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degustati da noi vini#02

Chianti Classico Docg Riserva 2020, Quercia al Poggio

Chianti Classico Docg Riserva 2020, Quercia al Poggio
Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Chianti Classico Docg Riserva 2020 Quercia al Poggio (14,5%).

Fiore: 8
Frutto: 9
Spezie, erbe: 8
Freschezza: 9
Tannino: 7.5
Sapidità: 7
Percezione alcolica: 6.5
Armonia complessiva: 9
Facilità di beva: 8
A tavola: 9
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

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Consorzio Morellino di Scansano lancia Vinometro su VisitMorellino


Il Consorzio Morellino di Scansano introduce Vinometro, uno strumento innovativo e gratuito, all’interno della piattaforma VisitMorellino per promuovere un enoturismo più sicuro e responsabile. Creato dall’azienda Enoturistica di Simone Nannipieri, Vinometro utilizza il metodo di Widmark per calcolare in tempo reale il Tasso alcolemico potenziale (BAC) e fornire un Quality Score, valutando equilibrio e sicurezza delle degustazioni. Considera fattori chiave come numero di vini assaggiati, quantità, abbinamenti gastronomici e durata dell’esperienza. Offrendo a cantine e visitatori uno strumento utile per un consumo più consapevole. https://www.visitmorellino.com/

VINOMETRO DEL MORELLINO DI SCANSANO: TASSO ALCOLEMICO POTENZIALE IN TEMPO REALE

«Vogliamo valorizzare il Morellino di Scansano – spiega Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio – attraverso esperienze enoturistiche di qualità e in linea con le normative. Vinometro aiuterà le cantine a ottimizzare le proposte e i visitatori a vivere un’esperienza autentica e responsabile». Accessibile gratuitamente su VisitMorellino, Vinometro del Conorzio del Morellino di Scansano rafforza l’impegno dell’ente toscano per un enoturismo moderno, sostenibile e attento alla sicurezza, tra le vigne della denominazione della provincia di Grosseto. Solo l’ultima delle contromisure dei Consorzi del vino in seguito all’inasprimento delle sanzioni del codice della strada per chi guida in stato di ebbrezza.

La piattaforma VisitMorellino, punto di riferimento per la promozione del Morellino di Scansano, accoglie già VINOMETRO, rendendolo facilmente accessibile sia ai visitatori sia agli operatori. Lo strumento, intuitivo e gratuito, si propone come una risorsa chiave per il territorio, contribuendo alla costruzione di un modello di enoturismo moderno, responsabile e sostenibile. Il Consorzio conferma il proprio impegno nella promozione del territorio del Morellino di Scansano e del suo patrimonio enologico, attraverso attività di enoturismo sempre al passo con i tempi, dove pianificazione e conoscenza sono elementi centrali per garantire un’esperienza memorabile al visitatore. Progetto dall’azienda Enoturistica di Simone Nannipieri, VINOMETRO si basa sul metodo di Widmark ed è ottimizzato per le esigenze del turismo enologico, permettendo di calcolare in tempo reale il Tasso Alcolemico Potenziale (BAC) e fornendo un Quality Score, indicatore che valuta la qualità e la sicurezza complessiva delle degustazioni proposte.

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degustati da noi vini#02

I due volti di Rottensteiner: da Kitz (oggi anche Rosso) al “cru” Lagrein Riserva Select


Due binari paralleli, ma complementari. Si muove su questo dualismo l’universo enologico di Rottensteiner. Da un lato la freschezza e l’immediatezza della linea Kitz. Dall’altro la profondità e la complessità di vini come il Lagrein Grieser Riserva Select. Due volti della stessa anima altoatesina, capaci di raccontare il territorio con sfumature differenti. Mostrando, una volta di più, quanto sia fondamentale, al giorno d’oggi, la profilazione di una gamma completa. Che sappia avvicinare professionisti e winelovers. Con estrema chiarezza comunicativa.

KITZ ROSSO: IL LATO GIOVANE E CONVIVIALE DI ROTTENSTEINER

La più recente novità della Tenuta Hans Rottensteiner è il KITZ Rosso, un vino che segue il successo del KITZ Bianco e ne condivide la filosofia: esaltare la convivialità con un sorso fresco e immediato. Presentato in anteprima alla Leopolda di Firenze, tra le novità del catalogo 2025 di Proposta Vini, KITZ Rosso debutterà ufficialmente sul mercato a marzo 2025, confermando la volontà di Rottensteiner di creare etichette accessibili, senza rinunciare alla qualità. Questa cuvée unisce tre vitigni simbolo dell’Alto Adige: Schiava, Lagrein e Merlot. I primi due affondano le radici nella tradizione altoatesina.

Il Merlot aggiunge invece una sfumatura internazionale, contribuendo a dare un carattere moderno ed intrigante. Il risultato è un rosso versatile, delicato ma deciso, pensato per accompagnare piatti saporiti e momenti di condivisione. Un vino che ricorda, stilisticamente, alcuni Gamay di grande beva. Il nome KITZ, che in tedesco significa “cucciolo di stambecco”, richiama il simbolo araldico della cantina e sottolinea la freschezza e la dinamicità di questa linea. Con KITZ Bianco e KITZ Rosso, Rottensteiner propone due cuvée complementari, perfette per chi cerca leggerezza e piacevolezza senza compromessi sulla qualità.

LAGREIN RISERVA SELECT: IL VOLTO NOBILE DI ROTTENSTEINER

Se la linea KITZ rappresenta il lato più accessibile e informale di Rottensteiner, il Lagrein Grieser Riserva Select è l’emblema dell’eccellenza e della profondità della gamma dell’azienda. Questo vino nasce a Gries, storica culla del Lagrein, in una zona caratterizzata da terreni alluvionali, ricchi di sabbia e ciottoli, che donano al vino struttura ed eleganza. La verticale di dieci annate del Grieser Riserva Select ha dimostrato come questo Lagrein sia capace di un’evoluzione straordinaria nel tempo. Dalle versioni più giovani, contraddistinte da un frutto intenso e da una trama tannica avvolgente, si passa gradualmente a vini più complessi, in cui emergono note terziarie di cuoio, cacao e spezie. È un vino che incarna la longevità del Lagrein e il legame della cantina con il proprio terroir.

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Possibili dazi vino Trump: raccolta firme dei distributori negli Usa


L’U.S. Wine Trade Alliance (USWTA) ha lanciato in queste ore un appello urgente all’industria dell’ospitalità e dei distributori di vino negli Stati Uniti. L’associazione, che rappresenta e tutela gli interessi delle aziende americane coinvolte nella distribuzione e vendita di vini importati, sta mobilitando il settore con una raccolta firme da allegare a una lettera all’amministrazione Trump. Nel testo, l’organizzazione denuncia il grave impatto che avrebbero nuovi possibili dazi sul vino, sulle stesse imprese americane.
Secondo USWTA, i dazi minacciano la stabilità economica di oltre 300 mila imprese tra ristoranti, hotel, bar e negozi di vino negli Stati Uniti. La raccolta firme si pone come obiettivo di coinvolgere almeno 5 mila aziende del settore, rafforzando la propria posizione nelle trattative con Washington.

Insomma, dopo le tante voci che si sono rincorse in campagna elettorale, la storia potrebbe ripetersi. Proprio per questa ragione, l’USWTA vuole scoraggiare il governo Trump a riproporre tariffs del 25% su vini francesi, tedeschi e spagnoli, come fatto tra il 2019 e il 2020. All’epoca, il surplus di costi gravato sulle imprese americane fu di oltre 230 milioni di euro. Secondo le stime di Unione italiana vini, il danno per le cantine italiane si aggirerebbe attorno ai 330 milioni di euro. Il vino Made in Italy subirebbe un taglio del 17% del proprio giro d’affari negli Usa.

POSSIBILI DAZI VINO, USWTA: RACCOLTA FIRME E LETTERA AL GOVERNO TRUMP

L’U.S. Wine Trade Alliance, attraverso l’appello lanciato in queste ore dal presidente Ben Aneff, sottolinea l’importanza della partecipazione attiva di distributori e importatori, che grazie alla loro rete di contatti possono amplificare il messaggio e contribuire a raccogliere più firme. «Caro Segretario Lutnick, caro Segretario Bessent e Ambasciatore Greer – si legge nella lettera che sarà indirizzata al governo Trump – all’inizio del vostro mandato, speriamo che consideriate la nostra difficile situazione. Siamo proprietari di ristoranti, bar, hotel e negozi in tutto il Paese. In ogni Stato e in ogni città, condividiamo l’orgoglio per ciò che abbiamo costruito e per il nostro ruolo nelle economie locali. Siamo luoghi di incontro nei momenti di festa e di difficoltà. Diamo vita alle strade principali e impieghiamo milioni di americani».

«Gli ultimi anni – si legge ancora sono stati devastanti per il nostro settore tra chiusure, inflazione, carenza di manodopera e dazi. Ciò che abbiamo costruito e le persone che impieghiamo continuano ad affrontare sfide. Vi chiediamo di aiutarci a proteggere i nostri investimenti nella forza lavoro nazionale, garantendo la possibilità di acquistare e vendere vino importato a prezzi accessibili. Tra il 2019 e il 2021, i dazi del 25% sulla maggior parte dei vini europei ci hanno colpito duramente. I dazi sui vini europei danneggiano in modo sproporzionato le aziende americane. Il vino nei nostri locali viene acquistato da distributori americani, che lo hanno acquistato da importatori americani.

I DAZI SUL VINO EUROPEO RIDUCONO I MARGINI DELLE IMPRESE AMERICANE

«Per ogni dollaro guadagnato dai produttori europei – recita ancora la lettera che U.S. Wine Trade Alliance indirizzerà all’amministrazione Trump – le imprese americane ne generano 4,50. Nei ristoranti a servizio completo, le bevande rappresentano circa un terzo del fatturato: il vino incide fino al 60% dei margini lordi. I nostri clienti cercano vini che si abbinino ai nostri menu e, quando il prezzo è troppo alto, spesso rinunciano all’acquisto, riducendo i nostri margini di profitto. Tra il 2019 e il 2021 abbiamo perso vendite, investimenti e sospeso i piani di espansione. Non avevamo nulla a che fare con la disputa commerciale che ha portato ai dazi, ma ne abbiamo subito le conseguenze, con tariffe che hanno colpito oltre 3 miliardi di dollari di vino. I dazi sul vino sono stati un fallimento. I produttori europei hanno trovato nuovi mercati e l’UE continua a sovvenzionare il suo settore aeronautico».

MIGLIAIA DI POSTI DI LAVORO A RISCHIO CON I DAZI SUL VINO DI TRUMP

La lettera si chiude con un filo di speranza. «Sappiamo che intendete affrontare importanti questioni di politica commerciale con l’Unione Europea e altri Paesi – si legge a chiusura della missiva della  U.S. Wine Trade Alliance – ma il vino non dovrebbe essere incluso in alcuna futura lista di dazi. Le tariffe di base sul vino sono inferiori a un quarto di dollaro a bottiglia sia negli Stati Uniti che nell’UE. I nostri mezzi di sostentamento, i posti di lavoro dei vostri concittadini e la salute dell’intero settore dell’ospitalità dipendono dal mantenimento di queste condizioni». L’industria vinicola americana lancia dunque un segnale chiaro: i dazi sul vino importato non solo danneggiano i produttori europei, ma mettono a rischio migliaia di imprese e posti di lavoro negli Stati Uniti. Con questa mobilitazione, USWTA spera di convincere l’amministrazione a rivedere le proprie politiche commerciali e a preservare un mercato essenziale per la ristorazione e la distribuzione americana. https://winetradealliance.org/action-letter/

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Notte Rossa: il miglior Primitivo di Manduria Riserva al supermercato


Notte Rossa miglior Primitivo Manduria Riserva supermercato 
(5 / 5) Alzi la mano chi conosce l’esistenza del Primitivo di Manduria Riserva. Nel solco dei migliori vini italiani, anche il Primitivo di Manduria ha una versione “Riserva”. A incarnare perfettamente questa punta di diamante della denominazione pugliese è Notte Rossa, il miglior Primitivo di Manduria Riserva al supermercato. Prima di descrivere questo vino e consigliare gli abbinamenti perfetti, cerchiamo di comprendere l’unicità di questo prodotto e cosa lo differenzia dal Primitivo di Manduria non Riserva. Primitivo di Manduria Notte Rossa.

PRIMITIVO DI MANDURIA RISERVA: CHE DIFFERENZA C’È CON LA VERSIONE “BASE”?

Il Primitivo di Manduria è un vino a Denominazione di Origine Protetta (Dop) prodotto principalmente nelle province di Taranto e Brindisi, in Puglia. Il disciplinare di produzione stabilisce che questo vino deve essere ottenuto da uve del vitigno Primitivo per almeno l’85%. Con la possibilità di aggiungere fino al 15% di uve da vitigni a bacca nera non aromatici, idonei alla coltivazione nelle due province. Una delle varianti previste dal disciplinare è il Primitivo di Manduria Riserva, che si distingue dalla versione “base” per alcuni specifici requisiti. Nello specifico: tempistiche di affinamento superiori, immissione in commercio posticipata e alcol in volume. Ancora più nel dettaglio:

  • AFFINAMENTO
    Il Primitivo di Manduria Riserva deve essere sottoposto a un periodo di affinamento di almeno 24 mesi, di cui almeno 9 mesi in botti di legno, a partire dal 1° novembre dell’anno di raccolta delle uve.
  • IMMISSIONE IN COMMERCIO
    Può essere commercializzato solo dopo due anni dal 31 marzo successivo alla vendemmia.
  • ALCOL
    Deve avere un titolo alcolometrico volumico totale minimo di 14% vol., leggermente superiore al 13,5% richiesto per la versione “base”.

Queste differenze con il Primitivo di Manduria “base” conferiscono al Primitivo di Manduria Riserva una maggiore complessità e struttura. Rendendolo particolarmente adatto a un ulteriore invecchiamento e a un abbinamento con piatti più elaborati. Non a caso, nel 2025, il Primitivo di Manduria Riserva Notte Rossa in commercio nei migliori supermercati italiani è il 2019.

PRIMITIVO DI MANDURIA RISERVA NOTTE ROSSA: LA DEGUSTAZIONE

Si tratta, non a caso, dell’etichetta di punta di Notte Rossa. Un vino di alta gamma, dal rapporto qualità prezzo straordinario. Con l’ulteriore plus di essere facilmente reperibile al supermercato. Nel calice, il vino si presenta del consueto colore purpureo, impenetrabile alla vista. Al naso è prezioso, caldo ed avvolgente. Ricorda molto la confettura di prugne e ciliegie. Una componente fruttata che accoglie note di cioccolato, tabacco, vaniglia e cannella, oltre a un leggero tocco di chiodo di garofano. Al palato, in perfetta linea con quanto lasciava immaginare l’olfatto, il Primitivo di Manduria Riserva Notte Rossa si conferma pieno e morbido, con tannini finissimi sui ritorni di confettura. Notte Rossa miglior Primitivo Manduria Riserva supermercato

Ottima la persistenza: il sapore del vino rimane a lungo al palato, sfoderando ancora una volta note di cacao, torrefazione (caffè) e vaniglia. Ma un commento speciale merita il tenore alcolico. Chi si spaventa di fronte a un’etichetta che indica 14,5% gradi in volume, può ricredersi all’assaggio di questo vino. La componente alcolica risulta perfettamente integrata e l’alcol non si percepisce come tale, ma in un tutt’uno con il resto dei sentori, in un quadro di equilibrio. Il finale stesso del Primitivo di Manduria Riserva Notte Rossa chiama il sorso successivo, grazie a una buona freschezza e a una leggera sapidità.

GLI ABBINAMENTI SALATI DEL PRIMITIVO DI MANDURIA RISERVA

1. Primi piatti ricchi e saporiti

Il Primitivo di Manduria Riserva si sposa perfettamente con piatti strutturati e ricchi di gusto. Alcuni primi piatti ideali includono:

  • Pasta al ragù di cinghiale: l’intensità aromatica del vino si bilancia con la sapidità della carne.
  • Orecchiette al sugo di braciole: un classico della tradizione pugliese che si armonizza con le note speziate del Primitivo.
  • Lasagna al forno: la struttura del vino sostiene la cremosità della besciamella e la ricchezza del ragù.

2. Carni rosse e selvaggina

La tannicità e il corpo pieno del Primitivo di Manduria Riserva lo rendono il compagno ideale per piatti a base di carni rosse, selvaggina e preparazioni elaborate, come:

  • Tagliata di manzo con riduzione di Primitivo: l’abbinamento per eccellenza, che unisce armoniosamente vino e carne.
  • Agnello al forno con erbe aromatiche: le note speziate del vino si fondono perfettamente con il sapore intenso della carne.
  • Brasato al Primitivo: una preparazione in cui il vino si utilizza anche nella cottura, creando un connubio di sapori perfetto.

3. Formaggi stagionati Notte Rossa miglior Primitivo Manduria Riserva supermercato 

Il Primitivo di Manduria Riserva è ottimo anche con formaggi a lunga stagionatura, che ne esaltano la complessità aromatica. Alcuni esempi includono:

  • Pecorino stagionato: l’intensità del formaggio trova equilibrio nella morbidezza del vino.
  • Parmigiano Reggiano 36 mesi: le note di frutta secca e spezie si armonizzano con il Primitivo.
  • Caciocavallo podolico: il suo gusto deciso viene esaltato dalla persistenza del vino.

NOTTE ROSSA MIGLIOR PRIMITIVO DI MANDURIA RISERVA: ANCHE CON I DOLCI

1. Dessert a base di cioccolato

Grazie alle sue note di cacao e frutti rossi, il Primitivo di Manduria Riserva Notte Rossa si abbina magnificamente con dolci a base di cioccolato fondente. Qualche esempio? Eccone tre:

  • Torta al cioccolato fondente e peperoncino: la leggera piccantezza esalta la complessità del vino.
  • Mousse di cioccolato e frutti di bosco: il mix di acidità e dolcezza si bilancia alla perfezione con il Primitivo.
  • Brownies con noci e cioccolato extra dark: la ricchezza del dessert si fonde con la struttura del vino.

2. Dolci tipici pugliesi

Per un abbinamento territoriale, il Primitivo di Manduria Riserva Notte Rossa si può gustare con:

  • Pasticciotto leccese: il contrasto tra la dolcezza della crema e le note speziate del vino crea un connubio intrigante.
  • Cartellate al vincotto: la dolcezza del vincotto trova un perfetto equilibrio con le note calde e avvolgenti del Primitivo.
  • Mostaccioli pugliesi: biscotti speziati con mandorle e cacao che si sposano perfettamente con la morbidezza del vino. http://catalogoviti.politicheagricole.it/scheda_denom.php?t=dsc&q=2236
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Codice della strada, i Consorzi del vino dell’Umbria scrivono a Salvini


Continua a far discutere l’inasprimento delle sanzioni del codice della strada, per chi guida sopra i limiti di 0.5. Dopo l’iniziativa della Rete di impresa Vite in Riviera, in Liguria, sono i Consorzi del vino dell’Umbria a scrivere una lettera al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. Obiettivo: porre l’attenzione sul «terrorismo mediatico» che sta penalizzando «uno dei simboli della cultura e della tradizione italiana», ovvero il vino.

La richiesta dei Consorzi è che si promuova una cultura del consumo responsabile, specificando in maniera definitiva che nel nuovo codice della strada non è stato modificato nessuno dei limiti precedentemente in vigore. E che oggi è possibile ancora consumare vino al ristorante con particolari attenzioni. Di seguito il testo del documento inviato dai a Salvini, da parte di Consorzio Tutela Vini Montefalco, Consorzio Tutela Vini Orvieto, Consorzio Tutela Vini Torgiano e Consorzio Tutela Vini Trasimeno.

LETTERA DEI CONSORZI DEL VINO DELL’UMBRIA AL MINISTRO SALVINI

Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini

Gentilissimo Ministro Matteo Salvini,
abbiamo aperto l’anno 2025 con la demonizzazione delle bevande alcoliche, vini inclusi, su qualsiasi canale di comunicazione: social, televisione e giornali cartacei hanno scatenato una campagna di terrorismo mediatico sull’alcol con conseguente riduzione del consumo del vino e calo delle vendite di cui sta risentendo il mercato del vino.

Fin dall’Antica Roma il vino faceva parte dell’alimentazione sia per il popolo che per l’aristocrazia. Oggi giorno noi viticultori ci siamo ritrovati, prima a livello europeo a combattere con leggi che affermano che “il vino è pericoloso e cancerogeno”, ed ora con i nuovi provvedimenti del codice della strada in Italia che, seppur rigidi e doverosi, stanno creando, per una cattiva narrazione, non pochi problemi al mercato del vino.

La preoccupazione in merito all’abuso del consumo di alcolici ha portato a questo DDL penalizzando però un simbolo della cultura e della tradizione italiana, quello del VINO. Visto il terrorismo mediatico che ne è conseguito, crediamo sia doveroso da parte del Governo un chiarimento in merito all’invariato limite del codice della strada (che è rimasto a 0.5g/l) promuovendo una cultura del consumo moderato e responsabile. Richiediamo al Governo di diffondere delle linee guida del consumo di alcool ed il relativo smaltimento (ad esempio: quanti bicchieri di vino è possibile permettersi di bere al ristorante, bevendo anche acqua e mangiando adeguatamente, senza superare il limite di legge. Consigli su come organizzarsi al ristorante: il conducente non beve mentre gli altri sono liberi di farlo, abituarsi al concetto di portare a casa una bottiglia non terminata a tavola ecc…). Sarebbe importante che il ministero specifichi che nel nuovo codice della strada non è stato modificato nessuno dei limiti che erano in precedenza in vigore.

