Categorie
news news ed eventi

Fabio Zenato resta presidente del Consorzio Lugana: secondo mandato

Fabio Zenato resta presidente del Consorzio Lugana secondo mandato
Continuità, visione strategica e rinnovata ambizione. Con la riconferma di Fabio Zenato alla presidenza del Consorzio Lugana si apre un nuovo capitolo per una delle denominazioni più dinamiche del panorama vitivinicolo italiano. Dopo un primo mandato segnato da importanti traguardi, Zenato è pronto a guidare il Consorzio per il secondo mandato. Un nuovo ciclo all’insegna della valorizzazione del territorio, dell’innovazione e della proiezione internazionale.

Originario di Peschiera del Garda, Fabio Zenato è un nome ben noto nel mondo del vino. Con il fratello Paolo è alla guida dell’azienda di famiglia Le Morette, che si estende su circa 50 ettari di vigneti nel cuore della zona del Lugana. Agronomo di formazione, laureato in Scienze Agrarie presso l’Università di Milano, Zenato ha alle spalle un’importante esperienza nel campo della ricerca scientifica, in particolare sulla caratterizzazione del vitigno autoctono Turbiana. Il suo lavoro sul miglioramento genetico e sulla selezione clonale ha posto solide basi per l’evoluzione qualitativa del Lugana.

SECONDO MANDATO DA PRESIDENTE PER FABIO ZENATO AL CONSORZIO LUGANA

«Sono onorato di continuare a guidare il Consorzio e di affrontare insieme a un team solido e coeso le sfide future», ha dichiarato Zenato, sottolineando come il primo mandato abbia gettato le fondamenta per un percorso ancora più ambizioso. L’obiettivo è quello di continuare a lavorare su quattro direttrici fondamentali: rafforzare l’identità della denominazione, migliorare la qualità dei vini attraverso pratiche sostenibili, stimolare la ricerca e l’innovazione nelle tecniche agricole, e incrementare la presenza del Lugana sui mercati internazionali con strategie di comunicazione sempre più efficaci e moderne. fabio zenato presidente consorzio lugana.

Il nuovo Consiglio d’Amministrazione, appena eletto, rappresenta una governance più inclusiva, grazie alla presenza di figure provenienti da tutte le anime della filiera: viticoltori, vinificatori e imbottigliatori. A fianco del presidente Zenato e del direttore Edoardo Peduto, i nuovi vicepresidenti Roberto Girelli, Francesco Mascini, Paolo Pasini e Alberto Zenato contribuiranno a consolidare le linee strategiche e a rafforzare il lavoro sinergico del Consorzio.

CONSORZIO TUTELA LUGANA DOC: GLI OBIETTIVI DEL PROSSIMO TRIENNIO

Nel prossimo triennio, l’attenzione sarà concentrata anche sul ruolo dell’enoturismo come leva strategica per promuovere il territorio del Lago di Garda, creando sinergie locali capaci di fare del Lugana una destinazione d’eccellenza per gli amanti del vino. Contestualmente, si punterà con decisione a coinvolgere le nuove generazioni, sia nel tessuto imprenditoriale sia tra i consumatori, adottando un linguaggio contemporaneo che sappia raccontare in modo autentico e coinvolgente l’identità di questo vino. «Lugana non è solo un vino – ha concluso Zenato – è una storia di passione e innovazione che vogliamo continuare a raccontare in tutto il mondo». https://www.consorziolugana.it/

Categorie
degustati da noi news news ed eventi vini#1

Castellinaldo, la (super) Barbera d’Alba dei Vinaioli: i migliori assaggi in Roero

Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc
Castellinaldo Barbera d’Alba Doc. Si scrive così. Anzi: solo così. In quest’ordine. E sembra già di bersela tutta d’un fiato. È da (relativamente) giovane che la Barbera d’Alba prodotta nei 7 comuni della sottozona Castellinaldo d’Alba, nel cuore del Roero, tira fuori il meglio di sé. Nei primi 6, 7 anni di vita è unica ed autentica nel suo rivelarsi intensamente sapida. E nel concedersi, generosa, su un frutto carnoso, golosissimo, nel solco della freschezza (alias “acidità”) che distingue il vitigno in lungo e in largo. Legni quasi mai violenti sul varietale si misurano con alcolicità spesso integratissime; importanti, ma comunque inferiori, in media, a quelle del Nizza. Vini, i Castellinaldo Barbera d’Alba Doc, che maturano bene, nel tempo. Mostrando, così, di avere un altro tratto in comune con i grandi vini rossi del Piemonte: la longevità. https://vinaiolidelcastellinaldo.com/

