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Bertani-Famiglie Storiche, parla il Ceo Lusini: «Perché siamo usciti dal Consorzio»

Bertani-Famiglie Storiche, parla il Ceo Alberto Lusini «Obiettivi e carte vini comuni» Intervista esclusiva di Winemag dopo il crack in Consorzio «Scelta per il bene dell Amarone della Valpolicella»
C’è molto di non ancora detto nella decisione di Bertani di entrare nelle Famiglie Storiche e uscire dal Consorzio Vini Valpolicella. La disdetta ufficiale non è comunque ancora avvenuta, stando a quanto riferito dallo staff di Christian Marchesini. A chiarire meglio i contorni della vicenda, in un’intervista esclusiva rilasciata a Winemag, è Alberto Lusini, Ceo di Angelini Wines & Estates, il gruppo farmaceutico alla guida della cantina di Grezzana (Verona).https://www.bertani.net/it/chi-siamo/

Perché Bertani ha deciso di uscire dal Consorzio Valpolicella e di aderire alle Famiglie Storiche?

Bertani aderisce alle iniziative delle Famiglie Storiche con l’intento di unire le forze nella promozione e nella comunicazione con le cantine più iconiche del territorio. La partecipazione al Consorzio rimane per la parte Erga omnes, ma non può rimanere sulla parte promozionale.

Ciò equivale a dire che uscite dal Consorzio…

Certo. Non avremmo potuto aderire alle Famiglie Storiche senza uscire dal Consorzio Valpolicella. Prima di questa decisione, aderivamo al Consorzio da tantissimi anni, tanto da non riuscire a risalire all’anno esatto, secondo una veloce ricerca effettuata.

Cosa non va nel Consorzio Valpolicella? Al momento del raggiungimento dell’accordo tra Famiglie e Consorzio, nel 2023, si era parlato di adesione a progettualità comuni, sul fronte promozionale. Non è così?

L’adesione ai programmi promozionali delle Famiglie Storiche, al momento, è alternativo a quella del Consorzio. In un momento complesso per il mondo del vino la comunicazione è fondamentale. Occorre fare sistema con aziende che hanno obiettivi simili ai nostri e presenza sulle carte vini di tutto il mondo. Una logica di qualità a difesa del territorio.

Dunque c’è qualcosa che non va…

La decisione di Bertani di uscire dal Consorzio e aderire alle Famiglie Storiche non è per nulla una polemica contro qualcosa. Certo che, parlando di ristorazione e vini premium, parliamo una lingua comune a quella delle Famiglie. La nostra è stata solo una scelta coerente.

Parole che sembrano ricordare quelle espresse dal vicepresidente del Consorzio, Andrea Lonardi, durante Amarone Opera Prima 2025…

Non direi. La nostra è più una scelta per “affinità elettiva” con le Famiglie Storiche, che per mancanza di condivisione della programmazione del Consorzio. Parliamo con il mondo cooperativo e speriamo che nel giro di qualche tempo si costruiscano dei ponti e non dei muri.

Un’aspettativa molto ottimistica, non crede? Non sarebbe meglio parlare di convivenza impossibile per le Famiglie Storiche in Consorzio, nonostante l’apertura – anzi, sarebbe meglio di meglio parlare di aspettative – del presidente Christian Marchesini?

Non sono così negativo. Ma ci vorrà del tempo e menti aperte. Associazioni di produttori e Consorzi convivono altrove. E, anzi, dialogano.

Possibile, dunque, prevedere un ruolo di Bertani da “ponte” tra Famiglie Storiche e Consorzio Valpolicella?

Non vogliamo fare “da ponte”. Speriamo solo che le posizioni si avvicinino e mettano da parte quello che è successo con le cause legali. Non desideriamo alcuna polemica. Alla Valpolicella serve serietà, non polemiche. Servirà del tempo e spero faccia bene alla Denominazione.

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Migliori Amarone 2020 ad Opera Prima 2025


Migliori Amarone 2020 amarone opera prima 2025. Non c’è vino in Italia che si stia interrogando sul proprio futuro come l’Amarone della Valpolicella. Ne è una riprova l’annata 2020, presentata a Verona in occasione dell’anteprima Amarone Opera Prima 2025. Tra qualche difficoltà di mercato e tentativi di riposizionamento in chiave gourmet, una buona parte dei produttori sembra essersi messa alle spalle le sovra-concentrazioni. Virando su vini dall’alcol più integrato e dal profilo meno opulento. Favorendo così, nelle migliori interpretazioni di quella che abbiamo definito negli anni scorsi “Amarone Revolution“, la leggiadria di beva ben gradita dai consumatori moderni.

L’ANNATA 2020 DELL’AMARONE DELLA VALPOLICELLA

L’annata 2020 non sarà comunque tra quelle da ricordare tra le migliori per tutti i produttori. L’andamento climatico è risultato difforme tra le varie zone, in maniera ancora più marcata tra collina e zone pianeggianti, colpite dalla grandine. Determinante anche la riduzione della resa produttiva (del 20%) voluta dal Consorzio guidato da Christian Marchesini. Più in generale, gli Amarone 2020 presentati ad Amarone Opera Prima 2025 si possono dividere in almeno tre macro-sezioni.

La prima riguarda quelli capaci di condensare l’essenza di un vino che prevede una componente da appassimento (data dalla messa a riposo delle uve), in una veste fresca, già godibile e di assoluta prospettiva in termini di affinamento. Sono questi i migliori Amarone 2020 individuati durante il tasting. All’opposto ci sono Amaroni troppo esili, condizionati dal legno perché incapaci di reggerlo, in termini di struttura. Vini lontani dal concetto della denominazione, stilisticamente arresi alle sirene dei mercati e privi di anima, oltre che si storia.

In mezzo ci sono Amaroni – tanti, per la verità – che issano sul veliero della Valpolicella, in navigazione in acque mosse in tempi di crisi per i vini rossi, la bandiera del “Work in progress“, color speranza, ovvero consapevolezza. Etichette che trovano conforto in una buona freschezza e, dunque, nell’agilità di beva. Ma a cui manca quel filo di polpa e di ricchezza in più che ci si deve aspettare da un vino che prevede una componente di appassimento. In qualche caso, è in questa macro-sezione che si identificano chiusure leggermente amaricanti e tannini un po’ ruvidi. Di seguito i migliori Amarone 2020.

MIGLIORI AMARONE 2020 AD AMARONE OPERA PRIMA 2025

CANTINA VINO ANNO ALCOL DESCRIZIONE E PUNTEGGIO IN CENTESIMI
MONTE CASTELON Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Frutto ben espresso al naso, una ciliegia ben matura. Sottofondo speziato caldo, con venature balsamiche. Sorso molto fresco, reso piacevole da una nota sapida che accompagna tutto il sorso. Appassimento integrato nel quadro. Un Amarone in perfetta sintonia con la gamma aziendale, tutta di altissimo livello. Monte Castelon è la cantina rilevazione di Amarone Opera Prima 2025. 95/100
TERRE DI LEONE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Generosa polpa rossa che si fa largo con l’ossigenazione, dopo un primo naso leggermente contratto. Erbe aromatiche in sottofondo, ancor più delle spezie, un tocco pepato. In bocca si conferma polposo e sfodera una gran freschezza, dal centro bocca all’allungo. Altro gran bel campione. 95/100
SAN CASSIANO Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Vino in evoluzione, mostra tinte verdi al naso, che virano sul balsamico con l’ossigenazione. Note che trovano conferme al palato, dal bel frutto croccante che sgomita per farsi largo sul palco. Alcol da integrarsi. 89/100
CANTINE DI VERONA Amarone della Valpolicella Docg Torre del Falasco 2020 15,5% Bella mora di rovo a delineare un naso sul frutto e su una bella balsamicità. Gran freschezza al palato, a sostenere la polpa. Vino già piuttosto godibile, con l’alcol che si integrerà ulteriormente. 90/100
VALENTINA CUBI Amarone della Valpolicella Docg Classico Morar 2020 16% Primo naso sulle erbe aromatiche e sul frutto rosso, di maturità ottimale. Perfetta corrispondenza naso-bocca, su una bella trama tannica e salina che accompagna il sorso fino alla chiusura. Dopo qualche prova altalenante, che la 2020 sia l’annata della riscossa? 93/100
CORTE CAVEDINI Amarone della Valpolicella Docg 2020 16,5% Naso aperto sul frutto. Bella spezia e balsamicità. Palato un po’ contratto al momento, tannino ruggente. Polpa e struttura non mancano: si farà. SV
SORÍPA Amarone della Valpolicella Docg 2020 Frutto e balsamicità, un tocco di liquirizia. Al palato ottima agilità di beva, con l’appassimento ben gestito. Buona freschezza e leggera sapidità in chiusura. Bello “da bere”. 92/100
MARILISA ALLEGRINI – VILLA DELLA TORRE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Colore meno carico rispetto ad altri campioni. Bel naso sul frutto, di buona concentrazione. Elegantissima speziatura. Palato polposo, ricco, strutturato, tra frutto e balsamicità. Alcol al momento leggermente fuori dal coro, ma che si integrerà col tempo, viste le spalle larghe. 94/100
MONTECI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15,5% Gran bel frutto naso-bocca (mora e marasca), venature balsamiche a renderlo ancora più stratificato. Ottima la beva, nonostante un tannino che potrà meglio integrarsi. 92/100
TORRE DI TERZOLAN Amarone della Valpolicella Docg 2020 16,5% Naso più cupo rispetto ad altri campioni, sul frutto scuro e sulla spezia. Al palato rivela un’ottimale concentrazione. Appassimento gestito divinamente. Gran freschezza e prospettiva, a segnare il passo tra beva e longevità. 95/100
FLATIO Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Naso leggiadro, più sul frutto croccante che sulle note da “messa a riposo”. In bocca materico, autentico. Bella vena salina che accompagna balsamicità e concentrazione del frutto. Finale lungo, asciutto, che invoglia la beva. 92/100
TEZZA VITICOLTORI IN VALPANTENA Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2020 16% Gran concentrazione di colore. Primo naso balsamico, speziato, a cui non manca la componente fruttata, altrettanto intensa, viva, dinamica. Bel vino in prospettiva. 92/100
PICCOLI Amarone della Valpolicella Docg La Parte 2020 Gran purezza del frutto al primo naso, che invoglia all’assaggio per precisione e croccantezza: mora, ciliegia, piccoli frutti rossi, avvolti in una balsamicità golosa e in un corredo di spezie calde. Una precisione che si conferma al palato, giustamente concentrato e scorrevole, in termini di beva. Tannini e freschezza da Amarone capace di affrontare la sfida con le lancette dell’orologio. 95/100
LAVAGNOLI Amarone della Valpolicella Docg 2020 17% SV
BRONZATO Amarone della Valpolicella Docg 2020 Bel colore luminoso, da cui si libera un frutto croccante e una bella balsamicità. In bocca risulta al momento un po’ contratto, ma lasciato “respirare” si apre e mostra muscoli e prospettiva. 92/100
CA’ LA BIONDA Amarone della Valpolicella Docg Classico Ravazzol 2020 16% Colore splendido, luminoso. Naso su leggera venatura fenolica, intrigante sul frutto rosso pienamente maturo. Gran piacevolezza di beva al palato, di ottimale concentrazione e dal tannino di prospettiva. Balsamicità in chiusura, a rendere il sorso fresco e ancora più goloso. Gran persistenza. Vino in divenire, verso grandi orizzonti. 95/100
ZÝME DI CELESTINO GASPARI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Frutto di gran concentrazione, vena sapida ad accompagnarlo insieme alla freschezza, sino alla lunga chiusura. Gran struttura, a cui dare tempo. Sarà grande. 94/100
ANTICHE TERRE VENETE Amarone della Valpolicella Docg Baorna 2020 15% Già godibilissimo, senza stravolgere il concetto di Amarone e regalandone una veste immediata, tra freschezza e ottimale concentrazione. 89/100
MARCHI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15,5% Naso che si divide tra il frutto rosso e scuro di gran concentrazione. Corrispondenza perfetta al palato, su leggera vena sapida, che accompagna sino alla chiusura. Tannini che si integreranno meglio, insieme all’alcol. Buona prospettiva. 91/100
ALBINO ARMANI NEL VINO DAL 1607 Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Cuslanus 2020 Frutto, balsamicità, spezia calda al naso. Gran beva e freschezza al palato, per un Amarone già godibilissimo, la cui cifra stilistica è la precisione. 93/100
FATTORI Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2020 Ciliegia croccante, piena, succosa. Anche al palato una gran piacevolezza di beva sul frutto, sorretto da freschezza, tannino di prospettiva e sapidità. Gran bell’esempio della nuova corrente dell’Amarone. 93/100
MONTE DEL FRÀ Amarone della Valpolicella Docg Classico Tenuta Lena di Mezzo 2020 15,5% Balsamicità che esplode al naso sul frutto rosso croccante. Al palato agilità e profondità, tra frutto che si conferma di corretta concentrazione e ricordi di liquirizia dolce. 93/100
FASOLI GINO Amarone della Valpolicella Docg Alteo 2020 17,5% SV
GERARDO CESARI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15% Frutto, balsamicità, spezia, gran beva. Ottima persistenza. Immediato e di prospettiva. 90/100
FATTORI Amarone della Valpolicella Docg Col de la Bastia 2020 Naso equilibrato tra frutto e balsamicità. Gran beva, evidenziata da una concentrazione non esasperata. 91/100
CORTE FIGARETTO Amarone della Valpolicella Docg Valpantena Musa del Figaretto 2020 16,5% Naso tra i più eleganti e stratificati, anche se in fase di evoluzione. Freschezza, balsamicità dolce, spezia, tannino che si integrerà meglio. Vino che si colloca a cavallo fra tradizione e rivoluzione. 94/100
MANARA Amarone della Valpolicella Docg Classico Corte Manara 2020 16% Vino sulla beva, a cui manca però profondità. 89/100
SANTI Amarone della Valpolicella Docg Carlo Santi 2020 16% SV
BOLLA Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Le Origini 2020 15,5% SV
ROCCA SVEVA Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2020 15% SV
LA DAMA Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 SV
CONTRADA PALUI Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Siamo nel cuore dell’Amarone Revolution, con la cantina Rivelazione della Guida Winemag 2024. I canoni della splendida Val Squaranto esasperati (in positivo) nell’interpretazione dei suoli di Hans Karl Pichler. Sapidità, tensione acida e gestione ottimale dell’appassimento, in un quadro che abbina piacevolezza estrema e beva “da borraccia”. Un Amarone insieme profondo ed etereo. 95/100
MARION Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Frutto pieno, freschezza, tocco balsamico di liquirizia. Tannino e sapidità al palato, in un quadro di perfetta corrispondenza gusto olfattiva. Allungo sul frutto, piacevolissimo in termini di beva, senza rinunciare a struttura, complessità e stratificazione. Gran bella scoperta: tra i Migliori Amarone 2020 all’anteprima 2025. 93/100
ZENI 1870 Amarone della Valpolicella Docg Classico Vignealte 2020 16% Frutto, balsamicità, spezie orientali. Vino che ha tutto per risultare affascinante e chiamare un sorso dopo l’altro, in assoluta leggiadria e senso dei tempi moderni. 93/100
FALEZZE DI LUCA ANSELMI Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2020 16,5% Bella concentrazione di frutto, dal primo naso al retro olfattivo. Tannino di prospettiva, balsamicità e potenza. Senza perdere di vista l’eleganza. 94/100
VIGNETI DI ETTORE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Colpisce per il bilanciamento perfetto tra note di frutta a polpa rossa e scura, mature, e la gran freschezza e sapidità. Il risultato è un sorso dinamico, stratificato, ricco, potente ma elegante. Si lascia già bere con una certa agilità ma è nel tempo che troverà l’equilibrio perfetto. 95/100
DOMINI VENETI Amarone della Valpolicella Docg Classico Collezione Pruviniano – Maran 2020 15,5% Pronto e di buona prospettiva, spazia dal naso al palato su ricordi di frutta sotto spirito (ciliegie), prugne e spezie. L’alcol si integrerà meglio, rendendo il sorso ancora più bilanciato.  90/100
LA COLLINA DEI CILIEGI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15% Bel naso sul frutto croccante, sulla balsamicità e sulla spezia calda. Fresco e sapido al palato, di gran beva. 92/100
ACCORDINI IGINO WINERY Amarone della Valpolicella Docg Classico Le Bessole 2020 16% Bel floreale di rosa, viola, molto più netto che in altri campioni. Frutto rosso (ciliegia), di ottimale concentrazione e finezza. Gran beva, nel segno di una concentrazione ottimamente gestita e di un alcol per nulla disturbante. Vena sapida ad accompagnare il piacevolissimo finale. 93/100
CA’ RUGATE Amarone della Valpolicella Docg Punta 470 2020 15% Molto piacevole e concreto, dal naso al palato, su ricordi di ciliegia croccante, in un tutt’uno con sapidità e balsamicità. Liquirizia salata in chiusura, a conferma di una piacevolezza di beva estrema. 93/100
SABAINI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15,5% SV
MASSIMAGO Amarone della Valpolicella Docg Conte Gastone 2020 16% Naso delizioso, sul frutto e sulla profondità delle note speziate, rinvigorite da un tocco fenolico accattivante. Al palato una gran concentrazione, nel segno di un frutto preciso, golosissimo. Finale sapido, persistenza da campione. 95/100
CANTINE GIACOMO MONTRESOR Amarone della Valpolicella Docg 2020 15% Amarone che ha tutto: un appassimento gestito benissimo, una freschezza ottimale e tannini integrati per lasciarsi bere senza troppi fronzoli. 93/100
CORTE FIGARETTO Amarone della Valpolicella Docg Valpantena Brolo del Figaretto 2020 16,5% Note ematiche, ferrose, di arancia rossa, accanto a ciliegia e mora di rovo. Balsamicità e spezia calda, ad avvolgere la frutta. Palato dal frutto che si conferma avvolgente, sferzato da una freschezza viva. Allungo sapido. Un Amarone golosissimo. 94/100
TENUTA SANTA MARIA VALVERDE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Tra i migliori Amaroni 2020 anche quello di Tenuta Santa Maria Valverde, nel segno di una gran eleganza, tra naso e palato. Intensamente sapido, si snoda su ricordi terrosi, combinati con frutta a polpa rossa e scura, perfettamente matura. Delizioso il gioco tra polpa e tannino. Vino già godibilissimo, con ampie prospettive. 95/100
MONTETONDO Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% SV
LE GUAITE DI NOEMI Amarone della Valpolicella Docg 2020 Consueta nota di peperone verde, pepe, che contraddistingue gli Amaroni de Le Guaite. Vino che fa un passo avanti determinante rispetto al passato, in termini di “prontezza” e beva. 93/100
MONTEZOVO Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Spezia elegantissima sul frutto, gran bella concentrazione. Vino verticale e al contempo “largo”, dal bilanciamento esemplare. Chiude asciutto, sapido e sul frutto, tale da richiamare il sorso successivo. 94/100
VIGNA ‘800 Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Virgo Moron 2020 Tra i campioni di botte più promettenti. SV
FARINA Amarone della Valpolicella Docg Classico Famiglia Farina 2020 16% Arancia rossa al naso, oltre a una certa concentrazione data dalle note d’appassimento. Anche in bocca si conferma slanciatissimo sul frutto, sull’acidità, tanto da lasciarsi già bere agilmente. Amarone che si inserisce nella nuova scia, fra tradizione e rivoluzione. 93/100
AZIENDA AGRICOLA BOSCAINI CARLO Amarone della Valpolicella Docg Classico S. Giorgio 2020 16% Naso un po’ contratto in apertura, che si apre piano sulla frutta. In bocca bella verticalità, frutto croccante, appassimento ben gestito. 90/100
ACCORDINI STEFANO Amarone della Valpolicella Docg Classico Acinatico 2020 16% Naso elegantissimo, sul frutto puro, concentrato e pieno, che non sbava nella confettura. Splendido al palato, elegante e concentrato, lunghissimo nella persistenza: sorso largo e al contempo teso, con tannini di prospettiva. È l’Amarone 2020 da portare a casa da Amarone Opera Prima 2025. 96/100
CAMPAGNOLA Amarone della Valpolicella Docg Classico Giuseppe Campagnola 2020 15,5% SV
FAMIGLIA FURIA Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% SV
LA COLLINA DEI CILIEGI Amarone della Valpolicella Docg Ciliegio 2020 15,5% Beva, concentrazione, profondità, prospettiva. 93/100
ILATIUM MORINI Amarone della Valpolicella Docg Léon 2020 Legno in fase di integrazione al naso, per un Amarone che si rivela in generale molto strutturato e di prospettiva assoluta: è tra i campioni da attendere maggiormente nel quadro dell’intera anteprima 2025. Bella chiusura balsamica, mentolata, talcata, in pieno bilanciamento con frutto e venature sapide. 94/100
ALBINO ARMANI NEL VINO DAL 1607 Amarone della Valpolicella Docg Classico Albino Armani 2020 Ottima interpretazione in termini di eleganza e prospettiva. Già una gran beva, ma vino con vista sul futuro. 93/100
BOTTEGA Amarone della Valpolicella Docg Il vino degli Dei 2020 16% SV
VILLA CANESTRARI Amarone della Valpolicella Docg Riserva Plenum 2020 Bella vena fresco-sapida sull’appassimento. Allungo dolce, balsamico. Alcol che meglio si integrerà col tempo. Un Amarone golosissimo, da scoprire. 92/100
PASQUA VIGNETI E CANTINE Amarone della Valpolicella Docg Famiglia Pasqua 2020 SV
TENUTA SANTA MARIA DI GAETANO BERTANI Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva 2020 Freschezza e prospettiva. Vino di assoluta contemporaneità, come direbbero gli inglesi. Gran precisione sul frutto, tra croccantezza e pienezza ed eleganza sulla speziatura che ricorda liquirizia e pepe nero. Alcol che si integrerà meglio in un quadro già degno di nota, che abbina freschezza (dunque beva) e stratificazione (per l’abbinamento). 95/100
SARTORI DI VERONA Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Corte Bra’ 2020 15,5% Sempre una certezza Sartori, tra le aziende che possono contare (anche) sui grandi numeri, in Valpolicella. Frutto giustamente concentrato, balsamicità, tannino integrato e di prospettiva. Già molto godibile. 92/100
BENAZZOLI amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Ottima precisione del frutto, pienamente maturo e ben sorretto dalla freschezza, dall’ingresso alla chiusura. Altro campione bello da “bere”. 91/100
CORTE SAIBANTE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Denso, materico, con buoni margini di evoluzione positiva. Una maggiore precisione sulla maturità del frutto avrebbe reso il sorso più elegante. 89/100
ROCCOLO CALLISTO Amarone della Valpolicella Docg 2020 Bel rubino, mediamente penetrabile alla vista. Splendida balsamicità al naso, di liquirizia fusa, su cui gioca un frutto rosso (ciliegia) perfettamente maturo, di quelli che è cosa buona e giusta definire “croccante”. Sapido in allungo, è l’espressione fresca e già per certi versi “pronta”, di un Amarone moderno: già godibile e al contempo di assoluta prospettiva. Tra i migliori Amarone 2020 c’è anche quello di Roccolo Callisto, realtà da tenere in grandissima considerazione per il futuro, su tutta la gamma. 94/100
CA’ DEI FRATI Amarone della Valpolicella Docg Pietro Dal Cero 2020 SV
CORTE CANELLA Amarone della Valpolicella Docg La Cura 2020 17% Tanta balsamicità e un filo d’alcol di troppo, al primo naso. I punti sono 17 ed è pressoché inevitabile che non sia così. Ma il punto è che questo Amarone ha davvero tutto per riuscire a integrare, nel corredo, quest’abbondanza. La concentrazione degli aromi, oltre all’alcol, suggerisce l’adozione di una stilistica tradizionale, più che innovativa. Una scelta che sposta in là nel tempo il momento corretto per iniziare a pensare di stappare questa bottiglia. Con estrema fiducia. 93/100
FRATELLI BARANA Amarone della Valpolicella Docg 2020 16,5% Concentrazione, freschezza. Sapidità, balsamicità. Un Amarone che prende alla gola, per l’ottimo equilibrio tra opulenza e freschezza già raggiunto. 92/100
CANTINE BERTANI Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2020 15,5% Campione mancante
SANTA SOFIA Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15,5% Gran eleganza, giocata tra precisione e purezza assoluta del frutto, sapidità e spezia. 95/100
ROCCOLO GRASSI Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Concentrazione splendida del frutto. Gran corpo e struttura, a bilanciare la vena glicerica. Tannini in fase di integrazione, ma di grandissima prospettiva. Chiusura balsamica, di ottima persistenza aromatica. Quello di Roccolo Grassi è un Amarone da manuale, solo all’inizio di un’evoluzione che si prospetta ottimale. 95/100
SECONDO MARCO Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Tanta freschezza e prospettiva anche per l’Amarone di Secondo Marco, in scia con la nuova stilistica della denominazione, senza perdere di vista la tradizione. 94/100
BENNATI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15% Frutto, concentrazione, legno in fase di integrazione. 89/100
TENUTE SALVATERRA Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16,5% Bel gioco tra frutto e tannino, polpa e acidità (freschezza). Ha bisogno di tempo. 89/100
COSTA ARÈNTE Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2020 Prugna disidratata, amarena sotto spirito, un tannino che si mostra piuttosto spavaldo e in fase di integrazione. Ricco, strutturato e balsamico, da attendere con fiducia. 92/100
DOMINI VENETI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15,5% Amarone che ha tutto: concentrazione, tensione fresco-acida, larghezza e balsamicità. Pronto e di buona prospettiva. 90/100
CARLO ALBERTO Amarone della Valpolicella Docg 2020 17% SV

