Zero tolleranza per il silenzio. Questo il nome scelto da Cà du Ferrà per il primo Ruzzese secco, dopo gli esordi sul mercato – nel 2023 – con il passito Diciassettemaggio, vendemmia 2020. Il vitigno autoctono ligure, frutto di una rinascita commerciale dovuta proprio all’intraprendenza e alla tenacia dei due titolari di Cà du Ferrà, Davide Zoppi e il marito Giuseppe Aieta, mostra così il volto più puro e contemporaneo della Liguria di Levante. Un vino a Indicazione geografica protetta (Igp), vendemmia 2023, prodotto in sole 635 bottiglie, in parte già assegnate dal distributore esclusivo Proposta Vini (il costo è di 35 euro, più Iva).
Una chicca – firmata dall’enologa Graziana Grassini – con un messaggio forte dentro (e fuori) dalla bottiglia. L’etichetta è solo apparentemente monocromo, bianca. In realtà va strappata, da sinistra verso destra. Tirando una linguetta. Ecco così apparire la scritta “Zero tolleranza per il silenzio”, voluta da una cantina – Cà du Ferrà, per l’appunto – che non smette di sorprendere non solo attraverso i propri vini, ma anche lanciando messaggi chiari e assumendo prese di posizione nette. A sfondo socio-culturale. Perché il vino può essere anche manifesto.https://caduferra.wine/it/
IL RUZZESE: VITIGNO, VINO E ORA ANCHE “MANIFESTO”
«Tolleranza zero per il silenzio. Questa è la filosofia del vino. Un vino che non accetta omertà, non accetta silenzi. Che vuole parlare da solo. Un vino che invita a vivere la vita con grande impegno, con grande responsabilità. Impegno verso gli altri, verso la natura. Verso il territorio in cui viviamo. Il nostro Ruzzese secco è un invito: tolleranza zero per il silenzio, in tutte le sue accezioni negative». Le parole di Davide Zoppi fanno eco a quelle del marito Giuseppe Aieta.
«L’etichetta da strappare – spiega – vuol rappresentare una linea ben marcata nel nostro percorso di riscoperta del vitigno ed essere un modo per far riflettere sul mondo in cui viviamo. Non a caso abbiamo scelto il candore del bianco. Occorre iniziare, tutti insieme, a strappare vie le paure dalla nostra vita. Spingersi oltre i pregiudizi, per raggiungere i nostri obiettivi. Dobbiamo tornare ad avere il coraggio di esprimere il nostro pensiero e la nostra essenza. Senza timori».
IL RUZZESE TRA RISCOPERTA E CONFERME ALLA BIBLIOTECA LA VIGNA DI VICENZA
Teatro d’eccezione della presentazione del Ruzzese Liguria di Levante Bianco 2023 di Cà du Ferrà è stata la Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza, luogo simbolo della ricerca e della tradizione vitivinicola italiana. Un luogo che custodisce 62 mila volumi tematici, dal quindicesimo secolo ai giorni nostri. Insieme ai produttori il prof Franco Mannini, ex ricercatore del Cnr di Torino che ha accompagnato – insieme al team guidato dalla professoressa Anna Schneider e a un finanziamento del Parco delle Cinque Terre – le prime ricerche sul vitigno Ruzzese. Studi che hanno portato alla sua iscrizione nel registro nazionale, nel 2009.https://www.lavigna.it/it/lavigna
«Eppure – ha spiegato Mannini – nessuno ha colto questa opportunità come invece ha fatto Cà du Ferrà, che è arrivata ad impiantare il suo primo vigneto di Ruzzese nel 2015». Poche barbatelle, a cui si affiancherà presto un ulteriore impianto per incrementare la produzione. «Una varietà incredibile – ha sottolineato l’agronomo Gabriele Cesolini, del team di Graziana Grassini – che all’inizio, essendo a me totalmente sconosciuta, avevo scambiato per Cabernet Franc. Si tratta di un vitigno resistente alle malattie, che germoglia prima e matura tardi, che produce uve dalla buccia spessa, col sole dentro».
LA PRIMA CITAZIONE DEL RUZZESE IN UN LIBRO DEL 1596: PIACEVA AL PAPA
Tutte condizioni che dipendono dal perfetto acclimatamento in Liguria del Ruzzese. Ed è proprio alla Biblioteca Internazionale “La Vigna” di Vicenza, oggi presieduta dall’imprenditore Remo Pedon, che il legame ha trovato senso compiuto. Di Ruzzese e di Liguria di Levante parla infatti lo scrittore Andrea Bacci, in un manoscritto del 1596 conservato proprio sugli scaffali del “museo” di Contrà Porta San Felice 3, nel cuore della Città del Palladio. Lo descrive, in latino, come un vino apprezzatissimo a Roma, tanto da essere gradito anche da Papa Paolo III Farnese, in carica dal 1534 al 1549. Il suo “bottigliere” Sante Lancerio, sommelier ante litteram, glielo aveva proposto come uno dei migliori vini bianchi che l’Italia enoica potesse offrire a quel tempo, grazie anche ad un finale tendente al dolce e non all’acido o all’amaro.
ZERO TOLLERANZA PER IL SILENZIO: L’ASSAGGIO DEL RUZZESE SECCO DI CÀ DU FERRÀ
Così, la decisione di Cà du Ferrà di vinificare “in secco” il Ruzzese non è solo riscoperta, ma anche evoluzione. Il vino matura e si arricchisce – grazie a ripetuti bâtonnage – in tonneau da 500 litri, nella piccola sala della cantina ligure, a Bonassola, in provincia della Spezia. Ma non “sa” di legno. Ricorda piuttosto il sole, il mare, la macchia mediterranea e la generosità della polpa dei frutti. Sa di mare e di montagna, di brezza marina e di frutta a polpa gialla matura, come l’albicocca.
Entra sornione in bocca, generoso. Poi si assottiglia sulla freschezza e sulla sapidità, che accompagnano sino al lungo finale. Alla cieca, il Ruzzese potrebbe ricordare vagamente il Fiano campano, di Avellino. Ma ha anche tratti da Chardonnay che affonda le radici su suoli vulcanici, basaltici. Suggestioni, anzi distrazioni giocose. Perché è uguale solo a se stesso. E lo grida a tutti. Forte e chiaro. Onorando il suo nome. Zero tolleranza per il silenzio.
Ritratti cantina LavisEclettica e spensierata. Romantica e riflessiva. Generosa e dolce. O, ancora: elegante e raffinata. Riservata e misteriosa. Decisa e dinamica. Sono le “personalità” raffigurate sulle nuove etichette della gamma di vini Ritratti di Cantina La-Vis. Ognuna a sintetizzare l’animo, anzi l’anima, di altrettanti vitigni allevati sulle colline avisane, alle porte di Trento, tra i 250 e i 550 metri di altitudine. Rispettivamente: Sauvignon Blanc, Chardonnay, Gewürztraminer. Pinot Nero, Cabernet Sauvignon e Lagrein. Tutti vendemmia 2023 i bianchi; 2022 i rossi. Una gamma rigorosamente Trentino Doc.
DALLA GDO ALL’HORECA: IL SALTO DEI RITRATTI DI CANTINA LA-VIS
Un passo in avanti che, per la cooperativa trentina, significa evoluzione. In primis nel cambio di rotta commerciale. I 6 nuovi vini, prodotti in quantità limitate – 100 mila bottiglie potenziali – e solo su una porzione selezionata – circa 100 ettari – dei 400 ettari a disposizione degli (altrettanti) soci della cantina, saranno infatti destinati in esclusiva al canale Horeca (enoteche, wine bar, ristoranti, hotel). Le annate precedenti erano invece commercializzate (anche) in Gdo, ovvero al supermercato. Il “rebranding” della linea Ritratti parte dall’estetica, con la scelta di rinnovare le etichette. Non più i dipinti di fine Ottocento del pittore trentino Giovanni Segantini, tra i massimi esponenti della corrente divisionista italiana. Ma le opere di un’artista contemporanea, di origini marchigiane, che ha scelto di vivere a Trento ormai da 10 anni: Margherita Paoletti.https://www.margheritapaoletti.it/
MARGHERITA PAOLETTI E LE ETICHETTE DEI RITRATTI CANTINA LA-VIS
Sull’etichetta del Sauvignon Blanc ecco dunque “Salvia fredda“, opera caratterizzata da tinte verdi che simboleggiano i tratti organolettici del vitigno di origine francese. Il calore del giallo sullo Chardonnay, con “Dorata“. “Aria d’estate” è il titolo del quadro raffigurato sul Gewürztraminer. Il Pinot Nero vede protagonista “Nebbia sospesa”. Cabernet Sauvignon e Lagrein, infine, “Alba e rugiada” e “Viola umana“. L’artista Margherita Paoletti, selezionata da cantina La-vis fra oltre 300 potenziali candidati, è stata accompagnata nei vigneti dove nascono i vini della linea Ritratti. Ne ha toccato la terra. E si è lasciata coinvolgere da colori e profumi. Solo dopo questa «esperienza immersiva» ha dato vita alle 6 creazioni che oggi sono raffigurate sull’etichetta e che saranno esposte in una sala dedicata della cooperativa, nella sede di La-vis.https://www.mart.tn.it/
RITRATTI LA-VIS: VINI SINTESI DEL LORO ECOSISTEMA
«La linea Ritratti di Cantina La-vis – ricorda il direttore tecnico Ezio Dellagiacoma – è nata nel 1988 ed ha saputo distinguersi, sin dagli esordi, per la qualità dei vini e per le etichette che ritraevano i dipinti di Segantini. Con l’annata 2023 dei bianchi e 2022 dei rossi abbiamo voluto rendere il progetto più attuale, coinvolgendo il Mart di Rovereto e scegliendo un’artista contemporanea che condividesse i nostri valori. In questo senso, Ritratti ha compiuto un passo in avanti nel simboleggiare il forte legame di questi 6 vini con l’ecosistema in cui nascono, ovvero le colline avisane. Ed entro la fine del 2025 presenteremo un’altra novità: una cuvée dei vitigni a bacca bianca, già imbottigliata ma, a differenza dei monovarietali, bisognosa di sostare in vetro, prima di essere commercializzata». Già pronti per essere stappati i tre bianchi e i tre rossi. Tutti vini fedeli alla varietà. Con un denominatore comune assoluto: l’agilità di beva e la gastronomicità, che li rendono – trasversalmente – ottimi alleati del segmento Horeca.https://la-vis.com/
Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Costa d’Amalfi Doc Furore Bianco 2022 Fiorduva, Marisa Cuomo (14,5%).
Fiore: 8.5 Frutto: 9.5 Spezie, erbe: 8.5 Freschezza: 8.5 Tannino: 0 Sapidità: 8 Percezione alcolica: 6 Armonia complessiva: 9.5 Facilità di beva: 8.5 A tavola: 9 Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni
Ludovico Maria Botti Cevi Vignaioli Indipendenti europeiCevi, Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti, continua a parlare italiano con l’ingresso di Ludovico Maria Botti nel ruolo di vicepresidente. Il vignaiolo del Lazio, già membro del consiglio direttivo nazionale di Fivi, è la quota tricolore nel nuovo team direttivo, che perde tuttavia la presidenza italiana. Matilde Poggi, alla guida della Cevi dal 2021, lascia infatti il posto al nuovo presidente Samuel Masse, 36 anni, vignaiolo francese della regione dell’Hérault. L’elezione è avvenuta oggi, durante l’Assemblea Generale dell’organizzazione, tenutasi proprio nel Lazio.
Matilde Poggi, che ha deciso di non ricandidarsi dopo quattro anni di presidenza, ha espresso grande soddisfazione per il lavoro svolto, assicurando che la Cevi è ora «in ottime mani» con Masse. Già presidente del Ceja, il Consiglio Europeo dei Giovani Agricoltori nel 2021, il vigneron porta con sé una solida esperienza nelle dinamiche istituzionali dell’Unione Europea e nella difesa dell’agricoltura familiare e giovanile. Ludovico Maria Botti Cevi Vignaioli Indipendenti europei. https://www.cevi-eciw.eu/
CEVI – VIGNAIOLI EUROPEI: GLI OBIETTIVI DEL NUOVO PRESIDENTE SAMUEL MASSE
Le stesse che sarà chiamato a difendere Ludovico Maria Botti (Azienda Biologica Trebotti, Tuscia), accanto agli altri due vicepresidenti Mateja Škrl Kocijančič (Slovenia) e Josef Valihrach (Repubblica Ceca). Nominato tesoriere Guy Krier (Lussemburgo), mentre Ivo Varbanov (Bulgaria) è il nuovo Segretario generale della Cevi. Tra gli obiettivi principali del neo presidente ci sono l’ampliamento della base associativa della Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti, che intende tutelare circa 200 mila vignaioli indipendenti in 12 Paesi europei. Tutte realtà che contribuiscono significativamente allo sviluppo economico e sociale delle regioni vinicole di appartenenza. Altro obiettivo della nuova presidenza targata Samuel Masse è il rafforzamento della capacità di Cevi di influire sulle politiche europee.
