Categorie
Gli Editoriali news news ed eventi

Consumi in calo e ProWein 2025 in bilico: che aria tira in Germania?

Consumi in calo e ProWein 2025 in bilico le sfide del mercato tedesco editoriale winemag davide bortone
EDITORIALE – Il mercato vinicolo tedesco sta affrontando una fase di profonda trasformazione, caratterizzata da un calo nei consumi e da un cambiamento nelle abitudini di acquisto dei consumatori. Questa tendenza potrebbe influenzare significativamente – anzi, ulteriormente, negli anni a venire – l’attrattività di ProWein Düsseldorf 2025, fiera alle prese con evidenti sforzi per restare tra
più rilevanti del settore, a livello internazionale. All’estero, in primis in Italia, si inizia a guardare con occhi diversi in direzione Berlino, lasciandosi piuttosto affascinare dalle sirene parigine. Ma i guai, per Messe Düsseldorf, sono in primis quelli di casa. Secondo i dati del Deutsches Weininstitut (DWI), nel 2024 il consumo di vino in Germania è diminuito del 4%, con una contrazione del fatturato del 5%.

MERCATO DEL VINO IN CRISI IN GERMANIA

Le vendite di vini tedeschi hanno subito un calo del 5%, mentre il fatturato è sceso del 6%. Monika Reule, direttrice generale del DWI, attribuisce questa tendenza ai cambiamenti demografici, alla crescente attenzione al prezzo e alla mutata situazione economica. «Lo scorso anno – spiega – il 4% in meno delle famiglie ha acquistato vino, con un’attenzione particolare ai costi. La riduzione della spesa ha portato a un lieve calo dei prezzi medi al litro per la prima volta dal 2010, con una diminuzione di quattro centesimi. Tuttavia, i vini internazionali, con un prezzo medio di 3,72 euro al litro rispetto ai 4,47 euro dei vini tedeschi, hanno mantenuto un leggero vantaggio competitivo». https://www.winesofgermany.com/news-media/news/news/1423/wine-consumption-in-germany-declining-in-2024

Di conseguenza, la quota di mercato dei vini domestici è diminuita di un punto percentuale, scendendo al 41% in termini di volume di vendite e al 45% in termini di fatturato. Tra i vini esteri, quelli italiani hanno mantenuto la quota di mercato più alta con il 18%, seguiti dagli spagnoli (14%, -1 punto percentuale) e dai francesi (11%, +1 punto percentuale). Anche il consumo pro capite di vino ha subito una flessione, attestandosi a 22,2 litri annui (-0,3 litri rispetto al 2023). Il mercato totale del vino in Germania, tra agosto 2023 e luglio 2024, ha raggiunto 15,9 milioni di ettolitri, mentre quello degli spumanti si è fermato a 2,6 milioni di ettolitri, confermando una contrazione generalizzata.

TANTE INCOGNITE SU PROWEIN 2025

La crisi del mercato tedesco si riflette così anche sull’attrattività di ProWein 2025. Già nelle edizioni precedenti si erano registrati segnali di declino, con una riduzione del numero di espositori e visitatori. Secondo l’ultimo comunicato stampa della fiera, sono attesi circa 5.400 espositori da oltre 65 nazioni. Ma, a metà febbraio, il database online ne elencava solo circa 4000. A farlo notare è niente meno che l’agenzia di comunicazione, marketing e pr Wine+Partners, con sede a Vienna. Questo pone ProWein in una posizione di crescente competizione con Wine Paris, che nel febbraio 2025 ha ospitato quasi 5200 espositori, consolidando la sua rilevanza nel panorama internazionale.

Quel che è certo è che l’industria vinicola sta cambiando focus. Molti operatori trovano il format di ProWein sempre meno moderno, sostenibile ed economico. Tra le problematiche più evidenti ci sono i disagi nei trasporti (in particolare gli scioperi della Deutsche Bahn), l’aumento esponenziale dei prezzi degli hotel e la necessità di ripensare l’organizzazione generale dell’evento. Messe Düsseldorf sta cercando di rispondere a queste difficoltà con una piattaforma di prenotazione alberghiera dedicata. Dal punto di vista dei contenuti, ProWein sta cercando di reinventarsi con il nuovo motto “Discover the Taste of Tomorrow“, che prevede un restyling visivo e la riorganizzazione degli spazi espositivi. https://wine-partners.at/en/news/prowein-2025?utm_medium=email&utm_source=newsletter&utm_campaign=w+p&utm_content=beitrag+1

PROWEIN COME PIATTAFORMA DI FORMAZONE PROFESSIONALE?

Tra le novità, vi sono le aree Organic World” e “World of Zero“, dedicate rispettivamente ai vini biologici e a quelli a basso contenuto alcolico, in risposta ai trend emergenti del settore. Inoltre, verrà dato maggiore spazio agli abbinamenti cibo-vino, con workshop e dimostrazioni di cucina dal vivo. In un’ottica di lungo periodo, ProWein punta a diventare una piattaforma di formazione continua per i professionisti del settore. Attraverso i “ProWein Business Talks“, che hanno preso il via nell’ottobre 2024 con un focus sulla digitalizzazione dell’industria vinicola. Non solo.

Attraverso il forum “Shaping the Future of Wine“, la fiera vuole promuovere un dialogo costante tra gli operatori. Per la prima volta, nel 2025 verrà inoltre allestito un forum specifico dedicato ai temi di business. Questo sarà dunque un anno cruciale per capire se ProWein riuscirà a mantenere la sua posizione di leader nel panorama fieristico internazionale. Tra contrazione del mercato tedesco, concorrenza sempre più forte di Wine Paris e necessità di rinnovarsi per soddisfare le nuove esigenze dell’industria vinicola, il ripensamento strategico è un must.

Categorie
degustati da noi vini#1

Aglianico del Vulture Docg Superiore 2020 Don Anselmo, Paternoster


Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Aglianico del Vulture Docg Superiore 2020 Don Anselmo, Paternoster (14%).

Frutto: 8.5
Spezie, erbe: 8.5
Freschezza: 7.5
Tannino: 7.5
Sapidità: 8
Percezione alcolica: 5.5
Armonia complessiva: 9
Facilità di beva: 7.5
A tavola: 9.5
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

Categorie
degustati da noi vini#1

Vittoria Doc Frappato 2023 Vigna Biddine Sottana 2023, Valle dell’Acate


Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Vittoria Doc Frappato 2023 Vigna Biddine Sottana 2023 – Vino di Contrada, Valle dell’Acate (13,5%).

Fiore: 8.5
Frutto: 9.5
Spezie, erbe: 9
Freschezza: 7.5
Tannino: 6.5
Sapidità: 7.5
Percezione alcolica: 5.5
Armonia complessiva: 9.5
Facilità di beva: 9
A tavola: 9
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

Categorie
degustati da noi vini#1

Taurasi Docg Riserva 2015 Duecape, De’ Gaeta – Az. Agr. Kumor Bozena


Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Taurasi Docg Riserva 2015 Duecape, De’ Gaeta – Az. Agr. Kumor Bozena (14%).

Fiore: 8.5
Frutto: 9
Spezie, erbe: 9
Freschezza: 8
Tannino: 7.5
Sapidità: 8
Percezione alcolica: 6
Armonia complessiva: 8.5
Facilità di beva: 7
A tavola: 9.5
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

Categorie
degustati da noi vini#1

Casavecchia di Pontelatone Dop Riserva 2021 Trebulanum, Cantine Alois


Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Casavecchia di Pontelatone Dop Riserva 2021 Trebulanum, Cantine Alois (13%).

Fiore: 8.5
Frutto: 8.5
Spezie, erbe: 7
Freschezza: 7.5
Tannino: 7.5
Sapidità: 6.5
Percezione alcolica: 5.5
Armonia complessiva: 8
Facilità di beva: 7
A tavola: 8.5
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

Categorie
Esteri - News & Wine news news ed eventi

La Famiglia del Vino: in Romania il concorso enologico organizzato dai Păduraru


Vinarium Wine Contest Romania Păduraru. Lui è un ex attore. Il classico bell’imbusto, con la postura e la voce che buca lo schermo. Lei è sempre stata al suo fianco, instillando nella figlia la passione per l’antropologia. Loro sono Cătălin, Daniela e Ruxandra Păduraru: la famiglia del vino che organizza Vinarium – International wine contest, concorso enologico internazionale che si tiene ormai da 22 anni in Romania, con il patrocinio dell’Oiv e di Vinofed. Dati alla mano, si tratterebbe della più importante competizione enologica dell’Est Europa. In vista della prossima edizione, in programma dal 22 al 25 maggio 2025, ecco l’intervista all’affiatatissimo trio di organizzatori, sempre unito tra famiglia e lavoro.

Cătălin (C), Daniela (D) e Ruxandra (R) Păduraru: qual è la vostra principale occupazione oltre all’organizzazione di Vinarium?

R: Sono un’antropologa e attualmente una dottoranda. Insegno presso la Facoltà di Sociologia e Lavoro Sociale, dove mi occupo di ricerca, organizzo workshop interdisciplinari e scrivo molto. Il mio lavoro si concentra sull’antropologia sociale, con l’obiettivo di tradurre la ricerca accademica complessa in una comprensione accessibile a tutti.

D: Sono sempre stata la Direttrice Esecutiva di tutte le operazioni del gruppo, che comprendono la distribuzione nazionale di vino, la vendita al dettaglio specializzata e l’organizzazione di una competizione enologica internazionale. L’Associazione Vinarium Wine Institute va oltre la competizione internazionale. Include ricerche storiche, sociologiche e antropologiche, corsi di valutazione sensoriale, degustazioni, trasmissioni televisive e radiofoniche, pubblicazioni di letteratura specializzata e una serie di progetti unici. Tra questi ci sono il Wine Neurofeedback, The Sound of Wine, Enovart (upcycling di materiali del settore vitivinicolo) e la nostra nuova iniziativa, Wine Highway/Vineyards Highway.

C: Nel 2010 abbiamo effettuato un’uscita strategica dalla più importante azienda specializzata nella commercializzazione di vino dell’epoca. Da quel momento, ci siamo concentrati completamente sulla ricerca, l’innovazione applicata, i corsi, la pubblicazione di libri, la conduzione di programmi radiofonici e televisivi e la scrittura per riviste. Curiosamente, circa 30 anni fa scrivevo per Playboy, che all’epoca aveva una rubrica sul vino. Oggi scrivo per Ziarul Financiar e Revista Fermierului. In sintesi, il mio lavoro consiste nel concettualizzare, implementare, coordinare e comunicare progetti diversi.

Attualmente, la nostra ricerca si concentra su una prospettiva storica che si discosta dalla narrazione ufficiale, mettendo in luce l’antico legame della Romania con la Vitis Vinifera. Inoltre, esploriamo il marketing multisensoriale, il neurofeedback, l’intelligenza artificiale e, più recentemente, lo sviluppo del settore enoturistico attraverso camper lungo la nuova A7, chiamata “Wine Highway”, o “Vineyards Highway”. Con queste iniziative, vogliamo creare modelli non solo per i produttori e viticoltori, ma anche per i turisti e per l’amministrazione statale, che finora non ha colto appieno questa opportunità.

Quali sono i vostri rispettivi ruoli in Vinarium?

R: Siamo un team molto piccolo, quindi tutti indossiamo più “cappelli”. Io mi occupo principalmente dell’organizzazione pre-evento, gestendo il sito web e coordinando le giornate della competizione. Durante l’evento, mi occupo della logistica: comunicazione con i giudici, fotografi e videomaker, rapporti con la stampa, preparazione di diplomi, badge e regali, traduzioni e risoluzione di eventuali problemi. Detto questo, il mio ruolo non si limita a questi compiti. Dall’assistenza nello scarico dei campioni dal camion prima della competizione alla gestione del magazzino dei vini, do una mano ovunque sia necessario. https://www.winemag.it/schengen-esultano-italiani-producono-vino-romania-e-bulgaria/

D: Mi occupo principalmente degli aspetti tecnici, inclusa la raccolta dei campioni sia dalla Romania che dall’estero. Coordino inoltre l’organizzazione della sede e tutti i dettagli logistici.

C: Il mio ruolo è stato, e continua a essere, quello di creare un format unico, dinamico e competitivo, capace di raggiungere i vertici europei e mondiali. Oltre a questo, serve rigore e coraggio. Forse, riesco anche a creare coesione nel team e ad attrarre giudici che si innamorano della Romania.

Ruxandra e Daniela, come vi siete avvicinate al mondo del vino?

R: Quando cresci in una famiglia che opera nel settore da sempre, è inevitabile [ride]. Sono una persona curiosa e volevo capire di più già prima di poter legalmente “bere” vino. Ho partecipato a eventi con i miei genitori, visitato cantine e ascoltato innumerevoli conversazioni sul vino. A casa nostra, il vino è sempre stato visto come un prodotto culturale, non solo come una bevanda alcolica, ed è proprio questo aspetto che mi ha affascinata di più. https://www.iwcb.ro/

D: Ho una formazione in ingegneria e inizialmente volevo diventare una creatrice di prodotti di lusso in pelle. Poi ho incontrato Cătălin e, attraverso di lui, ho scoperto… il vino. Dopo tre anni di lavoro come giovane ingegnere, ho deciso di costruire qualcosa insieme a Cătălin. E con un team di giovani imprenditori a noi vicini, abbiamo sviluppato e fatto crescere brand noti.

Catalin, come è nata l’idea di organizzare Vinarium Wine Contest e quando?

C: Un momento davvero magnifico è stato quando, nel 2011, ho detto “sì” a una sfida.

Come è cresciuta la competizione dalla prima edizione?

C: Quando ho preso in mano l’Iwcb (International Wine Contest Bucharest), era una piccola competizione a rischio di chiusura. Oggi, Vinarium è cresciuto più di dieci volte rispetto alla sua forma iniziale e ha introdotto innovazioni uniche. Ad esempio, durante la pandemia, siamo stati l’unica competizione al mondo a svolgersi regolarmente, sperimentando con successo il formato ibrido (in presenza e online), che nessun altro ha saputo replicare.

Perché la Vinarium Wine Contest è importante per la Romania e non solo?

R: Vinarium non è solo una competizione, ma una vetrina della Romania vitivinicola al mondo. Oltre a certificare la qualità dei vini, la competizione rafforza l’identità culturale, economica e turistica del paese.

C: La Romania è tra i maggiori produttori europei di vino e ha un mercato aperto alle etichette di tutto il mondo. Vinarium aiuta i produttori a posizionarsi in questo mercato e a comprendere le tendenze del consumo.

Essere una “famiglia del vino” rende più facile gestire il lavoro?

R e D: Non sempre è facile separare il lavoro dalla vita familiare, ma abbiamo imparato a farlo. Lavorare insieme ha rafforzato il nostro legame e Vinarium è parte della nostra identità.

C: Siamo una famiglia con competenze diverse, che converge nell’esperienza vinicola. Questa complementarietà ci rende più forti.

Categorie
news news ed eventi

Denny De Vito e il Classese dell’Oltrepò: il Metodo classico Pavese al cinema


denny de vito classese. Mille dubbi e una certezza assoluta. Per l’Oltrepò pavese che, ieri pomeriggio, ha scelto il nome Classese per rilanciare il Metodo classico Docg da uve Pinot Nero, oggi è un risveglio “da vigilia di Natale”. Nel toto-nomi da affibbiare solo e solamente alle bollicine Docg, quello prescelto dall’assemblea del Consorzio ha già un ambasciatore d’eccezione. Sua maestà Denny De Vito. In una scena centrale di Ops! È già Natale – A Sudden Case of Christmas, remake di Improvvisamente Natale diretto da Peter Chelsom, l’attore e regista statunitense, di chiare origini italiani, imbraccia una magnum di Classese di Quaquarini. E la stappa, per celebrare la (presunta) notizia dell’arrivo di un altro bebè in famiglia. Non importa se la trama svelerà un’altra storia. La Magnum di Classese esplode. E la spuma schizza sul volto dei protagonisti, seduti a tavola. Una scena che, oggi, brilla negli occhi di Umberto Quaquarini, patron della cantina-gioiello di Canneto Pavese che ha deciso di cedere quel nome al Consorzio. «Per il bene del territorio».

UMBERTO QUAQUARINI: «HO DONATO IL CLASSESE, UN PEZZO DI FAMIGLIA, ALL’OLTREPÒ»

«Il nome Classese – spiega il vignaiolo a Winemag – è storico per lo spumante dell’Oltrepò pavese. Negli ultimi anni, tuttavia, siamo rimasti solo in due ad utilizzarlo: noi dell’Azienda agricola biologica Francesco Quaquarini e l’azienda Monterucco della famiglia Valenti. Un nome bellissimo, secondo me, che è sempre piaciuto anche a mio padre. Negli anni abbiamo proposto molte volte al Consorzio Oltrepò di utilizzarlo come nome collettivo degli spumanti Metodo classico Docg da uve Pinot Nero, come brand collettivo, ma ci hanno sempre detto di no. Le ultime ricerche affidate dal Consorzio ad enti esterni, per trovare un nuovo nome con cui chiamare la Docg, non hanno convinto. E così, prima con l’ex direttore Carlo Veronese e poi con il benestare dell’attuale direttore Riccardo Binda, abbiamo trovato la quadra».

