Prezzo pieno: 6,50 euro
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colore giallo carico, questa Malvasia di Candia si presenta al naso nella migliore delle attese: grassa, aromatica, generosa. I sentori sono quelli di albicocca e mandorla. Al palato, le sensazioni olfattive lasciano spazio a un’inaspettata ‘piattezza’. Così, tutte le scalpitanti attese offerte dal ricchissimo quadro olfattivo cadono in frantumi. L’assaggio di Malvasia fermo 2013 La Ciocca si si fa apprezzare limitatamente alla buona acidità e al finale di nocciola, piuttosto persistente. L’abbinamento più scontato è quello con risotti alle verdure, nonché alle vellutate (ottimo con quella di patate o asparagi). Buono anche per accompagnare il dolce o la frutta.
L’azienda agricola La Ciocca, che produce questo particolare Malvasia fermo, opera nel pieno della Doc dei Colli Piacentini, a Ciriano di Carpaneto piacentino (PC) per l’appunto. Produce vini direttamente dalle proprie vigne, “con basse rese per garantirne la qualità”.
Prezzo pieno: 6,99 euro
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Al palato è caldo e deciso, corposo, pieno, tannini ben equilibrati. Le note fruttate lasciano volentieri spazio alla liquirizia, al cuoio e al legno. Il meglio deve ancora venire in un finale lungo, gustosamente speziato. L’abbinamento perfetto è quello con le carni rosse, anche al sangue, nonché alla selvaggina, all’agnello e alle grigliate. InSogno Bolgheri Doc Rosso nasce nel pieno della Maremma livornese, più esattamente a Castagneto Carducci. Podere Guado al Melo è una bella realtà guidata da Attilio Scienza, docente di viticoltura all’Università Statale di Milano, assieme al figlio Michele, enologo e biologo. La cantina è completamente immersa nel verde della zona, tra ulivi e arbusti tipici della macchia mediterranea, letteralmente incastonata all’interno di una bassa collina.
Una cantina, dunque, completamente interrata. Che permette di mantenere “in modo naturale e per tutto l’anno un ambiente interno adatto alla conservazione del vino”. Inoltre, vasche interrate permettono di recuperare e riciclare l’acqua piovana dei drenaggi. “Il nome Guado al Melo – si evince dal sito Internet aziendale – è antico: chissà in che epoca, un albero di melo permetteva di identificare il luogo di attraversamento sicuro del torrente Fossa di Bolgheri, che segna il confine Nord del podere. Guado al Melo è in un luogo appartato e silenzioso, circondato dalle colline che disegnano un orizzonte ondulato, immerso nella natura incontaminata dei boschi della macchia mediterranea. Sulle alture spicca il profilo dell’antica Rocca di Castiglioncello di Bolgheri, che con la sue mura di pietra sembra tenerci sospesi in uno spazio fuori dal tempo”. Come vivere inSogno.
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scientifico. Inoltre garantisce ai suoi associati una serie di servizi professionali di tutta considerazione. Ogni anno Assoenologi, la più antica organizzazione di categoria al mondo nel settore vitivinicolo, diffonde le proprie previsioni sulla vendemmia in corso. Vediamole assieme, suddivise regione per regione.
LOMBARDIA: quantità uguale rispetto vendemmia 2014
TRENTINO ALTO ADIGE: quantità: +15% rispetto vendemmia 2014
VENETO: quantità +10% rispetto vendemmia 2014
EMILIA ROMAGNA: quantità +5% rispetto vendemmia 2014
Quantità superiore al 2014 del 10%. Le prime stime di Assoenologi, aggiornate a oggi, 29 agosto 2015, dicono che quest’anno si produrranno tra i 46 e i 47 milioni di ettolitri di vino e mosto, a fronte della media quinquennale (2010/2014) di 44,1 milioni di ettolitri e di quella decennale (2005/2014) di 45,5 milioni di ettolitri. L’elaborazione di Assoenologi fa infatti ipotizzare che la produzione di uva possa oscillare fra i 63 e i 65 milioni di quintali che, applicando il coefficiente medio di trasformazione del 73%, danno tra i 46 e i 47 milioni di ettolitri di vino, un quantitativo superiore del 10% a quello dello scorso anno (42,1 milioni di ettolitri di vino – dato Istat) e del 5% se riferito alla
media quinquennale (2010/2014). Fatta eccezione della Toscana (-5%), della Lombardia e della Sardegna (produzione uguale al 2014), tutte le altre regioni registrano un incremento produttivo oscillante da +5% (Emilia Romagna) a +25% (Puglia). La produzione, quindi, ritorna nelle medie pluriennali, dopo i forti decrementi del 2014 (42,1), del 2012 (41,1) e del 2011 (42,7). Le regioni che nel 2014 avevano fatto registrare i maggiori cali rispetto alla precedente annata sono state: Sicilia (-37%), Campania (-28%), Trentino Alto Adige (-24%) e Lazio/Umbria (-20%). Il Veneto rimane la regione più produttiva. Con ben 9,1 milioni di ettolitri, si conferma la regione italiana più produttiva. Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Sicilia insieme nel 2015 produrranno oltre 28 milioni di ettolitri, ossia più del 60% di tutto il vino italiano.
La qualità sarà ottima/eccellente in tutt’Italia (qui i dati suddivisi regione per regione). Dai rilievi fatti da Assoenologi, le buone riserve idriche accumulate hanno determinato un’interessante ripresa vegetativa, sfociata in una primavera che ha favorito le fasi fenologiche per lasciare poi il posto ad un’estate calda, mitigata nella seconda metà di agosto da provvidenziali piogge, condizioni che hanno sancito un percorso decisamente positivo della maturazione dei grappoli con l’accumulo di sostanze aromatiche e polifenoliche. Il millesimo 2015 è stimato da Assoenologi qualitativamente ottimo con molte punte di eccellente, in particolar modo per i vini ottenuti da uve a bacca rossa che saranno vendemmiate a fine settembre. Il 2015 potrebbe essere incorniciato come un millesimo da ricordare; tale auspicio potrà essere però confermato solo a raccolta ultimata, visto che ad oggi (29 agosto) è stato vendemmiato meno del 10% del prodotto. Sarà l’andamento climatico e meteorico del mese di settembre, e di parte di quello di ottobre, per alcune varietà tardive, a decidere il livello qualitativo della produzione. Infatti, se le prossime settimane decorreranno nel modo più opportuno, ossia con giornate ricche di sole e giuste precipitazioni, le possibilità di ottenere vini bianchi profumati, con un giusto equilibrio di acidità, alcolicità, finezza e freschezza, e vini rossi armonici, ricchi di struttura, dai profumi complessi e da lungo invecchiamento, ci sono tutte.
