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Puglia Top Wines Road Show: i 10 migliori assaggi a Milano

MILANO – Si è aperto ieri, con il banco di degustazione di 60 etichette al The Westin Palace e una buona risposta del pubblico, il Puglia Top Wines Road Show. Il “tour metropolitano” dei vini pugliesi a Milano, organizzato dal Movimento Turismo del Vino Puglia, prosegue fino al 17 novembre (qui il calendario), per promuovere le etichette dei soci di Mtv Puglia. Tra i 10 migliori assaggi di WineMag.it qualche conferma e qualche novità assoluta.

I MIGLIORI ASSAGGI DEL PUGLIA TOP WINES ROAD SHOW


VINI BIANCHI
– Salento Igt Verdeca 2018 “Askos”, Masseria Li Veli (Cellino San Marco, BR)
È della cantina rivelazione del Puglia Top Wines Road Show a Milano il vino bianco che convince maggiormente al The Westin Palace. Giallo paglierino con riflessi verdognoli, si mostra generosa al naso, su ricordi esotici, agrumati e leggermente speziati. Alla cieca, potrebbe essere scambiato per un altoatesino.

In bocca una Verdeca che mostra di avere molte più carte da giocarsi della semplice freschezza. A convincere è tutta la linea di questa realtà brindisina, che ha avviato un progetto di ricerca, selezione e valorizzazione dei vitigni autoctoni pugliesi.

– Gravina Dop Bianco 2017 “Poggio al Bosco”, Cantine Botromagno (Gravina di Puglia, BA)
Una dama. Greco Mascolino, Greco e Malvasia per un vino riconoscibile tra mille nel panorama dei bianchi pugliesi. A un naso di mare e di frutta esotica polposa, abbina un palato di buona struttura, gran freschezza e sensazionale gastronomicità.

Una vera e propria chicca, frutto di un cru situato a 600 metri sul livello del mare; una zona incontaminata, al confine con il più importante polmone verde della Puglia Centrale, il Bosco Difesa Grande. Un vigneto impiantato nel 1991 con uve selezionate in collaborazione con l’Università di Agraria della Basilicata.

VINI ROSATI

– Salento Rosato Igp 2016 “Diciotto Fanali”, Apollonio (Monteroni di Lecce, LE)
Una vecchia conoscenza dei lettori di WineMag.it: la vendemmia 2015 è infatti tra i migliori 100 vini 2018 della nostra testata. La casa di Monteroni di Lecce si conferma ad altissimi livelli anche con la vendemmia 2016. Un Negramaro in purezza, vinificato in rosa, ottenuto da vecchie vigne ad alberello. Frutto, consistenza, struttura.

– Nero di Troia Igp Murgia Rosato 2018, Azienda Agricola Mazzone (Ruvo di Puglia, BA)
Altra nostra vecchia conoscenza, il “Dandy” di Mazzone. Fa parte della linea “Trendy”, con “Trousse”. Anche la vendemmia 2018 dimostra che, oltre al marketing, c’è la sostanza. Un rosato materico, che a una freschezza esemplare abbina il frutto croccante del vitigno (ciliegia, ribes) e un’ottima persistenza.

VINI ROSSI

– Castel del Monte Rosso Riserva Docg 2013 “Il Falcone”, Azienda Vinicola Rivera (Andria, BT)
Fuori di metafora, vino che annata dopo annata si conferma al top della produzione di vini rossi della Puglia, in termini di finezza, eleganza e tipicità. Ottenuta da una base di Nero di Troia, la Riserva di Rivera si rivela suadente al naso, su ricordi di viola e ciliegia. Corrispondente al palato, dove dà il meglio di sé in un quadro di ottima corrispondenza. Tannini finissimi, struttura importante ma non prepotente, ha una lunga vita davanti.

– Primitivo Salento Igt 2017 “Askos”, Masseria Li Veli (Cellino San Marco, BR)
Delicatezza, eleganza, potenza. Può un vino coniugarle? La riposta è nel calice di “Askos”, Primitivo giocato sulla sottigliezza dei sentori, più che sulla classica grassezza e polposità del frutto. Dopo un naso preciso e giocoso, tra ciliegie, mirtilli e cannella, il palato regala un sorso mutevole: l’ingresso è una spremuta, un frullato. Ma già in centro bocca, freschezza e tannino, uniti a ricordi di pepe, riportano la beva su canoni seriosi. Il finale è lungo ed elegante.

– Negroamaro Salento Igp 2015 Collezione Privata Cosimo Varvaglione, Varvaglione (Leporano, TA)
Eleganza e potenza per questo Negroamaro che fa parte della collezione privata di casa Varvaglione. Pregevole, al naso, la pulizia delle note fruttate spiccatamente mature, sferzata da richiami pepati, di spezie dolci e di liquirizia. Al palato il vino si conferma “importante” e strutturato. La freschezza compensa le note fruttate mature e la vena balsamica regala una beva corposa ma agile. Vino di assoluta gastronomicità.

– Salento Igt 2017 “Mlv”, Masseria Li Veli (Cellino San Marco, BR)
Il “taglio” con percentuale di vitigni internazionali più centrato del Puglia Top Wines Road Show di Milano. In questo caso Cabernet Sauvignon al 30%, completato da Primitivo (40%) e Negroamaro (30%).

Naso intenso e profondo, sui frutti di bosco e sulla spezia. Al palato rivela una struttura potente ma elegante. Il tannino tiene a bada la grassezza del frutto e la chiusura risulta così asciutta, giocata su pregevoli ritorni terziari, tra la liquirizia e il fondo di caffé.

– Castel del Monte Doc Nero di Troia 2017 “Violante”, Azienda Vinicola Rivera (Andria, BT)
Frutto abbinato a una struttura non banale per uno dei rossi di Rivera che conduce verso il top di gamma, costituito da “Il Falcone”. La base vitigno, del resto, è sempre il Nero di Troia. L’affinamento in cemento, dopo un naso floreale, fruttato e leggermente speziato, regala freschezza e piacevolezza al sorso.

– Nero di Troia Puglia Igp 2016 “Sico”, Cantine Le Grotte di Pasquale dell’Erba (Apricena, FG)
Giovane cantina fondata nel 2014 nella provincia foggiana. Mora netta al naso per il Nero di Troia “Sico”, con spolverate di spezia nera. Buona corrispondenza al palato, morbido e goloso, ma senza risultare banale. Buona anche la persistenza, su ricordi di erbe e macchia mediterranea.

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Vini al supermercato

Orvieto Classico Doc Collezione Oro 2018, Tenute Piccini

(3,5 / 5) Prosegue la nostra esplorazione di fine estate sui vini bianchi che ci hanno accompagnato nei mesi caldi. Oggi l’attenzione di Vinialsuper cade sull’Orvieto Classico Doc 2018 “Collezione Oro” di Tenute Piccini.

LA DEGUSTAZIONE
Giallo paglierino, accoglie con un naso non particolarmente intenso. Lineare, pulito, composto, non ha particolari guizzi e racconta se stesso con note in prevalenza fruttate. Pesca e mela con una vena agrumata. Di corpo leggero ed agile alla beva, si lascia godere grazie alla leggera mineralità ed al suo sorso asciutto.

La chiusura leggermente amaricante dona nerbo ed una certa versatilità nell’abbinamento. Un vino, questo Orvieto di Piccini, che si mostra adatto dall’aperitivo alle carni bianche, dalle verdure al pesce azzurro. Un “vino quotidiano” piacevole ed immediato.

LA VINIFICAZIONE 
L’Orvieto “Collezione Oro” di Piccini è ottenuto da uve Grechetto (40%), Procanico (20%) e Chardonnay (40%) vinificate in acciaio. Seguono alcuni mesi di affinamento, sempre in acciaio, ed un breve riposo in bottiglia prima della commercializzazione.

Prezzo pieno: 7,90 euro
Acquistabile presso: Iper, La grande i

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degustati da noi vini#02

Terra Libertà 2018, il vino rosato di Walter Massa: un inno all’anarchia enologica


Libertà” di mescolare uve bianche e rosse. “Libertà” di berlo quando ne hai voglia. “Libertà” di metterci il tappo a vite. E “Libertà” di usare il vetro scuro per la bottiglia, contro la moda dilagante del rosato provenzale: perché il vino, come i libri, andrebbe sempre giudicato dal contenuto, non dalla “copertina”. L’ultimo vino rosato del genio-vignaiolo piemontese Walter Massa è un inno all’anarchia enologica.

Ma è anche – e forse soprattutto – un trionfo del bere “quando cazzo ti pare, senza troppe seghe mentali”. Nonché l’apoteosi del “tappo a vite, da sdoganare tra i consumatori, mica solo per il vino rosato”.

Terra Libertà” è il rosato che fa arrossire tutti quei produttori italiani (spesso improvvisati) di rosé, dal colore volutamente scarico. Un pugno in fronte a quella forsennata rincorsa a una Provenza che risulta ancora più lontana, dopo l’assaggio. Alla faccia del carbone.

Il rosato – commenta Walter Massa – è un vino che non è gratificato dal mercato, come tipologia. Un vino spesso relegato a seconda scelta qui in Italia e accompagnato da immeritati stereotipi. Si dice sia un vino da donne, da bere d’estate e ghiacciato, un vino che non sa invecchiare. Un’ingiusta fama, da addebitarsi in gran parte a pratiche diffuse e appartenenti al passato”.

LA DEGUSTAZIONE
Rosa salmone intenso, trasparente. Al naso, il bouquet di fiori di rosa si allarga alla frutta: lampone, fragolina di bosco, accenni di buccia d’agrume. Non mancano ricordi di erba appena sfalciata.

Al palato, il rosato “Terra Libertà” 2018 di Walter Massa entra fresco e chiude salino, su un leggero accenno di tannino che contribuisce a rendere il sorso asciutto e a chiamare quello successivo.

Centro bocca sulle note fruttate già avvertite al naso, con accenni minerali. In definitiva, un rosato più “bianco” che “rosso”. Gli abbinamenti? Quattro amici, un caminetto, le castagne. Ma anche del buon pesce di lago o quattro fette di salame. Di sicuro perfetto con le zuppe di Pigi, la “badante” di Walter: provare per credere.

LA VINIFICAZIONE
Il rosato “Terra Libertà” è ottenuto dall’unione dei mosti di Barbera (50%), Cortese (30%) e Freisa (20%). Le uve sono state raccolte nella prima metà di settembre. Per la pigiatura è stata utilizzata una pressa a polmone, capace di garantire una spremitura soffice.

La vinificazione delle tre varietà è avvenuta in vasche di acciaio da 35 a 50 ettolitri. Fermentazione spontanea a temperatura controllata e imbottigliamento con azoto, in assenza di ossigeno, hanno preceduto la commercializzazione.

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Sette vini della Romagna da scoprire, nelle Terre dello Spungone


Bertinoro, Predappio, Meldola, Castrocaro Terme e Terra del Sole. Centri nevralgici della “Romagna da mangiare” e “da bere”. Con la loro gastronomia e i loro vini “lenti”. Così lontani dalla frenesia della Riviera. Eppure così vicini al mare, semplicemente perché ce l’hanno dentro. O, meglio, sotto. Si chiama “Spungone” la formazione rocciosa composta da conchiglie e fossili presente nei vigneti situati fra il torrente Marzeno, nel Comune di Brisighella (RA), e Capocolle, frazione di Bertinoro (FC).

La parola d’ordine, nel calice, è “mineralità“. Una qualità dibattuta tra gli esperti, a colpi di ricerche e contro ricerche, più o meno scientifiche, volte a identificarne l’essenza. Fatto sta che i vini delle “Terre dello Spungone” risultano spesso rispondenti alla percezione di pietra bagnata e “zolfo”.

L’autoctona Albana – prima Docg a bacca bianca d’Italia, nel 1987 – e il rosso Sangiovese, presente con alcuni biotipi come quello di Predappio, sono accomunati anche da un’acidità piuttosto marcata. Caratteristiche legate proprio alla presenza di questa formazione, di natura calcarea.

In alcuni punti, lo spungone riaffiora dal terreno come uno scoglio. In altri si mescola alla terra, ormai polveroso, rivelando la sua natura friabile. Sopra a veri e propri “atolli” di spungone sorgono alcune tra le rocche più belle d’Italia.

Spettacolare, oltre alla nota Rocca di Bertinoro (sede del Museo Interreligioso), la Fortezza di Castrocaro, patrimonio comunale e “casa museo” allestita e gestita dallo studioso Elio Caruso. All’interno, ci si può immergere tra le pareti verticali di spungone: un’area che sarà inaugurate a breve, diventando accessibile al pubblico.

Eppure sono solo 7 mila i visitatori che ogni anno scelgono come meta la Fortezza di Castrocaro, a fronte dei 40 mila attesi dopo la ristrutturazione, avvenuta nei primi anni Duemila. “L’idea di dare lavoro ad alcuni giovani del posto è naufragata”, ammette Caruso.

Un progetto di valorizzazione che non è stato abbandonato, nel rispetto di un edificio costruito prima dell’anno Mille e ultimato in circa 700 anni. Un’eternità. C’è ancora tempo, insomma, prima di dare per persa la battaglia col turismo, dopo anni di incuria che hanno risparmiato una buona parte dell’imponente fortificazione.

A dare fiducia è l’imminente aggiunta del Comune sparso di Castrocaro Terme e Terre del Sole tra le tappe della Via Romea Germanica, tra i più suggestivi pellegrinaggi d’Europa, pensato alla fine del 1200 dall’Abate Alberto del Monastero Benedettino della Santa Vergine Maria di Stade, in Germania, che lo descrive in un’opera.

Ad annunciarlo è Vanessa Petruzzi, Tourism promotion Sales manager dell’ente romagnolo, che potrà così contare presto su un’altra gemma, da affiancare allo stabilimento termale oggetto di un imponente ampliamento e ammodernamento, proprio negli ultimi mesi.

Nelle “Terre dello Spungone”, vino, gastronomia e benessere fanno rima anche con la mobilità sostenibile, legata alla bicicletta. Lo sa bene Luigi Barillari. Col suo “Bike To” (www.biketo.it) si percorre in sella alle e-bike, le biciclette con la pedalata assistita, il Parco fluviale “Giovanni Falcone” di Castrocaro, lungo le sponde del Montone.

I quattro chilometri e mezzo di sentiero – “quasi tutto in pianura”, rassicura la guida – sono una perla per chi ama la natura. Per i più temerari la possibilità di raggiungere Forlì, proseguendo per altri 10 chilometri. In progetto per il futuro il collegamento del Parco fluviale di Castrocaro con Cervia, vera e propria porta verso Venezia.

Stratificata anche l’offerta della ristorazione nelle “Terre dello Spungone”. Per gli appassionati del buon vino o per chi è a caccia del selfie da incorniciare, magari al tramonto, la scelta non può che ricadere sul “balcone della Romagna” di Ca’ de Be, nel cuore di Bertinoro.

Il ristorante è accessibile dalla piazza che ospita la Colonna delle Anella, sede delle celebrazioni del Rito dell’Accoglienza, vera e propria parola d’ordine in tutta la regione del centro Italia.

E Ca’ de Be è solo uno dei progetti di “accoglienza enogastronomica” di Simone Rosetti, owner e sommelier di questo vero e proprio “place to be” romagnolo, per la cura della materia prima (farina da grano locale per la piadina e verdure dell’orto privato) oltre che per la location romantica, simbolica e rigenerante.

Stuzzicante e al limite del provocatorio, sempre a Bertinoro, la cucina dello chef Edoardo Zamagni a “La Svineria“, l’enoristorante di Lorenzo Rossi, ai piedi della salita che porta alla piazza principale del paese.

Ottima anche qui la materia prima, non sempre locale ma di certo selezionatissima. La affianca una carta dei vini di tutto rispetto, che spazia dalle vere e proprie eccellenze romagnole (con attenzione alle cantine di Bertinoro) a quelle nazionali, con particolare predilezione per i rossi della Toscana e del Piemonte.

Un tentativo, quello del giovane imprenditore e dell’altrettanto giovane chef, di alzare l’asticella in una Bertinoro che vive ancora di piatti (e impiattamenti) tradizionali e tradizionalisti. Un tocco di modernità distintiva, tutt’altro che pacchiana. Un “esperimento” da incoraggiare.

Più casereccia, ma proprio per questo meritevole di essere testata, la cucina della Vecia Cantena d’la Prè, a Predappio: tappa fondamentale dopo la visita alla casa di Mussolini, costruita appunto con lo spungone, e agli edifici che trasudano Razionalismo.

Qui il must – oltre alla visita delle cantine storiche che si dipanano nei sotterranei – è l’assaggio del Formaggio della Solfatara di Predappio Alta, destinato a diventare quantomeno De.Co. (Denominazione comunale).

A prepararne tra i 5 e i 6 quintali ogni anno è la Pro Loco locale, che si occupa dell’affinamento delle forme da 1,2 chilogrammi, nella cava di zolfo ormai in disuso a Predappio Alta.

La stessa solfatara ogni anno, sin dal 1982, diventa teatro di uno dei presepi più grandi della Romagna. Un altro motivo di attrattiva turistica, dal momento che i presepisti chiamati all’allestimento godono di grande fama. Il presepe 2019 sarà a cura di Andrea Fontana, artista “autoctono”, originario di Lugo di Romagna (RA).

Arte che diventa intrattenimento, sempre nelle “Terre dello Spungone”, a Meldola. Il paesino, caratterizzato dal bel Loggiato Aldobrandini, di epoca rinascimentale, sembra indicare la via per il Teatro Dragoni. Trecento posti a sedere e un loggione da 30 posti, spesso occupati con facilità, grazie a spettacoli dialettali e a una stagione che ha visto, negli anni, salire sul palco interpreti come Gaber.

Accanto al teatro, lungo la salita che conduce alla Rocca di Meldola, l’Arena Hesperia, costruita nel XIX secolo e oggi sede del Museo del Baco da seta “Ciro Ronchi”: “Le filande erano fiorenti e numerose – spiega il direttore Luciano Ravaglioli – e Meldola è l’unico Comune che vanta una razza di baco, che porta lo stesso nome, come testimonia la Stazione Bacologia di Padova”.

Sempre a Meldola, da non perdere il Museo dell’Ecologia diretto dallo studioso Giancarlo Tedaldi nella Chiesa sconsacrata della Madonna del Sasso. Un percorso ideale nella Romagna della biodiversità, con interessanti reperti storici e la presenza di animali imbalsamati, testimoni fedeli della fauna locale.

SETTE VINI DA NON PERDERE NELLE “TERRE DELLO SPUNGONE”


Romagna Doc Sangiovese Superiore Riserva 2016 Predappio di Predappio “Vigna del Generale”, Fattoria Nicolucci: 94/100

In assoluto il miglior Sangiovese degustato in tre giorni di tour nelle “Terre dello Spungone”. Un vino, questo di Alessandro Nicolucci (10 ettari totali per 90 mila bottiglie complessive) che ha tutto per competere a livello nazionale e internazionale con i grandi rossi.

Colore rosso rubino carico, mediamente trasparente. Frutto di grandissima precisione, con ricordi particolari di ribes, lampone. Accenni di inchiostro, riscontrabili anche in grandi Sangiovesi toscani, e richiami all’arancia sanguinella, succosa, matura. Leggera speziatura nera.

Al palato, oltre alla perfetta corrispondenza, il cru di Nicolucci rivela gran complessità, grazie a un utilizzo maestoso del legno e a una freschezza rigenerante. Tannino elegantissimo ma presente coi suoi rintocchi sabbiosi. Poi liquirizia e un accenno leggero di cuoio. In chiusura le erbe aromatiche e una vena sapidità che chiama il sorso successivo.

Romagna Doc Sangiovese Riserva Bertinoro 2014 “P. Honorii”, Tenuta La Viola: 92/100
Splendida esecuzione di Sangiovese romagnolo in un’annata non semplice. Una di quelle in cui i vignaioli hanno però occasione di dimostrare di che pasta sono fatti. Sorprendente l’equilibrato tra la componente fresca e la totale ed assoluta godibilità succosa del frutto, a sua volta colto nella sua piena ma perfetta maturità, senza la minima sbavatura.

Leggerissimo accenno selvatico che porta ancora una volta il confronto su toni alti, coi vicini della Toscana. Non manca il cuoio. Sempre al naso, la balsamicità data mentuccia e macchia mediterranea.

Corrispondenza perfetta per un palato che gode di una gran freschezza, di un tannino elegante e di prospettiva, che si diverte a fare da contraltare a un frutto di gran concentrazione. Lungo e fresco anche il finale, su accenni di macchia mediterranea e iodio.

Romagna Doc Sangiovese Superiore 2017 “Il Prugnolo”, Tenuta Villa Trentola: 91/100
Austero, “territoriale”, ha bisogno di tempo per aprirsi. Concederglielo è un dovere, perché poi lo fa benissimo e diventa uno splendore. Mora, ma ancor più lampone, oltre ad accenni precisi all’arancia sanguinella. In bocca, più che sul frutto, è un Sangiovese giocato sulle durezze, spiegate da un tannino elegante, che parla di prospettive future ottime. Non ne risente al momento la bevibilità, che non potrà che divenire sempre più agile col passare dei mesi.

Romagna Doc Sangiovese Predappio 2017 “Notturno”, Drei Donà: 90/100
Classico rubino mediamente trasparente. Frutto rosso di gran precisione: ribes e fragoline di bosco. Naso che gioca soprattutto su una gran profondità, su note di erbe aromatiche, timo, mentuccia e accenni di spezia nera.

In bocca una gran concentrazione e un tannino che, pur essendo ancora in fase di integrazione, si mostra in cravatta, su note di cioccolato. Corrispondente al palato, dove convince per la grandissima freschezza e parla ancora di una buona prospettiva futura.

Romagna Doc Sangiovese Superiore 2017 “Girapoggio”, Bissoni: 88/100
Avete presente l’estate e quella voglia che ogni tanto t’assale di versarti un rosso fresco “da frigorifero”, che sappia dissetare e, al contempo, far sorridere dalla gioia? Eccolo.