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Buona fortuna, Amarone


EDITORIALE – Esco da Amarone Opera prima 2025 frastornato. Come un pugile suonato sul ring. Colpa dell’alcol? Nemmeno per idea. La questione è ben più seria. Agli auguri al Consorzio Vini Valpolicella, che in questa edizione dell’anteprima (2020, migliori assaggi presto online su Winemag) compie 100 anni, s’aggiungono quelli – d’obbligo, di buona fortuna – a una denominazione che sembra volersi ancor più isolare, al posto di tornare ad essere nel calice di tutti. A preoccupare è la via per il futuro dell’Amarone indicata dal vicepresidente del Consorzio Andrea Lonardi, sintetizzata nel claim (parole sue): «Less shelf, more wine list».

Tradotto: «Meno scaffale (del supermercato, ndr), più carte vini (dei ristoranti, ndr)». Un frase, quella proferita di fronte al pubblico di addetti ai lavori internazionali giunti a Verona per assistere ad Amarone Opera Prima 2025 (31 gennaio-1 febbraio), con cui Lonardi ribadisce convinzioni messe nero su bianco più ampiamente il 28 gennaio, in un’intervista rilasciata al Corriere (e mai smentita).

IL FUTURO DELL’AMARONE? SEMPRE MENO AMARONE

Testualmente: «L’Amarone ha tenuto (nel 2024, ndr) perché sono diminuiti un po’ i prezzi: in futuro però non dovrà puntare sulla grande distribuzione come quest’anno, ma consolidarsi come il vino delle occasioni speciali, che entra nelle carte dei vini dei ristoranti. Si deve andare verso una contrazione dei volumi e un cambio del canale di vendita. Perché se l’Amarone, il vino più prestigioso dell’area, perde troppo valore ne risente tutta la Valpolicella. Spinto negli anni Novanta e Duemila da un’esplosione commerciale enorme, soprattutto all’estero, che però ne ha influenzato lo stile, oggi deve andare verso una forma più edonistica».

«FINE WINE, GASTRONOMICO ED EDONISTICO»

In sintesi, secondo Lonardi: bisogna produrre meno Amarone, farlo pagare di più. Ed «elevarlo alla categoria dei “fine wine”, più adatti al consumo gastronomico». Per fare questo, «occorre un Amarone più edonistico». Parole in parte condivisibili, se solo Andrea Lonardi parlasse da master of wine (quale è), o da Ceo di Villa della Torre, per conto di Marilisa Allegrini. Il problema è che Andrea Lonardi è il vicepresidente del Consorzio Vini Valpolicella. Un ente che, fino a prova contraria, è di tutti i soci, non solo dei piccoli-medi produttori: più di 2400 aziende, tra le quali figurano imbottigliatori e cooperative dalle quali dipende la stabilità dell’intera denominazione. E la sopravvivenza dei circa 8600 ettari attuali.

L’AMARONE DEL FUTURO: SOLO PER PAPERONI

In Valpolicella c’è chi va ancora più dritto al nocciolo della questione. E, nell’approcciarsi al tema del futuro del re dei vini rossi veneti, ne fa, addirittura, una questione di reddito. È quanto emerge dall’analisi commissionata dal Consorzio a Unione italiana vini. Secondo cui: «L’Amarone non dovrà snaturare se stesso ma avere ben chiari i propri obiettivi di posizionamento di vino icona, presso un pubblico principalmente composto da consumatori in età matura e un reddito saldamente superiore ai 100 mila dollari».

«In sintesi – secondo il responsabile dell’Osservatorio Uiv, Carlo Flamini – l’Amarone dovrà proporre al mondo un proprio “cocktail”, fatto di aree produttive e diverse vallate (con o senza sottozona riconosciuta ufficialmente?! ndr), del brand Verona, di stile e coerenza per un metodo atto a divenire esso stesso espressione di territorio». Una ricetta tranchant, sotto tutti i profili, quella dettata dal Consorzio Valpolicella nello spegnere le proprie 100 candeline: sempre meno Amarone, solo per ricchi ed edonisti. Frastornati auguri: buona fortuna, Amarone.

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Svolta in Valpolicella: Marilisa Allegrini entra in Consorzio con Villa della Torre


Lady Amarone, Marilisa Allegrini, ha deciso di entrare nel Consorzio Vini Valpolicella con Villa della Torre. Quello della cantina gioiello di Fumane (Verona) è l’ingresso più “pesante” tra le 51 aziende che, nell’arco del 2024, hanno deciso di unirsi all’ente presieduto da Christian Marchesini. Un grande segnale di coesione del territorio. E un sigillo al lavoro compiuto da un Cda che sta lasciando grande spazio ai giovani della Valpolicella. Convincendo, così, anche figure emblematiche del territorio. Marilisa Allegrini è tra queste. Con Villa della Torre, cantina veneta del gruppo che include anche Poggio al Tesoro (Bolgheri) e San Polo (Montalcino), sarà presente alla collettiva di Amarone Opera Prima 2025, nell’anno del centenario del Consorzio Vini Valpolicella.

In un’intervista esclusiva rilasciata a Winemag, Lady Amarone chiarisce come «nell’entrata nel Consorzio di Villa Della Torre c’è una motivazione strategica». «Insieme con il nostro Ceo Andrea Lonardi (già vicepresidente del Consorzio Valpolicella, ndr) – spiega Marilisa Allegrini – crediamo che, nei prossimi anni, le aziende della Valpolicella debbano lavorare coese. Oggi la Valpolicella deve affrontare un momento di rivalutazione e rielaborazione strategica. E deve farlo in gruppo ed in un organo sovrano come quello del Consorzio, che lavora per la tutela e la promozione della denominazione». Maggiori dettagli sul progetto saranno forniti prima di Vinitaly 2025, in occasione di una conferenza stampa – in trasferta, a Milano – che vedrà protagonista anche il futuro dei 25 ettari di Villa della Torre, di cui 10 nel comune di Pozzolengo e 15 in Valpolicella, nel comune di Fumane.

VILLA DELLA TORRE NEL CONSORZIO VALPOLICELLA: «UN PASSO PER I NOSTRI GIOVANI»

La particolare congiuntura dei vini rossi sul mercato italiano ed estero interessa in prima battuta la famiglia Allegrini-Mastella. «Sempre con Andrea Lonardi, che lavora nel nostro gruppo da maggio – riferisce l’imprenditrice – stiamo ragionando molto sullo stile che i nostri vini devono avere. L’obiettivo è rinnovare stilisticamente i vini della Valpolicella. Farlo all’interno del Consorzio, significa anche avere la possibilità di dialogare e confrontarsi con le altre aziende».

Villa Della Torre, oltre ad essere un’azienda vitivinicola e la sede di rappresentanza del Gruppo Marilisa Allegrini, è anche uno splendido monumento del Rinascimento Italiano. Uno dei luoghi più antichi della Valpolicella. «Crediamo quindi che sia un importante veicolo – precisa Lady Amarone – per la promozione dei nostri vini e per la promozione turistica di tutta la Valpolicella e dei suoi vini. Il nostro gruppo di lavoro si caratterizza per essere molto giovane, con un’età media sotto i trent’anni. Questa visione collima con quella del consorzio della Valpolicella, unico in Italia ad avere un gruppo giovani nel quale vorrei che la nostra squadra potesse iniziare un percorso di confronto e stimolo». https://www.villadellatorre.it/it

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Amarone della Valpolicella Docg 2016 La Parte, Piccoli


Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Amarone della Valpolicella Docg 2016 La Parte, Piccoli (16,5%).

Fiore: 8.5
Frutto: 9
Spezie, erbe: 9
Freschezza: 9
Tannino: 7
Sapidità: 7
Percezione alcolica: 6
Armonia complessiva: 9.5
Facilità di beva: 9
A tavola: 9.5
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

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Amarone 2009 Costa delle Corone, Monteci: premio speciale Vecchia annata Guida Winemag 2025


L’
Amarone della Valpolicella Doc Classico 2009 Costa delle Corone di Monteci si aggiudica il Premio speciale “Vecchia annata” della Guida Winemag 2025. Il vino top di gamma della cantina di Pescantina (Verona), appartenente alla Linea Monteci Selezioni, si è aggiudicato 96/100 in occasione delle degustazioni alla cieca. Convince per la vitalità, la precisione e l’integrità del sorso, a distanza di ben 15 anni dalla vendemmia (avvenuta un anno prima dell’assegnazione della Docg alla pregiata denominazione veronese). L’Amarone della Valpolicella Doc Classico 2009 Costa delle Corone, per ammissione della stessa cantina, è la «massima espressione dell’identità di Monteci», nonché «la sintesi di un vigneto quasi inaccessibile», da cui prende il nome. Un appezzamento inerpicato sulle colline della Valpolicella Classica, in cui affondano le radici le piante di Corvina, Rondinella e Molinara.
Di seguito il profilo del vino.

AMARONE DELLA VALPOLICELLA DOC CLASSICO 2009 COSTA DELLE CORONE, MONTECI

  • Fiore: 9
  • Frutto: 9.5
  • Spezie, erbe: 9.5
  • Freschezza: 8
  • Tannino: 7.5
  • Sapidità: 7
  • Percezione alcolica: 6
  • Armonia complessiva: 10
  • Facilità di beva: 9.5
  • A tavola: 10
  • Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni
  • Punteggio Winemag: 96/100 (Premio speciale “Vecchia annata” per la Guida Winemag 2025)

Monteci Viticoltori

Via San Michele, 34
37026 Pescantina (VR)
Tel.+39 (045) 7151188
Email info@monteci.it

AMARONE COSTA DELLE CORONE 2009, MONTECI

DENOMINAZIONE Amarone Classico della Valpolicella Doc
UVAGGIO Corvina, Rondinella, Molinara
ZONA DI PRODUZIONE Valpolicella Classica
TECNICA DI VINIFICAZIONE Appassimento delle uve per circa 5 mesi. Dopo la pigiatura 30 giorni di contatto mosto/bucce. Segue fermentazione alcolica e fermentazione malolattica. La fermentazione avviene in parte in acciaio e in parte in tini di rovere.
AFFINAMENTO In botti di rovere da 50 ettolitri per 60 mesi.
IMBOTTIGLIAMENTO In bottiglia per almeno 5 anni.
TEMPERATURA DI SERVIZIO 18-20° C
ABBINAMENTI Selvaggina da pelo o nobile da piuma, “pastissada” di cavallo, brasati, arrosti, formaggi stagionati o piccanti, risotto all’Amarone. Grande vino da meditazione.
PUNTEGGIO WINEMAG 96/100 (PREMIO SPECIALE “VECCHIA ANNATA” – GUIDA WINWMAG 2025)
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Of Amarone Barrique: 25 anni di storia della Grappa

Famiglia Bonollo, che da più di un secolo e 4 generazioni è un riferimento della distillazione italiana, celebra i 25 anni del suo prodotto più iconico: Grappa Of Amarone Barrique. Durante i festeggiamenti, avvenuti lo scorso 10 settembre presso lo Spazio Gessi in via Manzoni a Milano nel pieno del quadrilatero della moda, Bonollo ha presentato la nuova bottiglia di Of Amarone Barrique. Un lavoro di restyling realizzato in collaborazione con Robilant Associati volto a sottolineare le caratteristiche della linea “Of” di Bonollo 1908. Caratteristiche enfatizzate dal nuovo claim “Taste Of Beauty”.

«Questo anniversario è una tappa importante della nostra storia – afferma Elvio Bonollo, guida dell’azienda padovana -. È un omaggio ad un impegno e ad una passione senza compromessi per la qualità e l’innovazione dei distillati. Of è oggi Taste OF Beauty».

IL NUOVO DESING

Protagonista del restyling è l’intera collezione Of. Una nuova bottiglia dalle linee morbide, ma decise, che vuol ricordare le caratteristiche sensoriali di tutti e tre i prodotti della linea, ognuno accompagnato da un proprio colore di riferimento. Toni caldi del rame per la Grappa Of Amarone Barrique.

Arancione per Of Dorange, liquore di grappa e scorza d’arancia, a richiamare la solarità siciliana. Verde per celebrare le note fresche e balsamiche di Of Amaro. Un’operazione che coinvolto non solo il packaging, ma anche la scelta di un calice adatto, con la sua ampiezza, ad esaltare l’intero portafoglio aromatico di Of.

