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Mercato Fivi Piacenza 2021, più luci che ombre: parlano i vignaioli

Mercato Fivi Piacenza 2021, più luci che ombre: parlano i vignaioli

Clima di ottimismo quello che si è respirato al Mercato dei vini dei vignaioli indipendenti Fivi 2021, a Piacenza lo scorso 27, 28 e 29 novembre. Dopo un anno di stop dovuto alle restrizioni, i vignaioli esprimono tutta lo la loro soddisfazione per un evento tanto atteso quanto voluto.

«Una bellissima edizione, secondo me anche sopra le aspettative. Buonissimo il primo giorno, il sabato. Buonissima la domenica, ma è il lunedì che mi ha sorpreso. Non è assolutamente “un lunedì”. C’è gente e non solo operatori del settore. C’è voglia di uscire, di scoprire, di vedere e conoscere. Dopo una gran pioggia esce sempre il sole», dice Martino Benato di cantina Vigne al Colle (Colli Euganei).

«Penso che dal punto di vista dell’utente questa fiera sia impareggiabile – fa eco Raimondo Lombardi della cantina Martilde (Oltrepò pavese) -. Il pubblico è contento e competente. È una manifestazione diversa da quelle commerciali, come può essere il Vinitaly. È una fiera per appassionati, dove c’è un contatto diretto fra produttore e consumatore».

CONDIVISIONE: LO SPIRITO DELLA FIERA FIVI

Una fiera che non è solo “il Mercato della Fivi di Piacenza”, ma che è vissuta anche come occasione di incontro e confronto. «Si incontrano belle persone, come sempre. La fiera diventa quasi una festa tra amici e colleghi che non si vedono da due anni. Ci si rincontra, si sorride e si beve un calice», sottolinea l’altro vignaiolo oltrepadano Giorgio Perego, della cantina Perego & Perego.

Gli fa eco David Navacchia di cantina Tre Monti, che sottolinea come per i vignaioli sia importante condividere pensieri ed esperienze: «Se c’è un filo logico comune che lega questi 600 vignaioli, ed anche gli altri 600 non presenti, è che si tratta di aziende che vivono del loro lavoro».

I vignaioli – continua il produttore dell’Emilia Romagna – seguono interamente la propria filiera aziendale. Lavorano quasi esclusivamente con le proprie uve e anche commercialmente seguono in prima persona il proprio prodotto.

Tutta questa comunanza di fattori comporta il più delle volte anche una comunanza di obiettivi, di politiche e di pensiero. Fivi tiene insieme queste aziende. È un approccio non invadente».

VIGNAIOLI E LOCKDONW: NUOVE IDEE PER UN PERIODO DIFFICILE

«Devo dire che il lockdown ci ha aiutati a tirare fuori una nuova creatività e anche un nuovo modo di lottare». Nelle parole di Giovanna Tantini, titolare dell’omonima cantina di Mischi, nell’areale del lago di Garda veronese, tutto il senso di due anni vissuti senza riferimenti precisi. Un momento storico difficile, dal quale i vignaioli hanno imparato a trarre comunque il meglio.

«Il Covid ci ha insegnato a non metterci in standby ed aspettare. Traggo un bilancio professionalmente positivo da questi sue anni», aggiunge Navacchia che al Mercato Fivi 2021 di Piacenza pone l’accento sulla necessità di svestire i panni dell’intransigenza per abbracciare una maggiore apertura culturale.

Il lockdown ci ha insegnato che diversificare i mercati ed i canali può essere molto complicato per un’azienda familiare, ma è ciò che ti salva. Occorre essere meno snob – aggiunge – meno schizzinosi, a non stracciarci le vesti se il nostro vino è sullo scaffale di un supermercato. Perché se c’è alle condizioni giuste, ci può stare».

«Essere umili ci ha insegato ad andare a consegnare anche solo 6 bottiglie alla volta al privato che era chiuso in casa. Ad incassare 50€ o 60€ alla volta senza problemi», conclude il titolare di Tre Monti, cantina reperibile anche sugli scaffali di alcune insegne della Grande distribuzione.

LE DIFFICOLTÀ INTERNE ALLA FEDERAZIONE

Nonostante l’evidente ottimismo e la soddisfazione per un Mercato dei vignaioli 2021 in presenza e dall’indubbio successo, permane qualche perplessità in seno alla Fivi. È Giorgio Perego a farsi portavoce dei malumori.

«Ho visto entrare in Fivi delle aziende che, secondo me, non sono completamente in linea con la filosofia dei “vignaioli indipendenti”. Se noi guardiamo il nostro logo c’è un vignaiolo con una cesta d’uva in testa ed una bottiglia in fianco», evidenzia il vignaiolo oltrepadano. Un tema già affrontato da WineMag.it, a giugno 2021 (leggi qui).

Se qualcuno acquista uve per un 30% o 40% la cosa va un po’ a decadere. Fivi dovrebbe essere un’associazione ristretta a chi produce le sue uve, le lavora in cantina, imbottiglia e vende. Parlavo di questo con altri colleghi e non sono l’unico a sostenere che si sta prendendo una “deviazione” non consona. Sono sicuro che il Direttivo correggerà il tiro».

