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Vini al supermercato

Sangiovese di Romagna Doc Superiore Mazzolano Grandi Vigne, Tre Monti Srl

(3,5 / 5) Ecco il “vino del supermercato”. Questa volta in senso letterale. Sotto la nostra lente di ingrandimento finisce oggi un prodotto “Grandi Vigne”, private label della catena di ipermercati Iper. Nello specifico, il Sangiovese di Romagna Doc Superiore Mazzolano Grandi Vigne prodotto per Finiper dall’azienda agricola Tre Monti Srl di località Bergullo, in provincia di Imola. Vendemmia 2014. Trattandosi di un vino “superiore” ha naturalmente una gradazione maggiore rispetto alla versione base: il titolo alcolometrico è 13%. Nel bicchiere, il Sangiovese di Romagna Doc Superiore Mazzolano Grandi Vigne si presenta rosso rubino, limpido, trasparente e luminoso. Al naso i profumi risultano abbastanza intensi, di mirtillo e mora. Ma si percepisce anche un delicato profumo di rosa appassita. All’assaggio, il vino è molto caldo: il Sangiovese di Romagna Doc Superiore Mazzolano Grandi Vigne ha anche un tannino deciso, che lascia una leggera astringenza, smorzata però dall’alcolicità, che tuttavia gli conferisce un carattere austero. Proprio per questa struttura, a differenza di un Sangiovese base, consigliamo di abbinare il Sangiovese di Romagna Doc Superiore Mazzolano Grandi Vigne con pietanze particolarmente grasse e succulente, quali primi piatti con sughi elaborati, bolliti, formaggi stagionati, salumi. Il nostro giudizio complessivo è che il Sangiovese di Romagna Doc Superiore Mazzolano Grandi Vigne sia un vino sufficientemente equilibrato. Un vino conviviale per un pasto con gli amici, ma senza esagerare. Perché l’alcolicità è presente, ed il passo a ritrovarsi a cantare “Evviva la Romagna, Evviva il Sangiovese”, è breve! Si tratta di un vino prodotto con uve raccolte a mano, a fine settembre, vinificate in acciaio. Il Sangiovese è il vitigno più rappresentativo della regione Emilia Romagna, in Italia rappresenta circa l’11% della superficie vitata e anche all’estero ha una discreta diffusione. Giacomo Tachis, grande enologo italiano, sostiene che il Sangiovese sta all’Italia come il Cabernet alla Francia. Iper, per la sua linea Grandi Vigne, ha radunato ben 27 produttori provenienti da quasi tutte le zone vitivinicole e dal 2011 conta anche la linea Grandi Vigne Bio, permettendo così anche ai piccoli produttori, come l’azienda agricola Tre Monti Srl, di crescere economicamente e professionalmente. Una realtà, la Tre Monti Srl, a conduzione familiare. Nasce negli anni Settanta, si sviluppa su due poderi per 55 ettari complessivi, divisi tra la provincia di Imola e il Riminese. Produce anche una linea senza solfiti e prodotti bio.

Prezzo pieno: 5,90 euro
Acquistato presso: Iper

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Vini al supermercato

Lambrusco Emilia Igt Otello 200, Cantine Ceci 1938

(4 / 5) Un Lambrusco non ordinario, per chi ha voglia di bere un vino strettamente legato alla tradizione agricola e contadina, che abbia tuttavia una marcia in più. E’ Otello 200, Lambrusco Emilia Igt delle Cantine Ceci Spa di Torrile, Parma. Un vino frizzante equilibrato e beverino, di cui t’innamori non appena versato nel calice. Qui mostra immediatamente una spuma accattivante, tutt’altro che timida, anzi pomposa e vanitosa. Tanto da sembrare ottenuta dalla spremitura d’un pugno di more. Una schiuma che per consistenza ricorda quella del mare, se non fosse d’un viola accesso. Dal calice, dove si presenta d’un rosso profondo, impenetrabile, si propagano profumi allettanti e persistenti, di mora appunto. Ma anche di lampone e fragoline di bosco. Tutte percezioni che si ritrovano poi in bocca. Al palato tutto il gusto della frutta, cui si accosta delicatamente (ma sempre più “prepotentemente”, col passare dei secondi) una vena sapida deliziosa e persistente. Una beva facile e invitante, che anticipa un finale lungo, deciso, fresco. Perfetto accompagnamento, il Lambrusco Emilia Igt Otello 200 della Cantine Ceci Spa, di antipasti a base di salumi non solo della tradizione Parmense ed emiliana. Un Lambrusco transregionale, adatto anche a tutto pasto, da servire a un temperatura di 8-10 gradi. Come si evince dal sito aziendale delle Cantine Ceci Spa, era il 1938 quando Otello Ceci, famoso oste della nebbiosa bassa parmense si accorse che nella sua piccola trattoria oltre a degustare ottimi culatelli e salami, la gente “impazziva” per lo scurissimo lambrusco servito nelle scodelle. Anno dopo anno, quel meraviglioso rito della pigiatura ad ottobre è divenuto il mestiere suo e dei suoi figli. Tanto che i quasi 400 migliori viticultori della zona facevano a gara per vendergli il meglio del loro raccolto. Negli anni Novanta, grazie all’apporto di nipoti e pronipoti, nascono “prodotti che nessuno aveva mai immaginato di realizzare”. Per citarne uno, il Lambrusco “Terre Verdiane”, divenuto di fatto uno dei Lambruschi più diffusi e apprezzati nella ristorazione italiana. Nel 2003, dopo anni di sperimentazioni in vigna, nasce “Otello Oro NerodiLambrusco”, che la famiglia Ceci definisce “una scommessa”. Certamente vinta, così come quella della produzione destinata a finire sugli scaffali dei supermercati italiani, aggiungendo valore a tutto il comparto vini della Gdo.

Prezzo pieno: 8,49 euro
Acquistato presso: Iper

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Toscana, Cantine Aperte di Cristallo: tutto pronto per la seconda edizione

Quando il vino di qualità incontra un calice di pregiato cristallo si aprono le cantine. E’ quello che succederà in Toscana il 5 marzo, a Colle di Val d’Elsa, bellissimo borgo in provincia di Siena, con la seconda edizione di Cantine Aperte di Cristallo, l’evento promosso dal Movimento Turismo del Vino Toscana e dal Consorzio del Cristallo in collaborazione con i sommelier dalla Fisar delegazione Siena Val d’Elsa. Il borgo senese sarà caratterizzato in questa giornata dalla presenza di cantine da tutta la Toscana che presenteranno le proprie eccellenze nei calici di cristallo realizzati dai mastri molatori di questo vero e proprio distretto famoso in tutto il mondo per l’arte di lavorare questa materia prima che si sposa da sempre con il vino. «Dopo il successo della passata edizione – spiega il presidente del MTV Toscana, Violante Gardini – abbiamo voluto dare seguito a questo appuntamento che permette non solo di scoprire da vicino in un’unica occasione oltre venti aziende fiore all’occhiello dell’enologia toscana, ma anche quella ancora più rara di entrare nelle cristallerie che solo per questa giornata permetteranno agli appassionati di essere visitate e apprezzate per la tradizione artigianale che si lega a questo posto famoso in tutto il mondo per il cristallo».


IL PROGRAMMA
Dalle 10 alle 18 del 5 marzo le cristallerie aderenti al progetto saranno aperte accogliendo i “wine lovers” e tutti gli appassionati con dei kit di degustazione che prevedono, tra le altre cose, un calice speciale di cristallo che potrà essere anche personalizzato sul momento e la mappa di tutti i punti di assaggio dislocati tra il centro storico e i quartieri della città. Il visitatore quindi potrà prima apprezzare le numerose imprese di cristallo della capitale italiana di questo settore potendo anche acquistare a prezzi speciali non solo i bicchieri, ma anche tutta l’oggettistica realizzata, per poi quindi scoprire le migliori aziende vitivinicole della Toscana assaggiando e con la possibilità di acquistare direttamente sul posto. «Una collaborazione questa tra MTV Toscana e Consorzio del Cristallo di Colle Val d’Elsa che ha suscitato molta curiosità già nella passata edizione – spiega il vicepresidente dell’MTV Toscana, Federico Taddei – e che è il binomio inscindibile tra due eccellenze toscane, il vino e il cristallo».

LE DEGUSTAZIONI
I sommelier della locale delegazione della Fisar accompagneranno gli appassionati alla scoperta dei migliori vini regionali con momenti di degustazione, o semplicemente raccontando i singoli prodotti nei banchi d’assaggio all’interno delle cristallerie e del museo del cristallo. Dal canto suo il Consorzio del Cristallo, associazione di produttori sorta con l’obiettivo di promuovere non solo l’arte di molare di questo distretto, ma anche le bellezze artistiche e paesaggistiche, ha aderito con molto entusiasmo a questa nuova edizione di Cantine Aperte di Cristallo. Se da un lato infatti gli addetti del vino spiegheranno le peculiarità di questo prodotto, dall’altro i molatori e gli imprenditori del settore cristallo racconteranno i segreti di questa vera e propria arte che vede in Colle di Val d’Elsa uno dei principali poli produttivi a livello mondiale. In collaborazione con le cristallerie aderenti sono promossi dei veri e propri tour per mostrare i principali passaggi della produzione di cristallo. Una occasione unica per vedere da vicino i forni accesi e le macchine in funzione, l’arte di soffiare a bocca il cristallo e la possibilità di far incidere il proprio nome sul calice da degustazione.
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Pinot Nero Oltrepò Pavese Doc, Tenute Achilli

(3 / 5) Perché i vini dell’Oltrepò Pavese non compaiono mai sulle carte dei vini dei ristoranti stellati? Pagano forse lo scotto di una brutta nomea? Cerchiamo di capirci di più. Ci riproviamo con l’ennesima recensione di un vino proveniente dalla Doc in questione. In particolare con il Pinot Nero Doc frizzante vinificato in bianco dalle Tenute Achilli Società Agricola di Santa Maria della Versa, in provincia di Pavia. Acquistato, per la verità, a un prezzo “stracciato”. Diciamocelo tra i denti: quando si apre una bottiglia il cui prezzo è al di sotto dei tre euro non si possono avere grandi aspettative. Ma siamo qui anche per sfatare ogni tabù, nella speranza di scovare prodotti interessanti a buon prezzo. E il Pinot Nero Doc frizzante vinificato in bianco delle Tenute Achilli ci è riuscito. Vediamo perché. Lo versiamo nel calice e il colore scatena discussioni. Il Pinot nero vinificato in bianco generalmente ha un colore giallo paglierino scarico con riflessi verdolini. Quello delle Tenute Achilli ha una vena tendente al rosa tenue. Forse un prolungato contatto del mosto con le bucce? L’azienda, peraltro, produce anche un Pinot Nero Doc vinificato in rosa. Il perlage però ci convince: mediamente fine e molto persistente. All’olfatto si presenta con note fruttate di mela e pera, ma anche delicatamente floreale. Vino secco, sapido e fresco, assolutamente equilibrato. Il finale è lungo e invitante. Insomma, colore a parte (elemento che molti consumatori ordinari non avrebbero considerato) questo Pinot nero vinificato in bianco si dimostra vino abbinabile a tutto pasto, ma in particolare consigliato con risotti, carni bianche e pesce. Le Tenute Achilli di Santa Maria della Versa nascono addirittura prima dell’unità d’Italia, nel lontano 1847. Producono una vasta gamma di vini e distillati da vigneti che, in questa fetta di provincia di Pavia, godono di un’ottima esposizione solare, atta alle produzioni del vasto disciplinare dell’Oltrepò. Onestamente, chiarirsi le idee sui vini dell’Oltrepò è operazione complessa. Resta aperta, in questo caso, la domanda sul colore. Ed è difficile constatare l’effettivo valore di un prodotto come il Pinot Nero pavese in vendita al supermercato, dal momento che bottiglie più costose e già recensite non offrono poi così tante emozioni in più rispetto a questa, che rasenta il primo prezzo. Per il Pinot Nero vinificato in bianco delle Tenute Achilli, basta pensare al prezzo risicato – 2,79 euro – per buttarne giù un altro sorso senza pretendere orgasmi enologici. La stessa “modalità”, insomma, con la quale abbiamo degustato (e giudicato) altri vini in vendita al supermercato. Del resto, non serve molto più di un semplice “pinottino” per brindare al bar con gli amici. Cin cin.