Quaquarini e Monterucco hanno così ceduto al Distretto del Vino di Qualità dell’Oltrepò Pavese il “marchio”. Il gruppo di aziende oltrepadane guidato dal presidente Fabiano Giorgi ha poi ceduto, a sua volta gratuitamente, il nome al Consorzio. Classese è diventato così il nome assunto ieri pomeriggio dall’assemblea dei soci del Consorzio per lo spumante Metodo classico base Pinot Nero dell’Oltrepò pavese. «Non volevo diventasse una transizione economica a nessun livello – garantisce Umberto Quaquarini a Winemag – bensì una cosa per tutti. Classese è un nome nato liberamente e tale deve rimanere. L’unica cosa che ho chiesto è fosse strettamente legato alle sole bollicine metodo classico da Pinot Nero, ovvero alla gemma del nostro territorio. E così è stato. Qualcuno, invece, proponeva di poterlo usare anche per il Vsq o per gli spumanti con lo Chardonnay». denny de vito classese.

DUBBI (FUGATI) SULL’APPROVAZIONE DEL NOME CLASSESE DA PARTE DEL MINISTERO

«Oggi mi sento un po’ strano – ammette Quaquarini, evidentemente commosso – perché è come se avessi “ceduto” qualcosa di famigliare, a cui ero molto legato, insieme a mio padre. In realtà, se ci penso bene, ho donato a tutti i produttori un nome che diventerà ancora più importante e conosciuto. Simbolo degli spumanti metodo classico di qualità dell’Oltrepò pavese, solo da uve Pinot Nero. I produttori pavesi hanno così un nome unitario, così come altri grandi territori dediti alla produzione di spumanti come Franciacorta, Alta Langa e Trento Doc». Del resto, il Classese di Quaquarini resta una chicca. Prodotto al massimo in 15 mila bottiglie annue, è ottenuto da solo due vigneti selezionatissimi. In commercio c’è l’annata 2016, che lascerà spazio al millesimo 2017 a Vinitaly 2025.

«Il nome Classese – assicura il produttore – rimane in testa facilmente. È facile da ricordare e da pronunciare, anche se non abbiamo particolare evidenze all’estero, vendendolo poco fuori dai confini italiani».y de vito classese.      Quanto alla possibile censura del nome da parte del Ministero, che potrebbe bloccare l’iter di approvazione del provvedimento, il Consorzio guidato da Francesca Seralvo si è già mosso per trovare garanzie legali. «Anni fa – rivela Umberto Quaquarini – il Ministero dell’Agricoltura aveva bocciato il nome Classese perché era troppo uguale a “metodo classico” e creava confusione. Il Consorzio fece ricorso e lo perse, ma nessuno portò avanti la discussione. Già con Carlo Veronese, negli anni scorsi, l’argomento fu ripreso in mano. Il nuovo direttore Riccardo Binda assicura di aver già effettuato i controlli legali necessari, per assicurarsi che nessuno possa bloccare più questo nome».

IL CONSORZIO: LA FAMIGLIA QUAQUARINI HA GARANTITO LA CONTINUITÀ DEL CLASSESE

«La continuità commerciale del Classese – conferma Riccardo Binda – è stata garantita dalla caparbietà della famiglia Quaquarini nel tenerlo vivo negli anni. Sul nome non ci sono dubbi. Il Ministero aveva dato un parere contrario, nel 1991, perché ammiccava a “metodo classico”, ma il Classese è ora esclusivamente Metodo classico! La certezza, quando si fanno modifiche di nomi di denominazione, non c’è mai. Ma niente, in questo momento, può dare più garanzie di Classese. Ed era l’unica scelta praticabile – conclude il direttore del Consorzio -. Tutte le altre sono boutade lanciate da chi non ha ben chiari tutti i meccanismi del sistema delle Doc». Mal che vada, uno squillo a Denny De Vito. E via.

Categorie
news news ed eventi

Oltrepò, è svolta: Metodo classico Classese e più peso ai vignaioli in Consorzio


classese oltrepò pavese L’Oltrepò Pavese vive oggi un momento storico di svolta, destinato a segnare un “prima” e un “dopo” nel percorso di valorizzazione del territorio e della sua viticoltura. In occasione dell’Assemblea dei Soci del Consorzio del pomeriggio, sono state approvate con un consenso quasi unanime due riforme fondamentali. In primis l’adozione di un nuovo statuto, più orientato alla filiera, ovvero ai piccoli produttori e ai vignaioli. Una formula, di fatto, molto vicina all’idea di riforma della rappresentatività all’interno dei Consorzi del vino italiano ipotizzata dalla Federazione italiana vignaioli indipendenti, nel corso degli ultimi anni. Il tutto dopo l’harakiri degli imbottigliatori, al termine di un tira e molla durato mesi che ha portato a una nutrita, volontaria estromissione dal Consorzio stesso. Il secondo voto epocale riguarda la revisione del disciplinare della Docg, che introduce cambiamenti strategici per il posizionamento e la valorizzazione del Metodo Classico.

IL NUOVO STATUTO DEL CONSORZIO OLTREPÒ PAVESE

Con un’approvazione che ha superato il 98% dei votanti, il nuovo statuto interviene su aspetti chiave. Come il sistema di voto, che attribuisce un minimo di 10 voti a ciascun socio, indipendentemente dalla capacità produttiva. L’ottica è quella di una maggiore autonomia decisionale dei piccoli produttori. Il tutto senza però compromettere il principio di proporzionalità, che tiene conto del contributo produttivo complessivo. Il riconoscimento del valore della filiera diventa così, anche nei fatti, un principio cardine del nuovo corso del Consorzio Oltrepò. In particolare, è stato previsto un sistema di premialità che, applicando un moltiplicatore del 25%, attribuisce un maggior peso decisionale alle aziende che gestiscono internamente tutte le fasi della produzione. Incentivando così un modello produttivo più integrato e sostenibile. Per la prima volta nell’Oltrepò Pavese, viene inoltre adottato un criterio di proporzionalità perfetta tra quantità dichiarata (uva, ettolitri di vino prodotto e imbottigliato), quota contributiva versata al Consorzio e numero di voti in Assemblea.

Fivi e la riforma dei Consorzi del vino: perché è il momento giusto con Meloni e Centinaio

“CLASSESE”: NUOVO NOME PER IL METODO CLASSICO DELL’OLTREPÒ

Questo principio, spiega il Consorzio guidato da Francesca Seralvo, garantisce una maggiore equità e trasparenza nella governance consortile. Il raggiungimento di questo obiettivo «non sarebbe stato possibile senza il contributo determinante di Federdoc e dei funzionari del Masaf». Il Consorzio ha intrattenuto con i due enti «un dialogo costante per affinare ogni dettaglio della riforma. E assicurare il massimo livello di efficienza e rappresentatività». Contestualmente, il nuovo disciplinare della Docg, approvato con oltre il 93% dei consensi, sancisce l’introduzione di un nome storico e distintivo per il Metodo classico base Pinot Nero: “Classese“. Il tutto attraverso un rafforzamento delle regole qualitative, che garantiscono l’eccellenza della denominazione.

Insieme alla revisione dello statuto, l’Assemblea ha approvato modifiche sostanziali al disciplinare dell’Oltrepò Pavese Metodo Classico Docg. Sono stati introdotti due elementi strategici per la crescita e il riconoscimento del prodotto a livello nazionale e internazionale. Primo tra tutti l’attribuzione di un nome specifico alla denominazione: “Classese”. Una dicitura che permetterà di differenziare il Metodo Classico dell’Oltrepò dalle numerose altre denominazioni esistenti nel territorio. Il secondo elemento riguarda l’introduzione delle Menzioni Geografiche Aggiuntive (MGA), per valorizzare ulteriormente le zone di produzione più vocate, rafforzando il legame tra prodotto e territorio. https://www.consorziovinioltrepo.it/

Denny De Vito e il Classese dell’Oltrepò: il Metodo classico Pavese al cinema

Categorie
news news ed eventi

Boom di Custoza Superiore: +300% in tre anni. Roberta Bricolo: «Scommessa vinta»


A guardarla bene, la mappa della Doc Custoza ricorda quella della Francia. Una distanza che si assottiglia anche nei calici, secondo gli esiti della degustazione di Winemag tenutasi in Consorzio. Tanti i vini sopra i 90/100. Non deludono i “base”, categoria maggiormente prodotta. Ma è tra i Custoza Superiore e i Custoza Riserva che arriva la conferma dell’assoluta qualità – ancora scarsamente nota, mistero – dei vini bianchi di Custoza. Che i produttori stiano puntando in alto, spalleggiati ormai da un decennio da una visionaria gestione del Consorzio – oggi guidato dalla vignaiola Roberta Bricolo dell’Azienda agricola Gorgo – lo dimostra un dato su tutti: la crescita smisurata del Custoza Superiore. Ovvero del vino che – con la Riserva – dimostra come i bianchi di Custoza possano sfidare il tempo. In molti casi, al pari delle pregiate denominazioni di quella nazione a cui rimanda, curiosamente, la forma del vigneto Custoza Doc. https://custoza.wine/

ORGOGLIO CUSTOZA SUPERIORE: +300% IN 3 ANNI

Secondo i dati forniti a Winemag da Bricolo, il Custoza Superiore è cresciuto del 300% negli ultimi tre anni. «Siamo molto fieri – evidenzia la presidente del Consorzio – di poter parlare del boom di questa tipologia, che racconta la complessità del Custoza Doc. Ciascuna varietà del blend porta una caratteristica e viene valorizzata in maniera così puntuale da offrire un vino che si può abbinare a piatti più elaborati e ha un potenziale evolutivo importante. Dopo un decennio di sperimentazione sulla tipologia, possiamo oggi affermare che si tratta dei vini più presenti nelle carte vini dei ristoranti. L’aumento della rivendica di Custoza Superiore è un chiaro indicatore di crescita della denominazione, per affermare il savoir-faire aziendale e testare, ancor più, quella che definiamo “art of blending“».

I BIANCHI DI CUSTOZA: CONTEMPORARY BLEND

Già perché, secondo il disciplinare approvato l’8 febbraio 1971, il Custoza Doc – o Bianco di Custoza – è generalmente ottenuto dal “blend” di più uve a bacca bianca. Si tratta per di Garganega, Trebbianello (biotipo del Tocai Friulano), Bianca Fernanda (clone locale del Cortese) e Trebbiano Toscano. Insieme devono costituire almeno il 70% dell’uvaggio, con ciascun vitigno che non può superare il 45%. Malvasia, Riesling (Italico e/o Renano), Pinot Bianco, Chardonnay e Incrocio Manzoni possono concorrere fino a un massimo del 30%, da soli o congiuntamente. Da qui il claim Contemporary blend, ovvero Blend contemporaneo, scelto dal Consorzio Custoza per promuoversi sui mercati, soprattutto internazionali. Ultima occasione Wine Paris 2025, nell’ambito della prima “missione” del nuovo brand Lake Garda Wines.

ANDAMENTO DENOMINAZIONE CUSTOZA AL GENNAIO 2025

La denominazione sta dunque attraversando un periodo di significative variazioni, come evidenziano anche i dati relativi agli imbottigliamenti e alle giacenze fino al 31 gennaio 2025I dati sugli imbottigliamenti cumulativi mostrano un trend positivo per la Doc Custoza. A gennaio 2025, il volume imbottigliato è di 6958,33 hl (pari a circa 927 mila bottiglie), segnando una crescita del 23% rispetto ai 5660,54 hl (754 mila bottiglie) del 2024. L’aumento si mantiene costante nei mesi successivi, con punte significative nei mesi estivi.

Luglio 2024 registra 50.229,90 hl, in rialzo rispetto ai 48.612,31 hl del 2023. La tenuta della Doc gardesana, nel confronto tra il 2024 e il 2023, è evidente: 9.775.612 bottiglie contro 9.784.473. Se il trend degli imbottigliamenti lascia ben sperare per un 2025 di crescita, buone notizie arrivano anche sul fronte delle giacenze, che registrano una significativa contrazione. Il dato di gennaio 2025 mostra un forte calo delle giacenze di Custoza Doc a 84117,64 hl, rispetto ai 107.249,13 hl dello stesso periodo del 2024 e ai 121.363,68 hl del 2023.

CUSTOZA DOC: IMBOTTIGLIAMENTI CUMULATIVI (HL)

  2023 2025 2025
GENNAIO 3951,93 5660,54 6958,33
FEBBRAIO 12274,34 13163,88
MARZO 19646,43 20939,79
APRILE 26270,93 26953,25
MAGGIO 36346,79 34717,77
GIUGNO 41716,27 43694,16
LUGLIO 48612,31 50229,90
AGOSTO 53225,70 53065,02
SETTEMBRE 58230,92 58818,66
OTTOBRE 60814,40 63428,31
NOVEMBRE 66147,23 67205,20
DICEMBRE 73383,55 73317,09

LE GIACENZE DI CUSTOZA DOC (HL)

2023 2024 2025
GENNAIO 121363,68 107249,13 84117,64
FEBBRAIO 111700,28 97170,10
MARZO 102028,70 86269,33
APRILE 93128,01 78741,94
MAGGIO 76392,00    64792,73
GIUGNO 68998,55 51501,28
LUGLIO 59708,83 41191,62
AGOSTO 53174,30 37703,62
SETTEMBRE 46634,31 27122,35
OTTOBRE 46775,64 38729,30
NOVEMBRE 68982,15 90300,80
DICEMBRE 119041,83 94525,54

CUSTOZA RISERVA: «LA NOSTRA SCOMMESSA VINTA, SU LONGEVITÀ E VALORE»

Il successo del Custoza Superiore si accompagna alla recente introduzione – avvenuta nel 2019 – di una nuova tipologia: il Custoza Riserva. «Qualcuno potrebbe chiederci: serviva davvero? La risposta – spiega ancora a Winemag la presidente del Consorzio, Roberta Bricolo – è da ricercare nell’indagine molto profonda compiuta negli ultimi 5 anni sulla longevità dei nostri Custoza Superiore. Volevamo capirne il potenziale. I primi a sorprendersi siamo stati noi produttori, iniziando a riaprire bottiglie nascoste nelle cantine».

«Custoza Doc e Custoza Superiore, non necessariamente pensati per essere bevuti 5, 8 o 10 anni dopo – continua la numero uno del Consorzio, subentrata nel 2021 dopo la prematura scomparsa di Luciano Piona – si sono rivelati ottimi. Con questa presa di coscienza, forti della sperimentazione compiuta sul Custoza Superiore, ci ha portato a concepire vini in cui è ancora più evidente la firma del produttore. I Custoza Riserva vogliono essere vini che mi piace definire “di mano libera”. Utili a scardinare cliché sui vini bianchi da bere nell’annata. Vini attraverso i quali i nostri produttori si raccontano». Ma c’è un’altra caratteristica distintiva.

«I Custoza Riserva, sino ad ora – rivela Bricolo – sono prodotti solo da aziende agricole, che seguono tutta la filiera produttiva, dalla vigna alla commercializzazione. Quelle disponibili oggi riportano l’annata 2019 o 2020 in etichetta. E hanno fatto tutte il loro esordio a Vinitaly 2024, lo scorso anno, senza che i produttori si siano messi d’accordo tra loro. Un tacito accordo tra chi ha pensato al prodotto, lo ha custodito in cantina e lo ha trovato “pronto”, cinque anni dopo, per essere giudicato dagli esperti di settore e venduto ai clienti. I risultati sono stati molto confortanti». Poche bottiglie, certo. Ma un effetto dirompente a livello di immagine della denominazione. Un asso nella manica del Custoza. Utile a spingere, verso alto, il valore medio delle altre due tipologie, dalla base verso il vertice della piramide qualitativa.

Migliori Custoza Doc: il mistero di vini bianchi buonissimi, che pochi conoscono

Categorie
news news ed eventi

Fivi incontra Lollobrigida su semplificazione burocratica e futuro vino italiano


Un incontro strategico per il futuro del mosaico della viticoltura italiana. Nella giornata di ieri, una delegazione della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi), rappresentata dalla presidente Rita Babini e dal membro dell’ufficio di presidenza Ludovico Botti, ha tenuto un incontro con il Ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Il meeting, avvenuto a Roma, è stato l’occasione per ribadire il ruolo fondamentale dei vignaioli indipendenti all’interno del panorama vitivinicolo nazionale. Realtà produttive di medie e piccole dimensioni, le aziende aderenti a Fivi rappresentano un modello di produzione artigianale e territoriale, occupandosi in maniera diretta di tutte le fasi del processo. Dalla cura della vigna alla vinificazione, fino alla commercializzazione dei propri vini.

LE PRIORITÀ DEI VIGNAIOLI INDIPENDENTI

Durante l’incontro, la Presidente Babini ha messo in evidenza alcune criticità che oggi gravano sulle aziende indipendenti, sottolineando come sia indispensabile un intervento mirato per garantire la sostenibilità economica e burocratica di queste realtà. Tra i temi affrontati, la necessità di una semplificazione degli adempimenti amministrativi, un nodo che spesso ostacola il lavoro quotidiano dei vignaioli, sottraendo tempo e risorse alla produzione. Un altro punto fondamentale della discussione ha riguardato l’accesso alle misure dell’Ocm Vino (Organizzazione Comune del Mercato del Vino), che per le piccole aziende rappresenta un’opportunità spesso difficile da cogliere a causa della complessità delle procedure di richiesta e gestione dei fondi.