I VINAIOLI DEL CASTELLINALDO: GIOVANI CHE FANNO TERRITORIO

A promuovere questa speciale espressione del Barbera è l’associazione Vinaioli del Castellinaldo. Ventuno cantine che, come poche altre in Italia, sono la rappresentazione perfetta del vino che producono. Tanti i giovani classe 2000, o giù di lì. Molte le aziende alle prese con un ricambio generazionale che si sente nel calice, dalla ricerca esasperata del frutto a un utilizzo dei legni magistrale, mai soverchiante i primari. Un tentativo (ben riuscito) di valorizzazione autentica delle specificità della zona, che si riversa anche nella vita quotidiana. Fuori dalle cantine, tra le piazze e nei vicoli degli spettacolari borghi arroccati sulle colline roerine, dai suoli bianchi e sabbiosi. Messe da parte le beghe di cortile delle precedenti generazioni, in quest’angolo d’Italia si fa squadra. Sul serio. Già a partire dai primi anni Novanta.

BARBERA CASTELLINALDO: VOCE DEL VERBO “TERRITORIO”

A dirlo è il nome stesso di questa sottozona della Barbera d’Alba. Che è quello di un Comune, Castellinaldo. Eletto nel 2021 a furor di popolo, con un referendum plebiscitario nei 54 comuni della Doc, capofila di un territorio che comprende anche Castagnito, Canale, Guarene, Magliano Alfieri, Priocca e Vezza d’Alba. Un passo indietro rispetto al proprio campanile. Per farne cento in avanti, tutti insieme. Nel nome dell’esaltazione di peculiarità comuni, che sono tratti distintivi evidentissimi, pur nel frastagliato – e per certi versi controverso – mondo della Barbera piemontese. Un percorso trentennale grazie al quale potrebbero germogliare nuove sinergie, nei prossimi mesi. La possibilità che la sottozona del Castellinaldo si allarghi ulteriormente, abbracciando altri Comuni peculiari, è tutt’altro che da escludere. Sarebbe un’altra lezione, di bon ton. All’Italia del vino intera. Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.

LA PRIMAVERA DEL CASTELLINALDO 2025

L’evento clou dell’associazione Vinaioli del Castellinaldo è la Primavera del Castellinaldo. Un evento itinerante, la cui seconda edizione (2025) è andata in scena domenica 30 e lunedì 31 marzo al Palazzo Re Rebaudengo di Guarene (Cuneo), residenza settecentesca e sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Seicento gli ospiti accreditati, tra winelovers e operatori del settore. Un successo, i banchi d’assaggio con i 40 vini dei 21 produttori locali, culminato con la cena preparata per l’occasione dallo chef Davide Odore del ristorante-pasticceria Io e Luna.

Dai tortelli ripieni di gallina faraona e topinambur al cotechino alla Wellington e Salsa Reale, passando per il tiramisù rivisitato in chiave “vino rosso”, il Castellinaldo Barbera d’Alba Doc ha mostrato tutta la sua versatilità negli abbinamenti. «La nostra manifestazione sta crescendo – è il commento di Luca Morra, presidente dell’associazione Vinaioli del Castellinaldo – e per questo c’è molta soddisfazione tra i produttori. Guarene e Palazzo Re Rebaudengo hanno rappresentato la cornice perfetta per accogliere la seconda edizione della Primavera del Castellinaldo. Con questa iniziativa vogliamo affermare sempre più la nostra identità. E valorizzare appieno quella che è una “nicchia” del panorama vitivinicolo di Langhe e Roero».

CASTELLINALDO BARBERA D’ALBA DOC: I MIGLIORI ASSAGGI – TOP 10

  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Allerino Giovanni (Castagnito) – BEST IN SHOW
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Bric Cenciurio (Barolo)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Cerrato (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Az. Agricola Margherita (Castagnito)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2022, Tonino Marchisio – Brjnda (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Ferrero Michele (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Teo Costa (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021, Cascina Torniero (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2020, Cascina del Pozzo – Flavio Marchisio (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2020, Morra Stefanino (Castellinaldo d’Alba)
  • Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2019, Vielmin di Gili Ivan (Castellinaldo d’Alba)

LA SCOPERTA: FRANCESCO ALLERINO (GIOVANNI ALLERINO)

Ha preso in mano da poco l’azienda di famiglia che, oltre alle vigne, conserva la tradizione dell’allevamento dei bovini. Si chiama Francesco Allerino, ha 22 anni (è un classe 2003) ed è la seconda generazione della cantina Allerino Giovanni di Castagnito. Uno dei suoi primi vini, tra mille esperimenti ancora in corso (un macerato da uve Arneis e uno spumante da Nebbiolo vinificato in bianco) è un autentico capolavoro: il suo Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021 è il miglior assaggio in assoluto, tra i banchi della Primavera del Castellinaldo 2025. Francesco è figlio d’arte. Come lui, anche il padre Giovanni non ha perso tempo. A soli 18 anni ha avviato l’azienda di famiglia, raggruppando alcuni vigneti e iniziando a metterne in bottiglia i frutti, al posto di continuare solo a vendere le uve. Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.