Prezzo pieno: 2,79 euro
Acquistato presso: Supermercati SuperDì

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Chianti Classico Docg Riserva 2009, Tenute Piccini

(3 / 5) Dici Chianti e inizi a respirare aria di Toscana. Ma il Chianti Classico Docg Riserva 2009 Tenute Piccini riesce a farci sognare? Noi di vinialsupermercato.it lo abbiamo provato per voi. Cominciamo col dire che ci mette un po’ ad esprimersi, quindi consigliamo di aprirlo circa un’ora prima di consumarlo. L’uvaggio utilizzato per produrlo è 100% Sangiovese, la gradazione alcolica 13%. Il Chianti Classico DOCG Riserva 2009 Piccini ha un colore rosso rubino con riflessi granati all’unghia, limpido e con discreta trasparenza. Al naso la frutta risponde, ma attendiamo altri sentori oltre a quello immediato della ciliegia. Finalmente arrivano anche note floreali e boisè a renderlo un po’ più complesso. Al palato lo troviamo leggermente sotto corpo, ma rotondo e vellutato con i suoi tannini morbidi. Vino fresco, complessivamente di beva piacevole ed equilibrata, le note fruttate sono comunque prevalenti. Servito a 18° si abbina a carni rosse, arrosti e formaggi stagionati. Il Chianti Classico Docg Riserva 2009 Tenute Piccini, che si presenta in Gdo con un prezzo al di sotto dei sei euro, lo collochiamo nella cosiddetta fascia media che garantendo un buon rapporto qualità prezzo può accontentare diversi palati. Lo stesso Gambero Rosso lo ha premiato con due bicchieri per l’ottimo rapporto qualità prezzo. Un Chianti Classico Docg comunque leggero, che per consumatori più esigenti manca un po’ nello “sprint”. Il Chianti Classico Docg Riserva 2009 viene affinato per 12 mesi in botti di rovere e per altri tre mesi in bottiglia. Il Gallo Nero è il simbolo del Chianti Classico, che si differenzia dagli altri per la zona di origine classica di produzione, il cugino Chianti lo possiamo trovare prodotto per esempio anche nei dintorni di Pisa. Le Tenute Piccini si trovano in Località Piazzole a Castellina in Chianti (Siena). La loro storia conta già ben quattro generazioni. Si tratta di un’azienda capillarmente distribuita in Italia e all’estero. Una curiosità interessante: le Tenute Piccini sono tra le prime cantine ad aver fiutato il business nascente del wine truck. Muniti di cinque ape car, che sono tornati tanto di moda, alcuni incaricati stanno girando l’Italia in lungo e in largo per proporre degustazioni itineranti. Addirittura lo scorso ottobre a bordo di una mini rover hanno oltrepassato la Manica, per portare i loro vini a Londra e a Manchester. Insomma, non c’è segmento di mercato che sfugga al loro attento marketing. E in qualche modo, per rispondere al nostro primo interrogativo: la Toscana c’è.

Prezzo pieno: 5,99 euro
Acquistato presso: Supermercati SuperDì

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Pinot Nero Oltrepò Pavese Doc gran cuvèe storica, Cantine Giorgi

(4 / 5) Cantine Giorgi della frazione Camponoce di Canneto Pavese a cercare di migliorare la “doc” reputation, con il loro Pinot Nero OP Doc frizzante vinificato in bianco
a partire già dalla scelta della bottiglia renana personalizzata, che non passa inosservata al supermercato, esattamente come il suo posizionamento prezzo. Il Pinot Nero Oltrepò Pavese Doc frizzante vinificato in bianco delle Cantine Giorgi, oggi sotto la nostra lente di ingrandimento, è il top di gamma sullo scaffale del supermercato che abbiamo visitato con uno scarto medio di prezzo di quattro o cinque euro rispetto allo stesso prodotto di altre cantine. È anche il solo Pinot Nero OP Doc frizzante bianco vendemmia 2015, a testimonianza probabilmente dell’elevata rotazione del prodotto presso questo supermercato, ma anche forse di una esposizione “prematura”.

Nel calice Pinot Nero OP DOC frizzante vinificato in bianco si presenta di un giallo paglierino con riflessi verdolini. Il perlage è mediamente fine e di buona persistenza. Al naso sentori delicati di mela, pesca e qualche nota agrumata, in linea con altri prodotti di questo vigneto che più di tanto, in certe tipologie di vinificazione non riesce ad esprimere. In bocca si presenta sapido e con una vivace acidità probabilmente accentuata dalla giovane età. Un vino complessivamente armonico ed elegante, con un finale lungo: per gli amanti dei vini frizzanti un buon prodotto. Il Pinot Nero OP DOC frizzante vinificato in bianco si abbina ad aperitivi, antipasti, piatti a base di pesce, sicuramente servito alla temperatura di 8-10 gradi, sarà un fresco aperitivo estivo sulle nostre tavole beneficiando anche di un affinamento un po’ più lungo. Le uve 100% Pinot Nero utilizzate per il Pinot Nero OP DOC frizzante vinificato in bianco delle Cantine Giorgi vengono pressate con una spremitura soffice e il mosto fiore con una resa del 55% di resa viene separato immediatamente dalle seconde e dal torchiato. La fermentazione avviene con l’ausilio di lieviti selezionati a temperatura controllata in serbatoi di acciaio. Le Cantine Giorgi della frazione Camponoce di Canneto Pavese, presenti dal 1970 hanno raccolto una serie di riconoscimenti per altre denominazioni e i tre bicchieri Gambero Rosso per il loro Pinot Nero nella versione Metodo classico DOCG.

Prezzo pieno: 7,90 euro
Acquistato presso: Iper
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Gattinara Docg 2010, Azienda Agricola Bianchi

(4 / 5) Prendi il Nebbiolo. Coltivalo a Vercelli. E otterrai il Gattinara. La ricetta, in realtà, non è così semplice. Di vero c’è che uno degli uvaggi principi d’Italia, il Nebbiolo che dalle parti di Cuneo dà vita a Barolo e Barbaresco, viene allevato (tanto per rimanere in Piemonte) anche al confine con la Lombardia. In provincia di Vercelli, a poco più di un’ora da Milano. Per l’esattezza in un piccolo Comune di 8 mila anime, Gattinara per l’appunto. Toponimo di una delle più affascinanti Docg italiane. Avrete capito dunque che sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it finisce oggi il Gattinara Docg 2010 dell’Azienda Agricola Bianchi, con sede a Sizzano, in provincia di Novara. Un vino sorprendente, vera e propria scommessa dell’anno dell’insegna di supermercati Il Gigante Spa, che l’ha introdotta sul finire del 2015 tra i vini della selezione piemontese, assieme al “cugino” Ghemme. Il Gattinara Docg 2010 Azienda Agricola Bianchi si versa nel calice inebriandosi di profumi assieme floreali e fruttati. Il vetro si colora d’un rosso rubino che invita alla beva, tanto è intrigante. Al naso volano eteree note speziate di vaniglia, in un concerto di fiori come la violetta e piccoli frutti a bacca rossa, come il lampone e il ribes. Si percepisce inoltre il raro sentore di cachi, con grande sorpresa per chi s’appresta alla degustazione. Al palato, il Gattinara Docg 2010 Bianchi è deliziosamente elegante. Caldo, asciutto, di corpo. Coi frutti rossi che tornano a fare capolino, in un finale che sa apprezzare particolarmente chi ama vini che subiscono affinamento in legno. Un capitolo a parte merita appunto la tannicità, ovvero la sensazione di “astringenza” provocata dai tannini. Definire questo Gattinara “tannico” è corretto, ma va spiegato perché: pur essendo stato vendemmiato nel 2010 e posto in commercio al termine di 24 mesi di affinamento in botti di rovere e ulteriori 12 in bottiglia, riteniamo corretto valutare le potenzialità future di questo Gattinara.

“Tannico”, dunque, per quella leggera dominanza tannica tipica di vini strutturati come questo, da considerare in definitiva un ottimo prodotto, pronto alla beva nell’anno in corso (2016), ma con sorprendenti margini di miglioramento futuri. Ottima l’acidità, che lo rende vino decisamente fresco; e perfetta la sapidità, con percezione salina piacevole, che aggiunge freschezza alla beva. Buono anche il quadro delle sensazioni retro olfattive, in un finale intenso, fine (elegante), e persistente. La bottiglia va aperta un’ora prima della consumazione e quindi abbinata a carni in umido, all’arrosto o alla griglia. Questo Gattinara è perfetto, per esempio, con l’osso buco alla milanese. L’Azienda Agricola Bianchi di Sizzano, Novara, sceglie per la sua produzione le migliori uve provenienti dalle vigne di proprietà sul territorio di Gattinara. Una famiglia, quella dei Bianchi, che ha il vino nel sangue: dal 1500 l’avo Carlo Antonio Bianchi possedeva vigneti a Sizzano, capaci di produrre vini che ricevettero successivamente l’elogio – nel 1845 – addirittura da Camillo Benso Conte di Cavour. Oggi la Cantina Bianchi è gestita da Paolo Tealdi Bianchi e dalla madre Eva Bianchi. Ventuno ettari di vigneti, la cui produzione viene esportata per la metà fuori dai confini nazionali, in tutto il mondo.