FIVI, DIALOGO APERTO CON IL MINISTRO

Non meno importante il tema della rappresentatività nella filiera vitivinicola. I vignaioli indipendenti chiedono maggiore spazio nei tavoli decisionali, affinché la loro voce possa avere un peso maggiore nelle scelte strategiche per il comparto vitivinicolo italiano. «La disponibilità del Ministro Lollobrigida ad ascoltarci – ha dichiarato la Presidente Babini al termine dell’incontro – è un segnale positivo per il nostro settore. Il comparto vitivinicolo sta attraversando una fase di profonda trasformazione e per affrontare le sfide del futuro è necessario che tutti gli attori della filiera collaborino attivamente, nessuno escluso».

IL MASAF E LE INDICAZIONI GEOGRAFICHE

Sempre ieri a Roma la II Conferenza FAO sulle prospettive globali delle Indicazioni Geografiche (IG). Un appuntamento internazionale che ha riunito oltre 350 partecipanti da 52 Paesi. Al centro del dibattito, il tema “Innovazione per la sostenibilità”, l’obiettivo è rafforzare la cooperazione tra ricerca, istituzioni e imprese per valorizzare le IG – comprese quelle del vino – come «strumento di sviluppo sostenibile e tutela delle tradizioni agroalimentari».

L’evento, co-organizzato dalla Food and Agriculture Organization of the United Nations (FAO) e dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, ha offerto una piattaforma di confronto tra accademici, operatori della filiera e rappresentanti istituzionali, in linea con le priorità discusse durante il vertice dei Ministri dell’Agricoltura del G7 nel settembre 2024.

L’Italia è leader mondiale grazie ad oltre 890 filiere a Indicazione Geografica, con un sistema che genera oltre 20 miliardi di euro di valore e rappresenta il 21% del totale europeo. Un modello di successo riconosciuto a livello globale che garantisce qualità, sicurezza alimentare e crescita economica. L’impegno del Ministero continua con azioni concrete: finanziamenti dedicati alla promozione, contrasto al falso Made in Italy e accordi internazionali per proteggere le eccellenze agroalimentari.

Categorie
Esteri - News & Wine news news ed eventi

Champagne? No, English sparkling “alla cieca”. Il test di un ristorante stellato


Immaginate di sedevi a pranzo in un ristorante stellato di cucina francese, che in carta ha solo vini francesi e italiani. Nel calice, spumeggiante, vi aspettate Bollinger o Taittinger. Oppure Moët & Chandon. Piatti e spumante, insieme, funzionano divinamente. L’abbinamento è da favola. Tutti i commensali concordano. Ma dopo il dolce, lo chef svela che non avete bevuto Champagne. Bensì English Sparkling. Ovvero il metodo classico inglese. La trovata è della cantina Chapel Down, che ha sede nel Kent. Una delle più importanti aziende produttrici di bollicine inglesi ha voluto così sfidare lo Champagne, per dimostrare la qualità dei suoi prodotti. Ben lieti di prestarsi al test Emily e Michel Roux, rinomati chef del ristorante di cucina francese Caractère, al 209 di Westbourne Park Road, nel noto quartiere Notting Hill di Londra. https://chapeldown.com/blogs/news/what-a-roux.

«Abbiamo invitato alcuni amanti della cucina francese a pranzo – spiegano padre e figlia – e abbiamo detto loro che si trattava del lancio di cuvée speciali di spumante. Da Caractère, la carta dei vini include solo etichette francesi ed italiane. La sfida era chiara: gli ospiti si renderanno conto che stanno bevendo spumante inglese? Abbiamo servito tre dei migliori metodo classico dell’Inghilterra, in gran segreto, “alla cieca”, ovvero coprendo le bottiglie. Dopo aver raccolto i pareri dei clienti, tutti entusiasti dei vini proposti, abbiamo chiesto di indovinare il brand. Qualcuno ha detto Bollinger. Altri Taittinger. Altri ancora Moët & Chandon. Immaginate la loro faccia quando abbiamo svelato che si trattava degli English Sparkling di Chapel Down!».

CHAPEL DOWN, GLI ENGLISH SPARKLING SFIDANO LO CHAMPAGNE

L’evento si è tenuto in occasione dello Champagne Day del 25 ottobre scorso. «Abbiamo collaborato con il rinomato duo di chef Michel ed Emily Roux – svela oggi la cantina inglese – per valorizzare la loro tradizione francese e sfidare in modo giocoso la percezione dello Champagne, rispetto al vino spumante inglese. Durante l’evento, i partecipanti hanno espresso il loro amore per la cucina francese e per lo Champagne. Senza rendersi conto che i vini spumanti serviti non erano francesi, bensì prodotti da Chapel Down! La selezione includeva Chapel Down Brut, Chapel Down Rosé e Chapel Down Kit’s Coty Blanc de Blancs 2019». Spumanti che, anche nel prezzo, in Inghilterra, sfidano lo Champagne. Assestandosi fra i 40 e i 70 pound.

«La reazione dei partecipanti al test – commenta ancora Chapel Down – è stata straordinariamente positiva. Il 100% degli ospiti ha elogiato la qualità dei vini. Un sondaggio post-evento ha evidenziato che il 58% degli intervistati preferisce Chapel Down rispetto allo Champagne, mentre il 42% lo ha valutato alla pari del proprio Champagne preferito. I vini sono stati descritti come “freschi” e “briosi”, ricevendo ampi consensi per la loro eccellente lavorazione». Ma c’è di più. Grazie al successo dell’evento, il Chapel Down Kit’s Coty Blanc de Blancs ha ottenuto un posto nella prestigiosa carta vini del Caractère. Il ristorante, fresco della prima stella Michelin, parla un po’ anche italiano, dal momento che il marito di Emily Roux è il milanese Diego Ferrari, allievo di Alain Ducasse a Parigi.

L’ASCESA DELL’ENGLISH SPARKLING SULLO CHAMPAGNE NEL REGNO UNITO

«Volevamo sfidare le percezioni – spiega Emily Roux – e mettere in evidenza la straordinaria qualità dei vini spumanti inglesi. La reazione dei nostri ospiti è stata semplicemente incredibile. Vedere la loro sorpresa e il loro entusiasmo per i vini di Chapel Down ha confermato la nostra fiducia nell’eccellenza del vino inglese. È stata un’esperienza davvero memorabile e siamo entusiasti di poter offrire il Chapel Down Kit’s Coty Blanc de Blancs nel nostro menù».

«Chi – si chiede Liam Newton, responsabile Marketing di Chapel Down – è meglio della rinomata famiglia Roux per celebrare la qualità degli English sparkling Chapel Down? Il fatto che tutti gli ospiti abbiano considerato i nostri vini alla pari o superiori rispetto allo Champagne ci riempie di orgoglio. E dimostra quanto il settore dei vini spumanti inglesi sia cresciuto, in un arco di tempo relativamente breve. Con una qualità destinata a migliorare ulteriormente, man mano che la nostra regione vinicola continua a svilupparsi, alziamo un calice per celebrare il futuro del vino spumante inglese!».

Del resto, il successo della campagna “The Roux” di Chapel Down si inserisce in un contesto di forte crescita del mercato del vino spumante inglese. Secondo i più recenti dati di mercato in possesso della cantina del Kent, «il vino spumante inglese è il metodo classico più frequentemente consumato nel Regno Unito». Un report di IWSR ha inoltre identificato il vino spumante inglese come «una delle categorie a maggiore crescita e con maggiori opportunità future». Parlano chiaro i numeri, che vedono un incremento dell’English Sparkling del 12,2% in volume, tra il 2018 e il 2023, a fronte di un calo dell’1,4% dello Champagne nel mercato britannico.

English Sparkling, il viaggio: così gli spumanti inglesi sfidano lo Champagne

Categorie
a tutto volume

Pink Citrus: il muovo aperitivo di Casa Gamondi

Casa Gamondi presenta il nuovo Aperitivo Pink Citrus. Fresco, dissetante e piacevole con esclusive note agrumate ed esotiche. «Con questa novità – afferma Gianfranco Toso, Amministratore Delegato Toso Spa – debutta il nuovo payoff Artists of the Italian Aperitivo. I prodotti Gamondi sono “artists” per la qualità che sanno garantire e la versatilità volta alla creazione di aperitivi con un esclusivo tocco di originalità».

PINK DIFFERENT

Gamondi, con una gamma variegata di prodotti per la miscelazione, prova così a cambiare le prospettive dell’happy hour col claim “pink different”. Il nuovo prodotto si inserisce così nel segmento degli spritz, cocktail highball e low alcohol, in uno scenario internazionale sta mostrando un crescente interesse per i cocktail rosé, soprattutto tra i giovani adulti (Millennial e Gen-Z) e il target femminile. Freschezza agrumata con il giusto tocco esotico.

In Aperitivo Pink Citrus si fondono infusi di erbe aromatiche, scorze di agrumi e frutti tropicali. Il succo di carota apporta in modo naturale il caratteristico colore rosa. Caratterizzato da note che rimandano agli agrumi (arancia rossa, limone e pompelmo) e ai frutti tropicali (mango e frutto della passione), si presenta con un gusto dolce, è bilanciato da una delicata acidità. Il finale leggermente amaro lo rende un aperitivo fresco coi sui 13,5%.

APERITIVO PINK CITRUS

L’Aperitivo Pink Citrus Gamondi si può servire freddo o con ghiaccio o come base per cocktail. L’inconfondibile colore rosa e la freschezza delle sue note donano nuova vivacità e personalità. Due i cocktail proposti da Casa Gamondi, perfetti e semplici anche da preparare.

Gamondi Pink Spritz

3 parti di Spumante
2 parti di Gamondi Aperitivo Pink Citrus
1 parte di Soda

Gamondi Pink Tonic

1 parte di Gamondi Aperitivo Pink Citrus
2 parti di Acqua Tonica

Questa novità si aggiunge alla già ricca gamma Gamondi, affiancandosi a Bitter, Aperitivo Fiori di Sambuco, Aperitivo Agrumi Mediterranei, Vermouth di Torino Superiore Rosso e Bianco, Amaro, Sambuca, Crème de Cassis.

Categorie
news news ed eventi

Migliori Custoza Doc: il mistero di vini bianchi buonissimi, che pochi conoscono


Migliori Custoza Doc. Se vi sembra incredibile che, nel 2025, ci sia ancora qualcosa da scoprire nel mondo del vino italiano, allora non avete ancora assaggiato i vini bianchi di Custoza. Un vero e proprio mistero la loro assenza in molte carte dei vini che contano, a livello nazionale e internazionale. Per provare a capire le ragioni di questo assurdo “buco”, può essere utile geolocalizzare la Doc Custoza, che in totale produce 11 milioni di bottiglie su circa 1.400 ettari. S
i trova in Veneto, in provincia di Verona, e si estende su nove comuni situati tra le colline moreniche del basso Lago di Garda: Sommacampagna (di cui Custoza è frazione), Villafranca di Verona, Valeggio sul Mincio, Peschiera del Garda, Castelnuovo del Garda, Sona, Bussolengo, Pastrengo e Lazise.

LA DOC CUSTOZA: GRANDI VINI BIANCHI ALL’OMBRA DEL LUGANA?

Comuni che molti avranno sentito nominare per via di altre Doc del vino, più note. In primis Lugana, vero e proprio crack commerciale e prima presunta “sospettata” della scarsa notorietà dei vini bianchi di Custoza. Ma nella stessa zona, marginalmente, si possono produrre anche Bardolino Doc e Valpolicella Doc. Per intero, invece, la Garda Doc: nome commercialmente spendibilissimo attorno al quale ruota il nuovo brand-cappello del vino veneto Lake Garda Wines. Per essere ancora più precisi, a Doc Custoza confina a nord-ovest con la DOC Lugana – che si sviluppa tra Veneto e Lombardia, lungo la sponda meridionale del Lago di Garda – e a est con la Doc Soave. Un territorio di passaggio tra la pianura e il lago, in cui il Custoza si distingue come un bianco dall’identità precisa, ma ancora da scoprire su larga scala.

I VINI BIANCHI DI CUSTOZA: FRESCHI E AROMATICI O DA LUNGO AFFINAMENTO

La degustazione delle diverse espressioni del Custoza, resa possibile dal Consorzio di Tutela guidato da Roberta Bricolo e dalla referente dell’ufficio Marketing Silvia Rama, rivela la straordinaria versatilità e profondità di questa denominazione. Capace di offrire vini freschi e immediati, ma anche etichette di grande struttura e potenziale evolutivo. Le annate più recenti, come il 2023 e il 2024, mostrano spesso una gran purezza del frutto, una mineralità incisiva e un equilibrio esemplare tra freschezza e morbidezze. Alcuni produttori, come Albino Piona, Cavalchina e Gorgo, interpretano il Custoza con eleganza e personalità. Dimostrando come questo bianco possa essere non solo un vino da pronta beva, ma anche da conservare con soddisfazione nel tempo. Migliori Custoza Doc

IL CUSTOZA SUPERIORE E RISERVA: CARATTERE E LONGEVITÀ

Il Custoza Superiore, con il suo profilo più strutturato e complesso, evidenzia un’ulteriore dimensione della denominazione. Come? Con vini che abbracciano una maggiore ricchezza materica, senza mai perdere in tensione e finezza. Notevole il potenziale evolutivo di etichette come “Custodia” di Cantina di Custoza (Cantine di Verona), “Amedeo” di Cavalchina e “Sexaginta” di Monte del Frà, capaci di coniugare precisione tecnica e profonda espressività territoriale.

Non ultimo, il segmento dei Custoza Riserva rappresenta solo una delle sorprese della degustazione. Il Custoza Riserva Doc Rabitta firmato da Cavalchina emerge come un autentico fuoriclasse, con un profilo internazionale e una complessità che richiama le migliori interpretazioni dei grandi bianchi da invecchiamento. Altre etichette, come Gorgo “Sub 27” e “Brolo dei Giusti” di Cantina di Custoza, confermano il valore assoluto della denominazione. Il Custoza Doc è molto più di un vino estivo o di pronta beva, ma un bianco che può affinare con il tempo, acquisendo profondità e sfumature degne dei migliori palchi internazionali. Qui, piccole e grandi cantine cooperative lavorano per la qualità assoluta. Dopo anni di mistero, iniziare a scoprirlo è d’obbligo. https://custoza.wine/