Gianni Tessari è il nuovo presidente del Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello. Succede alla produttrice vicentina Diletta Tonello, che per tre anni ha presieduto l’ente consortile. Sarà affiancato dai vicepresidenti Silvano Nicolato dell’azienda Vitevis e da Giulia Franchetto della omonima cantina Franchetto. «Quella del Lessini Durello – commenta Gianni Tessari, veronese, fondatore dell’omonima cantina situata a Roncà – è una denominazione che da sempre porto nel cuore evidenza Gianni Tessari, neoeletto presidente e sono onorato di poter rappresentare questa eccellente nicchia produttiva in un momento in cui il mondo sta guardando con interesse crescente a questa tipologia di vino». https://www.winemag.it/lessini-durello-doc-incoraggianti-i-risultati-del-2020/
«La nostra denominazione – continua il nuovo presidente del Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello – ha moltissimo da raccontare. Sia per quanto riguarda la sua suggestiva zona di produzione. Sia per quanto concerne le sue incredibili declinazioni produttive. Sarà un onore lavorare assieme alle produttrici e ai produttori di questo comprensorio spumantistico, per proseguire assieme lungo la via del costante miglioramento qualitativo».
Gianni Tessari è il nuovo presidente del Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello. Succede alla produttrice vicentina Diletta Tonello, che per tre anni ha presieduto l’ente consortile. Sarà affiancato dai vicepresidenti Silvano Nicolato dell’azienda Vitevis e da Giulia Franchetto della omonima cantina Franchetto. «Quella del Lessini Durello – commenta Gianni Tessari, veronese, fondatore dell’omonima cantina situata a Roncà – è una denominazione che da sempre porto nel cuore evidenza Gianni Tessari, neoeletto presidente e sono onorato di poter rappresentare questa eccellente nicchia produttiva in un momento in cui il mondo sta guardando con interesse crescente a questa tipologia di vino».
«La nostra denominazione – continua il nuovo presidente del Consorzio di Tutela Vini Lessini Durello – ha moltissimo da raccontare. Sia per quanto riguarda la sua suggestiva zona di produzione. Sia per quanto concerne le sue incredibili declinazioni produttive. Sarà un onore lavorare assieme alle produttrici e ai produttori di questo comprensorio spumantistico, per proseguire assieme lungo la via del costante miglioramento qualitativo».
La coltivazione del luppolo italiano è oggi una realtà in rapida espansione, con un crescente impatto sul settore brassicolo nazionale. Per analizzare le sfide, le opportunità e il futuro di questo comparto strategico, Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti, in collaborazione con Italian Hops Company, promuove un approfondito workshop dal titolo “Luppolo italiano, tradizione e futuro: dal luppoleto alla birra artigianale”, previsto per martedì 25 marzo alle ore 14:00, in diretta streaming sulla piattaforma UBAcademy.
Nel corso del webinar, Eugenio Pellicciari (Italian Hops Company) offrirà una panoramica completa sulla storia del luppolo italiano, mettendo in evidenza gli importanti risultati raggiunti grazie alla ricerca scientifica svolta con il supporto di enti come CREA e l’Università di Parma. Saranno discussi gli aspetti normativi che regolano il settore, l’accesso a incentivi agricoli regionali e le deroghe sui fitofarmaci, così come il ruolo attivo dei produttori di birra artigianale nello sviluppo e nella valorizzazione della filiera del luppolo.
L’incontro rappresenta un’occasione importante per comprendere come la coltivazione del luppolo stia contribuendo a definire nuovi scenari di crescita economica e qualitativa per la birra artigianale italiana.
Il Consorzio Tutela Morellino di Scansano annuncia importanti novità per la Docg toscana: nasce il Morellino di Scansano Superiore e cresce la percentuale di Sangiovese nel Morellino di Scansano Riserva, che passa dal precedente 85% all’attuale 90%. Questi aggiornamenti segnano un ulteriore passo in avanti nel percorso di valorizzazione qualitativa della denominazione maremmana. Secondo i dati più aggiornati (2024) si producono annualmente circa 1o milioni di bottiglie della Docg.https://www.consorziomorellino.it/the-docg/
MORELLINO DI SCANSANO SUPERIORE E RISERVA: LE NOVITÀ
La nuova tipologia del Morellino Superiore prevede rese per ettaro inferiori rispetto al Morellino Annata e una maturazione più lunga, con immissione sul mercato solo a partire dal 1° gennaio del secondo anno successivo alla vendemmia. Questa tipologia dovrà essere ottenuta da almeno l’85% di uve Sangiovese, potendo integrare fino al 15% con altri vitigni a bacca nera non aromatici.
Si distinguerà per colore rosso rubino tendente al granato, un bouquet profumato, etereo, intenso e fine, e un gusto asciutto, caldo e leggermente tannico. Il grado alcolico minimo richiesto sarà di 13% vol. Per quanto riguarda il Morellino di Scansano Riserva, oltre all’aumento della quota minima di Sangiovese, il disciplinare prevede una resa ancora più contenuta per ettaro e un aumento del titolo alcolometrico minimo richiesto.
«MODIFICHE DISCIPLINARE PER RAFFORZAMENTO MORELLINO DI SCANSANO»
«Queste innovazioni rappresentano tappe fondamentali nel progetto di valorizzazione e rafforzamento dell’identità territoriale del nostro Morellino – afferma Bernardo Guicciardini Calamai, presidente del Consorzio Morellino di Scansano -. E testimoniano l’impegno costante verso una produzione sempre più accurata e attenta alla qualità». Le modifiche al disciplinare sono attualmente in fase di approvazione definitiva presso gli organi competenti. Mirano, in definitiva, a consolidare il posizionamento del Morellino di Scansano, tra le più prestigiose Docg italiane.
Sono 753 milioni i litri di vino e spumante venduti nel 2024 nella Grande Distribuzione Italiana che resta il canale di vendita più importante per il settore e offre una fotografia chiara delle preferenze degli italiani in fatto di vini. L’Istituto di Ricerca Circana ha reso disponibili in anteprima alcuni dati dello studio “Circana per Vinitaly” che verrà presentato nel corso della tavola rotonda “Vino e Gdo: Innovazione, Mercati e Opportunità”, in programma a Vinitaly lunedì 7 aprile. In questa occasione, oltre a fare il punto sull’andamento dei vini in Grande Distribuzione nel 2024, mettendo a confronto produttori e distributori, verranno presentati i dati dei primi mesi dell’anno, per approfondire i primi segnali che vengono dai mercati e che potrebbero condizionare il 2025.
L’ANDAMENTO DEL MERCATO
Gli ultimi anni sono stati di grande sofferenza per il mercato dei vini nella Grande Distribuzione, a causa degli effetti a lungo termine degli aumenti dei costi di produzione e dei loro riflessi sugli scaffali. Tuttavia, a partire dal 2023, l’andamento del mercato del vino, pur mantenendo il segno meno, ha cominciato a dare segni di miglioramento. Miglioramento che nel 2025 potrebbe proseguire nella stessa direzione, grazie in parte al raffreddamento dei prezzi, da non intendere come riduzione, e al conseguente scenario di maggiore stabilità. Il tutto, al netto dei dazi minacciati dall’amministrazione Trump.
ALCUNI DATI SUL COMPARTO
Secondo Circana, il settore chiude il 2024 con un -1,3% a volume sull’anno precedente in parte compensato da un +2,2% a valore. Fa eccezione per lo spumante che sembra aver intrapreso un percorso diverso. Performance positiva per i vini in bottiglia a denominazione d’origine che registrano un +0,7%, confermata anche da altre categorie di vini che nel 2024 hanno registrato buoni risultati, in parte inaspettati.
I VINI CHE CRESCONO, A VOLUME E A VALORE
Nel 2024, crescono significativamente a volume, rispetto all’anno precedente, il siciliano Inzolia, con il +12,9%, il Primitivo di Puglia (+11,8%), quasi al pari del Vermentino (Sardegna, Toscana, Liguria) con il +11,7%, seguito dalla friulana Ribolla (+11,3%). La classifica dei vini “emergenti”, cioè quelli col maggior tasso di crescita rispetto all’anno precedente, elaborata invece a valore, mostra il Vermentino al primo posto con +13,5%, seguito dal Primitivo di Puglia con il +12,6%, dal trentino Lagrein che cresce dell’11,5% e dal Pinot Nero con il +9,8%. Il costo medio per il vino a denominazione d’origine in bottiglia (Doc, Docg, Igt) è di 5,57 euro al litro, con un aumento medio del 2% sull’anno precedente, decisamente più contenuto rispetto al dato 2023, che aveva registrato aumenti superiori al 6%.
I VINI PIÙ VENDUTI NELLA GDO
In generale, gli italiani in Grande Distribuzione preferiscono i rosati ai bianchi, i bianchi ai rossi e i vini fermi a quelli frizzanti. Al primo posto il Prosecco (Veneto e Friuli V.G.) con quasi 50 milioni di litri venduti (+4,7% rispetto all’anno precedente). Segue il Chianti (Toscana) con oltre 16 milioni di litri e dal Lambrusco (Emilia-Romagna, Lombardia) con oltre 15 milioni di litri, che però performano peggio dell’anno scorso (-2,9% e -4%). Da notare le buone performance del Vermentino (Sardegna, Toscana, Liguria), al sesto posto in classifica, che cresce dell’11,7% con oltre 11 milioni e 600mila litri venduti, della Ribolla (Friuli-Venezia Giulia), all’ottavo posto con quasi 8 milioni e 700mila litri venduti (+11,3%) e del Primitivo di Puglia, all’undicesimo posto con 7 milioni e 350mila litri (+11,8%).
«Il 2024 ha visto migliorare il dato (pur sempre negativo) del vino. La frenata dovuta ai prezzi sembra alle spalle, in uno scenario che però non lascia del tutto spazio all’ottimismo e a previsioni di crescita sostenuta della categoria. – ha dichiarato Virgilio Romano, Business Insight Director di Circana – Nel 2024, le scelte degli shopper si sono indirizzate verso un minor acquisto e verso brand/tipologie con un prezzo più basso per la salvaguardia del proprio budget di spesa, eppure segnali positivi ci sono e su quelli bisogna continuare a lavorare. Sarà necessario sfruttare questo attuale equilibrio, anche se ancora precario, per fare le scelte intelligenti e lungimiranti e trovare le strategie più efficaci per contrastare una situazione inalterata dal punto di vista dell’offerta e in calo dal punto di vista della domanda, avendo come faro il consumatore÷.
APPUNTAMENTO A VINITALY
Questo il quadro che verrà presentato in dettaglio dall’Istituto di Ricerca Circana a Vinitaly (Verona, 6-9 aprile) nel corso della 21° tavola rotonda su vino e Grande Distribuzione organizzata da Veronafiere. Moderata da Andrea Meneghini, Direttore di GDONews, si terrà a Vinitaly lunedì 7 aprile dalle 10,30 alle 12,30 c/o la Sala Puccini (Centro Congressi Arena, primo piano).
Vi parteciperanno, oltre a Virgilio Romano: per Federvini, Mirko Baggio (Responsabile Vendite Gdo di Villa Sandi); per Unione Italiana Vini, Francesca Benini (Sales and Marketing Director di Cantine Riunite e CIV); per Carrefour Italia, Lorenzo Cafissi (Responsabile Beverage Alcolico); per Conad, Simone Pambianco (Category Manager Bevande); per Coop Italia, Eleanna Pizzinelli (Responsabile Reparto Beverage); per MD, Marco Usai (Wine Specialist).
«A Vinitaly crediamo che la promozione della cultura del prodotto verso tutti i canali commerciali sia la modalità più corretta per aumentare la conoscenza, e così le vendite. Per questo, ogni anno, nell’ambito del salone, dedichiamo un momento di riflessione specifico sul rapporto che il vino ha con la GDO nel mercato domestico. – ha dichiarato Maurizio Danese, Amministratore Delegato di Veronafiere – Come organizzatori di fiere, infatti, sappiamo che il nostro ruolo è quello di essere a servizio delle imprese a cui vogliamo fornire i più aggiornati strumenti di market intelligence per affrontare mercati e scoprire nuove opportunità di business».