“Girapoggio” è il classico vino che gioca con lo spazio: largo, per la componente data della frutta matura (lampone nettissimo, succoso), ma al contempo profondo al naso, con richiami di macchia mediterranea e spezia.

In bocca l’ingresso è morbido, ancora una volta largo, “piacione” e “femminile” per certi suoi versi sinuosi. Splendido appunto se servito con qualche grado in meno rispetto a quelli canonici per il vino rosso da uve Sangiovese.

Romagna Albana Docg 2018 “Frangipane”, Tenuta La Viola: 87/100
Giallo paglierino acceso. Biancospino netto, salvia, ma naso in generale non esplosivo o particolarmente generoso. La componente fruttata ricorda il melone giallo, giustamente maturo.

Il nettare poi si scalda e dà il meglio di sé. In bocca gran bella freschezza e verticalità. Chiusura che la alleggerisce, senza snaturarla, sempre sul frutto giustamente maturo (pesca gialla). Chiusura asciutta, pulita.

Pagadebit di Romagna Doc 2018 “San Pascasio”, Campodelsole: 86/100
Buona prova sulla Denominazione Pagadebit di questo colosso da 700 mila bottiglie che opera principalmente nella Grande distribuzione, con catene come Esselunga. Il Pagabebit di Campodelsole piace per la sua estrema godibilità, specie alla corretta temperatura di servizio. Il classico vino capace di chiamare il sorso successivo, in maniera “compulsiva”: semplice, beverino ma non banale. Ben fatto.

Giallo paglierino leggermente velato e naso di biancospino, con predominanza minerale. Accenni di nocciola tostata. La componente fruttata si decide su trame esotiche. In bocca sorprende per la gran sapidità e freschezza: caratteristiche che riescono a compensare molto bene (e a riequilibrare) la maturità “morbida” del frutto.

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Approfondimenti

Mondial des Vins Extrêmes 2019: ad Ustica ed Andorra il Gran Premio Cervim


L’Igt Terre Siciliane Zhabib 2018 dell’Azienda agricola Hibiscus di Ustica (Pa) e il Vinos de Andorra Escol Vino Altitud Bio 2010, della Borda Sabaté 1944, di Sant Julia de Loria (Andorra) sono i due vini che si sono aggiudicati ex-equo il Gran Premio Cervim del Mondial des Vins Extrêmes 2019, il concorso internazionale dedicato ai vini eroici.

Insieme a questi molti altri i premi speciali assegnati, per quella che è stata l’edizione (27esima) dei record, dove sono stati assaggiati e selezionati 920 di cui 442 italiani e 478 esteri, provenienti da 339 aziende vitivinicole, di cui 168 italiane e 171 estere.

In totale sono state assegnate 17 Gran Medaglie d’oro (9 all’Italia) quindi 198 medaglie d’oro (93 all’Italia e 105 all’estero) e 64 medaglie d’argento (27 all’Italia e 37 all’estero).

Fra i Premi speciali il Premio speciale Cervim 2019 (miglior azienda per Paese, con almeno 5 aziende iscritte) è andato alla Francia Cave De L’Etoile – Banyuls sur Mer (Pirenei Orientali); Germania Weingut Reis – Feine Weine! – Briedel (Mosella); Grecia Union of Santorini Cooperatives – Santorini; Italia Azienda Agricola Le Canne di Pucci Luigi – Massa (Toscana); Portogallo Maria Helena Sousa Alves – Mesäo Frio (Douro); Spagna Bodega Balcon de la Laguna – Tenerife (Isole Canarie); Svizzera Cantina Monti Sagl – Cademario (Cantone Ticino).

Il premio Eccellenza Cervim 2019 (miglior vino per Paese con almeno 8 aziende iscritte)  a Francia AOC Banyuls Grand Cru – 1995  Cave L’Etoile – Banyuls Sur Mer (Pirenei Orientali); Germania Pierspotter Treppchen Riesling Beerenauslese – 2018   Weingut Hilmes – Briedel (Mosella); Italia Merlot della Bergamasca Igt “Tessère’” – 2015  Società agricola Sant’Egidio – Sotto Il Monte Giovanni XXIII- Bergamo (Lombardia); Spagna Dop Islas Canarias Ainhoa Afrutado – 2018  Bodega Balcon de La Laguna – Tenerife (Isole Canarie); Svizzera Ticino Doc Carato Riserva – 2016  Vini & Distillati Angelo Delea Sa – Losone (Cantone Ticino).

Il premio Futuro 2019 (miglior viticoltore con meno di 35 anni) è andato ad Alice Conti, Azienda agricola Vigne Conti, di Massa; il Premio  Cervim Piccole Isole 2019 (miglior vino prodotto nelle piccole isole) a Igt Terre Siciliane Zhabib 2018 dell’Azienda agricola Hibiscus di Ustica (Pa).

Il premio Donna Cervim 2019 (migliore produttore donna) a Margherita Longo Az. Agricola Hibiscus, Ustica (Pa); il premio Originale 2019 (miglior vino prodotto con uve a piede franco) a Cipro PDO Commandaria, Oenou Yi, Ktima Vassiliades; Omodos; il premio Bio 2019 (miglior vino biologico o biodinamico) a Vinos de Andorra Escol Vino Altitud Bio 2010, della Borda Sabaté 1944, di Sant Julia de Loria (Andorra) ed infine il premio Mondial des Vins Extrêmes 2019 (regione viticola che ha partecipato con il maggior numero di vini) è andato alle Isole Canarie (Spagna).

Tutti i vini premiati potranno essere degustati in occasione di Vins Extrêmes che alla sua terza edizione – al Forte di Bard (Ao) dal 30 novembre al 1 dicembre – si conferma evento di riferimento della viticoltura eroica. Domenica 1 dicembre si terrà la cerimonia di premiazione della 27esima edizione del Mondial.

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degustati da noi vini#02

Veneto Igt Merlot 2018 “Lapilli”, Parco del Venda


“La qualità comincia in vigneto”. Una frase che risuona come un mantra nella cantina Parco del Venda, che sui Colli Euganei regala agli appassionati di Merlot un’etichetta di gran qualità. Si tratta del Veneto Igt Merlot 2018 “Lapilli”, tra le “chicche” della cantina condotta da Carlo e Michael Toniolo a Vò, in provincia di Padova. Un vino che, già dal nome, vuol essere un tributo al terreno di origine vulcanica di questo angolo di Veneto.

LA DEGUSTAZIONE
Nel calice, il nettare si presenta del classico rosso-viola impenetrabile. Al naso, “Lapilli” regala i richiami “verdi” tipici del Merlot, ma in una veste garbata ed elegante, ammantata dal calore della vena alcolica, presente (15,5% vol.) ma non disturbante.

Frutto rosso, ribes in particolare, poi lampone e ciliegia selvatica per una componente fruttata di gran precisione, cui si accostano richiami di macchia mediterranea sempre più vividi col passare dei minuti, grazie all’ossigenazione.

Il giro delle lancette regala complessità a questo Merlot vulcanico di Parco del Venda. Leggera spezia e caramella mou, fino a sbuffi che ricordano il fondo di caffè. In bocca, come nella migliore delle attese, una gran freschezza.

Alcol ancora una volta molto ben integrato, tannino elegante, cuore di liquirizia, spezia (pepe) e chiusura salina. Splendida l’espressione del frutto, che si conferma della giusta maturazione, tanto da non sforare nella confettura.

Quando la temperatura del calice si alza di qualche grado, il varietale diviene sempre più presente e riconoscibile. Ancora più in evidenza la balsamicità della chiusura, su note che ricordano la mentuccia e la salvia. Perfetto l’accostamento con le carni, in particolare con quelle rosse alla griglia. Temperatura di servizio tra i 16 e i 18 gradi.

LA VINIFICAZIONE
“Lapilli” viene prodotto con uve Merlot in purezza, da piante di età compresa fra i 30 e i 6 anni. I vigneti si trovano a Boccon di Vò e ad Arquà Petrarca, a un’altezza compresa tra gli 80 e i 90 metri sul livello del mare, con esposizione Sud e Ovest. La resa è di 80 quintali per ettaro. La densità di impianto varia fra le 3 e le 5 mila piante per ettaro.

Le uve vengono raccolte generalmente nella prima decade di ottobre. La vinificazione prevede diraspatura dell’uva, pigiatura e fermentazione in tini orizzontali, a temperatura controllata di 28 gradi, per una durata di 4 giorni.

Il successivo affinamento del Merlot Lapilli avviene in vasche di cemento. Si protrae per otto mesi, con l’utilizzo della tecnica della macro ossigenazione per due giorni, utile a stabilizzare il colore e regalare tannini sinuosi.

Il vino, dopo l’imbottigliamento, riposa per almeno due mesi prima di essere commercializzato. Per l’annata 2018 sono stati prodotti 7 mila ‘pezzi’ di “Lapilli”, che risulta così uno dei prodotti di punta della cantina Parco del Venda.

L’Azienda vitivinicola coltiva circa 50 ettari di vigneto, tutti situati nella zona Doc del Parco Regionale dei Colli Euganei, fra i Comuni di Vo’, Cinto Euganeo e Galzignano Terme, in provincia di Padova. Una delle zone storiche per la viticoltura in Veneto.

Qui, assieme all’ulivo, le viti hanno trovato un habitat ideale. Per la natura del terreno, di origine vulcanica. Ma anche per il clima, piuttosto mite. La qualità dei vini di Parco del Venda comincia dalla potatura. Passa dal diradamento selettivo delle uve e si conclude in cantina.

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Vini al supermercato

Primitivo rosato Salento Igp 2018, Notte Rossa


(5 / 5) Notte Rossa alza il tiro dei rosati in grande distribuzione e presenta la sua nuova etichetta: un rosato da uve Primitivo dal packaging accattivante, non ultimo per la scelta delle stelle “in rilievo” sul collo della bottiglia. Un nuovo vino che dimostra quanto la cantina del Salento creda nel progetto di vini di qualità in vendita al supermercato. Tra l’altro all’insegna di un (sempre) invidiabile rapporto qualità prezzo.

LA DEGUSTAZIONE
Convincente anche all’assaggio il Primitivo rosato Salento Igp Notte Rossa (o Notte “Rosa”, stando al gioco cromatico tra le “s” presenti in etichetta). Nel calice, il nettare si presenta appunto di un colore rosa, tra il salmone e il cipolla, luminoso e brillante.

Al naso, oltre alle piacevoli note fruttate di bosco (lampone, fragolina e ciliegia), paiono evidenti i richiami alle varietà più balsamiche della macchia mediterranea. Belle le tinte minerali, iodate, che riportano la mente al luogo di produzione, i vigneti accanto al mare.

Non mancano sbuffi floreali di rosa e di viola, calibrati e morbidi. Al palato, il Primitivo rosato Notte Rossa non si discosta molto da quanto già avvertito al naso, in un quadro di ottima corrispondenza.

Le note fruttate, quelle saline e i richiami alla macchia mediterranea, che sfociano in stuzzicanti nuances speziate, si fondono in un complesso armonico, piacevole, giustamente rotondo. La tipicità del Primitivo è più che mai esaltata da una vinificazione attenta a preservare le caratteristiche primarie dell’uva.

Ampio il ventaglio di possibilità di abbinamento. L’anima rinfrescante di questo rosato lo rende perfetto a tutto pasto, specie d’estate. Si spazia dagli antipasti all’italiana alle zuppe di pesce, passando per brodetti, pesce
al cartoccio o al forno, formaggi giovani o poco stagionati.

LA VINIFICAZIONE
I vigneti che Notte Rossa ha individuato per la produzione di questa etichetta di Primitivo rosato si trovano in Salento, in Puglia, a circa 100 metri sul livello del mare. L’area è caratterizzata da temperature elevate e da una piovosità medio-bassa.

Il terreno è a medio impasto argilloso, poco profondo e con buona presenza di scheletro. L’epoca di vendemmia coincide con la prima settimana di settembre. Dopo la svinatura parziale del mosto di uve Primitivo, rimasto in macerazione solo qualche ora, avviene la fermentazione in bianco che precede l’affinamento in acciaio.

Prezzo pieno: 6,90 euro
Acquistabile presso: Tigros, Basko, Famila, Sigma, Coop

***DISCLAIMER: La recensione di questa etichetta è stata richiesta a Vinialsupermercato.it dall’inserzionista, ma è stata redatta in totale autonomia dalla nostra testata giornalistica, nel rispetto dei lettori e a garanzia dell’imparzialità che caratterizza i nostri giudizi***

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Vini al supermercato

Negroamaro Salento Igp 2018, Notte Rossa


(4 / 5) Torniamo a scandagliare la linea di vini pugliesi “Notte Rossa“. Questa volta sotto la lente di ingrandimento di Vinialsuper finisce il Negroamaro Salento Igp 2018. Un’etichetta che rientra appunto nella “Selezione Igp” della cantina di San Marzano (TA).

LA DEGUSTAZIONE
Rosso rubino piuttosto impenetrabile. Al naso richiami fruttati suadenti, di ciliegia e di frutti di bosco, oltre che di prugna matura. Non mancano richiami floreali di viola. Non mancano mai ricordi di macchia mediterranea nei vini, mediterranei, di Notte Rossa.

Al palato il vino mostra una perfetta corrispondenza tra olfatto e gusto. La frutta è matura, ma tutt’altro che noiosa e sgarbata. Merito della freschezza che connota il sorso di questo Negroamaro 2018. Bella la chiusura, su note di carruba e una venatura amaricante.

Un rosso che si può consumare anche leggermente fresco, dunque a una temperatura inferiore ai canonici 18 gradi. Accompagna alla perfezione tutto il pasto. Ottimo con antipasti a base di salumi, primi come la pasta, ma anche secondi di carne grigliata e formaggi di buona stagionatura.

LA VINIFICAZIONE
La zona di produzione del Negroamaro Notte Rossa è il Salento, in Puglia. I vigneti dell’omonimo vitigno si trovano a circa 100 metri sul livello del mare. Una zona con temperature medie alte e una bassa piovosità. I terreni sono a grana medio-argillosa, con profondità abbondantemente sotto il metro.

Le uve vengono vendemmiate tra la seconda e la terza settimana del mese di settembre. La vinificazione prevede una macerazione termo-controllata di circa dieci giorni. La fermentazione alcolica viene favorita dall’utilizzo di lieviti selezionati. Segue un affinamento in acciaio di qualche mese, prima della commercializzazione.

Prezzo: 4,99 euro
Acquistabile presso: Tigros, Basko, Poli Supermercati, Iperal, Coop, Famila, A&O, Iper la grande i, Sigma, Despar, Futura, Conad

***DISCLAIMER: La recensione di questa etichetta è stata richiesta a Vinialsupermercato.it dall’inserzionista, ma è stata redatta in totale autonomia dalla nostra testata giornalistica, nel rispetto dei lettori e a garanzia dell’imparzialità che caratterizza i nostri giudizi***

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degustati da noi vini#02

Etichetta Nera La Scolca: il Gavi più famoso del mondo, in verticale dal 1989


Abitino nero spezzato da una luminosa cintura Gucci. Giacca dal taglio vagamente maschile, addolcito dall’inconfondibile chioma bionda. Se Chiara Soldati fosse un vino, vestirebbe l’Etichetta Nera La Scolca.

Un “Gavi dei Gavi” capace di stupire, anche col passare degli anni. Lo ha dimostrato la straordinaria verticale organizzata dalla cantina piemontese a Vinitaly 2019. Indietro fino al 1989, passando per 1999, 2009 e un ancora embrionale 2018.

Un’etichetta, la “Black Label” de La Scolca, che è ormai più di un monumento nazionale al bere italiano nel mondo. E anche più di un semplice vino. In realtà, quest’Etichetta nera è un simbolo dell’Italia, senza bisogno della bandiera.

LA DEGUSTAZIONE

Gavi dei Gavi Docg 2018 Bianco Secco Etichetta nera, 2018
Annata piuttosto classica per la Denominazione. Colore giallo paglierino, con riflessi verdolini. Vino che sin da subito appare giovane, anzi giovanissimo.

Al naso fiori bianchi, agrumi, richiami d’albicocca e una mineralità spiccata. Ingresso di bocca piuttosto morbido, ma dura giusto un attimo.

La fase centrale, di fatto, è spiccatamente minerale e salina. Anticipa una chiusura lunga, su ritorni fruttati precisi.

Gavi dei Gavi Docg 2009 Bianco Secco Etichetta nera
Vendemmia anticipata a fine agosto, per via di un’annata molto calda. La percezione del frutto, di fatto, è più matura rispetto a quella della vendemmia 2018. La nota minerale non cambia in termini di intensità, ma certamente è diverso il suo apporto a un corredo che ha avuto modo di amalgamarsi meglio, nel corso degli anni trascorsi in bottiglia.

La mente corre in Francia, alla finezza degli Chablis. Gran freschezza al palato, in un quadro di perfetto equilibrio con la parte glicerica. Un vino che si è evoluto in maniera gentile, distinta, elegante, perfetta per essere accostata alla migliore gastronomia internazionale.

Gavi dei Gavi Docg 1999 Bianco Secco Etichetta nera
Chablis qui è di casa. Un naso che viaggia tra note di albicocca e agrumi, ma anche su risvolti cremosi. Questi ultimi danno il benvenuto anche al palato: una percezione morbida iniziale che ricorda quella della vendemmia 2018, qui in maniera ancora più accentuata.

Un fil rouge che si ripete alla perfezione. Il centro bocca, di fatto, è più che mai verticale, dritto, senza fronzoli. La chiusura sorprende per il leggero richiamo al pepe bianco, a coronamento di una freschezza che maschera l’anno presente in etichetta. Chapeau.

Gavi dei Gavi Doc 1989 Bianco Secco Etichetta nera
Pare di assistere alla sostanziale condensazione dei precedenti assaggi. Tanto è vero che il colore si tiene stretto al punto di giallo, tra il paglierino e il dorato, delle vendemmie più recenti. E pare già di per sé un miracolo.

Il naso si porta dietro il corredo fruttato, impreziosito però da richiami leggeri di zenzero. E quel pepe bianco già avvertito, qui si fa più accennato. La leggera nota fumè è quanto di più bello ci si possa aspettare, in un vino bianco del 1989 della zona di Gavi: un’evoluzione della mineralità che contraddistingue i vini da uve Cortese dell’Alessandrino.

In bocca, la Black Label 1989, entra quasi in punta piedi. Timida, garbata ed elegante. Man mano si fa coraggio. Diviene fresca, poi salina, poi balsamica. Poi di nuovo quel tocco speziato, di gran fascino, che condensa un finale senza fine. Sarà così anche per questo vino che, se ben conservato, ha davanti almeno altri 10 o 15 anni di vita.

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Sicilia en Primeur 2019, i migliori vini all’Anteprima della vendemmia 2018


SIRACUSA –
Trecentonovantotto vini a Sicilia en Primeur 2019, Anteprima della vendemmia 2018 andata in scena la scorsa settimana a Siracusa. Un numero che scende a 43 etichette se si considerano i vini non ancora in commercio o immessi solo a partire da febbraio 2019, tra i quali abbiamo stilato una classifica dei migliori.

Prima del blind tasting, la presentazione dell’andamento dell’annata a cura dell’enologo Mattia Filippi. “La forza dell’equilibrio”: così è stata sintetizzata la vendemmia 2018 in Sicilia. Un’annata, dunque, “vicina alle medie produttive e qualitative storiche”.

La Sicilia, pur essendo tra le quattro regioni più produttive d’Italia – assieme a Veneto, Emilia Romagna e Puglia – ha registrato la crescita produttiva più equilibrata del Paese. Un fenomeno che accosta l’isola solo a Toscana e Piemonte, areali riconosciuti in tutto il mondo per l’avanguardia qualitativa.

Un traguardo reso possibile dal fatto che la Sicilia ha fatto registrare nel 2018 le rese più basse in Italia: 6,2 tonnellate per ettaro, battendo appunto Toscana (6,5 tonnellate per ettaro) e Piemonte (8,5 tonnellate per ettaro).

Dal punto di vista meteo climatico, il 2018 è stato il quarto anno più caldo a livello mondiale dell’ultimo secolo.

Grazie alla sua posizione, al centro del Mediterraneo, la Sicilia ha tuttavia goduto degli effetti benefici del caldo africano e dei venti freschi provenienti dai Balcani.

Sempre secondo l’analisi dei tecnici di Assovini, la Sicilia ha rispettato il trend del Sud Italia anche in termini di piovosità. La somma delle precipitazioni dimostra che c’è stata più pioggia rispetto alla media dell’ultimo secolo.

L’anticipo del germogliamento nella parte occidentale dell’isola è stato da record: quasi due settimane, con l’ampliamento delle fasi fenologiche della vite. Ottimi gli influssi su varietà come Grillo e Zibibbo, con espressioni aromatiche interessanti e mantenimento dell’acidità naturale.

Nella parte orientale della Sicilia, sempre secondo la relazione di Mattia Filippi, Faro e Mamertino hanno goduto di piogge meno intense rispetto alla media. Un capitolo a parte per la zona dell’Etna, che ha visto “una distribuzione delle piogge diversa nelle tre macro aree”, ovvero i versanti nord, est e sud.

Carricante e Catarratto sono stati raccolti in anticipo, prima delle piogge di ottobre. A Randazzo, il Nerello Mascalese e Cappuccio hanno costretto i viticoltori “a una vendemmia più frazionata, capace di dare vini dotati di meno alcol ma dall’ottimo quadro acido e aromatico, ma soprattutto dalla grande propensione alla longevità”.

I NUMERI DELL’EDIZIONE 2019
Sicilia en Primeur è tornata a Siracusa dopo 10 anni per la sedicesima edizione, chiudendo gli appuntamenti più importanti dell’anno per le aziende del vino siciliane, dopo Prowein e Vinitaly. Quest’anno sono stati più di 100 i giornalisti italiani e stranieri che hanno partecipano alla kermesse.

