Il prossimo salone Wine Paris & Vinexpo Paris 2023, in programma dal 13 al 15 febbraio a Paris Expo Porte de Versailles, dedicherà un intero padiglione al settore dei superalcolici delle bevande artigianali con un programma che promette di essere più vivace che mai. Be Spirits avrà un padiglione tutto suo per dare spazio agli alcolici di ogni provenienza, dalle distillerie artigianali ai marchi di famiglia, e fare luce sulle tendenze del settore per i professionisti.
Il nuovo format è accompagnato da un cambio di ritmo che nasce dalla volontà di soddisfare le esigenze della comunità attraverso orari di apertura specifici, dalle 10.00 alle 20.00. Una nuova area, denominata Padiglione dell’Artigianato, sarà riservata alle nuove generazioni, con giovani produttori di alcolici, Ready to drink (RTD), bevande analcoliche, sidri e birre, che potranno così promuovere i loro prodotti in un contesto internazionale d’eccezione.
BE SPIRITS, UN EVENTO NELL’EVENTO A WINE PARIS 2023
Nel 2023 gli alcolici, le bevande artigianali e quelle senza alcol stanno diventando ancora più importanti, con il 20% di spazio in più rispetto all’evento del 2022 e il 44% di nuovi espositori. Oltre ai numerosi espositori francesi, la partecipazione internazionale a Wine Paris 2023 sarà molto forte con il ritorno di Belgio, Canada, Stati Uniti, Islanda, Italia, Giappone, Romania, Regno Unito e Svizzera. A questi si affiancheranno Uzbekistan, Repubblica Ceca e Vietnam, nuovi arrivati nel 2023.
Saranno rappresentate 27 categorie di alcolici: Bevande a base di anice, Armagnac, Cachaça, Calvados, Cognac, Liquori alla crema, Brandy, Gin, Mezcal, RTD, Rum, Infusi di Rum, Sake, Analcolici, Tequila, Tonico, Vermouth, Vodka e Whisky. Nuove bevande alcoliche entreranno nell’assortimento di Be Spirits, in occasione di Wine Paris 2023: assenzio, liquori, bitter, Pisco (la bevanda nazionale del Perù), tè duro e Shochu (lo spirito giapponese), oltre a sidri e birre.
Al debutto nel padiglione Be Spirits ci sono anche le bevande analcoliche, che saranno disponibili in una gamma di stili che va dai semi-spumanti, ai liquori e alle birre, fino ai mixer e alle toniche, ampliando la scelta dell’offerta in risposta alla domanda del mercato.
Winemag.it, wine magazine italiano incentrato su wine news e recensioni, è una testata registrata in Tribunale, con base a Milano. Un quotidiano online sempre aggiornato sulle news e sulle ultime tendenze italiane ed internazionali. La direzione del wine magazine è affidata a Davide Bortone, giornalista, wine critic, giudice di numerosi concorsi internazionali e vincitore di un premio giornalistico nazionale. Winemag edita inoltre con cadenza annuale la Guida Top 100 Migliori vini italiani. Winemag.it è un progetto editoriale indipendente e di elevata reputazione in Italia e in Europa. Puoi sostenerci con una donazione.
L’antica arte di trasformare la “povera” vinaccia in prezioso distillato. Torna La notte degli alambicchi accesi, speciale spettacolo teatrale itinerante organizzato dall’Associazione culturale “Santa Massenza piccola Nizza de Trent“.
Un evento, quest’anno in programma da giovedì 8 a domenica 11 dicembre, diventato ormai una tradizione in Trentino. Ogni anno accorrono centinaia di visitatori da tutta Italia nel piccolo borgo di Santa Massenza di Vallelaghi, “capitale della grappa artigianale”, grazie alla maggiore concentrazione in Italia di distillerie artigianali a conduzione familiare.
Ed è proprio in queste distillerie, prezioso patrimonio storico-culturale del borgo, che vanno in scena i diversi episodi dello spettacolo itinerante degli attori della compagnia teatrale Koinè, guidati dalla divertente voce narrante di Patrizio Roversi.
LA NOTTE DEGLI ALAMBICCHI ACCESI 2022
Sette le performance previste nell’arco di quattro giorni (2 al giorno l’8, il 9 e il 10 mentre una l’11 dicembre). Gli spettatori saranno divisi in 5 gruppi, dotati di radiocuffie e condotti all’interno delle cinque distillerie del paese: Distilleria Casimiro, Distilleria Francesco, Distilleria Giovanni Poli, Distilleria Giulio & Mauro e Maxentia.
Ad ogni tappa anche una piccola degustazione, con assaggi delle varie versioni del distillato. Tra queste la grappa di Nosiola, vitigno rappresentativo della Valle dei Laghi e unica varietà a bacca bianca autoctona della provincia.
Non mancherà la grappa di Vino Santo, vera chicca ottenuta dalle vinacce degli acini di Nosiola lasciati appassire fino a primavera. In abbinamento, dolci e specialità del territorio. Info e prenotazioni: turbineealambicchi@libero.it.
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Il 67% dei barman italiani si dichiara ottimista per lo sviluppo del settore e prevede in media una stabilità lavorativa di 9 anni. Il 49% mantiene gli stessi livelli di soddisfazione lavorativa e ben l’11% è ora più che soddisfatto. Anche la stabilità dell’attuale ruolo dei barman è positiva, con il 64% che si dichiara d’accordo o fortemente d’accordo e il 67% di loro che guarda con ottimismo al 2023.
E ancora: il 58% degli intervistati prevede di rimanere per oltre 10 anni. Il 65% dei barman prevede di modificare il mix di offerta ai clienti nei prossimi 12 mesi. È quanto emerge dalla nuova ricerca CGA by NielsenIQ sui barman italiani evidenzia il forte potenziale per una carriera di lunga durata ed esplora le opportunità per i fornitori di reclutare brand ambassador o sostenitori fidelizzati.
I risultati dello studio su “Barman Italiani” del 2022 prodotto da CGA by NielsenIQ in collaborazione con AIBES (Associazione Italiana Barmen e Sostenitori) dimostrano che i barman stanno iniziando finalmente a guardare oltre la lunga pausa provocata dal COVID-19 e si stanno orientando su carriere a lungo termine nel settore dell’ospitalità.
Lo studio sui Barman italiani del 2022 ha coinvolto 45 bartender e manager che hanno lavorato nella consumazione in loco italiana durante il periodo che va dal 18/04/2022 al 18/06/2022.
BARMAN ITALIANI: I LIVELLI DI SODDISFAZIONE
I livelli di soddisfazione sul lavoro dei barman stanno finalmente risalendo dopo la pandemia, con il 49% che mantiene gli stessi livelli di gradimento e ben l’11% che è ora più soddisfatto. Anche la stabilità dell’attuale ruolo dei barman è positiva, con il 64% che si dichiara in merito d’accordo/fortemente d’accordo e il 67% di loro che guarda con ottimismo al futuro del settore nel prossimo anno. (Immagine 2)
L’economia italiana è sostenuta dall’industria dell’ospitalità e dalla cultura del mangiare e del bere fuori casa. La ricerca suggerisce che le prospettive a lungo termine della stabilità e longevità della carriera dei barman nel settore supportano questa importanza, ed è una possibile ragione per cui c’è maggiore ottimismo per il mercato italiano (67%), rispetto ad altri mercati globali, come la Germania (64 %) e l’Australia (62%).
In media, i barman italiani rimangono nel settore dell’ospitalità per 9 anni, mentre il 58% degli intervistati prevede di rimanere per oltre 10 anni. Questa è una notizia incoraggiante per i fornitori e i marchi di bevande in quanto offre l’opportunità di lavorare con i barman per avere sostenitori di lunga durata.
BARMAN E RAPPORTI CON LA FILIERA
Sebbene gli attuali livelli di coinvolgimento con i marchi di bevande siano in Italia nella media, la prospettata stabilità dei barman rende questo un momento chiave per i fornitori per rivitalizzare le relazioni. I brand che potranno supportare operatori e barman in questo periodo cruciale si aggiudicheranno importanti vantaggi nel percorso di crescita del proprio brand.
Barman e camerieri sono il punto di contatto finale nella consumazione in loco. Comprendere le loro esigenze è estremamente importante per influenzare le vendite del marchio.
Molte sono le attività in cui i fornitori di bevande possono supportare i barman ad essere i migliori nel settore ad esempio potenziare le relazioni con i locali, garantire una maggiore presenza, sviluppare una formazione specifica e dedicata, gestita dai fornitori nei locali per aumentare le competenze dei barman e aiutarli nella loro carriera.
IL COMMENTO
«L’unica risposta possibile all’ottimismo espresso dai baristi sul potenziale di una lunga carriera e sull’andamento del settore è un maggiore impegno e senso di responsabilità», spiega Graeme Loudon, Amministratore Delegato di EMEA di CGA by NielsenIQ.
Si tratta di un bacino di talenti irresistibile a cui i fornitori e i produttori di bevande possono attingere anche alla luce di un importante dato emerso nella ricerca: il 65% dei barman prevede di modificare il mix di offerta ai clienti nei prossimi 12 mesi, un’opportunità importante da cogliere».
I dati raccolti CGA by NielsenIQ leader a livello internazionale nel settore dell’ospitalità mostrano che i barman «hanno bisogno di supporto per rafforzare e mantenere i loro livelli di ottimismo sui loro ruoli e sul settore». Fornendo la consapevolezza ai fornitori di dover adottare un nuovo approccio ai programmi di sostegno del marchio, per catturare il consenso dei barman e massimizzare il potenziale di crescita del marchio stesso.
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«Il settore distillatorio italiano sta vivendo una gravissima crisi che può portare diversi produttori al blocco di produzione per l’anno in corso». È l’allarme del presidente di AssoDistil, Antonio Emaldi, e del presidente del Consorzio nazionale Grappa, Sebastiano Caffo. «I costi del vetro – precisano – aumentato di un ulteriore 25% nel solo mese di settembre, come quello del metano e di tutte le altre fonti energetiche stanno scoraggiando il settore a produrre Grappa e acquaviti. Si rischia la paralisi».
Nel caso si avverasse questo scenario si avrebbe un danno enorme e incalcolabile per un prodotto rappresentativo ed iconico del Made in Italy nel mondo quale è la Grappa».
Per questo l’Associazione che raggruppa le principali distillerie italiane e il Consorzio nazionale Grappa chiedono «con forza un intervento a sostegno del settore da parte del Governo».
I due enti rappresentiamo 57 aziende che concorrono per il 95% circa alla produzione nazionale di acquaviti e di alcole etilico da materie prime agricole e da biomasse. «Realtà che sono allo stremo», denunciano Emaldi e Caffo. Intanto resta senza una risposta la lettera inviata nel maggio scorso al Ministro Giancarlo Giorgetti , da parte delle sue associazioni.