Quanto conosci davvero il vino che bevi? Il vino è uno dei simboli per eccellenza del Made in Italy. Un sinonimo di qualità, tradizione e autenticità. Tuttavia, non sempre ciò che finisce nel nostro bicchiere è frutto esclusivo dell’uva. Attraverso questo breve questionario, promosso da Federmosti in collaborazione con Winemag.it, vogliamo esplorare insieme quanto i consumatori siano informati sulla presenza del saccarosio nei vini. Conoscere ciò che beviamo ci rende consumatori più consapevoli e attenti. Rispondi alle seguenti domande: ci aiuterai a comprendere meglio le esigenze di chi ama il vino e di chi vuole sempre più trasparenza. questionario saccarosio vino.https://www.winemag.it/critiche-nuova-etichettatura-vini-ue-ingredienti-esultano-federmosti-must/
SACCAROSIO NEI VINI: QUANTO CONOSCI IL VINO CHE BEVI? IL QUESTIONARIO
IL SACCAROSIO NEL VINO
Il saccarosio nel vino è un tema poco noto ai consumatori, ma estremamente rilevante per comprendere meglio ciò che finisce nel nostro bicchiere. Questa sostanza, infatti, viene utilizzata frequentemente nella vinificazione per aumentare il grado alcolico o per bilanciare l’acidità del prodotto finale. Tuttavia, pochi consumatori sanno effettivamente se e quanto saccarosio sia presente nel vino che bevono abitualmente.
Per valutare questa consapevolezza, abbiamo sviluppato un questionario specifico che aiuta gli appassionati e i consumatori meno abituali a scoprire le loro conoscenze sul contenuto zuccherino dei vini. Questo strumento interattivo permette di identificare rapidamente quanto si conoscono i vini preferiti, offrendo al contempo utili informazioni sulla salute e sulla qualità del prodotto consumato.https://www.bertagniconsulting.com/ questionario saccarosio vino.
Perché è importante conoscere la presenza di saccarosio nel vino? Per una questione di trasparenza nei confronti del consumatore, è fondamentale conoscere le quantità di zucchero ingerite nella dieta quotidiana. Inoltre, il saccarosio, a differenza del mosto d’uva concentrato, è un ingrediente esterno alla filiera dell’uva. Imparare di più sul saccarosio nel vino significa scegliere consapevolmente e con maggiore attenzione alla salute? I pareri, nel settore e tra i consumatori, sono discordanti. Metti alla prova le tue conoscenze con il nostro questionario online e scopri quanto realmente conosci il vino che scegli.
Tutto pronto ad Albenga per “Le Prime di Vite in Riviera“, evento dedicato alla presentazione e degustazione delle nuove annate dei vini della Liguria. Protagoniste le aziende aderenti alla rete di imprese Vite in Riviera, ormai divenuta un punto di riferimento nazionale per la promozione della produzione vitivinicola ligure. L’appuntamento è per domani, domenica 23 marzo (ore 11-19.30) e per lunedì 24 marzo (ore 10-18.30) nella suggestiva cornice della ex chiesa di San Lorenzo, in piazza Rossi. Saranno presenti venti cantine delle province di Savona e Imperia. L’ingresso costa 20 euro (15 euro per i sommelier), mentre è gratuito per gli operatori horeca registrati sul sito ufficiale. Il biglietto comprende degustazioni libere, calice personalizzato, stuzzichini a km0 e accesso al Museo Sommariva “Civiltà dell’Olio”.
Per il secondo anno consecutivo è Albenga ad ospitare “Le Prime di Vite in Riviera”. L’evento, nel 2025, è arricchito da una Masterclass sul Pigato, vitigno simbolo del Ponente Ligure. L’incontro, già sold out, sarà condotto da Jacopo Fanciulli, Italian Wine Ambassador che presenterà otto etichette per approfondire la nuova annata, la biodiversità e la longevità del Pigato. Aperto a tutti, invece, l’appuntamento di lunedì 24 dedicato agli operatori Horeca sul «potenziale ancora inespresso dei vini liguri nella ristorazione».
«Le Prime di Vite in Riviera – commenta Massimo Enrico, presidente dell’omonima rete di imprese – rappresentano da sempre l’apertura del nostro calendario, anticipando Vinitaly. Quest’anno l’evento è arricchito dalla Masterclass sul Pigato e dagli incontri dedicati agli operatori. Saremo poi a Vinitaly 2025 con uno stand più grande e tre Masterclass, di cui una nella prestigiosa Sala Iris. Novità assoluta per Vite in Riviera sarà “Maggio in Cantina“, appuntamento enoturistico che vedrà le cantine aprire le porte ogni weekend di maggio. Infine, l’immancabile appuntamento autunnale con Granaccia & Rossi di Liguria (qui i migliori assaggi di Winemag all’edizione 2024) il 23 novembre a Quiliano».https://www.viteinriviera.it/category/eventi/
rinvio dazi trump vini europei. Rinviati i dazi dell’Ue sul bourbon americano. Ma il Tycoon non si fida e prende tempo. Ieri mattina, l’Unione Europea ha annunciato un rinvio dei dazi punitivi su bourbon, whiskey e altri prodotti degli Stati Uniti dall’1 al 13 aprile. Una notizia colta con sospetto da Trump. Gli Stati Uniti hanno infatti posticipato a loro volta i dazi sui vini ed altri alcolici europei, al giorno successivo: il 14 aprile. «Questo è un buon primo passo per abbassare la tensione», commenta Ben Aneff, presidente della US Wine Trade Alliance, l’associazione che riunisce gli importatori di vino americani.
Si spera che la decisione dia tempo agli Stati Uniti e all’Ue di arrivare a un accordo negoziato sulla questione alla base dei dazi. Anche se accogliamo con favore la notizia, l’attuale stato di purgatorio del settore è comunque estremamente dannoso per le imprese in tutto il territorio degli Stati Uniti». L’invito dell’associazione, come riferito ieri da Winemag, è stato quello di interrompere tutti gli ordini di vini europei, in attesa di maggiori certezze. https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/qanda_25_750
USWTA: L’EUROPA STA SOTTOVALUTANDO TRUMP
Secondo la USWTA, l’Ue starebbe sottovalutando la volontà degli Stati Uniti di rispondere in modo deciso ai dazi su acciaio e alluminio. Ci aspettiamo pienamente che gli Stati Uniti impongano dazi all’Ue per il doppio del valore di qualsiasi ritorsione sui dazi sull’acciaio. Ma stiamo naturalmente esortando l’amministrazione a garantire che tali dazi siano determinati con attenzione, per evitare di danneggiare le imprese americane e limitare il danno alla sola Ue. Come sappiamo, i dazi sul vino arrecano un danno significativamente maggiore alle imprese americane. Sono inutilmente nocivi per gli interessi americani. Una cattiva leva per influenzare il cambiamento politico». rinvio dazi trump vini europei.
«I DAZI SUL VINO? SONO DANNOSI PER L’AMERICA»
L’industria del vino, secondo Ben Aneff, può essere «un modello per il commercio equo che gli Stati Uniti desiderano, a beneficio delle imprese su entrambi i lati dell’Atlantico». Un settore che può sostenere centinaia di migliaia di posti di lavoro americani. «Anche se speriamo che gli Stati Uniti e l’Ue possano risolvere le questioni sottostanti, in caso di controversia, i dazi punitivi dovrebbero essere limitati a prodotti che beneficiano principalmente le aziende dell’Ue. I dazi sul vino sono dannosi per l’America». L’USWTA definisce la settimana di tensione «molto stressante per tutti». «Speriamo di avere presto ulteriori notizie», è l’auspicio di Aneff. Poi, un’esortazione ai colleghi importatori di vino: «Continuiamo a lavorare ogni giorno per raccontare la storia della nostra straordinaria industria ai decisori politici di Washington».https://winetradealliance.org/
Sostenibilità e innovazione applicata al recupero dei residui della produzione birraria per trasformarli in ingredienti alimentari ad alto valore nutrizionale. Questi gli obiettivi raggiunti dal workshop organizzato con successo da Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti, insieme alle Università di Milano, Foggia e Sassari. Un incontro dedicato alla valorizzazione delle trebbie, sottoprodotto della produzione di birra, come ingrediente alimentare salutare e sostenibile.
Durante il webinar, intitolato “Processi microbici per valorizzare le trebbie di birra come ingredienti innovativi e alimenti salutari”, sono state presentate tecnologie innovative per trasformare le trebbie. Il tipico residuo della produzione birraria può essere valorizzato in ingredienti funzionali attraverso fermentazione microbica e trattamenti sostenibili di essiccazione a microonde. Il tutto con minore impatto ambientale ed economico rispetto ai metodi tradizionali.
Il progetto di ricerca, finanziato dal Ministero dell’Università nell’ambito del bando Progetti di Rilevante Interesse Nazionale (PRIN 2022), punta non solo a trovare soluzioni innovative per la filiera della birra artigianale, ma anche a posizionare l’Italia come Paese all’avanguardia nella valorizzazione sostenibile dei sottoprodotti agroalimentari.
GLI INTERVENTI DEGLI ESPERTI
Il prof. Roberto Foschino dell’Università degli Studi di Milano ha sottolineato come, a fronte di circa 240 mila tonnellate di trebbie prodotte annualmente in Italia, la valorizzazione delle stesse attraverso processi microbici e di essiccamento innovativo rappresenti una grande opportunità per i birrifici artigianali. Realtà spesso alle prese con costi elevati di smaltimento.
La prof.ssa Carmen Lamacchia dell’Università di Foggia ha approfondito l’applicazione pratica delle trebbie come ingrediente funzionale per prodotti da forno ad alto contenuto di fibre e proprietà salutistiche. Tra le principali novità emerse figura la realizzazione di un pane post-biotico, arricchito con fibre fermentate da batteri probiotici, per un prodotto finale dal miglior profilo nutrizionale e sensoriale.
La Professoressa Marilena Budroni dell’Università di Sassari ha illustrato, inoltre, la possibilità di utilizzare le trebbie per la produzione di micoproteine, ottenute dalla fermentazione con funghi filamentosi come il Fusarium venenatum, già utilizzato in altre parti del mondo per produrre proteine alternative altamente sostenibili. Questo processo, oltre ad avere una bassissima impronta ecologica rispetto alla produzione di proteine animali, offre una soluzione concreta alle sfide future dell’alimentazione sostenibile.
Unionbirrai ha espresso grande soddisfazione per l’interesse dimostrato da birrai, ricercatori e operatori del settore, confermando il proprio impegno per un futuro sempre più orientato alla sostenibilità e all’innovazione.
Marzia Varvaglione è prima donna presidente del Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV), la federazione che rappresenta le aziende vitivinicole europee. Una nomina storica che segna una doppia svolta: la prima, di “genere”; la seconda di età. Varvaglione, produttrice con la famiglia a Manduria, è la più giovane mai eletta alla guida della prestigiosa istituzione europea. Un riconoscimento che porta lustro all’Italia e all’intero comparto vitivinicolo nazionale, arrivato in un momento cruciale per il futuro del settore.https://www.ceev.eu/
MARZIA VARVAGLIONE: CHI È LA NUOVA PRESIDENTE CEEV
Figura di spicco del panorama vitivinicolo italiano, Marzia Varvaglione arriva alla guida del CEEV forte di una carriera già segnata da importanti risultati. Presidente di AGIVI (Associazione Giovani Imprenditori Vinicoli Italiani) e membro del Consiglio Direttivo dell’Unione Italiana Vini, Varvaglione ha dimostrato negli anni una notevole capacità di leadership e visione strategica.
Cresciuta professionalmente nell’azienda di famiglia Varvaglione 1921, ha avuto un ruolo determinante nel processo di trasformazione aziendale: da impresa produttrice di vino sfuso a realtà affermata e dinamica, capace di esportare ogni anno oltre 5 milioni di bottiglie in 70 Paesi del mondo. Un percorso imprenditoriale di successo che rispecchia la sua abilità nel coniugare tradizione, innovazione e internazionalizzazione. https://www.varvaglione.com/azienda-vini/
CEEV E IL FUTURO DEL VINO EUROPEO
La nuova presidente del CEEV ha già tracciato chiaramente gli obiettivi prioritari del suo mandato, che saranno decisivi per rafforzare la competitività del settore vitivinicolo europeo. Difesa del comparto, rilancio dei consumi, coinvolgimento delle nuove generazioni e ricambio generazionale: questi sono i punti cardine del programma di Varvaglione, in piena coerenza con gli obiettivi delineati dal Piano Strategico 2023-2027. Fondamentale sarà anche potenziare il ruolo di advocacy della federazione europea, migliorando la rappresentatività delle imprese vinicole europee nelle sedi istituzionali.
Un impegno che guarda al futuro con determinazione e fiducia, puntando a rendere il settore sempre più dinamico e pronto ad affrontare le sfide globali. Una nomina, quella di Marzia Varvaglione, destinata a lasciare un segno indelebile nella storia del vino europeo, confermando ancora una volta il ruolo di primo piano dell’Italia nel panorama internazionale.
