GioJa
2022
Romagna Albana Secco Docg
GIOVANNINI
IMOLA
Morbidezza assoluta e calore alcolico per un vino piuttosto potente, ma equilibrato.
85
8000
2022
Romagna Albana Secco Docg
GIOVANNINI
IMOLA
Albana macerata in anfore georgiane. Necessita di tempo e pazienza nel calice per regalare le note migliori, di frutta a polpa gialla matura. Buona corrispondenza gusto-olfattiva.
87
Fondatori GP
2022
Romagna Albana Secco Docg
MERLOTTA
IMOLA
Si cambia passo con questa Albana che coniuga aromaticità, frutto goloso, allungo sapido e gran freschezza. Vino di prospettiva.
90
Damadora
2022
Romagna Albana Secco Docg
PODERE DELLA GROTTA
CESENA
Bel naso su erbe aromatiche, frutto bianco (mela) e giallo (pesca, ancor più albicocca). Vino che ha già trovato uno splendido equilibrio tra polpa e verticalità, sale e frutto.
91
Sette Note
2022
Romagna Albana Secco Docg
PODERI MORINI
ORIOLO
Note mielate al naso, oltre al tipico frutto giallo e biancospino. Alcol un po’ invadente, ma si uniformerà rendendo ancora più piacevole il sorso.
87
Valleripa
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA CASALI
MERCATO SARACENO
Mineralità “vulcanica”, polpa, croccantezza. Ottima espressione in termini di tipicità, eleganza e persistenza. Gran profilo gastronomico.
90
Frangipane
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA LA VIOLA
BERTINORO
Vino teso, lungo, concreto, sapido, che non disdegna di mostrare una certa struttura, anche tannica. Vino molto, molto promettente, da aspettare.
90
Amorosa
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA UCCELLINA
RAVENNATE
Buon compromesso tra polpa e sapidità, connotato poi da una dolcezza piuttosto marcata del frutto in retro olfattivo. Vino goloso.
89
Bacana
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTE BACANA
BRISIGHELLA
Naso molto bello, pieno, maturo, tipico, di ottima concentrazione. Al momento pecca di corrispondenza col palato.
84
Vitalba
2022
Romagna Albana Secco Docg
TRE MONTI
SERRA
Note da passito, di frutta stramartura, al naso. Si fa spesso e profondo con l’ossigenazione, virando su ginger e agrumi maturi. In bocca conferma l’espressione varietale e la gran versatilità del vitigno, anche a fronte di interpretazioni stilistiche.
90
Vigna Rocca
2022
Romagna Albana Secco Docg
TRE MONTI
SERRA
Tanta polpa, agrume, pesca e albicocca matura. Bella concretezza e buona struttura al palato.
88
Arlus
2022
Romagna Albana Secco Docg
TRERE’
BRISIGHELLA
Vino che non si trova nella sua curva evolutiva migliore, ma che sembra avere tutto per poter convincere.
85
Colle del Re
2022
Romagna Albana Secco Docg
UMBERTO CESARI
IMOLA
Naso tutto sul frutto esotico. Gran beva oltre a una certa profondità e stratificazione, capaci di chiamare agilmente l’abbinamento gastronomico.
88
–
2022
Romagna Albana Secco Docg
ZAVALLONI
CESENA
Frutta molto matura al naso, così come al palato. Vino equilibrato e giocato su una equilibrata piacevolezza.
87
Masselina Albana
2022
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA MASSELINA
SERRA
Mineralità salina, frutta a polpa bianca e gialla, e poi – di nuovo – un gran allungo sapido, unito a una marcata tensione acida e a una corretta percezione tannica. Vino emblema della varietà e delle sue prospettive sui mercati nazionali e internazionali.
92
Albana di Ca’ di Sopra
2022
Romagna Albana Secco Docg
CA’ DI SOPRA
MARZENO
X
X
Codronchio
2021
Romagna Albana Secco Docg
FATTORIA DEL MONTICINO ROSSO
IMOLA
Tanto tropicale al naso. Superlativo al palato, dove sfodera l’abbraccio tra sapidità e frutto esotico. Lunga persistenza per un altro vino da non perdere.
92
Alba della Torre
2021
Romagna Albana Secco Docg
LA SABBIONA
ORIOLO
Vino all’insegna dell’equilibrio e di una beva piuttosto agile, su freschezza e frutto.
85
Drusiana
2021
Romagna Albana Secco Docg
PODERI DELLE ROCCHE
IMOLA
X
X
–
2021
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA DEL GELSO
BERTINORO
Il finale piuttosto tannico è ben congeniato: conferisce carattere e invita al sorso successivo.
87
–
2021
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA FRANZONA
IMOLA
Naso che conquista per aromaticità e palato concreto, giocato tra l’espressione del frutto giallo maturo (corrispondente all’olfatto) e una tannicità leggera. Vino giovane, di ottima prospettiva.
91
InTerra Bianco
2021
Romagna Albana Secco Docg
TENUTA LA VIOLA
BERTINORO
Giallo dorato. Vino macerato in anfore georgiane che mostra toni cupi di brace, oltre ad agrume e ginger. Percezione tannica equilibrata, al palato.
85
Amedeo Bianco
2021
Romagna Albana Secco Docg
ZAVALLONI
CESENA
Piacevole nota aromatica al naso, che poi si conferma al palato. Vino sul frutto maturo, esotico, dotato di una struttura corpulenta, come gli abbinamenti gastronomici che certamente riuscirà a sostenere.
90
G.G.G.
2021
Romagna Albana Secco Docg
GIOVANNINI
IMOLA
Vino al momento sbilanciato sulle dolcezze, che al naso intrigano e al palato chiedono una maggiore integrazione.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
È una crescita qualitativa generalizzata quella dei vini siciliani. A dimostrarlo, con una certa evidenza, sono gli assaggi alla cieca compiuti a Sicilia en Primeur 2023, annuale rassegna organizzata da Assovini Sicilia che raccoglie la quasi totalità delle eccellenze isolane. L’edizione andata in scena dal 9 al 13 maggio tra Taormina e Radicepura ha saputo rendere onore al claim voluto quest’anno dall’entourage del presidente Laurent Bernard de la Gatinais, “Ambasciatori e Custodi di Cultura e Territorio”. Chi più, chi meno, tutte le denominazioni siciliane rivelano l’ottimo lavoro dei produttori al cospetto di un’annata sfidante, dal punto di vista delle insidie climatiche. Oltre alla qualità in netta ascesa, quel che emerge è l’impulso dato dall’istituzione della Doc Sicilia a diversi territori.
Sull’isola, in maniera capillare, da Est a Ovest, da Nord a Sud, sono rinate denominazioni dimenticate (emblematico il caso del Mamertino) e altre stanno man, mano (ri)prendendo forma (su tutte, le maggiori attese si concentrano sull’eterna promessa Marsala). È una sorta di moto d’orgoglio “localista” quello scaturito dalla formalizzazione della Doc regionale, avvenuta il 22 novembre 2011. Undici anni in cui la viticoltura siciliana è cambiata radicalmente. Perdendo ettari (e non pochi: 40 mila, solo dal 2008 al 2018). Puntando su comunicazione e biologico (42 mila ettari “sostenibili” su 110 mila non sono pochi, anche se il “bio” è un dovere in regioni baciate da Dio come la Sicilia).
Riposizionandosi sui mercati, ben al di là degli sforzi compiuti “privatamente” dalle tante cantine-brand presenti sull’isola (Planeta, Donnafugata, Tasca d’Almerita, Florio e Pellegrino per citarne solo alcune). Partendo dai territori e dai terroir (il sempre più trainante Etna, su tutti). E, non ultimo, proponendosi con rinnovato orgoglio come meta per gli enoturisti nazionali e internazionali, senza il timore reverenziale di dichiarare – apertamente, come ha fatto il presidente Assovini Laurent Bernard de la Gatinais – che «il modello è la California», per le vincenti strategie di marketing dell’accoglienza adottate dallo stato Usa», da coniugare e rimodellare «sull’unicità e sulla ricchezza del patrimonio storico, culturale, archeologico e produttivo siciliano».
SICILIA EN PRIMEUR 2023: BENE GRILLO, NERO D’AVOLA, ZIBIBBO E INSOLIA
Quanto ai calici, con la vendemmia 2022, la Sicilia si conferma isola-continente del vino per tutte le stagioni. Grillo e Nero d’Avola risultano in grande spolvero in tutti gli angoli della regione. Stessa sorte per Carricante, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio, i vitigni principali dell’Etna Doc. Sempre più chiara – ed è un’altra gran bella notizia – la profilazione dell’Insolia / Inzolia che perde – nella maggior parte dei casi – i tratti verdi e duri che ne caratterizzavano il profilo, nelle annate precedenti.
Una varietà che ha ottime chance di potersi ritagliare spazi di mercato in qualità di “Sauvignon siciliano“, per i suoi tratti aromatici ed erbacei. Nuova vita anche per lo Zibibbo. Nella sua terra d’origine, l’isola di Pantelleria, si registra una crescita esponenziale degli spumanti e dei vini fermi, rispettivamente del 68 e del 25% rispetto al 2018. Il tutto, senza che il Passito di Pantelleria ne risenta più di tanto. Cresce, anzi, anche lui, del 10% rispetto a 5 anni fa, secondo i dati forniti a winemag.it dal presidente del Consorzio, Benedetto Renda.
ANTEPRIMA VINI SICILIANI: LA SCOMMESSA PERRICONE
La vera sorpresa è però il Perricone, vitigno autoctono che, dagli assaggi in anteprima a Sicilia en Primeur 2023, risulta quello maggiormente cresciuto dal punto di vista qualitativo. La riscoperta del vitigno da parte di diverse cantine sta dando nuovo lustro alla varietà originaria della Sicilia occidentale, tanto da aprirgli nuove strade e opportunità anche sui mercati internazionali. Ottima e poliedrica l’interpretazione di Assuli, anche se il suo perfetto compimento è nell’interpretazione magistrale della cantina Feudo Montoni, capace di dare del tu a un vitigno burbero, ribelle, spigoloso, per certi versi selvatico, solo apparentemente da addomesticare, in vigna.
Grappolo grosso, buccia spessa. Il Perricone non ha paura delle malattie fungine e sembra voler quasi sfidare la grandine, con la sua attitudine alla maturazione tardiva. Nel calice ha tutte le carte in regola per diventare la “storia nuova” della viticoltura siciliana, capace di farsi amare per i tratti giovanili, fruttati; tanto quanto per il fascino nell’invecchiamento, al pari dei grandi vini rossi. Certo, aiutano vigneti come quello di Fabio Sireci (nella foto con Melissa Muller), a 800 metri sul livello del mare, vero orgoglio del titolare di Feudo Montoni, che è tra i viticoltori siciliani più disposti a scommettere sulle potenzialità ancora nascoste (ai più) del Perricone.
L’ETNA SI RIPOSIZIONA SUI BIANCHI DEL VERSANTE EST
Per una novità, una certezza in trasformazione, senza perdere identità: l’Etna. Sul vulcano siciliano stanno tuttavia cambiando i rapporti di forza tra i versanti. Se fino a ieri era il versante Nord quello più in vista e blasonato, i nuovi trend di consumo – che privilegiano vini bianchi e spumanti rispetto ai vini rossi – stanno dando grande visibilità al versante Est, in cui si trova in particolare il piccolo comune di Milo. I vigneti, che si estendono dai 700 metri sul livello del mare, svettano tutto attorno a piazza Belvedere, punto panoramico del paese di 1.072 abitanti da cui è possibile ammirare Taormina e, addirittura, scorgere il golfo di Catania e la Calabria.
La crescita dell’Etna Bianco Superiore di Milo sta assorbendo, per certi versi, il calo dell’Etna Rosso Riserva (-26,30% nel 2022, rispetto al 2021). Un exploit che ha il volto di Carla Maugeri (nella foto), vignaiola che insieme alle sorelle Paola e Michela ha ridato nuova vita all’azienda di famiglia, proprio a Milo. Al loro fianco, sin dagli esordi nel 2015, l’enologo Emiliano Falsini e l’agronomo Stefano Dini. Due le interpretazioni di “Contrada Volpare” 2021 degustate in anteprima durante il programma di Sicilia en Primeur 2023. Entrambe risultano capaci di abbinare note di erbe montane a una sapidità iodica, marina, unite a ricordi di agrumi come il bergamotto e di frutta a polpa bianca croccante (mela, susina bianca).
“Contrada Volpare Frontebosco” 2021 affina più a lungo in legno grande ed è un vino che esalata il grande potenziale dell’Etna nella produzione di vini bianchi tesi ed elettrici che, con il giusto apporto di terziari, possono diventare ancora più gastronomici e golosi, di gran persistenza aromatica. Vini che nascono da un vero e proprio museo a cielo aperto, frutto di un lavoro che Carla Maugeri definisce di «ristrutturazione conservativa». Il riferimento è al colpo d’occhio offerto dagli 83 terrazzamenti che circondano il caseggiato, a Milo, donando colore ai 2,8 chilometri di muretti a secco in pietra lavica nera che si snodano nei 7 ettari di proprietà.
ETNA DOC: LA CRESCITA DEGLI SPUMANTI E LA SCELTA DI BENANTI
Una terra, l’Etna, che invita oggi a investire (e a scommettere) sulla crescita internazionale di bianchi e spumanti da uve autoctone. Lo dimostra anche l’ultimo progetto di Mario Piccini, patron della «famiglia del vino toscano» che sul vulcano detiene la tenuta Torre Mora. È da poco sul mercato lo Spumante Metodo Classico Rosé 2018 “Chiuse”, prime 3 mila bottiglie di Nerello Mascalese in purezza vinificato in rosa, dosaggio zero. Quarantotto mesi sui lieviti e sboccatura a febbraio 2023 per una bollicina destinata a raccontare il vulcano siciliano in giro per il mondo, accanto ad altri fulgidi esempi.
Il riferimento è al “Sosta Tre Santi” di Cantine Nicosia, o a “Noblesse” e “Lamorémio” di Benanti, cantina che tuttavia ha scelto di non rivendicare la Denominazione di origine controllata (Doc) per i suoi spumanti, riservata invece ai suoi grandi bianchi e rossi. «L’Etna Doc è piccola – spiega Salvino Benanti (nella foto) a winemag.it – contando solo 1.200 ettari. Il mio timore è che la crescita della categoria “spumanti” finisca per mangiarsi “quote uva” utili alla produzione di vini fermi di qualità. Peraltro, l’Etna non ha storicità o reputazione nella produzione di sparkling. Fosse stato per me, avrei lasciato fuori gli spumanti dalla Denominazione, sperimentando su vigneti di quota non inclusi nel territorio della Doc».
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
C’è il nuovo cru di Borgogno, Scaldapulce, in vendita a 99 euro (in cantina): lassù, non per tutti i portafogli; manifesto dell’intenzione, del progetto, delle aspirazioni e delle aspettative degli storici produttori di Langa, in “trasferta” sui Colli Tortonesi. Ci sono poi La Spinetta, Vietti, Vite Colte, Voerzio Martini e “ragazzi d’oro” come Claudio Viberti di Giovanni Viberti, a dare ulteriore peso a quella che, ormai, è una certezza: il Derthona Timorasso è sempre più il vero “bianco di Langa”, l’alter ego di Barolo e Barbaresco, in Piemonte e nel mondo. Senza nulla togliere a Favorita o Nascetta / Nas-cëtta, il vitigno risollevato negli anni Novanta da un manipolo di vignaioli guidato dal genio Walter Massa è ormai sulla strada della definitiva consacrazione, nell’olimpo dei fine wines internazionali.
I passi compiuti sui Colli Tortonesi sono degni di un gigante. Il Timorasso (oggi al secolo “Derthona”, per la lungimirante decisione di legare il territorio al vino, non il nome del vitigno) è passato dai 3ettari della fine degli anni Ottanta ai 330 ettari attuali, sui complessivi 1.257 ettari vitati del tortonese (56 comuni). La produzione supera di poco il milione di bottiglie, ma l’obiettivo è di arrivare a 3 milioni entro il 2030. Nei prossimi tre anni, in zona, si pianteranno ulteriori 160 ettari. Consentendo così ai produttori di fare massa critica sui mercati, soprattutto internazionali, forti anche della spinta dei grandi nomi che hanno investito nelle “nuove Langhe” del Piemonte “in bianco”.
Il tutto accompagnato da un rigido disciplinare che esclude il fondo valle ed esalta le peculiarità microclimatiche delle 6 valli della denominazione (Ossona, Grue, Curone, Scrivia, Borbera e Spinti) che da nord a sud disegnano un territorio costellato – tra l’altro – da suoli simili a quelli langaroli, per la presenza di Marne di Sant’Agata Fossili, molto comuni nella Docg Barbaresco (Barbaresco, sud di Neive e Treiso) ed in una porzione estesa della Docg Barolo (oltre a una buona porzione del territorio di Barolo, le troviamo nella parte est di La Morra, a Novello, a ovest e nord-est di Monforte, nonché a nord di Serralunga e a Grinzane Cavour).
Fondamentale, da queste parti più che altrove, la gestione agronomica del vigneto. A testimoniarlo è Davide Ferrarese, tra i massimi esperti italiani con la sua società di consulenza Vigna Veritas, con sede a Gavi, in Piemonte. «La prima vendemmia di Timorasso – riferisce – è stata uno shock per uno dei produttori di Langa che ha investito sui Colli Tortonesi. Le uve arrivate in cantina gli sembravano brutte. Mi ha chiamato preoccupatissimo. Una volta vinificate, è rimasto altrettanto scioccato, ma in positivo, dagli incredibili valori analitici, soprattutto in termini di acidità e pH. Il Timorasso è così: un po’ brutto da vedere, magari, ma in grado di dare risultati eccezionali, una volta vinificato».
Da buone ad ottime, di fatto, anche le impressioni della nuova annata del Timorasso. A Derthona Due.Zero 2023, lo scorso weekend, è stata presentata la vendemmia 2021 del grande bianco di Langa (pardon, dei Colli Tortonesi). L’impressione è che sia migliorata, in larga scala, in primis la gestione agronomica del vigneto del Timorasso, soprattutto sul fronte del controllo del tenore alcolico (il Tortonese è tra le zone più siccitose d’Italia). Lo dimostra l’assaggio alla cieca dei 41 campioni di altrettante cantine. Tra i nuovi trend un utilizzo più massiccio del legno rispetto al passato, con risultati non sempre ottimali in termini di bilanciamento e rispetto del varietale. Ecco i migliori Derthona Timorasso all’anteprima 2021.
I MIGLIORI DERTHONA TIMORASSO 2021 A DERTHONA DUE.ZERO 2023
(in ordine di degustazione alla cieca)
Derthona 2021, Canevaro Luca
Colore più carico del precedente, un giallo paglierino intenso, dai riflessi dorati. Naso sul frutto giallo, pesca, albicocca matura. Buon corredo di erbe aromatiche di contorno. Al palato è pieno, succoso, polposo, ricco di materia, con la componente glicerica ben controbilanciata da una freschezza viva. Vino di ottima prospettiva.
Colli Tortonesi Doc Timorasso 2021 “Rugiada del mattino”, Cascina I Carpini
Giallo dorato. Al naso albicocca sotto sciroppo, bei ricordi mentolati, erbe aromatiche. Al palato è intenso, di grandissima concentrazione e opulenza sul frutto giallo, ben riequilibrato da un’acidità vibrante. Componente salina importante, per un vino all’inizio del suo percorso, ma già godibile.
Derthona 2021, Borgogno
Giallo paglierino intenso. Nota netta di pirazinica, è Tenuta Pastura? Il frutto giallo non manca di polpa e controbilancia le note verdi, dando slancio e setosità al sorso. Un campione già molto godibile, con del leggero residuo zuccherino apparente che contribuisce a rendere la chiusura intrigante. Vino gastronomico, sin d’ora godibile.
Derthona 2021, Oltretorrente
Giallo paglierino riflessi dorati. Altra impronta umami, salinità e frutto giallo. Bellissima espressione del frutto al palato, sferzata da ricordi agrumati, speziati di zenzero. Tra i campioni più attaccati al territorio. Vino giovanissimo, all’inizio di un lungo percorso di vita.
Derthona 2021 “Thimos”, Alvio Pestarino
Giallo paglierino. Bel naso tra frutto giallo, polposo, ed erbe aromatiche. Al palato è intenso sul frutto giallo e sull’agrume, ben controbilanciati dalla vena glicerica. Vino che premia la beva, l’immediatezza, ma non rinuncia a tutte le caratteristiche del vitigno, compresa la prospettiva di lungo affinamento.
Terre di Libarna Doc 2021 “Archetipo”, Ezio Poggio
Giallo paglierino tendente al dorato. Bel naso generoso, sulla frutta di maturità piena, con accenti terziari. Al palato è goloso, sulla frutta gialla (pesca, albicocca) e deviazioni tropicali. Chiude asciutto ma equilibrato, nonostante l’opulenza del frutto, dalla texture cremosa.
Derthona 2021 “Grue”, Pomodolce
Giallo tendente all’oro. Vino che brilla in termini di espressione del varietale, compatto e goloso. Bella fragranza del frutto e chiusura asciutta che invita al sorso successivo. Vino di terroir.
Giallo paglierino intenso. Ottima intensità e precisione sul frutto, sulla maturità della pesca e dell’albicocca. Al palato freschezza viva, d’agrume (ricordi di pompelmo rosa), a controbilanciare la vena glicerica. Vino all’inizio di una lunga vita.
Derthona 2021, Vigneti Repetto
Giallo paglierino. Al naso e al palato un’ottima corrispondenza che si dipana su note di pesca gialla e agrumi, tra tensione acida e mineralità che danno vita a sensazioni umami e ricordi di pietra bagnata. Palato teso e fruttato, per uno dei campioni più completi in termini di rispetto, espressione ed esaltazione del varietale del Timorasso.
Derthona 2021, Voerzio Martini (BEST IN SHOW)
Al naso netta mentuccia, sul frutto, che ricorda alcune espressioni di Timorasso della Val Borbera. Splendida espressione, sia al naso che al palato, della componente agrumata, che si accosta a un frutto giallo polposo. Sorso croccante, sapido, di gran pulizia e goloso, ad anticipare una chiusura tesa, minerale, che incita la beva. Vino di prospettiva assoluta e miglior campione dell’annata 2021: best in show di Derthona Due.Zero 2023.
Il futuro del Derthona Timorasso: giovani ed alta ristorazione
Il futuro del Derthona Timorasso: giovani ed alta ristorazione. Il Consorzio premia Enrico Crippa ed esalta i piatti di Anna Ghisolfi
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Sessantasette campioni di Amarone 2018 in anteprima ad Amarone Opera Prima 2023. Tra i migliori degustati alla cieca nella giornata riservata alla stampa di settore, sabato 4 febbraio, spunta qualche nome nuovo, accanto a quello di cantine già note. L’anteprima dell’Amarone 2018 si dimostra sulla scia delle precedenti annate, con i produttori concentrati soprattutto nella gestione dell’alcol e dell’equilibrio, all’insegna di una maggiore freschezza e “immediatezza” al Re dei vini della Valpolicella.
Una denominazione che continua così a convincere e raccogliere consensi a livello internazionale. Anche in un periodo di crisi come quello attuale, il volto “rossista” della provincia di Verona si conferma locomotiva del Made in Italy enoico, con l’Amarone capace di muovere un giro d’affari di 360 milioni di euro, sui 600 milioni di euro complessivi.
AMARONE OPERA PRIMA 2023: TUTTO ESAURITO A VERONA
Un successo certificato dall’annuncio della chiusura del dossier di candidatura della tecnica di messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco, nonché dai numeri di Amarone Opera Prima, secondo anno del riposizionamento della consueta Anteprima Amarone.
All’evento del Consorzio vini Valpolicella dedicato al millesimo 2018 dell’iconico Rosso veronese hanno preso parte 300 giornalisti nazionali ed esteri (circa 100) da 20 Paesi e oltre 1500 winelovers che hanno affollato nel weekend il Palazzo della Gran Guardia di Verona.