Prezzo pieno: 13,40 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Flavonoidi e antociani: così il vino aiuta a non fare “cilecca”

Bere vino danneggia la salute? Un bicchiere al giorno è consigliabile? I dubbi sono tanti visto che si scopre tutto e il contrario di tutto. L’unica certezza è che tra Oms, enti, riviste, università, associazioni di settore, con cadenza regolare ci viene comunicato il risultato degli effetti sulla salute o sulla psiche del consumo di vino. Talvolta queste ricerche fanno sorridere. L’ultima parola spetta però ad alcuni ricercatori americani. Secondo alcuni ricercatori, come riporta “The American Journal
of Clinical Nutrition”, a sua volta citato dalla rivista GQ, il consumo di vino inciderebbe sulla “riuscita” (o meno) delle prestazioni sessuali. Secondo questa ricerca, l’assunzione di vino e di frutti rossi, abbinata a regolare attività fisica, ridurrebbe del 21% il rischio della cosiddetta “cilecca”. Il merito di tutto ciò risiederebbe nei flavonoidi e negli antociani, elementi contenuti in diversi alimenti, ma in elevate concentrazioni del vino. Sarà per questo che capita sempre più frequentemente di vedere donne nella corsia dei vini? Saranno forse in cerca di rimedi per i loro partner? “Il vino prepara i cuori e li rende più pronti alla passione”, scriveva Ovidio. Forse anche lui ci aveva visto lungo. Nel dubbio, continuiamo a bere il nostro bicchiere al giorno, ancora meglio se di un buon vino di cui trovate recensione sul nostro blog vinialsupermercato.it. Possibilmente andando a comprarlo a piedi. Così anche l’attività fisica è fatta.

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Milano capitale dei vini autoctoni: giovedì l’evento di Go Wine all’Hotel Michelangelo

Cos’è un vino autoctono? L’associazione Go Wine inaugura l’anno 2016 a Milano con una serata dedicata ai vini autoctoni italiani, in programma giovedì 21 gennaio presso le sale dell’Hotel Michelangelo, in via Luigi di Savoia 6. Il riferimento è al libro “Autoctono si nasce…”, pubblicato da Go Wine Editore, nonché ad altre iniziative che hanno sempre visto l’associazione di Alba privilegiare la cultura e la comunicazione in favore dei vitigni e dei vini “di territorio”. Il banco d’assaggio vedrà protagonista una qualificata selezione di aziende italiane direttamente presenti. Un’Enoteca completerà il panorama della degustazione. Appuntamento dunque con un’importante selezione di vini, espressione di terroir nascosti e depositari di sapori nuovi, per un irripetibile viaggio tra i più insoliti e rari autoctoni italiani. Il costo della degustazione per il pubblico è di 18 euro (12 euro per i Soci Go Wine, soci associazioni di settore 15 euro). L’ingresso sarà gratuito per coloro che decideranno di associarsi a Go Wine direttamente al banco accredito della serata.  L’iscrizione sarà valevole fino al 31 dicembre 2016. Per una migliore accoglienza è consigliabile confermare la presenza alla serata ed il numero degli eventuali accompagnatori all’Associazione Go Wine, telefonando al numero 0173-364631, oppure inviando un fax al numero 0173-361147 o una e-mail a stampa.eventi@gowinet.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. entro le ore 12 di giovedì 21 gennaio 2016.

Programma:
Ore 16,00 -18,30: Anteprima: degustazione riservata esclusivamente ad un operatori professionali
(giornalisti, enoteche, ristoranti, wine bar).
Ore 18,30 – 22,00: Apertura del banco d’assaggio al pubblico di enoappassionati. Nel corso della serata breve conferenza di presentazione.

Hanno aderito al banco d’assaggio:
Accadia – Serra San Quirico (An); Agrinatura – Andria (Bt); Aimasso F.lli – Diano d’Alba (Cn); Antica Cantina Sant’Amico – Morro d’Alba (An); Antica Cascina dei Conti di Roero – Vezza d’Alba (Cn); Benforte – Cupramontana (An); Bonsegna – Nardò (Le); Bottega del Vino Dogliani Docg – Dogliani (Cn); Cà Biasi – Breganze (Vi); Cà del Bric – Montaldo Bormida (Al); Cà Ronesca – Dolegna del Collio (Go); Cantina Ornina – Castel Focognano (Ar); Castello di Grillano – Ovada (Al); Carpante – Usini (Ss); Cascina Gentile – Capriata d’Orba (Al); Cascina Gilli – Castelnuovo Don Bosco (At); Cascina Gnocco – Mornico Losana (Pv); Cascina La Signorina – Ovada (Al); Caves Cooperatives de Donnas – Donnas (Ao); Cincinnato – Cori (Lt); Claudio Cipressi – San Felice del Molise (Cb); Consorzio Ovada docg – Ovada (Al); Marisa Cuomo – Furore (Sa); De Tarczal – Isera (Tn); Dionigi – Bevagna (Pg); Giacobbe Alberto – Paliano (Fr); Gigante Adriano – Corno di Rosazzo (Ud); Graunar – San Floriano del Collio (Go); Hollborn di Giovanni Brignolio – Moncalvo (At); La Bioca – Serralunga d’Alba (Cn); Le Strette – Novello (Cn); Le Strie – Teglio (So); Lunae Bosoni – Ortonovo (Sp); Mancinelli Stefano – Morro d’Alba (An); Marenco – Strevi (Al); Marengoni Silvio, Lino & Flavio – Ponte dell’Olio (Pc); Marini Salvatore – S. Demetrio Corone (Cs); Miotti Firmino – Breganze (Vi); Morra Diego – Verduno (Cn); Moschioni – Cividale del Friuli (Ud); Musso Valter – Barbaresco (Cn); Petruz Maria – Cormons (Go); Piandaccoli – Lastra a Signa (Fi); Pileum – Piglio (Fr); Rivetti & Lauro – Tirano (So); Rivetti Mario – Alba (Cn); Rocca Rondinaria – Rocca Grimalda (Al); Rocco di Carpeneto – Carpeneto (Al); Scubla Roberto – Premariacco (Ud); Stanig – Prepotto (Ud); Tenuta Casteani – Gavorrano (Gr); Tenuta Cavalier Pepe – Sant’Angelo all’Esca (Av); Tenuta di Tavignano – Cingoli (Mc); Tenuta Fulcera – Bertinoro (Fc). Selezione di Ruchè di Castagnole Monferrato, a cura del Consorzio di Tutela.

I vitigni protagonisti:
Aglianico (Campania); Albana (Emilia Romagna); Albarossa (Piemonte); Arneis (Piemonte); Barbera (Piemonte); Bellone (Lazio); Bombino Bianco (Puglia); Bombino Nero (Puglia); Cagnulari (Sardegna); Cannonau (Sardegna); Cesanese (Lazio); Coda di Volpe (Campania); Croatina (Lombardia); Dolcetto (Piemonte);  Favorita (Piemonte); Foja Tonda (Toscana); Freisa (Piemonte); Friulano (Friuli); Gaglioppo (Calabria); Gamba di Pernice (gambarossa) (Piemonte); Grignolino (Piemonte); Groppello (Veneto); Lacrima di Morro (Marche); Malvasia (Emilia Romagna e Friuli); Malvasia di Schierano (Piemonte); Malvasia Nera (Toscana); Magliocco (Calabria); Marzemino (Trentino); Moscato di Canelli (Piemonte); Moscato Giallo (Trentino); Nebbiolo (Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia); Nascetta (Piemonte); Negroamaro (Puglia); Nero Buono di Cori (Lazio); Nero di Troia (Puglia); Ortrugo (Emilia Romagna); Passerina del Frusinate (Lazio); Pecorino (Marche); Pelaverga (Piemonte); Pignolo (Friuli); Pollera Nera (Liguria); Primitivo (Puglia); Pugnitello (Toscana); Refosco dal Peduncolo Rosso (Friuli); Ribolla Gialla (Friuli); Ripoli-Fenile-Ginestra (Campania); Ruchè (Piemonte); Sagrantino (Umbria); Sangiovese (Emilia Romagna e Toscana); Schioppettino (Friuli); Tintilia (Molise); Uva Mornasca (Lombardia); Verdicchio (Marche); Vermentino (Liguria e Toscana); Vespaiolo (Veneto).

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Frappato Doc Vittoria 2014, Judeka

(4 / 5) Mai pensato di abbinare un vino rosso al pesce? Il Frappato Doc Vittoria fa al caso vostro. Per le sue caratteristiche è abbinabile a scampi, tonno, spigola, sushi. Ma non per questo disdegna l’accostamento a carpacci di vitello e formaggi freschi. Un vino eclettico, insomma, il Frappato Doc Vittoria dell’Azienda Vitivinicola Judeka, giovane realtà siciliana che si è affacciata prepotentemente sul panorama della distribuzione organizzata italiana. Etichette colorate e accattivanti, ma anche solidi contenuti: come dimostra il bronzo al Decanter World Wine Award 2014 e la segnalazione sulla guida Berebene 2015 del Gambero Rosso, conquistati dalla bottiglia che finisce oggi sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it. Versato nel calice, il Frappato Doc Vittoria Judeka si veste di un rosso rubino tenue, ma acceso. Al naso giungono dapprima note floreali (rosa e viola) e fruttate di ciliegie, more e fragole, che poi lasciano spazio a sentori speziati di liquirizia dolce e zafferano. In bocca è asciutto, di corpo, caldo a livello d’alcolicità e rotondo. Ottima l’acidità, che rende questo Frappato fresco. Molto piacevole la sensazione salina data da una sapidità capace di aggiungere freschezza alla beva, che richiama nuovamente i frutti rossi. Il tannino è elegante, in un quadro giustamente tannico. Il finale persistente, sapido. Ottimo prodotto per qualità prezzo, il Frappato Doc Vittoria Judeka è in definitiva molto più di una semplice bottiglia acquistabile al supermercato, costituendo per i neofiti una bella occasione di sperimentare un vino rosso col pesce. La vinificazione avviene in maniera tradizionale, con macerazione delle bucce per 6-8 giorni a 20-22°, in vasche d’acciaio inox. Seguono 6 mesi di affinamento in cemento. L’azienda Vitivinicola Judeka nasce nel 2007 a Caltagirone, Catania, dall’idea di un gruppo di giovani imprenditori siciliani, guidati da Valentina Nicodemo, a cui viene riconosciuta “una leadership da vero battistrada”. “L’azienda – si può leggere sul sito Internet aziendale – in origine si caratterizza per la sua struttura leggera. Tale forma viene man mano modificata, all’inizio con l’acquisizione dei primi terreni, subito dopo con l’impianto dei vigneti, ed infine con la realizzazione della cantina”. Un gruppo di giovani che oggi una certezza in più: quella di aver costruito il proprio vissuto “in una terra magica”, con l’auspicio “che si trasformi nella speranza per tutti i giovani siciliani” come loro.