GLI AUGURI DEL PRESIDENTE UIV, LAMBERTO FRESCOBALDI
La nomina di Marzia Varvaglione è stata accolta con entusiasmo e grande orgoglio dal presidente dell’Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi: «La scelta di Marzia porta una ventata di freschezza nel settore. Siamo certi che saprà guidare con determinazione e competenza il comparto in un momento delicato per il vino europeo. È un onore per l’Italia che questo ruolo torni nel nostro Paese grazie non solo alla prima presidente donna, ma anche alla più giovane in assoluto, segno evidente della vitalità e della capacità di innovazione che oggi sono necessarie per affrontare le nuove sfide».
Nuova bottiglia per Limoncè Originale. Il limoncello presente sul mercato da oltre 35 anni, si rinnova rafforzando il legame con la sua Sicilia e l’arte distillatoria di Lionello Stock e lancia una nuova proposta innovativa, Limoncè Aperitivo.
LIMONCÈ ORIGINALE
Limoncè Originale, prodotto con 100% limoni siciliani, è il risultato di una ricetta semplice, realizzata solo con ingredienti naturali. Il protagonista è il limone, della pregiata varietà Femminello, raccolto a mano solo d’inverno dopo una lunga maturazione sotto il caldo sole della Sicilia.
Gli oli essenziali, estratti dalle scorze di ben 900 grammi di limoni, sono alla base del suo gusto impareggiabile. Per preservare al meglio gli aromi e le caratteristiche naturali dei frutti si adotta una lenta infusione a freddo che permette di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche. La doppia filtrazione a bassa temperatura, con setacci di carta come nel processo artigianale, ne assicura la purezza e la qualità senza compromessi.
LA NUOVA BOTTIGLIA
La novità per Limoncè Originale sta nel nuovo design della bottiglia, che mantiene la forma slanciata di sempre ma acquisisce maggiore identità legandosi definitivamente alla sua Sicilia. Infatti la lavorazione si ispira alle eleganti colonne barocche siciliane ed è stata realizzata su uno stampo proprietario esclusivo.
La bottiglia è inoltre arricchita dalla firma del fondatore Lionello Stock a garanzia dell’alta qualità dell’arte distillatoria di Stock dal 1884. A completare il rinnovamento, il trattamento grafico del nuovo logo, che mantiene l’iconico orientamento verticale, da sempre elemento distintivo della marca.
LIMONCÈ APERITIVO
La famiglia Limoncè si allarga. Limoncè Aperitivo si inserisce perfettamente nella tendenza del bere bene e a minor gradazione alcolica e porta con sé la voglia di esplorare un’alternativa solare al classico spritz. Una gradazione alcolica di soli 14,8 gradi e minor contenuto di zuccheri fa di Limoncè Aperitivo l’ingrediente per realizzare il Limoncè Spritz.
Drink bilanciato, fresco e soprattutto leggero per un momento aperitivo che dura più a lungo. Realizzato con 100% di limoni siciliani della pregiata varietà Femminello dove, in questo caso, se ne utilizzano sia gli olii essenziali delle scorze ma anche il succo, di cui il frutto è particolarmente ricco. Questo equilibrio tra gradazione alcolica e profilo organolettico lo rendono ideale per il mix con il prosecco e per essere gustato in qualsiasi momento della giornata.
La ricetta è semplicissima: 3 parti di prosecco, 2 parti di Limoncè Aperitivo, 1 parte di soda e una fettina di limone. Il risultato è uno spritz fresco, dissetante e solare che rompe gli schemi degli aperitivi tradizionali dal profilo più amaro.
“Siamo entusiasti di presentare un prodotto capace di esprimersi così bene nel cocktail più amato dagli italiani, offrendo loro una fresca e leggera alternativa al classico spritz. – commenta Valentina Simonetta, Direttrice Marketing di Stock Spirits Italia. – Questo lancio segna per noi un’opportunità fondamentale per entrare nel mondo dei consumi fuori casa e del low alcohol. Inoltre, si tratta di un debutto globale per Stock Spirits, che porterà il nostro Made in Italy in mercati di grande rilevanza, come Francia, Germania, Polonia e Repubblica Ceca”.
Limoncè Aperitivo è già disponibile in tantissimi cocktail bar d’Italia nel formato da 70cl e lo sarà da giugno per la grande distribuzione (Gdo) nel formato da 50cl.
bloccate ordini vini europei dazi trump. La tensione commerciale tra Stati Uniti ed Europa, con la minaccia di nuovi dazi di Trump sui vini europei, mette in allerta anche gli operatori americani del settore vino. Dopo la raccolta firme per scongiurare nuove tariffs, Ben Aneff, membro del Board of Directors della U.S. Wine Trade Alliance, ha invitato ufficialmente le aziende importatrici americane a «sospendere immediatamente tutte le spedizioni di vino, liquori e birra provenienti dall’Unione Europea». «La minaccia di dazi del 200% annunciata dal presidente Trump in risposta ai dazi programmati dall’Ue su bourbon e altri prodotti americani rappresenta un rischio troppo elevato», ha spiegato Aneff in una nota diffusa ai membri della USWTA. L’Unione Europea intende applicare nuovi dazi a partire dal 1° aprile. E gli Stati Uniti potrebbero rispondere già dal giorno successivo. Sfruttando una sezione della legge commerciale finora mai utilizzata.
DAZI TRUMP SUI VINI EUROPEI: DEROGA PER LE MERCI IN VIAGGIO?
Proprio per questo motivo, la U.S. Wine Trade Alliance è impegnata nel tentativo di ottenere una deroga per le merci già in viaggio. Negli Stati Uniti la chiamano «goods-on-the-water exception». Ma, attualmente, ammonisce l’associazione che riunisce gli importatori, «non vi è alcuna garanzia che tale eccezione venga concessa». Aneff ha sottolineato la gravità della situazione: «Siamo ben consapevoli dell’impatto di una simile interruzione, e non prendiamo questa raccomandazione alla leggera». bloccate ordini vini europei dazi trump.
Sebbene nessuna notizia ufficiale sia stata ancora pubblicata dal registro federale statunitense, la situazione resta fluida. E potrebbe cambiare repentinamente. «Non siamo responsabili di questa guerra commerciale, ma ci troviamo comunque coinvolti», conclude Aneff. Il Board della USWTA assicura che «continuerà a dialogare quotidianamente con agenzie governative e membri del Congresso per aggiornare tempestivamente gli operatori del settore». Secondo una recente indagine dell’associazione, il surplus di costi causato dai dazi di Trump sui vini europei è risultato pari a 230 milioni di euro.https://winetradealliance.org/
L’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze (Cnr-Ibe) ha messo a punto un processo di produzione della birra più rapido e sostenibile. Il nuovo ciclo produttivo utilizza la cavitazione idrodinamica per la realizzazione di mosto di birra. Si elimina così definitivamente la necessità della bollitura, consentendo notevoli risparmi in termini di energia e di tempo.
«La cavitazione idrodinamica permette di scaldare il mosto a 94°C, diversamente da quanto avviene con le produzioni tradizionali, che prevedono una bollitura a 100°C per 90 minuti. Questo garantisce un abbattimento dei tempi e del consumo di energia di oltre l’80%. Oltre a ciò, la cavitazione elimina il precursore del dimetilsolfuro, un composto che restituisce odori e sapori sgradevoli alla bevanda, con una velocità tre volte maggiore rispetto a quanto ci saremmo inizialmente aspettati». Afferma Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del Cnr-Ibe e coordinatore dello studio.
«Attraverso questo metodo, il dimetilsolfuro viene immediatamente espulso dal mosto della birra e alla fine del processo l’amaro di luppoli si trasferisce al mosto, modificandone il colore. Soltanto attraverso la cavitazione idrodinamica, che concentra un grande quantitativo di energia, è stato possibile ottenere questi risultati». Conclude Meneguzzo.
UN AIUTO CONCRETO ALLA DECARBONIZZAZIONE DEL PROCESSO PRODUTTIVO DELLA BIRRA
Lo studio, pubblicato sulla rivista Beverages, apre la strada a possibili applicazioni industriali per la realizzazione di questa bevanda con metodologie innovative. Le risultanze di questo studio dimostrano le potenzialità di un brevetto per la birra che il Cnr ha depositato nel 2016. Brevetto che il Cnr ha continuato a sviluppare nel tempo.
«Fin dall’inizio, 10 anni fa, abbiamo sostenuto con convinzione lo sviluppo delle ricerche relative a questo brevetto e i risultati raggiunti ci danno ragione. La possibilità di utilizzare soltanto energia elettrica, potenzialmente generata da fonti rinnovabili, rappresenta una svolta. È un impulso concreto alla decarbonizzazione di uno tra i settori alimentari più energivori». Sostiene Maria Carmela Basile, responsabile dell’Unità valorizzazione della ricerca del Cnr. Struttura che gestisce e tutela la proprietà intellettuale dell’Ente. Lo studio è stato finanziato da Cavitek S.r.l., l’azienda che ha acquisito il brevetto Cnr.
Nell’ambito del progetto “Bourgogne Neutralité 2035“, il Bureau Interprofessionnel des Vins de Bourgogne (BIVB) ha lanciato una nuova webserie sui suoi canali social. Questa iniziativa è dedicata alla promozione dell’uso di bottiglie di vino più leggere, con l’obiettivo di «sensibilizzare sia i viticoltori che i commercianti ancora esitanti, oltre a informare il grande pubblico sull’esistenza di bottiglie di vino più leggere, vantaggiose e prive di inconvenienti». Ogni episodio della serie affronta un pregiudizio comune riguardante le bottiglie alleggerite, illustrato da una vignetta realizzata da Sylvain Pongi. Un professionista che già utilizza bottiglie di peso inferiore ai 450 grammi condivide quindi la propria esperienza. Sfatando il mito e rispondendo alle domande più frequenti. I primi tre episodi hanno evidenziato diversi aspetti chiave di questa innovazione.
LA VERSATILITÀ DELLE BOTTIGLIE LEGGERE DI VINO
Il primo tema affrontato riguarda la versatilità delle bottiglie leggere, dimostrando che tutti i vini possono essere imbottigliati in contenitori alleggeriti, inclusi i Grand Cru di Borgogna. Questo concetto è stato ribadito dalla testimonianza di Véronique Drouhin della Maison Joseph Drouhin, che ha confermato come la qualità del vino non venga minimamente compromessa.
LE BOTTIGLIE LEGGERE SONO PIÙ FRAGILI?
Il secondo episodio ha sfatato il mito secondo cui le bottiglie alleggerite sarebbero più fragili e soggette a rotture durante l’imbottigliamento, lo stoccaggio e la spedizione. A dimostrare il contrario è stata l’esperienza di Frédéric Gueguen del Domaine Céline et Frédéric Gueguen, che ha sottolineato come la riduzione del peso non influisca sulla resistenza delle bottiglie.https://www.winemag.it/viaggio-vini-qualita-prezzo-borgogna-con-gabriele-gorelli-mw/
BOTTIGLIE DI VINO LEGGERE: I BENEFICI PER LE CANTINE DELLA BORGOGNA
Il terzo episodio ha evidenziato i benefici pratici per i lavoratori delle aziende vinicole. L’adozione di bottiglie più leggere permette infatti di ridurre il peso delle casse di vino, migliorando le condizioni di lavoro. Un esempio concreto è stato portato da Hélène Sarkis e da una dipendente del Domaine Joblot. Hanno spiegato come una cassa da 12 bottiglie possa pesare fino a 1,7 kg in meno, facilitando così la movimentazione e riducendo il rischio di infortuni.