AMARONE, UNA DENOMINAZIONE IN EQUILIBRIO
«Il 2021 – commenta Christian Marchesini, presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella – è stato un anno eccezionale sul piano delle vendite. Il 2022 è servito per consolidare la crescita, con risultati meno eclatanti ma comunque significativi».
«Lo testimoniano anche gli imbottigliamenti, che registrano un incremento del 12% rispetto al pre-Covid (2019) per un’annata commerciale che è stata comunque la seconda migliore del decennio, con oltre 17 milioni di bottiglie immesse sul mercato. La denominazione – conclude Marchesini – si conferma in equilibrio, grazie anche a una stabilizzazione finalmente raggiunta sul fronte della superficie vitata dopo il blocco degli impianti del 2019».
ANTEPRIMA AMARONE 2018: LA DEGUSTAZIONE
CANTINA
VINO
NOME / LINEA
ACCORDINI STEFANO
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Acinatico
Color rubino granato, piuttosto penetrabile alla vista. Naso tutto sul frutto, goloso, ciliegia succosa, lampone. Tocco di spezia che conferisce balsamicità. In bocca risulta piuttosto potente, sull’alcol che deve ancora integrarsi, cosi come il legno (vaniglia, fondo di caffe). Un campione di gran stoffa, di sicura prospettiva.
ALBINO ARMANI
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Albino Armani
Vino non ancora in commercio. Colore mediamente carico, penetrabile alla vista. Naso al momento più sulla spezia che sul frutto, pur presente. Un quadro olfattivo non esplosivo, delicato, che lascia spazio anche al florale. In bocca una buona morbidezza glicerica un’accennata potenza alcolica, su ritorni piacevolissimi di spezia. Vino che, stilisticamente, sembra guardare più alla freschezza e alla beva che alla concentrazione.
BENEDETTI CORTE ANTICA
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Rubino penetrabile alla vista. Nota lattica di fondo. Si scorge già un bel profilo materico, di frutta polposa che scalpita per prendere il meritato posto sul palco. Bella speziatura, elegante. In bocca la nota lattica e alcolica ancora più evidente che al naso, ma si conferma un campione tipico, pur stilisticamente più “grasso” dei precedenti.
CASA VINICOLA BENNATI
Amarone della Valpolicella Docg
Rubino granato piuttosto intenso. Naso giocato su una speziatura fresca, importante, che sfiora il balsamico. Mentuccia, noce moscata, un tocco leggero di chiodo di garofano e liquirizia dolce. L’ossigenazione porta con sé un bel frutto grondante di succo, golosissimo, pienamente maturo: ciliegia, su tutti, ma anche lampone e un tocco di ribes nero maturo. In bocca vena glicerica importante, ben sostenuta da una acidità piuttosto viva e diretta, che controbilancia un sorso di buona stratificazione. Tannini fitti, eleganti. Vino di buone promesse.
BERTANI
Amarone della Valpolicella Docg Valpantena
Rubino piuttosto scarico. Naso di grande essenzialità ed eleganza, chiara impronta di uno stile che sta sempre più prendendo piede all’interno della denominazione. Tanto spazio alla componente floreale, che si accosta con eleganza a un frutto capace di raccontare la perfetta epoca di raccolta delle uve, elemento essenziale della stilistica. Ciliegia avvolta in un mantello goloso, quasi di zucchero filato, ravvivato da una speziatura che aggiunge nerbo ed eleganza a un naso già di per sé esemplare. In bocca non fa altro che confermare quanto avvertito al naso. Vino che si inserisce alla perfezione nella rivoluzione stilistica della denominazione, verso una maggiore freschezza e agilità di beva, senza pericolo di snaturare il grande rosso della Valpolicella.
BOLLA
Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva
Le Origini
Vino non ancora in commercio. Colore rosso granato piuttosto carico. Polpa succosa, rossa e nera, ciliegia e mora di rovo, al naso di questo Amarone che pare agli esordi di un buon percorso di crescita. Di buona eleganza la speziatura, pur in secondo piano rispetto alla centralità assoluta del frutto. In bocca tannini fitti, ben lavorati, riequilibrano una certa esuberanza glicerica e un frutto che vira su tinte leggermente più mature di quanto prospettato dal naso. Chiusura asciutta, che invita al sorso. Vino non particolarmente stratificato, di buona immediatezza.
BOSCAINI CARLO
Amarone della Valpolicella Docg Classico
S. Giorgio
Campione prelevato da botte. Colore tipico, mediamente carico. Al naso la spezia dolce “spinge” il frutto pienamente maturo, goloso. Vino che non abbonda in stratificazione, incentrato sulla piacevolezza. Sarà un Amarone 2018 piuttosto equilibrato, di immediata comprensione per il consumatore.
BOTTEGA
Amarone della Valpolicella Docg
Il Vino degli Dei
Mediamente carico, alla vista. Naso elegante, che abbina le componenti floreali, fruttate e speziate tipiche dell’Amarone. Queste ultime ricordano mentuccia e pepe bianco. In bocca protagonista la nota erbacea, fenolica, piuttosto integrata e in grado di riequilibrare un frutto piuttosto poderoso. Legno più marcato al palato che al naso, a rivelare le caratteristiche di un vino all’inizio del suo percorso. Ennesimo campione piuttosto immediato, che non nasconde tuttavia qualche spigolatura di troppo, specie al naso.
BRONZATO
Amarone della Valpolicella Docg
Rubino granato piuttosto penetrabile alla vista. Bel frutto, molto preciso: emerge una ciliegia croccante, succosa. Speziatura altrettanto elegante, unita a una buona componente floreale. Ricordi leggerissimi di miele millefiori, in sottofondo, competano un quadro piuttosto morbido. In bocca ecco invece una verticalità quasi inattesa. Acidità vibrante e tannini fitti, a reggere una certa imponenza della componente glicerica e fruttata. Campione, quello della cantina di Montorio (VR) guidata da Massimo Bronzato, decisamente futuribile, nel segno della “revolution” che non perde di vista la tradizione.
CA’ BOTTA
Amarone della Valpolicella Docg
Cajo
Campione di botte. Color rubino-granato mediamente penetrabile alla vista. Al naso abbina il frutto goloso a una speziatura importante, che varia dal dolce al fresco, dal tabacco alla mentuccia. In bocca il tannino lavora bene sul frutto succoso, prima di una chiusura balsamica. Vino non particolarmente stratificato ma assolutamente tipico, all’inizio di un buon percorso di vita all’insegna della facilità di beva e di una certa piacevolezza.
CA’ DEI FRATI
Amarone della Valpolicella Docg
Pietro Dal Cero
Campione di botte. Colore piuttosto carico. Naso su frutta matura/matura più, avvolto in una speziatura dolce. Perfetta la corrispondenza gusto olfattiva, per un Amarone 2018 che si esprime deciso e rotondo, sulla piacevolezza. Chiusura asciutta, donata da un tannino presente ma perfettamente integrato. Vino goloso, senza troppi fronzoli, immediato.
CA’ DEL SETTE VINI
Amarone della Valpolicella Docg
1944 M.C. – Linea Appassionante
Colore poco penetrabile alla vista, un rubino-granato piuttosto carico. Naso pieno, ricco, mediamente stratificato in tutte le sue componenti. In bocca risulta un Amarone 2018 equilibrato e tipico, in tutte le sue componenti. Dolcezza del frutto, spezia, floreale fresco regalano buona agilità di beva e prospettiva al nettare.
CÀ LA BIONDA
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Ravazzòl
Colore mediamente carico. Naso piuttosto acerbo nella componente fruttata, che non cela risvolti fenolici. Ciliegia e lampone appena maturi anche al palato e tannino leggermente crudo, ammorbidito però dal legno e dalle note dettate dall’appassimento, tra i punti di forza di questo Amarone 2018. Anche l’alcol non risulta al momento perfettamente integrato. Vino a cui dare tempo e fiducia.
CAMERANI MARIELLA
Amarone della Valpolicella Docg
Adalia – Ruvaln
Vino biologico. Colore rubino-granato piuttosto penetrabile alla vista. Buona eleganza ed espressivit della componente fruttata e speziata, nonché di quella floreale, piuttosto marcata sulla violetta. In bocca entra fresco, per virare ben presto su un frutto abbondante, perfettamente maturo. Tannini che lavorano piuttosto bene sulla componente glicerica e fruttata, pur essendo al momento piuttosto vivi. Nel quadro complessivo, anche l’alcol andrà ad integrarsi meglio, nei prossimi mesi. Campione che denota una mano precisa, tanto in vigna quanto in cantina. Obbligatorio dar fiducia a questa etichetta.
CANTINA VALPANTENA
Amarone della Valpolicella Docg
Torre del Falesco
Colore mediamente carico. Naso su note di frutta polposa, a bacca rossa e nera, cosi cosi come sui terziari, piuttosto integrati. Speziatura elegante a ravvivare il quadro. Al palato entra poderoso, su una espressione molto golosa del frutto, ma vira presto su tannini che chiamano bottiglia, vetro, tempo. La prospettiva c’è tutta per un ottimo Amarone 2018, a cavallo tra la nuova stilistica che premia la freschezza e la tradizionale potenza della denominazione.
CANTINE RIONDO
Amarone della Valpolicella Docg
Casalforte
Colore rubino-granato piuttosto carico. Vino di buona corrispondenza naso-bocca, con entrambe le fasi giocate su un profilo goloso. A riequlinbrare la chiusura generosa, sul frutto e sulle note dettate dall’appassimento, un tannino fitto, piuttosto elegante. Vino semplice, immediato.
CASA SARTORI 1898
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Reius
Vino non ancora in commercio. Colore rubino-granato mediamente carico. Buona balsamicità e spezia scura sul frutto, pienamente maturo. In bocca sarà presto ancora più elegante, soprattutto perché il tempo riuscirà a combinare meglio il matrimonio tra l’abbondante espressione del frutto e la fresca componente speziata. Tannini piuttosto smussati lavorano, oltre che sulla generosa componente fruttata, anche sulle note morbide e tostate del legno (ricordi di fondo di caffè). Vino di buona prospettiva, che abbina una mano moderna ad un’anima più tradizionale.
GERARDO CESARI
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Vino che si presenta di un rubino-granato mediamente carico. Naso che cerca finezza ed eleganza, dal frutto alla spezia, dal tannino integrato all’alcolicità equilibrata. Risulta tuttavia più ricco al naso che al palato, nel segno di una caccia alla leggerezza portata forse troppo all’estremo.
CLEMENTI
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Troppo presto per un giudizio complessivo, soprattutto per l’esuberanza tannica.
CORTE FIGARETTO
Amarone della Valpolicella Docg Valpantena
Brolo del Figaretto
Colore rubino-granato mediamente carico. Bella ciliegia di perfetta maturità al naso, croccate, unita a un lampone e a un ribes ben maturo. Piuttosto potente sotto il profilo alcolico, si ripresenta goloso e incentrato sul frutto al palato. Alla frutta risponde una buona freschezza e un tannino piuttosto fitto, ben lavorato. Vino che ha bisogno di bottiglia, come la gran parte dei campioni, ma che fa già intravedere la scelta stilistica e un’ottima mano in vigna e in cantina.
CORTE FIGARETTO
Amarone della Valpolicella Docg Valpantena
Gr..l
Altro campione dal colore rubino-granato mediamente carico. Componente alcolica evidente al naso, che sovrasta l’espressione di frutto e spezia. Anche al palato l’alcol fa capolino in maniera netta, ma è unito a una importante componente fruttata e a una tannicità elegante. Al momento, la veste precoce di un Amarone 2018 di grandissimo potenziale futuro.
COSTA ARÈNTE
Amarone della Valpolicella Docg Valpantena
Vino non ancora in commercio. Colore mediamente carico. Naso che ha tutto ciò che ci si dovrebbe aspettare da un Amarone, tra frutto, spezia e nota dettata dall’appassimento. Tannini ben lavorati giocano sull’esuberanza glicerica e sull’espressione pienamente matura del frutto, tra la polpa rossa e quella nera. Lungo, ancora una volta su ricordi precisi ed eleganti dell’appassimento. Vino da attendere, che promette decisamente bene.
DOMÌNI VENETI (CANTINA VALPOLICELLA NEGRAR)
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Or’Jago
Vino non ancora in commercio. Colore piuttosto carico. Goloso sin dal naso, tra floreale, frutto maturo (polpa rossa, ciliegia, ma anche nera, mora, ribes nero) spezia ed erbaceo (menta) e terziari che chiamano il vetro, per una più completa integrazione. Perfetta corrispondenza gusto-olfattiva, ma chiusura anticipata da un tannino relativamente asciutto. Da integrare meglio anche la componente alcolica.
FALEZZE DI LUCA ANSELMI
Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Bel rubino-granato piuttosto penetrabile alla vista. Naso sul frutto (ciliegia) e sulle note golose dell’appassimento (uvetta), ben integrate con una speziatura e con ricordi freschi, di mentuccia. In bocca è un vero e proprio cavallo di razza. Tannini eleganti, pronti a riequilibrare una polpa e un succo imponente. Tra i campioni di botte più promettenti di Amarone 2018 ad Opera Prima 2023.
FATTORI
Amarone della Valpolicella Docg
Col de la Bastia
Colore rubino-violaceo che ne denota la gioventù. Speziatura fresca in primo piano, unita a una bella componente fruttata, matura. Leggerissimi ricordi di mela rossa tagliata, sulla cilieigia e sul lampone. Quadro che si ripresenta perfettamente al palato. Vino di una certa immediatezza e semplicità, già piuttosto godibile.
FLATIO
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Colore mediamente carico. Per la componente fruttata, più mora che ciliegia-amarena. Spezia e venatura fresca più presente al palato che al naso, per un Amarone 2018 che punta tutto su piacevolezza di beva ed equilibro, nonché su una certa prontezza. Campione da non perdere di vista, per la stilistica piuttosto innovativa.
I TAMASOTTI
Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Colore piuttosto carico, alla vista. Vino in chiara fase di affinamento, con legno in gran vista che fa capolino sul frutto maturo, goloso. Ottimo lavoro tra vigna e cantina: altro campione da considerare tra i più promettenti per il futuro, oggi in maturazione in botte.
ACCORDINI IGINO
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Le Bessole
Mediamente carico. Bel frutto goloso sui terziari in fase di integrazione. Perfetta corrispondenza gusto-olfattiva, per un Amarone 2018 piuttosto semplice da comprendere, senza fronzoli, immediato nel suo esser giocato principalmente sul frutto e sulla piacevolezza conferita dall’appassimento, bilanciata da una buona freschezza nel retro olfattivo. Una versione del Re dei vini della Valpolicella spensierata, ma tutt’altro che banale.
ILATIUM MORINI
Amarone della Valpolicella Docg
Leòn
Vino non ancora in commercio. Colore piuttosto impenetrabile, tra i più carichi di questa anteprima Amarone 2018. Al naso terziari e frutta matura, con predominanza dei primi sui secondi, al momento. Anche al palato si ripresentano i terziari, più del frutto. Vino da attendere.
LA COLLINA DEI CILIEGI
Amarone della Valpolicella Docg
Rubino-granato mediamente carico, penetrabile alla vista. Naso che discosta da gran parte degli altri assaggi per i ricordi di tamarindo sulle classiche note fruttate dell’appassimento e dei primari delle uve. Componente speziata elegante, quasi sussurrata, sul fiore secco, di viola. In bocca rispetta le attese, tra frutto e leggera balsamicità in chiusura. Vino che va nella direzione dell’alleggerimento, con risultati che possono convincere o meno il consumatore.
LAVAGNOLI
Amarone della Valpolicella Docg
Granato ben penetrabile, alla vista. Bel frutto goloso, rosso, al naso. In bocca si conferma giocato sul frutto, con i terziari e la spinta alcolica che chiamano un maggiore affinamento in bottiglia. Chiude su leggere note di brace. Vino di sicura prospettiva, nel segno di uno stile contemporaneo, che guarda maggiormente a freschezza e beva, senza nascondere l’espressione del terroir. Vino promettente, pensato e ben eseguito, quello della cantina di Pigozzo (VR).
LE GUAITE DI NOEMI
Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Altro colore che spicca per profondità, tra i più impenetrabili di Amarone 2018 ad Opera Prima 2023. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
LUCIANO ARDUINI
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Simison
Vino non ancora in commercio. Colore molto carico, tendente al purpureo. Bella impronta netta dell’appassimento, ben controbilanciata da una balsamicità e da note floreali precise, elegantissime. In bocca il vino si ripresenta incentrato sull’appassimento, raccontando uve, territorio e approccio del produttore. Vino didattico, nel senso più nobile del termine, a cavallo tra la tradizione e il futuro. Un’etichetta capace di coniugare freschezza e polpa in maniera esemplare. Ottime prospettive future per questo Amarone 2018.
MANARA
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Corte Manara
Colore mediamente carico. Naso e bocca raccontano un approccio sincero alla tecnica dell’appassimento e al vigneto, pur in un quadro al momento scomposto. Manca un filo di precisione e pulizia del gesto nell’esecuzione in cantina.
MASSIMAGO
Amarone della Valpolicella Docg
Conte Gastone
Vino biologico. Bel colore, rubino-granato penetrabile alla vista. Speziatura importante al naso, oltre alla componente fruttata. In bocca risulta elegante, con la freschezza a riequilibrare l’esuberaza del frutto già avvertito al naso. Bella finezza e allungo, su una Pai decisa e preziosa, che racconta tutta la tipicità dell’Amarone. Ottime le prospettive di questo vino.
MASSIMAGO
Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Mediamente penetrabile il colore, alla vista. Nette note di appassimento, con l’uvetta in prima linea. Tannini vivi, in fase di integrazione, ben “pensati” per riequilibrare una componente glicerica importante e un frutto davvero ben maturo. Sarà un vino importante ma tutto sommato agile nella beva. Etichetta da monitorare.
MIZZON
Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
MONTE CASTELON
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Bel colore rubino-granato. Floreale e frutto elegante al naso, con la componente speziata che invece risulta più presente al palato. Tannino un po’ asciutto e alcol al momento fuori dal quadro. Chiusura leggermente amaricate. Vino all’inizio del suo percorso, a cui dare bottiglia e tempo per un’auspicabile amalgama delle componenti.
MONTE DEL FRÀ
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Tenuta Lena di Mezzo
Colore mediamente carico. Bella l’espressione del frutto, goloso, tra la polpa rossa e la scura, di bosco. In bocca piuttosto potente, ma equilibrato in tutte le sue componenti. Pregevole la chiusura balsamica, che vira sulla liquirizia. Tannino fitto, che ha bisogno di bottiglia per amalgamarsi completamente al quadro. Vino che rivela una componente sapida non presente in molti altri campioni, ma molto apprezzabile. Vino decisamente promettente.
MONTE ZOVO – FAMIGLIA COTTINI
Amarone della Valpolicella Docg
Mediamente carico, il colore, alla vista. Elegantissima espressione della componente speziata, che gioca a riequilibrare con la sua balsamicità e freschezza l’esuberanza del frutto e delle note dettate dall’appassimento. Tannino fitto, in fase di integrazione. Tempo, parola d’ordine.
MONTECI
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Teso, tannino vivo. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
CANTINE GIACOMO MONTRESOR
Amarone della Valpolicella Docg
Satinato
Colore rosso-granato mediamente penetrabile alla vista. Naso e bocca dominati dal frutto, preciso, succoso. Campione che mostra una buona prontezza di beva, giocata sull’espressone genuina del frutto più che sulla stratificazione. Chiude fresco, leggermente balsamico, ammorbidito da terziari ben amalgamati. Gran piacevolezza, sin dagli esordi di una vita che si preanuncia lunga.
NOVAIA
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Corte Vaona
Vino biologico, campione di botte. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
PASQUA VIGNETI E CANTINE
Amarone della Valpolicella Docg
Famiglia Pasqua
Vino non ancora in commercio. Bel colore, mediamente carico. Tanta spezia nel corredo, di buona eleganza. Ravviva e conferisce nerbo a un frutto rosso goloso, espresso con grande precisione. In bocca si conferma un’etichetta espressione di quella che abbiamo ridefinito, lo scorso anno, “l’Amarone Revolution“. Al frutto perfettamente maturo, succoso, risponde una freschezza che riequilibra il sorso. Belli i ritorni della componente speziata nel retro olfattivo, per un Amarone 2018 che premia beva e prontezza. Unica pecca, la mancanza di un filo di concentrazione e di quel sentore di “appassimento” che non manca, anche nelle migliori espressioni della nuova generazione dell’Amarone.
ROCCA SVEVA (CANTINA DI SOAVE)
Amarone della Valpolicella Docg Riserva
Vino non ancora in commercio. Colore mediamente carico. Vino che presenta una certa concentrazione, che si riflette in una centratura sul frutto e sul bilanciamento dell’equilibrio conferito dalla speziatura. In bocca più “largo” di quanto lasci presagire il naso. Legno che si deve integrare meglio, cosi come la componente alcolica. Vino agli esordi del suo percorso.
ROCCOLO GRASSI
Amarone della Valpolicella Docg
Vino non ancora in commercio. Colore impenetrabile alla vista. Campione che dimostra di aver bisogno di tempo per una migliore amalgama delle varie componenti: tutte presenti, ma al momento alla rinfusa sul palco del calice. Obbligatorio dargli fiducia.
SALVATERRA
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Save the land
Vino biologico. Colore mediamente carico alla vista. Naso e bocca su una buona corrispondenza gusto-olfattiva. Carente percezione dell’appassimento e tannino che risulta al momento un po’ ruvido. Componente alcolica leggermente “aggressiva”. Vino stilisticamente giovane, ma con spigoli da arrotondare. Altro vino a cui dare tempo: se lo merita.
SAN CASSIANO
Amarone della Valpolicella Docg
Vino non ancora in commercio. Colore impenetrabile. Tanto legno, vaniglia, caramella mou e note lattiche. Vino senza troppi fronzoli, che guarda alla piacevolezza e all’immediatezza di beva, perdendo forse un po’ di vista la tipicità.
SAN RUSTICO
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte che sembra rivelare un’impronta decisa verso il nuovo stile dell’Amarone, ma con un utilizzo del legno un po’ troppo aggressivo. Necessario, anche in questo caso, il tempo.
SANTA SOFIA
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Rubino-granato mediamente carico, alla vista. Bella prova, sotto ogni profilo: bilanciamento tra freschezza e frutto, con un tannino leggermente asciutto che dovrà integrarsi per dare equilibrio e beva. L’impressione sulla stilistica è quella di un Amarone 2018 da pasto, da beva, da conversazione.
SANTI
Amarone della Valpolicella Docg
Carlo Santi 1843
Campione di botte. Colore poco penetrabile. Gran potenza alcolica per questo campione, che abbina alla vena glicerica una freschezza riequilibrante e un tannino che chiama la bottiglia e un ulteriore affinamento. Momento non felicissimo, in generale, per un Amarone 2018 che tuttavia sembra avere tutto per poter regalare, nel tempo, un calice tipico, in tutte le sue componenti. Vino da aspettare.
SECONDO MARCO
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
SELÙN DI MARCONI LUIGI
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Fiori del Pastello
Una parola per descriverlo: splendido. Sin dal colore, non troppo carico. Al naso la chiara impronta dell’appassimento, avvolta in una speziatura elegantissima, fresca, che sfiora balsamico ed umami. In bocca perfetta corrispondenza e potenza alcolica riequilibrata dalla spezia fresca, scura, nonché dai ritorni mentolati, balsamici già avvertiti al naso. Il campione più sorprendente di Amarone 2018 ad Opera Prima 2023: una ventata di novità e di freschezza ad Anteprima Amarone 2018, sin da quel nome (“Fiori del Pastello”) che richiama la colorazione dei prati che accolgono i vigneti, tra i 400 e i 500 metri di altitudine, nella frazione Monte del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella.
TALESTRI
Amarone della Valpolicella Docg
Passione
Campione di botte. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
TENUTA SANTA MARIA DI GAETANO BERTANI
Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva
Campione di botte. Tannino vivo che potrebbe disturbare di primo acchito, ma ecco una gran bella polpa e una spezia elegantissima a riequilibrare il quadro complessivo, pur trattandosi di un campione all’inizio della sua vita. Senza dubbio il migliore e più promettente tra tutti i campioni di botte.