Assoenologi fornisce con la sua preziosa analisi anche le previsioni di mercato. Le contrattazioni sono ancora minime. Tutti stanno alla finestra e vogliono capire come effettivamente si evolverà la produzione vitivinicola 2015. Allo stato attuale delle cose, l’interesse è focalizzato sulle prenotazioni di vini richiesti dal mercato, mentre risultano ancora piuttosto deboli quelle di vini comuni e senza denominazione di origine. Molto ha inciso anche il grande caldo, con Flegetonte, l’anticiclone africano, che si è fatto sentire tenendo l’Italia sotto pressione in giugno e luglio. Al Centro Nord si sono registrate temperature decisamente al di sopra della media e con un tasso di umidità altissimo. Il Sud d’Italia e la Sicilia hanno mantenuto temperature nella norma fino al 9 luglio. Il vento poi ha cambiato direzione spostando le alte temperature al Sud e mitigandole al Nord. Fatta eccezione per alcune zone, l’escursione termica tra giorno e notte ha privilegiato i vigneti mantenendosi su valori accettabili.
A fine luglio, poi, Caronte ha continuato a pompare caldo dall’Africa, tanto da portare le temperature a valori molto vicini, e in alcuni casi superiori, ai 40°C in diverse zone della Penisola. Da qui le valutazioni del CNR, che ha classificato il mese di luglio 2015 come il più caldo dal 1800, con circa 3,5°C superiori alla media. Qualcuno dice che non bisogna lamentarsi del caldo torrido di quest’estate perché potremmo rimpiangerlo. Un team internazionale di scienziati, guidato da Valentina Zharakova, afferma che fra quindici anni la terra entrerà in una mini area glaciale, pertanto si prevedono per 10 anni temperature basse ed inverni rigidissimi, tanto che l’attività solare nel 2030 potrebbe ridursi anche del 50% con indubbie ripercussioni sulle colture e quindi anche sulla vite, nonostante la sua grande capacità di adattamento. Ad oggi (29 agosto 2015) è stato raccolto solo il 10% dell’uva da vino. Secondo il centro studi di Assoenologi sono state raccolte solo le uve precoci e principalmente quelle per la produzione delle basi spumante, che rappresentano meno del 10% dell’intero carico viticolo italiano. In effetti in Sardegna, Puglia e Sicilia l’inizio della vendemmia di queste uve (Chardonnay, Pinot, Sauvignon) è iniziata il 3 agosto. In Lombardia (Oltrepò Pavese e Franciacorta) tra il 10 ed il 15 dello stesso mese. I conferimenti in Italia entreranno nel pieno a metà settembre e si concluderanno intorno ai primi di novembre con gli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e dei vitigni autoctoni sulle pendici dell’Etna.
Grazie a un inverno ricco di precipitazioni, sia piovose che nevose, le viti hanno avuto modo di “risvegliarsi” in una primavera mite, con una buona riserva idrica. Il germogliamento è risultato anticipato rispetto alla scorsa annata, così come la fioritura iniziata dopo la metà di maggio, a cui è seguita, in molte regioni italiane, un’ottima allegagione. Gli elementi che hanno caratterizzato quest’annata sono stati il gran caldo dell’estate, con temperature decisamente superiori a 3/5°C rispetto alla norma e la scarsità di precipitazioni per un periodo piuttosto prolungato. Quindi il ciclo vegetativo, in generale, si è avvalso all’inizio di temperature miti di giorno e fresche di notte, aumentate e diventate, nella stragrande generalità dei casi, a volte brucianti dalla seconda metà di giugno e nel mese di luglio. L’irrigazione di soccorso si è rivelata fondamentale per affrontare lo stress idrico causato dall’andamento stagionale. Grazie a questa situazione i vigneti non sono stati attaccati dalle principali fitopatologie della vite, pertanto allo stato attuale si presentano sani. Dopo Ferragosto la situazione si è nuovamente modificata con provvidenziali precipitazioni e il conseguente abbassamento delle temperature, che hanno ristabilito le condizioni ideali per il prosieguo del ciclo vegetativo della vite, riportando la turgidità negli acini a condizioni ottimali.
“Le rilevazioni – evidenziano in una nota il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, e il direttore generale di Assoenologi, Giuseppe Martelli – sono il risultato dell’elaborazione di migliaia di rilievi ottenuti attraverso diverse fonti. La base è data dalle valutazioni condotte, a livello locale, dalle diciassette Sedi periferiche che Assoenologi ha a copertura dell’intero territorio nazionale. Questi dati vengono quindi confrontati con un’altra moltitudine di informazioni acquisite autonomamente dalla Sede centrale di Assoenologi”. Questo modo di operare consente da anni all’Associazione Enologi Enotecnici Italiani di formulare, fra settembre e ottobre, le previsioni sulla produzione in modo obiettivo e veritiero. “Tanto che per il 2014 – evidenzia Assoenologi – l’Istat ha stabilito, a fine luglio 2015, che l’Italia ha prodotto 42,1 milioni di ettolitri di vino e mosto. Secondo la media pluriennale la differenza tra le previsioni fatte da Assoenologi a fine vendemmia e le rilevazioni definitive dell’Istat è di solo il 3%”. (Fonte: Assoenologi)
Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it, in particolare, l’annata 2014. Vino curioso, atipico tra i rosati, riesce a esprimere assieme carattere e delicatezza floreale, nel solco della grande tradizione dei vini di Sardegna. Di fatto, Campos Rosato Colli del Limbara si presenta nel calice di un rosa acceso.
Al naso note di frutta e fiori d’arancio. In bocca fragole, lamponi, more, poi addirittura prugne. L’impronta sapida, minerale e vinosa – quest’ultima già avvertibile all’olfatto – conferisce al finale sentori amarognoli, che ricordano vagamente il rabarbaro.
Campos è in definitiva una bottiglia più che interessante, certamente unica nel panorama dei vini acquistabili al supermercato. E Cantina Gallura si conferma con essa brand di alto livello nel panorama della grande distribuzione: mai banale, spesso addirittura ricercata.
E l’utilizzo di un uvaggio come il Caricagiola, autoctono secondo molti, mentre per altri sarebbe originario della vicina Corsica, non può che aggiungere fascino a Campos, ottenuto mediante vendemmia tradizionale con raccolta manuale delle uve. La vinificazione avviene per alzata di cappello, come per altri ottimi vini rosati già analizzati da vinialsupermercato.it.