Già allora – ricordano AssoDistil e il Consorzio nazionale Grappa – evidenziavamo come il drammatico aumento dei costi energetici, in particolare oltre il 400% per il metano nei primi 4 mesi dell’anno, ponesse la categoria in un’enorme difficoltà. Questa tempesta perfetta si è ulteriormente aggravata e le prospettive nell’immediato appaiono drammatiche».
La richiesta è oggi quella di mitigazione dei costi delle materie prime e a una riduzione delle accise sulle bevande spiritose del valore di Euro 2,50/l anidro. «Così – spiegano Antonio Emaldi e Sebastiano Caffo – riusciremmo a preservare la filiera nazionale ed evitare l’aumento dell’inflazione».
AssoDistil e Consorzio nazionale Grappa si rivolgono poi alla Gdo: «Alla luce della complessa situazione che il comparto sta vivendo, si rende ora più che mai impellente l’apertura da parte della Grande Distribuzione Organizzata alla variazione infrannuale dei listini».
«Avanziamo questa richiesta – concludono i due presidenti – perché permetterebbe almeno la copertura dei “costi vivi” che le aziende stanno sostenendo. Altrimenti non vi saranno le risorse per garantire la continuità aziendale».
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Waterford Distillery ha annunciato l’immissione sul mercato di due nuovi Peated Whisky. Un ritorno alle origini, come fa notare la stessa distilleria irlandese. I due single malt sono ottenuti utilizzando sia torba che orzo coltivato in Irlanda. «Siamo i primi in una generazione a farlo – ricorda Waterford – celebrando un “ritorno ai modi e ai sapori tradizionali” della produzione di whisky irlandese».
I Peated Whisky di Waterford sono disponibili in quantità limitata. Circa 11.500 bottiglie per ciascuna etichetta, con un prezzo di vendita al pubblico che si aggira attorno ai 90 euro. I due nuovi torbati saranno distribuiti in piccole quantità, in assegnazione ai distributori, in tutto il mondo.
I DUE NUOVI PEATED WHISKY DI WATERFORD DISTILLERY
Per necessità, fin dall’alba dei tempi, la torba è stata la fonte primaria di combustibile nell’Irlanda rurale. Il suo dolce profumo è familiare a generazioni di irlandesi, riuniti intorno ai focolari degli antichi cottage con il tetto di paglia. «Questo stesso aroma – ricorda Waterford – avvolgeva l’orzo essiccato dai distillatori clandestini sul fumo di torba. Un’usanza che iniziò a scomparire negli anni Cinquanta del XIX secolo».
Nell’ambito della ricerca pionieristica volta a riscoprire gli aromi più naturali del whisky, Waterford Distillery ha essiccato l’orzo coltivato nelle due Single Farm Origins di Ballybannon e Fenniscourt, Co. Carlow, utilizzando torba tagliata da Ballyteige in Co. Kildare. Il raccolto di ciascuna fattoria è stato sottoposto a diversi livelli di torbatura: l’orzo di Fenniscourt a 38 ppm e quello di Ballybannon a 47 ppm.
WHISKY IRLANDESE, LA SFIDA: IL TERROIR BATTE LA TORBA?
Non è nuovo a questo metodo di produzione l’amministratore delegato Mark Reynier (nella foto, sopra) che ha fatto risorgere la distilleria Bruichladdich su Islay e ha creato gli ormai iconici whisky scozzesi Peated “Port Charlotte” e “Octomore”.
Ottenere questo risultato in Irlanda con la stessa autenticità sarebbe stata una sfida molto più grande – commenta – che i nostri produttori di malto, Minch Malt, hanno prontamente accettato.
A Waterford siamo affascinati dai sapori naturali del whisky, quindi ero curioso di vedere che cosa porta nel bicchiere la vera torba irlandese. Sapori che sono andati perduti da tempo. L’altra curiosità è se il terroir batte la torba nelle olimpiadi del gusto».
Waterford ha dunque selezionato due varietà Single Farm Origin, con terroir distinti, per vedere se questi aromi naturali emergessero o fossero invece dominati dalla torba. «Trovare la torba irlandese della giusta qualità è stata una sfida – ammette Reynier – ma il problema più grande di tutti è stato che in Irlanda non c’erano più forni funzionanti. La conoscenza era ormai perduta. Abbiamo dunque bisogno dell’aiuto della Scozia».
PEATED WHISKY WATERFORD: COSA ASPETTARSI
Sebbene i livelli di torbatura siano simili a quelli di famosi whisky di Islay come Port Charlotte e Ardbeg e superiori a quelli di Bowmore o Lagavulin, «lo straordinario risultato è nettamente diverso – assicura l’ad di Waterford – con l’intensità dell’orzo irlandese che traspare dall’avvolgente involucro di torba raffinata».
Offre ai degustatori curiosi e ai fanatici della torba, che chiameremo tutti affettuosamente Peat Freaks, un’esperienza completamente nuova da confrontare e contrastare. O forse è semplicemente una vecchia esperienza di un’epoca passata, risvegliata? Chi degusta potrà poi dire se poi il terroir vince sulla torba».
I due whisky Waterford con torba saranno distribuiti in piccole quantità in tutto il mondo. Rivolgetevi oggi stesso al vostro rivenditore di alcolici per sapere se ne riceveranno in stock.
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Dalla creatività di giovanissime alla prima esperienza internazionale, alla maturità di professioniste abituate a misurarsi sotto i riflettori. Da chi crede nella tradizione a chi preferisce sperimentare. Mai come quest’anno è ricco e diversificato il parterre di barladies pronte a sfidarsi a suon di cocktail per conquistare lo scettro di Lady Amarena, ovvero di regina internazionale della mixology 2022.
Dopo una pausa dovuta alla pandemia, torna infatti sotto le due torri di Bologna, l’unica competizione internazionale dedicata esclusivamente alle “signore del cocktail”. Lanciato grazie all’intuizione di Nicola Fabbri in occasione del centenario di Amarena Fabbri, Lady Amarena celebra e promuove la creatività femminile nel campo del bere miscelato.
«Solo dall’esaltazione di tutte le sfumature delle creatività e della sensibilità femminile si possano trarre i risultati più equilibrati e seducenti dell’arte della mixology», commenta Fabbri.
LADY AMARENA: BARLADIES DA 16 NAZIONI IN GARA
Alte le aspettative sulla finalissima della gara, in programma il 20 settembre allo storico teatro bolognese Arena del Sole, dove le vincitrici delle rispettive 16 edizioni nazionali dovranno convincere, con i cinque sensi, una giuria di esperti. Saranno giudicati il gusto e la bellezza dei cocktail, ma anche le capacità di catturare l’attenzione, muoversi dietro al bancone, raccontare il prodotto, stupire.
L’ultima edizione, quella del 2019, aveva visto la massiccia partecipazione di concorrenti dai cinque continenti, compresi Paesi come la Nigeria e gli Emirati, ancora relativamente nuovi nel panorama del bere miscelato.
Quest’anno il parterre si presenta ancora più ricco. Prende forza il vecchio continente, con l’ingresso di una nazione trainante nel panorama degli spirits, il Regno Unito, ma anche con la prima volta di Austria, Svizzera e Polonia. Si confermano Cipro, Germania, Spagna, Romania, Grecia e ovviamente Italia.
La Nigeria torna a rappresentare l’Africa, mentre il continente australiano entra in gioco con Lady Australia. Il concorso, negli anni diventato vera e propria vetrina di tendenze, evidenzia ad esempio il peso crescente del continente asiatico.
Fanno infatti il loro debutto nella competizione due nazioni giovani e dall’economia frizzante, Filippine e Taiwan, che vanno ad aggiungersi a Corea del Sud e Singapore, mentre la Cina, causa restrizioni legate al Covid, realizzerà il suo concorso internamente. Tammy Liu, la detentrice dell’ultimo titolo Lady Amarena International, sarà tuttavia a Bologna in qualità di giurata.
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Le rive del Lago di Como tornano protagoniste con la Como Lake Cocktail Week, evento nato per far scoprire l’arte della mixology d’autore. Si comincia domani, giovedì 30 giugno, per finire lunedì 4 luglio. Il Cinema sarà il tema guida che i bartender dovranno interpretare, attraverso i propri signature in edizione limitata.
«Quella della miscelazione d’autore è un’arte raffinata che necessita dei migliori prodotti reperibili sul mercato e che si fonda sull’incredibile esperienza di chi, da dietro un bancone, decide di dar vita a qualcosa di unico per stupire i palati dei suoi consumatori», commenta Flavia Di Giustino, Senior Brand Manager del Portafoglio Distillati di una delle aziende ospiti.
Per la Como Lake Cocktail Week 2022, i bartender si sfideranno nell’interpretazione del Rum. Quattro le realtà comasche che hanno deciso di mettersi alla prova. Fabrizio Molteni di AtHome, Luciano Gusmeroli del Filario Hotel, Giuseppe Esposito del Grand Hotel Vittoria e Roberto Cicco de Il Sorso.
I quattro bartender saranno protagonisti già a partire da lunedì 27 giugno, quando si sfideranno – insieme agli altri cocktail bar in gara – nel garden del Kitchen, il ristorante stellato dello Sheraton Lake Como Hotel. A giudicarli, sarà una giuria di esperti.
I signature ispirati al Rum saranno disponibili a partire dal 30 giugno e per tutta la durata della manifestazione, con una gustosa anteprima il 29 giugno presso Mor Lake Como, il luxury beach club a pochi passi da Tremezzo, teatro dell’opening act di Lake Como Cocktail Week.
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Il Gruppo Campari ha annunciato l’accordo con Diageo per l’acquisizione del marchio Picon e delle relative attività. Un’operazione da circa 119 milioni di euro. Inventato nel 1837 da Gaétan Picon, Picon è un tradizionale aperitivo agrodolce francese, leader di mercato, con un esclusivo sapore di arancia.
Prodotto con una base di erbe e arance fresche essiccate, è attualmente disponibile in due versioni. “Amer Picon Club”, un liquore a base di arancia dal sapore agrodolce da miscelare con vino e cocktail; e Amer Picon Bière, da miscelare con la birra.
Per l’anno fiscale conclusosi il 30 giugno 2021, il marchio ha realizzato un fatturato netto di 21,5 milioni di euro e un CAAP di 12,9 milioni di euro. Il marchio realizza quasi l’80% delle vendite in Francia, dove detiene una posizione di leadership nella categoria degli aperitivi amari.
OPERAZIONE STRATEGICA IN FRANCIA PER CAMPARI
Le vendite restanti sono generate principalmente nei mercati del Benelux. Con l’acquisizione del marchio Picon, il Gruppo Campari mira ad ampliare ulteriormente la propria offerta di marchi nella categoria principale degli aperitivi amari nei mercati internazionali e ad aumentare la propria massa critica in Francia e Benelux.