Altri Paesi nel mondo da tempo si sono dotati di simili provvedimenti: ciononostante, ben comunicati alla popolazione non hanno portato alla demonizzazione del consumo moderato –come sta avvenendo in Italia– ma al contrario hanno contribuito alla diffusione di comportamenti virtuosi basati sul bere responsabile e moderato. Oggi in Italia sta passando il concetto di non dover bere assolutamente prima di mettersi alla guida, il che, oltre ad essere un grande errore di comunicazione, va a colpire la stragrande maggioranza dei consumatori che hanno fatto del consumo moderato e responsabile il proprio stile di vita, rischiando di aprire la strada agli eccessi.

Come produttori di vino comprendiamo che l’attacco al mondo del vino sia conseguenza di difficoltà nel contrastarne l’abuso. Noi produttori siamo da anni impegnati nella promozione della cultura del vino fondata sul consumo moderato e consapevole e ci impegneremo ancora nel valutare altre strade, come la produzione di bottiglie di minori dimensioni, come quelle da 0.375 litri per facilitarne il consumo e la vendita nei ristoranti. Chiudiamo questa lettera chiedendole maggiore comprensione nei confronti di tutto il mercato del vino e collaborazione per la diffusione di un consumo consapevole e moderato di vino di alta qualità che da sempre contraddistingue l’Italia.

ATS I Consorzi del Vino per l’Umbria

Consorzio Tutela Vini Montefalco
Consorzio Tutela Vini Orvieto
Consorzio Tutela Vini Torgiano
Consorzio Tutela Vini Trasimeno

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San Valentino fa rima con cioccolatino: Brachetto d’Acqui incontra Ernst Knam

Quando vino e cioccolato si incontrano, è sempre magia. Un connubio che trova la sua massima espressione nella collaborazione esclusiva tra il Brachetto d’Acqui Docg e il maestro chocolatier Ernst Knam, in occasione di San Valentino. Oggi come non mai, in rima con cioccolatino. L’iconico “Re del Cioccolato” ha dato vita a BRAK, una raffinata collezione di praline a forma di cuore, ripiene di Brachetto d’Acqui Docg, in edizione limitata. Un trio di dolci capaci di valorizzare le diverse sfumature di uno dei vini simbolo del Monferrato. La sera del 14 febbraio, in alcuni ristoranti selezionati di Acqui Terme, chi ordinerà un calice di Brachetto d’Acqui riceverà in omaggio una scatola di praline BRAK, per un brindisi all’insegna della dolcezza e della tradizione locale.

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Il Codice Ateco 74.99.41 per Sommelier ed Enotecari è realtà

Il Codice Ateco 74.99.41 è realtà per Enotecari e SommelierA partire dal 1° aprile 2025, entrerà ufficialmente in vigore il nuovo strumento dedicato esclusivamente alle attività di consulenza fornite da enotecari e sommelier. Si tratta di un traguardo storico per la categoria, che finalmente ottiene un riconoscimento formale all’interno del sistema di classificazione delle attività economiche. L’introduzione di questo codice è il risultato di un intenso lavoro di sensibilizzazione e interlocuzione istituzionale portato avanti da Aspi – Associazione della Sommellerie Professionale Italiana. L’associazione ha collaborato attivamente con il Comitato Istat, dimostrando con dati concreti e analisi approfondite l’importanza di una classificazione specifica per questa professione. Grazie a questo sforzo congiunto, gli operatori del settore potranno ora beneficiare di maggiore tutela normativa, riconoscimento professionale e nuove opportunità di crescita.

IL CODICE ATECO PER SOMMELIER ED ENOTECARI È REALTÀ

L’introduzione del codice Ateco 74.99.41 porta con sé vantaggi concreti per gli enotecari e i sommelier, contribuendo a valorizzare ulteriormente la loro professione. Garantirà chiarezza normativa e tutela professionale, attraverso una classificazione ufficiale che permette di distinguere con precisione il ruolo di enotecari e sommelier, evitando ambiguità e riconoscendo il valore delle loro competenze. I professionisti registrati con il nuovo codice potranno inoltre usufruire di benefici economici e fiscali riservati alle attività riconosciute, come agevolazioni contributive e forme di sostegno specifiche per il settore. Non ultimo, l’inserimento in una categoria economica ben definita rafforza la posizione della sommellerie nel panorama professionale e imprenditoriale, consolidando la sua immagine agli occhi di enti pubblici, aziende e consumatori.

UNO SVILUPPO STRATEGICO PER LA SOMMELLERIE

L’introduzione del codice Ateco 74.99.41 è realtà per Enotecari e Sommelier rappresenta un passo fondamentale per l’evoluzione della professione di sommelier, che potrà ora differenziarsi e affermarsi ulteriormente sia a livello nazionale che internazionale. Aspi continuerà il suo lavoro di supporto ai professionisti, fornendo aggiornamenti, assistenza e strumenti per sfruttare al meglio le opportunità offerte da questa importante novità. Non a caso, il presidente nazionale dell’associazione parla di «una grande conquista per tutti i sommelier italiani».

«Dopo il riconoscimento di Aspi nella lista ufficiale del Ministero delle Imprese del Made in Italy – evidenzia Giuseppe Vaccarini in un videomessaggi indirizzato ai soci – arriva un altro traguardo fondamentale, il nuovo codice Ateco 74.99.41. A partire dal 1 aprile 2025, questo codice entrerà quindi in vigore e finalmente riconoscerà i sommegliei come una professione a sé stante, indipendente e altamente qualificata. Questo è un traguardo storico, come potete ben immaginare. Con il codice Ateco, il sommelier ottiene finalmente il riconoscimento economico e sociale che merita».

NUOVO CODICE ATECO: COSA CAMBIA PER I SOMMELIER?

Cosa cambia per i sommelier? «Innanzitutto – continua il presidente Aspi Giuseppe Vaccarini – il riconoscimento ufficiale della professione, poi la possibilità di accedere a incentivi e agevolazioni fiscali e per ultimo maggiore visibilità e credibilità. I sommelier italiani potranno operare con maggiore sicurezza e professionalità, espandendo le proprie attività nella consulenza, nella formazione, negli eventi e nella comunicazione del vino. Come sapete, Aspi è il punto di riferimento per i sommelier italiani. L’unica associazione di settore – continua Vaccarini – riconosciuta dalla legge, che grazie ad un costante impegno ha saputo costruire un dialogo efficace con le istituzioni per ottenere questo straordinario risultato. Un momento storico che segna l’ inizio di una nuova era per tutta la sommellerie. Brindiamo per Aspi e brindiamo per la sommellerie. Cin!».

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Uomini à la carte. Come trovare il partner ideale sapendo cosa mangia (e cosa beve)

Chi è il tuo uomo ideale? Uno Champagne raffinato o un Barolo strutturato? Un passionale Uomo Carbonara o un intrigante Uomo Tiramisù? Da oggi, per scoprirlo, basterà dare un’occhiata alla sua scelta a tavola e nel calice. Arriva Uomini à la carte (Leonardo J. Edizioni), il nuovo libro firmato da Francesca Negri e Anna Mazzotti, una guida semiseria che incrocia il mondo del food & wine con quello delle relazioni sentimentali. Una bussola enogastronomica per aiutare le lettrici (e perché no, anche i lettori) a decifrare il partner ideale attraverso il suo gusto in fatto di cibo e vino.

CIBO E VINO DICONO CHI SEI

Secondo le autrici, le scelte alimentari non sono solo una questione di gusto o salute, ma rivelano tratti della personalità e persino predisposizioni emotive e comportamentali. Il libro inizia proprio analizzando questa connessione, spiegando come un uomo che ama la bistecca possa essere intrepido e sicuro di sé, mentre chi opta per un’insalata leggera tenda a essere più attento al benessere. Allo stesso modo, le preferenze enologiche possono rivelare molto di una persona: il tipo da Gewürztraminer è modaiolo e riluttante ai vini troppo “machi”, mentre chi predilige il frizzante è un affascinante bon vivant, difficile da catturare.

50 PROFILI ENOGASTRONOMICI PER INDIVIDUARE IL PARTNER PERFETTO

La seconda parte del libro propone un vero e proprio menu di personalità maschili, legate ai piatti più iconici e ai vini più rappresentativi. Tra i più curiosi troviamo:

  • L’Uomo Pizza, che si svela attraverso la sua ordinazione (Margherita? Tranquillo e senza pretese. Capricciosa? Equilibrato ma imprevedibile. Würstel e patatine? Meglio scappare!).
  • L’Uomo BBQ, verace e coriaceo, per cui il barbecue è un vero e proprio rito.
  • L’Uomo Canederlo, concreto ma dal cuore morbido.
  • L’Uomo Tiramisù, dolce e avvolgente, ma amante delle attenzioni.
  • L’Uomo Pinot Nero, elegante e complesso, ma con sfaccettature tutte da scoprire.

Non manca poi la figura mitologica dell’Uomo Wine Lover, colui che sovverte ogni regola della tavola, scegliendo prima il vino e poi il cibo da abbinarci. In base alla sua etichetta preferita, si possono trarre indizi sul suo carattere: il tipo da Champagne è raffinato e amante del lusso, il Barolo è un uomo solido e sicuro di sé, mentre il Prosecco è il classico spirito libero.

COME CONQUISTARLO (O FUGGIRE A GAMBE LEVATE)

Una volta individuato il proprio uomo ideale, il libro offre consigli pratici per conquistarlo attraverso cibo, vino, atmosfera e persino abbigliamento. Ma attenzione: non tutti gli appuntamenti riescono col buco della ciambella. Il capitolo Incipriata e Fuga elenca dieci validi motivi per lasciar perdere, dal Contabile che divide il conto al centesimo, al Finto bevitore che dopo un bicchiere di vino pensa di avere a che fare con un’alcolista.

Chiude il volume una divertente scheda di degustazione, pensata per annotare e valutare i tipi di uomini incontrati, con una precisazione ironica delle autrici: “Nessun uomo è stato maltrattato per scrivere questo libro. Nemmeno quelli astemi”.

DOVE ACQUISTARE UOMINI À LA CARTE

Uomini à la carte (Leonardo J. Edizioni, 140 pagine, 19,90 euro) è disponibile esclusivamente su Amazon a questo link: https://amzn.eu/d/dpEBISM. Un libro perfetto per chi ama il buon cibo, il buon vino e, soprattutto, vuole divertirsi esplorando il mondo delle relazioni sentimentali attraverso un’insolita chiave di lettura gastronomica.

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Esteri - News & Wine news news ed eventi

Vipava Valley: il paradiso nascosto dei vini macerati della Slovenia


Potesse avere una bandiera tutta sua, la Vipava Valley – o
Valle del Vipava o del Vipacco, in sloveno Vipavska Dolina – sceglierebbe la via minimalista. Monocromo. Un vessillo di un unico colore. L’arancione. Quello dei suoi orange wine. Già perché la vallata della Slovenia che prende il nome dal fiume Vipava è un vero e proprio paradiso dei vini macerati. Tra il villaggio di Podnanos, ad est, e il confine con l’Italia, ad ovest, Madre Natura ha collocato qui due varietà di uve autoctone ancora poco note, perfette per la produzione di alcuni tra i vini macerati più fini al mondo. Si tratta dello Zelèn e della Pinela. Cenerentole con cui si può fare conoscenza a pochi minuti dal Collio friulano, altro Eldorado degli orange wine. La Vipavska Dolina – parte integrante della regione vinicola di Primorska – si trova infatti appena dopo il Collio sloveno (Goriška Brda), proseguendo verso Est. Sopra all’altra subregione del Kras (Carso), con cui confina nella parte sud-orientale.

«In mezzora si può attraversare la Vipava Valley in auto», ricorda Robert Gorjak, comunicatore ed ambasciatore dei vini della Slovenia. Una gemma che conta, per l’esattezza, 2.098 ettari complessivi e due aree geografiche ben distinte: la Upper Vipava Valley, ovvero la parte più occidentale; e la Lower Vipava Valley, più vicina a Nova Gorica (Gorizia). «Proprio come nel Collio italiano – continua Gorjak – è difficile incasellare i vini della Valle del Vipava in un’unica categoria. È un’area in cui convivono più vitigni e più stili. Dagli internazionali agli autoctoni. E dalle cuvée ai vini da singola varietà. Ma una cosa è certa. In Vipava Valley si producono ottimi vini da macerazione sulle bucce. E, qui come in altre zone della Slovenia, la produzione biologica e biodinamica sta crescendo molto negli ultimi anni».

I VINI MACERATI DELLA VIPAVA VALLEY: TRADIZIONE SECOLARE

Non è nuova della Valle del Vipacco la macerazione. Un processo enologico che prevede il contatto prolungato del mosto con le bucce, i vinaccioli e – talvolta – i raspi dell’uva, durante la fermentazione. Sebbene sia una pratica comune nella vinificazione dei vini rossi, l’utilizzo di questa tecnica sulle uve bianche è ciò che dà origine ai vini macerati, noti nel mondo come orange wines. Durante la macerazione, composti fenolici come tannini e antociani vengono estratti dalle bucce, conferendo al vino caratteristiche distintive in termini di colore, struttura e complessità aromatica.

In Vipava Valley – zona menzionata per la prima volta nel 1844 dal sacerdote Matija Vertovec, nel manuale di viticoltura ed enologia che porta proprio la sua firma – la macerazione delle uve bianche è una tradizione secolare. Questa pratica è stata preservata nel tempo, grazie alla dedizione di viticoltori che hanno affinato il metodo, nel corso dei decenni. Al punto di riuscire a valorizzare le caratteristiche delle uve e dei loro suoli, anche a fronte di una tecnica che tende a omologare i sentori e a rendere tutti uguali i vini macerati (ovviamente quelli fatti male).

ZELÈN E PINELA: DUE UVE AUTOCTONE PER I MACERATI SLOVENI

Colore paglierino con riflessi verdolini. Un bouquet floreale fresco e fruttato, con ricordi di pera e mela. Sono le caratteristiche dei vini ottenuti da uve Zelèn. Una varietà che si distingue dall’altro vitigno autoctono Pinela, che dà vini più freschi ed aromatici, con note di frutta a polpa bianca e una acidità più marcata. Un’accoppiata perfetta per i vini macerati della Vipava Valley, in un’epoca in cui la differenziazione e l’unicità della base ampelografica sono assi nella manica dei viticoltori, in chiave marketing e storytelling internazionale. Oltre alle varietà autoctone, i viticoltori della Valle del Vipava sperimentano con successo la macerazione su uve internazionali. Come Sauvignon Blanc, Chardonnay e Ribolla Gialla.

Importante anche la riscossa di un altro vitigno a bacca bianca: il Riesling italico (molto diffuso anche in Italia, con ben 1.200 ettari in Oltrepò pavese, dove non viene valorizzato a dovere). Per la prima volta nella storia dei vini della Slovenia, il noto produttore Primož Lavrenčič della cantina Burja si prepara ad immettere sul mercato – proprio entro la primavera 2025 – un vino che menziona l’Italico con il nome tradizionale “Grašica”, al posto del più noto (commercialmente) Laški Rizling. Segnando, così, l’inizio di una nuova era per un vitigno che, a sua volta, si presta in maniera genuina alla tradizione della macerazione sulle bucce della Vipava Valley. Lo stesso vale per i vitigni Piwi, introdotti di recente nella zona dalla cantina Marlon Batič.

10 VINI DELLA VIPAVA VALLEY DA ASSAGGIARE

  • Zelèn 2022, Pasji Rep
    Curioso il nome di questa cantina: Pasji Rep significa “Coda di cane” ed è un inno a uno dei “cru” più apprezzati della Vipava Valley. Un vino che scardina i teoremi sul vitigno autoctono Zelèn, solitamente meno aromatico e meno fresco/acido di così. Magistrale la macerazione, che dà corpo e spina dorsale al nettare. Vino da bere a secchiate.
  • MR. 21, Vinska klet Miška
    Ribolla e Malvasia, fermentate spontaneamente. Altra macerazione gestita divinamente, tanto da abbinarsi alle note aromatiche come una cravatta sulla camicia. Ricordi di frutta tropicale, dal naso al palato, sino alle memorie d’agrumi, in chiusura. Altro vino di gran beva, pur mai banale in ogni sua sfaccettatura.
  • Pinela 2023, Guerila
    C’è più ampiezza al naso, come nelle attese, rispetto ai vini prodotti con l’altro vitigno autoctono Zelèn. È l’aromaticità della Pinela, perfettamente espressa. Palato materico, oleoso, dominato dal frutto bianco (pera) ma impreziosito da netti ricordi di erbe selvatiche. Macerazione che qui non viene compiuta, in quanto si tratta del vino di ingresso all’interessantissima gamma della cantina.
  • Malvazija 2021, Krapež
    Classiche note della Malvasia (secca), con la magia regalata da 7 giorni di fermentazione sulle bucce. L’annata è di quelle buone e il vino si concede tra aromaticità, tensione acida e una polpa che si fa quasi “masticare”. Sapidità finale che non guasta, in termini di gastronomicità.
  • Retro Selection 2021, Guerila
    Ecco una cuvée coi fiocchi, a dimostrazione di quanto la Vipava Valley sia terra da single variety, tanto quanto da field blend. Ben quattro le varietà, qui: Pinela, Zelèn, Rebula (Ribolla) e Malvazija dal cru Pri Pili, con macerazione di una settimana. Un nettare ammaliante, di gran complessità e stratificazione, in cui a dominare non è una singola nota, ma un concerto di percezioni che va dal suolo (minerale, roccia) al frutto candito, sul consueto sottofondo di erbe aromatiche e finocchietto selvatico.

  • Rebula Maximilian I 2020, Svetlik
    Un anno in barrique per aggiungere ancora più corpo e struttura a un orange wine che convince per precisione, aromaticità e complessità. Splendida, al palato, la trama tannica che accompagna il sorso, contribuendo – insieme a una netta mineralità – ad un equilibrio perfetto con le note di frutta matura, esotica. Ottimo il potenziale evolutivo.
  • Stranice 2020, Burja
    Primož Lavrenčič si conferma maestro nelle macerazioni, con questo orange wine di assoluta raffinatezza, prodotto dall’ennesimo assemblaggio ben riuscito, con uve tipiche della Vipava Valley: Malvasia, Ribolla e Riesling italico. Piante di 60 anni, che affondano le radici in terreni marnosi. Gran pienezza dal primo naso al retro olfattivo, tanto sul frutto (mela, pera, frutta tropicale) e generosi rintocchi di erbe aromatiche. Zenzero per la componente speziata, abbinata a un leggero tocco fumé in chiusura.
  • Moser Cuvée, Pasji Rep
    In una parola, un altro capolavoro dalla Vipava Valley. Uve Malvasia, Ribolla, Riesling italico e Zelèn provenienti da una singola vigna, contraddistinta da una pendenza del 60% e da suoli poveri, rocciosi e sabbiosi. Vino sapido, dritto, verticale per definizione, con il plus di 7 giorni di macerazione a conferire polpa e materia al sorso. Chiusura sulle consuete note di finocchietto selvatico, a regalare un tocco di balsamicità che rende ancora più irresistibile la beva. Chapeau.
  • Klarnica, Kmetija Cigoj
    Segnalazione che vale un plauso all’eroica operazione di recupero della varietà Klarnica, da parte dell’azienda agricola Cigoj (da provare anche i loro insaccati da maiali mangalica). Si tratta di un vitigno a bacca bianca locale, di cui esistono solo 5 ettari. Bella aromaticità al sorso, sostenuto da un corpo non banale e da un finale che ricorda in maniera netta il miele d’acacia.
  • Zelèn 2021, Fedora Natural Wine Estate
    Splendida espressione del vitigno Zelèn, qui con sette giorni di macerazione sulle bucce. La varietà esprime così la classica nota fruttata gentile, su sottofondo di finocchietto selvatico. Consistenza oleosa in centro bocca e gran freschezza nel finale, delineata da ricordi di mentuccia che contribuiscono a chiamare irresistibilmente il sorso successivo.

NON SOLO VINO NELLA VALLE DEL VIPAVA

Come in ogni regione vinicola che si rispetti, anche la Vipava Valley ha una tradizione gastronomica importante. I tipici vini macerati della zona si sposano perfettamente con i piatti locali. Da provare la Jota della Valle del Vipava, una zuppa a base di crauti o rape macerate nelle vinacce, patate e fagioli, arricchita da carne essiccata o affumicata. C’è poi il Prosciutto Crudo della Valle del Vipava. Stagionato lentamente da maestri artigiani che portano avanti da decenni questa tradizione, ha un sapore delicato e una consistenza di velluto. Impossibile poi non farsi conquistare dagli Štruklji della Valle del Vipava, rotoli di pasta farciti con ripieni dolci o salati (ricotta e noci, erbe selvatiche, patate e pancetta o mele e cannella), che vengono poi cotti in acqua, al vapore, al forno oppure fritti.

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Cosa è successo a Fivi e perché le elezioni 2025 sono determinanti


società di servizi Fivi. La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti ha attraversato un periodo di significative turbolenze interne tra la fine del 2023 e l’inizio del 2024. Motivo per il quale le elezioni Fivi 2025, in programma questa settimana, per l’esattezza il 13 febbraio a Imola, potrebbero avere un risultato ancora più determinante. Ma cosa è successo a Fivi? Le prime tensioni sono emerse in seguito al Mercato di Bologna del novembre 2023. L’evento ha suscitato critiche relative alla gestione degli ampi spazi, nonché all’affluenza di pubblico e operatori e ai costi rispetto alle precedenti edizioni dello storico Mercato di Piacenza. Nel febbraio 2024 sono arrivate le dimissioni di quattro membri del Consiglio direttivo: Luca Ferraro (Fivi Veneto), Gaetano Morella (Fivi Puglia, ex vicepresidente durante la gestione Matilde Poggi), Monica Raspi (Fivi Toscana) e Francesco Maria De Franco (Fivi Calabria). Nessuno di questi ex consiglieri figura tra i candidati alle elezioni Fivi 2025.