«Il mio obiettivo è produrre vini che raccontino le specificità del territorio», racconta Francesco Allerino a Winemag. La sua Castellinaldo è puro succo: tanta freschezza, tannino dolce, speziatura che si tinge di mentuccia ed erbe officinali, sfiorando il balsamico. Il tutto su una spina dorsale sapida, che costituisce la vera ossatura del nettare. È il netto richiamo alle terre bianche che può vantare la cantina a Castagnito. Suoli tra cui non è difficile trovare veri e propri blocchi di cristalli di gesso (foto nella gallery, sopra). La vigna da cui proviene la Castellinaldo Barbera d’Alba Doc 2021 Giovanni Allerino ha 55 anni. Ma l’azienda – che in totale conduce circa 8 ettari – ha anche un altro vigneto più “giovane”, con piante di 39 anni. Di Francesco Allerino – è una promessa – si sentirà parlare. Benissimo.

CASTELLINALDO SOTTOZONA BARBERA D’ALBA: TRA CONFERME E NOVITÀ

Su tutti Teo Costa, vecchia conoscenza di Winemag. Ma ci sono anche i barolisti (e lo si percepisce forte, dal calice) di Bric Cenciurio, firmati da Gianfranco Cordero. E poi Tonino Marchisio, Cerrato, Cascina del PozzoMorra Stefanino. Sono le conferme del Castellinaldo Barbera d’Alba Doc, alla Primavera del Castellinaldo 2025. Stili leggermente diversi. Solo sfumature. Chi più goloso e tondeggiante, come Marchisio; chi più “croccante”, gli altri, tra loro più uniformi. Tutti vini che raccontano in maniera autentica suoli, clima e savoir-faire di questa porzione di Roero. Già godibilissimi, pur con decise prospettive di ulteriore maturazione (su tutti, da aspettare Teo Costa). Tra i vini più convincenti c’è anche quello dell’Azienda Agricola Margherita. Una Barbera “di una volta”, quella prodotta a Castagnito dai figli di Serafino Allerino. Ma con tutte le carte in regola per raccontare, in chiave moderna, le caratteristiche pure del Castellinaldo.

Ferrero Michele vira su un frutto rosso (più che nero) più maturo. Pura gioia la sapidità che ci danza sopra, al ritmo un tannino fine, in divenire. Evidente, la grandezza di questa sottozona della Barbera d’Alba, anche nella struttura del 2021 di Cascina Torniero, che non disdegna comunque di sfoggiare uno dei frutti rossi più apprezzabili del panel. Tra le “vecchie” annate spicca il 2019 di Vielmin: vino con le spalle larghe, ancora fresco, sapido e portentoso, su frutto e fiore, più che sui terziari. La ciliegina sulla torta? Da queste parti lavora bene anche la cooperativa. Provare per credere l’annata 2023, non ancora in vendita. Un balzo in avanti deciso, quello della Cantina del Nebbiolo di Vezza d’Alba, rispetto alle precedenti annate. Insomma non manca nulla, a questa “chicca” da 131 mila bottiglie prodotte su 18 ettari, per esplodere davvero. Migliori Castellinaldo Barbera d’Alba Doc.

Categorie
Esteri - News & Wine news news ed eventi

Trump ubriaca l’Italia: dazi al 20% sul vino italiano negli Usa


Dopo la girandola di minacce e dietrofront, i fatti. Il presidente Usa Donald Trump ha annunciato in serata dazi al 20% per il vino italiano negli Stati Uniti. A pagare il conto sarà tutto l’agroalimentare, così come altri settori del Made in Italy che conta, nel mercato a stelle e strisce. A tentare di scongiurare i dazi del Tycoon erano stati, nelle scorse settimane, gli stessi importatori americani di vini europei. Tutto inutile, anche se la scelta di dazi al 20% ai beni Ue è di gran lunga inferiore a quella del 200%, caldeggiata in prim’ordine da Trump. https://www.whitehouse.gov/articles/2025/04/tariffs-work-and-president-trumps-first-term-proves-it/