Più in generale, l’acquisitizione di Picon consente al Gruppo Campari di rafforzare la posizione del Gruppo in un mercato strategico come quello della Francia, dopo le acquisizioni dei rum francesi Trois Rivières e La Mauny (2019) e dello Champagne Lallier (2020).
La Francia è entrata a far parte della rete di distribuzione diretta del Gruppo Campari in seguito all’acquisizione del distributore locale Baron Philippe de Rothschild France Distribution S.A.S. nel 2020. Attualmente è il quarto mercato più grande del Gruppo e rappresenta il 5,9% delle vendite nette del Gruppo nell’intero anno 2021.
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Negli ultimi 8 anni, l’Italia è riuscita a colmare, con gli interessi, la crisi di vocazione delle distillerie registrata negli ultimi 60. Trenta nuove aziende con licenza di distillazione sono state fondate negli ultimi 5 anni. Un’altra cinquantina di distillerie dovrebbero aprire i battenti entro la fine 2023 (20 solo nel 2021). A Milano arriva così Distillo Expo 2022, in programma martedì 17 e mercoledì 18 maggio alle Officine del Volo di via Mecenate, 76/5.
La fiera dedicata al fenomeno emergente delle micro-distillerie è organizzato da Craft Distilling, alias dai guru Claudio Riva e Davide Terziotti. È il primo evento in Italia dedicato interamente alle attrezzature per le micro-distillerie, con un programma di seminari e approfondimenti sulle novità del settore.
«Una Fiera all’insegna del mix tra artigianalità e nuove tecnologie», assicurano gli organizzatori. «Fino a 5 anni fa – commenta a winemag.it Davide Terziotti – in Italia risultavano 130 licenze per la distillazione, ma non tutte attive in questo settore. Molte aziende registrate come distillerie, non distillavano. Un esempio su tutti? Quello di Fratelli Branca Distillerie, di nome ma non di fatto».
I produttori attivi nella distillazione di acqueviti, dunque non di etanolo e alcoli industriali, erano 70 circa. Pochissime le nuove aziende nate negli ultimi 60 anni.
Negli ultimi 5, abbiamo invece assistito a un vero e proprio boom, che ha consentito all’Italia di recuperare il gap degli ultimi 70 anni. Raddoppiando il numeri di distillerie presenti sul territorio nazionale».
LA RISCOPERTA DEL GIN TRAINA IL FENOMENO DEL CRAFT DISTILLING
Numeri impressionanti, che non tengono peraltro conto del fenomeno delle micro distillerie dell’Alto Adige. Nella regione speciale del Nord Italia, infatti, risultano attive circa 50 altre piccole distillerie con accisa forfettaria. Un modello molto simile a quello di Paesi come Germania, Austria e Svizzera, che assieme riuniscono 50 mila micro distillerie con questo genere d’imposta.
A smuovere il settore, da Nord a Sud nel Bel paese, è la riscoperta del Gin da parte dei consumatori. «Le distillerie attive storicamente sul territorio nazionale – evidenzia ancora a winemag.it Davide Terziotti – sono legate principalmente alla produzione di grappa».
Si concentrano quindi in poche regioni, Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Quell nuove, invece, sono sparse per il Paese. Il Gin non soffre della polarizzazione cui è soggetta la grappa.
È apolide. Così si può assistere all’apertura di una nuova distilleria a Varese, di un’altra in Puglia e di un’altra a Roma. Un fenomeno a macchia di leopardo».
Alla fiera Distillo Expo 2022, focalizzata sugli incontri B2B, sono attesi circa 600 operatori, tra distillerie attive e aspiranti distillatori. Seicento rappresentanti di un giro d’affari di circa 350 milioni di euro legato al mondo della grappa. Più risicata la rappresentanza di altri distillati, tra cui spiccherà però la presenza di 200 etichette di gin.
Ennesimo dato, quest’ultimo, in grado di fotografare il fenomeno e gli obiettivi della Fiera Distillo 2022. «La maggior parte di queste bottiglie di gin – sottolinea Terziotti – sono prodotte in conto terzi. Pochi dei brand che saranno presenti possono contare su una distilleria propria. Ma ciò che è interessante è che molte stanno facendo il passo verso l’autonomia produttiva».
IN INGHILTERRA APRE UNA DISTILLERIA A SETTIMANA
Il trend, del resto, non riguarda solo l’Italia. Se il craft distilling è infatti partito dagli Stati Uniti, dove si contano oltre 2 mila realtà attive, anche in Europa si sta velocemente espandendo. In Inghilterra le distillerie hanno superato come numero quelle in Scozia. Il tasso di aperture è di circa una a settimana. Anche in Francia si è abbondantemente superato il centinaio di unità.
«Temevamo che lo spostamento di Distillo Expo 2022 a causa dell’emergenza Covid, oltre alla fitta agenda di eventi e fiere avrebbe potuto portare alcune aziende a riconsiderare la presenza», evidenzia Claudio Riva.
Con enorme piacere, oltre alle conferme abbiamo ricevuto nuove iscrizioni e questo ci ha dato ulteriore fiducia. Questo conforma, assieme ai dati ufficiali, come l’interesse per la produzione di distillati premium abbia la capacità di espandersi anche nei periodi di difficoltà».
Il mercato premium dei distillati, di fatto, regge e addirittura cresce durante la crisi. Le vendite di gin nel 2020, nel canale offtrade, hanno fatto segnare una crescita del +33,5% in valore e del +24,8% in volume nel mondo. Cifre in cui l’Italia può (e vuole) pesare sempre di più.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 16 anni, tra carta stampata e online, dirigo oggi winemag.it, testata unica in Italia per taglio editoriale e reputazione, anche all’estero. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Segno Vergine allergico alle ingiustizie e innamorato del blind tasting, vivo il mestiere di giornalista come una missione per conto (esclusivo) del lettore, assumendomi in prima persona, convintamente, i rischi intrinsechi della professione negli anni Duemila. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.
«Cocktail, birra, sake e infusioni a freddo con erbe sono nuovi modelli di business». Anche nei ristoranti stellati. A sostenerlo è lo chef Davide Oldani del ristorante D’O di Cornaredo (MI). Lo scorso 9 maggio, durante il talk ideato e promosso da Engine Gin a Milano Mixology Experience, Oldani ha sondato il terreno degli abbinamenti alternativi al classico “cibo-vino”.
A differenza di 15 anni fa – ha evidenziato – il mondo dei cocktail fa ormai parte inclusiva anche del fine dining. Soprattutto nel dopo pandemia, gli ospiti sono sempre più alla ricerca di un un’esperienza relativa non più solo al cibo, al vino o al cocktail».
«La tipologia di cucina moderna che ha preso piede in tutto il mondo – continua lo chef – è quella con più portate e più possibilità di degustazioni. E come abbinamento di un grande menu è naturale pensare al vino, perché è insito nella nostra cultura, ma è altrettanto bello spaziare con altre proposte come i cocktail, la birra, il sake o le infusioni a freddo con erbe».
DAVIDE OLDANI SUL PALCO DELLA MILANO MIXOLOGY EXPERIENCE
«Dalla cucina alla sala, al bar – ha aggiunto Davide Oldani – assistiamo all’introduzione di nuovi elementi che ci portano a intraprendere nuove strade e ad abbracciare nuovi modelli di business».
Dello stesso avviso Paolo Dalla Mora, Ceo di Engine, distilled gin (42% vol.) creato in modo artigianale dai maestri distillatori in piccoli lotti e imbottigliato a mano in un piccolo laboratorio dell’Alta Langa. La sua formula, legata alla cultura italiana e piemontese, rende omaggio alla tradizione dei rosoli e dei cordiali a base di salvia e limone. Tutti ingredienti biologici.
«È importante – ha sottolineato Dalla Mora – che oggi si faccia attenzione a temi come il cambiamento. Noi stessi dobbiamo essere parte di questa cultura e di questo cambiamento. Ci sono azioni da compiere subito, che non consentono dilazioni o ritardi. Con Engine abbiamo avviato un percorso per diventare la prima B Corp del mondo degli spirits in Italia. Un’azienda, cioè, che non mette il profitto al primo posto, ma che ama mettere il benessere dell’ecosistema attorno ad Engine al primo posto».
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«Paghi di più chi inquina di più». Arriva dal workshop odierno “Bioetanolo: la mobilità sostenibile è ora!”, l’appello di AssoDistil. «Le accise gravanti sul bioetanolo – spiega il direttore Sandro Cobror – sono inspiegabilmente equiparate a quelle della benzina, che sono tra le più alte tra tutti i carburanti in commercio.
Auspichiamo in questo senso una revisione delle accise in modo che tengano conto dell’impatto ambientale dei singoli carburanti: paga di più chi inquina di più. In ultimo, come associazione, chiediamo un supporto agli investimenti in impianti per la produzione di bioetanolo avanzato accanto a uno snellimento burocratico che ad oggi rischia di penalizzare troppo il settore».
Il workshop sul binomio bioetanolo-mobilità sostenibile è stato organizzato proprio da AssoDistil, «per sensibilizzare i decisori politici e l’opinione pubblica su questa importante risorsa».
Per l’Associazione Nazionale Industriale Distillatori di Alcoli e Acquaviti, «la strada da percorrere è l’utilizzo del bioetanolo sostenibile, risorsa già disponibile in Italia e che non necessita di nuove infrastrutture».
«Un biocarburante 100% rinnovabile – ricorda ancora AssoDistil – in grado di ridurre le emissioni di almeno il 75% rispetto ai carburanti fossili». Con la RED II ed il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) del 2020, l’Italia ha infatti introdotto un obbligo progressivo di biocarburante miscelato con la benzina, pari allo 0,5% nel 2023 e al 3% nel 2025.
«Dal momento che oggi il bioetanolo è probabilmente l’unico biocarburante miscelabile con la benzina – sottolinea ancora il direttore Sandro Cobror – AssoDistil stima che l’adozione di questa norma possa tradursi in una quota di questo prodotto pari ad almeno 55k tonn/a nel 2023 ed almeno 320k tonn/a nel 2025 e che sostituirà pari quantità di fonti fossili».
COME SI OTTIENE IL BIOETANOLO
Il bioetanolo può essere ottenuto anche da scarti agro-alimentari (bioetanolo avanzato). Ricorda AssoDistil che è «perfettamente compatibile con le attuali motorizzazioni del parco auto circolante e quindi non presenta alcuna necessità di costose infrastrutture , come invece accade per altri vettori energetici».
Il bioetanolo è infatti miscelabile con la benzina senza alcuna necessità di interventi sulle vetture circolanti fino ad almeno il 10%, che è di fatto lo standard utilizzato nei maggiori Paesi dell’Unione Europea.
Inoltre, il bioetanolo viene prodotto in Italia da filiere certificate sostenibili che utilizzano residui agricoli, come ad esempio vinacce, fecce, biomasse no-food dedicate e scarti agroindustriali».
