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Accordo UE-Mercosur: soddisfazione Federdoc. Sarà difeso il Prosecco?

Accordo UE-Mercosur soddisfazione Federdoc Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi presidente Federdoc

Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente Federdoc, non usa giri di parole: «La firma dell’accordo tra Unione Europea e Mercosur è un passo avanti cruciale per la competitività dei vini europei nei mercati sudamericani». Di fatto, un traguardo significativo per molti settori economici, incluso quello agroalimentare. E, in particolare, per il comparto vitivinicolo europeo di qualità. L’intesa, raggiunta dopo un lungo processo negoziale, rafforza le relazioni dell’Europa – e dei produttori di vino europei – con un partner strategico di primaria importanza sullo scenario globale, comprendendo Paesi come Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, Venezuela e Bolivia, membri a pieno titolo del Mercosur, oltre a Cile, Perù, Colombia, Ecuador, Guyana e Suriname come Paesi associati.

MERCOSUR, PROSECCO E PROTEZIONE DELLE INDICAZIONI GEORGRAFICHE

Questa area economica, una delle più rilevanti al mondo, svolge un ruolo centrale negli scambi commerciali internazionali, offrendo opportunità uniche per i produttori europei. «Siamo soddisfatti del risultato raggiunto – commenta ancora Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi – per il settore vitivinicolo europeo di qualità con la sigla dell’accordo UE-Mercosur. La protezione di ben 349 Indicazioni Geografiche europee consentirà alle nostre aziende di crescere ulteriormente nei Paesi sudamericani, valorizzando il patrimonio unico e l’eccellenza dei nostri vini. L’eliminazione o la riduzione dei dazi prevista dall’accordo offrirà un vantaggio competitivo decisivo nei mercati del Mercosur, aprendo nuove opportunità di sviluppo». Novità importanti potrebbero arrivare anche per il Prosecco, prodotto con questo nome in Brasile.

IN GIOCO IL FUTURO DEL VINO IN EUROPA

L’accordo UE-Mercosur non si limita agli aspetti economici, ma include anche disposizioni rilevanti sul fronte della sostenibilità. «L’intesa contiene risultati in linea con la politica ambientale dell’UE, grazie al rispetto dell’Accordo di Parigi sul clima e a forti impegni contro la deforestazione», aggiunge Gallarati Scotti Bonaldi. Ciò rappresenta un ulteriore valore aggiunto per un settore sempre più attento alla responsabilità sociale e alla sostenibilità ambientale. Con questa intesa, il vino europeo di qualità si prepara a rafforzare la propria presenza in una regione strategica e dinamica, consolidando il proprio ruolo di ambasciatore delle eccellenze agroalimentari dell’Unione Europea. Più in generale, soddisfazione per l’accordo Ue-Mercosur è stata espressa anche dalla Confindustria italiana. Confindustria italiana.

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Icqrf blocca in Svezia gli aromi per la “Grappa fai da te”


L’Icqrf ha individuato e bloccato in Svezia la produzione di aromi destinati alla “produzione di Grappa fai da te”. Un prodotto che violava le normative europee e italiane sulla Grappa. La scoperta dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari è stata resa ancora più rilevante dal fatto che il prodotto sfruttava in modo improprio l’indicazione geografica protetta “Grappa”. Come? Utilizzando diciture ingannevoli come “Gran Riserva Superiore“, per attirare i consumatori e conferire un’illusoria patina di qualità. Questo tipo di violazioni, conosciute come pratiche di italian sounding, rappresentano una seria minaccia per il prestigio e l’autenticità dei prodotti italiani all’estero.

FINTA GRAPPA: COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE PER FERMARE IL FENOMENO

L’operazione è stata possibile grazie al protocollo di intesa siglato tra il Ministero dell’Agricoltura italiano e Amazon, che consente un monitoraggio più efficace delle piattaforme di e-commerce per individuare e rimuovere prodotti che violano le normative di tutela. Una volta segnalata la violazione, la vendita del prodotto incriminato è stata immediatamente interrotta sulla piattaforma, evitando ulteriori danni ai consumatori e all’immagine del Made in Italy. Ma non è tutto: grazie al supporto delle autorità svedesi, è stata disposta anche la sospensione della produzione di questi aromi. Questo intervento conferma l’importanza della cooperazione internazionale nel contrastare pratiche commerciali sleali e tutelare le indicazioni geografiche protette.

IL RUOLO DELL’ICQRF NEL CONTRASTO ALLE FRODI

Questo caso rappresenta un ulteriore esempio dell’impegno del Ministero dell’Agricoltura nella difesa dei prodotti italiani di qualità, un impegno che si traduce in azioni concrete contro ogni forma di contraffazione e inganno ai danni dei consumatori. L’ICQRF, in particolare, svolge un ruolo fondamentale nell’attività di controllo e repressione, affermandosi come una delle autorità di riferimento a livello europeo in materia di tutela agroalimentare. La “Grappa”, uno dei simboli più rappresentativi della tradizione distillatoria italiana, gode di una denominazione geografica protetta che ne tutela l’autenticità e la qualità. Difendere il suo nome e la sua storia significa proteggere il lavoro di migliaia di produttori italiani che ogni giorno si impegnano per offrire un prodotto unico e inimitabile.

GRAPPA CONTRAFFATTA: I PRECEDENTI E LE AZIONI DELL’ITALIA

Oltre al recente caso svedese, negli ultimi anni sono emerse diverse situazioni di contraffazione della Grappa italiana all’estero. Nel 2016, il Ministero delle Politiche Agricole ha emanato un decreto che stabiliva come, dal 1º agosto 2016, la Grappa potesse essere esportata solo come prodotto finito. Vietando operazioni come edulcorazione, diluizione o refrigerazione al di fuori dell’Italia. Una misura che mirava a prevenire contraffazioni. E a garantire l’autenticità del distillato italiano.