TENUTE FALEZZA
Amarone della Valpolicella Docg
Mediamente carico il colore, alla vista. Vino al momento scomposto tra le componenti, non giudicabile.
TERRE DI LEONE
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Il Re Pazzo
Campione prelevato da botte che si presenta alla vista di un rubino-granato mediamente penetrabile. Naso ampio, su frutto e sulla spezia, ciliegia e lampone golosi. In bocca molto promettente ed elegante. Bella polpa, succo, spezia e una certa balsamicità che, in chiusura, chiama il sorso successivo. Etichetta da annoverare tra le migliori del tasting, in termini di equilibrio attuale e prospettiva di crescita.
TEZZA – VITICOLTORI IN VALPANTENA
Amarone della Valpolicella Docg Valpantena
Campione di botte. Rubino-granato, mediamente penetrabile. Bel mentolato sul frutto succoso, ciliegia e lampone. In sottofondo note di tostatura, dettate dall’affinamento in legno. In bocca golosissimo. Legno che si conferma in fase di integrazione ma ben gestito, con la polpa ben controbilanciata dalla freschezza e dagli accenti balsamici. Bel campione, in prospettiva.
TINAZZI
Amarone della Valpolicella Docg
Tenute Valleselle – Aureum Acinum
Colore piuttosto carico. Naso incentrato sul frutto, goloso, pienamente maturo, di polpa rossa ma anche scura per i richiami alla pruga e all uvetta dell appassimento. In bocca il nettare entra morbido, sul frutto goloso e di perfetta maturita, per poi lasciare spazio a una riequilibrante freschezza. Vino frutto di un lavoro sapiente, dalla vigna al fruttaio. Buona prospettiva.
TINAZZI
Amarone della Valpolicella Docg
Ca’ de’ Rocchi – La Bastia
Colore mediamente carico. Vino in divenire, da attendere: sarà goloso e di beva, nel bilanciamento tra modernità e tradizione.
TORRE DI TERZOLAN
Amarone della Valpolicella Docg
Vino non ancora in commercio. Mediamente carico, alla vista. Balsamicità da vendere per questo campione, che abbina alla vena mentolata, quasi talcata, un frutto delizioso e una spezia dà nerbo al naso. Si riconferma tale al palato, in tutte le sue componenti. Un Amarone 2018 da presentare all’estero, per raccontare l’evoluzione in atto in Valpolicella: volto nobile, tipico eppure moderno di una denominazione di una denominazione che sta dimostrando di riuscire a rimanere legato alla tradizione, tanto quanto aggrappato ai nuovi canoni del bere vino rosso a livello internazionale.
VALENTINA CUBI
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Morar
Vino biologico, campione di botte. Rubino-granato mediamente penetrabile alla vista. Campione agli esordi che promette già decisamente bene, per la precisa espressione del frutto e la riequilibrante balsamicità, nonché per la piacevolezza delle note dettate dall’appassimento. Tannino fitto ma già piuttosto elegante, pur in fase di integrazione, a riconferma della sicura prospettiva del nettare.
VIGNA ‘800
Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva
Virgo Moron
Vino biologico, non ancora in commercio. Mediamente penetrabile. Bel naso giocato su una speziatura elegante, con note di liquirizia dolce che arricchiscono il quadro. Pregevole anche l’espressione del frutto, tra primari e appassimento. Uno dei campioni da annoverare tra i migliori in assoluto di Amarone Opera Prima 2023.
VIGNETI DI ETTORE
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Colore piuttosto carico. Naso bocca che rispecchiano la cromia, su note di frutto e terziari piuttosto grassi. Tannino vivo, in fase di integrazione. Vino a cui dare tempo.
VILLA SAN CARLO WINE
Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Colore mediamente carico. Tannini vivi, piuttosto aggressivi, ma a differenza di altri questo campione dimostra di aver stoffa e stile, soprattutto sul fronte della purezza del frutto. Parole d’ordine, ancora una volta: tempo, attesa. Ripagheranno, c’è da scommetterci.
ZENI 1870
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Vigne Alte
Vino non ancora in commercio. Rubino-granato piuttosto impenetrabile. Colpisce e convince per la purezza assoluta del frutto, polposo, pieno, perfettamente maturo. Non manca il corredo floreale e speziato. Al palato si conferma un Amarone 2018 incentrato sul frutto, splendidamente controbilanciato da freschezza e spezia. Chiude su una leggera di burro salato. Vino non particolarmente stratificato e giocato su una certa abbondanza delle note dettate dall’affinamento in legno, conservando tuttavia un buon gradiente di tipicità.
ZÝMĒ
Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Vino al momento scomposto tra le componenti, non giudicabile.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Una sfilata di 64 aziende pronte a celebrare il millesimo 2018 del re dei vini della Valpolicella, il protagonista di Amarone Opera Prima 2023 in programma a Verona, al Palazzo della Gran Guardia, il 4 e il 5 febbraio. Organizzato dal Consorzio vini Valpolicella, l’evento di punta della denominazione torna così alla tradizionale collocazione invernale, mantenendo però il restyling del nome dell’anteprima straordinaria del giugno scorso a beneficio di un format versatile realizzabile anche fuori stagione, seppure con focus tematici diversificati.
In apertura della due giorni di Amarone Opera Prima a Verona, città che detiene il primato del vigneto urbano più esteso dello Stivale, la conferenza stampa inaugurale (sabato 4 febbraio, Auditorium Gran Guardia ore 11) con la presentazione dei dati di mercato della denominazione, il valore del ricambio generazionale e prospettive dell’enoturismo in Valpolicella a cura del presidente del Consorzio, Christian Marchesini, e dell’annata viticola 2018 introdotta da Giambattista Tornielli, professore associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università scaligera.
A seguire riflettori puntati sull’ultimo step della candidatura della tecnica secolare dalla messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco, con i contributi di Pier Luigi Petrillo, professore e direttore della cattedra Unesco sui Patrimoni culturali immateriali dell’Università Unitelma Sapienza di Roma e di Elisabetta Moro, professoressa ordinaria di Antropologia culturale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Al talk show intervengono Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, Gianmarco Mazzi, sottosegretario al ministero della Cultura, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto e Damiano Tommasi, sindaco di Verona.
Dopo le call to action sul territorio realizzate l’anno scorso dal Comitato promotore (di cui il Consorzio è coordinatore) l’iter della candidatura entra ora nella fase finale con la presentazione ufficiale del dossier che successivamente sarà trasmesso ai ministeri della Cultura e dell’Agricoltura e alla Commissione nazionale per l’Unesco (organismo interministeriale che fa capo al ministero degli Affari esteri), che entro il 30 marzo dovrà scegliere la candidatura italiana da inviare a Parigi per la complessa valutazione da parte dell’Unesco.
Al via, dalle 12.30 della prima giornata, le degustazioni presso gli stand delle aziende riservate alla stampa nazionale e internazionale, mentre dalle 16.30 alle 19.00 Amarone Opera Prima aprirà anche agli operatori e ai winelover che potranno replicare i tasting il giorno successivo, domenica 5 febbraio, dalle 10.00 alle 19.30 (ingresso a pagamento riservato ai maggiori di 18 anni. Ticket: 35 euro in prevendita e 40 euro nelle giornate di manifestazione).
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Temperature record e siccità prolungata anche in estate avevano fatto temere il peggio per la vendemmia 2022 in Piemonte. I dati ufficiali però fotografano una situazione ben diversa: la produzione di vino è di poco inferiore al 2021, 2,26 milioni di ettolitri contro i 2,3 prodotti l’anno prima. Il Piemonte si colloca come seconda regione a livello nazionale per impatto di fatturato con un giro d’affari per il comparto vinicolo di 1.235 milioni di euro. E la 2022 è un’annata che si avvicina all’eccellenza qualitativa e si merita le “Quattro Stelle e mezzo”.
È quanto emerge da PiemonteAnteprima Vendemmia 2022, l’annuale pubblicazione curata da Vignaioli Piemontesi e Regione Piemonte in cui si analizzano dati tecnici e valutazioni sulla vendemmia appena passata e sull’andamento economico generale del comparto vitivinicolo. Un lavoro che Vignaioli Piemontesi porta avanti da più di trent’anni, dal 1992, raccogliendo minuziosamente i dati regionali di maturazione delle uve e dell’andamento climatico in varie zone vitivinicole del Piemonte e svolgendo un’attività di coordinamento di tutti i tecnici viticoli e agronomi presenti sul territorio. L’ultima pubblicazione è stata presentata ad Alba, nell’Aula Magna Ampelion.
L’assessore all’Agricoltura della Regione Piemonte Marco Protopapa parla di «miracolo viticolo» e invita il settore «ad approfondire le conoscenze sui meccanismi fisiologici di adattamento della vite agli stress idrici e termici». «L’interrogativo maggiore – continua – è sui livelli produttivi dell’anno prossimo, soprattutto per quei vigneti che erano già in sofferenza dalla scorsa stagione. Non possiamo non considerare, infatti, come fattore critico un accumulo di riserve sicuramente ridotto al minimo. Vedremo se la resilienza di questa pianta straordinaria sarà capace di porre rimedio anche a questo aspetto».
Il direttore di Vignaioli Piemontesi Davide Viglino ricorda l’importanza dei vini a denominazione: «La maggior parte della produzione 2022 è rivendicata a Dop, come vino a denominazione di origine: sono 2,08 milioni di ettolitri pari al 92%. La scommessa del Piemonte è trasformare la qualità delle uve in vini di qualità».
I DATI DELLA VENDEMMIA 2022 IN PIEMONTE
La raccolta delle uve, in occasione della vendemmia 2022, è stata precoce. In generale si è svolta tra agosto e settembre. Tra i vigneti del Piemonte, la produzione di vino si è confermata sostanzialmente stabile, nonostante le criticità climatiche, a 2,26 milioni di ettolitri. In Italia la produzione è stata di 50,3 milioni di ettolitri.
La vendemmia comunque soddisfa per la qualità. Dalle analisi e valutazioni svolte costantemente dal servizio tecnico di Vignaioli Piemontesi, molti vitigni sono collocati in vetta della classifica. Si attendono vini dalla bella struttura e complessità, particolarmente armonici e capaci di resistere al tempo. Quasi tutti i vitigni sono vicino all’eccellenza con quattro stelle e mezzo: Arneis, Favorita, Moscato bianco, Barbera, Brachetto, Dolcetto, Freisa, Grignolino, Nebbiolo, Ruché, Vespolina, Chardonnay, Sauvignon Blanc e Pinot Nero. Seguono Cortese, Erbaluce, Nascetta, Timorasso e Pelaverga (4 stelle).
Gli ettari vitati sono in crescita e hanno raggiunto quota 45.823. Per quanto riguarda la superficie vitata, dopo parecchi anni di flessioni, nel 2017 la tendenza si è invertita grazie al fatto che il vigneto piemontese ha ricominciato a mettere a dimora nuovi ettari. La tendenza è proseguita anche nel 2020 nonostante la crisi mondiale da Covid, si è confermata nel 2022.
Guardando ai numeri, negli ultimi dieci anni (2013 – 2022), il vigneto piemontese ha evidenziato un andamento sostanzialmente stabile e con una situazione di incremento nella fase finale. Nel 2013 la superficie vitata piemontese disponeva di 44.169 ettari, nel 2014 di 43.893, nel 2015 di 43.553, nel 2016 di 43.500, nel 2017 di 44.202, nel 2018 di 44.449, nel 2019 di 44.677 ettari, nel 2020 44.737 ettari e nel 2021 45.420. Anche nel 2022 è continuato il recupero della superficie vitata persa nel passato: oggi è di 45.823 ettari, con un netto incremento rispetto al valore del 2013.
La produzione di vini a denominazione di origine rappresenta il 92% con 2,08 milioni di ettolitri dichiarati nella vendemmia 2022. Ci sono 59 denominazioni con 18 Docg e 41 Doc che coprono circa l’83% della produzione regionale; quasi tutta di vitigni autoctoni storici.
VIGNAIOLI PIEMONTESI: I DATI ECONOMICI DEL 2022
Positivi i dati economici del settore dell’agroalimentare piemontese a cui fa riferimento anche il vino: secondo gli ultimi dati della Regione Piemonte, il valore della produzione piemontese è di 1.235 milioni di euro su un totale italiano di 11.160 milioni di euro. Il Piemonte si colloca come seconda regione a livello nazionale per impatto di fatturato.
Un export che interessa circa il 60% del vino prodotto in Piemonte, di cui il 70% nei paesi comunitari e il 30% nei paesi extra Ue. I principali paesi importatori sono Paesi Scandinavi, Usa, Germania, Francia, Russia, Spagna, Svizzera, Giappone.
Il 33% della produzione vitivinicola in Piemonte arriva dal mondo della cooperazione: 35 cantine cooperative piemontesi sono associate e rappresentate da Vignaioli Piemontesi con circa 8 mila soci.
Sono 19,4 milioni di euro le risorse assegnate dalla Regione Piemonte nell’annualità 2022/2023 alla misura promozione sui mercati dei Paesi terzi dell’OCM Vino per l’internazionalizzazione e l’export delle aziende vitivinicole piemontesi, così ripartite: 8,5 milioni di euro per la misura promozione dei vini sui mercati dei Paesi terzi; 7 milioni di euro per la misura ristrutturazione e riconversione dei vigneti; 3,9 milioni di euro per la misura Investimenti.
Sono 8 milioni di euro le risorse assegnate dalla Regione Piemonte per il biennio di transizione 2021 – 2022 a favore della sottomisura 3.2 PSR 2014/2020, a sostegno delle attività di informazione e promozione, svolte da associazioni di produttori nel mercato interno alla UE per la valorizzazione delle produzioni piemontesi rientranti nei regimi di qualità.
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Campi Flegrei protagonisti a Campania Stories 2022, l’evento dedicato alla stampa specializzata nazionale e internazionale riunita ogni anno in Campania per la presentazione delle nuove annate dei vini prodotti nelle principali denominazioni campane.
La sede prescelta per i tasting, che si svolgeranno da lunedì 5 a giovedì 8 settembre, è Pozzuoli. Un luogo unico, a ridosso della città di Napoli, dove si fondono storia, mito e leggende. La rassegna si aprirà lunedì 5 settembre al Palazzo dell’Ostrichina, nel Parco Vanvitelliano del Fusaro, tra il lago Fusaro e la Casina Vanvitelliana.
Uno scenario unico al mondo in cui si darà il benvenuto alla stampa nazionale e internazionale attraverso una importante iniziativa di valorizzazione del pescato campano.
Tra i momenti che arricchiranno ulteriormente il programma di Campania Stories 2022, la Masterclass sulla Falanghina dei Campi Flegrei in collaborazione con il Consorzio Tutela Vini Campi Flegrei, Ischia e Capri.
Sempre giovedì 8 settembre l’atteso Campania Stories Day, degustazione per operatori e appassionati di tutta Italia, in programma all’Hotel Gli Dei di Pozzuoli (Napoli).
CAMPANIA STORIES 2022: LE CANTINE PARTECIPANTI
Avellino
Amarano, Barbot Stefania, Bellaria, Borgodangelo, Cantina del Barone, Cantine dell’Angelo, Cantine di Marzo, Colli di Lapio, Contrade di Taurasi, De Beaumont, De’ Gaeta, Di Meo, Di Prisco, Donnachiara, Ferrara Benito, Feudi di San Gregorio, Fonzone Caccese, I Capitani, I Favati, Le Otto Terre, Il Cancelliere, Nativ, Passo delle Tortore, Perillo, Petilia, Petra Marzia, Pietracupa, Sanpaolo di Claudio Quarta, Sertura, Tecce Luigi, Tenuta Cavalier Pepe, Tenuta De Gregorio, Tenuta del Meriggio, Tenuta Madre, Tenuta Sarno 1860, Tenuta Scuotto, Tenute di Pietrafusa di Villa Matilde Avallone, Traerte, Vesevo, Vigne Guadagno, Villa Raiano.
Benevento
Cantina di Solopaca, Cantine Tora, Fattoria La Rivolta, Fontanavecchia, La Fortezza, La Guardiense, Monserrato 1973, Mustilli, Rossovermiglio, Tenuta 33 Filari, Tenuta Sant’Agostino, Terre Stregate, Torre a Oriente.
Caserta
Alois, Calatia, Cantina di Lisandro, Caputo 1890, Galardi, Il Verro, Masseria Piccirillo, Paparelli Luca, Sclavia, Torelle, Vestini Campagnano, Vigne Chigi, Villa Matilde Avallone.
Napoli
Agnanum, Astroni, Bosco de’ Medici, Cantine Carputo, Cantine dell’Averno, Cantine del Mare, Cantine Federiciane, Cantine Olivella, Casa Setaro, Contrada Salandra, Farro, La Sibilla, Portolano Mario, Quaranta Angelina, Salvatore Martusciello, Scala Fenicia, Sorrentino.
Salerno
Albamarina, Alessandra, Cuomo Marisa, Polito Viticoltori, Montevetrano, Sammarco Ettore, San Salvatore 19.88, Tempa di Zoè, Vuolo.
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Oltre 100 giornalisti accreditati di cui l’80% provenienti dall’estero e 40 cantine pronte a stappare sulle note della marcia trionfale dell’Aida. È l’istantanea di Amarone Opera Prima, l’evento straordinario e fuori stagione del Consorzio Vini Valpolicella in programma aVerona dal 17 al 20 giugno, che winemag.it seguirà in presa diretta.
Un’occasione speciale che sfida il tabù del calendario estivo per presentare il millesimo 2017 al di fuori della tradizionale collocazione dell’Anteprima a febbraio, portando in scena anche il sodalizio tra i due simboli della città scaligera nel mondo: l’Arena e l’Amarone.
Dopo il gala dinner del 17 giugno a Giardino Giusti riservato alla stampa (solo su invito), il cartellone di Amarone Opera Prima si apre il 18 giugno con due masterclass a Palazzo Verità Poeta (Vicolo San Silvestro, 6), per scoprire la versatilità del grande Rosso e le annate top, che hanno contribuito al suo posizionamento in oltre 80 nazioni del globo.
IL PROGRAMMA DI AMARONE OPERA PRIMA
Si parte alle 11.30 con “Amarone 4wd, off the beaten track: diversi stili di Amarone abbinati a piatti di alta cucina di vari paesi del mondo”, un’iniziativa ideata con La Peca, il ristorante due stelle Michelin di Lonigo (VI) e la narrazione del critico gastronomico e wine expert, Davide Scapin.
Si prosegue poi alle 15.00, con la sessione “The boom generation: gli ultimi decenni dell’Amarone dalla sua escalation al successo mondiale”, condotta da JC Viens, italian wine ambassador e Wset educator.
Per la stampa nazionale e internazionale da 20 nazioni – dagli Usa agli Emirati Arabi, dalla Corea del Sud al Canada fino a Israele, Singapore e ai principali mercati europei – la giornata si chiude in Arena per assistere all’Aida di Giuseppe Verdi, l’opera simbolo dell’anfiteatro romano sotto le stelle fin dalla sua prima edizione nel 1913.
DOMENICA 19 GLI ASSAGGI DELL’AMARONE 2017
Domenica 19 giugno, Amarone Opera Prima si trasferisce al palazzo della Gran Guardia (piazza Bra), per la degustazione dell’Amarone 2017 (dalle 10 alle 17 per la stampa specializzata; apertura dei banchi delle aziende dalle 12.30 e dalle 16.00 fino alle 20.00 ingresso consentito anche a wine lover e operatori).
È anche il momento della conferenza stampa sullo stato di salute della denominazione e il focus su “Amarone e i miti dell’ospitalità veneta, tra storia e leggenda”, dalle ore 11. Lunedì 20 giugno, ultimo giorno di Amarone Opera Prima, la manifestazione è aperta a pubblico e operatori dalle 10.00 alle 20.00.
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Mai sentito parlare della Vinopolitana? Non è una nuova fermata della metropolitana di Roma o Milano, ma la novità più succosa di Anteprima Sagrantino, l’annuale appuntamento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Montefalco per la stampa e gli operatori del settore. Quella in programma dal 25 al 26 maggio 2022 sarà infatti un’edizione ricca di novità, destinate (forse) a cambiare il corso delle Anteprime del vino italiano.
Mentre in Toscana denominazioni come il Brunello di Montalcino tentano ormai di defilarsi dal resto delle “Preview” regionali, l’Umbria si candida a diventare sempre più attrattiva per i professionisti italiani e internazionali. Giocando in squadra.
Le novità di Anteprima Sagrantino 2022 – in degustazione l’annata 2018 del grande rosso di Montefalco – sono infatti tre. La Vinopolitana, ovvero un servizio di navette a disposizione dei professionisti che prenderanno parte alle degustazioni, è “comandata” dall’innovativa App “Anteprima Sagrantino”, grazie alla quale gli ospiti del Consorzio hanno potuto programmare in anticipo tutti gli spostamenti sul territorio, tra cantine e banchi di assaggio.
La terza ed ultima novità riguarda, nel complesso, le denominazioni umbre. I quattro Consorzi di Tutela della regione hanno deciso di presentarsi alla stampa in un evento unitario, dando vita “Umbria in Anteprima“.
Un evento unico, che si articolerà in quattro tappe, una per ciascun Consorzio di Tutela che ha aderito all’iniziativa. Si inizia appunto con “Anteprima Sagrantino 2018”. Appuntamento, poi, ad Orvieto il poi, il 27 e il 28 maggio. Il 29 e 30 maggio spazio ai vini del Trasimeno ed il 31 focus sui vini di Torgiano.
«L’obiettivo – spiegano i Consorzi – è quello di posizionare il brand legato all’Umbria del vino in maniera ancora più incisiva, in particolare sui mercati internazionali. Offrendo l’immagine di un territorio fortemente identitario, ma in grado di esprimere una produzione vitivinicola variegata e di grande appeal».
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Novanta cantine e oltre 50 giornalisti già accreditati per la XIII edizione di Contrade dell’Etna, l’evento che promuove i vini del vulcano con il coinvolgimento delle cantine del territorio. L’appuntamento è per il 2, 3 e 4 aprile 2022 al Picciolo Etna Golf Resort di Castiglione di Sicilia.
L’organizzazione, per volere del fondatore Andrea Franchetti già due anni fa, è adesso affidata alla società Crew che ha raccolto il testimone e porterà Contrade dell’Etna verso nuovi e ambiti traguardi di promozione.
La manifestazione si apre sabato 2 aprile alle 9.30 con una breve cerimonia di inaugurazione e il ricordo di Franchetti, recentemente scomparso. Alle 11.15 spazio all’ospite d’eccezione, Attilio Scienza, docente universitario, tra i maggiori esperti al mondo di vitivinicoltura, che terrà una conferenza dal titolo: “L’Etna, il vino: un grande mosaico“.
A seguire le master class dedicate ai vini dell’Etna, condotte da Federico Latteri: ore 12.30 i Rosati (vini annata 2020). Alle ore 14.30 i Bianchi (vini annata 2019). Alle ore 16.30 i Rossi (vini annata 2019). Alle ore 18.30 i Rossi (vini annata 2017). Alle 20.30, sempre al Picciolo, rinfresco di benvenuto.
La seconda giornata, domenica 3 aprile, si apre alle 9.30 con la presentazione dei vini en primeur ai giornalisti di settore, enologi, critici del vino. Dalle 12.30 alle 19 grande banco d’assaggio aperto al pubblico, i biglietti sono disponibili sul sito www.lecontradedelletna.com e sul circuito TicketOne.
Lunedì 4 aprile (9.30-16.30) è l’ultimo giorno dedicato agli operatori commerciali, enoteche, ho.re.ca., importatori, grossisti e agli ospiti delle cantine presenti.
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Tornerà sabato 30 aprile e domenica 1 maggio L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino con Corvina Manifesto, rassegna di presentazione della nuova annata del vino rosa della sponda veronese del lago di Garda.