I PROSSIMI EPISODI DI BOURGOGNE NEUTRALITÉ 2035
Sono attualmente in preparazione altri quattro episodi, che verranno diffusi nel mese di aprile. L’obiettivo del progetto “Bourgogne Neutralité 2035” è ambizioso: ridurre del 60% le emissioni di CO₂ dei vini di Borgogna. E compensare il restante 40%. Considerando che le bottiglie rappresentano attualmente il 25% delle emissioni totali, diminuirne il peso è una strategia efficace per ridurre l’impronta carbonica. Per i vini tranquilli, le bottiglie da 395 grammi hanno già dimostrato efficienza e robustezza. Tuttavia, anche le bottiglie da 410 o 420 grammi offrono vantaggi significativi. Nel 2023 il peso medio delle bottiglie di vini di Borgogna era di 559 grammi.https://www.vins-bourgogne.fr/
do classico. Capitanata brinda al futuro con un calice di spumante metodo classico. È nata l’Associazione Capitanata Spumante Metodo Classico, una nuova realtà che unisce sette cantine di San Severo, guidate da un nome notissimo della spumantistica della Puglia, d’Araprì. Presidente dell’associazione è proprio uno dei tre fondatori e titolari di D’Araprì, Girolamo D’Amico, che con Louis Rapini e Ulrico Priore produce metodo classico a San Severo da metà degli anni 80. Al centro di questo progetto dal nome ambizioso, che sembra guardare ben oltre la cittadina della provincia di Foggia in cui si trovano le sette cantine dell’associazione, c’è il vitigno Bombino Bianco.https://www.darapri.it/
CAPITANATA SPUMANTE METODO CLASSICO: BOMBINO BIANCO PROTAGONISTA
Una varietà che si presta alla spumantizzazione metodo classico, grazie alla sua acidità naturale e al suo buon potenziale nell’affinamento sui lieviti. Lo sanno bene non solo i consumatori italiani, ma anche i mercati internazionali, dalla California al Giappone, passando per Belgio e Germania. Mai prima d’ora, però, i produttori locali erano riusciti a fare squadra su un prodotto. La produzione annua delle cantine associate si attesta già intorno alle 300 mila bottiglie. Ma l’impegno dell’Associazione Capitanata Spumante Metodo Classico non si limita alla promozione delle “bollicine”. Grande attenzione sarà rivolta alla valorizzazione dei vini locali certificati con denominazioni San Severo Dop, Igp Daunia e Igp Puglia, oltre alla sempre più importante produzione biologica. La tradizione enologica locale, di fatto, è legata sì al Bombino bianco, ma anche a vitigni a bacca rossa come Montepulciano, Sangiovese e Nero di Troia.https://www.winemag.it/la-capitanata-dei-vini-della-daunia-e-pronta-per-il-vinitaly/
METODO CLASSICO NELLE CANTINE IPOGEE DI SAN SEVERO
Il metodo classico a San Severo ha radici che risalgono agli anni Settanta, grazie soprattutto alla visione pionieristica della cantina d’Araprì. La prima nella Capitanata a credere nel potenziale del Bombino Bianco per la produzione di spumanti di qualità superiore, con affinamento sui lieviti da 18 mesi fino anche oltre 60 mesi per alcune riserve speciali. Si ottengono così bollicine di Puglia molto eleganti, dal perlage al profilo organolettico, caratterizzate da note di fiori e frutta fresca e crosta di pane, con la tipica freschezza del Bombino Bianco. Ma il prodotto in sé non è tutto. Uno dei punti di forza dell’Associazione Capitanata Spumante Metodo Classico è costituito dalle cantine ipogee di San Severo.
Un vero e proprio tesoro nascosto, con oltre 540 grotte sotterranee che attraversano la cittadina alle porte di Foggia. In molti casi, ancora utilizzate per l’affinamento di vini e spumanti. Le condizioni naturali di temperatura costante e umidità elevata delle cantine sotterranee contribuiscono al lento e raffinato processo di affinamento. La ciliegina sulla torta, utile non solo per gli aspetti produttivi, ma anche per la promozione dell’enoturismo della zona. «Vogliamo essere ambasciatori della qualità della Capitanata nel mondo – commenta il presidente Girolamo D’Amico – creando esperienze indimenticabili per chi visita le nostre cantine. Crediamo che il nostro vino possa diventare un simbolo di eccellenza e una straordinaria opportunità, non solo economica ma anche culturale. Noi ci crediamo davvero».
«Accogliamo con favore la decisione del Consiglio dei Ministri che ha approvato il riallineamento delle accise tra benzina e gasolio, con l’obiettivo di raggiungere la parità entro il 2030. Una misura che auspichiamo comporti presto anche una concreta riduzione della tassazione sul bioetanolo sostenibile, oggi ingiustamente equiparato alla benzina nonostante garantisca una riduzione delle emissioni di oltre l’80%». È quanto afferma Sandro Cobror, Direttore di AssoDistil, l’associazione che da oltre 75 anni tutela le principali aziende italiane nel settore della distillazione.
BIOETANOLO IN ITALIA
Il provvedimento porterà finalmente equità tra i possessori di auto a benzina o ibride alimentate con miscele E5 ed E10 (benzina/bioetanolo), che attualmente pagano inspiegabilmente di più rispetto ai possessori di vetture diesel. «Ci auguriamo che il Governo riconosca ora anche una premialità specifica per il bioetanolo sostenibile, in virtù del suo contributo decisivo alla decarbonizzazione dei trasporti. Sarebbe un passo fondamentale per sostenere e incentivare lo sviluppo del mercato del bioetanolo in Italia, sull’esempio di quanto già avviene in Francia, dove il consumatore può beneficiare di un notevole risparmio grazie all’abbattimento delle accise, aiutando contemporaneamente l’ambiente», conclude Cobror.
Alessandro Marzadro, presidente dell’Istituto Tutela Grappa del Trentino, entra nel consiglio direttivo del Consorzio Nazionale Grappa, che pochi giorni fa ha rinnovato la gerenza, guidata dal riconfermato presidente Sebastiano Caffo.
«Un incarico importante che mi vedrà rappresentare i distillatori trentini in seno allo stesso tavolo dove siedono rappresentanti del mondo produttivo di tutta Italia – spiega Marzadro –. Da un lato questo incarico vuole sottolineare l’importanza che ha la grappa del Trentino e tra l’altro in Consiglio. Siamo un’unica voce a differenza di altre regioni, a dimostrazione della compattezza e della coesione che distingue da sempre il nostro territorio. Dall’altro siamo sicuri che come Istituto potremo portare una collaborazione virtuosa per raggiungere gli obiettivi del Consorzio».
Classe 1986, trentino doc e laureato in Scienze Gastronomiche all’Università di Pollenzo Alessandro, Marzadro (dell’omonima distilleria) sarà uno dei consiglieri del Consorzio per i prossimi tre anni. Originario di Nogaredo (Tn) è oggi uno degli amministratori delegati dell’ azienda di famiglia, tra le più storiche del Trentino e d’Italia.
L’ISTANZA PER IL RICONOSCIMENTO DEL CONSORZIO
L’obiettivo fondamentale che il Consorzio Nazionale Grappa sta perseguendo in questi giorni è la presentazione dell’istanza definitiva al Ministero per il riconoscimento ufficiale. A tal fine, il Consorzio ha fornito l’elenco aggiornato dei soci e dei litri di Grappa prodotti, dimostrando di rappresentare oltre il 75% dell’intera produzione nazionale, superando così ampiamente il requisito del 66% necessario per il riconoscimento.
«A questo proposito la presenza del Trentino nel board rafforza il Consorzio stesso. Il valore della tradizione trentina nella produzione della grappa è tutelato e promosso da un, senza dimenticare la tradizione della grappa del Trentino sono un riferimento per tutto il settore a livello nazionale», sottolinea Marzadro.
colline teramane vini bianchi. Vini che reggono la sfida del tempo, a volte in modo inaspettato. È ormai sdoganata l’idea che anche i vini bianchi possano invecchiare, ma gli esempi di “bianchi da invecchiamento” sono, bene o male, sempre gli stessi. Si è soliti pensare a determinati vitigni in determinate regioni. L’ultima edizione di Focus Colline Teramane è stata l’occasione per sperimentare come (anche) i bianchi di questa porzione d’Abruzzo sappiano “dare del tu” alle lancette dell’orologio. Due aziende storiche del territorio, Cerulli Spinozzi e Faraone. Due vitigni territoriali, Trebbiano di Teramo (nome locale della Passerina) e Pecorino. Dieci vini in tutto, per un arco temporale di 25 anni. Un quarto di secolo racchiuso nella scorrevolezza e nella semplicità.
Per Cerulli Spinozzi, già Miglior Cantina Sud-Italia per la Guida Winemag 2023, Pecorino 100% da singola vigna. La vinificazione avviene in acciaio, legno e fermentazione malolattica sono state abbandonate nel 2012 per preservare freschezza ed identità del vitigno. Affinamento sulle fecce fini per circa 8 mesi. colline teramane vini bianchi.
Pecorino Colli Aprutini Igt Cortalto 2022
Immediato e invitante. Naso intenso su note di fiori freschi e frutta bianca. Molto ricca la componente agrumata che spazia dal limone al cedro al bergamotto. In bocca è pieno ma scorrevole. Morbido e molto sapido con una spiccata vena acida, quasi citrica.https://www.cerullispinozzi.it/
Pecorino Colli Aprutini Igt Cortalto 2020
L’evoluzione rispetto al 2022 è leggera e già lascia presagire la longevità di questo vino. Le note di frutta si fanno più importanti. Pesca e albicocca che accompagnano le note agrumate già sentite nel 2022. In bocca l’acidità è più integrata mantenendo una viva freschezza.
Pecorino Colli Aprutini Igt Cortalto 2019
Un calice coinvolgente. Naso che si arricchisce di note tropicali con la fresca pungenza dell’ananas che in parte sostituisce la componente agrumata. Appaiono le prime note di evoluzione che strizzano l’occhio alla pietra focaia o al porfido bangato. In bocca non cede il passo con una freschezza sempre più integrata ma vibrante.
Pecorino Colli Aprutini Igt Cortalto 2018
Colore dorato, molto più carico dei precedenti. L’evoluzione si avverte anche al naso, forse agevolato in questo dall’andamento stagionale. Tanta frutta al naso, una vera e propria macedonia di frutta matura. Leggera nota di idrocarburo. In bocca resta fresco e “leggero” nella sua pienezza. Probabilmente il punto di svolta della batteria.
Pecorino Colli Aprutini Igt Cortalto 2015
Fresco! Fresco!! Fresco!!! Il naso e la bocca che non ti aspetti dopo il 2018. Sembra quasi di aver mandato indietro le lancette dell’orologio. Frutta tropicale fresca e macchia mediterranea. Sorso pieno, morbido e sapido.
Pecorino Colli Aprutini Igt Cortalto 2013
Colore scarico. L’età si sente ma il vino è tutt’altro che stanco. Al naso prevalgono le note evolute di frutta molto matura e idrocarburo ma il sorso resta agile e coinvolgente. colline teramane vini bianchi.
TREBBIANO D’ABRUZZO DOC, FARAONE
Ufficialmente etichettato “Trebbiano” questo vino è in realtà 100% da uve Passerina da vigneti registrati nel 1971, quando il disciplinare non divideva chiaramente il “Trebbiano” dalla “Passerina”. Motivo della sovrapposizione in nomenclatura. D’altro canto, la Passerina è nota in Abruzzo anche come Trebbiano di Teramo.https://www.faraonevini.it/
Colli Aprutini Trebbiano Igt Le Vigne di Faraone 2023
Solo 11%, motivo del declassamento ad Igt. Nonostante il basso tenore alcolico risulta ricco sia al naso, dove prevalgono le note floreali di sambuco e fruttate di pesca, che in bocca dove risulta fresco e molto sapido. La chiusura leggermente amaricante lo rende pericolosamente beverino.
Trebbiano d’Abruzzo Doc Le Vigne Di Faraone 2019
Più ricco del fratello minore. Al naso prevalgono note di frutta bianca ed un accenno di tropicale. Sorso pieno e soddisfacente.
Trebbiano d’Abruzzo Doc Santa Maria dell’Arco 2013
Colore molto più carico dei precedenti che strizza l’occhio al dorato. Al naso si fa evidente l’evoluzione con note di miele d’acacia, tocco di idrocarburi ed un sentore di zafferano. Altrettando complesso al palato dove regala un sorso pieno e coinvolgente
Trebbiano d’Abruzzo Doc Le Vigne Di Faraone 2000
Un quarto di secolo porato con la dignità di una Diva. Il naso gioca su note di macchia mediterranea ed un sentore balsamico-mentolato che dona freschezza e smorza i sentori di miele ed idrocarburo. Sorso è pieno e forse leggermente stanco, ma è un difettuccio che gli si perdona volentieri. colline teramane vini bianchi.
Si rinnova l’appuntamento con La Primavera del Castellinaldo, manifestazione che giunge alla sua seconda edizione nel 2025, in programma domenica 30 e lunedì 31 marzo 2025 a Palazzo Re Rebaudengo di Guarene (Cuneo). L’evento, organizzato dall’Associazione Vinaioli del Castellinaldo, pone sotto i riflettori l’eccellenza vinicola del Castellinaldo Barbera d’Alba Doc, espressione di punta della Barbera piemontese. Prevista una selezione di oltre 40 vini in degustazione libera, presentati direttamente da 21 produttori rappresentativi del territorio. Un evento che racconterà una nicchia dell’universo della Barbera piemontese: solo 130 mila le bottiglie prodotte nel 2024, sui 18 ettari della sottozona.