Questo, sempre secondo l’Associazione Nazionale Industriale Distillatori di Alcoli e Acquaviti, «pone le basi anche per una conversione industriale della petrolchimica verso una chimica verde, che in Italia presenta assolute eccellenze essendo stati i primi al mondo a sviluppare una tecnologia per la produzione di bioetanolo a partire da cellulosa».
BIOETANOLO MISCELATO A BENZINA, MA IL MERCATO STENTA A DECOLLARE
Se introducendo un obbligo minimo di miscelazione di bioetanolo con la benzina è stato fatto un passo avanti importante, considerando la leadership tecnologica italiana, tuttavia il mercato del bioetanolo in Italia stenta a decollare.
«Tutta la produzione nazionale – sottolinea AssoDisil – è stata sino ad ora destinata a mercati europei confinanti, come Svizzera e Francia. Con il doppio svantaggio di non utilizzare la quota di energia rinnovabile nel nostro Paese e riducendo il beneficio ambientale del bioetanolo prodotto qui ed esportato a causa delle emissioni legate ai trasporti».
Uno studio europeo condotto dalla European Climate Foundation ha stimato le ricadute ambientali, economiche ed occupazionali dello sviluppo del bioetanolo in Europa. I carburanti convenzionali possono essere sostituiti con biocarburanti avanzati fino al 16% senza impattare su altre filiere esistenti.
DAI BIOCARBURANTI 160 MILA POSTI DI LAVORO
La produzione di biocarburanti avanzati comporterebbe di conseguenza la costruzione di circa 150 impianti per un investimento di oltre 10 miliardi di euro e la creazione di 160 mila posti di lavoro, tra diretti e indiretti, temporanei e permanenti.
Inoltre, l’immissione in consumo di tali biocarburanti avanzati, consentirebbe la riduzione di almeno il 60% delle emissioni. Oltre a creare 300mila nuovi posti di lavoro nel settore agricolo che beneficerebbe di 15 miliardi di euro/anno di reddito integrativo.
Di conseguenza per l’Italia, a fronte di una domanda certa di almeno il 10% di bioetanolo nella benzina entro il 2030 e di una strategia di incentivi pubblici per la realizzazione degli investimenti, si potrebbero prevedere la realizzazione di almeno 15 nuovi impianti.
Con la conseguente mobilizzazione di circa 1,5 miliardi di euro di investimento – calcola sempre AssoDistil – 16 mila nuovi posti di lavoro nell’industria, oltre a 30 mila nella filiera agricola con un’integrazione complessiva al reddito di circa 1,5 miliardi.
Questo senza considerare la possibilità di utilizzare parte degli oltre 3 milioni di ettari di terreni inattivi in Italia per coltivare la materia prima per la produzione di bioetanolo avanzato».
«In momenti terribili come quelli che stiamo vivendo da un paio di mesi a questa parte a seguito del conflitto tra Russia e Ucraina – dichiara il Presidente AssoDistil Antonio Emaldi – il ricorso a fonti energetiche alternative a quelle fossili, come appunto il bioetanolo, appare oltremodo indispensabile per affrancarci il più possibile da importazioni di petrolio e, nel contempo, migliorando l’impatto ambientale».
«DAL BIOETANOLO UN’OPPORTUNITÀ DI CONTENERE I COSTI»
«È sotto gli occhi di tutti – continua Emaldi – che l’aumento dell’inflazione, dei costi energetici, delle materie prime e della logistica stanno mettendo a dura prova la tenuta del sistema Europa, sia a livello sociale che industriale».
Nella speranza che il conflitto non si estenda e termini nel più breve tempo possibile, è comunque nostro dovere pensare che solo con la costruzione di nuova industria e posti di lavoro si potranno mitigare tutte le negatività prima espresse. E il bioetanolo rappresenta per il nostro Paese una opportunità che va certamente colta».
Proprio in occasione del workshop, AssoDistil ha ribadito e chiesto che «l’Italia, allineandosi a quanto già fatto dai maggiori Paesi europei, adotti finalmente una politica di forte sostegno alla produzione ed al consumo di bioetanolo sostenibile e di sviluppo delle sue filiere per garantire il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Unione Europea, sia in termini di uso di fonti rinnovabili nei trasporti, sia di decisa e immediata riduzione delle emissioni di gas clima-alteranti prodotti dal settore dei trasporti».
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FOTONOTIZIA –Peck e il Gin. È il nuovo binomio che vede protagonista il noto brand dell’alta gastronomia, che entra così nel mondo dei distillati. Gin Peck è «un’interpretazione dell’aperitivo italiano». Un viaggio che inizia sull’appennino tosco-emiliano, dove nasce e cresce il ginepro da cui vengono raccolte le bacche.
E prosegue sul Mediterraneo, dove vengono raccolti gli aromi di arancio, pompelmo, limone e cedro che donano al distillato una nota agrumata. Le altre botaniche presenti sono sambuco, salvia sclarea, iris, lavanda e gelsomino.
Tutti profumi e sapori che richiamano il centro Italia. Ma il viaggio finisce in Piemonte, dove il Gin Peck viene distillato presso Distilleria Quaglia, realtà attiva dal 1890.
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Antonio Molinari è scomparso sabato 23 aprile all’età di 81 anni. Presidente di Molinari Italia ha reso insieme al padre e ai suoi fratelli la Sambuca, liquore a base di anice stellato, famosa nel mondo. A darne la notizia sono stati la moglie Daniela e i figli Inge, Angelo e Mario.
Uomo brillante e lungimirante imprenditore – si legge nella nota – ha dedicato la sua vita all’azienda e alla famiglia. Fin da giovane in azienda insieme al padre Angelo ne ha preso poi le redini portandola, con passione e dedizione, grazie al suo forte intuito imprenditoriale e alla sua visione innovativa e fuori dagli schemi, al successo di oggi e lanciandola a livello internazionale.
Tutti i dipendenti e collaboratori si stringono al dolore della famiglia Molinari e ne onorano il ricordo ispirandosi ai valori di responsabilità, onestà e rispetto di cui è sempre stato promotore».
SAMBUCA MOLINARI
È nel 1945 a Civitavecchia che Angelo Molinari, esperto liquorista, fonda l’azienda. Con lui lavorano i figli Marcello, Mafalda e dal 1967 anche Antonio. La Sambuca prodotta da Molinari si differenzia dalle altre perché utilizza una formula a base di anice stellato. Per questo motivo viene aggiunta in etichetta la denominazione “extra“.
Prodotta per i primi 14 anni in un opificio di tipo artigianale il successo del prodotto spinge Molinari ad aprire il primo stabilimento produttivo nel 1959. Precursore dei tempi già negli anni ’80 Molinari diffonde uno spot pubblicitario che recita «Bere troppo fa male. Bere male fa peggio. Bevi poco ma bene».
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Branca International investe nell’e-commerce acquisendo una partecipazione di minoranza in Etilika, piattaforma di vendita online di vini pregiati italiani, champagne e superalcolici.
Grazie a questa partecipazione, Branca International si rafforza nei canali digital e Horeca, dove Etilika opera attraverso un canale dedicato. Etilika punta a crescere sui mercati internazionali dove il Gruppo Branca vanta una presenza consolidata.
L’OPERAZIONE
Con l’operazione, entra nel board di Etilika l’ing. Claudia Ciacci Chief Operating Officer di Branca International.
«L’investimento in Etilika ha per il Gruppo Branca carattere industriale e strategico in termini di digitalizzazione, innovazione e canali di distribuzione – dichiara Niccolò Branca, Presidente di Branca International -. L’operazione si sposa perfettamente con la nostra filosofia aziendale. Crescita che concilia tradizione e innovazione e che pone sempre il cliente finale al centro della nostra azione”.
ETILIKA
Con oltre 3 mila etichette di qualità, in costante e rapida crescita al ritmo di circa 100 al mese, Etilika.it è l’enoteca online affermatasi in appena un anno tra i principali player del settore in Italia e che punta ad essere riconosciuta rapidamente tra i marchi più importanti a livello europeo.
Operativa sul mercato da fine 2019, Etilika ha registrato nel 2021 un fatturato prossimo a 4 milioni di Euro con ambiziosi piani di crescita per i prossimi anni.
«Siamo estremamente orgogliosi di aver attirato l’interesse di un partner del calibro di Branca International – dichiara Michele Trotta, Amministratore Delegato di Etilika -. Grazie a questo accordo avremo l’opportunità di accelerare in modo rilevante il nostro piano di espansione all’estero».
«Rafforza inoltre il presidio del canale horeca – aggiunge Trotta – che già nel corso dello scorso anno ci ha dato grandi soddisfazioni. Questa operazione si presta senza dubbio a sinergie di carattere strategico nel medio/lungo termine che andranno a rafforzare il nostro posizionamento».
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È scomparso Filippo Mazzetti, decano dei distillatori piemontesi. A darne notizia è la famiglia, titolare dell’Antica distilleria Altavilla di Laura Raimondo Mazzetti di Altavilla Monferrato (AL). Già fissata la data dell’ultimo saluto, fissato per domani, alle ore 10, nella chiesa del paese.
«Fili, è stato il tuo ultimo alambicco distillato due anni fa. Eri il decano dei distillatori piemontesi e hai contribuito a traghettare il grappino da prodotto di massa a distillato emozionale. Io e Ale continueremo nel solco da te tracciato». Questo il commento, anzi la promessa, affidata ai social da Fabrizio Mazzetti, dal 1992 nel cuore dell’organico della nota distilleria piemontese.
SEI GENERAZIONI IN DISTILLERIA
Avviata nel 1846 dall’avo Filippo Mazzetti, l’attività si è tramandata di padre in figlio sino ad oggi, attraverso 6 generazioni. Ogni anno all’Antica Distilleria di Altavilla confluiscono le migliori vinacce del Monferrato, che danno origine a grappe monovitigno.
Ottenute da vinacce fresche e distillate con alambicchi a vapore, le grappe vengono custodite per diversi anni in botti di rovere e in barrique di ciliegio, castagno, mandorlo e rovere francese. Non prima di un attento e scrupoloso scarto di teste e code.
L’obiettivo della distilleria fondata da Fabrizio Mazzetti è sempre stato la ricerca della «completa armonia di gusto e aroma, mantenendo intatte le note floreali e fruttate». Il risultato di un processo produttivo tramandato con passione e sapienza sino a Filippo Mazzetti, che guidava l’azienda insieme alla moglie Laura e ai figli Fabrizio e Alessandro.
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L’Accademia Nazionale Argentina delle Scienze Economiche ha nominato Niccolò Branca Accademico Corrispondente dell’Italia. L’importante onorificenza testimonia il legame tra l’azienda e l’Argentina, valorizzando il suo approccio al fare impresa.
Con la sua visione dell’Economia della Consapevolezza – si legge nella presentazione dell’Accademia – ha superato il modello classico di fare impresa ed è arrivato a definire il paradigma dell’impresa come organismo vivente, che interagisce in interscambio continuo con l’ambiente circostante e mira ad un utile generativo, un modello produttivo non fine a sé stesso ma con una dimensione collettiva».