L’evento, organizzato dal Consorzio di tutela del Chiaretto di Bardolino dopo due anni di assenza forzata – e con un calendario rivisto a fronte dello slittamento di Prowein 2022 – vedrà protagonisti i vini della vendemmia 2021.
Un’anteprima molto attesa, dal momento che si tratta dei primi vini per i quali è obbligatoria in etichetta la dizione Chiaretto di Bardolino. È infatti entrato in vigore il nuovo disciplinare di produzione, che prevede tra l’altro l’innalzamento al 95% della percentuale di Corvina, vitigno autoctono veronese.
CAMBIA LA SEDE DELL’ANTERPIMA
Per ora, la rassegna ospiterà la sola stampa di settore. Se il quadro normativo e sanitario avrà delle schiarite, il Consorzio valuterà soluzioni per il pubblico degli appassionati. Tra le novità, anche una nuova sede.
Corvina Manifesto – L’Anteprima del Chiaretto di Bardolino si svolgerà sulle colline di Bardolino, all’Istituto Salesiano Tusini, un centro professionale dedicato alla formazione di giovani operatori specializzati nella gestione della cantina e nella conduzione del vigneto.
«Siamo felici di poter tornare a degustare la nuova annata in presenza – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto di Bardolino – e lo facciamo in mezzo ai vigneti. Una conferma del carattere fortemente identitario e territoriale del nostro Chiaretto».
CHIARETTO DI BARDOLINO 2021: LE PRIME IMPRESSIONI
Le prime bottiglie di Chiaretto che stanno uscendo dalle cantine – commenta il responsabile tecnico del Consorzio, Andrea Vantini – confermano l’ottimo livello qualitativo della vendemmia 2021, iniziata con qualche giorno di ritardo rispetto all’anno precedente».
Le belle giornate e le elevate escursioni termiche tra il giorno e la notte hanno favorito un’ottimale maturazione delle uve. Contestualmente hanno consentito di disporre di un’acidità totale su valori mediamente superiori rispetto al 2020, garantendo quindi la presenza di quelle caratteristiche di freschezza e di sapidità che sono tipiche del Chiaretto di Bardolino».
Come lo scorso anno, entreranno sul mercato in primavera anche alcuni Chiaretto di annate precedenti. È sempre più elevato il numero di produttori che propone vini rosa affinati per uno o due anni prima di essere posti in bottiglia. Una conferma della svolta in corso nella denominazione gardesana, tra le più strutturate ed eclettiche del panorama dei vini rosa europei.
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Anteprima Amarone, inizialmente prevista a Verona il 4 e 5 febbraio 2022 prossimi, slitta a giugno. Una riprogrammazione decisa all’unanimità dal Consorzio tutela vini Valpolicella, «per garantire un adeguato svolgimento della manifestazione con la consueta presenza di esperti e stakeholder di livello internazionale».
Le nuove date dell’evento scaligero saranno comunicate a breve. Resta confermato il programma originariamente previsto, impossibile da rispettare a febbraio, a cui si aggiungeranno eventi speciali dedicati al re della Valpolicella, l’Amarone.
«Vogliamo tornare in presenza – commenta il presidente del Consorzio, Christian Marchesini – e vogliamo farlo nel migliore dei modi. Lo dobbiamo ai nostri produttori e a una denominazione che nel 2021 ha registrato una stagione importante sul fronte delle vendite».
«Per questo a febbraio – conclude Marchesini – assieme a Nomisma Wine-Monitor, presenteremo un focus di mercato sulle performance di Amarone, Ripasso e Valpolicella in Italia e nel mondo».
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I vini rossi della Campania tra alti e bassi: strepitosi in alcune interpretazioni e da rivedere in altre, in bilico tra un uso eccessivo dei legni e poca “pulizia”. È il quadro che emerge dalla sessione di degustazione dei vini rossi campani a Campania Stories 2021.
La presentazione delle ultime annate delle principali denominazioni “rossiste” della regione è andata in scena il 31 agosto al Campus Principe di Napoli di Agerola (NA). Conferme più che sorprese, dunque, con la regione che si conferma più “ferrata” e qualitativamente costante nella produzione di vini bianchi (qui i migliori all’Anteprima Campania Stories 2021).
Nella selezione di WineMag.it, 38 dei 137 vini rossi campani degustati alla cieca. Tra questi sono 7 i vini imperdibili: il Campania Igp 2018 “Terra di Lavoro” di Galardi; l’Irpinia Aglianico Dop 2015 “Serpico” di Feudi di San Gregorio.
E ancora: l’Aglianico del Taburno Riserva Docg “Terra di Rivolta”2017 di Fattoria La Rivolta; il Cilento Aglianico Dop “Cenito” 2018 di Luigi Maffini; il Paestum Aglianico Igp Bio “Donnaluna” 2018 di Viticoltori De Conciliis.
Molto interessante l’interpretazione del vitigno Casavecchia di Alois, con il Pontelatone Riserva Dop 2017 “Trebulanum”. Tra le annate meno recenti, brilla invece il Taurasi Riserva Docg 2009 di Perillo. Da sottolineare l’ottima prova “corale” dei Campi Flegrei con il vitigno Piedirosso, tra i simboli della Campania. Un argomento che sarà approfondito prossimamente su WineMag.it.
I MIGLIORI VINI ROSSI A CAMPANIA STORIES 2021
VINI ROSSI BASE AGLIANICO
IRPINIA
Irpinia – Docg Taurasi e Taurasi Riserva
Villa Raiano – Taurasi Docg 2016
Tenuta Cavalier Pepe – Taurasi Docg “Opera mia” 2015
Molettieri Salvatore – Taurasi Docg “Renonno” 2015
Delite – Taurasi Docg “Pentamerone” 2015
Feudi di San Gregorio – Taurasi Riserva Docg “Piano di Montevergine” 2015
Tenuta del Meriggio – Taurasi Riserva Docg “Colle dei Cerasi” 2015 Perillo – Taurasi Riserva Docg 2009
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Tanta frutta ed esuberanza, abbinata nei migliori dei casi a una riequilibrante freschezza e balsamicità. Il Sagrantino di Montefalco 2017 si presenta all’Anteprima 2021 in una veste diversa da quella comune. Ovvero con una prontezza di beva maggiore rispetto ai canoni della Denominazione.
«Un’annata difficile – evidenzia Filippo Antonelli, presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco – a cui abbiamo assegnato 3 stelle su 5, pari a 88 centesimi. L’annata precedente, la 2016, era stata valutata 5 stelle, pari a 95/100»
Per noi produttori, la 2017 è stata un’annata drammatica. Non certo dal punto di vista qualitativo, bensì sotto il profilo quantitativo. Basi pensare che sono stati rivendicati 22 mila ettolitri, rispetto alla media di 40 mila.
Quasi un 50% di differenza, derivato non solo da una stagione calda e da una generale carenza di acqua, almeno sino alla seconda decade di settembre 2017, ma anche da una gelata primaverile».
Una vendemmia, in definitiva, molto simile alla 2003. «Con la differenza – precisa Antonelli – che siamo diventati molto più bravi in vigna, nell’arco dei 18 anni che separano le ultime due annate molto calde. L’esperienza maturata si è tradotta in un risultato di molto superiore al 2003».
L’assaggio alla cieca dei 44 campioni di Sagrantino di Montefalco 2017 conferma la visione di Antonelli. L’estate torrida di Montefalco si è trasferita dalla vigna al calice, col suo carico di frutta matura.
Un’annata sfidante, che mette in risalto le abilità agronomiche ed enologiche dei produttori della Denominazione. A preoccupare, piuttosto, è la presenza di qualche campione condizionato da agenti che, con il meteo, hanno poco a che fare.
I MIGLIORI SAGRANTINO DI MONTEFALCO 2017
Moretti Omero: 86/100 Frutto succoso, perfettamente maturo. Ricordi lontani di tamarindo, macchia mediterranea e mentuccia. In bocca conferma il suo carattere giocato su frutto, succosità e bevibilità. Tannini che lavorano bene, nel contesto di un sorso di buona prontezza e godibilità.
Fattoria le Mura Saracene – Goretti: 87/100
Naso ampio, esuberante. Mora di rovo in gran evidenza in un quadro che, per pienezza, sfiora i canoni dell’aromaticità. Con l’ossigenazione, il frutto si fa sotto spirito, tra la fragolina di bosco e la ciliegia. Tannino che risponde piuttosto bene alla sollecitazione glicerica. Vino in netta evoluzione positiva.
Tenute Baldo: 89/100
Rosso rubino mediamente trasparente. Al naso risulta profondo e balsamico, andando ben oltre le note fruttate pronte. Vira su ricordi di amarena, erbe aromatiche e chiodo di garofano. In bocca è elegante, strutturato ma fine, molto gastronomico e territoriale.
Antonelli San Marco: 91/100
Sagrantino di Montefalco di un rosso rubino mediamente trasparente. Al naso una buona componente balsamico vegetale affianca il frutto pieno, di perfetta maturità. Ciliegia, fragola, mentuccia, un tocco di mora di rovo. In bocca una buona morbidezza in ingresso, seguita poi da una riequilibrante fase fresco acida. Tannino presente, elegante. Buona persistenza. Ottima gastronomicità ed equilibrio. Naso cambia poi su verde e fieno.
Terre de la Custodia: 87/100
Vino giocato sulla prontezza di beva: frutto pieno ma non strabordante, buona freschezza ed equilibrio tattile.
Agricola Mevante: 91/100
Naso e bocca interessanti per prontezza e, al contempo, prospettiva. Particolarmente apprezzabile la pienezza del frutto, tra succosità e croccantezza. Bene anche la componente vegetale e balsamica. Incuriosisce la nota d’arancia rossa, tra il succo e la buccia, che in bocca conferisce freschezza. Tannino elegante, di prospettiva.
Tudernum “Fidenzio”: 88/100
Prontezza e grande bevibilità, tra frutto e note balsamiche.
Colpetrone – Tenute del Cerro “Memoira”: 90/100
Bella presenza al naso, mentre la palato si potrebbe chiede un po’ più della semplice piacevolezza del frutto. In realtà, dopo un centro bocca sull’altalena delle morbidezze, il nettare torna teso, pieno e fresco, anche grazie a un apporto non sbavato dei terziari. Vino con ottime prospettive di ulteriore crescita, in un’annata difficile da cogliere nel pieno come quella del Sagrantino di Montefalco 2017.
Terre de’ Trinci: 86/100
Un Sagrantino fresco e sanguigno, su chiare note di arancia rossa e venature ematiche. In bocca tannino sostanzialmente pronto. L’ottimo lavoro in vigna, per centrare l’epoca di raccolta in un’annata calda, si traduce in un nettare di pronta beva. Un rosso agile e schietto, che sulla via della semplificazione ha perso un po’ di tipicità.
Valdangius “Fortunato”: 88/100
Vino carico, nel colore e nei profumi. Fiori, frutta, una buona componente vegetale, balsamica. Nota quasi di inchiostro e di arancia rossa. In bocca un’esplosione di frutta (ciliegia, fragolina di bosco, lampone) ben corroborata dalla freschezza e da un tannino ben calibrato. Pronto e di prospettiva.
Lungarotti: 87/100
Color rubino dai riflessi granati, luminoso, per questo Sagrantino di Montefalco 2017. Bella componete di frutto al naso, che al naso vira sullo stramaturo. Vino al momento molto shakerato, ma di buona prospettiva.
Tenuta Colfalco: 90/100
Naso elegante e bocca che si divide tra frutto e note vegetali eleganti. Apprezzabile anche al palato la vena vegetale e di arancia rossa, su tannino piuttosto elegante. Vino che ha bisogno di tempo per amalgamarsi, ma che lascia intravedere un’ottima visione d’insieme.
Montioni: 90/100
Bel naso elegante, su frutto preciso, millimetrico in termini di maturità ed espressione (tra i più notevoli della degustazione). Non mancano venature balsamiche e un tocco di spezie dolci. Il palato conferma le aspettative: ottima prontezza, tannino dolce e freschezza. Manca solo il graffio finale: quel po’ di carattere in più, per il salto assoluto di “categoria”.
Colle Ciocco: 85/100
Vino che convince più al naso che al palato, con le sue note quasi aromatiche di frutta nera, come una netta mora di rovo. In bocca scivola via sull’esuberanza del frutto e dell’alcol, su tinte di liquirizia.
Pardi: 87/100
Colore piuttosto carico e note che portano alle more e ai frutti di bosco. Vino emblema della prontezza di beva della vendemmia 2017. La speranza è che il futuro affinamento in bottiglia integri bene le note di legno.
Perticaia: 92/100
Uno dei “nasi” più convincenti in assoluto della degustazione, tra frutto rosso di bosco, una tipicissima nota di mora di rovo e nette venature talcate. Il legno è presente sia al naso che al palato, ma è ben controbilanciato dalla “matericità” del frutto. A rendere elegante il profilo di questo Sagrantino è anche la spinta fresco acida, ben abbinata a profondità di spezia e balsamicità. Vino pronto e di prospettiva.
Terre di San Felice: 87/100
Vino che si apre col passare dei minuti nel calice, regalando un naso ampio, più in profondità che sulla larghezza del frutto. Note nette di sottobosco, fogliame primaverile bagnato, origano, accenni di liquirizia dolce e chiodo di garofano. In bocca una vena balsamica che non appesantisce il sorso, anzi conferisce freschezza. Tannino tipico, in fase di integrazione. Buono oggi, ancora meglio domani.
Benedetti&Grigi: 87/100
Succosità, tannino in fase di integrazione, accenni balsamici e resinosi. Vino destinato ad amalgamarsi presto e dare soddisfazioni nel medio periodo.
Bocale: 95/100
Naso ampio, pieno, su frutto ed erbe aromatiche: splendido, stacca gran parte dei campioni in degustazione. Variegata alternanza di note: si passa da una ciliegia matura, molto precisa, a una mora di rovo densa, tipicissima. Pregevole anche la trama balsamica, che si allunga dal naso al palato, al retro olfattivo. Il tutto con un tannino in camicia e di prospettiva. Uno dei migliori Sagrantino di Montefalco 2017 all’Anteprima 2021.
Tenuta di Saragano “Saragano”: senza voto
Naso non pulitissimo, che spinge sullo fondo un bel frutto. La vena succosa si conferma al palato, sempre in secondo piano rispetto a note vegetali e balsamiche al momento disordinate. Campione in affinamento, certamente da rivalutare nei prossimi mesi.
Plani Arche “Apoca”: 87/100
Bel naso ampio, su un frutto piuttosto preciso, ampio, che con l’ossigenazione si fa sotto spirito. Tannino chiaramente in fase di integrazione per un campione in punta di piedi. Con un tocco in più di materia, al palato, sarebbe stato ancora più apprezzabile.
Luca di Tomaso: 95/100
Vino decisamente sulla strada giusta. Un campione di botte che rivela un frutto succoso, pieno, di rara concentrazione e pulizia nell’intero contesto dell’Anteprima 2021 del Sagrantino. Tannino che si sta vestendo a festa, tra i tratti che denotano prospettiva, carattere e tipicità, al lavoro su un frutto polposo e su una bella trama balsamica, profonda. Vino risultato di un lavoro certosino, tanto in vigna quanto in cantina.
Di Filippo “Etnico”: 89/100
Rosso carico. Al naso frutta piena, come ciliegia e lamponi, ma anche vene speziate, sia calde (quasi opulente) che mentolate, fresche, preziose. Super frutto e tannino di prospettiva, con le due fasi (dura e morbida) abbinate molto bene. Vino che nel tempo avrà grandissima godibilità ed equilibrio.
Tenuta Bellafonte “Collenottolo”: 93/100
Colore rubino mediamente trasparente per questo Sagrantino di Montefalco 2017. Naso su erbe officinali, mentuccia, liquirizia dolce. Al palato una buona componente fruttata viene riequilibrata da acidità e balsamicità. Tannini dolci, quasi sospesi, ad asciugare l’esuberanza del frutto.
Romanelli “Terra cupa”: 94/100
Bel compromesso tra fiori, frutto pieno, balsamicità e legno in integrazione. Vino piuttosto pronto, alcol ben integrato, che conferisce ulteriore piacevolezza. Buona rappresentazione del vitigno in una versione molto godibile e vera. Lettura autentica dell’annata, sia in vigna che in vinificazione.
Plani Arche: 85/100
Vino estremamente pronto sul fronte del tannino e del frutto, al momento in fase di assestamento.
Di Filippo: 91/100
Estrema tipicità, su tutti i fronti. Ma soprattutto uno sguardo fedele sull’annata, gestita in vigna (ancor più che in cantina) in maniera ottimale. Il frutto pieno scalpita sotto la coltre balsamica e speziata. Tannino di prospettiva, graffiante il giusto. Darà soddisfazioni.
Ilaria Cocco “Phosano”: difettato (5 bottiglie), senza voto
Fattoria Colsanto: 85/100
Vino condizionato dal legno, tanto in bocca quanto al naso. Chiude su vaniglia e caffe, tra i più netti dell’Anteprima, assieme al Sagrantino del Carapace. Poca espressività territoriale.
Moretti Omero “Vignalunga”: 84/100
Vino che non spicca in termini di pulizia e ordine.
Arnaldo Caprai “Valdimaggio”: 91/100
Vino pieno, dal frutto colto in maniera ineccepibile. Abbina la prontezza di beva dell’annata 2017 ad ottime prospettive di affinamento. Guarda certamente ai mercati internazionali, per il lavoro molto sapiente compiuto in vinificazione su tannini e tostature dei legni.
Adanti “Arquata”: 84/100
Altro vino che si rivela piuttosto morbido, nonostante la presenza di un tannino vivo. In fase di assestamento al momento, troverà un maggiore equilibrio a partire dai prossimi mesi.
Le Cimate: 86/100
Frutto grondante di succo, tannino elegante in fase di integrazione. Prospettiva media.
Scacciadiavoli: 88/100
Al naso note di arancia rossa, ematiche, oltre ai tipici frutti della Denominazione. Palato austero il giusto, bella prospettiva. Vino certamente giocato sull’eleganza più che sulla potenza, senza rinunciare alla tipicità.
Tenuta Castelbuono Lunelli “Carapace”: 85/100
Vino piuttosto commerciale, condizionato da un legno che copre l’espressione, l’integrità e l’interezza del varietale. Avrà comunque apprezzamento sicuro in precisi mercati internazionali.
Tenuta Alzatura: 88/100
Naso sul frutto pieno, cosi come il palato. Tannino vivo, che una volta disteso (nel tempo) servirà ad asciugare la materia e l’espansività della componente fruttata.
La Veneranda: 84/100
Vino color rubino, unghia granata. Naso pieno, su frutto ed erbe fresche. Frutto succoso, vena di agrume (sanguinella) sui consueti sentori rossi (ciliegia, piccolo sottobosco). Manca un po’ di materia in bocca, in una bocca dalla vena ossidativa.
Arnaldo Caprai “Collepiano”: 89/100
Bel rosso rubino. Al naso tanta frutta, dalla mora alla fragolina di bosco, dal lampone alla ciliegia. Apporto del legno garbato. Tannini eleganti. Nel complesso, un vino che si rivela piuttosto tipico, di pronta beva.
Terre di San Felice, Vinum Dei: 89/100
Colore rosso carico. Bella speziatura nera e vegetale fresco, talcato e mentolato. Pian piano esce il frutto, dolce, pieno, carico, succoso. Aspettative pienamente confermate al palato, di ottima corrispondenza. Tannino già integrato, buona freschezza a controbilanciare l’alcol. Campione molto buono oggi, prospettive medie.
Fattoria Colleallodole: 93/100
Naso fluido, succoso, materico, in continua evoluzione nel calice. Ottima precisione delle note fruttate, piene, grondanti di succo. Bella componente vegetale elegante, mentolata, talcata. In bocca si conferma un vino pieno, altrettanto in evoluzione, connotato da un’ottima precisione del frutto e da una gran freschezza.
Tabarrini “Colle Grimaldesco”: 94/100
Colore carico, poco trasparente. Naso più balsamico che fruttato al momento, vino che ha bisogno di tempo per aprirsi nel calice e parlare di sé. C’e un bell’agrume rosso (tra il succo e la buccia) sulle note di ciliegia e di frutti di bosco. In bocca abbina l’austerità elegante del tannino e di venature sapide alla gran pulizia del frutto. Chiude asciutto, in cravatta. Vino di assoluta prospettiva.
Tabarrini “Colle alle Macchie”: 93/100
Frutto gagliardo, pieno, succoso. Elegantissima speziatura e nota vegetale balsamica. Tannino di prospettiva, che asciuga la polpa. Vino delizioso, giocato al palato su un profilo elegante, sussurrato.
Fattoria Colleallodole “Colleallodole”: 94/100
Colore pieno. Naso bocca carichi di materia, di frutto, di presenza. Tannino elegante a lavorarci sopra. Bella corrispondenza naso bocca anche sulle note balsamiche e fresche, uso del legno esemplare, aggiunge complessità con note di fondo di caffè. Vino di assoluta prospettiva che ha solo bisogno di tempo per esprimersi, anche in allungo, su altissimi livelli. 94
Tabarrini “Campo alla Cerqua”: 97/100
Il campione numero 44, l’ultimo della batteria di Sagrantino di Montefalco 2017 degustato alla cieca, si rivela essere quello del vignaiolo alieno Giampaolo Tabarrini. A carte scoperte non sorprende che sia proprio lui ad aver centrato un vino così in un’annata calda come la 2017, che pare invece frutto di una vendemmia come la 2016, fresca dalle parti di Montefalco.
Il voto sopra le righe, assegnato durante la blind, è dovuto a questo. Campo alla Cerqua 2017 è un capolavoro di precisione che comincia dalla vigna e si trasferisce in cantina. Esemplare eleganza e pienezza, stratificazione, frutto, balsamicità, equilibrio e potenziale. È nelle annate difficili che si giudicano i fenomeni.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Ottime impressioni sul Chiaretto di Bardolino 2020, con WineMag.it che è in grado di stilare una classifica dei migliori assaggi all’Anteprima 2021 del vino rosato del lago di Garda. Un’edizione sui generis: i 50 campioni sono stati “ricondizionati” in bottigliette di vetro da 5 cl e inviati alla stampa enogastronomica italiana e internazionale dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino.
La degustazione è stata effettuata alla cieca e i risultati sono stati poi incrociati con l’elenco dei produttori aderenti, fornito dagli organizzatori. Qualità medio-alta tra i campioni iscritti al tasting – 14 vini con punteggi tra i 90/100 e i 93/100 – con l’annata 2020 che rispecchia gli annunci dell’ente di tutela vini della provincia di Verona.
«Nonostante la pandemia e il conseguente deciso calo di presenze turistiche sul lago di Garda – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino – le vendite di Chiaretto di Bardolino si sono mantenute costanti sul mercato».
Un segnale importante, che dimostra ancora una volta come le scelte del Consorzio siano state lungimiranti, confermando la nostra denominazione come leader tra i vini rosa in Italia. Anche per questo motivo abbiamo deciso di non rinunciare all’Anteprima e alla presentazione dell’annata 2020, ma di ripensare la manifestazione in nuove modalità».
«Le condizioni climatiche del 2020 – aggiunge Andrea Vantini, responsabile dell’area tecnica del Consorzio – hanno consentito un perfetto sviluppo delle componenti aromatiche fruttate delle uve, che si traducono nel Chiaretto di Bardolino nella presenza soprattutto di agrumi e piccoli frutti di bosco».
Le caratteristiche del microclima locale, invece, hanno garantito la presenza di quelle componenti di freschezza e di sapidità che sono tipiche del Chiaretto di Bardolino. Come conferma l’assaggio dei vini che stanno uscendo sul mercato, quella del 2020 è stata una buona annata nonostante il periodo di considerevole cambiamento climatico».
I MIGLIORI CHIARETTO DI BARDOLINO 2020
Chiaretto di Bardolino 2020, Aldo Adami: 87/100
Al naso ampio, su note di frutti di bosco maturi e tocco di agrume rosso e spezie dolci. Al palato corrispondente, morbido, con chiusura fresca e sapida, su rintocchi delicati d’agrumi e sale.