Nel luglio 2023, è stato dato il via libera alla costituzione di consorzi di tutela per la Grappa e altri distillati. Questo provvedimento, atteso da sette anni, ha posto le basi per proteggere questi prodotti contro abusi e contraffazioni, rafforzando la difesa delle indicazioni geografiche. Garantendo, così, maggiore controllo sulla produzione e commercializzazione all’estero. Interventi come quello contro la “Grappa fai da te” in Svezia, sottolinea il Ministero dell’Agricoltura, evidenziano l’impegno costante delle autorità italiane nel salvaguardare la qualità e l’autenticità della Grappa, contrastando efficacemente le pratiche di contraffazione a livello internazionale.

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Se l’hotel si compra la cantina: Tenuta Valdipiatta a Monteverdi Tuscany

Un accordo strategico, accompagnato da un investimento di oltre un milione di euro, sancisce «l’inizio di una nuova era» per Tenuta Valdipiatta. Il nuovo proprietario è Michael L. Cioffi, fondatore del boutique hotel diffuso Monteverdi Tuscany. Ad annunciare l’accordo, insieme all’imprenditore americano, è Miriam Caporali, ormai ex titolare della storica Tenuta Valdipiatta di via della Ciarliana 25/A, a Montepulciano, in provincia di Siena. L’obiettivo dell’accordo trovato tra i due imprenditori è rafforzare l’eccellenza enologica e il legame con la terra del Vino Nobile di Montepulciano.

UN’ALLEANZA PER IL FUTURO DI TENUTA VALDIPIATTA

Con il nuovo accordo, Tenuta Valdipiatta beneficerà di significative risorse finanziarie destinate all’ampliamento dei vigneti e all’acquisto di attrezzature all’avanguardia. Miriam Caporali continuerà a guidare l’azienda come Chief Operating Officer, affiancata dal marito Giuliano, portando avanti l’eredità familiare. «La nostra missione – spiega Caporali – è rispettare e valorizzare il territorio, unendo tradizione e innovazione». La collaborazione con Monteverdi Tuscany rappresenta un’opportunità unica per consolidare l’identità della cantina e promuovere la sua eccellenza a livello internazionale».

LA STORIA DI TENUTA VALDIPIATTA

Fondata negli anni ’60, Valdipiatta è stata acquistata negli anni ’80 da Giulio Caporali, padre di Miriam, che ha trasformato l’azienda in un riferimento per il Vino Nobile di Montepulciano. La cantina, oggi certificata biologica, si estende su 30 ettari, tra vigneti, uliveti e boschi, ed è un esempio di sostenibilità e biodiversità. Dal 2002, Miriam Caporali ha portato avanti il lavoro iniziato dal padre, ottenendo riconoscimenti internazionali. Non ultimo, negli ultimi 25 anni, la cantina ha instaurato collaborazioni significative con alcuni dei più rinomati enologi di Bordeaux.

MONTEVERDI TUSCANY E MICHAEL L. CIOFFI

Monteverdi Tuscany, raffinato albergo diffuso fondato da Michael L. Cioffi nel cuore della Val d’Orcia, è un luogo dedicato al benessere e alla creatività. Con i suoi ristoranti, la spa e un centro culturale, Monteverdi rappresenta un’eccellenza nell’ospitalità toscana, «in perfetta sintonia con la filosofia di Valdipiatta». «Giulio Caporali era un uomo straordinario, un grande studioso e vignaiolo – ricorda il nuovo proprietario – e questa collaborazione è il modo migliore per onorare la sua memoria e proseguire il suo lavoro». Michael L. Cioffi, avvocato, imprenditore e filantropo statunitense con una passione per l’arte, la cultura e la tradizione italiana, in particolare toscana, rende così ancora più profondo il suo rapporto con la Val d’Orcia. Tenuta Valdipiatta a Monteverdi Tuscany

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Pace fatta tra Consorzio Valpolicella e Famiglie Storiche dell’Amarone


È pace tra il Consorzio Vini Valpolicella e Famiglie Storiche (un tempo “dell’Amarone”). Attraverso un comunicato stampa congiunto anticipato a winemag.it, Christian Marchesini e Pierangelo Tommasi annunciano di «avere definito ogni contenzioso tra loro pendente avente ad oggetto l’utilizzo della Docg Amarone della Valpolicella». I presidenti del Consorzio Vini della Valpolicella e delle Famiglie Storiche «condividono l’obiettivo di agire, ciascuno per quanto di propria competenza, per lo sviluppo della Docg “Amarone della Valpolicella” e delle altre denominazioni della Valpolicella – si legge nella nota inviata anticipata a winemag.it – favorendo un clima di equa competizione tra produttori, rispetto reciproco, collaborazione e dialogo».

Non solo. I due organismi «ribadiscono l’importanza della difesa della Docg Amarone della Valpolicella e delle altre denominazioni del territorio e della loro promozione in Italia e all’estero, con l’obiettivo di favorire la loro conoscenza e di consolidarne il successo, nell’interesse di tutta la collettività». L’ultima operazione di promozione non congiunta risale alle scorse settimane, con il Consorzio impegnato principalmente in Italia e Asia e le Famiglie Storiche negli Stati Uniti, tra New York, Houston e Miami.

«Sono molto contento della positiva soluzione di una querelle legale che andava avanti dal 2015 – commenta in esclusiva a winemag.it Christian Marchesini – che ha visto due sentenze favorevoli al Consorzio. Devo ringraziare, in particolare, le aziende socie che hanno dato un contributo determinante alla fine del contenzioso, rinunciando a proseguire la causa nei confronti delle Famiglie Storiche con la possibilità di chiedere un risarcimento per la riconosciuta “concorrenza sleale“. Queste aziende sono Cantina Soave, Cantina Sociale Colognola ai Colli, Sartori Vini, Roccolo Grassi, Corte Figaretto, Corte Rugolin e Zýmē».