Prezzo pieno: 9,99
Acquistato presso: Il Gigante

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Cambio al vertice dell’Associazione Donne del Vino: Donatella Cinelli Colombini è la nuova presidente

E’ stata accolta con soddisfazione dal Movimento Turismo del Vino Toscana l’elezione di Donatella Cinelli Colombini alla carica di presidente nazionale dell’Associazione Donne del Vino. “Una notizia che le aziende del Movimento accolgono con grande entusiasmo vista la vicinanza di Donatella Cinelli Colombini alla nostra realtà e che sicuramente contribuirà ancora di più alla crescita del turismo enogastronomico che proprio negli ultimi anni ha visto un grande sviluppo anche grazie al ruolo delle donne”. Questo il primo commento del Movimento Turismo
del Vino Toscana. “Dalla fondatrice del Movimento Turismo del Vino e creatrice di eventi come Cantine Aperte – sottolinea Violante Gardini, presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana – ci aspettiamo una forte collaborazione convinti che la sinergia sia alla base di un miglioramento nella promozione e comunicazione del vino italiano e poter avere un filo diretto con l’associazione che raggruppa le tante donne del vino in Italia sarà sicuramente positivo per la crescita della conoscenza del vino anche nel consumatore femminile”. Donatella Cinelli Colombini, titolare della cantina Casato Prime Donne di Montalcino guiderà quindi le Donne del Vino italiane per il prossimo triennio 2016-2019. Nata in una delle maggiori famiglie produttrici di Brunello di Montalcino, Donatella Cinelli Colombini ha guidato fino al 2001 il Movimento Turismo del Vino del quale è stata socia fondatrice e dove ha creato e promosso l’evento Cantine Aperte, che si tiene ogni anno nell’ultima domenica di maggio, e Calici di Stelle, che si svolge nel mese di agosto. Due importanti appuntamenti che riscuotono sempre più successo e che, anno dopo anno, hanno decretato il successo del turismo enogastronomico che oggi riguarda più di cinque milioni di follower.  

Tra i tanti progetti professionali legati al vino, Donatella Cinelli Colombini nel 1998 ha fondato la sua azienda, che ha voluto chiamare Casato Prime Donne, dove ha creato un progetto e un premio legati alla valorizzazione del ruolo femminile nel settore enologico. Dal 2001 al 2011 è stata Assessore al Turismo nel comune di Siena dove ha ideato e supportato il programma Trekking Urbano, una forma di turismo sportivo in città a cui viene annualmente dedicata una giornata nazionale in oltre 50 capoluoghi di provincia italiani. Dal 2013 è Presidente del Consorzio del Vino Orcia e membro del Consiglio di Amministrazione del Consorzio Vino Brunello di Montalcino. Gli oltre 80 soci del Movimento Turismo del Vino Toscana augurano un proficuo lavoro alla neoeletta presidente delle Donne del Vino rendendosi fin da subito disponibili a collaborazioni future tra le due associazioni.

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Furti nei supermercati italiani: vini e liquori in testa alla classifica

Circa l’1,01% del fatturato dei supermercati che operano in Italia si volatilizza in furti. Generando il 70% delle “differenze inventariali” riscontrate dalle catene della Gdo in sede di inventario fiscale. Di questi furti, il 45% sarebbe operato da parte dei clienti e il 23% da dipendenti disonesti. A completare l’amara torta sono errori amministrativi, che si assestano al 19%, e le frodi dei fornitori per un 13%. Sono questi i dati di un rapporto con la quale Coldiretti disegna l’Italia dei lestofanti da supermercato. Un fenomeno che ha a che vedere con la crisi, ma fino a un certo punto. Dagli scaffali sono spariti prodotti per un valore complessivo di 2,95 miliardi in Italia nel 2015, con gli alimentari e le bevande che si classificano come gli obiettivi prescelti. Ad essere presi di mira sono principalmente prodotti di piccole dimensioni e facili da nascondere, sulla base del Barometro Mondiale dei Furti nel Retail. Anche se si evidenzia per l’Italia uno storico calo del 5% dovuto all’effetto congiunto della leggera ripresa economica e del rafforzamento dei sistemi di controllo, la categoria merceologica maggiormente colpita sono vini e liquori, seguiti da formaggi come Grana Padano e Parmigiano Reggiano e la carne fresca o trasformata. Sono peraltro i formati già tagliati e confezionati quelli più “apprezzati”. A seguire gli accessori moda, calzature ed abbigliamento sportivo, i prodotti per il benessere e la salute come lamette da barba, cosmetici e profumi. Non rimane esente l’alta tecnologia, segmento in cui i prodotti più a rischio sono accessori per cellulari, Iphone, smartphone, Ipad e tablet. Infine nel bricolage gli attrezzi elettrici, le batterie ed i cavi sono in cima alla classifica dei prodotti più rubati.

Il furto di prodotti alimentari nei supermercati – evidenzia la Coldiretti – è favorito dal fatto che “la maggior parte dei prodotti esposti non è protetta”. Molto spesso soltanto le bottiglie di vini e spumanti di maggior pregio ad avere una valvola antifurto simile a quella dei capi di abbigliamento nei grandi magazzini, anche se i commercianti stanno sempre più rivolgendo la loro attenzione allo sviluppo di nuove tecnologie per la sicurezza delle merci. In Italia si stima che la spesa complessiva per la prevenzione e la difesa dei furti effettuata dai supermercati sia pari a 2,42 miliardi, un valore molto vicino a quello del danno subito di 2,95 miliardi. L’Italia tuttavia non è tra i Paesi più colpiti dai furti che sono ancora più rilevanti nell’America Latina che ha registrato la percentuale più alta pari a 1,55%, seguita da Nord America (1,27%), Asia Pacifico (1,17%) ed Europa (1,05%) in coda. I Paesi che presentano le percentuali più alte, come evidenzia sempre Coldiretti, sono in particolare il Messico (1,68%), i Paesi Bassi (1,48%) e la Finlandia (1,38%), mentre le nazioni che hanno registrato i tassi più bassi sono Norvegia (0,75%), Svizzera (0,76%) e Francia (0,81%).

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Vini al supermercato

Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva Sinello, Cantina Vini Casalbordino Madonna dei Miracoli

(3,5 / 5) Un’altra sorpresa nel rapporto qualità prezzo dei vini al supermercato. E’ il Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva Sinello 2010, della Cantina Vini Casalbordino Madonna dei Miracoli. Una bottiglia di tutto rispetto, per la fascia prezzo in cui è inserita. Nel calice, questo Montepulciano Riserva prodotto appunto a Casalbordino, in provincia di Chieti, si presenta d’un rosso rubino intenso, con riflessi violacei. Al naso è più che altro fruttato (piccoli frutti rossi, amarena) ma grazie all’ossigenazione guadagna in complessità, con una speziatura che disegna i toni della vaniglia e – più flebilmente – della liquirizia dolce. In bocca le spezie la fanno invece da padrona, rendendo la beva fresca e di buona eleganza. Il Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva Sinello 2010 della Cantina Vini Casalbordino Madonna dei Miracoli, stuzzica piacevolmente la gola per tale accentuata speziatura, sostenuta da un’ottima acidità e sapidità. L’assaggio, dunque, si ammorbidisce per l’elevazione delle note fruttate, che rubano spazio alle spezie. Non male la persistenza: sufficiente, con i suoi 8 secondi che completano un quadro retro olfattivo intenso e mediamente fine. Tutti elementi che ci fanno considerare questo Montepulciano Riserva nella sua fase migliore, per uno stato evolutivo che per la vendemmia 2010 definiremmo maturo nell’anno in corso, il 2016. L’abbinamento perfetto è quello con le carni rosse ben cotte. La “Madonna dei Miracoli”, società agricola cooperativa, è nata a Casalbordino nel 1960 per iniziativa di quarantadue piccoli e medi produttori della zona delle colline “casalesi”, nei dintorni di Chieti, in Abruzzo. Oggi la cantina è ormai affermata, con una produzione che si assesta sui 6 milioni di bottiglie l’anno. La cooperativa non produce solo vini rossi, ma anche vini bianchi, come la Passerina e il Pecorino, già finiti sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it.

Prezzo pieno: 5,99
Acquistato presso: Il Gigante

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Vini al supermercato

Malbec Argentina 2014, Trapiche Vineyards

(4 / 5) Di vini argentini si sente parlare sempre più spesso e la grande distribuzione organizzata non resta a guardare. Ecco comparire sugli scaffali dei supermercati italiani la varietà di uvaggio argentino più nota, che ha subito una vera e propria esplosione in seguito al Vinalies Internationales 2014 di Parigi, dove il Malbec della Famiglia Bianchi di Mendoza si ha conquistato il titolo di “miglior vino rosso del mondo”. Non raggiungiamo ovviamente tali vette con il Malbec Argentina 2014 delle Trapiche Vineyards 1883, in vendita nei supermercati Esselunga. Ma parliamo comunque di una produzione di tutto rispetto, da parte di un’azienda in grado di conquistare per quattro volte il titolo di miglior casa produttrice di vino in Argentina, con i successi del 2004, 2006, 2011 e 2012. Un record assoluto. Con queste premesse, andiamo a passare sotto la lente di ingrandimento il Malbec d’Argentina 2014 delle Trapiche Vineyards. All’esame visivo si presenta nel calice d’un rosso carico, con riflessi violacei. Al naso è molto particolare e accattivante: l’intensa percezione è quella della ciliegia, piacevolmente abbracciata dalla vaniglia. Al palato la sorpresa: ecco note di tartufo bianco, che contribuiscono a recendere la beva avvolgente e pacata, morbida ed elegante. Si evidenziano anche i frutti rossi, che precedono un finale altrettanto unico e particolare, tendente all’affumicato e al cuoio. Un vino non convenzionale, insomma, che costituisce una vera e propria esperienza gustativa. Da abbinare a piatti della tradizione argentina come le emapanadas, ma anche alla classica bistecca di bovino, alle carni arrosto, alle grigliate e ai formaggi a pasta dura. Le Trapiche Vineyards sono un colosso della viticoltura argentina che operano nella zona di Mendoza, ai piedi delle Ande. Esportano vino in più di 80 Paesi nel Mondo. Per l’Italia l’importatore è la Boldrini Import Export Srl di Roma. Il Malbec delle Trapiche Vineyard è ottenuto direttamente dalle vigne situate nella parte alta del fiume Mendoza e nella parte Est della stessa regione.

Acquistato presso: Esselunga
Prezzo pieno: 6,70 euro

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Vini al supermercato

Cabernet Sauvignon Friuli Doc Aquileia 2014, Tenuta Ca’ Vescovo Zonin

(3,5 / 5) E’ prodotto da uno dei colossi italiani della viticoltura, anche se in etichetta non compare direttamente. Il Cabernet Sauvignon Friuli Doc Aquileia della Tenuta Ca’ Vescovo è da annoverare tra i vini in vendita al supermercato prodotti da Zonin 1821, storica casa di viticoltori che opera in base al principio “ad ogni regione la sua tradizione, ad ogni regione il suo vino”, ispirato sin dagli anni Sessanta dall’attuale presidente Gianni Zonin. Il Cabernet Sauvignon in questione è di fatto il riflesso vinicolo della parte occidentale della città di Aquileia, in provincia di Udine, dove la Tenuta Ca’ Vescovo opera dal 1420, dapprima come proprietà dei Patriarchi, per poi passare ai Dogi di Venezia. Fino all’acquisizione da parte di Zonin. Passiamo dunque all’analisi organolettica. Vendemmiato nel 2014, il Cabernet Sauvignon Friuli Doc Aquileia Ca’ Vescovo si presenta nel calice di un rosso rubino carico, con unghia tendente al viola. Scorrevole, intenso. Al naso schietto, fine e sottile, regala note di frutti di bosco con predominanza della bacca rossa, che lasciano spazio a un finale piacevolmente sapido. Vino di corpo, caldo, rotondo, questo Cabernet Sauvignon è giustamente tannico ed equilibrato. Sensazioni retro olfattive intense, qualità mediamente fine, persistenza sufficiente. Un vino da abbinare a piatti non troppo elaborati a base di carne (in arrosto o alla griglia), da annoverare tra i prodotti perfetti per chi cerca qualcosa di più di un semplice vino da tavola, al giusto prezzo. Il Cabernet Sauvignon Friuli Doc Aquileia della Tenuta Ca’ Vescovo è ottenuto in purezza, dal frutto delle vigne situate a Cervignano del Friuli. Le uve vengono vinificate all’interno di tradizionali vasche orizzontali, nelle quali ha luogo una fermentazione sulle bucce della durata di 7-10 giorni. A fermentazione malolattica conclusa, ovvero quando l’acido malico (duro e aspro) si trasforma in acido lattico, il vino affina per 6 mesi in botti di rovere di Slavonia, guadagnando in armonia e complessità.