Seguono dai quattro ai sei mesi di affinamento in bottiglia, prima della commercializzazione. Campos Rosato Colli del Limbara Igt di Cantina Gallura è un vino da consumare ‘giovane’, in perfetto abbinamento con i piatti della tradizione sarda, ma anche in generale con antipasti, primi piatti (minestre) e secondi di carne bianca o crostacei, a un’attenta temperatura di servizio di 12 gradi.
Prezzo pieno: 6,59 euro
Acquistato presso: Il Gigante
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Una bottiglia che regala emozioni contrastanti, in un crescendo di sensazioni che creano un quadro sensoriale praticamente perfetto. Al naso, il Torbato Terre Bianche Alghero Doc fa capolino col pepe verde, la noce moscata, la menta. Un melting pot ordinato di percezioni balsamiche si appropria delle vie aeree, in un finale di limone, biancospino e salvia. E’ già l’estasi. Eppure è solo l’inizio.
Perché l’assaggio conserva l’antipasto olfattivo ed è capace anzi di esaltarsi ancora, con note di spezie pungenti, cui seguono nuovamente e prepotentemente il limone e la noce moscata, in un concerto minerale che sfiora il salino. Il finale è da applausi, talmente inatteso e imprevedibile: ecco di fatto il miele, per una chiusura quasi dolciastra, ammiccante. Ruffiana. E’ la ciliegina sulla torta. La pennellata decisiva, che chiude il lustro di un’opera d’arte.
Una bottiglia, questo Torbato Terre Bianche Alghero Doc, capace di rendere lustro a un vitigno antico, condotto in Spagna dai Fenici e introdotto in Sardegna già all’epoca della dominazione catalano aragonese. Oggi viene coltivato da Sella e Mosca nelle proprie tenute del noto Comune alle porte di Sassari, dove la terra è bianca per via dell’origine calcarea (da qui il nome “Terre Bianche”) derivante dagli ancestrali sedimenti marini presenti in loco.
Perfetto l’abbinamento con i piatti di crostacei e della tradizione marina sarda e italiana in generale. Apprezzabile anche con le carni bianche. Nel 2010, il Torbato Terre Bianche Sella e Mosca si è aggiudicato la medaglia d’argento al Concorso Mondial di Bruxelles, ma nel panorama dei vini in vendita nei supermercati italiani vale certamente un posto privilegiato, tra le medaglie d’oro per l’annata 2014.
Prezzo pieno: 7,59 euro
Acquistato presso: Esselunga
mitiga le note speziate e legnose e rende armoniose e vellutate le note di piccoli frutti a bacca rossa e ciliegia. Un vino complesso, dunque, che si abbina alla perfezione con le carni alla griglia, la selvaggina, i primi piatti ben saporiti e, in generale, le pietanze molto ‘unte’. Ma la vera particolarità di questa bottiglia è la sua storia. Come da tradizione, il disciplinare prevede per il Valpolicella Superiore Doc Ripasso l’utilizzo di svariati uvaggi: Corvina al 55%, Corvinone al 25%, Rondinella al 15% e Croatina al 5 per cento. Si tratta delle stesse uve con le quali si produce il vino più nobile del Veneto, l’Amarone, che può di fatto essere considerato il ‘fratello maggiore’ del Ripasso. La denominazione di questo vino veronese è dovuta alla pratica del ‘ripasso’ delle uve sopraccitate nei tini dove precedentemente era stato lasciato a macerare l’Amarone pressato. Il tutto, dopo una delicata pigiatura delle uve selezionate da Sartori tra i propri vigneti, sulle colline che circondano Verona. Il Valpolicella Ripasso Superiore Doc Valdimezzo Sartori affina in botti di legno per almeno 12 mesi, a partire dal primo gennaio dell’anno successivo a quello della vendemmia (in questo caso 2013). Va detto, per i più raffinati consumatori di vino acquistabile nei supermercati, che questo prodotto Sartori presenta sostanziali differenze con altri Valpolicella Ripasso Superiore presenti nei circuiti della Grande distribuzione organizzata.
Prezzo pieno: 8,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante
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Lo Chardonnay Conte Brandolini d’Adda Vistorta è insomma un vino di base friulana, ma con una marcia di eleganza in più rispetto ai ‘soliti’ chardonnay. Del resto le uve crescono in un territorio unico, alla base della fascia prealpina, tra le province di Udine e Pordenone che si affacciano sul fiume Tagliamento. Un terreno unico, che abbina le caratteristiche tipiche delle pianure alluvionali con la presenza massiccia di sassi. L’escursione termica è adatta alla coltura di vigneti che regalano aromaticità ai vini di denominazione controllata Friuli Grave.
Prezzo pieno: 7,80 euro
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La vendemmia 2015 sarà un successo. Lo assicura la Coldiretti, che annuncia il taglio del primo grappolo di Franciacorta in anticipo di una settimana rispetto al record già stabilito in Italia nel Dopoguerra. Una buona notizia a metà, dal momento che l’anticipo della vendemmia 2015 comporterà d’altro canto la necessità al ricorso di irrigazioni di emergenza, specie nei vigneti con esemplari giovani. Il caldo che da oltre un mese attanaglia l’Italia porterà, sempre secondo le stime di Coldiretti, a un aumento della produzione del 5 per cento circa, attestabile in 44 milioni di ettolitri totali. “Da oltre un decennio – evidenzia Coldiretti – non era mai iniziata cosi presto la vendemmia in Italia. Il distacco del primo grappolo di uva da vino Made in Italy del 2015 è avvenuto addirittura con quasi una settimana di anticipo rispetto allo scorso anno, in Franciacorta, dove si raccolgono le uve bianche destinate alla produzioni di spumanti che tradizionalmente sanciscono l’avvio delle vendemmia in Italia. Le condizioni climatiche con il grande caldo hanno accelerato i processi e anticipato la raccolta che si classifica come la seconda più precoce dal dopoguerra, seconda solo a quella del 2003, l’anno di una storica siccità, quanto di inizio il 2 agosto”.