TRUMP: «EUROPA PATETICA, INIZIA UNA NUOVA ERA D’ORO PER L’AMERICA»

«Una giornata epocale il 2 aprile 2025 – così l’ha definita – il giorno in cui è rinata l’America e in cui ricominceremo a renderla ricca. Non succederà più che altri Paesi derubino gli americani. Anche l’Ue, nostra amica, così patetica, ci ha derubato di continuo. Questo è l’inizio di una nuova era dell’oro per gli Stati Uniti». I dazi reciproci entreranno in vigore il 5 aprile e daranno avvio a negoziazioni Ue-Usa. Questo lo scopo del presidente Trump, che mira a dialogare con il coltello dalla parte della manico nei confronti dell’Europa. L’altro scopo è riportare, tra i confini nazionali, lavoro delocalizzato dalle imprese Usa negli ultimi anni.

DAZI USA AL 10% SUL VINO ITALIANO

L’annuncio ufficiale è arrivato il 2 aprile 2025, attorno alle ore 10 italiane. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’imposizione di dazi del 10% su tutte le importazioni, con tariffe più elevate per i Paesi considerati «peggiori trasgressori». In particolare, l’Unione Europea è soggetta a dazi del 20%, mentre il Regno Unito affronta tariffe del 10%, la metà di quelle imposte agli altri Paesi dell’Ue.

Queste misure hanno suscitato preoccupazione nel settore vinicolo italiano, poiché gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato di esportazione per il vino italiano, con un valore di circa 1,9 miliardi di euro nel 2024. Il ministro dell’Agricoltura italiano, Francesco Lollobrigida, ha espresso preoccupazione ma non terrore riguardo ai potenziali dazi, auspicando che la diplomazia possa prevalere nelle negoziazioni con gli Stati Uniti.

LA RISPOSTA DELL’ITALIA AI DAZI DI TRUMP

In risposta, la presidente del Consiglio italiana, Giorgia Meloni, ha avvertito l’Ue sui rischi di una guerra commerciale con gli Stati Uniti, criticando i piani di Bruxelles per imporre dazi di ritorsione sulle importazioni statunitensi. Meloni ha sottolineato che tali misure potrebbero portare a inflazione e stagnazione economica nell’Ue. Ha poi esorto a negoziati urgenti con l’amministrazione Trump, per evitare conflitti commerciali dannosi. «Serve negoziare», fa eco il presidente di Confindustria Emanuele Orsini.

Nel frattempo, la Commissione Europea ha proposto misure per sostenere il settore vinicolo europeo. Tra queste, l’aumento degli aiuti pubblici e la promozione di prodotti senza alcol o a bassa gradazione alcolica, al fine di affrontare sfide come i cambiamenti climatici e le fluttuazioni dei dazi. La situazione rimane fluida, con il settore vinicolo italiano e europeo che monitorano attentamente gli sviluppi. E valutano le possibili ripercussioni sulle esportazioni e sull’economia del settore.

DAZI, COLDIRETTI: COSTERANNO 1,6 MLD DI EURO AI CONSUMATORI AMERICANI

Il dazio al 20% su tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy porterà a un rincaro da 1,6 miliardi per i consumatori americani. Con un calo delle vendite che danneggerà le imprese italiane, oltre ad incrementare il fenomeno dell’italian sounding. È quanto stima la Coldiretti in merito all’annuncio del presidente americano Donald Trump di imporre delle tariffe aggiuntive su tutte le merci europee. «Al calo delle vendite – aggiunge Coldiretti – va poi aggiunto il danno in termini di deprezzamento delle produzioni. Andrà calcolato filiera per filiera, legandolo all’eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati. Occorre ora lavorare a una soluzione diplomatica che venga portata avanti in sede europea».

Categorie
a tutto volume news news ed eventi

Etanolo da fecce e vinacce, Ue conferma il doppio conteggio


L’Ue conferma il doppio conteggio per l’etanolo da fecce e vinacce. La risposta della Direzione generale per l’energia della Commissione europea (DG Energia) al Wine Distilleries European Network (WiDEN), l’associazione che a livello europeo rappresentata oltre il 60% della produzione e commercializzazione di alcol e distillati di origine vitivinicola,
va nella direzione della tutela delle distillerie vinicole europee. Chiarite, quindi, le regole per i biocarburanti avanzati previsti dall’Allegato IX della Direttiva RED 2023/2413. L’etanolo prodotto da questi residui della vinificazione conterà così il doppio rispetto alla quantità reale, ai fini del rispetto degli obiettivi di energia rinnovabile nei trasporti, secondo la normativa dell’Unione europea. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=OJ:L_202302413 https://uia.org/s/or/en/1122284114