MIGLIORI CUSTOZA DOC: DEGUSTAZIONE E VALUTAZIONE IN CENTESIMI

CANTINA DENOMINAZIONE ALCOL ANNO DESCRIZIONE E PUNTEGGIO IN CENTESIMI
Tabarini Custoza DOC 12,50% 2024 Fiore e frutto, leggera componente e minerale. In bocca si snoda su una buona tensione acida, che anticipa un  finale piacevolmente sapido. Vino che ha solo bisogno di un altro po’ di riposo in bottiglia. 89
Seiterre Custoza DOC 12,50% 2024 Frutto ben maturo, a polpa bianca e gialla. Profilo minerale. Al palato una corrispondenza perfetta, nel segno di una bella pienezza e di una grande centralità del frutto. 89
Villa Medici Custoza DOC 12,50% 2024 Tappo a vite. Bella vena erbacea e minerale sul frutto croccante, bianco e giallo. Al palato una piacevole pienezza, giocata tra la vena glicerica e quella più dura, verde. Profilo oleoso, per un vino all’inizio dell’evoluzione. 88
Monte del Frà Custoza DOC 12,50% 2024 Naso ben compiuto su frutto, mineralità e tocco erbaceo. Spina dorsale sapida al palato, attorno alla quale danza un frutto polposo, bianco e giallo. Vino da beva spensierata, senza troppi fronzoli. 88
Cavalchina Custoza DOC 12,50% 2024 Bel profilo minerale al naso, ma soprattutto una gran purezza del frutto. Corrispondenza perfetta al palato, ben distinto da una vena sapida che accompagna il frutto. Vino che abbina morbidezze e durezze in maniera esemplare. Bere oggi o conservare. 92
Tantini Custoza DOC 12,50% 2023 Tappo a vite. Naso fresco, quasi balsamico, che si contrappone piacevolmente a una leggera nota dolce, mielata, a corredo del frutto polposo, a polpa bianca e gialla. Palato dominato da una sottile mineralità e da una gran freschezza, che agevola la beva. Ritorni di frutta non mancano e completano un quadro ricco e in evoluzione positiva. 92
Il Pignetto Custoza DOC 12,50% 2023 Vino che si apre piano e si arricchisce di fiore e balsamicità. Ecco anche la componente minerale. In bocca leggere note macerative, molto ben gestite. Altro vino decisamente convincente e in positiva evoluzione. 91
Pigno Custoza DOC 12% 2023 Colore più carico dei precedenti, così come il naso, contraddistinto da una vena mielata e da una buona aromaticità. Al palato è ricco, ben stratificato, oleoso. C’è il territorio e c’è la mano del produttore. 89
Cantina di Custoza (Cantine di Verona) Custoza DOC Val dei Molini 12,50% 2023 Naso splendido, aperto, generoso. Fiore, frutto, polpa: c’è tutto. Al palato è ben strutturato, materico, pur slanciato su sapidità e freschezza. Vino tecnicamente ineccepibile, con potenziale evolutivo su cui scommettere. 90
Vitevis Custoza DOC 12,50% 2023 Primo naso su una leggera tinta mielata. Poi ricordi di finocchietto selvatico ad aprire la componente balsamica. L’ossigenazione lascia spazio a note agrumate. L’ottima stratificazione si conferma anche al palato, dove risulta ricco, polposo eppure slanciato, pieno e fresco. Ottimo potenziale evolutivo. 92
Villabella  Custoza DOC 12% 2023 Tappo a vite. Vino che non abbonda in larghezza ma è più sulla lettura del suolo, sulla verticalità sul fiore che sull’abbondanza di frutto. Sorprende per questo al palato, dove di frutto ce n’è in abbondanza. Ricordi di mela e pera perfettamente mature anticipano l’allungo sapido. Vino elegante e di gran beva. 90
Tamburino Sardo  Custoza DOC 12,50% 2023 Naso su ricordi umami. In bocca vira sul frutto, senza troppe sovrastrutture. Longilineo, dritto, minerale. Un pizzico di frutto in più non avrebbe guastato. 88
Santa Sofia Custoza DOC 12,50% 2023 Bella balsamicità al naso, sul frutto. Tensione sapida, frutto pieno e alcol che si integrerà meglio. Sapido in chiusura. Buon potenziale evolutivo. 90
Corte Mamaor Custoza DOC 12,50% 2023 Naso elegante, sul frutto che sfiora l’esotico. Ottima densità della componente fruttata anche al palato, con una  mineralità spiccata che ravviva l’allungo. Riecco, poi, quel profilo oleoso che caratterizza le migliori espressioni di Custoza. Finale di gran persistenza. Ottimo potenziale evolutivo. 92
Gorgo Custoza DOC San Michelin 13% 2023 Frutto puro, perfettamente maturo, al primo naso. Mineralità a fare da contraltare. Gran purezza del frutto anche al palato. A sostenerlo riecco un’intensa vena sapida, che slancia il sorso insieme alla vibrante acidità. Gran potenziale evolutivo. 94
Albino Piona Custoza DOC 12,50% 2023 Porta la mente in Francia, questo naso estremamente elegante che invece racconta la tipicità di Custoza, a cui forse dovremmo un po’ tutti abituarci di più, erigendo nuovi canoni di confronto che non trasbordino i confini nazionali. Una precisione e matericità che si riverberano dal naso al palato, contraddistinto da tensione acida ed estrema verticalità. Allungo sulla polpa, fantastico. Alcol che si integrerà meglio, donando ulteriore equilibrio a un vino di grande potenziale evolutivo, certamente tra i migliori in un tasting che riguarda la denominazione d’appartenenza. 92
Albino Piona Custoza DOC Crea Macerato 12,50% 2023 Il Crea Macerato di Piona si è aggiudicato, con la vendemmia 2020, il titolo di “Vino Macerato dell’anno” della Guida Top 100 Migliori vini italiani 2024 di Winemag. Un’icona di stile, per la sapienza nell’utilizzo del contatto con le bucce, in grado di valorizzare il varietale, al posto di appiattirlo. La vendemmia 2023 non è da meno. 94
Villa Medici Custoza Superiore DOC 13% 2023 Bella mineralità, sin dal primo naso. Frutto a polpa bianca e gialla croccante, polposo. Spalle larghe al palato, dove non nasconde una certa grassezza, ben equilibrata da freschezza e sapidità. 93
Giarola Custoza Superiore DOC 13% 2023 Naso di gran purezza, su ricordi di albicocca e susina bianca, appena matura. In bocca più pienezza di quanto si potesse immaginare al naso. Allungo dolce del frutto, per un palato estremamente morbido, pur piuttosto equilibrato. 91
Tabarini Custoza Superiore DOC 13,50% 2023 Più pieno al naso di altri campioni. Bella veste balsamica sul frutto maturo, più giallo che bianco. Palato che si conferma largo, goloso, sul frutto perfettamente maturo e sulla vena sapida che accompagna sino alla chiusura. Gran gastronomicità e potenziale evolutivo. 94/100
Cantina di Custoza (Cantine di Verona) Custoza Superiore DOC Custodia 13% 2023 Al naso un leggero tocco fumé sull’agrume e una vaga nota d’idrocarburo. Che ci sia una componente vulcanica nei suoli di questo splendido bianco? Non mancano, in verità, nella zona. Al palato il nettare si conferma elegantissimo. Sapido, dal frutto bianco e giallo croccante, deliziosamente preciso. Allungo su frutto e sapidità, che rendendo la beva irresistibile. Rapporto qualità prezzo impressionante a giustificare, solo in parte, il giudizio. 95
Tenuta la Presa Custoza Superiore DOC 12,50% 2023 Naso gentile ma deciso, nelle note: floreale, mineralità, agrume. Al palato più polpa e materia, a delineare un profilo di vino estremamente gastronomico, reso ancora più interessante dal finale lungo, sapido. 93
Gorgo Custoza Superiore DOC Summa 13% 2023 Tanto minerale al naso, oltre al frutto. Sapidità da vendere anche al palato, dal frutto puro, molto ben gestito. Vino ampio sul frutto esotico al palato, ma tutto tranne che opulento. Anzi: finezza ed eleganza sono il vero fil-rouge tra naso e palato, che chiude su una piacevolissima sapidità. 92 Migliori Custoza Doc
Cavalchina Custoza Superiore DOC Amedeo 13,50% 2023 Vino delizioso nelle sue contraddizioni assolute. Quasi discostante, in una degustazione alla cieca, per quella vena minerale “da mare” e quel tocco erbaceo “di montagna” sul frutto croccante. Vino che cambia nel calice di minuto in minuto, rivelandosi molto stratificato. Ricorda la macchia mediterranea e il bergamotto prima di convincere all’assaggio. In bocca una gran pienezza, ma anche sapidità da burro salato. E un frutto che si conferma di purezza esemplare. Grande persistenza e garanzia assoluta sul fronte del potenziale evolutivo. 95/100
Cantina Le Muraglie Custoza Superiore DOC Remì 13% 2022 Un altro campione di Custoza che si divide tra tra mineralità, agrume e morbidezza al palato. Chiusura fresco-sapida, elegante. Ottima gastronomicità e buon potenziale evolutivo. 92
Monte del Frà Custoza Superiore DOC Cà del Magro  13% 2022 Frutto estremamente puro al naso, che si apre sempre più sulla maturità. In bocca una bella pienezza. Finale amaricante, ben gestito. Peccato per l’alcol, un po’ troppo esuberante. 90
Albino Piona Custoza Superiore DOC Campo del Selese 12,50% 2021 Fiore, frutto e spezie abbondano al naso, in un quadro decisamente territoriale. Il palato è elegantissimo, e si divide tra l’espressione del suolo e la pienezza del frutto, croccante e puro. Un vino campione d’equilibrio, raffinatezza, verticalità e versatilità. 94
Monte del Frà Custoza Superiore DOC Sexaginta 13% 2020 Colore che prende un po’ di oro, sul tipico paglierino. Naso piuttosto complesso per l’apporto del legno, che aggiunge soavi note tostate ai ricordi d’agrume. Gran bel palato pieno, strutturato e corposo. Colpisce per la gran freschezza e per la mineralità spiccatissima. Vino ancora molto giovane, con ampi margini evolutivi. 94
Cantina di Custoza (Cantine di Verona) Custoza Superiore DOC Brolo dei Giusti 13,50% 2020 Classico vino divisivo, per via della stilistica. Convince per il naso cremoso, con ricordi di pasticceria e burro salato accanto al fruttato tipico di Custoza. Il profilo, per intenderci, è quello di una Riserva. Al palato si conferma polposo, ricco, pieno, ma al contempo fresco e sapido, in quadro piacevolissimo anche grazie a un tocco “fenolico” che ricorda quello di alcuni grandi Chardonnay. Potenziale evolutivo assoluto. 94
Tamburino Sardo Custoza Riserva DOC Adriano 13% 2021 Leggero tocco di frutta secca al primo naso, unitamente al profilo tipico delle cuvée di Custoza. Freschezza da vendere al palato per un vino che s rivela ancora giovanissimo e di prospettiva. 91
Cavalchina Custoza Riserva DOC Rabitta 13,50% 2022 Vino che convince in termini di ricchezza, profondità e connessione con le punte di qualità del Custoza. L’utilizzo del legno dona un profilo ossidativo caratteristico, innalzando all’ennesima potenza la caratura dell’uvaggio locale. Il frutto, di fatto, è molto ben espresso e puro (mela, albicocca, agrumi), al centro del sorso e ben amalgamato con le note tostate conferite dalla barrique. Centro bocca e finale sapido, freschissimo. Persistenza da campione. Caratura internazionale, anche sul fronte del potenziale d’affinamento. Altro vino dal rapporto qualità prezzo impressionante, a giustificare (solo in parte) il giudizio finale. 97
Gorgo Custoza Riserva DOC Sub 27 13% 2019 Giallo dorato, alla vista. Frutto bianco e giallo di ottima maturità e pienezza al naso, con un accenno di idrocarburo che insinua tra le note floreali e quelle di aromatiche della macchia mediterranea. Palato in perfetta corrispondenza, su ricordi di albicocca matura e frutta esotica. Sale, stratificazione, complessità, ma soprattutto una rinnovata purezza del frutto: Custoza, all’ennesima potenza. Ovvero in grado di affinare, a lungo: nettare che ha ancora molto da dire ai calici, grazie a un’evoluzione stabile e non ancora compiuta. 95 Migliori Custoza Doc
Categorie
news news ed eventi

Cantina Abraxas scarica Report: solidarietà a Donnafugata e promessa a Pantelleria


Se non una prova, quantomeno un indizio. Gigante. Anche Cantina Abraxas scarica Report e la sua ultima inchiesta sul passito di Pantelleria. La tenuta di proprietà del colosso dell’automotive Gruppo Adler Pelzer esprime solidarietà a Donnafugata, uscita a pezzi dal servizio della tv nazionale per via dell’utilizzo di serre per l’appassimento delle uve Zibibbo del passito-icona Ben Ryé. A parlare è nientemeno che il patron di Cantina Abraxas, Achille Scuderi, intervenuto ieri sera a Milano per la presentazione dei vini prodotti dalla sua tenuta di Pantelleria, acquisita da Adler Pelzer Group – multinazionale guidata dal padre, Paolo Scuderi – dall’ex ministro DC Calogero Mannino, nel 2019.

INCHIESTA REPORT PANTELLERIA, ACHILLE SCUDERE DIFENDE DONNAFUGATA

«In questo periodo – ha sottolineato Scuderi – siamo addolorati per quanto successo con Report. Sappiamo come lavora… Ha creato un caso, una notizia, che secondo noi non è del tutto veritiera. Noi da sempre lavoriamo la nostra uva secondo la nostra idea, che è quella più naturale possibile. Ma ciò non vuol dire che le altre idee di come si coltiva l’uva per il passito sia sbagliata. Massima vicinanza, quindi, per ciò che è successo sull’isola in questi giorni». Mai menzionata direttamente, dunque, Donnafugata. Ma il riferimento è chiaramente alla cantina guidata dalla famiglia Rallo che, dal canto suo, ha preferito non intervenire sull’argomento. Cantina Abraxas scarica Report.

Una presa di posizione, quella del titolare di Cantina Abraxas, non richiesta e del tutto spontanea. Genuina. Soprattutto se si considera che il servizio di Report, proprio in apertura, elogia il metodo tradizionale di appassimento delle uve tenuto vivo da Abraxas, mostrando le uve Zibibbo stese nel cortile dell’azienda, protette solo da tende automatizzate retraibili. Un intervento, quello di Achille Scuderi, in difesa dell’orgoglio di produrre sull’isola di Pantelleria. Tanto grande da mettere in secondo piano gli ostracismi tra competitor. Una bella dimostrazione di cosa significhi “fare territorio”.

LA PROMESSA DI CANTINA ABRAXAS: «RIPORTEREMO I GIOVANI A PANTELLERIA»

Eppure, l’accoglienza dei panteschi al Gruppo Adler Pelzer – gigante che ha sede ad Ottaviano, in provincia di Napoli, e che ha tra i propri migliori clienti Tesla di Elon Musk – non è stata delle migliori. «All’inizio – ha sottolineato Achille Scuderi, sempre in occasione del suo intervento a Milano – c’è stato, inutile nasconderlo, un po’ di diffidenza nei nostri confronti. Ma si è stemperata subito, presentandoci. Ovvero facendoci conoscere e facendo capire la serietà del progetto di Cantina Abraxas. Ora abbiamo un rapporto speciale con l’isola».

«Siamo molto sinergici e contenti di poter, oltre che lavorare su quest’isola fantastica, aiutare il territorio. Abbiamo ripreso i rapporti con tanti conferitori e siamo vicini alle famiglie dell’isola con la nostra Fondazione benefica. Sicuramente faremo nei prossimi anni delle azioni anche su Pantelleria, perché è un territorio che esprime tanto. Ma ha un grosso problema: i giovani non rimangono sull’isola, ma scappano. Questa è sicuramente una priorità per noi: poterli riportare a Pantelleria, contribuendo a creare un’economia stabile sull’isola».

I VINI DI CANTINA ABRAXAS: L’ENOLOGO È COTARELLA

Quella di Abraxas e di Donnafugata non è l’unica storia che si intreccia in salsa Report. Di mezzo, ancora una volta, c’è Riccardo Cotarella. Il numero uno degli enologi italiani cura infatti la produzione di Cantina Abraxas, attraverso la società di consulenza che lo vede protagonista con il collega Pierpaolo Chiasso, a sua volta presente a Milano in occasione della presentazione dei vini della tenuta. Cotarella era stato protagonista di una precedente puntata della saga di Report sul vino: quella in cui gli enologi venivano tacciati di essere «piccoli chimici». L’ennesima contraddizione, dunque, del sempre più contorto programma di Rai Tre, che sembra aver preso di mira alcuni brand del vino italiano (nell’ultimo caso caso Donnafugata e Cantine Pellegrino) per il solo gusto di screditarne fama e notorietà.

D’altro canto, di lavoro da fare, per il team Chiasso-Cotarella, ce n’è parecchio a Pantelleria. La cantina ereditata dall’ex ministro Mannino non aveva esaurito le scorte antecedenti l’acquisto da parte della famiglia Scuderi. Tanto che a Milano – scelta un po’ controversa – è stato presentato un vino rosso, il Sicilia Doc Vipera 2021, che nulla ha a che fare con la nuova annata – la 2023 – che entrerà in commercio sul finire del 2025, ad opera della nuova squadra di enologi messa in campo da Adler Pelzer Group. Il nuovo vino, un taglio bordolese Merlot-Cabernet Franc (60-40%), è pura poesia in divenire. Cantina Abraxas scarica Report.

CANTINA ABRAXAS PANTELLERIA, UN UNICUM: PIÙ UVE ROSSE CHE BIANCHE

Meglio del rosso 2021 il Passito di Pantelleria Doc 2014 “Don Achille”. E, ancor più, il Passito di Pantelleria 2017 “Sentivento”. Tra i nuovi vini di Cantina Abraxas – che produce oggi un totale di 50 mila bottiglie su una ventina di ettari – ben figura Doc Pantelleria Bianco 2023 “Alsine” (Zibibbo 90%, Viognier 10%): freschissimo, sapido e solo vagamente aromatico (per scelta). Più morbido e suadente, almeno in ingresso, il sorso del rosato “Reseda”: altro Sicilia Doc, ottenuto da uve Syrah e Merlot, che in chiusura vira sulla sapidità tipica di tutti i frutti dell’isola. Facile intuire, dalla composizione dei vini, quale sia la particolarità assoluta di Cantina Abraxas: l’80% del vigneto è composto da uve rosse. Un unicum per Pantelleria, quasi certamente destinato a ridimensionarsi, visti i trend di consumo che vedono i vini bianchi primeggiare. https://www.gruppoadler.it/

Categorie
news news ed eventi

Progetto CONCERTO: così il Nobile di Montepulciano «governa la sostenibilità»


Il Consorzio Tutela Vino Nobile di Montepulciano ha presentato i primi risultati del progetto CONCERTO, di cui è capofila insieme a Morellino di Scansano, Brunello di Montalcino, Bolgheri e Bolgheri Sassicaia. L’obiettivo è
 dimostrare l’efficacia di un «nuovo modello di governance della produzione del vino sostenibile». Tra i partner del progetto, oltre ad aziende pilota, anche le Università degli studi di Siena e Milano-Bicocca.

PROGETTO CONCERTO NOBILE DI MONTEPULCIANO: I PRIMI RISULTATI

Secondo le prime evidenze, il progetto CONCERTO ha portato alla creazione di un sistema per gestire e controllare la sostenibilità delle cantine partecipanti. Il tutto grazie a una piattaforma digitale molto efficiente, che raccoglie i dati dai quaderni di campagna delle aziende vitivinicole e altre informazioni produttive. Con questa tecnologia, le cantine dei Consorzi toscani aderenti possono monitorare in autonomia le loro attività agricole. E assicurarsi di seguire le buone pratiche stabilite dal Consorzio.