OF AMARONE BARRIQUE

Nata nel 1999, Of Amarone Barrique, a 25 anni dalla sua nascita, è tutt’ora un punto di riferimento per la grappa italiana. Con la sua introduzione sul mercato Bonollo diede il via ad una vera e propria categoria prima di allora inesistente, quella delle grappe invecchiate in legno.

Of è prodotta a partire dalle vinacce dalla pigiatura delle uve passite di Amarone della Valpolicella, contraddistinte da una incredibile ampiezza e vivacità di aromi. Queste vinacce sono lavorate col “Sistema Unico Bonollo”, tecnica di distillazione flessibile che permette l’estrazione del massimo potenziale aromatico.

Ne deriva distillato straordinario non solo per l’aroma ricco e brioso, ma anche per armonia e morbidezza. L’invecchiamento in piccole barrique di rovere francese completa il quadro, regalando quelle note speziate che contraddistinguono la personalità di Of Amarone Barrique.

Nei suoi 25 anni di storia Of ha saputo inserirsi a testa alta nel mondo dei “Grandio Brown”, i prestigiosi distillati internazionali invecchiati, attirando consumatori sempre più attenti ed esigenti verso l’acquavite di bandiera.

OF AMARONE BARRIQUE: LA DEGUSTAZIONE DI WINEMAG

Colore ambrato pieno, luminoso e caldo con leggeri riflessi rossastri. Naso profondo ed avvolgente. Emergono da subito le note vanigliate e morbide del legno che si alternano a sentori fruttati. Frutto rosso maturo. Ciliegia, mora, prugna e pesche sciroppate.

Segue una fresca vena erbacea di fieno ed erbe aromatiche accompagnate da una vena mentolato-balsamica. Un tocco di cannella, pepe nero e tabacco chiude il quadro olfattivo. In bocca è calda ed avvolgente. L’alcool c’è ma non disturba e si integra perfettamente col corpo della grappa. Viva e presente a centro bocca chiude con un finale lungo e persistente che gioca su note tostate e balsamiche.

LA DRINK LIST DI OF

I festeggiamenti per i 25 anni di Of Amarone Barrique sono stati anche l’occasione per presentare una drink list di 4 signature cocktail a base dei prodotti Of.

OF JAZZ

(Of Dornage, Foglie di menta, Zucchero, Soda, Orange Bitter)

Un divertente Mint Julep all’arancia. Naso fresco e palato lievemente amaricante. Beverino ma profondo grazie alla sua balsamicità. Ottimo sia come aperitivo che come after dinner.

DORANGE SUNSET

(Of Dorange, Spremuta di Limone, Soda all’Ananas)

Fresco. Immediato. Easy. Sorta di declinazione all’ananas di un Paloma è proprio il frutto esotico a guidare tanto il naso quanto il sorso. Un piacevole alternarsi della varie acidità: tropical, agrumata, citrica.

AMARO OF SOUR

(Of Amaro, Spremuta di Limone, Zucchero, Foamer)

Tipica preparazione “sour” che esalta la freschezza di Of Amaro. Le note mentolate di Of Amaro si arricchiscono così di una maggiore spinta acida e di un sorso più “morbido” dato dalla texture del drink.

AMARO OF BREEZE

(Of Amaro, Ginger Ale, Spremuta di Limone, Angostura)

Il “Gemello Diverso” di Amaro Of Sour. Qui l’agilità al sorso arriva dalla notta frizzante-piccante del Ginger Ale che fa da contraltare alla balsamicità erbacea. Un buck ben riuscito.

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Graspo Alto di Contrada Palui: il Valpolicella Doc che cambia le regole del gioco

EDITORIALE – Se avesse scelto il calcio al posto della viticoltura, Hans Karl “Hannes” Pichler sarebbe stato il classico regista alla Demetrio Albertini, o un trequartista alla Roberto Baggio. Testa, visione di gioco, tempismo, azione. Graspo Alto, il Valpolicella Doc di Contrada Palui, pare più un assist illuminante che un vino. Un filtrante in area di rigore per la denominazione che, più di tutte in Italia, si sta interrogando e trasformando. Confermando quell’innata capacità di incontrare il gusto dei consumatori. Senza rinunciare alla tipicità. O, peggio, scadere nella “moda”. Un vino da pensare, oltre che da bere. Il game-changer buttato nella mischia – con l’aplomb – dal viticoltore di origini altoatesine innamorato della «Valpolicella estrema». Quella Val Squaranto che, dall’alto dei suoi 500-550 metri di altitudine, costituisce l’ultima frontiera “eroica” della terra dell’Amarone. La “sottozona” (virgolette d’obbligo) dalla quale stanno arrivando i messaggi più belli.

Con i suoi 11,5% di alcol in volume e la sua estrema freschezza e verticalità, Graspo Alto è il vino che introduce nella gamma della giovanissima cantina Contrada Palui. Lo fa con lo stesso frastuono, secco e deciso, della mano sbattuta sulla cattedra dal professore che vuole richiamare gli alunni distratti, seduti sul fondo della classe. Uno schiaffo alle sovraconcentrazioni, al residuo zuccherino ingombrante e piacione. Ai colori impenetrabili che poco, nulla hanno a che fare col Valpolicella Doc che guarda al futuro. Graspo Alto 2021 (91/100) cattura sin dal colore, quasi rubino fluorescente. La componente tannico-fenolica, perfettamente matura ed integrata, danza al ritmo scandito da floreale, fruttato e spezie.

I suoli calcarei argillosi, ricchi di selce e blocchi di basalto, danno al vino quella spina dorsale che si tramuta, nel calice, in un inno alla gioia della beva. «Potrei chiamarlo il mio “concetto di Schiava” in Valpolicella», ammette Hannes Pichler tirando in ballo la sua terra d’origine e centrando in pieno il punto. Allargando ancor più il cerchio ai “rossi leggeri” internazionali, il paragone con la Kadarka, altra varietà a bacca rossa in grado di dare vini simili, specie in Ungheria, è d’obbligo. Del resto, di fronte ai vini di Contrada Palui, seduti nella sala degustazione con vista su Verona e alle spalle i Monti Lessini, la mente non può che viaggiare. Ben saldi a terra, i piedi. Nella Valpolicella che verrà. Prosit.

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Pace fatta tra Consorzio Valpolicella e Famiglie Storiche dell’Amarone


È pace tra il Consorzio Vini Valpolicella e Famiglie Storiche (un tempo “dell’Amarone”). Attraverso un comunicato stampa congiunto anticipato a winemag.it, Christian Marchesini e Pierangelo Tommasi annunciano di «avere definito ogni contenzioso tra loro pendente avente ad oggetto l’utilizzo della Docg Amarone della Valpolicella». I presidenti del Consorzio Vini della Valpolicella e delle Famiglie Storiche «condividono l’obiettivo di agire, ciascuno per quanto di propria competenza, per lo sviluppo della Docg “Amarone della Valpolicella” e delle altre denominazioni della Valpolicella – si legge nella nota inviata anticipata a winemag.it – favorendo un clima di equa competizione tra produttori, rispetto reciproco, collaborazione e dialogo».

Non solo. I due organismi «ribadiscono l’importanza della difesa della Docg Amarone della Valpolicella e delle altre denominazioni del territorio e della loro promozione in Italia e all’estero, con l’obiettivo di favorire la loro conoscenza e di consolidarne il successo, nell’interesse di tutta la collettività». L’ultima operazione di promozione non congiunta risale alle scorse settimane, con il Consorzio impegnato principalmente in Italia e Asia e le Famiglie Storiche negli Stati Uniti, tra New York, Houston e Miami.

«Sono molto contento della positiva soluzione di una querelle legale che andava avanti dal 2015 – commenta in esclusiva a winemag.it Christian Marchesini – che ha visto due sentenze favorevoli al Consorzio. Devo ringraziare, in particolare, le aziende socie che hanno dato un contributo determinante alla fine del contenzioso, rinunciando a proseguire la causa nei confronti delle Famiglie Storiche con la possibilità di chiedere un risarcimento per la riconosciuta “concorrenza sleale“. Queste aziende sono Cantina Soave, Cantina Sociale Colognola ai Colli, Sartori Vini, Roccolo Grassi, Corte Figaretto, Corte Rugolin e Zýmē».

LA FRATTURA TRA FAMIGLIE STORICHE E CONSORZIO VALPOLICELLA

Si ricompone così una spaccatura nata nel 2009, con la costituzione di un associazione di 10 produttori di Amarone della Valpolicella, il cui numero è poi salito a 13. Si tratta di Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Venturini e Zenato. L’auspicio del Consorzio è ora quello che le aziende tornino sotto l’egida dell’ente, «unica istituzione riconosciuta per la promozione delle eccellenze territoriali», ricorda ancora il presidente Christian Marchesini.

Tornerebbero così nel coro consortile 800 ettari di superficie vitata atta a produrre Amarone, capaci di generare un fatturato aggregato di 81 milioni di euro, pari al 23% del fatturato totale del vino Amarone Docg. Il tutto grazie a una produzione di 2,3 milioni di bottiglie, pari al 15% dell’Amarone venduto annualmente. Il prezzo medio delle bottiglie di Amarone delle Famiglie Storiche è di 35,20 euro.

Il Consorzio Vini Valpolicella agisce per conto di oltre 2400 aziende tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori su un territorio di produzione che si estende in 19 comuni della provincia di Verona, dalla Valpolicella fino alla città scaligera che detiene il primato del vigneto urbano più grande dello Stivale. Con oltre l’80% di rappresentatività, il Consorzio presieduto da Christian Marchesini tutela e promuove la denominazione (Amarone della Valpolicella Docg, Recioto della Valpolicella Docg, Valpolicella Ripasso Doc e Valpolicella Doc) in Italia e nel mondo.

«Siamo soddisfatti di questo risultato per cui lavoravamo da tempo – commenta Pierangelo Tommasi – e che sarebbe potuto arrivare prima ma che a causa della burocrazia si è fatto attendere più del previsto. Un percorso di dialogo con il Consorzio che ho ereditato dall’amico Alberto Zenato, che ha svolto un grande lavoro prima di me, e che ho avuto il piacere di portare a termine. Oggi si apre una nuova pagina e la volontà sia per il Consorzio che per Famiglie Storiche è quella di lavorare con rispetto reciproco e per il bene della denominazione. L’associazione Famiglie Storiche continuerà a esistere perché ormai da 14 anni condivide valori e idee, oltre ad avere la proprietà della storica Antica Bottega del Vino».

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«Tintilia del Molise di qualità superiore all’Amarone»: è bufera sullo spot

 

«Ti piacciono i vini rossi e corposi come ad esempio l’Amarone? Scopri la qualità superiore del Molise». Circola su Facebook e sta creando non poco clamore in Valpolicella il video spot ad opera di una cantina molisana. Per spingere le vendite del vino prodotto con il vitigno autoctono Tintilia, i due titolari ricorrono dapprima alla comparazione con l’Amarone della Valpolicella – vino italiano Docg prodotto esclusivamente in Veneto, in provincia di Verona – per poi parlare di «qualità superiore», riferendosi alla varietà tipica della piccola regione del centro Italia, che dà vita a un vino Doc nelle due province di Campobasso e Isernia.

Il riferimento diretto all’Amarone Docg compare non solo nel video spot promozionale, ma anche nel testo che accompagna la “sponsorizzata” della cantina molisana (nella foto in basso). «Molti amano l’Amarone – si legge – altri hanno già scoperto la Tintilia Doc del Molise».

Un altro colpo per il re dei vini della Valpolicella, la cui assoluta notorietà viene utilizzata al solo scopo di favorire le vendite dell’autoctono molisano, giocando forse su una presunta assonanza stilistica; ma lasciando intendere, ancora una volta, che la Tintilia sia «superiore» all’Amarone.

Pubblichiamo sopra solo lo stralcio saliente del  video – che dura in realtà ben 1 minuto e 8 secondi – per evitare di fare pubblicità alla cantina molisana e, al contempo, mostrare all’Italia intera come non si dovrebbe promuovere un vitigno autoctono italiano con precise specificità, come la Tintilia del Molise. Prosit.

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Signorvino (Calzedonia) acquista La Giuva, cantina di Alberto Malesani


Signorvino
è il nuovo proprietario de La Giuva, cantina dell’ex allenatore di calcio Alberto Malesani. Il rogito è fissato per la prossima settimana. Un’acquisizione che sa di passaggio di consegne da un “Mister” all’altro. Dal Mister divenuto bandiera di Chievo, Fiorentina, Parma e Panathīnaïkos, ai “Mister del vino” del Gruppo Calzedonia. I primi mesi del 2023 si confermano così da incorniciare per l’insegna di enoteche con cucina fondata nel 2012 da Sandro Veronesi, sempre più determinata a giocare in contropiede su due campi.

Da un lato l’acquisizione della cantina La Giuva, nella provincia che ha visto l’apertura del primo store (avvenuta nella frazione Vallese del comune di Oppeano, a 16 chilometri da Verona). Dall’altro lo sbarco a Parigi previsto per settembre, nella zona di Place Saint-Michel, prima di altre due mete europee (si parla di Praga e Varsavia, dunque di Repubblica Ceca e Polonia come nuove mete da conquistare, oltreconfine). L’accordo con la famiglia Malesani sa quindi anche di ritorno alle origini, oltre che dell’ennesima sfida per il Gruppo Calzedonia.

CANTINA LA GIUVA: MALESANI VENDE A SIGNORVINO-CALZEDONIA

Forte dei 50 milioni di incassi del 2022 (+20% rispetto al 2019, il doppio rispetto al 2o21) Signorvino si lancia dall’altra parte del bancone con La Giuva. Passando dal servizio delle enoteche con cucina alla produzione di vino, in una delle regioni vinicole più dinamiche e in trasformazione d’Italia in cui si produce uno dei vini bandiera del Made in Italy: quell’Amarone che tanto continua a convincere, anche all’estero.

In Valpolicella, per l’esattezza in alta Val Squaranto, la Giuva – acronimo che unisce i nomi Giulia e Valentina, figlie di Alberto Malesani che hanno abbracciato il progetto enologico – alleva 10 ettari e conta cinque vini in gamma. A “Il Valpo“, “Il Rientro” e “L’Aristide” si affiancano un secondo Amarone e il Recioto. Nuovo referente della cantina per Signorvino-Gruppo Calzedonia sarà il giovane Dario Sonato, a cui saranno consegnate le chiavi a ore.

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Amarone Opera Prima 2023: i migliori dell’Anteprima 2018


Sessantasette campioni di Amarone 2018 in anteprima ad Amarone Opera Prima 2023. Tra i migliori degustati alla cieca nella giornata riservata alla stampa di settore, sabato 4 febbraio, spunta qualche nome nuovo, accanto a quello di cantine già note. L’anteprima dell’Amarone 2018 si dimostra sulla scia delle precedenti annate, con i produttori concentrati soprattutto nella gestione dell’alcol e dell’equilibrio, all’insegna di  una maggiore freschezza e “immediatezza” al Re dei vini della Valpolicella.

Una denominazione che continua così a convincere e raccogliere consensi a livello internazionale. Anche in un periodo di crisi come quello attuale, il volto “rossista” della provincia di Verona si conferma locomotiva del Made in Italy enoico, con l’Amarone capace di muovere un giro d’affari di 360 milioni di euro, sui 600 milioni di euro complessivi.

AMARONE OPERA PRIMA 2023: TUTTO ESAURITO A VERONA

Un successo certificato dall’annuncio della chiusura del dossier di candidatura della tecnica di messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco, nonché dai numeri di Amarone Opera Prima, secondo anno del riposizionamento della consueta Anteprima Amarone.

All’evento del Consorzio vini Valpolicella dedicato al millesimo 2018 dell’iconico Rosso veronese hanno preso parte 300 giornalisti nazionali ed esteri (circa 100) da 20 Paesi e oltre 1500 winelovers che hanno affollato nel weekend il Palazzo della Gran Guardia di Verona.

AMARONE, UNA DENOMINAZIONE IN EQUILIBRIO

«Il 2021 – commenta Christian Marchesini, presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella – è stato un anno eccezionale sul piano delle vendite. Il 2022 è servito per consolidare la crescita, con risultati meno eclatanti ma comunque significativi».

«Lo testimoniano anche gli imbottigliamenti, che registrano un incremento del 12% rispetto al pre-Covid (2019) per un’annata commerciale che è stata comunque la seconda migliore del decennio, con oltre 17 milioni di bottiglie immesse sul mercato. La denominazione – conclude Marchesini – si conferma in equilibrio, grazie anche a una stabilizzazione finalmente raggiunta sul fronte della superficie vitata dopo il blocco degli impianti del 2019».