Acquistato presso: Il Gigante
Prezzo pieno: 6,49

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Vini al supermercato

Negroamaro Salento Igp Notte Rossa 2013, Cantine San Marzano

(4 / 5) “Lu Salentu, lu mare, lu ientu”….e il vino, potremmo aggiungere al testo della canzone degli Après La Classe, dato il fermento attorno ai vini pugliesi – e in particolare salentini – che si è creato negli ultimi anni.

Torniamo ancora una volta in Puglia con il Negroamaro del Salento I.G.P Notte Rossa, vendemmia 2013, prodotto e imbottigliato dalle Cantine San Marzano di San Marzano di San Giuseppe, in provincia di Taranto.

Una scala che si allunga verso la luna e il cielo stellato raffigura l’invitante etichetta frontale. Vediamo se l’assaggio ci condurrà metaforicamente alle stelle o se ci farà capitombolare.

LA DEGUSTAZIONE
Il Negroamaro Salento Igp Notte Rossa, all’esame visivo si presenta di color porpora con riflessi violacei, limpido e con archetti stretti che lacrimano lungo il calice.

Al naso emergono sentori di piccoli frutti di bosco e di ciliegia, con qualche piacevole nota speziata a movimentare il corredo aromatico.

Al sorso ritornano soprattutto le note fruttate. Un vino di buona struttura, caldo e avvolgente, bilanciato da una fresca acidità e con una giusta astringenza. Armonico, equilibrato e gradevole.

Un finale non particolarmene lungo, ma che importa. Nonostante la persistenza il Negroamaro Salento Igp Notte Rossa riesce a trasmettere l’anima di un territorio e di un vino ad un prezzo alla portata di tutte le tasche. A tavola si abbina a primi piatti saporiti, carni in genere e formaggi stagionati.

LA VINIFICAZIONE
Il Negroamaro del Salento Igp Notte Rossa delle Cantine San Marzano viene vendemmiato a metà settembre, in purezza, ovvero con sole uve Negroamaro. La vinificazione prevede una macerazione termo controllata con lieviti selezionati e affinamento in acciaio. Un vino che mantiene le sue caratteristiche per cinque anni: come vino Igp si colloca al di sotto di una Doc e al di sopra di un vino da tavola, un vino longevo, ma di pronta beva che consigliamo per una breve fruibilità.

Le Cantine San Marzano di San Marzano di San Giuseppe sono nate negli anni Sessanta e rappresentano oggi una delle realtà più vaste della zona con 1500 ettari vitati, una produzione complessiva di 8,5 milioni di bottiglie e circa 1200 viticultori associati. I premi e le menzioni per alcune delle loro etichette, sia in Italia che all’estero sono diversi

Acquistato presso: Bennet
Prezzo pieno 4,69

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Cannonau di Sardegna Doc Albada, Vitivinicola Antichi Poderi di Jerzu

(3,5 / 5) I vini andrebbero bevuti direttamente sul territorio e direttamente dal produttore. Tutto molto vero, ma complicato, Ancor più se vivi sul “continente”. E la regione vitivinicola è la Sardegna. Per fortuna grazie alla Gdo possiamo bere vini dalle più svariate provenienze, a diverse fasce prezzo e spesso anche di qualità, comodamente a casa nostra. Il vino sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it questa volta è proprio sardo, il più famoso, altrimenti detto il Barbera della Sardegna: stiamo parlando del Cannonau Doc. In particolare del Cannonau di Sardegna Doc Albada, imbottigliato all’origine dalla Vitivinicola Antichi Poderi di Jerzu, a Jerzu  in Ogliastra. Vendemmia 2014, 13% di alcol. Si tratta di una selezione Auchan, come indicato sul collo della bottiglia. Non è la prima volta che un Cannonau finisce sotto il nostro microscopio, ma questo ha già un primato: il primo prezzo di soli 2,99 euro. Lo apriamo una mezzoretta prima di iniziare a degustarlo, come suggerito sull’etichetta posteriore della bottiglia. Quindi versiamo il vino nel bicchiere.

LA DEGUSTAZIONE
Limpido, trasparente, rosso rubino con riflessi violacei. E’ un vino giovane. Il profumo è intenso, floreale di viola, ma la prevalenza è assolutamente fruttata di mora, lampone ed amarena.

In bocca si presenta asciutto, un tannino ben dosato e di giusta astringenza. Caldo, anche grazie al suo 13% di alcol in volume, rotondo, secco. Un vino fresco e sapido e anche di discreta persistenza. Assolutamente equilibrato.

Certo non stiamo parlando dell’eccellenza del Cannonau, ma di un vino che con un prezzo del genere sorprende positivamente. Si abbina a salumi, carni grigliate e primi piatti saporiti. Il Cannonau di Sardegna Doc Albada della Vitivinicola Antichi Poderi di Jerzu, non è tra i vini di questa cantina giudicati ottimamente sulla Guida dei Vini 2016 de L’Espresso. Ma si fa comunque apprezzare, soprattutto nel rapporto qualità prezzo.

La cantina, nata negli anni Cinquanta per volontà di una quarantina di viticultori, oggi vanta 430 soci. Si tratta di un’azienda moderna, che dispone di circa 600 ettari di vigneti coltivati con diverse tipologie di allevamento, disposti su diverse pendenze di terreno dai 700 metri sul livello del mare fino a valle, verso la costa. Produce una vasta gamma di vini, dai più giovani e fruttati a vini riserva di grande eleganza.

Prezzo pieno: 2,99 euro
Acquistato presso Auchan / Sma / Simply Market

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Lagrein Trentino Dop 2014, V.e.b. Cantina Lidl – Selezione Gambero Rosso

(2,5 / 5) Pensa che l’hai pagato “solo” 3,39. E butta giù un altro sorso. Senza fare troppo lo snob. Il Lagrein Trentino Dop della Cantina Lidl, uno dei vini della catena tedesca di supermercati che possono fregiarsi della Selezione del Gambero Rosso, ha poco da dire al naso e alla bocca di chi ci si accosta.

E’ un prodotto che parla più al portafoglio del cliente. Coccolandoselo. Siamo in perfetta sintonia con le altre degustazioni effettuate da vinialsupermercato.it, pescando tra i vini Lidl selezionati dal noto Gambero di Roma.

Prezzo ultraconveniente per un vino come il trentino Lagrein, che nel resto della Gdo (discount esclusi) viaggia su cifre che rasentano il doppio del prezzo (pieno) praticato dai tedeschi nei propri punti vendita del Belpaese. Chapeau. Oppure no. Dipende dai punti di vista, insomma.

Siete, per esempio, disposti ad accontentarvi davanti a un bicchiere di rosso? Perfetto. Il Lagrein Trentino Dop della Cantina Lidl Selezione Gambero Rosso fa per voi. Siete portatori sani di nasi e palati raffinati? Girate la ruota. Alzate i tacchi. E andate altrove a cercare il Lagrein dei vostri sogni, magari in enoteca.

Che vi accontentiate o meno, è tuttavia oggettivamente imbarazzante constatare che la pomposa etichetta posteriore dell’imbottigliatore V.E.B. di località Colombara 5, Bardolino (altro non si tratta che dell’ ormai nota Enoitalia di Calmasino) differisca nella descrizione del vino rispetto al giudizio degli stessi esperti del Gambero Rosso.

L’etichetta riporta per esempio la percezione olfattiva di “fresche bacche scure”, mentre da Roma (fonte sito Lidl, sezione dedicata alla Cantina) avvertono “frutti rossi e fragoline di bosco”.

Una confusione che chiariamo grazie alla nostra – modesta – degustazione. Al naso, il Lagrein Trentino Dop Cantina Lidl Selezione il Gambero Rosso si presenta… Si presenta? Forse. Lo aspettiamo, una volta versato nel calice, almeno per un minuto prima di avvertire qualcosa.

Pian piano, il vino si apre. Fanno capolino note flebili di frutti rossi (a proposito: aveva ragione il Gambero), e fragoline di bosco. Sul fondo, come il sole che al mattino penetra flebile tra i campi di nebbia della Pianura Padana, spunta una delicata speziatura di liquirizia e foglie di eucalipto.

In bocca è piuttosto ruvido: il legno dell’affinamento in barrique non ha smorzato abbastanza gli spigoli di un calice che si riempie d’un tannino ancora troppo evidente. Il corpo è muscoloso, come quello d’un giovane palestrato che non aspetta altro che l’estate, per mettersi la maglietta corta.

E fa quasi a botte col palato, in un finale crepuscolare tra l’eccessivamente sapido e l’astringentemente acido. Da abbinare alle carni rosse o alla pizza saporita, come quella al salame piccante. Che fate: comprate?

Prezzo pieno: 3,39
Acquistato presso: Lidl

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Monferrato Rosso Doc 2012 Alaba, Tenuta la Marchesa

(2 / 5) Il Piemonte occupa diversi ripiani e metri lineari sugli scaffali della grande distribuzione: le marche sono spesso le stesse, ma questa volta ad incuriosire vinialsuper è stata una novità in assortimento.

Imbottigliato direttamente dal produttore finisce sotto la nostra lente di ingrandimento il Monferrato Rosso Doc Alaba 2012, prodotto dalla Tenuta la Marchesa di Novi Ligure. Siamo in provincia di Alessandria, al centro di un ideale triangolo tra Milano, Genova e Torino.

L’ etichetta frontale non è particolarmente accattivante, ordinaria. Ma l’abito non fa il monaco. Sul retro si legge:  “Imbottigliato senza legno al fine di scoprire i profumi naturali dei vitigni, Barbera, Merlot e Albarossa, favoloso incrocio di Nebbiolo e Barbera riscoperto da poco”. Un preludio invitante.

LA DEGUSTAZIONE
Il Monferrato Rosso Doc Alaba di Tenuta la Marchesa si presenta rosso rubino carico. Inizialmente un po’ chiuso al naso, col passare dei minuti si apre concedendo note di frutti rossi intense.

Al palato però  qualcosa stona al primo sorso. Risulta decisamente troppo tannico, allappante. Un tannino verde quello di questa annata 2012 che potrà ammorbidirsi col tempo. Da riprovare più avanti.