FIVI, COSA SUCCEDE? UN 2024 TURBOLENTO, TRA DIMISSIONI E RINCALZI

Per rimpiazzare i dimissionari, il Consiglio ha inizialmente proposto il subentro ai primi vignaioli non eletti nell’ultima tornata di elezioni. Ma ha ricevuto rifiuti netti da Cesare Corazza (Emilia-Romagna), Celestino Gaspari (Veneto) e Daniele Parma (Liguria). Tre nomi pesanti nelle dinamiche della Federazione. Di conseguenza, si è proceduto alla cooptazione di nuovi membri: Andrea Annino (Sicilia), Stefano Casali (Toscana) e Desirèe Pascon Bellese (Veneto). Incredibile quanto avvenuto anche a seguito di questo passaggio, sempre nel 2024. Poco prima dell’assemblea dei soci del 26 febbraio 2024 a Bologna, anche Stefano Casali (cantina Muralia) ha ritirato la sua disponibilità. Al suo posto, è stato nominato Gianluca Morino (Piemonte), che ha completato la ricostituzione di un Consiglio a dir poco rappezzato, rappresentato ai vertici dall’attuale presidente Lorenzo Cesconi, che a sua volta non si ricandiderà alle elezioni 2025. Il vignaiolo trentino, nei giorni scorsi, si è rifiutato di rispondere a un’intervista di Winemag, dopo aver letto le domande.

Queste vicende hanno evidenziato divergenze enormi all’interno della Fivi, riguardo alla gestione e alla direzione futura dell’associazione. Uno dei temi più controversi all’interno della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, che sarebbe emerso con forza nel corso della crisi dirigenziale di febbraio 2024, riguarderebbe la creazione di una società di servizi, utile a gestire la cassa di Fivi. Un’iniziativa che avrebbe diviso profondamente i membri del consiglio e gli stessi soci, da Nord a Sud della Penisola. Tanto che, voci interne alla Federazione, riferiscono sia proprio questa la causa dei mal di pancia che hanno portato alle dimissioni e ai successivi rifiuti di incarichi e subentro nel consiglio direttivo guidato da Cesconi.

UNA SOCIETÀ DI SERVIZI NEL FUTURO DI FIVI?

L’idea di una società di servizi nasce dalla volontà di strutturare meglio l’attività della Fivi, garantendo una gestione più efficace degli eventi e delle attività della Federazione. In particolare, l’organizzazione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti, che nel 2023 si è trasferito da Piacenza a Bologna con un impatto significativo sui vignaioli, ha mostrato – secondo i promotori – la necessità di un’organizzazione più professionale e meno dipendente dalla sola struttura associativa. L’obiettivo principale della società di servizi sarebbe quello di gestire gli eventi (come il Mercato Fivi) con un approccio più “imprenditoriale”.

Il nuovo organismo potrebbe anche fornire supporto amministrativo e consulenziale ai soci, oltre a migliorare la comunicazione e il marketing della Federazione. L’idea, però, non è stata accolta in modo unanime. Alcuni membri hanno espresso forti perplessità riguardo al progetto, temendo che una struttura di questo tipo potesse snaturare lo spirito della Fivi, nata come un’associazione a tutela dei vignaioli artigiani. La società di servizi, in sostanza, verrebbe vista come una deriva aziendalista. Alcuni soci ritengono che l’associazione possa così perdere il suo spirito. Trasformandosi in un’organizzazione più orientata al profitto che alla rappresentanza degli interessi dei piccoli produttori, a livello parasindacale.

LE PREMESSE: ANCHE IL 2022 DI FIVI È STATO BURRASCOSO

Scavando nella storia recente di Fivi c’è chi fa risalire al 2022, anziché al 2023, l’inizio della burrasca che si è trascinata fino al 2025. A meno di un mese dalle elezioni del Consiglio direttivo della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti del 9 marzo 2022quelle che hanno portato alla presidenza proprio Lorenzo Cesconi – ecco il primo ribaltone. Walter Massa e Andrea Picchioni, due figure di spicco nel panorama vitivinicolo italiano, fra Colli Tortonesi e Oltrepò pavese, rassegnavano infatti le loro dimissioni dal neoeletto cda. Gettando una prima ombra sulle dinamiche interne alla Federazione.

Come riportato da Winemag il 20 marzo 2022, le dimissioni di Massa e Picchioni furono strettamente collegate tra loro. In base ai voti ottenuti, Picchioni avrebbe dovuto subentrare a Massa – primo a dimettersi dei due, in ordine cronologico – nel consiglio direttivo. Tuttavia, entrambi hanno scelto di rinunciare all’incarico. Una decisione che ha portato all’ingresso di Andrea Pieropan, vignaiolo attivo tra Soave e Valpolicella, nel consiglio guidato da Cesconi. Pieropan che, da non eletto nel 2022, oggi si ricandida a un ruolo nel direttivo Fivi 2025-2028.

LE DIMISSIONI DI MASSA E PICCHIONI E IL CASO SIMONA NATALE

Le motivazioni alla base delle dimissioni di Massa e Picchioni non sono mai state chiarite ufficialmente. Chi invece ha fatto coming out, sempre nel corso del 2022, è stata Simona Natale. Fu proprio l’ex compagna di Gianfranco Fino, viticoltore di Manduria e volto noto della Fivi pugliese, a chiarire gli incredibili contorni del clima esistente all’interno della Federazione italiana vignaioli indipendenti. In un’intervista esclusiva rilasciata a Winemag il 25 marzo 2022, Simona Natale parlava infatti di un ambiente incandescente all’interno di Fivi, caratterizzato da «attacchi personali, pressioni e guerriglia».

Un contesto che potrebbe aver influito sulla decisione di Massa e Picchioni di lasciare il loro incarico. Il presidente Lorenzo Cesconi avrebbe tentato all’epoca, senza successo, di convincere Walter Massa a rimanere nel Consiglio direttivo. La scelta di Andrea Picchioni di dimettersi sarebbe quindi da interpretare come un gesto di solidarietà nei confronti del collega (ed amico) dei Colli Tortonesi. Con premesse simili, ecco delineato il peggior triennio della storia della Federazione italiana vignaioli indipendenti. Quello che presto avrà fine, con l’elezione di un nuovo consiglio direttivo che potrebbe portare i vignaioli indipendenti verso due direzioni diametralmente opposte. La fine di un sogno. O l’inizio di una nuova era, nel segno degli ideali dei padri fondatori. https://fivi.it/i-soci-fivi/

Bufera elezioni nuovo Cda Fivi: «Attacchi personali, pressioni, clima da guerriglia»

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Etichette allarmistiche vino: Coldiretti e Filiera Italia pronte alla mobilitazione


Coldiretti
e Filiera Italia si preparano alla mobilitazione contro la proposta della Commissione Europea di introdurre etichette allarmistiche sulle bottiglie di vino e nuove tassazioni sul settore. Una misura che rischia di penalizzare un comparto strategico del Made in Italy, che conta 240 mila viticoltori e garantisce lavoro a 1,3 milioni di persone lungo la filiera.
Le due organizzazioni hanno inviato una lettera al presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen e ai commissari Raffaele Fitto (Coesione e Riforme), Cristophe Hansen (Agricoltura) e Olivér Várhelyi (Salute). La richiesta è di respingere la proposta contenuta nello Staff Working Document pubblicato il 4 febbraio dalla Direzione Generale per la Salute e la Sicurezza Alimentare (Dg Sante). Questo documento, finalizzato alla revisione del Piano europeo di lotta contro il cancro, prevede l’introduzione di messaggi dissuasivi sui prodotti vitivinicoli e un possibile aumento della tassazione.

«NO AD ETICHETTE ALLARMISTICHE SUL VINO»

«Non accetteremo mai una forma di etichettatura che penalizzi un settore che l’Unione Europea dovrebbe invece valorizzare” afferma Ettore Prandini, presidente di Coldiretti (nella foto di copertina). «È impensabile – dichiara – che la stessa UE che da anni rinvia provvedimenti fondamentali per la trasparenza e la salute, come l’obbligo di etichettatura d’origine su tutti gli alimenti, ora promuova misure di stampo ideologico». Dello stesso avviso Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti: «Questa non è l’Europa che vogliamo né quella che vogliono le imprese agricole e i consumatori italiani. Decisioni prive di basi scientifiche, come le etichette allarmistiche o il Nutriscore, finiscono per favorire alimenti ultraprocessati realmente dannosi per la salute».

ETICHETTE ALLARMISTICHE SUL VINO: LETTERA ALLA COMMISSIONE EUROPEA

Nella lettera inviata alla Commissione Europea, Coldiretti e Filiera Italia ribadiscono l’importanza della prevenzione e della promozione di stili di vita sani, ma contestano con fermezza misure che colpirebbero ingiustamente un settore che vale quasi 14 miliardi di euro. «Il vino – dichiara Luigi Scordamaglia, amministratore delegato di Filiera Italia – non è solo una bevanda alcolica, ma un prodotto agricolo che nasce dalla terra e dal lavoro di milioni di agricoltori».

«È cultura, tradizione, identità – continua – parte della nostra storia e del nostro territorio. L’atteggiamento della Commissione lascia dubbi sulla reale volontà di tutelare il settore agricolo europeo». Coldiretti e Filiera Italia chiedono quindi alla Commissione Europea di eliminare dal proprio documento di lavoro ogni riferimento all’introduzione di etichette sanitarie allarmistiche e di nuove tasse ingiustificate sul vino, scongiurando un colpo durissimo a un pilastro dell’economia e della cultura enogastronomica italiana.

Angeli e demoni: vino vs energy drink

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Migliori Amarone 2020 ad Opera Prima 2025


Migliori Amarone 2020 amarone opera prima 2025. Non c’è vino in Italia che si stia interrogando sul proprio futuro come l’Amarone della Valpolicella. Ne è una riprova l’annata 2020, presentata a Verona in occasione dell’anteprima Amarone Opera Prima 2025. Tra qualche difficoltà di mercato e tentativi di riposizionamento in chiave gourmet, una buona parte dei produttori sembra essersi messa alle spalle le sovra-concentrazioni. Virando su vini dall’alcol più integrato e dal profilo meno opulento. Favorendo così, nelle migliori interpretazioni di quella che abbiamo definito negli anni scorsi “Amarone Revolution“, la leggiadria di beva ben gradita dai consumatori moderni.

L’ANNATA 2020 DELL’AMARONE DELLA VALPOLICELLA

L’annata 2020 non sarà comunque tra quelle da ricordare tra le migliori per tutti i produttori. L’andamento climatico è risultato difforme tra le varie zone, in maniera ancora più marcata tra collina e zone pianeggianti, colpite dalla grandine. Determinante anche la riduzione della resa produttiva (del 20%) voluta dal Consorzio guidato da Christian Marchesini. Più in generale, gli Amarone 2020 presentati ad Amarone Opera Prima 2025 si possono dividere in almeno tre macro-sezioni.

La prima riguarda quelli capaci di condensare l’essenza di un vino che prevede una componente da appassimento (data dalla messa a riposo delle uve), in una veste fresca, già godibile e di assoluta prospettiva in termini di affinamento. Sono questi i migliori Amarone 2020 individuati durante il tasting. All’opposto ci sono Amaroni troppo esili, condizionati dal legno perché incapaci di reggerlo, in termini di struttura. Vini lontani dal concetto della denominazione, stilisticamente arresi alle sirene dei mercati e privi di anima, oltre che si storia.

In mezzo ci sono Amaroni – tanti, per la verità – che issano sul veliero della Valpolicella, in navigazione in acque mosse in tempi di crisi per i vini rossi, la bandiera del “Work in progress“, color speranza, ovvero consapevolezza. Etichette che trovano conforto in una buona freschezza e, dunque, nell’agilità di beva. Ma a cui manca quel filo di polpa e di ricchezza in più che ci si deve aspettare da un vino che prevede una componente di appassimento. In qualche caso, è in questa macro-sezione che si identificano chiusure leggermente amaricanti e tannini un po’ ruvidi. Di seguito i migliori Amarone 2020.

MIGLIORI AMARONE 2020 AD AMARONE OPERA PRIMA 2025

CANTINA VINO ANNO ALCOL DESCRIZIONE E PUNTEGGIO IN CENTESIMI
MONTE CASTELON Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Frutto ben espresso al naso, una ciliegia ben matura. Sottofondo speziato caldo, con venature balsamiche. Sorso molto fresco, reso piacevole da una nota sapida che accompagna tutto il sorso. Appassimento integrato nel quadro. Un Amarone in perfetta sintonia con la gamma aziendale, tutta di altissimo livello. Monte Castelon è la cantina rilevazione di Amarone Opera Prima 2025. 95/100
TERRE DI LEONE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Generosa polpa rossa che si fa largo con l’ossigenazione, dopo un primo naso leggermente contratto. Erbe aromatiche in sottofondo, ancor più delle spezie, un tocco pepato. In bocca si conferma polposo e sfodera una gran freschezza, dal centro bocca all’allungo. Altro gran bel campione. 95/100
SAN CASSIANO Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Vino in evoluzione, mostra tinte verdi al naso, che virano sul balsamico con l’ossigenazione. Note che trovano conferme al palato, dal bel frutto croccante che sgomita per farsi largo sul palco. Alcol da integrarsi. 89/100
CANTINE DI VERONA Amarone della Valpolicella Docg Torre del Falasco 2020 15,5% Bella mora di rovo a delineare un naso sul frutto e su una bella balsamicità. Gran freschezza al palato, a sostenere la polpa. Vino già piuttosto godibile, con l’alcol che si integrerà ulteriormente. 90/100
VALENTINA CUBI Amarone della Valpolicella Docg Classico Morar 2020 16% Primo naso sulle erbe aromatiche e sul frutto rosso, di maturità ottimale. Perfetta corrispondenza naso-bocca, su una bella trama tannica e salina che accompagna il sorso fino alla chiusura. Dopo qualche prova altalenante, che la 2020 sia l’annata della riscossa? 93/100
CORTE CAVEDINI Amarone della Valpolicella Docg 2020 16,5% Naso aperto sul frutto. Bella spezia e balsamicità. Palato un po’ contratto al momento, tannino ruggente. Polpa e struttura non mancano: si farà. SV
SORÍPA Amarone della Valpolicella Docg 2020 Frutto e balsamicità, un tocco di liquirizia. Al palato ottima agilità di beva, con l’appassimento ben gestito. Buona freschezza e leggera sapidità in chiusura. Bello “da bere”. 92/100
MARILISA ALLEGRINI – VILLA DELLA TORRE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Colore meno carico rispetto ad altri campioni. Bel naso sul frutto, di buona concentrazione. Elegantissima speziatura. Palato polposo, ricco, strutturato, tra frutto e balsamicità. Alcol al momento leggermente fuori dal coro, ma che si integrerà col tempo, viste le spalle larghe. 94/100
MONTECI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15,5% Gran bel frutto naso-bocca (mora e marasca), venature balsamiche a renderlo ancora più stratificato. Ottima la beva, nonostante un tannino che potrà meglio integrarsi. 92/100
TORRE DI TERZOLAN Amarone della Valpolicella Docg 2020 16,5% Naso più cupo rispetto ad altri campioni, sul frutto scuro e sulla spezia. Al palato rivela un’ottimale concentrazione. Appassimento gestito divinamente. Gran freschezza e prospettiva, a segnare il passo tra beva e longevità. 95/100
FLATIO Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Naso leggiadro, più sul frutto croccante che sulle note da “messa a riposo”. In bocca materico, autentico. Bella vena salina che accompagna balsamicità e concentrazione del frutto. Finale lungo, asciutto, che invoglia la beva. 92/100
TEZZA VITICOLTORI IN VALPANTENA Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2020 16% Gran concentrazione di colore. Primo naso balsamico, speziato, a cui non manca la componente fruttata, altrettanto intensa, viva, dinamica. Bel vino in prospettiva. 92/100
PICCOLI Amarone della Valpolicella Docg La Parte 2020 Gran purezza del frutto al primo naso, che invoglia all’assaggio per precisione e croccantezza: mora, ciliegia, piccoli frutti rossi, avvolti in una balsamicità golosa e in un corredo di spezie calde. Una precisione che si conferma al palato, giustamente concentrato e scorrevole, in termini di beva. Tannini e freschezza da Amarone capace di affrontare la sfida con le lancette dell’orologio. 95/100
LAVAGNOLI Amarone della Valpolicella Docg 2020 17% SV
BRONZATO Amarone della Valpolicella Docg 2020 Bel colore luminoso, da cui si libera un frutto croccante e una bella balsamicità. In bocca risulta al momento un po’ contratto, ma lasciato “respirare” si apre e mostra muscoli e prospettiva. 92/100
CA’ LA BIONDA Amarone della Valpolicella Docg Classico Ravazzol 2020 16% Colore splendido, luminoso. Naso su leggera venatura fenolica, intrigante sul frutto rosso pienamente maturo. Gran piacevolezza di beva al palato, di ottimale concentrazione e dal tannino di prospettiva. Balsamicità in chiusura, a rendere il sorso fresco e ancora più goloso. Gran persistenza. Vino in divenire, verso grandi orizzonti. 95/100
ZÝME DI CELESTINO GASPARI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Frutto di gran concentrazione, vena sapida ad accompagnarlo insieme alla freschezza, sino alla lunga chiusura. Gran struttura, a cui dare tempo. Sarà grande. 94/100
ANTICHE TERRE VENETE Amarone della Valpolicella Docg Baorna 2020 15% Già godibilissimo, senza stravolgere il concetto di Amarone e regalandone una veste immediata, tra freschezza e ottimale concentrazione. 89/100
MARCHI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15,5% Naso che si divide tra il frutto rosso e scuro di gran concentrazione. Corrispondenza perfetta al palato, su leggera vena sapida, che accompagna sino alla chiusura. Tannini che si integreranno meglio, insieme all’alcol. Buona prospettiva. 91/100
ALBINO ARMANI NEL VINO DAL 1607 Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Cuslanus 2020 Frutto, balsamicità, spezia calda al naso. Gran beva e freschezza al palato, per un Amarone già godibilissimo, la cui cifra stilistica è la precisione. 93/100
FATTORI Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2020 Ciliegia croccante, piena, succosa. Anche al palato una gran piacevolezza di beva sul frutto, sorretto da freschezza, tannino di prospettiva e sapidità. Gran bell’esempio della nuova corrente dell’Amarone. 93/100
MONTE DEL FRÀ Amarone della Valpolicella Docg Classico Tenuta Lena di Mezzo 2020 15,5% Balsamicità che esplode al naso sul frutto rosso croccante. Al palato agilità e profondità, tra frutto che si conferma di corretta concentrazione e ricordi di liquirizia dolce. 93/100
FASOLI GINO Amarone della Valpolicella Docg Alteo 2020 17,5% SV
GERARDO CESARI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15% Frutto, balsamicità, spezia, gran beva. Ottima persistenza. Immediato e di prospettiva. 90/100
FATTORI Amarone della Valpolicella Docg Col de la Bastia 2020 Naso equilibrato tra frutto e balsamicità. Gran beva, evidenziata da una concentrazione non esasperata. 91/100
CORTE FIGARETTO Amarone della Valpolicella Docg Valpantena Musa del Figaretto 2020 16,5% Naso tra i più eleganti e stratificati, anche se in fase di evoluzione. Freschezza, balsamicità dolce, spezia, tannino che si integrerà meglio. Vino che si colloca a cavallo fra tradizione e rivoluzione. 94/100
MANARA Amarone della Valpolicella Docg Classico Corte Manara 2020 16% Vino sulla beva, a cui manca però profondità. 89/100
SANTI Amarone della Valpolicella Docg Carlo Santi 2020 16% SV
BOLLA Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Le Origini 2020 15,5% SV
ROCCA SVEVA Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2020 15% SV
LA DAMA Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 SV
CONTRADA PALUI Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Siamo nel cuore dell’Amarone Revolution, con la cantina Rivelazione della Guida Winemag 2024. I canoni della splendida Val Squaranto esasperati (in positivo) nell’interpretazione dei suoli di Hans Karl Pichler. Sapidità, tensione acida e gestione ottimale dell’appassimento, in un quadro che abbina piacevolezza estrema e beva “da borraccia”. Un Amarone insieme profondo ed etereo. 95/100
MARION Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Frutto pieno, freschezza, tocco balsamico di liquirizia. Tannino e sapidità al palato, in un quadro di perfetta corrispondenza gusto olfattiva. Allungo sul frutto, piacevolissimo in termini di beva, senza rinunciare a struttura, complessità e stratificazione. Gran bella scoperta: tra i Migliori Amarone 2020 all’anteprima 2025. 93/100
ZENI 1870 Amarone della Valpolicella Docg Classico Vignealte 2020 16% Frutto, balsamicità, spezie orientali. Vino che ha tutto per risultare affascinante e chiamare un sorso dopo l’altro, in assoluta leggiadria e senso dei tempi moderni. 93/100
FALEZZE DI LUCA ANSELMI Amarone della Valpolicella Docg Riserva 2020 16,5% Bella concentrazione di frutto, dal primo naso al retro olfattivo. Tannino di prospettiva, balsamicità e potenza. Senza perdere di vista l’eleganza. 94/100
VIGNETI DI ETTORE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Colpisce per il bilanciamento perfetto tra note di frutta a polpa rossa e scura, mature, e la gran freschezza e sapidità. Il risultato è un sorso dinamico, stratificato, ricco, potente ma elegante. Si lascia già bere con una certa agilità ma è nel tempo che troverà l’equilibrio perfetto. 95/100
DOMINI VENETI Amarone della Valpolicella Docg Classico Collezione Pruviniano – Maran 2020 15,5% Pronto e di buona prospettiva, spazia dal naso al palato su ricordi di frutta sotto spirito (ciliegie), prugne e spezie. L’alcol si integrerà meglio, rendendo il sorso ancora più bilanciato.  90/100
LA COLLINA DEI CILIEGI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15% Bel naso sul frutto croccante, sulla balsamicità e sulla spezia calda. Fresco e sapido al palato, di gran beva. 92/100
ACCORDINI IGINO WINERY Amarone della Valpolicella Docg Classico Le Bessole 2020 16% Bel floreale di rosa, viola, molto più netto che in altri campioni. Frutto rosso (ciliegia), di ottimale concentrazione e finezza. Gran beva, nel segno di una concentrazione ottimamente gestita e di un alcol per nulla disturbante. Vena sapida ad accompagnare il piacevolissimo finale. 93/100
CA’ RUGATE Amarone della Valpolicella Docg Punta 470 2020 15% Molto piacevole e concreto, dal naso al palato, su ricordi di ciliegia croccante, in un tutt’uno con sapidità e balsamicità. Liquirizia salata in chiusura, a conferma di una piacevolezza di beva estrema. 93/100
SABAINI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15,5% SV
MASSIMAGO Amarone della Valpolicella Docg Conte Gastone 2020 16% Naso delizioso, sul frutto e sulla profondità delle note speziate, rinvigorite da un tocco fenolico accattivante. Al palato una gran concentrazione, nel segno di un frutto preciso, golosissimo. Finale sapido, persistenza da campione. 95/100
CANTINE GIACOMO MONTRESOR Amarone della Valpolicella Docg 2020 15% Amarone che ha tutto: un appassimento gestito benissimo, una freschezza ottimale e tannini integrati per lasciarsi bere senza troppi fronzoli. 93/100
CORTE FIGARETTO Amarone della Valpolicella Docg Valpantena Brolo del Figaretto 2020 16,5% Note ematiche, ferrose, di arancia rossa, accanto a ciliegia e mora di rovo. Balsamicità e spezia calda, ad avvolgere la frutta. Palato dal frutto che si conferma avvolgente, sferzato da una freschezza viva. Allungo sapido. Un Amarone golosissimo. 94/100
TENUTA SANTA MARIA VALVERDE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Tra i migliori Amaroni 2020 anche quello di Tenuta Santa Maria Valverde, nel segno di una gran eleganza, tra naso e palato. Intensamente sapido, si snoda su ricordi terrosi, combinati con frutta a polpa rossa e scura, perfettamente matura. Delizioso il gioco tra polpa e tannino. Vino già godibilissimo, con ampie prospettive. 95/100
MONTETONDO Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% SV
LE GUAITE DI NOEMI Amarone della Valpolicella Docg 2020 Consueta nota di peperone verde, pepe, che contraddistingue gli Amaroni de Le Guaite. Vino che fa un passo avanti determinante rispetto al passato, in termini di “prontezza” e beva. 93/100
MONTEZOVO Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Spezia elegantissima sul frutto, gran bella concentrazione. Vino verticale e al contempo “largo”, dal bilanciamento esemplare. Chiude asciutto, sapido e sul frutto, tale da richiamare il sorso successivo. 94/100
VIGNA ‘800 Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Virgo Moron 2020 Tra i campioni di botte più promettenti. SV
FARINA Amarone della Valpolicella Docg Classico Famiglia Farina 2020 16% Arancia rossa al naso, oltre a una certa concentrazione data dalle note d’appassimento. Anche in bocca si conferma slanciatissimo sul frutto, sull’acidità, tanto da lasciarsi già bere agilmente. Amarone che si inserisce nella nuova scia, fra tradizione e rivoluzione. 93/100
AZIENDA AGRICOLA BOSCAINI CARLO Amarone della Valpolicella Docg Classico S. Giorgio 2020 16% Naso un po’ contratto in apertura, che si apre piano sulla frutta. In bocca bella verticalità, frutto croccante, appassimento ben gestito. 90/100
ACCORDINI STEFANO Amarone della Valpolicella Docg Classico Acinatico 2020 16% Naso elegantissimo, sul frutto puro, concentrato e pieno, che non sbava nella confettura. Splendido al palato, elegante e concentrato, lunghissimo nella persistenza: sorso largo e al contempo teso, con tannini di prospettiva. È l’Amarone 2020 da portare a casa da Amarone Opera Prima 2025. 96/100
CAMPAGNOLA Amarone della Valpolicella Docg Classico Giuseppe Campagnola 2020 15,5% SV
FAMIGLIA FURIA Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% SV
LA COLLINA DEI CILIEGI Amarone della Valpolicella Docg Ciliegio 2020 15,5% Beva, concentrazione, profondità, prospettiva. 93/100
ILATIUM MORINI Amarone della Valpolicella Docg Léon 2020 Legno in fase di integrazione al naso, per un Amarone che si rivela in generale molto strutturato e di prospettiva assoluta: è tra i campioni da attendere maggiormente nel quadro dell’intera anteprima 2025. Bella chiusura balsamica, mentolata, talcata, in pieno bilanciamento con frutto e venature sapide. 94/100
ALBINO ARMANI NEL VINO DAL 1607 Amarone della Valpolicella Docg Classico Albino Armani 2020 Ottima interpretazione in termini di eleganza e prospettiva. Già una gran beva, ma vino con vista sul futuro. 93/100
BOTTEGA Amarone della Valpolicella Docg Il vino degli Dei 2020 16% SV
VILLA CANESTRARI Amarone della Valpolicella Docg Riserva Plenum 2020 Bella vena fresco-sapida sull’appassimento. Allungo dolce, balsamico. Alcol che meglio si integrerà col tempo. Un Amarone golosissimo, da scoprire. 92/100
PASQUA VIGNETI E CANTINE Amarone della Valpolicella Docg Famiglia Pasqua 2020 SV
TENUTA SANTA MARIA DI GAETANO BERTANI Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva 2020 Freschezza e prospettiva. Vino di assoluta contemporaneità, come direbbero gli inglesi. Gran precisione sul frutto, tra croccantezza e pienezza ed eleganza sulla speziatura che ricorda liquirizia e pepe nero. Alcol che si integrerà meglio in un quadro già degno di nota, che abbina freschezza (dunque beva) e stratificazione (per l’abbinamento). 95/100
SARTORI DI VERONA Amarone della Valpolicella Docg Classico Riserva Corte Bra’ 2020 15,5% Sempre una certezza Sartori, tra le aziende che possono contare (anche) sui grandi numeri, in Valpolicella. Frutto giustamente concentrato, balsamicità, tannino integrato e di prospettiva. Già molto godibile. 92/100
BENAZZOLI amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 Ottima precisione del frutto, pienamente maturo e ben sorretto dalla freschezza, dall’ingresso alla chiusura. Altro campione bello da “bere”. 91/100
CORTE SAIBANTE Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Denso, materico, con buoni margini di evoluzione positiva. Una maggiore precisione sulla maturità del frutto avrebbe reso il sorso più elegante. 89/100
ROCCOLO CALLISTO Amarone della Valpolicella Docg 2020 Bel rubino, mediamente penetrabile alla vista. Splendida balsamicità al naso, di liquirizia fusa, su cui gioca un frutto rosso (ciliegia) perfettamente maturo, di quelli che è cosa buona e giusta definire “croccante”. Sapido in allungo, è l’espressione fresca e già per certi versi “pronta”, di un Amarone moderno: già godibile e al contempo di assoluta prospettiva. Tra i migliori Amarone 2020 c’è anche quello di Roccolo Callisto, realtà da tenere in grandissima considerazione per il futuro, su tutta la gamma. 94/100
CA’ DEI FRATI Amarone della Valpolicella Docg Pietro Dal Cero 2020 SV
CORTE CANELLA Amarone della Valpolicella Docg La Cura 2020 17% Tanta balsamicità e un filo d’alcol di troppo, al primo naso. I punti sono 17 ed è pressoché inevitabile che non sia così. Ma il punto è che questo Amarone ha davvero tutto per riuscire a integrare, nel corredo, quest’abbondanza. La concentrazione degli aromi, oltre all’alcol, suggerisce l’adozione di una stilistica tradizionale, più che innovativa. Una scelta che sposta in là nel tempo il momento corretto per iniziare a pensare di stappare questa bottiglia. Con estrema fiducia. 93/100
FRATELLI BARANA Amarone della Valpolicella Docg 2020 16,5% Concentrazione, freschezza. Sapidità, balsamicità. Un Amarone che prende alla gola, per l’ottimo equilibrio tra opulenza e freschezza già raggiunto. 92/100
CANTINE BERTANI Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2020 15,5% Campione mancante
SANTA SOFIA Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15,5% Gran eleganza, giocata tra precisione e purezza assoluta del frutto, sapidità e spezia. 95/100
ROCCOLO GRASSI Amarone della Valpolicella Docg 2020 16% Concentrazione splendida del frutto. Gran corpo e struttura, a bilanciare la vena glicerica. Tannini in fase di integrazione, ma di grandissima prospettiva. Chiusura balsamica, di ottima persistenza aromatica. Quello di Roccolo Grassi è un Amarone da manuale, solo all’inizio di un’evoluzione che si prospetta ottimale. 95/100
SECONDO MARCO Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16% Tanta freschezza e prospettiva anche per l’Amarone di Secondo Marco, in scia con la nuova stilistica della denominazione, senza perdere di vista la tradizione. 94/100
BENNATI Amarone della Valpolicella Docg 2020 15% Frutto, concentrazione, legno in fase di integrazione. 89/100
TENUTE SALVATERRA Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 16,5% Bel gioco tra frutto e tannino, polpa e acidità (freschezza). Ha bisogno di tempo. 89/100
COSTA ARÈNTE Amarone della Valpolicella Docg Valpantena 2020 Prugna disidratata, amarena sotto spirito, un tannino che si mostra piuttosto spavaldo e in fase di integrazione. Ricco, strutturato e balsamico, da attendere con fiducia. 92/100
DOMINI VENETI Amarone della Valpolicella Docg Classico 2020 15,5% Amarone che ha tutto: concentrazione, tensione fresco-acida, larghezza e balsamicità. Pronto e di buona prospettiva. 90/100
CARLO ALBERTO Amarone della Valpolicella Docg 2020 17% SV