Inoltre, è stato sviluppato un sistema di indicatori per valutare l’impatto ambientale delle pratiche agricole, permettendo alle aziende di capire il loro livello di sostenibilità e quali miglioramenti possono fare. Questo strumento aiuterà anche a misurare aspetti come l’impronta idrica e carbonica, cioè il consumo di acqua e le emissioni di CO₂. Infine, sono stati progettati strumenti digitali intelligenti (DSS) per supportare le aziende nelle loro decisioni, aiutandole a rendere le loro attività più sostenibili e a far fronte ai cambiamenti climatici.

ANDREA ROSSI: NOBILE DI MONTEPULCIANO DENOMINAZIONE SIMBOLO DELLA SOSTENIBILITÀ

«Non poteva che partire da Montepulciano il progetto CONCERTO, denominazione già certificata con la norma Equalitas – commenta il presidente del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano, Andrea Rossi – avere collaborazioni così importanti che credono nella stessa direzione vuol dire anche di poter lavorare insieme per migliorare la viticoltura regionale». Un concetto questo ribadito dalla Regione Toscana, con l’intervento del Direttore Agricoltura e Sviluppo Rurale, Roberto Scalacci. «Come Regione – sottolinea – ci prendiamo sempre più la responsabilità di promuovere iniziative come questa ed estenderle non solo alla viticoltura, ma anche a tutto il sistema agroalimentare regionale. Sul fronte della sostenibilità, infatti, siamo avanti rispetto anche a direttive comunitarie e mettere a sistema progetti congiunti non può che facilitare il raggiungimento di certi obiettivi». https://www.consorziovinonobile.it/

Categorie
news news ed eventi

Aste online vini pregiati e Champagne: i più venduti su Catawiki nel 2024


Le aste di vini pregiati e Champagne online stanno rivoluzionando il mercato del vino e delle bollicine francesi, con gli italiani in prima linea tra gli acquirenti più appassionati. Secondo i dati forniti da Catawiki, principale marketplace online, nel 2024 sono state acquistate oltre 265.000 bottiglie sulla piattaforma, con l’Italia che rappresenta il 30% del totale delle vendite di vino e champagne e addirittura il 40% per quanto riguarda solo le bollicine francesi. https://www.winemag.it/italiani-pazzi-per-le-aste-di-vino-e-champagne-e-si-guadagna-fino-a-60-mila-euro-l-anno/

VINI PREGIATI  E CHAMPAGNE ALL’ASTA ONLINE: I PREFERITI DEGLI ITALIANI

I collezionisti italiani dimostrano una spiccata preferenza per i grandi nomi dell’enologia internazionale, con una netta prevalenza di etichette francesi nelle transazioni di alto valore. Tra i lotti più costosi acquistati troviamo:

  • Salon Cuvée ‘S’ Le Mesnil Blanc de Blancs Œnothèque: sei bottiglie e una Magnum vendute per 10.500 euro.
  • Cassa Duclot Prestige, contenente vini prestigiosi come Petrus, Latour, Lafite, Mouton, Haut-Brion e Yquem, acquistata per 7.700 euro.
  • Set di nove bottiglie di Masseto, battuto all’asta per 7.300 euro.

CHAMPAGNE E VINI FRANCESI ALL’ASTA ONLINE: IL REPORT CATAWIKI

Lo Champagne continua a dominare il mercato delle aste online, con un incremento costante delle vendite. Tra le bottiglie più ambite troviamo:

  • Magnum di Salon Brut Blanc de Blancs Cuvée “S” Le Mesnil 2008, venduta per 6.000 euro;
  • Magnum di Petrus 2001, aggiudicata per 4.300 euro;
  • Domaine de la Romanée-Conti – Richebourg Grand Cru 1998, acquistato per 2.800 euro.

Gli acquirenti italiani dimostrano una fedeltà assoluta ai grandi marchi, con una netta predilezione per gli Champagne e i vini italiani più blasonati.

ASTE VINO E CHAMPAGNE ONLINE: UN MERCATO IN ESPANSIONE

Il successo delle aste di vini pregiati e Champagne online testimonia il crescente interesse degli italiani per il settore del collezionismo enologico, che non si limita solo alla passione, ma diventa anche un’opportunità di investimento. La continua crescita delle vendite su Catawiki lascia presagire un 2025 ancora più florido per gli appassionati del settore, con un mercato sempre più dinamico e ricco di nuove opportunità per chi cerca bottiglie rare e prestigiose. https://www.catawiki.com/it/c/720-vino-whisky-e-liquori

Categorie
birra

50&50 è il Miglior Birrificio Artigianale 2025

50&50 è il Miglior Birrificio Artigianale 2025. Il birrificio lombardo ha trionfato sui 257 in gara con complessive 2.092 birre in competizione alla ventesima edizione di “Birra dell’Anno 2025, concorso organizzato da Unionbirrai. Il birrificio , fondato nel 2014 a Varese, ha ottenuto il punteggio più alto, con i migliori piazzamenti in quattro differenti categorie. Le medaglie sono state ottenute in macrocategorie diverse, definite nel regolamento sulla base di alcuni raggruppamenti stilistici.

Gli 81 giudici che hanno assegnato i podi nelle 45 categorie in concorso hanno decretato per il birrificio artigianale varesotto ben tre ori e un bronzo, a cui si aggiunge una menzione speciale. In particolare, il birrificio dell’anno “50&50” ha ottenuto il primo posto con le sue produzioni nelle categorie: Session APA/IPA, New England IPA e White Italian Grape Ale.

LA CLASSIFICA PER REGIONE

Il medagliere vede spiccare la Lombardia con 12 ori e 29 premi complessivi Seguono il Piemonte con 21 piazzamenti, Lazio e Marche con 13, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna con 10. Il Veneto ottiene 9 piazzamenti, l’Abruzzo 8, Toscana 6, Umbria 4. Tre podi per Sardegna e Friuli-Venezia Giulia. Due per Puglia e Sicilia e, infine, uno per Calabria e Campania.

Le premiazioni “Birra dell’Anno” sono andate in scena a Rimini a “Beer&Food Attraction” con la partecipazione degli onorevoli Mirco Carloni, presidente della commissione Agricoltura, e Mauro Rotelli, presidente della commissione Ambiente della Camera dei deputati. I parlamentari sono stati protagonisti dell’emendamento che ha permesso il taglio delle accise per la birra artigianale, dando un forte e concreto sostegno al settore.

TUTTI I PODI DELLE 45 CATEGORIE

1. Birre chiare, bassa fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione tedesca e ceca (German e Bohemian Pilsner)

Mezzopasso – Kris (Popoli, Pescara – Abruzzo)
Birrificio Legnone – Stiglitz (Dubino, Sondrio – Lombardia)
50&50 – MANBASSA (Varese – Lombardia)
Menzione: Birra dell’Eremo – OASI (Capodacqua, Perugia – Umbria)

2. Birre chiare, bassa fermentazione, basso grado alcolico, caratterizzate da evidente presenza di luppolo da aroma e da amaro, di ispirazione tedesca (Italian Pilsner)

BIRRIFICIO RURALE – 405040 (Desio, Monza Brianza – Lombardia)
RITUAL LAB – Ritual Pils (Formello, Roma – Lazio)
DOPPIO MALTO – Ultra Pils (Inglesias, Sud Sardegna – Sardegna)
Menzione: Birrificio Elvo – Pils (Graglia, Biella – Piemonte)

3. Birre chiare, bassa fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione europea (European Lager, Helles, Zwickl, Keller, Dortmunder Export)

Birrificio Artigianale BONDAI – LANDSCAPE (Sutrio, Udine – Friuli Venezia Giulia)
Hammer – Hamberg (Villa d’Adda, Bergamo – Lombardia)
Birrificio Malaripe – Ostberlin (Campomaggiore, Macerata – Marche)

4. Birre chiare ed ambrate, bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, caratterizzate da evidente presenza di luppolo da aroma e da amaro, di ispirazione americana (Hoppy Lager, Imperial Hoppy Lager, India Pale Lager, American Pale Ale e American India Pale Ale a bassa fermentazione)

Birrificio Artigianale Leder – Ponale (Ledro, Trento – Trentino Alto Adige)
Legnone – Jack Ipa (Dubino, Sondrio – Lombardia)
BIRRIFICIO LARIANO – Bassa Marea (Sirone, Lecco – Lombardia)
Menzione: Batzen – Viennarillo (Bolzano – Trentino) e Birra 100Venti – Hippy Lager (Borgomanero, Novara – Piemonte)

5. Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione anglosassone (English Golden Ale, English Pale Ale)

IRON BREWERY – IRON – GOLDEN ALE (Catanzaro – Calabria)
Lucky Brews – APOLLO (Vicenza – Veneto)
Birra 100Venti – James Blonde (Borgomanero, Novara -Piemonte)
Menzione: Birrificio Artigianale Noiz – Yes Sir (Sant’Ermete, Rimini – Emilia-Romagna) e FABBRICA DELLA BIRRA PERUGIA – GOLDEN JAZZ (Torgiano, Perugia – Umbria)

6. Birre chiare e ambrate, fermentazione ibrida, basso grado alcolico, d’ispirazione tedesca o americana (Kolsch, Alt, California Common, Cream Ale)

Croce di Malto – HAURIA (Trecate, Novara – Piemonte)
Birrificio Elvo – Alterelvo (Graglia, Biella – Piemonte)
Birrificio AcmE – Spitze (Basiano, Milano – Lombardia)
Menzione: La Buttiga – Buttiga (Piacenza, Emilia-Romagna)

7.Birre ambrate, bassa fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione tedesca (Vienna, Marzen)

Birra Mastino Amber Lager – Monaco (Bussolengo, Verona – Veneto)
CITTAVECCHIA – ANTIKORPO BREWING – LUCKY SHOES (Birrificio Cittavecchia) (Sgonico, Trieste – Friuli Venezia Giulia)
Birrificio Elvo – Marzen (Graglia, Biella – Piemonte)

8.Birre scure, bassa fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione tedesca (Munich Dunkel, Schwarz, Dark Lager)

Beha Brewing company – Gaudio (Rimini – Emilia-Romagna)
BIRRONE – Scubi (Castelnovo, Vicenza – Veneto)
Jungle Juice Brewing – BITTE WARTEN (Roma – Lazio)
Menzione: Meltz Black Forest (Melzo, Milano – Lombardia) e Shire Brewing – Matka (Fiuggi, Frosinone – Lazio

9.Birre chiare, ambrate e scure, bassa fermentazione, alto grado alcolico, d’ispirazione tedesca (Bock, Doppelbock, Eisbock, Hellerbock, Maibock, Strong Lager)

Birrificio Estense – Bock B.E. (Este, Padova – Veneto)
Birrificio Babylon #Thuglife (Ascoli Piceno – Marche)
Officina del Baccano Ziegenbock (Latina – Lazio)
Menzione: BIRRIFICIO MENARESTA COM BECK (Carate Brianza, Monza Brianza – Lombardia)

10.Birre ambrate, alta fermentazione, basso e medio grado alcolico, d’ispirazione britannica (Mild, British Bitter, Extra Special Bitter, Irish Red Ale, British Brown Ale)

Birra 100Venti Roger Bitter (Borgomanero, Novara – Piemonte)
Birra 100Venti Let It Bitter (Borgomanero, Novara – Piemonte)
RentOn Bombay (Fano, Pesaro Urbino – Marche)
Menzione: BIRRIFICIO OTUS – RED&GO (Seriate, Bergamo – Lombardia) e Mendelbier – Mendelbier Brown Ale (Caldaro sulla strada del vino, Bolzano – Trentino Alto Adige)

11.Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, basso/medio grado alcolico, luppolate, d’ispirazione anglosassone (English IPA)

Birrificio Legnone – Pasta con tonno (collaborazione con birrificio WAR) (Dubino, Sondrio – Lombardia)
Mister B Brewery – BOBBIES (San Giorgio Bigarello, Mantova – Lombardia)
RIVERSA – PALE ALE (Cascina Torrazza, Brescia – Lombardia)
Menzione: BEER IN – Hop Hop (Trivero, Biella – Piemonte) e QUATTRO VENTI SOC. AGR. A R.L.S. – IPA (Santa Scolastica, Teramo – Abruzzo)

12.Birre chiare, ambrate e scure, alta fermentazione, basso grado alcolico, luppolate, di ispirazione angloamericana (Session APA, Session AIPA, Session IPA)

50&50 – GOD OF LAIF (Varese – Lombardia)
Blink Brewery – Gigi (Villa Fastiggi, Pesaro Urbino – Marche)

13.Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, basso grado alcolico, luppolate, d’ispirazione americana (American Pale Ale)

Birra dell’Eremo – FIJI (Capodacqua, Perugia – Umbria)
Birrificio Mukkeller – ASSAGGIO SOLO (Porto Sant’Elpidio, Fermo – Marche)
Mezzopasso – Back Up (Popoli, Pescara – Abruzzo)
Menzione: 50&50 – KALOPSIA (Varese – Lombardia)

14.Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, medio grado alcolico, luppolate, d’ispirazione americana (American IPA)

RITUAL LAB – Make west coast ipa great again (Formello, Roma – Lazio)
Birrificio Calibro22 – Big One (Figline Valdarno, Firenze – Toscana)
BIRRIFICIO HUMUS – Yosemite (Ancarano, Teramo – Abruzzo)
Menzione: Birra Impavida – Chain Breaker (Arco, Trento – Trentino Alto Adige) e LIQUIDA – Don Quisciotte (Ostellato, Ferrara – Emilia-Romagna)

15.Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, alto grado alcolico, luppolate, d’ispirazione angloamericana (Double IPA, Imperial IPA)

CRAK Brewery – 2025 – Fuck Industrial Beer (Campodarsego, Padova – Veneto )
LIQUIDA – Blue tornado (Ostellato, Ferrara – Emilia-Romagna)
Birra 100Venti – Diparbolica (Borgomanero – Novara – Piemonte)
Menzione: CRAK Brewery – Giant Step Verde (Campodarsego, Padova – Veneto)

16.Birre chiare, alta fermentazione, basso e medio grado alcolico, con uso di frumento e altri cereali, luppolate, d’ispirazione angloamericana (White IPA, American Wheat)

white dog brewery – MAD MAMA (Guiglia, Modena – Emilia-Romagna)
Bibibir – 6A (Petriccione, Teramo – Abruzzo)
Birra 100Venti – American Bianchina (Borgomanero, Novara – Piemonte)
Menzione: P3 Brewing Company – Riff (Sassari – Sardegna) e ROLIO BEER – CROSS (Canelli, Asti – Piemonte )

17.Birre ambrate e scure, alta fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, luppolate, d’ispirazione angloamericana (Red IPA, Brown IPA, Black IPA)

Jungle Juice Brewing – JUNGLE FEVER (Roma – Lazio)
white dog brewery – Django Sguinzagliato (Guiglia, Modena – Emilia-Romagna)
Hilltop Brewery – Hop Mantra (Bassano Romano, Viterbo – Lazio)
Menzione: Birra di mezzo – Mandarino Meccanico (Mezzolara, Bologna – Emilia-Romagna)

18.Birre chiare, ambrate e scure, alta fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, luppolate, d’ispirazione angloamericana (Speciality IPA, Rye IPA, Belgian IPA)

PicoBrew – Primavera (Milano – Lombardia)
RITUAL LAB – Rituals ville vol.22 HyperBoost Ipa (Formello, Roma – Lazio)
Birrificio Manerba – La Rocca (Manerba del Garda, Brescia – Lombardia)

19.Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, massicciamente luppolate in aroma, di ispirazione statunitense (New England IPA)

50&50 – HOW MUCH HOPS IS TOO MUCH HOPS! (Varese – Lombardia )
RITUAL LAB – Holy Haze (Formello, Roma – Lazio)
BIRRIFICIO HUMUS – Bora Bora ( Ancarano – Teramo – Abruzzo)

20.Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, alto grado alcolico, d’ispirazione angloamericana (English Strong Ale, American Strong Ale, Scottish Ale Export, Heavy Scottish Ale)

BIRRIFICIO MENARESTA – LAMBERSCOTCH (Carate Brianza, Monza Brianza – Lombardia)
Birrificio Malaripe – Zona Rossa (Campomaggiore, Macerata – Marche)
Birra 100Venti – Sir Alestrong (Borgomanero, Novara – Piemonte)

21.Birre scure, alta fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione anglosassone (Porter, Stout)

Birra 100Venti – Sex Porter (Borgomanero, Novara – Piemonte)
Birrificio Caput Ursi – Drakkar (Cellamare, Bari – Puglia)
Birra Puddu – Porter (Santa Giusta, Oristano – Sardegna)
Menzione: RITUAL LAB – Black Belt (Formello, Roma – Lazio) e Birrificio Trulla – ISCURIGADA – (Nuoro – Nuoro – Sardegna)

22.Birre scure, alta fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione americana (American Porter, American Stout)

Styles Birrificio artigianale – BLACK EYES – (Monte Urano, Fermo – Marche)
La Collina Trattoria & Birrificio Artigianale – Rye Stout (Pescaglia, Lucca – Toscana)
LIQUIDA – Time is the enemy (Ostellato, Ferrara – Emilia-Romagna)

23.Birre scure, alta fermentazione, alto grado alcolico, d’ispirazione angloamericana (Robust/Baltic Porter, Imperial Porter, Russian Imperial Stout)