ANTEPRIMA AMARONE 2018: LA DEGUSTAZIONE

CANTINA VINO NOME / LINEA
ACCORDINI STEFANO Amarone della Valpolicella Docg Classico Acinatico
Color rubino granato, piuttosto penetrabile alla vista. Naso tutto sul frutto, goloso, ciliegia succosa, lampone. Tocco di spezia che conferisce balsamicità. In bocca risulta piuttosto potente, sull’alcol che deve ancora integrarsi, cosi come il legno (vaniglia, fondo di caffe). Un campione di gran stoffa, di sicura prospettiva.
ALBINO ARMANI Amarone della Valpolicella Docg Classico Albino Armani
Vino non ancora in commercio. Colore mediamente carico, penetrabile alla vista. Naso al momento più sulla spezia che sul frutto, pur presente. Un quadro olfattivo non esplosivo, delicato, che lascia spazio anche al florale. In bocca una buona morbidezza glicerica un’accennata potenza alcolica, su ritorni piacevolissimi di spezia. Vino che, stilisticamente, sembra guardare più alla freschezza e alla beva che alla concentrazione.
BENEDETTI CORTE ANTICA Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Rubino penetrabile alla vista. Nota lattica di fondo. Si scorge già un bel profilo materico, di frutta polposa che scalpita per prendere il meritato posto sul palco. Bella speziatura, elegante. In bocca la nota lattica e alcolica ancora più evidente che al naso, ma si conferma un campione tipico, pur stilisticamente più “grasso” dei precedenti.
CASA VINICOLA BENNATI Amarone della Valpolicella Docg
Rubino granato piuttosto intenso. Naso giocato su una speziatura fresca, importante, che sfiora il balsamico. Mentuccia, noce moscata, un tocco leggero di chiodo di garofano e liquirizia dolce. L’ossigenazione porta con sé un bel frutto grondante di succo, golosissimo, pienamente maturo: ciliegia, su tutti, ma anche lampone e un tocco di ribes nero maturo. In bocca vena glicerica importante, ben sostenuta da una acidità piuttosto viva e diretta, che controbilancia un sorso di buona stratificazione. Tannini fitti, eleganti. Vino di buone promesse.
BERTANI Amarone della Valpolicella Docg Valpantena
Rubino piuttosto scarico. Naso di grande essenzialità ed eleganza, chiara impronta di uno stile che sta sempre più prendendo piede all’interno della denominazione. Tanto spazio alla componente floreale, che si accosta con eleganza a un frutto capace di raccontare la perfetta epoca di raccolta delle uve, elemento essenziale della stilistica. Ciliegia avvolta in un mantello goloso, quasi di zucchero filato, ravvivato da una speziatura che aggiunge nerbo ed eleganza a un naso già di per sé esemplare. In bocca non fa altro che confermare quanto avvertito al naso. Vino che si inserisce alla perfezione nella rivoluzione stilistica della denominazione, verso una maggiore freschezza e agilità di beva, senza pericolo di snaturare il grande rosso della Valpolicella.
BOLLA Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Le Origini
Vino non ancora in commercio. Colore rosso granato piuttosto carico. Polpa succosa, rossa e nera, ciliegia e mora di rovo, al naso di questo Amarone che pare agli esordi di un buon percorso di crescita. Di buona eleganza la speziatura, pur in secondo piano rispetto alla centralità assoluta del frutto. In bocca tannini fitti, ben lavorati, riequilibrano una certa esuberanza glicerica e un frutto che vira su tinte leggermente più mature di quanto prospettato dal naso. Chiusura asciutta, che invita al sorso. Vino non particolarmente stratificato, di buona immediatezza.
BOSCAINI CARLO Amarone della Valpolicella Docg Classico S. Giorgio
Campione prelevato da botte. Colore tipico, mediamente carico. Al naso la spezia dolce “spinge” il frutto pienamente maturo, goloso. Vino che non abbonda in stratificazione, incentrato sulla piacevolezza. Sarà un Amarone 2018 piuttosto equilibrato, di immediata comprensione per il consumatore.
BOTTEGA Amarone della Valpolicella Docg Il Vino degli Dei
Mediamente carico, alla vista. Naso elegante, che abbina le componenti floreali, fruttate e speziate tipiche dell’Amarone. Queste ultime ricordano mentuccia e pepe bianco. In bocca protagonista la nota erbacea, fenolica, piuttosto integrata e in grado di riequilibrare un frutto piuttosto poderoso. Legno più marcato al palato che al naso, a rivelare le caratteristiche di un vino all’inizio del suo percorso. Ennesimo campione piuttosto immediato, che non nasconde tuttavia qualche spigolatura di troppo, specie al naso.
BRONZATO Amarone della Valpolicella Docg
Rubino granato piuttosto penetrabile alla vista. Bel frutto, molto preciso: emerge una ciliegia croccante, succosa. Speziatura altrettanto elegante, unita a una buona componente floreale. Ricordi leggerissimi di miele millefiori, in sottofondo, competano un quadro piuttosto morbido. In bocca ecco invece una verticalità quasi inattesa. Acidità vibrante e tannini fitti, a reggere una certa imponenza della componente glicerica e fruttata. Campione, quello della cantina di Montorio (VR) guidata da Massimo Bronzato, decisamente futuribile, nel segno della “revolution” che non perde di vista la tradizione.
CA’ BOTTA Amarone della Valpolicella Docg Cajo
Campione di botte. Color rubino-granato mediamente penetrabile alla vista. Al naso abbina il frutto goloso a una speziatura importante, che varia dal dolce al fresco, dal tabacco alla mentuccia. In bocca il tannino lavora bene sul frutto succoso, prima di una chiusura balsamica. Vino non particolarmente stratificato ma assolutamente tipico, all’inizio di un buon percorso di vita all’insegna della facilità di beva e di una certa piacevolezza.
CA’ DEI FRATI Amarone della Valpolicella Docg Pietro Dal Cero
Campione di botte. Colore piuttosto carico. Naso su frutta matura/matura più, avvolto in una speziatura dolce. Perfetta la corrispondenza gusto olfattiva, per un Amarone 2018 che si esprime deciso e rotondo, sulla piacevolezza. Chiusura asciutta, donata da un tannino presente ma perfettamente integrato. Vino goloso, senza troppi fronzoli, immediato.
CA’ DEL SETTE VINI Amarone della Valpolicella Docg 1944 M.C. – Linea Appassionante
Colore poco penetrabile alla vista, un rubino-granato piuttosto carico. Naso pieno, ricco, mediamente stratificato in tutte le sue componenti. In bocca risulta un Amarone 2018 equilibrato e tipico, in tutte le sue componenti. Dolcezza del frutto, spezia, floreale fresco regalano buona agilità di beva e prospettiva al nettare.
CÀ LA BIONDA Amarone della Valpolicella Docg Classico Ravazzòl
Colore mediamente carico. Naso piuttosto acerbo nella componente fruttata, che non cela risvolti fenolici. Ciliegia e lampone appena maturi anche al palato e tannino leggermente crudo, ammorbidito però dal legno e dalle note dettate dall’appassimento, tra i punti di forza di questo Amarone 2018. Anche l’alcol non risulta al momento perfettamente integrato. Vino a cui dare tempo e fiducia.
CAMERANI MARIELLA Amarone della Valpolicella Docg Adalia – Ruvaln
Vino biologico. Colore rubino-granato piuttosto penetrabile alla vista. Buona eleganza ed espressivit della componente fruttata e speziata, nonché di quella floreale, piuttosto marcata sulla violetta. In bocca entra fresco, per virare ben presto su un frutto abbondante, perfettamente maturo. Tannini che lavorano piuttosto bene sulla componente glicerica e fruttata, pur essendo al momento piuttosto vivi. Nel quadro complessivo, anche l’alcol andrà ad integrarsi meglio, nei prossimi mesi. Campione che denota una mano precisa, tanto in vigna quanto in cantina. Obbligatorio dar fiducia a questa etichetta.
CANTINA VALPANTENA Amarone della Valpolicella Docg Torre del Falesco
Colore mediamente carico. Naso su note di frutta polposa, a bacca rossa e nera, cosi cosi come sui terziari, piuttosto integrati. Speziatura elegante a ravvivare il quadro. Al palato entra poderoso, su una espressione molto golosa del frutto, ma vira presto su tannini che chiamano bottiglia, vetro, tempo. La prospettiva c’è tutta per un ottimo Amarone 2018, a cavallo tra la nuova stilistica che premia la freschezza e la tradizionale potenza della denominazione.
CANTINE RIONDO Amarone della Valpolicella Docg Casalforte
Colore rubino-granato piuttosto carico. Vino di buona corrispondenza naso-bocca, con entrambe le fasi giocate su un profilo goloso. A riequlinbrare la chiusura generosa, sul frutto e sulle note dettate dall’appassimento, un tannino fitto, piuttosto elegante. Vino semplice, immediato.
CASA SARTORI 1898 Amarone della Valpolicella Docg Classico Reius
Vino non ancora in commercio. Colore rubino-granato mediamente carico. Buona balsamicità e spezia scura sul frutto, pienamente maturo. In bocca sarà presto ancora più elegante, soprattutto perché il tempo riuscirà a combinare meglio il matrimonio tra l’abbondante espressione del frutto e la fresca componente speziata. Tannini piuttosto smussati lavorano, oltre che sulla generosa componente fruttata, anche sulle note morbide e tostate del legno (ricordi di fondo di caffè). Vino di buona prospettiva, che abbina una mano moderna ad un’anima più tradizionale.
GERARDO CESARI Amarone della Valpolicella Docg Classico
Vino che si presenta di un rubino-granato mediamente carico. Naso che cerca finezza ed eleganza, dal frutto alla spezia, dal tannino integrato all’alcolicità equilibrata. Risulta tuttavia più ricco al naso che al palato, nel segno di una caccia alla leggerezza portata forse troppo all’estremo.
CLEMENTI Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Troppo presto per un giudizio complessivo, soprattutto per l’esuberanza tannica.
CORTE FIGARETTO Amarone della Valpolicella Docg Valpantena Brolo del Figaretto
Colore rubino-granato mediamente carico. Bella ciliegia di perfetta maturità al naso, croccate, unita a un lampone e a un ribes ben maturo. Piuttosto potente sotto il profilo alcolico, si ripresenta goloso e incentrato sul frutto al palato. Alla frutta risponde una buona freschezza e un tannino piuttosto fitto, ben lavorato. Vino che ha bisogno di bottiglia, come la gran parte dei campioni, ma che fa già intravedere la scelta stilistica e un’ottima mano in vigna e in cantina.
CORTE FIGARETTO Amarone della Valpolicella Docg Valpantena Gr..l
Altro campione dal colore rubino-granato mediamente carico. Componente alcolica evidente al naso, che sovrasta l’espressione di frutto e spezia. Anche al palato l’alcol fa capolino in maniera netta, ma è unito a una importante componente fruttata e a una tannicità elegante. Al momento, la veste precoce di un Amarone 2018 di grandissimo potenziale futuro.
COSTA ARÈNTE Amarone della Valpolicella Docg Valpantena
Vino non ancora in commercio. Colore mediamente carico. Naso che ha tutto ciò che ci si dovrebbe aspettare da un Amarone, tra frutto, spezia e nota dettata dall’appassimento. Tannini ben lavorati giocano sull’esuberanza glicerica e sull’espressione pienamente matura del frutto, tra la polpa rossa e quella nera. Lungo, ancora una volta su ricordi precisi ed eleganti dell’appassimento. Vino da attendere, che promette decisamente bene.
DOMÌNI VENETI (CANTINA VALPOLICELLA NEGRAR) Amarone della Valpolicella Docg Classico Or’Jago
Vino non ancora in commercio. Colore piuttosto carico. Goloso sin dal naso, tra floreale, frutto maturo (polpa rossa, ciliegia, ma anche nera, mora, ribes nero) spezia ed erbaceo (menta) e terziari che chiamano il vetro, per una più completa integrazione. Perfetta corrispondenza gusto-olfattiva, ma chiusura anticipata da un tannino relativamente asciutto. Da integrare meglio anche la componente alcolica.
FALEZZE DI LUCA ANSELMI Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Bel rubino-granato piuttosto penetrabile alla vista. Naso sul frutto (ciliegia) e sulle note golose dell’appassimento (uvetta), ben integrate con una speziatura e con ricordi freschi, di mentuccia. In bocca è un vero e proprio cavallo di razza. Tannini eleganti, pronti a riequilibrare una polpa e un succo imponente. Tra i campioni di botte più promettenti di Amarone 2018 ad Opera Prima 2023. 
FATTORI Amarone della Valpolicella Docg Col de la Bastia
Colore rubino-violaceo che ne denota la gioventù. Speziatura fresca in primo piano, unita a una bella componente fruttata, matura. Leggerissimi ricordi di mela rossa tagliata, sulla cilieigia e sul lampone. Quadro che si ripresenta perfettamente al palato. Vino di una certa immediatezza e semplicità, già piuttosto godibile.
FLATIO Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Colore mediamente carico. Per la componente fruttata, più mora che ciliegia-amarena. Spezia e venatura fresca più presente al palato che al naso, per un Amarone 2018 che punta tutto su piacevolezza di beva ed equilibro, nonché su una certa prontezza. Campione da non perdere di vista, per la stilistica piuttosto innovativa.
I TAMASOTTI Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Colore piuttosto carico, alla vista. Vino in chiara fase di affinamento, con legno in gran vista che fa capolino sul frutto maturo, goloso. Ottimo lavoro tra vigna e cantina: altro campione da considerare tra i più promettenti per il futuro, oggi in maturazione in botte.
ACCORDINI IGINO Amarone della Valpolicella Docg Classico Le Bessole
Mediamente carico. Bel frutto goloso sui terziari in fase di integrazione. Perfetta corrispondenza gusto-olfattiva, per un Amarone 2018 piuttosto semplice da comprendere, senza fronzoli, immediato nel suo esser giocato principalmente sul frutto e sulla piacevolezza conferita dall’appassimento, bilanciata da una buona freschezza nel retro olfattivo. Una versione del Re dei vini della Valpolicella spensierata, ma tutt’altro che banale.
ILATIUM MORINI Amarone della Valpolicella Docg Leòn
Vino non ancora in commercio. Colore piuttosto impenetrabile, tra i più carichi di questa anteprima Amarone 2018. Al naso terziari e frutta matura, con predominanza dei primi sui secondi, al momento. Anche al palato si ripresentano i terziari, più del frutto. Vino da attendere.
LA COLLINA DEI CILIEGI Amarone della Valpolicella Docg
Rubino-granato mediamente carico, penetrabile alla vista. Naso che discosta da gran parte degli altri assaggi per i ricordi di tamarindo sulle classiche note fruttate dell’appassimento e dei primari delle uve. Componente speziata elegante, quasi sussurrata, sul fiore secco, di viola. In bocca rispetta le attese, tra frutto e leggera balsamicità in chiusura. Vino che va nella direzione dell’alleggerimento, con risultati che possono convincere o meno il consumatore.
LAVAGNOLI Amarone della Valpolicella Docg
Granato ben penetrabile, alla vista. Bel frutto goloso, rosso, al naso. In bocca si conferma giocato sul frutto, con i terziari e la spinta alcolica che chiamano un maggiore affinamento in bottiglia. Chiude su leggere note di brace. Vino di sicura prospettiva, nel segno di uno stile contemporaneo, che guarda maggiormente a freschezza e beva, senza nascondere l’espressione del terroir. Vino promettente, pensato e ben eseguito, quello della cantina di Pigozzo (VR).
LE GUAITE DI NOEMI Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Altro colore che spicca per profondità, tra i più impenetrabili di Amarone 2018 ad Opera Prima 2023. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
LUCIANO ARDUINI Amarone della Valpolicella Docg Classico Simison
Vino non ancora in commercio. Colore molto carico, tendente al purpureo. Bella impronta netta dell’appassimento, ben controbilanciata da una balsamicità e da note floreali precise, elegantissime. In bocca il vino si ripresenta incentrato sull’appassimento, raccontando uve, territorio e approccio del produttore. Vino didattico, nel senso più nobile del termine, a cavallo tra la tradizione e il futuro. Un’etichetta capace di coniugare freschezza e polpa in maniera esemplare. Ottime prospettive future per questo Amarone 2018.
MANARA Amarone della Valpolicella Docg Classico Corte Manara
Colore mediamente carico. Naso e bocca raccontano un approccio sincero alla tecnica dell’appassimento e al vigneto, pur in un quadro al momento scomposto. Manca un filo di precisione e pulizia del gesto nell’esecuzione in cantina.
MASSIMAGO Amarone della Valpolicella Docg Conte Gastone
Vino biologico. Bel colore, rubino-granato penetrabile alla vista. Speziatura importante al naso, oltre alla componente fruttata. In bocca risulta elegante, con la freschezza a riequilibrare l’esuberaza del frutto già avvertito al naso. Bella finezza e allungo, su una Pai decisa e preziosa, che racconta tutta la tipicità dell’Amarone. Ottime le prospettive di questo vino.
MASSIMAGO Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Mediamente penetrabile il colore, alla vista. Nette note di appassimento, con l’uvetta in prima linea. Tannini vivi, in fase di integrazione, ben “pensati” per riequilibrare una componente glicerica importante e un frutto davvero ben maturo. Sarà un vino importante ma tutto sommato agile nella beva. Etichetta da monitorare.
MIZZON Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
MONTE CASTELON Amarone della Valpolicella Docg Classico
Bel colore rubino-granato. Floreale e frutto elegante al naso, con la componente speziata che invece risulta più presente al palato. Tannino un po’ asciutto e alcol al momento fuori dal quadro. Chiusura leggermente amaricate. Vino all’inizio del suo percorso, a cui dare bottiglia e tempo per un’auspicabile amalgama delle componenti.
MONTE DEL FRÀ Amarone della Valpolicella Docg Classico Tenuta Lena di Mezzo
Colore mediamente carico. Bella l’espressione del frutto, goloso, tra la polpa rossa e la scura, di bosco. In bocca piuttosto potente, ma equilibrato in tutte le sue componenti. Pregevole la chiusura balsamica, che vira sulla liquirizia. Tannino fitto, che ha bisogno di bottiglia per amalgamarsi completamente al quadro. Vino che rivela una componente sapida non presente in molti altri campioni, ma molto apprezzabile. Vino decisamente promettente.
MONTE ZOVO – FAMIGLIA COTTINI Amarone della Valpolicella Docg
Mediamente carico, il colore, alla vista. Elegantissima espressione della componente speziata, che gioca a riequilibrare con la sua balsamicità e freschezza l’esuberanza del frutto e delle note dettate dall’appassimento. Tannino fitto, in fase di integrazione. Tempo, parola d’ordine.
MONTECI Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Teso, tannino vivo. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
CANTINE GIACOMO MONTRESOR Amarone della Valpolicella Docg Satinato
Colore rosso-granato mediamente penetrabile alla vista. Naso e bocca dominati dal frutto, preciso, succoso. Campione che mostra una buona prontezza di beva, giocata sull’espressone genuina del frutto più che sulla stratificazione. Chiude fresco, leggermente balsamico, ammorbidito da terziari ben amalgamati. Gran piacevolezza, sin dagli esordi di una vita che si preanuncia lunga.
NOVAIA Amarone della Valpolicella Docg Classico Corte Vaona
Vino biologico, campione di botte. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
PASQUA VIGNETI E CANTINE Amarone della Valpolicella Docg Famiglia Pasqua
Vino non ancora in commercio. Bel colore, mediamente carico. Tanta spezia nel corredo, di buona eleganza. Ravviva e conferisce nerbo a un frutto rosso goloso, espresso con grande precisione. In bocca si conferma un’etichetta espressione di quella che abbiamo ridefinito, lo scorso anno, “l’Amarone Revolution“. Al frutto perfettamente maturo, succoso, risponde una freschezza che riequilibra il sorso. Belli i ritorni della componente speziata nel retro olfattivo, per un Amarone 2018 che premia beva e prontezza. Unica pecca, la mancanza di un filo di concentrazione e di quel sentore di “appassimento” che non manca, anche nelle migliori espressioni della nuova generazione dell’Amarone.
ROCCA SVEVA (CANTINA DI SOAVE) Amarone della Valpolicella Docg Riserva
Vino non ancora in commercio. Colore mediamente carico. Vino che presenta una certa concentrazione, che si riflette in una centratura sul frutto e sul bilanciamento dell’equilibrio conferito dalla speziatura. In bocca più “largo” di quanto lasci presagire il naso. Legno che si deve integrare meglio, cosi come la componente alcolica. Vino agli esordi del suo percorso.
ROCCOLO GRASSI Amarone della Valpolicella Docg
Vino non ancora in commercio. Colore impenetrabile alla vista. Campione che dimostra di aver bisogno di tempo per una migliore amalgama delle varie componenti: tutte presenti, ma al momento alla rinfusa sul palco del calice. Obbligatorio dargli fiducia.
SALVATERRA Amarone della Valpolicella Docg Classico Save the land
Vino biologico. Colore mediamente carico alla vista. Naso e bocca su una buona corrispondenza gusto-olfattiva. Carente percezione dell’appassimento e tannino che risulta al momento un po’ ruvido. Componente alcolica leggermente “aggressiva”. Vino stilisticamente giovane, ma con spigoli da arrotondare. Altro vino a cui dare tempo: se lo merita.
SAN CASSIANO Amarone della Valpolicella Docg
Vino non ancora in commercio. Colore impenetrabile. Tanto legno, vaniglia, caramella mou e note lattiche. Vino senza troppi fronzoli, che guarda alla piacevolezza e all’immediatezza di beva, perdendo forse un po’ di vista la tipicità.
SAN RUSTICO Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte che sembra rivelare un’impronta decisa verso il nuovo stile dell’Amarone, ma con un utilizzo del legno un po’ troppo aggressivo. Necessario, anche in questo caso, il tempo.
SANTA SOFIA Amarone della Valpolicella Docg Classico
Rubino-granato mediamente carico, alla vista. Bella prova, sotto ogni profilo: bilanciamento tra freschezza e frutto, con un tannino leggermente asciutto che dovrà integrarsi per dare equilibrio e beva. L’impressione sulla stilistica è quella di un Amarone 2018 da pasto, da beva, da conversazione.
SANTI Amarone della Valpolicella Docg Carlo Santi 1843
Campione di botte. Colore poco penetrabile. Gran potenza alcolica per questo campione, che abbina alla vena glicerica una freschezza riequilibrante e un tannino che chiama la bottiglia e un ulteriore affinamento. Momento non felicissimo, in generale, per un Amarone 2018 che tuttavia sembra avere tutto per poter regalare, nel tempo, un calice tipico, in tutte le sue componenti. Vino da aspettare.
SECONDO MARCO Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
SELÙN DI MARCONI LUIGI Amarone della Valpolicella Docg Classico Fiori del Pastello
Una parola per descriverlo: splendido. Sin dal colore, non troppo carico. Al naso la chiara impronta dell’appassimento, avvolta in una speziatura elegantissima, fresca, che sfiora balsamico ed umami. In bocca perfetta corrispondenza e potenza alcolica riequilibrata dalla spezia fresca, scura, nonché dai ritorni mentolati, balsamici già avvertiti al naso. Il campione più sorprendente di Amarone 2018 ad Opera Prima 2023: una ventata di novità e di freschezza ad Anteprima Amarone 2018, sin da quel nome (“Fiori del Pastello”) che richiama la colorazione dei prati che accolgono i vigneti, tra i 400 e i 500 metri di altitudine, nella frazione Monte del Comune di Sant’Ambrogio di Valpolicella.
TALESTRI Amarone della Valpolicella Docg Passione
Campione di botte. Naso e palato non giudicabili, per scompostezza del campione di botte.
TENUTA SANTA MARIA DI GAETANO BERTANI Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva
Campione di botte. Tannino vivo che potrebbe disturbare di primo acchito, ma ecco una gran bella polpa e una spezia elegantissima a riequilibrare il quadro complessivo, pur trattandosi di un campione all’inizio della sua vita. Senza dubbio il migliore e più promettente tra tutti i campioni di botte.
TENUTE FALEZZA Amarone della Valpolicella Docg
Mediamente carico il colore, alla vista. Vino al momento scomposto tra le componenti, non giudicabile.
TERRE DI LEONE Amarone della Valpolicella Docg Classico Il Re Pazzo
Campione prelevato da botte che si presenta alla vista di un rubino-granato mediamente penetrabile. Naso ampio, su frutto e sulla spezia, ciliegia e lampone golosi. In bocca molto promettente ed elegante. Bella polpa, succo, spezia e una certa balsamicità che, in chiusura, chiama il sorso successivo. Etichetta da annoverare tra le migliori del tasting, in termini di equilibrio attuale e prospettiva di crescita.
TEZZA – VITICOLTORI IN VALPANTENA Amarone della Valpolicella Docg Valpantena
Campione di botte. Rubino-granato, mediamente penetrabile. Bel mentolato sul frutto succoso, ciliegia e lampone. In sottofondo note di tostatura, dettate dall’affinamento in legno. In bocca golosissimo. Legno che si conferma in fase di integrazione ma ben gestito, con la polpa ben controbilanciata dalla freschezza e dagli accenti balsamici. Bel campione, in prospettiva.
TINAZZI Amarone della Valpolicella Docg Tenute Valleselle – Aureum Acinum
Colore piuttosto carico. Naso incentrato sul frutto, goloso, pienamente maturo, di polpa rossa ma anche scura per i richiami alla pruga e all uvetta dell appassimento. In bocca il nettare entra morbido, sul frutto goloso e di perfetta maturita, per poi lasciare spazio a una riequilibrante freschezza. Vino frutto di un lavoro sapiente, dalla vigna al fruttaio. Buona prospettiva.
TINAZZI Amarone della Valpolicella Docg Ca’ de’ Rocchi – La Bastia
Colore mediamente carico. Vino in divenire, da attendere: sarà goloso e di beva, nel bilanciamento tra modernità e tradizione.
TORRE DI TERZOLAN Amarone della Valpolicella Docg
Vino non ancora in commercio. Mediamente carico, alla vista. Balsamicità da vendere per questo campione, che abbina alla vena mentolata, quasi talcata, un frutto delizioso e una spezia dà nerbo al naso. Si riconferma tale al palato, in tutte le sue componenti. Un Amarone 2018 da presentare all’estero, per raccontare l’evoluzione in atto in Valpolicella: volto nobile, tipico eppure moderno di una denominazione di una denominazione che sta dimostrando di riuscire a rimanere legato alla tradizione, tanto quanto aggrappato ai nuovi canoni del bere vino rosso a livello internazionale.
VALENTINA CUBI Amarone della Valpolicella Docg Classico Morar
Vino biologico, campione di botte. Rubino-granato mediamente penetrabile alla vista. Campione agli esordi che promette già decisamente bene, per la precisa espressione del frutto e la riequilibrante balsamicità, nonché per la piacevolezza delle note dettate dall’appassimento. Tannino fitto ma già piuttosto elegante, pur in fase di integrazione, a riconferma della sicura prospettiva del nettare.
VIGNA ‘800 Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Virgo Moron
Vino biologico, non ancora in commercio. Mediamente penetrabile. Bel naso giocato su una speziatura elegante, con note di liquirizia dolce che arricchiscono il quadro. Pregevole anche l’espressione del frutto, tra primari e appassimento. Uno dei campioni da annoverare tra i migliori in assoluto di Amarone Opera Prima 2023.
VIGNETI DI ETTORE Amarone della Valpolicella Docg Classico
Colore piuttosto carico. Naso bocca che rispecchiano la cromia, su note di frutto e terziari piuttosto grassi. Tannino vivo, in fase di integrazione. Vino a cui dare tempo.
VILLA SAN CARLO WINE Amarone della Valpolicella Docg
Campione di botte. Colore mediamente carico. Tannini vivi, piuttosto aggressivi, ma a differenza di altri questo campione dimostra di aver stoffa e stile, soprattutto sul fronte della purezza del frutto. Parole d’ordine, ancora una volta: tempo, attesa. Ripagheranno, c’è da scommetterci.
ZENI 1870 Amarone della Valpolicella Docg Classico Vigne Alte
Vino non ancora in commercio. Rubino-granato piuttosto impenetrabile. Colpisce e convince per la purezza assoluta del frutto, polposo, pieno, perfettamente maturo. Non manca il corredo floreale e speziato. Al palato si conferma un Amarone 2018 incentrato sul frutto, splendidamente controbilanciato da freschezza e spezia. Chiude su una leggera di burro salato. Vino non particolarmente stratificato e giocato su una certa abbondanza delle note dettate dall’affinamento in legno, conservando tuttavia un buon gradiente di tipicità.
ZÝMĒ Amarone della Valpolicella Docg Classico
Campione di botte. Vino al momento scomposto tra le componenti, non giudicabile.
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Amarone Opera Prima 2023: a febbraio l’Anteprima 2018