LA FRATTURA TRA FAMIGLIE STORICHE E CONSORZIO VALPOLICELLA

Si ricompone così una spaccatura nata nel 2009, con la costituzione di un associazione di 10 produttori di Amarone della Valpolicella, il cui numero è poi salito a 13. Si tratta di Allegrini, Begali, Brigaldara, Guerrieri Rizzardi, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi, Torre D’Orti, Venturini e Zenato. L’auspicio del Consorzio è ora quello che le aziende tornino sotto l’egida dell’ente, «unica istituzione riconosciuta per la promozione delle eccellenze territoriali», ricorda ancora il presidente Christian Marchesini.

Tornerebbero così nel coro consortile 800 ettari di superficie vitata atta a produrre Amarone, capaci di generare un fatturato aggregato di 81 milioni di euro, pari al 23% del fatturato totale del vino Amarone Docg. Il tutto grazie a una produzione di 2,3 milioni di bottiglie, pari al 15% dell’Amarone venduto annualmente. Il prezzo medio delle bottiglie di Amarone delle Famiglie Storiche è di 35,20 euro.

Il Consorzio Vini Valpolicella agisce per conto di oltre 2400 aziende tra viticoltori, vinificatori e imbottigliatori su un territorio di produzione che si estende in 19 comuni della provincia di Verona, dalla Valpolicella fino alla città scaligera che detiene il primato del vigneto urbano più grande dello Stivale. Con oltre l’80% di rappresentatività, il Consorzio presieduto da Christian Marchesini tutela e promuove la denominazione (Amarone della Valpolicella Docg, Recioto della Valpolicella Docg, Valpolicella Ripasso Doc e Valpolicella Doc) in Italia e nel mondo.

«Siamo soddisfatti di questo risultato per cui lavoravamo da tempo – commenta Pierangelo Tommasi – e che sarebbe potuto arrivare prima ma che a causa della burocrazia si è fatto attendere più del previsto. Un percorso di dialogo con il Consorzio che ho ereditato dall’amico Alberto Zenato, che ha svolto un grande lavoro prima di me, e che ho avuto il piacere di portare a termine. Oggi si apre una nuova pagina e la volontà sia per il Consorzio che per Famiglie Storiche è quella di lavorare con rispetto reciproco e per il bene della denominazione. L’associazione Famiglie Storiche continuerà a esistere perché ormai da 14 anni condivide valori e idee, oltre ad avere la proprietà della storica Antica Bottega del Vino».

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Promozione vino lombardo: accordo Regione, Ascovilo e Strade dei Vini dei Sapori

Un protocollo di collaborazione per promuovere il territorio in tutti i suoi ambiti, con particolare riguardo al vino lombardo e all’enoturismo. È quello siglato oggi nell’Enoteca regionale di Broni (PV) dall’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi, Fabio Rolfi, e i presidenti di Ascovilo e federazione delle Strade dei vini e dei sapori di Lombardia, Giovanna Prandini e Gianni Boselli.

«Serve in tutte le province – ha dichiarato Rolfi – una regia unica per promuovere a livello turistico i territori attraverso il vino e i prodotti tipici, puntando sulla qualità e i servizi offerti, con iniziative specifiche, studi e programmazione, coinvolgendo altri enti territoriali».

REGIONE LOMBARDIA INSIEME AD ASCOVILO E STRADE DEI VINI

I nostri vini – ha aggiunto Rolfi – sono sempre più apprezzati all’estero. L’export cresce a due cifre ogni anno, dobbiamo usare le nostre eccellenze come strumento di attrazione per le nostre bellezze».

L’accordo siglato oggi prevede anche la possibilità di realizzare temporary shop o botteghe/enoteche e attività sinergiche (comunicazione e stampa), partecipare a bandi o gare in modo condiviso oltre a redigere piani e progetti condivisi. Sarà costituita una Commissione di lavoro con finalità organizzative e consultive che si interfaccerà con enti e associazioni.

VINO ED ENOTURISMO IN LOMBARDIA

«La firma di questo accordo – ha aggiunto Giovanna Prandini, presidente di Ascovilo – è un’occasione storica per tutto il territorio, rappresentato dai 13 consorzi di tutela dei vini di Lombardia. Avere una voce unitaria significa promuovere meglio i vini e l’enoturismo».

Abbiamo creduto a questo risultato, creando un progetto concreto e collaborando a tutti livelli istituzionali – ha proseguito – per trovare unità di intenti. Il vino può essere strumento di promozione, di turismo, di valorizzazione ambientale».

«Le Strade dei vini e dei sapori – ha aggiunto Gianni Boselli, presidente della federazione delle Strade dei vini e dei sapori della Lombardia – hanno un potenziale enorme nell’attività di promozione dei territori Lombardi. Abbiamo territori ricchi di storia, di cultura e di prodotti tipici di qualità straordinaria. Dobbiamo valorizzare questi aspetti anche sotto il profilo economico».

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Ue Brexit deal: Alleanza Cooperative Agroalimentari esulta per accordo

“Un’ottima notizia per le nostre esportazioni e per la stabilità dei mercati agricoli”. Così il presidente di Alleanza Cooperative Agroalimentari, Giorgio Mercuri, esulta all’annuncio dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna. Definendolo “un sospiro di sollievo per vini, olio, formaggi e ortofrutta”.

“In un contesto di grande incertezza causata dalla crisi economica provocata dalla pandemia Covid-19 – continua Mercuri – è senz’altro positivo che Europa e Regno Unito siano giunti all’accordo, dopo un lunghissimo negoziato”.

Il no deal avrebbe come è noto fatto scattare le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, con il conseguente ripristino dei dazi sugli scambi e dei controlli alle frontiere”.

Le esportazioni agroalimentari con il Regno Unito ammontano a circa 3,4 miliardi di euro l’anno, pari al 6% del valore dell’export agroalimentare Ue con il Regno Unito. Una cifra che sarebbe stata messa in discussione dal mancato deal, ovvero l’accordo. L’Italia è al primo posto tra i paesi europei per le vendite di vino nel Regno Unito.

L’ultima parola è attesa per in occasione della ratifica del provvedimento da parte del parlamento di Westminster, previsto per il 30 dicembre. Strasburgo, invece, voterà presumibilmente a gennaio 2021.