Migliori Amarone 2020, Migliori Amarone 2020, Migliori Amarone 2020. E ancora: Migliori Amarone 2020, Migliori Amarone 2020 ad Amarone Opera Prima 2025.

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Una Doc Lombardia per rilanciare l’Oltrepò pavese ed altre regioni vinicole


L’Oltrepò pavese guarda al futuro con ambizione e prepara il terreno per una vera e propria rivoluzione, che potrebbe stravolgere gli equilibri geopolitici del vino nel nord Italia. Dopo aver contribuito in maniera determinante a mettere da parte gli imbottigliatori, sempre più isolati dal Consorzio, una delle maggiori cooperative lombarde, Terre d’Oltrepò, sta vagliando la possibilità di promuovere l’istituzione di una Doc Lombardia del vino. A parlarne con Winemag è Umberto Callegari, a margine di un’intervista sullo stato di salute della cooperativa, che opera negli stabilimenti di Broni, Casteggio e Santa Maria della Versa, in provincia di Pavia.

In seguito all’harakiri di diverse aziende imbottigliatrici, il ruolo di Terre di d’Oltrepò nel Consorzio guidato dalla vignaiola Francesca Seralvo e dal nuovo direttore Riccardo Binda – giunto a fine estate 2024 da Bolgheri – è divenuto ancora più centrale. Ma non basta. Il cuore del piano industriale di rilancio della cooperativa, in difficoltà per la scarsità dei conferimenti di uve della vendemmia 2024, c’è la spinta sul fronte dei servizi conto terzi.

DOC LOMBARDIA «PER SPINGERE IL VINO SUI MERCATI INTERNAZIONALI»

Una Doc Lombardia potrebbe ulteriormente spingere alcune cantine ad affidare a Terre d’Oltrepò l’imbottigliamento delle proprie linee di spumanti, così come vini fermi, bianchi e rossi, senza dimenticare la nuova frontiera dei dealcolati. «Per mettere gli spumanti La Versa accanto a Berlucchi, Cà del Bosco e Ferrari, in termini di prestigio e riconoscibilità, ci vogliono 25 anni. Sarebbe bellissimo, ma richiede, tra le altre cose, un investimento di marketing importante. Un’altra cosa è prendere le piccole, medie, grandi aziende che, magari con un progetto lombardo, vogliono fare metodo classico in Lombardia, e prepararlo qui per loro. La nostra cooperativa potrebbe così fungere da centro di pressatura, imbottigliamento e lavorazione, come succede in Champagne da 150 anni, diventando un polo di servizio».

L’istituzione di una Doc Lombardia, sempre secondo il manager di Terre d’Oltrepò, «potrebbe creare una leva operativa, sia per noi sia per altre aziende lombarde, con scambi interconsortili basati su brand locali che, ovviamente, non interferiscono con le Doc o Docg già esistenti». Lo stesso vale per l’Oltrepò. «Se tu sei un’azienda che ha un grande brand e una grande reputazione, che vende tutto, ma che ha costi alti – evidenzia Callegari – si pone un problema. Centri condivisi che possano abbassare il costo medio della produzione e avere effetto positivo sulla marginalità delle aziende e sui loro fatturati non è solo la strada giusta. Ma anche quella necessaria e fondamentale. Sperando che questo sia sufficiente».

VINO, VERSO UNA DOC LOMBARDIA? I PROTAGONISTI

Suggestione o ipotesi concreta, quella di una Doc Lombardia? «Stiamo cercando di lavorarci – replica il Ceo – ma non solo noi, perché ovviamente una Doc Lombardia non può girare solo attorno a Terre d’Oltrepò. Se ci sarà una Doc Lombardia ci sarà una zona vocata i bianchi che produrrà bianchi: se dovessi decidere io, immaginerei per esempio la zona del Garda. La parte di Metodo classico, che coinvolgerebbe di più la Franciacorta e l’Oltrepò. Per il rosso: se è il Pinot Nero, avrebbe senso farlo in Oltrepò».

«Il punto – continua – è che ci sono tanti piccoli Consorzi che lavorano benissimo, all’interno di Ascovilo per esempio, ma che sono molto piccoli. Ma portarli in giro per la promozione non è semplice, perché un conto è la forza di una Doc da 10 mila bottiglie, un’altra sarebbe quella di una Doc regionale. Lo Champagne fa 350 milioni di bottiglie e sono bravissimi. L’estero conosce Champagne e Prosecco. In mezzo c’è un buco che potrebbe essere una grande opportunità per questa tipologia. Il sistema italiano sta perdendo tempo e rischiando che qualcun altro si inserisca in quel segmento».

Dalla Doc Lombardia spostiamoci in Oltrepò pavese, dove si mette in discussione la legittimità della Spa Terre d’Oltrepò, nata sul finire del 2024 sul modello operativo già visto con Nosio Spa di Mezzacorona. Cosa risponde a chi avanza dubbi?

L’operazione Spa è pienamente legittima. È stata deliberata dal consiglio di amministrazione senza voti contrari, con l’astensione del presidente, e successivamente ratificata in assemblea da circa l’80% dei soci con l’approvazione del bilancio. Non comprendo come si possa mettere in dubbio la legittimità di un processo approvato non solo dagli organi interni, ma anche da figure indipendenti come sindaci, revisori e un perito del Tribunale di Milano, che ha giurato la perizia di conferimento, garantendo che il valore rappresentasse appieno gli interessi dei soci.

Anche il Notaio, figura indipendente, ha supervisionato e garantito la correttezza dell’intera procedura. L’obiettivo dichiarato, condiviso e approvato, è stato proprio quello di dare alla cooperativa una governance strutturata, un’esigenza che non riguarda solo Terre d’Oltrepò, ma gran parte delle cooperative vinicole italiane. Si tratta di un’operazione necessaria per difendere e valorizzare il patrimonio dei soci, attraverso un modello gestionale moderno e attrattivo per investitori.

Ci sono stati momenti di tensione e lei è stato accusato di episodi di violenza, quantomeno verbale. 

Abbiamo già respinto categoricamente queste accuse, supportati dalle firme dei dipendenti e delle RSU. Inoltre, è importante sottolineare che queste accuse provengono esclusivamente dalla CISL, che sembra più interessata a creare tensioni personali con me che a occuparsi del reale benessere dei lavoratori. Con la UILA, invece, i rapporti sono sempre stati costruttivi e cordiali. Mi lascia perplesso il tentativo di personalizzare il rilancio di un’azienda in difficoltà, tentando di far passare un progetto strutturale e condiviso come una questione di simpatia o antipatia personale.

Questo approccio irrazionale strumentalizza e banalizza il lavoro di tanti professionisti coinvolti nel cambiamento. I fatti rimangono fatti. La costituzione della Spa, con un consiglio di amministrazione collegiale e professionisti di altissimo livello, parla da sé. Per la prima volta, Terre può contare su un team qualificato che ha scelto di assumersi la responsabilità legale e operativa per il benessere dell’azienda e dei soci. Questo non dovrebbe suscitare diffidenza, ma fiducia.

L’impressione è che diversi soci della cooperativa Terre d’Oltrepò contestino l’operazione Spa perché “calata dall’alto”, senza la necessaria illustrazione condivisione del progetto, pur demandato al Cda.

Non condivido questa interpretazione. Il dialogo c’è stato ed è stato strutturato in tutte le sedi opportune. Il progetto S.p.A. è nato da un’esigenza chiara, espressa dal Cda, che mi ha chiesto di rimanere per portare avanti il piano di turnaround di un’azienda ereditata al collasso. Ricordo che la costituzione della Spa è stata approvata dal Cda senza voti contrari, con l’astensione del presidente, e successivamente ratificata in assemblea da circa l’80% dei soci in sede di approvazione del bilancio. In quell’occasione, si è discusso a lungo della struttura e del progetto, garantendo un dialogo trasparente e costruttivo. Inoltre, la presenza di un consiglio di amministrazione collegiale, composto da professionisti di assoluta esperienza, smentisce qualsiasi accusa di personalismo. È un sistema trasparente e orientato a garantire il bene comune.

La Spa però le consente di operare, in accordo con il Cda, in maniera più agile rispetto all’assemblea della cooperativa. Per questo, tra le accuse che le vengono rivolte, c’è anche quella di aver ulteriormente accentrato “potere” attorno alla sua figura.

La Spa non è stata pensata per favorire la mia figura, ma per creare un modello di governance più adatto a gestire le complessità del mercato odierno. La scelta di un organo collegiale con responsabilità legali e operative è la prova che il rilancio dell’azienda non è centrato su una singola persona, ma su una visione strutturata e condivisa. Questo sistema rafforza l’indipendenza e la solidità dell’azienda.  

Con la Spa, Terre d’Oltrepò si apre alla possibilità di attrarre investimenti esterni. È un’ipotesi concreta?

Sì, Terre d’Oltrepò, attraverso la Spa, potrà attrarre investitori strategici. Questo è stato confermato da esperti internazionali e manager di prestigiose università come INSEAD e LUISS. L’obiettivo è portare risorse per rafforzare la filiera e rendere l’Oltrepò un punto di riferimento per il settore vinicolo. Avere una struttura moderna e credibile è un prerequisito per ottenere la fiducia degli investitori.

Nel frattempo, mi risulta che siano sorte alcune difficoltà sul fronte della partnership con Mack & Schühle Italia Spa, per la fornitura di 9-12 milioni di bottiglie. Un accordo che difficilmente Terre d’Oltrepò riuscirà a rispettare. Conferma?

È uno degli accordi firmati per modificare il modello di business dell’azienda. Come dichiarato sia da me che da Fedele Angelillo, si tratta di un accordo che valorizza la produzione e amplia le opportunità commerciali, sia a livello nazionale che internazionale. L’idea alla base è quella di lasciare che sia il mercato a indirizzare la produzione, mantenendo sempre al centro il valore del prodotto e del territorio. Ricordo che la responsabilità di una cooperativa parte dal vigneto e dai soci, e arriva alla sua struttura commerciale, con una visione integrata e sostenibile. Purtroppo, la terribile vendemmia di quest’anno (2024) ha rallentato i nostri comuni piani, ma resta chiara la volontà di proseguire con determinazione in questa direzione, per garantire stabilità e valore ai nostri soci e al territorio.

Spostiamo l’attenzione al segmento della Grande distribuzione italiana. Nei supermercati Esselunga è “comparsa” una referenza, Testarossa Principio 2008, dal costo davvero importante (350 euro), che supera anche lo Champagne. Può spiegare l’operazione e definire l’andamento commerciale del prodotto?

Il Principio Testarossa 2008 rappresenta un simbolo della qualità assoluta del nostro territorio e un esempio di ciò che l’Oltrepò può esprimere ai massimi livelli. La sua presenza sugli scaffali di Esselunga a 350 euro non è solo un traguardo, ma la dimostrazione del valore aggiunto che possiamo creare attraverso una visione strategica e un posizionamento chiaro. Le politiche di pricing riflettono la qualità straordinaria del prodotto e il target luxury a cui si rivolge. La Versa è l’unica azienda in Italia, e una delle pochissime in Europa, a vantare una collezione di Jeroboam di Metodo Classico di oltre 40 anni.

Per creare la linea Principio, utilizziamo una liqueur speciale prodotta con uno Jeroboam del 1986, che aggiunge unicità e valore al prodotto. Si tratta di un prodotto di nicchia, realizzato in pochissime centinaia di bottiglie e riservato a un segmento esclusivo, come dimostrato dal successo ottenuto recentemente nel prestigioso membership club londinese dedicato al vino, 67 Pall Mall. Venderlo a poche decine di euro sarebbe come vendere una Ferrari a poche decine di migliaia di euro: un errore sotto ogni punto di vista, che sminuirebbe la sua unicità e il valore intrinseco di un prodotto creato per rappresentare l’eccellenza.

Altra nota dolente è quella degli impianti di depurazione: si parla di decreti ingiuntivi. Cosa succede?

Succede che dal 2015 non avevamo le AUA (Autorizzazione unica ambientale, ndr) per scaricare. Le abbiamo quindi rifatte, insieme a certificazioni legate agli imbottigliamenti ed altre autorizzazioni che erano state lasciate scadere. Tra l’altro si poneva un problema con i limiti degli scarichi, in quanto le AUA precedenti erano “domestiche”: chi farebbe mai AUA domestiche per una cantina? Allo scopo di aumentare la capitalizzazione delle cantine, ci sarà un sistema di microfiltrazione che, a tendere, renderà il riutilizzo dell’acqua circolare, abbassando i costi. Una scelta utile in termini di sostenibilità. Fortunatamente abbiamo risolto la questione senza conseguenze legali.