Delta Esse Brewery – Mata Leao (Andria, BAT – Puglia)
Birrificio Alveria – Ciaula (Canicattini Bagni, Ragusa – Sicilia)
Birrificio Calibro22 – Babbo Natale è Morto (Figline Valdarno, Firenze – Toscana)
Menzione: Damer srl – Mama Killa (Bedizzole, Brescia – Lombardia)

24.Birre scure, alta fermentazione, alto grado alcolico, d’ispirazione angloamericana (Barley Wine, Old Ale, American Barley Wine)

CRAK Brewery – Mansueto 2021 (Campodarsego, Padova – Veneto)
Birrificio Claterna – ALIISA (Castel San Pietro, Bologna – Emilia-Romagna)
MC77 – A promise kept (Serrapetrona, Macerata – Marche)
Menzione: CRAK Brewery – Mansueto 2017 (Campodarsego – Padova – Veneto )

25.Birre chiare, ambrate e scure, alta fermentazione con lievito Weizen, da basso ad alto grado alcolico, con uso di frumento maltato, di ispirazione tedesca (Weizen, Dunkelweizen, Weizenbock)

The Wall Italian Craft Beer – The Vice (Milano – Lombardia)
SOCIETA’ AGRICOLA DEL GRAAL – MERLINO (Borgo San Giacomo, Brescia – Lombardia)
Birra 100Venti – Vieni & Weiss (Borgomanero, Novara – Piemonte)

26.Birre chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico, con uso di frumento non maltato, di ispirazione belga (Blanche, Witbier)

BIRRIFICIO OTUS – SIDE-B (Seriate, Bergamo – Lombardia)
Birrificio 620 Passi – BIANCA (Gorgo, Udine – Friuli Venezia Giulia)
RITUAL LAB – Blanche (Formello, Roma – Lazio)
Menzione: LIQUIDA – In Bloom (Ostellato, Ferrara – Emilia-Romagna)

27.Birre chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico, di ispirazione belga (Belgian Blond, Belgian Pale Ale)

Birrificio Mukkeller – ZONA MUGNETTI (Porto Sant’Elpidio, Fermo – Marche)
Birra 100Venti – Anarchiste (Borgomanero, Novara – Piemonte)
Eastside Brewing – Roma Amor (Latina – Lazio)
Menzione: FABBRICA DELLA BIRRA PERUGIA – FRIGOLANDIA (Torgiano, Perugia – Umbria)

28.Birre chiare e ambrate, alta fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, di ispirazione belga (Saison, Biere de Garde, Farmhouse Ale)

Birrificio Barbaforte – Quadro (Folgaria, Trento – Trentino Alto Adige)
SunRise Beer – Down on the Farm (Trento – Trentino Alto Adige)
Styles Birrificio Artigianale – SAISON DE L’AMITIE (Monte Urano, Fermo – Marche)

29. Birre chiare, alta fermentazione, alto grado alcolico, di ispirazione belga (Belgian Golden Strong Ale, Tripel)

Birrificio del Forte – La Mancina (Pietrasanta, Lucca – Toscana)
BIRRIFICIO HUMUS – St. Simplicius (Ancarano, Teramo – Abruzzo)
BIRRA OV – Vlaander (Busto Arsizio, Varese – Lombardia)
Menzione: Filodilana Birrificio Indipendente – Dolly (Avigliana, Torino – Piemonte)

30.Birre scure, alta fermentazione, alto grado alcolico, di ispirazione belga (Belgian Dark Strong Ale, Dubbel, Quadrupel)

Birrificio Un Terzo – Canderium (Pralungo, Biella – Piemonte)
Birrificio Pintalpina – Rugen (Chiuro, Sondrio – Lombardia)
Bibibir – VEDO DOPPIO (Petriccione, Teramo – Abruzzo)
Menzione: Microbirrificio Opperbacco – L’Una Rossa (Notaresco, Teramo – Abruzzo )

31.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, con uso di spezie

Birrificio Un Terzo – Natalis (Pralungo, Biella – Piemonte)
MC77 – Fleur Sofronia (Serrapetrona, Macerata – Marche)
Birrificio Rabèl – DRUWID (Ivrea, Torino – Piemonte)

32.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, con uso di caffè e/o cacao

BIRRIFICIO RURALE – Coffee Porter (Desio, Monza Brianza – Lombardia)
Birra Puddu – Coffee Porter (Santa Giusta, Oristano – Sardegna)
OLDO – CORTE DELLA BIRRA – Bart C (Cadelbosco di Sopra, Reggio Emilia – Emilia-Romagna)

33.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, con uso di cereali speciali (compresi grani antichi)

BIRRONE – Maranea (Castelnovo, Vicenza – Veneto)
Croce di Malto – PIEDI NERI (Trecate, Novara – Piemonte)
Eastside Brewing – Baciami Ancora (Latina – Lazio)
Menzione: BIRRIFICIO EPICA – ATENA (Sinagra, Messina – Sicilia)

34.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, affumicate e torbate

Eastside Brewing – Fumo Lento (Latina – Lazio )
Styles Birrificio Artigianale – LILLY SMOKE (Monte Urano, Fermo – Marche)
Batzen – Grand Cuvée Fumé (Bolzano – Trentino Alto Adige)
Menzione: CRAK Brewery – Paracasa Riserva – Whisky Torbato 2022 (Campodarsego, Padova – Veneto) e Topta Brew Pub – Smoky Trip (Montecarlo, Lucca – Toscana)

35.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, affinate in legno

Il Mastio – REAL IGA BARREL (Colmurano, Macerata – Marche)
BIRRIFICIO CUOREMALTO – LIKE A FOEDER (Apollosa, Benevento – Campania)
Birra dell’Eremo – DOE BALSAMIC VINEGAR BARREL AGED (Capodacqua, Perugia – Umbria)
Menzione: AR Brewing Sas – FELIX (Nembro, Bergamo – Lombardia)

36.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, con uso di frutta

Lucky Brews – FRUIT SALAD (Vicenza– Veneto)
Birra dell’Eremo – MADUE (Capodacqua, Perugia – Umbria)
Turris Birra – PAGLIA E MORE (Borgo Val di Taro, Parma – Emilia-Romagna)
Menzione: Beor Brasserie – Atom (Fermo – Marche) e Birrificio Calibro22 – Lei non sa chi sono io! ( Figline Valdarno, Firenze – Toscana)

37.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, con uso di castagne

OLDO – CORTE DELLA BIRRA – Casta e Pura (Cadelbosco di Sopra, Reggio Emilia – Emilia-Romagna)
PicoBrew – Marron Fumé (Milano – Lombardia)
5+ Birrificio Artigianale – Castanea (Mattarello, Trento – Trentino Alto Adige)
Menzione: LA PETROGNOLA – Marron (Piazza al Serchio, Lucca – Toscana)

38.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, con uso di miele

Birrificio Calibro22 – Bee Cool! (Figline Valdarno, Firenze – Toscana)
BIRRIFICIO GRADO PLATO – MELISSA (Montaldo Torinese, Torino – Piemonte)
MOSTODOLCE – MARTELLINA (Vaiano, Prato – Toscana)
Menzione: Birrificio Elvo – Claus (Graglia, Biella – Piemonte)

39.Birre chiare, ambrate e scure, fermentazione alta, mista, spontanea, Brettanomyces, da basso ad alto grado alcolico, caratterizzate dalle note acide, con aggiunte di frutta (Sour Fruit Ale)

BIRRIFICIO MENARESTA – BOMBYX (Carate Brianza, Monza Brianza – Lombardia)
Eastside Brewing – Bloody Side (Latina – Lazio)
Birrificio Bionoć – Albicoppe (Mezzano, Trento – Trentino Alto Adige)
Menzione: Birra dell’Eremo – PINK (Capodacqua, Perugia – Umbria) e CRAK Brewery – Tropical Gose (Campodarsego, Padova – Veneto)

40.Birre chiare, ambrate e scure, fermentazione alta, mista, spontanea, Brettanomyces, da basso ad alto grado alcolico, caratterizzate dalle note acide, senza aggiunte di frutta (Sour Farmhouse/Sour Ale)

Hofbrauerei Hubenbauer – Urban 21 (Varna, Bolzano – Trentino Alto Adige)
BIRRIFICIO MENARESTA – BIRRA MADRE (Carate Brianza, Monza Brianza – Lombardia)
Hofbrauerei Hubenbauer – Urban 20 (Varna, Bolzano – Trentino Alto Adige)

41.Birre chiare, alta fermentazione, basso grado alcolico, salate e/o lattiche, di ispirazione tedesca (Berliner, Gose)

Batzen – Gose xy – (Bolzano – Trentino Alto Adige)
Hammer – Hirsch (Villa d’Adda, Bergamo – Lombardia)
La Buttiga – Goslar 1826 (Piacenza – Emilia-Romagna)
Menzione: EVOQE BREWING – Evoqesour#1 (Trebaseleghe, Padova – Veneto)

42.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di uva, mosto, vinacce, vino cotto di uve bianche (White Italian Grape Ale)

50&50 – GRAZIELLA (Varese – Lombardia)
Mezzopasso – Anime (Popoli, Pescara – Abruzzo)
SOCIETA’ AGRICOLA DEL GRAAL – BREWINE (Borgo San Giacomo,Brescia – Lombardia )
Menzione: Hilltop Brewery – Chanson (Bassano Romano, Viterbo – Lazio) e IBEER – Iris – (Fabriano, Ancona – Marche)

43.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di uva, mosto, vinacce, vino cotto di uve rosse (Red Italian Grape Ale)

Birrificio Artigianale Alba – IGA con Uve Rosse (Guarene, Cuneo – Piemonte)
Birrificio Un Terzo – Sciatò Rouge (Pralungo, Biella – Piemonte)
Dulac – LA MURUSA (Galbiate, Lecco – Lombardia)

44.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico con uso di uva, mosto, vinacce, vino cotto di uve rosse o bianche, caratterizzate da note acide (Sour Italian Grape Ale)

Birrificio Alveria – Regola Zero 2022 (Canicattini Bagni, Ragusa – Sicilia)
De Lab Fermentazioni Srl – Easy Peasy Nas*et*a Squeezy (Diano d’Alba, Cuneo – Piemonte)
Birrificio Bionoć – Spiga Nera (Mezzano, Trento – Trentino Alto Adige)
Menzione: Birrificio Agricolo Sorio – Gargan-Iga (Gambellara, Vicenza – Veneto) e Il Mastio – REAL IGA WILD ( Colmurano, Macerata – Marche)

45.Birre chiare, ambrate e scure, alta o bassa fermentazione, da basso ad alto grado alcolico, di ispirazione libera e non rientranti in nessuna delle precedenti categorie (Extraordinary Ale/Extraordinary Lager)

CARROBIOLO – PORCINI IMPERIAL STOUT (Monza, Monza Brianza – Lombardia)
Birra dell’Eremo – TRICK OR TREAT (Capodacqua, Perugia – Umbria)
CRAK Brewery – Giotto 2023 ( Campodarsego, Padova – Veneto)

Categorie
birra

Birra italiana: il settore si interroga sul futuro

Definire la birra italiana, le sue caratteristiche e i principi alla base della visione sul futuro del comparto nazionale. Questi i quesiti a cui dovranno rispondere i principali esponenti delle associazioni del mondo brassicolo nazionale nella tavola rotonda “Definire la Birra Italiana: equilibrio tra identità, mercato e legislazione”, organizzata da Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti.

Al confronto parteciperanno Alfredo Pratolongo, presidente Assobirra; Matteo Bartolini, vicepresidente nazionale CIA – Agricoltori Italiani; Domenico Bosco, responsabile nazionale della filiera vitivinicola e brassicola Coldiretti; Teo Musso, presidente Consorzio Birra Italiana e Andrea Soncini, vicedirettore Unionbirrai. Modera Vittorio Ferraris, Direttore Generale Unionbirrai.

L’appuntamento è per oggi, lunedì 17 febbraio. L’incontro è organizzato nell’ambito della terza edizione della “Italian Craft Beer Conference” con tanti momenti di approfondimento sulle tecniche di produzione birraria, nuove tecnologie, materie prime, strumentazioni e analisi delle tendenze del mercato a Beer&Food Attraction presso la Fiera di Rimini.

Categorie
news news ed eventi

Fivi, retroscena election day. Tra lite furibonda e dealcolati ecco i vicepresidenti


Fivi, retroscena election day.«Non perdiamo tempo». Così il nuovo consiglio direttivo Fivi commenta l’adozione dei suoi primi provvedimenti, in seguito all’elezione di Rita Babini a nuova presidente dei Vignaioli indipendenti. Un election day, quello andato in scena giovedì 13 febbraio ad Imola, piuttosto animato. Con almeno due retroscena che Winemag è in grado di raccontare in esclusiva. Ma andiamo con ordine. Proprio su proposta della vignaiola dell’Emilia Romagna, sono stai nominati i due vicepresidenti Fivi. Saranno Carmela Pupillo, vignaiola in Sicilia, e Pietro Monti, vignaiolo in Piemonte. Segretaria Nazionale sarà Clementina Balter, vignaiola in Trentino.

FIVI HA ELETTO DUE VICEPRESIDENTI: UNO È L’ULTIMA DEGLI ELETTI

Nell’Ufficio di presidenza entra anche Ludovico Botti, vignaiolo nel Lazio, che sarà il referente per i rapporti con Cevi, la Confederazione Europea dei Vignaioli Indipendenti presieduta dall’ex presidente Fivi, Matilde Poggi. «Insieme a tutte le consigliere e i consiglieri eletti dall’assemblea – è l’ulteriore commento, non senza una sottile vena polemica, del nuovo consiglio direttivo che guiderà la Federazione italiana vignaioli indipendenti dal 2025 al 2028 – Fivi è pronta a continuare il suo impegno per la valorizzazione e la tutela del mestiere del vignaiolo, che procede ininterrottamente dalla sua fondazione nel 2008».

SCONTRO VAJA MORELLA DURANTE L’ELECTION DAY FIVI, AD IMOLA

Nel frattempo, emergono almeno due retroscena dall’election day Fivi di Imola del 13 febbraio. Una lite, dai toni molto accesi, ha visto come protagonisti Gaetano Morella – vignaiolo in Puglia, ex vicepresidente Fivi durante il mandato Poggi e figura di spicco della tornata di dimissioni dal Consiglio direttivo del febbraio 2024 – e Stefan Vaja, vignaiolo in Alto Adige che, con 244 voti, è stato eletto consigliere nel nuovo mandato targato Rita Babini. Alcuni presenti riferiscono di un confronto molto animato durante le fasi di voto, prima dell’intervento pacificatorio di altri vignaioli. A provocare il diverbio sarebbe stato Vaja. Morella si sarebbe difeso, alzando a sua volta i toni dello scontro.

FIVI, POSIZIONE NETTA SUI VINI DEALCOLATI: IL SECONDO RETROSCENA

Il secondo retroscena riguarda il vignaiolo piemontese Gianluca Morino e la sua netta esclusione dal consiglio direttivo guidato da Rita Babini. Il titolare di Cascina Garitina veniva dato tra gli “auto-candidatisi” a ruolo di nuovo presidente Fivi. Ma le urne non gli hanno lasciato scampo. Solo 171 i voti raccolti. Ben 23 in meno della vignaiola siciliana Carmela Pupillo, ultima degli eletti che ricoprirà appunto il ruolo di vicepresidente, con il piemontese Pietro Monti, vignaiolo delle Langhe, non vedente. Secondo fonti ben informate, a “tagliare le gambe” al gigante Gianluca Morino sarebbero state alcune sue recenti dichiarazioni in supporto dei vini dealcolati. Tutto lecito, se non fosse che quelle parole sarebbero state proferite indossando una maglietta della Fivi.

GIANLUCA MORINO SILURATO PER LA DIFESA DEI VINI DEALCOLATI

La Federazione italiana vignaioli indipendenti, già nel tormentato mandato Cesconi, si era detta favorevole alla loro collocazione nel segmento delle bevande, senza alcun riferimento al «vino» e, ancor più fermamente, «fuori dalle denominazioni o indicazioni di origine geografica» dei vini. Il commento di Morino non sarebbe passato inosservato tra i vignaioli piemontesi. E tantomeno al precedente direttivo Fivi, che avrebbe aperto un vero e proprio caso sull’argomento. Le conseguenze? Quelle elettorali, con Morino ritrovatosi improvvisamente abbandonato da alcuni dei suoi potenziali colleghi elettori. Anche i retroscena dell’election day Fivi, insomma, dimostrano quanto il clima interno ai vignaioli indipendenti non sia sereno. In maniera inversamente proporzionale ai proclami. Del contrario. https://fivi.it/i-soci-fivi/

Categorie
degustati da noi vini#02

Colline di Levanto Dop Bianco 2023 Bonazolae, Cà du Ferrà

Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Colline di Levanto Dop Bianco 2023 Bonazolae, Cà du Ferrà (13%).

