Nell’Italia dei lupi travestiti da agnelli, passeranno in sordina le dichiarazioni sessiste di un produttore di Erbaluce di Caluso, Camillo Favaro, che si è scagliato in maniera veemente contro le cosiddette “wine influencer“?
“Non sapendone di vino e, molto spesso, non conoscendo la lingua italiana scritta, dovrebbero limitarsi ad allietare gli astanti, esclusivamente con la mercanzia di cui dispongono e di cui, evidentemente, vanno particolarmente orgogliose”.
Così il produttore piemontese, socio Fivi, in un commento affidato al social Facebook, che ci è stato segnalato da una lettrice. Timida ma decisa la reazione di una sola utente, una produttrice veneta con la quale Favaro si scusa, senza però cancellare la sparata, o riuscire a rimediare con parole davvero sentite.
Del resto, quel commento, aveva già raccolto 12 reazioni positive: sarà mica che “like” e “cuoricini” piacciono anche a certi produttori (vanitosi) di vino, e non solo alle “wine influencer”? Cin, cin.
Cronista di nera convertito al nettare di Bacco, nel mondo dell’informazione da oltre 15 anni, tra carta stampata e online, dirigo winemag.it. Collaboro inoltre come corrispondente per una delle testate internazionali più autorevoli del settore, in lingua inglese. Edito con cadenza annuale la “Guida Top 100 Migliori vini italiani” e partecipo come giurato ai più importanti concorsi enologici internazionali. Oltre alle piazze tradizionali, studio con grande curiosità i mercati emergenti, seguendone dinamiche, trend ed evoluzioni. Negli anni ho maturato una particolare esperienza nei vini dei Balcani e dei Paesi dell’Est Europa, tanto da aver curato la selezione vini per un importatore leader in Italia. Nel 2024 mi è stato assegnato un premio nazionale di giornalismo enogastronomico.