Anche quest’anno la Sicilia del vino ha svolto il ruolo di ambasciatrice attraverso i tesori della regione: la stampa, divisa in 8 gruppi, ha preso parte ad altrettanti enotour in visita alle cantine ma anche ai beni Unesco siciliani, rafforzando così la relazione esistente tra vino e cultura.

VINI BIANCHI


Sicilia Doc Grillo 2018 “Kheirè”, Tenuta Gorghi Tondi: 89/100
Dal greco “Benvenuto”. E benvenuta sia la nuova annata della selezione di Grillo di questa bella realtà siciliana. Naso e bocca di buona corrispondenza, su note di agrume. Vino giovane, già connotato da una ottima struttura.

Sicilia Doc Grillo 2018 “Lalùci”, Baglio del Cristo di Campobello: 88/100
Intrigante sia al naso che in bocca. Frutto di gran pulizia, corroborato da pregevoli richiami salini e balsamici.

Monreale Doc 2018 “Murriali”, Baglio di Pianetto: 88/100
Leggera spezia, gran consistenza sia al naso che al palato. Buona la freschezza, quasi balsamica, al palato e l’allungo salino. Un Insolia (o Inzolia) in purezza che disegna bene i contorni dei bianchi di qualità della Sicilia, anche in un’ottica di affinamento nel tempo.

Etna Bianco Doc 2018 “Archineri”, Pietradolce: 87/100
Naso intenso, tra note saline, vegetali e fruttate. Bocca citrina e fresca, su note di buccia d’arancia e limone, per un sorso verticale.

Alcamo Classico Doc 2018 “Vigna Casalj”, Rapitalà: 86/100
Bel naso largo, di agrumi e macchia mediteranea. Seduttivo nella sua parte di frutta matura, che rende il Catarratto meno spigoloso del consueto. In bocca bell’allungo sulla frutta tendente al maturo, che non si scompone.

VINI ROSATI

Rosato Igp 2018 “Don Pietro Rosato”, Azienda agricola dei Principi di Spadafora: 90/100
Un naso che ha bisogno di qualche secondo nel calice per assestarsi e regalare il meglio dei rosati di Sicilia en Primeur 2019.

In bocca richiami preziosi di liquirizia, oltre al frutto. Intrigante, particolare. Lunghissimo. Un rosato assieme elegante e di carattere.

Etna Doc Rosato 2018  “Scalunera”, Torre Mora (Tenute Piccini): 89/100
Un rosato giocato sulla finezza e sulla precisione del frutto, croccante e rinvigorito da una esaltante nota salina.

Fresco, beverino, ancora giovane ma già in grado di mostrare buone possibilità di ulteriore affinamento nel tempo. Elegante la chiusura, particolarmente lunga.

Rosato “Luigia” 2018, Barone Sergio Wines: 87/100
Frutto rosso piuttosto preciso, che si allarga su note mature solo nel finale. Un rosato che convince sopratutto per la bella struttura e il bell’allungo, su tinte di frutti di bosco molto precise. Un vino disinvolto e beverino, ma serioso.

VINI ROSSI

Etna Rosso Doc 2018 “Ciauria”, Pietro Caciornia: 90/100
Suadente la maturità del frutto, sostenuta da un bel tannino di prospettiva, che nel retro olfattivo si fa di spezia e liquirizia. Vino d’allungo, già godibilissimo.

Etna Rosso Doc 2018 “Trimarchisa”, Tornatore: 88/100
Frutto maturo e tannino al palato. Un Etna giocato sull’essenzialità e, per certi versi, sulla prontezza. Una chiave di lettura del vulcano che non può non essere tenuta in considerazione, nel 2019.

Salina Rosso Igp 2018, Cantine Colosi: 88/100
Bell’equlibrio per questo rosso prodotto da una delle cantine “chicca” del panorama siciliano. Naso e bocca profondi, sulla spezia e sul piccolo frutto di bosco croccante. Chiusura su tannino in fase di integrazione ma tutt’altro che sgarbato, con richiami di radice di liquirizia.

Monreale Doc Syrah 2018 “La Monaca” 2018, Tasca d’Almerita: 88/100
Uno dei migliori Syrah da allungo dell’ultima vendemmia in Sicilia. Consistente, tattile, corposo, elegante. Essenziale eppure pieno, in un gioco d’equilibrio che riesce a pochi. Funambolo.

Nero d’Avola Doc 2018, Feudo Arancio: 86/100
Uno di quei Nero d’Avola che concentrano, nella loro semplicità, le caratteristiche del vitigno nelle sue varie espressioni. Beva agile e scattante, mai banale, frutto preciso che non si scompone e non cede alla marmellata. Tannino sottile e disteso. Vino emblema della sete da soddisfare ora o mai più.

Vittoria Frappato Doc 2018 “Di Sicilia… Sole e Terra”, Cantina Horus: 86/100
Frutto maturo al punto giusto, sia al naso che al palato, per questo Frappato che convince per la sua tipicità, fatta anche di una speziatura decisa ma non invadente e di una buona eleganza complessiva.

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Campania Stories: i migliori bianchi all’Anteprima Campania 2019


CETARA –
Spumanti e vini bianchi fermi del Vesuvio, della Costiera Amalfitana, così come del Sannio, dell’Alto Casertano e del Beneventano, senza dimenticare Campi Flegrei, Cilento, Irpinia e le Igt Paestum, Terre del Volturno e Colli di Salerno. Ben 127 i campioni in degustazione ieri all’Hotel Cetus di Cetara, in occasione dell’anteprima dei vini campani 2019.

Un’occasione, quella offerta da Campania Stories, per degustare per la prima volta la vendemmia 2018, ma anche per giudicare l’evoluzione della 2017 e delle annate precedenti, fino alla 2013 (presente con un solo campione). Ecco i migliori assaggi risultati dal tasting alla cieca.

SPUMANTI

1) Greco di Tufo Spumante Metodo Classico “Anni Venti extra Brut” s.a., Cantina di Marzo: 87/100
Più salmastro che minerale al naso. Al palato più serio, mineralità spiccata e nota di pietra focaia e sale, in chiusura, leggermente amarognola ma piacevole. Lungo, serio, gastronomico.

2) Fiano di Avellino Spumante Vsq “Sarno 1860”, Tenuta Sarno 1860. 86/100
Bollicina finissima, che gioca con la freschezza. Salinità garbata e frutto, naso-bocca. Bell’allungo fresco e salino.

3) Caprettone Spumante Metodo Classico “Pietrafumante”, Casa Setaro: 85/100
Sentori naso di macchia mediterranea e leggero miele. In bocca non di grande corpo.

BIANCHI MONOVARIETALI E BLEND MISTI

1) Irpinia Coda di Volpe 2017, Traerte: 88/100
Primo naso tra il burroso e il minerale. Non mancano richiami alla macchia mediterranea e salini. Ingresso di bocca tra burro e percezione verde dosata. Un vino che necessita di altro vetro, ma che sarà ottimo entro qualche mese.

2) Beneventano Bianco 2017 “Sogno di Rivolta”, Fattoria La Rivolta: 87/100
Naso ancora una volta burroso, unito alla macchia mediterranea. Buona verticalità al palato, frutta e sale ben dosati. Vino che denota una buona struttura e ulteriori margini di miglioramento.

3) Campania Igp 2017 “Core Bianco”, Montevetrano: 87/100
Un vino con una precisa identità enologica, tra frutto e mineralità: ottima la consistenza al palato, tattile. Note agrumate (cedro, arancia) sia al naso che in bocca. Cremosità e verticalità in un solo sorso.

BIANCHI VESUVIO

1) Vesuvio Caprettone 2018 “Benita ’31”, Sorrentino: 88/100
Vino giocato più sulla mineralità che sul frutto. Giovane, si farà, soprattutto al palato. Complesso il naso, molto apprezzabile al momento per i suoi giochi tra fiori e sale.

2) Lacryma Christi del Vesuvio Bianco 2018 “Munazei Bianco”, Casa Setaro: 87/100
Naso-bocca che si stacca da tutti per i chiari rimandi fumè e alla radice di liquirizia, oltre che alla pietra focaia. Un vino di territorio, figlio del terroir. Chiusura molto elegante, su ritorni minerali salini. Un vino del vulcano.

3) Lacryma Christi del Vesuvio Bianco Superiore 2017, Cantina del Vesuvio: 86/100
Vino giovane, di grande prospettiva. Colpisce per la struttura potente e il delinearsi di una gran gastronomicità.

BIANCHI COSTIERA AMALFITANA

1) Costa d’Amalfi Ravello Bianco 2017 “Vigna Grotta Piana”, Sammarco Ettore: 88/100
Nota burrosa, ma anche salina. Palato verticale, minerale, salato, leggermente astringente in chiusura. Un vino giovanissimo e di grandissima prospettiva.

2) Costa d’Amalfi Furore Bianco 2017 “Fiorduva”, Marisa Cuomo: 87/100
Naso minerale, con richiami di olive nere in salamoia. Bocca verticale, unita a frutto e salinità. Non manca una bella nota fruttata. Vino molto giovane e di bellissime prospettive.

BIANCHI A BASE PALAGRELLO BIANCO

1) Terre del Volturno Palagrello Bianco 2017 “Caiatì”, Alois: 88/100
Mineralità e leggera percezione di tannino al palato. Vino su durezze, molto giovane ma molto ben fatto.

2) Terre del Volturno Palagrello Bianco 2018 “Le Ortole”: 87/100
Impronta netta di macchia mediterranea, rosmarino. Bocca tra frutto e mineralità spinta. Vino pieno, con leggera venatura speziata (pepe bianco) a corredare una chiusura minerale.

BIANCHI BASE FALANGHINA

Alto Casertano
1) Falerno del Massiccio Bianco 2015 “Vigna Caracci”, Villa Matilde: 86/100
Macchia mediterranea, sale, bel frutto preciso. Allungo minerale, salino.

SANNIO FALANGHINA


1) Falanghina del Sannio Sant’Agata dei Goti 2017 “Vigna Segreta”, Mustilli: 89/100
Vino di prospettiva, giovane, non ancora nella sua fase più alta. Bella salinità e freschezza, chiusura su vago verde. Gran bella freschezza al palato, tendente al balsamico.

2) Falanghina Beneventano 2017 “Resilienza”, Donnachiara: 87/100
Vino convincente, per la bevibilità non banale, giocata in bocca su un frutto maturo, esotico, ma anche su una freschezza che riequilibra il sorso. Chiusura su vaghi ricordi di radice di liquirizia.

3) Falanghina del Sannio 2018 “Serrocielo”, Feudi di San Gregorio: 87/100
Mineralità, pietra focaia. Interessante in bocca, giovane e di prospettiva, con il frutto che deve ancora uscire bene. Un vino verticale, giocato su salinità e freschezza.

4) Falanghina del Sannio 2016 “Biancuzita”, Torre a Oriente: 86/100
Macchia mediterranea, frutto giallo maturo, ginestra, salinità: tutto in equilibro. Corrispondente al palato, su bella salinità e frutto: un palato che tende ad ammorbidirsi di quel poco che basta per risultare al contempo tipico e “internazionale”.

BIANCHI BASE FIANO

1) Cilento Fiano 2017 “Licosa”, Il Colle del Corsicano: 90/100
Macchia mediterranea intrigante, impreziosita da richiami leggeri di ginger candito e buccia d’arancia. Mentuccia, vena balsamica. In bocca gran concretezza, tra sale e corrispondenza gusto-olfattiva. Allungo minerale serioso, su note saline che accompagnano frutta esotica come ananas e papaya.

2) Fiano Paestum 2017 “Vigna Girapoggio”, Verrone Viticoltori: 89/100
Bel naso, bella bocca dritta, verticale sino al rischio di poter sembrare esile. In realtà siamo di fronte al limite tra eleganza e consistenza sussurrata. In particolare: naso di zenzero e buccia d’arancia, con richiami di macchia mediterranea. In bocca una percezione salina spiccata. Il frutto, giallo, emerge in chiusura ed equilibra un sorso di gran prospettiva.

3) Fiano di Avellino 2018 “Montealapio”, Tenute di Pietrafusa: 88/100
Altro vino di gran prospettiva. Frutto, sale in chiusura, durezze in evidenza che si potranno amalgamare.

4) Paestum Fiano 2018 “Trentenare”, San Salvatore 1988: 88/100
Altro campione giovanissimo, che evidenzia già tratti di gran completezza.

5) Fiano di Avellino 2018, Villa Raiano: 87/100
Naso non particolarmente intenso, verde anche in questo caso evidente, ma vira su radice, assieme al sale e al minerale. Non male in prospettiva.

6) Fiano di Avellino 2017 “Pietramara”, I Favati: 87/100
Più facile e immediato rispetto ad altri. Frutto spiccato, ma anche pietra focaia e frutto maturo. Macchia mediterranea che esce con l’ossigenazione. Bel vino nel complesso, che ammicca al mercato senza perdere tipicità.

7) Fiano di Avellino 2017, Rocca del Principe: 86/100
Un francese ad Avellino. Un Fiano di concetto, tra verde, frutto, grassezza e sale. Intrigante e giovane.

BIANCHI CAMPANI BASE GRECO

1) Paestum Greco 2018 “Calpazio”: 89/100
Nota di zafferano leggera, oltre al classico corredo del vitigno. In bocca è un vino sostanzialmente già godibile, ma è col tempo che questo campione dimostrerà se è valsa la pensa scommetterci.

2) Greco di Tufo 2018, Villa Raiano: 86/100
Tanto frutto giallo. In bocca, la salinità compensa il frutto. Un vino di buona prospettiva.

3) Greco di Tufo 2018, Terre D’Aione: 86/100
Frutta esotica e durezze saline: di prospettiva, giovanissimo. Certamente un campione da riassaggiare in futuro, per sondarne l’evoluzione.

4) Greco di Tufo 2017, Cantine di Marzo: 86/100
Sale su frutto. Un Greco quasi difficile per la sua aristocraticità: contratto al momento, ma con ottime prospettive.

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Gli Editoriali news

“Other area” a chi? Falstaff “declassa” l’Oltrepò pavese allo Sparkling Trophy 2018

EDITORIALE – D’accordo, diciamocelo. Ci sarà pure un po’ di paraculismo da parte dei tedeschi di Falstaff, per allargare la platea degli incoronabili. Ma la medaglia d’argento conferita alla Conte Vistarino allo Sparkling Wine Trophy 2018 ideato dalla rivista tedesca, a dire il vero, è un mezzo scandalo. E non perché non si tratta di un oro.

Il risultato è stato annunciato ieri, nella giornata di chiusura della Prowein Trade Fair 2019  di Düsseldorf.

Il premio ritirato dalla contessa Ottavia Giorgi di Vistarino per il Metodo Classico Oltrepò Pavese Docg Millesimato 2008 Pas Dosé “Cepage” rientra nella categoria “Other Areas Italy“. Ovvero: “Altre aree d’Italia“.

E’ un po’ come se una rivista di settore italiana creasse una categoria ad hoc per uno Champagne della Montagne de Reims, per premiare nella categoria “Francia” solo quelli della Cote Des Blancs o della Cote des Bar.

Per favore adesso qualcuno, dalle parti di Pavia, alzi la mano dal fondo della sala per ricordare ai tedeschi di Falstaff che l’Oltrepò pavese è una delle aree più vocate in Italia per la produzione di Metodo Classico.

Qualcuno alzi la mano, dalle parti di Pavia, per dire ai tedeschi che la famiglia Vistarino ha a disposizione 200 ettari di Pinot Nero e una modernissima cantina, inaugurata da pochi mesi.

Qualcuno alzi la mano, va bene anche da Garlasco (ex targa “PV”, per l’appunto) per dire ai tedeschi che è un insulto all’Italia inserire uno spumante dell’Oltrepò pavese nella categoria “Other Areas Italy”.

Qualcuno, da Torrazza Coste o giù di lì, inviti i tedeschi a farsi un giro in Oltrepò. Per scoprire, se non altro, quanto ben di vino c’è da quelle parti, non solo con le bollicine. A meno che l’eterno ruolo di “serbatoio” non faccia stare un po’ zitti tutti. Allora sarebbe il caso di berci su, anche in questa “Other Area of Italy”. Cin, cin.

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Biodiversità significa vino di qualità. In Franciacorta il primo studio al mondo


PROVAGLIO D’ISEO –
E’ la differenza che passa tra una bellezza naturale e una costruita dal chirurgo. Da un ambiente sano e ricco di biodiversità, non ritoccato dai “ferri” della chimica, nasce un vino “naturalmente” buono.

E’ quanto conferma per la prima volta al mondo uno studio avviato in Franciacorta dall’Università della California di Davis, in collaborazione con il professor Leonardo Valenti dell’Università degli Studi di Milano. Un progetto avviato tra i vigneti di Barone Pizzini, azienda pioniera della sostenibilità in Italia, poi diffuso in altre aree vinicole del Paese.

Non a caso Barone Pizzini ha affidato all’enologo Valenti la presentazione dei primi risultati dello studio, in occasione dell’assaggio delle basi spumante 2018 della maison franciacortina. L’analisi dei terreni dei “cru” – oltre 40 quelli a disposizione di Barone Pizzini – dà infatti vita a micro vinificazioni, utili alla perfetta composizione delle cuvée.

Un approccio che avvicina la cantina bresciana ad alcune note realtà cooperative dell’Alto Adige, che da anni vinificano separatamente le uve dei propri conferitori, per arrivare al miglior blend. La marcia in più è costituita dall’attenzione alle diverse condizioni registrabili nelle micro porzioni di ogni singolo vigneto.

Un puzzle nel puzzle, che si traduce per esempio in scelte differenti sui livelli di pressatura delle uve del medesimo “cru”, da stabilire in base alle caratteristiche di “croccantezza” ed elasticità della buccia.

Sembra una cosa ovvia la connessione tra la vitalità del suolo e la qualità del vino – spiega Silvano Brescianini, direttore generale di Barone Pizzini e neo presidente del Consorzio per la Tutela del Franciacorta – ma in realtà non sempre questo viene considerato”.

“Per di più – sottolinea Brescianini – non esistono pubblicazioni ufficiali su questo tema. Dobbiamo essere dunque orgogliosi, come italiani, di essere stati i primi a lavorarci. E un grande merito va al nostro enologo, il prof Valenti, e al nostro agronomo, Pierluigi Donna”.

I PUNTEGGI DI BIODIVERSITÀ
“Quando una vite è in equilibrio con l’ambiente – spiega Leonardo Valenti – lo dimostra con un comportamento vegetativo corretto e una tendenza a generare uve di qualità. Non abbiamo fatto altro che analizzare i fattori alla base di questa correlazione, nel sottosuolo”.

Sono stati messi sotto osservazione i differenti appezzamenti di Barone Pizzini, ritenuti più o meno in grado, secondo le evidenze storiche raccolte in occasione delle diverse vendemmie, di produrre uve di maggiore o minore qualità.

Abbiamo dunque assegnato dei veri e propri punteggi di biodiversità ai diversi terreni – aggiunge Valenti – provando per la prima volta al mondo le precise assonanze tra i valori di vitalità del suolo e la qualità dei vini da esso prodotti. Il medico non tratta tutti i pazienti alla stessa maniera. Conoscere le caratteristiche di ogni singolo terreno ci aiuta a comprendere come aiutarlo naturalmente a produrre meglio”.

L’ASSAGGIO DELLE BASI E L’ERBAMAT

Dal campo alla bottiglia, insomma, il passo è breve. E promette benissimo l’annata 2018 di Barone Pizzini, sulla base degli assaggi delle basi spumante dell’ultima vendemmia. Si tratta di prelievi di “botte”, che andranno a comporre i Metodo Franciacorta passando per il tiraggio e la successiva sboccatura.

Le uve atte alla produzione di spumante – ricorda il professor Valenti – devono raggiungere un’immaturità matura. Potremmo anche definirla una ‘maturità adolescenziale’, di un giovane che ha un carattere abbastanza formato, anche se ancora malleabile”.

E’ così che lo Chardonnay del “cru” Roncaglia, utile alla produzione dell’etichetta “Animante” (20-30 mesi sui lieviti) rivela una buona acidità, equilibrata col resto del corredo. Sarà infatti “tirato” a breve.

Più torbida la base dello Chardonnay di Ronchi, che finirà nella cuvée del “Satèn” o del “Naturae”. Una storia a sé per questo vino, ottenuto grazie a una selezione di lieviti indigeni compiuta in un magazzino sterile di Barone Pizzini, fino a individuare – tra 10 diversi – quello più capace di garantire elevati standard qualitativi in fermentazione.

Ben 5, ovvero la metà, sono risultati “gravemente problematici”: una riprova che anche tra i lieviti indigeni delle uve occorre fare selezione, per evitare arresti fermentativi o altri problemi indotti. Un progetto che Barone Pizzini intende comunque estendere ad altri vigneti.

Altro campione altra base: lo Chardonnay del “cru” del Roccolo è perfetto per il Franciacorta Riserva “Bagnadore”, prodotto di punta della cantina bresciana. Si tratta infatti delle ultime uve raccolte nel comprensorio aziendale.

Una maturazione più lenta che garantisce l’ottenimento di un vino base di potenza, struttura e maturità, grazie ad un accumulo di zucchero che non penalizza l’uva in termini di acidità e ph.

Non a caso le radici affondano in un suolo misto, dove parti profonde e sottili si mescolano. Una situazione simile a quella della fascia centrale della Borgogna, dove si trovano appunto i preziosi Grand Cru e i Premier Cru.

Tra gli assaggi più significativi anche quello dell’Erbamat, l’autoctono riscoperto da Barone Pizzini ed entrato ufficialmente tra i vitigni del Franciacorta dalla vendemmia 2017, con un massimo del 10%.

Un vitigno che dà vita a vini duri, ma dotati al contempo di una certa aromaticità, avvertibile nel retro olfattivo. In Italia può essere paragonato solo alla Durella, l’uva “tosta” con cui si produce il Metodo classico dei Monti Lessini.