Abbinabile a salumi, arrosti, cacciagione, carni rosse brasate, Il Monferrato Doc viene prodotto nella provincia di Asti e di Alessandria, laddove indicato senza ulteriori specifiche, come ad esempio il Monferrato Chiaretto, Dolcetto o Freisa. Il disciplinare prevede solo che sia prodotto con uve non aromatiche, dello stesso colore, raccomandate e autorizzate nel territorio.

Prezzo: 4,98 euro
Luogo d’acquisto: Bennet

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Vini al supermercato

Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg 1 Lucrezia, Brut Millesimato Aneri

(3,5 / 5)Ottimo rapporto qualità prezzo per il Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg 1 Lucrezia della nota cantina Aneri. Non difficile, soprattutto dopo le feste natalizie appena trascorse, trovarlo in promozione nei supermercati che lo distribuiscono. Si tratta di un Brut Millesimato. Ovvero di uno spumante con un residuo zuccherino inferiore a 12 grammi per litro, dunque “Brut” ovvero “Secco”; prodotto con uve di una singola annata (vendemmia), detta anche “millesimo”: in questo caso, la 2014. All’esame visivo si presenta di una limpidezza brillante, trasparente, di un giallo paglierino intenso. La grana del perlage è mediamente fine e dà vita a un’effervescenza persistente, longeva. All’olfatto, il Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg 1 Lucrezia si rivela intenso, schietto, fine. Spumante complesso, regala al naso sentori di acacia, mela e fiori di campo.  Al palato è equilibrato, con sapidità e acidità ben bilanciate: fresco, secco, rotondo, di giusta alcolicità (11%), in quadro di buon corpo e struttura generale. Un Prosecco intenso, fine e persistente, che si fa apprezzare con piatti a base di pesce e crostacei, ma anche come semplice aperitivo. La vinificazione prevede, per le caratteristiche intrinseche dell’uva – dagli acini piccoli e dorati – la rifermentazione in grandi recipienti. Viene prodotto per Aneri di Legnago (Verona) dalla Ca.Va.-S.a.c. di Valdobbiadene con uve dell’azienda agricola Eden di Susegana, provincia di Treviso. Per la vendemmia 2014 sono stati conferiti 61.886 chilogrammi di uve, ottenendo una produzione di 43.320 litri di Valdobbiadene Docg, ovvero circa 64.400 bottiglie.

Prezzo pieno: 8-9 euro
Acquistato presso: Esselunga – Il Gigante

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50 Sfumature di Passerina Igp, atto secondo. Pronto lo sbarco al Vinitaly 2016?

Nome di fantasia accattivante, anzi ammiccante. Immagine in etichetta inequivocabile. Prodotto valido. Risultati assicurati.

Ha impazzato sui social network, prima di Natale, la pubblicità di 50 Sfumature di Passerina.

Nulla a che vedere con un cinepanettone alla Boldi e De Sica rivisitato in chiave hard. Qui si parla di vino. Della Passerina, of course. Cosa avevate capito?

La Casa Vinicola Silvestroni di Camerata Picena, provincia di Ancona, ha deciso di lanciare sul mercato con un nome… così, la sua ultima produzione.

Chiamiamola pure deriva del marketing 2.0, coniugato al mondo del vino. Fatto sta che lo spot, a sentire quelli di casa Silvestroni, ha funzionato. E funziona.

Ci ha contattato infatti Francesco Patrignani, responsabile vendite dell’azienda in questione. Che oggi concede a vinialsupermercato.it un’intervista. Buona visione. Pardon: buona lettura.

Quando e come è nata l’idea di chiamare “così” la vostra Passerina?
L’idea è nata da Alessandra Silvestroni, titolare dell’azienda. Tutto nasce dal film “50 sfumature di Grigio”, nel periodo in cui moltissimi canali pubblicitari promuovevano l’uscita di questo film che ha avuto un grande successo in tutto il mondo. Da questo film nasce “50 sfumature” di Passerina Igp

Si tratta di una produzione “ad hoc” con questa etichettatura, o la casa vinicola Silvestroni produce solo questa Passerina?
Si tratta di un’esclusiva in cui l’immagine la fa da padrona e cattura il consumatore finale. Produciamo un’altra Passerina, chiamata “Podesteria”, imbottiglia in veste più classica. Ideale per gli amanti delle tradizioni senza alludere ad alcun pensiero malizioso.

Da quando Silvestroni produce Passerina?
Da circa 3 anni. Le uve di Passerina vengono acquistate dai nostri conferitori delle colline marchigiane

Sul sito aziendale non c’è alcuna evidenza di questo prodotto: perché?
Il nostro sito web è in fase di restyling. Aggiorneremo quanto prima.

Quali sono stati i risultati della campagna marketing?
La campagna marketing ha prodotto risultati che neanche noi ci saremmo aspettati. Ci ha fatto conoscere da molti con risultati tradotti in nuovi clienti, nuove collaborazioni e nuovi eventi. La campagna promozionale Facebook si rivolge a tutti coloro che amano il vino, il bianco in particolare, ma anche a tutti coloro che vogliono tenersi aggiornati sulle nostre novità e sui nuovi prodotti.

Oltre a Facebook, dove è stata pubblicizzata la Passerina “50 sfumature”?
Abbiamo collaborato con locali serali facendo degustazioni e tramite i nostri collaboratori. Probabilmente saremo anche al Vinitaly ed infine stiamo ultimando una campagna pubblicitaria in cui preferiamo ancora mantenere riservatezza.

Quante bottiglie ne sono state prodotte?
Ad oggi sono state prodotte circa 10 mila bottiglie. I dati sono in continua crescita. Il giro d’affari sta continuamente aumentando. Per scaramanzia e per non essere matematici, non parliamo di euro!

Dove va il mondo del vino italiano? Quali sfide per il futuro?
Il mondo del vino italiano è sempre più apprezzato. Il Made in Italy è ancora sinonimo di qualità e garanzia, basti pensare che abbiamo iniziato ad esportare i nostri vini anche in Australia. Più che di sfide preferirei parlare di continuità del nostro percorso nazionale ed internazionale.

Produzione di vino nelle Marche: cosa c’è da migliorare e quali sono i punti di forza?
Stiamo costantemente migliorando il livello qualitativo, ascoltando anche i nostri clienti, mentre il nostro punto di forza è che siamo artigiani del vino e non industria.

Qual è il ruolo dei vini delle Marche nel panorama nazionale, europeo e internazionale?
I vini marchigiani si sanno differenziare per la tipicità del territorio, mentre a livello europeo ed internazionale siamo sempre più apprezzati. Le Cantine Silvestroni hanno sede nella Valle dell’Esino, nel cuore delle Marche.


La storia delle cantine Silvestroni ebbe inizio nel 1960, mese di luglio. All’epoca l’azienda, che portava il nome dei fratelli Aquili, era conosciuta e rinomata per la qualità dei suoi vini, per il servizio di consegna e per la sua modernità.

Fu lì che Sandro Silvestroni, giovane imprenditore, si appassionò al vino, ricevendo così dai fratelli Aquili la proposta di rilevare l’attività. Una solida realtà fondata da un giovane coraggioso. Che ancora oggi fa della “gioventù” un suo punto di forza.

E’ giovanissimo, nonostante il suo ruolo di grande responsabilità in azienda, anche Francesco Patrignani. “Finito il militare e rientrato in casa – racconta – ho iniziato a collaborare con la casa vinicola Silvestroni, attività di famiglia. Avevo circa 19 anni e mi occupavo della gestione del magazzino aiutando anche nelle consegne del vino fra ristoranti, bar ed enoteche. Non ero soddisfatto affatto! Non mi sentivo appagato! Di notte il cervello lavorava, pensavo a come potevo riuscire a realizzarmi”.Munito di valigetta nera, brochure, carta e penna, Francesco entra in macchina e inizia quella che chiama la sua “avventura da solo”.

“I risultati – spiega – furono inaspettati perché fin da subito ho iniziato a portare in casa nuovi clienti. Mi ricordo i primi circoli frequentati da grandi bevitori, in cui entravo anche un po’ impacciato e mi presentavo come addetto alle vendite per la cantina, facevo vedere i vini che avevamo e con una promozione allettante e con fare simpatico da giovanotto attiravo l’attenzione di molti. Quanti ‘no’ ho ricevuto e quanti ne riceverò… Ma spesso proprio con un ‘no’ che nasce un bel rapporto lavorativo”.

“Raccontata così potrebbe sembrare una passeggiata – continua Francesco – ma la fatica era notevole! Nel giro di mesi e mesi ormai mi stavo facendo conoscere e i risultati erano in continua crescita. Passione, continuità e assistenza al cliente mi portano ad avere un bel portafoglio clienti che ad oggi risulta soddisfacente e constante”.Francesco ha 24 anni, per la precisione.

“Ho collaboratori con cui ho un ottimo rapporto di stima e fiducia reciproca – dichiara ancora – e tutto ciò ogni giorno mi dà soddisfazioni uniche. Mi rapporto con direttori di alberghi, titolari di ristoranti, bar e locali serali. Persone con cui la differenza d’età è notevole ma nonostante tutto siamo sempre in sintonia”.

“Riesco spesso ad entrare nella mente del cliente e percepire quello che lui vorrebbe da me, si crea questa empatia iniziale che mi permette nel corso del tempo di collaborare con risultati soddisfacenti. Determinazione e precisione – conclude il giovane manager – sono due fattori che con il tempo ci premiano, ed io vado avanti con questa filosofia nel lavoro, ma anche di vita”.

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Vini al supermercato

Soraie Veneto Igt, Pasqua Vigneti e Cantine Spa

(2,5 / 5) Le “Soraie” sono i vigneti posti a un’altitudine più elevata rispetto al resto della superficie vitata. L’esposizione al sole e al vento è migliore. E offre le condizioni ottimali per il successivo appassimento delle uve. Eppure, Soraie Veneto Igt di Pasqua Vigneti e Cantine Spa non offre le emozioni che ci si potrebbe aspettare da un vino ottenuto mediante tale tecnica. Nulla a che vedere, insomma, con le fragranze che rendono grande l’Amarone, altro vino prodotto nella medesima regione e ottenuto lasciando appassire gli acini. Vino fin troppo costoso per quel che è capace di offrire una volta versato nel calice, Soraie è un blend costituito per il 40% da uve Merlot, cui viene addizionato un 30% di Corvina e un 30% di Cabernet Sauvignon. L’effetto è una predominanza delle note asciutte, a differenza di una presentazione in etichetta, da parte del produttore, che vorrebbe Soraie “vino di grande struttura con intensi profumi”. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it l’annata 2010. Che nel calice si presenta d’un rosso rubino cupo, profondo, con unghia violacea. Al naso richiama in maniera “grassa” i frutti rossi, su tutti il ribes, ma anche il lampone e la prugna. Riecheggia il legno, che si colora quasi impercettibilmente di spezie come la liquirizia. In bocca entra fruttato, ma diventa presto (e soprattutto finisce) troppo sapido. L’acidità, insomma, si dimentica di compensare la salinità. Ne risente così anche la persistenza, inferiore ai 6 secondi. Vino ai conti troppo poco fine ed equilibrato per essere posizionato nella fascia prezzo dei 10 euro. Da abbinare a piatti di carne non troppo elaborati. Soraie Veneto Igt 2010 di Pasqua Vigneti e Cantine è ottenuto dalle vigne di proprietà della casa vinicola di via Belvedere, Verona, a San Felice, zona est della Valpolicella che prende il nome di Valpantena. I terreni sono di tipo calcareo, argilloso e ciottoloso. La tecnica di vinificazione prevede che le uve vengano selezionate e raccolte a mano, lasciandole appassire per tre mesi disposte in cassette di legno all’interno del cosiddetto “fruttaio”. Qui, grazie al controllo dell’umidità e al ricircolo dell’aria, gli acini perdono circa il trenta per cento del contenuto d’acqua e raggiungono un’alta concentrazione di zuccheri. L’inizio della lavorazione degli acini di Merlot, Corvina e Cabernet Sauvignon avviene separatamente e con tempistiche differenti, maturando le tre uve in periodi diversi. Gli acini vengono posti in vasche di acciaio a temperatura controllata, che si aggira tra i 25 e i 28 gradi, per venti giorni. Segue in acciaio la fermentazione malolattica. L’affinamento viene condotto in tonneaux di rovere per 6 mesi ed in bottiglia per 1 anno. Segnaliamo che Soraie è solitamente reperibile al supermercato con uno sconto che raggiunge anche il 50%. Avvicinandosi così a una fascia prezzo più consona alle emozioni che è in grado di regalare nel calice.