“Valeva la pena lottare per questo accordo – ha commentato la presidente della Commissione europea, Ursula Von Der Leyen – perché ora abbiamo un accordo equo ed equilibrato con il Regno Unito, che proteggerà i nostri interessi europei, garantirà una concorrenza leale e fornirà la prevedibilità necessaria per le nostre comunità di pescatori. Finalmente possiamo lasciarci la Brexit alle spalle e guardare al futuro. L’Europa ora sta andando avanti”.

Il capo negoziatore della Commissione europea, Michel Barnier, aggiunge: “Siamo giunti alla fine di un periodo di quattro anni molto intenso, in particolare negli ultimi nove mesi, durante i quali abbiamo negoziato per evitare l’uscita del Regno Unito dall’Ue e una nuovo partnership. La tutela dei nostri interessi è stata al centro di questi negoziati e sono lieto che ci siamo riusciti”.

“L’Italia – commenta la Ministra Teresa Bellanova in merito all’intesa raggiunta su Brexit – potrà continuare ad esportare prodotti agroalimentari senza dazi e senza quote e questo è un risultato importantissimo”.

“È poi assicurata la prosecuzione della massima tutela alle indicazioni geografiche esistenti al 31 dicembre 2020 – conclude – e ci ripromettiamo di lavorare con i Paesi like-minded affinché adeguata protezione sia data anche alle future Ig registrate dopo il definitivo abbandono del Regno Unito dall’UE”.

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Accordo Ue Cina: ecco le 13 Denominazioni del vino italiano tutelate

BRUXELLES – Tra i 100 marchi di origine dell’Unione Europea rientrati nell’accordo Ue – Cina ci sono anche 13 Denominazioni del vino italiano. Si tratta di Asti, Barbaresco, Bardolino superiore, Barolo, Brachetto d’Acqui, Brunello di Montalcino, Chianti, Conegliano-Valdobbiadene Prosecco, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, Montepulciano d’Abruzzo, Soave e Vino Nobile di Montepulciano.

L’intesa è stata sottoscritta oggi fra il Commissario europeo all’agricoltura Phil Hogan (nella foto, sotto) e dal ministro del Commercio cinese Zhong Shan. Adesso l’accordo deve essere esaminato dal Consiglio e dal Parlamento Europeo. La Commissione prevede che sarà operativo entro la fine del 2020.

La rappresentanza di prodotti enologici Made in Italy è cospicua se si considera che, in totale, sono 26 i marchi Dop e Igp riconosciuti dal Dragone. Nella lista bagnata da alcune tra le eccellenze enoiche italiane sono finiti anche alcuni fiori all’occhiello della gastronomia tricolore.

Si tratta di Aceto balsamico di Modena, Asiago, Bresaola della Valtellina, Gorgonzola, Grana padano, Grappa, Mozzarella di Bufala campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Prosciutto di Parma, Prosciutto di San Daniele, Taleggio e Toscano.

In “cambio”, l’Ue garantirà la tutela di prodotti cinesi come Pixian Dou Ban (pasta di fagioli di Pixian), Anji Bai Cha (tè bianco Anji), Panjin Da Mi (riso Panjin) e Anqiu Da Jiang (Anqiu Ginger).

La lista finale di vini, formaggi e salumi è stata pubblicata dalla Commissione UE al termine dell’incontro decisivo odierno. L’accordo prevede tuttavia l’estensione della lista per proteggere altri 175 prodotti, entro il 2024.

CHIANTI NELLA LISTA, PARLA BUSI: “UNA BUONA NOTIZIA”
“Quella di oggi – commenta il presidente del Consorzio Vino Chianti, Giovanni Busi – è una buona notizia. Il fatto che il Vino Chianti sia stato inserito nella lista delle 100 Dop e Igp che saranno tutelate in Cina è un tassello importante per l’espansione commerciale del nostro prodotto su un mercato importante”.

“L’accordo fra la Commissione europea e il Governo cinese – conclude Busi – definisce un quadro di regole certe che vanno a vantaggio dei nostri imprenditori. La Cina riconosce nel Chianti non solo un brand ma anche una grande Denominazione e le riconosce la protezione che merita”.

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Cavit riabbraccia La Vis: mancherebbe solo una firma sull’accordo tra le coop trentine


TRENTO –
Mancherebbe “solo una firma” per l’ufficialità del nuovo accordo tra Cavit e Cantina di La-Vis e Valle di Cembra. Il corteggiamento reciproco, di cui si parla da anni, potrebbe concretizzarsi a giorni, sull’altare della cooperazione trentina.

Cavit accetterebbe il debito che grava su La-Vis, con l’impegno di non riversarlo sulle cantine del proprio consorzio. A sua volta, la cantina sociale di Lavis rinuncerebbe alla propria “indipendenza”. Rientrando in Cavit a 15 anni dalla scissione.

Sui dettagli dell’accordo regna la massima discrezione da parte delle due cantine cooperative del Trentino. Secondo fonti accreditate di WineMag.it, Cavit avrebbe ottenuto l’avallo di La Vis per l’acquisizione dei brand “Casa Girelli“, “Cesarini Sforza” e “Glv Srl“, la società che si occupa della commercializzazione dei marchi di Lavis.

La Vis rientrerebbe come cantina cooperativa fornitrice. Mentre si attende un commento ufficiale, i primi a muoversi sono i sindacati. Aleggia la preoccupazione, infatti, per le conseguenze dell’operazione dal punto di vista occupazionale. Sono 2.500 le famiglie potenzialmente coinvolte.

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Accordo trovato tra Consorzio e Distretto del Vino dell’Oltrepò pavese. Il video-annuncio dell’assessore Rolfi

Ora è ufficiale. Accordo trovato tra Consorzio di Tutela di Vini Oltrepò pavese e Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò pavese. A fare da pacere l’assessore regionale Fabio Rolfi.

“La firma di questo accordo – dichiara l’esponente di Palazzo Lombardia – rappresenta una occasione storica per tutto il territorio dell’Oltrepò pavese. Un nuovo inizio. Avere una voce unitaria significa anche avere una forza maggiore per tutelare e promuovere i vini di quella zona”.