Perego esprime qualche riserva anche relativamente alla gestione del Mercato Fivi 2021 di Piacenza. Nelle sue parole il disappunto per alcuni “dettagli” sull’organizzazione e sulla comunicazione.

Quest’anno abbiamo due padiglioni. Vedo tanta gente che viene qui e non sa che c’è un padiglione 2, semplicemente perché non c’è un cartello che te lo dice. Sarebbe bastato un cartellone in alto, nel mezzo, con la scritta “Padiglione 2” ed una bella freccia».

«A questo si lega un altro dettaglio che sembra abbastanza strano: i membri del Direttorio Fivi hanno tutti il banchetto in centro al padiglione 1, vicino all’isola del merchandising. Siccome i posti dovrebbero essere assegnati a caso, la coincidenza sembra un po’ strana», conclude Perego.

L’ANNATA 2021 E LE PROSPETTIVE PER IL FUTUTO

«Per l’annata 2021, dal punto di vista viticolo, chi si lamenta è un falso». Va dritto al punto Luca Moser di Agricola Mos, cantina dell’anno Nord Italia 2022 per la Guida Top 100 Migliori vini italiani di Winemag.it. Per il vignaiolo della Val di Cembra, l’ottima qualità delle uve compensa ampiamente i cali produttivi che si sono verificati in tutt’Italia.

«Certo il periodo non è facile, fra chiusure, approccio “zero alcol” e quant’altro. Ma noi siamo sul pezzo, andiamo avanti! Puntiamo anche a produrre 3 o 4 mila bottiglie quest’anno. Siamo fiduciosi», conclude Moser dal suo stand del Mercato 2021 di Piacenza.

Un 2022 che si prospetta all’insegna della ripresa, agli occhi dei vignaioli. Ma la macchina che si riattiva rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio alla luce della scarsa vendemmia di quest’anno (vedi il caso dell’Australia). È ancora una volta David Navacchia di cantina Tre Monti a sintetizzare bene la situazione.

Sarà un anno complicato – afferma – paradossalmente il più complicato di tutti. Veniamo da una vendemmia molto difficile dove le aziende hanno subito un calo di produzione in alcuni casi anche del 40%».

«Dovremo gestire il prodotto, che è meno del solito, a fronte di una ripresa che probabilmente sarà veloce. Rispondere in maniera adeguata sarà una sfida imprenditoriale mica da poco», conclude il vignaiolo.

Di lì a poche ore, è il Consorzio Vino Chianti ad alzare la prima bandiera bianca in tal senso. Notizia di ieri è la richiesta avanzata dall’ente nei confronti di Regione Toscana, per poter mettere in commercio la vendemmia 2021 già a gennaio 2022. Due mesi di anticipo che dicono tanto. E provano che, tutto sommato, i problemi del settore accomunano vignaioli come quelli riuniti a Piacenza e grandi realtà. Almeno nell’ultimo pazzo biennio.

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Agricola Mos, Miglior cantina Nord Italia 2022 WineMag.it: il Trentino del futuro

Valle di Cembra, profondo Trentino. Sponda sinistra del fiume Adige, su per le viottole strette che si aprono su un palco di vigneti eroici, a picco sul torrente Avisio. È qui che Luca Moser e il cugino Federico Ferretti hanno deciso di realizzare il sogno della loro vita: una cantina artigianale, capace di valorizzare terroir, varietà, filosofie e persone come loro: genuine.

AGRICOLA MOS: IL TRENTINO DEL FUTURO

Agricola Mos è una realtà relativamente nuova. È stata fondata nel 2018 dai due giovani cugini, che lavorano a mano tutti e 5 gli ettari di vigneti di proprietà. Terre aspre, dure, difficili, impossibili da immaginare “a frutto” senza passione, quelle che si trovano a Cembra-Lisignago. Un gioco da ragazzi, in confronto, condurre l’altro appezzamento più a valle a Terre d’Adige (Zambana).

È con i propri vini di montagna che Mos guadagna il riconoscimento di cantina dell’anno Nord Italia 2022 per Winemag.it, all’interno della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2022. Schiava, Riesling Renano e Chardonnay convincono per la verticalità moderna del sorso, la lavorazione autentica, la precisione enologica che diventa caposaldo per proporre un terroir ancora poco noto al grande pubblico.

È il Trentino del futuro, quello di Luca Moser e Federico Ferretti. È il Trentino dei giovani che fanno impresa col sudore e la fatica. Il Trentino che crede nelle proprie forze e parte da zero, dalla vigna alla rete commerciale
ancora pressoché inesistente.

È il Trentino che noi di WineMag.it ci auguriamo di vedere nei migliori ristoranti e winebar della nostra Milano, così come a Roma, Firenze, Palermo… Non sarà un gioco da ragazzi. O forse sì.