“Il campanello d’allarme delle caldissime vendemmie 2003 e 2007 – spiega Silvano Brescianini – ci ha spinto ad interrogarci ancora più seriamente sui cambiamenti climatici. Tra le 18 varietà autoctone disponibili per la Denominazione abbiamo scelto l’Erbamat. Una scelta dovuta al fatto che matura 6-8 settimane dopo lo Chardonnay e mostra un’acidità malica elevata, oltre ad essere citata dall’agronomo bresciano Agostino Gallo già nel 1564″.

Barone Pizzini ha iniziato a reimpiantarlo nel 2008 in località Timoline (vigneto Prada). Nel 2011 le prime prove di vinificazione e nel 2016 i nuovi vigneti, per aumentare la massa critica. La cantina di Provaglio di Iseo, assieme a Berlucchi, detiene oggi la nursery dell’Erbamat.

Ci vorrà del tempo per capire se la sperimentazione avrà avuto gli effetti sperati – evidenzia ancora Brescianini – ma di sicuro avere un vitigno così sul territorio ci consente di presentarci all’estero con una storia autentica e di territorio da raccontare, oltre ai vantaggi garantiti dalle caratteristiche di questa uva”.

Secondo l’enologo Leonardo Valenti, la quota perfetta di Erbamat nella cuvée del Franciacorta è tra il 20 e il 25%, meglio se con Chardonnay e Pinot Noir. Sorprendenti, appunto, anche gli assaggi di Pinot Nero della vendemmia 2018 di Barone Pizzini: potenti, salini e dotati del giusto apporto di frutto.

Quel che è certo è che tutti i Franciacorta della cantina di Provaglio d’Iseo siano “ipocalorici”, come piace definirli al direttore Silvano Bresciani. Ovvero sostanzialmente privi di percezioni zuccherine. La “coda” dolce della liqueur d’expedition è poco percettibile ed è semplice capire perché: il vino “più dosato” è il Satèn, che registra tra i 4 e i 5,5 grammi di residuo.

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“Chiamatelo vino rosa”. I migliori assaggi all’Anteprima Chiaretto 2018 (Bardolino + Valtènesi)


LAZISE –
Quarantatré Chiaretto di Bardolino e 27 Valtènesi Chiaretto in degustazione a Lazise (VR), all’Anteprima della vendemmia 2018 del vino più “rosa” d’Italia, come vuole la nuova linea di comunicazione pensata per i due vini. In mattinata, nello splendido borgo affacciato sul Lago di Garda, i 63 produttori di Chiaretto hanno messo a disposizione della stampa i campioni dell’ultima vendemmia, in commercio da poche settimane.

Vi raccontiamo i migliori assaggi all’evento organizzato dal Consorzio di Tutela del Chiaretto e del Bardolino, mentre alla Dogana Veneta di Lazise è ancora in corso l’Anteprima 2018. Per degustare un totale di 120 vini rosati prodotti nell’area a cavallo tra le province di Verona e di Brescia c’è ancora tempo domani, dalle 14 alle 20.

L’ingresso sarà tuttavia consentito solo agli operatori del settore, che oltre al Chiaretto di Bardolino e della Valtènesi 2018 potranno degustare le annate precedenti, oltre al Bardolino Chiaretto Spumante e al Garda Rosé Brut.

UNA DENOMINAZIONE IN CRESCITA

“Il clima è decisamente improntato al bello per il Chiaretto – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino (nella foto) – che si è conquistato una solida leadership nel mondo dei vini rosa italiani e che vede incrementare continuamente l’interesse da parte dei consumatori italiani ed esteri, aprendo prospettive interessanti negli Stati Uniti, in Canada e in Scandinavia”.

Sono 10 i milioni di bottiglie dell’area aggregata, con la quota dell’export che si aggira al 60%. “Mi preme sottolineare proprio questa definizione di ‘vini rosa’ – aggiunge Cristoforetti – perché come esistono i vini rossi e i vini bianchi, non vedo perché non si debba parlare di ‘vino rosa’ anziché di ‘rosato’, un termine che ha invece un senso compiuto solo in alcune denominazioni, come quelle della Puglia e della Calabria, o di rosè che invece riguarda la Francia e lo spumante”.

La degustazione dei vini dell’area gardesana è infatti iniziata a Parigi con Wine Paris ed è proseguita con un tour in cinque città degli Stati Uniti. Un viaggio che conferma la collaborazione tra il Chiaretto di Bardolino e l’area della Valtènesi, suggellata appunto dall’Anteprima congiunta della vendemmia 2018.

Il tour proseguirà in Germania, al Prowein di Düsseldorf, dove il Chiaretto sarà protagonista insieme agli altri cinque “vini rosa” italiani, con i quali il Consorzio di Tutela ha sottoscritto un patto di collaborazione per la promozione congiunta.

I MIGLIORI ASSAGGI DI CHIARETTO 2018

CHIARETTO DI BARDOLINO 2018
1) Bardolino Chiaretto 2018 “Granara”, Tommasi: 87/100
Un “vino rosa” che sorprende per la sua capacità di essere pronto, ma con ampi margini di miglioramento. Macchia mediterranea al naso, origano. In bocca un bel frutto, impreziosito da ricordi di cera d’api.

2) Bardolino Chiaretto 2018, Cavalchina: 86/100
Naso complesso su agrumi e accenno di speziatura, In bocca grasso e al contempo verticale, bel frutto e bella mineralità, in equilibrio.

3) Bardolino Chiaretto 2018, Corte Gardoni: 86/100
Un rosato giocato sulle durezze, in particolare sulla salinità, senza rinunciare al frutto. Bella chiusura su liquirizia e sale e frutto, lungo e addirittura con filo di tannino.

4) Bardolino Chiaretto Classico 2018 “Villa Cordevigo” Bio, Villabella: 85/100
Bell’espressione, tipica e non ruffiana, di un godibilissimo Chiaretto. Su durezze, insomma, senza perdere di vista il frutto. Bello il retro olfattivo, lungo.

5) Bardolino Chiaretto 2018, Albino Piona: 85/100
Giovanissimo, ma già in grado di mostrare un gran carattere e, soprattutto, distintività.

5+) Bardolino Chiaretto Castelnuovo 2018, Cantina Castelnuovo del Garda: 84/100
La sorpresa assoluta. Bellissima figura nella nostra degustazione alla cieca per il Chiaretto della Cantina Sociale Veronese del Garda, in vendita a soli 2,20 euro nella Grande distribuzione organizzata: i supermercati della zona del Garda.

VALTÈNESI CHIARETTO 2018

1) Valtènesi Chiaretto 2018, Cantrina: 88/100
Teso, verticale, fine, elegante. Un 100% Groppello da assaggiare, anzi da non perdere assolutamente.

2) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018 “Sinìgol”, La Torre: 87/100
Viti tra i 40 e i 60 anni per questa “chicca” gardesana. Il terreno, ricco di scheletro, si riflette in un calice che marca sulla verticalità, senza perdere di vista la “materia”. Blend ottimamente riuscito di Groppello gentile, Marzemimo, Barbera e Sangiovese.

3) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Cà dei Frati: 86/100
Foglia di pomodoro, idrocarburo leggero. Bel frutto anche in bocca, compensato da una vena leggera di tannino e dalla mineralità già avvertita al naso.

4) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Selva Capuzza: 86/100
Tra i Chiaretto più equilibrati dell’intera batteria, al momento, eppure con buoni margini di ulteriore affinamento nel tempo. Bella chiusura su note saline, leggera spezia e radice di liquirizia.

5) Riviera del Garda Classico Chiaretto 2018, Conti Thun: 85/100
Cantina giovane della Denominazione, con ottimi margini per fare un buon lavoro. Un’ottima “base” di partenza.

LO SPUMANTE
La sorpresa è il Metodo Classico “Ceppo 326 Rosé” della cantina Pasini San Giovanni. Un Pas Dosé da uve Groppello (70%) con un 30% di Chardonnay. Cinquanta mesi sui lieviti, sboccatura ottobre 2018. In vendita in cantina a soli 20 euro, regala un palato verticale, unito ai caratteristici sentori fruttati del Groppello. Della stessa cantina, da provare l’ottimo il Valtènesi 2018 “Rosagreen”, sempre da uve Groppello.

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Chianti Lovers 2019: i migliori Chianti e Morellino di Scansano Docg all’Anteprima


FIRENZE –
Pioggia e sole. Nuvole e schiarite di sereno. La degustazione delle nuove annate di Chianti Docg e Morellino di Scansano Docg rispetta le attese del pronostico.

L’andamento climatico ha condizionato la vendemmia 2018, che ha fatto registrare una produzione di poco inferiore alla media (10-15%). Qualche punta di qualità riscontrabile ieri alla Fortezza da Basso di Firenze, dove è andata in scena l’Anteprima Chianti Lovers 2019.

Al tasting hanno preso parte i campioni di Chianti Docg 2018, Chianti Docg 2017, Superiore 2017 e Riserva 2016 delle varie sottozone, oltre a quelli di Morellino di Scansano Docg 2018 e Morellino di Scansano Docg Riserva 2016. Ecco i migliori assaggi.

CHIANTI DOCG 2018

Castello di Gabbiano: 90/100
Naso-bocca pulito, su frutta e speziatura. Bella freschezza, alcol integrato, vino già godibile ma di prospettiva. Leggermente sapido in chiusura, allungo sulla frutta (ciliegia, lampone, maturi eppure mai scomposti).

Conte Guicciardini: 90/100
Bel naso bocca. Naso di frutta fresca, croccante. Sottobosco preciso. In bocca sale e freschezza, in un gioco molto divertente e godurioso. Buona struttura e tannino di prospettiva.

Dianella: 89/100
Naso particolare, tra la nocciola e l’arachide (frutta secca), oltre al ribes e al lampone. In bocca buona freschezza.

Fattoria Casalbosco: 89/100
Caffè, spezie come il ginepro e il pepe, macchia mediterranea, leggera vena animale del Sangiovese. In bocca corrispondente, lunghissimo, con bellissimo frutto e spezia (curry e liquirizia).

Salcheto: 90/100
Impronta netta di agrume, arancia sanguinella, freschezza. Ha bisogno di un po’ di vetro per diventare super. Bella eleganza naso-bocca, corrispondente.

Fattoria Montellori: 89/100
Gran bella freschezza naso bocca. Spezia, frutto, sapidità al palato. Lungo sul frutto, prima di una chiusura di sipario sul tannino. Molto preciso, ben fatto, elegante.

CHIANTI COLLI ARETINI DOCG 2018

Mannucci Droandi: 88/100
Tannino potente, frutto presente, sale. Gran bella freschezza, di prospettiva. Quasi tagliente. Preciso il frutto, spezia e mineralità netta al palato. Da aspettare.

CHIANTI COLLI SENESI DOCG 2018

Agricoltori del Chianti Geografico: 89/100
Inchiostro, frutto, sale, in bocca verticale, tannino dosato, pronto e al contempo di prospettiva. Un Chianti importante, di ottima finezza oggi. Possibilmente da aspettare per farlo esprimere all’ennesima potenza. In bocca elegante, verticale, bella freschezza.

CHIANTI COLLI FIORENTINI DOCG 2017

Tenuta San Vito: 89/100
Inchiostro e frutta maura ma pulita, freschezza, sale. Molto beverino. Invoglia il sorso con i richiami a piccoli frutti rossi come ribes e fragola, uniti alla sapidità e alla vena acido-fresca.

CHIANTI SUPERIORE DOCG 2017

La Pieve – Famiglia Petracchi: 90/100
Tamarindo. Zenzero candito, arancia rossa, più buccia che polpa. In bocca fresco, tannico, di nuovo su note di agrume come l’arancia rossa. Lungo, salino, ottima pulizia e prospettiva futura.

Fattoria di Poggiopiano: 88/100
Frutto di bosco, profondo, mirtillo, fragolina di bosco. Mineralità.

CHIANTI COLLI FIORENTINI DOCG RISERVA 2016

Fattoria Le Sorgenti: 89/100
Tra l’animale e il frutto il naso, in bocca grandissima freschezza che accompagna fino al retro olfattivo. Tannino di prospettiva, frutto, leggeri richiami di miele. Succoso.

Tenuta San Vito: 89/100
Bel naso, molto particolare: rosmarino, freschezza, che poi si ritrova in bocca. Dolcezza al palato, unita a una certa struttura che fa pensare al perfetto accompagnamento a tavola con un piatto importante (selvaggina). Gran bella freschezza e tannino di prospettiva. Gastronomico.

CHIANTI COLLI SENESI DOCG RISERVA 2016

Mormoraia: 89/100
Uno dei più pronti al momento, tra frutto e incenso, frutto rosso come ribes e terziari come liquirizia, lunghissimi e freschi, con chiusura balsamica, mentuccia elegante. Bello e di prospettiva.

CHIANTI DOCG RISERVA 2016

Tenuta Moriniello: 90/100
Elegantissimo, pepe, liquirizia, bel frutto. Di prospettiva.


MORELLINO DI SCANSANO DOCG 2018

Col di Bacche: 89/100
Viola e pepe, erbaceo, erbe selvatiche di campo. In bocca frutto e sale, tannino di prospettiva. Grandissima freschezza. Già godibile, ma al contempo di prospettiva.

Val delle Rose: 89/100
Inchiostro, tannino, frutto, sale accentuato, anche al palato, liquirizia, balsamico.

Poggio Trevvalle: 88/100
Bocca e naso di prospettiva. Bel frutto, freschezza esemplare per la maturità del frutto, fasi in perfetto equilibrio. Chiusura tendente al sapido, apprezzabilissima.

MORELLINO DI SCANSANO DOCG RISERVA 2016

Bruni: 90/100
Venatura animale al naso, in bocca una grandissima precisione, frutto tendente al maturo ma composto, anche grazie a una sapidità molto più accentuata.

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Vini al supermercato

Conad, bilancio 2018 da incorniciare. No a un brand sul vino

MILANO – Conad ha presentato questa mattina allo Spazio Edit di Milano il bilancio preconsuntivo 2018. I numeri dicono bene al Consorzio Nazionale Dettaglianti, che tuttavia non intende investire in una linea di vini “brandizzata”. In un anno difficile per l’economia e per i consumi degli italiani, il giro d’affari della catena si attesta a 13,4 miliardi di euro, con un incremento di 408 milioni rispetto al 2017.

Una crescita del 3% che conferma “la cavalcata inarrestabile iniziata nel 2002”, per dirla con le parole dell’amministratore delegato Francesco Pugliese. Accanto a lui, a snocciolare le cifre di un bilancio pressoché definitivo, il direttore generale di Conad, Francesco Avanzini.

IL DETTAGLIO
Si riduce ulteriormente il gap che separa Conad dal leader di mercato, con la quota salita al 12,9% (12,5% lo scorso anno) e si rafforza la leadership nei supermercati, al 22,4% (21,5% lo scorso anno). In crescita il patrimonio netto, passato dai 2,37 miliardi di euro del 2017 ai 2,53 miliardi di fine 2018.

Elementi che consentono a Conad di affrontare con la necessaria solidità economica il piano di investimenti del triennio 2018-2020, pari a 1,3 miliardi di euro, di cui 530 milioni per il 2019. La strategia prevede il potenziamento della rete di vendita con nuove aperture, acquisizioni e ristrutturazioni, a rendere più efficienti da un punto di vista energetico negozi e magazzini, a ottimizzare la logistica.

Tra le acquisizioni, quella che fa più “rumore” riguarda l’assorbimento di 6 punti vendita a insegna Iper, La grande i, mediante una partnership strategica con l’azienda fondata da Marco Brunelli. I sei ipermercati, di fatto, saranno riallestiti sotto duplice insegna Iper e Conad.

Nel mirino, in particolare, c’è la crescita e il consolidamento del mercato nel Nord Italia. Conad di fatto è leader di mercato in Abruzzo, Calabria, Lazio, Molise, Sardegna e Umbria. Occupa la seconda posizione in Campania, Emilia-Romagna, Sicilia e la terza nelle Marche, Toscana e Valle d’Aosta.

“I risultati sono superiori alle attese – sottolinea l’ad Francesco Pugliese – soprattutto alla luce dell’andamento dei consumi, che registrano un preoccupante calo con il conseguente timore di una battuta d’arresto congiunturale. Cresciamo facendo investimenti destinati allo sviluppo e tutelando il poter d’acquisto degli italiani. Facciamo soprattutto impresa, creando nuova imprenditorialità e nuovi posti di lavoro”.

“LA MARCA COME LEVA, MA NON DEL VINO”
Molto rilevanti i numeri riferiti alla “marca”. Conad ci crede al punto di preferire quest’ultima alla leva promozionale. E i numeri danno ragione al Consorzio.

“Abbiamo investito molto sulla marca del distributore, portandola al 30%, e sui format distributivi necessari per soddisfare la richiesta di qualità e di convenienza che viene dai clienti”, sottolinea il direttore generale di Conad Francesco Avanzini.

La marca Conad cresce molto più del mercato. Anzi: traina il trend delle private, a livello nazionale. I risultati economici raggiunti nel 2018 sono condizionati in maniera determinante dalla marca. Al punto di valere più del 50% della crescita di tutta la marca commerciale in Italia, sempre più il punto di riferimento per un numero crescente di clienti.

Merito anche di politiche di comunicazione e fidelizzazione legate al claim “Bassi&Fissi“: 500 prodotti di 90 categorie di consumo a prezzi ribassati del 30%, che hanno generato un risparmio annuo medio per famiglia quantificabile in 1.645 euro.

La quota nel Largo Consumo Confezionato sale al 29,7% – contro il 20,2% del valore medio nei supermercati (Fonte: IRI) – e il fatturato supera i 3,5 miliardi di euro (300 milioni in più rispetto allo scorso anno), con una crescita a valore pari al 7%.

Le offerte promozionali sono calate nel corso dell’anno, anche se hanno mantenuto un’efficacia sensibilmente più alta rispetto ai competitor. Se ne sono avvantaggiati i clienti Conad che hanno risparmiato nel 2018 oltre 717 milioni di euro nel solo Largo Consumo Confezionato (fonte: IRI), a cui si aggiunge la convenienza dei distributori, delle parafarmacie e dell’ottico per ulteriori 40 milioni di euro.

All’appello, tra le maggiori category, sembra mancare soltanto il vino. Conad conferma infatti di non voler percorrere la strada intrapresa da Coop (linea vini Fior Fiore) e Iper, la grande i (linea “Grandi Vigne”, tra l’altro nell’occhio del ciclone per via della pesante riorganizzazione interna in corso in Finiper).

“A livello di marca – spiega il direttore Conad Francesco Avanzini – siamo già intervenuti nel settore, che per la sua identità seguiamo e seguiremo con la dovuta attenzione. Siamo sempre andati alla ricerca di rapporti con il mondo della produzione diretta e sviluppato etichette proprietarie, pur senza una politica di brand”.

“Secondo le nostre ricerche – precisa l’ad Francesco Pugliese – l’incidenza del brand dell’insegna sarebbe inferiore a quella brand della singola cantina. Nel vino, l’endorsement della catena è ancora troppo debole. Anche per questo, a parte rare eccezioni come il Lambrusco, non apponiamo il nostro marchio sulle bottiglie, pur potendo contare su una rete di aziende vitivinicole che producono per noi le maggiori Denominazioni, circa 80 su base vitigno”.

Clamorosi, in questo senso, i numeri del Prosecco prodotto per Conad dalla Marca Trevigiana. Sono 275 mila le bottiglie vendute annualmente. “Di quella stessa etichetta – evidenzia Pugliese – Coop Swiss acquista attraverso di noi 350 mila bottiglie. Ciò significa che la Marca Trevigiana produce oltre 600 mila bottiglie attraverso Conad”.

CONAD IN ITALIA
I punti di vendita sono 3.225, settantasei in più rispetto a quelli del 2017: 26 Conad Ipermercato, 229 Conad Superstore, 1.096 Conad, 972 Conad City, 465 Margherita Conad, 20 Sapori&Dintorni, 240 discount a insegna Todis e 177 tra altre insegne, cash&carry e tradizionali.

I 394 milioni di euro di investimenti dell’anno in corso sono stati finalizzati per il 74% a nuove aperture e per il restante a ristrutturazioni. La produttività al metro quadrato è cresciuta a 6.510 euro dai 6.140 dello scorso anno, superiore ai 5.620 euro della media di mercato, con una superficie media di 648 mq (Fonte: GNLC, I semestre 2018).

Altri concept di vendita rendono disponibili servizi in linea con le nuove esigenze di consumo degli italiani, sempre più orientati al risparmio e ai tagli. Ai 39 distributori di carburanti Conad hanno fatto rifornimento 15,5 milioni di automobilisti.

Un valore di 430 milioni di euro, con una convenienza di 25 milioni di euro pari in media a 8,5 centesimi al litro rispetto alle medie mensili dei prezzi pubblicati dal ministero dello Sviluppo. Sonop 155 gli addetti occupati negli impianti.

Le 135 parafarmacie Conad registrano un fatturato di 82 milioni di euro: 5,7 milioni di clienti, grazie agli sconti sempre attivi dal 15 al 40%, hanno risparmiato 13 milioni di euro sull’acquisto di prodotti per la salute e il benessere della famiglia e degli animali da compagnia. Nelle parafarmacie sono occupati 420 farmacisti iscritti all’Albo.

Nei 15 concept Ottico Conad in attività lavorano 50 ottici specializzati. Il fatturato ha superato i 7 milioni di euro e 200 mila clienti hanno usufruito di sconti dal 20 al 50%, con un risparmio annuale di 2 milioni di euro.

A questi servizi si aggiungono i 26 PetStore Conad che non solo offrono un ampio assortimento di prodotti a prezzi convenienti – il fatturato è stato di 15 milioni di euro con oltre 7 mila prodotti in assortimento –, ma si fanno anche promotori di raccolte di alimenti per cani e gatti in difficoltà che nel 2018 hanno raggiunto le 25 tonnellate di cibo donate a canili e gattili per un valore di 125 mila euro.