La vendemmia parte con le uve Pinot e Chardonnay in un percorso che proseguirà a settembre ed ottobre con la raccolta delle grandi uve rosse autoctone Sangiovese, Montepulciano, Nebbiolo e che si concluderà nel mese di novembre con le uve di Aglianico e Nebbiolo e Nerello. Le stime della Coldiretti dunque saranno progressivamente definite perché molto dipenderà dalle prossime settimane in cui si inizierà a raccogliere tutte le altre uve e dall’andamento climatico dei giorni precedenti la raccolta. “In ogni caso – assicura la Coldiretti – lo stato fitosanitario dei vigneti è in tutta Italia molto buono con assenza di situazioni di criticità e la qualità attesa è superiore a quella dello scorso anno. Le temperature record di luglio hanno però fatto aumentare l’impegno ed i costi dei viticoltori che per scongiurare il rischio siccità che inizia a farsi sentire in diverse zone hanno dovuto intervenire con mirate irrigazioni di soccorso specie nei vigneti più giovani”.
Sul piano produttivo con queste premesse l’Italia dovrà rinunciare al primato produttivo rispetto alla Francia dove le prime per il 2015 danno una produzione che si attesterà sui 46,6 milioni di ettolitri, in leggero calo (-1%) sul 2014, secondo l’Istituto del Ministero dell’agricoltura d’oltralpe. Se non ci saranno sconvolgimenti si prevede che la produzione Made in Italy sarà destinata per oltre il 40 per cento ai 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc) e ai 73 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), il 30 per cento ai 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt) riconosciuti in Italia e il restante 30 per cento a vini da tavola. Nel primo quadrimestre del 2015 le esportazioni sono intanto aumentate del 6 per cento in valore, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, con il risultato che oltre la metà del fatturato realizzato dal vino quest’anno sarà ottenuto dalle vendite sul mercato estero.
Con l’inizio della vendemmia, sempre secondo le stime di Coldiretti in Italia si attiva un motore economico che genera quasi 9,5 miliardi di fatturato solo dalla vendita del vino e che da occupazione a 1,25 milioni di persone. La vendemmia 2015 interessa 650mila ettari di vigne, dei quali ben 480mila Docg, Doc e Igt e oltre 200mila aziende vitivinicole dove quest’anno rispetto al passato con la crisi si prevede la presenza di un maggior numero di italiani, soprattutto giovani, rispetto agli extracomunitari, come confermano le richieste di lavoro.
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Di certo è curiosa anche l’origine dell’uva Tempranillo, da cui si ottiene in purezza Pintoresco. Solamente negli ultimi anni, uno studio dell’Istituto della Vite e del Vino della Rioja e dell’Instituto Madrileno di Ricerca e Sviluppo rurale, agrario e alimentare (Imidra) ha stabilito che il Tempranillo discende dalle uve Albillo Mayor e Benedicto, coltivate già dall’anno Mille nella zona della Valle dell’Ebro, il maggiore fiume di Spagna, nonché il secondo dell’intera penisola Iberica. Per le sue caratteristiche, il Tempranillo si abbina alla perfezione con piatti di carne al sangue, ma anche a primi saporiti.
Prezzo pieno: 6 euro
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Perfetto l’abbinamento con piatti di pesce di lago e di mare, verdure, antipasti e carni bianche: piatti leggeri, insomma, estivi. Non a caso, dunque, il Chiaretto fu uno dei primi vini a ottenere in Italia la Denominazione di Origine Controllata, già nel luglio 1967. Un vino che affonda le sue radici nel territorio lacustre della provincia di Brescia, la cui tecnica di vinificazione fu messa nero su bianco già nell’Ottocento dal senatore veneziano Pompeo Molmenti, residente a Moniga del Garda. E’ la cosiddetta tecnica della ‘levata di cappello’, che consiste nel separare – a poche ore dalla soffice pigiatura delle uve – il mosto dalle bucce. Si tratta di un’operazione molto complessa e che richiede grande esperienza da parte dei vinificatori locali, in quanto la scelta del momento esatto per dividere mosto e bucce determina la corretta colorazione del vino e la tenuta stessa del colore del miglior Chiaretto, una volta imbottigliato. Tecnica che conoscono bene gli 80 soci della Valtenesi, che tengono alta anche nella grande distribuzione italiana, la bandiera dei vini di qualità.
Prezzo pieno: 6,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante
“Un Po’ di pazienza. Il nuovo sito sarà online a settembre”. O forse no. Nelle scorse ore, Guardia Forestale e Guardia di Finanza hanno perquisito la sede dell’azienda vinicola Terre d’Oltrepò, in via Sansaluto 81, a Broni, provincia di Pavia. Lo riferisce una nota dell’Ansa, secondo la quale sarebbero stati effettuati sequestri di vino all’interno della cantina, per un quantitativo totale di 16 milioni di litri di vino sfuso e settecentomila bottiglie.
L’intera annata 2014 della maggiore società cooperativa del settore in Lombardia è sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti con l’ipotesi di aver tentato di “commercializzare imponenti quantitativi di Doc, Igp e Igt dell’Oltrepò Pavese, per origine, provenienza e qualità diverso da quello dichiarato e del tutto incompatibili con l’effettiva quantità e qualità di uva prodotta e conferita dai soci” della cantina.
L’inchiesta, partita nel novembre 2014, ipotizza un giro d’affari fraudolento per un ammontare totale di circa 20 milioni di euro. In sostanza, è come se un Barolo venisse prodotto e commercializzato con uve non Nebbiolo, indicate però in etichetta, sulla base del disciplinare. Proprio negli ultimi giorni, la cantina Terre d’Oltrepò aveva iniziato una massiccia campagna pubblicitaria e sui social network, come Facebook, dove può già vantare oltre 3.500 iscritti. Le autorità competenti escludono comunque rischi per la salute dei consumatori.
Sella e Mosca ottiene questo vino dalle proprie tenute site sul versante Nord Est di Alghero, su terreni ti tipo alluvionale. Le uve vengono raccolte nell’arco dei primi 15 giorni del mese di settembre, per essere macerate a freddo (mantenendo così l’aromaticità tipica del vitigno di origine spagnola, che ben si è adattato ormai al clima sardo). Il mosto così ottenuto da lieve spremitura viene lasciato a ‘riposare’ e fermentare, costantemente a bassa temperatura controllata. Il Vermentino Doc La Cala fa parte della linea “Radici sarde” di Sella e Mosca, azienda fondata nel 1899 da due avventurieri piemontesi che procedettero a una ciclopica bonifica di terreni della zona de I PIani. Ad oggi, questa storica azienda sarda può vantare 541 ettari di vigneti.