UNA SOLUZIONE AL CROLLO DEI PREZZI DELL’ETANOLO

Negli ultimi mesi, il settore dell’etanolo derivato da sottoprodotti della viticoltura ha subito un significativo crollo dei prezzi, suscitando serie preoccupazioni tra i produttori. Del problema si è occupata WiDEN, l’associazione europea delle distillerie vitivinicole gestita in outsourcing da Bertagni Consulting Srl, che annovera tra i suoi membri distillerie di Portogallo, Spagna, Italia, Francia e Ungheria. La Commissione Europea è stata chiamata a fornire chiarimenti sul trattamento economico dei prodotti inclusi nell’Allegato IX della Direttiva sulle Energie Rinnovabili (RED) 2023/2413, che prevede il “doppio conteggio” per i biocarburanti avanzati derivati da specifiche materie prime, tra cui proprio “fecce e vinacce”.

In una lettera del 31 marzo 2025 indirizzata a WiDEN, Kitty Nyitrai, direttrice dell’unità C2 della DG Energia della Commissione Europea, ha confermato che solo le materie prime esplicitamente elencate nell’Allegato IX della direttiva possono beneficiare del doppio conteggio. Tra queste e compreso l’etanolo prodotto da fecce e vinacce. Al contrario, i prodotti non inclusi in questo allegato o in elenchi supplementari, come l’Allegato IV del Regolamento di Esecuzione 2022/996, non potranno beneficiare dello stesso trattamento. Questa precisazione esclude l’etanolo di prima generazione, come quello probabilmente proveniente dal Brasile, dall’utilizzare i privilegi esclusivi riservati ai prodotti dell’Allegato IX.

WIDEN SUL DOPPIO CONTEGGIO: CHIARIMENTO IMPORTANTE DALLA COMMISSIONE UE 

La risposta della Commissione è stata accolta con favore dai membri di WiDEN, che considerano questo chiarimento «una importante protezione contro la concorrenza sleale e il dumping dei prezzi». Questo intervento normativo, di fatto, mira a proteggere il valore dell’etanolo derivato da fecce e vinacce. Un prodotto che non solo offre benefici ambientali, ma svolge anche un ruolo cruciale nell’industria vinicola. Le distillerie vinicole, infatti, hanno storicamente liberato i produttori di vino da materiali di scarto potenzialmente problematici, trasformando fecce e vinacce in una risorsa preziosa e sostenibile.

«Senza questo intervento – commenta Marco Bertagni, presidente di WiDEN – tali sottoprodotti rischierebbero di diventare rifiuti complessi da smaltire, aumentando i costi e l’impatto ambientale. Questa decisione della Commissione rappresenta un chiaro riconoscimento del ruolo strategico delle distillerie vinicole nella promozione dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale all’interno del settore agricolo europeo. WiDEN – aggiunge Bertagni – auspica che la conferma del doppio conteggio contribuisca a stabilizzare il mercato dell’etanolo di origine vitivinicola. E a valorizzare un prodotto che, grazie a questo riconoscimento, potrà continuare a fornire benefici ambientali e produttivi all’intero settore».

Categorie
Esteri - News & Wine news news ed eventi

Champagne Vranken e D&C Spa: nuova partnership per il mercato Italiano


Champagne Vranken-Pommery Monopole
annuncia una nuova collaborazione strategica con D&C Spa, storica azienda italiana specializzata nella distribuzione di vini, Champagne e spirits premium con sede a Corsico (Milano). L’accordo segna un significativo passo avanti per rafforzare la presenza della Maison francese nel mercato italiano, che si dintingue nel mondo per ala forte passione per il vino e per l’eccellenza enogastronomica. https://www.vrankenpommery.com/home

CHAMPAGNE VRANKEN-D&C SPA: PARTNERSHIP FONDATA SU VALORI COMUNI

Caterina Boerci, Presidente di D&C Spa, e Nathalie Vranken, Ceo di Vranken-Pommery Monopole, esprimono soddisfazione per questa nuova partnership, basata su una condivisione profonda di valori come eccellenza, innovazione e rispetto della tradizione e dell’ambiente. «Siamo entusiasti di collaborare con D&C S.p.A., partner che condivide appieno la nostra visione del mercato italiano – ha dichiarato Nathalie Vranken – e con cui lavoreremo per diffondere ulteriormente l’eleganza e la qualità che contraddistinguono i nostri champagne». https://www.dec.it/chi-siamo/

LE CUVEÉ DIAMANT E DEMOISELLE CHAMPAGNE VRANKEN IN ITALIA

Grazie all’accordo, D&C diventa distributore esclusivo per l’Italia delle prestigiose Cuvée Diamant e Cuvée Demoiselle, Champagne iconici della Maison Vranken, apprezzati in tutto il mondo per la loro finezza e raffinatezza. «Siamo orgogliosi di rappresentare queste cuvée straordinarie che incarnano al meglio il savoir-faire unico della famiglia Vranken – sottolinea Caterina Boerci – con l’obiettivo di farle conoscere e apprezzare da un pubblico sempre più ampio in Italia».