PRIMAVERA DI CASTELLINALDO: LE CANTINE PRESENTI
Gli appassionati potranno degustare e confrontare le diverse interpretazioni di questa particolare sottozona attraverso i vini proposti dalle cantine Allerino Giovanni, Azienda Agricola Baudevin di Volantino Marco, Cerrato Fabio, Cravanzola S.S.A., Ferrero Michele, Fratelli Masucco. E ancora: Margherita S.S., Selezione Teo Costa, Vecchio, Vielmin, Bric Cenciurio, Cantina del Nebbiolo SCA, Cascina Chicco SSA, Cascina del Pozzo, Cascina Goregn. Non ultime: Cascina Torniero, La Granera, Marchisio Family Organic Estate, Marchisio Tonino, Marsaglia e Morra Stefanino.https://www.winemag.it/30-migliori-barbera-d-asti-alba-monferrato-nizza-rosso-barbera-2023/
DUE GIORNI DI “PRIMAVERA DI CASTELLINALDO”
Il programma, articolato su due giornate, è studiato per coinvolgere sia gli appassionati che gli operatori del settore. Domenica 30 marzo sarà dedicata al grande pubblico, che avrà modo di degustare oltre 40 vini in mescita libera e partecipare a un suggestivo percorso enogastronomico con la nocciola Piemonte come protagonista culinaria. Nel pomeriggio, i visitatori potranno inoltre partecipare a una visita guidata al Parco d’Arte Sandretto Re Rebaudengo, sulla collina di San Licerio. Unendo arte contemporanea e cultura enologica. L’esperienza culminerà con una masterclass guidata dal consulente Giancarlo Montaldo, che illustrerà le caratteristiche uniche del Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.
«Da oltre 30 anni – evidenzia il presidente dell’Associazione Vinaioli del Castellinaldo, Luca Morra, produciamo e raccontiamo il Castellinaldo Barbera d’Alba Doc. Con questa iniziativa vogliamo affermare sempre più la nostra identità e dare valore a quella che è una “nicchia” del panorama vitivinicolo di Langhe e Roero. Abbiamo curato i minimi dettagli dell’evento e abbiamo cercato di fare sistema con gli enti del territorio, valori che da sempre contraddistinguono la nostra Associazione. E che, oggi, ci consentono di svolgere la nostra due giorni in uno dei posti più belli e iconici dell’Albese, per accogliere al meglio, a La Primavera del Castellinaldo, appassionati di vino, giornalisti e operatori del mondo del vino».
L’ANTEPRIMA 2023 DEL CASTELLINALDO BARBERA D’ALBA DOC
Lunedì 31 marzo sarà dedicato ai professionisti, con degustazioni tecniche e approfondimenti mirati, come la presentazione della promettente annata 2023 e una interessante masterclass verticale dedicata alle annate dal 2016 al 2023. Il Castellinaldo Barbera d’Alba Doc si distingue per le sue notevoli caratteristiche organolettiche, frutto di suoli marnoso-gessosi simili a quelli della vicina Langa del Barbaresco. Grazie alla limitazione delle rese per ettaro e a un attento affinamento di almeno 14 mesi (di cui almeno 6 in legno e 3 in bottiglia), questo vino rappresenta un modello di qualità e territorialità.
CASTELLINALDO BARBERA D’ALBA DOC: UN “VINO TERRITORIO”
Castellinaldo Barbera d’Alba Doc è un vino nato dall’intuizione – e dalla tenacia – dei viticoltori locali. È frutto di una precisa scelta territoriale e produttiva avviata già dai primi anni Novanta, per l’esattezza dal 1992, con la fondazione dell’Associazione Vinaioli del Castellinaldo. L’obiettivo era chiaro: valorizzare le peculiarità uniche di questa Barbera, ottenendo nel tempo un riconoscimento specifico che ne evidenziasse la qualità distintiva. Così, nel 2019, l’Associazione ha ufficialmente richiesto al Consorzio di Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani il riconoscimento della sottozona Castellinaldo. Dando il via a un rigoroso iter che ha portato alla definizione di un disciplinare volto a valorizzare questa preziosa identità vinicola. Alcuni produttori conservano annate storiche per dimostrare la straordinaria evoluzione che può raggiungere questa Barbera.https://www.facebook.com/produttoridelcastellinaldo/
Notte Rossa consolida la sua posizione di leader nel panorama vinicolo italiano, raggiungendo il primato assoluto delle vendite in valore al supermercato nel formato da 75 cl. Un risultato, confermato dai dati Nielsen riferiti al 2024, che non è frutto del caso, ma di una strategia di marketing costruita sin dagli esordi della linea di vini del Salento nei supermercati italiani, nel 2013. Terre di Sava, con il suo marchio Notte Rossa, è riuscita a conquistare il cuore degli appassionati e a dettare nuove regole in un mercato sempre più competitivo. Superando rivali storici come Antinori, Frescobaldi e Ruffino, sempre protagonisti nelle classifiche nazionali ed internazionali della Gdo. Notte Rossa valore top: la bottiglia di vino più venduta al supermercato è pugliese.
Il successo di Notte Rossa non è solo nei numeri. Ma nella visione. Puntare sul formato da 75 cl, che rappresenta l’81% del valore totale del mercato vinicolo in Italia, è stata una mossa che ha pagato. Il primato, raggiunto senza dimenticare la formula strategica del bag in box, testimonia l’efficacia di una politica commerciale capace di garantire un prezzo competitivo per vini che possono essere anche considerati premium, come il Primitivo di Manduria e il Primitivo di Manduria Riserva, ambasciatori della Puglia nel mondo. https://www.notterossa.wine/shop/
LA LEADERSHIP DI NOTTE ROSSA IN GDO: UNA VERA CASE-HISTORY
La leadership di Notte Rossa appare ancora più significativa se si considera il contesto di mercato attuale. Il vino bianco cresce smisuratamente in volume. Tuttavia, sul fronte del valore, il vino rosso continua a dominare. Parte del merito è anche di marchi come Notte Rossa, capaci di costruire in Gdo un’offerta in grado di competere con nomi blasonati, sul fronte della qualità. La capacità di interpretare al meglio il territorio pugliese, con vitigni autoctoni valorizzati attraverso tecniche enologiche moderne ma rispettose della tradizione, è uno dei fattori chiave che hanno permesso a Terre di Sava di emergere. E consolidare, poi, la posizione del proprio brand. otte Rossa valore top: la bottiglia di vino più venduta al supermercato è pugliese.Nel segmento degli spumanti, sempre secondo i dati Nielsen 2024, il Prosecco mantiene il suo dominio incontrastato, rappresentando quasi il 50% del fatturato complessivo.
Anche sul fronte degli sparkling Notte Rossa ha saputo ritagliarsi uno spazio, puntando sul fascino, un po’ “esotico”, delle “bollicine pugliesi”. La capacità di differenziarsi da giganti come Valdo e Zonin dimostra – ancora una volta – la visione strategica del brand, orientato all’espansione in nicchie di mercato ad alto potenziale, pur lontane dal “core business”. I rosati, stabili al 5% sia nei vini fermi che negli spumanti, rappresentano un’ulteriore sfida. Ma anche un’opportunità. Notte Rossa, forte del proprio ruolo in un territorio vocato per questa tipologia di vino, ha tutte le carte in regola per aumentare questa quota, con referenze capaci di attrarre un pubblico giovane e internazionale. La Puglia, del resto, è da sempre terra di rosati d’eccellenza.
IL PACKAGING DI NOTTE ROSSA: L’UOMO, IL CIELO STELLATO, LA LUNA
La strategia vincente di Notte Rossa si riflette anche nelle scelte del packaging. L’etichetta, ormai inconfondibile, caratterizza tutta la linea e rappresenta uno spaccato quasi poetico, per la sua capacità di avvicinare – in pochi, semplici, tratti – l’uomo al cielo, in una notte stellata, grazie solamente ad una scala. Sempre sul fronte del packaging, le confezioni regalo – che incidono per il 2% sul mercato degli spumanti, ma risultano irrilevanti per i vini fermi – rappresentano forse un’opportunità da poter cogliere. Notte Rossa valore top: la bottiglia di vino più venduta al supermercato è pugliese.
In questo senso, il confronto con altri competitor che da anni investono su packaging ricercati, potrebbe aprire nuovi scenari di crescita anche per Notte Rossa. In definitiva, Notte Rossa non solo guida il mercato italiano del vino nel formato da 75 cl, ma prova a dettare nuovi standard di qualità e innovazione. Il tutto, in un contesto “tortuoso” come quello della Gdo e dei vini al supermercato. Dove nulla è dato per assodato. E le potenzialità ancora inespresse del settore non si contano sulle dita di una mano. Lo sa bene Luca Buratti, direttore vendite Gdo di Notte Rossa.
L’INTERVISTA A LUCA BURATTI, DIRETTORE VENDITE GDO NOTTE ROSSA
Luca Buratti, qual è la sua analisi del primato assoluto delle vendite di Notte Rossa nel formato bottiglie da 75 cl al supermercato?
Notte Rossa non ha come strategia la competizione sul prezzo. Quindi, il primato non può essere inteso sui volumi, bensì sul valore. Da sempre la nostra politica è attenta al giusto rapporto prezzo/qualità, che non vuol dire “prezzo basso”, ma prezzo corretto nei confronti del prodotto offerto al mercato. Questo aspetto, sempre tenuto in evidenza, oggi ci premia. Siamo la prima cantina nel mercato moderno, per valore complessivo, con il formato da cl.75 (formato che rappresenta il 98% delle nostre vendite) e questo è dovuto al riconoscimento da parte dei nostri clienti della qualità dei nostri vini.
In tempi di contrazioni generalizzate delle vendite, il brand Notte Rossa si conferma solidissimo e, grazie al primato del formato 75 cl, diventa “case-history”. Quali sono stati, secondo lei, i fattori chiave che hanno permesso di raggiungere questo importante traguardo?
La determinazione nel mantenere la promessa del miglior rapporto prezzo/qualità possibile. Il consumatore riconosce e premia la nostra coerenza, mantenendo elevati i momenti di acquisto fuori dalle promozioni. E dando così dimostrazione che Notte Rossa si acquista per la qualità e non per il prezzo. Altro importante aspetto è rappresentato dal packaging. Aver scelto in passato l’immagine iconica della “scaletta” con la luna, ha fatto sì che il cliente ci riconosca con grande immediatezza. E che, in modo simpaticamente affettuoso, ci identifichi come il vino “della scaletta”.
Ultimo ma non meno importante, l’aspetto di coerenza nella gestione del prezzo. Non ci siamo mai fatti prendere dall’enfasi del successo, mantenendo i prezzi sempre nella corretta fascia di accessibilità quotidiana, ritenendo che la promessa che abbiamo fatto al nostro cliente, di essere il miglior vino per i momenti di consumo giornalieri che può trovare. Il rispetto della fiducia che i clienti ci riconoscono, ci ha premiato e continuerà a farlo. Notte Rossa valore top: la bottiglia di vino più venduta al supermercato è pugliese. https://www.winemag.it/luca-buratti-e-le-sue-terre-di-sava-tutti-i-segreti-del-brand-notte-rossa/
Il mercato dei vini bianchi ha sorpassato quello dei rossi a livello di volume, ma il rosso resta dominante in termini di valore. Come si inserisce Notte Rossa in questa dinamica e quali sono le vostre strategie per il futuro?
Siamo una cantina salentina ed è importante fare bene quello che ci rende riconoscibili da sempre. I vini rossi innanzitutto. Del resto, se è vero che il mercato, negli ultimi anni, premia i vini bianchi, non dimentichiamo che il vino rosso esprime ancora e lo farà sempre, esempi di altissima qualità, con bottiglie iconiche di fama mondiale. Non possiamo dimenticare che i maggiori vini di pregio sono rossi, che la storia enologica è stata influenzata in maniera determinate dai vini rossi e che, nel top di gamma, il consumatore li riconosce come garanzia di qualità.
Ovviamente il vino bianco merita ampiamente il successo raggiunto. Successo che risiede sostanzialmente, a mio avviso, in due fattori, la maggior freschezza e facilità nella bevuta ed una inferiore gradazione alcolica. I nostri vini bianchi sono una espressione del territorio che si esprime in vitigni come la Verdeca, il Fiano, il Vermentino. Vini che proponiamo con grande successo, in una veste “salentina”, che soddisfa le attese dei nostri clienti.
Un discorso a parte meriterebbero i vini rosati, da anni destinati – secondo alcuni – ad esplodere, ma forse mai decollati in maniera definitiva. La quota di Notte Rossa è stabile ma il potenziale del territorio pugliese, soprattutto in questa tipologia tradizionale, suggerisce che possiate fare qualcosa di più. Ci state pensando?
Questa attesa di una “esplosione” del rosato, mi sembra più una enfatizzazione di marketing, che non un oggettiva situazione di mercato, forse dovuta alla speranza che ci si possa avvicinare al consumo dei cugini d’oltralpe (36% del totale vino). Quello che osserviamo, con soddisfazione, non è tanto il forte sviluppo dei volumi, ma la stabilità degli stessi. Per decenni abbiamo assistito ad un mercato del rosato che ciclicamente cresceva e con rapidità calava. Oggi la situazione sembra essere differente. Il mercato del rosato copre circa il 4% del totale. E si sta dimostrando stabile. Facendo sì che – sia i produttori che la distribuzione – possano finalmente investire in questo comparto, con programmi di medio termine.