Il ruolo di Terre d’Oltrepò nel Consorzio Oltrepò è sempre più centrale. E così, indirettamente o direttamente, lo è la sua figura. Una grande responsabilità, ora che gli imbottigliatori sembrano quasi fuorigioco.

Anche in questo caso, la rinascita del Consorzio si basa sull’attrazione di competenze di altissimo livello. Partendo dalla nuova presidente, Francesca Seralvo, una donna straordinariamente competente e forte, che rappresenta un’eccellenza italiana. La sua esperienza in Mazzolino, che è una realtà da Fortune 100, e il riconoscimento come “Personaggio dell’Anno” di Ais Lombardia nel 2024 dimostrano quanto siamo fortunati ad avere una figura del suo calibro alla guida del Consorzio. A questo si aggiunge il lavoro di Riccardo Binda, il direttore, che ritengo essere uno dei migliori in Italia.

Condivide con noi la passione per questa missione ambiziosa e sta contribuendo in modo significativo al rilancio del territorio e alla crescita qualitativa della denominazione. Collaboriamo attivamente per garantire coesione tra i produttori, lavorando fianco a fianco con Regione Lombardia per sostenere il rilancio del territorio. È importante sottolineare che, anche qui, spesso si tenta di svilire il lavoro di squadra preferendo una visione personalizzata o polarizzata. Ma la realtà è diversa: stiamo lavorando come un team, uniti da una missione comune, per riportare l’Oltrepò al posto che merita nel panorama vinicolo nazionale e internazionale.

Che futuro vede per l’Oltrepò pavese?

L’Oltrepò deve puntare su denominazioni che uniscano tradizione e innovazione. Pinot nero e Metodo Classico sono i pilastri, ma è fondamentale investire anche su vitigni autoctoni per preservare e valorizzare la nostra identità. Il futuro risiede nella qualità, nella sostenibilità e nell’integrazione tra filiera produttiva e mercato. Il cambiamento rappresenta un problema solo per chi tenta di opporvisi, mentre per gli altri è una fonte continua di opportunità. Così come la Francia ha saputo evolversi e continua a farlo, dobbiamo imparare da chi ha avuto successo e applicare modelli economici e produttivi più sostenibili e remunerativi. Questo significa evitare speculazioni di breve periodo e focalizzarci su strategie di medio-lungo termine che garantiscano valore e solidità sia per i produttori che per il territorio.

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Fivi, Lorenzo Cesconi non si ricandida. E si nasconde


In un mondo del vino che ama guardarsi allo specchio e dirsi da solo quanto sia bello, Fivi ha imparato presto la lezione. Oltre a non ricandidarsi alle prossime elezioni, conscio di aver guidato il peggior triennio della storia della Federazione italiana vignaioli indipendenti – tra raffiche di dimissioni e cooptazioni – il presidente uscente Lorenzo Cesconi si rifiuta di rispondere alle domande di Winemag. Il tutto dopo essersi fatto inviare i quesiti. E averli giudicati troppo “scomodi”. In un primo momento, infatti, Cesconi aveva accettato di rilasciare un’intervista di fine mandato e sul futuro di Fivi, rimandandola da fine 2024 a inizio 2025. Per poi ingranare la quinta, in retromarcia. Nascondendosi in un silenzio che dice più di mille parole.

L’ufficio stampa Fivi, sollecitato diversi giorni dopo l’invio delle domande, ci ha fornito questa clamorosa scusa, via mail: «Mi dispiace, ho insistito molto per avere l’intervista, ma sono molto impegnati e avendo voi già scritto sul tema elezioni, non vogliono aggiungere altro». Tradotto: Lorenzo Cesconi parla solo con chi scrive quello che gli piace.

FIVI E IL SILENZIO DI LORENZO CESCONI: SERVE UN RITORNO ALLE ORIGINI

A metà febbraio, il Cda potrebbe essere rivoluzionato dalle elezioni 2025 (a questo link tutti i candidati, articolo che Cesconi ritiene evidentemente esaustivo per descrivere…il suo mandato!). Le urne consegneranno alla Federazione italiana vignaioli indipendenti un nuovo presidente e un nuovo consiglio direttivo. La speranza è che i vignaioli e le vignaiole facciano il loro dovere, per ridare alla Fivi non tanto la “purezza”, ma il senso e l’etica delle origini. A quel punto, la dignità di affrontare apertamente giornalisti scomodi, oltre ai tanti, soliti scribacchini, verrà da sé. Viva la (vera) Fivi.

Lorenzo Cesconi, quali obiettivi ha centrato nel corso del suo mandato da presidente Fivi?

Non rispondo.

Su quali ha lavorato, senza portarli a termine?

Non rispondo.

Perché non si ricandida? Aspira comunque a un ruolo nella Federazione italiana vignaioli indipendenti?

Non rispondo.

Il mandato è stato caratterizzato da non pochi turbamenti, all’interno del Cda. Quali sono le ragioni?

Non rispondo.

Cosa risponde a chi sostiene che Fivi faccia ormai poco sindacato e si occupi solo di “far cassa” con il Mercato?

Non rispondo.

La decisione di spostare il Mercato a Bologna sembra aver tolto un po’ di “magia” al Mercato. Piacenza non era più una soluzione praticabile solo per una questione di spazi, o ci sono altre ragioni?

Non rispondo.

A breve le nuove elezioni Fivi: ha idea di chi possa essere il suo successore? Voci di corridoio riferiscono di almeno una lista che intenda promuovere l’elezione della vignaiola Rita Babini a prossima presidente Fivi.

Non rispondo.

I Vignerons Indépendants francesi sembrano avere un approccio molto più pragmatico del vostro: per esempio hanno un e-commerce con oltre 3 mila vini disponibili in consegna in 48 ore. La cosa, in Italia, pare improponibile. Cosa determina questa e altre differenze tra la “casa madre” e la Federazione italiana?

Non rispondo.

L’idea francese di una serie di Mercati organizzati in diverse città chiave, sul modello dei Vignerons Indépendants, è replicabile in Italia?

Non rispondo.

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Gli Editoriali news news ed eventi

Muoia Sassicaia, con tutti i Ben Ryé


EDITORIALE –
Caro Report ti scrivo, così mi distraggo un po’. E siccome sei molto lontano, più forte ti scriverò. Muoia Sassicaia, con tutti i Ben Ryé. Ma prima puoi spiegarci, una volta per tutte: perché? Fra citazioni letterali e rivisitazioni in salsa Rai, “L’anno che verrà” di Lucio Dalla calzerebbe a pennello per commentare la puntata I furbi del passito, andata in scena domenica 2 febbraio sulla tv nazionale. Se non fosse che, nel testo della canzone del 1979, la televisione ha detto che il nuovo anno porterà una trasformazione. Il nuovo anno è arrivato. Ma la litania di Report non è cambiata: sceglie uno stagno bello grande e lancia dentro una pietra di mezze informazioni e allusioni spacciate per scandali. Più per sentire il tonfo che fa, che per fare vera informazione. A meno che l’obiettivo non sia quello di portare avanti la battaglia dei “vinnaturisti”. Già perché di tutto si può accusare Report, tranne che di mancanza di coerenza.

REPORT E IL PARTITO DEI VINNATURISTI

Anche l’ultimo show del duo Ranucci-Bellano ha avuto come baricentro un atto di accusa, bello pesante, contro due brand che hanno scritto – stanno scrivendo e scriveranno, piaccia o no a Report – la storia del vino italiano nel mondo. Ovvero Donnafugata, che produce l’icona Ben Ryé, presente in gran parte dei ristoranti stellati (e non solo), italiani ed internazionali, così come in alcune insegne Gdo. E Cantine Pellegrino, nota per il Marsala e per il passito di Pantelleria, disponibile in varie fasce prezzo e tipologie, in supermercati ed enoteche. A fine 2024 era toccato a Sassicaia – mostro sacro di Bolgheri, di proprietà della famiglia Incisa della Rocchetta – finire sotto accusa. Nelle scorse ore è stato il turno delle due icone dell’industria vinicola della Sicilia. Il nodo della questione – lo ripeterò finché non mi stanco – dev’essere proprio questo.

RAI 3, REPORT E L’ODIO VINNATUISTA SPACCIATO PER INCHIESTA GIORNALISTICA

Chiunque bazzichi per fiere del settore, o abbia a che fare con produttori e amanti del vino naturale, sa che aziende-brand come Tenuta San Guido, Donnafugata e Pellegrino sono considerate alla stregua del diavolo in un segmento che innalza ad emanazioni di divinità alcuni difetti come brett, volatili e puzze di merda di stalla riscontrabili in più d’un “vino naturale”. Sfottere Sassicaia e Ben Ryé è un atto di rivoluzione tra vinnaturisti, paragonabile a quello dell’adolescente che fuma al parchetto coi coetanei, in sfregio ai genitori. Il ridicolizzare il successo commerciale di un vino o di una intera denominazione, per il solo gusto di farlo, è il sintomo più fieramente palesato dell’onanismo vinnaturista. Fenomeno di nicchia, che dilaga sempre più anche grazie a chi, per canone preso, ha deciso di parteggiare per questi ultras del vino, sulla tv nazionale.

IL SILENZIO DEI “VINNATURISTI DELL’EDITORIA”

Mentre vien da chiedersi quali saranno le prossime etichette commerciali nel mirino, emergono però due conclamati fatti. Sul cemento delle “serre” in cui appassisce il Ben Ryé, versato sui terreni del Parco Nazionale isola di Pantelleria – vincolo che, fino a prova contraria, dovrebbe preservare da qualsivoglia colata di calcestruzzo ed opere murarie – il titolare di Donnafugata, Antonio Rallo, tace. Trincerandosi, interpellato da Winemag attraverso il proprio ufficio stampa, dietro un laconico «no comment». Un vero peccato per l’occasione persa, che sarebbe stata utile a chiarire l’unico vero punto dolente (presumibilmente) toccato da Report nel servizio. A far ancora più “rumore” è il silenzio dei tromboni siciliani: ovvero quella stampa (di settore) che si spaccia per “nazionale”, appena può. Ma che quando si tocca l’isola, con argomenti scomodi o pericolosi per equilibri e adv, non ha neppure la decenza di scribacchiare due righe.

L’EX SINDACO 5 STELLE: «LE SERRE DI DONNAFUGATA? COME FORNI»

Vinnaturisti dell’editoria di vicinato, con la penna che funziona a targhe provinciali alterne, a seconda del vento che tira sull’isola: emuli di molti altri, dal centro al nord Italia. Nel servizio I furbi del passito, spazio infine per una vecchia conoscenza di Winemag: l’ex sindaco 5 Stelle di Pantelleria, Vincenzo Campo (2018-2023), a cui il duo Ranucci-Bellano si è sentito in dovere di dare la parola – sulla tv nazionale! – per consentirgli di paragonare (sentite bene…) le serre di Donnafugata a dei «forni». Alludendo, così, a un mancato rispetto del disciplinare di produzione del Passito di Pantelleria, da parte della nota cantina dei Rallo (ipotesi che risulta, carte alle mano, del tutto infondata). Un intervento utile ad introdurre una delle beghe più assurde dell’Italia del vino dei nostri tempi: la cosiddetta «sicilianizzazione dello Zibibbo». Un’altra storia di provincia, da scolarsi insieme a un buon Sassicaia, o Ben Ryé. Nella speranza di distrarsi un po’. I furbi del passito Report

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Gli Editoriali news news ed eventi

Buona fortuna, Amarone


EDITORIALE – Esco da Amarone Opera prima 2025 frastornato. Come un pugile suonato sul ring. Colpa dell’alcol? Nemmeno per idea. La questione è ben più seria. Agli auguri al Consorzio Vini Valpolicella, che in questa edizione dell’anteprima (2020, migliori assaggi presto online su Winemag) compie 100 anni, s’aggiungono quelli – d’obbligo, di buona fortuna – a una denominazione che sembra volersi ancor più isolare, al posto di tornare ad essere nel calice di tutti. A preoccupare è la via per il futuro dell’Amarone indicata dal vicepresidente del Consorzio Andrea Lonardi, sintetizzata nel claim (parole sue): «Less shelf, more wine list».

Tradotto: «Meno scaffale (del supermercato, ndr), più carte vini (dei ristoranti, ndr)». Un frase, quella proferita di fronte al pubblico di addetti ai lavori internazionali giunti a Verona per assistere ad Amarone Opera Prima 2025 (31 gennaio-1 febbraio), con cui Lonardi ribadisce convinzioni messe nero su bianco più ampiamente il 28 gennaio, in un’intervista rilasciata al Corriere (e mai smentita).

IL FUTURO DELL’AMARONE? SEMPRE MENO AMARONE

Testualmente: «L’Amarone ha tenuto (nel 2024, ndr) perché sono diminuiti un po’ i prezzi: in futuro però non dovrà puntare sulla grande distribuzione come quest’anno, ma consolidarsi come il vino delle occasioni speciali, che entra nelle carte dei vini dei ristoranti. Si deve andare verso una contrazione dei volumi e un cambio del canale di vendita. Perché se l’Amarone, il vino più prestigioso dell’area, perde troppo valore ne risente tutta la Valpolicella. Spinto negli anni Novanta e Duemila da un’esplosione commerciale enorme, soprattutto all’estero, che però ne ha influenzato lo stile, oggi deve andare verso una forma più edonistica».

«FINE WINE, GASTRONOMICO ED EDONISTICO»

In sintesi, secondo Lonardi: bisogna produrre meno Amarone, farlo pagare di più. Ed «elevarlo alla categoria dei “fine wine”, più adatti al consumo gastronomico». Per fare questo, «occorre un Amarone più edonistico». Parole in parte condivisibili, se solo Andrea Lonardi parlasse da master of wine (quale è), o da Ceo di Villa della Torre, per conto di Marilisa Allegrini. Il problema è che Andrea Lonardi è il vicepresidente del Consorzio Vini Valpolicella. Un ente che, fino a prova contraria, è di tutti i soci, non solo dei piccoli-medi produttori: più di 2400 aziende, tra le quali figurano imbottigliatori e cooperative dalle quali dipende la stabilità dell’intera denominazione. E la sopravvivenza dei circa 8600 ettari attuali.

L’AMARONE DEL FUTURO: SOLO PER PAPERONI

In Valpolicella c’è chi va ancora più dritto al nocciolo della questione. E, nell’approcciarsi al tema del futuro del re dei vini rossi veneti, ne fa, addirittura, una questione di reddito. È quanto emerge dall’analisi commissionata dal Consorzio a Unione italiana vini. Secondo cui: «L’Amarone non dovrà snaturare se stesso ma avere ben chiari i propri obiettivi di posizionamento di vino icona, presso un pubblico principalmente composto da consumatori in età matura e un reddito saldamente superiore ai 100 mila dollari».

«In sintesi – secondo il responsabile dell’Osservatorio Uiv, Carlo Flamini – l’Amarone dovrà proporre al mondo un proprio “cocktail”, fatto di aree produttive e diverse vallate (con o senza sottozona riconosciuta ufficialmente?! ndr), del brand Verona, di stile e coerenza per un metodo atto a divenire esso stesso espressione di territorio». Una ricetta tranchant, sotto tutti i profili, quella dettata dal Consorzio Valpolicella nello spegnere le proprie 100 candeline: sempre meno Amarone, solo per ricchi ed edonisti. Frastornati auguri: buona fortuna, Amarone.

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Les Grands Chais de France: +32,45% nel 2024

Il gruppo francese Les Grands Chais de France ha chiuso il 2024 in netta controtendenza rispetto a molti altri operatori del settore, registrando risultati decisamente positivi. Sotto la guida della country manager emiliana Romina Romano, il giro d’affari in Italia ha infatti sfiorato i 10 milioni di euro, attestandosi a quasi 9,8 milioni con una crescita del 25% in valore rispetto al 2023.

Anche i volumi hanno segnato un incremento significativo. Dalle poco più di 832.000 bottiglie vendute nel 2019, si è passati a oltre 1 milione e 750.000 bottiglie nel 2024. Un balzo del 32,45% rispetto all’anno precedente. Questi numeri sono il risultato di una presenza capillare nei settori della ristorazione, hôtellerie, enoteche e delle principali piattaforme di e-commerce, oltre che nella grande distribuzione di fascia alta.

Il gruppo, fondato e guidato da Joseph Helfrich, ha presentato oltre 100 vini di alcune delle più importanti aree vinicole della Francia, oltre a etichette delle proprietà con sede in Spagna, Cile e Sudafrica e i gin della linea Antidote, durante “Private Wine Days by Famille Helfrich”, evento tenutosi a Bologna lo scorso 27 gennaio.

I CRÉMANT GUIDANO LA CRESCITA

Sono i Crémant a trascinare la crescita del gruppo. Les Grands Chais de France si distingue come protagonista assoluto nella produzione di Crémant, con una capacità produttiva di 19 milioni di bottiglie all’anno. Unica realtà a realizzare questa tipologia di spumanti in tutte le otto regioni DOP della Francia, il gruppo detiene quote di mercato significative.

Produce il 38% di tutti i Crémant de Bordeaux, il 34% dei Crémant de Loire, il 32% dei Crémant de Jura, il 31% dei Crémant de Die e il 20% dei Crémant d’Alsace. Si tratta del primo produttore francese di metodo classico al di fuori della Champagne. A confermarlo anche in questo caso sono i numeri. Oltre 1 milione e 100 mila bottiglie di Crémant vendute dal gruppo in Italia nel 2024. In testa alle preferenze degli italiani vi sono i Crémant de Limoux, seguiti nell’ordine da Borgogna, Loira, Bordeaux e Alsazia.

CRESCE L’INTERESSE PER I VINI INTERNAZIONALI

Il successo di Les Grands Chais de France nel mercato italiano trova ragione nella sua capacità di offrire vini provenienti da ogni angolo del mondo. Una filiera corta che si traduce in un eccellente rapporto tra qualità e prezzo. I consumatori italiani hanno manifestato un crescente interesse verso i vini provenienti non solo dalla Francia ma anche da altri Paesi.

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Migliori Barolo 2021 a Grandi Langhe 2025


Migliori
Barolo 2021 a Grandi Langhe. Non stupiamoci di trovare prossimamente, sul dizionario dei sinonimi, questa definizione alla voce “eleganza” (“perfezione” era già intasata). Quello che emerge dagli assaggi di Barolo 2021 a Grandi Langhe 2025 è infatti la raffigurazione un’ottima annata, in quest’angolo di Piemonte. Vini già aperti, in molti casi “pronti”. Già assolutamente godibili. Al contempo, di assoluta prospettiva. Baroli che mostrano grande equilibrio tra frutto (primari), acidità (freschezza), tannino e alcol. Del resto, l’annata 2021 del Barolo viene descritta dai produttori come una delle più promettenti degli ultimi anni, grazie a condizioni climatiche particolari che hanno influenzato (positivamente) la qualità delle uve Nebbiolo.

VENDEMMIA BAROLO 2021: L’ANDAMENTO CLIMATICO

L’inverno 2020-2021 è stato contraddistinto da abbondanti nevicate, in grado di garantire una riserva idrica ottimale alla vite. Tuttavia, ad aprile, si sono verificate gelate tardive che hanno interessato alcune aree, causando danni limitati ai germogli, nelle zone a quote più basse. Successivamente, la primavera e l’estate hanno registrato precipitazioni inferiori alla media, con un’estate particolarmente secca ma senza picchi di calore eccessivi.

Le temperature notturne fresche, soprattutto dalla seconda metà di settembre, hanno favorito una raccolta di uve Nebbiolo da Barolo 2021 molto sane, con una maturazione fenolica ottimale e un’elevata concentrazione di polifenoli. Tutti elementi fondamentali per la struttura e la longevità dei vini destinati a lungo invecchiamento. La combinazione di acini più piccoli e bucce spesse ha portato inoltre a una maggiore concentrazione, bilanciata da un’acidità sostenuta, grazie alle escursioni termiche di fine stagione.