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Pre Anteprima Chiaretto 2018: il rosé di Bardolino convince e sfida il tempo

BARDOLINO – Il rosato Chiaretto di Bardolino cresce in volumi e consensi. E’ quanto emerge dalla “pre Anteprima 2018“, andata in scena oggi a Bardolino. Il successo della Denominazione è consacrato dall’ottimo lavoro dei produttori in annate difficili come la 2014 e la 2017.

Ma anche dagli assaggi dalle vasche della vendemmia 2018, già in grado di dimostrare grande personalità nel calice. Oltre a consentire di battezzare il Chiaretto come “l’Amarone dei rosati“, per la sua capacità di evolversi positivamente negli anni, senza ossidarsi o svanire nel confronto con le lancette.

“Le ottime condizioni del vigneto nelle ultime annate difficoltose – evidenzia Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela – hanno messo in luce l’abilità crescente dei nostri associati nella produzione del rosato da uve Corvina e Rondinella, la cui produzione è in netta ascesa”.

I numeri parlano chiaro. Nel 2014 erano circa 5 milioni le bottiglie di rosé prodotte dalla Denominazione veneta. Per il 2018 si parla di un +1%, a fronte dei consolidati 8-9 milioni. Di conseguenza è scesa a 15-17 milioni la produzione del rosso Bardolino, a dispetto della media di 20-24 milioni di bottiglie degli scorsi anni. Le uve per la produzione del rosato Chiaretto, del resto, sono le stesse del Bardolino.

E la sfida, secondo il direttore del Consorzio Angelo Peretti, è proprio di tipo agronomico. “I produttori – sottolinea Peretti – stanno man mano prendendo coscienza della necessità di investire su vigneti ad hoc per la produzione del rosato, diversi da quelli del rosso Bardolino. Solo così la Denominazione potrà crescere in termini di considerazione sul mercato”.

Se da un lato la leva del Chiaretto di Bardolino è l’export, dall’altro i margini di evoluzione sono offerti dal mercato interno. Basti pensare che in Italia si consuma solo il 6% di vino rosé rispetto al totale. In Francia, Paese considerato leader internazionale nella produzione di rosati, questa cifra sale al 34%.

I MIGLIORI ASSAGGI ALL’ANTEPRIMA
Dopo una devastante annata 2017, con la produzione scesa a 160 mila ettolitri complessivi contro i 240 della media, il Chiaretto di Bardolino può contare su una vera e propria rivincita con la vendemmia 2018.

Alcuni vini saranno in commercio tra qualche giorno. Altri tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 2019. Quel che è certo è che il livello raggiunto dalla trentina di produttori associati al Consorzio è più che mai in ascesa.

Tra i 46 campioni degustati alla cieca a Bardolino, convincono Vigneti Villabella, Guerrieri Rizzardi e Casaretti, rispettivamente con Bardolino Chiaretto Classico Villa Codevigo Biologico 2018 e Bardolino Chiaretto Classico 2018 (campioni da vasca).


Tra i già imbottigliati, seppur da pochi giorni o settimane, spiccano i rosé delle cantine Aldo Adami (Bardolino Chiaretto 2018), Ca’ Bottura (Bardolino Chiaretto 2018) e Cantina di Custoza. Punteggi non astrali quelli assegnati durante il blind tasting, ma comunque in grado di staccare molti altri competitor.

In occasione della giornata di degustazione è parso comunque evidente la “necessità di vetro” dei Chiaretto di Bardolino: vini che danno il meglio di sé a distanza di diversi mesi (se non anni) in bottiglia, a dispetto della concezione del rosé come vino “di pronta beva”.

Alla ristorazione (soprattutto locale) il compito di educare avventori e turisti (italiani e stranieri) alle diverse sfumature del rosato di Bardolino. Fresco e scalpitante in gioventù. Più complesso e articolato con qualche mese sulle spalle. Vini che, col tempo, rendono necessari abbinamenti più “arditi” con la cucina.

“Quello che vogliamo tramettere al pubblico – dichiara ancora Franco Cristoforetti – è che in Italia si producono ottimi vini bianchi e rossi, ma anche rosé. Una tipologia che ha una dignità propria, che merita di essere valorizzata al massimo”.

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Approfondimenti

Chiaretto di Bardolino 2018: lunedì assaggio della nuova annata rosé

Il Chiaretto di Bardolino anticipa la stagione delle anteprime del vino con un’inedita pre-anteprima. Lunedì 10 dicembre sarà infatti già possibile avere un’idea dell’annata 2018 con il banco d’assaggio Il Chiaretto che verrà, aperto dalle 14.30 alle 19.30 al Ristorante La Loggia Rambaldi sul lungolago di Bardolino.

Saranno ben 45 le aziende presenti con la nuova produzione prelevata dalle vasche e con il Chiaretto di Bardolino 2017, che invece proprio in questi mesi di fine anno presenta la sua espressione più compiuta.

“Assaggiamo il nuovo Chiaretto – spiega Franco Cristoforetti, presidente del Consorzio di Tutela Chiaretto e Bardolino – in una fase in cui il vino ha appena finito la fermentazione e si esprime in tutta la sua esuberanza. Sul lago di Garda siamo di fronte ad un’annata favorevole, che ha unito precipitazioni superiori alla media e temperature elevate, garantendo il raggiungimento di un’ottima maturazione del frutto senza smarrire la classica freschezza e sapidità dei nostri vini”.

L’ANDAMENTO DELLA VENDEMMIA
Da gennaio a ottobre nel 2018 infatti la stazione meteo dell’Arpa Veneto di Calmasino di Bardolino ha registrato 798 mm di pioggia, contro i soli 562 mm dell’intera stagione 2017. Le temperature si sono tenute mediamente sempre al di sopra della serie storica, creando condizioni per un particolare vigore vegetativo e consentendo la perfetta maturazione delle uve con valori della gradazione zuccherina e dell’acidità mediamente in linea con quelli del 2017.

L’evento di dicembre sarà una semplice anticipazione della “vera” anteprima del Chiaretto, organizzata congiuntamente dal Consorzio di tutela Chiaretto e Bardolino e dal Consorzio Valtènesi, in programma domenica 10 e lunedì 11 marzo a Lazise. In quell’occasione i vini rosa del lago di Garda della vendemmia 2018 saranno imbottigliati e pronti per essere immessi sul mercato.

All’appuntamento bardolinese del 10 dicembre il costo del calice per le degustazioni è di € 10 per l’intero e di € 5 per il ridotto, riservato ai soci delle associazioni di settore con tessera valida (Slow Food, Ais, Onav, Fisar, Fis, Scuola europea Sommelier). L’ingresso è libero per i residenti nel Comune di Bardolino e per operatori di settore (ristoranti, enoteche, distribuzioni, gastronomie, hotel).

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Mercato Fivi 2018: i migliori vini sotto e sopra 15 euro


PIACENZA – Vinialsuper a caccia di vini qualità prezzo al Mercato dei Vini e dei Vignaioli Fivi 2018 di Piacenza. Quelli che seguono sono i nostri migliori assaggi Fivi sotto e sopra i 15 euro (franco cantina). Più che mai alta la qualità delle etichette in degustazione tra i 600 vignaioli che hanno preso parte alla Fiera dei record (18.500 accessi nel weekend del 24 e 25 novembre).

Tra i “fenomeni” dell’edizione si segnala lo spopolare dei rifermentati, non sempre in grado di valorizzare il varietale, figli di una rincorsa alla “spumantizzazione” dai risvolti non sempre positivi, neppure tra i vignaioli. D’altro canto si consolida il movimento dei Piwi, con l’ottima Villa Persani (TN) a fare da portabandiera fuori dai confini del Trentino.

Mediamente alta, tra i vignaioli Fivi presenti al Mercato 2018, la qualità dei rosati, con tre etichette che entrano di diritto nella nostra speciale classifica qualità prezzo. Strepitosi alcuni rossi, tra cui emerge il Barolo Bussia 2013 di Giacomo Fenocchio (CN) e il sorprendente Pinot Nero toscano di Podere Fedespina (MS).

Conferma assoluta, tra i vini da dessert, per un’eccellenza tutta italiana come il Vino Cotto Stravecchio della cantina Tiberi David (MC). Tra gli assaggi del Mercato Fivi 2018 anche tanti bei vini rossi “leggeri”, “quotidiani”, tutt’altro che banali: su tutti Montepulciano “Bastian Contrario” de La Marca di San Michele (AN). Ecco la lista completa.

VINI SOTTO AI 15 EURO

Bollicine
Vino bianco Frizzante 2018 “La prima volta”, Vigne al Colle (PD): 7 euro
Vino Spumante Brut Nature Bio “Silvo”, Villa Persani (TN): 8 euro

Bianchi
Gavi Docg 2016 “Terrarossa”, La Zerba (AL): 7 euro
Colli Romagna Centrale Bianco Doc “Opera 5”, Tenuta de’ Stefenelli (FC): 8 euro
Durello Igt Veneto 2016-2017 “io Cloe”, Cantina Tonello (VI): 8 euro
Provincia di Pavia Igt “Arò”, Castello di Stefanago (PV): 10 euro
Vigneti delle Dolomiti Igt Chardonnay 2016 “Felix”, De Tarczal (TN): 10 euro
Umbria Igt Grechetto 2016 “Rigaldo”, Bettalunga (PG): 10 euro
Puglia Igt Verdeca “Striale”, Tenuta Patruno Perniola (BA): 10 euro
Igt Terre Lariane Bianco “Brigante Bianco” 2017, La Costa (LC): 12 euro
Igt Terre Siciliane Bianco Traminer 2016, Enò-Trio (CT): 12 euro
Igt Terre Siciliane Bianco Carricante 2017, Enò-Trio (CT): 12 euro

Rosati
Puglia Igt Rosato 2017 “Ghirigori”, Tenuta Patruno Perniola (BA): 10 euro
Rosato 2017 “Crêuza”, Azienda Agricola Deperi Luca (IM): 13 euro
Alto Adige Doc Merlot rosato 2017 “Kotzner”, Armin Kobler (BZ):14 euro

Rossi
Bonarda dell’Oltrepò pavese Doc “Violin” 2017, Tosi (PV): 5 euro
Colli Euganei Doc Cabernet Franc 2017, Vigne al Colle (PD): 6 euro
Vino Rosso “Sasso”, Azienda Agricola Sandrin (TV): 6,10 euro
Colli Tortonesi Doc Barbera 2015 “Languia”, La Vecchia Posta (AL): 10 euro
Dolcetto d’Alba Doc Superiore 2016, Az. Agr.  La Contrada di Sorano (CN): 10 euro
Trentino Doc Superiore Marzemino d’Isera, De Tarczal (TN): 10 euro
Chianti Docg “Rex Rubrum”, Società Agricola Quei2 (FI), 10 euro
Umbria Igt Sangiovese 2015 “Mattata”, Bettalunga (PG): 10 euro
Puglia Igt Primitivo 2017 “Lenos”, Tenuta Patruno Perniola (BA): 10 euro
Marche Rosso Igp 2016 “Bastian Contrario”, La Marca di San Michele (AN): 12 euro
Rosso di Montepulciano Doc 2017 “Il Golo”, Il Molinaccio (SI): 12 euro

VINI SOPRA AI 15 EURO

Spumanti
Oltrepò pavese Metodo classico Pas Dosé Docg 2015, Tenuta Belvedere (PV): ?? euro, spumante non ancora in commercio (24 mesi sui lieviti)
Lessini Durello Doc Spumante Metodo Classico “io Teti”, Cantina Tonello (VI): 15 euro
Franciacorta Docg Brut 2015, Corte Fusia (BS): 20 euro
Gavi Docg Spumante 2011 “Francesca Poggio”, Il Poggio di Gavi (AL): 25 euro

Bianchi
Offida Pecorino 2015 “Bàkchai” barrique, Vigneti Bonaventura (AP): 16 euro
Vino bianco Marche Igt 2016 “Raphael”, Tenuta Ca’ Sciampagne (PU): 15 euro
Igt Terre Lariane Bianco “Solesta”, La Costa (LC): 18 euro
Barbagia Igt 2016 “Delissia”, Cantina Canneddu (NU): 25 euro

Rossi
Alto Adige Doc Cabernet Franc 2015 “Puit”, Armin Kobler (BZ): 16 euro
Colli Orientali del Friuli Doc Pignolo 2009, Castello Santanna (UD): 30 euro
Toscana Igt Pinot Nero 2015 “Fedespina”, Podere Fedespina (MS): 35 euro
Barolo Bussia Docg 2013, Giacomo Fenocchio (CN): 45 euro
Toscana Igt Merlot 2013 “Cà”, Podere Fedespina (MS): 25 euro

Dolci
Vino Cotto Stravecchio 2006 “Occhio di Gallo”, Tiberi David (MC): 25 euro

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Approfondimenti

Carlo Pagano è l’ambasciatore dell’Albana 2018

BERTINORO – Un sommelier molisano espugna il colle dell’Albana. Nella sfida all’ultimo calice di domenica 25 novembre l’ha spuntata Carlo Pagano, sommelier degustatore di Isernia battendo al fotofinish il romagnolo Gianluca Martini.

In palio c’era la medaglia d’oro al Concorso Nazionale ‘Master dell’Albana 2018’ e la ricca borsa da 2.000 euro messa a disposizione dal Consorzio Vini di Romagna a cui è intitolato il Trofeo.

Organizzato dall’Associazione Italiana Sommelier Romagna, insieme al Consorzio Vini di Romagna nell’ambito di Vino al Vino, la due giorni bertinorese promossa dal Comune e dal Consorzio Vini di Bertinoro, il Master, giunto alla seconda edizione, ha portato in terra di Romagna i campioni della sommellerie di tutta Italia che hanno dato vita a una sfida appassionante.

Oggetto della competizione, riconoscimenti alla cieca, racconto e abbinamenti ai piatti e tanta comunicazione e cultura del vino. Protagonista il ‘Romagna Albana Docg’, simbolo e mito di un territorio, i cui grappoli da Imola corrono lungo le colline fino a Cesena, trovando in Bertinoro uno dei suoi terroir più vocati.

Vino esclusivo (appena 800 mila bottiglie all’anno) e versatile, l’Albana, grazie anche a questo concorso, lancia l’Opa per un posto al sole fra i grandi bianchi del Belpaese. Con tutte le carte in regola in quanto a finezza e piacevolezza di beva, ecletticità e varietà di stili, che nella versione secco e passito la rendono unica e elegante e di grande versatilità negli abbinamenti gastronomici.

IL VINCITORE E IL PODIO
Trentasei anni, sommelier e ristoratore nella sua regione, Pagano è un professionista dei concorsi. Primo sommelier d’Abruzzo e Molise già nel 2009 ha risalito e ridisceso la Penisola mietendo successi enologici fino alle ultime medaglie d’oro ai master 2017 di Sagrantino e Nebbiolo e 2018 di Soave e Nero di Troia.

A un’incollatura dal campione di Isernia, l’imolese Gianluca Martini sommelier degustatore per vocazione, ma nella vita ingegnere gestionale in un’azienda metalmeccanica. A riprova che la conoscenza del vino è una passione e un talento a disposizione dei tutti.

Terzo ex aequo il romagnolo Riccardo Ravaioli, degustatore faentino, insieme Antonio Riontino dalla lontana Puglia. Sempre a Riccardo Ravaioli, il premio speciale ‘Comunicare l’Albana’ che la giuria ha attribuito al sommelier per la conoscenza e la fluente esposizione di saperi legati al vino e al territorio.

“Sarò il primo testimonial di questo grande vino in tutto il Centro Italia e perché no, dovunque la mia professione mi poterà a comunicare la cultura del vino”, ha commentato a caldo Carlo Pagano ricevendo la fascia da campione dal romagnolo Marco Casadei vincitore della prima edizione.

Una promessa e un auspicio che sta alla radice della realizzazione dei concorsi enologici organizzati dall’Ais, nati e cresciuti per diffondere la cultura dei grandi vini italiani lungo tutto il Belpaese enoico. A disposizione di un pubblico allargato e sempre più alla ricerca di quelle identità territoriali che il racconto del vino sa magistralmente trasmettere.

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Approfondimenti

Vendemmia 2018 in Italia: i dati regione per regione

Sono stati resi noti da Assoenologi i dati definitivi della vendemmia 2018 in Italia, che si assesta sui 52,6 milioni di ettolitri. Di seguito il report regione per regione stilato dall’associazione presieduta da Riccardo Cotarella.

PIEMONTE
Quantità: +35% rispetto vendemmia 2017
Il periodo vendemmiale, decorso da fine agosto a metà ottobre, in Piemonte è stato caratterizzato da giornate calde e luminose, spesso anche ventose con poche e localizzate piogge che non hanno disturbato la vendemmia.

La buona escursione termica tra giorno e notte, ha favorito la maturazione delle uve rosse, asciugando i grappoli e bloccando lo sviluppo della botrite, premiando dal punto di vista qualitativo tutte le varietà tardive. Lo stato sanitario dei grappoli è risultato buono e caratterizzato da acini di grandi dimensioni e ricchi di mosto.

La vendemmia è iniziata con 7/10 giorni di ritardo rispetto al 2017, ma in linea con un’annata normale. Alla fine di agosto si sono raccolti i primi grappoli di Chardonnay e Pinot nero, basi per lo spumante Alta Langa. Nella prima decade di settembre si è continuato con le uve Brachetto e, soprattutto, Moscato, seguite da quelle di Dolcetto, Cortese e Freisa.

I conferimenti delle uve Barbera sono iniziati intorno al 20 settembre, mentre per quelle di Nebbiolo si è dovuto attendere i primi giorni di ottobre, la cui raccolta si è conclusa a metà dello stesso mese. Complessivamente la qualità delle uve è risultata ottima con diverse punte di eccellente: le basi spumante Alta Langa fanno riscontrare acidità e profumi ben equilibrati; i Moscati evidenziano acidità importanti, il Cortese di Gavi acidità sostenute e gradazioni corrette.

Le uve rosse più pregiate piemontesi, tra cui il Barbera per la docg Nizza e il Nebbiolo per le Docg Barolo e Barbaresco, hanno beneficiato del clima favorevole di settembre, e i primi riscontri analitici hanno evidenziato buone gradazioni zuccherine e caratteristiche ideali per l’affinamento in legno.

Le fermentazioni si sono svolte in modo regolare. Quantitativamente si stima un incremento rispetto all’anno scorso del 35%, soprattutto per l’apprezzabile fertilità della vite che ha prodotto grappoli di ragguardevoli dimensioni. Per il Piemonte la maggior produzione rispetto al 2017 è da considerarsi come vino senza Dop.

Le scorte nelle cantine sono molto contenute, mentre per quanto concerne le prime contrattazioni le Dop risultano stabili, mentre sono in calo i prezzi dei vini senza denominazione.


LOMBARDIA
Quantità: +25% rispetto vendemmia 2017
L’annata si è contraddistinta per un inverno non eccessivamente freddo e una primavera regolare. Alcune temperature piuttosto basse, dopo giornate di relativo caldo, sono state molto utili per abbattere la carica iniziale di malattie (peronospora in particolare) e di insetti.

Il germogliamento ha avuto un decorso abbastanza regolare, buona/ottima l’allegagione, mentre l’invaiatura è risultata molto lenta e difficile in particolare per il Pinot nero. Ottimo è risultato invece il carico produttivo e in alcune zone addirittura eccessivo.

Dal punto di vista sanitario il 2018 è stato complessivamente caratterizzato da una bassa infezione, sebbene a fine maggio si sia riscontrato un attacco piuttosto diffuso di peronospora larvata che, in alcune zone, ha ridotto il carico di grappoli in modo abbastanza significativo, ma praticamente ininfluente sulla quantità visti i carichi di partenza.

Le buon condizioni climatiche in generale e le escursioni termiche tra notte e giorno non hanno accelerato l’invaiatura e le maturazioni che, seppur costanti, sono risultate lente con un ritardo medio di 8-10 giorni rispetto al 2017. In generale la maturazione ha seguito gli sviluppi di una annata normale.

I vitigni bianchi o più precoci hanno evidenziato un sensibile abbassamento delle acidità con il pH sopra la norma e un lento, ma regolare, accumulo di zuccheri. Interessante lo sviluppo delle varietà a bacca rossa, in particolare per i Merlot, per i quali i diradamenti sono risultati decisivi per la qualità.

La vendemmia in Franciacorta e Oltrepò Pavese è iniziata a cavallo di Ferragosto per le uve base spumante. Il pieno dei conferimenti per le varietà bianche dei vini fermi e per quelle rosse precoci è avvenuto verso la metà di settembre, mentre in Valtellina si è dovuto attendere la seconda metà di ottobre. In generale, la raccolta è risultata ritardata di circa 7/10 giorni rispetto al 2017, fatto salvo un leggero anticipo per i vitigni base spumante
e rosati dove è stato d’obbligo preservare l’acidità.

In Oltrepò si riscontra una produzione superiore rispetto al 2017 di oltre il 25%, in Franciacorta del 35%, in Valcalepio e nella zona di Scanzo la crescita risulta del 15%, mentre nel Garda e in Valtellina l’aumento è tra il 5 e il 10%. Pertanto, in tutta la Lombardia, si produrranno circa il 25% di ettolitri di vino in più rispetto allo scorso anno di qualità buona con diverse punte di ottimo.


TRENTINO ALTO ADIGE
Quantità: +23% rispetto vendemmia 2017
In tutto il Trentino Alto Adige la vendemmia 2018 è stata caratterizza per la piena potenzialità produttiva facendo segnare complessivamente +23% rispetto al 2017. L’incremento risulta superiore in Trentino (+25%) rispetto all’Alto Adige (+20%).

La sanità delle uve è risultata ottima dall’inizio della vendemmia fino alla sua conclusione risultando l’aspetto peculiare di questa annata, benché alcune partite di Chardonnay e Pinot grigio abbiano sofferto dopo l’abbondante pioggia di inizio settembre (mediamente 60-80 m caduti fra venerdì 31 agosto e domenica 2 settembre) per le quali si è dovuta accelerare la raccolta selezionando le uve in vigneto.