I vitigni pugliesi aiutano, ragionando “in rosa”…
La proposta di Notte Rossa è innanzitutto quella di un vino di elevata qualità che, nel rosato più che in altre tipologie, è indispensabile per garantire al prodotto le peculiari caratteristiche di freschezza, aroma e gradevolezza del colore. Il nostro Primitivo Rosato ed il Negroamaro Rosato sono figli di una selezione in vigna e di una sapiente capacità dei nostri enologi, che riescono a garantire un’importante durata del prodotto e delle caratteristiche prima citate. Sicuramente stiamo pensando ad un’ulteriore espansione della proposta. In arrivo c’è il Susumaniello rosato. Un vino che risponde alla richiesta non solo di un rosato più delicato, ma anche di un vino figlio della storia del territorio. Che si affianchi ai due vitigni iconici del Salento.
Ho l’impressione che in Italia, più che all’estero, si sottovaluti ancora il potenziale del packaging, in particolare delle “confezioni regalo”. Siamo riusciti a sdoganare lo spumante dai momenti di festa: quando riusciremo a fare lo stesso con le “confezioni regalo”, che continuano ad avere un impatto maggiore sugli spumanti rispetto ai vini fermi? Avete in programma iniziative per colmare questo divario?
Sono anni che le confezioni regalo perdono interesse da parte del cliente finale. La ricerca di una sempre maggiore importanza in ciò che si regala, fa sì che la scelta si rivolga più verso la singola bottiglia di elevata qualità, che non verso le ormai obsolete “valigette” in cartoncino o confezioni fantasiose. Per questo motivo la nostra strada in questo segmento ci vede più attenti alla valorizzazione delle eccellenze. Con un’attenzione verso le Riserve ed il formato magnum, che oggi attraggono di più. Notte Rossa valore top: la bottiglia di vino più venduta al supermercato è pugliese.
Un altro tema interessante è quello del bag in box: Notte Rossa non lo sottovaluta, come dimostra la presenza di questo formato anche sul vostro shop online. Come vi orientate in questo segmento?
La storia del vino è fatta anche di grandi formati, che rappresentano più che altro un maggior livello di servizio nel vino di consumo giornaliero. Fino a qualche anno fa sugli scaffali dei supermercati si vedevano pesanti dame di vetro, da 3 o da 5 litri, che soddisfacevano la richiesta di un vino di qualità accettabile ad un prezzo contenuto per unità di misura. Il cambio generazionale ha portato ad un diverso modo di approcciare e consumare il vino, con una ricerca da parte delle generazioni più giovani che premia la qualità rispetto alla quantità, facendo si che questa tipologia di contenitori abbia sempre meno interesse ed infatti sono quasi totalmente scomparsi dagli scaffali. Nel frattempo, la tecnologia del confezionamento si è evoluta fornendoci la possibilità di produrre il vino nel formato Bag in Box.
Per noi la scelta è caduta nel formato da tre litri, più agevole da manovrare in ambito domestico e che, per i bianchi ed i rosati, ha la dimensione ideale per inserirlo nella tasca della porta del frigorifero. Questa innovazione, che esiste comunque da alcuni anni, ha la prerogativa di avere un contenitore a tenuta stagna e buon isolamento rispetto alla luce, al calore e soprattutto all’aria esterna (grazie alla sacca interna) con una moderata rigidità del contenitore fornita dall’involucro esterno (in modo da essere trasportato e stoccato in maniera più agevole rispetto ad una semplice sacca). Grazie ad un piccolo rubinetto alla base consente la fuoriuscita del vino per gravità. Ma, ancor più importante, ne garantisce la conservabilità per settimane dopo l’apertura, mettendolo al riparo dall’ossidazione, grande nemico della sua conservazione. Notte Rossa valore top: la bottiglia di vino più venduta al supermercato è pugliese.
Qual è la sua visione sul futuro del vino in Gdo?
La Grande Distribuzione, nell’ultimo decennio ed ancor più nel funesto periodo del Covid, ha implementato la proposta assortimentale, ampliandola verso vini di qualità e riducendo in maniera importante la fascia di prezzo basso. Questo ha fatto si che in quasi tutte le insegne si assista alla presenza di scaffali che sono diventati vere e proprie enoteche, in grado di soddisfare la maggior parte delle esigenze della clientela. Inoltre, nelle insegne più attente al livello di servizio, sono comparse varie modalità per dare al cliente informazioni su provenienza, caratteristiche organolettiche, abbinamenti.
Arrivando fino alla tipologia di bicchiere da usare, così da semplificare la scelta. Che rimane quasi sempre autonoma e che, non dimentichiamolo mai, è effettuata da un cliente che difficilmente ha competenze specifiche nel vino. In definitiva, il settore vino nel canale moderno è ancora in fase di crescita, verso la qualità e l’attenzione al cliente. Non dimentichiamo che attraverso la Gdo transitano le vendite di circa il 70% di tutto il vino che si vende in Italia.
La valorizzazione dei vitigni autoctoni è uno dei vostri punti di forza, parte integrante della strategia del Salento del vino. C’è un vitigno pugliese su cui puntate in particolare per i prossimi anni?
Ritengo che andare a cercare la novità a tutti i costi, la particolarità per creare interesse, sia sbagliato. Il Salento è universalmente associato a due vitigni principe, il Primitivo ed il Negroamaro. Ovviamente questi due vitigni si declinano poi in vari aspetti, Riserve, Rosati, IGP e DOP. La nostra missione è fare al meglio quello che già sappiamo fare molto bene. Questo non vuol dire che ci arrocchiamo su questi due vitigni, perché abbiamo anche grande attenzione verso il mercato. Quindi la crescita dei vini bianchi ci ha stimolato ad andare verso Verdeca, Fiano e Vermentino. Notte Rossa valore top: la bottiglia di vino più venduta al supermercato è pugliese.
Il primo decisamente nativo, mentre gli altri due, presenti anche in altre zone enologiche della nazione, in Salento si avvalgono di un terroir e di un clima che li rendono unici, quindi con una valenza di autoctonia. In ultimo, per soddisfare i nostri clienti più esigenti e sempre in tema di autoctono, lo scorso anno abbiamo implementato la proposta con il Susumaniello. Un vitigno che, insieme al Negroamaro, rappresenta la storia enoica del Salento, affondando la sua origine in un passato molto lontano, con caratteristiche uniche. Notte Rossa valore top: la bottiglia di vino più venduta al supermercato è pugliese.
E che dire dei vini dealcolati? Qual è la posizione di Notte Rossa?
Ho un po’ di scetticismo verso questa nuova frontiera dell’analcolico in prodotti che la tradizione vuole abbiano un contenuto alcolico. Se penso alla bevanda più nota in questo segmento di mercato, la birra, non posso dimenticare che per avere un po’ di successo sono passati circa 200 anni. Infatti, la prima birra lanciata su mercato risale al 1842. Dopo tutto questo tempo, oggi siamo ad un 8% di consumi interni. Probabilmente il vino raggiungerà con molta più velocità questo traguardo. Lo farà grazie alle tecnologie, che nel frattempo si sono evolute. E grazie all’esperienza maturata in altri settori.
È mio parere che si debba porre attenzione a questa tendenza, perché un grande marchio non può disattendere le aspettative e le esigenze dei propri clienti. Ma avremo un vino Notte Rossa dealcolato solo quando avremo l’assoluta certezza di gradevolezza del prodotto. Essere i primi, ma non soddisfare i nostri standard, non rientra nella nostra politica.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump minaccia di imporre dazi del 200% su vino, Champagne e alcolici europei. Lo fa attraverso un “tweet”, o meglio su Truth Social , il social network americano creato della Trump Media & Technology Group. Le nuove “tariffs”, spiega il Tycoon, sarebbero una risposta alla decisione dell’Unione Europea di introdurre dazi del 50% sugli alcolici statunitensi, in particolare sul whiskey, in ritorsione contro i dazi Usa del 25% su acciaio e alluminio. Francia e UE hanno annunciato una decisa opposizione. I mercati azionari soffrono per l’escalation della guerra commerciale, mentre l’industria statunitense degli alcolici teme gravi perdite economiche. Nelle scorse settimane, come annunciato da Winemag, erano stati gli stessi importatori americani di vini esteri a dare il via a una raccolta firme per fermare possibili, nuovi dazi di Trump. https://x.com/realdonaldtrump
LE REAZIONI ITALIANE ALLA MINACCIA DI DAZI SUL VINO EUROPEO
Numerosi esperti avvertono che l’escalation potrebbe portare a un blocco totale dell’importazione dei vini europei negli Stati Uniti. Intanto, le minacce di Donald Trump di applicare dazi del 200% sul vino europeo scatenano forti reazioni nel settore. Ignacio Sánchez Recarte, segretario generale del Comité Vins – CEEV, sottolinea il rischio di una «devastante» perdita, dato che gli Usa rappresentano il 27% delle esportazioni Ue. Coldiretti e Filiera Italia parlano di «misura estrema» che comprometterebbe un mercato italiano da 1,94 miliardi di euro. Mettendo, tra l’altro, in difficoltà tutta la filiera, dai produttori ai consumatori americani. Confagricoltura chiede una «negoziazione urgente», mentre Confcooperative e Consorzio Valpolicella invocano interventi diplomatici immediati. «Siamo al sonno della ragione, che genera mostri – commenta il presidente Uiv, Lamberto Frescobaldi -. Speriamo in un pronto risveglio da questo incubo, perché il vino è il simbolo dell’amicizia tra i due popoli».
Si rinnova sabato 26 aprile 2025 l’appuntamento con Ossola in Cantina, giunto alla terza edizione. Un affascinante percorso enologico tra i vigneti eroici delle Alpi piemontesi, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola. Otto cantine, tutte aderenti ad APAO – Associazione Produttori Agricoli Ossolani apriranno le loro porte dalle 11 alle 18, offrendo degustazioni di vini Doc locali accompagnate da assaggi gastronomici tipici, rigorosamente serviti con materiali compostabili per un’impronta green voluta dagli organizzatori.
Attraverso un unico voucher (acquistabile dal 15 marzo sul sito APAO, al costo di 30 euro), i partecipanti potranno scegliere quali cantine visitare. Percorrendo in autonomia un itinerario tra strade, mulattiere e sentieri di montagna, ideali per riscoprire il patrimonio vitivinicolo locale. Protagonista assoluto il Nebbiolo tradizionale, il Prünent, citato sin dal 1309 per il suo particolare sentore di prugna.
Le cantine coinvolte da Ossola in Cantina 2025 sono distribuite lungo tutta la valle, da Pieve Vergonte a Crodo, passando per Domodossola e Trontano. Si tratta di Ca’ da l’Era Azienda Agricola, La Cantina di Tappia, Edoardo Patrone, Agriturismo La Tensa, Villa Mercante, Cantine Garrone, DEA – Agricoltura Eroica in Val d’Ossola e Istituto Agrario Fobelli di Crodo. I vini saranno presentati in ogni cantina e raccontati dai sommelier Ais Verbania. Per un’esperienza ancora più completa, APAO offre la possibilità di escursioni guidate a piedi o in e-bike, a pagamento.https://www.facebook.com/apao.associazione.produttori.agricoli.ossolani
A partire dal 2025 le birre prodotte dal Birrificio Cascina Motta di Sale (Alessandria) saranno “Gluten Free”. L’intera produzione è stata infatti convertita ad una metodologia di trasformazione che garantisce l’assenza di glutine nel boccale. Il processo, accuratamente perfezionato, si basa sull’impiego di un sistema naturale che consente la conversione del glutine in proteine più semplici e non allergeniche.