Prezzo pieno: 4,50 euro
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Si tratta di una Denominazione di origine controllata e garantita della zona collinare piemontese che si estende tra le province di Alessandria e Asti. Terreni argillosi, ricchi di limo, sabbia e calcare che regalano appunto vini unici. La raccolta delle uve avviene in maniera manuale. La vinificazione prevede una fase di macerazione di otto giorni, con mescolamento automatizzato e stabilizzazione naturale a freddo. Segue poi una fase di affinamento di almeno 6 mesi in piccole barrique di rovere, prima dell’affinamento in bottiglia. Serché è senza dubbio il vino rosso di punta nei supermercati della Cantina Produttori del Monferrato, azienda cooperativa sociale nata nel 1950 a Rosignano del Monferrato, in provincia di Alessandria, dall’unione di alcune cantine della zona. Non a caso fu una delle prime, nel 1975, a dotarsi in Piemonte di un impianto di termovinificazione per l’ottenimento di vini più fini e a minore contenuto di alcool metilico. Ad oggi risultano iscritti 1.070 soci, in grado di conferire qualcosa come 2 milioni e 800 mila quintali di uve atte alla vinificazione.
Prezzo pieno: 7,39 euro
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Tirando le somme, Lugana Doc di Cantine della Valtenesi e del Lugana è un’ottima scoperta. L’abbinamento, letteralmente perfetto, è con piatti di pesce di lago o di mare. Ma provatelo anche con delle pennette al salmone, impreziosendo il tutto con pomodorini freschi, un filo di panna, erba cipollina e un buon olio steso a crudo. Sarà un successo assicurato. Un grande prodotto reperibile tra gli scaffali del supermercato. E del resto non poteva che essere così, per una cantina fondata nel 1920 dal grande Nino Negri, che oggi ha saputo mantenersi al passo coi tempi, investendo peraltro nel rispetto dell’ambiente, con la produzione di vini biologici.
Prezzo pieno: 7,99 euro
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Acquistato presso: Esselunga
Questa bottiglia rappresenta pressoché un “unicum” nel panorama delle ‘enoteche’ della grande distribuzione organizzata. Merito dell’uvaggio utilizzato: quel Viognier così raramente reperibile al supermercato. La Barone di Montalto Spa lo ottiene dalle proprie vigne situate nella Valle del Belice, più esattamente nella cantina di Santa Ninfa, in provincia di Trapani. Si tratta di un vitigno francese, originariamente diffuso solamente nella valle del Rodano, che ha conosciuto un grande successo sin dalla metà degli anni Novanta, cominciando a essere coltivato anche in altri Paesi. Per caratteristiche climatiche e morfologiche, la Sicilia si presta a ottime produzioni. Eppure, una ricerca condotta negli Usa ha dimostrato una forte somiglianza genetica del Viognier con un vitigno tipico del Piemonte: la Freisa, a sua volta parente del Nebbiolo (da cui nascono grandi vini come il Barolo e il Barbaresco). Così come nella tradizione originaria, il Viognier Barone di Montalto viene lavorato in una prima fase a freddo, per mantenerne le caratteristiche organolettiche e aromatiche. Le uve vengono pressate e lasciate a contatto con le bucce per 12 ore alla temperatura di 4 gradi, per poi passare alla macerazione in botti di acciaio, a una temperatura che non supera i 14 gradi. L’affinamento dura circa 3 mesi, con rimescolamenti (batonnage) di cadenza settimanale.
Prezzo pieno: 6,65 euro
Acquistato presso: Il Gigante
La Vinicola Broni è la più antica azienda di produzione vinicola del territorio Oltrepadano. Fondata a Broni, piccolo Comune di 10 mila anime in provincia di Pavia, nel 1948 dal padre dell’attuale amministratore delegato, Roberto Calì, la Vinicola Broni si trova nel centro vitivinicolo dell’Oltrepò, zona collinare 50 chilometri a sud da Milano, a ridosso della Pianura Padana al confine fra l’Emilia ed il Piemonte. “Una grandissima tradizione enologica unita ad un’équipe di esperti enologi e cantinieri della zona – si legge sul sito Internet aziendale – fanno di quest’azienda un equilibrato mix di moderna tecnologia e grande tradizione, da cui nascono tre linee di vini, per noi sinonimo di passione ed armonia. Passione che sfocia anche nell’ambito sportivo quando nel 1958 La Vinicola Broni porta al Giro d’Italia con il capitano Aldo Moser ed il direttore sportivo Cosante Girardengo la squadra Calì-Broni Girardengo”. Un’armonia esaltata anche dalla produzione di vini spumanti e vini barriccati, premiati nei concorsi enologici Spumanti d’Italia della Valdobbiadene (Veneto) e Talento d’oro dell’Oltrepò Pavese (Lombardia). Oggi l’azienda dispone di uno stabilimento di 10 mila metri quadrati a Broni e di una cantina di pigiatura a Santa Maria della Versa, con una produzione di circa un milione e mezzo di bottiglie a Denominazione di Origine controllata all’anno.
E alla Vouni Panayia Winery, al 60 di Archiepiskopou Makariou III Avenue, nel villaggio di Panayia, distretto di Paphos, Cipro centro-occidentale, la bandiera dell’enologia isolana viene tenuta alta sin dalla fondazione, avvenuta nel 1987 su intuizione di un uomo formatosi al dipartimento di Viticultura e Enologia del Ministero dell’Agricoltura di Cipro, Andreas Kyriakides. Oggi, ad accogliere i numerosi visitatori di tutto il mondo dietro al banco degustazioni della casa vinicola, c’è Pedro. Terza generazione, stessa passione. E una invidiabile formazione enologica, portata a termine niente meno che in Toscana.
VOUNI PANAYIA WINERY
Calice e piattino di formaggi locali: la degustazione dei vini dell’azienda di famiglia può cominciare. Le uve utilizzate sono tutte autoctone di Cipro. Si parte ovviamente dai bianchi, con Alina: dalle uve Xynisteri nasce un vino delicato, soave. Al naso emergono note di frutta esotica, pesca e limone. A dominare il palato sono appunto i sentori aciduli, che lasciano spazio a un finale più fruttato. Il secondo calice viene riservato a una “chicca” di Panayia: Spourtiko, nome del vino ottenuto dalla medesima uva, coltivata unicamente dalla famiglia Kyriakides nei vigneti di proprietà, nel cuore dei monti Troodos. Di colore giallo trasparente, Spourtiko risulta più secco di Alina.