«Sono onorato di avere ricevuto questa nomina e di fare parte di questa prestigiosa Accademia – commenta Niccolò Branca, Presidente di Fratelli Branca Distillerie -. La nostra azienda ha un legame storico con l’Argentina che rappresenta, insieme all’Italia, il mercato più importante del Gruppo».
FRATELLI BRANCA DESTILERIAS
La storia imprenditoriale di Branca nel paese prende avvio nel 1935 con la creazione dello stabilimento di Buenos Aires. Seguì la fondazione, nel 1941, della società argentina Fratelli Branca Destilerías S.A. per la produzione in loco del Fernet Branca.
A fine anni ’80 la Società si trasferì nello stabilimento di Tortuguitas in provincia di Buenos Aires. Attualmente la Fratelli Branca Destilerías risiede e opera nello stesso stabilimento attraverso un impianto di produzione tecnologicamente all’avanguardia.
Dal 2000, sotto la guida strategica di Niccolò Branca quale Presidente, il mercato argentino è cresciuto significativamente, anche nel portafoglio prodotti. Negli anni della difficile crisi economica argentina, la Fratelli Branca Destilerías ha gestito l’emergenza evitando riduzioni di personale e confermando gli investimenti.
Tra il 2006 e il 2015 L’azienda ha progressivamente ampliato il sito produttivo. In Argentina il Gruppo ha raggiunto nel 2020 l’ambizioso obiettivo di eliminare del tutto i rifiuti conferiti in discarica, riducendo i consumi elettrici e le emissioni a fronte di un aumento della produzione.
Nel primo anno di pandemia Fratelli Branca Destilerías ha inoltre supportato la popolazione locale attraverso una serie di iniziative di responsabilità sociale e ha sostenuto i propri dipendenti applicando nuove tutele e misure di welfare aziendale.
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Giovedì 3 marzo 2022, presso la sede di AssoDistil, si è concluso ufficialmente il procedimento di trasformazione dell’Istituto Nazionale Grappa, presieduto da Sebastiano Caffo, in Consorzio Nazionale di Tutela della Grappa. Sin dal momento della sua elezione, Caffo si era promesso di portare a compimento il processo di istituzione del Consorzio. Processo avviato dal suo predecessore Elvio Bonollo.
È a questo punto della massima importanza – dichiara il Presidente – che il Governo vari al più presto il decreto per il riconoscimento della personalità giuridica ai Consorzi delle bevande spiritose, come già fatto da anni per quelli del vino e delle specialità alimentari, in modo che il Consorzio possa svolgere in pieno le proprie funzioni».
«Questo è solo il punto di partenza per il rilancio del nostro distillato di bandiera. Il nostro Consorzio, nei prossimi anni si impegnerà oltre che nella tutela, anche nella promozione di questa preziosa acquavite. La Grappa, che racchiude in ogni sorso la storia e le autentiche tradizioni italiane», conclude il Caffo presentando il nuovo logo del Consorzio.
«Le sfide che ci aspettano – aggiunge il presidente del Comitato Nazionale Acquaviti di AssoDistil Cesare Mazzetti – saranno impegnative. Grazie al sodalizio con AssoDistil questa nuova avventura potrà contare su una realtà già consolidata».
LA TUTELA DELLA GRAPPA
L’Istituto Nazionale Grappa è stato fondato nel 1996 nel tentativo di garantire un coordinamento nazionale tra i principali produttori di Grappa. Nel corso degli anni, l’Istituto ha visto la partecipazione di oltre 70 aziende rappresentate, direttamente o indirettamente, da diversi Istituti regionali.
Il nostro Paese vanta una storia antichissima di tradizioni, di marchi, e di processi di produzione unici. La Grappa, disciplinata per la prima volta a livello nazionale nel 1951, è stata poi tutelata a livello internazionale attraverso il Regolamento CEE 1576/89.
Tale norma ha autorizzato l’utilizzo dell’espressione “Grappa” soltanto per quella prodotta in Italia. In seguito, attraverso il Regolamento UE 110/2008, è stata creata la categoria delle “Bevande Spiritose a IG”, all’interno della quale si è inserita la IG Grappa tutelata a livello Europeo dal 2008.
Sono nove le denominazioni di Grappa a valenza territoriale: Grappa della Valle d’Aosta, del Piemonte, di Barolo, della Lombardia, del Veneto, del Trentino, dell’Alto Adige/SudTirol, del Friuli Venezia Giulia, della Sicilia) . Questo riconoscimento è stato confermato dal Regolamento UE 787/2019.
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Si terrà sabato 5 e domenica 6 marzo 2022, la decima edizione del Roma Whisky Festival, presso il Salone delle Fontane che da qualche anno ospita l’appuntamento. L’evento, con la direzione artistica di Andrea Fofi e la consulenza di Pino Perrone. vedrà “re” dei distillati assoluto protagonista per whisky lovers, produttori, importatori, distributori, commercianti e bartender.
Dopo due anni di stop – dichiara Andrea Fofi – la nostra squadra, come la nostra sete di whisky, non si è mai fermata. Abbiamo continuato a esplorare, a imparare, a divertirci e crescere nel mondo senza confini del mondo-whisky».
Il Roma Whisky Festival si estenderà su 2 mila metri quadri di spazio espositivo. Sarà possibile incontrare le aziende e scoprire le centinaia di prodotti in degustazione. Sono inoltre in programma oltre 20 masterclass per esperti e neofiti e i corsi per principianti “Abc del Whisky” della durata 25 minuti.
IL PROGRAMMA
Grande attenzione anche al food. Uno spazio sarà interamente dedicato al cioccolato, con “Fonderia Dolci & Design” e uno allo storico pub Le Bon Bock, presente al Roma Whisky Festival con un pub che proporrà birre inglesi alla spina e qualche altra prelibatezza della tipica cucina scozzese.
Da sempre un ottimo connubio con i whisky, i sigari saranno in degustazione grazie al nuovo partner, il Club Amici del Toscano. All’interno della manifestazione sarà possibile degustare prodotti e acquistare bottiglie. In particolare allo stand del Roma Whisky Festival saranno in vendita le edizioni limitate degli imbottigliamenti ufficiali della X edizione.
Il Caol Ila 15 y.o. – First Fill Bourbon Hogshead è già in pre-ordinazione sul sito di Whisky & Co. e ritirabile in fiera, mentre il secondo imbottigliamento verrà svelato durante il festival. Come ogni anno al festival sarà possibile assaggiare i prodotti vincitori del Premio Whisky & Lode consegnato da una giuria di esperti. I blind tasting decreteranno le migliori bottiglie in gara delle categorie Best World Whisky, Best Single Cask.
A valorizzare il whisky nella versione miscelata ci pensa Oro Whisky Bar. Il nuovo bar di Viale Giotto interamente dedicato al whisky si sposta per un giorno dentro il Salone delle Fontane.
LA NOVITÀ
Grande novità della decima edizione. Il Roma Whisky Festival non si esaurisce al Salone delle Fontane, ma, con il progetto “Whisky in Town” coinvolge cinque locali della città, da tempo famosi poli della cultura del whisky. Oro Whisky Bar, The Jerry Thomas Speakeasy, Treefolk’s Public House, Le Bon Bock e il Banana Republic.
I Locali nelle serate del 5 e 6 marzo proporranno una drink list speciale dedicata a un brand di whisky, sapientemente servito miscelato da un bartender ospite. Il programma completo del Roma Whisky Festival, le masterclass e gli stand sono disponibili sul sito dell’evento.
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La guerra in Ucraina non risparmia il mercato internazionale degli alcolici. Le azioni di Diageo, la più grande multinazionale del beverage, sono crollate del 10%. Allo stesso modo quelle di Pernod Ricard sono diminuite di un importo simile. Quotazioni che inevitabilmente risentono dell’effetto combinato della guerra Russo-Ucraina, dei timori per l’inflazione globale e dell’aumento dei prezzi per le materie prime.
Calo del 10% anche per Campari, che la scorsa settimana ha modificato le sue aspettative per il 2022. La previsione iniziale sulla marginalità lorda stimata inizialmente a 70 punti è stata ridimensionata affermando che il margine operativo dovrebbe essere stabile per il 2022 a causa dell’aumento dei costi.
«Ci aspettiamo che i primi due trimestri di quest’anno siano duri, ma poi le cose miglioreranno, crediamo che l’inflazione dei costi sia temporanea», aveva comunicato il Cfo di Campari Paolo Marchesini prima dell’inizio delle ostilità.
Fino a giovedì scorso (24 febbraio) Russia ed Ucraina si configuravano come mercati importanti ed in crescita. Zone emergenti nel panorama del consumo mondiale di alcolici, tant’è che a dicembre Pernod Ricard si riferì al «continuo dinamismo dell’Europa orientale» che aveva contribuito a un aumento del 21% delle vendite. Due mercati che saranno mortificati da guerra e sanzioni finanziarie.
LE RESTRIZIONI
Le severe restrizioni bancarie imposte alla Russia renderanno anche molto più problematico ottenere i pagamenti dai distributori. I produttori, probabilmente, si rifiuteranno di commerciare con gli importatori russi fino a quando le linee di finanziamento non saranno risolte.
Le conseguenze dell’invasione e le sanzioni imposte alla Russia andranno comunque molto oltre. Aumenteranno i costi delle materie prime e dell’energia, già alle stelle prima dello scoppio della guerra, colpendo inevitabilmente margini e redditività.
Il petrolio è al suo prezzo più alto dalla crisi finanziaria globale del 2008, con le forniture di gas dalla Russia che rappresentano il 20% delle forniture all’UE. Allo stesso modo, l’interruzione del commercio mondiale aumenterà ulteriormente i costi dei trasporti e dei container.
LA MANCANZA DI MATERIE PRIME
L’Ucraina è tra i primi cinque produttori mondiali di orzo. L’orzo è l’ingrediente principe della birra e le forniture internazionali di materia prima ne risentiranno inevitabilmente. Secondo i rapporti, anche per i produttori di birra che si riforniscono di orzo a livello locale, i prezzi potrebbero aumentare e si verificheranno inevitabilmente interruzioni nella catena di approvvigionamento.
«I prezzi dell’orzo sono aumentati in modo piuttosto significativo – ha dichiara Ankur Jain, amministratore delegato di Bira 91, all’Econimic Times -. L’Ucraina avrà sicuramente un impatto sui prezzi globali dell’orzo nel breve e medio termine. Se le aziende produttrici di birra saranno in grado di reagire rapidamente e aumentare rapidamente i prezzi è ancora da vedere».
Le aziende stanno mettendo a punto piani di emergenza per far fronte all’escalation della crisi Ucraina. Come riportato da TheDrinkBusiness, Coca-Cola Hbc, quotata a Londra, ha dichiarato che sta considerando di fare scorta ingredienti per limitare qualsiasi interruzione in Russia. Informazioni che intensificano le ansie per la carenza di forniture e l’aumento dei costi.