IL MERCATO ITALIANO: UNA SFIDA E UN’OPPORTUNITÀ PER VRANKEN

Questa partnership strategica rappresenta una vera e propria scommessa sul mercato italiano, in continua crescita e particolarmente sensibile alla qualità e all’eccellenza delle produzioni vinicole internazionali. L’intento condiviso dalle due aziende è quello di consolidare e ampliare ulteriormente la notorietà del brand Vranken, facendo leva sull’esperienza consolidata di D&C Spa nella distribuzione di prodotti premium.

UN INVESTIMENTO PER IL FUTURO DELLO CHAMPAGNE IN ITALIA

La collaborazione tra Champagne Vranken-Pommery Monopole e D&C segna dunque un nuovo capitolo di crescita e di sviluppo per entrambe le realtà, unite dall’ambizione di offrire agli amanti italiani dello Champagne un’esperienza degustativa unica e di altissimo livello. Una partnership destinata a valorizzare la cultura dello Champagne. E a rafforzare ulteriormente l’immagine della Maison Vranken in Italia.

Categorie
news news ed eventi

Luca Raccaro nuovo presidente del Consorzio Collio: il più giovane della storia


Luca Raccaro
è il nuovo presidente del Consorzio Collio: il più giovane della storia, a soli 36 anni. Lo ha eletto pochi minuti fa il nuovo Cda dell’ente di Cormons (Gorizia), fresco di insediamento dopo l’assemblea dei soci a cui hanno aderito il 74% delle aziende, il 28 marzo. Accanto al giovane Luca Raccaro i nuovi vicepresidenti Karin Princic e Paolo Corso. Il nuovo Consiglio di Amministrazione ha anche approvato all’unanimità il Bilancio consuntivo 2024 e quello preventivo 2025. https://www.raccaro.it/la-cantina/. https://www.collio.it/.

CHI È LUCA RACCARO, NUOVO PRESIDENTE CONSORZIO COLLIO

Luca Raccaro, vignaiolo del Collio e titolare con il fratello dell’omonima azienda di famiglia, proprio a Cormons, rappresenta la nuova generazione della viticoltura friulana. Con radici solide nell’attività avviata negli anni Settanta, affianca all’esperienza familiare una visione contemporanea del territorio. In una recente intervista a Winemag, ha dimostrato di avere le idee molto chiare sul futuro delle denominazioni locali.

«Ringrazio chi mi ha voluto in questo ruolo – sono le sue prime parole -. Rafforzeremo l’unità della Denominazione. E lavoreremo con determinazione per valorizzare la qualità delle nostre produzioni, promuovere la sostenibilità e rafforzare il legame con i consumatori e le comunità locali. Collaboreremo con tutti gli attori del territorio, con spirito costruttivo e inclusivo, per affrontare insieme le sfide future e cogliere nuove opportunità. Il primo grande appuntamento sarà l’evento istituzionale in programma per ottobre, dedicato al Friulano. Un’occasione unica per raccontare il nostro territorio attraverso le sue varietà simbolo».

CONSORZIO COLLIO: IL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE

Il nuovo Cda è composto da tredici membri, rappresentanti delle principali realtà vitivinicole del Collio: Paolo Corso (Tenuta Borgo Conventi), Riccardo Marcuzzi (Società Agricola Colsoreli), Luca Raccaro (Raccaro Società Agricola), David Buzzinelli (Carlo di Pradis), Matteo Livon (Livon S.S.), Alessandro Pascolo (Vini Pascolo), Fabjan Korsic (Korsic Wines), Saša Radikon (Radikon S.S.), Matej Figelj (Società Agricola Fiegl), Karin Princic (Colle Duga), Jannis Paraschos (Società Agricola Paraschos), Michele Tomba (Bolzicco Fausta) e Tamara Podversic (Podversic Damijan).