Prezzo pieno: 9,99 euro
Acquistato presso: Il Gigante

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Ghemme Docg 2005, Tor del Pian

(5 / 5) Lo scaffale è quello del Piemonte, regione a cui il patrimonio enoico nazionale deve il Barolo, il re dei vini.

Piemonte, regione dei primati vinicoli che vanta ben sedici Docg tra cui quella cui appartiene il vino sotto la nostra lente di ingrandimento: Ghemme Docg prodotto nell’omonimo Comune e nel territorio limitrofo di Romagnano Sesia, in provincia di Novara. Da uve Nebbiolo, chiamate “Spanna” in questa zona e Bonarda novarese, detta localmente Vespolina per la sua capacità di attirare le vespe con la sua dolcezza.

Prodotto su pochi ettari e in quantità limitate dall’azienda Tor del Pian Srl, costola di una nota azienda nata negli anni Cinquanta che per i suoi prodotti Ghemme e Gattinara top di gamma ha ricevuto per ben sette anni consecutivi i prestigiosi Tre Bicchieri del Gambero Rosso si è confermato un gran calice.

LA DEGUSTAZIONE
Di colore rosso rubino con riflessi granati, al naso il Ghemme Docg della cantina Tor del Pian ha un profumo intenso di viola e frutti rossi, ma anche spezie come il pepe nero e liquirizia. Morbido e avvolgente è un vino molto caldo con una gradazione di 13,5%, ma estremamente elegante e armonico. Un “Signor vino” che non ha nulla da invidiare ad altri vini del Piemonte più noti.

Il Ghemme Docg Tor del Pian si abbina a carni rosse, brasati, selvaggina, ma anche a formaggi stagionati.

Una curiosità: Francesco Sforza lo degustò il 15 agosto del 1531 per festeggiare l’assunzione della cattedra novarese del vescovo Arcimboldi. Una perla tutta italiana che possiamo trovare al supermercato a un prezzo abbordabile, anche se non scontato.

Prezzo: 11,90 euro
Acquistato presso: Bennet

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Colli di Luni Rosso Doc Terre di Luna, Lunae Bosoni Srl

(4 / 5) Torniamo in Liguria, questa volta a Levante, nel cuore della Lunigiana, per un vino rosso di qualità prodotto in regione determinata. Siamo nei Colli di Luni, zona che la Liguria divide in parte con la provincia Toscana di Massa Carrara. Questo è il più esteso paesaggio vitivinicolo della Liguria nel quale non si produce solo il rinomato Vermentino, che pur raggiunge qui la sua massima espressione, ma anche qualche vino rosso tra cui il Colli di Luni Rosso Doc, Terre di Luna. La cantina di produzione è la
Lunae Bosoni Srl di Ortonovo, provincia di La Spezia, che prende proprio il nome dall’antica città di Luni. Si tratta di una azienda familiare dal passato agricolo che dal 1966 si è concentrata sulla viticoltura e la cui produzione spazia da vini cru a passiti e distillati. Colli di Luni Rosso Doc Terre di Luna viene prodotto con uve Sangiovese, Ciliegiolo e Canaiolo. Queste ultime due, utilizzate frequentemente per assemblaggi, regalano morbidezza e alcolicità al Sangiovese. La vendemmia che abbiamo provato è la 2013. Di colore rosso rubino, al naso si presenta delicato con sentori di frutta rossa e note speziate che ricordano il pepe nero. Un vino secco, piacevolmente caldo che nonostante i suoi 13% di alcol in volume si presenta altrettanto piacevolmente tannico. Si abbina a carni rosse o a piatti al forno, ma anche a salumi e formaggi di media stagionatura. Un vino da noi assaggiato quasi con dei preconcetti, associando mentalmente l’eccellenza produttiva ligure solo ai vini bianchi, ma che ha sorpreso. Ma lo consigliamo anche per un altro motivo. La Liguria, per le sue caratteristiche orografiche, non riesce a raggiungere un’importante massa critica sul panorama italiano. La sua produzione sul volume nazionale si attesta infatti intorno allo 0,4% e lo spazio che viene riservato ai vini liguri sugli scaffali dei supermercati è veramente limitato. Colli di Luni Rosso Doc Terre di Luna, offerto agli ospiti, risulterà anche originale. La foto davanti al camino è puramente evocativa, naturalmente va servito intorno ai 16/18°.

Prezzo pieno: 6,90 euro
Acquistato presso: Carrefour

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Aglianico del Vulture Doc 2013 I due cavalieri di Terra Lucis, Cantine del Notaio (CdN)

(3,5 / 5) E’ il prodotto “base” di una delle migliori cantine italiane, certamente tra le più rinomate del Sud Italia. Parliamo dell’Aglianico del Vulture Doc I due cavalieri di Terra Lucis, delle Cantine del Notaio (CdN). Un vino che strizza l’occhio alla personalità del resto della produzione della casa vinicola fondata nel 1998 dall’agronomo Gerardo Giuratrabocchetti, ormai nota nel mondo per vini a base Aglianico come “L’Atto”, “Il Sigillo”, “La firma” e “Il Repertorio”. Non aspettiamoci le stesse emozioni da I due cavalieri, vino col quale Cantine del Notaio ha deciso di farsi conoscere nel mondo della grande distribuzione organizzata. Si tratta comunque di una bottiglia di tutto rispetto, capace di regalare più di un’idea su quelle che sono le enormi potenzialità di un vitigno, l’Aglianico, considerato il “Barolo del Sud” Italia. In particolare, sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it finisce oggi la vendemmia 2013. Nel calice, I due cavalieri di Terra Lucis si presenta d’un rosso rubino impenetrabile con unghia violacea, limpido, carico e di densa consistenza. Al naso colpisce per quanto risulti letteralmente caldo: l’intensità delle note di confettura di frutti a bacca rossa, assieme ai sentori speziati che richiamano zafferano e cuoio, risulta molto spiccata. Tanto da conferire una percezione “tattile” del profumo. Al palato, l’Aglianico del Vulture Doc I due cavalieri di Terra Lucis si conferma vino di corpo, caldo rotondo, secco. L’acidità è ben vestita, fresca. E si sposa alla perfezione con una sapidità che aggiunge freschezza alla beva. Il tannino è elegante, pronto, contribuendo così a un quadro di complessivo equilibrio. Il finale è intenso e conduce verso percezioni di caffè e cioccolato amaro, in un fin di bocca che avremmo sperato risultasse ancora più persistente. Bottiglia validissima, insomma, soprattutto nel rapporto qualità prezzo. Abbinabile a piatti importanti a base di carne, come la selvaggina, l’Aglianico del Vulture Doc I due cavalieri di Terra Lucis è ottenuto mediante utilizzo in purezza dell’omonimo uvaggio, allevato nei vigneti della casa vinicola di Rionero, nel pieno della Lucania. La vendemmia avviene verso la seconda o terza settimana del mese di ottobre, con vinificazione in acciaio. La macerazione dura circa 7 giorni, in base all’annata. Alla fermentazione alcolica e malolattica viene fatto seguire un passaggio in legni di barrique e tonneaux di rovere francese non nuovi, per un periodo di circa dodici mesi.

Prezzo pieno: 8,99 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Grillo Terre Siciliane Igp biologico 2014, cantina Calatrasi e Miccichè

(5 / 5) Dai recenti turbini giudiziari, agli scaffali del supermercato. Sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it finisce oggi Grillo Terre Siciliane Igp della Cantina Calatrasi e Miccichè.

I cui titolari, Maurizio e Giuseppe Miccichè, sono stati indagati dalla magistratura siciliana per truffa e riciclaggio, per aver presumibilmente distratto parte dei fondi ottenuti della Comunità Europea, pari a 1,5 milioni di euro, destinati alla ristrutturazione di una cantina acquisita nel 2007 in provincia di Brindisi, in Puglia.

Nulla a che vedere con la qualità dei vini distribuiti e tuttora commercializzati nei canali della grande distribuzione dalla holding Mediterranean Domaines and Estates di Contrada Piano Piraino a San Cipiello (Palermo), più che rilanciata dopo lo scandalo giudiziario che ha portato al fallimento della cantina Calatrasi e Miccichè di San Giuseppe Jato, nel luglio 2015.

Di fatto, il Grillo Terre Siciliane Igp, vino biologico, è un ottimo prodotto, tra i migliori presenti nei supermercati di tutta Italia nel rapporto qualità prezzo.

LA DEGUSTAZIONE
Vinificato in purezza, si presenta nel calice di un giallo paglierino, con riflessi dorati. Al naso è intenso, schietto e fine. Di una complessità fatta da note floreali, agrumate e lievemente speziate. Ricorda l’arancia, il limone, l’albicocca e richiama aromi tropicali di melone.

Al palato è ben strutturato, caldo: l’elevata percentuale di alcol in volume (14,5) si percepisce senza fastidio, contribuendo anzi a rendere eleganti le note che strizzano l’occhio alla terra di Sicilia, in primis arance e limoni. Rotondo, secco, tendente al fresco vivo, di buona sapidità. Grillo Terre Siciliane Igp di Calatrasi e Miccichè è vino equilibrato, che oseremmo definire armonico.

Ottime, di fatto, anche le sensazioni retro olfattive: intenso, fine, persistente. Pronta alla beva l’annata 2014, che mostra ottimi margini di miglioramento nel medio periodo. Perfetto l’abbinamento con i piatti a base di pesce della tradizione mediterranea, con i molluschi, il pollo, gli asparagi.