Chiaretto di Bardolino 2020 “I Gadi”, Bennati: 83/100
Rosa corallo, più intenso rispetto alla media della tipologia. Frutta rossa di bosco e spezie si rincorrono al naso, con lieve predominanza delle seconde e ricordi di cipria. Il palato è teso, più sulle durezze che sulle morbidezze, ancora un po’ scomposto. Nel finale ritorni di frutto su mineralità e un tocco di tannino.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Tecla”, Benazzoli: 85/100
Bella compresenza di tutte le caratteristiche tipiche del Chiaretto di Bardolino, già “amalgamate” tra loro e in equilibrio. Ricordi di macchia mediterranea completano il fruttato e lo speziato coerente con la Denominazione. Molto bene il frutto, preciso, composto, pur nella sua maturità piena. Il sorso tuttavia non rispecchia esattamente il naso. Prevalgono le durezze, freschezza e sapidità, con la frutta un po’ in sordina. Vino giovane, che troverà nei prossimi mesi un maggiore bilanciamento tra le componenti.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Rosa Canina”, Vinicio Bronzo: 84/100
Rosa salmone. Naso d’un floreale e fruttato delicato, di intensità media. Anche in questo campione prevalgono le durezze al palato, in particolare la sapidità. Il frutto fa di nuovo capolino in una chiusura asciutta, unita per l’appunto a un tannino al momento un po’ troppo invadente e amaro.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020 “Rocca Sveva”, Cantina di Soave: 89/100
Rosa molto tenue. Al naso tanta frutta di bosco, ribes maturo, lampone, oltre a un bel ricordo di buccia di pompelmo. Perfetta corrispondenza al palato, con chiusura su ricordi d’agrumi e speziatura elegantissima. Vino assolutamente pronto per il consumo.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, Cantina Caorsa: 92/100
Rosa più intenso della media. Tanta spezia dolce al naso, su un frutto preciso, maturo. Campione che brilla per intensità e, per certi versi, “struttura”: sulla colonna vertebrale fresco minerale e salina danzano i piccoli frutti rossi e gli agrumi (arancia, pompelmo). Lungo il finale, preciso, asciutto eppure intenso. Vino pronto e di prospettiva.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020 Bio “Rosa dei Casaretti”: 88/100
Rosa salmone. Bel gioco di spezie sul frutto, chiodo di garofano evidentissimo. Al palato ottima compresenza di tutte le componenti, dalla frutta di bosco al sale, passando per la buona freschezza. Chiude asciutto, sull’agrume e un tocco (azzeccato, dal punto di vista della maturità) di tannino.
Chiaretto di Bardolino 2020, Cavalchina: 89/100
Rosa intenso. Al naso frutto, spezie dolci e un ricordo di noce moscata, oltre a un tocco di cipria. Palato pieno di frutto maturo, con finale che tende alla liquirizia amara e mineralità in sottofondo. Campione che ha bisogno di qualche mese di bottiglia per trovare l’equilibrio perfetto, ma che promette decisamente bene.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Nichesole”, Corte Gardoni: 86/100
Rosa salmone. Naso delicato, floreale e fruttato, di bosco. Bel tocco di spezia dolce. Al palato buon bilanciamento tra le componenti, con la speziatura (noce moscata, chiodo di garofano) che gioca bene sul frutto già avvertito al naso. Col tempo arriverà un maggiore equilibrio.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, Costadoro: 85/100
Rosa corallo. Naso intenso, prevalentemente sul frutto di bosco, ma con ricordi che spaziano anche alla ciliegia stramatura. Palato più da rosso che da rosé, più strutturato della media, segno di un rosato sfuggito di mano in termini di contatto con le bucce o di una scelta produttiva (degustando alla cieca, non possiamo saperlo). In ogni caso un vino che si lascia apprezzare per quello che è: un rosato per chi ama trovare anche nei rosé corpo e intensità, nonché un tratto vinoso.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020 “Pink diamond”, Costadoro: 86/100
Rosa intenso. Altro vino intenso, che fa della pienezza del frutto il suo epicentro, tra piccoli frutti di bosco e agrumi maturi. Completa il quadro un lieve rintocco di spezie, che dona verve al naso e all’assaggio. Vino dall’agile beva, perfetto per momenti di spensieratezza, senza che questo impedisca di accompagnare a dovere piatti leggeri della cucina italiana e internazionale.
Chiaretto di Bardolino 2020, Gentili: 89/100
Rosa tenue. Gran intensità del frutto di bosco, su sottofondo iodico e speziato, molto elegante. Al palato sorprende per la bella tensione e per un frutto meno maturo e più croccante di quello avvertito all’olfatto. Freschezza e salinità accompagnano bene il sorso di un Chiaretto di Bardolino a cui non manca proprio nulla.
Chiaretto di Bardolino 2020 Bio, Gorgo: 88/100
Rosa salmone. Bella presenza e intensità di tutte le componenti tipiche, dal frutto di bosco e l’agrume maturo alla spezia, passando per la percezione iodica-salina. In bocca si conferma equilibrato e pronto, con bei ritorni di spezia in un finale fresco e asciutto. Vino semplice, spensierato, ma tutt’altro che banale.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020 “Keya”, Guerrieri Rizzardi: 92/100
Rosa più carico rispetto alla media della denominazione. La componente speziata accende la luce su un frutto maturo, colto al momento perfetto. In bocca si rivela delicato e al contempo vino di una struttura più “importante” rispetto a molti assaggi. Se al naso il gioco è tra spezia e frutto, al palato ci si sposta su freschezza e mineralità, a sostenere la pienezza delle note di piccoli frutti rossi già avvertiti al naso. Chiude agrumato, asciutto, su un tocco di tannino che rimette la bilancia in equilibrio. Vino già degno di nota eleganza e tipicità assoluta, darà grandi soddisfazioni nel medio-lungo affinamento.
Chiaretto di Bardolino 2020, Il Pignetto: 88/100
Rosa salmone. Spezia nera e frutto maturo ben combinati al naso, uniti a ricordi di macchia mediterranea che spaziano dall’alloro al rosmarino. Al palato una sapidità e una freschezza imperanti sul frutto, pur presente in perfetta corrispondenza con quanto avvertito al naso. Chiude asciutto, sempre fresco, al limite del balsamico e su curiosi tratteggi umami, tra ribes rosso, liquirizia dolce, pepe nero e sale. Vino giovane, curioso, certamente rappresentativo della denominazione, con qualche tratto di unicità.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Le Morandine”, Il Pignetto: 90/100
Rosa leggermente più intenso del precedente. Naso avvolgente, rotondo, sul frutto maturo ma preciso, sferzato da bei rintocchi di spezia nera e ricordi di macchia mediterranea. Al palato una perfetta corrispondenza e una struttura superiore alla media della denominazione. Non abbastanza per parlare di un rosso travestito da rosé, piuttosto di un vino con una dignità assoluta propria, nel segno della denominazione gardesana. Peccato per la mancanza di un po’ di materia, intesa come polpa, in centro bocca e ad accompagnare l’elegante chiusura su sapidità e freschezza. Vino meditato, curato e meritevole d’attenzione ed etichetta con ottime prospettive di affermazione assoluta nel panorama del Chiaretto di Bardolino, se attenzionato con la medesima cura nei prossimi anni.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, La Rocca: 82/100
Rosa salmone tenue. Tra i pochi vini con impronta “tannica” sin dal naso, dunque fenolica. Caratteristica che si riscontra anche al palato, dal centro bocca alla chiusura. L’agrume prevale sul frutto rosso, la mineralità (salinità) gioca una partita a parte. Vino comunque giovane, che necessita tempo e bottiglia.
Chiaretto di Bardolino 2020 Bio “Rodon”, Le Fraghe: 91/100
Rosa salmone, luminoso. Naso molto elegante, nell’incedere dei piccoli frutti di bosco scandito da spezie dolci e pepe nero, unito a ricordi iodici. Sullo sfondo, un pregevole dipinto floreale di rosa e violetta. Ingresso di bocca teso, salato, seguito da ritorni fruttati croccanti, perfettamente maturi. Un bianco travestito da rosé, forse per il timore di “incomplessire” troppo il quadro aromatico e la beva. Parola d’ordine per i prossimi anni: osare! A meno che nella gamma della cantina non ci siano altri Chiaretto di Bardolino ancora più pieni e gastronomici. Vino che comunque appaga in ogni sua componente giovanile e mostra ottime prospettive di crescita nei mesi a venire.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, Le Ginestre: 87/100
Rosa salmone, luminoso. Bell’apporto elegante di spezia ed erbe mediterranee al naso, sul frutto perfettamente maturo. Al palato mineralità salina e freschezza prevalgono leggermente sul frutto, pur rotondo. Chiusura che tende ad ammorbidirsi, su ritorni di frutta matura. Vino che può avere una prospettiva media di ulteriore affinamento.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020 Bio, Le Tende 86/100
Rosa salmone. Bel gioco tra frutti di bosco maturi e spezie (pepe nero) al naso. Al palato ancora alla ricerca di una sua dimensione, in termini di equilibrio. Il frutto maturo sembra poter avere la meglio sulle durezze, anche in futuro. Vino che pare pensato per un consumo nei primissimi anni di vita (1, 2).
Chiaretto di Bardolino 2020 “Corderosa”, Le Vigne di San Pietro: 91/100
Rosa salmone. Frutto rotondo, maturo, precisissimo, sferzato da una speziatura calda, elegante, e da ricordi di macchia mediterranea. Ingresso in punta di piedi al palato, nell’abbinamento perfetto tra mineralità salina e frutto, che si fa concreto e vivace in centro bocca. Un crescendo che convince e appaga, ben equilibrato, prima di una chiusura tesa e di ottima lunghezza, in equilibrio (parola d’ordine di questo campione) tra salinità, freschezza e pienezza del frutto. Vino con ottime prospettive di positivo affinamento futuro.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, Le Morette: 92/100
Rosa salmone. Naso suadente, giocato sul frutto, ma con la spezia a bussare alla porta, chiedendo di entrare. “Prego, si faccia avanti”, acconsente l’ulteriore ossigenazione, che dona l’equilibrio atteso. Il quadro è quello di un Chiaretto di Bardolino giocato sull’eleganza, che non disdegna una certa complessità. Sempre grazie all’ossigenazione, il vino, guadagna nuove note: ecco la macchia mediterranea (rosmarino) ma soprattutto un tocco balsamico, di liquirizia fusa, a disegnare uno dei nasi più stratificati delle batterie. L’ingresso tendenzialmente morbido esalta un palco di frutta di bosco, agrumi e sapidità. In sostanza, l’ennesima potenza del Chiaretto di Bardolino. Bene anche il finale, tra ritorni di frutta rossa matura, agrumi e iodio.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Birò”, Le Muraglie: 88/100
Rosa salmone. Tanta spezia al naso, tra il dolce (liquirizia, cannella) e lo scuro (pepe nero, chiodo di garofano), sul frutto maturo. Bell’ingresso di bocca pieno, sul frutto, con centro bocca che vira su freschezza e mineralità. Bella chiusura, con ritorni di frutta matura (sorpresa: anche a bacca bianca, come la pera) eppure mai scomposta, unita a una sapidità e una freschezza più che mai appaganti. Vino di gran gastronomicità, sin da oggi, con buona prospettiva di medio affinamento futuro.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, Lenotti: 86/100
Rosa più carico della media della denominazione. Naso dominato dalla pienezza del frutto, su ricordi di spezie. Ottima corrispondenza al palato, sulle medesime note avvertite all’olfatto. La fa da padrona la pienezza del frutto, ben controbilanciata alla freschezza. Vino pronto da gustare.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020 “Decus”, Lenotti: 88/100
Rosa salmone. Naso complesso, tra la spezia, il frutto e lo iodio. Bocca che conferma le aspettative, con bell’allungo su un’elegante speziatura ad accompagnare l’incedere preciso del frutto maturo. Chiude asciutto, sapido e fresco.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, Marchesini Marcello: 88/100
Rosa salmone. Bel bouquet di fiori e frutta fresca, su sottofondo iodico e un’elegante speziatura. Al palato del tutto appagante, in tutte le sue componenti. Un vino già pronto da degustare, anzi bere, oggi, per il suo frutto pieno e la sua freschezza invogliante, nonché per la sua spezia pronta a maturare ancora, nel tempo. Ottime, di fatto, le prospettive di positivo affinamento.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020 “Coralin”, Marchesini Marcello: 89/100
Rosa salmone. Bell’impronta di spezia nera sul frutto maturo, al naso. Al palato un’elegante vena sapida accompagna i ritorni di piccoli frutti rossi, prima di una chiusura asciutta e sapida, su ricordi di liquirizia amara. Vino dotato di una struttura leggermente superiore alla media, che giova non solo all’invecchiamento, ma anche alla gastronomicità di questo nettare, abbinabile a piatti piuttosto strutturati, a base di carni oltre che di pesce.
Chiaretto di Bardolino 2020, Monte del Frà: 87/100
Rosa leggermente più scarico della media. Naso invece di buona intensità, dominato da note molto precise di piccoli frutti rossi maturi, sferzati da una bella speziatura, elegante. Beva agile, snella, per un vino ineccepibilmente giocato sull’immediatezza e la facilità di “comprensione”, nonché di abbinamento. 87/100
Chiaretto di Bardolino 2020, Morando Lorenzo: 87/100
Rosa leggermente più carico rispetto alla media della denominazione. Al naso bel gioco tra il frutto di bosco maturo, la buccia d’arancia, e una speziatura dolce, delicata. Al palato, vena salina, freschezza e un tannino elegante accompagnano la frutta matura verso un finale deciso, asciutto ma pieno. Vino di buona gastronomicità, adatto anche per piatti strutturati.
Chiaretto di Bardolino 2020, Albino Piona: 91/100
Bel naso delicato, elegante, tra piccoli frutti rossi perfettamente maturi e speziatura dolce. Qualche ricordo di macchia mediterranea incomplessisce un quadro già positivo. Al palato gran pienezza del frutto, nonostante il nettare non perda un millimetro dell’eleganza avvertita al naso. L’ingresso di bocca, teso e fresco, vira poi sulla morbidezza del frutto, per chiudere su un’ottima compresenza di tutte le componenti: fruttato, salino, asciutto. Buono oggi, ancora meglio nel medio lungo affinamento.
Chiaretto di Bardolino 2020 Bio, Poggio delle Grazie: SV – Senza voto
Naso floreale e fruttato maturo, tra i piccoli frutti di bosco e l’arancia sanguinella, che non riescono a nascondere qualche sbavatura. Buon ingresso di bocca, sulle note avvertite al naso, ma di nuovo qualche nota poco aggraziata, oltre che tannico-fenolica, a connotare il finale. Classico vino che fa chiamare la “seconda bottiglia”, in un contesto di Anteprima tradizionale, in presenza.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, Righetti Enzo: 87/100
Rosa che tende al cerasuolo, più carico della media della denominazione. Bel naso pieno, intrigante, in cui i frutti rossi di bosco maturi dominano la scena, uniti a un tocco di spezie dolci e a ricordi di macchia mediterranea. Da sottolineare la bella nuance di fragolina matura, succosa. Al palato si riconferma vino pieno, tutto frutto. Freschezza e sapidità reggono il passo, conferendo una buona tensione al nettare e rendendolo ancor più vino da abbinamento, anche piuttosto importante.
Chiaretto di Bardolino 2020, Giovanna Tantini: 93/100
Naso delicato ma intenso, su ricordi floreale di rosa e frutti rossi, oltre a un’arancia che spazia dalla polpa alla buccia. Elegante e precisa anche la componente speziata, tra il pepe bianco e la cannella, accompagnata da ricordi di macchia mediterranea, dal rosmarino all’alloro. In bocca una gran bella tensione fresco-sapida, su ritorni dei frutti avvertiti al naso. Chiude altrettanto fresco, sapido e fruttato. Vino tra i più completi e di prospettiva della denominazione.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Infinito”, Santi: 91/100
Naso intenso, in cui il frutto maturo gioca tra i rintocchi netti di spezia, con chiodo di garofano e noce moscata in grande spolvero, assieme a ricordi di cannella. Il frutto è quello rosso, di bosco, con accenni di mela verde ben abbinati alle componenti “dure”, saline, iodiche. Al palato si conferma un vino energico, più teso che largo, su ritorni di ribes e fragola di bosco appena matura e mela Granny Smith. Ottima gastronomicità e propensione al lungo affinamento, anche grazie a una nobile componente tannica, ben evidente nell’asciutto finale.
Chiaretto di Bardolino 2020, Sartori: 85/100
Vino giocato su sentori sottili, delicati, che spaziano dal floreale di rosa ai piccoli frutti di bosco, croccanti, appena maturi. Più intenso e deciso il palato, che non brilla in complessità o in allungo, mostrando tuttavia un bel frutto rosso e una bella venatura fresco iodica. Vino di pronta beva, ineccepibile, con uno, due anni di vita davanti.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Mont’Albano”, Sartori: 86/100
Naso intenso ed elegante, su una bella componete fruttata matura, piena e di gran precisione. Ottimo apporto della componente speziata, che in un naso così ricco di frutta fa da contraltare e riequilibra la bilancia. Spezie dolci, come la cannella, giocano sulle note di ribes, lamponi, piccole fragoline di bosco, assieme a ricordi di erbe aromatiche mediterranee. Il palato scorre con un po’ troppa agilità sulle sole note fruttate mature, pur ben sostenute dalla freschezza. Vino ottimo oggi come aperitivo, con prospettiva media di affinamento.
Chiaretto di Bardolino 2020 “El Salgar”, Seiterre: 84/100
Vino dal colore più carico della media della denominazione, tendente al cerasuolo. Al naso si alternano note agrumate, di ribes, di lampone e fragolina di bosco, a rintocchi di spezie nere (pepe) e cannella, chiodi di garofano e noce moscata. Un naso, in definitiva, che preannuncia una certa “corpulenza”. La si ritrova, in effetti, ma quanto in base alle attese. La complessità del sorso è troppo inferiore a quella del naso e disegna un vino di pronta beva, tutto giocato sulle componenti fresco acide (pompelmo rosa, ribes).
Chiaretto di Bardolino 2020 “I Territori”, Tenuta la Presa: 90/100
Naso ricco, grondante di succo, dai frutti di bosco alla polpa e alla scorza del pompelmo rosa, con chiaro accento floreale di rosa. Corrispondente al palato, torna per l’appunto sulla componente fruttata sin dall’ingresso, sviluppando al centro del sorso agrumi e sapidità, presenti in tutta la loro pienezza anche nell’allungo. Finale asciutto e precisissimo, su uno sferzante ed elettrico ricordo pepato. Vino del tutto appagante oggi, che mostra buone prospettive di affinamento futuro.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Le Selezioni”, Tenuta la Presa: 91/100
Componente speziata dolce e nera (pepe) ben si combinano col frutto, che qui assume accenti esotici, tropicali, accostati alle classiche bacche rosse croccanti, di bosco. Il palato conferma quanto avvertito al naso. Un vino fuori dalla media, in positivo, in termini di struttura, tensione, freschezza e gastronomicità. Giovanissimo, come dimostra la componente tannica (pur elegante) che si accosta all’imponente vena iodico-salina, darà il meglio di sé negli anni a venire.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, Valetti: 85/100
Naso elegante, floreale e fruttato, delicato ma di ottima intensità. Al palato un’ottima corrispondenza, beva agile ma appesantita da un frutto maturo non del tutto retto e controbilanciato da altrettanta freschezza o mineralità. Classico vino “glu-glu” disimpegnato, da bere ghiacciato senza troppe elucubrazioni mentali.
Chiaretto di Bardolino Classico 2019, Villa Calicantus: 91/100
Colore più carico della media, tendente al cerasuolo e dai riflessi aranciati. Al naso è ricco, pur staccandosi completamente dal resto dei vini della denominazione, giocando una partita a sé. Chiare note ematiche, ferrose, accostano i frutti rossi pur tipici del Chiaretto di Bardolino, in un quadro che solo in apparenza potrebbe apparire “stanco”. L’ossigenazione apre a nuances di erbe aromatiche che spaziano dal timo alla mentuccia, abbinate a ricordi di arancia e ginger candito.
Nemmeno troppo in sottofondo, note di spezie dolci come cannella, noce moscata, vaniglia bourbon. Il continuo murare del nettare nel calice invita alla pazienza, con l’ossigenazione che ripaga contribuendo a incomplessire ulteriormente il quadro, attraverso ricordi di camomilla e filtro di tè verde. È certamente uno dei nasi più complessi, pur discostanti, del tasting in questione.
Al palato sorprende per l’ottima compresenza di note larghe e note verticali, in un susseguirsi di note aranciate, ferrose ed ematiche che riportano al Sangiovese, e note più dense e cariche di frutta fresca, come ribes, fragoline e lamponi.
La chiusura è in realtà un allungo quasi infinito, che pur nella sua “asciuttezza” non disdegna di evidenziare il braccio di ferro tra le durezze di una mineralità e la lascivia succosa del frutto rosso. Vino certamente figlio di una filosofia produttiva vicina agli ambienti naturali e, per questo, ancora più apprezzabile la sua presenza in batteria, a dimostrare con fierezza e coraggio la propria autentica “diversità”.
Chiaretto di Bardolino 2020, Villa Medici: 85/100
Colore leggermente più carico della media. Tipica nota aranciata preponderante al naso, su bel sottofondo speziato caldo, dolce. Palato che abbina con semplicità le note piene e precise di frutti rossi a una buona freschezza.
Chiaretto di Bardolino 2020, Zenato: 90/100
Colore più carico rispetto alla media della denominazione. Naso di bella complessità, che abbina alle note piene e precise di frutta rossa matura (ribes, lampone, fragola, arancia e pompelmo rosa) belle tinte florale di rosa e speziate che spaziano dalla dolce cannella al chiodo di garofano. Completa il quadro un tocco balsamico, quasi resinoso, nonché di radice di liquirizia. Al palato riecco tutte le componenti avvertite al naso, con buon apporto fresco e salino a sostenere un finale dominato ancora una volta da un frutto pieno e preciso.
Chiaretto di Bardolino Classico Anfora 2019, Zeni 1870: 88/100
Colore che inizia a virare all’aranciato. Gran bell’apporto di frutto al naso, unito a ricordi di arancia che tende al candito e a una speziatura scura, di pepe nero e chiodo di garofano, nonché alla cannella. A completare il quadro, ricordi di erbe aromatiche mediterranee. Al palato entra piuttosto verticale, sapido, fresco e su un tannino nobile, a supportare un frutto pieno, maturo, garbato. Bello l’allungo in cui si assiste alla fusione di tutte le componenti, dal salino al fruttato, dal fresco all’amaro garbato. Vino di grande gastronomicità, che ha tuttavia nell’alcolicità (o, per lo meno, degustando alla cieca, nella sua accentuata percezione rispetto alla media della denominazione) un sicuro punto debole.
Chiaretto di Bardolino Classico 2020 “Vigne Alte”, Zeni 1870: 87/100
Vino dal colore più carico rispetto alla media della denominazione. Bel naso che abbina frutto rosso, note minerali, iodiche, e speziate fresche. Prevale comunque il tono fruttato, che va dalla fragolina al lampone, dal ribes all’arancia perfettamente matura, su un elegante floreale di rosa. Al palato una buona corrispondenza, su ritorni di tutte le note già avvertite al naso e una bella croccantezza e concretezza. Vino decisamente concreto e gastronomico, adatto a un affinamento medio (1, 2 anni).
Chiaretto di Bardolino Classico 2020, Vigneti Villabella: 87/100
Naso che abbina una bella componente speziata e di erbe aromatiche mediterranee al frutto rosso, maturo, grondante di succo. Al palato un frutto di maturità meno esuberante, nonché le belle note erbacee già avvertite al naso, unite a una buona salinità e freschezza. Allungo uniforme, di media persistenza, su una stuzzicante venatura amarognola che invoglia il sorso successivo.