Una sfilata di 64 aziende pronte a celebrare il millesimo 2018 del re dei vini della Valpolicella, il protagonista di Amarone Opera Prima 2023 in programma a Verona, al Palazzo della Gran Guardia, il 4 e il 5 febbraio. Organizzato dal Consorzio vini Valpolicella, l’evento di punta della denominazione torna così alla tradizionale collocazione invernale, mantenendo però il restyling del nome dell’anteprima straordinaria del giugno scorso a beneficio di un format versatile realizzabile anche fuori stagione, seppure con focus tematici diversificati.

In apertura della due giorni di Amarone Opera Prima a Verona, città che detiene il primato del vigneto urbano più esteso dello Stivale, la conferenza stampa inaugurale (sabato 4 febbraio, Auditorium Gran Guardia ore 11) con la presentazione dei dati di mercato della denominazione, il valore del ricambio generazionale e prospettive dell’enoturismo in Valpolicella a cura del presidente del Consorzio, Christian Marchesini, e dell’annata viticola 2018 introdotta da Giambattista Tornielli, professore associato di Arboricoltura generale e coltivazioni arboree dell’Università scaligera.

È iniziata l’Amarone revolution: come cambia (e cambierà) il Re dei vini della Valpolicella

AMARONE OPERA PRIMA 2023: IL PROGRAMMA

A seguire riflettori puntati sull’ultimo step della candidatura della tecnica secolare dalla messa a riposo delle uve della Valpolicella a patrimonio immateriale dell’Unesco, con i contributi di Pier Luigi Petrillo, professore e direttore della cattedra Unesco sui Patrimoni culturali immateriali dell’Università Unitelma Sapienza di Roma e di Elisabetta Moro, professoressa ordinaria di Antropologia culturale dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Al talk show intervengono Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del made in Italy, Gianmarco Mazzi, sottosegretario al ministero della Cultura, Luca Zaia, presidente della Regione Veneto e Damiano Tommasi, sindaco di Verona.

Dopo le call to action sul territorio realizzate l’anno scorso dal Comitato promotore (di cui il Consorzio è coordinatore) l’iter della candidatura entra ora nella fase finale con la presentazione ufficiale del dossier che successivamente sarà trasmesso ai ministeri della Cultura e dell’Agricoltura e alla Commissione nazionale per l’Unesco (organismo interministeriale che fa capo al ministero degli Affari esteri), che entro il 30 marzo dovrà scegliere la candidatura italiana da inviare a Parigi per la complessa valutazione da parte dell’Unesco. 

Al via, dalle 12.30 della prima giornata, le degustazioni presso gli stand delle aziende riservate alla stampa nazionale e internazionale, mentre dalle 16.30 alle 19.00 Amarone Opera Prima aprirà anche agli operatori e ai winelover che potranno replicare i tasting il giorno successivo, domenica 5 febbraio, dalle 10.00 alle 19.30 (ingresso a pagamento riservato ai maggiori di 18 anni. Ticket: 35 euro in prevendita e 40 euro nelle giornate di manifestazione).

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Valpolicella, sede del Consorzio intitolata a Giuseppe “Bepi” Quintarelli


È stata intitolata a GiuseppeBepiQuintarelli Villa Brenzoni Bassani, sede del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella. Un modo per onorare il decennale dalla scomparsa del grande maestro dell’Amarone (1927-2012). Oltre all’intitolazione del quartiere generale di Sant’Ambrogio di Valpolicella (VR), anche una statua realizzata dal fabbro d’arte Simone Scapini e dal suo Maestro Claudio Bottero.

«Giuseppe “Bepi” Quintarelli – ha detto il presidente del Consorzio veronese, Christian Marchesini – è stato un pioniere per il mondo del vino, un riferimento per il territorio e un “padre putativo” per la denominazione. Il suo ricordo riesce ad incarnare al tempo stesso la storia e l’evoluzione della Valpolicella, e ancora oggi il suo nome è sinonimo di Amarone in tutto il mondo».

È stato definito da molti un artigiano del vino. Della sua professionalità e umanità – ha concluso Marchesini durante la cerimonia tenutasi il 16 dicembre scorso – vogliamo conservare l’attenzione devota alla qualità, lo sguardo visionario verso il futuro e l’intuito capace di leggere e intercettare il mercato, contribuendo a tracciare la strada dell’internazionalità della denominazione».

CHI ERA GIUSEPPE “BEPI” QUINTARELLI 

Giuseppe Quintarelli è stato un produttore, artigiano, artista e visionario devoto al suo territorio. “Bepi” inizia la propria carriera vitivinicola negli anni Cinquanta, quando subentra nella conduzione dell’azienda familiare a Negrar (località Cerè) continuando la tradizione paterna in vigna e in cantina. Gli anni successivi sono fondamentali per la cantina, con il Recioto protagonista della produzione.

Ma laddove l’annata risulta essere meno generosa, dando un vino più secco, Quintarelli cerca comunque di conservarlo per gli anni successivi. Da questa esperienza nasce il “metodo” che porta ad un vino, l’Amarone, che viene scoperto e apprezzato anche da importanti estimatori, che ne riconoscono l’elevata qualità.

Cultura e passione del vino, la pazienza nel sapere aspettare le diverse fasi di maturazione e la scelta di imbottigliare l’Amarone solo nelle annate in cui esprime il massimo delle proprie caratteristiche sono gli elementi che hanno sempre contraddistinto la filosofia produttiva di Quintarelli.

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Cantine Giacomo Montresor compie 130 anni e regala a Verona un Museo del Vino


Una risposta a chi vedeva come uno spauracchio l’avvento nella compagine sociale di Terre Cevico (75% del capitale, con Cantine di Verona a completare lo share, dopo il passo indietro di Vitevis) . E un nuovo “punto di ritrovo” per la Verona da bere, pensato per enoturisti italiani e internazionali. Cantine Giacomo Montresor festeggia i 130 anni di storia con l’inaugurazione, avvenuta questa mattina, di un Museo del vino all’interno del polo produttivo di via Ca’ di Cozzi, 16.

Tre secoli di impresa, un Museo del vino e un altro paio di ciliegine sulla torta. A onorare il prestigioso traguardo anche un libro che ripercorre la storia dei 130 anni, un rinnovato wineshop e una bottiglia celebrativa (Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2012 in tiratura limitata di 6 mila bottiglie, premiato tra l’altro dalla Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023 di winemag.it) in pieno stile Montresor: satinata.

A tagliare il nastro del nuovo Museo sono stati Marco Nannetti e Luigi Turco, presidente e vicepresidente di Cantine Montresor. Al loro fianco, il consigliere regionale Alberto Bozza e Christian Marchesini, presidente del Consorzio Vini Valpolicella. Fil rouge che unisce le tante iniziative è la consapevolezza che «il vino è un’esperienza immersiva da vivere a 360 gradi tra storia, cultura e territorio».

Il museo, proprio per la sua caratterizzazione culturale, sarà gratuito e aperto al pubblico tutti i giorni dalle 10 alle 19 (escluso il lunedì, fino al 31 dicembre 2022. Da gennaio l’apertura sarà tutti i giorni).

A VERONA IL MUSEO DEL VINO DI CANTINE MONTRESOR

È la grande novità delle celebrazioni dei 130 anni. Si sviluppa su un’area di 500 metri quadrati completamente ristrutturata, che un tempo faceva parte del polo produttivo. Tre sono i fili conduttori della narrazione. Prima di tutto la storia di Cantine Giacomo Montresor nella liaison con la città di Verona. Del resto, siamo a due passi dal centro storico della città.

Ma a confermalo sono anche le scelte strategiche della cantina, nel corso dei decenni sempre in piena sintonia con il territorio circostante e con la Valpolicella. A sottolinealo è il lungo corridoio di ingresso, che unisce idealmente le tappe più importanti della storia di Montresor a quelle della città dell’Amore.

La seconda sezione è dedicata alla tradizione vitivinicola narrata attraverso i suoi “attrezzi” agricoli, da inizio Novecento ad oggi. Ecco allora antiche botti, tini, pigiatrici, aratri, strumenti della campagna e tanto altro. A raccontare questa storia è un personaggio – Isidoro, storico fattore della famiglia Montresor, realmente esistito – che attraversa i decenni in un viaggio arricchito da aneddoti e cultura popolare.

L’ultima sezione pone lo sguardo al territorio della Valpolicella nella sua interezza. Un omaggio al Terroir, tra clima, paesaggio, uve, strumenti di vinificazione e soprattutto la tecnica dell’appassimento delle uve, che si intreccia nella storia dell’Amarone ed è candidata a patrimonio Unesco. È la testimonianza che il vino nasce dalla terra e dalla cultura che lo circonda e che «ogni bottiglia Montresor è un tutt’uno con il paesaggio da cui trae linfa».

IL NUOVO WINESHOP IMPREZIOSITO DALL’OPERA DI EMANUELE MARCHESINI

Come in tutti i musei, la visita si conclude presso uno shop. Quello di Cantine Giacomo Montresor non poteva che essere un wineshop, completamente rinnovato. All’interno sarà possibile trovare tutte le referenze delle varie annate della cantina. Ci sarà inoltre la possibilità di degustare i vini, proprio accanto alla grande opera artistica di Emanuele Marchesini (9,25 x 2,50 metri).

L’artista ed enologo veronese ha utilizzato materiale della filiera vitivinicola (resine, vino, vinaccioli, vinacce, raspi, foglie di vite, pigmenti). “Dionisiaco e Apollineo“, questo il titolo dell’opera, si ispira alla filosofia di Nietzsche, che individuava nell’uomo un equilibrio tra spirito dionisiaco e apollineo, tra caos e razionalità. Il vino è l’elemento che reca in sé la follia e la ragione.

Si intitola “Cantine Giacomo Montresor: 130 anni di impegno e innovazione” ed è firmato da Valeria Chilese. il libro di 112 pagine in doppia lingua (italiano/inglese) che racconta la lunga storia della cantina veronese. Un’epopea che prende avvio nel XVII secolo, quando viene rintracciato il nome Montresor tra i proprietari di alcuni terreni a Bussolengo.

130 ANNI DI CANTINE GIACOMO MOTRESOR IN UN LIBRO

Due secoli dopo si arriva a Verona e al “fatidico” 1892 quando i genitori Gaetano e Rosa intestano a Giacomo Montresor un’azienda vitivinicola presente sul territorio. A questa faranno seguito l’acquisto di una Osteria in pieno centro a Verona negli Venti. E la costruzione, nel 1934, di Cantine Giacomo Montresor in quella che tutt’ora è la sede della cantina.

È l’inizio di un percorso fatto di tanti tasselli che porta a uno dei tratti distintivi di Cantine Montresor: la bottiglia satinata, geniale intuizione di Giacomo Montresor per conservare il vino nei lunghi viaggi oltreoceano. Le generazioni successive hanno poi sviluppato l’azienda che ha fatto conoscere i vini Montresor in tutto il mondo (oggi l’export coinvolge 56 Paesi del mondo e l’azienda è leader nel mercato del Canada).

Dalla prima bottiglia di Recioto Rustego secco del 1946, alla presentazione in Canada nel 1969 di quella che presto è divenuta un’icona dei vini veronesi in Nord America: l’Amarone della Valpolicella in bottiglia satinata. Il libro tocca anche le ultime importanti tappe, con l’imponente percorso di ristrutturazione generale avviato nel 2019. Punta di diamante, la realizzazione di un nuovo impianto di imbottigliamento, un nuovo fruttaio per l’appassimento delle uve destinate all’Amarone, una bottaia completamente ristrutturata. Oggi, la nascita del Museo e il rinnovato wineshop.