IL BILANCIO E GLI OBIETTIVI FUTURI

Durante l’assemblea è stato approvato il Bilancio consuntivo Erga Omnes 2024 e quello preventivo 2025, confermando anche il rinnovo del Sindaco Unico. L’incarico è stato affidato ad Alessandro Caprara. Dall’inserimento a disciplinare dei vini ottenuti con macerazione al progetto per un nuovo vino composto esclusivamente da varietà tradizionali, sono stati tanti i risultati – per certi versi, veri e propri successi – ottenuti dalla gestione del presidente uscente, David Buzzinelli. «Ringrazio tutti – ha dichiarato – per il lavoro condiviso e per l’impegno dimostrato. In questi anni abbiamo ottenuto risultati importanti, portando avanti progetti fondamentali come l’inserimento a Disciplinare dei vini ottenuti con macerazione e l’avvio del percorso di formalizzazione di un nuovo vino prodotto solo da varietà tradizionali».

Vorrei sottolineare anche i traguardi raggiunti dal punto di vista della visibilità e del posizionamento del brand: grazie a una campagna promozionale articolata e costante durante tutto l’anno, il Collio ha saputo rafforzare la propria presenza sui mercati e consolidare la sua identità. Un riconoscimento speciale va infine alle celebrazioni del 60° anniversario, che hanno rappresentato un’occasione straordinaria per coinvolgere il territorio e valorizzare la nostra storia».

PROMOZIONE INTERNAZIONALE E SOSTENIBILITÀ

Il Bilancio 2024 ha registrato quasi il 60% dei costi impiegati per attività di promozione. Le risorse sono state utilizzate per coprire le attività istituzionali, con un significativo incremento degli investimenti destinati alla promozione e valorizzazione della Denominazione. Lavinia Zamaro, direttrice del Consorzio Collio, ha di fatto rimarcato che il 2024 è stato un anno particolarmente dinamico e significativo per l’ente. «L’anno scorso – ha sottolineato – ha segnato un momento di grande slancio per il Consorzio non solo per i festeggiamenti del 60° anniversario, ma anche per le attività promozionali svolte all’estero, dagli Stati Uniti alla Gran Bretagna, e per l’intenso lavoro di incoming con operatori e stampa, sia italiani che internazionali. Questo ci ha permesso di rafforzare l’identità del Collio e proiettare la nostra eccellenza verso il futuro».

IL CONSORZIO COLLIO: IDENTITÀ E NUMERI

Fondato nel 1964, il Consorzio Tutela Vini Collio tutela circa 1.300 ettari di vigneti Doc distribuiti nei comuni di Capriva del Friuli, Cormòns, Dolegna del Collio, Farra d’Isonzo, Gorizia, Mossa, San Floriano del Collio e San Lorenzo Isontino, riunendo circa 270 produttori. Conosciuto per vini bianchi d’eccellenza, in particolare Ribolla Gialla, Friulano e Picolit, il Consorzio è impegnato attivamente nella sostenibilità ambientale, nella ricerca genetica e nella tutela della biodiversità. Dal 2021 il Consorzio partecipa alla certificazione SQNPI ed è protagonista nelle principali fiere internazionali con la partecipazione diretta delle aziende associate.

Categorie
news news ed eventi

Nascono “I Custodi Del Lambrusco”

Nasce i Custodi del Lambrusco, una nuova associazione che si impegna a riscrivere la percezione comune di questo vino spesso sottovalutato. Ventisei produttori – tra piccole e grandi realtà – uniti dalla volontà di difendere, valorizzare e (ri)posizionare il Lambrusco nel panorama dei grandi vini. Al di là delle visioni istituzionali esistenti, questi viticoltori hanno scelto di unirsi per raccontare il Lambrusco in modo inclusivo, senza divisioni territoriali.

ESALTARE IL VALORE DEL LAMBRUSCO

Accomunati dalla qualità come filo conduttore, i Custodi puntano raccontare uno dei vini più rappresentativi dell’Emilia-Romagna con un linguaggio contemporaneo, diretto e sensibile alle novità. Dalla vigna alla bottiglia, ogni scelta sarà dettata dal principio chiave di esaltare il carattere autentico del Lambrusco, elevandone la qualità e rendendone unica ogni espressione.