L’assessore regionale lombardo all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi aggiunge: “La Regione Lombardia ha creduto con determinazione a questo risultato, creando un progetto concreto e collaborando a tutti livelli istituzionali per trovare unità di intenti. Possiamo dire di aver intrapreso la strada giusta. Ora tocca ai produttori fare squadra per il bene e l’interesse di un territorio in cui si produce oltre la metà del vino lombardo”.

“Auspico che anche altri protagonisti del territorio decidano di aderire all’accordo. Il tavolo regionale sull’Oltrepò prosegue e si aggiungerà un ulteriore momento di collaborazione con i sindaci, con l’obiettivo di costruire politiche condivise per la promozione e l’attrattivitá del territorio” conclude Rolfi.

LE CONDIZIONI
I primi rumors sull’accordo e sulle condizioni dettate dal Distretto al Consorzio sono stati anticipati nei giorni scorsi proprio da winemag.it. Fabiano Giorgi, da presidente del Distretto ed ex vice presidente del Consorzio sembra aver preso la curva larga per rientrare in carreggiata.

Un giro che conduce dal sedile del passeggero alla poltrona. Anzi, a nove poltrone. Tante quelle che sono state richieste dal Distretto per cucire la ferita con il Consorzio, con conseguente innalzamento del numero dei consiglieri.

Riccagioia dovrebbe dunque passare da 15 a 20 teste. Ben 9 di queste dovrebbero provenire dal Distretto, col benestare di Regione Lombardia. Sempre su suggerimento di Rolfi dovrebbero essere rivisti i meccanismi di rappresentatività all’interno del nuovo Consorzio, in modo da allargare il potere decisionale della base.

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Vino italiano: Giappone più vicino con accordo di libero scambio

BRUXELLES – L’Accordo di Libero Scambio tra Ue e Giappone è realtà. L’approvazione è avvenuta a larga maggioranza (474 favorevoli su 670 presenti) durante l’Assemblea Plenaria del Parlamento Europeo di questa mattina.

“Si tratta del più grande trattato mai negoziato dall’Ue, che creerà una zona di libero scambio dall’indotto quantificabile in 600 milioni di persone”, sottolinea Unione Italiana Vini nell’accogliere con favore la ratifica.

Un negoziato durato anni, che vedeva tra le altre richieste del Giappone quella di ridurre la dimensione standard delle bottiglie, da 750 a 720 ml, per uniformarsi a quelle utilizzate nel Paese orientale.

“Un’intesa – evidenzia Uiv – che rappresenta un messaggio costruttivo contro la tendenza al modus operandi politico basato sull’unilateralismo e al protezionismo di questo particolare momento storico”.

Nel corso delle trattative, Unione Italiana Vini ha lavorato a stretto contatto con le Istituzioni comunitarie. “Questa approvazione – sottolineano i vertici –  è dunque un risultato che gratifica appieno Unione Italiana Vini per l’impegno e gli sforzi profusi sin dal 2013, al fianco del Comité Européen des Entreprises Vins, per tutelare le imprese che guardano con interesse i mercati extra-UE ed in particolare quello giapponese, un bacino florido ed in crescita”.

I DETTAGLI
Sempre secondo Uiv, l’accordo permetterà all’Europa di colmare il gap competitivo con gli altri esportatori extra-UE (come Australia e Cile) e si dimostrerà un volano indispensabile per l’intero comparto, portando benefici concreti per le imprese europee.

Tra questi l’abbattimento immediato dei dazi doganali, con risparmi per oltre 112 milioni di euro annui a livello UE; l’autorizzazione a pratiche enologiche fino ad oggi non riconosciute dalla normativa giapponese; la salvaguardia delle indicazioni geografiche, con 100 vini a DOP/IGP europei che avranno lo stesso livello di protezione previsto dalla normativa europea.

Il trattato consente inoltre l’eliminazione di tutti i costi associati alla registrazione delle IG italiane in Giappone per facilitarne la protezione. “Questi risultati – conclude Uiv – soddisfano appieno le richieste che il settore aveva avanzato sin dalle prime battute dei negoziati e rappresentano un traguardo estremamente significativo per il vino”.

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Agroalimentare sul web: rinnovato accordo Mipaft eBay

ROMA – È stato siglato oggi dal Ministero delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo il protocollo d’intesa tra eBay e l’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi (ICQRF), l’Associazione Italiana Consorzi Indicazioni Geografiche (AICIG), la Confederazione Nazionale dei Consorzi volontari per la tutela delle denominazioni dei vini italiani (Federdoc), per la difesa del Made in Italy agroalimentare sul web.

L’accordo, della durata di due anni, ha come obiettivo quello di proteggere dalle contraffazioni sul sito web eBay le indicazioni geografiche italiane Dop e Igp, tutelare il Made in Italy agroalimentare e vitivinicolo e favorire la presenza nel mercato online dei prodotti italiani autentici e di qualità.

L’intesa prevede anche una nuova collaborazione, tra Mipaaft, ICQRF ed eBay per garantire la protezione dei consumatori online anche sotto il profilo delle corrette informazioni in etichetta di tutti prodotti agroalimentari in vendita.

I COMMENTI
“Dobbiamo difendere la qualità dei nostri prodotti Made in Italy – ha dichiarato il Ministro delle politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio – e fare il più possibile per contrastare l’italian sounding. Il rinnovo dell’intesa di oggi va proprio in questa direzione. In questi anni l’accordo con eBay ha portato a ottimi risultati”.

“Non bisogna abbassare la guardia. Insieme all’ICQRF -.ha ammonito Centinaio – che si cura della tutela delle eccellenze italiane in giro per il mondo, stiamo lavorando con tutti, sotto ogni punto di vista, affinché i nostri prodotti di qualità vengano apprezzati così come sono e non ci siano contraffazioni”.