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La Guida Top 100 Migliori vini italiani 2022 WineMag.it è online: Podere Fedespina cantina dell’anno

Online su Amazon Kindle la Guida Top 100 Migliori vini italiani 2022 di WineMag.it, che incorona Podere FedespinaCantina dell’anno2022. Anche quest’anno la selezione delle etichette, avvenuta tramite una rigorosa degustazione alla cieca, è giustificata da pochi, semplici dettami. Non mancano le novità, dovute al successo che sta riscuotendo una pubblicazione annuale che si inserisce in un contesto ben più ampio: quello di WineMag Editore.

Chi ci conosce sa che non amiamo nasconderci dietro a un dito e ha compreso l’approccio innovativo del nostro magazine: controcorrente quando serve, irriverente quanto basta, innamorato della verità. E, soprattutto, fedele a un registro che vuole essere caldo e appassionato, pur nell’oggettività assoluta della “terza persona singolare”.

UNA NUOVA COMUNICAZIONE PER IL VINO ITALIANO

Bando all’io e all’ego di cui molti abusano nel settore, dando sfogo a un’interiorità che fa della penna un labirinto, per chi si approccia alla lettura. In fondo, siamo persone semplici a cui piacciono le cose difficili. Le missioni impossibili.

Con tutte le nostre forze stiamo cercando di ridefinire, giorno dopo giorno, attraverso una linea editoriale quotidiana basata su un approccio puntuale, rigoroso e approfondito delle news, i canoni dell’intero panorama della critica enologica in Italia.

Un’oggettività che si riflette anche nella degustazione e nella “costruzione” di una Guida ai migliori vini italiani che fornisca ai lettori – nostro vero punto di riferimento – uno strumento utile per orientarsi nel mare magnum del vino italiano, attraverso una semplificazione di carattere macro-geografico (Nord e Centro-Sud) e suggerimento di decine di vini quotidiani, dall’ottimo rapporto qualità prezzo.

LA DEGUSTAZIONE ALLA CIECA

Ecco dunque grandi nomi accanto a cantine sconosciute. Vini prodotti da grandi cantine e “piccoli” vignaioli artigianali. Nomi storici e realtà che si sono affacciate da poco tempo sul mercato.

Nella Top 100 Migliori vini italiani di WineMag.it trovano spazio vini di impronta tecnica e di “metodo” – in grado ovviamente di sfoggiare la propria identità territoriale – e altri che trasmettono l’emozione dell’artigianalità e della cura manuale, esenti da difetti di natura chimica o accidentale.

Sfumature che convivono perché accomunate dalla bontà e dalla capacità intrinseca di comunicare prima a sorsi e, poi, a parole. Pochi, semplici dettami, dicevamo, per l’appunto.

Al centro dell’attenzione, su tutto, la tipicità e il rispetto del varietale: bando al cosiddetto “gusto internazionale” – ormai cambiato, anche grazie a consumatori sempre più attenti all’autenticità e alla territorialità – e a scelte commerciali che tendono a uniformare le diverse Denominazioni del vino italiano.

VINI BUONI SENZA BANDIERA: “CRU” E “PARCELLE” SUGLI SCUDI

Fortemente connesso al primo caposaldo c’è il nostro desiderio di sotterrare l’ascia dell’integralismo e di quello che ci piace definire “razzismo enologico“: ciò che deve colpire è il vino nel calice, non la filosofia produttiva (“convenzionale“, “naturale“, “biologico“, etc).

L’altro focus della Top 100 Migliori vini italiani di WineMag.it è su produttori e vignaioli che puntano sulla valorizzazione delle espressioni dei singoli “cru” del proprio “parco vigneti”. Alla parcellizzazione e alla valorizzazione della macro eccellenza nella micro selezione.

Il tutto ricordando sempre che siamo sognatori, prima che commentatori e critici del nettare di Bacco. Amiamo le persone vere e i vini in grado di trasmettere personalità, nerbo, carattere, gusto e passione. In una parola? Amiamo il coraggio e chi osa.

LE CANTINE DELL’ANNO

In un anno come il 2021, segnato come il precedente dalla pandemia Covid-19, capace di condizionare pesantemente anche il mercato internazionale del vino riscrivendone gli equilibri e le dinamiche, speriamo di aver costruito l’ennesima “carta” alla portata di tutti (dal professionista al consumatore meno esperto, ma desideroso di bere bene).

Una selezione in cui regioni e denominazioni perlopiù si mescolano, per mostrare il quadro delle bellezza dell’Italia, racchiuse in “bottiglie sparse” di vino. Importante anche lo sguardo delle quattro cantine dell’anno.

Si tratta di Podere Fedespina (Cantina italiana dell’anno 2022), Agricola MoS (cantina dell’anno 2022 – Nord Italia), Ninni (cantina dell’anno 2022 Centro Italia) e La Marchesa (cantina dell’anno 2022 Sud Italia).

Più che cantine, famiglie del vino italiano rispettivamente della Lunigiana (Toscana), della Val di Cembra (Trentino), di Spoleto (Umbria) e della provincia di Foggia (Puglia). È proprio da queste cantine che inizia il racconto di un anno che ci ha reso fieri del nostro lavoro. Buone bevute, con la nostra Guida Top 100 Migliori vini italiani 2022.

Davide Bortone
direttore WineMag.it


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