MIGLIORI BAROLO 2021 A GRANDI LANGHE: PUNTEGGI IN CENTESIMI

ABRIGO FRATELLI RAVERA 2021 Molto profumato, floreale. Frutto succoso, ciliegia, piccoli frutti più rossi che neri. Al palato si lascia apprezzare per una buona apertura sul frutto, che si conferma per lo più rosso e succoso. Tannini maturi, già piuttosto integrati. Chiusura leggermente sapida, piacevolissima. 91/100
AGRICOLA MARRONE CASTELLERO 2021 Primo naso sul bel gioco tra vena balsamica e frutto. Sorso polposo, materico, tannini fini. Bello da bere. 89/100
ALESSANDRIA FRATELLI MONVIGLIERO 2021 Meno aperto rispetto ad altri campioni, elegantemente austero. Scuro il frutto, più che rosso. Così la speziatura, raffinatissima. Sorso materico, polposo. Leggera vena sapida in chiusura, che rende ancora più piacevole la beva. Vino a cui dare tempo, espressione elegante e, al contempo, di una certa potenza del cru di Verduno. 95/100
ALESSANDRIA FRATELLI GRAMOLERE 2021 Colore leggermente più carico dei precedenti. Il naso conferma una certa concentrazione di aromi. Ampio spettro balsamico e speziato. In bocca però è ancora piuttosto contratto sul tannino, pur avendo tutto per diventare grande. Ha solo bisogno di tempo. 92/100
ALESSANDRIA GIANFRANCO SAN GIOVANNI 2021 Legno piuttosto presente e marcante, sul frutto. Barolo da grandi portate, di struttura e corpo, caldo e avvolgente. Di un’opulenza ben tenuta a bada da tannini eleganti. Bella prova. 91/100
ALESSANDRIA GIANFRANCO 2021 Frutto e balsamicità, elegante speziatura. In bocca si rivela teso e longilineo, slanciato sul frutto e sulla freschezza. Migliorerà ancora nel tempo. 89/100
AMALIA CASCINA IN LANGA BUSSIA ‘VIGNA FANTINI’ 2021 Profumatissimo di fiori e frutto rosso, apertissimo, generoso. Si conferma tale al palato, su una bella vena sapida che accompagna il sorso, dall’ingresso alla chiusura. Elegante, in cravatta. 92/100
AMALIA CASCINA IN LANGA LE COSTE DI MONFORTE 2021 Un Barolo che parla di freschezza e sapidità, di frutta croccante e slancio sapido. Tannini che si integreranno. 90/100
ARNALDORIVERA ROCCHE DI CASTIGLIONE 2021 Frutta matura e poutpourri per la componente floreale. Sanguigno e materico. Molto ricco anche al palato, che riserva note di frutta surmatura e una speziatura dolce molto piacevole. Tannini ruggenti, che chiamano a gran voce l’attesa. 92/100
ARNALDORIVERA VIGNARIONDA 2021 Ben aperto sul frutto, goloso. Nota balsamica che richiama la liquirizia. Frutta rossa appena matura, croccante. Tannini integrati, che non coprono una chiusura cremosa, su richiami di torrefazione. Parola d’ordine “eleganza”. In questo caso, già esplicita. 94/100
GAGLIASSO MARIO AZIENDA AGRICOLA TRE UTIN 2021 Frutto, spezia e balsamicità. Più generoso in bocca che al naso, specie sulla componente fruttata. Già bello da bere – con tannini che andranno a integrarsi ulteriormente – pur l’evidente potenza. 92/100
AZ. AGR.VIRNA BORGOGNO CANNUBI 2021 Pieno sul frutto, perfettamente maturo, rosso, d’una ciliegia succosa. Tannini integrati. Bella balsamicità e “potente eleganza”, che non sottrare al sorso una beva già piuttosto agile. 90/100
AZ. AGR.VIRNA BORGOGNO SARMASSA 2021 Già aperto, generoso, sul frutto. Bel tocco balsamico. In bocca potente, elegante. Il frutto è goloso, la sapidità ci danza attorno. Tannini fini, di prospettiva. 93/100
AZ. AGR. ROCCA GIOVANNI DEL COMUNE DI MONFORTE D’ALBA 2021 Altro campione piuttosto aperto sul frutto, al naso. In bocca si perde un po’ di precisione, su note che tendono alla frutta secca (nocciola). 85/100
BOASSO FRANCO AZIENDA AGRICOLA LAZZARITO 2021 Primo naso scuro, leggermente contratto. Si apre piano, generoso, su un frutto di perfetta maturità. Bella vena salina ad accompagnare dal centro alla chiusura del sorso, lunga e polposa. Un Barolo golosissimo. 91/100
BOASSO FRANCO AZIENDA AGRICOLA GABUTTI 2021 Naso-bocca piuttosto timidi. Palato che non lascia il segno, se non per freschezza e beva, su tinte d’arancia rossa. Se di interpretazione si tratta, è tutto sommato ben riuscita. 87/100
BOROLI BRUNELLA 2021 Naso aperto, pieno, sul frutto goloso, maturo. Una precisione non riscontrabile al palato. 85/100
BOROLI DEL COMUNE DI CASTIGLIONE FALLETTO 2021 Qui è il naso a non convincere in termini di precisione e pulizia. Frutta matura al palato. Vino a cui dare tempo, nella speranza di un migliore assestamento. 86/100
BOSCO AGOSTINO LA SERRA 2021 Bella balsamicità sul frutto maturo, pieno. Naso aperto, così come slanciato risulta il frutto, polposo, anche grazie a una leggera vena minerale-salina che accompagna il sorso fino alla chiusura. Tannini potenti, da integrarsi. Buon equilibrio complessivo. 89/100
BOSCO PIERANGELO BOIOLO 2021 Piccoli frutti rossi e scuri, maturi, su sottofondo intenso di spezia, al limite del balsamico. In bocca risulta piuttosto slanciato sul frutto e sulla freschezza. Bella sapidità, ancora una volta, a chiudere insieme al frutto. 88/100
BOVIO ARBORINA 2021 Bel frutto e balsamicità. Vena floreale che aggiunge stratificazione e marca in eleganza. Sorso già disteso, goloso, carnoso. Chiusura su ritorni balsamici. 90/100
BREZZA DAL 1885 CANNUBI 2021 Naso dominato da un floreale generoso, in compagnia del frutto. Sorso ancora contratto, ma con tutto per esprimersi bene nel tempo. 89/100
BRICCO CARLINA CASTELLO 2021 Naso e bocca che non convincono del tutto, in termini di precisione e pulizia. 85/100
BRICCO CARLINA RAVIOLE 2021 Stilistica ben più chiara, sulla freschezza e sulla beva. Tannino ancora una volta un po’ ruvido, con possibilità di integrazione positiva. 87/100
BRICCO MAIOLICA DEL COMUNE DI DIANO CONTADIN 2021 Naso generoso, gentile, pur nella sua pienezza. Bella speziatura elegante, a corredo. In bocca è un Barolo che va dritto al punto, con estrema autenticità. Note ferrose, sanguigne, accompagnano i piccoli frutti rossi. Chiusura sapida, che chiama il sorso successivo. 92/100
BROCCARDO PAIAGALLO 2021 Naso generoso, largo sul frutto, maturo. Fresca speziatura a corredo. Sorso che ha tutto: tensione fresco-acida, sapidità, polpa. Tannini in integrazione. 89/100
BRUNA GRIMALDI CAMILLA 2021 Un po’ contratto al naso, rivela un palato slanciatissimo, fresco, teso come una corda di violino. La prova che il Barolo può essere anche questo: un vino da bere quasi d’un fiato, senza perdere il gran ventaglio di abbinamenti cui è consono e l’attesa longevità. 89/100
BRUNA GRIMALDI BADARINA 2021 Tanto fiore e frutto in questo Barolo, piuttosto preciso ed elegante. 87/100
CA’ DI PRESS PERNO 2021 Aperto, gentile, largo. Semplice. Forse anche troppo. 87/100
CA’ VIOLA SOTTOCASTELLO DI NOVELLO 2021 Bel naso, aperto. Frutto e balsamicità. Altro campione sulla beva, senza rinunciare alla struttura. Tannini che si integreranno meglio, ma convince per la precisione del frutto e per la bella componente salina. 90/100
CA’ VIOLA CAVIOT 2021 Naso che si apre piano sul frutto e sul floreale di rosa e viola. In bocca ha tutto per regalare un sorso ancora più equilibrato, nel tempo. Al momento già molto godibile. 89/100
CARLO REVELLO & FIGLI 2021 Naso aperto sul fiore e sul frutto. Palato in ottima corrispondenza, su ricordi di ciliegia croccante, succosa. Tannino fine, già integrato, ma che troverà ulteriore equilibrio. Un Barolo già godibile, con ottime prospettive. 92/100
CARLO REVELLO & FIGLI GIACHINI 2021 Frutto, spezia, profondità balsamica. Corrispondenza ottima al palato: sorso fresco, di buona tensione acida e di leggera cremosità. Già estremamente godibile, con grandi prospettive. 93/100
CASA E. DI MIRAFIORE LAZZARITO 2021 Aperto sul frutto, gentile, floreale, frutto croccante. Palato corrispondente, senza troppi fronzoli su beva, freschezza ed eleganza. 88/100
CASA E. DI MIRAFIORE PAIAGALLO 2021 Più materico e terroso rispetto a Lazzarito: sanguigno, ferroso. Al palato tannini fitti, un tocco di balsamicità. Possibile attendersi un filo di più dalla persistenza aromatica. 89/100
CASCINA GALARIN DEL COMUNE DI MONFORTE D’ALBA 2021 Naso delizioso, sul frutto e su una elegantissima speziatura. Palato altrettanto elegante. Frutto, sapidità, lunghezza, freschezza. 92/100
CASCINA SÒT BRICCO SAN PIETRO 2021 Naso sul frutto, con buona precisione. Palato corrispondente, slanciato sulla ciliegia. Tannini fitti, in fase di integrazione. Bella prova in divenire. 90/100
CASCINA SÒT DEL COMUNE DI MONFORTE D’ ALBA 2021 Naso un po’ contratto, timido. Ben più espressivo il palato, sul frutto, goloso. Chiusura sapida. Barolo già molto godibile, con assoluta prospettiva. 91/100
CAVALIER BARTOLOMEO ALTENASSO 2021 Frutto pieno, goloso. Spezia calda. Barolo potente e al contempo elegante. Bella prova. 91/100
CHIONETTI BUSSIA VIGNA PIANPOLVERE 2021 Parola d’ordine “frutto”. Croccantezza e freschezza contraddistinguono questo Barolo di Chionetti. Un’interpretazione nel segno della stilistica della cantina. Molto interessante subito e, ancor più, in prospettiva. 91/100
CORDERO DI MONTEZEMOLO MONFALLETTO 2021 Frutta matura, scura più che rossa, al primo naso. Tannini e freschezza che tengono testa a una certa opulenza, al palato. Il risultato è, in poche parole, l’equilibrio. Giovane, di prospettiva, pur già godibilissimo. 90/100
CORINO GIOVANNI GIACHINI 2021 Naso aperto, più sul calore della spezia che sul frutto, croccante e maturo. Bella vena balsamica. Al palato è tra i migliori assaggi per pulizia del sorso, soprattutto nella componente del frutto. Vena sapida a chiudere, splendida. 94/100
CORINO GIOVANNI BRICCO MANESCOTTO 2021 Naso-bocca meno aperti di alcuni precedenti campioni, ma qui si sale di livello in termini di stratificazione e complessità. Frutto più maturo del precedente, più polpa. 93/100
CRISSANTE ALESSANDRIA DEL COMUNE DI LA MORRA 2021 Bel frutto al primo naso, ciliegia, nota speziata elegante. Tocco balsamico caldo, bella beva. Sapido in chiusura, teso, fresco, gran beva. Prospettiva. 90/100
DE SIMONE CARPEGNA 2021 Frutto generoso al naso, maturo, rosso. Ottima corrispondenza gusto-olfattiva, a delineare un palato di gran freschezza e agilità di beva, con chiusura sulla spezia. 89/100
DIEGO CONTERNO DEL COMUNE DI MONFORTE 2021 Tanta frutta croccante al naso, più polposa e piena, matura al palato. Una “caramellina”. Barolo di gran beva, pronto e con grandi prospettive. 91/100
DIEGO E DAMIANO BARALE 2021 Generoso al naso, dal frutto maturo alla spezia. Palato corrispondente, che abbina beva e frutto maturo, in un quadro generale molto equilibrato. Buono da subito. 89/100
DIEGO MORRA MONVIGLIERO 2021 Frutto e spezia ben bilanciate, al naso. Buona corrispondenza al palato, con vena sapida che accompagna sino alla chiusura. Barolo sulla beva e sull’immediata finezza, che non lascia attendere anni prima di trovare l’equilibrio. 90/100
DOMENICO CLERICO GINESTRA – CIABOT MENTIN 2021 Gran bella balsamicità sul frutto, di ottima maturità. Al palato, al momento, tannino e frutto farinoso. 86/100
DOMENICO CLERICO DEL COMUNE DI MONFORTE D’ALBA 2021 Contratto ma di prospettiva assoluta. Ha tutto per farsi apprezzare. Anche il tempo. Vino da aspettare. 90/100
ENZO BOGLIETTI CASE NERE 2021 Generoso sul frutto e sul fiore, tutt’altro che timido. Così risulta al palato. Polpa, croccantezza, allungo sapido e chiusura piena, sul frutto, con una leggera deriva della percezione alcolica che potrebbe integrarsi col tempo, col resto del corredo. 88/100
ETTORE GERMANO CERRETTA 2021 Fiore, frutto croccante, polpa, leggera vena balsamica. Vino estremamente goloso al palato, per il frutto che si conferma croccante e per la vena salina che accompagna il sorso, dall’ingresso alla chiusura. Bella prova: pronto e di prospettiva. 91/100
FENOCCHIO GIACOMO CASTELLERO 2021 Gran balsamicità sul frutto, golosa, su ricordi di liquirizia dolce. Vino che sembra avere peso, struttura ed “estratto” sin dal naso. Si conferma tale al palato, pur ben slanciato e di gran beva. Pregevole chiusura fresca, balsamica, su ricordi di mentuccia. 93/100
FENOCCHIO GIACOMO BUSSIA 2021 Spezia e frutto, elegantissimi al naso. In bocca più contratto, fresco, teso, tannino fine, allungo su note di arancia rossa, ferrose. Vino all’inizio di un lungo percorso. 93/100
CASA E. DI MIRAFIORE DEL COMUNE DI SERRALUNGA D’ALBA – RENAISSANCE 2021 CAMPIONE MANCANTE
FRATELLI SERIO & BATTISTA BORGOGNO CANNUBI 2021 Spezia, balsamicità e frutto. In bocca buona corrispondenza, a disegnare i contorni di un vino improntato sulla freschezza e sulla beva. Bene. 90/100
GHËDDO 2021 Colore leggermente più carico della media. Nota di zafferano al naso, sul frutto. In bocca beva e concretezza, su tannini che meglio si definiranno, pur risultando già piuttosto integrati. 91/100
GIAN LUCA COLOMBO NICBARR 2021 Chiudi gli occhi e, per eleganza estrema dei piccoli frutti rossi, ti ritrovi in Borgogna. Che non significa mancanza di tipicità o paragon sperticato, ma metro di giudizio “nazional-popolare” utile a comprendere la portata dell’etichetta in questione. Una precisione che si riverbera dal naso al palato, concreto, carnoso e diretto, su tannini già elegantissimi. Di interpretazione del Nebbiolo, trattasi: una di quelle davvero grandi. 94/100
GIOVANNI ROSSO CERRETTA 2021 Frutto rosso e cipria, carattere e profondità da vendere. Splendido aspettarlo, per chi ci riuscirà. 94/100
GIOVANNI ROSSO SERRA 2021 Frutto pieno, naso-bocca, goloso, giustamente maturo al naso. Frutto e sapidità al palato, su tannini fitti e levigati, prima di una chiusura che prova ad essere cremosa, oltre a raccontare del tempo necessario per trovare il perfetto equilibrio del calice. 93/100
GRIMALDI GIACOMO SOTTO CASTELLO DI NOVELLO 2021 Colore più carico della media. Palato in concordanza, su un legno che deve ancora integrarsi. In prospettiva, “Barolo gourmet”. 91/100
GRIMALDI LUIGINO SORANO 2021 Venatura minerale, quasi vulcanica, sul frutto pieno. Al palato si conferma golosissimo sul frutto. Allungo su note dolci, piacevolissime. Molto bene ora, ma anche in prospettiva. Goloso. 91/100
JOSETTA SAFFIRIO CASTELLETTO – PERSIERA 2021 Polpa, slancio sapido-minerale: un Barolo che ti prende alla gola e si fa Bere. Sì, con la “b” maiuscola. 92/100
JOSETTA SAFFIRIO RAVERA 2021 Una maggiore percezione del legno al primo naso, rispetto al precedente calice. Frutto maturo, leggera fenolica a controbilanciarne l’opulenza. Tannino fitto al sorso, a riequilibrare una chiusura opulenta. 91/100
LA SPINETTA CAMPÉ 2021 Naso avvolgente. Note golose di frutta a polpa nera, come la mora, più che rossa. Al palato tannini fitti e “giovani”, a supportare correttamente l’opulenza del frutto. Già godibile e gastronomico, non potrà che affinare benissimo. 93/100
LE STRETTE BERGERA-PEZZOLE 2021 Croccantezza e profondità, succo e balsamicità. Le Strette, con l’annata 2021, ha trovato una quadra perfetta sul Barolo del Cru Bergera-Pezzole, nel Comune di Novello. Vino dai tannini e dal sorso potente, già piuttosto godibile, che darà tuttavia il meglio di sé nel lungo affinamento: una garanzia. 93/100
LIVIA FONTANA VILLERO 2021 Tanto fiore e frutto, al primo naso. Vino aperto, deciso. Al palato beva e il giusto apporto di legno, da integrarsi meglio col tempo. 90/100
MAURO MARENGO ANGELA 2021 Balsamicità e frutto croccante al primo naso. Corrispondente al palato, forse un po’ troppo esile sul frutto, quasi timido. Ci guadagna la beva, più che la stratificazione. 88/100
MAURO MOLINO CONCA 2021 In linea col precedente in termini di beva, ma prova meglio riuscita sul fronte della profondità. 89/100
MAURO MOLINO GALLINOTTO® 2021 Campione al momento duro sul tannino ed esuberante sull’alcol. 85/100
MAURO SEBASTE CERRETTA 2021 Bella componente fruttata, al naso. Ciliegia succosa, croccante, che si ripresenta anche al palato, su sottofondo sapido, goloso. Tannini ben levigati, di prospettiva ma già ben integrati. “Funziona” già bene al sorso, fresco e di prospettiva. 91/100
MAURO VEGLIO ARBORINA 2021 Bel frutto pieno al naso. Gran pienezza anche al sorso, con la balsamicità a corredo, dal centro bocca alla chiusura. 91/100
MAURO VEGLIO CASTELLETTO 2021 Frutto al naso un po’ cotto, surmaturo. Bel tannino a reggere una certa opulenza del frutto. Precisa trama tannica e freschezza accompagnano verso un finale equilibrato, di assoluta prospettiva. 90/100
MONCHIERO FRATELLI ROCCHE DI CASTIGLIONE 2021 Si torna su un frutto più maturo, golosissimo. Sorso goloso, teso. Bella prova, tra prontezza e prospettiva. 92/100
NADIA CURTO ARBORINA 2021 Primo naso su frutto e fiore tipico del Nebbiolo. Al palato, un po’ di pulizia in più, avrebbe dato maggiore slancio e dinamicità. 87/100
NADIA CURTO LA FOIA 2021 Alla vista di un bel rubino. Naso più concentrato del precedente, frutta più matura. Convince anche al palato, dal tannino vivo al lavoro sulla polpa. Già godibile, se servito sulla portata corretta. Da aspettare, per trovare maggiore equilibrio e l’attesa piacevolezza. 91/100
OLIVERO MARIO BRICCO AMBROGIO 2021 Nettare a cui dare tempo, per assorbire al meglio il legno. 89/100
PALLADINO PARAFADA 2021 Struttura, corpo, allungo sapido sul frutto: lo stesso su cui aveva aperto, in maniera generosa. Barolo tecnicamente ineccepibile. 94/100
PALLADINO DEL COMUNE DI SERRALUNGA D’ALBA 2021 Balsamico sul frutto, pieno. Un naso aperto, goloso, che incuriosisce anche per la nota quasi iodica, marina. Splendido al palato, croccante sul frutto e dal tannino di prospettiva. Uno straordinario Barolo “di Comune”. 94/100
PAOLO MANZONE DEL COMUNE DI SERRALUNGA D’ALBA 2021 Frutto pieno, golosissimo. Tannini elegantissimi, a sostenere questa opulenza. Grandissima prova, in pienezza ed eleganza. 94/100
PAOLO MANZONE MERIAME 2021 Frutto pieno, come il precedente, ma qui alzano l’asticella spezia e balsamicità. Sapido, lungo, teso, fresco, goloso. Uno spettacolo. 95/100
PICO MACCARIO CANNUBI 2021 Leggera nota di miele sul frutto, maturo. Bella balsamicità al palato, tra la mentuccia e la liquirizia, che giocano sul frutto croccante e sul sale “da scoglio”. Vino da aspettare, di gran prospettiva. 92/100
PIO CESARE ORNATO 2021 Teso, contratto, ma elegantissimo. Ha solo bisogno di tempo, tanto, per esprimersi sui propri livelli. 92/100
PIO CESARE PIO 2021 Pieno, goloso, pronto e di prospettiva. Gran persistenza, già capace di chiamare il sorso successivo per equilibrio e raffinatezza. 91/100
PODERI COLLA BUSSIA 2021 Beva e concretezza, tannini di prospettiva, frutto piuttosto pieno in termini di maturità. 93/100
PODERI MARCARINI LA SERRA 2021 Naso su balsamicità spinta, mentuccia. Bella sapidità a slanciare il sorso, prima di godersi un allungo goloso. 91/100
RAINERI GIANMATTEO CASTELLETTO 2021 Succoso, pieno, ricco, evidenzia un netto floreale di viola. Palato straordinariamente gustoso, largo e fresco, presumibilmente con ottimale utilizzo di legni piccoli almeno parzialmente nuovi. Ottima la struttura, raffinato il tannino. Una bella sorpresa. 93/100
RAINERI GIANMATTEO 2021 Meno profondo e stratificato di Castelletto, ma comunque una buona prova. 87/100
RAMELLO GIANNI E MATTEO MONVIGLIERO 2021 SV
RENZO SEGHESIO DEL COMUNE DI LA MORRA – CA’ D’ NALIN 2021 Gran beva, tannini al loro posto sul frutto goloso. Pronto e di prospettiva. 90/100
RENZO SEGHESIO GINESTRA – VIGNA PAJANA 2021 Gran beva, freschezza. Tra i più pronti del tasting di Barolo 2021. 89/100
RÉVA 2021 Altro nettare che al naso parla di piccoli frutti rossi di bosco. Palato in perfetta corrispondenza, succosissimo. Tannini fini per questo Barolo carnoso, già godibilissimo e di ottima prospettiva. 92/100
RÉVA CANNUBI 2021 Barolo elegante, raffinato, che apre al naso su un floreale netto di rosa e viola. Polposo il palato, su note succose di ciliegia e richiami di liquirizia. Vino strutturato, ma al contempo molto elegante, già godibile e di sicura prospettiva. 93/100
REVELLO FRATELLI CONCA 2021 Spezia e frutto croccante, al naso. Palato piuttosto scorrevole, su una bella espressione di frutto rosso, maturo. Già piuttosto godibile. 88/100
REVELLO FRATELLI 2021 Frutto goloso, polpa, tannino al suo posto. Un ottimo lavoro sull’annata. 91/100
RINALDI FRANCESCO & FIGLI CANNUBI 2021 Teso sulla freschezza, ma anche tannico e rustico il giusto, sul frutto di piena maturità. Bella speziatura a rendere ancora più profondo il sorso. 90/100
SCHIAVENZA DEL COMUNE DI SERRALUNGA D’ALBA 2021 Balsamico, frutto croccante, tensione. Sulla beva, tra i migliori in questo campo. 89/100
SCHIAVENZA PRAPO’ 2021 Naso cupo, scuro, sulle spezie e piccoli frutti rossi e neri. Palato in perfetta corrispondenza, scuro e un po’ contratto, sui piccoli frutti sotto spirito. Giovane e di prospettiva. 90/100
SIMONE SCALETTA VITICOLTORE CHIRLET 2021 Naso ben stratificato, dal frutto al legno. Palato corrispondente, a cui dare tempo. Vino di struttura importante, più orizzontale che verticale. 91/100
SIMONE SCALETTA VITICOLTORE BUSSIA 2021 Naso aperto, generoso, sul frutto, sul fiore. Bella componente speziata a corredo. Corrispondente in bocca, già godibile, pur dal tannino che deve ancora integrarsi. Al pari la componente del legno (nuovo, almeno parzialmente?). Dare tempo. 90/100
SOBRERO FRANCESCO PARUSSI 2021 Tutto frutto rosso al naso, con una componente speziata dolce che rende il quadro ancora più elegante e goloso. Corrispondenza perfetta al palato, con chiusura speziata calda, dolce. 90/100
SORDO GIOVANNI ROCCHE DI CASTIGLIONE 2021 Primo naso piuttosto ridotto, ma si apre con ossigenazione. Componente fruttata in cui si mescolano rosso e scuro. Balsamicità. In bocca ferroso, sanguigno, materico. 88/100
TENUTA L’ILLUMINATA SANT’ANNA 2021 Naso aperto sul frutto rosso, preciso. Tocco di liquirizia e balsamicità, in sottofondo. In bocca tannini dolci, per un vino che si rivela già godibile e disteso, pur con evidenti margini di evoluzione positiva. 89/100
VIBERTI GIOVANNI BUON PADRE 2021 Colore leggermente più carico della media. Mela rossa matura, ciliegia, piccoli frutti rossi e scuri , molto precisi. Tannino fine, che si accompagna a una sottile sapidità dal centro bocca alla chiusura. Vino sulla finezza e sull’eleganza, con ampia prospettiva. 91/100
VIETTI 2021 Colore più carico della media. Al naso fine, sul frutto perfettamente maturo, su leggero sottofondo balsamico. Palato perfettamente corrispondente, goloso, fine, con il tannino che riequilibra la componente fruttata e glicerica. 90/100
VILLADORIA DEL COMUNE DI SERRALUNGA D’ALBA 2021 Anche qui il colore leggermente più carico della media. Vena speziata calda sul frutto. Palato troppo condizionato dalle note verdi, che coprono il frutto. 85/100