Nel periodo successivo il rialzo delle temperature ha stabilizzato la stagione, che è risultata favorevole per tutto il restante tempo della vendemmia permettendo di conferire il raccolto in modo ottimale e programmato. Nell’ultima settimana di settembre si è verificato un brusco calo delle temperature minime, che ha consentito una perfetta maturazione e raccolta delle varietà aromatiche e dei rossi bordolesi.

Il modificato andamento stagionale abbinato al tempo asciutto ha permesso di protrarre in Trentino le raccolte fino a metà ottobre per Merlot, Cabernet, Enantio e Nosiola e Traminer aromatico in collina. La resa uva/vino è risultata ottima favorita dall’elevato peso dei grappoli e da un diametro degli acini importante al di sopra della media.

Le gradazioni zuccherine sono state interessanti dove si è lavorato bene in vigna, più modeste nei vigneti più produttivi. In Alto Adige i conferimenti sono iniziati nei primi giorni di settembre con le varietà precoci a bacca bianca (Pinot grigio, Chardonnay, Pinot bianco), per proseguire poi con i grappoli delle fasce collinari (Sauvignon, Müller Thurgau e Pinot nero).

Le operazioni di raccolta sono terminate nella seconda metà ottobre con gli ultimi grappoli di Cabernet. La qualità è molto interessante con eccellenti maturità fenoliche, con livelli di pH nella norma e con buone acidità.

Anche in Trentino la produzione è risultata importante e omogenea per tutte le varietà e la qualità risulta ottima. I primi riscontri analitici evidenziano vini profumati e piacevoli al gusto. I vini rossi sono ben strutturati e con profilo tannico di assoluto interesse.


VENETO
Quantità: +25% rispetto vendemmia 2017
Quantitativamente la stima definitiva della vendemmia 2018 si attesta attorno a +25% rispetto al 2017, aumento legato anche a nuovi impianti entrati in produzione. Durante tutta la raccolta, iniziata nella prima quindicina di agosto con circa 7 giorni di anticipo rispetto allo scorso anno, si è avuto solo un giorno di pioggia; pertanto, tutte le operazioni vendemmiali si sono svolte con condizioni atmosferiche ottimali.

Durante il ciclo vegetativo non sono stati rilevati problemi fitosanitari, tanto che l’uva è stata conferita in condizioni sanitarie eccellenti. La resa uva/vino è stata leggermente superiore alla media per tutte le varietà. L’andamento fermentativo si è svolto nella norma.

L’incremento di produzione e il sempre maggior conferimento di uve derivanti da raccolta meccanica hanno determinato in qualche caso problemi di gestione logistica (conferimento, stoccaggio), mentre le temperature ambientali più alte rispetto alla norma sono state fronteggiate con un’ottimale gestione del freddo in fase di fermentazione.

La qualità dei vini 2018 risulta buona per le tutte le varietà, con un miglioramento per quelli ottenuti dalle uve raccolte verso fine vendemmia. Il Prosecco evidenzia interessanti livelli qualitativi, con una quantità di acido malico nella norma e con un’interessante profilo aromatico.

Anche per Pinot grigio, Merlot e Cabernet la qualità risulta più che buona, soprattutto per i vini rossi ottenuti dalle uve raccolte nell’ultima parte della vendemmia che hanno potuto beneficiare di qualche pioggia e di giornate soleggiate. Nel Veneto occidentale (Verona e Vicenza) le uve precoci Chardonnay e Pinot grigio hanno evidenziato una più che buona qualità, con produzioni decisamente in aumento rispetto allo scorso anno.

La raccolta ha avuto un decorso regolare per le le varietà dei Colli Euganei, delle Doc vicentine e della provincia di Verona, in particolare per Garganega e Corvina, uve a forte uso per lo stacco per l’appassimento, tanto che si può ben sperare per i futuri vini.

La qualità sarà sicuramente buona/ottima con alcune punte di eccellente, soprattutto per i prodotti ottenuti da uve coltivate in collina. Il mercato evidenzia contrattazioni con quotazioni in leggera diminuzione rispetto alla vendemmia precedente.


FRIULI VENEZIA GIULIA
Quantità: +25% rispetto vendemmia 2017
Un stagione favorevole ha decisamente accelerato le fasi fenologiche della vite decretando, a partire dalla seconda decade di maggio, l’inizio della fioritura. Per quanto riguarda lo stato sanitario della vite, sia in collina che in pianura, non si sono registrati particolari problemi se non alcuni sporadici attacchi di peronospora e oidio.

Il caldo record della prima decade d’agosto ha fortemente condizionato il processo di maturazione dell’uva, costringendo i vignaioli ad intervenire con abbondanti irrigazioni di soccorso. Questo andamento climatico, tutto sommato ottimale per la vite, ha permesso di ottenere un’uva perfettamente sana.

Dalla fine di agosto, fino alla metà di ottobre, l’intera regione è stata interessata da un clima tipicamente estivo, con temperature ben al di sopra della media stagionale e accompagnate da un’ottima ventilazione proveniente da Est.

Queste condizioni climatiche ideali hanno permesso, per tutte le varietà, una perfetta maturazione. La vendemmia è iniziata qualche giorno prima di Ferragosto, soprattutto per alcuni vigneti di prima produzione e per le nuove varietà “resistenti alle crittogame”.

Per le uve destinate alle basi spumante, per il Pinot grigio, Pinot nero e alcuni cloni di Sauvignon, la raccolta ha preso il via nella seconda decade d’agosto. È stata poi la volta delle uve di Traminer aromatico, Chardonnay, Pinot bianco, Glera e Ribolla gialla.

Solo dopo il 10 di settembre sono iniziati i conferimenti di uve a bacca rossa (Merlot e Cabernet franc). La raccolta si è chiusa in ottobre con le varietà tardive (Verduzzo per la Docg Ramandolo, Refosco e Picolit) grazie soprattutto al prolungarsi della stagione estiva che ha fatto registrare oltre 28°C nei primi giorni dello stesso mese. Le uve vendemmiate, si sono presentate con buccia spessa e con una buona resa in mosto.

Anche i dati analitici dei mosti hanno fatto registrare ottimi valori, sia in zucchero che nel corredo acido. Le fermentazioni si sono svolte senza particolari problemi e i nuovi vini si possono senz’altro definire di ottima qualità. Quest’anno si prevede un quantitativo superiore del 25% rispetto al 2017, con una qualità più che buona con diverse punte di ottimo.

Per quanto riguarda le contrattazioni, sul mercato delle uve bianche, si registra una certa stagnazione dei prezzi, mentre per quelle rosse un certo interesse è rivolto al Refosco, al Merlot, al Cabernet Sauvignon e al Pinot Nero.


EMILIA ROMAGNA
Quantità: +28% rispetto vendemmia 2017
La vendemmia in Emilia Romagna è iniziata a ridosso di Ferragosto con le basi spumanti di Chardonnay e Pinot bianco, mentre per lo Chardonnay destinato ai vini fermi e il Sauvignon lo stacco delle uve è iniziato nell’ultima settimana di agosto.

La produzione di queste varietà precoci si è rivelata ottima sia dal punto di vista sanitario che dal punto di vista qualitativo. Lo stesso dicasi anche per le uve di Grechetto gentile (Pignoletto), visto che le basi presentano buone note aromatiche con discrete acidità maliche. Bene anche le Albane che hanno generato prodotti meno strutturati ma più freschi e fruttati.

Lo stacco del Trebbiano è iniziato a ridosso della metà di settembre; con produzioni decisamente abbondanti grazie anche alle precipitazioni che hanno preceduto l’inizio della vendemmia. Più che soddisfacenti i risultati per le varietà a bacca rossa.

Le uve Merlot, la cui raccolta è iniziata a metà settembre, presentavano valori zuccherini inferiori allo scorso anno, ma con una buona freschezza aromatica. Ottimi anche i Sangiovesi che, nella maggior parte dei casi, quest’anno non hanno subito problemi di siccità.

Per tale varietà i conferimenti sono iniziati a ridosso dell’ultima decade di settembre, con livelli qualitativi più che buoni e con diverse punte di eccellenza. In Emilia la vendemmia ha avuto un decorso positivo con un aumento della produzione rispetto allo scorso anno di circa il 25%.

L’Ancellotta, il primo rosso ad essere raccolto, ha registrato un livello quantitativo simile allo scorso anno. I Lambruschi, nonostante la maggiore quantità, sono stati caratterizzati da uno stato sanitario eccellente e da un ottimo grado di maturazione e contenuto zuccherino per le varietà Lambrusco Salamino, Lambrusco Marani e Lambrusco Grasparossa.

Il Lambrusco di Sorbara ha invece evidenziato dei cali produttivi a macchia di leopardo dovuti a problemi fitosanitari. La Malvasia presenta un interessante quadro aromatico ma, a conferimenti avvenuti, non ha fatto registrare quantità abbondanti, così come la Bonarda. Quantitativamente parlando si registra un aumento del 28% rispetto al 2017 che ha permesso di ripristinare le scorte di vini mancanti derivate dalla scorsa campagna.


TOSCANA
Quantità: +25% rispetto vendemmia 2017
La vendemmia 2018 è stata condizionata dalle instabilità meteorologiche, che hanno delineato una eterogeneità nella produzione vitivinicola in Toscana. Dopo una primavera con temperature ben al sopra della media stagionale, ma comunque piovosa, è seguita un’estate calda ma interessata da frequenti fenomeni temporaleschi.

Tali condizioni hanno favorito nel mese di maggio la proliferazione di malattie fungine, con importanti attacchi di peronospora che hanno colpito a macchia di leopardo alcune zone. Nella regione alcuni distretti hanno fatto registrare nel mese di settembre precipitazioni di 100 mm, mentre altri di solo 10/15 mm.

Queste differenze si sono riflesse sullo stato sanitario e sul profilo delle uve. La gestione del verde, con adeguate defogliazioni e diradamenti, e la tempestività degli interventi hanno contrastato e arginato eventuali cali di produzione già evidenziati e derivati dalle gelate dello scorso anno e dagli ungulati.

Si registrano casi isolati di tignoletta e Drosophila suzuki. Nonostante una stagione che ha evidenziato molteplici criticità, per fortuna circoscritte solo in alcune zone, bisogna sottolineare che le alte temperature registrate a settembre e nei primi giorni di ottobre hanno favorito un’ottima maturazione delle uve con profili aromatici e polifenolici decisamente interessanti.

La raccolta delle uve bianche precoci è avvenuta nella seconda decade di agosto, mentre nell’ultima settimana dello stesso mese è stata la volta delle uve a bacca rossa a Bolgheri e del Morellino di Scansano. Dalla seconda settimana di settembre è iniziata la vendemmia delle uve bianche di San Gimignano per la Vernaccia.

Hanno fatto seguito quelle di Sangiovese per la produzione di Chianti, Chianti Classico, Carmignano, Nobile di Montepulciano e Brunello di Montalcino. La raccolta è terminata intorno al 10/15 di ottobre con le ultime uve di Cabernet e Sangiovese. Le fermentazioni hanno avuto un decorso regolare con una resa uva/vino maggiore in relazione alla morfologia degli acini e dell’andamento climatico.

Da un punto di vista qualitativo si può senz’altro affermare che ci troviamo di fronte ad un’annata decisamente interessante, con diverse punte di ottimo, mentre da un punto di vista quantitativo viene confermata la previsione pre-vendemmiale di un incremento della produzione del 25% rispetto al 2017.


MARCHE
Quantità: +25% rispetto vendemmia 2017
Nelle Marche durante il periodo vendemmiale si sono registrati temporali anche di forte intensità (nei primi giorni di settembre) con grandinate localizzate. Le piogge si sono riproposte a metà settembre ma con minore intensità.

Le temperature sono state superiori alla media con un evidente calo nell’ultima settimana di settembre dove si sono accentuate le escursioni termiche. Le giornate soleggiate sono proseguite sino ai primi giorni di ottobre, interrotte poi da un’intensa perturbazione durata qualche giorno, per stabilizzarsi infine con temperature leggermente al di sopra della media.

Le uve, sono state conferite generalmente sane. La qualità delle uve è risultata complessivamente buona con diverse punte di ottimo, fatta eccezione per alcuni vigneti colpiti tardivamente dalla grandine. La resa uva/vino è risultata superiore del 5/10% grazie soprattutto alla buona disponibilità idrica, con un peso medio del grappolo superiore alla media.

Queste condizioni hanno permesso una discreta dotazione di azoto assimilabile nei mosti, con vini ben dotati di aromi varietali ed equilibrati al palato. Il tenore alcolico risulta nella media, con picchi più alti a fine vendemmia. La maturità fenolica nelle varietà a bacca rossa è stata buona e, pertanto, i nuovi vini risultano equilibrati nella struttura con tannini eleganti e ben dotati di colore.

Le operazioni di vendemmia sono iniziate molto in anticipo rispetto allo scorso anno, anche di 10 giorni, in particolar modo per le varietà più precoci. Nella norma, se non in ritardo rispetto alla media, le date di raccolta delle varietà più tardive come il Montepulciano i cui conferimenti sono terminata nella terza decade di ottobre.

Le varietà a bacca bianca hanno avuto modo di maturare gradatamente ed il quadro aromatico, oltre al contenuto acidico, si è mantenuto bene grazie alle temperature mai troppo elevate e alle notti molto fresche. Di conseguenza i vini evidenziano un buon spessore aromatico, tiolico e varietale.

Tutti i vini rossi hanno avuto modo di completare al meglio la maturazione fenolica, compreso il Montepulciano, vitigno tardivo per eccellenza. Pertanto si prospetta un livello qualitativo assai degno di considerazione. Quantitativamente parlando in tutta la regione si registra un aumento medio del 25% rispetto alla passata campagna.


LAZIO E UMBRIA
Quantità: +40% rispetto vendemmia 2017
Con i conferimenti degli ultimi grappoli di Sagrantino in Umbria, di Cesanese e di Montepulciano nel Lazio si sono chiuse le operazioni vendemmiali nelle due regioni. Quantitativamente si riscontra un aumento complessivo e generalizzato di ben il 40% rispetto allo scorso anno.

Un dato dovuto in particolar modo alle abbondanti piogge che si sono verificate durante la maturazione che hanno incrementato il volume degli acini e la dimensione dei grappoli. Ovviamente questa percentuale tiene conto anche del fatto che il 2017 aveva subito diminuzioni anche del 45%. Pertanto il 2018 segna il ritorno ad un’annata produttiva normale.

Per quanto riguarda specificatamente la regione Lazio occorre considerare, come sempre, l’incognita dell’entità degli espianti che, anche quest’anno, irrimediabilmente si sono verificati. Dopo le abbondanti e frequenti piogge registrate anche alla fine di di agosto, che hanno pregiudicato ancora di più il profilo sanitario delle uve, il mese di settembre è stato invece caratterizzato da alte pressioni, temperature elevate, buona ventilazione e bel tempo.

Ciò ha consentito di poter raccogliere con discreta tranquillità le uve appartenenti a varietà tardive, che nel Lazio e in Umbria, rappresentano la maggioranza. Qualitativamente parlando i vini bianchi e rossi ottenuti nella prima parte della vendemmia sono di ottima qualità, profumati e freschi, moderatamente alcolici e dotati di ottima acidità malica.

Le ultime uve raccolte hanno consentito di ottenere vini dalla gradazione più elevata, anche se lo stato sanitario è stato un cruccio per i viticoltori a causa delle continue piogge che, come detto, si sono verificate fino alla fine di agosto. In annate con alta piovosità estiva, come questa, saranno premiati i produttori che hanno saputo gestire bene il vigneto per tutta la stagione.

Anche per l’enologo la vendemmia 2018 è stata un banco di prova impegnativo; soltanto chi ha saputo adattare i propri protocolli di vinificazione, con competenza e professionalità, alle caratteristiche delle uve conferite, invece di riprodurre le stesse procedure dello scorso anno, ha potuto ottenere risultati più che soddisfacenti.

Si segnalano mosti e vini con contenuti in rame e acido gluconico superiori alla media, conseguenza dei numerosi interventi praticati in vigna e testimonianza degli attacchi fungini che si sono protratti per tutta la stagione. Dal punto di vista qualitativo in Umbria e nel Lazio il 2018 evidenzia livelli qualitativamente buoni.


ABRUZZO
Quantità: +15% rispetto vendemmia 2017
Il clima, a partire dall’inverno, è stato regolare con piogge abbondanti e nevicate così da ricostituire una buona riserva idrica nei vigneti, considerata l’annata 2017 che era stata carente di precipitazioni e con temperature al di sopra della norma. La ripresa vegetativa è iniziata con condizioni meteorologiche favorevoli.

Il germogliamento è stato uniforme con la schiusura di tutte le gemme fertili, cosa che non si verificava da qualche decennio. Però nel periodo compreso tra i primi di maggio, tutto giugno e parzialmente il mese di luglio si sono verificate copiose precipitazioni, quasi settimanalmente, con temperature comprese nella media stagionale.

Dal punto di vista sanitario, dalla fioritura all’allegagione, il caldo estivo e le piogge hanno creato qualche problema sul controllo delle fitopatie (peronospora e oidio) che, nella maggior parte dei casi, sono state controllate, mentre in altre, soprattutto in pianura e fondo valle, hanno creato problemi di perdita di prodotto. La produzione si presenta, comunque, più equilibrata sia per la quantità che per la qualità rispetto al 2017; infatti a parità di numero di grappoli si è riscontrato un peso maggiore dovuto all’ingrossamento degli acini.

L’epoca di vendemmia è stata nella normalità per le uve a bacca bianca: la raccolta delle varietà precoci (Chardonnay, Pinot grigio) è iniziata il 20 di agosto nelle zone più costiere, mentre per quelle più interne e collinari tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre. Per le altre uve bianche (Trebbiano, Malvasia, Passerina e Pecorino) ha avuto il via nella prima settimana di settembre.

Per le varietà a bacca rossa, principalmente Sangiovese e Montepulciano, a causa delle temperature piuttosto calde e venti di scirocco, la raccolta è stata anticipata iniziando a metà settembre e per protrarsi sino all’ultima settimana di ottobre. La quantità stimata è del 15% in più rispetto al 2017 con una buona resa di cantina. I vini bianchi ottenuti sono profumati con una discreta struttura e chimicamente equilibrati.

I vini rossi presentano ottime gradazioni alcoliche, con un considerevole quadro polifenolico e fanno ben sperare per un’ottima annata sia per i vini di pronta beva che per i Montepulciano da invecchiamento. Per quanto riguarda il mercato dei prodotti a monte del vino bianco e rosso, gli scambi sono risultati piuttosto bassi.


CAMPANIA
Quantità: +18% rispetto vendemmia 2017
In primavera Il germogliamento è iniziato in maniera ottimale, leggermente in ritardo rispetto all’annata precedente. I trattamenti antiparassitari, soprattutto contro virulenti attacchi di peronospora, sono stati accompagnati da continue e frequenti piogge per tutto il mese di maggio, rendendo complessa la gestione e la tempestività degli interventi.

All’inizio e alla fine dello stesso mese si sono verificate due violente grandinate che hanno interessato rispettivamente l’area del Sannio e diverse zone della regione. Nel mese di giugno le piogge hanno dato un po’ di tregua, favorendo una fioritura decorsa in modo regolare e in tempi piuttosto brevi. L’allegagione ha costituito una produzione decisamente abbondante rispetto al 2017.

Il caldo costante e l’assenza di piogge dell’ultima decade di luglio hanno poi favorito un recupero delle fasi fenologiche della vite. A seguire anche il mese di agosto è stato segnato da qualche breve temporale pomeridiano, mantenendo però le temperature torride della fase precedente.

Quindi, nel complesso, lo sviluppo della vegetazione è stato decisamente veloce, continuo e vigoroso, con un posticipo della fase di invaiatura di circa 7-8 giorni rispetto allo scorso anno. I mesi di settembre e ottobre, seppure segnati da qualche breve temporale, hanno regalato calde giornate di sole, che hanno consentito una lenta e graduale maturazione delle uve, riportando i tempi di raccolta nei periodi classici.

Per le varietà bianche i primi esiti delle fermentazioni lasciano intravedere un buon livello qualitativo, con qualche punta di ottimo. I profili aromatici sono molto interessanti e quelli gustativi piuttosto snelli, con vivace freschezza.

La vendemmia delle uve rosse è stata caratterizzata da molta eterogeneità, che ha richiesto un’accurata selezione e i primi riscontri analitici evidenziano vini meno concentrati, più freschi e di buona intensità olfattiva.

Dal punto di vista quantitativo il 2018 risultata un’annata molto particolare: da un lato si sono registrate notevoli perdite di produzione dovute a diversi eventi meteorici e fitopatie, soprattutto in una parte della provincia di Benevento, che rappresenta il cuore produttivo della regione.

Dall’altro si sono invece riscontrati sorprendenti incrementi rispetto alla media nel resto del territorio regionale. Complessivamente si stima una produzione complessiva superiore rispetto allo scorso anno di circa il 18%.


PUGLIA
Quantità: +20% rispetto vendemmia 2017
Il 2018 segna il buon recupero produttivo della Puglia rispetto allo scorso anno, frutto di un ottimo sviluppo vegetativo che avrebbe potuto dare risultati ancora più elevati se non fossero intervenuti alcuni attacchi di fitopatie e andamenti climatici avversi.

Complessivamente l’incremento di produzione risulta del 20% rispetto al 2017. Qualitativamente parlando gli indicatori confermano un’annata di buon livello con diverse punte di ottimo. I primi riscontri di cantina evidenziano prodotti interessanti, con una buona forza acida e notevole corredo aromatico.