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Approfondimenti

“Amarone e oltre”, il libro di Sandro Boscaini sulla storia di Masi Agricola


«Mi accingo a raccontare la storia di un incontro: quello tra un mio antenato e una località in Valpolicella Classica. Il primo, individuato qui come il capostipite del mio ramo della famiglia Boscaini. La seconda, una terra fortunata come altre, vocate a produrre uve straordinarie e per questo destinate a essere conosciute e apprezzate in Italia e nel mondo». È con questo incipit che Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, si rivolge ai lettori invitandoli a intraprendere un viaggio lungo 250 anni. Quello di “Amarone e oltre“, libro edito da Egea in cui ripercorre la storia dell’azienda di famiglia, dalla prima vendemmia nel 1772 fino ai giorni nostri.

Le vicende della storia si intrecciano con quelle della famiglia, delle cantine e del territorio, dalla Valpolicella fino alle Venezie. La narrazione si snoda tra il rispetto della tradizione e le innovazioni introdotte nei processi produttivi. Lasciando spazio ad aneddoti personali e curiosità tecniche, testimonianze di prima mano e fonti letterarie.

L’andamento cronologico della prima parte del volume cede il passo nella seconda a un punto di vista più manageriale. Lo sguardo si posa sui temi all’ordine del giorno nella gestione dell’azienda.

LA RIFLESSIONE SULLA SOSTENIBILITÀ

«Ritengo che la contestualizzazione delle vicende di famiglia in quelle generali di portata nazionale e territoriale sia di estrema importanza per leggere con un’ottica più ampia il territorio e la sua cultura, il vigneto e la professionalità vitivinicola, la passione e l’imprenditorialità, la cultura d’impresa e la sostenibilità», commenta Sandro Boscaini riferendosi a un tema centrale in “Amarone e Oltre”.

Senza sostenibilità economica – continua Boscaini – non ci sarebbe stato sviluppo e sopravvivenza dell’impresa; senza quella sociale non si sarebbero creati e sviluppati rapporti indispensabili in campo produttivo e distributivo; senza la sostenibilità ambientale e l’amore per la terra e il vigneto si sarebbero distrutte nel tempo le fonti di ricchezza».

E nelle prossime settimane “Amarone e oltre” supererà i confini italiani, dove è già disponibile nei principali canali. L’edizione inglese del volume, curata da Bocconi University Press, sarà disponibile a partire da fine novembre.

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Lugana, Primitivo, Valdobbiadene e rosato Salento guidano le vendite di vino online


Nel 2021, secondo i dati dell’Osservatorio nato dalla partnership tra Nomisma Wine Monitor e uno degli e-commerce più noti in Italia, i vini a denominazione cresciuti di più nella propria categoria rispetto all’anno precedente nelle vendite online del portale sono stati il Lugana per i bianchi (+54%), il Primitivo di Manduria per i rossi (+65%), il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore per gli spumanti (+6%) e il Salento Igt per i rosati (+86%).

A trainare queste vendite sono soprattutto gli uomini. Per tutte e quattro le denominazioni analizzate, sono responsabili di oltre l’80% delle bottiglie acquistate nel corso dell’anno. Sulla suddivisione per fascia di età, emerge qualche differenza.

Il secondo focus dell’Osservatorio ha analizzato la ripartizione regionale delle vendite dei top 4 vini a denominazione del 2021. La Lombardia rappresenta la prima regione di acquisto. Le percentuali vanno dal 25% delle vendite totali nel caso del Salento Igt, a oltre il 36% per il Lugana.

IL PREZZO MEDIO DEI VINI PIÙ VENDUTI ONLINE

Al secondo posto, a diverse lunghezze, il Lazio sia per il Primitivo di Manduria (15%) sia per il Salento Igt (14%), il Veneto per il Lugana (14%) e l’Emilia-Romagna per il Valdobbiadene Prosecco Superiore (12%).

Il prezzo medio delle bottiglie vendute è stato di 8,69 euro per il Primitivo (sostanzialmente stabile rispetto al 2020). Si scende a 8,46 euro per il Lugana (+5,6%) e a 6,66 euro per il Valdobbiadene Prosecco (+4,7%).

Il Salento Ig rosato è la denominazione che ha registrato il maggior incremento di prezzo rispetto all’anno precedente (+8,6%), assestandosi a 6,58 euro. La ricerca si è poi concentrata su tre importanti fine wines: Amarone della Valpolicella, Barolo e Champagne.

FINE WINES: CHI LI COMPRA ONLINE?

«L’analisi sugli acquirenti di fine wines online – dichiara Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare e Wine Monitor di Nomisma – ha messo in luce come quasi il 75% delle bottiglie di Champagne sia acquistato dagli over 40. Millennials e Gen Z sono più interessati ad Amarone e Barolo».

Anche per i fine wines analizzati, la Lombardia si conferma come prima regione di acquisto, seguita dal Lazio per Amarone e Barolo. Mentre per lo Champagne è l’Emilia-Romagna a strappare il secondo posto, con l’11% delle bottiglie acquistate nell’anno.

I prossimi focus dell’Osservatorio sull’e-commerce del vino saranno dedicati all’analisi del profilo degli acquirenti online nei mercati internazionali, nonché ai consumi di Spirits.

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degustati da noi news news ed eventi vini#02

Rubinelli Vajol è Cantina italiana dell’anno per la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2023

Rubinelli Vajol è la Cantina italiana dell’anno 2023 per winemag.it. Il massimo riconoscimento dell’annuale Guida Top 100 Migliori Vini italiani della nostra testata va all’azienda agricola di San Pietro in Cariano (VR), uno dei comuni della Valpolicella Classica.

Premiata la famiglia Rubinelli e la sua capacità di valorizzare il “Vajol“, la zona dove si trova la cantina, tra vigneti, “marogne” (muretti a secco) e un patrimonio di biodiversità rimasto intatto negli anni, costellato di olivi, mandorli e ciliegi. Un areale che si colloca tra Marano e Fumane, individuato e circoscritto anche dal “re delle mappe dei vigneti “, Alessandro Masnaghetti.

BELLEZZA E BONTÀ, I CAPISALDI DI RUBINELLI VAJOL

Una cantina, Rubinelli Vajol, che fa della “Bellezza” e della “Bontà” i propri capisaldi. Una filosofia produttiva che si riflette nella capacità di regalare al pubblico una gamma di altissimo livello qualitativo. Ai vertici – e non poteva che essere così – l’Amarone della Valpolicella, proposto in diverse etichette, tutte capaci di condensare tradizione e slancio al futuro.

Rubinelli Vajol è certamente una cantina che interpreta ai massimi livelli l’Amarone Revolution. Quel “ritorno alle origini” che è la vera sfida attuale intrapresa da molti soci del locale Consorzio di tutela, come risultato evidente dall’ultima edizione dell’Anteprima (Amarone Opera Prima 2022).

I VINI RUBINELLI VAJOL, CANTINA ITALIANA DELL’ANNO 2023 WINEMAG.IT

I calici della cantina di San Pietro in Cariano colpiscono, e convincono, per precisione ed espressività della componente fruttata, premiando e valorizzando la tipicità delle uve autoctone della Valpolicella.

Il legno, ove utilizzato, mostra savoir fair e conferma l’intento di premiare la voce delle varietà locali, dimostrando come si possano produrre “vini di metodo” che sono fotografie di uno spaccato del territorio. Freschezza, giusta rotondità, spezia e prospettiva.

L’eccellenza nell’apparente semplicità, come dimostra la cifra stilistica delle lettere iniziali minuscole dei vini, sulle etichette: «Il nostro no alle sovrastrutture e il nostro sì alla beva», come spiegano all’unisono i titolari (i fratelli Renzo e Alberto Rubinelli e Nicola Scienza) con i soci, che oggi guidano l’azienda di famiglia con la stessa passione del capostipite Gaetano.


RUBINELLI VAJOL

Via Paladon 31
37029 San Pietro in Cariano
Verona – Italia

tel: +39 045 6839277
email: info@rubinellivajol.it

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Approfondimenti

Pierangelo Tommasi nuovo presidente de Le Famiglie Storiche


Pierangelo Tommasi
è il nuovo presidente de Le Famiglie Storiche. Dopo tre anni alla guida del gruppo di cantine della Valpolicella, Alberto Zenato passa a Pierangelo Tommasi il testimone di guida dell’Associazione nata nel 2009 e che oggi riunisce tredici storici produttori di Amarone (Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre d’Orti, Venturini e Zenato).

Tommasi avrà come vicepresidenti Giuseppe Rizzardi dell’azienda Guerrieri Rizzardi e Luca Speri dell’azienda Speri, con Alberto Zenato e Marilisa Allegrini nel CdA.

«La scelta di Pierangelo Tommasi – afferma il presidente uscente, Alberto Zenato – rappresenta un naturale avvicendamento all’interno dell’associazione che prevede l’alternarsi delle Famiglie nelle cariche di presidenza e vicepresidenza. Anche questo è l’espressione di un gruppo unito e coeso, ognuno con il proprio stile ma accomunati dalla stessa filosofia produttiva».

«Sono onorato di presiedere un gruppo di stimati colleghi e amici – sono le prime parole di Pierangelo Tommasi – aziende storiche e custodi del proprio territorio, e proseguire il percorso iniziato tredici anni fa, con il progetto di testimoniare i valori che ci accomunano e quelli di una denominazione unica al mondo. Lo faremo con molte attività in Italia e all’estero, sviluppando l’incoming verso le nostre aziende e facendo rete con altre realtà locali».
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Anteprima Amarone 2017: i migliori

Chiamatela pure “prova del nove”. L’Amarone revolution passa anche, anzi soprattutto, dai calici di Anteprima Amarone 2017. I migliori riescono a interpretare la “new wave” senza stiracchiarsi troppo, riducendosi a surrogati del Valpolicella Rosso da un lato, o del Recioto dall’altro. Chi resta indietro, invece, continua a costruire la propria cifra stilistica sulle richieste dei mercati più profittevoli; o, peggio, su quelle dei buyer poco lungimiranti della grande distribuzione.

Dividere in tre macro gruppi i 39 campioni in assaggio domenica 19 giugno al Palazzo della Gran Guardia di Verona è un compito mai stato così semplice. È il segnale evidente che un gruppo piuttosto cospicuo di cantine della Valpolicella ha compreso la lezione dei mercati. Iniziando a lavorare duro, per correggere il tiro. O costruire una nuova identità.

La svolta decisiva pare essere quella di Novaia, cantina che investe sul bio e indica a tutta la denominazione la direzione giusta. Tra gli altri, in rigoroso ordine alfabetico, convincono per motivi diversi Bertani, Corte Figaretto, Costa Arènte, Salvaterra, Secondo Marco. E ancora: Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani, Terre di Leone, Tinazzi, Vigneti di Ettore e Zeni 1870.

I MIGLIORI AMARONE 2017 AD ANTEPRIMA AMARONE 2022
Bolla (Classico Riserva “Le Origini”) – non ancora in commercio

Rubino medio, alla vista. Bel cioccolato, ma anche note verdi, al primo naso. Bel frutto che esce con due giri di calice. Buon prontezza di beva generale. Centro bocca un po’ debole, chiusura leggermente sbilanciata sull’alcol che andrà ad armonizzarsi.

Clementi (Classico) – campione di botte

Colore rubino carico, purpureo. Frutta stramatura, tra la ciliegia e la prugna. Buona profondità speziata, scura. Gran bella concentrazione al palato, sorso pulito, tannino levigato, beva succosa. Amarone che coniuga bene, sul fronte dell’equilibrio, la cifra stilistica del residuo zuccherino importante.

Le Guaite di Noemi – campione di botte

Rubino intenso, unghia giovane. Impronta verde al naso, piuttosto importante. È il consueto tratto dell’Amarone de Le Guaite di Noemi. Marmellata, prugna e ciliegia, terziari corpulenti. In bocca corrispondente, con terziari sul frutto. Tannino polveroso, cacao amaro. Vino giovanissimo, all’inizio del suo percorso.

Massimago – campione di botte

Bel rubino, alla vista. Così come apprezzabile è l’espressione del frutto al primo naso, al centro del quadro. Si conferma tale anche al palato, che guadagna terziari cioccolatosi, sullo sfondo. Sorso che manca di un po’ di concentrazione, per quanto riguarda il frutto. Tannino che si rivela così piuttosto ruvido, in chiusura.

Cantina di Soave (Riserva “Rocca Sveva”) – campione di botte

Colore carico, impenetrabile. Buona concentrazione del frutto, che non sfora nella marmellata. Sorso agile, alcol molto ben integrato. Amarone di beva, “da pasto”.

Sartori di Verona (Classico “Reius”) – campione di botte

Altro Amarone che premia l’agilità di beva, con la nota inconfondibile di banana, quasi sempre presente in questa fase degli Amarone di Sartori. Il legno assume un ruolo importante nella cifra stilistica della cantina. Caratteristica un po’ superata, anche in Gdo.

Secondo Marco – campione di botte

Bel colore, rubino. Splendida espressione dei varietali. Ecco l’Amarone come dovrebbe essere da qui al futuro. Tannino che sarà elegantissimo, già in cravatta. Freschezza inebriante, anche in allungo.

Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani (Classico Riserva) – campione di botte

Rubino-granato mediamente carico. Altra gran bella interpretazione dell’Amarone 2017, sulla scia di San Marco, ma più in profondità e balsamicità, a riguardo delle note speziate. Spina dorsale massiccia: oltre alla freschezza, ecco una bella nota “salina” che tiene retto il sorso e fa da controcanto all’importante componente glicerica.

Valentina Cubi (Classico “Morar”) – campione di botte

Tende al granato. Leggerissima vena ossidativa, comunque integrata (al momento) nel quadro. Frutta che guarda al sotto spirito. Sorso teso, succoso, di struttura importante. Vino da abbinamento corpulento, nella vecchia concezione dell’Amarone da meditazione.

Villa San Carlo Wine – campione di botte

Bel rubino, mediamente carico. Legno importate, vaniglia. Vino che si inserisce perfettamente nella cifra stilistica attuale della cantina, con prevalenza dei terziari sui primari.

Bertani (Valpantena)

Bel rubino, piuttosto carico. Al naso mora, prugna, ciliegia fresca, di gran precisione. Grande è l’eleganza al sorso: freschezza da vendere, tannino che si integrerà meglio col tempo, ma che già ora fa il suo dovere, “asciugando” un succo polposo, di grandissima precisione. Vino centratissimo, millimetrico.

Ca’ del Sette “Appassionante 1944 M.C.”

Colore purpureo, poco penetrabile. Bel frutto che tende al surmaturo, più che alla marmellata. Al palato predominanza della ciliegia scura, stuzzicata da un tannino piuttosto polveroso. Beva comunque agile, che perde un po’ di peso e sostanza in centro bocca.

Ca’ la Bionda (Classico “Ravazzol”)

Rubino. Primo naso sul peperone verde. L’ossigenazione premia l’espressione del frutto, piuttosto preciso. Corrispondente al palato, tannino un po’ asciutto.

Ca’ Rugate “Punta 470”

Rubino, mediamente carico. Frutto polposo, ancora croccante, tannino che si integrerà ancora meglio e ci lavorerà sopra. Pecca in allungo (corto), ma su questo fronte ha solo bisogno di tempo.

Cantine di Verona Sca “Torre del Falasco”

Bel rubino. Legno e componente fruttata si dividono naso e sorso, con leggera prevalenza del primo sulla seconda. Tannino piuttosto asciutto, chiusura che tende all’amaricante.

Gerardo Cesari (Classico)

Rubino mediamente carico. Naso scuro, speziato, così come il palato, che tende tuttavia all’amaro. Sorso scarico che denota non solo la mancanza di adeguata concentrazione, ma anche un tannino piuttosto aggressivo. Chiusura scorbutica, col frutto che prova a sopravvivere all’amaro. Al momento non pare una grande prova.

Corte Figaretto (Valpantena “Brolo del Figaretto”)

Bel rubino, alla vista. Al naso una ciliegia netta, fragrante, succosa, avvolta in un circo di spezie. Vena sanguigna, ferrosa, in sottofondo. Sorso che abbina freschezza, tensione, polpa e un tannino in fase di integrazione. Bella prova, oggi e in divenire.

Costa Arènte (Valpantena)

Colore carico. Frutto che tende al maturo, senza sforare nella marmellata. Gran bella beva, sinuosa e larga, con tannino che arriva al momento giusto, a rallentare piano la scorrevolezza del sorso. Bel vino, anche in prospettiva, quando il legno si integrerà del tutto.

Domini Veneti (Classico)

Colore piuttosto carico, naso su frutta, speziatura ed erbe aromatiche, quasi a richiamare la macchia mediterranea. Il sorso è largo, d’un fruttato giustamente glicerico, affiancato da una componente terziaria piuttosto importante. Funziona, questo Amarone, facile da immagine anche in tavola. Parola d’ordine equilibrio, per un target piuttosto basico.

Falezze di Luca Anselmi

Rubino piuttosto carico. Naso su caramello salato, frutto sulla ciliegia, succosa, ancora croccante. Bella prova al palato, dove le figure si cambiano il posto sul palco, almeno in ingresso: frutto al centro del sorso, prima di una chiusura sui ritorni caramellati avvertiti al naso. Vino da riassaggiare, giovanissimo e di buona prospettiva.

Fattori (Riserva)

Rubino tendente al violaceo. Naso sul frutto rosso, una ciliegia che tende al sotto spirito. Componente acida e tannino al momento disconnessi dal quadro, ma chiaro tentativo di produrre un Amarone 2017 che premi la freschezza, più della concentrazione. Avanti così, è la strada giusta.

Ilatium Morini “Campo Leon”

Colore carico, impenetrabile. Legno al naso, latte e menta. Residuo e dolcezze molto ben giocate al palato, in assoluto equilibrio con le durezze. Sbrodola solo la chiusura, cui si arriva in fretta per via della morbida avvolgenza del sorso e dei tannini piuttosto setosi. Amarone che, per caratteristiche, strizza l’occhio a precisi mercati internazionali.

La Collina dei Ciliegi “Ciliegio”

Granato. Amarone 2017 giocato al naso sull’equilibrio tra le note scure (frutti e spezia), più che rosse. Acidità che slancia un frutto croccante, con la ciliegia in gran vista. Alcol importante, un po’ invadente in chiusura. Tannino lavorato, “pronto”.

Monte Zovo – Famiglia Cottini

Rubino intenso. Terziari preponderati al naso. Recupera al palato il frutto, comunque tendente allo stramaturo, più che alla marmellata. Amarone 2017 che sembra provare a imboccare la strada della freschezza, ma ha ancora le catene della concentrazione eccessiva e di una terziarizzazione imponente.

Monteci (Classico)

Porpora. Naso e bocca su frutti rossi ancora croccanti, beva premiata. Manca un po’ di complessità, di stratificazione, attese in un Amarone.

Cantine Giacomo Montresor

Rubino mediamente carico. Vino che ha tutto per piacere, sin da oggi: frutto, freschezza, equilibrio, residuo zuccherino ben bilanciato, tannino che lavora bene sul succo. Un Amarone “da pasto”, ben concepito dalla vigna alla cantina.