Sentori di mela e finale lungo. Tocca poi a Promara, bianco più “importante”, affinato per due mesi in botti di rovere francese. Naso pieno, di frutta tropicale. La stessa percepibile al palato, in un finale delicatamente citrico. Quarto e ultimo bianco degustato: Alina medium dry. Uve Xynisteri, come per l’Alina “base”, ma in questo caso coltivate a un’altitudine superiore, tra gli 800 e i 1150 metri sul livello del mare, in suoli prettamente calcarei.
Ne risulta un bianco dalle note piacevolmente minerali. Sorprendente il finale, tendente al mieloso su note di arancia e limone. La degustazione prosegue con un rosato dal nome esotico, Pampela. In realtà si tratta di un blend di uve autoctone di Cipro, Maratheftiko e Mavro. Di colore rosso sgargiante, luminoso, si presenta al naso con carattere: si percepiscono note di ciliegia, fragola, arancia matura e melograno. Al palato è ricco, pieno, equilibrato, anche nel finale, lungo e fruttato.
Capitolo vini rossi. Quello di Barba Yiannis, per intenderci. Un amore sbocciato dopo l’assaggio di Plakota, il primo dei red wines proposti da Pedro. Siamo di fronte all’ennesimo blend, questa volta di tre differenti uvaggi: Maratheftiko, Mavro e il mai citato Ofthalmo. Un rosso aromatico, fruttato, che ricorda alcuni Cannonau sardi. Ciliegia, mora e mirtillo al naso; prugna al palato, delicato e tondo.
E infine, Barba Yiannis. Eccolo, il re dei vini Panayia. Di colore rosso impenetrabile, profondo, regala al naso decisi sentori fruttati e terziari, conferiti dall’affinamento. Il palato è elegante, pulito, asciutto. Chiaro il tocco della barrique francese, in cui Barba Yiannis riposa dodici mesi, affidandosi prima dell’imbottigliamento. Tredici gradi per un vino piacevolmente caldo, in cui spuntano neppure tanto timidamente vaniglia e cioccolato. Sorprendente.
Da provare. Pedro accompagna poi i visitatori nel sul regno: lo stabilimento della Vouni Panayia Winery. “Per me, per noi – dichiara timido, ma con orgoglio – fare vini non è semplicemente un modo come un altro di ‘fare impresa’, bensì un vero e proprio stile di vita. Qualcosa che ormai abbiamo nel sangue da diverse generazioni”.
E la si può toccare con mano questa passione. La si percepisce chiaramente tra le botti di acciaio dove le uve subiscono i primi trattamenti dopo la vendemmia, a cavallo tra i mesi di settembre e ottobre. Sullo stanzone veglia un dipinto di Dioniso, la divinità che – secondo il mito – insegnò agli uomini l’arte di produrre vino. Si scende poi sotto il livello del suolo. Ancora più nel cuore dei monti Troodos.
Qui riposano le bottiglie di vino Panayia, ordinatamente riposte in posizione orizzontale, come a formare un mosaico di sapori e profumi solo da scoprire. Poco lontano, due operai sistemano con cura le sei bottiglie che compongono ogni cartone di vino. Trecento ogni ora. “Quasi tutti i nostri macchinari provengono dall’Italia – evidenzia Pedro, sorridendo e ammiccando gli ospiti di Milano – e in particolare sono prodotti da un’azienda del Veneto”.
Regna il silenzio poco oltre, quando il giovane mostra la stanza delle barrique francesi. Sembra di percepire il sonno operoso dei vini. “Utilizziamo solo due volte ogni botte – spiega Pedro – e poi la rivendiamo ad altri produttori locali di vino, che le utilizzano per l’affinamento di vini liquorosi come la tradizionale Commandaria, o liquori come la Zivania (Zibania)”.
Le barrel hanno una capienza tra i 200 e i 250 litri e sono collocate in una stanza a temperatura naturale di 18-20 gradi. Ultima tappa della visita ai ‘sotterranei’ della Vouni Panayia è il museo dei vini prodotti in loco, dove è possibile ammirare la prima bottiglia, datata 1990. Il tour è finito, ed è già ora di tornare verso Paphos.
Non prima di aver ammirato la pineta che circonda le vigne della Vouni Panayia Winery, che si estendono su una superficie di oltre 25 ettari, lavorati prettamente a mano, con l’ausilio di un piccolo trattore (un ambiente protetto, che aderisce al network “Life, Natura 2000).
Vigne che ogni anno consentono la produzione di 300 mila bottiglie di vino. Rigorosamente autoctono, unicamente cipriota. Distribuite anche nei supermercati locali, comprese le grandi catene internazionali della grande distribuzione organizzata (Gdo), come il gruppo francese Carrefour.
KAMANTERENA SODAP LTD WINERY
Il wine tour prosegue più a valle. E l’esperienza alla Kamanterena – Sodap Ltd Winery si può racchiudere tutta in un aggettivo: vulcanica. Merito di Irene Georgiu, la tour guide che ci accompagna nella degustazione, mescolando la propria passione per i vini ciprioti a nozioni di vita privata e battute degne d’un comico di Zelig.
Un metro e cinquanta di pura elettricità, umanità e simpatia. E quel fare materno che con guasta, se accostato tanto ai vini quanto agli ospiti. Ma cominciamo con il contestualizzare. Ci troviamo esattamente in località Stroumbi, nel distretto di Paphos, all’interno di una cooperativa sorta in loco nel 2004, ma che unisce dal 1947 oltre diecimila famiglie di produttori di vino di tutta l’isola di Cipro.
Siamo a un’altezza di circa 600 metri sul livello del mare, nella casa di una pluripremiata impresa vitivinicola, capace di aggiudicarsi premi internazionali al Decanter World Wine e all’International Wine & Spirits Competition, grazie a un sapiente mixaggio delle uve autoctone con quelle internazionali (Shiraz, Cabernet Sauvignon, Merlot, Semillon). Per intenderci: 2 milioni di bottiglie prodotte mediamente all’anno.
Il biglietto da visita con il quale il gruppo Sodap, secondo indiscrezioni, sta tentando di allettare nuovi soci o acquirenti, navigando finanziariamente in acque che non sarebbero limpide come quelle del mare di Cipro. E mentre alcuni colossi bancari stanno alla finestra, i vini prodotti nello stabilimento di Stroumbi continuano a essere esportati principalmente in Paesi come Danimarca (Horsholm e Rodding), Spagna (La Jonquera), Belgio (Woluwe Saint Lambert).