Chiaretto di Bardolino Classico 2018 “Gaudenzia”, Villa Cordevigo: 91/100
Colore leggermente più carico rispetto al resto della denominazione, brillante. Naso pieno, di frutto rosso soprattutto, con belle venature di spezia ed erbe aromatiche come il rosmarino e l’alloro. Al palato si ripresenta in tutta la completezza avvertita al naso, su note di frutta matura (ribes, lampone, fragolina di bosco) ben abbinate a una freschezza d’arancia rossa e pompelmo rosa e ad un evidente richiamo salino. Vino di ottima gastronomicità, teso ma elegante, con sicure prospettive di ulteriore crescita negli anni a venire.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Cà Vegar”, Vitevis: 84/100
Rosa dai riflessi aranciati. Naso sulle erbe mediterranee e sul frutto rosso. Al palato corrispondente, nel suo mostrarsi vino agile e snello, di pronta beva, connotato da richiami fruttati e salini.
Chiaretto di Bardolino 2020, Cantina del Garda Vitevis: 85/100
Buona intensità all’olfatto, tra un floreale di rosa e violetta e un fruttato che spazia dal bosco (lampone, fragolina, ribes matura) alla pesca a polpa gialla. Note che si ripresentano al palato, in tutta la semplicità agile di una beva spensierata, tra il fruttato e lo iodico.
Chiaretto di Bardolino 2020 “Terre di Castelnuovo”, Vitevis: 84/100
Rosa leggermente più carico rispetto alla media della denominazione. Naso e palato “tutti frutti” (rossi) ben retti dalla freschezza. Beva agile per un vino che punta a un consumo estivo e all’abbinamento a tutto pasto, nonché a piatti di elaborazione medio-semplice.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino non rinuncia all’Anteprima del Chiaretto 2020, ma la ripensa in una veste del tutta nuova. Considerato il perdurare della pandemia, la dodicesima edizione della manifestazione dedicata al “vino rosa” del lago di Garda veronese, che con la recente modifica del disciplinare della denominazione ha adottato ufficialmente il nome Chiaretto di Bardolino, si articolerà in due fasi.
La prima, non “in presenza” e dedicata alla stampa italiana e internazionale, oltre che i blogger e gli influencer del mondo del vino, prenderà avvio ad aprile. La seconda coinvolgerà i produttori e i ristoranti della città di Verona nel mese di maggio, quando prenderà il via anche la seconda edizione di 100 Note in Rosa, manifestazione che animerà le serate estive della città scaligera, della provincia e della riviera gardesana con i migliori talenti musicali di Verona.
Nonostante la pandemia e il conseguente deciso calo di presenze turistiche sul lago di Garda – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino – le vendite di Chiaretto di Bardolino si sono mantenute costanti sul mercato».
Un segnale importante, che dimostra ancora una volta come le scelte del Consorzio siano state lungimiranti, confermando la nostra denominazione come leader tra i vini rosa in Italia. Anche per questo motivo abbiamo deciso di non rinunciare all’Anteprima e alla presentazione dell’annata 2020, ma di ripensare la manifestazione in nuove modalità».
«Le condizioni climatiche del 2020 – aggiunge Andrea Vantini, responsabile dell’area tecnica del Consorzio – hanno consentito un perfetto sviluppo delle componenti aromatiche fruttate delle uve, che si traducono nel Chiaretto di Bardolino nella presenza soprattutto di agrumi e piccoli frutti di bosco».
Le caratteristiche del microclima locale, invece, hanno garantito la presenza di quelle componenti di freschezza e di sapidità che sono tipiche del Chiaretto di Bardolino. Come conferma l’assaggio dei vini che stanno uscendo sul mercato, quella del 2020 è stata una buona annata nonostante il periodo di considerevole cambiamento climatico».
In particolare, la “Fase 1” dell’Anteprima – così come fatto dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella per la Valpolicella Annual Conference, in partenza domani – prevede l’invio alla stampa di un’ampia campionatura di Chiaretto di Bardolino della nuova annata (intorno alla cinquantina di etichette), ricondizionata in bottigliette di vetro (preferito ad altre soluzioni) del contenuto di 5 cl, ovvero il quantitativo normalmente servito nelle degustazioni professionali.
Dopo due mesi di test, il Consorzio ha scelto le bottiglie di Vignon®, il primo servizio italiano di ricondizionamento di vino e alcolici pensato per supportare tutti gli attori impegnati nella formazione, promozione e vendita nel settore beverage. Le Vignon® sono leggere e resistenti ed evitano gli sprechi perché consentono di fare assaggiare la stessa bottiglia contemporaneamente, in condizioni ottimali, a più persone in luoghi diversi.
Tutto il processo di ricondizionamento avviene in ambiente protetto per rispettare il lavoro dei produttori e garantire il mantenimento delle caratteristiche organolettiche del prodotto di origine. Assieme ai campioni di Chiaretto di Bardolino, verranno inviati anche degli assaggi di formaggio Monte Veronese Dop e un mini libro dedicato al Chiaretto.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
Dal nuovo logo del Consorzio alla prova del calice, passando per la “formula” della degustazione, aperta per la prima volta ai vini bianchi. Mai così ricca di novità l’Anteprima Sagrantino, andata in scena lunedì 24 e martedì 25 febbraio in Umbria. Protagonista la vendemmia 2016 del Montefalco Sagrantino Docg 2016 secco e passito, oltre a Montefalco Rosso Doc (2013/2018), Montefalco Rosso Doc Riserva (2014/2017), Montefalco Bianco Doc (2018-2019), Montefalco Grechetto Doc (2018-2019) e agli altri bianchi rientrati di recente sotto l’egida del Consorzio Tutela Vini Montefalco: Spoleto Doc Trebbiano Spoletino (2018-2019) e Spoleto Doc Trebbiano Spoletino Superiore (2017).
Dagli assaggi traspare lo “sguardo dritto verso il futuro” dei produttori che hanno preso parte ad Anteprima Sagrantino 2016. Nei calici tante interpretazioni, più o meno convincenti, di una modernità stilistica che non vuole “tralasciare radici e storia”.
Cifra riassunta nel restyling del logo consortile affidato a Michela Bastianelli, con l’obiettivo di “conservare e rafforzare l’identità dell’ente, attraverso una veste grafica contemporanea”. Il tutto riassunto nella fierezza del falco, animale scelto per comunicare la solidità e affidabilità di un ente che si pone grandi obiettivi per il futuro.
Il primo è certamente quello di continuare sul percorso di affermazione di un Sagrantino godibile sin dai primi 4-5 anni dalla vendemmia, a dispetto delle grandi “concentrazioni” del passato. Il lavoro sul tannino di aziende simbolo del territorio come Arnaldo Caprai la dice lunga sull’argomento.
Un fenomeno che avvicina l’Umbria al Veneto, coi produttori di Amarone della Valpolicella impegnati da anni nella stessa direzione, sul loro vino “da appassimento”. Tra le sfide delle aziende associate al Consorzio anche la consacrazione dell’anima bianchista, col Grechetto che si conferma su buoni livelli all’Anteprima, nella media.
È ancora tutta da scrivere, invece, la storia del Trebbiano Spoletino. Impossibile, al momento, tracciarne un profilo univoco, tra macerazioni più o meno spinte e la possibilità di ascriverlo – da un minimo del 50% fino alla vinificazione in purezza – anche nel Montefalco Bianco (come ha fatto Tenuta Alzatura con “Aria di Casa“).
“La vera forza del Trebbiano Spoletino è proprio questa, la diversità”, dice senza mezzi termini a WineMag.it Devis Romanelli. “Andranno piuttosto risolti i problemi dell’imbottigliamento fuori zona – continua il vignaiolo di Colle San Clemente – dal momento che il percorso per l’ottenimento delle deroghe è lungo e insidioso”.
Godono comunque di buona salute i vini di Montefalco, che rappresentano il 16,7% della produzione di vino in Umbria. Posizione dominata in particolare da Montefalco Sagrantino Docg (6,3%) e Montefalco Doc (10,4%).
Non a caso, la superficie di vigneto iscritta a Docg ha visto un incremento significativo dal 1992 al 2018, pasando da 66 ettari a 760 ettari. Dal 2000 ad oggi la produzione del Sagrantino è quasi triplicata: da 660 mila a circa 1.5 milioni di bottiglie.
Sul territorio operano 164 viticoltori e 75 imbottigliatori, sempre più interessati anche alla produzione di Sagrantino Passito, aumentata del 17% nel 2019, rispetto all’anno precedente (7% del totale della Docg).
Interessante la crescita dei bianchi, che rappresentano il 10% della Doc: 8% Montefalco Grechetto e 2% Montefalco Bianco. Vini, quelli perugini, che registrano tassi di export del 35%, con Stati Uniti (13%), Germania (5%), Giappone (3%), Inghilterra (3%), Svizzera (3%), Cina (3%), che si dividono i primi gradini del podio, seguiti da altri 40 Paesi nel mondo.
BIANCHI E ROSSI: I MIGLIORI ASSAGGI ALL’ANTEPRIMA SAGRANTINO 2016
Montefalco Bianco Doc 2018 Scacciadiavoli: 90/100 Vino che gioca sulla larghezza, più che sulla verticalità. Frutto preciso e bella salinità su note burrose.
Montefalco Bianco Doc 2018 “Aria di Casa”, Tenuta Alzatura: 91/100 Naso complesso, tra fiori di campo e richiami esotici, di frutta a polpa bianca e gialla. Non mancano ricordi di nocciola, derivanti dal legno. Gran salinità e freschezza su ritorni cremosi. Vino di prospettiva.
Montefalco Grechetto Doc 2018 “Nido del falco”, Vignabaldo Group (Broccatelli Galli): 90/100 Direttamente dalla linea “Selezioni”, un Grechetto a dir poco sorprendente. Naso complesso, tra il frutto esotico e i freschissimi ricordi di mentuccia, finocchietto, anice e salvia. Al palato un bel frutto, pieno, polposo, supportato da mineralità e freschezza. Ottima la persistenza.
Montefalco Grechetto Doc 2019, Colle Ciocco – Agricola Spacchetti: 89/100 Una interpretazione ben riuscita, che nobilita il vitigno nel suo impiego a tavola: un vino di gran gastronomicità.
Montefalco Grechetto Doc 2019, Scacciadiavoli: 88/100 Bella materia al sorso, polpa, succo. Non disdegnerà qualche mese in più sulle spalle.
Trebbiano Spoletino Spoleto Doc 2018 “Anteprima Tonda” 2018, Antonelli: 93/100 Giallo dorato, anice, finocchietto, frutto. Gran materia al palato, lungo, corrispondente, sale dosato sul frutto. Un bianco che, come pochi, riesce a coniugare percezioni marine a ricordi “montani”.
Trebbiano Spoletino Spoleto Doc 2018 “Trebium”, Antonelli: 91/100 Tra le espressioni più schiette di Trebbiano Spoletino dell’Anteprima Sagrantino 2016: portabandiera del vitigno, utile a comprenderne le ottime doti “immediate” e quelle d’allungo.
Trebbiano Spoletino Spoleto Doc 2018, Terre di San Felice: 91/100 Sorso pieno, di struttura, eppure cremoso: ottimo compromesso tra durezze e morbidezze. Sale, frutto, materia. Giovanissimo.
Trebbiano Spoletino Spoleto Doc Superiore 2017, Le Cimate: 89/100 Vino che ha tutto. Bella l’espressione del frutto, pieno e carnoso, sulla mineralità. Vino di gran gastronomicità.
Montefalco Rosso Doc 2018, Agricola Mevante: 89/100 Gran prova sul frutto, per un vino che troverà la sua migliore forma solo dopo essersi stiracchiato per bene in bottiglia, al termine dell’ulteriore (necessario) affinamento. Etichetta, però, su cui scommettere sin d’ora.
Montefalco Rosso Doc 2017, Montioni: 90/100 Vino profumatissimo e dalla gran beva. Sorprende appunto al palato, per la capacità di coniugare una gran presenza e un tannino di prospettiva a una freschezza assoluta, che chiama un sorso dopo l’altro, oltre all’abbinamento con i piatti della migliore tradizione locale e italiana.
Montefalco Rosso Doc 2017, Fongoli: 89/100 Gran lavoro sui primari e sulla maturità del tannino. Ne risulta un vino gradevolissimo, tutto frutto (preciso), materia, succo. Uno di quei rossi da bere col secchio, capaci di rispecchiare l’anima gentile di un territorio tendenzialmente ruvido, grazie a una grande capacità agronomica ed enologica.
Montefalco Rosso Doc 2017, Arnaldo Caprai: 88/100 Gran bel naso complesso, tra frutto maturo e radice, talco, mentuccia. In bocca una gran scorrevolezza, tutt’altro che banale. Tannino elegante e di prospettiva.
Montefalco Rosso Doc 2016, Fattoria Colleallodole – Milziade Antano: 91/100 Naso molto intrigante, tra frutto succosissimo e accenni goudron. Ottima corrispondenza gusto olfattiva per una beva piena, su un frutto precisissimo. Tannino disteso ma ancora in grado di dire la sua nel sorso, prima di una chiusura vagamente salina. Complessità ed eleganza.
Montefalco Rosso Doc 2016, Romanelli: 89/100 Grandissimo lavoro sul tannino, di estrema eleganza. Allungo sul frutto, succosissimo. Ritorni goudron e liquirizia in chiusura. Beva instancabile.
Montefalco Rosso Doc 2016 “Boccatone”, Tabarrini: 90/100 Bel naso, tutto sull’espressività assoluta del frutto, rinvigorito dalla spezia. In bocca un tannino fitto, elegante. Nettare capace di abbinare una certa robustezza a una gran freschezza e bevibilità. Gastronomico.
Montefalco Rosso Riserva Doc 2016, Fattoria Colleallodole – Milziade Antano: 92/100 Vino di gran pienezza, importante, godibile oggi ma di prospettiva. Frutto maturo, succoso (amarena, prugna) tannino in integrazione, elegantissimo. Bei ritorni speziati, in chiusura, su un allungo fresco.
Montefalco Sagrantino Docg 2016 2016 “Colle alla Cerqua”, Tabarrini: 95/100 Chicca assoluta dell’intera Denominazione. Naso e palato si litigano le lodi su un frutto carnoso, tutto da mordere e succhiare. Non viene assolutamente meno l’eleganza, tratteggiata da una certa mineralità e ancor più da un tannino pregevolissimo. Ritorni speziati in un allungo di gran persistenza.
Montefalco Sagrantino Docg 2016, Romanelli: 92/100 Splendida interpretazione, a cavallo fra tradizione e modernità. Un Sagrantino pieno ed elegante: frutto di grandissima precisione, così come il tannino. Fresca e lunga la chiusura.
Montefalco Sagrantino Docg 2016 “Valdimaggio”, Arnaldo Caprai: 91/100 Naso suadente, tutto su un frutto preciso, tra la ciliegia, il lampone e la fragolina, oltre a sbuffi speziati, preziosi. Ottima la corrispondenza gusto olfattiva. In bocca gran pienezza, ma soprattutto un tannino di estrema eleganza.
Montefalco Sagrantino Passito Docg 2016, Il Torrione: 94/100 Parola d’ordine “equilibrio” per questo splendido passito, unico a rientrare tra le nostre menzioni: freschezza da vendere sull’esplosività e concentrazione del frutto. Persistenza infinita.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
VERONA – Diciotto vini già in bottiglia e trentasei “prove di botte”, ancora in affinamento. Questi i numeri di Anteprima Amarone 2016, l’annuale kermesse che ha visto protagonista il rosso simbolo della Valpolicella nella giornata di ieri, sabato 1 febbraio.
Dopo l’esordio con la stampa, il Palazzo della Gran Guardia apre oggi al pubblico di appassionati, dalle 10:00 alle 20:00. Si potrà degustare l’ultima annata immettibile per legge in commercio, la 2016 per l’appunto.
La prova del calice dimostra quanto l’Amarone della Valpolicella sia una Denominazione in profonda trasformazione, che non ha ancora trovato un’uniformità stilistica definitiva. I tanti tentativi di alleggerire il sorso, per venire incontro ai desiderata dei nuovi consumatori, non vanno sempre a buon fine.
Dall’analisi dei 54 campioni in degustazione emerge una buona percentuale di vini scheletrici, senza materia. Vini che si perdono al naso e scivolano via troppo in fretta, al palato. Il tentativo esasperato di mettere “a dieta” l’Amarone ha effetti devastanti su alcuni dei vini della vendemmia 2016.
In questo quadro poco consolante, c’è ancora chi riesce a fare grandi Amaroni, capaci di abbinare materia, frutto, succosità e freschezza, senza sforare nelle esuberanze delle confetture o nelle penitenze monastiche delle strutture. Vini, questi, che convincono parlando pressoché al futuro.
Già, perché ad Anteprima Amarone 2016 sono proprio le “prove di botte” a raccontare le cose più belle, immaginandone le prospettive. Un buon segno se si considera qual è la dimensione cui aspira l’Amarone, pur nella fase di riassestamento della Denominazione.
Ovvero restare un vino rosso da lungo affinamento, capace di regalare emozioni a distanza di molti anni dalla vendemmia. Di seguito i migliori assaggi e tutti i punteggi assegnati da WineMag.it in occasione della degustazione alla cieca.
19. Domini Veneti by Cantina Valpolicella Negrar, Classico (bottiglia): 85/100
20. Falezze di Luca Anselmi (bottiglia): 85/100
21. Fasoli Gino, “Alteo” (botte): 85/100
22. Fattori (botte): 88/100
23. Gamba, Classico “Campedel” (botte): 86/100
24. Giovanni Ederle (bottiglia): 88/100
25. I Tamasotti (botte): 93/100
26. Ilatium Morini, “Campo Leon” (botte): 85/100
27. La Collina Dei Ciliegi, Valpantena (bottiglia): 86/100
28. Lavagnoli (bottiglia): 85/100
29. Le Bignele, Classico (botte): 83/100
30. Le Guaite Di Noemi (botte): 93/100
31. Monte Del Frà, Classico “Tenuta Lena di Mezzo” (bottiglia): 89/100
32. Monteci, Classico (botte): 92/100
33. Cantine Giacomo Montresor, Classico “Capitel della Crosara” (botte): 90/100
34. Novaia, Classico “Corte Vaona” (botte): 89/100
35. Pasqua Vigneti e Cantine (botte): 89/100
36. Riondo – Collis (botte): 88/100
37. Roccolo Grassi (bottiglia): 88/100
38. Santa Sofia, Classico (botte): 87/100
39. Santi, Classico “Santico” (botte): 86/100
40. Sartori, Classico “Reius” (botte): 92/100
41. Secondo Marco, Classico (botte): 94/100
42. Selùn di Marconi Luigi, Classico “Fiori del Pastello” (botte): 88/100
43. Tenuta Chiccheri (bottiglia): 84/100
44. Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani, Classico Riserva (botte): 90/100
45. Tinazzi, “Ca’ de’ Rocchi – La Bastia” (bottiglia): 89/100
46. Valentina Cubi, Classico “Morar” (botte): 84/100
47. Vigna ‘800, Classico (botte): 91/100
48. Vigneti Di Ettore, Classico (bottiglia): 87/100
49. Villa Rinaldi, “Corpus” (botte): 83/100
50. Villa San Carlo (botte): 88/100
51. Zanoni Pietro (botte): 84/100
52. Zeni 1870, Classico “Vigne Alte” (bottiglia): 88/100
53. Zýmē di Celestino Gaspari, Classico (botte): 91/100
54: F.lli Degani, Classico “La Rosta” (bottiglia): 82/100
IL COMMENTO DEL CONSORZIO
Per Andrea Sartori, presidente del Consorzio Tutela vini Valpolicella: “Archiviamo un’edizione che ha sancito, tra le altre cose, il successo di vendite dello scorso anno sia all’estero che in Italia”.
“Guardiamo al 2020 consapevoli di poter contare su un’eccellente nuova annata – continua il massimo rappresentante dell’ente veronese – ma anche preoccupati per il moltiplicarsi di incognite sulle principali piazze internazionali. Servirà per questo intensificare gli sforzi e le professionalità con l’obiettivo di monitorare e ascoltare sempre di più i mercati e le tendenze dei consumi globali”.
Per il direttore del Consorzio Tutela vini Valpolicella, Olga Bussinello: “In questa ottica, anche il Consorzio lavorerà ancora di più sull’osservazione delle dinamiche socioeconomiche del territorio per combinare nel migliore dei modi le caratteristiche produttive con quelle dell’offerta. Il protocollo d’intesa che faremo a breve con Avepa va in questa direzione e ci fornirà un outlook importante e aggiornato per le politiche di filiera da adottare in Valpolicella”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
VERONA – Si è conclusa da qualche ora, al Palazzo della Gran Guardia di Verona, l’Anteprima 2019 dei vini Soave 2018 e 2017, nell’ambito delle iniziative di “Soave Versus“. In degustazione alla cieca 55 etichette delle annate 2018, 2017 e 2016, tra le quali abbiamo selezionato i migliori assaggi.
Come annunciato dalla referente del Consorzio di Tutela, Chiara Mattiello, potrebbe trattarsi dell’ultima preview dei vini bianchi veronesi. “La natura ha tempi che l’uomo non ha – ha spiegato Mattiello – e la natura di questi vini richiama tempi più lunghi del previsto, che non coincidono con quelli stretti di un’Anteprima”.
Stando all’annuncio, è servito a poco spostare l’Anteprima da maggio a settembre, per la prima volta in questo 2019. Nel territorio di Soave, tante aziende hanno iniziato ad aspettare l’estate per gli imbottigliamenti, prima effettuati a marzo. Alcune cantine attendono più di 10 mesi, col vino ancora in sosta su lieviti.
“Soave sta registrando una trasformazione importante – spiega ancora Chiara Mattiello – una quite evolution che inizia in questo 2019 a mostrare i primi frutti. L’età media dei produttori, ormai alla terza generazione, è diminuita drasticamente. In molti ormai lavorano con lieviti indigeni, anche senza batonnage e i nomi storici continuano a rappresentarla in maniera egregia la Doc Soave”. Ecco i giudizi dei calici.
I MIGLIORI ASSAGGI A SOAVE VERSUS 2019
VENDEMMIA 2018
Soave Doc Classico “Roccolo del Durlo” 2018, Le Battistelle: 94/100 “Obbligatorio dargli fiducia”. Trascriviamo per intero la nota messa nero su bianco durante la degustazione alla cieca, confermata una volta scoperto quale fosse l’etichetta “nascosta” sotto al campione numero 14 della Preview. Il vino mostra grandissime potenzialità, sul filo delle precedenti. Le Battistelle si conferma così una delle cantine “faro” della Denominazione Soave.
Soave Doc Classico 2018 “Cimalta”, Corte Adami: 92/100
Già un bel naso e un bel palato, si potrebbe dire quasi “pronto”. È in chiusura che questo Soave mostra i tratti d’eccellenza della Garganega, nuda e cruda. A un naso largo fa eco una bocca molto equilibrata, dal bell’ingresso sulla frutta a polpa gialla matura e la chiusura sapida e fresca, con leggero accenno di pepe bianco. Gran bella prova.
Soave Doc Classico 2018 “Vigne di Fittà”, Casarotto: 90/100
Uno dei migliori Soave da cru nel rapporto qualità prezzo, inferiore ai 6 euro in cantina. Naso floreale, con accenni di nocciola tostata. In bocca tra la buccia d’agrume, il frutto esotico e la mandorla. Buona la struttura, retta dalla sapidità che gioca con la morbidezza: un binomio che promette ottime cose. Lungo il finale. Vino molto interessante, anche in prospettiva.
Soave Superiore Docg 2017 “Panvinio”, Villa Erbice: 94/100 Positiva evoluzione in corso per questa etichetta, che sfodera un frutto pieno, un alcol dosato e un frutto giallo di gran precisione. In bocca si rivela già gradevolissimo, eppure di grandissima prospettiva. Bello il retro olfattivo sullo zafferano.
Soave Superiore Docg Classico 2017 “Tufaie”, Bolla: 93/100 Un Soave che, anche per forza commerciale della cantina produttrice, può rappresentare a testa alta nel mondo la Denominazione. In questo preciso momento dell’evoluzione ha tutto: frutto, salinità, struttura, lunghezza. Bella prova di una cantina che dimostra di saper bilanciare numeri e qualità assoluta. Un vanto.