Pesa inoltre la la carenza mondiale di lattine di alluminio causata dall’aumento dei costi energetici e dall’aumento del consumo domestico durante la pandemia. La californiana Monster Energy, che secondo rumors riporatati da TheDrinkBusiness sta valutando possibili accordi con Constellation Brands, ha comunicato che le sue performance prima di Natale sono state ostacolate proprio dalla carenza di imballi.
DALLA BIRRA ALLE MOLOTOV
Secondo quanto riportato da Reuters, il birrificio Pravda Beer di Leopoli (Ucraina) ha convertito il proprio birrificio in una fabbrica di bombe molotov. Dentro le bottiglie, originariamente destinate alla birra, un cocktail infiammabile fatto con benzina e olio. Al posto del tappo una striscia di stoffa. Sull’etichetta un’immagine di Vladimir Putin seduto nudo su di un trono e la scritta «Putin khuylo», insulto diffuso tra i suoi oppositori.
È in gioco la nostra libertà – dichiara lo staff di Pravda Beer dalla sua pagina Instagram -. Abbiamo paura! Non vogliamo la guerra, ma stiamo facendo di tutto ciò che è possibile per difendere il’Ucraina dall’occupazione. Questa è probabilmente l’unica volta nella storia in cui il governo pubblica la ricetta delle molotov. Perché tutti abbiamo un obiettivo: difendere il nostro Paese».
LA GUERRA DELLA VODKA
In Nord America si sta verificando un boicottaggio della vodka e di altri prodotti di origine russa con quella che Fox News ha definito «La ribellione della vodka».
Venerdì 25 febbraio Peter Bethlenfalvy, ministro delle finanze dell’Ontario (Canada), ha ordinato al Liquor Control Board of Ontario (Lcbo) di rimuovere tutta la vodka russa dai 679 negozi della provincia e dagli shop on line. Analogamente La Nova Scotia Liquor Corporation, ha affermato di aver rimosso la vodka russa dagli scaffali dei negozi e dal sito Web a causa dei «terribili eventi in corso».
Azioni simili a quelle di Ontario e Nuova Scozie si stanno verificando anche un atre province, tra cui Manitoba, New Brunswick, British Columbia e Terranova. Anche alcuni stati degli Stati Uniti hanno seguito l’esempio, inclusi Utah, Ohio, New Hampshire e Virginia.
La Virginia Alcoholic Beverage Control (Abc) ha dichiarato in un tweet che «Nello spirito dell’appello del governatore [Glenn] Youngkin a un’azione decisiva a sostegno dell’Ucraina, Virginia Abc sta rimuovendo sette marchi di vodka di origine russa dai nostri scaffali dei negozi. I marchi a tema russo non prodotti in Russia, come Stolichnaya e Smirnoff, non verranno rimossi».
In Italia è Bernabei.it il primo player a comunicare di aver rimoso tutti gli alcolici di fabbricazione e marca russa dal proprio catalogo.
Nonostante tali etichette (principalmente Vodka) rappresentino circa il 25% del fatturato della categoria di riferimento si legge nel comunicato -, in un periodo storico simile, le valutazioni sulle performances devono necessariamente lasciare spazio al valore etico più alto del ripudio di un conflitto bellico».
Nel frattempo il produttore di vodka ucraino Nemiroff, di Nemyriv nela regione di Vinnytsia, è stato costretto a chiudere temporaneamente la sua distilleria a causa della guerra russo-ucraina. Alcuni dipendenti si sono arruolati nell’esercito nel tentativo di contrastare l’invasione russa.
Una cosa è certa: contrariamente alle speranze legate all’allentamento della pandemia il 2022 non sarà un’annata semplice.
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Lyre’s, giovane azienda australiana specializzata in “spirits” analcolici, ha visto un aumento delle vendite del 300% nel gennaio 2022 rispetto allo stesso mese del 2021.
Lyre’s, che offre un portafoglio di 16 “spiriti” analcolici, ha affermato che le sue vendite sono state guidate da Dry London Spirit, un’alternativa al gin, e dall’American Malt, che replica il gusto del Bourbon. Inoltre, l’azienda ha notato livelli record di crescita per la sua gamma di ready-to-drink in lattina.
È importante sottolineare – afferma Mark Livings, co-fondatore e Ceo di Lyre – come Lyre’s continui a trainare la crescita della categoria no & low. Abbiamo conquistato quote di mercato entrando in nuovi mercati praticamente incontrastati. Rimaniamo in iper-crescita, con ricavi che crescono di oltre il 300% annuo e siamo solo all’inizio del movimento del consumo consapevole. Il vero mainstream deve ancora venire».
IL DRY JANUARY
L’azienda è sponsor ufficiale del Dry January, il “mese senza alcol” promosso da Alcohol Change UK. Secondo Lyre’s la partnership strategica triennale con Alcohol Change ha contribuito ad aumentare la presenza del marchio. Nel solo gennaio 2022, infatti, i prodotti Lyre’s sono stati inseriti nella gamma di oltre 700 bar e ristoranti in tutto il Regno Unito..
«Gennaio è stato un mese di successo e una grande opportunità per attirare migliaia di persone in più che vogliono bere meno o senza alcol, senza compromettere il gusto o l’esperienza», aggiunge Livings.
LA CRESCITA DI LYRE’S
Lyre’s ha recentemente raccolto finanziamenti per 25 mln di sterline (circa 30 mln di euro), raggiungendo una valutazione di 270 mln di sterline (circa 320 mln di euro) nel novembre 2021. L’azienda è destinata a diventare il marchio di bevande indipendente a raggiungere più velocemente lo status di “unicorno“, ovvero una valutazione di oltre 1 mld di dollari senza essere quotata in borsa.
Tra i risultati raggiunti nel 2021 ci sono quattro nuovi negozi di e-commerce, 30 inserzioni al dettaglio e il lancio di cinque Rtd e tre nuovi “spiriti” analcolici. Il marchio, dopo il suo recente ingresso in Sud Africa e Medio Oriente, Lyre’s è disponibile in oltre 60 mercati fra cui l’Italia. La società dovrebbe essere lanciata in Giappone entro la fine dell’anno.
Lyre’s ha anche ampliato il suo team con nuovi ruoli nelle vendite, nel marketing, nell’e-commerce e nella logistica. L’azienda ha raggiunto quota 100 dipendenti a fine 2021 è conta di raddoppiare entro la fine di quest’anno.
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Come riferisce l’agenzia Reuters, lo scorso 8 febbraio il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha segnalato preoccupazioni per il consolidamento del mercato statunitense dell’alcol. Un settore da 250 oltre miliardi di dollari all’anno. Nel suo report, atteso da tempo, Treasury Department e ha delineato delle riforme che potrebbero aumentare la concorrenza e far risparmiare ai consumatori centinaia di milioni di dollari ogni anno.
Nelle 63 pagine del documento il Dipartimento suggerisce nuovi controlli su fusioni e acquisizioni fra aziende del settore. Inoltre aliquote fiscali diverse e un alleggerimento degli oneri normativi per i nuovi operatori nel mercato del vino, della birra e spirits. Interventi che renderebbero il mercato più equo per i nuovi produttori e più economico per i consumatori.
CONCENTRAZIONE DEL MERCATO E LEGISLAZIONE INADEGUATA
Nel proprio report il Tesoro ha suggerito una supervisione più rigida sulle regole esistenti e lo sviluppo di nuove leggi da parte del Dipartimento di Giustizia e della Commissione Federale per il Commercio.
I consumatori americani, i proprietari di piccole imprese, gli imprenditori e i lavoratori non dovrebbero soffrire schiacciati da un’industria della birra altamente concentrata. Le autorità preposte all’applicazione e alla regolamentazione dovrebbero avere la forza d’animo necessaria per far rispettare la legge e proteggere la concorrenza», afferma il vice procuratore generale Jonathan Kanter.
Il mercato statunitense di birra, vino e liquori ha generato migliaia di nuovi birrifici, cantine e distillerie negli ultimi dieci anni. Piccole realtà che faticano a competere coi colossi multinazionali. Basti pensare che i due maggiori produttori di birra, Ab Inbev e Molson Coors, rappresentano il 65% del mercato negli Stati Uniti.
Un “comportamento di esclusione” da parte dei grandi produttori, distributori e rivenditori cui si somma ad una rete di complicate normative statali e federali. Leggi talvolta risalenti alla fine del proibizionismo nel 1933. Un quadro che di fatto esclude i piccoli partecipanti dalla lotta per competere e prosperare.
«Siamo determinati a proteggere quello che è stato un settore dinamico e di successo con molte piccole imprese che vi entrano. Vogliamo affrontare quei problemi che generano prezzi eccessivi per i consumatori», afferma il Dipartimento del Tesoro.
LE REAZIONI DEI PRODUTTORI
Il Beer Institute, che rappresenta Ab Inbev e Molson Coors oltre ad altri grandi produttori di birra, si è detto deluso dal report. Secondo l’associazione ne emergerebbe una “caratterizzazione errata” del settore. Il Beer Institute ha inoltre affermato che i prezzi della birra sono rimasti bassi nonostante l’aumento dell’inflazione e un calo della domanda.
Di contro l’American Craft Spirits Association, associazione dei piccoli distillatori artigianali, ha accolto con favore l’attenzione del rapporto sulle preoccupazioni delle piccole distillerie indipendenti. Secondo l’Acsa è infatti indispensabile rinnovare le antiquate leggi sull’alcol che mortificano le piccole imprese.
Il rapporto del Dipartimento del Tesoro cita studi che dimostrano come le cosiddette leggi “post and hold”, che limitano la concorrenza sui prezzi, generano per i consumatori di birra un aggravio di costo di 487 mln di dollari all’anno. Leggi che possono far lievitare il costo di una bottiglia di vino fino del 18% e di oltre il 30% quello degli spirits.
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Apre a Milano in via Porpora 169 Norah was drunk, locale dedicato a cocktail, assenzio e conserve portoghesi. Un luogo dove lasciarsi sorprendere da una proposta selezionata e originale. Ad accogliere gli avventori i due effervescenti proprietari: Niccolò Caramiello e Stefano Rollo.
NICCOLÒ CARAMIELLO
Dopo diverse esperienze a Milano e all’estero, Niccolò Caramiello ha finalmente un suo bancone dove reinterpreta in modo attuale i grandi classici della miscelazione. Il suo intento è presentare una drink list dalla forte spinta contemporanea e far conoscere in Italia un distillato ancora poco noto: l’assenzio.
Ecco allora che in carta inserisce sia cocktail che lo vedono protagonista, sia una selezione di etichette di assenzio importate direttamente da Germania e Francia. Prodotti da degustare attraverso la scenografica fontana secondo il tradizionale rituale francese.