Fiore: 7.5
Frutto: 8.5
Spezie, erbe: 7.5
Freschezza: 8.5
Tannino: 1
Sapidità: 8
Percezione alcolica: 6
Armonia complessiva: 9
Facilità di beva: 7
A tavola: 9
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

Categorie
news news ed eventi

Crisi vini rossi? «Serve adattamento enologico», secondo De Biasi (San Felice Wine Estates)


Crisi delle vendite dei vini rossi? Secondo Carlo De Biasi, direttore generale di San Felice Wine Estates
del gruppo Allianz (Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri), l’ostacolo si supera attraverso quello che ha definito un «adattamento enologico». «I cambiamenti climatici – ha sottolineato il manager durante il suo intervento al XI Forum Wine Monitor – stanno imponendo nuove tecniche di viticoltura per preservare l’identità e la qualità dei vini, mantenendo freschezza e integrità del frutto. Allo stesso tempo, è essenziale rendere i vini più accessibili ai giovani consumatori, con profili più immediati e un approccio più moderno. Dobbiamo capire come lavorare in cantina per ottenere vini che siano fedeli alla loro denominazione, ma che possano anche attrarre nuove fasce di mercato. Se riusciremo a farlo, potremo affrontare con maggiore sicurezza il futuro e contrastare il trend negativo che colpisce le vendite, soprattutto sul mercato italiano».

CONSUMI VINO ITALIA: POSSIBILE DECLINO SOTTO I 20 MIL ETTOLITRI ENTRO 2040

Sbagliato, secondo De Biasi, puntare tutto sull’estero, ovvero sull’export della propria gamma di vini: «Essere forti in casa propria è il primo passo per essere forti all’estero». Di fatto, l’Italia continua a essere un mercato cruciale, rappresentando circa un terzo delle vendite complessive. Tuttavia, il consumo interno è in calo da decenni. Dai 35 milioni di ettolitri consumati a fine anni Novanta, si prevede un possibile declino sotto i 20 milioni entro il 2040. Fattori come il cambiamento demografico, le nuove tendenze di consumo tra le giovani generazioni e le restrizioni sul consumo di alcol alla guida stanno contribuendo a questa tendenza. Un aspetto positivo, almeno per i conti di San Felice Wine Estates, è la maggiore diffusione dei vini toscani oltre i confini regionali. Se un tempo la Toscana assorbiva il 70% delle vendite interne, oggi si assiste a una crescita significativa in regioni come Campania e Lombardia. Ciò dimostra un’evoluzione della domanda e una maggiore penetrazione in nuove aree del mercato domestico.

VINI TOSCANI: LUCI ED OMBRE TRA I MERCATI EMERGENTI

Analizzando i mercati emergenti, De Biasi ha posto l’attenzione sulla «volatilità di alcuni paesi». La Corea del Sud, ad esempio, ha vissuto un boom post-pandemia con forti importazioni di vino rosso. Seguite, poi, da un improvviso rallentamento nel 2024. Tuttavia, il 2025 sembra partire «con segnali di ripresa». Diversa la situazione in Giappone, Norvegia e Svezia, dove i consumi risultano in calo. Nonostante ciò, «il focus rimane sui mercati consolidati», che rappresentano un faro per denominazioni toscane come Chianti Classico, Montalcino e Bolgheri. Continuando a garantire «una base solida per le strategie future».

SAN FELICE WINE ESTATES E I NUOVI TREND DI CONSUMO

Secondo i dati snocciolati da Carlo De Biasi sulla generalizzata crisi dei vini rossi, gli Stati Uniti e l’Italia restano i principali sbocchi per queste denominazioni, mantenendo una relativa stabilità nonostante un leggero calo nei volumi di vendita. «Questo è stato in parte bilanciato da un fenomeno di premiumizzazione che ha caratterizzato il 2024 – ha sottolineato il direttore generale di San Felice Wine Estates – portando a risultati positivi anche in Canada e Regno Unito».

Il mercato britannico, in particolare, ha mostrato una crescita interessante in termini di posizionamento del Chianti Classico. Dalle parti di Londra, l’incremento del prezzo medio ha sorpreso positivamente i produttori italiani. Un segnale incoraggiante per il futuro, che lascia intravedere «una maggiore predisposizione dei consumatori del Regno Unito verso vini di qualità superiore». https://www.sanfelice.com/it

Categorie
news news ed eventi

«Vini dealcolati? Dobbiamo migliorare la qualità». Parola di Massimo Romani di Argea


Vini dealcolati
al centro del XI Forum Wine Monitor, tra i più fulgidi segnali della
trasformazione in corso nel settore del vino. Ad affrontare il tema è stato Massimo Romani, amministratore delegato di Argea, gruppo vinicolo nato nel 2022 dall’unione di due storici marchi del vino italiano, Botter e Mondodelvino, con la partecipazione del fondo Clessidra. Parliamo dunque di uno dei principali attori nel settore vitivinicolo nazionale, con un giro d’affari di 450 milioni di euro nel 2024, in leggera crescita rispetto all’anno precedente (438 milioni), grazie alla vendita di 180 milioni di bottiglie in 85 Paesi e un team di 500 collaboratori. A stuzzicare Romani sull’argomento, un mai così pimpante Denis Pantini, responsabile Agroalimentare e Wine Monitor Nomisma, nelle vesti di moderatore.

«Sui vini dealcolati – ha dichiarato l’ad di Argea – abbiamo fatto molta strada rispetto a un anno fa. Il mercato ha accolto con interesse queste nuove proposte. Tuttavia, il vero banco di prova rimane la qualità del prodotto, ancora percepita come un fattore critico sia dai consumatori che dagli operatori del settore. I primi tentativi di dealcolazione hanno prodotto risultati poco soddisfacenti, con vini difficili da apprezzare. Ma negli ultimi due anni i progressi sono stati significativi e i prodotti oggi sul mercato sono decisamente migliori».

I (PRIMI) OTTO VINI DEALCOLATI DI ARGEA

La normativa italiana, che consente la dealcolazione solo da gennaio 2024, ha creato alcune difficoltà iniziali ai produttori. Molti, per ovviare a questo ostacolo, si sono rivolti all’estero, affrontando una serie di complicazioni legate a logistica e costi. Argea ha deciso di investire nel segmento dei vini dealcolati con il lancio di una gamma di otto referenze, coprendo tutte le tipologie principali, dai rossi ai bianchi fino agli sparkling. Prodotti che sono stati lanciati a Vinitaly 2024, frutto di otto terroir, da nord a sud d’Italia, i brand Asio Otus, Gran Passione, Zaccagnini Tralcetto (Abruzzo) e Barone Montalto (Sicilia). I primi riscontri commerciali? «Incoraggianti». Sspecialmente nei mercati internazionali.

«Negli Stati Uniti – ha evienziato Massimo Romani – siamo stati listati in tutti gli Stati, tranne il Texas. Questo dimostra che la domanda esiste ed è concreta. L’inserimento nei retailer e nei canali Horeca conferma la volontà dei consumatori di esplorare questa categoria, anche se l’approccio al prodotto varia. Molto spesso il vino dealcolato viene servito by the glass piuttosto che venduto in bottiglia intera. Stiamo già ricevendo richieste per formati più pratici come il 375 ml».

«CHI ACQUISTA VINO DEALCOLATO LO RICOMPRA»

Più difficile prevedere se si tratti di una moda passeggera o di una risposta a esigenze reali dei consumatori, che sempre più spesso optano per prodotti con minore contenuto alcolico per ragioni di salute, regolamentazione o semplice preferenza personale. «Ci sono persone a dieta, chi sceglie di ridurre il consumo di alcol, chi deve guidare e non vuole rinunciare a brindare con gli amici. La domanda c’è, e continuerà a crescere. Il nostro compito è rispondere con prodotti sempre più validi. Non sappiamo ancora quanto grande diventerà questo segmento. Ma un primo segnale incoraggiante è il riacquisto da parte dei consumatori. Se tornano a comprare, significa che stiamo andando nella direzione giusta. Il focus, dunque, deve rimanere sulla qualità. Migliorarla è fondamentale. Avere il controllo diretto della lavorazione ci consentirà di perfezionare il prodotto e renderlo più competitivo».

Oltre alla qualità, un altro tema chiave è il coinvolgimento delle nuove generazioni nel mondo del vino. «Non possiamo aspettare passivamente che i giovani crescano e diventino consumatori abituali di vino. Bisogna parlare la loro lingua e offrire prodotti adatti alle loro abitudini di consumo», ha sottolineato Romani. In questo senso, come evidenziato da Denis Pantini, il vino dealcolato potrebbe essere un’opzione interessante per avvicinare un pubblico più giovane, insieme agli sparkling e ai cocktail a base di vino, che stanno guadagnando popolarità. «Abbiamo un vantaggio competitivo importante: il brand Italia è ancora percepito come sinonimo di qualità e innovazione – ha sottolineato Romano -. Dobbiamo sfruttarlo al meglio».

IL RISCHIO DAZI USA AL XI FORUM WINE MONITOR

Un’attenzione particolare, sempre in occasione del XI Forum Wine Monitor tenutosi in mattinata, è stata dedicata al rischio dei dazi negli Stati Uniti. Un tema di grande preoccupazione per l’export italiano che, come svelato da Winemag, preoccupa non poco gli stessi distributori americani di vino importato, che si stanno mobilitando per fare pressione sul governo Trump. «Se verranno introdotti – ha commentato l’ad di Argea Massimo Romani – alcune fasce di prezzo saranno più colpite di altre. Tuttavia, un dazio del 10% potrebbe essere gestibile, se spalmato lungo tutta la filiera distributiva. L’attenzione resta alta, anche perché il mercato americano rappresenta una fetta significativa dell’export vinicolo italiano». https://argea.com/

Categorie
news news ed eventi Vini al supermercato

Vendite Vino Gdo Italia 2024: l’analisi al XI Forum Wine Monitor

Le vendite di vino in Gdo in Italia 2024 si dividono tra conferme e nuove tendenze. Dai dati emersi dall’analisi NielsenIQ, presentati poco fa dalla Sales Director SMB & Global Snapshot Italy Eleonora Formisano al XI Wine Monitor di Nomisma, emerge un panorama in evoluzione, con segnali positivi per alcune regioni e denominazioni, una crescita dell’appeal dei vini premium e una forte incidenza delle promozioni nelle strategie di vendita. Uno dei trend più significativi è la crescita delle vendite in valore per alcune regioni vinicole italiane, con Sicilia, Puglia e Sardegna che registrano performance in aumento. Questo si riflette anche sulle denominazioni, con Sicilia DOP, Trentino DOP e Salento IGP in evidenza, insieme a vitigni come Vermentino, Corvina Veronese/Rondinella (Valpolicella), Primitivo e Nero d’Avola che continuano a conquistare i consumatori.

VINI AL SUPERMERCATO: CRESCONO I VINI IGP

A sostenere il mercato sono in particolare i vini IGP, bianchi e fermi, confermando una tendenza che negli ultimi anni ha premiato i prodotti più riconoscibili e legati a una forte identità territoriale. Il segmento dei vini fermi si conferma predominante rispetto ai frizzanti, con un’incidenza dell’87,6% sulle vendite. Dal punto di vista economico, cresce l’attenzione verso i prodotti premium, ossia quelli con un indice di prezzo superiore a 150, il cui successo è sostenuto da una forte pressione promozionale del 35%. Un dato che riflette una maggiore propensione dei consumatori a investire in vini di fascia alta, soprattutto se accompagnati da offerte e sconti strategici. Parallelamente, il peso delle promozioni sul mercato del vino resta elevato, ma con un crescente impatto delle campagne su volantini e materiale promozionale, segnale di un ritorno a strategie più tradizionali di marketing.

IN GDO IL 78% DEL FATTURATO TOTALE DEL COMPARTO VINICOLO

Interessante anche l’analisi dei canali di vendita, con la Distribuzione Moderna che rappresenta il 78% del fatturato totale del comparto vinicolo, mentre il discount, pur rimanendo sotto la media rispetto al settore FMCG, mostra segnali di crescita. La parte più dinamica del mercato si conferma il Sud Italia, con un indice di prezzo particolarmente competitivo rispetto alla media nazionale. Un dato che merita attenzione è l’impatto delle festività sulle vendite, in particolare il ruolo cruciale del Capodanno per lo spumante, con un picco di vendite registrato proprio in corrispondenza di questo periodo. Un fenomeno che si ripete di anno in anno e che evidenzia quanto lo spumante sia un prodotto fortemente legato al consumo stagionale.

Nel complesso, il settore vinicolo italiano chiude il 2024 con un valore complessivo di 3,1 miliardi di euro, in leggera crescita dello 0,3% rispetto al 2023, mentre il volume di vendita si attesta sui 740 milioni di litri, con un calo dell’1,9%. Se si allarga lo sguardo all’intero comparto delle bevande alcoliche, il fatturato totale raggiunge i 6,7 miliardi di euro, con un incremento dello 0,5% rispetto all’anno precedente. Un segnale di stabilità che evidenzia la tenuta del mercato nonostante le sfide economiche e i cambiamenti nei modelli di consumo. Inoltre, si evidenzia un aumento dell’attenzione dei consumatori verso l’astinenza da alcol, con una crescita dell’adesione al Dry January in Italia, che passa dal 9% nel 2024 al 13% nel 2025. Un fenomeno che riflette una maggiore sensibilità verso il consumo moderato di alcol, con tendenze simili anche in Francia e Germania.

LE ABITUDINI DEI CONSUMATORI: VINO QUARTA BEVANDA PREFERITA

Dal punto di vista delle abitudini di consumo, il vino si conferma la quarta bevanda più consumata nei locali italiani, con un incremento rispetto all’anno precedente. Tuttavia, birra e aperitivi restano in testa alle preferenze. Nel settore della ristorazione e del fuori casa, si registra un aumento delle uscite per il consumo di bevande, con il 55% dei consumatori che dichiara di frequentare locali per bere, in crescita rispetto ai mesi precedenti.

Un fattore che potrebbe influenzare il consumo di alcol in Italia nel prossimo futuro è l’entrata in vigore del nuovo codice della strada, che dal 14 dicembre 2024 prevede un inasprimento delle sanzioni per chi guida con un tasso alcolemico superiore a 0,5 g/l. Sebbene l’impatto di questa misura sulle abitudini di consumo non sia ancora chiaro, l’attenzione è alta soprattutto tra i Millennials e nella città di Milano, dove una percentuale significativa di consumatori dichiara di voler modificare i propri comportamenti.

L’ANALISI REGIONALE: CRESCITA VENETO E FRIULI VENEZIA GIULIA

Infine, l’analisi delle regioni mostra una crescita significativa per Veneto e Friuli Venezia Giulia, con il Prosecco DOC che continua a trainare il mercato insieme ad altre denominazioni e vitigni come Glera, Chardonnay/Pinot Bianco e Ribolla Gialla. Nel comparto degli spumanti, il metodo Charmat Secco emerge come il principale motore della crescita, confermando il suo ruolo predominante nel mercato italiano.

Categorie
news news ed eventi

Cosa sono le Pievi del Vino Nobile di Montepulciano

Le Pievi del Vino Nobile di Montepulciano sono una nuova tipologia all’interno della denominazione, introdotta per valorizzare le specificità storiche e territoriali del comprensorio di Montepulciano. Il termine “Pieve” si riferisce alle antiche suddivisioni ecclesiastiche del territorio, risalenti all’epoca tardo romana e longobarda, che fungevano da centri religiosi e amministrativi per le comunità locali. Questa suddivisione storica è stata ripresa per identificare 12 Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), ciascuna con caratteristiche uniche in termini di suolo, esposizione e microclima.

12 PIEVI DEL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO

Le 12 Pievi individuate sono: Ascianello, Argiano, Badia, Caggiole, Cerliana, Cervognano, Gracciano, Le Grazie, San Biagio, Sant’Albino, Valardegna e Valiano. A partire dal 1º gennaio 2025, con l’annata 2021, sarà possibile trovare in commercio i Vini Nobile di Montepulciano con la menzione “Pieve” seguita dal nome dell’UGA di appartenenza. Il disciplinare per la tipologia “Pieve” prevede criteri più restrittivi rispetto alle altre tipologie di Vino Nobile. In particolare, è richiesto che il vino sia composto almeno all’85% da Sangiovese (localmente noto come Prugnolo Gentile), con l’eventuale aggiunta di vitigni autoctoni come Canaiolo, Mammolo, Colorino e Ciliegiolo fino a un massimo del 15%.

Le uve devono provenire da vigneti di almeno 15 anni di età, con una resa massima di 70 quintali per ettaro. Il periodo di maturazione minimo è di 3 anni, di cui almeno 12 mesi in legno e 12 mesi in bottiglia. L’introduzione delle “Pievi” mira a esaltare le peculiarità di ciascuna sottozona, offrendo al consumatore vini che riflettano in modo autentico le diverse espressioni del territorio di Montepulciano, sia dal punto di vista storico che enologico.

PIEVI DEL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO ALL’ESORDIO NEL 2025

Il Vino Nobile di Montepulciano “Pieve” entra in commercio nel 2025. Il Comitato Nazionale Vini del 10 ottobre 2024 ha dato l’ok definitivo al testo di Disciplinare del Vino Nobile di Montepulciano “Pieve”, il decreto con annesso disciplinare è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 05 febbraio 2025 e la nuova tipologia della prima Docg d’Italia che sarà in commercio a febbraio 2025 con l’annata 2021. La previsione produttiva delle Pievi, secondo una prima stima del Consorzio, riguarderà circa il 10% del totale di produzione del Vino Nobile di Montepulciano (circa 600 mila bottiglie all’anno).