Novaia (Classico “Corte Vaona”)

Rubino. Naso e bocca corrispondenti, su una bella vena fruttata rossa, più che scura. Bel lavoro su alcol e tannini, nonché sull’estrazione. Un Amarone che pare un grande passo avanti nella cifra stilistica di una cantina che da tempo ha imboccato una strada di perfezionamento, forte peraltro degli investimenti nel bio. Un Amarone che impegna l’intero gruppo di produttori (e il Consorzio) a interrogarsi sul futuro e sulle sfide dell’Amarone revolution, dentro e fuori dal calice.

Pasqua Vigneti e Cantine “Famiglia Pasqua”

Colore piuttosto carico. Naso e palato condizionati dal legno. Residuo e dolcezze fuori dal quadro dell’equilibrio. Snaturato.

Cantine Riondo “Casalforte”

Carico. Amarone giocato sulla piacevolezza dell’appassimento, ben bilanciato con le durezze in ingresso. In chiusura, residuo un po’ troppo preponderante. Sei meno in “pagella”.

Roccolo Grassi

Colore piuttosto impenetrabile. Amarone 2017 molto ben giocato tra frutto e terziari, specie al naso. In bocca, al momento, troppa prevalenza delle note dolci (residuo) e del legno. Vino comunque giovanissimo, in divenire.

Salvaterra (Classico)

Bel rubino, alla vista. Nel complesso, l’Amarone al momento più centrato in tutte le sue componenti e fasi. Ha il frutto, l eleganza, la materia, lo slancio, il tannino, l’integrazione del residuo e il suo bilanciamento con le componenti dure. La strada spianata davanti per un futuro luminoso.

Santa Sofia (Classico)

Colore mediamente carico. Appassimento in risalto al naso, ma senza eccessiva opulenza. Al palato, invece, il residuo sbilancia il sorso. Tannino che richiama quei leggeri tratti verdi, già avvertiti al naso.

Santi (Classico “Santico”)

Vino al momento sbilanciato su salinità e durezze.

Terre di Leone (Classico “Il Re Pazzo”)

Bel rubino, riflessi granati. Appassimento in primo piano, al naso, unito a una componente speziata scura, importante. Corrispondenza perfetta al sorso, per un Amarone che premia la beva, senza rinunciare a carattere e tipicità. Vino all’inizio del suo lungo percorso di crescita, su cui è in corso un evidente lavoro stilistico, al momento a metà fra le tendenze tradizionali e future. Cantina a cui dare grande fiducia e su cui scommettere ad occhi chiusi per il futuro.

Tinazzi “Ca’ de Rocchi – La Bastia”)

Rubino carico. Nota netta di mora di rovo, sulla ciliegia. Note scure e rosse si abbinano bene. Sorso corrispondente, che designa il vino più pronto ed equilibrato di Anteprima Amarone 2017, in tutte le sue componenti. Al momento, quello da bere senza troppe “menate”.

Torre di Terzolan “Torre di Terzolan”

Colore carico. Altra prova sul filone della beva agile, con maggiore preponderanza dei terziari, sul frutto. Vino che pecca solo in chiusura, dove residuo e note speziate dolci hanno la meglio sul frutto.

Az. Agricola Vigna ‘800 (Classico Riserva “Virgo Moron”)

Campione non giudicabile.

Vigneti di Ettore (Classico)

Colore mediamente carico. Vino elegante, teso il giusto, fresco, pronto tendenzialmente. Un’altra etichetta che è possibile iniziare a bere oggi, con buone probabilità di crescere ancora nel tempo.

Zeni 1870 (Classico “Vigne Alte”)

Altro Amarone 2017 che mette già in scena l’equilibrio tra durezze e residuo, frutto, freschezza e “calore” del tannino. Buona prova sul frutto (note nette di ciliegie) e vena salina a fare da spina dorsale al sorso. Buona prospettiva.

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È iniziata l’Amarone revolution: come cambia (e cambierà) il Re dei vini della Valpolicella

EDITORIALE – L’obiettivo è talmente alto da costringere tutti a fare, prima, un passo indietro. L’Amarone revolution non è, e non sarà, qualcosa di cui vedremo i risultati – nel calice – domani. Almeno in larga scala. È, e sarà, un processo lento. Di cui oggi si iniziano a scorgere le (solide) fondamenta. Amarone Opera Prima, grande evento che ha accompagnato la presentazione in anteprima del millesimo 2017 del Re dei vini della Valpolicella, non passerà dunque alla storia come il punto d’arrivo. Piuttosto, come l’appuntamento che sancisce il (presumibile) giro di boa collettivo del gruppo di produttori legati al Consorzio.

La nuova direzione? Quella di un Amarone che resta, sì, “vino di metodo“. Ma si interroga, forse per la prima volta così profondamente, sui nuovi “gusti” del consumatore e sulle tendenze dell’alta cucina internazionale. Nonché sul “terroir”.

Ecco dunque che la tecnica dell’appassimento, prossima al riconoscimento a Patrimonio dell’Unesco, diventa un “mezzo” e smette di essere un “fine”. Giusto percepirne i sentori caratteristici, nel calice. Sbagliato rinunciare alla freschezza o, meglio, all’equilibrio.

Il tutto nel nome di un nuovo concetto di Amarone della Valpolicella, adatto ad accompagnare anche crostacei e pesce (ebbene sì, dalla capasanta all’anguilla). Scrollandosi di dosso la nomea di “vino da meditazione”, da abbinare necessariamente a piatti molto strutturati, di carne, oppure a un buon sigaro.

L’AMARONE A TAVOLA: ABBINAMENTI CON L’ALTA RISTORAZIONE

Esemplificativa, in tal senso, la riuscitissima masterclass condotta da Davide Scapin con i piatti (geniali) dello chef duestellato Nicola Portinari del ristorante La Peca di Lonigo (VI), nella giornata di apertura di Amarone Opera Prima.

I quattro stili di Amarone identificati per gli abbinamenti (fresco, “reciotato”, elegante / austero e potente), possono essere considerati solo a prima vista come un rischio di confondere (ulteriormente) il consumatore sul reale profilo dell’Amarone della Valpolicella (che, al momento, non è certo univoco).

A conti fatti, si tratta piuttosto di un colpo di scena (geniale) del Consorzio, per mostrare ai soci la via da seguire: quella di un Amarone che rinuncia alla pomposità, al residuo zuccherino sbilanciato, alle note di legno preponderanti.

Un “vino di metodo” che resti tale, ma riduca il gap (della bevibilità e dell’attaccamento a terroir e varietale, nonché dell’ampiezza del ventaglio del pairing) con il Valpolicella Rosso, vero cavallo di Troia della zona per irrompere nei mercati e tra i nuovi trend di consumo internazionale. In due parole, la strada verso l’Amarone revolution.

Un passo indietro, di fatto, mostrando stili differenti. Per indicare, sommessamente ma chiaramente, in punta di piedi ma dal palco istituzionale di Amarone Opera Prima, la stilistica da seguire, per non perdere il treno del mercato e dell’alta ristorazione, suggerita dal presidente del Consorzio, Christian Marchesini, come La Mecca dell’Amarone del futuro.

AMARONE E STORYTELLING

Un po’ meno centrati i vini scelti «in totale autonomia» da JC Viens per la seconda masterclass di Amarone Opera Prima. Scontroso e soprattutto poco giustificato e appagato dai calici l’invito, rivolto alla stampa dall’italian wine ambassador e wine educator, ad abbandonare le “grandi cantine” della denominazione per concentrarsi, invece, su «piccole realtà della Valpolicella che producono meno di 100 mila bottiglie» (poche bottiglie uguale qualità? Un retaggio del passato, ormai ampiamente sdoganato).

Quello che è mancato ad almeno quattro dei 6 vini in degustazione (per l’esattezza tre e e mezzo, come spiegherò più avanti) è proprio la luce in fondo al paventato baratro di quella che Viens ha definito «miopia» dei media: «Parlate di queste cantine – ha dichiarato, rivolgendosi alla platea di ospiti professionali di Amarone Opera Prima – o non farete altro che riprodurre e replicare una visione miope della Valpolicella ai vostri lettori». Tra i calici di Villa Spinosa, Romano Dal Forno, Ca’ la Bionda – Ravazzol, Le Guaite di Noemi, Vigneti di Ettore e Villa San Carlo, brillano (solo) i primi due.

DAL PASSATO IL FUTURO: VILLA SPINOSA E DAL FORNO

L’Amarone della Valpolicella Doc Classico 1998 Villa Spinosa (Negrar) è un concentrato di freschezza che non mostra neppure lontanamente lo scorrere delle lancette sotto al sughero. Quello che si libera dal vetro è un vino che parla, a fine anni Novanta, delle necessità e delle speranze di oggi della denominazione. Un vino già interprete dell’Amarone Revolution che sarà.

Fa lo stesso l’Amarone della Valpolicella Doc 2003 di Romano Dal Forno (vigneto Monte Lodoletta), pur con altri canoni e non essendo la bottiglia al top degli standard della cantina di Cellore d’Illasi (VR). Al consueto sorso profondo e materico risponde più il tannino che la freschezza, ma la figura finale è comunque centrata e, a sua volta, innovativa e caratteristica. E gli altri quattro calici?

Ancora troppo legati, nonostante il ricambio generazionale in corso e il numero “risicato” di bottiglie indicato da Viens come la panacea alla “miopia”, a uno stile che guarda più alla concentrazione e ai terziari che ai canoni dell’Amarone revolution (fa eccezione l’Amarone Ravazzol 2007 di Ca’ la Bionda, sbilanciato sull’acidità e scarno in centro bocca; la cantina, tuttavia, sembra aver trovato la quadra nelle annate più recenti, guidata da uno dei winemaker più appassionati della denominazione, Alessandro Castellani). La prova provata che lo storytelling non basta. A maggior ragione quando provano a convincerti che “storytelling” non è.

LA SORPRESA DI ANTEPRIMA AMARONE 2017 È NOVAIA

Che l’Amarone revolution sia iniziata, lo confermano anche alcuni calici in degustazione ad Anteprima Amarone 2017, domenica 19 giugno al Palazzo della Gran Guardia di Verona.

Il dettaglio di tutti i campioni sarà pubblicato nei prossimi giorni, ma vale la pena di spendere subito due parole sulla cantina che, realmente, quasi da “ousider”, ha sorpreso più di tutte con un Amarone finalmente pulito – rispetto ad altre annate – e decisamente “rivoluzionario”.

Il riferimento è a Novaia Organic Wines, capace di mettere nel calice un nettare davvero convincente, dal frutto alla struttura, al pari di alcuni nomi noti e garanzie della denominazione.

L’Amarone della Valpolicella Docg Classico 2017 “Corte Vaona” segna un grande passo avanti nella cifra stilistica della cantina di Marano di Valpolicella. Una realtà da sempre votata al “Bio”, tema caldo per la viticoltura italiana ed internazionale rimasto invece piuttosto ai margini di Amarone Opera Prima. La “Revolution” non potrà farne a meno.

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L’Amarone per tutti i palati: quattro abbinamenti con la cucina internazionale

Quattro “stili” di Amarone, a illuminare la strada della nuova comunicazione del Re dei vini della Valpolicella: un vino capace di mettere d’accordo tutti, a tavola. Amarone Opera Prima si è aperta in mattinata con quattro abbinamenti stravaganti ma piuttosto centrati con piatti della cucina Mitteleuropea, del Sud Est Asiatico, del Nord Europa e di Usa e Canada.

Grandi protagonisti della masterclass condotta da Davide Scapin sono stati i piatti dello chef Nicola Portinari, bistellato del ristorante La Peca di Lonigo (VI).

«L’obiettivo – commenta il presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella, Christian Marchesini – è stato centrato pienamente. La versatilità dell’Amarone negli abbinamenti ci ha stupito e aiuta a capire che riusciamo a soddisfare tutti i palati. L’Amarone si lega sempre più all’alta ristorazione. Ed è questa la direzione in cui l’Amarone vuole andare nel prossimo futuro. Posso sbilanciarmi e dire che il futuro è positivo ed estremamente roseo».

L’AMARONE E I PIATTI DELLO CHEF NICOLA PORTINARI (LA PECA)

  • Nord Europa: capesante atlantiche arrosto, succo di crostacei, asparagi fermentati e carpaccio di cervo marinato. Per l’abbinamento si sceglie un Amarone di stile “fresco”, servito a una temperatura più bassa rispetto a quella canonica. Il “gioco” dell’abbinamento funziona su tutti i fronti, anche se l’asparago genera una leggera stonatura nel retro olfattivo.

  • Sud Est Asiatico: anguilla in forno di braci, anguria e angostura. Quello con l’Amarone di stile “Reciotato”, ovvero dalla tendenza dolce che ricorda il Recioto, è l’abbinamento più convincente della prima masteclass di Amarone Opera Prima. L’appassimento è protagonista del naso e del sorso, in cui si aggiunge la componente del residuo.Uno stile prevalente fino agli anni Novanta, in cui appassimenti marcati e residuo zucchero residuo percettibile la facevano da padroni. Elemento fondamentale del pairing è la presenza, nel piatto, dell’anguria disidratata, che si sposa con le note dolci del vino. L’angostura stuzzica invece la speziatura dolce, tanto quanto la laccatura dell’anguilla. Piatto capolavoro e abbinamento a dir poco delizioso.

  • Mitteleuropa: ravioli di bretzel, cavolo capuccio, cren, senape, succo di stinco concentrato. Il terzo abbinamento è con un Amarone definito “Austero”, anche se sarebbe meglio chiamarlo “Elegante”. Protagoniste le scelte del vigneron nell’affinamento e nella perfezione della materia prima vinificata. Poco spazio per note estrattive e concentrazione, decisamente in secondo piano.Oltre alle consuete note primarie delle uve dell’Amarone, ecco dunque richiami agrumati rossi che conferiscono tensione ed eleganza alla beva. L’abbinamento convince in progressione, dato che in ingresso è il piatto a vincere sul calice. Dal centro bocca, invece, il nettare si lega bene a un piatto che si racconta (anche) su tendenze umami. Pairing intrigante, intellettuale. Non certo per tutti.

  • Usa e Canada: cheek cherry pie. Quarto ed ultimo abbinamento con un Amarone di stile “potente”, chiaro sin dal naso. Il tortino presenta una farcitura di guancia di manzo, arricchita da ciliegie cotte, a richiamare il marcatore dei primari della Corvina. C’è del residuo zuccherino nel vino, inferiore comunque a quello dell’Amarone “Reciotato” precedente. Aiuta, nella riuscita dell’abbinamento, la presenza di cacao, che si lega alle note fruttate scure dell’Amarone. Pairing impegnativo, ma goloso.
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Amarone Opera Prima è già un successo: «Così la Valpolicella cambia volto»

Proporre la Valpolicella come territorio in grado di produrre eccellenti “vini di metodo” ed altrettanto eccellenti “vini di terroir“. Questo l’obiettivo di Amarone Opera Prima, grande evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella, che ha preso avvio ieri con la cena di gala a Giardino Giusti di Verona. Un esordio in pompa magna, capace di raccogliere il plauso unanime della stampa internazionale, come dimostrano i pareri raccolti da winemag.it.

Si tratta dell’evoluzione (o meglio, rivoluzione) di “Anteprima Amarone”. Una nuovo modo di vivere l’annuale “En-Primeur” del grande vino rosso del Veneto. Mai così centrale il ruolo del Valpolicella Doc e del Valpolicella Doc Ripasso, accanto al protagonista indiscusso della kermesse, che resta l’Amarone della Valpolicella (in anteprima domani per la stampa il millesimo 2017, al Palazzo della Gran Guardia).

Sullo sfondo la città stessa di Verona, sempre più centrale nella comunicazione del “brand Amarone“. «Verona – ha ricordato il presidente del Consorzio, Christian Marchesini – può essere considerata l’hub della nostra Valpolicella. La città ha un vigneto urbano unico al mondo: ben 1.300 ettari sugli oltre 8.600 vitati complessivi della denominazione ricadono nel Comune di Verona».

Il clou sarà nel piatto. In programma al Palazzo Verità Poeta, a partire dalle 11.30 di questa mattina, due masterclass che vanno ben oltre la semplice degustazione e abbinamento.

Quattro piatti di altrettante aree di mercato (230 milioni di euro il valore del giro d’affari complessivo) saranno proposte agli addetti del settore «per rompere lo schema – spiega il Consorzio – che classifica l’Amarone come vino da meditazione, relegandolo ad accompagnare perlopiù portate a base di cacciagione o laboriosi stufati e arrosti».

AMARONE IN VIAGGIO CON I PIATTI DELLO CHEF NICOLA PORTINARI

Con la masterclass “Amarone 4wd, off the beaten track“, l’Amarone della Valpolicella affronterà «una vera e propria prova di stile». Sarà chiamato a confrontarsi con la cultura gastronomica di quattro macroregioni internazionali – Mitteleuropa, Sud Est Asiatico, Nord Europa, Usa e Canada – interpretate da Nicola Portinari, chef bistellato del ristorante La Peca di Lonigo (VI) che ha ideato la sfida con il Consorzio.

Per il Nord Europa saranno preparate capesante atlantiche arrosto con succo di crostacei, asparagi fermentati e carpaccio di cervo marinato. Per il Sud Est Asiatico: anguilla in forno di braci, anguria e angostura. Per l’area del Mitteleuropa: ravioli di bretzel, cavolo capuccio, cren, senape, succo di stinco concentrato. Infine, per Usa e Canada: cheek cherry pie.

La masterclass guidata dal critico gastronomico e wine expert Davide Scapin, contempla quindi quattro piatti, uno per ogni mercato, abbinati a una selezione (blind) di diverse espressioni di Amarone: fresco, “reciotato”, austero e potente.

È arrivato il momento di far emergere la versatilità dell’Amarone – spiega ancora il presidente del Consorzio Marchesini – e di liberarlo da un preconcetto che non tiene conto dell’evoluzione stilistica e poliedrica del nostro vino premium. Si tratta di un percorso che, senza rinunciare all’identità, intende valorizzare un cambiamento già in atto tra i produttori della Valpolicella».

«Siamo convinti che l’Amarone possa essere interpretato in maniera innovativa – aggiunge Marchesini – attraverso l’esplorazione di nuovi canoni del gusto. Un passaggio fondamentale per rispondere all’esigenza condivisa di riportare il settore Horeca, e in particolare l’alta ristorazione, al centro della nuova strategia di azione e di promozione del Consorzio».

Lo spettacolo finale della cena di gala di apertura di Amarone Opera Prima

L’ESCALATION MONDIALE DELL’AMARONE

La sessione per i 100 giornalisti (80 dall’estero) prosegue nel pomeriggio con la seconda masterclass “The boom generation: gli ultimi decenni dell’Amarone dalla sua escalation al successo mondiale“, condotta da JC Viens, italian wine ambassador e Wset educator.