Il tutto senza nulla togliere in termini di composizione e complessità organolettica alle bevande. Fin dal 2019 Birrificio Cascina Motta ingloba in un’unica azienda agricola la produzione diretta di tutti i cereali, i luppoli e gli aromatizzanti per le proprie birre. Una filiera, certificata Bio, 100% aziendale in cui sono direttamente gestiti maltazione e la brassatura. Elementi che rendono la birra dell’azienda piemontese non solo “artigianale” e “agricola” ma anche “contadina”. https://www.winemag.it/birrificio-2-sorelle-nuovo-design-per-il-birrificio-al-femminile/
CASCINA MOTTA GLUTEN FREE ANCHE CON LA IPA SIVERA
Oltre alle nuove Gluten Free, per la primavera il birrificio propone Sivera, una birra ispirata allo stile Indian Pale Ale, anch’essa totalmente da filiera e senza glutine. Una IPA dal contenuto alcolico moderato, caratterizzata da schiuma candida e compatta, profumi erbacei ed agrumati e una luppolatura intensa e piacevolmente amara. Al palato si percepiscono note citriche di pompelmo e di frutta esotica come litchi e frutto della passione. Cascina Motta
Torna Derthona Due.Zero, appuntamento centrale per i vini ottenuti dal vitigno Timorasso, in provincia di Alessandria. Sabato 29 marzo, domenica 30 marzo e, con una giornata esclusivamente dedicata agli operatori del settore, lunedì 31 marzo 2025, il Museo Orsi di Tortona ospiterà la quinta edizione dell’evento organizzato dal Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi. Un’occasione unica per conoscere e valorizzare il vitigno Timorasso, simbolo della rinascita vinicola di questo affascinante territorio. Oltre cinquanta produttori saranno presenti al banco d’assaggio, offrendo in degustazione l’annata 2023 in anteprima assoluta, insieme a una selezione di preziose Riserve che esprimono chiaramente il grande potenziale evolutivo del Derthona. https://www.collitortonesi.com/registrazione-operatori-del-settore
DERTHONA DUE.ZERO 2025: UN GIORNO IN PIÙ PER DEGUSTARE I TIMORASSO 2023 IN ANTEPRIMA
Quest’anno, per rispondere al crescente successo della manifestazione, il Consorzio ha scelto di estendere l’evento con una giornata aggiuntiva, il lunedì, dedicata esclusivamente ai professionisti. «Una decisione che rappresenta uno sforzo importante, ma essenziale, per rispondere con efficacia alle necessità di operatori, appassionati e stampa», commenta Gian Paolo Repetto, presidente del Consorzio Tutela Vini Colli Tortonesi. «Derthona – aggiunge – continua a riscuotere sempre più consensi, confermandosi portabandiera della qualità e dell’identità dei vini dei Colli Tortonesi». La manifestazione prevede anche quest’anno appuntamenti di approfondimento con due masterclass, programmate sabato e domenica alle ore 16:00. Registrazioni sul sito web del Consorzio.
Si è tenuta ad Atri (Teramo) l’Anteprima Colline Teramane 2025. Un evento che, per la prima volta dalla fusione del Consorzio Colline Teramane con il Consorzio Vini d’Abruzzo, ha abbracciato non solo il Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane Docg, ma anche gli altri vini del territorio: Cerasuolo, Trebbiano e Pecorino che, nella versione Superiore, portano la sottozona Colline Teramane in etichetta. Un format innovativo, che mette al centro i vini bianchi, rosati e rossi del territorio in occasione delle celebrazioni dei 30 anni dall’istituzione della sottozona Colline Teramane, riconosciuta nel 1995 e promossa Docg nel 2003. Una prima edizione – dopo le “prove generali” dell’Anteprima 2024 – a cura del Comitato di denominazione Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg. Un organismo che opera sotto l’egida del Consorzio Vini d’Abruzzo, nel nome di un’autonomia che esalta le peculiarità dei vini prodotti tra il massiccio del Gran Sasso e il mare Adriatico. In sinergia con la Camera di Commercio Gran Sasso, del Gal Terreverdi Teramane e con il patrocinio del Comune di Atri.
FOCUS COLLINE TERAMANE
“Focus” il termine voluto dal Consorzio per descrivere l’Anteprima Colline Teramane 2025. Scelta che deriva dal desiderio di presentare il territorio non solo attraverso “la nuova annata”, ma come un mosaico di espressioni figlie di annate differenti, e vitigni differenti. Libertà, quindi, per i produttori di presentare vini dell’annata che intendono mettere in commercio, non necessariamente quella “da disciplinare”. Ecco in batteria etichette che coprono un arco temporale di ben 5 anni. Tanto per i “base” quanto per i “riserva”.
«Il valore sono la storia, le persone e l’ambiente di questa porzione d’Abruzzo. Punto centrale è l’identità, il nostro saper lavorare insieme». È lo stesso presidente del Comitato di denominazione Colline Teramane Enrico Cerulli Irelli a rimarcare come il futuro della sottozona sia «da ricercarsi nel territorio e non nel vitigno».
“Sei personaggi in cerca d’autore” verrebbe da dire, scomodando Pirandello. Una denominazione che nella sua riscoperta territorialità sta, forse, ancora cercando la propria rotta. Sono solo 4, infatti, i Trebbiano presentati. Lo stesso vale per i Pecorino. Mentre il numero di campioni di Cerasuolo si ferma ad 8. Sintomo di come la nuova estensione “non rossista” non sia ancora così fortemente sentita e vissuta da chi, il vino, lo produce.
I restanti 41 campioni, i “Montepulciano”, raccontano storie differenti e, a tratti, discordanti tra loro. Fra chi marca un po’ più la botte e chi meno, chi punta più al frutto e chi più sui terziari. Fra concentrazioni e scorrevolezze, il panorama è a macchia di leopardo. Appare però evidente, rispetto alle edizioni precedenti, il desiderio e la ricerca di un’identità più moderna del Montepulciano. Identità fatta di meno “pesantezze” ed un approccio più vicino agli attuali trend del mercato enoico.
Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg Apollo 2022, Ausonia
Naso pimpante che apre fresco ed invitante. Frutto rosso maturo e note floreali di geranio e ginestra. In bocca è croccante, agile, gioioso. Il tannino è ben presente e forse un po’ troppo astringente, ma è un errore di gioventù. Persistenza pulita.
Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg Colle Sale 2022, Barone di Valforte
Naso su note di frutta rossa e spezie, con quel tocco di pepe che fa da contorno a prugna, ribes e mora. Fresco in bocca con un tannino vellutato che rende il sorso pieno ma scorrevole.
Campione da vasca che si presenta già particolarmente pronto. Forse ancora leggermente chiuso al naso lascia intuire belle note di frutta rossa e nera ed una piacevole presenza speziata. In bocca è già assolutamente godibile col suo tannino ben integrato e la freschezza che guida la bevuta.
Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg Verso Sera 20222, Velenosi
Naso fresco di frutta matura e spezie morbide. In bocca è croccante e scorrevole. Forse più semplice dei precedenti ma è in questo che risiede la sua forza. Piacevole la persistenza.
Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Docg Terra Bruna 2021 (cdv), Podere Colle San Massimo
Altro campione da vasca che dimostra grande agilità e prontezza. Freschezza e complessità da botte entrambi presenti e ben armonizzati. Un assaggio da ripetere post imbottigliamento.
Naso “scuro” con note di frutta molto matura, ricchezza di spezie e cuoio. Sorso pieno, importante, asciutto. Tannino molto presente, quasi insistente, ma comunque non aggressivo.
Apre immediatamente su note terziarie. Spezie, tabacco, cacao. Ciò nonostante il naso resta verticale e fresco grazie ad una componente di frutto rosso (ribes) non soffocata dal passaggio in legno. Sorso vellutato ed elegante.
Agile, fresco. Belle note fruttate ed un piacevole terziario che non sovrasta gli altri sentori. In bocca si comporta bene con una bella nota di geranio nel retro olfattivo. Bel frutto maturo a centro bocca ed una leggera spezia a contornare il tutto. Tannino educato.
Colline Teramane Montepulciano d’Abruzzo Riserva Docg Luigi Lepore 2020, Lepore
Altrettanto ricco al naso rivela note maggiormente orientate al frutto. Tannino vellutato ed una freschezza agile a croccante accompagnano il sorso.
Incuriosisce già dal naso. Si avverte la maggiore evoluzione e sono ben chiare le note date dal passaggio in legno. Legno però ben integrato nel quadro olfattivo. La componente fruttata vira verso note di marmellata di prugne e more. Composto ed equilibrato in bocca.
Note di radice di rabarbaro che catturano subito il naso. Seguono note di susina, mirtillo, rosa passita. Elegante al sorso invita alla bevuta e all’abbinamento gastronomico.
Colline Teramane Trebbiano d’Abruzzo Superiore Doc Le Murate 2024, Nicodemi
Naso che gioca su note di fiori bianchi e gialli e frutta fresca. Molto sapido in bocca, pulito, invogliante al sorso successivo. Vino a suo modo semplice ma goloso.
Naso ricco. Pienezza del frutto tanto a livello olfattivo quanto gustativo. Sapido quanto basta per renderlo goloso.
MIGLIORI COLLINE TERAMANE CERASUOLO D’ABRUZZO DOC
Colline Teramane Cerasuolo d’Abruzzo Superiore Doc Le Murate 2024, Nicodemi
Colore carico e luminoso. Naso ricco di frutti rossi. Lampone e melograno. Ricco e pieno nel centro bocca gioca più sulle morbidezze che sulle durezze.
Naso coinvolgente su sentori terziari ed una particolare fragranza di brace. Leggermente torbido si dimostra di gran corpo in bocca.
Montepulciano d’Abruzzo Doc Riserva Colline Teramane Luigi Lepore 1998, Lepore
Frutta surmatura e marmellata al naso. Naso che trae in inganno, ci si aspetta un sorso piacione ed invece lui si rivela verticale al sorso nonostante l’età.
Colomba 2025 Iginio Massari Anche quest’anno, la Pasqua di Iginio Massari Alta Pasticceria è un inno all’eccellenza artigianale, con una gamma di prodotti esclusivi disponibili in quantità limitata sullo shop online iginiomassari.it, nelle pasticcerie e nei Pop-Up Store in tutta Italia. «A Pasqua il dolce principe è la Colomba, simbolo di primavera e rinascita», raccontano il Maestro Iginio Massari e i figli Debora e Nicola. Un dolce che richiede tempo, dedizione e l’utilizzo delle migliori materie prime. Accanto alla Colomba, protagoniste sono anche le Uova di cioccolato, veri capolavori di gusto che esaltano la qualità del cacao più pregiato.
LA COLOMBA 2025 DI IGINIO MASSARI
Colomba Tradizionale
L’icona della Pasqua per eccellenza, lavorata con un processo di quattro lievitazioni e due impasti, per un totale di 65 ore di lavorazione. L’impasto soffice è arricchito da scorza d’arancia candita selezionata, mentre la glassa alle mandorle è impreziosita da granella di zucchero e mandorle intere grezze.
Colomba al Cioccolato e Lampone – Edizione Limitata
Un impasto al cacao arricchito con pepite di cioccolato fondente e al latte, insieme a lamponi canditi. La glassa al lampone e la rifinitura con zucchero cristallino rendono questa edizione una vera chicca per i palati più raffinati.
Colomba al Pistacchio
Un impasto che combina cremini al pistacchio e cubetti di arancia candita, con una copertura di glassa al pistacchio e granella di pistacchi e zucchero.
Colomba al Cioccolato – Nuova Versione
La versione 2025 prevede un impasto arricchito con pepite di cioccolato fondente e al latte, insieme a cubetti di arancia candita. Il tutto è ricoperto da una glassa alle mandorle e cacao.
Colomba Senza Canditi Colomba 2025 Iginio Massari
Pensata per chi preferisce un impasto privo di scorze d’arancia, questa versione mantiene la stessa sofficità dell’originale, riequilibrata con più vaniglia e miele.
Colomba Senza Lattosio – Novità 2025
Una grande novità per chi ha esigenze alimentari specifiche: una Colomba senza lattosio che non rinuncia a morbidezza e sapore autentico.
LE UOVA DI CIOCCOLATO DI IGINIO MASSARI PER PASQUA 2025
Le Uova di Pasqua Iginio Massari Alta Pasticceria nascono dalla selezione dei migliori cacao, offrendo un’esperienza sensoriale pura ed elegante. Ogni uovo contiene una sorpresa esclusiva.
Uova Pralinate: l’incontro tra cioccolato e frutta secca
Cioccolato al Latte 38% e Nocciole IGP
Cioccolato Bianco 34% e Pistacchi
Cioccolato Fondente 70% e Nocciole IGP
Ovetti di Croccante
Una delizia unica con un cuore di mandorle e nocciole selezionate, avvolte in un guscio croccante dal gusto intenso.
DOVE ACQUISTARE
I prodotti della gamma Pasqua 2025 sono disponibili sul sito iginiomassari.it, nelle Pasticcerie di Brescia, Milano, Torino, Verona, Firenze e Roma, nei Pop-Up Store di Bologna, Bolzano, Genova, Milano, Monza, Napoli, Pesaro, Roma Termini, Roma Tiburtina, Torino, Venezia Mestre, Verona, e presso MARITZ in Corso di Porta Ticinese 40 a Milano.iginiomassari.it
We use cookies on our website to give you the most relevant experience by remembering your preferences and repeat visits. By clicking “Accept”, you consent to the use of ALL the cookies.
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may affect your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
ACQUISTA LA GUIDA e/o SOSTIENI il nostro progetto editoriale
La redazione provvederà a inviarti il Pdf all’indirizzo email indicato entro 48 ore dalla ricezione del pagamento