“In questa direzione va l’allargamento dell’intesa con eBay anche sul controllo delle etichette. I cittadini devono essere messi nella condizione di scegliere con la massima trasparenza ciò che mangiano, la provenienza del prodotto, le materie prime con cui il l’articolo è composto per poter acquistare consapevolmente e al sicuro da ogni tipo di frode”.

EBAY
“Il rinnovo dell’accordo con Mipaaft, AICIG e Federdoc – ha spiegato Andrea Moretti, Direttore Affari Legali di eBay in Italia – conferma l’impegno costante di eBay per la promozione del Made in Italy e rappresenta un’altra tappa importante nel percorso intrapreso per la tutela e promozione delle eccellenze italiane sulla nostra piattaforma”.

“Un accordo che condividiamo in ogni sua parte – ha commentato il Presidente dell’Associazione Italiana dei Consorzi delle Indicazioni Geografiche Cesare Baldrighi – compreso l’allargamento dell’intesa al controllo sulle etichette introdotto in questo protocollo e annunciato dal Ministro Centinaio”.

“Il commercio elettronico – ha concluso il presidente di Federdoc, Riccardo Ricci Curbastro – è una realtà in continua crescita, caratterizzato dall’estrema rapidità nella formulazione degli ordini e nella consegna dei prodotti. È poi una pratica commerciale con una dimensione globale. Questo lascia prefigurare la necessità di intervenire con immediatezza per le attività di tutela dei prodotti DOP e IGP”.

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Approfondimenti

Patto rosè: siglato l’accordo con il Consorzio Vini Cirò

Merano – Il Consorzio Vini Cirò e Melissa entra ufficialmente a far parte del Patto del Rosé.

L’accordo, siglato durante il Merano Wine Festival dal Presidente del Consorzio Raffaele Librandi, sancisce la visione comune sul futuro del vino rosa.

IL PATTO: OBIETTIVI
Con il Patto del Rosé i Consorzi di tutela del Chiaretto di Bardolino, del Valtènesi, del Cerasuolo d’Abruzzo, del Castel del Monte, del Salice Salentino, e ora anche del Cirò, sottolineano la volontà  valorizzare il vino rosa autoctono e portare nel mondo uno stile italiano del rosé.

Un’interazione unica e irripetibile tra il sapere umano e la peculiare vocazione di vitigni tradizionali, suoli e climi.I territori sono quelli che da sempre esprimono una particolare vocazione nella produzione di vini rosé e che costituiscono oggi i capisaldi dei rosati a menzione geografica ottenuti da uve autoctone.

“Siamo felici che anche il Consorzio Vini Cirò e Melissa sia entrato a far parte del Patto del Rosé – spiega Franco Cristoforetti, Presidente del Consorzio del Chiaretto di Bardolino e capofila del progetto – a conferma del fatto che la strada che stiamo percorrendo è quella giusta. Quello della DOC calabra è un territorio che ha molto in comune con quello delle altre cinque realtà che hanno aderito all’accordo, un territorio ricco di storia e di tradizione, produttore di uno dei vini rosati più antichi e apprezzati”.

“Entrare nel Patto del Rosé con gli altri cinque Consorzi – continua Raffaele Librandi – significa valorizzare ulteriormente il Cirò e il suo patrimonio storico-culturale di grande valore. Basti pensare che viene considerato uno dei più antichi vini al mondo, già prodotto quando Cirò era una colonia greca ed era conosciuta come Cremissa”.

IL CIRO’ ROSATO
Il Cirò rosato, ottenuto da uve gaglioppo, viene prodotto in una zona DOC compresa tra i Comuni di Cirò, Cirò Marina, Crucoli e Melissa, in provincia di Crotone. Le sue origini risalgono alla Grecia antica: il vino di oggi è un discendente diretto del Krimisa, che veniva offerto ai vincitori dei Giochi Olimpici.

A testimonianza del fatto che da sempre il territorio è legato al mondo del vino, a Cirò si ergeva un importante tempio greco dedicato a Bacco, divinità del vino. L’auspicio dei sei Consorzi di tutela è quello di giungere presto alla costituzione di un Centro del Vino Rosa Autoctono Italiano che possa essere sede di confronto, promozione e ricerca.

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Federbio e Cepas: è accordo per la certificazione di professionalità e competenze

Prodotti biologici: la formazione e le competenze certificate e quindi professionalità  inattaccabili come chiave di lettura per affiancare e supportare una crescita del mercato  sempre più accelerata sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo.

È questa la filosofia alla base dell’intesa siglata da Federbio, la federazione presieduta da Paolo Carnemolla, che rappresenta le organizzazioni dell’intera filiera dell’agricoltura biologica e biodinamica e Cepas l’Istituto leader nella certificazione delle professionalità e competenze. Un accordo che si pone come obiettivo pratico la promozione di un percorso di certificazione  delle competenze di ispettori e consulenti che interagiscono nel settore del biologico e che sono chiamati a testarne e attestarne l’affidabilità in un percorso di crescita.

I NUMERI DEL BIO
Sono 178 i Paesi in cui si pratica l’agricoltura biologica, 87 dei quali con una  specifica  normativa nazionale. 57,8 milioni di ettari (erano 11 milioni nel 1999,  in Italia 1,8 milioni), che pesano per l’1,2% della superficie agricola mondiale, ma con una incidenza del 21,9% in Austria,  18,9% in Estonia,  19% in Svezia e del 14,5% in Italia.

2,7 milioni di produttori (72.154 gli operatori in Italia nel 2016), un mercato che vale oltre 80 miliardi di euro e che equivale a un consumo pro capite di 11 euro/anno a livello globale. Valore che diventa di 274 Svizzera, 227 in Danimarca e 197 in Svezia.

Nell’Unione Europea la superficie coltivata senza un grammo di sostanze chimiche di sintesi è aumentata nell’ultimo anno dell’8,2% (del 20,3% in Italia, record assoluto in Europa), i produttori del 7% (del 20,3% in Italia, altro record).