La raccolta delle uve, in vigneti “rigidamente coltivati secondo i principi dell’agricoltura biologica”, a un’altezza che varia dai 500 ai 700 metri sul livello del mare, avviene in maniera manuale. La pressatura è soffice e la prima fermentazione avviene in vasche di acciaio a temperatura controllata, che si aggira attorno ai 12 gradi.

Dopo circa quaranta giorni, il mosto viene lasciato sulle bucce per circa un mese, guadagnando in aromaticità e struttura. Seguono quattro mesi di maturazione in acciaio e altri due in bottiglia, prima della commercializzazione.

Prezzo pieno: 8,90 euro
Acquistato presso: Ipercoop

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Langhe Doc Bianco Divin Natura 2014, Azienda agricola Teo Costa – selezione Giobbe

(5 / 5)Tre anni di sperimentazioni. E poi eccolo qui il Langhe Doc Bianco Divin Natura dell’azienda agricola Teo Costa, selezione Giobbe: il primo vino ottenuto senza aggiunta di anidride solforosa, dunque senza solfiti aggiunti. Si tratta di un blend composto per l’80% da Sauvignon blanc, cui viene aggiunto un 20% di Roero Arneis. Il risultato è un vino beverino, fresco, ma tutt’altro che banale. Grande carica all’olfatto. E piena soddisfazione per il palato. Sono lontani, insomma, i tempi in cui i vini biologici, compresi quelli presenti sugli scaffali dei supermercati italiani, potevano essere considerati meno soddisfacenti di quelli “tradizionali”. Nel calice, Langhe Doc Bianco Divin Natura di Teo Costa si veste d’un giallo paglierino scarico, con riflessi verdognoli. Al naso arriva complesso, carico di aromi intensi e variegati. Si passa dalla salvia alla noce moscata, poi all’albicocca sciroppata, alla mela e allo zenzero, con richiami floreali di geranio e gelsomino. In bocca entra con carattere, per una lieve predominanza di note che paiono speziate e che ricordano nuovamente il ginger. Per poi scivolare armonioso, verso un finale sufficientemente persistente, che fa pensare alle erbe aromatiche: ecco di nuovo la salvia e il rinfrescante rosmarino. Vino di buon corpo, quasi da mordere più che da assaporare. Rotondo, secco, con acidità e sapidità perfettamente bilanciate, ben equilibrato.

Decisamente pronto con l’annata 2014, che registra una percentuale alcolica di 12,5. Il Langhe Doc Bianco Divin Natura Teo Costa è vino a tutto pasto, accostabile anche col pesce o con le carni bianche, o utilizzabile anche solo come aperitivo. I vigneti in cui viene prodotto sono situati nel Comune di Castellinaldo d’Alba, località Gallarini, in provincia di Cuneo, dove opera l’azienda agricola piemontese. Il terreno è di tipo sabbioso, con marne bianche, vene di argilla es esposizione a Sud-Ovest. La raccolta delle uve avviene a freddo, riponendo gli acini migliori a contatto col ghiaccio secco. La vinificazione è il vero segreto di questo Langhe Bianco, basata sul metodo brevettato Teo Costa: criomacerazione contemporanea di Sauvignon e Arneis in ambiente privo di ossigeno, sfruttando l’anidride carbonica prodotta naturalmente durante la fermentazione. Prima della commercializzazione, sono previsti tre mesi di ulteriore affinamento in bottiglia.

Prezzo pieno: 8,10 euro
Acquistato presso: Esselunga / Carrefour

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Spumante italiano, capodanno 2016 da record. Il metodo Charmat è quello vincente

Per le feste correnti in Italia si stima che salteranno circa 52 milioni di tappi di spumante Made in Italy con consumi in ripresa del 4% per cento. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare che è record storico per lo spumante italiano con 242 milioni di bottiglie stappate tra Italia ed estero per le feste di fine anno. Se all’estero salgono a 190 milioni le bottiglie di spumante italiano stappate, con un balzo del 13 per cento nelle bottiglie esportate, in Italia si è di fronte ad una storica inversione di tendenza dopo sette anni di progressive riduzioni. L’ottantasei per cento degli italiani non rinuncia allo spumante, mentre appena il 14 per cento sceglie lo Champagne. A prevalere tra le bollicine italiane sono quelle ottenute con il metodo Charmat che rappresentano circa il 95 per cento della produzione. Il resto con il metodo classico (Champenoise), che prevede la fermentazione in bottiglia con l’introduzione del liqueur de tirage e comporta una lavorazione che può durare fino a tre anni, con un prezzo finale più elevato.

IL PROSECCO
Nella classifica delle bollicine italiane piu’ consumate nel mondo ci sono il Prosecco, l’Asti, il Trento Doc e il Franciacorta che ormai sfidano alla pari il prestigioso Champagne francese. Se lo spumante è il prodotto irrinunciabile del cenone di capodanno quest’anno molto gettonati sono tornati ad essere il cotechino o lo zampone che vengono gustati a tavola da piu’ di due italiani su tre (67 per cento) spesso in accoppiata con le lenticchie (80 per cento). Sul 59 per cento delle tavole ci sarà l’uva, ma il segno di una maggiore attenzione all’economia nazionale e alla sobrietà dei comportamenti viene anche dal fatto che le ostriche rimangono un must per appena il 13 per cento degli italiani, anche se il 58 per cento non rinuncia al salmone, secondo l’indagine Coldiretti/Ixe’. Sulle tavole del Capodanno – conclude la Coldiretti – si prevede che saranno serviti piatti per un totale di 95 euro a famiglia, il 25 per cento in piu’ dello scorso anno anche perché gli italiani quest’anno sembrano preferire una buona cena piuttosto che uscire nelle piazze, al cinema, a teatro, nei concerti o nelle discoteche, dopo i recenti fatti di cronaca.

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Pigato Riviera Ligure di Ponente Doc, Azienda Agraria Anfossi

(5 / 5)Pigato, dal latino “picatum”, ovvero “macchiato”, “maculato”: il vitigno ligure per eccellenza anche se d’adozione – dato che storicamente la sua origine è greca – deve il suo nome alla presenza di alcune piccole chiazze sulla buccia, più scure rispetto all’acino, di colore bianco. Ma non presenta “macchie” il Pigato Riviera Ligure di Ponente Doc dell’Azienda Agraria Anfossi, viticoltori dal 1919, se per “macchie” s’intendono difetti. Si tratta piuttosto dell’ennesima ottima bottiglia per rapporto qualità prezzo che i consumatori possono reperire sugli scaffali dei supermercati italiani. Nel calice si presenta di un giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso è armonico, con sentori fruttati di pesca e melone, agrumi (cedro), miele, rosmarino, salvia e mentuccia. In bocca, il Pigato Anfossi è secco, di buona sapidità, ben bilanciata con le note di pesca e agrumi che ricordano il bergamotto. Vino di corpo, regala un finale persistente e lievemente tendente all’amaro, di un’eleganza ammandorlata. La vendemmia sotto la lente di ingrandimento di vinialsupermercato.it è la 2014 (13%). Perfetto l’abbinamento con i piatti a base di pesce, dalle prime alle seconde portate. L’Azienda Agraria Anfossi nasce a Bastia di Albenga (provincia di Savona) nel 1919 per intuito del fondatore Antonio Anfossi, industriale dello zucchero. Oggi la produzione della Doc Riviera Ligure di Ponente si assesta sulle 80 mila bottiglie annue. Le vigne, che si estendono su una superficie di 5 ettari, vengono sfoltite durante il periodo estivo e potate durante l’inverno, per mantenere controllata la resa per ettaro e garantire più qualità che quantità.

Prezzo pieno: 8,19 euro
Acquistato presso: Esselunga

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Approfondimenti

In vino marketing. La “pubblicità” delle cantine 2.0 e il caso Passerina 50 sfumature

Alle vongole, of course. Il tuo rosso di Toscana, lo abbinerei agli spaghetti con le vongole. O all’orata al forno. Il bello del marketing 2.0 proposto da certe cantine d’Italia, è la sua vena sprezzantemente democratica. La pubblicità mostra in primo piano un calice di vino rosso e una bottiglia del vino di turno. La domanda, posta per creare evidentemente un elevato (in termini numerici, s’intende) dibattitto tra i potenziali acquirenti, è la seguente: “Sentore di viola mammola e frutti rossi assieme a profumi di liquirizia e note speziate. A quale piatto abbineresti un calice di Nipozzano Riserva?”.

Sotto il prossimo: una valanga di idee, di piatti, di portate. Di chef. Ma soprattutto di “like”. Del resto la campagna pubblicitaria di Frescobaldi è destinata al pubblico di Facebook.

E a rispondere all’annuncio a pagamento c’è un pubblico tanto variegato quanto curioso. Missione compiuta? Forse. Il problema è che nell’Italia delle cantine 2.0 si fa marketing sui social network per poi rischiare di deludere all’acquisto. A noi di vinialsupermercato.it è successo di bere in sequenza una bottiglia di Villa Antinori Rosso Toscana Igt 2013 capace di surclassare, letteralmente, il Brunello di Montalcino Frescobaldi 2010.

Questione di gusto? Fatto sta che tra le due bottiglie scorrono più di dieci euro di differenza, al supermercato: meno di 12 euro la prima, acquistata da Esselunga; e più di 24 euro la seconda, acquistata in un punto vendita della catena di supermercati Il Gigante. Forse avremmo fatto bene a ordinare (online?) un Nipozzano Riserva. Ovviamente dopo aver detto la nostra, su Facebook, in merito all’abbinamento.

Eppure, c’è chi si spinge ben oltre. Cavalcando, è proprio il caso di usare questo verbo, l’antico e mai defunto paradigma vincente che lega marketing e sesso. Avete capito bene. Guardate un po’ (foto a sinistra) la pubblicità di questa Passerina.

Gli artefici della trovata sono i responsabili marketing della Casa Vinicola Silvestroni, azienda che opera dagli anni Sessanta nella Valle dell’Esino, nel cuore della regione Marche. Ovvero, nel territorio vocato alla produzione di questo bianco accattivante: la Passerina. Nome che deriverebbe dalla forma dell’acino, che pare alato; nonché al fatto che gli uccellini ne vadano ghiotti.

E l’occasione non se la sono fatta scappare neppure quelli delle Cantine Silvestroni, che alla ricerca di un nome di fantasia per il loro prodotto (linea Travanesca) non hanno trovato di meglio che “Cinquanta sfumature”.

Chissà cosa direbbe Mr Grey se solo scoprisse che per Natale 2015, le Cantine Silvestroni propongono una confezione regalo composta da una bottiglia di Cinquanta Sfumature di Passerina abbinata a una mousse di baccalà con cialda al nero di seppia e dattero salato. Chapeau.

E allora converrebbe un po’ a tutti farsi un esame di coscienza sul mondo del vino 2.0. Un esame che dovrebbe portare tutti gli amanti (veri) del buon vino a documentarsi, approfondire, leggere e conoscere meglio un mondo che necessita di maggiore consapevolezza. Perché, in fondo, il bello è capire cosa vuol dirci il vino una volta versato nel bicchiere. Certamente più di quanto vuol dirci chi prova, prima ancora, a vendercelo.

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