E ancora Grecia (Atene), Germania (Berlino), Giappone (Tokyo), Australia (Sydney), Stati Uniti d’America (New York e Florida), Francia (Orlienas), Svezia (Solna) e Repubblica Ceca (Praga). Una vocazione internazionale, quella di Kamanterena Sodap, che si riflette appunto sull’assortimento di vini commercializzati e proposti in degustazione.
Ed ecco addentrarci nell’affaire dell’istrionica Irene Georgiou. La prima bottiglia che stappa è uno Xynisteri della linea Kamanterena. Un bianco secco, di colore giallo paglierino intenso, con riflessi verdi. Naso energico, palato accattivante e astringente: mela verde, limone e lime.
Dodici gradi: più leggero di altri Xynisteri, ma più pulito e lungo nel finale. Passiamo poi all’assaggio di Arsinoe 62, un altro vino derivato da uve dell’autoctono Xynisteri, selezionate appositamente nella zona di Laona, nel distretto di Paphos. L’affinamento in bottiglia ne migliora l’aromaticità e lo rende il miglior accompagnamento testato in loco ai piatti di pesce e carne di pollo dei tradizionali Meze di Cipro.
E mentre Irene stappa il primo rosso, alla Sodap inizi a sentirti un po’ come a casa, coinvolto dalle storie di vita vissuta di questa straordinaria donna, di origini turche, con legami di sangue in Romania. E che ha vissuto per diversi anni persino in Canada.
Nel cielo dell’ampia stanza adibita a enoteca, Irene culla un calice d’un rosso di cui l’azienda va fiera: il Maratheftiko della linea Stroumbeli. “Il nostro enologo – spiega la guida, tenendo gli occhi fissi su quel calice – tiene molto alla perfetta ossigenazione dei vini, prima dell’assaggio. In questo momento sarebbe fiero di me”.
La risata che segue è incredibilmente contagiosa. Il Maratheftiko offerto risulta in effetti un ottimo esempio della potenza che può offrire quest’uva cipriota. Di colore rosso intenso, profondo, esprime un elegante profumo di frutti di bosco, cuoio e legno.
Il palato è asciutto, pulito, con un finale in cui emerge tutto il carattere della barrique francese, resa ancora più elegante dalla vaniglia. Irene passa poi ai blend. E’ il momento di assaggiare un altro “pezzo da 90”: il blend tra Maratheftiko e Cabernet Sauvignon cipriota, della linea Mountain Vines. Nel calice si presenta di un rosso intenso, tendente al viola.
Colpisce l’intensità delle note fruttate, che abbracciano sentori di legno affumicato. Al palato si presenta complesso, ricco, lungo: si avvertono note di frutti di bosco e barrique. I tannnini risultano eleganti, caratteristici del Cabernet. Un bel mix, a metà tra Francia e Cipro. Ultimo assaggio: tocca allo Shiraz della linea Stroumbeli.
Già, perché lo Shiraz Stroumbeli della Kamanterena Winery Sodap Ltd è incredibilmente fedele alla tradizione italiana, più che a quella francese. Non presenta, per esempio, alcuna nota dolciastra, che caratterizza gli Shiraz francesi (forse più internazionali di quelli siculi, ma certamente meno fedeli al terroir). E, a completare l’opera, il profumo che si diffonde nel calice è magico: intenso, caldo, con spiccate note speziate e rinfrescanti sentori di menta e pepe.
All’assaggio, questo rosso si presenta molto ben strutturato: buono il corpo e decisamente soddisfacente la lunghezza, in un crescendo di spezie e frutti di bosco a bacca scura. Sarebbe stato meraviglioso poterlo accorstare, all’istante, a un buon filetto di carne al sangue. Ma questo è il momento dei saluti, che con Irene non può essere che quello di un sentito, accorato “arrivederci”.
KEO
Parlare di vini di Cipro non può prescindere dal raccontare un’altra realtà: quella di Keo. La sede di produzione si trova nella parte centro-meridionale dell’isola, a Limassol (in italiano, Limisso), seconda città dello Stato di Cipro per numero di abitanti (circa 190 mila).
Lo stabilimento principale è collocato a poca distanza dal porto, ma esistono attualmente altri due poli di produzione, uno a Mallia e l’altro a Pera Pedi, sui monti Troodos, nella regione di Krasochoria. A Limassol l’azienda ‘sforna’ attualmemente 30 mila ettolitri di birra al mese, mentre nelle altre due sedi viene prodotto vino.
La conoscenza con Keo avviene non appena sbarcati sull’isola, dove in ogni angolo sono presenti pubblicità di questo colosso. Il primo bacio avviene quasi spontaneamente, nel primo locale di Cipro dove il turista sosta alla ricerca di refrigerio. La birra Keo è una lager leggera che deve competere soltanto con un altro prodotto: la birra Lion. Ma il confronto con questa superpotenza del settore è improponibile.
Èquasi raro trovare qualche ristorante o chiosco che abbia entrambe in lista. Il risultato è che Keo opera in un regime di quasi totale monopolio sull’isola. E di conseguenza i prodotti risultano poco tipici, poco ciprioti, troppo internazionali (nel senso negativo del termine) e troppo “chimici”.
Nei vini Keo, acquistabili in ogni catena di distribuzione di Cipro, sia essa nazionale o internazionale (Carrefour, per intendenrci) si avverte un utilizzo smodato dei solfiti. In sintesi: due bicchieri e sei KO. Anzi, KeO. Un esempio? Provate lo Xynisteri, acquistabile anche al Lidl locale.
CYPRUS WINE MUSEUM – MUSEO DEL VINO DI ERIMI, LIMASSOL
Altra tappa obbligata per gli amanti del vino a Cipro è il Cyprus Wine Museum, il Museo del vino di Cipro. Situato a Erimi, piccolo borgo di 1.400 abitanti a pochi chilometri da Limassol. Si tratta di una meritevole iniziativa privata di Anastasia Guy, che ha messo a disposizione del pubblico (biglietto di ingresso tra i 4 e 7 euro) la propria collezione privata di cimeli dell’arte di fare il vino, abbinando al tour guidato del museo la degustazione dei vini rigorosamente ciprioti prodotti e venduti sul posto, recanti il marchio Cyprus Wine Museum.
Si passa dal Maratheftiko al Mattaro, nonché all’immancabile Xynisteri, per poi degustare – accompagnati da dolci tipici – la famosa Commandaria, uno dei vini più antichi del mondo, che per Riccardo Cuor di Leone era “il re dei vini e un vino da re”. “Le uve di Mavro e Xynisteri – spiega Anastasia Guy – vengono lasciate appassire sulla vite, raccolte tardivamente per elevarne il tasso zuccherino presente in ogni acino. Vengono poi lasciate al sole a seccare e solo in seguito pigiate.