Anche se carenti di qualche grado zuccherino i vini risultano comunque equilibrati e ben strutturati. In Puglia la primavera è decorsa nel migliore dei modi e le abbondanti piogge verificatesi sia in inverno che in parte della ripresa vegetativa hanno favorito il germogliamento e introdotto nel migliore dei modi le fasi fenologiche della vite (fioritura, allegagione e invaiatura).

La vendemmia è risultata anticipata di una settimana rispetto allo scorso anno, ma nella norma se si considera la media pluriennale. La raccolta delle uve precoci (Chardonnay, Pinot bianco, Sauvignon) è iniziata nella prima e seconda settimana di agosto con qualità e sanità dei grappoli eccellenti e con una resa uva/vino superiore a quella registrata nel 2017.

La raccolta delle uve autoctone Primitivo (area Manduria-Sava in provincia di Taranto) è iniziata nell’ultima settimana di agosto, mentre per Negroamaro (alto e basso Salento) tra la seconda e la terza settimana del mese di settembre.

Per le uve autoctone della zona di Castel del Monte (Centro-Nord Puglia): Bombino bianco, Bombino nero, Pampanuto, Montepulciano, Aglianico e Nero di Troia, i conferimenti hanno avuto inizio dopo la prima decade di settembre per protrarsi sino ad oltre la metà di ottobre.

Anche per i vitigni autoctoni della Valle d’Itria (Verdeca, Bianco d’Alessano, Fiano), del Locorotondo Doc, del Martina Franca Doc, per il Trebbiano, Sangiovese, Lambrusco della Capitanata, i grappoli sono stati staccati a partire dalla seconda/terza settimana di settembre.

Il mercato all’ingrosso delle uve, dei vini e dei mosti ha fatto registrare buoni scambi con quotazioni in leggera diminuzione, rispetto a quelle dello stesso periodo dello scorso anno.


SICILIA
Quantità:+20% rispetto vendemmia 2017
Dopo un inverno ed una primavera con abbondanti e copiose precipitazioni, l’arrivo dell’estate non ha fatto salire vertiginosamente i termometri e, pertanto, il grado zuccherino è risultato inferiore rispetto al 2017. Il mese di settembre ha registrato un lieve innalzamento della umidità relativa e delle temperature minime rispetto allo scorso anno, senza però mai arrecare particolari problemi fitosanitari.

All’inizio della terza decade dello stesso mese si sono registrate copiose piogge (il 21 e il 22) che hanno rallentato la raccolta ma, fortunatamente senza compromettere la sanità delle uve. In generale l’andamento climatico dei mesi di settembre e di ottobre sono stati molto favorevoli. Le uve bianche hanno fatto registrare in generale un’acidità più alta e le uve rosse hanno mostrato un maggiore contenuto di antociani e una conseguente ottimale colorazione della bacca.

In netto rialzo le rese uva/vino, con percentuali variabili in base all’altitudine, alla cultivar e al terreno. Le fermentazioni alcoliche sono decorse in modo lineare e senza particolari anomalie. L’attacco fungino nei mesi di giugno e luglio ha determinato un diradamento “naturale” dei grappoli, consentendo il raggiungimento di un ottimo livello qualitativo del frutto.

La vendemmia è iniziata nell’ultima settimana di luglio con la raccolta delle uve Pinot grigio e Chardonnay basi spumante. Nella prima decade di agosto si sono staccati i grappoli di Sauvignon blanc, Chardonnay, Moscato bianco, nonché le uve base spumante di Catarratto e Grillo.

Nella seconda metà di agosto è iniziata la raccolta del Nero d’Avola, del Merlot, dello Syrah e del Grillo, a seguire è stata la volta dello Zibibbo, del Catarratto, dell’Inzolia e del Grecanico. A causa delle piogge di fine agosto le operazioni vendemmiali hanno subito alcuni giorni di ritardo e si sono protratte, nella parte occidentale dell’isola, fino al 15 ottobre con i conferimenti di Catarratto e Trebbiano.

Mentre sull’Etna la raccolta del Nerello Mascalese è proseguita fino agli ultimi giorni di ottobre. I primi riscontri di cantina evidenziano vini con interessanti corredi aromatici e, per quelli rossi, dotati di un quadro acidico e polifenolico importante, si prospettano prodotti anche da lungo invecchiamento. Complessivamente in tutta la Sicilia si stima un aumento medio della produzione del del 20% rispetto alla scorsa campagna.


SARDEGNA
Quantità: +10% rispetto vendemmia 2017
Il clima, in Sardegna, nella seconda decade di agosto è “impazzito”. Gran parte delle macrozone dell’isola, dalla Planargia alla Barbagia Sarrabus, dal Campidano Sulcis Inglesiente alla Gallura, sono state investite da piogge torrenziali, con strade trasformate in fiumi in piena da un momento all’altro, fulmini e grandine in quantità mai viste, con ingenti danni a tutto il comparto viticolo e agroalimentare.

Anomalie che sono proseguite anche nei mesi di settembre e ottobre, con bombe d’acqua che hanno messo in ginocchio tutto il comparto agricolo. Questa situazione climatologica, anomala per la Sardegna, ha fatto precipitare la situazione sanitaria dei vigneti. Infatti in gran parte dell’isola si sono verificati intensi focolai di Botrytis cinerea ed è ricomparsa in molti vigneti la peronospora, soprattutto sui germogli apicali.

La vite, inevitabilmente, ha continuato, (viste l’abbondante disponibilità d’acqua) a germogliare, invece di accumulare zuccheri nei grappoli, creando grossi scompensi nella maturazione degli stessi. Le uve hanno pertanto subito un ritardo di maturazione di oltre quindici giorni rispetto alle ultime annate, senza raggiungere le gradazioni zuccherine e la maturità fenolica usuali per la Sardegna.

I grappoli sani hanno presentato acini rigonfi e con un peso superiore alla media per tutti i vitigni, caratterizzati da bucce fini e delicate, per cui la resa uva/vino è risultata decisamente superiore. La qualità delle uve è stata alquanto eterogenea, a macchia di leopardo, complessivamente tra il buono e il discreto.

Analizzando le produzioni per singola varietà dei vitigni più rappresentativi, il Vermentino è in netta ascesa soprattutto nel Nord Sardegna, Gallura compresa, buona la produzione del Torbato, mentre il vitigno più coltivato, iI Cannonau, ha evidenziato una produzione discreta negli areali dove, in primavera, si è riusciti a contrastare la peronospora e, a fine stagione, la muffa grigia, ma in netto calo dove invece non si è attuata una lotta alle sopracitate crittogame.

Gli ultimi grappoli da vendemmiare saranno quelli delle uve da dessert (Malvasia e Nasco) nelle zone altimetricamente più alte verso la fine di novembre. Quantitativamente in tutta la Sardegna si registra un aumento del 10% della produzione rispetto al 2017.

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Miglior sommelier Aspi: ecco i 12 finalisti

MILANO – Sono dodici i candidati che si contenderanno il titolo di Miglior Sommelier d’Italia 2018, riconoscimento che sarà assegnato da ASPI – Associazione della Sommellerie Professionale Italiana, fondata e guidata da Giuseppe Vaccarini.

Il nome del vincitore del concorso uscirà da un’esclusiva selezione che si terrà sabato 6 e domenica 7 ottobre al Grand Visconti Palace di Milano. I semifinalisti, provenienti da prestigiose strutture ristorative e alberghiere d’Italia e d’Europa, si cimenteranno in prove classiche e a sorpresa. Ecco chi concorrerà per ereditare il titolo da Gabriele Del Carlo, vincitore dell’edizione 2017.

Beatrice Bessi, 33 anni, di Piacenza. Diplomatasi come Perito Informatico, si è appassionata dapprima al mondo dei cocktail e dei distillati e successivamente alla sommellerie. Dopo una prima esperienza in uno dei ristoranti della famiglia Alajmo in provincia di Padova, è entrata alla corte del Master Sommelier Ronan Sayburn MS al 67 Pall Mall di Londra, esclusivo club privato in cui lavora come Junior Assistant Head Sommelier dividendosi tra 5000 etichette e circa 800 diverse etichette al bicchiere.

Davide Buongiorno, classe 1975, di Montagnana (Mantova), si è diplomato al Liceo Scientifico ed è diventato sommelier a 30 anni, iniziando a collezionare fin da subito numerose esperienze in ristoranti stellati, in Italia (tra gli altri al Met di Venezia) e all’estero. Attualmente è Wine Director del ristorante Del Cambio a Torino e gestisce i tre outlet dell’azienda dedicati al vino.

Salvatore Castano, 28 anni, di Giardini Naxos (Taormina). Diplomatosi all’Istituto Alberghiero, ha iniziato la sua carriera a Londra come Commis Sommelier in uno dei Ristoranti di Alain Ducasse, The Dorchester, dove è stato promosso Assistente Capo Sommelier. Attualmente lavora come Capo Sommelier al ristorante Mash a Londra.

Alessandro Cini, 24 anni, di Arezzo. Diplomatosi all’Istituto Alberghiero, una volta diventato Sommelier, ha iniziato a lavorare per l’enoteca aretina Bacco in Toscana e per il prestigioso tre stelle Michelin Enoteca Pinchiorri di Firenze. Qui ha incontrato Gabriele Del Carlo, Miglior Sommelier d’Italia ASPI 2017, con cui oggi lavora al Four Seasons George V di Parigi in qualità di Assistente Direttore Sommelier.

Francesco Cosci, 23 anni, da Monsigliolo (Arezzo). Diplomatosi all’Istituto Alberghiero, ha iniziato la sua carriera da sommelier all’Osteria del Teatro di Cortona, per poi proseguire il suo percorso al Novikov e al Clos Maggiore a Londra. Attualmente è Sommelier presso Les Climats di Parigi dove cura una carta dei vini da 2200 referenze unicamente di Borgogna.

Davide Dargenio, 28 anni, ha studiato come Tecnico dei servizi della ristorazione all’Istituto Carlo Porta di Milano. Ha lunga esperienza in ristoranti stellati, tra cui: il 3 stelle Michelin The Fat Duck a Bray, in Inghilterra, il 2 stelle Le Manoir Aux Quat Saisons a Oxford, il 2 stelle L’Oustau de Baumanière a Les Baux-de-Provence in Francia, Les Gorges de Pennafort, 1 stella, a Callas in Provenza e Verbier, 1 stella, in Svizzera. È stato Chef Sommelier del ristorante Le 45 di Montreux ed è oggi Chef Sommelier e formatore al Le Berceau des Sens ristorante d’applicazione dell’E.H.L, la prima e più antica struttura di management alberghiero del mondo a Losanna, in Svizzera.

Michele Fazari, 27 anni, di San Giorgio Morgeto (Reggio Calabria), è diplomato in operatore ai servizi di ristorazione e sala bar. Fin da piccolo ha lavorato nel mondo della gastronomia, per poi scoprire professionalmente il mondo del vino in Inghilterra. In seguito ha vissuto a Bordeaux per dedicarsi completamente ai Cabernet Sauvignon. Attualmente è Sommelier al «67 Pall Mall» di Londra dove gestisce una carta di 750 vini al bicchiere e 5000 referenze in carta.

Marco Grassi, 50 anni, di Cerro Maggiore (Milano), è diventato Sommelier nel 2009 e successivamente formatore, commissario d’esame e degustatore ASPI. È stato agente di commercio nel settore vinicolo e ha lavorato come Sommelier in un wine bar di Milano. Da marzo 2004 è Sommelier responsabile dell’Enoteca della Metro Cash & Carry di Cinisello Balsamo (MI).

Simone Marelli, 27 anni di Milano, diplomatosi all’Istituto Alberghiero Carlo Porta, ha iniziato come Commis di sala al Marchesino, in Piazza della Scala, a Milano, per poi diventare Commis Sommelier a Londra, al 3 stelle Michelin The Waterside Inn. Nel 2013 è tornato in Italia richiamato dallo chef di Gualtiero Marchesi, Daniel Canzian, che di lì a breve avrebbe aperto il suo ristorante a Brera. Dopo quattro anni insieme, nel 2017, ha iniziato a lavorare come Sommelier presso il ristorante Morelli nell’albergo Viu (5 stelle) del circuito World Design Hotel.

Matteo Paciotta, 27 anni, di Roma, dopo le prime esperienze in sala decide di trasformare l’amore per il vino in un vero e proprio percorso lavorativo. La sua carriera da Sommelier inizia presso il ristorante Zuma a Roma, che successivamente lascia per Londra, dove lavora come Sommelier per il 3 stelle MichelinThe Fat Duck.

Paolo Saccone, 33 anni, di Milano. Diplomatosi all’Istituto Alberghiero Carlo Porta, inizia il suo itinerario professionale a Parigi dove lavora come Commis Sommelier al ristorante 2 stelle Michelin Carpaccio. Successivamente vola a Londra al Roussillon Restaurant, prima, e al Rhodes 24, poi, come Head Sommelier sotto la guida del Master Sommelier Yve Desmarie. Meta successiva: l’Australia, dove lavora come Assistant Head Sommelier a Melbourne in un noto ristorante italiano, il Grossi Florentino, e come direttore in un ristorante a Sydney. Dopo essere stato Capo Sommelier al Flying Fish, ristorante parte del gruppo DEDES Group, è oggi Group Sommelier del DEDES Group, private-consultant presso l’agenzia Vino by Paolo e Sommelier per eventi privati a Sydney.

Davide Vaccarini, 36 anni, di Milano. Diplomatosi all’Istituto Alberghiero al Carlo Porta di Milano, ha iniziato la sua carriera nello stellato Il Luogo di Aimo e Nadia, per poi lavorare sia in America che nel Regno Unito con il Relais Chateaux, 3 stelle Michelin, The Waterside Inn, e poi ancora in Italia nello stellato Sadler. Subito dopo il diploma, ha lavorato per il Relais Chateaux The Vineyard at Stockcross, 1 stella Michelin (UK) e ha collaborato con il maestro Gualtiero Marchesi a L’Albereta di Erbusco (BS). Successivamente è tornato nel Regno Unito per avviare un progetto con lo chef Michael Wignall che in 5 anni ha conquistato 2 stelle Michelin. Dopo vent’anni di ristorazione, in Svizzera, è diventato Brand Ambassador & Head Sommelier presso Arvi SA, azienda leader nel mondo del commercio di vini rari, con sede a Melano.

I 12 candidati saranno giudicati da una giuria composta dal presidente ASPI Giuseppe Vaccarini e dai Presidenti delle Associazioni di Sommergerei europee, dai vincitori delle scorse edizioni del concorso e dai giornalisti del settore, con la partecipazione dell’esperto internazionale Jean Pallanca, former President e presidente onorario dell’Associazione dei Sommelier di Monaco, nonché membro del Consiglio ASI, chiamato, con Franko Lukez, Presidente dei Sommelier di Croazia,a vigilare come da prassi sul rispetto delle regole internazionali dell’ASI.

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Grappa del Trentino: 2018 di quantità e qualità

TRENTO – Più quantità e buona qualità. A circa un mese dall’accensione degli alambicchi, l’Istituto di Tutela Grappa del Trentino fa il punto della situazione sull’annata 2018.

“Naturalmente è presto per tirare una somma complessiva – spiega il presidente Mirko Scarabello – ma da un sondaggio sulle nostre distillerie possiamo senz’altro dire che siamo di fronte a un’annata positiva sia dal punto di vista della qualità che della quantità, naturalmente legata alla produzione di uva e quindi di vinacce”.

“Come noto – precisa il numero uno dell’Istituto di Tutela Grappa del Trentino – il nostro disciplinare rispetto agli altri in Italia prevede la chiusura degli alambicchi entro il 31 dicembre, ma per novembre le vinacce trentine saranno già distillate”.

L’ANNATA 2018
Facile produrre più del 2017, vendemmia compromessa dalla siccità. Le prime stime parlando di un 20% in più di grappa alla fine della distillazione, per l’annata 2018.

Il lavoro del distillatore, che trasforma un’ottima materia prima in un ottimo distillato, produrrà risultati tangibili solo tra circa un mese e mezzo, quando la grappa si sarà “riarmonizzata”.

Sempre secondo l’Istituto di riferimento, “l’annata in Trentino è particolarmente favorevole per le uve a bacca rossa, visto l’andamento climatico e il buon grado di maturazione raggiunto”. Anche nelle valli a prevalenza di vitigni a bacca bianca “le rese sono buone e la qualità della vinaccia notevole, con profumi di grande livello”.

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Klet Brda, la cooperativa slovena che fa incetta di premi al Mondial des Vins Extrêmes

TORINO – Difficile da pronunciare, facilissima da bere. E’ Klet Brda, cooperativa vinicola della Slovenia che ha fatto incetta di premi al Mondial des Vins Extrêmes 2018. Sette le medaglie consegnate ieri dal Cervim al direttore Silvan Peršolja, in occasione della cerimonia di premiazione avvenuta a Palazzo Madama, in centro Torino.

Tra i riconoscimenti spicca la Gran Medaglia d’oro al Zgp Goriska Brda Merlot 2013 “Bagueri“. Medaglia d’oro per il Zgp Goriska Brda Cabernet Sauvignon 2016 “Quercus” e per un altro rosso, il Zgp Goriska Brda Pinot Nero 2016 “Krasno“.

Tra i bianchi di Klet Brda che hanno convinto a giura del Mondial des Vins Extrêmes 2018 c’è la Zgp Goriska Brda Rebula 2014 “Krasno”. Premiati anche due vini da dessert: Zgp Goriska Brda 2013 “Markiz” (blend 80% Rebula, 20% Chardonnay) e Zgp Goriska Brda Muskat 2017 “Peneci” (spumante base Moscato Giallo).

“Siamo una cooperativa di oltre 400 famiglie di viticoltori del Collio sloveno – ha spiegato il direttore direttore Silvan Peršolja alla consegna del premio – di cui solo 30 vivono esclusivamente di viticoltura. Per tutti gli altri si tratta di un’attività secondaria, portata avanti da generazioni”.

“Quello che ci preme sottolineare – ha aggiunto Peršolja – è che il nostro combustibile non è tanto l’economia generata dal vigneto, bensì la passione che ci guida ogni giorno. La viticoltura eroica, per noi, è una missione”.

La media si aggira attorno ai due o tre ettari di terreni per famiglia, situati perlopiù su versanti ripidi, lavorabili solo mano e senza l’ausilio di grandi macchinari. Difficoltà che non impediscono a Klet Brda di risultare il maggiore produttore ed esportatore di vino della Slovenia.

E convincono tutti i vini premiati al Mondial des Vins Extrêmes 2018. Il fil rouge che li lega è quello dell’eleganza e della centralità del frutto: vini croccanti e verticali che non stancano mai.

In particolare, tra i rossi, colpiscono il Cabernet Sauvignon 2016 “Quercus” e il Pinot Nero 2016 “Krasno”. Ottimo anche il vino da meditazione “Markiz”, blend Rebula-Chardonnay vendemmia 2013. Da provare.

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Wine Trade Monitor 2018: l’indagine Sopexa sul mercato vinicolo

Sopexa, agenzia specializzata nel Food & Drink a livello internazionale, ha presentato i risultati del Wine Trade Monitor 2018, lo studio internazionale dedicato ai vini fermi e frizzanti fino a 16° che delinea le prospettive future.

Il metodo Sopexa è esclusivo: interrogare gli operatori locali, veri intermediari tra i brand e i consumatori, per raccogliere le loro percezioni e così comprendere e anticipare i trend che si profilano per i prossimi due anni.

Nel 2018, il Wine Trade Monitor si concentra su 6 paesi chiave: Belgio, Stati Uniti, Canada, Cina, Hong Kong e Giappone.

Un totale di 781 professionisti (importatori, agenti, grossisti, distributori e pure player dell’E-commerce), di cui il 77% rappresentato da decisori chiave (AD, Sales Managers, Buyers), hanno risposto alla nostra indagine online.

LE PRINCIPALI CONCLUSIONI 

Referenziamento: quali vini troviamo in quali paesi?

  • I vini francesi restano imprescindibili per 9 professionisti interrogati su 10.
    Seguono i vini italiani (76%) e spagnoli (71%). Parallelamente, acquistano importanza alcuni competitor, indicati dal 45 al 56% degli operatori, guidati da Cile, Australia e Stati Uniti.

Evoluzione delle vendite

I vini italiani guadagnano terreno e l’Italia viene indicata dal 41% degli operatori tra i Paesi d’origine le cui vendite progrediranno maggiormente da oggi al 2020.

Ciononostante, per un operatore su due, nel 2017 e per i prossimi due anni, la Francia mantiene ancora il suo vantaggio in particolare negli Stati Uniti, Hong-Kong e Belgio. L’indagine mostra però anche una relativa fragilità dei vini francesi sui mercati cinesi e canadesi dove saranno sempre più messi in difficoltà dai vini italiani.

È in Canada che questi ultimi ottengono infatti il miglior risultato: il 56% degli operatori gli attribuisce un posto nella top 3 delle origini che incrementeranno maggiormente. I vini italiani, secondo quanto indicato dal 42% degli intervistati,guadagnano in termini di visibilità anche in Cina dove fanno la loro entrata tra i tre migliori aumenti di vendite previste da oggi al 2020.

“I principali vantaggi commerciali dei vini italiani in Cina e in Canada sono riconducibili a diversi aspetti: innanzitutto alla straordinaria varietà, noi adesso la chiamiamo “biodiversità”, dei vitigni italiani. Abbiamo un patrimonio importante di vitigni autoctoni, questo contribuisce sicuramente ad elevare ancora di più l’interesse dei mercati terzi nei confronti dei vini italiani. Poi abbiamo anche un rapporto qualità/prezzo eccezionale. Possiamo trovare sul mercato denominazioni importantissime, qualità eccezionale, super controllata, secondo me a un prezzo, rispetto ad altre tipologie estere”
(Andrea Ferrero, presidente del Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani – nella foto sopra)

Immagine & reputazione dei vini in base alla loro origine

  • In generale, e per il 64% dei partecipanti all’indagine, è ancora l’origine Francia che riporta la migliore performance,distanziandosi nettamente dai suoi concorrenti.

Si rileva però una perdita di valore dell’immagine francese in Cina e in Canada.