IL PROFILO DEL BAROLO 2021, TRA COMUNI E MGA

Un ampio banco di assaggio, quello di Grandi Langhe 2025, appena conclusosi a Torino (27-28 gennaio), che non solo consente di redigere una rassegna dei migliori Barolo 2021. Ma spinge anche a tratteggiare le diverse espressioni dei Comuni e delle Mga del Barolo nell’annata 2021, così riassumibili.

  • Verduno (Monvigliero): Eleganza e finezza, con frutto scuro e spezie raffinate.
  • La Morra (Arborina, Brunate, La Serra). Profili più freschi e slanciati, con frutto croccante e balsamicità.
  • Barolo (Cannubi, Sarmassa, Castellero, Paiagallo). Equilibrio tra potenza ed eleganza, con frutto maturo e tannini ben calibrati.
  • Castiglione Falletto (Rocche, Villero). Struttura importante, frutto pieno e spezia elegante.
  • Monforte d’Alba (Bussia, Ginestra, Gramolere, Perno). Strutturati, tannici, con grande profondità e bisogno di tempo.
  • Serralunga d’Alba (Vignarionda, Lazzarito, Gabutti, Ornato, Serra, Parafada). Potenza, tannini robusti, grande longevità, spesso con vena sapida e ferrosa.

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Codice della strada, in Liguria: “Wine is pleasure: bevi giusto, bevi ligure”


Sensibilizzare i consumatori a un consumo consapevole e responsabile del vino, valorizzando al tempo stesso le eccellenze enologiche liguri. Anche, anzi soprattutto, a fronte dell’inasprimento delle multe per l’alcol alla guida. Con questo obiettivo nasce Wine is Pleasure: bevi giusto, bevi ligure, iniziativa promossa da Fipe Confcommercio delle province di Imperia e Savona e dalla rete di imprese Vite in Riviera. Il progetto, presentato ufficialmente a inizio settimana con due conferenze stampa a Ortovero e Imperia, prevede azioni concrete per la diffusione di una cultura enogastronomica responsabile e di qualità.

INASPRIMENTO MULTE ALCOL: PORTA A CASA LA BOTTIGLIA DAL RISTORANTE

Una delle proposte più innovative del progetto riguarda la possibilità, per i clienti di bar, ristoranti e vinerie aderenti, di portare a casa la bottiglia di vino non completamente consumata. Il servizio, reso possibile grazie alla collaborazione con un’azienda specializzata in imballaggi alimentari, mira a garantire maggiore serenità ai clienti e a promuovere la degustazione consapevole dei vini locali. L’idea nasce in risposta alle sempre più stringenti normative del Codice della Strada e alla crescente attenzione dei consumatori verso la sicurezza. In questo modo, il piacere della convivialità non si interrompe al ristorante, ma può proseguire anche a casa, evitando sprechi e promuovendo il consumo equilibrato.

CORSI DI FORMAZIONE PER GLI OPERATORI DEL SETTORE WINE

L’iniziativa Wine is Pleasure non si limita alla sensibilizzazione dei consumatori, ma punta anche alla crescita professionale degli operatori del settore. A breve saranno attivati corsi di formazione gratuiti rivolti a ristoratori, enotecari e addetti ai lavori del settore Wine. Le tematiche trattate spazieranno dalla conoscenza dei prodotti tipici liguri alle tecniche di servizio in sala, fino agli abbinamenti cibo-vino.

Il presidente di Fipe Confcommercio Savona, Carlo Maria Balzola, ha sottolineato l’importanza della formazione per valorizzare il settore enogastronomico: «Non si tratta solo di promuovere un consumo responsabile, ma anche di formare i professionisti affinché possano proporre un’offerta di qualità. La nostra stretta collaborazione con Vite in Riviera porterà benefici concreti al territorio. E contribuirà a incentivare un turismo enogastronomico sempre più attento alla qualità».

Dello stesso parere Enrico Calvi, presidente provinciale di Fipe Confcommercio Imperia: «Il vino è convivialità, cultura e tradizione. Dobbiamo trovare un equilibrio tra piacere e sicurezza, e la nostra iniziativa si muove proprio in questa direzione. Inoltre, grazie ai corsi di formazione, vogliamo aiutare gli operatori a migliorare la conoscenza dei vini locali e a rendere ancora più competitiva la nostra ristorazione».

FIPE E VITE IN RIVIERA INSIEME VERSO VINITALY 2025

Soddisfazione anche da parte di Vite in Riviera, rete che riunisce una ventina di aziende vinicole delle province di Imperia e Savona. «L’enogastronomia – dichiara Massimo Enrico, presidente della rete – è un pilastro della nostra cultura e del Made in Italy. Il nostro obiettivo è tutelare e promuovere il consumo consapevole del vino, senza dimenticare il valore economico e identitario che questo settore rappresenta per la Liguria. Con Fipe Confcommercio condividiamo la volontà di valorizzare il nostro territorio, le sue cantine e le sue tradizioni». La sinergia tra Fipe Confcommercio e Vite in Riviera proseguirà nel corso dell’anno con una serie di eventi, tra cui “Le Prime di Vite in Riviera”, in programma ad Albenga il 23 e 24 marzo. Si tratta di un’anteprima esclusiva delle novità che saranno presentate al Vinitaly 2025. https://www.viteinriviera.it/

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Svolta in Valpolicella: Marilisa Allegrini entra in Consorzio con Villa della Torre


Lady Amarone, Marilisa Allegrini, ha deciso di entrare nel Consorzio Vini Valpolicella con Villa della Torre. Quello della cantina gioiello di Fumane (Verona) è l’ingresso più “pesante” tra le 51 aziende che, nell’arco del 2024, hanno deciso di unirsi all’ente presieduto da Christian Marchesini. Un grande segnale di coesione del territorio. E un sigillo al lavoro compiuto da un Cda che sta lasciando grande spazio ai giovani della Valpolicella. Convincendo, così, anche figure emblematiche del territorio. Marilisa Allegrini è tra queste. Con Villa della Torre, cantina veneta del gruppo che include anche Poggio al Tesoro (Bolgheri) e San Polo (Montalcino), sarà presente alla collettiva di Amarone Opera Prima 2025, nell’anno del centenario del Consorzio Vini Valpolicella.

In un’intervista esclusiva rilasciata a Winemag, Lady Amarone chiarisce come «nell’entrata nel Consorzio di Villa Della Torre c’è una motivazione strategica». «Insieme con il nostro Ceo Andrea Lonardi (già vicepresidente del Consorzio Valpolicella, ndr) – spiega Marilisa Allegrini – crediamo che, nei prossimi anni, le aziende della Valpolicella debbano lavorare coese. Oggi la Valpolicella deve affrontare un momento di rivalutazione e rielaborazione strategica. E deve farlo in gruppo ed in un organo sovrano come quello del Consorzio, che lavora per la tutela e la promozione della denominazione». Maggiori dettagli sul progetto saranno forniti prima di Vinitaly 2025, in occasione di una conferenza stampa – in trasferta, a Milano – che vedrà protagonista anche il futuro dei 25 ettari di Villa della Torre, di cui 10 nel comune di Pozzolengo e 15 in Valpolicella, nel comune di Fumane.

VILLA DELLA TORRE NEL CONSORZIO VALPOLICELLA: «UN PASSO PER I NOSTRI GIOVANI»

La particolare congiuntura dei vini rossi sul mercato italiano ed estero interessa in prima battuta la famiglia Allegrini-Mastella. «Sempre con Andrea Lonardi, che lavora nel nostro gruppo da maggio – riferisce l’imprenditrice – stiamo ragionando molto sullo stile che i nostri vini devono avere. L’obiettivo è rinnovare stilisticamente i vini della Valpolicella. Farlo all’interno del Consorzio, significa anche avere la possibilità di dialogare e confrontarsi con le altre aziende».

Villa Della Torre, oltre ad essere un’azienda vitivinicola e la sede di rappresentanza del Gruppo Marilisa Allegrini, è anche uno splendido monumento del Rinascimento Italiano. Uno dei luoghi più antichi della Valpolicella. «Crediamo quindi che sia un importante veicolo – precisa Lady Amarone – per la promozione dei nostri vini e per la promozione turistica di tutta la Valpolicella e dei suoi vini. Il nostro gruppo di lavoro si caratterizza per essere molto giovane, con un’età media sotto i trent’anni. Questa visione collima con quella del consorzio della Valpolicella, unico in Italia ad avere un gruppo giovani nel quale vorrei che la nostra squadra potesse iniziare un percorso di confronto e stimolo». https://www.villadellatorre.it/it

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Angeli e demoni: vino vs energy drink


EDITORIALE – La grande distribuzione organizzata (Gdo) ha sempre avuto un ruolo strategico nel panorama enogastronomico italiano, rappresentando un ponte tra i produttori e il grande pubblico. Eppure, il settore del vino sembra essere stato relegato a un ruolo secondario nei piani delle principali insegne, che preferiscono inseguire – con facilità tanto disarmante quanto anti-culturale – trend commerciali di dubbia utilità sociale. L’ultimo è quello degli energy drink. Bevande con alto contenuto di caffeina e zuccheri che promettono, in tv, di «mettere le ali». E, al supermercato, col benestare scellerato di buyer e dirigenti d’azienda, di offrire «energia per la giornata» in momenti come «guida, lavoro, tempo libero, sport, studio» e, udite bene, «festa». Un’indicazione gravissima, che potrebbe indurre i consumatori a pensare si tratti di qualcosa di assimilabile, o addirittura sostituibile, a una medicina o ad un integratore.

VINO VS ENERGY DRINK: SERVE UNA SVOLTA, ANCHE A SCAFFALE

Non finisce qui. La testata promozionale di Red Bull, con la cartellonistica appena descritta – testi e grafiche ovviamente scelti da Red Bull, ma a cui Esselunga ha dato il benestare – è stata allestita proprio accanto alla testata dedicata in continuativo ai vini spumanti. Questa, però, sprovvista di qualsiasi “call to action“, limitandosi alla scritta «Champagne – Spumanti». D’altro canto, qualsiasi invito a “stappare” vino sarebbe condannato da qualche sentenza di qualche Tribunale di periferia, che potrebbe rifarsi direttamente alle ultime indicazioni di Bruxelles e dei burocrati che stanno provando a cancellare – a suon di etichette e controversi studi scientifici – ogni traccia della funzione sociale e culturale della viticoltura e del vino, in Italia e in Europa. Il tutto senza preoccuparsi minimamente di distinguere tra “consumo consapevole” e “abuso” di alcolici: due mondi diametralmente opposti.

La questione è tanto economica quanto culturale. Mentre il consumo di vino diminuisce, specie tra le nuove generazioni, la promozione sfrenata di energy drink – spesso destinati a un pubblico molto giovane – continua senza sosta, nonostante i comprovati rischi per la salute associati a questi prodotti. Elevati livelli di caffeina, zuccheri e altri stimolanti chimici sono consumati senza alcuna regolamentazione stringente, spesso anche dai minorenni. Questo avviene nel silenzio generale delle istituzioni e della gran parte dei media, foraggiati dalla pubblicità dei colossi che producono queste bevande. Mentre il vino, anche in quantità moderate, è spesso oggetto di stigmatizzazione.

SERVE UN CAMBIO DI PARADIGMA: IL VINO NON È SOLO SOLO UN PRODOTTO

Ma la Gdo potrebbe cambiare questo scenario, trasformandosi da semplice piattaforma commerciale a promotrice di cultura e tradizione. Il vino non è solo un prodotto. È una narrazione di territori, persone e storie. La grande distribuzione ha gli strumenti – e la capillarità – necessarie per riportarlo al centro delle tavole delle famiglie italiane. Stimolando un consumo responsabile e consapevole. Per farlo, però, è necessario un cambio di paradigma: non più semplicemente assecondare le mode di mercato, ma investire in progetti che promuovano il valore del vino, là dove la gente fa la spesa.

Questo potrebbe avvenire attraverso una stretta alleanza tra produttori di vino e le insegne della Gdo. Immagino corner dedicati al vino in ogni punto vendita, con informazioni sui territori di provenienza e sulle cantine, ancor più che sulle caratteristiche organolettiche dei prodotti. Quanto bello sarebbe poter trasformare qualche angolo dei nostri supermercati in “musei” di cultura enologica, in cui spiegare le peculiarità delle regioni vinicole, a rotazione, da Nord a Sud.

FIDELIZZAZIONE E CULTURA: IL VINO UNISCE, NON DIVIDE

Un progetto simile, con investimenti mirati di Consorzi e istituzioni del mondo del vino, non sarebbe solo un atto di responsabilità sociale, ma anche una grande opportunità commerciale per la Gdo. Il vino, di fatto, è un prodotto che stimola la fidelizzazione. Il cliente che sceglie una buona bottiglia, comprendendone l’origine, tornerà per ricomprarla, o per esplorare nuove frontiere. E con lui tornerà l’interesse per la cultura gastronomica, con cui contagiare amici e parenti. L’alleanza tra produttori di vino e Gdo potrebbe rappresentare una risposta concreta e ambiziosa a queste sfide.

È il momento di agire e di abbattere una volta per tutte le limitanti barriere che ancora esistono, in Italia più che altrove, tra il segmento Gdo e l’Horeca. E serve agire in fretta, prima che il vino italiano venga ulteriormente relegato ai margini del mercato, mentre prodotti ben più discutibili – come gli energy drink – continuano a prosperare senza freni. La Gdo ha la forza e i mezzi per fare la differenza ed è ora che se ne assuma la responsabilità. Per il bene del vino, della cultura e del futuro dei nostri vigneti.

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Glenmorangie: nuovo nome e nuovo look per il 18 anni

Glenmorangie celebra il suo single malt invecchiato 18 anni con un look audace e un nome evocativo, che ne sottolinea il profilo aromatico. Nato sotto la guida del carismatico direttore della creazione Bill Lumsden, Glenmorangie Infinita 18 Years Old è considerato il più complesso ed equilibrato tra i whisky della Distilleria.

GLENMORANGIE INFINITA 18 YEARS OLD

Questa nuova versione del whisky si fonda sullo storico single malt Glenmorangie 18 Years Old, creato per la prima volta più di 30 anni fa. Bill Lumsden ha trasformato quel single malt profondamente aromatico dopo il suo ingresso nella Distilleria nel 1995. Questo single malt è creato utilizzando l’acqua della sorgente minerale di Tarlogie e distillato negli alambicchi più alti di Scozia. Alambicchi che permettono, proprio grazie alla loro altezza, di avere un maggiore spazio per sviluppare sapori e aromi unici. Infinita riposa per 15 anni il in botti di rovere americano ex-bourbon selezionate a mano. Poi, una parte viene trasferita in botti di sherry Oloroso per altri tre anni, prima di assemblare il tutto.

«Per me – – dichiara Bill Lumsden – Glenmorangie Infinita incarna ogni elemento dello stile distintivo della nostra distilleria. Un whisky che unisce senza sforzo i sottili sentori di botte di sherry e le note legnose dovute alla prolungata maturazione, con il carattere morbido e fruttato tipico della nostra Distilleria. Il risultato – continua – è un single malt così equilibrato e stratificato. Ogni volta un whisky diverso. Ci sono note di miele, vaniglia, narciso e gelsomino, aromi di fichi, datteri, noci e spezie delicate. La vecchia guardia di appassionati di Glenmorangie 18 Years Old può stare tranquilla: il nostro meraviglioso whisky è rimasto invariato».

LA NUOVA CONVEZIONE

La confezione esprime la nuova luce di Infinita con un’audace tonalità di blu e una grafica che raffigura il simbolo dell’infinito con un’allusione al nome del whisky. Quando il coffret viene aperto, l’interno è di uno stuzzicante arancione, omaggio al colore tipico di Glenmorangie. La chiusura in rame della bottiglia richiama gli imponenti alambicchi in rame della Distilleria, mentre il vortice alla base si ispira alle sorgenti d’acqua Tarlogie Spring. Per aumentare la sostenibilità e ridurre ulteriormente le emissioni di carbonio, Glenmorangie ha progettato la confezione in un unico materiale che ne facilita il riciclo e ha ridotto il peso della bottiglia del 12%.

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Davide e Golia: Ferraris Agricola porta il Ruchè da Lidl


Appena un milione di bottiglie complessive per l’intera denominazione. Ma la forza di essere disponibile sugli scaffali del player della grande distribuzione leader nell’export di Made in Italy agroalimentare. Il Ruchè di Castagnole Monferrato Docg Bricchi dorati di Ferraris Agricola da Lidl è una storia in salsa Davide e Golia. Con un finale che fa contenti tutti. La piccola Docg del Monferrato, per la vetrina utile a farsi conoscere da un vasto numero di clienti. E la multinazionale del retail, che può gioire per avere “in carta”, ormai da qualche anno, una vera e propria chicca. Prezzo più che mai dignitoso, che altre denominazioni ben più note e blasonate si sognano (e per il quale, altre ancora, farebbero “carte false”): 4,99 euro.

Un’operazione molto interessante dal punto di vista commerciale, almeno per due ragioni in più. Le bottiglie consegnate da Ferraris Agricola a Lidl sono appena 25 mila all’anno. E il Ruchè Bricchi dorati non è in vendita in continuativo, bensì sulla base di un accordo di fornitura utile a coprire due cosiddette “vendite spot” annuali. Tradotto: nei rari periodi dell’anno in cui si trova a scaffale – per la cronaca, proprio in questi giorni – meglio accaparrarsene un cartone che una bottiglia.

RUCHÈ BRICCHI DORATI FERRARIS: LA DEGUSTAZIONE

Già perché il Ruché Bricchi dorati è tutto tranne che l’oramai (pressoché) estinto “vino di scarto” e di bassa qualità che, in tempi ormai remoti, le cantine vendevano ai discount. Rispettati interamente i canoni organolettici della piccola Docg del Monferrato astigiano, come dimostra la degustazione curata da Vinialsuper. Partiamo dalla vista. Nel calice, questo Ruchè della vendemmia 2023 si mostra del classico rosso rubino penetrabile alla vista (simile a quello del Pinot nero, per intenderci).