Soave Doc Classico 2017 “Foscarin Slavinus”, Montetondo: 92/100 Gran bel lavoro sull’estrazione per il campione numero 46, che si rivela essere un cru della cantina Montetondo. Frutto, sale, gran struttura. Retro olfattivo lungo e di gran precisione. Una bellissima espressione di Garganega, che ha ancora moltissimo da dare.
Soave Doc Classico 2016 “La Froscà”, Gini: 94/100 Vino più che mai vivo, in piedi, dritto, verticale, dimostrazione delle punte di longevità cui può – anzi deve – aspirare il Soave. Chiusura leggermente amaricante e su un curioso, ma preziosissimo, richiamo al succo dell’arancia sanguinella. Non manca la componente minerale, utile in chiusura a chiamare il sorso successivo.
Soave Doc Classico 2016 “Vigneto Salvarenza”, Gini: 92/100 Bella struttura, bel corpo, bella estrazione. Buona complessità, sin dai primi richiami di frutta matura, che sfiorano in sentori minerali netti. Al palato, rotondità e morbidezza giocano con una vena fresca, balsamica. Chiusura asciutta, tra il frutto maturo e il minerale.
Soave Doc 2016 “Altare”, Portinari: 89/100 Giallo dorato carico. La nota ossidativa rende ancora più complesso il naso, al posto di “appiattirlo”. Sinuoso e morbido al palato, su note varietali e di pasta di mandorle. Bella la vena salina, la struttura e la freschezza, segnali di un nettare che ha ancora tanto da dire.
Gli altri punteggi elevati – vendemmia 2016 – Soave Doc Classico “Sengialta”, Balestri Valda: 88/100
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
CETARA – Spumanti e vini bianchi fermi del Vesuvio, della Costiera Amalfitana, così come del Sannio, dell’Alto Casertano e del Beneventano, senza dimenticare Campi Flegrei, Cilento, Irpinia e le Igt Paestum, Terre del Volturno e Colli di Salerno. Ben 127 i campioni in degustazione ieri all’Hotel Cetus di Cetara, in occasione dell’anteprima dei vini campani 2019.
Un’occasione, quella offerta da Campania Stories, per degustare per la prima volta la vendemmia 2018, ma anche per giudicare l’evoluzione della 2017 e delle annate precedenti, fino alla 2013 (presente con un solo campione). Ecco i migliori assaggi risultati dal tasting alla cieca.
SPUMANTI
1) Greco di Tufo Spumante Metodo Classico “Anni Venti extra Brut” s.a., Cantina di Marzo: 87/100 Più salmastro che minerale al naso. Al palato più serio, mineralità spiccata e nota di pietra focaia e sale, in chiusura, leggermente amarognola ma piacevole. Lungo, serio, gastronomico.
2) Fiano di Avellino Spumante Vsq “Sarno 1860”, Tenuta Sarno 1860. 86/100 Bollicina finissima, che gioca con la freschezza. Salinità garbata e frutto, naso-bocca. Bell’allungo fresco e salino.
3) Caprettone Spumante Metodo Classico “Pietrafumante”, Casa Setaro: 85/100
Sentori naso di macchia mediterranea e leggero miele. In bocca non di grande corpo.
BIANCHI MONOVARIETALI E BLEND MISTI
1) Irpinia Coda di Volpe 2017, Traerte: 88/100
Primo naso tra il burroso e il minerale. Non mancano richiami alla macchia mediterranea e salini. Ingresso di bocca tra burro e percezione verde dosata. Un vino che necessita di altro vetro, ma che sarà ottimo entro qualche mese.
2) Beneventano Bianco 2017 “Sogno di Rivolta”, Fattoria La Rivolta: 87/100 Naso ancora una volta burroso, unito alla macchia mediterranea. Buona verticalità al palato, frutta e sale ben dosati. Vino che denota una buona struttura e ulteriori margini di miglioramento.
3) Campania Igp 2017 “Core Bianco”, Montevetrano: 87/100
Un vino con una precisa identità enologica, tra frutto e mineralità: ottima la consistenza al palato, tattile. Note agrumate (cedro, arancia) sia al naso che in bocca. Cremosità e verticalità in un solo sorso.
BIANCHI VESUVIO
1) Vesuvio Caprettone 2018 “Benita ’31”, Sorrentino: 88/100
Vino giocato più sulla mineralità che sul frutto. Giovane, si farà, soprattutto al palato. Complesso il naso, molto apprezzabile al momento per i suoi giochi tra fiori e sale.
2) Lacryma Christi del Vesuvio Bianco 2018 “Munazei Bianco”, Casa Setaro: 87/100
Naso-bocca che si stacca da tutti per i chiari rimandi fumè e alla radice di liquirizia, oltre che alla pietra focaia. Un vino di territorio, figlio del terroir. Chiusura molto elegante, su ritorni minerali salini. Un vino del vulcano.
3) Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Superiore 2017, Cantina del Vesuvio: 86/100 Vino giovane, di grande prospettiva. Colpisce per la struttura potente e il delinearsi di una gran gastronomicità.
BIANCHI COSTIERA AMALFITANA
1) Costa d’Amalfi Ravello Bianco 2017 “Vigna Grotta Piana”, Sammarco Ettore: 88/100
Nota burrosa, ma anche salina. Palato verticale, minerale, salato, leggermente astringente in chiusura. Un vino giovanissimo e di grandissima prospettiva.
2) Costa d’Amalfi Furore Bianco 2017 “Fiorduva”, Marisa Cuomo: 87/100
Naso minerale, con richiami di olive nere in salamoia. Bocca verticale, unita a frutto e salinità. Non manca una bella nota fruttata. Vino molto giovane e di bellissime prospettive.
BIANCHI A BASE PALAGRELLO BIANCO
1) Terre del Volturno Palagrello Bianco 2017 “Caiatì”, Alois: 88/100
Mineralità e leggera percezione di tannino al palato. Vino su durezze, molto giovane ma molto ben fatto.
2) Terre del Volturno Palagrello Bianco 2018 “Le Ortole”: 87/100
Impronta netta di macchia mediterranea, rosmarino. Bocca tra frutto e mineralità spinta. Vino pieno, con leggera venatura speziata (pepe bianco) a corredare una chiusura minerale.
BIANCHI BASE FALANGHINA
Alto Casertano 1) Falerno del Massiccio Bianco 2015 “Vigna Caracci”, Villa Matilde: 86/100
Macchia mediterranea, sale, bel frutto preciso. Allungo minerale, salino.
SANNIO FALANGHINA
1) Falanghina del Sannio Sant’Agata dei Goti 2017 “Vigna Segreta”, Mustilli: 89/100 Vino di prospettiva, giovane, non ancora nella sua fase più alta. Bella salinità e freschezza, chiusura su vago verde. Gran bella freschezza al palato, tendente al balsamico.
2) Falanghina Beneventano 2017 “Resilienza”, Donnachiara: 87/100
Vino convincente, per la bevibilità non banale, giocata in bocca su un frutto maturo, esotico, ma anche su una freschezza che riequilibra il sorso. Chiusura su vaghi ricordi di radice di liquirizia.
3) Falanghina del Sannio 2018 “Serrocielo”, Feudi di San Gregorio: 87/100
Mineralità, pietra focaia. Interessante in bocca, giovane e di prospettiva, con il frutto che deve ancora uscire bene. Un vino verticale, giocato su salinità e freschezza.
4) Falanghina del Sannio 2016 “Biancuzita”, Torre a Oriente: 86/100
Macchia mediterranea, frutto giallo maturo, ginestra, salinità: tutto in equilibro. Corrispondente al palato, su bella salinità e frutto: un palato che tende ad ammorbidirsi di quel poco che basta per risultare al contempo tipico e “internazionale”.
BIANCHI BASE FIANO
1) Cilento Fiano 2017 “Licosa”, Il Colle del Corsicano: 90/100
Macchia mediterranea intrigante, impreziosita da richiami leggeri di ginger candito e buccia d’arancia. Mentuccia, vena balsamica. In bocca gran concretezza, tra sale e corrispondenza gusto-olfattiva. Allungo minerale serioso, su note saline che accompagnano frutta esotica come ananas e papaya.
2) Fiano Paestum 2017 “Vigna Girapoggio”, Verrone Viticoltori: 89/100
Bel naso, bella bocca dritta, verticale sino al rischio di poter sembrare esile. In realtà siamo di fronte al limite tra eleganza e consistenza sussurrata. In particolare: naso di zenzero e buccia d’arancia, con richiami di macchia mediterranea. In bocca una percezione salina spiccata. Il frutto, giallo, emerge in chiusura ed equilibra un sorso di gran prospettiva.
3) Fiano di Avellino 2018 “Montealapio”, Tenute di Pietrafusa: 88/100
Altro vino di gran prospettiva. Frutto, sale in chiusura, durezze in evidenza che si potranno amalgamare.
4) Paestum Fiano 2018 “Trentenare”, San Salvatore 1988: 88/100
Altro campione giovanissimo, che evidenzia già tratti di gran completezza.
5) Fiano di Avellino 2018, Villa Raiano: 87/100
Naso non particolarmente intenso, verde anche in questo caso evidente, ma vira su radice, assieme al sale e al minerale. Non male in prospettiva.
6) Fiano di Avellino 2017 “Pietramara”, I Favati: 87/100
Più facile e immediato rispetto ad altri. Frutto spiccato, ma anche pietra focaia e frutto maturo. Macchia mediterranea che esce con l’ossigenazione. Bel vino nel complesso, che ammicca al mercato senza perdere tipicità.
7) Fiano di Avellino 2017, Rocca del Principe: 86/100
Un francese ad Avellino. Un Fiano di concetto, tra verde, frutto, grassezza e sale. Intrigante e giovane.
BIANCHI CAMPANI BASE GRECO
1) Paestum Greco 2018 “Calpazio”: 89/100 Nota di zafferano leggera, oltre al classico corredo del vitigno. In bocca è un vino sostanzialmente già godibile, ma è col tempo che questo campione dimostrerà se è valsa la pensa scommetterci.
2) Greco di Tufo 2018, Villa Raiano: 86/100 Tanto frutto giallo. In bocca, la salinità compensa il frutto. Un vino di buona prospettiva.
3) Greco di Tufo 2018, Terre D’Aione: 86/100
Frutta esotica e durezze saline: di prospettiva, giovanissimo. Certamente un campione da riassaggiare in futuro, per sondarne l’evoluzione.
4) Greco di Tufo 2017, Cantine di Marzo: 86/100
Sale su frutto. Un Greco quasi difficile per la sua aristocraticità: contratto al momento, ma con ottime prospettive.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
LAZISE – Quarantatré Chiaretto di Bardolino e 27 Valtènesi Chiaretto in degustazione a Lazise (VR), all’Anteprima della vendemmia 2018 del vino più “rosa” d’Italia, come vuole la nuova linea di comunicazione pensata per i due vini. In mattinata, nello splendido borgo affacciato sul Lago di Garda, i 63 produttori di Chiaretto hanno messo a disposizione della stampa i campioni dell’ultima vendemmia, in commercio da poche settimane.
Vi raccontiamo i migliori assaggi all’evento organizzato dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, mentre alla Dogana Veneta di Lazise è ancora in corso l’Anteprima 2018. Per degustare un totale di 120 vini rosati prodotti nell’area a cavallo tra le province di Verona e di Brescia c’è ancora tempo domani, dalle 14 alle 20.
L’ingresso sarà tuttavia consentito solo agli operatori del settore, che oltre al Chiaretto di Bardolino e della Valtènesi 2018 potranno degustare le annate precedenti, oltre al Bardolino Chiaretto Spumante e al Garda Rosé Brut.
UNA DENOMINAZIONE IN CRESCITA
“Il clima è decisamente improntato al bello per il Chiaretto – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino (nella foto) – che si è conquistato una solida leadership nel mondo dei vini rosa italiani e che vede incrementare continuamente l’interesse da parte dei consumatori italiani ed esteri, aprendo prospettive interessanti negli Stati Uniti, in Canada e in Scandinavia”.
Sono 10 i milioni di bottiglie dell’area aggregata, con la quota dell’export che si aggira al 60%. “Mi preme sottolineare proprio questa definizione di ‘vini rosa’ – aggiunge Cristoforetti – perché come esistono i vini rossi e i vini bianchi, non vedo perché non si debba parlare di ‘vino rosa’ anziché di ‘rosato’, un termine che ha invece un senso compiuto solo in alcune denominazioni, come quelle della Puglia e della Calabria, o di rosè che invece riguarda la Francia e lo spumante”.
La degustazione dei vini dell’area gardesana è infatti iniziata a Parigi con Wine Paris ed è proseguita con un tour in cinque città degli Stati Uniti. Un viaggio che conferma la collaborazione tra il Chiaretto di Bardolino e l’area della Valtènesi, suggellata appunto dall’Anteprima congiunta della vendemmia 2018.
Il tour proseguirà in Germania, al Prowein di Düsseldorf, dove il Chiaretto sarà protagonista insieme agli altri cinque “vini rosa” italiani, con i quali il Consorzio di Tutela ha sottoscritto un patto di collaborazione per la promozione congiunta.
I MIGLIORI ASSAGGI DI CHIARETTO 2018
CHIARETTO DI BARDOLINO 2018
1) Bardolino Chiaretto 2018 “Granara”, Tommasi: 87/100 Un “vino rosa” che sorprende per la sua capacità di essere pronto, ma con ampi margini di miglioramento. Macchia mediterranea al naso, origano. In bocca un bel frutto, impreziosito da ricordi di cera d’api.
2) Bardolino Chiaretto 2018, Cavalchina: 86/100 Naso complesso su agrumi e accenno di speziatura, In bocca grasso e al contempo verticale, bel frutto e bella mineralità, in equilibrio.
3) Bardolino Chiaretto 2018, Corte Gardoni: 86/100
Un rosato giocato sulle durezze, in particolare sulla salinità, senza rinunciare al frutto. Bella chiusura su liquirizia e sale e frutto, lungo e addirittura con filo di tannino.
4) Bardolino Chiaretto Classico 2018 “Villa Cordevigo” Bio, Villabella: 85/100
Bell’espressione, tipica e non ruffiana, di un godibilissimo Chiaretto. Su durezze, insomma, senza perdere di vista il frutto. Bello il retro olfattivo, lungo.
5) Bardolino Chiaretto 2018, Albino Piona: 85/100
Giovanissimo, ma già in grado di mostrare un gran carattere e, soprattutto, distintività.
5+) Bardolino Chiaretto Castelnuovo 2018, Cantina Castelnuovo del Garda: 84/100 La sorpresa assoluta. Bellissima figura nella nostra degustazione alla cieca per il Chiaretto della Cantina Sociale Veronese del Garda, in vendita a soli 2,20 euro nella Grande distribuzione organizzata: i supermercati della zona del Garda.
VALTÈNESI CHIARETTO 2018
1) Valtènesi Chiaretto 2018, Cantrina: 88/100 Teso, verticale, fine, elegante. Un 100% Groppello da assaggiare, anzi da non perdere assolutamente.
2) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018 “Sinìgol”, La Torre: 87/100 Viti tra i 40 e i 60 anni per questa “chicca” gardesana. Il terreno, ricco di scheletro, si riflette in un calice che marca sulla verticalità, senza perdere di vista la “materia”. Blend ottimamente riuscito di Groppello gentile, Marzemimo, Barbera e Sangiovese.
3) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Cà dei Frati: 86/100 Foglia di pomodoro, idrocarburo leggero. Bel frutto anche in bocca, compensato da una vena leggera di tannino e dalla mineralità già avvertita al naso.
4) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Selva Capuzza: 86/100 Tra i Chiaretto più equilibrati dell’intera batteria, al momento, eppure con buoni margini di ulteriore affinamento nel tempo. Bella chiusura su note saline, leggera spezia e radice di liquirizia.
5) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Conti Thun: 85/100 Cantina giovane della Denominazione, con ottimi margini per fare un buon lavoro. Un’ottima “base” di partenza.
LO SPUMANTE
La sorpresa è il Metodo Classico “Ceppo 326 Rosé” della cantina Pasini San Giovanni. Un Pas Dosé da uve Groppello (70%) con un 30% di Chardonnay. Cinquanta mesi sui lieviti, sboccatura ottobre 2018. In vendita in cantina a soli 20 euro, regala un palato verticale, unito ai caratteristici sentori fruttati del Groppello. Della stessa cantina, da provare l’ottimo il Valtènesi 2018 “Rosagreen”, sempre da uve Groppello.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
MONTEPULCIANO – “Eleganza e finezza”. Queste le caratteristiche delineate dai tecnici del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano tre anni fa, al momento della presentazione dell’andamento della vendemmia 2016. Elementi non particolarmente in risalto in mattinata all’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano.
La qualità media riscontrata però è alta (attorno agli 85/100, sulla base delle nostre valutazioni) e risulta effettivamente superiore (di qualche punto) rispetto al resto delle Anteprime di Toscana andate in scena sino ad oggi e già raccontate da WineMag (Chianti, Chianti Classico e, soprattutto, Vernaccia di San Gimignano).
LE AZIENDE PRESENTI
Come di consueto, la kermesse si è svolta alla Fortezza di Montepulciano, storica sede della manifestazione e centro pulsante della splendida cittadina del senese. Quarantasette le aziende presenti per far scoprire le nuove annate, presto sul mercato.
Ventinove i campioni della vendemmia 2016 di Vino Nobile di Montepulciano in degustazione per la stampa e gli operatori del settore. Appena 3 della Selezione 2016, con almeno un ottimo assaggio. Il tasting ha poi riguardato 20 vini Nobile di Montepulciano Riserva 2015, oltre a 12 Nobile “base”, 8 Riserve della vendemmia 2015, una Riserva 2014, una Selezione e una Riserva 2012.
LE CANTINE PRESENTI ALL’ANTEPRIMA
Di seguito l’elenco delle cantine in degustazione: Antico Colle, Bindella, Boscarelli, Canneto, Cantina Chiacchiera, Cantina Del Giusto, Carpineto, Casa Vinicola Triacca, Casale Daviddi, Contucci, Croce di Febo, De’ Ricci, Dei, Fanetti, Fassati, Fattoria del Cerro, Fattoria della Talosa, Fattoria La Braccesca, Fattoria Svetoni, Gattavecchi, Godiolo, Icario, Il Macchione, Il Molinaccio.
E ancora: La Ciarliana, La Combarbia, Le Berne, Le Bertille, Lombardo, Lunadoro, Manvi, Metinella, Montemercurio, Nottola, Palazzo Vecchio, Podere Casa al Vento, Podere Casanova, Podere della Bruciata, Poliziano, Romeo, Salcheto, Tenuta Gracciano della Seta, Tenuta Trerose, Tenuta Valdipiatta, Tiberini, Vecchia Cantina, Villa Sant’Anna.
I MIGLIORI ASSAGGI ALL’ANTEPRIMA 2019
Vino Nobile di Montepulciano Docg 2016 “Santa Caterina”, Tenuta Trerose: 89/100 Rosso rubino mediamente trasparente, di buona luminosità. Naso di frutti di bosco, fragolina, speziatura leggera. Bel palato, frutto rosso come ribes e liquirizia, oltre a una vena salina a chiudere. Tannino molto elegante, di prospettiva. Intenso e lungo, con ritorni di fragolina precisi nel retro olfattivo.
Vino Nobile di Montepulciano 2016 Docg “Cesiro”, Podere della Bruciata: 88/100
Colore piuttosto carico. Naso dominato dalle spezie. In bocca una percezione fruttata maggiore, ma garbata, di lampone e fragolina di bosco tendente al maturo. Vino molto tipico, con ritorni salini e un centro bocca piuttosto fresco. Tannino di prospettiva.
Vino Nobile di Montepulciano Docg 2016, La Combarbia: 87/100
Tra i campioni più distintivi dell’Anteprima 2019. Rosso rubino mediamente trasparente. Liquirizia dolce al naso, assieme a una nota chiara di rabarbaro, elegante. Anche i richiami salini, quasi marini, risultano netti. Macchia mediterranea leggera, ribes.
Un naso complesso, che anticipa un palato piuttosto corrispondente. Il frutto qui è preciso, elegante, così come eleganti sono le note erbacee già avvertite al naso. Gran bella freschezza e tannino piuttosto integrato. Altro vino di ottima prospettiva.
Vino Nobile di Montepulciano Docg 2016 “La Spinosa”, Il Molinaccio: 87/100 Bel rubino mediamente trasparente. Naso intrigante, di liquirizia tendente al dolce e macchia mediterranea, con sbuffi minerali e di mentuccia.
Piuttosto corrispondente al palato, dove le note “verdi” avvertite al naso si mostrano con una bella eleganza e in equilibrio col frutto e con la sapidità. Chiusura su un tannino piacevole, amaricante. Bella beva nel complesso, freschezza e prospettiva.
VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO SELEZIONE 2016
Vino Nobile di Montepulciano Selezione Docg 2016 “Vigna d’Alfiero”, Tenuta Valdipiatta: 90/100
Esattamente tutto (ma proprio tutto) quello che c’è da aspettarsi da una Riserva di Nobile di Montepulciano. Un rosso, tra l’altro, con una lunga, lunghissima vita davanti. Vino, peraltro, di grande gastronomicità.
VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO RISERVA 2015
Vino Nobile di Montepulciano Riserva Docg 2015 “Vitaroccia”, Icario: 89/100 Naso un po’ chiuso inizialmente, poi esce macchia mediterranea. E’ l’inizio del film. In bocca grande tipicità. Giusto equilibrio tra frutto (ribes, lampone piuttosto preciso), freschezza e mineralità. Al palato tannino pastoso, in fase di integrazione. Ritorni di macchia mediterranea e sale, oltre a una vena balsamica rinfrescante.
Vino Nobile di Montepulciano Riserva Docg 2015, Le Bèrne: 88/100 Naso con richiami di inchiostro dosati, non fastidiosi, oltre a una leggera vena “foxy”. Escono poi macchia mediterranea e nota “verde” (anche questa dosata) di vinacciolo. Poi tabacco, cuoio. In bocca è dritto, verticale, sulle durezze più che sulla larghezza. Fresco al punto giusto, salino in chiusura. Lungo su liquirizia. Da riassaggiare in futuro, certamente.
Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2015 “Quercione”, Lunadoro: 88/100 Naso a metà tra frutto, preciso (arancia rossa e frutti rossi come fragolina di bosco, tendente al maturo) e macchia mediterranea. Richiami di cuoio, tabacco dolce. Un naso complesso e davvero molto piacevole. Bocca corrispondente, su note fruttate altrettanto precise. Un vino molto godibile, pronto oggi, pensato (crediamo) per la beva senza scalfire la tipicità, ma con capacità di positiva evoluzione futura: la freschezza e il tannino lo dimostrano.
Vino Nobile di Montepulciano Riserva 2015 “Ojas”, Manvi: 87/100
Altro campione piuttosto pronto, ma con margini di miglioramento. Speziatura di ginepro, macchia mediterranea, piccoli frutti rossi come ribes, piacevolmente tendenti al “sotto spirito” (fragolina). In bocca corrispondente, con piacevoli ritorni di liquirizia e rabarbaro, in una chiusura dai buoni risvolti freschi e salini.
VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO, “VECCHIE ANNATE”
Vino Nobile di Montepulciano Docg 2015 “Maestro”, Palazzo Vecchio: 89/100
Bel rubino carico, luminoso. Radice di liquirizia netta al naso, rabarbaro. Anche al palato su queste note iniziali, poi corroborate da una buona (e attesa) freschezza e salinità. Campione interessante, certamente giocato sulle durezze e sulla verticalità più che sul frutto.
Vino Nobile di Montepulciano Docg Selezione 2015 “Madonna delle Querce”, Dei: 88/100 Naso interessante. Bel frutto di bosco, profondo. Mirtillo, fragolina, lampone. Macchia mediterranea precisa, sul timo più che sul rosmarino. Bello anche in bocca, di gran prospettiva, tannino vivo ma integrato. Spezia in chiusura, freschissimo il centro bocca, balsamico. Vino con tantissima vita ancora avanti.