·         La Spagna e il Cile si distinguono per quanto riguarda i parametri de «l’attrattività dei prezzi» e de «i vini per tutti i giorni», davanti all’Italia che, invece, sembra riportare buoni risultati nell’ambito «innovazione».

Evoluzione dei formati & packagings

  • I paesi asiatici restano particolarmente legati al vino in bottiglia e il 66% degli operatori asiatici prevede la più alta crescita per i formati mezza bottiglia e altri piccoli formati.
  • Formati alternativi aumenteranno in Nord America: più del 40% punta sul Bag in Box e sulle lattine.
  • Ben accolte nei Paesi asiatici, i packaging e le etichette smart non convincono l’America del Nord

Il 75 % dei professionisti giapponesi intervistati e il 54% dei cinesi indicano che sono una risorsa per rassicurare il consumatore iperconnesso sull’autenticità e la tracciabilità del prodotto.

Le categorie vincitrici

  • I vini bio per la prima volta sono nella top 3 delle categorie più promettenti per oltre il 35% degli operatori (escluse Cina e Hong Kong)!
  • «La denominazione regionale» fa vendere e resta globalmente il criterio di valorizzazione maggiore  previsto da oggi al 2020.
  • La categoria Rosé continua a crescere in Nord America per più di un professionista americano su 4 e più di un canadese su 2. 

Regioni: la gamma delle performance future

  • 4 regioni francesi leader per il vino rosso: Bordeaux, Languedoc, Côtes du Rhône e Borgogna
  • I vini bianchi di Marlborough (Nuova Zelanda) si impongono ovunque, eccetto in Belgio, nella top 2 dei più promettenti, ma la Loira ha conquistato gli americani
  • Ottimi risultati per i vini rosé della Provenza e della Corsica che il 63% degli operatori indica nella top 3 delle vendite future dei rosé!
  • Prosecco e Cava sono i vini frizzanti più attesi su tutti i mercati

Dinamica dei vitigni

Se la classifica dei 4 vitigni classici rimane stabile (Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Nero, Merlot), il successo dello Chenin Blanc negli Stati Uniti potrebbe essere l’elemento di punta di una nuova tendenza da monitorare.

“In questo paese in costante trasformazione, la vita quotidiano è completamente digitalizzata e il consumatore connesso 24 ore su 24. Il canale numerico oggi è un passaggio obbligato nella relazione cliente! Conosciamo il O2O (online to offline), è arrivata l’ora del O+O! Le etichette smart ormai consentono ai consumatori di ottenere informazioni sull’origine del prodotto, consigli sul modo di degustarlo ma anche informazioni su dove comprarlo o addirittura farlo online. Vi piace il vino che state bevendo al ristorante? Che piacere poter ordinarlo dal cellulare per casa vostra mentre lo state bevendo a tavola al ristorante! Da un punto di vista logistico, permette anche una tracciabilità dal vignaiolo fino al consumatore finale. Pernod Ricard è stato uno dei precursori nel settore con le etichette smart, che il consumatore può scannerizzare con il suo telefono per informarsi e comprarlo. È tutto a portata di mano, o piuttosto di mobile!”
(Augustin Missoffe, Direttore di Sopexa Cina)

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Edda Lei, Cantine San Marzano: un gioiello della cooperazione italiana

BARI – Tre annate per mostrare quanto è bella “Edda“. Lei, che come tutte le cose preziose guadagna in fascino, col trascorrere del tempo. Radici del Sud 2018 regala un’altra emozione alla stampa italiana e internazionale, con una verticale della gemma di Cantine San Marzano andata in scena poco fa al ristorante Al Pescatore di Bari.

Tre vendemmie del Bianco Salento Igp che fanno onore a tutto il sistema cooperativo vitivinicolo italiano. Ennesima riprova che si può essere grandi (12 milioni di bottiglie, 1.500 ettari e 1.200 soci per la coop di San Marzano di San Giuseppe, Taranto) senza maltrattare la qualità. Anzi, promuovendola.

Certamente uno dei bianchi italiani del momento, grazie anche a uno straordinario rapporto qualità prezzo: inferiore ai 20 euro in cantina, assestandosi sui 15-16 euro. Un vino riservato al canale Horeca e alla ristorazione, fascinoso sin dall’etichetta, molto essenziale ma curata.

Di fatto, “Edda Lei”, è un Bianco del Salento dalla specifica connotazione territoriale. Il blend nasce nel 2015, aggiungendo alla base Chardonnay (80%) un 20% composto da Fiano Minutolo e Moscatello Selvatico.

Il progetto a lungo termine è tuttavia quello di incrementare, vendemmia dopo vendemmia, la caratterizzazione conferita degli autoctoni. Le annate 2016 e 2017 vedono così una riduzione della percentuale di Chardonnay. Con Fiano Minutolo, Moscatello selvatico e un 5% di altri indigeni a guadagnare terreno nei confronti del vitigno internazionale.

LA VERTICALE 2017-2015
Il risultato? Un vino, “Edda Lei”, che si mostra ampio e glicerico nella vendemmia 2015, senza rinunciare tuttavia ai muscoli ben definiti dalla balsamicità del Minutolo. Chardonnay e Moscato si rimbalzano richiami di pasticceria e sbuffi aromatici.

E’ al palato che il vino “spinge” più, mostrando ancora una pregevole verticalità. Nonché ulteriori margini di positivo affinamento, garantito da un’acidità viva, dinamica. Gran bella chiusura su note di talco e crema pasticcera al lime.

E’ un giallo paglierino intenso e luminoso quello che colora il calice della vendemmia 2016. I riflessi sono quelli dorati, caratterizzanti in toto la cromia della vendemmia 2015. Il campione centrale della verticale è quello che offre forse il corredo più completo e la complessità più marcata.

Le note balsamiche, tipiche del Fiano Minutolo, paiono perfettamente integrate con quelle aromatiche del Moscatello selvatico, varietà che presenta comunque componenti di freschezza. Talco, resina di pino dominano naso e ingresso in bocca. Il palato poi si accende di un’acidità giocata sull’arnica. Lungo e preciso il retro olfattivo.

L’ultima vendemmia di “Edda Lei” in degustazione, la 2017, è di fatto una fanciulla in confronto alle più evolute 2016 e 2015. Un vino adatto ad abbinamenti meno più rigorosi a tavola, visto il crepitio di sentori di lime, buccia di bergamotto e arancia.

Non si tratta tuttavia della classica lama nel burro. “Edda”, pur giovane, è già ben educata da bilanciatissimi componenti gliceriche, che si materializzano sotto forma di pesca, sciroppo d’ananas e mango maturo. Un vino che fa già della grazia e della misura la sua regola d’oro. Da professare ancor più domani. E domani ancora.

LA VINIFICAZIONE
Le uve che compongono il blend di “Edda Lei” provengono dai vigneti di Mauro di Maggio, attuale direttore di Cantina San Marzano. Vengono diraspate e lasciate in criomacerazione, per qualche ora.

La fase successiva prevede la pressatura soffice delle vinacce, seguita da una decantazione statica a freddo. Un passaggio fondamentale per un illimpidimento naturale. La fermentazione alcolica ha luogo in barrique di rovere francese nuove.

L’affinamento prevede un periodo sui lieviti – sempre in barrique – per 4 mesi con batonnage settimanale. Secondo le stime di Cantina San Marzano, la capacità di invecchiamento di “Edda Lei” si assesterebbe sui 5 anni. Un grande risultato per un bianco simbolo della Puglia del vino di qualità.

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Malbec World Day 2018: appuntamento a Milano

Torna a Milano il Malbec World Day, la giornata dedicata al noto vino argentino, ormai apprezzato in tutto il mondo. L’appuntamento è per il 9 aprile, dalle 15 alle 20.

La location scelta da Via dell’Abbondanza, importatore e distributore dei migliori vini biancoazzurri in Italia, è ancora The Westin Palace di Milano, in piazza della Repubblica, 20.

Sessanta i vini in degustazione, con biglietto d’ingresso fissato a 10 euro. Si va dalle vendemmie 2011 alla 2017, con qualche sforamento tra le annate precedenti, in particolare la 2009.

Saranno 40, invece, i Malbec argentini sottoposti al giudizio (rigorosamente alla cieca) di una giuria che decreterà il miglior Malbec presente sul mercato italiano. Una giuria alla quale prenderemo parte anche noi di vinialsuper.

Un vino corposo, il Malbec. Ma niente paura: a saziare stomaco (e palato) penserà il ristorante argentino El Carnicero di Milano, con una selezione di finger food, previsto per le ore 17. Dietro ai banchi di degustazione saranno presenti i sommelier della delegazione Ais Milano, guidati dal presidente Hosam Eldin Abou Eleyoun.

“Consumi e importazioni del Malbec argentino sono in costante crescita in Italia – evidenzia Federico Bruera, numero uno di Via dell’Abbondanza – tanto è vero che al Malbec World Day 2018 di Milano presenteremo un ventaglio di etichette prodotte da 25 cantine, situate nelle zone più vocate dell’Argentina”.

“Si tratta della settima edizione di questo evento a Milano – aggiunge Bruera – una cosa impensabile agli esordi, che oggi mi riempie di gioia e di orgoglio”.

Tra le cantine sarà presente Matervini, con cui collabora l’italiano Roberto Cipresso. New entry assoluta al Malbec World Day 2018 la Bodega Catena Zapata, una delle cantine più prestigiose in Argentina.

Poi Vinos de Potrero, il progetto enologico del giocatore di calcio argentino Nicolás Andrés Burdisso (ex Inter e Roma, ora in forza al Torino). Di seguito, i nostri migliori assaggi dell’edizione 2017.

http://www.vinialsupermercato.it/malbec-world-day-2017-milano-vino-argentino/

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Roero Days 2018 al Castello di Guarene

GUARENE – Per l’edizione 2018, Roero Days punta su una location d’eccezione: il Castello di Guarene, in provincia di Cuneo. Ma non solo.

Per l’occasione, il Castello ospiterà infatti ben 75 produttori della Denominazione di origine controllata e garantita Roero.

Laboratori di degustazione, banchi d’assaggio e momenti di approfondimento e dibattito completano il programma. Appuntamento per domenica 8 e lunedì 9 aprile, dalle 10 alle 19.

IL PROGRAMMA
La manifestazione del 2018 mette al centro il rapporto tra vini e territorio e si arricchisce quindi di una ricca serie di eventi collegati: il Roero Tour sarà effettuato gratuitamente nella giornata di domenica 8 a bordo dell’Autobus Roero Docg, che collegherà Montà, Canale e Monteu Roero con la sede del Castello di Guarene.

Inoltre, a Montà, a partire da sabato 7 mattina alle ore 10, si terrà una grande mostra di libri, in parte anche acquistabili, sui diversi aspetti turistici, storici e culturali del Roero.

Consigliata anche la visita al Castello di Monteu Roero, che ospita l’avvincente mostra fotografica frutto di 35 anni di scatti di Carlo Avataneo. Da non perdere, tra le proposte culturali, la presentazione del volume “Davide Palluda”, chef stellato del Ristorante All’Enoteca di Canale, realizzato da Luciano Bertello per Sorì Edizioni.

È possibile accreditarsi sul sito: http://www.consorziodelroero.it/acquista-roero-days-2018/. L’ingresso è gratuito per i professionisti del settore (10 euro per i privati). E’ consigliato l’accredito sul sito per evitare code all’ingresso.

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Vino naturale: 160 produttori a VinNatur Villa Favorita 2018

VICENZA – Scalda i calici la quindicesima edizione di Villa Favorita. L’appuntamento, per gli amanti dei vini naturali, è da sabato 14 a lunedì 16 aprile a Villa Da Porto detta “La Favorita” a Monticello di Fara di Sarego, in provincia di Vicenza.

Saranno presenti 160 aziende aderenti a Vinnatur, associazione di viticoltori naturali, provenienti non solo dall’Italia ma anche da Francia, Spagna, Portogallo, Austria, Germania e Slovenia. Per l’esattezza, dieci adesioni in meno rispetto all’edizione 2017.

Si tratta, comunque, di una delle più importanti manifestazioni di vini naturali in Italia per numero di aziende partecipanti, un evento unico nel suo genere perché permette di approfondire la conoscenza dei vini naturali, incontrando e conoscendo i produttori stessi, dai quali sarà possibile anche acquistare i vini in degustazione.

“Dopo l’ultima bella esperienza a Genova in gennaio – dichiara Angiolino Maule, presidente di Vinnatur, qui intervistato in esclusiva da vinialsuper – dove c’è stata un’ottima risposta di pubblico, sia di professionisti sia di amanti del vino, ci prepariamo ora all’evento per noi più significativo, per numero di edizioni e per aziende partecipanti”.

“In questi anni – continua Maule – Villa Favorita è stata testimone della crescita della nostra associazione, segnata da importanti traguardi come l’approvazione del Disciplinare nel luglio 2016, ma anche della presa di coscienza di molti consumatori che si sono avvicinati a noi magari solo per curiosità, ma che hanno imparato in questi anni a conoscere e ad apprezzare il nostro lavoro”.

COS’E’ VINNATUR?
L’associazione VinNatur riunisce viticoltori europei che hanno il comune obiettivo di condividere le tecniche e le esperienze per produrre vino in maniera naturale, sia in vigna che in cantina, e di divulgare la cultura del terroir.

“Nel 2017 – prosegue Maule – siamo arrivati ad avere 190 aziende iscritte all’associazione, per un totale di 1500 ettari di vigna coltivati in modo naturale che producono 6 milioni e 500 mila bottiglie di vino naturale, di cui circa 5 milioni in Italia. Se pensiamo che alla nascita le aziende aderenti erano solo 65 possiamo solo essere fieri del lavoro svolto finora”.

Durante la manifestazione all’interno della villa e nell’area attrezzata nel parco circostante si potranno gustare diverse specialità gastronomiche provenienti da varie parti d’Italia con un’offerta ampliata rispetto all’anno scorso.


Info in breve | VILLA FAVORITA 2018
Data: dal 14 al 16 aprile 2018
Orari di apertura: dalle 10 alle 18
Luogo: Villa da Porto detta “La Favorita”, via Della Favorita – Monticello di Fara, Sarego (Vicenza)
Ingresso: € 25 al giorno (acquistabile solamente all’ingresso dell’evento) comprensivi di guida della manifestazione e calice da degustazione.
I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni.
Parcheggio: riservato ai visitatori del salone
Per chi arriva in treno: è prevista una navetta dalla stazione di Montebello Vicentino
Area sosta Camper: Camping Park La Fracanzana, Via Fracanzana 3, 36054 Montebello Vic.no (2,1km da Villa Favorita)
Cani: sono ammessi cani di piccola taglia
Info: www.vinnatur.org

L’ELENCO DEI PRODUTTORI A VINNATUR VILLA FAVORITA 2018

Germania Weingut Schmitt
Spagna Priorat Gratavinum
Francia Alsazia Domaine Geschickt
Bordeaux Chateau Pascaud Villefranche
Champagne Champagne Tarlant
Herault Mas Zenitude
Languedoc Domaine de Courbissac
Rhône Eric Texier
Roussillon Domaine Vinci
Italia Abruzzo Ausonia
Fiore Podere San Biagio
Marina Palusci az. Agr.
Rabasco
Tenuta Terraviva
Alto Adige Radoar az. Agr
Reyter
Weingut In Der Eben
Basilicata Musto Carmelitano az. Agr.
Calabria Casale Cinque Camini
Campania Giovanni Iannucci
Il Cancelliere
Masseria Starnali
Podere Veneri Vecchio
Emilia Romagna Cà de noci Az. Agr.
Cà dei Quattro Archi
Casè soc. agricola
Cinque Campi Az. Agr.
Donati Camillo Az. Agr.
Il Farneto soc. agr
Il Maiolo Az. Agr.
Lusenti Az. Agr.
Quarticello Az. Agr.
Storchi Az. Agr.
Podere Cervarola
Friuli Terpin Franco
Lazio Cantina Ribelà
Mario Macciocca Az. Agr.
Podere Orto
Riccardi Reale soc. agr.
Lombardia Cà del Vent
Fattoria Mondo Antico Soc. Agr.
Martilde Az. Agr.
Piccolo Bacco dei Quaroni
Tenuta Belvedere
Vercesi del Castellazo Az. Agr.
Castello di Stefanago Soc. Agr.
Pietro Torti Az. Agr.
Mario Gatta
Marche Il Gelso Moro
Molise Vi.Ni.Ca
Piemonte Andrea Scovero
Borgatta Az. Agr.
Carussin di Bruna Ferro
Cascina ‘Tavijn Az. Agr.
Cascina Roera
Lo Zerbone Az. Agr.
Rocco di Carpeneto
Valli Unite Soc. Coop. Agr.
Barale f.li
Cascina Zerbetta
Forti del Vento
La Morella Az. Agr.
Puglia Cantina Supersanum
Natalino Del Prete
Valentina Passalacqua
Pantun
Tenuta Macchiarola
Sardegna Meigamma soc. agr.
Sicilia BISCARIS Az. Vinicola
Bruno Ferrara Sardo
Etnella Soc. Agr. Presa
Gueli az. Agr
Il Mortellito
Lamoresca di Rizzo Filippo
Marabino
Marco De Bartoli & C SRL
Valdibella C.A.
Vini Scirto
Toscana Casa Raia Az. Agr.
Casale Az. Agr.
Incontri az. Agr.
Pacina Az. Agr.
Podere Casaccia
Podere della Bruciata
Podere Giocoli
Santa10
Tunia Soc. Agr.
Carlo Tanganelli
Castello Poggiarello
La Ginestra
La Torre alle Tolfe sas
Santa Maria Soc. Agr.
Sequerciani
Terre del Ving
Pian del Pino Az. Agr.
Podere Erica
Podere Anima Mundi
La Ranchelle
Tenuta Canto alla Moraia
Trentino Giuliano Micheletti Az. Agr.
Salvetta az. Agr.
Furlani
Umbria Cantina Marco Merli
Carlo Tabarrini, Cantina Margò
Collecapretta
Fattoria Mani di Luna
Fongoli Soc. Agr.
La Piccola Cantina dei Rossi
Piccolo Podere del Ceppaiolo
Tiberi az. Agr.
Vigneti Campanino
Vini Conestabile della Staffa
Veneto Alla Costiera
Ca’ Lustra Az. Agr.
Casa Belfi
Corte Sant’Alda
Davide Spillare Az. Agr.
Elvira Soc. Agr.
Filippi
Il Cavallino di Maule Sauro
Il Moralizzatore
La Biancara Soc. Agr
Marco Sambin Az. Agr.
Masiero Soc. Agr.
Pialli az agr.
Piccinin Daniele Az. Agr.
Portinari Daniele
Tessère
Vigne San Lorenzo – Tamie
VINI DI LUCE di Alessandro Filippi
Del Rebene
Meggiolaro Vini
Santa Colomba
Siemàn
Tenuta Dalle Ore
Il CEO
Davide Vignato
Az. Agr. Stana di Rebuli Renzo
Terre di Pietra
Nevio Scala
Monte Brècale
Slovenia Brda Kmetija Štekar
Carso Rencel
Sežana Stemberger vini
Trenta Ducal az. agr.
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Radici del Sud 2018: i vini del Meridione sugli scudi a giugno

BARI – Torna dal 5 all’11 giugno Radici del Sud, il multi evento dedicato ai prodotti da vitigno autoctono e agli oli extravergini del mezzogiorno d’Italia.

Sette giorni in cui i produttori di Puglia, Basilicata, Campania, Calabria e Sicilia presenteranno i loro vini agli importatori, provenienti da Cina, Olanda, Regno Unito, USA, Canada, Danimarca, Polonia, Corea del Sud, Svezia, Svizzera, Austria e Belgio. Alla stampa italiana ed internazionale e al consumatore finale in una serie di appuntamenti: inconti BtoB, wine tour, concorsi e degustazioni.

Un evento che vinialsuper racconterà ai suoi lettori in presa diretta, sul posto. Come già fatto lo scorso anno, in occasione dell’edizione 2017 del premio.

IL PROGRAMMA
Radici Del Sud si sviluppa nell’arco di più giornate: il 6 e 7 giugno saranno i giorni dedicati alle sessioni del concorso fra tutti i vini del Sud suddivisi per vitigno.

Il 9 e 10 giugno ci saranno gli incontri BtoB fra i buyer ed esperti esteri con i produttori vitivinicoli e olivicoli, mentre lunedì 11 ci sarà il banco d’assaggio aperto al pubblico e la grande festa dove verranno celebrate e premiate le migliori eccellenze vitivinicole e gli oli del meridione.

NON SOLO VINO
Dalle ore 11.00 alle ore 21.00 di lunedì 11 giugno al Castello di Sannicandro di Bari resterà aperto il Salone dei vini e degli oli del Sud. I visitatori potranno conoscere le diverse produzioni delle Cantine e degli oleifici partecipanti.

Ai banchi d’assaggio avranno l’opportunità di parlare direttamente con i produttori, conoscere meglio le caratteristiche e le qualità delle etichette in degustazione e di acquistare direttamente i prodotti presentati.

Alle 19.00 ci sarà un convegno, seguito dall’annuncio dei vini vincitori della XIII edizione di Radici del Sud. Seguirà alle 21.00 la Cena di gala, nel cortile del Castello, realizzata da rinomati chef del Sud Italia.
Per info e iscrizioni aziende: http://bit.ly/2B3QVg4, info@radicidelsud.it


RADICI DEL SUD 2018
Salone dei vini e degli oli del Sud in breve – apertura al pubblico:
Dove: Castello Normanno Svevo di Sannicandro di Bari (BA)
Quando: 11 giugno 2018
Orario di apertura al pubblico: dalle 11.00 alle 21.00
Ingresso: kit di degustazione 15 euro (comprensivo di bicchiere, sacca portabicchiere e quaderno di degustazione)
Parcheggio: disponibile
I minorenni non pagano l’ingresso e non possono effettuare degustazioni

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