L’idea di far nascere il Vino Nobile di Montepulciano menzione “Pieve” (che andrà ad affiancare il Vino Nobile di Montepulciano e Vino Nobile di Montepulciano Riserva), nasce da un percorso metodologico che ha visto il consenso e la partecipazione di tutte le aziende produttrici. Un percorso di studio all’interno della denominazione stessa, che grazie a momenti di incontro, confronto e di analisi collettiva, ha portato alla nascita di una “visione” univoca di Vino Nobile di Montepulciano.

IL VINO NOBILE DI MONTEPULCIANO PIEVE

La scelta di utilizzare i toponimi territoriali riferibili a quelli delle antiche Pievi in cui era suddiviso il territorio già dall’epoca tardo romana e longobarda, nasce da un approfondimento di tipo storico, paesaggistico e produttivo vitivinicolo. In particolare, la volontà del Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano è quella di ribadire e codificare una realtà fisica con antica radice storica, che ha caratterizzato il territorio poliziano fino all’epoca moderna e che trova la sua eco anche nel catasto Leopoldino dei primi decenni del XIX secolo, che suddivideva il territorio in sottozone definite con il toponimo. https://www.consorziovinonobile.it/

Categorie
Food Lifestyle & Travel

Vigneti Aperti: da marzo a ottobre sarà Wine Trekking in collaborazione con Agricamper Italia

Torna “Vigneti Aperti” con una nuova formula che unisce alla visita delle cantine gli itinerari all’aria aperta. Una proposta pensata per gli amanti della natura, delle attività all’aria aperta, per i giovani e per le famiglie, ma anche per i curiosi che desiderano scoprire i territori dove si produce il vino. Da marzo nel sito del Movimento Turismo del Vino (nazionale e regionali) saranno pubblicati i “Wine trekking – i paesaggi del vino”. Chi arriva nei distretti enologici in camper e vuol dormire vicino alle cantine troverà gli indirizzi nel portale Agricamper Italia.

Nasce il trekking tra i paesaggi del vino. L’idea è trasformare ogni vigneto in una “tappa” di un itinerario che l’enoturista può seguire, passo dopo passo, per conoscere appieno ogni territorio, le piante autoctone e i suoi prodotti tipici entrando in contatto con i vignaioli e i produttori del luogo. Un’iniziativa rigenerante dedicata non solo agli enoturisti, ma anche alla famiglie, agli appassionati di trekking, ai viaggiatori on the road e a chiunque abbia voglia di rallentare e ricongiungersi con i ritmi della natura.

IL NUOVI TREND DEL TURISMO ENOLOGICO

Per sette mesi, da marzo a ottobre, Vigneti Aperti porterà alla scoperta dei paesaggi vitivinicoli di ogni regione, per conoscere da dove e come nasce il vino, attraverso il racconto delle tradizioni enologiche locali e le curiosità legate a ogni vigneto, per poi approfondire tutti i segreti della produzione. Il perfetto connubio tra natura, benessere e piacere della degustazione per un’esperienza in vigna e in cantina che promuove uno stile di vita sano e il rispetto dell’ambiente.

«Vigneti Aperti rappresenta l’essenza dell’enoturismo contemporaneo – racconta Violante Gardini Cinelli Colombini, Presidente del Movimento Turismo del Vino – regalando un’esperienza in cantina che dà valore aggiunto alla degustazione ed integra interessanti e divertenti attività immerse nel verde. Secondo quanto riportato dal Rapporto ISMEA 2024 sull’enoturismo, il 40% dei wine lover è alla ricerca di attività rilassanti e rigeneranti tra i vigneti mentre il 30% degli enoturisti predilige esperienze attive. E’ evidente che il desiderio di vivere all’aria aperta è in forte crescita e le cantine sono pronte a soddisfarlo offrendo esperienze all’insegna del relax, del benessere. Il tutto promuovendo un consumo attento e consapevole del vino, già da anni portato avanti grazie alla nostra collaborazione con Wine in Moderation».

MOVIMENTO TURISMO DEL VINO E AGRICAMPER ITALIA

Vigneti Aperti promuove un turismo sostenibile e di prossimità sempre più ricercato dall’enoturista di oggi. Infatti, sempre in relazione al Rapporto ISMEA 2024, la sostenibilità emerge come uno dei principali driver di scelta. Il 66% degli enoturisti dichiara di scegliere le aziende che adottano energie rinnovabili, mentre il 68% ha un occhio di riguardo anche per la sfera sociale, partecipando a iniziative a supporto delle comunità locali. Da queste evidenze nasce il protocollo d’intesa tra il Movimento Turismo del Vino e Agricamper Italia. Una collaborazione volta alla valorizzazione delle cantine e dei loro relativi territori, incentivando il turismo camperistico. Secondo quanto dichiarato da un’indagine condotta da Enit, nel 2023 il turismo open air, tra cui il settore camperistico, ha generato un fatturato di 6 miliardi di euro, con 11 milioni di arrivi e 70 milioni di presenze, segnando un nuovo record per il settore.

«In riferimento ai dati dell’Osservatorio Nazionale del Turismo del Vino di Nomisma Wine Monitor realizzato su un campione rappresentativo di 265 cantine, ben il 20% delle nostre cantine possiede un’area di sosta. – Aggiunge Cinelli Colombini –. Con Agricamper condividiamo l’obiettivo di regalare un’esperienza di viaggio unica, favorendo la scoperta di realtà produttive meno note, cantine spesso fuori dai grandi circuiti turistici, ma comunque ricche di fascino».

«Questa partnership rappresenta una meravigliosa opportunità per i nostri camperisti – afferma Pauline Nava, fondatrice di Agricamper Italia –. Attraverso queste esperienze, non solo valorizziamo il territorio ma contribuiamo anche a promuovere un turismo rispettoso e consapevole, lontano dalle folle e incentrato su un’esperienza più intima e autentica del territorio, rendendo possibile la scoperta delle nostre bellezze tutto l’anno. Questo approccio è in linea con i valori di sostenibilità che entrambe le nostre organizzazioni supportano con fervore».

Categorie
degustati da noi vini#02

Barolo Docg Bricco Ambrogio 2020, Lodali


Dalla Guida Top 100 Migliori Vini italiani 2025 di Winemag: Barolo Docg Bricco Ambrogio 2020, Lodali (15%).

Fiore: 8.5
Frutto: 8
Spezie, erbe: 9
Freschezza: 8.5
Tannino: 7.5
Sapidità: 7
Percezione alcolica: 6
Armonia complessiva: 9
Facilità di beva: 7.5
A tavola: 9.5
Quando lo bevo: subito / oltre 3 anni

Categorie
degustati da noi news news ed eventi vini#02

Sarzi Amadè prende Castello di Volpaia: profezia al sapore di Gran Selezione


Più che un sodalizio commerciale, una partnership scritta nelle stelle. A pochi giorni dall’ufficializzazione dell’accordo di distribuzione esclusiva tra Sarzi Amadè e Castello di Volpaia, emergono i dettagli di una collaborazione che sa di profezia. Era il 1966 quando Nicola Sarzi Amadè fondava a Milano l’omonima azienda di distribuzione. Nello stesso anno, Raffaello Mascheroni Stianti posava il primo mattone della rinascita di Castello di Volpaia, borgo medievale fortificato con una storia vitivinicola che affonda le radici nel 1172. Oggi, la seconda e terza generazione delle due famiglie raccoglie un’eredità preziosa, nel nome dell’eccellenza nei rispettivi settori. Degno simbolo di questo accordo è un vino, su tutti: il Chianti Classico Gran Selezione Radda Docg 2021 Coltassala (97/100). Esempio fulgido del perché, la Gran Selezione del Chianti Classico, sfidi ormai a testa altissima i mercati internazionali. Con un giro d’affari di circa 50 milioni di euro.

SARZI AMADÈ DISTRIBUTORE ESCLUSIVO DI CASTELLO DI VOLPAIA

«Seguiamo il magnifico lavoro di Federica e Nicolò fin dall’inizio – commenta Alessandro Sarzi Amadè – ovvero dal loro ingresso nell’azienda di famiglia. Castello di Volpaia è una delle cantine che, secondo noi, rappresenta al meglio l’eccellenza dell’Alto Chianti Classico, in una produzione autenticamente impegnata nella ricerca di pratiche sostenibili e all’avanguardia come espressione del proprio terroir. È questo che ricerchiamo nei produttori che selezioniamo per la nostra clientela».

La scelta di Sarzi Amadè come esclusivo distributore dei vini della cantina sul territorio nazionale non è stata casuale. E a confermalo sono Federica e Nicolò Mascheroni Stianti: «Abbiamo sempre guardato con ammirazione la capacità distributiva di Sarzi Amadè. Le nostre filosofie – spiegano – si completano perfettamente: la sua competenza e conoscenza del mercato con il nostro impegno a produrre un Chianti Classico che nasce dal rispetto della terra. La partnership si fonda sulla ricerca della qualità e sull’impegno comune verso un’evoluzione sostenibile del business. Valori che guidano anche la conservazione del borgo di Volpaia, luogo capace di ospitare un turismo culturale, profondamente consapevole».

CASTELLO DI VOLPAIA

Con 45 ettari di vigneti, situati tra i 400 e i 650 metri sul livello del mare, Castello di Volpaia rappresenta una delle massime espressioni del Chianti Classico. Il suolo di arenaria favorisce la produzione di vini eleganti e longevi, con un profilo aromatico raffinato e una struttura armonica. Il tratto distintivo della gamma è la purezza del frutto, sostenuto da una vibrante acidità e da una piacevole vena salina. Una realtà che ha visto crescere, nei decenni, il grado alcolico medio dei propri vini, oggi tutto sommato ancora contenuto – e certamente integrato nei vini, a livello tecnico – grazie all’altitudine dei vigneti, quasi al limite consentito per la produzione del Gallo Nero.

La cantina ha investito nella selezione clonale del Sangiovese e nella riscoperta di varietà autoctone come il Mammolo. Dando vita a Cru iconici come appunto Coltassala. Ma anche l’altra Gran Selezione Chianti Classico Il Puro Casanova (da Sangiovese in purezza) e il Balifico, Sangiovese-Cabernet Sauvignon prodotto dal 1985 e subito incasellato sui magici binari dei Supertuscan. L’impegno di Castello di Volpaia nella sostenibilità si traduce in una transizione biologica certificata dal 2000, seguita dall’abolizione totale delle sostanze chimiche di sintesi, da pionieri della zona.


Castello di Volpaia

Loc. Volpaia
53017 Radda in Chianti (SI)
Tel. +39 0577 738066
Email: info@volpaia.com

Categorie
news news ed eventi

Rita Babini nuova presidente Fivi. I vignaioli eletti al Consiglio direttivo 2025-2028


Con 516 voti alle elezioni del nuovo consiglio direttivo, Rita Babini è la nuova presidente Fivi. La vignaiola dell’Emilia Romagna si appresta a guidare per il triennio 2025-2028 la Federazione italiana vignaioli indipendenti. Succederà a Lorenzo Cesconi, protagonista del peggior triennio di Fivi dalla fondazione, tra dimissioni e casi che hanno scosso profondamente la Federazione. Rita Babini nuova presidente Fivi, dunque. Ufficiale e pressoché scontato, visto l’esito delle elezioni Fivi tenutesi oggi a Imola, il cui scrutinio è terminato pochi minuti fa. Ecco di seguito gli eletti al nuovo consiglio direttivo 2025-2028 e i voti ricevuti.

VIGNAIOLI INDIPENDENTI: IL NUOVO CONSIGLIO DIRETTIVO FIVI 2025-2028

  • BABINI Rita, Vignaiola in Emilia Romagna: 516 voti
  • PIZZAMIGLIO Stefano, Vignaiolo in Emilia Romagna: 420 voti
  • MONTI Pietro, Vignaiolo in Piemonte: 413 voti
  • BALTER Clementina, Vignaiola in Trentino: 386 voti
  • RADICI Valeria, Vignaiola in Lombardia: 328 voti
  • PIEROPAN Andrea, Vignaiolo in Veneto: 316 voti
  • STARRABBA Alessandro, Vignaiolo nelle Marche: 271 voti
  • BOTTI Ludovico Maria, Vignaiolo nel Lazio: 269 voti
  • FAVARO Camillo, Vignaiolo in Piemonte 264
  • PAVESE Ninive, Vignaiola in Valle d’Aosta: 259 voti
  • MAZZONE Francesco, Vignaiolo in Puglia: 254 voti
  • PASCON BELLESE Désirée, Vignaiola in Veneto: 251 voti
  • VAJA Stefan, Vignaiolo in Alto Adige / Südtirol: 244 voti
  • DE BEAUMONT Fabio, Vignaiolo in Campania: 217 voti
  • PUPILLO Carmela, Vignaiola in Sicilia: 194 voti

FIVI, GLI ESCLUSI DAL CONSIGLIO DIRETTIVO 2025-2028

  • MORINO Gianluca, Vignaiolo in Piemonte: 171 voti
  • EDERLE Giovanni Mattia, Vignaiolo in Veneto: 160 voti
  • AIMASSO Luca, Vignaiolo in Piemonte: 82 voti
  • PACELLI Laura, Vignaiola in Calabria: 68 voti
  • CIANCICO Ettore, Vignaiolo in Toscana: 67 voti

RITA BABINI NUOVA PRESIDENTE FIVI: LE PRIME DICHIARAZIONI

«L’ambizione dei nostri obiettivi principali è alta – sono le prime parole di Rita Babini da nuova presidente Fivi – siano questi il riconoscimento della figura giuridica del vignaiolo, la rappresentatività nei consorzi di tutela o la semplificazione ed unificazione dei controlli; a questi obiettivi di carattere nazionale si uniscono sfide talvolta ancora maggiori a livello europeo, che ci vedono già coinvolti oggi e che cresceranno ulteriormente nei prossimi anni. Vogliamo poter vivere dignitosamente del nostro lavoro e garantire che il nostro “mestiere” esista ancora domani».

«Per arrivare a ciò – conclude Rita Babini – occorre una grande perseveranza nell’operato di Fivi, e sono certa che le Vignaiole e i Vignaioli eletti in Consiglio sapranno garantirla con l’impegno e la passione che ha sempre contraddistinto la nostra associazione». I prossimi appuntamenti “marchiati Fivi? Dal 6 al 9 aprile la tradizionale collettiva al padiglione 8 di Vinitaly. A seguire, il 10 maggio, decine di eventi territoriali nella cornice del “Sabato del Vignaiolo”. Infine, il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti 2025, in programma dal 15 al 17 Novembre 2025 a BolognaFiere.

Categorie
birra

Birra dell’Anno 2025: Oltre 2.000 birre in gara per la XX edizione

Saranno svelati domenica 16 febbraio i vincitori del concorso “Birra dell’Anno”. Il premio, organizzato da Unionbirrai, l’associazione di categoria dei piccoli birrifici artigianali indipendenti, è giunto alla sua XX edizione. Ben 2.092 le birre in gara, provenienti da 257 birrifici italiani. A decretarne le migliori saranno 81 giudici internazionali con degustazioni e analisi in funzione delle 45 categorie di concorso. Per ciascuna categoria verrà decretato il podio dei vincitori.

Il premio speciale “Birrificio dell’Anno”, invece, andrà al produttore che oltre ad aver ottenuto con le sue birre il punteggio più alto con i migliori piazzamenti in tre differenti categorie, avrà anche ricevuto le medaglie in macrocategorie diverse, definite nel regolamento sulla base di alcuni raggruppamenti stilistici.

«Aver superato le duemila birre in concorso significa aver svolto con passione e serietà il nostro lavoro, ma anche fare sempre meglio a ogni edizione futura anno – dichiara Simone Monetti, segretario generale Unionbirrai –. In questi vent’anni le birre vincitrici hanno ottenuto premi e riconoscimenti anche oltre i confini nazionali. Solo ciò che poco tempo fa era impensabile, ora è una indiscussa realtà. Il nostro Paese si impone nel mondo con i suoi stili nazionali come l’Italian Grape Ale e l’Italian Pilsener, recentemente entrata nelle celebri Beer Style Guidelines statunitensi».

LA PREMIAZIONE

La cerimonia di premiazione si terrà in occasione della giornata di apertura di Beer&Food Attraction, the eating out experience show. Domenica 16 febbraio a partire dalle ore 14 presso la Fiera di Rimini. A presentare l’evento Lorenzo Dardano di Radiofreccia, accompagnato dalla musica di Ambra Marie. Ospiti d’onore gli onorevoli Mirco Carloni e Mauro Rotelli, presidenti delle commissioni Agricoltura e Ambiente di Montecitorio nonché firmatari degli emendamenti che hanno reso strutturale, nell’ultima Legge di Bilancio, il taglio delle accise sulle birre artigianali.

ITALIAN CRAFT BEER CONFERENCE

Beer&Food Attraction sarà anche l’occasione per la terza edizione della “Italian Craft Beer Conference”. Tanti momenti di approfondimento, dal 16 al 18 febbraio, sulle tecniche di produzione birraria, nuove tecnologie, materie prime, strumentazioni e analisi delle tendenze del mercato. Tra gli eventi anche la tavola rotonda organizzata da Unionbirrai sul tema “Definire la Birra Italiana: equilibrio tra identità, mercato e legislazione” che vedrà coinvolti i principali esponenti delle associazioni del mondo brassicolo nazionale.

Exit mobile version