Vino Nobile di Montepulciano Docg Selezione 2015 “Casina di Doro”, Canneto: 87/100
Altro vino interessante, un Sangiovese molto tipico, dalla spezia elegantissima. Frutto non particolarmente polposo, ma gran bella prospettiva per la profondità del sorso, di grande freschezza.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Record per la nuova edizione dell’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano, che ha preso il via sabato 9 febbraio nella Fortezza di Montepulciano, per far conoscere le nuove annate di vini in commercio da quest’anno, il Vino Nobile 2016 (annata a 4 stelle) e la Riserva 2015. Già dai preaccrediti si era superato il numero del precedente anno, confermato da una prima giornata di lavori affollata da tanti operatori e appassionati.
«Un evento che rappresenta non solo un appuntamento per i produttori, ma una grande occasione per tutto il territorio – spiega il presidente del Consorzio, Piero Di Betto – che con oltre 3 mila presenze ogni anno rivive sia dal punto di vista dell’economia turistica che da quello della promozione considerando che la maggior parte dei visitatori viene da fuori regione».
IL PROGETTO “NOBILE BIKING”
Oltre ai vini in degustazione tra le attività in Fortezza la presentazione per la prima volta al pubblico del progetto Nobile Biking. Nato dalla collaborazione tra Urban Bikery, piccola startup toscana focalizzata sul noleggio di e-bike, ed il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Nobile Biking nasce con l’obiettivo di raccontare per la prima volta, in modo innovativo, il trinomio VINO – BICI – TERRITORIO utilizzando strumenti di realtà virtuale e tecnologici.
I turisti di Montepulciano potranno noleggiare le bici di Urban Bikery e utilizzare lo smartphone presente sul manubrio della bici per farsi guidare dall’App mobile alla scoperta dei migliori tour del vino. Al termine del percorso, l’app genererà in automatico un video ricordo della giornata che potrà essere condiviso dagli utenti sui propri canali social.
In vari punti dislocati sul territorio (ristoranti, agriturismi, b&b) saranno inoltre consegnati dei Google Cardboard: dei veri e propri visori di realtà virtuale economici, brandizzati Nobile Biking, in cui inserire dentro il proprio smartphone.
L’utente potrà in questo modo provare in modo immersivo l’esperienza Nobile Biking in qualunque posto si trovi. Ad affiancare i Google Cardboard ci saranno i corner fisici di Realtà Virtuale, delle vere e proprie installazioni multimediali capaci di offrire un’esperienza totalmente immersiva e indimenticabile.
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VERONA – Doveva essere un’annata speciale per l’Amarone, la 2015. Sarà soprattutto il mercato a dare ragione ai tecnici del Consorzio di Tutela Vini Valpolicella e del Crea di Conegliano, che parlano di una vendemmia speciale, quasi irripetibile. La “migliore degli ultimi 30 anni”.
Di certo si fatica a vedere tutta quest’eccellenza nei calici dell’Anteprima Amarone 2015, andata in scena ieri al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Sessantanove etichette che il pubblico di winelovers e appassionati potrà gustare oggi, dalle 10 alle 19: sessantacinque le aziende della Valpolicella protagoniste, anche con annate più vecchie (porte aperte anche il 4 febbraio, ma solo per gli operatori del settore).
La verità è che molti campioni di botte promettono meglio dei vini già in bottiglia. Segno di un nuovo stile di produzione, che pare incentrato su una sorta di alleggerimento dei toni più “mascolini” dell’Amarone.
Il risultato (spesso) non è male. Ma a rimetterci è la tipicità della Denominazione, alla luce delle richieste del mercato. E’ un fenomeno tutto italiano. Di fatto, all’Anteprima di Verona 2019, si è assistito al medesimo “trend” in voga dall’altra parte del pianeta dei fine wines italiani: il Piemonte.
All’Anteprima “Barolo, Barbaresco e Roero” di Alba di inizio settimana (qui i migliori assaggi) è parso evidente l’assottigliarsi delle differenze tra Nebbiolo “base” e Nebbioli più affinati, atti a diventare Barolo o Barbaresco.
Così, in Valpolicella, sin troppi Amaroni paiono l’emblema (cosciente) di un’occasione persa: quella di una “annata perfetta”. Le scelte enologiche di molti produttori sembrano aver privilegiato la bevibilità rispetto alla struttura. E a sentire gli stessi vignaioli (tanti), questo era – appunto – l’obiettivo.
Ecco dunque le valutazioni effettuate ieri sui campioni in degustazione all’Anteprima Amarone 2015, suddivise tra vini “già imbottigliati” e “campioni di botte”. Un tasting avvenuto rigorosamente alla cieca, senza cioè conoscere il nome del produttore e dell’etichetta prima di valutarla. Enjoy.
AMARONE DELLA VAPOLICELLA DOCG GIA’ IMBOTTIGLIATO
Zanoni Pietro 2015 “Zovo”: 92/100
Roccolo Grassi 2015: 91/100 Boscaini Carlo 2015 “San Giorgio”: 90/100 — Giovanni Ederle 2015: 90/100
Monte del Frà Classico 2015 “Lena di Mezzo”: 86/100
Albino Armani Classico 2015 “Albino Armani”: 86/100
Tinazzi 2015 “Cà de’ Rocchi La Bastia”: 86/100
Cà dei Maghi Classico 2015 “Camparsi”: 83/100
Zeni 1870 Classico 2015 “Vigne Alte”: 83/100
San Cassiano 2015: 83/100
Domini Veneti Classico 2015 “Domini Veneti”: 83/100
Capurso 2015: 83/100
Pasqua Vigneti e Cantine 2015 “Famiglia Pasqua”: 82/100
Recchia Classico 2015 “Masùa di Jago”: 82/100
Fratelli Degani Classico 2015: 82/100
Aldegheri Classico 2015: 81/100
Ilatium 2015 Campo Leòn: 81/100
CAMPIONI DA BOTTE: VALUTAZIONI 02/02/2019
Valentina Cubi Classico 2015 “Morar” (campione di botte): 90/100 I Tamasotti 2015 (campione di botte): 90/100
Giacomo Montresor Classico 2015 “Capitel della Crosara” (campione di botte): 89/100
Zýmē Classico 2015 (campione di botte): 86/100
Massimago 2015 “Massimago” (campione di botte): 86/100
Cantina Valpantena 2015 “Torre del Falasco” (campione di botte): 86/100
Cà dei Frati 2015 “Pietro Dal Cero” (campione di botte): 85/100
Cà la Bionda Classico 2015 “Vigneti di Ravazzòl” (campione di botte): 85/100
Famiglia Cottini – Montezovo 2015 (campione di botte): 85/100
Monteci Classico 2015 (campione di botte): 84/100
Secondo Marco Classico 2015 (campione di botte): 84/100
Selùn di Marconi Luigi Classico Riserva 2015 (campione di botte): 84/100
Tenuta Chiccheri 2015 “Campo delle Strie” (campione di botte): 84/100
Santi Classico 2015 “Santico” (campione di botte): 84/100
Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani Classico 2015 (campione di botte): 84/100
Novaia Classico 2015 “Corte Vaona” (campione di botte): 84/100
Corteforte Classico 2015 “Corteforte” (campione di botte): 84/100
Fasoli Gino 2015 “Alteo” (campione di botte): 84/100
Fattori 2015 (campione di botte): 84/100
Flatio Classico 2015 (campione di botte): 84/100
Dal Cero in Valpolicella 2015 “Dal Cero” (campione di botte):: 83/100
Falezze Luca Anselmi 2015 (campione di botte): 83/100
Marinella Camerani 2015 (campione di botte n. 50 Vigneto Adalia): 83/100
Clementi Classico 2015 (campione di botte): 83/100
Corte Archi Classico 2015 Riserva “Is” (campione di botte): 83/100
Ceschi Brugnoli Classico 2015 “Cà del Mato” (campione di botte): 83/100
Scriani Classico 2015 (campione di botte): 83/100
Bolla Classico 2015 (campione di botte): 83/100
Santa Sofia Classico 2015 (campione di botte): 83/100
Vigna ‘800 Classico 2015 “Virgo Moron” (campione di botte): 82/100
Marinella Camerani 2015 (campione di botte n. 57 Vigneto Dietro Casa): 82/100
Le Bignele Classico 2015 (campione di botte): 82/100
Cà Rugate 2015 “Punta Tolotti” (campione di botte): 82/100
Benedetti Corte Antica Classico 2015 (campione di botte): 82/100
Cà Botta 2015 “Tenute Cajò” (campione di botte): 82/100
Villa San Carlo 2015 (campione di botte): 81/100
Sartori Classico 2015 “Reius” (campione di botte): 81/100
Le Guaite di Noemi 2015 (campione di botte): 81/100
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Buona la prima, anzi l’Anteprima. Italia del vino in fermento per l’avvio delle Anteprime di Toscana, a metà tra quelle di Barolo, Barbaresco e Roero (dedicate solo alla stampa e agli operatori del settore), Amarone, Sagrantino di Montefalco, Romagna Sangiovese e Albana. Ecco gli appuntamenti da non perdere dedicati ai winelovers.
AMARONE DELLA VALPOLICELLA
La giornata aperta al pubblico è quella del 3 febbraio. In degustazione l’Amarone 2015, dalle 10:00 alle 19:00 al Palazzo della Gran Guardia di Verona. Biglietto di ingresso 40 euro (35 euro con acquisto online). Qui l’elenco delle cantine partecipanti, che metteranno a disposizione anche le vecchie annate.
Ma la “Red Week” si apre martedì 29 gennaio con il Valpolicella education program (Vep) 2019, il corso di formazione sulla prima Dop di vino rosso del Veneto, rivolto agli operatori internazionali del settore ideato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella per creare una rete di “Valpolicella wine specialist” nel mondo.
ANTEPRIME DI TOSCANA Dopo la PrimAnteprima riservata a stampa e operatori del settore, sabato 9 febbraio, dalle 9.30 alle 17.30 alla Fortezza da Basso di Firenze (Padiglione Cavaniglia, viale Filippo Strozzi, 1), il programma delle Anteprime di Toscana aperto al pubblico si apre con Chianti Lovers, il 10 febbraio.
Appuntamento sempre alla Fortezza da Basso, dalle 16.00 alle 21.00, con la degustazione delle nuove annate Chianti Docg 2018 e Riserva 2016, in uscita nel 2019.
Per il prossimo appuntamento dedicato ai winelovers occorre sposarsi a San Gimignano (SI), per la presentazione delle nuove annate in uscita sul mercato nel corso del 2019: la Vernaccia di San Gimignano 2018 e la Riserva 2017.
Due le date utili: domenica 10 febbraio, dalle 14.00 alle 19. al Museo di Arte Moderna e Contemporanea De Grada (Via Folgore 11, San Gimignano), i banchi di assaggio con i produttori, a ingresso gratuito. Stessa location mercoledì 13 febbraio, dalle 15.00 alle 17.00.
Tutti a Montepulciano, nel cuore della Toscana, per l’Anteprima del Vino Nobile di Montepulciano, aperta al pubblico e agli operatori del settore sabato 9 dalle ore 15.00 alle ore 19.30, domenica 10 dalle ore 11.00 alle ore 18.30 e lunedì 11 dalle ore 10.30 alle ore 18.30.
SAGRANTINO DI MONTEFALCO L’Anteprima Sagrantino 2015 si svolgerà a Montefalco (PG) dal 18 al 20 febbraio 2019, evento promosso dal Consorzio Tutela Vini Montefalco. Tasting, visite in cantina, approfondimenti, iniziative e masterclass per un focus completo su Montefalco, le sue aziende ed i suoi produttori.
Una panoramica completa sulla nuova annata ma anche sulle capacità evolutive del Montefalco Sagrantino Docg, sugli abbinamenti gastronomici con il coinvolgimento diretto di chef provenienti da tutta Italia, sulla corretta comunicazione all’interno di un ristorante, con il coinvolgimento dei sommelier italiani.
I banchi d’assaggio aperti al pubblico sono in programma al Chiostro di Sant’Agostino, dalle ore 16 del 19 febbraio. Spazio anche per la cucina d’autore, il 18 febbraio. Dalle ore 10.30 si svolgerà la finale del Concorso nazionale “Sagrantino nel piatto” dedicato agli chef di tutta Italia.
Il Concorso ha l’obiettivo di selezionare e premiare il miglior piatto che abbia come ingrediente il Montefalco Sagrantino Docg e che abbia in abbinamento uno dei vini di Montefalco. Le ricette dovranno essere inviate entro il 4 febbraio prossimo (info e modulistica sul sito www.consorziomontefalco.it).
“Quest’anno – ricorda Filippo Antonelli, presidente del Consorzio Tutela Vini Montefalco – celebriamo i 40 anni dal riconoscimento delle denominazioni Montefalco Doc e Montefalco Sagrantino Docg, istituite nel 1979, testimonianza di un lungo ed importante processo di osmosi tra vitivinicoltura e territorio da valorizzare e tutelare sempre di più, da rafforzare evento dopo evento, iniziativa dopo iniziativa”.
“VINI AD ARTE” 2019, ANTEPRIMA SANGIOVESE DOC ROMAGNA
Al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza in scena l’Anteprima della Doc Romagna. L’appuntamento per il pubblico e gli addetti del settore è il 17 e 18 febbraio con 50 produttori che presenteranno le nuove annate di Sangiovese e Albana.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
BARDOLINO – Il rosato Chiaretto di Bardolino cresce in volumi e consensi. E’ quanto emerge dalla “pre Anteprima 2018“, andata in scena oggi a Bardolino. Il successo della Denominazione è consacrato dall’ottimo lavoro dei produttori in annate difficili come la 2014 e la 2017.
Ma anche dagli assaggi dalle vasche della vendemmia 2018, già in grado di dimostrare grande personalità nel calice. Oltre a consentire di battezzare il Chiaretto come “l’Amarone dei rosati“, per la sua capacità di evolversi positivamente negli anni, senza ossidarsi o svanire nel confronto con le lancette.
“Le ottime condizioni del vigneto nelle ultime annate difficoltose – evidenzia Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela – hanno messo in luce l’abilità crescente dei nostri associati nella produzione del rosato da uve Corvina e Rondinella, la cui produzione è in netta ascesa”.
I numeri parlano chiaro. Nel 2014 erano circa 5 milioni le bottiglie di rosé prodotte dalla Denominazione veneta. Per il 2018 si parla di un +1%, a fronte dei consolidati 8-9 milioni. Di conseguenza è scesa a 15-17 milioni la produzione del rosso Bardolino, a dispetto della media di 20-24 milioni di bottiglie degli scorsi anni. Le uve per la produzione del rosato Chiaretto, del resto, sono le stesse del Bardolino.
E la sfida, secondo il direttore del Consorzio Angelo Peretti, è proprio di tipo agronomico. “I produttori – sottolinea Peretti – stanno man mano prendendo coscienza della necessità di investire su vigneti ad hoc per la produzione del rosato, diversi da quelli del rosso Bardolino. Solo così la Denominazione potrà crescere in termini di considerazione sul mercato”.
Se da un lato la leva del Chiaretto di Bardolino è l’export, dall’altro i margini di evoluzione sono offerti dal mercato interno. Basti pensare che in Italia si consuma solo il 6% di vino rosé rispetto al totale. In Francia, Paese considerato leader internazionale nella produzione di rosati, questa cifra sale al 34%.
I MIGLIORI ASSAGGI ALL’ANTEPRIMA
Dopo una devastante annata 2017, con la produzione scesa a 160 mila ettolitri complessivi contro i 240 della media, il Chiaretto di Bardolino può contare su una vera e propria rivincita con la vendemmia 2018.
Alcuni vini saranno in commercio tra qualche giorno. Altri tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2019. Quel che è certo è che il livello raggiunto dalla trentina di produttori associati al Consorzio è più che mai in ascesa.
Tra i 46 campioni degustati alla cieca a Bardolino, convincono Vigneti Villabella, Guerrieri Rizzardi e Casaretti, rispettivamente con Bardolino Chiaretto Classico Villa Codevigo Biologico 2018 e Bardolino Chiaretto Classico 2018 (campioni da vasca).
Tra i già imbottigliati, seppur da pochi giorni o settimane, spiccano i rosé delle cantine Aldo Adami (Bardolino Chiaretto 2018), Ca’ Bottura (Bardolino Chiaretto 2018) e Cantina di Custoza. Punteggi non astrali quelli assegnati durante il blind tasting, ma comunque in grado di staccare molti altri competitor.
In occasione della giornata di degustazione è parso comunque evidente la “necessità di vetro” dei Chiaretto di Bardolino: vini che danno il meglio di sé a distanza di diversi mesi (se non anni) in bottiglia, a dispetto della concezione del rosé come vino “di pronta beva”.
Alla ristorazione (soprattutto locale) il compito di educare avventori e turisti (italiani e stranieri) alle diverse sfumature del rosato di Bardolino. Fresco e scalpitante in gioventù. Più complesso e articolato con qualche mese sulle spalle. Vini che, col tempo, rendono necessari abbinamenti più “arditi” con la cucina.
“Quello che vogliamo tramettere al pubblico – dichiara ancora Franco Cristoforetti – è che in Italia si producono ottimi vini bianchi e rossi, ma anche rosé. Una tipologia che ha una dignità propria, che merita di essere valorizzata al massimo”.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
Il Chiaretto di Bardolino anticipa la stagione delle anteprime del vino con un’inedita pre-anteprima. Lunedì 10 dicembre sarà infatti già possibile avere un’idea dell’annata 2018 con il banco d’assaggio Il Chiaretto che verrà, aperto dalle 14.30 alle 19.30 al Ristorante La Loggia Rambaldi sul lungolago di Bardolino.
Saranno ben 45 le aziende presenti con la nuova produzione prelevata dalle vasche e con il Chiaretto di Bardolino 2017, che invece proprio in questi mesi di fine anno presenta la sua espressione più compiuta.
“Assaggiamo il nuovo Chiaretto – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino – in una fase in cui il vino ha appena finito la fermentazione e si esprime in tutta la sua esuberanza. Sul lago di Garda siamo di fronte ad un’annata favorevole, che ha unito precipitazioni superiori alla media e temperature elevate, garantendo il raggiungimento di un’ottima maturazione del frutto senza smarrire la classica freschezza e sapidità dei nostri vini”.
L’ANDAMENTO DELLA VENDEMMIA Da gennaio a ottobre nel 2018 infatti la stazione meteo dell’Arpa Veneto di Calmasino di Bardolino ha registrato 798 mm di pioggia, contro i soli 562 mm dell’intera stagione 2017. Le temperature si sono tenute mediamente sempre al di sopra della serie storica, creando condizioni per un particolare vigore vegetativo e consentendo la perfetta maturazione delle uve con valori della gradazione zuccherina e dell’acidità mediamente in linea con quelli del 2017.
L’evento di dicembre sarà una semplice anticipazione della “vera” anteprima del Chiaretto, organizzata congiuntamente dal Consorzio di tutela Chiaretto e Bardolino e dal Consorzio Valtènesi, in programma domenica 10 e lunedì 11 marzo a Lazise. In quell’occasione i vini rosa del lago di Garda della vendemmia 2018 saranno imbottigliati e pronti per essere immessi sul mercato.
All’appuntamento bardolinese del 10 dicembre il costo del calice per le degustazioni è di € 10 per l’intero e di € 5 per il ridotto, riservato ai soci delle associazioni di settore con tessera valida (Slow Food, Ais, Onav, Fisar, Fis, Scuola europea Sommelier). L’ingresso è libero per i residenti nel Comune di Bardolino e per operatori di settore (ristoranti, enoteche, distribuzioni, gastronomie, hotel).
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
ALBA – Prime anticipazioni sulla quarta edizione di Grandi Langhe Doc e Docg, in programma ad Alba il 28 e il 29 gennaio 2019. Un’occasione per degustare le nuove annate di Barolo (2015), Barbaresco (2016) e Roero (2016).
Oltre 250 cantine, 1.500 etichette in degustazione, buyer, sommelier, enotecari e professionisti del vino provenienti da tutto il mondo. Un’edizione ricca di novità: cambiano infatti location, periodo e numero di giorni.
Grandi Langhe sarà infatti interamente ospitata ad Alba, scelta in quanto cuore pulsante e punto di riferimento di una terra dove la viticoltura è l’anima dell’economia, ormai da secoli. L’altra grande novità introdotta dal Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani e dal Consorzio del Roero è la data dell’evento, anticipato al mese di gennaio.
I professionisti di settore e i giornalisti (a cui la rassegna è riservata) potranno così degustare per primi in assoluto le nuove annate, direttamente nei territori che hanno dato loro vita e prima che abbia inizio la stagione delle grandi fiere internazionali.
Una vera e propria anteprima, quindi, che grazie ad un’unica location e alla presenza di tutti i vini in entrambe le giornate, consentirà ai partecipanti di non dover scegliere e di non perdersi nulla di questa nuova “48 ore”.
Ad Alba gli spazi espositivi saranno suddivisi in base ai Comuni di provenienza delle diverse cantine. Una divisione territoriale ordinata, per consentire ai partecipanti di apprezzare la varietà del prodotto, frutto dell’appassionato lavoro sulle colline della zona degli uomini e delle donne delle Langhe.
Un’occasione per cogliere a fondo il valore delle Menzioni geografiche (MGA) di Barolo, Barbaresco, Roero e Diano e di conoscere gli altri vini del territorio.
Come accade dal 2013, sono previste degustazioni di numerose tipologie ed etichette e soprattutto sarà possibile confrontarsi direttamente con i produttori, in grado come nessun altro di raccontare origine, passione, tradizione che si mescolano in ogni singola bottiglia generata nelle “Grandi Langhe”.
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ROMA – Un luogo elegante e ricco di fascino nel centro di Roma, ma anche un palazzo di importanza storica e artistica. E’ l’Acquario Romano, che il 13 e 14 ottobre ospita un evento WineHunter che quest’anno diventa l’occasione per presentare in anteprima nazionale Merano WineFestival.
Dopo l’annuncio dell’anteprima locale, che si svolge all’Ippodromo di Merano durante il meeting del Gran Premio Merano Alto Adige, ecco l’anteprima nazionale della 27^ edizione di Merano WineFestival.
Il 13 e 14 ottobre, nel contesto di un importante appuntamento dedicato a pubblico e produttori nella suggestiva location dell’Acquario Romano, Helmuth Köcher presenterà il Festival meranese 2018, tra degustazioni, showcooking e una conferenza stampa dedicata alla stampa nazionale (sabato 13 alle ore 12.00).
IL PROGRAMMA Una selezione di 61 aziende di vini e un birrificio provenienti da tutta Italia e premiati dalla guida The WineHunter Award con i riconoscimenti Rosso, Gold o candidati all’Award Platinum, il premio più ambito, che viene assegnato durante lo svolgimento di Merano WineFestival.
Questi i protagonisti delle degustazioni in programma nelle due giornate all’Aquario Romano. Ma anche momenti di networking fra produttori, showcooking con rinomati chef e una speciale competizione, la Pallini Perfect Cocktail Competition, una gara di mixology che va in scena domenica 14 (dalle ore 14.00) e che premia la realizzazione del miglior cocktail.
IN ATTESA DI MERANO
All’edizione 2018 di Merano WineFestival partecipano oltre 950 case vitivinicole tra le migliori in Italia e nel mondo, oltre 120 artigiani del gusto e numerosi personaggi di spicco nel mondo Food&Wine. Il programma di quest’anno prevede in apertura, come di consueto, lo spazio dedicato ai vini biologici e biodinamici.
Poi i grandi protagonisti, i vini di The Official Selection nell’incantevole location della Kurhaus e i prodotti gastronomici della Gourmet Arena. E ancora, le immancabili Charity Wine Masterclasses e le novità di quest’anno, The Circle – People, Lands, Experiences nella cornice di Piazza de La Rena e Spirits Experiences, area dedicata al mondo della mixology.
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