Di questo vino liquoroso parla Esiodo, già nell’800 avanti Cristo. Ma conosce una diffusione eccezionale al tempo delle Crociate, quando diventa il vino per eccellenza nei banchetti regali. Questa denominazione di origine controllata – la più antica del mondo anche secondo il Guinness World Records – è consentita solo in quattordici villaggi dell’omonima regione dominata dal castello di Kolossi, situato a pochi chilometri dal Cyprus Wine Museum, in cui si può ancora respirare il fascino dell’epoca del Cavalieri Templari.
Prezzo pieno: 5,59 euro
Acquistato presso: Il Gigante
Una vera e propria istituzione in Veneto e tra tutti gli amanti del buon vino. Anche perché, per dar vita al Ripasso, occorrono tecniche specifiche di vinificazione che nobilitano il senso della ‘bevuta’. E si inseriscono direttamente nel solco della grande tradizione e cultura del “far vino” in Italia.
LA DEGUSTAZIONE
Il Valpolicella Ripasso Classico Superiore di Cantina Valpolicella Negrar (Comune di 17 mila anime alle porte di Verona) è un vino rosso che nel calice si presenta di un colore rosso rubino intenso, tendente al viola scuro. L’annata in questione, in particolare, è la 2013, che registra 13,5 % vol.
Già versandolo si esaltano le note di mora, amarena, ciliegia matura e barrique, in un finale tutto speziato tendente al pepe nero. Note speziate che prevalgono all’assaggio nei primi istanti, scaldando piacevolmente il palato e lasciando poi spazio note fruttate di amarena, tabacco e vaniglia.
La sensazione è quella di una morbidezza intensa, anche se parrebbe un ossimoro. Nel finale, lungo, di nuovo le note speziate, assieme a tutto il carattere della barrique francese, in cui le uve sono maturate per almeno dodici mesi. L’abbinamento più consigliato è quello con le carni rosse e con la selvaggina.
Ma questa bottiglia saprà sorprendervi anche accostata a primi piatti saporiti o a secondi di carne bianca ben speziata. Provatela, per esempio, con delle cosce di pollo al curry e curcuma: le note speziate della carne faranno da contraltare alle note speziate del vino, ammorbidendosi grazie ai tannini gentili e avvolgenti. Vale però la pena di spendere altre parole per la grande tradizione veneta del Ripasso.
Come suggerisce il nome stesso di questa Doc, il Valpolicella base (ottenuto secondo disciplinare dalle qualità Corvina, Corvinone, Rondinella e in percentuali inferiori di Forselina, Negrara e Oseleta) viene riversato nei tini dove precedentemente sono state pigiate le uve per l’Amarone, a loro volta precedentemente lasciate appassire al sole, subendo così una delicata fase di rifermentazione.
Circa venti i giorni in cui le vinacce riposano in questa prestigiosa culla. Un procedimento, quello del “ripasso”, che ha del magico. Un’alchimia pari a quella di una storia d’amore, nata da un incontro. Da una scintilla. E il vino così ottenuto viene in seguito affinato in botte. Il Ripasso si trasforma così in una vino maturo, affascinante e coinvolgente. Un vino con una storia da raccontare.
Prezzo pieno: 7,69 euro
Acquistato presso: Esselunga
L’omonima azienda che lo produce, in frazione Scorzoletta a Pietra de’ Giorgi, in provincia di Pavia, aderisce al Consorzio di Tutela Vini dell’Oltrepò pavese. Una garanzia pressoché assoluta del rispetto dell’identità di questo rosso vivace, simbolo dei vini della Lombardia e della stessa regione del Nord Italia. Il Bonarda Doc Conte Carlo Giorgi di Vistarino si presenta nel calice di un colore rosso porpora: profondo, scuro, cupo, violaceo. Sembra già di assaporarne le note di frutti di bosco mentre la schiuma, voluminosa e generosa, si lascia sopraffare dall’ossigeno, evaporando in pochi secondi.
I profumi sono quelli caratteristici del Bonarda, con note intense (appunto) di viola, mora e marasca. Ma è al palato che questo Bonarda stacca la concorrenza, almeno nella grande distribuzione organizzata. Buon corpo e struttura, eppure grande leggerezza; le note di frutti di bosco sono persistenti, eppure piacevoli e delicate. L’abbinamento, scontato, è con i piatti della tradizione pavese: antipasti di salumi e formaggi di buona stagionatura, primi con sughi anche elaborati di carne, risotto alla Lomellina (con fegatini) e risotto ai funghi, nonché a piatti come il cotechino, il salame cotto e le carni rosse, cassoeula e bolliti.
“L’origine del nome Bonarda – come spiega lo stesso Consorzio di Tutela Vini dell’Oltrepò pavese – è incerta. Secondo alcuni autori, il nome deriverebbe dal patronimico longobardo Bono con l’aggiunta di ‘hard’, che in longobardo significava ‘coraggioso e forte’. La ricostruzione si basa sul fatto che i Longobardi ebbero come capitale Pavia, con estensione del loro dominio anche in Oltrepò. Il vino Oltrepò Bonarda si ottiene da uva Croatina, la cui etimologia deriverebbe da ‘croatta’, ‘cravatta’, e starebbe a indicare che il vino ottenuto da Croatina si beveva nei giorni di festa, quando appunto veniva indossata la cravatta”. Una storia insita anche nella famiglia che produce il Bonarda finito quest’oggi sotto la lente di vinialsupermercato.it.
“Da Augusto Carlo Giorgi di Vistarino, che per primo, alla fine dell’Ottocento, avviò in Oltrepò la coltivazione del Pinot Nero, ai successori Ottaviano e Carlo, sino ad arrivare alla più recente generazione rappresentata oggi da Ottavia Giorgi di Vistarino – evidenzia l’azienda produttrice – continua a rimanere identica la volontà di perseguire la qualità attraverso la creazione di vini autentici ed eleganti, fedele espressione del territorio da cui hanno origine”. La proprietà si estende per oltre 826 ettari di cui 200 vitati, tutti iscritti all’Albo della Doc Oltrepò Pavese e coltivati a Pinot Nero, Riesling Renano, Pinot Grigio, Moscato, Croatina e Barbera.
Prezzo pieno: 6,50
Acquistato presso: Il Gigante