STEFANO ROLLO
Al suo fianco, Stefano Rollo coccola i clienti con una proposta gastronomica essenziale ed estremamente versatile. Pochi prodotti di alta qualità. Vere e proprie “chicche” culinarie che comprendono formaggi di piccoli artigiani caseari lombardi, conserve di pesce portoghesi, salumi spagnoli e umbri, ostriche francesi.
NORAH WAS DRUNK
Da Norah was drunk i tre momenti di servizio – aperitivo, cena e dopocena – si susseguono senza soluzioni di continuità. Sotto il neon verde fluo dell’insegna si apre un luogo che trasuda un originale fascino neorealista da Vecchia Milano, con un tocco di impressionismo francese e di classicismo della New Orleans coloniale.
Norah was drunk si presta a diventare il nuovo epicentro della mixology nel quartiere di Lambrate. Un locale dove il fulcro è il bancone in marmo verde del Guatemala che invita gli ospiti ad accomodarsi e a farsi trasportare in un’esperienza “liquida”.
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Conosciuto come “acqua della vita” fin dai tempi antichi, sembra che il Whisky sia oggetto di una storica contesa tra Inghilterra, Scozia e Irlanda. Anche se è quasi impossibile decretarne con certezza l’origine, magari ti interesserà conoscere alcune leggende su questo nettare prezioso!
Alcune credenze fanno risalire la scoperta di questo distillato agli agricoltori, che distillavano il Whisky dal loro orzo in eccesso. Altre leggende collegano invece questa pratica ai viaggi dei monaci missionari, che si muovevano tra l’Irlanda, la Scozia e l’Europa continentale.
Ciò che è certo è che, se nell’Irlanda del 1405 venne documentata la caduta di un capo clan per “eccesso di acquavite”, nel 1494 alcune prove documentano in Scozia la prima distillazione del Whisky! Sembra che sia stato proprio il re Giacomo IV di Scozia a concedere a frate John Corr “8 capsule di grano per produrre acquavite”.
Ma com’è fatto il Whisky?
Il Whisky è uno spirito distillato da mosto di cereali maltati come grano, mais, orzo e/o segale in percentuali variabili, a seconda della zona o della creatività del produttore. Questo distillato viene fatto invecchiare in botti di legno rovere. Si tratta di un prodotto famoso in tutto il mondo e di cui sono molto note alcune varietà come l’American Whiskey, il Bourbon Whiskey, lo Scotch Whisky e l’Irish Whiskey.
È bene sapere che l’etichetta “Whisky” comprende una grande categoria di distillati, che si differenziano in primis per la materia prima usata. Ad esempio, il Bourbon è uno specifico tipo di Whisky americano che si connota per alcune specifiche regole da seguire in fase di produzione! Per dirlo in altre parole e usando un classico detto degli esperti del settore, “tutto il Bourbon è Whisky, ma non tutto il Whisky è Bourbon”!
Cosa rende un Whisky, Bourbon?
Il Whiskey Bourbon è composto da grano, lievito e acqua e il suo nome deriva proprio dal luogo in cui è prodotto, la contea di Bourbon, nel Kentucky. La tradizione vuole che, dopo aver viaggiato lungo il fiume Mississippi in Louisiana, il Bourbon sia arrivato tra le distillerie della Old Bourbon County nel 1700: ancora oggi, tante distillerie non usano il termine “Bourbon” per classificare i loro spiriti, così da rendere onore alla sua storica origine!
In particolare, un Whisky può essere classificato come un Bourbon quando:
È prodotto negli Stati Uniti! Oggi, ben il 95% del bourbon viene ancora prodotto in Kentucky, il cui clima e l’acqua calcarea donano a questo distillato i suoi classici aromi.
La miscela iniziale deve contenere almeno il 51% di mais. Ad ogni modo, la maggior parte di questi distillati supera questa percentuale, arrivando fino al 70%.
La miscela deve essere al 100% naturale! È possibile unire al composto solamente dell’acqua e nessun altro tipo di additivo.
Mentre il Whisky può invecchiare su botti già usate, il Bourbon deve invecchiare per almeno due anni in una botte di rovere nuova e interamente tostata.
Alla distillazione, non deve superare l’80% di alcol in volume.
In ogni caso, che sia un classico Whisky o che sia un Bourbon, entrambi si classificano come una valida cura per rimediare ai raffreddori invernali!
Come sentire la differenza tra Whisky e Bourbon?
La materia prima utilizzata rende possibile classificare il Whisky a seconda di note di degustazione precise. Le sfumature del Whisky variano a seconda della tipologia. Spesso in ogni zona si usano materie prime differenti. Così un Whisky irlandese avrà note diverse da un whisky giapponese, quello giapponese da quello americano e così via.
Il Bourbon invece, che ha il colore giallo ambrato intenso tipico del Whisky, si distingue per le note più dolci ma allo stesso tempo morbide e decise di vaniglia, frutta gialla, caramello e rovere. Non risulta stucchevole, ma diverso dal classico gusto affumicato del Whisky scozzese.
Sei incuriosito dal vastissimo mondo del Whisky? Enoteche Piave è il luogo giusto per chi è alla prime armi, ma anche per gli intenditori più esperti! Sfogliando lo store online potrai scoprire e confrontare diverse varietà di Whisky e Bourbon e visitando i punti vendita potrai essere assistito nella scelta da sommelier professionisti. Dal 1997 la missione è solo una: essere un riferimento per il vino di qualità, in cui la passione viene prima di tutto!
Si chiama Women First ed è una kermesse tutta al femminile per valorizzare la figura della donna nel mondo dell’ospitalità. Dal 7 febbraio fino a maggio al The Court, il cocktail bardi Roma che ha sede a Palazzo Manfredi, con vista Colosseo. Il progetto, sviluppato dal bar manager Matteo Zed, è una risposta per colmare il divario di genere in questa professione.
«The Court – spiega Zed – incoraggia la parità e crede fortemente nelle donne. Nei suoi ultimi due anni di vita, questa realtà ha avuto sempre manager in rosa. Sempre più barlady hanno saputo conquistarsi ruoli di prestigio grazie alla loro meticolosità e al loro spirito organizzativo, rivelando grande sensibilità e spiccato gusto estetico».
Se pensiamo alla storia della miscelazione – prosegue ancora Matteo Zed – possiamo ricordare che alcune donne hanno davvero fatto la differenza. In primis Ada Coleman, pionieristica barlady che nel 1903 fu la prima donna nella postazione mixology dell’iconico American Bar del Savoy Hotel di Londra. Da allora, sono molte le quote rose hanno saputo conquistarsi un ruolo da protagoniste».
Alla chiamata hanno aderito barlady amiche da tutto il mondo che si alterneranno nei prossimi mesi dietro il bancone del prestigioso cocktail bar d’albergo in Italia. Per questo “Women First” si svilupperà in più pomeriggi, ogni lunedì dalle 18 alle 23.
Al momento sono state confermate sei date, ma la programmazione è in continuo aggiornamento, grazie al numero crescente di adesioni. Le nuove guest di Women First saranno comunicate sui profili social del cocktail bar romano The Court.
Calendario Women First
7 febbraio: Priyanka Blah – The Dram Attic (San Pietroburgo)
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Proposta Spirits, il catalogo di Proposta Vini dedicato a distillati e liquori, continua a crescere. Presentato lo scorso 23 e 24 gennaio contemporaneamente al Catalogo 2022 di Proposta Vini, Proposta Spirits 2022 ha visto l’introduzione di oltre 70 nuove referenze. Quasi il 30% in più per un catalogo che esiste da soli due anni e mezzo.
La filosofia di Proposta Spirits si avvicina molto a quella di Proposta Vini. Andiamo a ricercare realtà piccole che altrimenti non avrebbero la possibilità di farsi conoscere. Andiamo a cercare cose molto particolari, artigianalità vera, prodotti naturali, liquoristica ed amari naturali senza nessun tipo di aroma», spiega Gian Nicola Libardi, selezionatore di Proposta Spirits.
GLI SPIRITS, LA “TAVOLOZZA DEI COLORI” DEI BARTENDER
Forte la presenza italiana fra i banchetti del padiglione 4 di Fiere di Parma, scelta dovuta all’emergenza sanitaria che ha reso difficile l’arrivo di molti produttori stranieri. Una presenza, proprio per questo motivo, un poco sbilanciata verso la liquoristica a discapito dei distillati.
«In realtà il catalogo è molto bilanciato – sottolinea Libardi – e comincia ad essere molto completo. Ci dispiace non averlo potuto presentare completamente». Una selezione che, proprio per la sua attenzione alla territorialità, si compone di prodotti fra loro differenti ed estremamente ricercati.
«Ci sono un mucchio di chicche, prodotti molto molto particolari con ingredienti che io chiamo “colori“. Mi piace definire chi lavora nel mondo del bar come dei pittori ed è bello fornire loro dei pigmenti nuovi. Dei sapori che normalmente negli spirits non ci sono».
«Fico d’india, un liquore alla carruba, un gin umami che gioca sul “quinto gusto” grazie a parmigiano e capperi. Liquori al passion fruit, non dolci ma ricchi di acidità. Dall’altro lato la ricerca di distillati internazionali. Importiamo del tequila direttamente dal Messico, così come altri distillati sudamericani e whisky di imbottigliatori indipendenti», racconta Libardi.
NON SOLO MIXOLOGY
Un catalogo che non è pensato solo per bartender/pittori. Buona parte della clientela è infatti costituita da ristoratori ed è anche a loro che si rivolge la selezione. Prodotti pensati per accompagnare il piatto o per il fine pasto.
«Ad esempio, se mangio una frittura o qualcosa che ha una certa grassezza, posso bermi un liquore con una bella acidità che lava la bocca». Una “coccola“, come la definisce Libardi. Il piacere di concedersi, alla fine del menù, un momento di piacere personale.
GRADO PIENO VS APPROCCIO SALUTISTICO
La selezione di Proposta Spirits strizza l’occhio a due tipologie di prodotto apparentemente in contraddizione. Da un lato la riscoperta, soprattutto nei whisky, del “grado pieno“. Dall’altro, nella liquoristica, la ricerca di ingredienti naturali e “salutari“.
«Al contrario di quanto accade in una certa parte del mondo, con la ricerca dei prodotti “Low & No”, noi assistiamo alla riscoperta del grado pieno – sottolinea il selezionatore di Proposta Spirits -. La nostra linea di whisky Blackadder è composta quasi tutta da single barrel».
«Circa 300 bottiglie edizione limitata per ogni etichetta. Il lavoro dell’imbottigliatore indipendente è questo: scegliere un prodotto, lavorarlo nei legni che seleziona e portarlo al consumatore così com’è. E tu che sei un cultore senti tutto il lavoro che è stato fatto».