Cepas ha quindi ricevuto da Federbio il compito di definire ed elaborare gli schemi di certificazione, interagendo con la Federazione a un tavolo tecnico di lavoro anche nella messa a punto degli standard e dei riferimenti formativi di quei soggetti che saranno le figure determinanti per proporre standard di affidabilità e garantire quindi una crescita qualitativa.

FEDERBIO: L’ASSOCIAZIONE
Federbio ha nel suo codice associativo proprio l’espansione qualitativa e quantitativa tesa a migliorare e a estendere la qualità e la quantità del prodotto alimentare ottenuto con tecniche di agricoltura biologica e biodinamica, attraverso regole deontologiche e professionali, in linea con le norme cogenti e con le direttive IFOAM. In particolare, intende garantire la rigorosità e la correttezza dei comportamenti degli associati, vincolati in questo senso da un Codice Etico, e si preoccupa di verificare l’applicazione degli standard comuni.  Su questa rotta di crescita qualitativa ha trovato il partner Cepas che vanta nel suo dna esperienza su questo ambito e una leadership consolidata proprio nel campo della formazione certificata e delle competenze.

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Vini Doc Sicilia in crescita: accordo con il Consorzio Cerasuolo di Vittoria

PALERMO – Le sette denominazioni territoriali del vino della Sicilia unite per promuovere le eccellenza dell’isola.

Un accordo firmato nei giorni scorsi affida al Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia il ruolo di consulente per la gestione degli aspetti operativi del Consorzio Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC, riconosciuto il 10 febbraio 2017 dal Ministero delle Politiche Agricole.

Assieme, le 7 zone (Docg Cerasuolo di Vittoria, Doc Contea di Sclafani, Doc Contessa Entellina, Doc Eloro, Doc Menfi, Doc Noto, Doc Vittoria) hanno prodotto, nel 2017, 2 milioni 300 mila bottiglie. Con una crescita di poco più del 20% rispetto al 2016 e del 50% rispetto al 2014.

Il Consorzio DOC Sicilia assisterà il Consorzio Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC (che ha sede a Ragusa) nelle diverse fasi della sua attività: amministrazione, attività promozione e rapporti con Ministero delle Politiche Agricole; vigilanza e rapporti con l’Istituto repressione frodi, azioni a tutela del Consorzio.

I DETTAGLI
L’accordo è stato sottoscritto da Antonio Rallo (nella foto), presidente del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia, e da Massimo Maggio, presidente del Consorzio volontario di tutela Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC.

Secondo i dati del Consorzio DOC Sicilia, l’anno 2017 si è chiuso con più di 29,5 milioni di bottiglie con la dicitura in etichetta “DOC Sicilia”. Un trend sempre in crescita dalla prima vendemmia del 2012 e che nel 2016 ha toccato quota 26 milioni di bottiglie.

Il Consorzio DOC Sicilia ha chiuso l’attività di vigilanza 2017 con più di 100 controlli sul vino in commercio effettuati in tutta Italia, in Germania e Svizzera e campioni prelevati ed inviati al laboratorio della repressione frodi di Catania.

Nel 2017 il Cerasuolo di Vittoria Docg ha raggiunto una produzione di 870.000 bottiglie mentre la DOC Vittoria ha chiuso il 2017 con 307.000 bottiglie. Numeri in crescita rispetto a quelli registrati nel 2016 di circa l’ 11%. Le aziende vinicole che imbottigliano Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC sono 31.

“La sinergia con il Consorzio DOC Sicilia dimostra la lungimiranza dei nostri produttori – dichiara Massimo Maggio, presidente del Consorzio volontario di tutela Cerasuolo di Vittoria DOCG e Vittoria DOC -. Unire le forze, riuscire a fare economia di scala nei controlli di qualità, ottenere una maggiore incisività nella promozione del brand Sicilia e del territorio di Vittoria è un modello che potrebbe essere da esempio per altri”.

“Lavorare insieme, per tutte le componenti della filiera – aggiunge Antonio Rallo, presidente del Consorzio di Tutela Vini DOC Sicilia – è la strada principale al fine di aiutare lo sviluppo del mondo viticolo siciliano”.

“Questo accordo tra i due Consorzi – continua Rallo – arriva anche sull’onda di un’esperienza concreta: la ‘DOC Sicilia’ ha svolto un ruolo da traino di tutte le DOC ‘territoriali’ che hanno in etichetta il nome della nostra Sicilia”.

Conclude Maurizio Lunetta, direttore della DOC Sicilia: “Questa convenzione salda i rapporti tra due Consorzi di denominazioni differenti con l’obiettivo comune di far crescere più velocemente l’intero sistema regionale dei vini Doc e allinearsi alle principali regioni vitivinicole italiane, regioni in cui la qualità dei vini si fonda sulla Denominazione di Origine Controllata”.

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Vintegra: accordo Assoenologi Federvino per la sharing economy

Assoenologi e Federvini, nell’ambito dell’accordo “Vino Patrimonio Comune”, danno vita a VINTEGRA, un sistema specializzato e garantito di servizi integrati basato sui principi dell’economia della condivisione e dell’accesso anziché della proprietà, con l’obiettivo di ottimizzare gli investimenti delle imprese per le loro necessità tecniche.

“Vogliamo applicare i principi della sharing economy all’interno della filiera vitivinicola – afferma Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi – mettendo a sistema la professionalità dell’Enologo. Questo vuol dire avere la possibilità di portare a fattor comune competenze e tecniche per parlare al mondo con un’unica voce di eccellenza e qualità”.

“L’esigenza di un coordinamento è sempre più urgente – dichiara Sandro Boscaini, presidente di Federvini – partendo dalla necessità di avere una qualità reale e percepita sempre più alta ed uniforme: ogni singolo prodotto è oggi ambasciatore del ‘saper fare’ italiano e quindi deve poter attingere da una rete di competenze tecniche, culturali e promozionali che devono diventare patrimonio comune”.

Si partirà, quindi, nel 2018 con la individuazione di laboratori qualificati da Assoenologi e Federvini, “dotati di strutture di alto livello per collaborare al miglioramento dei prodotti e dei processi”.