Un tasting che guarda al futuro e alla new wave in Valpolicella dettata sia dal passaggio generazionale che da giovani aziende. In degustazione gli Amarone di 6 cantine con millesimi dal 1998 al 2016: Villa Spinosa (1998), Romano Dal Forno (2003), Cà La Bionda (2007), Le Guaite di Noemi (2010), Vigneti di Ettore (2012) e Villa San Carlo (2016).

Amarone Opera Prima continua poi domenica 19, al Palazzo della Gran Guardia, con la presentazione dell’annata 2017 e dell’indagine “Amarone: analisi di un’eccellenza italiana. Un confronto comparato in uno scenario di incertezza”, condotta da Banco BPM – Funzione Studi & Ricerche.

A seguire “Amarone e i miti dell’ospitalità veneta, tra storia e leggenda” (dalle ore 11), con gli interventi di Mauro Lorenzon, l’eclettico oste della Mascareta di Venezia, ora all’avvio di una nuova avventura professionale nella sua Enoiteca Guesteria sempre nella città lagunare.

Presente anche Giacomo Sacchetto, chef del ristorante La Cru di Romagnano (Grezzana – VR) una stella Michelin e Chiara Pavan, chef del Ristorante Venissa (1 stella Michelin). Dal pomeriggio (ore 16.00) spazio anche ai wine lover e agli operatori. A loro è riservata anche la giornata di lunedì 20 giugno.

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Le Guaite di Noemi compie vent’anni in Valpolicella

Le Guaite di Noemi festeggia 20 anni dalla fondazione. Tanto è passato dall’entrata in produzione del vigneto di Stefano Pizzighella e della moglie Giulietta Dal Bosco, a Mezzane di Sotto (VR), in Valpolicella. Le Guaite sono diventate “di Noemi” nel 2015, anno in cui la figlia ha assunto le redini dell’azienda. Noemi Pizzighella, classe 1994, è la più giovane produttrice di Amarone e degli altri vini tipici della denominazione.

«Festeggiare i vent’anni dell’azienda – spiega Stefano Pizzighella – è per me una grande soddisfazione. Un traguardo che parla di determinazione, tenacia e passione. L’amore per questo lavoro e per la Valpolicella ha dato vita negli anni a vini che esprimono il territorio e la nostra identità familiare. Vini che sono cresciuti insieme all’azienda, raccontandone la storia».

«Prendere in mano le redini di questa azienda – commenta Noemi Pizzighella – è per me motivo d’orgoglio. Fin da bambina ho sentito il forte legame con la Valpolicella e con la sua tradizione vincola. Ora continuo il lavoro iniziato dai miei genitori, che mi accompagnano nella crescita dell’azienda, verso il futuro e verso il panorama internazionale».

L’azienda agricola comprende oggi 10 ettari di vigneti e 3 ettari di uliveti di proprietà, per una produzione che si assesta tra le 25 e le 30 mila bottiglie l’anno. Sono cinquanta, invece, i quintali di olio assicurati dalle piante di Grignano, Leccio di Corno e Casaliva.

Le verticali di Valpolicella Superiore e Amarone della Valpolicella, i primi vini prodotti dall’azienda, hanno accompagnato le celebrazioni dei vent’anni de Le Guaite di Noemi, lunedì 6 giugno. Il percorso di crescita dell’azienda e la ricerca di una cifra stilistica volta a freschezza ed eleganza è risultato chiaro dall’annata 2002 alla 2011 del Valpolicella Superiore, sino alla 2014 dell’Amarone.

I VENT’ANNI DE LE GUAITE DI NOME: IL MEGLIO DELLA DEGUSTAZIONE
Valpolicella Superiore 2012, Le Guaite di Noemi

Uve Corvina, Rondinella e Croatina. Tre anni di barrique di primo passaggio. Colore rosso rubino scarico. Al naso intensi profumi di frutti rossi concentrati, alcuni accenni di spezie. Croccante e delicato al palato, acidità caratteristica, ma con buona struttura e piacevolezza, richiamata dai ritorni della frutta avvertita al naso.

Valpolicella Superiore 2011, Le Guaite di Noemi

Sempre Corvina, Rondinella, Croatina, ma annata più calda. Alla vista, il vino si presenta di un rosso rubino intenso. More e frutti rossi concentrati al naso. Le note balsamiche accompagnano il sorso, segnando il lungo percorso affrontato dal vino, sino ad oggi.

Amarone della Valpolicella 2010, Le Guaite di Noemi

Corvina, Rondinella, Croatina. Colore rosso rubino tendenzialmente purpureo. Presenti al naso note concentrate di prugna, susina, accenni balsamico e foglie di tè. Palato coerente col naso: il vino presenta una gran complessità, una struttura molto elegante, una lunga persistenza.

Amarone della Valpolicella 2009, Le Guaite di Noemi

Corvina, Rondinella, Croatina. Alla vista di un colore rosso rubino con riflessi purpurei. Al naso prugna matura, note balsamiche ed richiami erbacei. Rotondità e carattere al palato. Il vino presenta un’ottima evoluzione, con complessità e struttura elegante. Sorso preciso, di lunga persistenza.

Amarone della Valpolicella 2002, Le Guaite di Noemi

È il primo Amarone de Le Guaite, dall’entrata in produzione dei vigneti. Il vino perfetto per celebrare i 20 anni de Le Guaite di Noemi. Frutto e gran complessità accompagnano dal naso al sorso, connotato da una gran freschezza. Un vino ancora giovane, come Noemi Pizzighella. Una donna del vino dal futuro tutto da scrivere.

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Amarone Opera Prima: il re dei vini della Valpolicella duetta con l’Aida, all’Arena

Oltre 100 giornalisti accreditati di cui l’80% provenienti dall’estero e 40 cantine pronte a stappare sulle note della marcia trionfale dell’Aida. È l’istantanea di Amarone Opera Prima, l’evento straordinario e fuori stagione del Consorzio Vini Valpolicella in programma a Verona dal 17 al 20 giugno, che winemag.it seguirà in presa diretta.

Un’occasione speciale che sfida il tabù del calendario estivo per presentare il millesimo 2017 al di fuori della tradizionale collocazione dell’Anteprima a febbraio, portando in scena anche il sodalizio tra i due simboli della città scaligera nel mondo: l’Arena e l’Amarone.

Dopo il gala dinner del 17 giugno a Giardino Giusti riservato alla stampa (solo su invito), il cartellone di Amarone Opera Prima si apre il 18 giugno con due masterclass a Palazzo Verità Poeta (Vicolo San Silvestro, 6), per scoprire la versatilità del grande Rosso e le annate top, che hanno contribuito al suo posizionamento in oltre 80 nazioni del globo.

IL PROGRAMMA DI AMARONE OPERA PRIMA

Si parte alle 11.30 con “Amarone 4wd, off the beaten track: diversi stili di Amarone abbinati a piatti di alta cucina di vari paesi del mondo”, un’iniziativa ideata con La Peca, il ristorante due stelle Michelin di Lonigo (VI) e la narrazione del critico gastronomico e wine expert, Davide Scapin.

Si prosegue poi alle 15.00, con la sessione “The boom generation: gli ultimi decenni dell’Amarone dalla sua escalation al successo mondiale”, condotta da JC Viens, italian wine ambassador e Wset educator.

Per la stampa nazionale e internazionale da 20 nazioni – dagli Usa agli Emirati Arabi, dalla Corea del Sud al Canada fino a Israele, Singapore e ai principali mercati europei – la giornata si chiude in Arena per assistere all’Aida di Giuseppe Verdi, l’opera simbolo dell’anfiteatro romano sotto le stelle fin dalla sua prima edizione nel 1913.

DOMENICA 19 GLI ASSAGGI DELL’AMARONE 2017

Domenica 19 giugno, Amarone Opera Prima si trasferisce al palazzo della Gran Guardia (piazza Bra), per la degustazione dell’Amarone 2017 (dalle 10 alle 17 per la stampa specializzata; apertura dei banchi delle aziende dalle 12.30 e dalle 16.00 fino alle 20.00 ingresso consentito anche a wine lover e operatori).

È anche il momento della conferenza stampa sullo stato di salute della denominazione e il focus su “Amarone e i miti dell’ospitalità veneta, tra storia e leggenda”, dalle ore 11. Lunedì 20 giugno, ultimo giorno di Amarone Opera Prima, la manifestazione è aperta a pubblico e operatori dalle 10.00 alle 20.00.

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Amarone Opera Prima 2022: l’Anteprima del re della Valpolicella ha un nuovo volto

FOTONOTIZIA – Si terrà al Palazzo della Gran Guardia di Verona, domenica 19 e lunedì 20 giugno 2022, Amarone Opera Prima. Si tratta del riposizionamento di Anteprima Amarone, evento con cadenza annuale organizzato e promosso dal Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella.

La manifestazione, giunta nel 2020 alla 17esima edizione, è considerata la punta di diamante nel calendario della denominazione veronese. Vede infatti come protagonista esclusivo il “Grande Rosso della Valpolicella”.

Anteprima Amarone 2021 non è andata in scena a causa della pandemia, sostituita dall’evento digitale “Valpolicella Annual Conference“. Amarone Opera Prima è dunque il nuovo “volto” di Anteprima Amarone 2022.

La kermesse era in programma al Palazzo della Gran Guardia di Verona il 4 e 5 febbraio scorsi, ma è stata a sua volta posticipata a giugno. Lo slittamento è stato comunicato dal Consorzio a gennaio 2022. Oggi l’annuncio delle nuove date e del “restyling”. I dettagli dell’evento saranno comunicati dagli organizzatori nelle prossime ore.

Anteprima Amarone posticipata a giugno

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Amarone superstar del 2021: cresce e traina la Valpolicella

Ultimo anno da incorniciare per il vino in Valpolicella e, in particolare, per l’Amarone. Una crescita in doppia cifra in tutti gli aspetti chiave. È quanto emerge dall’outlook 2021 del Consorzio tutela vini Valpolicella. Cresce di poco il vigneto, ora a 8.573 ettari (+2%). E aumenta significativamente la produzione (+8,6% sul 2020).

Ma arriva soprattutto dal mercato il dato più eclatante, con un risultato sulle vendite che registra un incremento di oltre il 16% sul 2020, in linea con la crescita complessiva dell’imbottigliato (+15,3%).

Secondo l’indagine compiuta da Nomisma Wine Monitor su un campione di imprese rappresentativo del 50% della produzione imbottigliata, il rimbalzo che si è registrato lo scorso anno ha interessato in particolare la domanda italiana. Lo scatto rispetto al 2020 è del 31% a valore. L’export è in crescita dell’8% anche grazie ad un incremento del prezzo medio.

«Tale discrasia nelle performance delle imprese – evidenzia il Consorzio – discende dagli impatti della pandemia e dalle restrizioni di natura sanitaria che avevano portato le vendite 2020 dei vini della Valpolicella a registrare un calo di quasi il 10% sul mercato nazionale rispetto al 2019».

VINI DELLA VALPOLICELLA: AMARONE SUPERSTAR DEL 2021

La miglior performance la fa segnare l’Amarone, protagonista di un autentico boom di vendite (+24%) ben oltre la media nazionale sia nelle esportazioni (+16%) che soprattutto in Italia, dove segna un +39% a valore.

Per il re della Valpolicella, il cui prodotto prende la strada per l’estero per oltre il 60% delle bottiglie vendute, i top mercati sono stati Canada, Stati Uniti e Svizzera, seguiti a ruota da Regno Unito e Germania.

Il trend nelle singole piazze vede in forte crescita la domanda dei Paesi anglosassoni, con Usa a +27%, Canada a +22% e Uk a +18%. Sopra la media anche le vendite in Germania e nel sempre più consolidato Benelux, entrambi a +17%.

IL COMMENTO DEL CONSORZIO

«I risultati presentati oggi – spiega il presidente del Consorzio tutela vini Valpolicella, Christian Marchesini – confermano l’ottimo stato di salute di una denominazione che ha saputo reagire nel migliore dei modi all’emergenza».

Il lavoro però non è finito, soprattutto relativamente alla promozione del nostro vino identitario. Per questo valore, qualità e rilancio del Valpolicella saranno al centro della politica del Consorzio anche per quest’anno».

«Il forte rimbalzo delle vendite sul mercato nazionale – aggiunge Denis Pantini, responsabile Nomisma Wine Monitor – sposta leggermente in basso il grado di propensione all’export dei vini della denominazione, che si assesta sul 61% del fatturato totale contro il 69% del 2020».

Stati Uniti, Cina e altri Paesi del Sud-Est Asiatico come Corea del Sud, Vietnam e Tailandia sono i mercati esteri che, a detta dei produttori, mostreranno le migliori prospettive di crescita per i vini della Valpolicella nei prossimi anni.

VALPOLICELLA RIPASSO IN SCIA

Bene, sempre secondo il focus commissionato dal Consorzio, anche il Valpolicella Ripasso che chiude l’anno a +15%, complice anche qui l’exploit sul mercato interno (+34%; dato che si alza al +43% per le piccole imprese).

Il tutto a fronte di una variazione più timida dell’export (+5%) e di un prezzo medio sostanzialmente stabile. Il Canada domina la domanda, con il 22% del totale delle vendite a valore. Seguono Svezia, Regno Unito e una Germania cresciuta del 44% nell’import di Ripasso in un solo anno.

Aumenti importanti anche per Usa (+24%) e Danimarca (+19%), mentre si riducono gli acquisti in Norvegia dopo la forte crescita che si era registrata nel corso del 2020. Meno luminoso il quadro per il Valpolicella, che chiude a +1,2% a valore (+3% a volume).

Anche in questo caso l’Italia registra un segno positivo (+9%, con le piccole aziende a +29%), mentre l’export frena a -4%. Le maggiori richieste arrivano ancora una volta dal Canada, con oltre un terzo degli ordini. Seguono Usa e Benelux. In netta crescita la Russia, che fa segnare un +31%.

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Anteprima Amarone posticipata a giugno

Anteprima Amarone, inizialmente prevista a Verona il 4 e 5 febbraio 2022 prossimi, slitta a giugno. Una riprogrammazione decisa all’unanimità dal Consorzio tutela vini Valpolicella, «per garantire un adeguato svolgimento della manifestazione con la consueta presenza di esperti e stakeholder di livello internazionale».

Le nuove date dell’evento scaligero saranno comunicate a breve. Resta confermato il programma originariamente previsto, impossibile da rispettare a febbraio, a cui si aggiungeranno eventi speciali dedicati al re della Valpolicella, l’Amarone.

«Vogliamo tornare in presenza – commenta il presidente del Consorzio, Christian Marchesini – e vogliamo farlo nel migliore dei modi. Lo dobbiamo ai nostri produttori e a una denominazione che nel 2021 ha registrato una stagione importante sul fronte delle vendite».

«Per questo a febbraio – conclude Marchesini – assieme a Nomisma Wine-Monitor, presenteremo un focus di mercato sulle performance di Amarone, Ripasso e Valpolicella in Italia e nel mondo».

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Amarone della Valpolicella Docg 2016, I Tamasotti

«L’abbraccio del relais e il calore della famiglia», recita il claim de I Tamasotti. Un abbraccio, caldo e stretto, sembra anche l’Amarone della Valpolicella Docg 2016 prodotto da questa giovane realtà (con le idee chiarissime) di Mezzane di sotto, in Valpolicella.

Giacomo Brusco e Sabrina Zantedeschi, uniti nella vita e nel lavoro, tornano nella Top 100 Migliori vini italiani di WineMag.it a distanza di due vendemmie, dopo l’esordio in guida con l’Amarone 2014. Il “millesimo” 2016 si presenta alla vista di un rosso impenetrabile.

Naso sulla confettura di prugna e ciliegia, con pregevoli sferzate di spezia nera (pepe) e dolci carezze di cannella. In bocca, l’Amarone della Valpolicella Docg 2016 I Tamasotti rivela una stratificazione rara, nell’incedere di frutto, terziari e sapidità.

Chiusura infinita, su ricordi eleganti di vaniglia, vegetali di fava Tonka e caldi, di cioccolato. Un manifesto all’Amarone, re dei vini rossi del Veneto, e a una complessità in grado di non stancare mai.

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Gerardo Cesari, nuova cantina per Amarone e Ripasso in Valpolicella Classica

Nuova cantina a Fumane per Gerardo Cesari, storica azienda veronese fondata nel 1936 e dal 2014 di proprietà del Gruppo Caviro. Il nuovo stabilimento si trova nel cuore della Valpolicella Classica ed è dedicato all’appassimento, alla pigiatura e alla fermentazione dell’Amarone e del Ripasso. Il tutto grazie a un investimento di circa 20 milioni di euro, che consentirà di raggiungere un volume produttivo di 4 milioni di bottiglie all’anno.

I lavori di costruzione sono cominciati quattro anni fa. Nella prima fase è stato realizzato un fruttaio all’avanguardia, tra i più grandi della Valpolicella, dotato di avanzate tecnologie di controllo dell’umidità che incanalano l’aria naturale della valle per massimizzare la qualità dell’appassimento delle uve.

Al fruttaio sono state poi affiancate una cantina di vinificazione, per poter vinificare direttamente in loco e una cantina di stoccaggio interrata, in grado di ospitare fino a 5 annate di Amarone. Completano la struttura un magazzino di imbottigliamento, due sale degustazione e un negozio, progettato e arredato con gli elementi distintivi che richiamano il territorio, come gli espositori semicircolari in legno e ferro, che ricordano l’Arena di Verona.

L’INAUGURAZIONE DELLA NUOVA CANTINA GERARDO CESARI

A tagliare il nastro oggi alle ore 11.00 è stato il Sottosegretario al Ministero delle Politiche Agricole Gian Marco Centinaio, accompagnato dal Presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari Giorgio Mercuri, dal Presidente del Consorzio Valpolicella Christian Marchesini.

«La nuova Cantina di Fumane – ha dichiarato – unisce insieme la tradizione e l’innovazione. Un esempio di come si possa coniugare la sostenibilità ambientale con quella economica, con un’attenzione anche al paesaggio dal punto di vista estetico e architettonico.

L’importante investimento di questa storica azienda non potrà che consolidare la sua posizione in Italia e all’estero, contribuendo a promuovere il Made in Italy di qualità in tutto il mondo e a far conoscere sempre di più i vini pregiati di Verona e della Valpolicella. Al contempo rappresenta una nuova opportunità dal punto di vista occupazionale e dell’indotto del territorio».

«La Nuova Cantina Gerardo Cesari – ha aggiunto Carlo Dalmonte, presidente Gruppo Caviro – rappresenta prima di tutto un atto di fiducia verso il futuro, il territorio e le persone. Il Gruppo ha deciso di investire 20 milioni di euro.

«Un impegno significativo dunque – ha aggiunto il numero uno di Caviro – per realizzare un progetto all’avanguardia perfettamente integrato nel cuore della Valpolicella che ponesse al centro la qualità dei prodotti firmati Cesari nel pieno rispetto delle risorse e dell’ambiente. Sostenibilità e valorizzazione di ciò che proviene dalla terra, ecco i grandi pilastri su cui si regge la nostra struttura».

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