«Non si tratta solo di tutela, ma di affermazione. Il Lambrusco è storia, cultura e identità di un territorio, e merita di essere riconosciuto come tale – dichiara Fabio Altariva, Presidente dei Custodi del Lambrusco –. I Custodi del Lambrusco nascono con una missione chiara: riscrivere il futuro di questo vino. Vogliamo esaltarne il valore autentico, senza compromessi, e restituirgli il ruolo che merita tra i grandi vini. Il Lambrusco non è un’identità territoriale che vogliamo proteggere e raccontare, per chi c’era prima di noi e per chi verrà dopo». https://lambrusco.net/

UN’ASSOCIAZIONE COL CUORE FRA MODENA E REGGIO EMILIA

Modena e Reggio Emilia, culle storiche del Lambrusco, sono oggi il cuore pulsante di questa svolta storica. Qui sono le sedi delle cantine dei produttori che, con passione e dedizione, aderiscono a questo nuovo progetto comune. Con uno sguardo rivolto dritto al futuro, i Custodi del Lambrusco sono pronti a scrivere un nuovo capitolo nella storia di questo vino. Perché il lambrusco merita di essere finalmente celebrato, rispettato e soprattutto custodito.

Le ventisei Aziende Agricole Vitivinicole Associate svolgono l’intero ciclo produttivo del vino. Come previsto dal loro statuto seguono dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto finale.

ELENCO SOCI CUSTODI DEL LAMBRUSCO

Azienda Agricola Manicardi
Ca’ De’ Medici
Azienda Agricola Messori
Azienda Agricola San Paolo
Cantina Della Volta
Azienda Agricola Pezzuoli
Cantina Divinja
Cantina Ventiventi
Fattoria Moretto
Cantina Vezzelli Francesco
Cantina Zucchi
Cavaliera
Cleto Chiarli Tenute Agricole
Garuti Vini
La Battagliola
La Piana Winery
Le Casette
Lini 910
Marchesi Di Ravarino
Opera02
Podere Il Saliceto
Rinaldini Az. Agr. Moro
Terraquilia
Venturini Baldini
Villa Di Corlo
Zanasi Societa’ Agricola

Categorie
news news ed eventi

Addio a Fausto De Andreis, il vignaiolo anarchico che vendeva anche all’Esselunga


Il mondo del vino italiano dice addio a Fausto De Andreis, morto all’età di 78 anni all’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, in provincia di Savona, lo scorso weekend. Conosciuto in Liguria e nel settore vinicolo in generale come una figura carismatica e anticonvenzionale, De Andreis lascia un vuoto incolmabile. Titolare ad Albenga
dell’azienda agricola Le Rocche del Gatto – nome scelto in onore della passione della moglie per i felini – è salito alla ribalta per il suo approccio anarchico e rivoluzionario al vino, in particolare nella produzione del Pigato, da lui chiamato provocatoriamente “Spigau“. I funerali si svolgeranno oggi, 1° aprile, alle ore 11, presso la Parrocchia di Santa Maria Maddalena a Cisano sul Neva, piccolo comune della provincia di Savona. All’ultimo saluto non mancheranno la moglie Caterina, le sorelle Lucilla e Rosa, i cognati Sergio e Giancarlo, oltre a nipoti, parenti e tanti amici.

FAUSTO DE ANDREIS, ADDIO AL VIGNAIOLO ANARCHICO DE LE ROCCHE DEL GATTO

La visione di Fausto De Andreis si opponeva fermamente ai dogmi e alle convenzioni del mercato, puntando su autenticità e originalità dei vini prodotti. Tutti di straordinaria longevità. Celebre una sua lettera aperta pubblicata da Winemag nel 2019, in cui contestava – con la consueta ironia e profondità, quasi filosofica – il concetto di “vino bianco d’annata”. Tra le sensatissime righe, una sfida aperta alla mentalità convenzionale del settore, in particolare a quella dei ristoratori, ossessionati dai vini bianchi giovani e freschi, da avere in carta ancora prima che abbiano finito di maturare in vasca, o in botte.

LE ROCCHE DEL GATTO: IL VINO DI FAUSTO DE ANDREIS (ANCHE) ALL’ESSELUNGA

Quello a Fausto De Andreis è l’addio a una voce libera e critica del vino italiano. Un vero “vignaiolo anarchico” che, con la sua vita senza troppe regole e la sua passione smisurata per la sperimentazione estrema in campo enologico, ha provato a cambiare il modo in cui il vino viene pensato. Vissuto. Il tutto, senza alcun preconcetto. Rinomata la presenza di un suo vino sugli scaffali dei supermercati Esselunga. Una scelta che gli è costata invidie locali e insulso vociare di tante malelingue, di cui non si è mai curato troppo, fedele – com’è sempre stato – alla propria galante distanza dall’apparenza e dal conformismo. Il posto di Fausto De Andreis è sempre stato quello dove pochi osano. E sempre lo sarà. Ciao, Fausto.

Exit mobile version