“La variazione in atto nelle condizioni climatiche e la velocità con cui cambiano gli stili di vita e gli approcci al consumo – evidenzia Assoenologi – oltre alla maggiore importanza che acquisiscono i nuovi mercati, rendono necessario e urgente il contributo della ricerca e la conseguente implementazione sia in vigneto sia in cantina che nella comunicazione nei mercati”. Con questi temi si confronterà nell’immediato e a medio termine il progetto VINTEGRA.


Federvini – Federazione Italiana Industriali Produttori, Esportatori ed Importatori di Vini, Vini Spumanti, Aperitivi, Acquaviti, Liquori, Sciroppi, Aceti ed Affini – nasce nel 1917, aderisce a Federalimentare e Confindustria, ha un’ampissima rappresentanza dei produttori di vini, liquori, acquaviti e aceti e di Aceto Balsamico di Modena IGP. Scopi della Federazione sono la tutela degli interessi e l’assistenza della categoria in tutte le sedi istituzionali, nazionali, comunitarie ed internazionali.

Assoenologi – Associazione Enologi Enotecnici Italiani, organizzazione nazionale di categoria dei tecnici vitivinicoli, è stata fondata nel 1891, ed è stata riconosciuta dall’Union Inter-nationale des Oenologues l’Associazione di categoria più antica, più numerosa e meglio organizzata a livello mondiale. Scopi dell’Associazione la tutela professionale dell’enologo e dell’enotecnico sotto il profilo etico, giuridico ed economico, nonché promuovere l’aggiornamento tecnico e culturale dei propri associati.

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Vigilanza vini: accordo Consorzio Cerasuolo di Vittoria Docg, Vittoria Doc e Icqrf

VITTORIA – È stato siglato ieri l’accordo di collaborazione tra il Consorzio di Tutela dei Vini Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc e l’Ispettorato centrale tutela qualità e repressione frodi Sicilia per l’espletamento delle attività di vigilanza e salvaguardia dei vini Cerasuolo di Vittoria e Vittoria. A firmare l’accordo per il Consorzio il presidente Massimo Maggio. Giacomo Gagliano per l’ICQRF Sicilia, nel suo ruolo di direttore.

I CONTROLLI
Il programma di vigilanza prevede delle verifiche sui vini imbottigliati e già in vendita nella Gdo (Grande distribuzione organizzata) nell’Horeca (hotel, ristorazione ed enoteche) e attraverso il commercio elettronico.

I vini saranno sottoposti a verifica per la rispondenza delle caratteristiche chimiche, fisiche ed organolettiche nonché sull’esatta etichettatura, ciò allo scopo di garantire ai consumatori una maggiore qualità, rendendo più incisivo il contrasto ai possibili fenomeni di uso indebito delle due denominazioni d’origine. Attualmente i vini siciliani in grado di garantire la loro qualità in regime Erga Omnes sono solo quelli riportanti il marchio Doc Sicilia, Cerasuolo di Vittoria Docg e Vittoria Doc.

“Questo ulteriore sforzo di cui si fanno carico i produttori – spiega il Presidente del Consorzio, Massimo Maggio – sottolinea la loro grande lungimiranza. I nostri produttori vogliono offrire una maggiore garanzia dei propri vini al fine di accrescere la fiducia dei consumatori e allo stesso tempo l’immagine di questi prodotti nel mercato certi che questi vini siano capaci di differenziarsi dagli altri per il loro caratteristico terroir e la tradizione enologica racchiusa in ogni bottiglia”.

Sempre secondo Maggio, “si tratta di un importante passo avanti fatto dal Consorzio di Tutela dei vini Cerasuolo di Vittoria e Vittoria, da sempre impegnato nella promozione e ora anche nella tutela che porteranno il Cerasuolo di Vittoria, unica Docg dell’isola, a qualificarsi veramente come l’eccellenza enologica siciliana”.

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Concorso “Miglior sommelier d’Italia”, accordo triennale Ais – Trentodoc

Si apre con l’edizione 2016 la collaborazione tra Trentodoc e Ais Associazione italiana sommelier per il Concorso che tradizionalmente assegna il titolo di miglior sommelier italiano e candida il vincitore alle finali mondiali. L’accordo, già approvato ufficialmente dai rispettivi vertici, prevede un impegno triennale che sarà siglato congiuntamente al prossimo Vinitaly tra i presidenti Antonello Maietta per Ais ed Enrico Zanoni per Trentodoc. Nelle prossime tre edizioni l’annuale competizione assumerà la denominazione Concorso Miglior Sommelier d’Italia – Premio Trentodoc. Il Concorso rappresenta la vetrina più prestigiosa nell’ambito della sommellerie italiana e ha come obiettivo la promozione della cultura vitivinicola nazionale attraverso la figura professionale del sommelier. I candidati, superate le selezioni per il titolo regionale, devono affrontare una serie di impegnative prove scritte e pratiche, che assegneranno al più preparato comunicatore del vino il titolo di Campione e il Premio Trentodoc. “È per noi motivo di orgoglio – dichiara il Presidente Ais Antonello Maietta – poter avere al nostro fianco un organismo che fin dalla sua fondazione, nel 1984, ha fatto della tutela del territorio e della valorizzazione della qualità il suo vessillo”. L’Istituto promuove il marchio territoriale Trentodoc, che identifica la produzione spumantistica di Metodo Classico trentina. “Siamo molto felici della collaborazione con l’Associazione Italiana Sommelier – evidenzia Enrico Zanoni, presidente dell’Istituto Trentodoc – organizzazione di assoluto valore, così come della partnership relativa al concorso miglior sommelier d’Italia. Si tratta di un passo fondamentale per affermare la qualità e l’unicità di Trentodoc, bollicine di montagna, rappresentato oggi da 43 case spumantistiche trentine”. La sintonia di intenti volta alla qualificazione di una figura professionale di crescente importanza nel panorama della promozione delle eccellenze italiane è il miglior auspicio per il rinnovato successo dell’evento targato Ais, dove un partner quale l’Istituto Trento Doc rappresenta “il suo ideale completamento”.
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