Al naso tutti i sentori primari del vitigno autoctono piemontese: la classica nota floreale di rosa, il tocco di geranio, la venatura di pepe. Ecco poi la ciliegia, perfettamente matura, succosa. Così come i piccoli frutti di bosco, più a bacca rossa che nera. Sorso asciutto e in perfetta corrispondenza, slanciato su una leggera sapidità. Chiusura appagante, fresca e sinuosa, sul frutto. Alcol (14%) straordinariamente integrato: impercettibile. Vino che si lascia apprezzare a tutto pasto, con il pregio di poter essere servito anche leggermente fresco, vista la scarsa presenza di tannini (altro tratto tipico della varietà). In definitiva, un’etichetta che rinsalda la corona di “Re del Ruchè” sulla testa di Luca Ferraris, patron della cantina. https://www.ferrarisagricola.com/it/

Valutazione in cestelli della spesa: (5 / 5)

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Nereo Bressan, è morto «uno dei leoni» del Collio


È morto Nereo Bressan , all’età di 92 anni. Il figlio Fulvio Bressan lo ricorda sui social con un messaggio accorato. «Oggi è mancato Nereo Bressan, oggi uno dei leoni non c’è più… Vai Re dei Vigneti… Che il tuo ruggito risuoni nei vigneti celesti», si legge sui social del vignaiolo friulano. Quella dei Bressan, come ha sempre ricordato la famiglia di «mastri vinai» di Farra d’Isonzo (Gorizia), è una storia «fatta di nomi propri». Il primo è quello del capostipite Giacomo Bressan, classe 1726, che dette inizio alla produzione di vini. Col passare dei decenni le proprietà si frazionano. Ma a risollevare le sorti ci pensa il Nereo Bressan, nato il 26 luglio 1932.

ADDIO A NEREO BRESSAN, VIGNAIOLO E FONDATORE DEL CONSORZIO COLLIO

Una figura che si rivelerà di capitale importanza per il rilancio del marchio Bressan Mastri Vinai, negli anni divenuto simbolo di quell’angolo del Friuli Venezia Giulia in cui il Collio degrada nella valle del fiume Isonzo. Dal suo matrimonio con Paolina Spessot, di un anno più giovane, nasce Fulvio Bressan, oggi alla guida dell’azienda accanto alla moglie Jelena Misina e al figlio Emanuele Bressan, classe 2001. Successi non solo all’interno dell’azienda famigliare per Nereo Bressan. Quello di oggi è l’addio a uno dei fondatori del Consorzio di Tutela Vini del Collio, nel 1964. Di lui continuerà a parlare ogni goccia del “Pignol Nereo 1997“, vino dedicato proprio al vignaiolo scomparso oggi, venduto solo in formato magnum. E nella notte rinascono pallide tracce di carrarecce che vanno verso il passato, percorrendo l’antico asse viario romano che porta ai confini più orientali dell’impero a “FARRA d’ISONZO (Gorizia)” in una terra di leggenda e di lavoro che ferma nel tempo, colline, dove il verde vive e contrasta con la roccia arida, dove c’è una storia in ogni fiore, in ogni vite.https://bressanwines.com/it/

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Proposta Vini a tutta Fivi. Girardi: «40 anni al servizio delle micro cantine italiane»


Non facesse un mestiere diverso – lui distribuisce, quegli altri producono – il fondatore di Proposta Vini, Gianpaolo Girardi, calzerebbe a pennello col ruolo di prossimo presidente Fivi. Con i vignaioli indipendenti impegnati in queste ore a costruire alleanze per formare il consiglio direttivo 2025-2028, in vista delle elezioni che si terranno il 13 febbraio a Imola, l’aria alla Stazione Leopolda di Firenze, dal 18 al 20 gennaio scorso, è sembrata tingersi da Mercato d’una Fivi d’antan. Più simile a quello di Piacenza che all’attuale, in salsa ragù bolognese. Numerosissimi i soci della Federazione italiana vignaioli indipendenti presenti come espositori alla presentazione del Catalogo 2025 di Proposta Vini. Dai vecchi ai nuovi. Ovvero dal fondatore Walter Massa agli ultimi – interessantissimi e spumeggianti – arrivati di Cantina VentiVenti
.

Ma a rendere ancora più “Fivi” il clima è stato proprio Gianpaolo Girardi, nel discorso introduttivo rivolto alla stampa presente a Firenze. «Proposta Vini è stata fondata nel 1984. E 40 anni fa non era certo scontato poter immaginare di trovare un mercato solido a dei piccoli produttori come quelli presenti tra le 417 cantine selezionate sino al 2025, di cui 258 italiane e 159 straniere. Quello a cui assistiamo in questi giorni, alla Stazione Leopolda, non era per nulla preventivabile. Anzi, è un miracolo. Nel nostro Catalogo 2025 sono presenti perlopiù micro aziende con 2, 3, 4, 5 ettari, spesso in posti molto difficili da lavorare… Perché la nostra attenzione, negli anni, si è rivolta sempre più a loro? La ragione, per certi versi, è banalissima. Ed è che siamo convinti che il buon vino si produca con materie prime di qualità. Ovvero con uve sane».

QUEL LOGO FIVI SUL CATALOGO DI PROPOSTA VINI

«Il 95% dei nostri produttori – ha aggiunto Gianpaolo Girardi – sono contadini che mettono il proprio nome sulle loro etichette di vino. E hanno una cura maniacale del vigneto. Siamo partiti con l’idea di un’azienda di servizio: consegne velocissime, precisione, carte vini personalizzate… Negli ultimi anni, con estremo piacere, ci siamo accorti che il vero servizio che offriamo è quello garantito a tutti questi piccoli produttori. Gestendo, cioè, quella parte commerciale che loro non potrebbero seguire, essendo focalizzati in campagna e in cantina». Un lavoro di squadra, che parte dalla vigna e finisce sulla tavola dei clienti di ristoranti, hotel, enoteche e wine bar. Con in mezzo Proposta Vini e la sua squadra di (oltre) 150 agenti.

Il legame tra Fivi e l’azienda di distribuzione che ha sede a Pergine Valsugana, in quel Trentino che esprime il presidente uscente della Federazione italiana vignaioli indipendenti, Lorenzo Cesconi, va ben oltre i sensazionalismi d’un grigio e piovoso weekend fiorentino. Tra i produttori rappresentati da Proposta Vini anche Ettore Ciancico, candidato consigliere nazionale alle prossime elezioni Fivi e membro del Cda che, questo legame invisibile, ha saputo metterlo nero su bianco, negli anni di presidenza di Matilde Poggi. Il Catalogo di Proposta Vini, di fatto, è uno dei pochi su cui è stampato il logo Fivi, accanto al nome delle aziende socie della Federazione. Una richiesta espressa da Fivi, che la famiglia Girardi ha saputo cogliere. Anche questa volta in maniera non del tutto scontata.

I NUMERI DI PROPOSTA VINI NEL 2024: FATTURATO IN CRESCITA A 28 MILIONI

Scelte, queste ed altre, che danno risultati tangibili. In un periodo di crisi generalizzata dei consumi di vino, il 2025 si è infatti aperto in positivo per Proposta Vini. L’azienda di distribuzione di vini e spirits, che nel Catalogo 2025 ha dato il benvenuto a 55 nuove aziende, ha chiuso il 2024 con una crescita di fatturato di oltre il 3% sul 2023, pari a più di 28 milioni di euro. Per un totale di oltre 2,8 milioni di bottiglie vendute. Ben 3 mila le referenze “wine” selezionate in 417 cantine (258 italiane e 159 straniere) a cui si affiancano 600 etichette di spirits di 100 realtà (italiane e straniere) del mondo della distillazione.

«Il 2024 – sottolinea Andrea Girardi – è stato un anno molto impegnativo e particolare per il nostro settore. I numeri di Proposta Vini mostrano come il mondo Horeca, a cui ci rivolgiamo, abbia una sempre maggiore sensibilità per storie vere e autentiche di viticoltura artigiana. Il consolidamento e addirittura la crescita di oltre il 3% del fatturato, trainato soprattutto da vini fermi e spirits, rappresentano una conferma dell’importanza del nostro impegno a selezionare e distribuire cantine e distillerie i cui progetti, andando ben oltre i meri aspetti commerciali, tocchino l’anima nei nostri amati clienti ristoratori, enotecari (tradizionali e online) e albergatori e quella dei loro (nostri) clienti finali». Se non è vero spirito Fivi questo… https://www.propostavini.com/

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Cuzziol, fatturato 2024 in (lieve) crescita a 25,7 milioni

FOTONOTIZIA – Cuzziol GrandiVini chiude il 2024 con un fatturato di 25,7 milioni, in crescita rispetto ai 25,5 milioni del 2023. Lieve crescita, dunque, per la distribuzione di Santa Lucia di Piave (Treviso). «Il 2024 – commenta Luca Cuzziol, amministratore unico dell’azienda – ha rappresentato un punto di svolta, con la definitiva uscita dal periodo post-Covid e un ritorno a una “normalità” che ci ha messo alla prova. Nonostante le difficoltà del contesto internazionale, la solidità del nostro modello ci permette di guardare al 2025 con fiducia e determinazione».

CUZZIOL FATTURATO 2024

Giovedì 23 Gennaio 2025 – Cuzziol GrandiVini esordisce nel 2025 presentando un nuovo logo, simbolo che rappresenta la propria evoluzione e visione contemporanea. Si tratta per l’azienda leader della selezione e distribuzione di vini fini in Italia di rinnovare la sua immagine nell’intento di riflettere al meglio i valori che la contraddistinguono e affrontare con determinazione le sfide del futuro. Il nuovo logo nasce da un processo di reinterpretazione del marchio storico, conservandone la forza e l’identità, ma rinnovandolo con un linguaggio grafico più contemporaneo. Tre lettere sinuose, eleganti e dinamiche compongono una sigla che comunica movimento e raffinatezza.

Il nome dell’azienda, forte e preciso, si pone al centro come garanzia di qualità e affidabilità. Due città, Milano e Roma, due giorni per presentare la ricchezza del proprio portfoglio ad agenti, clienti e giornalisti, una vera e propria esperienza da vivere. Un’occasione imperdibile per scoprire le nuove annate, incontrare i produttori e condividere con colleghi e clienti la passione per il vino d’autore. Questo evento non è solo un tasting: è una celebrazione dello spirito di collaborazione che rende unica la famiglia Cuzziol GrandiVini.

Insieme ai produttori, sempre al centro dell’attività dell’azienda, Cuzziol GrandiVini disegna una linea di crescita, un accompagnamento certo commerciale ma che va oltre. Entrare nella selezione Cuzziol GrandiVini vuol dire avere accesso a un sistema strategico di sviluppo su tutto il territorio nazionale grazie a una rete commerciale preparata ed estesa, alla partecipazione a eventi mirati firmati Cuzziol dedicati ad una clientela Ho.Re.Ca selezionata, alla possibilità di essere presenti a grandi eventi del mondo enologico, da Vinitaly agli eventi di Società Excellence (società che raggruppa 21 tra i maggiori distributori italiani e che organizza eventi tematici di prestigio).

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Birrificio 2 Sorelle: nuovo design per il birrificio “al femminile”

Il Birrificio 2 Sorelle presenta la sua gamma di birre completamente rinnovata nello stile e nel design. Sei etichette con una nuova immagine più moderna e accattivante. Il restyling mette al centro di ogni birra una sagoma femminile per celebrare la storia del Birrificio. Una storia tutta di donne. Proprietarie dell’azienda sono infatti le sorelle Federica ed Elisa Toso, figlie di Gianfranco Toso, proprietario dell’omonima cantina di Cossano Belbo, conosciuta e rinomata per la produzione di vini tipici, vermouth e spumanti.

Tradizione e innovazione si sono incontrate in questo progetto, nato nel 2011 nel cuore delle Langhe, in un suggestivo cascinale ottocentesco, situato sulle rive del torrente Belbo. Nell’ultimo anno, al Birrificio 2 Sorelle è stato riconosciuto il premio Filiera della Guida alle Birre d’Italia 2025 di Slow Food. Da sempre le sorelle Toso coltivano orzo distico per farlo maltare e dallo scorso anno è stato impiantato circa 1 ettaro di luppoleto. A settembre è stato fatto il primo raccolto e stanno via via sostituendo una parte del luppolo acquistato con il luppolo autoprodotto.

IL RESTYLING

La bottiglia da 33 cL debutta nella tipologia vichy. Un modello elegante e più originale della classica long neck, che dona maggiore personalità al prodotto. Le nuove bottiglie offrono etichette più ampie impreziosite da un’illustrazione, realizzata a mano, che raffigura una donna pensata per rappresentarne lo stile e la personalità. Il retro-etichetta diventa bilingue (italiano e inglese) e arricchisce l’esperienza del consumatore con una breve descrizione della birra.

A dominare la scena sulle nuove etichette è il logo rinnovato “2 Sorelle Birra Agricola“, presente anche sul collarino. Ogni birra ha un codice cromatico dedicato che domina collarino ed etichetta. giallo per Naïf, arancione per Sister Ale, rosso per Amber, viola per Special, verde per Hella Hop e azzurro per Wahida.

NUOVO DESIGN

Il Birrificio 2 Sorelle non si è limitato a rinnovare bottiglie ed etichette, ma ha esteso il restyling a ogni elemento. I tappi si trasformano, con un elegante fondo nero e una grafica multicolor che aggiunge vivacità e modernità. Le scatole adottano i colori che caratterizzano le diverse birre e si arricchiscono di un disegno ispirato al paesaggio che circonda il birrificio. I sottobicchieri riportano il nuovo logo, il paesaggio stilizzato e il motto che riassume l’essenza del Birrificio 2 Sorelle: “Nel cuore delle Langhe coltiviamo orzo e luppolo per fare buona birra usando l’energia del sole”.

Il risultato è una gamma colorata e accattivante di sei birre agricole non filtrate, non pastorizzate e rifermentate in bottiglia. Il recente restyling non è solo un rinnovamento estetico, ma un’espressione della filosofia che guida il birrificio. Celebrare il territorio e l’impronta femminile che ha reso questo progetto una realtà di successo. Con il loro spirito imprenditoriale e la cura per ogni dettaglio, Federica ed Elisa Toso dimostrano che il futuro della birra artigianale può essere scritto con sensibilità e una sempre maggiore attenzione all’innovazione.

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Il Nero d’Avola del futuro? Non sarà senz’alcol, ma in anfore di terracotta

Che il Nero d’Avola fosse sotto la lente di ingrandimento dei produttori siciliani, impegnati a coltivarlo e vinificarlo con tecniche utili a contenerne il grado alcolico, favorendone la facilità di beva e venendo incontro alle pressanti richieste del mercato, è risultato chiaro – anzi chiarissimo – all’ultima edizione delle anteprime siciliane, Sicilia en Primeur 2024. Sensazioni che trovano conferme nel progetto InnoNDA, presentato il 21 gennaio a Palermo e avviato ad aprile 2024. Protagonista l’associazione viticoltori Assovini Sicilia, che ha annunciato l’avvio di una «ricerca pioneristica» in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano. L’obiettivo? In estrema sintesi, definire i tratti del Nero d’Avola del futuro. Che non sarà senz’alcol. Piuttosto, vinificato in anfore di terracotta.

PROGETTO innoNDA: NERO D’AVOLA SOTTO LA LENTE DI INGRANDIMENTO ASSOVINI

Partner del progetto innoNDA sono le cantine della costellazione Assovini Sicilia Dimore di Giurfo (CT), Feudi del Pisciotto (CL), Tenute Lombardo (CL) e Tenuta Rapitalà (PA). Al loro fianco i laboratori ISVEA e tecnici del settore come Leonardo La Corte, enologo ed Innovation Broker, esperto di tecnologie emergenti. Focus sarà l’indagine delle tecniche agronomiche ed enologiche che permettono di ottenere vini con una gradazione alcolica più bassa, mantenendo al contempo l’intensità aromatica e il gusto distintivo che caratterizza la varietà Nero d’Avola, il più celebre tra i vitigni autoctoni siciliani a bacca rossa.

Il progetto InnoNDA include inoltre «attività volte alla diversificazione della produzione, mediante l’impiego di anfore di terracotta e alla valutazione delle diversità del vitigno Nero d’Avola nel territorio siciliano. La ricerca è basata su un approccio scientifico che prevede l’utilizzo di tecnologie e strategie fermentative non applicate in precedenza per la vinificazione dell’uva Nero d’Avola. Più concretamente, ricercatori e tecnici sono al lavoro per sperimentare una fermentazione alcolica condotta da ceppi di lievito Saccharomyces e non-Saccharomyces e per la generazione di lieviti non-geneticamente modificati (non-OGM) a ridotta resa in etanolo. Sarà indagata la gestione della durata della macerazione, così come sarà avviata un’indagine su diverse anfore per la produzione di vino Nero d’Avola. 

NERO D’AVOLA IN ANFORA: MACERAZIONE E AFFINAMENTO

Diversi gli aspetti che emergono dalla presentazione del progetto. La differenziazione della produzione è un aspetto di crescente interesse per rispondere ad alle esigenze degli stakeholder e dei consumatori. Seppur la vinificazione in anfora sia un approccio antico, l’evoluzione del vino Nero d’Avola prodotto e affinato in tali vasi vinari non è stato indagato in precedenza. Il terroir e l’età del vigneto possono svolgere un ruolo importante sulle caratteristiche dell’uva e, di conseguenza del vino. Inoltre, vigneti più vecchi potrebbero essere più resilienti agli stress climatici. Un aspetto che richiede ulteriori indagini specifiche anche in Sicilia. Pertanto, InnoNDA «apre la strada a un futuro dove la qualità del vino è correlata alla complessità e all’espressione del terroir, nonché all’esaltazione delle caratteristiche varietali».

PROGETTO innoNDA: MENO ALCOL NEL NERO D’AVOLA

Ottenere un Nero d’Avola con meno alcol, tenendo presente che il tenore alcolico è condizionato da vari fattori tra cui il clima, è uno degli obiettivi primari del progetto innoNDA. Un modo per rispondere alle richieste di un numero crescente di consumatori. Allo stesso tempo, le caratteristiche sensoriali dovranno rispondere alle attese, senza stravolgere il profilo originario di uno dei vini italiani più apprezzati e bevuti nel mondo. «I cambiamenti climatici e le legittime attese dei consumatori e delle autorità – sottolinea Lilly Fazio, vicepresidente di Assovini Sicilia – ci stimolano ad approfondire le tecniche agronomiche e di produzione vinicola, in particolare del Nero d’Avola, il vitigno a bacca rossa più diffuso dell’isola».

Questo studio innovativo compiuto in partnership con l’Università di Milano, e sostenuto grazie all’indispensabile aiuto dell’Assessorato Regionale dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea, permette di comprendere il mondo, migliorare la qualità della vita, la sostenibilità produttiva e affrontare le sfide globali. Investire nella scienza – conclude Lilly Fazio – significa credere nelle soluzioni che ancora non conosciamo, promuovendo una società più preparata per le generazioni a venire. Ringraziamo per il sostegno anche IRVO, Isvea e le nostre quattro aziende, Tenuta Rapitalà, Dimore di Giuro, Feudi Del Pisciotto e Tenute Lombardo».

IL RUOLO DELL’UNIVERSITÀ DI MILANO NEL PROGETTO innoNDA

«Il progetto InnoNDA – spiega Daniela Fracassetti, docente dell’Università di Milano e responsabile scientifico del progetto – intende apportare innovazione mediante approcci e strategie di vinificazione non applicate in precedenza per il Nero d’Avola. Fornendo, così, evidenze scientifiche atte a supportare i produttori per la crescita più consapevole del settore vitivinicolo». «Il laboratorio ISVEA, coinvolto in numerosi progetti nazionali e internazionali come laboratorio accreditato – aggiunge l’enologo Leonardo La Corte – ha sposato con grande interesse un progetto sulla riduzione del grado alcolico e sulla diversificazione della produzione per dare una nuova identità ad un vitigno simbolo del Made in Sicily in tutto il mondo». https://innonda.org/photo-gallery/

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Elezioni Fivi 2025: i vignaioli candidati al nuovo Consiglio direttivo

In attesa delle elezioni Fivi 2025, spunta l’elenco delle vignaiole e dei vignaioli candidati al nuovo Consiglio direttivo Fivi. Le elezioni della Federazione italiana vignaioli indipendenti si terranno giovedì 13 febbraio 2025 alle 10.30, presso l’Autodromo internazionale Enzo e Dino Ferrari di Imola, in provincia di Bologna. Ventuno i candidati al Consiglio direttivo Fivi, che rimarrà in carica per il triennio 2025/2028. Quindici i posti disponibili. Ecco i nomi:

  • Stefan Vaja (Alto Adige / Südtirol)
  • Laura Pacelli (Calabria)
  • Fabio De Beaumont (Campania)
  • Rita Babini (Emilia Romagna)
  • Stefano Pizzamiglio (Emilia Romagna)
  • Ludovico Maria Botti (Lazio)
  • Valeria Radici (Lombardia)
  • Alessandro Starabba (Marche)
  • Gianluca Morino (Piemonte)
  • Luca Aimasso (Piemonte)
  • Camillo Favaro (Piemonte)
  • Pietro Monti (Piemonte)
  • Francesco Mazzone (Puglia)
  • Carmela Pupillo (Sicilia)
  • Ettore Ciancico (Toscana)
  • Clementina Balter (Trentino)
  • Ninive Pavese (Valle d’Aosta)
  • Désirée Pascon Bellese (Veneto)
  • Giovanni Mattia Ederle (Veneto)
  • Andrea Pieropan (Veneto)
  • Maurizio Favrel (Veneto)

LE ELEZIONI FIVI 2025: RIVOLUZIONE AI VERTICI PER MANCANTE RICANDIDATURE 

Al di là della mancata ricandidatura del presidente uscente, Lorenzo Cesconi (Trentino), salta all’occhio il quasi completo azzeramento dell’ultima gestione apicale di Fivi. Un triennio parecchio tormentato, che ha visto una lunga serie di dimissioni dal consiglio, cooptazioni e ribaltoni. Oltre alla massima carica, non si ricandidano neppure i vicepresidenti uscenti Diletta Cavalleri (Lombardia) e Luigi Maffini (Campania). Tra i vertici del precedente cda, confermata la ricandidatura di Rita Babini (Emilia Romagna), data da molti come aspirante al ruolo di futura presidente della Federazione. Quella che si preannuncia, insomma, è una rivoluzione ai vertici della Federazione italiana vignaioli indipendenti.

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