Potenza alcolica che solo in apparenza contrasta con la moderna ricerca di prodotti attenti alla salute. Il focus, il punto di contatto, è l’attenzione alle lavorazioni di qualità. «C’è un’attenzione generale al mangiare bene, al tenersi in forma. Siamo abituati a sentire parlate di certi ingredienti come “salutari”. Questi ingredienti stanno cominciando ad arrivare anche nei nostri bicchieri, per una nuova concezione di cocktail».
«Chiudiamo così il cerchio. Ecco che questa ricerca di bere bene e “più salutare” – conclude Libardi – torna al nostro punto di partenza: scegliere prodotti naturali. Prodotti buoni, realizzati senza l’ausilio di aromi. Ricordiamoci che l’alcol, i distillati e gli amari sono nati come elisir di lunga vita. Era la farmacopea delle epoche passate».
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Fundador Brandy De Jerez si affaccia al 2022 rinnovato sia nel prodotto che nella confezione. Due i prodotti sotto la lente di ingrandimento che si rivolgono a consumatori curiosi ed esigenti: Fundador Sherry Cask Solera e Fundador Supremo 12 y.o..
Entrambi appartenenti alla denominazione Brandy De Jerez sono distillati di vino da uve Palomino e Airén nell’impianto di Tomelloso, nella Mancia. L’invecchiamento avviene invece nelle cantine di Jerez de La Frontera, le più estese di Spagna, seguendo la Denominacion de Origen Brandy de Jerez.
LA DEGUSTAZIONE
Fundador Sherry Cask
Invecchiato in botti di ben 3 varietà di Sherry (Fino, Amontillado e Oloroso) Fundador Sherry Cask si presenta di un bel colore ambra, limpido e luminoso. Al naso giungono immediatamente sentori di frutta secca. Mandorle, nocciole, arachidi. La nota vinosa, tipica del brandy, è arricchita da una vena di frutti rossi freschi e croccanti che donano freschezza.
L’ingresso in bocca è morbido e caldo. L’imbottigliamento a 36% abv accentua le sensazioni morbide lasciando spazio ad un retro olfattivo in perfetta corrispondenza naso-bocca. Finale asciutto, intenso ma non troppo persistente. Un prodotto versatile e dalla facile beva. Ottimo tanto come fine pasto che come base per una mixology semplice ma di sicuro effetto.
Fundador Supremo 12 y.o.
Affinato per 12 anni in botti ex Sherry Pedro Ximenex, Fundador Supremo 12 y.o. accoglie lo sguardo col suo colore ambra brillante, luminoso e dai riflessi rossastri. Profumo complesso. Note di spezie, frutta secca a guscio, vaniglia e miele che si alternano ad un frutto rosso ancora vivo. Cacao, caramello ed un tocco boisé contornati da una leggera balsamicità.
Morbido ed untuoso al palato. Ricco e rotondo. Morbidezza che ben veste i 40% abv dando modo agli aromi di liberarsi via via in modo stratificato. Ne deriva un sorso che regala sensazioni sempre nuove. Finale lungo che alterna le note fruttate a quelle tipiche dei legni in cui è invecchiato.
IL “FONDATORE” DEL BRANDY SPAGNOLO
La storia di Fundador brandy inizia nel 1874, quando Pedro Domecq Loustau crea il primo Spanish Brandy di Jerez, in Andalusia. La stessa scelta del nome, da rendere in italiano con “Il Fondatore”, ricorda lo spirito pionieristico della distilleria che definì gli standard produttivi per questo distillato.
Il Brandy spagnolo è un distillato di vino prodotto a partire da uve nazionali, mentre per la Do Brandy de Jerez si possono usare esclusivamente le varietà Palomino e Airén. La distillazione avviene in alambicchi a colonna e nei tradizionali Alquitar.
L’INVECCHIAMENTO CRIADERAS Y SOLERAS
Fundador per prima capì l’enorme potenziale dell’invecchiamento dinamico e lo applicò ai suoi Brandy. Questa scelta segna una differenza fondamentale rispetto ad altri spirits, dove i distillati sono sottoposti a un invecchiamento statico.
Nel metodo Criaderas parti di distillato vengono periodicamente travasate dalle botti collocate più in alto nella bodega a quelle più vicine al suolo, fino a raggiungere appunto la solera. Questa tecnica attiva processi di ossidazione e armonizzazione tra spiriti con differenti età, permettendo di raggiungere alla fine del processo una notevole complessità.
L’invecchiamento avviene in botti sherry. Il legno di rovere europeo, ricco di tannini e imbevuto del vino fortificato prodotto nella Provincia di Cadice, dona una profondità e una ricchezza inaspettata al distillato. Tuttavia non tutti gli Sherry sono uguali, anzi ne esistono molte varietà. Varietà che collaborano a creare gli aromi del Brandy.
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L’aumento dei casi Covid ha portato gli organizzatori di “Distillo“, la prima fiera italiana dedicata alla micro distillazione, a posticipare le date della manifestazione. Distillo si terrà quindi martedì 17 e mercoledì 18 maggio 2022 sempre presso le Officine del Volo di Milano.
«In oltre un anno di attività, a partire dalla Conferenza sulla distillazione artigianale di ottobre 2020 – spiegano gli organizzatori, Claudio Riva e Davide Terziotti di Craft Distilling – siamo riusciti a confezionare una manifestazione mai fatta prima in Italia, con la partecipazione di tanti espositori e un numero record di produttori di alambicchi».
«L’organizzazione di Distillo – proseguono Riva e Terziotti – sino al 20 dicembre era in linea con i piani. Ma l’arrivo della nuova variante ci ha spinto a una profonda riflessione. Riteniamo che la sicurezza e la tranquillità degli espositori, dei visitatori e del personale sia la cosa più importante, al di là delle normative che permetterebbero lo svolgimento di Distillo».
A maggio, la fiera potrà contare sulla presenza di oltre 40 espositori fra cui ben 8 produttori di alambicchi. Un numero mai registrato prima a livello europeo. La varietà e la qualità dei produttori di alambicchi presenti porterà a Milano appassionati e curiosi da diversi Paesi dell’Europa meridionale.
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La categoria dei prodotti Low e noalcol, ovvero a basso o nullo contenuto di alcol, è cresciuta nell’ultimo anno e sembra destinata a continuare la propria crescita nel 2022. Secondo una ricerca condotta da Global Data le vendite nell’Europa occidentale aumenteranno a un tasso di crescita annuale del 2,6%. Perlomeno fino al 2024.
Il centro studi ha infatti soprannominato gli anni 2020 come «the decade of nolo spirits», ovvero «il decennio degli spirits “nolo”». Definizione che sottolinea come il decennio 2020-2030 sarà dominato dai prodotti a basso tenore alcolico. Un percorso analogo a quello delle birre artigianali, nel periodo precedente.
«Dopo un 2020 tumultuoso, i consumatori sono ancor più determinati a mantenere uno stile di vita sano e moderato che promuova l’equilibrio, sia fisico che emotivo», sottolinea Holly Inglis, Beverage Analyst di Global Data.
L’ESEMPIO DI LYRE’S
Un chiaro esempio della crescita, anche finanziaria, del settore “low and no” è Lyre’s, giovane azienda australiana specializzata in “spirits” analcolici. A febbraio 2021 Lyre’s era valutata 100 mln di sterline (circa 120 mln di euro).
A novembre la valutazione è salita a 270 mln di sterline (circa 320 mln di euro). Nel frattempo i suoi prodotti hanno iniziato ad essere distribuiti in oltre 60 paesi per un ricavato di oltre 50 milioni di sterline anno.
Millennial e Generazione Z – afferma Mark Livings, co-fondatore e Ceo di Lyre’s – bevono meno alcol di qualsiasi generazione che li ha preceduti. Ma il movimento del bere consapevole trascende generazioni e confini culturali».
«Non stiamo solo facendo crescere la nostra attività – continua Livings – ma stiamo espandendo l’intera categoria. Entrando in territori come il Medio Oriente e l’Estremo Oriente, praticamente incontrastati».
Una crescita, quella dei prodotti Low e no alcol, che fa certo sorridere Beca – The Special Committee on Beating Cancer del Parlamento europeo che a inizio dicembre 2021 ha approvato la Relazione sul Piano europeo di lotta al cancro. Netta la contrarietà dei produttori e stakeholder del settore del vino internazionale, compresi quelli italiani.
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A seguito di una attenta attività di presidio del territorio, i funzionari Adm di Lecce, unitamente ai Carabinieri Nas di Lecce, hanno scoperto una fabbrica clandestina di liquori. Le operazioni di infusione e miscelazione di alcol per la produzione di liquori venivano svolte in un garage di pertinenza di una abitazione privata. Il tutto senza alcun tipo di autorizzazione fiscale e sanitaria.
I funzionari Adm e i Militari del Nas hanno sequestrato tutte le attrezzature presenti. Contenitori metallici, filtri, etichettatrici e ogni altro materiale utilizzato per la fabbricazione clandestina. Sequestrati inoltre prodotto semilavorato e 200 bottiglie di liquore già etichettate e imballate pronte per essere immesse in commercio avente diverse denominazioni (limoncello, arancello, cafè, alloro, ecc).
Il responsabile della frode è stato denunciato alla competente Procura della Repubblica per fabbricazione e commercializzazione di liquori senza le prescritte autorizzazioni. Le ipotesi di reato, in corso di accertamento attraverso il vaglio dell’A.G. ed eventualmente degli Organi giudicanti, riguardano la sottrazione all’accertamento e al pagamento dell’accisa sull’alcol e le bevande alcoliche.
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Glenfarclas Single Malt Scotch Whisky 15 y.o. è un vero e proprio punto di riferimento per gli amanti dei single malt invecchiati in botti ex sherry. Imbottigliato tradizionalmente da 46% abv è uno scotch whisky ricco, potente e complesso.
LA DEGUSTAZIONE
Colore dorato pieno che strizza l’occhio all’ambra. Naso complesso, ricco e variegato. Apre morbido e largo su note di burro, e biscotti secchi per poi spostarsi su sensazioni di frutta gialla sia fresca che disidratata. Frutto rosso, soprattutto ciliegie, cui seguono note calde e speziate. Noce moscata, pepe e cacao.
In bocca è caldo ed avvolgente. Mai arrogante. Aromi compatti nel retro olfattivo che ripercorrono quanto percepito al naso. Finale lungo e pulito che gioca tanto sulla frutta quanto sulle spezie.
GLENFARCLAS SINGLE MALT SCOTCH WHISKY 15 Y.O.
Una delle poche distillerie scozzesi ancora a gestione famigliare e l’unica nello Speyside ad utilizzare ancora il sistema a riscaldamento diretto degli alambicchi. Nonostante il suo carattere artigianale Glenfarclas possiede gli alambicchi più grandi della regione ed è in grado di produrre oltre 3 milioni di litri l’anno.
Il Glenfarclas 15 y.o. è forse il whisky più identitario della distilleria. Riposa per 15 anni in botti ex sherry, soprattutto oloroso, che gli conferiscono il suo tradizionale profilo aromatico.
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